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12 febbraio 2019

Barista! 4 shot, prego. Maria indica la via

di Francesco Apponi
Il nostro appuntamento settimanale continua, cambiando forma. Invece di berci tutti e 4 gli shot in una volta sola, faremo un doppio giro ogni martedì, per avere dei flash aggiuntivi su alcuni temi che ci coinvolgono direttamente come credenti e non. Buoni, corti, colorati come shot. 
Lo shot giallo segna il primo martedì: sarà una piccola riflessione o questione di tema misto, liturgico-ecclesiastico-morale,... 
Lo shot azzurro tratterà della Beata Vergine Maria e verrà il martedì successivo al giallo.
Lo shot verde sarà la bussola rappresentata da qualche nostro amico già in Cielo che ci invita a seguire le orme di Cristo come egli stesso ha fatto, con la (verde)speranza di incontrarlo in Paradiso insieme al Capo, la settimana successiva al precedente.
Lo shot rosso concluderà tutto con un bel testo - testimonianza pensata e ragionata da parte di chi qualcosa ci capiva (qualcuno con la testa sulle spalle, insomma). 

RIVOLGIAMOCI ALLA MADRE

Ieri abbiamo ricordato la Madonna di Lourdes. Una delle apparizioni più famose nella storia bimillenaria della Chiesa, un santuario che continua a raccogliere milioni di persone. E quel collegamento con la malattia e la sofferenza umana, che fa di Lourdes il luogo di cura, primariamente spirituale, delle infermità del mondo di oggi.
L'11 febbraio 1858, 161 anni fa, la Madonna apparve nella grotta di Massabielle a S. Bernardette Soubirous, una bambina contadina, senza istruzione, che appena la vede recita il Rosario. Seguiranno altre apparizioni che daranno come messaggi: la promessa alla Santa della felicità non in questa, ma nell'altra vita (apparizione del 18 febbraio 1858); l'invito alla preghiera per i peccatori e alla penitenza (apparizione del 24 febbraio); la scoperta della fonte della famosissima acqua di Lourdes con successive guarigioni di malattie (apparizione del 25 febbraio); la conferma dell'appena proclamato dogma dell'Immacolata Concezione (apparizione del 25 marzo). Grandi sofferenze aspettavano Bernardette che nel frattempo non veniva creduta, era presa in giro, minacciata di arresto, vilipesa, creduta pazza.
Eppure da lì la Madonna dava all'umanità segni della sua presenza e della presenza del Figlio: Dio non si disinteressa di noi, delle nostre fragilità e delle nostre miserie, ci perdona, ci ama e ci vuole con Lui. E Maria, Sua Madre, si fa portavoce incessante di questo messaggio di misericordia e di pace. Chiama alla conversione e alla penitenza per i poveri peccatori: sempre ci richiama a questo, lo rifarà a Fatima ancora di più nel 1917.

Conversione, metànoia in greco, cambiare idea, modo di pensare, e quindi cambiare verso, direzione di vita: dove siamo diretti? Quello che facciamo perché lo facciamo? Quale è il nostro fine ultimo?
Perché proprio da qua bisogna partire, da quella domanda che Dio fa ad Adamo dopo il peccato originale, "Dove sei?" (Gn 3, 9), un grido di dolore per un Papà che non trova più il suo piccolo bambino, che ha usato male la propria libertà dando retta alla menzogna del demonio.
Dove sei?
E Maria ce lo ripete, Lei stessa prega per la nostra conversione, per il nostro tornare a Dio. Perché tutto è un problema di meta.
Se sappiamo dove andare, agiremo fin da ora per arrivarci, faremo la nostra parte per farlo. Poi il resto sta alla Provvidenza. Siamo in viaggio verso Casa, qualche volta perdiamo la bussola, e allora ci impantaniamo perdendo tempo in molte cose poco utili. Ecco che ad indicarci la via, ci pensa Maria. E la via è la Via, Cristo Gesù che ci porta al Padre che ci abbraccia e ci tiene con Sé.

Per approfondire:
La Sacra Bibbia: http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_INDEX.HTM
Catechismo della Chiesa Cattolica: http://www.vatican.va/archive/catechism_it/index_it.htm.
Compendio di Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica: http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html.
Vita dei Santi: http://www.santiebeati.it/.
Santo Rosario: http://www.vatican.va/special/rosary/documents/misteri.html

 

12 dicembre 2018

Libri. La vita di Maria secondo Marie-Dominique Philippe

Un libro di Piero Viotto

di Samuele Pinna
Intorno al periodo dell’Immacolata e in preparazione al Santo Natale, il libro di Piero Viotto sulla vita di Maria secondo Marie-Dominique Philippe potrebbe essere di grande giovamento spirituale e intellettuale. Philippe «entra nell’Ordine domenicano, ove già si trova il fratello Thomas Philippe, co-fondatore con Jean Vanier della “Comunità dell’Arca”» (p. 9). Insegnerà teologia al convento di Le Saulchoir e filosofia all’Università di Friburgo, in Svizzera. Nel 1976 fonda la Comunità di san Giovanni che si diffonde in tutto il mondo e nel 1992 la rivista Aletheia. Philippe, commenta Viotto, «convinto della necessità di studiare la filosofia indipendentemente dalla teologia, per ritrovarla nella sua specifica natura razionale, si dedica allo studio di Aristotele, riscoprendovi un itinerario dall’uomo a Dio, affermando la possibilità di una autentica metafisica dell’essere. Approfondisce la teologia di san Tommaso, sviluppando la ricerca nella direzione della mistica con la meditazione sugli scritti di san Giovanni l’Evangelista» (p. 10). Si ritrovano qui sintetizzate le tre saggezze: la filosofia, la teologia e la mistica, che fanno dire a Philippe, nella sua lunga ricerca, «Aristotele è stato una guida, san Tommaso un maestro e san Giovanni un amico» (Les trois sagesses, p. 389).

Questa prospettiva risulta anche dal libro di Viotto, il quale, con accuratezza e profonda conoscenza dell’Autore, propone una vita di Maria dalla Immacolata Concezione all’Assunzione in Cielo, seguendo sostanzialmente il commento di Philippe al Vangelo secondo san Giovanni, ma intrecciandolo anche con le opere del Padre domenicano dedicate alla Madre di Dio, cercando non tanto la narrazione cronologica degli avvenimenti, quanto la loro interpretazione filosofica, teologica e mistica.

I capitoli scandiscono, così, l’esistenza terrena della Madre di Dio e i misteri della fede che la riguardano: dalla creazione di Eva, poiché «Maria nella economia della salvezza è la nuova Eva. La prima ha generato l’umanità nel peccato, perché ha disubbidito al comando del suo Creatore, la seconda, attraverso suo Figlio, libera l’umanità dal peccato e la genera alla vita soprannaturale» (p. 21), all’Immacolata concezione, la presentazione di Maria al tempio e l’Annunciazione. Il matrimonio, poi, con Giuseppe, la Visitazione a Elisabetta, la rivelazione dell’angelo a Giuseppe per «convincerlo di non abbandonare Maria» (p. 49), la nascita a Betlemme del Salvatore, la circoncisione e la presentazione al tempio di Gesù, l’adorazione dei Magi e la fuga in Egitto sono un altro gruppo di capitoli. Nei successivi Viotto si sofferma sulla presenza di Gesù nella famiglia di Nazareth, sul suo ritrovamento nel Tempio, le nozze di Cana e la vita apostolica di Gesù fino a giungere alla Pasqua redentrice. Le riflessioni di Philippe riconsegnate da Viotto proseguono descrivendo, sempre a partire da Maria, l’ultima cena, lo Stabat Mater, il silenzio del Padre – dove «il Padre è presente ma attraverso Maria, e P. Philippe osserva che alla nascita e alla morte di un figlio il primo posto spetta alla Madre» (p. 90) –, il dono all’umanità di Maria da parte di Gesù nelle parole: “Donna, ecco tuo figlio”. Infine, sono riconsegnati il mistero del sepolcro e quelli della Resurrezione, dell’Ascensione, della Pentecoste e dell’Assunzione in Cielo.

A commento delle riflessioni, Viotto impreziosisce il volume scegliendo alcune immagini della storia dell’arte: dai capitelli delle chiese romaniche alla Sagrada famiglia di Anton Gaudí, dalle sculture di Donatello e di Michelangelo alle incisioni di Albrecht Dürer e di Michel Ciry, che documentano la continuità di quella tradizione, che precede e accompagna le definizioni dogmatiche della Chiesa.
La conclusione del libro è significativa: Viotto si sofferma sul sacerdozio regale di Maria, Madre della Chiesa. Anche per Charles Journet – e questo è con puntualità ricordato da Viotto (pp. 112-113) –, un altro grande teologo di formazione tomista, si può parlare di una corredenzione di Maria. La riflessione di Padre Philippe sulla vita di Maria assume dunque un fondamento filosofico, ontologico, e non è riducibile solo a una meditazione devozionale. Si può, dunque, osservare come, in questo testo, siano toccati tutti i capitoli classici della mariologia e gli aspetti teologici ancora dibattuti con uno stile originale nella forma e tradizionale nei contenuti, che non cambiano a partire dal teologo che li espone. Il compito dei teologi, infatti, non è quello di determinare i contenuti della fede, ma quello di illustrarli in armonia e connessione con tutto il mistero cristiano. I testi di Philippe – qui evocati in modo organico, chiaro e preciso – rispondono a questo compito e rimandano a uno studio più approfondito della figura di Maria, « umile e alta più che creatura» (Par., XXXIII, 2) – per dirla come Dante –, qui introdotto dal prezioso libro di Viotto.

 

08 dicembre 2018

Libri. Il Miracolo della Santa Casa di Loreto

di Paolo Maria Filipazzi
Continua con Il Miracolo della Santa Casa di Loreto, edito da Luci sull’Est, la ricerca di Federico Catani intorno a Nostra Signora, fedelmente al motto Maria numquam satis.

Ed è davvero frutto di autentica, affettuosa venerazione, questo libro che sviscera nel dettaglio tutto ciò che riguarda la Santa Casa di Loreto.

Si inizia, nel capitolo 1, Com’è fatta la Santa Casa?, a descrivere con minuzia i particolari architettonici del luogo in cui il Verbo si fece carne, dai quali si desume con chiarezza quello che sarà il vero leitmotiv del libro: l’impossibilità che un edificio sia stato costruito ex novo proprio in quel punto, in mezzo alla pubblica via e sospeso in parte su di un fosso.

E’ così che, nel capitolo 2, La casa portata dagli angeli, viene ricostruita la successione delle diverse traslazioni che portarono la Santa Casa a stabilirsi nel luogo in cui oggi si trova, in un lungo viaggio da Nazareth, in fuga dalle milizie islamiche che minacciavano la Terra Santa. Viene anche smontata e rivelata nella sua inconsistenza la teoria del trasporto via mare da parte di una fantomatica famiglia Angeli la cui stessa esistenza è dubbia.

Nel capitolo 3,  Dove è nata la Madonna?, scopriamo che, con molta probabilità, quello non è solo il luogo dell’Incarnazione, ma anche quello della nascita della stessa Madonna e, quindi, verosimilmente, dell’Immacolata Concezione.

Nel capitolo 4, La Chiesa non ha dubbi, vengono passati in rassegna tutti i pronunciamenti dei papi, per arrivare a Benedetto XVI, che testimoniano la devozione per questo Santo Luogo da parte dei successori di Pietro.

Nel capitolo 5, Loreto, baluardo dell’Europa cristiana contro l’Islam, si ripercorre il legame fra il santuario di Loreto e le grandi battaglie in difesa della Cristianità, da Lepanto a Vienna.

Nel capitolo 6, Dove i grandi si fecero pellegrini, scopriamo quante e quali illustri personalità vissero e manifestarono la loro devozione alla Madonna fra le mura della Santa Casa.

Segue poi, un’appendice, Loreto, santuario dei principi “non negoziabili”, che ci ricorda come il messaggio del santuario di Loreto non è qualcosa di esaurito in fatti storici passati, ma ancora oggi è un richiamo a combattere la buona battaglia.


 

L'Immacolata e la liturgia ambrosiana antica

La liturgia ambrosiana antica costituisce una grande ricchezza per la Chiesa. Antifone e invocazioni sono poesia pura e permettono ai fedeli di entrare intimamente nel significato della liturgia e della festa. È proprio il caso di dire che i messali antichi custodiscono dei tesori, che noi moderni abbiamo il compito di riscoprire e riportare alla luce, dopo decenni di oscuramento.

In particolare, oggi proponiamo i testi riguardanti l'Immacolata Concezione (tratti da Ambrosianeum.net che fornisce sussidi liturgici per il rito ambrosiano).

Oratio Super Populum

Deus, qui per immaculatam Virginis Conceptionem dignum Filio tuo habitaculum præparasti, quæsumus: ut qui ex morte ejusdem Filii tui prævisa eam ab omni labe præservasti, nos quoque mundos ejus intercessione ad te pervenire concedas. Per Dominum nostrum...

O Dio, che attraverso il privilegio dell’immacolata Concezione accordato alla SS. Vergine, hai preparato un degno tabernacolo al Figlio tuo, ti preghiamo: affinché tu, che in previsione della morte del Figlio tuo hai preservato Maria da ogni macchia, conceda anche a noi, per intercessione di lei, di giungere alla tua presenza mondati da ogni colpa. Per il nostro Signore...

Psalmellus
Fundamenta ejus in montibus sanctis: * diligit Dominus portas Sion † super omnia tabernacula Jacob. • Homo natus est in ea: * et ipse fundavit eam Altissimus.

(Questa mistica città) tiene le sue fondamenta sulle vette dei monti; il Signore predilige le porte di Sion sopra tutte le abitazioni di Giacobbe. Un uomo è nato in lei: e l’Altissimo in persona l’ha fondata.

Halleluja Halleluja. Tota pulchra es, Maria: * et macula originalis non est in te. Halleluja. 

Alleluia. Tutta bella sei, o Maria: e macchia originale non è in te. Alleluia. 

Antiphona post Evangelium
Benedicta es tu, Virgo Maria, * a Domino Deo excelso † præ omnibus mulieribus super terram. • Tu gloria Jerusalem, tu lætitia Israël, * tu honorificentia populi nostri. • Immaculata Conceptio tua * gaudium annuntiavit universo mundo. † Hallelujah. 

Vergine Maria, tu sei stata dal Signore Iddio eccelso, benedetta a preferenza di tutte le donne della terra. Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu l’esultanza di Israele, tu il vanto della nostra stirpe. La tua Immacolata Concezione segnò il gaudio dell’universo. Lode al Signore. 

Oratio super Sindonem
Omnipotens sempiterne Deus, qui tantam Mariæ gratiam contulisti ad vincendum ex omni parte peccatum, ut ex ipso etiam Adam, in quo omnes peccaverunt, sola sine labe gigneretur, nostrorum, quæsumus, ablue maculas peccatorum, et præsta: ut in posterum sancti et immaculati in conspectu tuo, in caritate inveniri mereamur. Per Dominum nostrum [...]. Amen. 

Onnipotente e sempiterno Iddio, che tanta grazia hai conferita a Maria per vincere in ogni parte il peccato, che sola senza di questo ebbe la ventura di nascere da Adamo, nel quale tutti fanno naufragio, noi ti preghiamo di lavare le macchie dei nostri peccati, e di concederci che in avvenire possiamo sempre apparire ai tuoi occhi, per effetto della grazia, santi ed immacolati. Per il nostro Signore [...]. Amen. 

Offertorium
Per unum hominem peccatum in hunc mundum intravit, * in quo omnes peccaverunt. • Ne timeas, Maria, * invenisti gratiam apud Deum. • Nihil inquinatum in te incurrit: * vestimentum tuum candidum quasi nix, † et facies tua sicut sol. • Eripuit Dominus animam tuam de morte, * et contra inimicum factus est protector tuus. • Ne timeas, Maria: * invenisti gratiam apud Deum. • Nihil inquinatum in te incurrit: * vestimentum tuum candidum quasi nix, † et facies tua sicut sol. 

Per opera di un sol uomo il peccato entrò nel mondo, e tutti in quello peccarono. Ma tu, o Maria, non temere, tu hai trovato grazia presso Dio. Niente di infetto è entrato in te: il tuo vestimento è candido come la neve, ed il tuo volto è raggiante come il sole. – Il Signore ha preservato il tuo spirito dalla morte, e contro il nemico s’è fatto tuo scudo. Non temere, o Maria, tu hai trovato grazia presso Dio. Niente di infetto è entrato in te: il tuo vestimento è candido come la neve, ed il tuo volto è raggiante come il sole. 

Oratio super Oblatam
Salutarem hostiam, quam in solemnitate immaculatæ Conceptionis beatæ Virginis Mariæ tibi, Domine, offerimus, suscipe, et præsta: ut sicut illam tua gratia præveniente ab omni labe immunem profitemur, ita ejus intercessione a culpis omnibus liberemur. Per Dominum nostrum [...]. Amen. 

Accogli, o Signore, la vittima salutare che ti offriamo nella solennità dell’immacolato Concepimento della beata Vergine Maria; e concedici: come la crediamo, per l’azione preveniente della grazia, immune da ogni macchia, così possiamo, per sua intercessione, essere liberati da ogni colpa. Per il nostro Signore [...]. Amen. 

Præfatio
Præclarissimum enim immaculatæ Conceptionis diem recensemus, quo gloriosissima Dei Genitrix, intemerata Virgo Maria, Stella corusca et admirabilis, sine labe originali concepta est. Quæ nobis perennis vitæ januam, quam Eva in paradiso clauserat, reseravit: nosque de tenebris ad lucis antiquæ gaudia revocavit. Per eundem Christum Dominum nostrum. 

Celebriamo infatti il faustissimo giorno, nel quale la gloriosissima Genitrice di Dio, sempre Vergine Maria, stella di straordinario e meraviglioso splendore, fu concepita senza l’originale peccato. Essa è colei che ci aprì la porta dell’eterna vita, che Eva nel paradiso terrestre aveva chiusa: colei che dalle tenebre in cui eravamo piombati ci restituì al godimento della pristina luce. 

Confractorium
Vivit Dominus, † quoniam adimplevit in me misericordiam suam. * In conspectu gentium revelavit gloriam Genitricis suæ. • Exaltabo ergo te, Domine, * quoniam suscepisti me: † nec delectasti inimicos meos super me.

Sia lode al Signore, che ha compiuto in me la sua misericordia. Egli al cospetto delle genti rivelò la gloria della Genitrice sua. Io ti esalterò dunque, o Signore, perché mi hai sottratta; né hai permesso che i nemici si allietassero d’essere stati vittoriosi su di me.

Transitorium
Gloriosa dicta sunt de te, Maria, * quia fecit tibi magna qui potens est. • Hortus conclusus, fons signatus: * emissiones tuæ paradisus. • Trahe nos, Virgo Immaculata: * post te curremus in odorem unguentorum tuorum.

Meraviglie si decantano di te, o Maria, perché prodigiose cose ha operato in te colui che è onnipossente. Tu sei un orto chiuso e un fonte sigillato: i tuoi rivi sono quelli di un giardino di delizie. Attraici al tuo seguito, o Vergine Immacolata: noi correremo dietro a te, al profumo delle tue virtù.

Oratio Post Communionem
Sacramenta quæ sumpsimus, Domine Deus noster, illius in nobis culpæ vulnera reparent: a qua immaculatam beatæ Mariæ Conceptionem, singulariter præservasti. Per Dominum nostrum [...]. Amen.

I sacri Misteri, che abbiamo ricevuti, o Signore Iddio nostro, riparino in noi quelle ferite di colpa, dalle quali hai preservato l’immacolata Concezione di Maria santissima. Per il nostro Signore […]. Amen.


 

21 novembre 2017

La Madonna della Salute e il proliferare delle bufale mediche


di Roberto De Albentiis

Oggi, 21 novembre, accanto alla festa della Presentazione di Maria Santissima al Tempio, si celebra la festa della Madonna della Salute, resa celebre dal famoso santuario barocco veneziano, costruito per voto dalla capitale veneta dopo lo scampato pericolo di una disastrosa pestilenza; da allora, prima a Venezia e poi nel resto della Chiesa, Maria è venerata come protettrice e dispensatrice della salute, tanto quella dell’anima (la più importante) come quella del corpo, e peraltro basta visionare i vari santuari e i numerosissimi ex voto per verificare come il ricorso alla Madre di Dio per le più varie guarigioni abbia radici assai antiche. Oggi, tuttavia, non voglio parlare tanto di culto e liturgia, quando collegarmi a fatti di attualità.
In un periodo in cui si parla di responsabilità medica, vaccinazioni obbligatorie, cure convenzionali e alternative, inevitabilmente grande è la confusione sotto il cielo,  e tale confusione inevitabilmente è arrivata anche nel campo cattolico; sempre più vediamo semplici fedeli e anche militanti pro-life e pro-family sposare tesi antiscientifiche azzardate, riguardanti la pericolosità dei vaccini o la difesa di cure truffaldine come quelle di Tullio Simoncini a base di bicarbonato. Questo è un fenomeno preoccupante, cresciuto nel corso degli anni e che le gerarchie hanno sottovalutato, e che però si inserisce in un generale e decennale fenomeno di sfiducia verso l’autorità costituita (anche se verrebbe da dire amaramente, tanto ai vescovi quanto alla classe intellettuale, compresa quella medica: avete demolito anni fa, nei “formidabili anni” della “fantasia al potere” qualsiasi principio di autorità? Ora vi beccate gli antivaccinisti!).
Certamente non mancano aspetti problematici, come l’utilizzo dei vaccini per mascherare campagne di sterilizzazione forzata ad opera di governi (vedasi, a titolo di esempio, qui e qui), ma questo può portare al declassamento e alla diffamazione dei vaccini, che da quando sono stati introdotti e soprattutto perfezionati hanno salvato la vita a milioni di persone? Sarebbe come censurare e biasimare le automobili a causa degli incidenti o internet a causa della pornografia o degli abusi dei social network, perché come le automobili hanno contribuito ad accorciare le distanze e rendere più agevole la vita e internet a rendere più fruibili le informazioni, così i vaccini hanno abbattuto malattie mortali, come, ad esempio, il vaiolo – l’esempio più famoso – e la poliomelite e la difterite (a tal proposito, un articolo interessante qui), ad oggi le uniche malattie eradicate dall’uomo proprio grazie ai vaccini.
Gli antivaccinisti, almeno la maggior parte ignorante (nessuno si offenda, dal momento che non tutti, me compreso, sono laureati in medicina, e proprio per questo bisogna affidarsi ai medici e ai professori, che hanno dedicato la loro vita proprio allo studio e alla ricerca), è animata da buone intenzioni, in primis la volontà di proteggere i propri figli; purtroppo, per eterogenesi dei fini, questa volontà di protezione dei figli si ritorce contro, a volte in maniera tragica (giusto per rimanere in ambito recente, come non ricordare il caso del bambino lombardo morto perché non vaccinato contro il morbillo, contagiato dai fratellini non vaccinati?), e se certamente ci vuole il dialogo con questi genitori, altrettanto fermamente vanno ribaditi i dati scientifici contro le vere e proprie bufale antivacciniste (per iniziare, suggerisco questo testo dei dottori Salvo Di Grazia e Giuliano Parpaglioni), la più diffusa delle quali è quella legata all’autismo, che sarebbe causato proprio dai vaccini.
Chi è all’origine di questa bufala, pericolosa e crudele, su questa malattia per altri versi ancora misteriosa? Un tale Andrew Wakefield, ex medico (radiato dall’ordine) inglese, che a metà degli anni ’90 diffuse un allarmato appello contro la vaccinazione trivalente – la vaccinazione contro tre terribili malattie, morbillo, parotite e rosolia – , da lui additata come la causa prima di questo disturbo; immediatamente ci fu un crollo delle vaccinazioni in Inghilterra, che portò anche alla morte di numerosi bambini, ma, nonostante lo studio di Wakefield venisse inizialmente pubblicato sul prestigioso “Lancet”, qualcuno non ci vedeva chiaro, e nonostante i tentativi di ripetizione degli esperimenti, nessun medico o scienziato riuscì a dimostrare il legame tra vaccini e autismo (qui uno studio tra i più recenti, anch’esso negativo). Si scoprì in seguito che Wakefield aveva stretto un accordo con un avvocato esperto di cause antivaccino, bisognoso di una base “scientifica” per giustificare le sue avventure giudiziarie (condotte sulle spalle di bambini e famiglie, ricordiamo) e, soprattutto, era intenzionato a brevettare separatamente i tre vaccini in questione, come si scoprì poi che sempre Wakefield, per confezionare questo studio, si era reso responsabile di maltrattamenti e abusi sui bambini cavie inconsapevoli di questi suoi esperimenti crudeli (qui un riassunto, ad opera del dottor Salvo Di Grazia); in pratica, un medico disonesto desideroso di maggiori guadagni e diffusore di dati falsi e allarmistici fu autore di una colossale bufala, purtroppo ancora oggi creduta e diffusa, anche ad opera di fedeli cattolici.
Come anche si assiste alla difesa di terapie “non convenzionali” (ovvero, non sperimentate e non validate scientificamente) contro le neoplasie, nel linguaggio comune il cancro, una delle malattie certamente più terribili ma, oggi, non più inguaribili grazie ai progressi scientifici: una delle più famose, tanto semplice e stupida nella sua banalità, è quella secondo cui il cancro sarebbe un fungo e, per sconfiggerlo, basterebbe utilizzare il bicarbonato; questa balzana teoria, diffusa dall’ex medico romano radiato Tullio Simoncini, non ha alcuna dimostrazione scientifica, e anzi ove è stata applicata ha portato solo alla morte, tra atroci dolori, di improvvidi pazienti e dei loro familiari disperati (il caso più famoso è quello del giovane siciliano Luca Olivotto), e a ciò si aggiunge che l’ex dottore Simoncini si fa pagare profumatamente anche per semplici consulti e telefonate, partendo da cifre sui 150-200 euro per semplici visite (che, in quanto medico radiato, non può fare) fino a cifre di decine e centinaia di migliaia di euro per i suoi interventi abusivi. Qui, sempre ad opera del dottor Di Grazia, un esaustivo articolo su questa pseudo-cura.
Il mondo delle pseudo-cure vede, quando va “bene”, la presenza di truffatori professionisti, che colpiscono i malati e le loro famiglie nel momento del dolore, e, quando va male, l’adesione a teorie esoteriche e magiche o ufologiche balzane che col cattolicesimo nulla hanno a che fare; cosa c’è di cattolico, di cristiano o di umano, nel supportare tentativi di truffe, specie ai danni di categorie deboli come malati, anziani e bambini? Se le industrie farmaceutiche guadagnano e si ha voglia di andare loro contro, è etico l’arricchire truffatori che guadagnano sulla pelle dei malati? Se certamente la medicina moderna può avere problemi nel rapporto con la religione e l’etica, la soluzione non può essere certo quella di supportare maghi, astrologi, inventori e spacciatori di pozioni magiche; come è possibile, poi, difendere le proprie giuste ragioni contro le follie ideologiche (e queste sì antiscientifiche) contro genderismo e omosessualismo se ci si affida ad oscuri figuri che di scientifico non hanno nulla? La preghiera di guarigione non ha nulla a che vedere con il dissuadere i malati dal seguire la medicina ufficiale (che, poi, di medicina, come di famiglia, ne esiste una sola, solo i ciarlatani parlano di medicinE al plurale, confondendo volutamente la medicina sperimentale e complementare con le loro medicine alternative truffaldine). Un modello moderno di rapporto tra scienza e fede è rappresentato da San Giuseppe Moscati, il medico santo di Napoli, alle cui ricerche si deve l’introduzione dell’insulina in Italia nella cura dei malati di diabete; San Giuseppe Moscati truffava i pazienti o si presentava come perseguitato dalla “comunità medica ufficiale”?
Nel giorno della festa della Madonna della Salute, preghiamoLa certamente per la salute, nostra e dei malati di tutto il mondo, ma preghiamoLa anche per il successo della ricerca scientifica e delle cure, e per avere sempre più e sempre migliori medici e scienziati, e, anche, perché sempre meno gente cada nelle reti dei truffatori antiscientifici e perché nessun fedele aderisca a queste tesi folli dannose in sé e squlificanti le giuste battaglie pro-vita e pro-famiglia!
Un grande grazie agli amici Fabio Iannaccone, Gabriele Gelo Signorino e Filippo Massei, studenti di Medicina che mi hanno aiutato nella correzione di questo articolo, e cui auguro di diventare grandi e bravi medici, e al dottor Salvo Di Grazia, di cui, da appassionato, ho letto e condiviso gli illuminanti articoli contro la pseudoscienza e la falsa medicina.


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24 ottobre 2017

Chi è Maria?


di Fabrizio Cannone

Che il mondo moderno sia brutto proprio in quanto moderno secondo noi è una verità indimostrabile, ma anche facilmente intuibile da parte delle persone di buon senso.
La corruzione dilagante nella sfera politica ed economica è solo la punta di un iceberg fatto di tante piccole immoralità, menzogne, inganni senza numero, bassezze e viltà di ogni genere.
Il grado di salute dell’intera società lo si valuti a partire da punti fermi come il seguente: Se la famiglia è sana la società sarà sana, se è malata sarà malata anche la società.
Ci sono mai stati tanti divorzi, scandali, violenze e soprusi nelle famiglie italiane dagli albori dell’era cristiana (313 d. C., pardon: 313 dell’era comune) in qua? Non pare proprio.
In questo scenario triste e tetro non bisogna però cadere nel pessimismo, né cosmico né storico.
Il pessimismo cosmico deriva dall’ateismo o dalla mancanza di una fede profonda. No, malgrado tutto Dio c’è (benché non si veda ad occhio nudo o col cannocchiale), Dio ci ama, il mondo che lui ha fatto è uno splendore, il paradiso esiste, i santi sono delle gemme, i sacramenti ci confortano e la Regina del Cielo è il capolavoro della mens divina.
Il pessimismo storico, più fondato del precedente, vorrebbe insinuare che tutto andrà sempre male e sempre peggio, ma ciò è metafisicamente impossibile, come spiega e dimostra a iosa l’Angelico. Il male è carenza e neppure esisterebbe senza il presupposto del bene. Accanto al mentitore ci sarà sempre la persona sincera, accanto al delinquente l’onesto, e neppure si può dire che ogni opera di un incallito peccatore sia peccato. La Chiesa poi è indistruttibile, quindi un’arca di salvezza, in qualunque situazione storica, c’è sempre…
Che fare però per estraniarsi (santo significa separato) dalla corrente limacciosa dell’immondo mondo?
Alzare lo sguardo verso le stelle e anzitutto verso la Regina delle stelle!
E’ con questo bel proposito che un giovane editore ha appena riedito una chiarissima sintesi della mariologia cattolica novecentesca (cf. Padre Gabriele M. Roschini, Chi è Maria? Catechismo mariano, ed. Sursum Corda, Pignola 2017, pagine 158, 10 €).
L’Autore, Gabriele Roschini (1900-1977), è un sacerdote dei Servi d Maria, ottimo teologo e noto nel mondo intero per i suoi tantissimi studi mariologici. La sua mariologia unisce in modo equilibrato e sintetico il pensiero speculativo più alto e fondato, con la pietas mariana autentica. Le sue opere sono così sia scientificamente ineccepibili che piene di devozione ad ogni tratto. Connubio felice, fattosi nel tempo più raro dell’unicorno.
L’agile libretto si presenta come un catechismo all’antica, in domande e risposte, e tratta della mariologia dal punto di vista storico (affermazione ecclesiale dei dogmi mariani, dai primi Concili all’assunzione), dal punto di vista dogmatico (il significato dei dogmi stessi e delle verità connesse) e dal punto di vista spirituale (il ruolo unico e necessario di Maria nella vita del cristiano, specie nei tempi burrascosi di oggi).
Il gran teologo servita, parlando di Maria e dei suoi augusti privilegi, dà per il fatto stesso delle direttive in materia di teologia che fungono come opportuni correttivi ad un pensiero teologico assai inquinato dalla razionalità debole dei maestri del sospetto (Mancuso, Enzo Bianchi, etc. etc.).
Si ricorda, tanto per dirne una, la realtà dogmatica della “predestinazione”, oggi vista come un’eresia calvinista, come “quell’atto eterno con cui Dio ha preordinato tutto ciò che, mediante la Sua grazia divina, avrebbe dovuto verificarsi nel tempo” (p. 31). Dio sa già quello che io farò domani, eppure io resto libero di fare ciò che voglio: il mistero c’è, ma non capire totalmente ciò che è fondato e insegnato dalla Chiesa, non deve portare a negazioni perigliose.
Maria è voluta da Dio fin dal principio e se il mondo è stato fatto in vista della gloria degli eletti, allora è stato fatto anche in vista della gloria dell’Eletta per eccellenza: la Vergine Madre, altissima tra le creature, Immacolata e Assunta, esempio di ogni virtù. Il Creatore non aveva l’obbligo di creare l’universo, né come dicono alcuni si annoiava lassù senza di noi…
“La predestinazione di Maria alla sua singolarissima missione fu concausa della predestinazione di tutti gli altri” (p. 33). Il che, a ben vedere, non è davvero poco.
La Madre del Signore, secondo la dogmatica cattolica ben sintetizzata dall’Autore, è quindi, e per sempre, Mediatrice, Corredentrice, Dispensatrice di ogni grazia, “la sua grandezza confina con l’infinito” (p. 43).
Il recupero della dimensione mariologica-mariana della vita cristiana può avere conseguenze benefiche e purificatrici per la Chiesa e per l’umanità di oggi?
Secondo il Roschini, la rinnovata stima di Maria avrà un influsso morale e dottrinale positivo sui cattolici che in Maria possono scorgere “un meraviglioso giardino in cui sono i fiori di tutte le virtù” (p. 95), specie la purezza virginale, oggi chiamata dai più sessuofobia, malattia mentale, impotenza, stranezza ed eccentricità.
Ma la stessa società civile può beneficiare del “mirabile influsso esercitato in ogni tempo dalla Vergine SS. sul Vero, ossia, sulle scienze; sul Buono, ossia sulla morale; sul Bello, ossia sull’arte” (p. 95).
Se l’arte, le scienze e la morale, ovverosia i tre pilastri di ogni civiltà, subissero l’elevante influsso della Madre comune, davvero si potrebbe sperare in un progresso sociale e politico tale da iniziare una nuova epoca della storia: l’epoca dell’amore puro, della scienza al servizio della saggezza, e della ricerca del bello e del vero in ogni ambito della vita.


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12 ottobre 2017

La Hispanidad benedetta da Maria


di Roberto De Albentiis

Il 12 ottobre, nel mezzo di un trittico mariano che inizia con la festa della Divina Maternità di Maria (l’11) e finisce con la commemorazione dell’ultima apparizione di Fatima (il 13, e quest’anno saranno i cento anni), si celebrano due importanti feste della Madonna, distanti nel tempo ma unite da un misterioso filo conduttore: la festa della Beata Vergine Maria del Pilar e la festa della Beata Vergine Maria Aparecida; accanto a queste, unite da queste, si celebrano la Hispanidad e si ricorda la scoperta dell’America di Cristoforo Colombo.
Secondo un’antica tradizione, nell’anno 40 la Madonna sarebbe apparsa all’apostolo San Giacomo il Maggiore (Patrono di Spagna, sepolto a Santiago de Compostela), per confortarlo in un momento molto difficile del suo apostolato, sopra un prezioso pilastro di diaspro, che si conserva ancora oggi nonostante i secoli passati, le vicissitudini – compresi guerre e incendi – e i baci e gli omaggi dei pellegrini – tra i quali si segnala San Giovanni Paolo II, il Papa mariano e viaggiatore per eccellenza –; la Basilica del Pilar (pilastro in spagnolo), costruita sopra un’antica cappella edificata proprio da San Giacomo, sarebbe quindi il santuario mariano più antico d’Europa e tra i più antichi della Cristianità. Da secoli la Madonna del Pilar si festeggia al 12 ottobre, e questa data ha rappresentato fino ad oggi una giornata molto significativa per generazioni di spagnoli.
Il 12 ottobre 1492, quasi al termine dell’anno che aveva visto la Spagna, divisa da secoli di dominazione islamica, unita dalla Reconquista dei Re Cattolici, Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, Cristoforo Colombo, una gloria italiana, "scopre" le Americhe, convinto però che fossero le Indie, legando così la storia europea (in particolare italiana, spagnola e portoghese) e cristiana alla nuova storia americana; questo grande evento, importante tanto per la storia secolare quanto sacra, è da ricordare non solo per considerare la bellezza e l'unità della Spagna nell'unica fede e nell'unicità della storia nazionale, non solo per considerare i legami tra Italia e Spagna, ma anche per deplorare le tante sciocchezze odierne sul Columbus Day: a Colombo vengono imputati crimini che non solo non commise lui, ma non commisero nemmeno i conquistatori e i governanti spagnoli e portoghesi, che pure furono in certi casi duri con le popolazioni indigene. Colombo desiderava dialogare e convertire pacificamente gli indigeni, che anzi difese da governatore del Nuovo Mondo, e i grandi imperi spagnolo e portoghese, l'Hispanidad e il Lusotropicalismo, videro l'incontro delle due civiltà, l'europea e l'indigena, e il mescolamento dei vari popoli, che ancora oggi sopravvivono; chi depredò e sterminò non furono gli spagnoli e i portoghesi cattolici, ma gli olandesi, gli inglesi e poi gli statunitensi, protestanti. Oggi si vogliono scioccamente abbattere le statue e gli stessi ricordi di Colombo, ma chi lo propone, oltre ad essere un grande ignorante in storia, è profondamente razzista, perchè bianco e non nero o nativo americano, e perchè, dall'alto della sua ricchezza e istruzione, non sente nè peraltro vuole sentire il parere dei neri e degli indiani e, anche, degli italiani, che difatti negli USA sono molto offesi per l'attacco a Colombo.
Colombo e poi i Re e i popoli spagnoli videro nella data del 12 ottobre una coincidenza provvidenziale, dal momento che si faceva della Spagna e del suo Impero il motore dell’evangelizzazione delle Americhe; come ebbe a dire Pio XII nel 1939, la Spagna era la “Nazione eletta da Dio come principale strumento di evangelizzazione del Nuovo Mondo e come baluardo inespugnabile della Fede Cattolica”, e così lo fu per secoli, tanto che ancora oggi, nonostante lo sfaldamento dell’Impero spagnolo e la larvata secolarizzazione, tanto la Spagna quanto soprattutto i Paesi conquistati e poi evangelizzati (America Latina e Filippina) sono cattolici.
Ma il 12 ottobre si celebra anche un altro evento mariano miracoloso: il 12 ottobre, stesso giorno della festa della Madonna del Pilar, nell’anno 1717 (e quindi si celebrano i 300 anni di questo grande avvenimento), nel fiume Ouro Preto, in Brasile, venne ripescata un’antica statua della Madonna, che venne subito chiamata Aparecida (“Apparsa”), attorno alla quale sorso un grande e venerato santuario, meta dei pellegrinaggi di tutto il Brasile e poi di tutta l’America Latina, anch’esso visitato da Giovanni Paolo II, seguito poi da Benedetto XVI e Francesco.
Questo filo del 12 ottobre, filo divino, provvidenziale e mariano, mostra l’intervento provvidenziale di Dio nella Storia, di cui Gesù è Signore ed Eroe, centro e spartiacque, e dove c’è Gesù non può mai mancare Maria, e Gesù e Maria sono Re e Regina non solo spirituali, ma anche sociali dei Paesi e delle Nazioni; l’Hispanidad è l’idea imperiale della Spagna e del suo grande Impero, così come il Lusotropicalismo è l’idea imperiale del Portogallo e del Brasile. Spagna e Portogallo (legati all’Italia dalla figura d’eccezione di Cristoforo Colombo, Cristobal Colon in spagnolo e Cristovao Colombo in portoghese) hanno portato il messaggio cristiano nel Nuovo Mondo, hanno dato alla Chiesa numerosissimi santi, si sono impegnati nell’ultima grande crociata, la Cruzada contro il comunismo ateo e la massoneria repubblicana, sono state le ultime monarchie cattoliche (i cui Re avevano il titolo, rispettivamente, di Maestà Cattolica e di Maestà Fedelissima), hanno espresso i due ultimi grandi governanti cattolici, Antonio de Oliveira Salazar e Francisco Franco; tutto ciò non poteva essere senza Maria, Signora del Pilar e Signora Aparecida, Patrona della Spagna e del Portogallo e del Brasile e dei loro Imperi! E purtroppo oggi Spagna, Portogallo e Brasile si trovano in crisi: una grande crisi valoriale per ciò che riguarda la Spagna (e Alfonso XIII in esilio disse chiaramente a Pio XI “Nella storia spagnola, scorre liberamente, Santo Padre, la linfa della fede. Se la Croce di Cristo non si innalzerà sul nostro paese, la Spagna cesserà di essere la Spagna!”), una grande crisi economica per ciò che riguarda il Portogallo, una grande diffusione del protestantesimo per ciò che riguarda il Brasile. Solo tornando alla fede cattolica, solo tornando al trono di Maria, si potranno risolvere i tanti problemi di questi grandi Paesi, tanto economici e sociali quanto spirituali. E si può star certi che, se Maria ha prediletto questi Paesi e questi popoli, non li lascerà soli!
A tutti, e in particolare alla Spagna (alla Spagna tutta, Castiglia e Catalogna), al Portogallo e al Brasile, feliz Dia de la Hispanidad e del Lusotropicalismo! All’Europa e alle Americhe, e anche all’Italia, felice Columbus Day!


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14 settembre 2017

Natività della Madonna. Una messa a punto

di Francesco Filipazzi

L'8 settembre di quest'anno abbiamo scritto sulla nostra pagina Facebook "8 settembre: nascita di Maria. Diffidate da chi si inventa altre date", riferendoci palesemente alla moda da poco diffusasi in ambito cattolico, per cui in realtà la la data settembrina sarebbe "solo" una data liturgica. La "vera" data per i motivi che poi vedremo, secondo i detrattori dell'8 settembre sarebbe il 5 agosto.
Questo tentativo surrettizio di sovrapporre un calendario mariano diverso da quello tradizionale, oltre ad essere fonte (come sempre) di confusione, è frutto di una mentalità anti litirugica e anti tradizionale che vorrebbe i sentori dei singoli o dei piccoli gruppi (perché tali sono rispetto alla Chiesa, anche se contassero milioni di persone), posti al di sopra delle tradizioni ecclesiastiche millenarie.

Personalmente sono stato sorpreso, assieme ad altri amici, da un articolo della Nuova Bussola Quotidiana dal titolo "La data della natività di Maria non è un dogma di fede", che appare un compendio della mentalità "innovatrice" che ha invaso negli ultimi 60 anni ogni ambito. Non stiamo portando un attacco alla Bussola, sia chiaro, che riteniamo il miglior quotidiano cattolico in circolazione, ma su questo punto ci sentiamo in dovere di dissentire.

Dopo una critica a chi "ha alimentato polemiche sterili sui social network", per questo ci sentiamo chiamati in causa, inizia la disamina riguardante il cinque agosto. L'articolista dice:
"E' quindi necessario chiarire bene i termini della questione: nel 1984 la Regina della Pace rivelò ai sei veggenti di Medjugorie che il 5 agosto di quell'anno sarebbe stato il duemillesimo anniversario della sua nascita."
Già questa frase costituisce un problema. Come possiamo chiarire bene i termini della questione, se tiriamo in ballo le apparizioni di Medjugorie, attorno alle quali non c'è nulla di certo e nulla di riconosciuto? L'altra prova del 5 agosto sarebbe una rivelazione privata, che rispettiamo ovviamente, ma che è appunto privata. Lo stesso articolista nota "La rivelazione che il compleanno della Madonna sarebbe il 5 agosto viene quindi da rivelazioni private ed è quindi assai improbabile che la Chiesa si esprima in modo definitivo su di essa, a prescindere dal giudizio definitivo che la Chiesa stessa, a tempo debito, darà su questi fatti".

Basterebbe questo per chiudere la discussione. Se l'articolista avesse tenuto conto della questione liturgica, si sarebbe ricordato che l'anno ha delle scadenze ben precise. Va tenuto conto inoltre che ci sono dei Pilastri della Chiesa che sono le Scritture, la Tradizione e il Magistero. Mettersi a sindacare sulle date è un attacco alla Tradizione. Le origini della festa della Natività di Maria sono radicate nella storia della Chiesa. 
Scrive in "L'anno liturgico" il Gueranguer:
"La festa della Natività sorse in Oriente. La Vita di Papa Sergio (687-701) la elenca fra le quattro feste della Santa Vergine esistenti a quel tempo e sappiamo inoltre che l'imperatore Maurizio (582-602) ne aveva prescritta la celebrazione con le altre tre dell'Annunziazione, della Purificazione e dell'Assunta. San Bonifacio introdusse la festa in Germania. Una graziosa leggenda attribuisce al vescovo di Angers, Maurilio, l'istituzione della festa e forse veramente egli introdusse nella sua diocesi una festa, per realizzare il desiderio della Vergine, che gli era apparsa nelle praterie del Marillais verso l'anno 430, e di qui il nome di Nostra Signora Angevina o festa dell'Angevina, che ancora le dà, nella regione occidentale, il popolo cristiano.
Chartres da parte sua rivendica al vescovo Fulberto (1028) una parte preponderante nella diffusione della festa in tutta la Francia. Il re Roberto il Pio (o il suo seguito) diede le note ai tre bei Responsori Solem iustitiae, Stirps Iesse, Ad nutum Domini, nei quali Fulberto celebra il sorgere della stella misteriosa, che doveva generare il sole, il virgulto sorto dal ceppo di Jesse che doveva portare il fiore divino sul quale riposerà lo Spirito Santo, la onnipotenza che dalla Giudea produce Maria, come una rosa dalle spine.
Nel 1245, durante la terza sessione del primo Concilio di Lione, Innocenzo IV stabilì per tutta la Chiesa l'Ottava della Natività della Beata Vergine Maria (oggi soppressa) compiendo il voto emesso da lui e dai Cardinali durante la vacanza di diciannove mesi, causata dagli intrighi dell'imperatore Federico II alla morte di Celestino IV e terminata con l'elezione di Sinibaldo Fieschi col nome di Innocenzo.
Nel 1377, il grande Gregorio XI, il Papa, che aveva spezzate le catene di Avignone, completò gli onori resi alla Vergine nascente con l'aggiunta della vigilia alla solennità, ma o perché non espresse al riguardo che un desiderio o per altre cause, le intenzioni del Pontefice non ebbero seguito che per qualche tempo negli anni torbidi, che seguirono la sua morte".

Leggete bene gli anni a cui ci riferiamo. Ora, con tutto il rispetto, qualcuno ha davvero voglia di sindacare l'8 settembre? Per fare cosa? Qual è il fine?

Ma andiamo avanti.
Dice l'articolista: "In ogni caso, l’ipotesi che la Vergine Maria sia nata proprio il 5 agosto non è per nulla peregrina. Risale a tale data, infatti, il noto "miracolo della neve" caduta sul colle Esquilino a Roma quale segno del luogo dove Maria Santissima desiderava fosse costruita una grande chiesa a lei dedicata. Non è quindi da escludere che il Cielo abbia scelto proprio questa data per un segno - la neve, simbolo di purezza, caduta in piena estate - che corrisponde proprio alla data di nascita della Madonna".
Se la base è il miracolo della Neve, l'ipotesi è audace, poiché quel miracolo non è collegato alla Natività della Vergine, personalmente è la prima volta che sento questa ipotesi.

A Loreto l'8 settembre, sono avvenuti numerosi miracoli. Parliamo del miracolo delle fiamme, di cui hanno scritto il Teramano e il Riera. Il primo ricorda che  un eremita del luogo, un certo fra’ Paolo della Selva, dal suo rifugio l’8 settembre prima che scendesse la notte vide una luce che dal cielo scendeva verso la Santa Casa e poi diffondersi intorno al santuario. Il fenomeno si ripeté, con lo storico Riera come testimone. Sono stati registrati anche altri casi. Anche in virtù di essi Papa Urbano VI nel 1389 concesse al santuario un’indulgenza plenaria per l’8 settembre. Oltre ai due storici già citati, un'altra fonte che comprova questi miracoli è lo storico Torsellini. Del miracolo reiterato si può trovare riferimento in "Storia della Santa Casa di Loreto esposta in dieci ragionamenti", testo del 1790.
I miracoli di Loreto, al contrario del miracolo della Neve, sono legati alla natività di Maria. La casa trasportata dagli angeli nelle Marche è infatti la casa di Nazareth dove viveva la Madonna. San Luca, dice padre Santarelli, "nel racconto dell’annunciazione e della visitazione fa supporre che Maria fosse di Nazareth" e dunque nella casa di Loreto, oltre all'Annunciazione e all'Immacolata Concezione, è verosimile che sia nata anche Maria stessa.

Nell'articolo viene fatto poi un riferimento assai singolare. La data deriverebbe dalla dedicazione alla Beata Vergine della basilica di Sant’Anna a Gerusalemme, che sorge sul luogo dove avevano casa Gioachino e Anna. In realtà il sospetto è che la dedicazione sia stata fatta in quella data proprio perché riconosciuta come quella della natività, quindi il ragionamento andrebbe svolto al contrario. Gli antichi non agivano a caso. Però sulle motivazioni della data della dedicazione non ci sono fonti certe.

Successivamente l'articolo procede fra amenità varie, ove ricorre l'idea di "festeggiare il compleanno" di Maria, espressione decisamente singolare.
Fra le conclusioni, dopo aver ripreso la Miriano che ha fatto gli auguri a Maria l'8 settembre, l'articolista dice "Sebbene, come abbiamo visto, è improbabile che la Vergine Maria sia nata proprio l'8 settembre ecc". Certamente, "nessuno era li a registrare" direbbe qualche baffuto sacerdote, ma ricordiamo che anche il 25 dicembre era "improbabile" eppure i dubbiosi sulla data della nascita di Gesù alla fine hanno dovuto cedere. La Chiesa non fa nulla per caso. Sarebbe bene ricordarselo, senza incoraggiare la creazione di calendari personali per religioni personali.

Infine, anche se forse c'entra meno, è giusto ricordate che l'8 settembre si colloca nove mesi dopo l'8 dicembre, Immacolata Concezione, data sancita dalla bolla di proclamazione del dogma, "Ineffabilis Deus". E' una data liturgica? Va bene. Quindi vogliamo tirarne fuori un'altra? Forse il 5 novembre? Se si accetta il 5 agosto, le conseguenze non tarderanno. Dunque, quelli del 5 agosto che problema hanno con l'8 settembre? A che pro?


 

12 settembre 2017

Il Nome di Maria garanzia di vittoria


di Roberto De Albentiis

Il 12 settembre si festeggia, tanto nel messale antico quanto in quello moderno, il Santissimo Nome di Maria; questa festa, che fa da rimbalzo a quella del Santissimo Nome di Gesù, è anch’essa medievale, ma a differenza della prima si deve non tanto ai francescani quanto ai serviti, che la diffusero con le loro predicazioni e le loro fondazioni conventuali; diffusasi un po’ dappertutto nell’Europa cattolica (particolarmente devota al culto fu la Spagna, che aveva anche il privilegio di far indossare ai preti paramenti azzurri per questa e altre feste mariane), conobbe alterne vicende, essendo ora celebrata solo a livello locale, ora perfino soppressa, assieme ad altre feste, nientemeno che da San Pio V nella sua riforma del messale. (a quanto pare è vizio dei pontefici metter mano al calendario…)
Si deve però ad un altro papa, il Beato Innocenzo XI, e ad un santo religioso cappuccino, il Beato Marco d’Aviano, la sua promozione in concomitanza alla strabiliante Vittoria di Vienna: il 12 settembre (e non l’11, come di recente si è voluto parlare, forse per creare un continuum con la data dell’11 settembre 2001) 1683, gli eserciti europei cristiani guidati dall’Imperatore d’Austria Leopoldo I e dal Re di Polonia Giovanni III inflissero alla Sublime Porta una rovinosa sconfitta, che fermò definitivamente le mire turche in Europa e che portò al lento ma inesorabile declino di Istanbul, che si vide poi due secoli dopo con l’indipendenza delle varie nazioni cristiane cadute sotto il suo giogo (Serbia, Bulgaria, Romania, Grecia…) e tre secoli dopo con la dissoluzione dell’Impero dopo le Guerre Balcaniche e la Grande Guerra; ma tale vittoria sarebbe stata impossibile senza la mediazione di Maria, aiuto dei cristiani, consolatrice degli afflitti e distruttrice del male: Innocenzo XI bandì un giubileo straordinario e indì pubbliche preghiere, e così fece il Beato Marco d’Aviano, che accanto all’opera diplomatica e pacificatrice delle potenze cristiane europee (tranne la solita Francia, da sempre bastiana contraria) compì un’opera devozionale profonda, con predicazioni, processioni e Messe votive per impetrare la protezione e la vittoria. All’alba di quel fatidico 12 settembre, con i turchi che assediavano le mura di Vienna, Padre Marco celebrò la Santa Messa del Nome di Maria; alla sera, l’esercito turco aveva perso 15mila uomini, a fronte degli appena 2mila cristiani, l’Europa cristiana era salva, e in ringraziamento perpetuo Innocenzo XI fissò nel messale la festa del Santissimo Nome di Maria.
Confermata da San Pio X, la data venne tuttavia tolta dal messale del Beato Paolo VI (e qui torniamo ai Papi con velleità di cambiamento del calendario), in maniera inspiegabile se non con l’intento di andare incontro – ma a che prezzo, e certo invano – verso i protestanti con la riforma liturgica; per trent’anni non più celebrata, la festa tornò improvvisamente di attualità con gli attentati di New York dell’11 settembre 2001, dove i terroristi islamici di Al Qaeda uccisero 3.000 persone, e San Giovanni Paolo II, il Papa mariano, volle ripristinare la festa, vedendo le nuove e urgenti minacce che premevano sul mondo e ascoltando i fedeli preoccupati e bisognosi di aiuto. E tale aiuto di chi poteva essere, se non di Maria Santissima? Nel Nome di Maria si sono fondate città, iniziate esplorazioni di terre, costruiti ospedali, fondati ordini religiosi, liberati schiavi; nel Nome di Maria, per i poteri a Lei conferiti da Suo Figlio Gesù, siamo liberati dalle angustie, dalle difficoltà, dalle inclinazioni peccaminose e cattive, e nel Suo Nome dolcissimo – come canta una bella canzone popolare – otteniamo da Lui, Figlio di Maria, il perdono dei peccati.
“Fidenti nel Nome Santo ed invincibile di Maria, avanziamo coraggiosi.” così disse il prode sovrano polacco Giovanni III, al comando dei suoi ussari alati, scendendo in battaglia e vincendo; anche noi possiamo e dobbiamo ricorrere al Nome di Maria nelle nostre battaglie quotidiane; e per finire questo articolo, credo sia cosa bella trascrivere la preghiera del Beato Marco d’Aviano da lui composta e letta quel fatidico 12 settembre 1683 dopo la celebrazione della Messa e prima della benedizione impartita a tutte le truppe cristiane:

“O grande Dio degli eserciti, guardaci prostrati qui ai piedi della tua maestà, per impetrarti il perdono delle nostre colpe. Sappiamo bene di aver meritato che gl’infedeli impugnino le armi per opprimerci, perché le iniquità, che ogni giorno commettiamo contro la tua bontà, hanno giustamente provocato la tua ira. O gran Dio, ti chiediamo il perdono dall’intimo dei nostri cuori; esecriamo il peccato, perché Tu lo aborrisci; siamo afflitti perché spesso abbiamo eccitato all’ira la tua somma bontà. Per amore di Te stesso, preferiamo mille volte morire piuttosto che commettere la minima azione che ti dispiaccia. Soccorrici con la tua grazia, o Signore, e non permettere che noi tuoi servi rompiamo il patto che soltanto con te abbiamo stipulato.
Abbi dunque pietà di noi, abbi pietà della tua Chiesa, per opprimere la quale già si preparano il furore e la forza degl’infedeli. Sebbene sia per nostra colpa ch’essi hanno invaso queste belle e cristiane regioni, e sebbene tutti questi mali che ci avvengono non siano altro che la conseguenza della nostra malizia, siici tuttavia propizio, o buon Dio, e non disprezzare l’opera delle tue mani. Ricordati che, per strapparci dalla servitù di satana, Tu hai donato tutto il tuo prezioso Sangue. Permetterai forse ch’esso venga calpestato dai piedi di questi cani? Permetterai forse che la fede, questa bella perla che cercasti con tanto zelo e che riscattasti con tanto dolore, venga gettata ai piedi di questi porci? Non dimenticare, o Signore, che se Tu permetterai che gl’infedeli prevalgano su di noi, essi bestemmieranno il tuo santo Nome e derideranno la tua potenza, ripetendo mille volte: “Dov’è il loro Dio, quel Dio che non ha potuto liberarli dalle nostre mani?” Non permettere, o Signore, che ti si rinfacci di aver permesso la furia dei lupi, proprio quando t’invocavamo nella nostra miserevole angoscia.
Viene a soccorrerci, o gran Dio delle battaglie! Se Tu sei a nostro favore, gli eserciti degl’infedeli non potranno nuocerci. Disperdi questa gente che ha voluto la guerra! Per quanto ci riguarda, noi non amiamo altro che essere in pace con Te, con noi stessi e col nostro prossimo. Rafforza con la tua grazia il tuo servo e nostro imperatore Leopoldo; rafforza l’animo del re di Polonia, del duca di Lotaringia, dei duchi di Baviera e di Sassonia, e anche di questo bell’esercito cristiano, che stanno per combattere per l’onore del tuo nome, per la difesa e la propagazione della tua santa Fede. Concedi ai principi e ai capi dell’esercito la fierezza di Giosué, la mira di Davide, la fortuna di Jefte, la costanza di Joab e la potenza di Salomone, tuoi soldati, affinché essi, incoraggiati dal tuo favore, rafforzati dal tuo Spirito, e resi invincibili dalla potenza del tuo braccio, distruggano e annientino i nemici comuni del nome cristiano, manifestando a tutto il mondo che hanno ricevuto da Te quella potenza che un tempo mostrasti in quei grandi condottieri. Fa’ dunque in modo, o Signore, che tutto cospiri per la tua gloria e onore, e anche per la salvezza delle anime nostre.
Te lo chiedo, o Signore, in nome dei tuoi soldati. Considera la loro fede: essi credono in Te, sperano tutto da Te, amano sinceramente Te con tutto il cuore. Te lo chiedo anche con quella santa benedizione, che io conferirò a loro da parte tua, sperando, per i meriti del tuo prezioso Sangue, nel quale ho posto tutta la mia fiducia, che Tu esaudirai la mia preghiera. Se la mia morte potesse essere utile o salutare, per ottenere il tuo favore per loro, ebbene te la offro fin d’ora, o mio Dio, in gradita offerta; se quindi dovrò morire, ne sarò contento. Libera dunque l’esercito cristiano dai mali che incombono; trattieni il braccio della tua ira sospeso su di noi, e fa’ capire ai nostri nemici che non c’è altro Dio all’infuori di Te, e che Tu solo hai il potere di concedere o negare la vittoria e il trionfo, quando ti piace. Come Mosé, estendo dunque le mie braccia per benedire i tuoi soldati; sostienili e appoggiali con la tua potenza, per la rovina dei nemici tuoi e nostri, e per la gloria del tuo Nome. Amen”


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02 settembre 2017

A Czestochowa il tricentenario dell’incoronazione della Madonna Nera


di Giorgio Enrico Cavallo

Ha avuto una storia travagliata; è stata sfigurata dagli eretici. Ma è ancora lì, a proteggere la Polonia e il mondo. È la Madonna di Czestochowa, della quale ricorrono i 300 anni della sua incoronazione. Incoronazione in grande stile e – squillino le trombe – riconosciuta una volta tanto dalla politica: il parlamento polacco nei mesi scorsi ha infatti approvato la risoluzione relativa a questo importante anniversario, di fatto riconoscendo ancora una volta la sovranità di Maria Vergine sulla Polonia.

Il Papa in un messaggio ai pellegrini, ha recentemente affermato: «Trecento anni fa il Papa concesse di porre le corone papali sull’immagine della Madonna di Jasna Gora, vostra Regina. È un grande onore avere per Madre una Regina, la stessa Regina degli Angeli e dei Santi, che regna gloriosa in cielo. Ma dà ancora più gioia sapere di avere per Regina una Madre, amare come Madre Colei che chiamate Signora. La sacra immagine mostra infatti che Maria non è una Regina distante che siede in trono, ma la Madre che abbraccia il Figlio e, con Lui, tutti noi suoi figli. È una Madre vera, con il volto segnato, una Madre che soffre perché prende davvero a cuore i problemi della nostra vita. È una Madre vicina, che non ci perde mai di vista; è una Madre tenera, che ci tiene per mano nel cammino di ogni giorno».

Oltre ad essere una Madre vicina e tenera, quella di Czestochowa è una Madre forte e potente, con una storia travagliata, dalla quale è uscita sempre vittoriosa. Giustamente, la Polonia e la Chiesa l’hanno costantemente onorata, come nel caso dell’importante tricentenario che cadrà l’8 settembre 2017: nel 1717, la sacra immagine veniva incoronata e decorata con le insegne papali, alla presenza di 200mila pellegrini. Per la prima volta, in nome del pontefice romano veniva incoronata un’immagine della Madonna oltre i confini italiani. 

Icona importantissima, secondo la tradizione fu realizzata addirittura da san Luca. Portato sulla collina di Jasna Gora dal principe Ladislao di Opole, nel 1430 il quadro venne sfigurato dai seguaci di Jan Hus nel 1430: a colpi di ascia, la soldataglia che aveva preso Czestochowa squarciò la tela in più punti: i tagli sono ancora evidenti, nonostante il restauro compiuto già all’epoca, con i mezzi del Quattrocento, quando l’arte del restauro come oggi la conosciamo era ancora ai suoi albori.

Il parlamento polacco, nel 1764, riconobbe pubblicamente il ruolo svolto dalla Madonna Nera, invocando la protezione dell’icona di Jasna Gora. Nei difficili anni della spartizione della Polonia e soprattutto durante la dura occupazione russo-sovietica, la Madonna sfregiata divenne immagine della patria sofferente: così, la preghiera alla Vergine Nera divenne anche un segno patriottico, una mirabile conversione di fede in Dio e di amore per la propria terra. Resta mirabile ed unico nella storia del Novecento l’atto compiuto dall’episcopato polacco il 3 maggio 1966, quando i vescovi consacrarono la Polonia a Maria. Il documento ufficiale venne inviato a Paolo VI, che lo definì «un’opera di devozione della più elevata misura». Erano gli anni del dominio sovietico ed ateo: una sfida politica nel nome di Maria, che evidentemente diede l’ispirazione ed il coraggio di compiere un altro atto straordinario e commovente: dopo la consacrazione della Polonia nel 1966, il 5 settembre 1971 i vescovi polacchi compirono un solenne atto di affidamento della Chiesa Universale e del mondo alla Madonna. L’atto venne ripetuto una seconda volta l’11 settembre, giorno della vittoria sui musulmani alle porte di Vienna nel 1683. Vittoria fondamentale a livello storico, e particolarmente cara ai polacchi, perché a sbaragliare i turchi ottomani fu il loro re, Giovanni III Sobieski.

Negli ultimi anni, il culto alla Madonna Nera si è ampliato sempre più, anche per la “promozione” fatta dal santo pontefice Giovanni Paolo II che, nel suo viaggio in Polonia nel 1979, rinnovò l’atto di affidamento di tutta la Chiesa alla Madonna.
Viene da pensare che, poiché i santuari non sono luoghi come gli altri, ma rappresentano sempre più delle ridotte nelle quali questa moderna umanità spiritualmente travagliata trova riparo e conforto, Czestochowa rientri in un piano della Madonna per la conversione dell’Europa. Volendo lasciarci suggestionare dalle date, è curioso che questa importante ricorrenza mariana cada proprio nell’anno di un altro fondamentale centenario: quello di Fatima. E di altri due centenari “negativi”: quello della rivoluzione russa – che tanta sofferenza portò ai popoli slavi – e della fondazione della moderna massoneria, avvenuta anch’essa nel 1717. Due nemici – il comunismo e la massoneria – che la Madonna ha combattuto e continuerà a combattere.

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19 febbraio 2017

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: la Madonna dei Miracoli (Parte XXIX)


di Alfredo Incollingo

Il Tevere ha rappresentato una risorsa, ma anche un flagello per Roma. Grazie all'imponente corso fluviale la piccola comunità di pastori e di agricoltori è diventata la “città – mondo” che ha civilizzato l'occidente. Quando le piogge imperversavano e la corrente tiberina aumentava di netto il suo vigore, le acque esondavano dal letto del fiume per invadere la pianura circostante, devastando l'agglomerato urbano che era sorto lungo i suoi argini. Per secoli il Tevere ha tenuto sotto scacco la città, meglio di qualsiasi esercito nemico. I Lanzichenecchi al contrario erano dei principianti! Solo la Grazia divina poteva frenare l'irruenza tiberina e gli uomini si appellavano a Dio per ottenere il soccorso.

Il 20 giugno 1325 il Tevere esondò seminando panico e sofferenza nei rioni. Un bambino, caduto nelle acque fangose, invocava l'aiuto materno e delle persone che attonite lo guardavano. Nessuno osava tuffarsi per salvare il piccolo. La madre disperata si inginocchio a pregare l'immagine di una Madonna che era dipinta su un muro lungo il Tevere. Il miracolo avvenne e per l'intercessione di Maria il bambino si salvò. Si riconobbe l'evento sovrannaturale e i romani, colmi di gioia e di fede, edificarono nei pressi del fiume una cappella votiva dove venne conservata la sacra icona. Da allora quell'anonima immagine mariana venne battezzata Madonna dei Miracoli. Nel cinquecento i papi diedero avvio ad un ampio progetto di riqualificazione urbana di Roma. La cappella venne abbattuta ma l'icona venne preventivamente salvata dalla demolizione: ancora oggi è possibile ammirarla nella chiesa di San Giacomo in Augusta.

Nel 1661 papa Alessandro VII, volendo ristrutturare Piazza del Popolo, dispose la costruzione di due chiese gemelle all'imbocco di Via del Corso: Santa Maria in Montesanto e Santa Maria dei Miracoli. Quest'ultima venne intitolata alla Madonna dei Miracoli, probabilmente come atto di devozione verso la Madre di Dio e di tutti noi, che da sempre ha soccorso il popolo romano. Al suo interno non si troverà l'icona originale, ma una copia, presso al quale è comunque possibile accostarsi per pregare.
Il viaggio continua.

 

16 dicembre 2016

Sulle orme della Vergine Maria: un cammino di perfezione


di Alfredo Incollingo

L'Io è probabilmente la parola più usata e abusata oggi. Qualsiasi discorso morale, politico e spirituale verte intorno al soggetto, astratto e assoluto. La modernità è un ripiego su se stessi, è egoismo e inutile chiacchiericcio. Siamo abituati ormai a sentire di “ricerca dell'Io”, di “perfezionamento” e di “bisogno del Sé”. Il mercato dell'egocentrismo offre prodotti e ricette per ritrovare l'Io ramingo.
Non servono corsi di filosofia orientale o dottrine new age per migliorarsi, basta un Rosario! La Vergine Maria è la nostra madre celeste e ha in sé tutte le perfezioni e le virtù immaginabili. Lo scrittore cattolico Isidoro D'Anna, che ci delizia continuamente con i suoi saggi, ci racconta ne “La via della purezza: per essere veri figli di Maria”  la devozione all'Immacolata che ha lasciato in lui tracce indelebili. La devozione mariana è un concentrato di virtù, di fede, di carità e di speranza che ristora lo spirito e il corpo. Nessun santone è capace di messere amabile e misericordioso come l'Immacolata. Il libro di D'Anna ci fornisce tanti spunti di riflessione sulla devozione mariana attraverso un cammino di scoperta delle Sue qualità: sono toccasana per tutti e per meglio vivere cristianamente la nostra vita.
Di fronte ad un mondo dissacratore e osceno solo la Vergine può indicare la strada per ritrovare la retta via e guarire dai mali odierni. Così potremmo capire che non siamo soli, ma tutti Figli di Maria e fratelli. Ritroveremo così la nostra cristiana dimensione individuale e il Suo cuore, pregno di carità e amore, ci aiuta ad aprirsi alla vita e all'altro.
 

08 dicembre 2016

La Dolce e Vergine Maria: la Salvezza nell'Immacolata Concezione!



di Alfredo Incollingo

L'8 dicembre 1854 papa Pio IX proclamò il dogma dell'Immacolata Concezione con la bolla Ineffabilis Deus. Si racconta che un fascio di luce solare penetrò il cielo plumbeo e avvolse completamente il pontefice che si affacciava su Piazza San Pietro dal balcone centrale della basilica. Pio IX pianse di gioia perché sapeva che quel fenomeno naturale non era casuale: in quel modo la Vergine e Immacolata Maria lo benediva con la sua luce divina. Quel cielo plumbeo preannunciava i tempi difficili che la Chiesa Cattolica avrebbe dovuto sopportare, ma quel fascio luminoso rammentava agli uomini e al papa che Lei non ci avrebbe mai abbandonati alla disperazione. Così fu e a Lourdes (1858) apparve a Bernadette affidandole il suo messaggio di pace e di misericordia e chiedendo in cambio la conversione dell'umanità. Gli uomini recepirono il messaggio mariano e invocarono Maria nei momenti più bui della storia umana, come in Russia e nel Messico.
Maria era nata da Sant'Anna e San Gioacchino senza peccato perché era stata predestinata a concepire il Figlio di Dio. Duns Scoto lo aveva capito, dopo secoli di dibattito esegetico e teologico per comprendere questa verità di fede, sempre sostenuta dal popolo fedele. L'8 dicembre non è una ricorrenza casuale, ma ha per il cattolico un alto valore sacrale: non si potrebbe mai comprendere la nascita di Gesù il 25 dicembre senza contemplare la purezza della Vergine Maria.
Dio aveva scelto di incarnarsi per salvare i Suoi figli, assumendo la natura umana, ovvero il concepimento uterino: il Signore non poteva generare il Figlio nel peccato originale e quindi a Lei fu riservato di partecipare alla purezza divina. L'Incarnazione nel seno della Vergine Maria ha riscattato la donna e l'umanità tutta dalla colpa di Eva e dei nostri progenitori: badiamo bene non solo dal peccato originale, ma anche dalla cattiva nomea che il genere femminile ha nella tradizione ebraica. La donna è impura, durante il ciclo mestruale, per esempio; con Cristo e con Maria la donna è riabilitata e diviene partecipe della Salvezza. La donna, come l'uomo, ha la missione di educare i figli alla fede cristiana, come Maria e Giuseppe allevarono il Figlio di Dio. La maternità, da fattore marginale, divenne il fulcro della comunità cristiana: la famiglia, che provvede a questo compito, è il pilastro naturale di una società sana e forte. La donna partecipa in questo modo alla Salvezza, come moglie, madre o consacrata a Dio: non è inferiore, ma gode della stessa dignità dell'uomo e a lei è affidato il compito di educare la prole e di gestire la famiglia; questo vuol dire che ha una responsabilità maggiore nella formazione delle future generazioni. Mentre San Giuseppe provvedeva materialmente al sostentamento della Sacra Famiglia, Maria accudiva un figlio tanto speciale. Chi vuole conoscere la maternità non può non contemplare un dipinto della Madonna con il Bambino o recitare un Rosario: solo così sarà possibile rendersi partecipi delle sue virtù e della sue qualità. Misericordia, amore, carità e fede sono i doni che la Madonna ci regala ammirandola: un cammino di perfezione morale non può non condurre e partire da Maria.
Siamo grati a Lei per aver concepito Gesù e per averlo cresciuto; Gli è rimasta accanto fino alla Crocifissione, mostrandosi come madre e donna fedele, tenace e compassionevole. L'8 dicembre, in preparazione del Santo Natale, andiamo in chiesa e lasciamo stare per un attimo i nostri impegni. Recitiamo un Rosario o qualche Ave Maria: rendiamo grazie a Maria che, senza saperlo spesso, ci assiste dal Cielo, perché Lei è Madre nostra!

 

19 novembre 2016

Santa Matilde di Hackeborn, la mistica dell'Ave Maria e del Sacro Cuore di Gesù

di Alfredo Incollingo
 
In questi tempi così tetri la Vergine Maria ci viene in aiuto. “Come?”, dirà lo scettico. La risposta per un credente è scontata: pregandoLa e seguendo le Sue raccomandazione, che ha lasciato ai tanti veggenti (sia donne che uomini) scelti come tramite tra Dio e gli uomini. La Madonna è apparsa nei momenti più bui della storia, o quanto meno nei decenni più difficili con guerre, ideologie disumane e tanta miseria. A Fatima, a Lourdes o a Loreto l'Immacolata ha rischiarato l'umanità con la sua luce divina e con il suo viso materno ha assicurato la misericordia per i meritevoli.
Forse pochi conoscono Santa Matilde di Hackeborn, una santa veggente tedesca, il cui messaggio ci testimonia l'attenzione che Maria ha per i suoi figli. A Matilde la Vergine ha chiesto di recitare ogni giorno tre Ave Maria in onore della Trinità per ottenere il soccorso. Accogliamo questo invito se vogliamo veramente affidarci al Suo aiuto.

La santa nacque in Germania, nella regione della Sassonia, nel 1240, in una nobile famiglia che la destinò ad un convento benedettino a Helfta per essere lì educata. Non fu una scelta forzata perché fu la piccola a esprimere questo desiderio, andando a trovare la sorella che lì era badessa. L'amore per la contemplazione e per il chiostro si concretizzò nella decisione di diventare suora. Adempì ai suoi doveri con grande zelo, si mostrò caritatevole e umile nei confronti di tutti, specie con i poveri. Divenne un'apprezzata consigliera spirituale e l'incontro decisivo per la sua vita religiosa avvenne durante un colloquio con una giovane consacrata. Il suo nome era Gertrude e la bambina aveva un animo carismatico e mistico molto vicino alla santa. Tra le due nacque una grande affinità e questa comunione si consolidò durante le visioni mistiche di Matilde, quando la santa le dettava i racconti dei suoi incontri divini. Da questi resoconti nacque uno dei libri di mistica più noto del medioevo il “Libro della Grazia speciale”. 

Matilde ebbe diversi colloqui con Maria che le diedero modo di vincere la sofferenza fisica e le distrazioni del mondo. I messaggi mariani erano invocazioni affinché si pregasse per le anime afflitte del Purgatorio e per coloro che sulla Terra si trovano in condizioni disagiate. Sappiamo che avvertì più volte nella sua vita momenti di smarrimento spirituale e di dolore che furono alleviati se non guariti dalle lodi al Dio. In Matilde si manifesta fin da subito la devozione al Sacro Cuore di Gesù, perché nei momenti di dolore fisico sperimentavo la sofferenza del Signore sulla Croce, ricevendone speciali grazie. La sua fedele Geltrude (che sarà conosciuta come Santa Gertrude la Grande) era sempre accanto a lei in quei momenti e non perdeva una parola della sua maestra di fede. Negli ultimi tempi Santa Matilde pregava Maria affinché la aiutasse nel ritornare a Dio e Lei le chiese in cambio di pregare tre volte l'Ave Maria al giorno, in onore della Trinità. Nei momenti di confusione, di tensione e di malinconia sappiamo che una Madre speciale ci assiste e preghiamola con tre recite orazioni mariane. La Sua misericordia scenderà su di noi dandoci conforto e la forza necessaria per andare avanti. Nel Martirologio Romano la si ricorda il 19 novembre, data in cuì nacque al cielo nel 1298.
 

07 ottobre 2016

Il dogma dell'Assunzione di Maria Vergine: un prontuario sulla sua attualità


di Alfredo Incollingo

Quando si parla di fede, di dogmi e di tradizione cristiana è consigliabile la chiarezza: più si è cristallini nella spiegazione, più si avrà modo di raccontare la nostra devozione. Soprattutto si potrà ribattere alle accuse di laicisti e non credenti in generale che, pur criticando con parole infondate, sono certi che i loro interlocutori cattolici non sapranno smentire ciò che dicono. Il perché è scontato purtroppo: troppi fedeli ignorano le basi della dogmatica cattolica. Avulsi da qualsiasi contesto teologico e ignorando anche i rudimenti di questa disciplina non saranno mai in grado di spiegare in cosa credono e di dimostrare l'infondatezza delle accuse laiciste. Attenzione però: la fede cristiana non è puro intellettualismo, ma essa si basa su una tradizione che va compresa e incorporata. Eccoci quindi giunti al problema: il fedele medio non ha le conoscenze sufficienti per esplicitare la sua fede e il Magistero. Non potrà giovargli la lettura di testi teologici perché capirà ben poco di filosofia e di esegesi. Per questo sono molto letti e molto apprezzati i prontuari sulla dottrina cattolica che nella loro brevità (che non inficia l'argomentazione, capace di esplicitare i temi e una efficacie spiegazione) sanno illuminare ampi settori del cattolicesimo, come la dogmatica.
I laicisti più forsennati se la prendono molte volte proprio con i dogmi cattolici, perché li si ritiene astratti e addirittura privi di riferimenti scritturali (gli atei alle volte sono peggio dei protestanti). La Vergine Maria è l'oggetto principale di queste invettive: è definita in tanti modi, lusinghieri o meno, e vi è troppa confusione, per cui non è semplice comprendere cos'è il culto mariano e quali sviluppi ha avuto nel corso dei secoli. Ancora più difficile è conoscere le fondamenta scritturali e teologiche che sono alla base dei dogmi mariani, come l'Assunzione di Maria in Cielo.
In nostro aiuto vi è un pamphlet molto interessante ed esaustivo, “Il dogma dell'Assunzione di Maria spiegato a tutti” (è disponibile l'ebook su www.leolibri.it), di Davide Lovat. Il suo curriculum culturale è ricco e impressionante, e ciò spiega la familiarità con la materia religiosa e la professionalità insita nella sua trattazione: è dottore in scienze politiche a indirizzo storico (titolo conseguito presso l'ateneo di Padova col Professore Emerito Franco Todescan con una tesi d'eccellenza in filosofia sul diritto naturale in Tommaso d'Aquino) e in scienze religiose (presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose a Vicenza); è docente di religione nei licei, giornalista pubblicista e saggista.
Il titolo dell'opera riassume gli scopi del prontuario, ovvero spiegare ai suoi lettori che cosa sia questo “enigmatico” dogma dell'Assunzione di Maria. Non si tratta naturalmente di un testo d'alta teologia né di una dissertazione. Lovat ha intenzionalmente scritto un'opera che fosse rivolta a tutti, specialisti e profani di teologia, perché la fede cattolica deve essere accessibile a tutti e non solo a pochi. Lo ricordiamo, il cattolicesimo non è intellettualismo, ma una fede “ragionata” è più salda e certa di una invece formale e misconosciuta.
Il lavoro di Lovat analizza la storia e le ragioni teologiche e scritturali del dogmi; non lascia in sospeso nessuna questione e chiarisce tutti i possibili dubbi che si sono avuti intorno all'Assunzione. Non si deve solo chiarire chi è Maria e il suo ruolo nella Chiesa Cattolica, perché la dogmatica solleva anche possibili interrogativi sul dogma stesso. Lovat lo sa e parte dai concetti basilari (lo stato del dogma, per esempio) per giungere poi a spiegare perché oggi l'Assunzione è da considerarsi di grande attualità. Non si limita certamente solo alla storia e alla teologia, ma spazia anche all'esegesi (per i più attenti alle Scritture) e alla riflessione sullo stato presente della Chiesa e del culto mariano. Di fronte ad un cattolicesimo che rischia di “protestantizzarsi” è indispensabile ribadire il nostro amore per Maria. Possiamo alla fine trarre molte conclusioni e comprendere come la Chiesa Cattolica sia in constante movimento pur ferma nella verità. La proclamazione dell'Assunzione il 1° novembre 1950 con Pio XII (con l'enciclica “Munificentissimus Deus”) è il frutto di una riflessione secolare su Maria che è giunta, tra alti e bassi, a sancire finalmente chi fosse l'Immacolata. La verità vince anche la retorica di certi teologi.
Leggere Lovat è un grande piacere perché la sua fede lo spinge alla carità, che non vuol dire solo dare da mangiare agli indigenti, ma anche aiutare i fratelli e le sorelle ad amare ancor di più la Vergine e capire perché noi cattolici la consideriamo nostra madre e Madre di Dio e non una concubina o una semplice donna (come ritengono purtroppo oggi molti cattolici).

 

10 settembre 2016

San Nicola da Tolentino, il santo pio di Maria


di Alfredo Incollingo

Potrebbe sembrare strana e melodica questa affermazione su San Nicola da Tolentino: santo pio di Maria. Santo e pio lo fu certamente: di lui si ricordano le lunghe ore di preghiera, il digiuno severo e l'assistenza ai poveri. Possiamo aggiungere che fu umile, sempre parco e amante della povertà, spirituale prima e materiale dopo, donando ciò che aveva agli indigenti. Infine fu devoto alla Vergine Maria e si narra che vide un gruppo di angeli trasportare la Santa Casa a Loreto il 10 dicembre del 1294.
La vita di San Nicola è segnata fin da subito dalla presenza di Dio. I genitori erano pii cristiani, ma troppo anziani per avere un figlio e le loro incessanti preghiere alla fine furono esaudite. Un angelo in sogno avvertì la coppia di recarsi in pellegrinaggio a Bari, sulla tomba di San Nicola, per veder esaudite le proprie richieste. Miracolosamente, dopo il ritorno, ebbero un figlio che chiamarono Nicola per ringraziare il santo barese dell'intercessione. Nacque a Sant'Angelo in Pontano, nelle Marche, nel 1245, dove rimase fino a quando entrò nell'Ordine degli Eremitani di Sant'Agostino. Dalla tenera età mostrò una spiccata vocazione religiosa, sempre sostenuta dai genitori, e ancora giovane divenne canonico della chiesa locale per meriti scolastici.
Fu durante un servizio religioso che ebbe il sentore di dover abbandonare le cose terrene e diventare eremita. Un agostiniano, recitando la sua omelia, ricordò come la concupiscenza è padrona di questo mondo. Nicola non se lo fece ripetere due volte e, con l'approvazione dei genitori, entrò nell'ordine eremitico di Sant'Agostino.
Dopo aver lasciato Sant'Angelo Nicola fu ospitato in diversi monasteri marchigiani prima di fermarsi a Tolentino, nei pressi di Macerata, dove rimase fino alla sua morte avvenuta il 10 settembre del 1305. Nessuno aveva dubbi sulla sua santità e i fedeli lo riconobbero santo ancora prima che fosse canonizzato.
Fu un uomo pio, fin troppo severo con se stesso, sempre in penitenza e subendo le peggiori sofferenze pur di espiare le sue colpe. Altrettanto energica fu la sua opera di carità. Colpito da una grave malattia, ebbe in sogno la visione della Vergine Maria che gli disse di mangiare del pane intinto d'acqua per guarire per sua intercessione. Così accadde il miracolo, e San Nicola prese l'abitudine di sfamare gli infermi con del pane benedetto, raccomandando loro di aver fede in Gesù e Maria per esser guariti. Nacque così l'usanza dei “panini benedetti” che ancora oggi l'ordine agostiniano si accinge a donare seguendo un rito particolare, secondo il volere di San Nicola.

 

14 agosto 2016

San Massimiliano Kolbe: il sacrificio per Amore


di Giuliano Guzzo

La passione per il giornalismo e la preghiera, la devozione religiosa e missioni ovunque. C’è stato molto, anzi moltissimo nella vita di san Massimiliano Kolbe (1894-1941), di cui oggi ricordiamo la morte. Francescano conventuale, questo figlio di Polonia non ebbe certo una vita noiosa: entrò ancora molto giovane, tredicenne, nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali in Leopoli, nel 1922 curò insieme ad altri la pubblicazione del Rycerz Niepokalanej (Cavaliere dell’Immacolata), un mensile, e pochi anni dopo, nel 1927, diede vita ad una singolare “città”, che chiamò Niepokalanow (Città dell’Immacolata) e dove, accanto alla vita religiosa consacrata a Maria, venivano promosse le più svariate espressioni di apostolato: dalla stampa alla radio, dal cinema all’aeroplano; inoltre poi viaggiò molto, dal Giappone all’India.

Ci sarebbe davvero molto da dire, insomma, sull’intensa ed appassionata esistenza di padre Kolbe. Eppure il culmine del suo viaggio terreno si verificò indubbiamente là, nel campo di concentramento di Auschwitz dove, a partire dal maggio del 1941, si trovava dopo essere stato arrestato per la seconda volta dai nazisti (era stato rimesso in libertà nel dicembre del ’39, dopo un primo arresto seguito da due mesi di prigionia). Un luogo infernale dunque, che avrebbe azzerato l’ottimismo di chiunque ma che, incredibilmente, non spense la speranza del frate il quale trovò pure, laggiù, la forza di scrivere ricordando alla madre che «Dio c’è in ogni luogo e con grande amore pensa a tutto e a tutti». Già questo dovrebbe bastare a comprendere la notevole statura del francescano. L’apice della sua grandezza, però, doveva ancora emergere.

Ed emerse di lì a poco, precisamente quando, dopo la fuga di un detenuto, i nazisti presero dieci prigionieri per spedirli nel “bunker della fame” e padre Kolbe si offrì al posto di uno di loro che, piangendo, disse di avere una famiglia. Senza acqua né cibo per quindici giorni, molti morirono ma il frate, coi superstiti, tenne duro cantando e pregando la Madonna. E quando, increduli, gli uomini delle SS decisero di eliminarlo iniettandogli acido fenico, costui fissò il medico nazista e, prima di spirare col nome di Maria sulle labbra, gli disse: «Lei non ha capito nulla della vita…l’odio non serve a niente. Solo l’Amore crea!». Aveva ragione: quasi nulla sappiamo dei suoi carnefici, mentre oggi, settantaquattro anni dopo quel 14 agosto 1941, padre Kolbe è santo. L’odio con cui venne eliminato s’è disperso come cenere nelle periferie della storia, lui vive. Di più: giganteggia e illumina chiunque venga a conoscenza del suo sacrificio.