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29 ottobre 2014

"Sed Gladium" di Andrea Giacobazzi

di don Marco B

Allertante, e come altrimenti definire il piego libri che ho ricevuto dieci giorni fa? "Caro don Marco, è con grande piacere che invio questa copia omaggio. Con devozione, Andrea Giacobazzi". Giacobazzi. Sarà il comico di Zelig? Temo di no. Andrea Giacobazzi, quello di Radio Spada, il blog che ospita sede-vacantisti e filo-lefebvriani. Mi hanno scoperto! Ma come è successo? Mi ero nascosto così bene! Io, perfettamente inquadrato nel sistema, mai un colletto troppo alto né un ferraiolo, indulgente sul Santo-Zaire a messa (messa con la minuscola, tipo la messa in piega)... Ma come, come hanno fatto a scoprirmi? Apro il pacco-bomba. Già mi immagino di trovare una rivista proibita, tipo Tradizione Cattolica, che se volevi introdurla in seminario dovevi nasconderla dentro a Playboy; oppure una indagine in tempo reale sugli errori, grammaticali prima che teologici, della Relatio sinodale in latino (Radaelli docet); oppure, aiuto, un saggio anti-semita scritto da qualche ebreo libanese del XVIII secolo. Apro. Peggio del previsto: Sed Gladium. "Don Marco, so di chiederti molto, ma vorrei recensissi l'ultimo libro di Andrea". Ora ricordo quel messaggio di due settimane prima. "Ma sei sicura?" "Certo, c'è pure la prefazione di don Tranquillo". Ah beh, omen nomen. Ma chi è ‘sto don Tranquillo? Guardo la prefazione: FSSPX. Abbiamo un problema, don Marco: e io adesso cosa recensisco? Che ci sia distanza abissale di opinioni, manco si discute, con tutta la simpatia per il mondo tradizionale (che, secondo la scaletta di Lumen Gentium, è il più prossimo a noi), da qui a sposarne gli assunti teologici ne corre. Che dunque, mi rimangerò la parola data? Sia mai, voglio mantenere la promessa e accettare la sfida! Ne faccio una questione di principio. Dei gay non si può parlare sennò ti ingabbiano sventolando il ddl Scalfarotto, sarà almeno rimasto nella Chiesa un pizzico di libertà, quel che basta a consentire una recensione a un libro? E poi ricordo bene - sempre stato alunno modello e attentissimo alle lezioni - la retorica sul "cercare ciò che ci accomuna" e sul "dialogare con tutti" e infine sul "dovere di accettare, non solo e non più tollerare, ma accettare pienamente l’altro". Che dite, saranno suggerimenti che il mio professore, ecclesiologo di linea kasperiana, negherebbe solo nel caso di scritti anticonciliari? Impossibile, neh?

Dunque procediamo. Sed Gladium, recita il titolo completo, Dottrina e Sacra Scrittura contro l'ecumenismo. E qui non si scherza: Antico e Nuovo Testamento, documenti Pontifici e auctoritates teologiche a sostegno della tesi: questo ecumenismo non s'ha da fare. Ma quale e perché? In fondo l'impostazione stessa del libello, un centinaio di pagine, si presta a una felice lettura. Non troviamo infatti grandi dibattiti, fini cavillosità teologiche, argomentazioni addentate e agguerrite. La pubblicazione nasce con evidenti scopi formativi, destinata in primo luogo, oserei dire, a chi è già all'interno del giro. Non un pamphlet pensato per il dibattito dunque, quanto piuttosto un manuale in cui il cattolico tradizionalista può trovare tutti i più importanti loci scritturistici e magisteriali a condanna dell'ecumenismo. Essendoci poco da dire sui contenuti - visto che non si apre spazio a un confronto, che so, sul modo di intendere i documenti conciliari e le relative aperture ecumeniche (per la qual cosa rimando a Padre Lanzetta, Il Vaticano II, un concilio pastorale, Cantagalli 2014, Capitolo V, p.421ss.) -, mi soffermerò sul format e sulla idea che guida Sed Gladium, aggiungendovi un incoraggiamento, almeno relativo, al progetto che sta dietro a Radio Spada. Infine esprimerò la mia critica. Vediamo anzitutto il testo: che contributo potrò trarre dalla esposizione piana di brani biblici e dottrinali ante-conciliari? Certo un aiuto nel proposito di attuare l’ermeneutica della continuità, che in effetti non è possibile se non a patto di conoscere molto bene sia il prae che il post Concilio. Ecco, io di sicuro del prae non so quasi nulla, nonostante circa dieci anni di studi seminariali, e in fondo dubito che quel poco insegnatomi dal professore kasperiano di cui sopra sia fedele ai fatti: leggiamo dunque Sed Gladium per chiarirci bene la posizione della Catholica fino al Concilio. Credo inoltre - secondo apprezzamento - che abbia un qualche valore euristico venire a sfogliare pericopi scritturistiche abitualmente non troppo gettonate, scoprendole nella loro crudezza e immediatezza: è un rischio, ma è un rischio genuinamente conciliare, la capacità di tornare alle fonti rivelate, liberi dai filtri teologici di moda, un tempo rigidamente tomisti ed oggi non di rado rigidamente anti-tomisti. Sperimento questo brivido ogni mattina, quando inizio la mia giornata meditando San Paolo in greco, senza cesure né censure esegetiche di sorta: c’è poco da fare, ha un altro sapore, più penetrante, più spietato, non consente accomodamenti culturali di alcun genere, non offre appigli né nascondigli, soprattutto quando ritrae Nostro Signore e la fede nelle loro dimensioni più dure e virili - quelle care a Giacobazzi -. Resta bello e valido, in terzo luogo, lo scopo di editare e divulgare prontuari del credere semplici e chiari, che sottraggano i fedeli alla confusione delle molte agenzie informative, a volte anche cattoliche se non addirittura, in casi puntuali, curiali. Mi obietterete che per fare questo non è necessario ricorrere a testi di impronta anticonciliare. Non è necessario, è vero, ma a volte è inevitabile, dato che le editrici cattoliche più quotate latitano in simili obiettivi. Questo è il bene che avevo da dire sul testo, opinabile fin che volete e magari un po’ stiracchiato, non più stiracchiato comunque del tentativo di trovare punti di concordia con i cristiani acattolici iuxta l’imperativo ecumenista vigente. Ora rimango in attesa di qualcuno che integri il libello di Giacobazzi, compilando una debita collezione di brani post-conciliari, per darci così la versione più completa dell'argomento in ottica della continuità (quella che il sottoscritto sposa). Prima di chiudere mi sia concesso, come da promessa, un elogio che s’avvita a partire dal titolo: Sed Gladium, sono venuto a portare non la pace ma una spada. Per la prima volta ho riflettuto sul perché di quel nome: Radio Spada. Non che ci volesse molto, ma… che volete farci? Sono un ragazzo ingenuo. Purtroppo, dichiariamolo, c’è un puzzo drammaticamente anticonciliare anche in questa scelta: se il Concilio s’apre al mondo, con la sua pastorale di misericordia, contro profezie di sventura, rimuovendo anathemata e introducendo balsami, i radiospadisti tornano a ricordare che Cristo non è venuto a portare pace, ma una spada. E d’altra parte, che dire? Forse che il cattolico oggi ha davvero rimosso la dottrina della lotta spirituale, della pugna contro il Mondo? Abbiamo fatto cadere l’evangelico dictum sulla “spada”? Questo ci chiese il Concilio? Se i cultori del Concilio dei media lo affermano, io e i cultori del Concilio dei Padri e dell’ermeneutica continuitatis ci opponiamo. Potrà cambiare il modo dello scontro, la tattica, ma non la strategia. Lo insegna persino la massonica wikipedia alla voce, appunto, ‘strategia’: “la tattica riguarda cioè il come combattere una battaglia, mentre la strategia riguarda il capire se la battaglia debba essere combattuta o no”. Ecco, gli amici di Radio Spada mi insegnano che c’è una battaglia da combattere. Ma come, don Marco, e non te lo insegna già la Chiesa? Purtroppo, se per Chiesa intendiamo i preti che mi hanno cresciuto, nel mio caso devo rispondere con un no. E, di nuovo, se mi guardo attorno ho l’impressione che le agenzie informative e i relatori cattolici più blasonati rimarchino tale no. E dunque all’occorrenza riscopro con segreta complicità i radiospadismi e simili pose, in tutto fedele a quella libertà intellettuale dichiarata da tanti filosofi e teologi preconciliari (tutti portati in palmo nei corsi seminariali), quando si trattava di strizzare l’occhio a sinistra in un’epoca di destre ecclesiastiche. Ovviamente, colta l’imbeccata da Giacobazzi, posso tornare a tuffarmi in santa autonomia nel tesoro nascosto ma generoso della Madre Chiesa, e di questo ringrazio - di nuovo! - Papa Benedetto XVI, dal quale ho ricevuto il Summorum Pontificum, e con esso il nobile rito tradizionale, e perciò stesso il ripristino dell’ultimo Evangelium Missae, quell’impareggiabile prologo di san Giovanni in cui tutto, la storia l’apocalisse l’incarnazione il quotidiano la lotta la speranza, tutto si riassume, vertice celebrativo, condanna del Mondo e apertura sul mondo (segue infatti l’Ite missa est). Ed è così che, senza bisogno di scartabellare complicati documenti conciliari, anche l’ultimo dei fedeli trova impartita e ribadita la lezione de gladio al termine della Santa Messa more extraordinario celebrata. Fine del genetliaco all’amico Giacobazzi, ad Ilaria che mi ha costretto nella recensione e al simpatico gruppo di Radio Spada, di cui personalmente non condivido le tattiche, pur trovandomi di fatto più in sintonia circa le strategie (può essere questa la chiave di lettura relativa a simpatie ed antipatie, alleanze comode e fittizie ‘a sinistra’ versus prossimità effettive e perciò scomode ‘a destra’?). Tra tutte, voglio dirlo, la tattica che maggiormente aborrisco è quella di dividerci e massacrarci tra gruppi di ispirazione tradizionale, e in cima ci piazzo la ridda pro-life dei mesi scorsi; il tutto mentre l’ultra-progressismo mediatico tesse finissime quanto inimmaginabili alleanze - anche qui, forse, questione di tattiche, ma già vediamo quali siano le vincenti! -. Concludo: mentre per un simile articolo mi attirerò addosso “l’ira funesta delle cagnette” cui ho obliquamente “sottratto l’osso”, scelgo al contempo di definire appieno l’operazione terra bruciata con un appello scomodo rivolto questa volta ai radiospadisti, che invito di cuore a coltivare piuttosto l’unità che lo scontro, pur nell’affermazione della verità e del debito combattimento, e soprattutto a rimanere legati e fedeli a Santa Madre Chiesa e ai suoi Pastori, pur nei momenti di difficoltà, perché possiate essere una Spada ben piantata nella roccia. O qualcosa di simile. Perchè la strategia è la spada, la pace fa da tattica, l’unità sarà il compimento, beninteso: dono di Cristo e non artefatto degli uomini.

 

05 febbraio 2014

"Anche se non sembra": una recensione

di Andrea Virga


Questo articolo sul nuovo libro di Andrea Giacobazzi, “Anche se non sembra. Discorsi su rapporti internazionali e teologia politica”, vanta una novità importante rispetto a quanti se ne sono occupati finora: è stato scritto dopo la lettura del suddetto, e non in sostituzione ad essa, come è il caso di quanti si sono stracciati le vesti riguardo la sua presentazione. Va anche detto che la locandina approntata dagli editori si prestava facilmente a sollevare equivoci, e che questi, che già non si distinguono per moderazione ed equilibrio, non hanno certo rifuggito lo scandalo.
 

25 gennaio 2014

Anche se non sembra, succede: l'attacco a Radio Spada e l'ipocrisia sionista

di Marco Massignan, Franciscus Pentagrammuli, Ilaria Pisa e Lorenzo Roselli
Che succede? Succede che ha ragione Voltaire quando dice: "Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso di criticare". Oggi, del resto, si può parlare di tutto, tranne di ciò che conta davvero. Il casus belli è il dibattito che si dovrebbe tenere il 29 gennaio all'Università Cattolica di Milano: le Edizioni Radio Spada presenteranno il libro Anche se non sembra. Discorsi sui rapporti internazionali e teologia politica di Andrea Giacobazzi (con un saggio introduttivo di Maurizio Blondet). Leggiamo un estratto dall'introduzione: "Dalla storia dellantico giudaismo fino allattuale conflitto siriano, dalla resistenza della Chiesa (Novus Israel, Verus Israel) verso il sionismo ai rapporti tra fascismo, comunismo sovietico e mondo arabo. Dal protestantesimo islamico-fondamentalista fino a certo razzismo rabbinico. E così via fino a giungere alle questioni scottanti di questi tempi, in cui un trait dunion pare legare lormai diffusissima religione della Memoria con un fittizio antisemitismo, divenuto un allarme routinario e ingiustificato, un espediente politico usato come una clava nella vita interna degli Stati europei e nella politica del Vicino Oriente. La lettura – arricchita da oltre quattrocento note a piè di pagina – sarà fonte di argomenti e riflessioni che i mainstream media si sono premurati di tenere in un cono dombra".

Apriti cielo! La macchina mediatica si è subito messa in moto creando il mostro. Nulla di nuovo sotto il sole: è da anni in corso una massiccia campagna per criminalizzare ogni critica verso Israele e alcune frange dell'Ebraismo. Ogni ricerca storica, politologica e più in generale ogni produzione intellettuale viene – pregiudizialmente e aprioristicamente – additata come antisemita e monitorata a livello planetario. Per poterlo “monitorare”, l’antisemitismo va innanzitutto definito. E qual è la sua definizione? Nel “Report on Global Anti-Semitism” e nel “Global Anti-Semitism Report”, il Dipartimento di Stato USA ha stilato una lista delle convinzioni che vanno considerate antisemite: qualunque affermazione secondo la quale la comunità ebraica controlla il governo, i media, e il mondo finanziario va considerata antisemita; un forte sentimento anti-israeliano va considerato antisemita; ogni vivace critica dei leader israeliani, del passato o del presente, è antisemita; ogni critica della religione giudaica o dei suoi capi religiosi o della sua letteratura (specialmente il Talmud e la Kabbalah) è antisemita, e via dicendo. Lo stesso insegnamento tradizionale cattolico sul giudaismo viene trasformato  in un crimine d'odio (hate crime). Ci troviamo insomma di fronte ad una religione civile, l'unica rimasta. Ha scritto Maurizio Blondet: “Di fronte ad essa, non è consentita l'apostasia, e nemmeno il semplice agnosticismo che invece è raccomandato come atteggiamento laico verso tutte le altre. (…) Essa è protetta dalla critica per legge... chiunque provi sulla base di ricerche storiche, a dire che le cose non sono andate come vuole la fede universale, è “revisionista”, e quindi espulso dalla comunità”. Esposto alla pubblica gogna.

Tutto ciò sta accadendo in un’università, precisamente nel principale ateneo cattolico italiano: l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, a cui si è contestato di permettere il regolare svolgersi della suddetta presentazione pochi giorni dopo il Giorno della Memoria. Forse per comune contesto o per pari senso del ridicolo, a chi scrive balena alla mente un alterco che il politologo statunitense ebreo e antisionista Norman Finkelstein ebbe con una studentessa ebrea di origine tedesca all'Università di Waterloo, nel Regno Unito alla fine di una conferenzaDurante lo spazio dedicato alle domande, la studentessa si rivolse in lacrime a Finkelstein dicendo: “Durante il suo discorso lei ha fatto molti riferimenti agli ebrei paragonandoli ai nazisti. Questo è estremamente offensivo per chi è tedesco e per chi ha sofferto nella guerra nazista”. Finkelstein, tra i fischi del pubblico, rispose così: “Io non rispetto più questo discorso. Davvero non più. Non amo e non rispetto le lacrime di coccodrillo. A me non piace giocare di fronte ad un pubblico la carta dell'Olocausto, ma adesso mi sento obbligato a farlo. Il mio defunto padre fu ad Auschwitz, la mia defunta madre stette nel campo di concentramento di Majdanek. Ogni singolo membro della mia famiglia dalla parte di mio padre e di mia madre è stato sterminato! Entrambi i miei genitori presero parte alla rivolta del ghetto di Varsavia, ed è esattamente e precisamente per la lezione che i miei genitori hanno insegnato a me e ai miei due fratelli che io non rimarrò in silenzio mentre Israele commette i suoi crimini contro i Palestinesi! E non considero niente di più spregevole dell'usare la loro sofferenza (dei miei genitori) ed il loro martirio per tentare di giustificare la tortura, la brutalità, la demolizione delle case che Israele ogni giorno commette contro i palestinesi! Per tanto io rifiuto di farmi ancora intimidire o soggiogare dalle lacrime!

Come andrà a finire non lo sappiamo. Non sappiamo se basterà una quenelle per ridicolizzare questa psicopolizia. Senz’altro ogni spirito libero, massimamente il cristiano, che vuole rifiutarsi di bruciare il grano d'incenso all'idolo di turno, dovrà mantenersi nella serenità, pur nella solitudine d’una posizione scomoda. Non farebbero altrettanto gli Erasmo e, attenzione attenzione, i Galileo Galilei? Eppur si muove... e anche se non si muove, non vediamo perché non se ne possa discutere. Generazioni di liberi pensatori, di fierissimi liberali, di oppositori ad ogni censura dovrebbero schierarsi, questa volta, con Andrea Giacobazzi e i compagni ed amici di Radio Spada e delle Edizioni: strano, direte. E invece no, non sarebbe la prima volta che in difesa delle libertà si trovano proprio, forse loro malgrado, i conservatori, i reazionari. Strani giochi della Provvidenza, cui piace di scompaginare le carte umane, per condurre il tutto al meglio e, se così si può dire, in modo più divertente e brillante di quanto prospettassero i programmatori del progresso. Fra cento anni, la storia avrà giudicato su chi sia oggi dalla parte dell'uomo e chi no: siamo sicuri che il giudizio su coloro che, per motivazioni politiche (ancorché frammiste di teologia), avranno ostacolato la ricerca e la libera discussione accademica nel campo della storiografia, sarà favorevole?

Il nostro aiuto è nel nome del Signore.


E noi, ubbidienti all'appello di Norman Finkelstein, non possiamo che esprimere la massima solidarietà e supporto agli amici e fratelli di Radio Spada. 
 

28 ottobre 2013

Nascono le Edizioni Radio Spada

a cura di Marco Piazza
Novità sul fronte dell'editoria di area tradizionalista: i blogger di Radio Spada hanno creato infatti le Edizioni Radio Spada, che hanno preso avvio nel giorno della festa liturgica di Cristo Re, secondo il Vetus Ordo (27 ottobre 2013).