di Paolo Maria Filipazzi
- Magistratura Democratica. Marx in toga da magistrato
Nata nel 1964, Magistratura democratica è, senza mezzi termini, la corrente contigua al Partito Comunista Italiano. Fine.
Il fine di tale corrente è il perseguimento della lotta di classe tramite l’esercizio della giurisdizione. Sono i membri di Magistratura democratica che danno origine al fenomeno della “giurisprudenza creativa”, che innova il diritto scavalcando il legislatore con pronunce praeter legem (oltre la legge) che introducono istituti e riconoscono diritti non previsti dalla legge, quando non addirittura contra legem (contro la legge), che, fingendo di interpretare le norme, in realtà le disattendono, disapplicandole palesemente o addirittura introducendo per via giurisprudenziale norme in contrasto con quelle fissate nelle leggi approvate dal Parlamento e promulgate dal Presidente della Repubblica.
Si tratta di una vera e propria opera di pressione, da parte di coloro che per definizione dovrebbero essere soggetti soltanto alla legge, sul legislatore, il cui operato viene, da un lato, forzato per svolgersi nella direzione pretesa dai magistrati, dall’altro, reso inefficace dalle pronunce degli stessi qualora questo produca norme in contrasto con la loro agenda.
Con questa tecnica, in un primo momento, viene completamente ridisegnato il diritto del lavoro e sindacale.
Poi, nel 1989, il Muro di Berlino cade.
- Il Muro è caduto. La Rivoluzione continua.
La caduta del comunismo porta ad una mutazione della sinistra occidentale che dal collettivismo passa al perseguimento dell’ individualismo radicale di massa.
I magistrati politicizzati mantengono il loro schema di azione e la loro “giurisprudenza creativa” si orienta verso una nuova agenda, che consiste nel riorganizzare radicalmente la società italiana sradicandola da quello che da sempre ne è stato il paradigma antropologico, fondato su valori culturali che originano dalla fede cattolica.
E’ attualità stringente l’opera creativa, iniziata addirittura nel 2007, a riguardo del tema del “fine vita”, con cui si sono surrettiziamente inseriti nell’ordinamento nuovi canoni normativi che hanno eroso fino a farlo quasi sparire il principio dell’indisponibilità della vita umana, esercitando una pressione sul Parlamento per legiferare nel senso voluto.
Ormai dal 2014, grazie a ripetute pronunce di svariati tribunali, è possibile iscrivere neonati all’anagrafe come figli di due persone dello stesso sesso, cosa che però la legge continua a non consentire… Se per quello, è stato permesso a donne di ricorrere alla PMA utilizzando il seme congelato del marito defunto… La RU 486 è diventata come un’ aspirina grazie alle pronunce dei magistrati, eludendo la stessa legge 194, ai sensi della quale una simile pratica non è comunque concessa… Non parliamo poi della giurisprudenza che ha di fatto disinnescato ogni norma volta al contrasto dell’immigrazione illegale. E potremmo andare avanti ancora a lungo (a tal proposito, rimandiamo al volume (In)giustizia “creativa” e trasformazione antropologica di Domenico Menorello e Maurizio Sacconi, uscito nel febbraio di quest’ anno, proprio in vista del referendum).
Questa operazione costante non ha semplicemente modificato il diritto: ha, come detto, rifondato la società italiana e il suo modello di riferimento, portando avanti molto più della politica quel processo di scristianizzazione che grandi pensatori cattolici, da Joseph de Maistre ad Augusto Del Noce, hanno chiamato “rivoluzione”.
La fine del sistema delle correnti sarebbe un colpo durissimo alla “giurisprudenza creativa”. Ovviamente, non ci si deve illudere che, in caso di vittoria del SI, il 24 marzo 2026 l’Italia tornerà in un colpo quella di prima. Tuttavia un ingranaggio fondamentale, il più efficace in assoluto, della macchina rivoluzionaria si inizierebbe ad inceppare.
Ecco perché è importante che i cattolici, coscienti fino in fondo della posta in gioco, votino consapevolmente SI.
Peccato che nelle parrocchie si stia facendo propaganda per il NO…
E qui il discorso va al di là del diritto. Andiamo, quindi, fino alla feccia dell’amaro calice…
- La vittoria del SI: il colpo al cuore dei “poteri forti”
Il 10 agosto 1994 Pinuccio Tatarella, intervistato da La Stampa, denunciava l’esistenza di “poteri forti” che non intendevano solo influenzare lo Stato, ma puntavano a diventare lo Stato. E li elencava: a Corte Costituzionale, il Csm, Mediobanca, i servizi segreti, la Massoneria, l’Opus Dei, Bankitalia, i gruppi editoriali con le loro intese, la grande industria privata.
Questo blocco di potere (al cui servizio troviamo anche il mondo della scuola e dell’ università, quello della cultura, quello dello spettacolo e avente il proprio braccio politico nella sinistra) non è mai stato scardinato e da decenni contrasta e vanifica ogni tentativo di cambiamento in Italia. Nella scorsa puntata parlavamo di un sistema di potere autoreferenziale che lotta per la sopravvivenza. Non si tratta solo del potere interno alla magistratura. Si tratta di questo intero blocco, che grazie al controllo sul CSM e, quindi, sull’ intera magistratura, è sempre stato inscalfibile.
Capiamo ora, l’enorme importanza del voto di domenica e lunedì prossimi: la vittoria del SI sarebbe un colpo durissimo, il primo mai assestato, al sistema di potere che da sempre tiene la società italiana sotto sequestro.
- Un SI per liberare la Chiesa italiana.
Capiamo anche, più che mai, il perché i vescovi si siano in gran parte schierati per il NO: sono parte integrante e fondamentale di questo sistema di potere. Il “dialogo” con i comunisti a partire dal Concilio Vaticano II ha aperto la strada alla trasformazione, dopo Tangentopoli, del collateralismo con la DC in quello prima con l’ Ulivo di Prodi e poi con il PD.
I vescovi sono ormai burocrati impegnati nella conservazione e difesa di uno status quo che li vede come parte integrante. Del resto, il business dell’ immigrazione rende i preti fondamentali per questo sistema e rende fondamentale per i preti farne parte.
Poco male che questo sistema stia sradicando la società italiana dal modello culturale fondato sulla morale cattolica: la cultura del “dialogo” che ha prevalso in casa cattolica ha impegnato in massa il clero non nell’ evangelizzazione ma nell’ autodemolizione (copyright di San Paolo VI). Capiamo ora perché la vittoria del SI sarebbe una botta dolorosissima per l’establishment clericale. Ma chiamiamo anche come tale botta potrebbe essere l’inizio dell’ affrancamento della Chiesa cattolica in Italia da logiche di potere e collusione che l’hanno portata a tradire se stessa e a perdere l’amore degli italiani.
- Conclusione
Re Theoden direbbe che la grande battaglia del nostro tempo, in cui molte cose svaniranno, si svolgerà il 22 e 23 marzo 2026 nelle urne. Per la nostra generazione, la battaglia dei campi del Pelennor è questa.
“Cavalcate per la rovina e la fine del mondo!!!”.

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