20 marzo 2026

Controrivoluzionari per il SI/ Terza puntata. Contro la rivoluzione antropologica. Per liberare la società italiana. Per liberare anche la Chiesa.



 di Paolo Maria Filipazzi

  1. Magistratura Democratica. Marx in toga da magistrato

Nata nel 1964, Magistratura democratica è, senza mezzi termini, la corrente contigua al Partito Comunista Italiano. Fine.

Il fine di tale corrente è il perseguimento della lotta di classe tramite l’esercizio della giurisdizione. Sono i membri di Magistratura democratica che danno origine al fenomeno della “giurisprudenza creativa”, che innova il diritto scavalcando il legislatore con pronunce praeter legem (oltre la legge) che introducono istituti e riconoscono diritti non previsti dalla legge, quando non addirittura contra legem (contro la legge), che, fingendo di interpretare le norme, in realtà le disattendono, disapplicandole palesemente o addirittura introducendo per via giurisprudenziale norme in contrasto con quelle fissate nelle leggi approvate dal Parlamento e promulgate dal Presidente della Repubblica.

Si tratta di una vera e propria opera di pressione, da parte di coloro che per definizione dovrebbero essere soggetti soltanto alla legge, sul legislatore, il cui operato viene, da un lato, forzato per svolgersi nella direzione pretesa dai magistrati, dall’altro, reso inefficace dalle pronunce degli stessi qualora questo produca norme in contrasto con la loro agenda.

Con questa tecnica, in un primo momento, viene completamente ridisegnato il diritto del lavoro e sindacale.

Poi, nel 1989, il Muro di Berlino cade.

 

  1. Il Muro è caduto. La Rivoluzione continua.

La caduta del comunismo porta ad una mutazione della sinistra occidentale che dal collettivismo passa al perseguimento dell’ individualismo radicale di massa.

I magistrati politicizzati mantengono il loro schema di azione e la loro “giurisprudenza creativa” si orienta verso una nuova agenda, che consiste nel riorganizzare radicalmente la società italiana sradicandola da quello che da sempre ne è stato il paradigma antropologico, fondato su valori culturali che originano dalla fede cattolica.

E’ attualità stringente l’opera creativa, iniziata addirittura nel 2007, a riguardo del tema del “fine vita”, con cui si sono surrettiziamente inseriti nell’ordinamento nuovi canoni normativi che hanno eroso fino a farlo quasi sparire il principio dell’indisponibilità della vita umana, esercitando una pressione sul Parlamento per legiferare nel senso voluto.

Ormai dal 2014, grazie a ripetute pronunce di svariati tribunali, è possibile iscrivere neonati all’anagrafe come figli di due persone dello stesso sesso, cosa che però la legge continua a non consentire… Se per quello, è stato permesso a donne di ricorrere alla PMA utilizzando il seme congelato del marito defunto… La RU 486 è diventata come un’ aspirina grazie alle pronunce dei magistrati, eludendo la stessa legge 194, ai sensi della quale una simile pratica non è comunque concessa… Non parliamo poi della giurisprudenza che ha di fatto disinnescato ogni norma volta al contrasto dell’immigrazione illegale. E potremmo andare avanti ancora a lungo (a tal proposito, rimandiamo al volume (In)giustizia “creativa” e trasformazione antropologica  di Domenico Menorello e Maurizio Sacconi, uscito nel febbraio di quest’ anno, proprio in vista del referendum).

Questa operazione costante non ha semplicemente modificato il diritto: ha, come detto, rifondato la società italiana e il suo modello di riferimento, portando avanti molto più della politica quel processo di scristianizzazione che grandi pensatori cattolici, da Joseph de Maistre ad Augusto Del Noce, hanno chiamato “rivoluzione”.

La fine del sistema delle correnti sarebbe un colpo durissimo alla “giurisprudenza creativa”. Ovviamente, non ci si deve illudere che, in caso di vittoria del SI, il 24 marzo 2026 l’Italia tornerà in un colpo quella di prima. Tuttavia un ingranaggio fondamentale, il più efficace in assoluto, della macchina rivoluzionaria si inizierebbe ad inceppare.

Ecco perché è importante che i cattolici, coscienti fino in fondo della posta in gioco, votino consapevolmente SI.

Peccato che nelle parrocchie si stia facendo propaganda per il NO…

E qui il discorso va al di là del diritto. Andiamo, quindi, fino alla feccia dell’amaro calice…

 

  1. La vittoria del SI: il colpo al cuore dei “poteri forti”

Il 10 agosto 1994 Pinuccio Tatarella, intervistato da La Stampa, denunciava l’esistenza di “poteri forti” che non intendevano solo influenzare lo Stato, ma puntavano a diventare lo Stato. E li elencava: a Corte Costituzionale, il Csm, Mediobanca, i servizi segreti, la Massoneria, l’Opus Dei, Bankitalia, i gruppi editoriali con le loro intese, la grande industria privata. 

Questo blocco di potere (al cui servizio troviamo anche il mondo della scuola e dell’ università, quello della cultura, quello dello spettacolo e avente il proprio braccio politico nella sinistra) non è mai stato scardinato e da decenni contrasta e vanifica ogni tentativo di cambiamento in Italia. Nella scorsa puntata parlavamo di un sistema di potere autoreferenziale che lotta per la sopravvivenza. Non si tratta solo del potere interno alla magistratura. Si tratta di questo intero blocco, che grazie al controllo sul CSM e, quindi, sull’ intera magistratura, è sempre stato inscalfibile. 

Capiamo ora, l’enorme importanza del voto di domenica e lunedì prossimi: la vittoria del SI sarebbe un colpo durissimo, il primo mai assestato, al sistema di potere che da sempre tiene la società italiana sotto sequestro.

 

  1. Un SI per liberare la Chiesa italiana.

Capiamo anche, più che mai, il perché i vescovi si siano in gran parte schierati per il NO: sono parte integrante e fondamentale di questo sistema di potere. Il “dialogo” con i comunisti a partire dal Concilio Vaticano II ha aperto la strada alla trasformazione, dopo Tangentopoli, del collateralismo con la DC in quello prima con l’ Ulivo di Prodi e poi con il PD.

I vescovi sono ormai burocrati impegnati nella conservazione e difesa di uno status quo che li vede come parte integrante. Del resto, il business dell’ immigrazione rende i preti fondamentali per questo sistema e rende fondamentale per i preti farne parte. 

Poco male che questo sistema stia sradicando la società italiana dal modello culturale fondato sulla morale cattolica: la cultura del “dialogo” che ha prevalso in casa cattolica ha impegnato in massa il clero non nell’ evangelizzazione ma nell’ autodemolizione (copyright di San Paolo VI). Capiamo ora perché la vittoria del SI sarebbe una botta dolorosissima per l’establishment clericale. Ma chiamiamo anche come tale botta potrebbe essere l’inizio dell’ affrancamento della Chiesa cattolica in Italia da logiche di potere e collusione che l’hanno portata a tradire se stessa e a perdere l’amore degli italiani.

 

  1. Conclusione

Re Theoden direbbe che la grande battaglia del nostro tempo, in cui molte cose svaniranno, si svolgerà il 22 e 23 marzo 2026 nelle urne. Per la nostra generazione, la battaglia dei campi del Pelennor è questa. 

“Cavalcate per la rovina e la fine del mondo!!!”.

 

18 marzo 2026

Controrivoluzionari per il SI/ Seconda puntata. Per la libertà della magistratura.

 




Di Paolo Maria Filipazzi 

5 - Del CSM e del mandarinato 

Il Consiglio superiore della magistratura è un organo di alta amministrazione deputato al governo autonomo della magistratura. Il concetto di governo autonomo sta ad indicare che tutte le decisioni sulla carriera di un magistrato (assunzioni, trasferimenti, valutazioni di professionalità, avanzamenti di carriera etc.) devono essere prese da un altro magistrato. Nulla di meno, nulla di più.

Nell’attuale assetto il Csm è composto da trenta membri elettivi e tre di diritto. I membri elettivi si dividono tra venti membri “togati”, vale a dire magistrati eletti da altri magistrati, e per la precisione tredici giudici, cinque pubblici ministeri e due magistrati di cassazione, e dieci “laici”, vale a dire non magistrati, eletti dal parlamento in seduta comune fra professori di diritto e avvocati con almeno quindici anni di professione all’attivo. Membri di diritto sono il primo presidente della Corte di Cassazione, il procuratore generale presso la Corte di Cassazione e il presidente della Repubblica, quest’ultimo presidente del Csm stesso.

Già in seno all’ Assemblea Costituente erano sorte perplessità circa questo assetto, ben riassunte dall’ espressione dell’onorevole Giovanni Persico, demolaburista e poi saragatiano, che aveva paventato la trasformazione dell’ organo in un mandarinato (nell’antica Cina, i mandarini erano personaggi aventi un potere non soggetto a limitazioni e controllo). Ebbene, è accaduto. Ma come è stato possibile?

6 - Dell’ ANM ovvero del controllo di un soggetto privato su di un organo di rilevanza costituzionale.

L’ Associazione Nazionale Magistrati è un’ associazione privata, al pari di una bocciofila o di una pro loco. Al suo interno è suddivisa in sotto- associazioni, le “correnti”, ognuna con una precisa impostazione ideologia. Per farla breve, si tratta di movimenti politici formati da magistrati.

Questi movimenti non si limitano a concorrere fra loro nelle elezioni interne per gli organi statutari dell’ ANM: sono gli stessi soggetti che presentano i propri candidati alle elezioni per il CSM.

In tal modo il CSM è da sempre soggetto al controllo delle correnti e, in definitiva, dell’ ANM. Questo porta a storture sistematiche sia nelle dinamiche su nomine, promozioni e spostamenti, che di fatto rispondono a criteri di lottizzazione che rispecchiano gli equilibri correntizi in seno al CSM, sia nelle dinamiche dei procedimenti disciplinari, dove l’incolpato verrà giudicato da un collegio alla cui elezione ha partecipato e del cui operato, da elettore, sarà chiamato ad esprimere un giudizio. Il problema del non funzionamento dei procedimenti disciplinari origina da qui.

E’ il motivo per cui, nonostante l’adesione dei magistrati all’ ANM non sia obbligatoria, di fatto, vi aderisce quasi la totalità dei magistrati: chi non è protetto dall’ appartenenza correntizia, è di fatto escluso ed emarginato.

Si va, però, oltre a questo: il CSM, esondando dalle proprie prerogative costituzionali, si è di fatto autoconferito un ruolo di organo di rappresentanza politica, trasformando il concetto di governo autonomo in quello di autogoverno. Questo lo porta a interferire costantemente nel dibattito pubblico prendendo posizione anche riguardo ai disegni di legge in discussione. La legge, in effetti, prevede che il CSM possa essere chiamato ad esprimere pareri su disegni di legge su richiesta del Ministro di Grazia e Giustizia, limitatamente al tema posto dal ministro stesso. Non è questo che avviene: il CSM si esprime costantemente senza che nessuno lo abbia formalmente richiesto e con pareri che non hanno carattere giuridico o tecnico, ma politico.

Sull’azione politica delle procure non crediamo che sia il caso di soffermarsi. Se ne è parlato fino alla nausea e tutti da trentaquattro anni conosciamo questa realtà.

Ecco, allora, dove sta la radice dell’ intervento massiccio dell’ ANM nella campagna referendaria. Il vero problema, il cuore della battaglia, sta nell’introduzione del sorteggio come criterio di selezione dei membri in luogo dell’elezione.

7 - Sorteggio per la libertà

La riforma per cui saremo chiamati a votare prevede che entrambi i due CSM saranno composti da una quota di membri sorteggiati, due terzi dei quali composti da “togati”sorteggiati fra i magistrati e un terzo da “laici”, sorteggiati in una lista predisposta dal parlamento in seduta comune fra professori di diritto e avvocati con almeno quindici anni di attività. A questi si aggiungeranno due membri di diritto: il presidente della repubblica, che presiederà entrambi, il primo presidente della Corte di Cassazione per il CSM giudicante e il procuratore generale presso la Corte di Cassazione per il CSM requirente

L’ Alta Corte sarà composta da sedici membri: nove togati, sorteggiati fra magistrati con almeno venti anni di attività e che abbiano esercitato funzioni di legittimità, e sei laici, con gli stessi requisiti previsti per i membri del CSM, di cui tre nominati dal presidente della repubblica e tre sorteggiati in una lista predisposta dal parlamento in seduta comune.

In sintesi: la riforma è pensata per porre fine al dominio delle correnti e al controllo di un soggetto privato su di un organo di rilevanza costituzionale. Sarebbe la fine del potere dei mandarini.

Ecco il motivo dell’ intervento massiccio dell’ ANM nella campagna referendaria: un sistema di potere autoreferenziale sta lottando per la propria sopravvivenza.

Ed ecco un altro motivo per cui è necessario votare SI.

8 - Continua

Proprio al tema decisivo della lotta alle correnti e alla politicizzazione della magistratura è legato il motivo più segnatamente cattolico per votare SI. Un motivo che ha un nome e un cognome: Magistratura Democratica.

Di questo, però, parleremo ne

lla prossima puntata.


 

16 marzo 2026

Controrivoluzionari per il SI/ Prima puntata. Per i vostri diritti

di Paolo Maria Filipazzi

Siamo ormai all’ultima settimana prima della fatidica data del 22 e 23 marzo 2026, nella quale si voterà per il referendum confermativo della riforma al Titolo IV della seconda parte della Costituzione, quella che riguarda la magistratura.

Con questa esposizione a puntate ci riproponiamo di spiegare perché, da un punto di vista cattolico e controrivoluzionario, la vittoria del SI è un obiettivo da perseguire con la massima urgenza.

  1. Il merito della riforma

Innanzitutto il merito.

La legge costituzionale che gli elettori sono chiamati a confermare o respingere modifica sostanzialmente due articoli, il 104 e il 105, e marginalmente altri sette, di cui si limita però a “limare” il testo per raccordarlo con le novità introdotte nei due articoli di cui sopra.

Le novità sono tre: 1) la distinzione della magistratura in magistratura requirente e giudicante e la contestuale introduzione di due distinti consigli superiori della magistratura; 2) l’istituzione di un nuovo organo, l’Alta Corte, cui verrà demandata la funzione disciplinare sui magistrati, oggi esercitata da un’apposita sezione del Csm; 3) l’individuazione del sorteggio come metodo di scelta dei membri dei due Csm e dell’ Alta Corte.

  1. La separazione delle carriere. Un evento a lungo atteso…

Nel 1930, in pieno ventennio fascista, entra in vigore in Italia il codice di procedura penale che porta il nome di codice Rocco. Tale codice è basato sul cosiddetto processo inquisitorio, in cui si assiste al cumulo delle funzioni processuali (quella inquisitoria e quella giudicante) in capo a un unico organismo, che ricerca, acquisisce e valuta le prove arrivando ad una decisione di condanna o assoluzione senza che vi sia dialettica fra accusa e difesa. Quest’ultima ha facoltà molto limitate rispetto a quelle esercitate in squadra da procuratore e giudice. Di fatto c’è la presunzione di colpevolezza. E’ il sistema processuale tipico di una dittatura.

Nel 1941 la nuova legge sull’ordinamento giudiziario unisce le carriere di giudici e pubblici ministeri, fino a quel momento separate: si tratta di una riforma logicamente chiamata dal processo inquisitorio.

E allora perchè il codice Rocco rimane in vigore sino al 1989 e l’ordinamento giudiziario, pur con modifiche, è ancora oggi in vigore?

La costituzione introduce principi importantissimi di garanzia: l’inviolabilità, al di fuori della riserva di legge, della libertà personale (art. 13) e del domicilio (art. 14), la libertà e segretezza della corrispondenza (art. 15), il diritto alla difesa (art. 24), il principio del giudice naturale precostituito per legge (art. 25), correlato al divieto di istituzione di giudici speciali o straordinari (art. 102), quello della presunzione di innocenza fino a condanna definitiva (art. 27), quello della soggezione dei magistrati soltanto alla legge (art. 101). Agli art.. 104 e 105, inoltre, è prevista l’ introduzione del Consiglio superiore della magistratura (che sarà effettivamente istituito con legge ordinaria nel 1958), che in quel momento è una conquista, sottraendo la magistratura al controllo del potere esecutivo.

Il codice di procedura penale e l’ordinamento giudiziario, però, rimangono invariati. Gli anni del terrorismo e della lotta alla mafia indurranno la politica a mantenere in vita il sistema inquisitorio, considerato più efficace per combattere tali emergenze. Sono gli anni in cui la magistratura assume in Italia un enorme potere. E nel frattempo, però, l’Italia continua ad avere il sistema giudiziario di una dittatura.

Negli anni Ottanta il ministro di Grazia e Giustizia, Giuliano Vassalli, coadiuvato da una commissione presieduta dal grande giurista Gian Domenico Pisapia, mette mano ad un nuovo codice di procedura penale, noto oggi come codice Vassalli, che, entrato in vigore nel 1989, introduce il sistema accusatorio: la prova si forma nel contraddittorio fra parti equidistanti davanti a giudice terzo e imparziale. Tuttavia, l’ordinamento giudiziario non cambia.

Nel 1987 lo stesso ministro Vassalli, in un ‘intervista al Financial Times, spiega che non si può considerare compiuta la riforma del processo in senso accusatorio senza la separazione della carriere, e che tuttavia la riforma dell’ordinamento giudiziario non è stata possibile per l’opposizione della magistratura, di cui il ministro denuncia l’enorme potere, che l’ha portata spesso a interferire nel processo legislativo, specialmente quando si discutevano leggi che la riguardavano. Un bizzarro ribaltamento dell’ art. 101, che sancisce la soggezione dei magistrati alla legge…

Il decennio successivo è caratterizzato dalla reazione di una magistratura che non ha accettato la riforma: una raffica di questioni di incostituzionalità, seguita da una raffica di declaratorie di accoglimento della Consulta, vanno gradualmente a smontare l’impianto accusatorio del nuovo codice. La tempesta di fuoco di Tangentopoli non aiuta: il discredito di cuiè coperta la politica e il furor di popolo che appoggia l’operato dei magistrati rendono impossibile la discussione serena di una riforma della giustizia.

Tuttavia, con la legge costituzionale n. 2/1999, passata alla storia come la “riforma del giusto processo”, il Parlamento, con maggioranza amplissima, introduce nell’ art. 111 della Costituzione cinque nuovi commi che costituzionalizzarono i principi del processo accusatorio.

Fra questi si introduconoi i principi di terzietà e imparzialità del giudice. Il principio di imparzialità sta ad indicare l’indifferenza del giudice nei confronti della materia del contendere. La terzietà è il presupposto dell’ imparzialità: sta ad indicare l’assenza di legami del giudice con le parti e la materia del contendere. Balzerà subito all’occhio il problema: con le carriere ancora unite, il giudice “terzo” è un’ anatra zoppa.

Nel 2022 la riforma Cartabia introduce la “separazione delle funzioni”: un magistrato può fare un solo passaggio da un ruolo all’altro nei primi dieci anni di servizio. Anche questa riforma, positiva e a sua volta logicamente chiamata dal processo accusatorio, per essere pienamente effettiva necessita che si separino le carriere.

E arriviamo ad oggi: la distinzione costituzionale fra magistratura requirente e giudicante con conseguente sdoppiamento del Csm, pone le basi per la riforma dell’ordinamento giudiziario, che in caso di approvazione diverrebbe costituzionalmente necessaria.

Ed è già di per se un motivo valido per sostenere il SI: la piena realizzazione del sistema accusatorio è la piena applicazione delle garanzie predisposte nel processo penale a favore dell’imputato, vale a dire, potenzialmente, ciascuno di noi. E’ un SI per i nostri diritti di fronte ad uno Stato che ancora non ha smesso di essere essenzialmente autoritario, e lo sarebbe molto meno in caso di approvazione della riforma.

  1. Due parole sull’ Alta Corte

L’ introduzione dell’ Alta Corte è, a sua volta, una piena realizzazione del principio della terzietà e imparzialità del giudice, non garantita in un sistema in cui lo stesso organo che nomina un soggetto per svolgere un ruolo è lo stesso che lo dovrà giudicare se commetterà illeciti in quel ruolo.

Un’obiezione che spesso viene fatta è che si tratterebbe di un giudice speciale in violazione dell’ articolo 102. In realtà l’istituzione di giudici speciali ha un ‘eccezione, costituita da quei giudici speciali espressamente istituita dalla Costituzione. La sezione disciplinare del Csm oggi esistente, non prevista dalla Costituzione, è, quella si, un giudice speciale che non dovrebbe esistere.

Un’ altra obiezione che viene avanzata è che non è prevista la ricorribilità dei provvedimenti di tale organismo per Cassazione. L’art. 111 comma 7 Cost., non toccato dalla presente riforma, però, stabilisce che “contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge”. Le sentenze dell’ Alta Corte sarebbero già pienamente ricomprese in questa fattispecie. In compenso, la riforma prevede l’appellabilità nel merito dei provvedimenti presi da questo nuovo organo di fronte ad una diversa composizione dell’organo stesso, a fronte dell’ odierna inappellabilità dei provvedimenti della sezione disciplinare del Csm. Una garanzia in più, insomma.

  1. Continua…

Soffermatici sui primi due punti, urge ora approfondire con la massima attenzione il terzo, e qui si capirà perché il voto cui ci apprestiamo potrebbe davvero avere effetti epocali. E, soprattutto, perché ci interessa come cattolici e controrivoluzionari…

Lo scopriremo nella prossima puntata…



 

20 febbraio 2026

Il Grande Risveglio #3. Epstein il grande accusatore

 


La terza puntata del podcast “Il Grande Risveglio”, ispirato al libro “Il Grande Risveglio – l’America da de Maistre a Charlie Kirk”, affronta il caso Epstein, divenuto il grande accusatore post mortem dell’élite progressista americana. Il Risveglio spirituale degli Stati Uniti passa anche dalla consapevolezza che una parte del potere attuale si fonda su una spiritualità rovesciata e moralmente decaduta. In questo scenario, la riscoperta del cattolicesimo può diventare una forza capace di liberare l’America dal dominio di un sistema finanziario e mediatico in crisi etica. La posizione di Trump — estraneo al sistema Epstein e forse persino determinante nel suo arresto — insieme a quella di Vance e di tutti i protagonisti della possibile restaurazione della Regalità di Cristo negli USA, apre una fase storica decisiva. Saprà questa nuova leadership interpretare il proprio ruolo? Link all'Epstein File citato nel pdocast: https://www.justice.gov/epstein/files... Per acquistare il libro: Amazon: https://amzn.to/4sG33PC

 

06 febbraio 2026

Il Grande Risveglio Podcast #2. In Marcia per la Vita con J.D. Vance

Prosegue il podcast ispirato al libro "Il Grande Risveglio - l'America da de Maistre a Charlie Kirk". 

In questa puntata parliamo di #JDVance e del suo intervento alla #MarchForLife di Washington, dell'eredità di #CharlieKirk, delle prospettive per il cattolicesimo nello scenario USA, facendo un confronto con la situazione italiana, tornando a parlare del ruolo di #LeoneXIV.

Mentre oltreoceano alcuni zelanti neoconvertiti o stravaganti influencer alla #Fuentes pongono il tema della Regalità Sociale di Gesù Cristo, in Europa c'è chi storce il naso. Intanto la gerarchia ecclesiastica sembra prigioniera di vecchi schemi degli anni '70. Ne parliamo con il giornalista e scrittore Federico Catani.

 

29 gennaio 2026

Cattolici per il SI



di Paolo Maria Filipazzi

Si avvicina la data del 22 marzo, giorno in cui si voterà per il referendum confermativo della riforma costituzionale che modifica la nostra carta fondamentale negli articoli 102-106, ridisegnando gli assetti della magistratura e in particolare introducendo la “separazione delle carriere”.

Si tratta di un tema che non va a toccare direttamente aspetti di etica e di morale: insomma, è lecito per un cattolico, in materia, votare come più gli aggrada.

Ovviamente, però, le voci “ufficiali” del mondo cattolico italiano, non potevano esimersi dall’inopportuno che da anni contraddistingue la loro azione pubblica. E così il cardinal Zuppi, accompagnato da Avvenire, Famiglia Cristiana e tutta la compagnia, ha ovviamente fatto il suo endorsement per il NO, vale a dire ha sposato la linea del PD, partito di cui la Conferenza Episcopale Italiana, ormai da diversi anni, con poche lodevoli eccezioni, è poco più che una sigla fiancheggiatrice.

Ovviamente Zuppi, in quanto cittadino italiano con diritto di voto, ha il diritto di pensare ciò che vuole e di dire ciò che pensa, così come l’hanno i redattori della stampa fu cattolica. Tuttavia, questa entrata a gamba tesa laddove sarebbe stata saggia la terzietà finisce, per l’ennesima volta, per creare un equivoco, facendo passare l’idea fasulla che la posizione di costoro sia “la posizione della Chiesa” e che quella per il no sia una “battaglia cattolica”, cosa che non è.

Altrettanto ovviamente, Campari&de Maistre invita tutti a votare a costo di farsi portare in barella e di votare SI.

A tal proposito, segnaliamo la costituzione del “Comitato cattolici per il SI”, le cui argomentazioni sono tali da fare emergere ancora di più come le uscite del cattolicesimo “istituzionale” siano da rispedire al mittente.

L’avvocato Domenico Menorello, membro del comitato, così spiega: “Nell’approfondire in questi anni il tratto del “cambio d’epoca” (Francesco) abbiamo varie volte individuato nella magistratura ideologizzata, non certo in tutta la magistratura, la ricorrente fonte creativa di atti che hanno sospinto una vera e propria trasformazione antropologica in tanti temi sensibili, dal gender alla maternità e alla genitorialità fino alle questioni del c.d. ‘fine-vita’. 
Si tratta di pretese di certa magistratura che, al di là dal merito, si collocano oltre la legge e sostituiscono la volontà popolare rappresentata dal parlamento, condizionando la mentalità di tutti. Va allora riparato il vulnus alla libertà del popolo italiano e alla libertà di ciascuna persona. Spesso parte della magistratura ha preteso e pretende che un potere dello Stato venga finalizzato non alla funzione che gli è propria, cioè ‘il dare a ciascuno il suo’, bensì a obiettivi ideologici che si sono diretti contro una tutela integrale della vita fragile.
È una concezione errata della giustizia, che ha avuto bisogno di un CSM a guida politica per supportare determinate linee interpretative della giurisdizione, che ha avuto necessità di ritenere ‘sovrani’ i magistrati, dando avvio a una larga autoreferenzialità e alla confusione fra carriere di giudici e PM. La riforma costituzionale votata dal Parlamento il 30 ottobre 2025 va sostenuta non tanto per i dettagli della proposta, ma perché viene affrontato di petto il grave problema strutturale di questa sbagliata idea di Giustizia, contestando la pretesa di finalizzazione ideologica della stessa e di prevaricazione sugli altri poteri democratici e dunque sul popolo.
In questo senso, vanno nella giusta direzione il superamento di un CSM appannaggio delle correnti, la separazione costituzionale delle carriere giudicanti e inquirenti, la liberazione del giudice da influenze improprie provenienti anche dall’interno della stessa magistratura, sottoponendo a responsabilità ogni magistrato attraverso il giudizio di una alta corte autonoma e indipendente, perché nessuno sia al di sopra della legge. Vorremmo dare un contributo costruttivo, perché l’occasione del referendum non coincida con nessun’altra logica di contrapposizione politica, ma sia una vera occasione di dialogo solo sui contenuti e sul significato della Riforma nel Paese, dunque sul senso stesso della Giustizia, ma anche per sottolineare la necessità di magistrati dediti esclusivamente alla loro vocazione istituzionale, senza la quale non si dà nemmeno alcuna società civile.”

In prossimi articoli approfondiremo ulteriormente il tema, ma crediamo che questo sia già sufficiente per iniziare a rendersi conto che la battaglia per il SI rappresenti un passaggio strategicamente decisivo anche per la buona battaglia.

 

28 gennaio 2026

Vance (e Leone) alla March For Life

 di Paolo Maria Filipazzi

“Leone XIV e J.D. Vance camminano su percorsi paralleli. Cosa succederà? Si scontreranno? Saranno alleati? Entrambe le cose e nessuna delle due?”. Queste parole, tratte dalla conclusione del nostro libro Il Grande Risveglio. L’America da de Maistre a Charlie Kirk, sono oggi quanto mai di attualità. (Acquistabile qui e su tutti i maggiori negozi online)

Il 23 gennaio si è svolta a Washington D.C. la March for Life, cui papa Leone XIV, che già nel suo discorso del 9 gennaio al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede aveva parlato molto chiaro sul tema, ha inviato un messaggio di sostegno e incoraggiamento inequivocabile: “la protezione del diritto alla vita costituisce il fondamento indispensabile di ogni altro diritto umano”. Dopo aver ricordato che “una società è sana e progredisce veramente solo quando salvaguarda la sacralità della vita umana e lavora attivamente per promuoverla”, il papa ha esortato i manifestanti a “continuare a impegnarsi affinché la vita sia rispettata in tutte le sue fasi attraverso sforzi appropriati a ogni livello della società, compreso il dialogo con i leader civili e politici” e “a “marciare coraggiosamente e pacificamente a favore dei bambini non nati”, chiosando:“state compiendo il comando del Signore di servirlo nei più piccoli dei nostri fratelli e sorelle”.
Poche ore dopo il vicepresidente J.D. Vance rivolgeva alla folla dei manifestanti un memorabile discorso, che invitiamo a leggere per intero, nel quale, fra l’altro, ha annunciato la decisione dell’Amministrazione americana di interrompere i finanziamenti alle ONG che promuovono l’aborto.

Un passaggio, però, da far tremare i polsi è stato il seguente: Qualche tempo fa ho letto un articolo sull’archeologia classica, tra tutte le cose. E un particolare dettaglio mi ha colpito: uno dei segni rivelatori di un antico bordello nel mondo pagano era che nelle vicinanze si trovava sempre un gran numero di scheletri di bambini, molti scheletri di bambini; e quelle ossa appartenevano prevalentemente a maschi perché, a differenza delle bambine, quei maschi non sarebbero stati utili ai futuri adulti che gestivano quei bordelli. Ora, questo è scioccante per noi che siamo cresciuti in una cultura cristiana e siamo stati plasmati dai valori religiosi. Anche per quelli di noi che non sono particolarmente devoti, è una cosa scioccante da sentire. Ma ricordiamo che nell’antico mondo pagano, abbandonare i bambini era una pratica abituale. Dagli scheletri nei bordelli al sacrificio dei bambini dei Maya, il segno della barbarie è che trattiamo i bambini come inconvenienti da scartare piuttosto che come benedizioni da amare. Ma l’eredità della nostra civiltà è un’altra cosa: il fatto che, come ci dice la Scrittura, ogni vita è creata in modo meraviglioso e prodigioso dal nostro Creatore. La March for Life, amici miei, non è solo una questione politica. Per quanto importanti siano tutte queste questioni politiche, si tratta di decidere se rimarremo una civiltà sotto Dio o se alla fine torneremo al paganesimo che dominava il passato.”.

Su molte cose non possiamo nasconderci che Santa Sede e Casa Bianca appaiano ancora distanti, ma su ciò che è fondamentale, possiamo iniziare a rispondere ai nostri interrogativi: almeno questo pezzo di strada Prevost e Vance lo percorrono assieme.

 

27 gennaio 2026

Chiesa tedesca: una grana per Leone

Il Cammino sinodale tedesco è un problema per Papa Leone e prima di lui lo è stato per Francesco, supportato da Benedetto. Iniziato nel 2019 per affrontare lo scandalo degli abusi sessuali, si è presto trasformato in qualcosa che nulla aveva a che vedere con gli intenti iniziali, creando forti frizioni con la Santa Sede.



Il processo innescato dal “Cammino sinodale tedesco”, Synodal Weg, in vista dell’assemblea plenaria che si svolgerà quest’anno, sembra aver subito un’accelerazione nelle ultime settimane, quasi a voler forzare la mano ad un Papa da poco salito al Soglio di Pietro. Il progetto che la Conferenza Episcopale della Germania sta portando avanti da molti anni, per cercare di avviare una serie di riforme sul proprio territorio di competenza, non ha però mai trovato molti sostenitori fra le mura Leonine e la situazione attuale sembra, secondo alcuni osservatori, preludio di uno scisma.

Il Cammino sinodale tedesco, un problema per Leone

I tedeschi infatti vogliono introdurre una serie di aperture che la Chiesa Romana ha già più volte, anche di recente, bocciato senza appello. Il punto di rottura, oltre che su temi come le donne diacono e l’apertura alle teorie gender, è sulla riformulazione della struttura della stessa Conferenza Episcopale, che diventerebbe una Conferenza Sinodale, composta da vescovi e laici, in ruoli paritetici con i primi addirittura in minoranza. Una novità contraria al diritto canonico e dunque senza alcun valore legale a livello ecclesiastico, oltre che un tentativo di democratizzare la Chiesa. Il ruolo dei consacrati sarebbe declassato a quello di meri partecipanti a questa assemblea, chiamata ad assumere le decisioni fondamentali riguardo gli indirizzi della Chiesa tedesca, sia economici che pastorali. Una prospettiva poco cattolica che secondo il cardinale Müller, lui stesso tedesco, costituisce una protestantizzazione.

Dissensi e dimissioni

Secondo un sondaggio, la maggioranza dei cattolici tedeschi non è d’accordo con quanto sta succedendo. A dare loro voce è stato proprio Papa Leone a dicembre, che durante un’intervista ha spiegato che «molti cattolici in Germania credono che alcuni aspetti del Cammino sinodale che è stato celebrato finora in Germania non rappresentino la loro speranza per la Chiesa o il loro modo di vivere la Chiesa. C’è quindi bisogno di un ulteriore dialogo e ascolto all’interno della Germania stessa».

Oltre ai cardinali tedeschi più conservatori, come Müller e Brandmüller, altri prelati hanno espresso profondo dissenso. Quattro vescovi stanziali – il cardinal Rainer Maria Woelki di Colonia, la più grande e antica, monsignor Gregor Maria Hanke vescovo di Eichstätt, monsignor Stefan Oster vescovo di Passau e monsignor Rudolf Voderholzer vescovo di Ratisbona – hanno clamorosamente abbandonato il sinodo il 19 maggio del 2025, spiegando che si stava facendo qualcosa di illegale, «disastroso» e «catastrofico», poiché si andavano a toccare questioni antropologiche ed ecclesiologiche provocando divisioni.

Nel frattempo, di recente, a dare le dimissioni è stato il nunzio apostolico Nikola Eterovic in Germania, per raggiunti limiti di età. La prassi vorrebbe una proroga di due anni, che però Eterovic non avrebbe alcuna intenzione di chiedere, essendo stati gli ultimi anni estremamente faticosi proprio per via dei rapporti tesi con il capo dei vescovi, monsignor Bätzing, anche lui dimissionario e non intenzionato a ricandidarsi alla presidenza della Conferenza Episcopale. Lo stesso Bätzing che iniziò il cammino sinodale con toni trionfalistici, facendosi fotografare in pose eroiche sulle scale d’ingresso del palazzo apostolico, oggi è molto più prudente e mesto nei suoi discorsi.

Anche Francesco era contrario

Durante il pontificato precedente, il processo sinodale, all’epoca capeggiato dal cardinale Marx, non ha avuto molte fortune e i documenti di reprimenda non si sono risparmiati. Iniziato nel 2019 per proporre provvedimenti atti a prevenire fenomeni di abusi sessuali, il “cammino” si è presto trasformato in qualcosa che nulla aveva a che vedere con gli intenti iniziali, creando forti frizioni con Roma.

Nel febbraio del 2024, il Segretario di Stato Parolin, il Prefetto per la Dottrina della Fede Fernandez e il Prefetto al Dicastero per i Vescovi Prevost, oggi Papa, mandarono una lettera in cui chiedeva di annullare la votazione sugli statuti e di ritornare a parlare con la Santa Sede, in virtù del fatto che i documenti proposti sarebbero stati incompatibili con il diritto canonico.

Il processo quindi si fermò temporaneamente, a fronte anche del fatto che lo stesso Papa Francesco nel 2023 aveva preso nettamente posizione, scrivendo a quattro teologhe tedesche che il Consiglio Sinodale «non può essere armonizzato con la struttura sacramentale della Chiesa cattolica» e che la sua costituzione era stata «interdetta dalla Santa Sede con lettera del 16 gennaio 2023, da me approvata in forma specifica».

Anche Benedetto XVI era sceso in campo, con una lettera del 2021 al cardinale Marx riportata dal Giornale e fino ad oggi rimasta riservata e ignorata, nella quale il Papa Emerito esprimeva profonda preoccupazione. Sempre in un’intervista del 2023, Bergoglio comminò una dura reprimenda: «Il dialogo va bene, ma non è un Sinodo, non è una vera e propria via sinodale. Lo è solo di nome, ma è guidato da un’élite e il Popolo di Dio non è coinvolto. L’esperienza tedesca non è utile e non aiuta».

Vaticano-Germania un rapporto difficile

Sin dai tempi del Concilio, i rapporti fra Vaticano e Germania sono stati tesi. Il mondo germanofono ha prodotto in quegli anni teologi di primo piano, come i tedeschi Karl Rahner, Joseph Ratzinger, Hans Urs von Balthasar e lo svizzero Hans Küng, capaci di influenzare e orientare il Concilio stesso e facendone una bandiera. Se però il futuro Papa Benedetto XVI ha saputo distaccarsi da quell’ambiente culturale, riconoscendone gli errori, ciò per la maggior parte della generazione conciliare non è avvenuto. La forte carica modernista di questi teologi ha dunque proseguito nell’influenzare le chiese tedesche, olandesi e austriache, introducendo idee sulla stessa natura della Chiesa ben poco compatibili con gli orientamenti tradizionali e quindi fonte di scontro con le gerarchie romane. Un rapporto problematico che oggi deflagra.

 

Il Grande Risveglio. Conferenza Stampa alla Camera dei Deputati

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15 gennaio 2026

Nuovo Podcast: Il Grande Risveglio

E' nato il Il podcast del Grande Risveglio, che approfondisce ed amplia i temi del libro "Il Grande Risveglio - L'America da de Maistre a Charlie Kirk".

In questa puntata parliamo dell'evoluzione del #cattolicesimo  americano e delle prospettive che si aprono con l'accoppiata fra #leonexiv e #jdvance 

Ne parliamo con Luigi Casalini del blog di #messainlatino 


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09 gennaio 2026

"Il Grande Risveglio", recensione di Barbadillo.it



Disponibile su Amazon e IBS il nuovo volume "Il Grande Risveglio - L'America da de Maistre a Charlie Kirk". Riproponiamo di seguito la recensione di Barbadillo.it. Link Amazon.

Il ruolo del cattolicesimo negli Stati Uniti, a cavallo fra le due presidenze di Donald Trump, è un tema più che attuale. Il vice presidente J.D. Vance, a differenza di tanti politici cattolici d’oltreoceano, non fa mistero di aderire alla via tradizionale della fede “papista”, così come Charlie Kirk, prima di essere barbaramente ucciso, apprezzava apertamente il cattolicesimo, tanto che i fedeli statunitensi lo hanno pianto come se fosse uno dei loro.

Il volume “Il Grande Risveglio, l’America da de Maistre a Charlie Kirk”, scritto da Paolo e Francesco Filipazzi (vecchie conoscenze di Barbadillo), ha lo scopo di analizzare la storia dei cattolici negli Stati Uniti e il loro ruolo attuale, sia nell’economia generale della destra americana, sia come attore primario nella lotta al wokeismo e al progressismo democrat.

Un tema che sembra destinato a tenere banco a lungo e su cui si sta ridefinendo parte del futuro dell’Occidente stesso, a fronte anche del fatto che, sarà un caso, il 267° Vescovo di Roma è uno statunitense. L’introduzione di un elemento statunitense nel cattolicesimo, preceduto sin dalla dichiarazione di Indipendenza dall’elemento cattolico negli Stati Uniti, sembra dunque definitivo.

Non sembra per nulla fuori luogo, dunque, ai due autori, il recupero del pensiero di Joseph de Maistre riguardo la Rivoluzione Americana, di cui i controrivoluzionari hanno sempre riconosciuto un carattere diverso rispetto a quella Francese. Meno distruttiva e meno iconoclasta (tanto che alcuni generali vandeani si fecero le ossa proprio combattendo olteroceano), la rivoluzione sull’altra sponda dell’Atlantico risulta decisamente meno indigesta agli epigoni del Conte Savoiardo. Meno satanica, insomma.

La reazione alla “cancel culture” e alla furia wokeista, quelli si fenomeni sintomatici di un giacobinismo di ritorno, potrebbe avere innescato l’elemento controrivoluzionario latente nel mondo statunitense. Come spiega Boni Castellane, nella prefazione “come si nota nel libro, de Maistre aveva già intuito negli Stati Uniti la tensione tra conservazione e innovazione come chiave di lettura fondamentale per comprendere l’intera storia americana. La sua influenza sul conservatorismo contemporaneo è profonda: pensatori moderni, attuali più che mai, lo citano per giustificare un ritorno all’ordine gerarchico e alla teocrazia contro il progressismo secolarizzato. Ed è quindi opportuna la scelta degli autori di accostare de Maistre a J.D. Vance, politico e scrittore che teorizza un “nuovo credo civile” centrato su famiglia, lavoro e comunità locali, ispirato a un tradizionalismo cattolico reinterpretato dalle nuove generazioni americane”.

Dunque gli Stati Uniti hanno ancora la loro da dire nella storia della Salvezza, dilavati dalla furia puritana, mediato l’elemento libertario, ricondotto il calvinismo a più miti consigli. Sembra che J.D Vance voglia introdurre l’agostiniano Ordo Amoris accanto ad una dottrina economica più aderente a quella sociale della Chiesa. Ciò non mancherà di avere ripercussioni sull’Europa e sull’Unione europea, come si chiede in conclusione Carlo Fidanza, nella postfazione. “Può un’Unione Europea  – si domanda  il parlamentare europeo- che non ha voluto riconoscere le proprie radici cristiane, anzi ha voluto negarle, avere coscienza di sé ma, soprattutto, trovare un dialogo con mondi che quelle radici fanno di tutto per riscoprirle? È una riflessione che non si può rimandare”.

Esattamente.

 

02 gennaio 2026

Signorini e il "me too gay". Il problema non sono i provini


L'opinione pubblica italiana è stata scossa dal "caso Signorini", scatenato da Fabrizio Corona con la sua trasmissione Falsissimo, in onda solo su YouTube ma capace di capitalizzare 6 milioni di spettatori. 

Secondo Corona, che a prova di quanto dice porta stralci di chat e telefonate registrate, il sistema degli ingressi al Grande Fratello sarebbe gestito da Alfonso Signorini in modo totalmente clientelare e per ottenere l'ingresso nella casa, i ragazzi maschi ed etero dovrebbero accettare di andare a letto con lui. Ci sarebbe dunque, più in generale, stando alla ricostruzione dell'ex Re dei Paparazzi, un sistema di estorsione e ricatti basato su favori omosessuali a cui gli uomini devono sottostare per poter lavorare in TV. Chi non si conforma è fuori.

Dunque Corona scopre l'acqua calda e denuncia l'esistenza di una "lobby omosessuale" nel mondo dello spettacolo. Peraltro, se tutto venisse confermato,  dato che lo stesso testimone-chiave, Medugno, non gli si è concesso, Signorini non avrebbe effettivamente stuprato nessuno. La vicenda, moralmente infima, probabilmente non avrà esiti giudiziari.

Ciò che però ci interessa è un risvolto implicito. 

La suddetta potente lobby, molto interessata a portare avanti le rivendicazioni del gender e del wokeismo, negli anni ha indotto fior di personaggi pubblici ad essa asseggotati ad assumere pubblicamente posizioni ideologiche volte ad orientare l'opinione pubblica verso l'agenda "dei diritti gay", drogando un dibattito che, siamo sicuri, non avrebbe altrimenti avuto molto mercato nè mediatico nè politico.

Sarà dunque necessario rettificare molte delle prese di posizione dei Vip e le loro partecipazioni a certe inziative, che evidentemente non erano sincere, ma hanno ad oggi compiuto danni irreparabili.


 

28 dicembre 2025

Addio a Brigitte Bardot, donna di greco e latino

Di Paolo Maria Filipazzi 

E’ scomparsa a 91 anni Brigitte Bardot. Donna di inarrivabile bellezza, icona sexy degli anni ’50 e ’60, B.B., come veniva chiamata, si distinse, come tutte le attrici, per una vita sentimentale disinvolta e burrascosa, che rivendicò con orgoglio come affermazione della propria libertà.

Eppure, tutto fu fuorchè un’icona femminista come di solito viene intesa.

Come lei stessa affermava, la sua ribellione alle convenzioni borghesi nasceva da una volontà di vivere “alla maniera dei nostri antenati, dimenticando il ventesimo secolo e il suo triste appannaggio di modernismo demistificatore”, una “rivolta contro il mondo moderno” che la portava lontano dalle grandi città per trovare rifugio nella macchia mediterranea della Costa Azzurra: “Più aumenta la distanza tra me e la natura e più mi sento a disagio. Detesto le città, i grattacieli, il cemento, i soffitti alti, le case a più piani, le grandi stanze, gli ascensori, il neon, la formica, gli elettrodomestici”.

Questa sua fedeltà al “mondo che fu” si traduceva nella devozione a un uomo che, ai suoi occhi, di quel mondo era l’ultima incarnazione: Charles de Gaulle. Diceva: “Penso di aver amato De Gaulle come ho amato mio nonno: erano entrambi della stessa tempra. Tutti quelli che si sono succeduti al suo posto sono stati solo copie pallide e sbiadite che non hanno fatto altro che diventare più insipide col passare degli anni fino ad arrivare alla più totale degradazione di una Francia in cui le moschee hanno preso il posto dei campanili nei nostri villaggi abbandonati, dove l’ Angelus che scandiva la mietitura adesso tace, lasciando che minareti più o meno elettronici chiamino i musulmani a prosternarsi. L’ omosessualità, divenuta legale istituzione, rivendica il suo posto nella società, adozione di bambini e matrimonio compresi. La droga è diventata di moda, aiuta a sopravvivere e a dimenticare…”.

L’inizio della fine si era concretizzato nel ’68, in quel “maggio francese” che, inaspettatamente, vide proprio lei, icona per eccellenza di “liberazione sessuale”, dalla parte opposta della barricata: “La Sorbona si era trasformata in un vasto lupanare. Era l’orgia in piazza. Nei viali sventrati le auto bruciavano, i ciottoli del selciato servivano da proiettili, le vetrine erano fracassate, i negozi saccheggiati, la popolazione si barricava in preda al panico dietro le porte sbarrate chiudendo le persiane… In quello sconquasso porno politico la Francia perdeva la testa e le tradizioni, latino compreso…”.

Ebbene si, B.B. era donna di latino e di greco, innamorata dei classici e, prima che venga qualche dubbio, aveva un’ opinione precisa anche della riforma della Messa: “Da allora chi si ricorda più, a parte Jacques Brel, di Rosa, Rosae, Rosam … ? Chi si ricorda di Ite missa est? Perfino la religione cattolica si è adeguata alla moda sessantottina buttando all’ aria tutti i tabù, i sacerdoti si vestono come noi, in jeans e spesso unti e bisunti. A Dio si dà del tu, gli si parla in francese, lo si chiama “vecchio mio” dandogli delle gran pacche e tirandogli il ganascino. Di lì ha avuto inizio il dilagare del sesso, l’esibizionismo, la sguaiatezza morale e fisica, la perdita di ogni dignità, di ogni morale, di ogni onestà. Si entrava nell’era del denaro, della droga, del sesso, della decadenza”.

Ritiratasi a vita privata a soli 38, B.B. si era avvicinata alla fede e alla preghiera e nel 2019 raccontava: “Ho bisogno di Dio e della Madonna. Anelo alla spiritualità in un mondo che mi spaventa e mi pongo sotto la Loro protezione, in particolare della Madonna, per la quale ho una devozione totale. Le ho fatto costruire una piccola cappella tra i pini nel parco della mia villa a Saint Tropez dove mi ritiro ogni volta che posso. Mi rivolgo direttamente alla Vergine e a Suo Figlio, senza usare santi come “intermediari”, ma sono molto legata a san Francesco, particolarmente vicino a me per il suo amore per gli animali. (…) È un posto che mi ha aiutato a continuare il mio combattimento. Qui ho preso la forza e il coraggio che a volte mi mancava. Mi rilasso, aiuto me stessa e mi calmo. (…)Amo andarvi perché posso dire una parola franca alla Vergine. La Santa Vergine mi sostiene da tanto tempo. È una presenza intima e benevola. Sono sostenuta da quest’idea di dolcezza, di purezza e di luminosità che Ella ispira: di generosità incondizionata e anche di protezione materna. Anche lei ha sofferto, sulla terra. Il solo dolore che abbia veramente vissuto è la perdita e la crocifissione del Figlio … è una cosa enorme, mi tocca nel profondo. Il dolore nella carne … lei l’ha conosciuto … e non può che essere sensibile a quello degli altri. Mi protegge: lo so che mi protegge. Se non mi avesse accompagnata con la sua misericordia al momento giusto, sarei morta da un pezzo. Ne sono convinta. (…)Ho un contatto diretto col Cielo e mi rifugio lì ogni volta in cui sento il bisogno di dire una parola franca alla Vergine. Io e Lei siamo intime, nel senso che le parlo come se fosse un’amica, nella certezza di essere compresa e confortata. La Madre di Dio ha tanto sofferto e per questo si immedesima nelle pene di chi la prega”.

La religiosità espressa da B.B. negli ultimi anni della sua vita era per certi versi problematica, sembrando rifiutare la mediazione della Chiesa… ma non quella della Santa Vergine, come abbiamo appena letto. E sappiamo che chi Le si rivolge non resta mai inascoltato. Siamo, quindi, certi che, al termine di una vita tormentata, abbia finalmente ritrovato la pace eterna nelle braccia della Madre e di Suo Figlio.

A Dio, Brigitte. Ti abbiamo amato, ti ameremo per sempre.




 

23 dicembre 2025

Un po' di archeologia biblica


di Francesco Maria Filipazzi

L'archeologia legata alle vicende neotestamentarie è sempre molto affascinante. Mentre le forze secolariste cercano in tutti i modi di negare la realtà del "Gesù storico" - espressione che a sua volta nega la realtà di Gesù-Dio - alcune scoperte recenti non cessano di confermare le narrazioni contenute nei testi sacri.

Seppur superflue per la nostra fede -  ricordiamo che la vicenda dell'apostolo Tommaso si conclude con la reprimenda: "perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!"-, in un mondo sempre più ateista, fa di certo piacere trovare qualche segnale che lo Spirito Santo sembra volerci mandare per disfarci degli scocciatori. D'altronde sin dai tempi di Sant'Elena, madre di Costantino, il tema dei luoghi in cui si sono svolte le vicende evangeliche è stato trattato, con ottimi risultati. 

Mentre nell'area cattolica dunque possiamo ridurre l'archeologia ad un corollario, nel mondo protestante essa assume un significato maggiore, per via del principio "sola scriptura", per cui si crede solo a ciò che è contenuto nella Scrittura, rifiutando Magistero e Tradizione. Se però si rifiutano due pilastri su tre (cioè quelli che tramite la Successione apostolica ininterrotta ci collegano alla Scrittura stessa), si rischia di vedersi confutato anche il terzo, che abbisogna poi di costante conferma fattuale. Dunque l'archeologia, per i figli di Lutero, viene buona per confermare la scrittura. Una delle tante contraddizioni degli eretici.

Detto ciò, per tagliare corto, diamo comunque notizia del fatto che quest'anno sono stati ritrovati un paio di luoghi legati al Vangelo:

Betsaida. Città di San Pietro e Sant'Andrea e San Filippo: è ormai quasi certo che il luogo archeologico noto con il nome di el-Araj sia in realtà Betsaida. Luogo di cui si erano perse le tracce, ma molto importante sia nei vangeli che nell'Antico Testamento. L'ipotesi iniziale risale a qualche anno fa, come riporta il National Geographic, mentre le recenti scoperte non sembrano lasciare dubbi. I ritrovamenti sul luogo fanno inoltre pensare che l'insediamento risalga ai tempi vetero testamentari e che ivi sorgesse la capitale del regno di Ghesur, la cui principessa Maaca divenne una delle mogli di Re Davide.

Giardino sotto il Tempio. Ad aprile di quest'anno, il National Geographic dava notizia notizia del ritrovamento di resti di semi e pollini trovati sotto la Chiesa del Santo Sepolcro, nell'ambito di una campagna di scavi iniziata nel 2022. Sembra quindi confermato il versetto del Vangelo di Giovanni secondo cui "nel luogo dove fu crocifisso c'era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era ancora stato posto" (Gv, 19:41). Ancora una volta i vangeli si dimostrano documenti storici affidabili. 




 

05 dicembre 2025

Libero. "Il risveglio cattolico per fermare l'incubo woke"

 Libero ha dedicato una pagina intera a "Il Grande Risveglio, l'America da de Maistre a Charlie Kirk"

Ricordiamo che il libro è acquistabile sul sito della casa editrice e, prossimamente, sarà disponibile sugli store online.

https://www.ecletticaedizioni.com/newsite/prodotto/il-grande-risveglio-lamerica-da-de-maistre-a-charlie-kirk/



 

25 novembre 2025

Libri. Il Grande Risveglio. L'America da Joseph de Maistre a Charlie Kirk

 


Novità in prevendita! È disponibile in prevendita il nuovo volume "Il Grande Risveglio": un approfondito studio tra storia e attualità sul cattolicesimo negli Stati Uniti post “follie Woke”, la rivoluzione americana e le nuove prospettive aperte da figure come J.D. Vance e Charlie Kirk.

Il volume è arricchito da una prefazione di Boni Castellane (La Verità) e da una postfazione di Carlo Fidanza.

 Non perdete l’occasione di prenotarlo subito!


Dall'Introduzione:
La tesi che vogliamo esporre con questo libro potrà apparire ai più ardita se non bizzarra: ciò che sosteniamo è che gli Stati Uniti d’America e, di conseguenza, tutto l’Occidente, potrebbero, nel giro di qualche anno, assistere all’inizio di una fase controrivoluzionaria. 

Il pensatore brasiliano Plinio Correa de Oliveira affermava che la controrivoluzione è la restaurazione della civiltà cristiana distrutta dalla rivoluzione, quest’ultima consistente in un processo che ha attraversato quattro fasi: la riforma protestante, la rivoluzione francese, il comunismo e la rivoluzione dei costumi iniziata con il Sessantotto. 

Sembrerebbe, a prima vista, abbastanza improbabile che questa restaurazione possa partire proprio da quella nazione che, per eccellenza, è considerata portatrice di un modello individualista e tendente al benessere economico e al successo. Tuttavia, se si approfondisce la questione, le cose iniziano a farsi più complesse. Innanzitutto, fin dagli albori della nuova democrazia statunitense si registrò l’attenzione di molti a rimarcare la discrepanza valoriale fra la rivoluzione americana e quella francese, con accesi sostenitori della prima che arrivavano a porla in netta antitesi con la seconda. 

Tuttavia, questo non parrebbe sufficiente: le radici della nazione americana affondano pur sempre nella riforma protestante, quindi sono strettamente connesse alla fase iniziale del processo rivoluzionario. E del resto, come ben descrisse Max Weber nel suo classico “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”, alla base dell’etica capitalista, con il suo culto del successo come segno di predestinazione divina e con la valorizzazione dell’individualismo, si trova il calvinismo. Infine, anche il lato “progressista” della cultura americana, arrivato ad estremizzazioni tragicomiche con l’ideologia woke e la cancel culture, è una versione immanentizzata dell’originario fanatismo religioso puritano. Vi è, però, il rovescio della medaglia. Nel corso di quasi quattro secoli i cattolici americani, presenti, sebbene minoritari (ma mai ininfluenti), fin dagli albori della colonizzazione del New Engald, hanno fatto molta strada, conquistando un ruolo centrale nella vita pubblica, proprio mentre il variegato mondo protestante sembra ormai avere detto più o meno tutto quello che aveva da esprimere. 

I più validi intellettuali dell’area conservatrice, di fronte alla deculturazione provocata dall’ ideologia woke, hanno correttamente individuato le origini della crisi come già implicite nel protestantesimo e si sono rivolti con molto interesse al modello di società proposto dal Magistero della Chiesa e dalla cultura cattolica. E persino influenti miliardari della Silicon Valley, nonostante siano lontanissimi dal cattolicesimo per mentalità e stile di vita, come Peter Thiel, hanno lucidamente constatato come l’etica calvinista del capitalismo, nel mondo odierno, sia ormai incapace di produrre autentica prosperità, riscoprendo l’etica cattolica del lavoro. 

Questa convergenza inaspettata di traiettorie differenti verso un unico punto rappresentato dalla riscoperta del cattolicesimo ha dato vita ad una coalizione di forze che ha trovato la propria figura di sintesi nell’ attuale vicepresidente J.D. Vance: è lui l’uomo da tenere d’occhio per i prossimi anni ed è su di lui che anche noi abbiamo puntato il nostro riflettore. 

Nel frattempo, l’elezione al Soglio di Pietro di Robert Francis Prevost con il nome di Leone XIV ha dato inizio, a fronte di un probabile momento cattolico nella storia americana, ad un certo momento americano nella storia della Chiesa cattolica. America e cattolicesimo sono destinati, comunque, ad intrecciare i loro percorsi per molti anni a patire da ora. Se ciò che prefiguriamo si avverasse, potrebbe sembrare un miracolo. Per quanto ci riguarda, siamo aperti ai miracoli come ad una possibilità effettiva. Non abbiamo la pretesa che il lettore sposi la nostra tesi. La nostra sola richiesta è che voglia seguirci senza preconcetti nelle prossime pagine. Se non convinto, potrebbe comunque ritrovarsi stupito.