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11 aprile 2014

L'americanismo di certi cattolici è duro a morire

di Andrea Virga
Nel presente decennio, l’atteggiamento del mondo cattolico conservatore verso gli Stati Uniti appariva in parte cambiato. Da una parte, risultava difficile anche agli americanisti più convinti sostenere un Presidente come Obama, progressista e nemico dichiarato dei principi non negoziabili. Dall’altra, l’affermarsi sulla scena internazionale del russo Vladimir Putin e la sua presa di posizione a favore dei valori tradizionali, che gli era valso il favore di molti conservatori occidentali, sembravano aver portato ad un superamento delle logiche da Guerra Fredda. Naturalmente, non ci si poteva aspettare chissà quale cambiamento repentino, però si sperava che questi schemi logori fossero stati abbandonati.
Tuttavia, in occasione del golpe di piazza che ha rovesciato il governo ucraino e il conseguente intervento russo in Crimea a tutela delle minoranze etniche, le posizioni di alcuni cattolici (quelli veri, non quelli “adulti”!) sono state segnate da una netta inadeguatezza a livello di strumenti per comprendere la questione. Esattamente come i neofascisti sono stati fuorviati dalla forte presenza nazionalista tra i manifestanti, allo stesso modo si è stati tratti in inganno dal fatto che i greco-cattolici si sono schierati contro Yanukovych. Ciò non deve stupire, dato che le regioni ucraine più intensamente nazionaliste, la Galizia e la Volinia, sono a maggioranza cattoliche, retaggio di secoli di dominazione polacca, la quale, dopo l’Unione di Brest (1596) aveva perseguitato gli ortodossi.
Nel resto del Paese, la percentuale di cattolici è minima, ma questo non ha impedito ad alcuni di parlare di persecuzioni da parte russa. Si cita, ad esempio, il caso di un sacerdote greco-cattolico in Crimea, trattenuto, interrogato ed espulso dalle nuove autorità. Ebbene, lo stesso articolo ammette che il religioso era in possesso di un ritratto di Stepan Bandera (capo dei collaborazionisti ucraini filonazisti) e di scritti di propaganda nazionalista. È evidente che se i sacerdoti, in spregio alla loro veste, si fanno attivisti politici, non possono poi farsi scudo della medesima e lamentarsi di essere trattati come tali.
In generale, comunque, i toni assunti da commentatori come Magni e Introvigne (vedi ad esempio qui e qui) riecheggiano la propaganda occidentalista della Guerra Fredda, dimostrando come la Presidenza di Obama non abbia posto fine all’ala neocon e alle infatuazioni americaniste. Stralciando le lodi mosse fino a poco tempo fa a Putin “difensore della famiglia”, ecco riesumato tutto l’armamentario maccartista e russofobo. Si ha avuto buon gioco, ad esempio, ad insistere sulla presenza dei comunisti ucraini tra le forze popolari che sono insorte a difesa del legittimo governo, tacendo il fatto che costoro sono stati in questi giorni vittima di violente aggressioni da parte degli squadristi ucraini. Oppure si è parlato di fantomatiche aggressioni russe, ignorando che il trattato di partizione della Flotta del Mar Nero autorizzava la presenza militare russa in Crimea e a Sebastopoli.
È chiaro però che qui non si tratta solo d’ignoranza, ma c’è una cospicua dose d’interesse e malafede. Si pensi alla presentazione del libro di Nicholas Gruner e Christopher Ferrara “Europa vs. Russia: la Madonna di Fatima e la pace” il quale sostiene che la Russia di Putin continui a diffondere i suoi errori, allo stesso modo dell’URSS, e costituisca quindi un pericolo per l’Occidente cristiano. La diffusione gratuita di 400.000 copie di questo libro in ambienti cattolici attesta che questo tipo di operazione ha dei finanziatori. Del resto, non sarebbe una novità la strumentalizzazione dei cattolici, specie in Europa, in chiave filostatunitense, con il pretesto dell’anticomunismo. Alcune organizzazioni cattoliche, lungi dall’essere state manovrate, hanno abbracciato di buon grado la causa dell’imperialismo a stelle e strisce.
Al di là del flusso di dollari e veline informative, è particolarmente interessante riconoscere e affrontare le aporie storico-filosofiche nel pensiero cattolico conservatore che hanno consentito questo corto circuito, a partire dalla subalternità culturale al conservatorismo laico e liberaldemocratico. Un altro grave errore è l’identificazione del cattolicesimo con l’Occidente e la confusione tra questo e l’Europa, in un’epoca poi in cui il cattolicesimo extraeuropeo acquisisce man mano influenza e potere. Il punto cruciale, tuttavia, è il mancato riconoscimento della rivoluzione liberale (tra il XVII e il XIX secolo) come una tappa fondamentale della sovversione, con il passaggio dalla riforma protestante e dall’umanesimo ad una teoria compiuta dell’individualismo, matrice di tutte le storture successive.

Non è, perciò, solo una questione di geopolitica, ma il problema è più profondo. Questi cattolici conservatori collaborano apertamente con l’imperialismo statunitense e occidentale, persino quando alla Casa Bianca siede Barack Obama, paladino della contraccezione, dell’aborto e dei matrimoni omosessuali, e l’Unione Europea si è palesata nel suo volto di Moloch burocratico-finanziario e progressista. C’è da chiedersi con quale faccia possano condannare le imposizioni sovversive e mondialiste di Bruxelles o di New York, quando nella pratica remano contro quelle realtà politiche, come la Federazione Russa, che tentano di difendersene!
 

09 aprile 2014

La bufala estremista in Francia e Ungheria

di Andrea Virga
Nelle scorse settimane, ci sono stati due importanti eventi elettorali in Europa: le municipali francesi e le parlamentari ungheresi. Entrambe hanno visto, a detta dei media generalisti, “un’avanzata delle destre populiste”. È il caso tuttavia di vederci meglio, senza lasciarsi fuorviare dal chiasso di giornalai e politicanti. 
 

08 aprile 2014

Indipendentismo Veneto: farsa o disperazione?

Tenendo fede alla pluralità che contraddistingue i collaboratori del nostro blog in merito ad alcune tematiche, pubblichiamo due diverse opinioni sul movimento indipendentista veneto e sui recenti fatti di cronaca a esso collegati.

 

13 marzo 2014

“Il Catechismo del pallone” di Corrado Gnerre

di Andrea Virga

«Un tiro da fuori area di Bruno Giordano ha un valore ontologicamente superiore ad un'affermazione filosofica di Giordano Bruno»
Il mese scorso è comparso in libreria un agevole e simpatico libretto dal titolo “Il Catechismo del pallone”, che si propone di leggere «il calcio come metafora della vita» e «riscoprire la dottrina cattolica con il gioco più bello del mondo».
 

25 febbraio 2014

Le “tre Ucraine” nella crisi di Kiev

di Andrea Virga
Gli schieramenti in lotta in Ucraina, per quanto in apparenza eterogenei, rappresentano in maniera piuttosto chiara e diretta la divisione sociopolitica del Paese, che corrisponde ad una divisione tra la parte settentrionale e occidentale e la parte meridionale e orientale dell’Ucraina. Questa linea di faglia geografica e politica risponde a sua volta a precise motivazioni storiche ed etnoculturali.
 

05 febbraio 2014

"Anche se non sembra": una recensione

di Andrea Virga


Questo articolo sul nuovo libro di Andrea Giacobazzi, “Anche se non sembra. Discorsi su rapporti internazionali e teologia politica”, vanta una novità importante rispetto a quanti se ne sono occupati finora: è stato scritto dopo la lettura del suddetto, e non in sostituzione ad essa, come è il caso di quanti si sono stracciati le vesti riguardo la sua presentazione. Va anche detto che la locandina approntata dagli editori si prestava facilmente a sollevare equivoci, e che questi, che già non si distinguono per moderazione ed equilibrio, non hanno certo rifuggito lo scandalo.
 

30 novembre 2013

Costanzo Preve: dal comunismo alla comunità

di Andrea Virga e Lorenzo Roselli
Il 23 novembre scorso è venuto a mancare Costanzo Preve, uno dei più eminenti e brillanti filosofi politici che il nostro paese (ma non solo) abbia conosciuto negli ultimi cinquant’anni. Sentiamo il bisogno di ricordare che uomo e pensatore egli fu, non soltanto per la scarsissima risonanza mediatica che la sua morte sembra aver riscontrato, ma anche e soprattutto perché debitori della sua ridefinizione del concetto di comunitarismo – e, per estensione, di socialismo – che affronteremo più avanti. Per tracciare un riassunto della sua opera, risultano imprescindibili alcuni cenni biografici che, oltre a contestualizzare maggiormente il suo pensiero nel quadro politico italiano ed europeo, mettono ancor più in luce le doti e l'incredibile valore dello studioso piemontese.
 

18 novembre 2013

Silvio all'Avana

di Andrea Virga
Stando all’autorevole sito di analisi politica Dagospia, il Cavaliere Silvio Berlusconi, unico leader plausibile del centrodestra italiano da vent’anni a questa parte, avrebbe recentemente affermato, sconsolato: «Avessi il passaporto me ne andrei ad Antigua». In effetti, tra le condanne giudiziarie e soprattutto l’improba fatica di continuare a mantenere insieme l’Armata Brancaleone – anzi, la voliera di colombe, falchi, falchetti, polli e uccelli paduli – che è ormai l’attuale centrodestra, non c’è da stupirsi che egli cominci a sentire tutto il peso dei suoi oltre settantasette anni.
 

07 novembre 2013

Il sano e cattolico amor di Patria

di Andrea Virga
Lo scorso 4 novembre, trovandomi in centro a Lucca con molto tempo libero, ho deciso di partecipare alle celebrazioni cittadine relative alla Festa Nazionale delle Forze Armate, in memoria della Vittoria finale ottenuta dalle nostre forze contro l’Austria-Ungheria nel 1918.

In generale, sono stato sorpreso molto positivamente. La chiesetta di Santa Maria della Rosa, la stessa frequentata da Santa Gemma Galgani, di per sé molto pregevole dal punto di vista artistico, era gremita di gente per la Santa Messa. Non mancavano, allineati lungo le pareti, le varie rappresentanze d’arma: alpini, paracadutisti, bersaglieri, reduci, mutilati e invalidi di guerra, volontari della libertà, carabinieri, poliziotti, ecc. Tutti erano in alta uniforme, coi labari e i gonfaloni, recanti le medaglie al valore. Insieme a loro, svettavano i gonfaloni dei comuni di Lucca e della provincia, e in prima fila stava il Sindaco con la fascia tricolore. I banchi erano poi riempiti da intere scolaresche delle elementari e delle medie, accompagnate dalle maestrine, che hanno seguito la funzione senza creare confusione.

Il sacerdote ha celebrato coram Deo la Messa in forma ordinaria, accompagnata dall’organo e dai canti dei fedeli. Nell’omelia si è dilungato senza tuttavia riuscire noioso, riuscendo ad attirare anche l’attenzione dei bimbi presenti sull’importanza non solo della difesa della Patria come virtù civile e religiosa, ma anche della buona battaglia contro il peccato, riallacciandosi al noto brano paolino sull’armatura della fede. Grande emozione alla Consacrazione, quando i vessilli sono stati elevati in onore del Santissimo Sacramento.

Solo dopo la cerimonia religiosa, si è proceduto alla cerimonia civile, sulla piazza antistante il vicino municipio, ossia dinanzi a Santa Maria Forisportam. Una compagnia mista formata da una banda musicale e da squadre in rappresentanza delle Forze Armate (Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri) e dell’Ordine (Polizia di Stato, Polizia provinciale e municipale, Vigili del Fuoco, Guardie di Finanza, Guardie Forestali) era schierata sull’attenti. Al suono della banda, sfilano le insegne delle associazioni d’arma, poi quelle della Provincia, della Città e degli altri comuni della Lucchesia e della Garfagnana, e infine, da solo, il comune martire di Sant’Anna di Stazzema. Poi sta alle autorità civili e militari, rappresentate dal Prefetto e dal Comandante provinciale dei Carabinieri, passare in rassegna la compagnia.

La cerimonia procede con momenti di intima commozione, quando sulle note dell’Inno Nazionale, si compie l’alzabandiera, e soprattutto quando i fanciulli delle elementari, con le loro voci bianche, cantano la prima strofa della Canzone del Piave. Persino i discorsi dei politicanti hanno sprazzi di patriottismo autentico, quando il sindaco del PD parla di “Quarta Guerra d’Indipendenza” o quando un anziano reduce nomina, a fianco dei caduti di Cefalonia, gli eroi di El Alamein e reclama il rientro in Italia dei marò imprigionati in India. Si riesce quasi a perdonare i discutibili accenni alla “dittatura nazifascista” o alla “resistenza”, ma non il silenzio sull’occupazione militare statunitense o sulle missioni di “pace” per conto NATO. Ahimé, non si può pretendere troppo da uno Stato satellite.

Eppure, celebrazioni come queste sono ormai una boccata d’aria per questo Paese nelle cui tribune politiche si ciarla di reati d’omofobia e di negazionismo, di gender e di ius soli. Non mancano, purtroppo, i cialtroni come quel sindaco che ha esposto la bandiera pacifista, offendendo così le autorità militari presenti e le centinaia di migliaia di Caduti di cui si celebra il ricordo. Tuttavia, è degno di nota che in questo Paese esistano ancora autorità che rendono omaggio al sacrificio dei militari che hanno difeso la Patria e che educano la gioventù a questi alti propositi.

Ancora meglio è che queste celebrazioni continuino ad avvenire nel pieno rispetto dell’importanza capitale che ha la religione cattolica per la storia, la cultura e l’identità della nostra nazione. Come se questa fosse ancora la religione ufficiale dello Stato, si prega ufficialmente Nostro Signore Gesù Cristo perché protegga e assista il nostro popolo, i nostri militari, le nostre autorità (e Dio sa se, soprattutto quest’ultime, ne hanno bisogno!). Gli acattolici non sono costretti a prendervi parte, ma hanno la decenza di non protestare in nome di una malintesa laicità.


Questa situazione mi ricorda quando alle elementari eravamo condotti in chiesa per l’inizio dell’anno scolastico o quando al Liceo si celebravano Messe d’istituto per occasioni particolari come la fine dell’anno scolastico o la morte del Papa. Si trattava di scuole pubbliche statali, beninteso, e ciò avveniva negli anni ’90 e 2000. E i politici e i docenti di cui stiamo parlando sono moderati di centrodestra o di centrosinistra, non certo feroci nazionalisti o cattolici integralisti. Eppure questi omaggi a Dio e alla Patria sono ritenuti ancora naturali e doverosi dalla maggioranza, e bisogna lottare perché non si ceda ulteriore terreno, ma si rafforzi questo sentimento di amore verso quei beni immortali che trascendono l’individuo.
 

15 ottobre 2013

Priebke: funerali e dintorni

di Andrea Virga
A quasi un anno di distanza, ritorno sul tema funerario, già affrontato su questo sito a proposito del divieto di celebrare funerali religiosi ai mafiosi. L’occasione è data dalla controversia relativa alle esequie dello SS-Hauptsturmführer Erich Priebke, morto l’11 ottobre 2013 all’età di 100 anni, mentre si trovava agli arresti domiciliari nella sua casa di Roma.
 

07 ottobre 2013

La tragedia di Lampedusa e le solite boldrinate

di Andrea Virga

In questi giorni, i media sono dominati dall’immane tragedia verificatasi al largo di Lampedusa, con l’affondamento di un'imbarcazione stracarica di migranti clandestini e l’annegamento di centinaia di persone (111 sono i corpi recuperati, ma pare vi fossero centinaia di passeggeri a bordo). L’accensione di un fuoco a bordo per segnalare la loro posizione ha causato l’incendio e la distruzione dell’imbarcazione. Altre 155 persone, provenienti da Somalia, Eritrea e Ghana sono state tratte in salvo dall’intervento degli isolani e della guardia costiera.
 

09 settembre 2013

La Siria minacciata da Obama: da che "parte" stare?

di Andrea Virga



Dopo oltre due anni dall’inizio della guerra civile in Siria, ora si profila concretamente un intervento militare da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Il pretesto addotto sarebbe il presunto uso – e gli stessi media e politici occidentali non affettano certezze al riguardo – di armi chimiche, attribuito al legittimo governo siriano, guidato da Bashar al-Assad. Peccato che nei mesi precedenti, il rapporto di Carla Del Ponte – ex procuratore capo del Tribunale penale internazionale perl'ex Jugoslavia – sostenesse invece che fossero stati i ribelli a impiegare questo tipo di arma. Anche la testimonianza del giornalista belga Pierre Piccinin, da poco rilasciato insieme al collega italiano Domenico Quirico, sembra avallare questa ipotesi. Oltretutto, non si capisce quale titolo avrebbero gli Stati Uniti per intervenire militarmente contro un Paese sovrano. Dall’atomica di Hiroshima e Nagasaki al napalm in Vietnam fino al fosforo bianco a Falluja, il loro curriculum dovrebbe indurli, per pudore, a tacere.
 

02 settembre 2013

La crisi egiziana, tra islamisti e militari

di Andrea Virga

Dopo i precedenti articoli, pubblicati su questo sito, riguardanti le rivolte arabe e in particolare la situazione delle minoranze cristiane in Medio Oriente, ritorniamo volentieri sull’argomento, anche perché l’evolversi della situazione, con l’avanzata degli islamisti e la persecuzione dei cristiani, ha purtroppo confermato le mie analisi. Ciò che più colpisce, a prima vista, della situazione politica in Egitto è la grande complessità sia delle forze politiche in gioco, sia delle reazioni dell’opinione pubblica internazionale. Vediamo di spiegare brevemente la questione.
 

22 agosto 2013

La famiglia a Cuba, tra vecchi problemi e nuove sfide

di Andrea Virga

“Cuba, cura le tue famiglie per conservare sano il tuo cuore”
(B. Giovanni Paolo II)

“Solo la moralità degli individui conserva lo splendore delle nazioni”
(José Martí)

Qui all’Avana, si è recentemente tenuto, il 10 luglio, nella casa sacerdotale “S. Giovanni Maria Vianney”, l’Incontro Nazionale della Pastorale Famigliare, organizzato dalla Commissione Nazionale per la Famiglia della Conferenza dei Vescovi Cattolici Cubani (COCC). Sono intervenuti il Vescovo di Santa Clara, Mons. Arturo González, presidente della commissione, e il segretario esecutivo della commissione, il diacono santaclareño Juan Carlos Urquijo con la moglie Maria Carmen Sarmiento, oltre al Vescovo emerito di Melo, in Uruguay, Mons. Luis del Castillo, il quale vive da qualche tempo nella Diocesi di Santiago de Cuba. In quest’occasione, Padre Jorge Cela SJ (gesuiti ovunque!), attuale presidente della Conferenza dei Provinciali dell’America Latina, ha presentato i risultati dell’inchiesta Cuba Familia, condotta in tutte le diocesi dell’isola.
 

21 agosto 2013

La Virgen del Cobre, patrona di Cuba

di Andrea Virga

«Forse la spiegazione è che l’isola intera è la sua canoa (…) in cui navighiamo tutti noi Cubani grazie alla sua protezione virginale.» (Eusebio Leal Spengler)

Nel corso del mio primo viaggio a Cuba, avevo ritenuto imprescindibile una visita al Santuario del Cobre, dove da quattro secoli il popolo cubano venera come sua celeste protettrice la Vergine della Carità, la cui festa cade l’8 settembre, giorno della Natività di Maria. Vale la pena di raccontare brevemente la sua edificante storia, per la quale rimando al sito della Conferenza dei Vescovi Cattolici Cubani, contenente una raccolta d’interessanti documenti ufficiali al riguardo, ma soprattutto al recente libro “La Virgen de la Caridad del Cobre : Historia y etnografía”, opera postuma del grande storico ed etnologo cubano Fernando Ortiz, pubblicata nel 2008 a cura di José Antonio Matos Arévalos.
 

26 luglio 2013

Il cattolicesimo cubano di fronte alla rivoluzione: una recensione

di Andrea Virga

Quando ho visto in una libreria della Habana Vieja un saggio intitolato “El pensamiento social católico en Cuba en la década de los 60, alla modica cifra di 10 pesos (0,32 €), non ho potuto fare a meno di acquistarlo. Ve ne offro qui una recensione e discussione critica.
 

10 luglio 2013

Cuba cattolica, vista da vicino

di Andrea Virga

Allo sviluppo storico del cattolicesimo a Cuba dalle origini ad oggi, in particolare ai suoi rapporti con la Rivoluzione socialista, ho già dedicato un’analisi più ampia, pubblicata su PapalePapale (parte 1 e parte 2), alla cui lettura rimando. Questo articolo – si spera il primo di una lunga serie – è dedicato invece alla situazione attuale della Chiesa Cattolica nel Paese caraibico, vista da vicino. Chi scrive, infatti, si trova al momento all’Avana per motivi famigliari e di studio, ma vi aveva già viaggiato da turista nel 2009, percorrendo l’intera isola.
 

21 giugno 2013

Venner un mese dopo: riflessioni su un suicidio da eroe tragico

di Andrea Virga

«Champs-Elysées, un grido smorzato, / in piena Parigi un giovane è bruciato. / Champs-Elysées, senti la Senna, / canta in silenzio ma non è pena […] Un nome, un cognome per l'Europa perché / ora vive un eroe anche in Champs-Elysées.» Così iniziava e finiva una vecchia canzone della Compagnia dell’Anello (album “Dedicato all’Europa”, 1984), dedicata ad Alain Escoffier, il giovane patriota francese che si diede fuoco davanti alla sede parigina dell’Aeroflot, compagnia di bandiera sovietica. Era il 10 febbraio 1977, trentesimo anniversario del Trattato di Parigi che aveva sancito la servitù dell’Europa divisa tra Mosca e Washington. Prima di morire aveva gridato: “Comunisti assassini”.

È la sua storia che balza subito alla mente nel caso di Dominique Venner, prima ancora che non i consueti paragoni a Jan Palach e Yukio Mishima, rimbalzati su tutti i giornali. Come Escoffier, anche Venner non aveva assistito all’invasione e all’occupazione militare della propria terra, ma si rivolgeva idealmente ad una Patria più grande: l’Europa intera. Non mancava, ad onor del vero, qualche accento islamofobo e anticomunista – comprensibile in chi abbia vissuto, come lui, la lotta dell’OAS a difesa dei Pieds-Noirs d’Algeria, e poi, dall’altra parte della barricata, i tumulti sovversivi del Maggio francese –, ma era nondimeno un patriota europeo, della nostra stessa Europa che affonda le sue radici nel mondo classico, tenuta a battesimo dalla Croce di Cristo e dalla spada degli Imperatori, e infine vittima di quelle forze faustiane della modernità, da lei stessa scatenate; la nostra Europa di oggi schiavizzata dalle basi militari a stelle e strisce, dai comitati d’affari oligarchici, dalle burocrazie cosmopolite e mondialiste. E a suo dire, per la Patria, «ci sarà certamente bisogno di gesti nuovi, spettacolari e simbolici per scuotere le sonnolenze, smuovere le coscienze anestetizzate e risvegliare la memoria delle nostre origini. Entriamo in un tempo in cui le parole devono essere autenticate dai gesti.»

A dire il vero, a togliersi la vita a Notre Dame – come ricorda Miguel Martinez – c’era già stata l’intellettuale e artista messicana Antonieta Rivas Mercado, l’11 febbraio 1931; tuttavia, il gesto dello scrittore francese ha sollevato comunque un forte scalpore, in Francia e altrove. I più, conservatori e progressisti, presi dalla loro lotta, hanno respinto Venner come “un omofobo”, “uno squilibrato”, “un fascista”, insomma qualcosa di alieno alla comune mentalità borghese. Il giorno dopo, una Femen qualsiasi ha squallidamente parodiato il suo gesto, la scritta “Il fascismo giaccia all’inferno” sui seni nudi. La stagionata attivista Frigide Barjot, portavoce della Manif pour Tous, l’ha bollato come il gesto isolato di un individuo d’estrema destra, che non aveva nulla a che fare con loro. La loro meschina incapacità di comprendere chi è pronto a sacrificare la vita per la causa ha dato ragione a Venner, che parlava di «una riconquista della memoria europea e francese, il cui bisogno non è ancora nettamente percepito». Si deve tenere presente che il matrimonio omosessuale non è che un tassello del mosaico anticristico, della perversione e dell’annientamento di ogni naturale legge, gerarchia e differenza. Eppure, «i manifestanti del 26 maggio non possono ignorare questa realtà».

Dominique Venner non era uno psicotico o un depresso nel senso corrente e mondano. Si era dedicato alla politica fino al 1967, e poi aveva continuato la sua attività di studioso e di storico, pubblicando decine di libri di valore. Si era sposato e aveva generato figli. All’età di settantotto anni era un uomo che aveva compiuto il proprio dovere, e riteneva di dover compiere un’ultima testimonianza del proprio ideale, con la propria morte. Lucido e coerente con la propria religiosità pagana, scelse la morte volontaria. A questo riguardo, citava l’Heidegger di Essere e Tempo: «Bisogna che ci ricordiamo anche […] che l’essenza dell’uomo è nella sua esistenza e non in un “altro mondo”. È qui e ora che si gioca il nostro destino fino all’ultimo secondo. E questo ultimo secondo ha importanza tanto quanto il resto della vita. È perché bisogna essere se stessi fino all’ultimo istante. È nel decidere da se stessi, volendo veramente il proprio destino, che si è vincitori del nulla. E non ci sono scappatoie a questa esigenza poiché non abbiamo che questa vita nella quale ci appartiene d’essere interamente noi stessi o non essere nulla.»

Una visione che fino ad un certo punto possiamo fare nostra. È davvero nella nostra vita terrena, fino all’ultimo respiro, che si decide la nostra salvezza o la nostra dannazione, e sta proprio a noi stessi, col nostro libero arbitrio, la scelta – ripetuta ogni istante – di accettare o rifiutare la Grazia divina. Una cosa però, in particolare, non è a noi concessa: sottrarci a questa scelta, decidendo di porre fine a questa vita terrena. Il gesto di Venner è perciò tragico come lo sono le vite degli eroi classici: l’eroismo solitario di chi combatte la buona battaglia senza speranza di vittoria, perché senza Cristo. Da Achille a Giuliano, hanno stoicamente affrontato il proprio destino, e sono caduti. Se siamo in buona fede, non possiamo non riconoscere la grandezza di questa tragedia, e provare un misto di ammirazione e compassione, anche se Venner non seppe mai comprendere, da parte sua, la grandezza ancora maggiore dell’Amore di Cristo. Eppure, nella sua scelta della Cattedrale di Notre Dame, come luogo sacro per il popolo francese, non c’è alcuna volontà di profanazione, ma semmai, inconsciamente, di affidarsi tra le braccia amorevoli della Madre di Dio, della Francia e di tutti noi.

In questi rari casi, secondo quanto affermato dal teologo Zverina a proposito di Jan Palach, non si tratterebbe di un rifiuto della vita, dono di Dio, dettato dalla disperazione, ma di un’offerta volontaria della propria vita. In effetti, deve far riflettere che subito dopo la morte di Alain Escoffier, Mons. François Ducaud-Bourget, capofila del cattolicesimo tradizionale in Francia, invitò dal pulpito ad appoggiare il Comitato intitolato alla di lui memoria. Prima di lui, c’era stato il suicidio del Presidente brasiliano integrista Getúlio Vargas (1954), minacciato dai golpisti della destra liberista e reazionaria. Dopo di lui, venne S.E. John Joseph, vescovo di Faisalabad in Pakistan, che si diede la morte nel 1998 per protestare contro le persecuzioni religiose. Tutti e tre ebbero funerali cattolici, e quest’ultimo è ora venerato come martire dal suo gregge. Chiaramente, il suicidio resta un peccato grave, ma «non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte. Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l'occasione di un salutare pentimento» (CCC § 2283). A Dio resta quindi l’estremo Giudizio, ma non si agiti moralisticamente il suicidio per squalificare la denuncia che Venner ha compiuto.
 

04 giugno 2013

Cosa succede a Istanbul?

di Andrea Virga
Visti i miei interessi in ambito geopolitico, ho seguito fin dall’inizio le notizie provenienti dalla Turchia. Una breve intervista [link: www.granews.info/content/turkish-revolution-interview-andrea-virga ] chiestami da Natella Speranskaya, del sito Global Revolutionary Alliance, mi ha costretto ad approfondire e analizzare la situazione. Va premesso che è ancora presto per trarne delle indicazioni certe, specie per quanto riguarda il futuro. Tuttavia, ci sono già dati sufficienti per tracciare, almeno a grandi linee, gli scenari possibili. Mi sento quindi di poter ribadire quanto già affermato nella suddetta occasione.
 

23 maggio 2013

Don Gallo: una brava persona, un prete discutibile

di Andrea Virga
Si è recentemente spento Don Andrea Gallo, un sacerdote genovese, assunto ad icona da parte dei cosiddetti “cattolici” progressisti, ma soprattutto di chi cattolico non è ma pretende che la Chiesa parli e agisca come dice lui. C’è chi mi ha detto che non valeva la pena di ricordarlo, visti i suoi insegnamenti in frequente contrasto con la dottrina cattolica che avrebbe dovuto seguire e predicare, e che sarebbe stato più opportuno passare sotto silenzio la sua scomparsa. Tuttavia, è dovere dei cattolici non solo elogiare i buoni maestri, a partire dal Papa, ma anche denunciare quelli cattivi. Inoltre, la sua vicenda umana, non priva di aspetti positivi, ha qualcosa da dire.