14 luglio 2026

Blood and Progress. La violenza politica di sinistra in USA


Pubblichiamo una recensione, tradotta, del libro "Blood and Progress - A Century of Left-Wing Violence in America", recentemente pubblicato da Noah Rothman. L'autore alza il velo sulla rete di protezione che copre i movimenti di sinistra e violenti negli Stati Uniti.

Di Tevi Troy su Civitas Institute

Sintesi: Il libro di Noah Rothman, Blood and Progress, è una cruda analisi della violenza politica che spinge i lettori a riflettere sulla più ampia storia americana.

La violenza politica è in aumento. Questo di per sé è un motivo di preoccupazione, ma forse ancora più preoccupante è la reazione a tale violenza. Entra in gioco Noah Rothman di National Review, che scriveva di violenza politica di sinistra ben prima che Luigi Mangione assassinasse il dirigente assicurativo Brian Thompson, prima dell'assassinio del 2025 di Charlie Kirk o dei tre tentativi di omicidio ai danni del presidente Donald Trump.

Nel suo nuovo libro, Blood and Progress (Sangue e progresso), Rothman affronta sia la violenza sia le reazioni ad essa. (Dichiarazione di trasparenza: Rothman è mio amico). Come suggerisce il sottotitolo – “Un secolo di violenza di sinistra in America” – Rothman si concentra principalmente sulla violenza proveniente da sinistra. Tuttavia, è chiaramente consapevole del fatto che la violenza politica sorga da ogni schieramento. Ammirevolmente, Rothman cerca di analizzare le cause profonde della violenza di sinistra: le "strutture di tolleranza" (permission structures) che non condannano a sufficienza gli atti violenti e quei segnali deliberati che sembrano incoraggiarla. Su questo punto l'autore ritiene – con qualche giustificazione – che la sinistra sia effettivamente più colpevole della destra.

Rothman, giornalista esperto, editore e podcaster, osserva che la violenza di destra riceve molta attenzione: “I vertici della cultura, della politica e della legge americana non hanno bisogno di essere spronati nella nobile opera di contenimento della violenza politica di destra. È il tipo di minaccia su cui sono già sintonizzati e per la quale scansionano costantemente l'orizzonte”. Al contrario, ed è questo il punto centrale dell'intero libro, è un “fatto osservabile” che “la sinistra americana – troppo spesso, sia quella marginale che quella mainstream – o si rifiuta di affrontare o convive con sconcertante disinvoltura con un certo livello di violenza politica interna”.

Per fornire un necessario equilibrio a questo dibattito, Rothman conduce un'ampia panoramica storica della violenza politica in America a partire dall'inizio del XX secolo. Questa analisi include uno sguardo ravvicinato agli attentati terroristici anarchici degli anni '10. Dopo che il procuratore generale A. Mitchell Palmer fu quasi ucciso in uno di questi attentati, egli avviò una serie di retate – note come le "retate di Palmer" (Palmer raids) – in 36 città diverse, arrestando 6.000 persone.

Fortunatamente, la violenza di sinistra si placò in qualche modo negli anni '20, ma, come dimostra Rothman, la violenza politica non scompare mai del tutto negli Stati Uniti. Secondo Rothman: “Sarebbe sbagliato definire i decenni successivi al terrore anarchico come un periodo pacifico nella storia americana. In effetti, sarebbe difficile individuare un qualsiasi momento della storia americana privo di attriti civici e di un conseguente livello di violenza politica”.

Ma, come sappiamo fin troppo bene, alcune epoche sono peggiori di altre. La risposta nazionale condivisa alla Grande Depressione, alla Seconda Guerra Mondiale e all'inizio della Guerra Fredda aveva indotto molti a concludere che la violenza politica fosse un ricordo del passato. Sfortunatamente, gli anni '60 smentirono tutti. È qui che l'indagine di Rothman decolla, prendendo in esame il clima intellettuale e culturale che sembrava promuovere, o quantomeno perdonare, la violenza politica.

Rothman ripercorre un elenco ben noto di violenze scioccanti degli anni '60, ma compie il lavoro – fin troppo raro – di collegarne molte a quella che allora era la sinistra americana. Abbiamo avuto l'assassinio di John F. Kennedy (da parte di un aspirante transfuga in Unione Sovietica) e di Robert F. Kennedy (da parte di un terrorista palestinese, il primo attacco terroristico palestinese negli Stati Uniti). Inoltre, si sono verificati disordini urbani ogni estate durante la presidenza di Lyndon Johnson, e gruppi terroristici di sinistra come i Weathermen hanno terrorizzato gli americani bombardando istituzioni chiave. Rothman cita un agente dell'FBI che si lamentava dicendo: “C'era la sensazione che questi tizi potessero continuare a farlo, a mettere bombe, letteralmente per sempre”.

Allo stesso tempo, stavano emergendo anche pericolose giustificazioni per la violenza. Spiegando il pensiero di alcuni esponenti della sinistra, Rothman scrive: “Le rivolte razziali. La violenza della polizia. L'attacco alla convention di Chicago. La guerra. La leva militare. Tutto ciò perpetrato dalle forze dell'ordine americane su ordine di funzionari eletti americani, sotto gli occhi di un popolo americano del tutto indifferente. Per i radicali, era un atto d'accusa totale contro gli Stati Uniti”. Seguendo questa logica, alcune frange del gruppo di sinistra Students for a Democratic Society adottarono un approccio nuovo e terrificante: “Gli Stati Uniti avevano dichiarato loro guerra. Era giunto il momento di combattere con la stessa ferocia”.

I radicali che giungevano a queste pericolose conclusioni erano ulteriormente incoraggiati da altre forze che avevano interesse a promuovere, o almeno a chiudere un occhio, sulla violenza in America. Rothman mostra come parte del radicalismo che condiziona le nostre vite oggi abbia le sue origini nella propaganda (agitprop) dell'Unione Sovietica contro l'Occidente. Queste radici profonde hanno avvelenato il terreno con sentimenti anti-occidentali e anti-americani, inclusi quelli anti-israeliani. Come descrive Rothman:

“Nell'accademia sovietica, per quel che era, la 'Zionologia' divenne oggetto di studio. Il sionismo fu dichiarato una 'minaccia globale' caratterizzata da 'militanza, sciovinismo, razzismo' e 'anticomunismo', sostenevano i ricercatori sovietici. Era un 'movimento reazionario e anti-umano' ed esportatore dei mali del 'colonialismo e neocolonialismo'. Il KGB prese questo nuovo mandato e lo portò avanti con decisione.”

Purtroppo, questa follia si avverte ancora oggi in dichiarazioni apertamente antisemite e in atti di violenza.

Oltre alle interferenze dell'Unione Sovietica, la situazione è peggiorata nel 1979 dopo la salita al potere dei mullah in Iran. Rothman mostra che “L'Unione Sovietica e la Repubblica Islamica hanno avuto un rapporto conflittuale fin dall'inizio, ma la fusione di elementi di teoria marxista con caratteristiche islamiste operata dal nuovo regime iraniano si rivelò utile per i sostenitori del socialismo internazionale”.

Naturalmente, abbiamo avuto anche intellettuali che hanno propagandato cattive idee nei campus universitari americani. Tra questi figurano i pensatori tedeschi della Scuola di Francoforte, in particolare Herbert Marcuse, sostenitore della “tolleranza repressiva”. Secondo Rothman, la filosofia di Marcuse prescriveva “l'intolleranza contro i movimenti di destra e la tolleranza verso i movimenti di sinistra”. Come nota Rothman: “Non si potrebbe essere più espliciti di così”. Era la versione teorizzata del principio per cui non ci sono nemici a sinistra (no enemies to the left).

Anche dopo che la tempesta degli anni '60 si è placata, coloro che si erano macchiati di comportamenti violenti sono stati riabilitati con troppa facilità o, come scrive Rothman, “riaccolti nella società civile”. Membri del gruppo terroristico violento Weather Underground, come Bill Ayers, Mark Rudd e altri, non solo hanno potuto fare ritorno, ma hanno anche ottenuto cattedre per insegnare alle nuove generazioni, una scelta che appare poco saggia per una società. Il co-fondatore dell'organizzazione clandestina Ayers è persino diventato amico e talvolta consigliere di Barack Obama. Dopo aver intervistato un ex terrorista dei Weathermen – presumibilmente Ayers – il biografo di Obama, David Garrow, ha ricordato: “Sono rimasto sbigottito da quanto sia facile frequentare i terroristi”.

Attori stranieri, intellettuali di sinistra e terroristi riabilitati hanno trovato ulteriori alleati in icone culturali che hanno celebrato figure violente della sinistra. L'assassino di poliziotti Mumia Abu-Jamal ha ricevuto il sostegno di “importanti esponenti della cultura” come Martin Sheen, Susan Sarandon e Bonnie Raitt. Tra i sostenitori celebri di Leonard Peltier, che uccise un agente dell'FBI, figuravano Nelson Mandela, Steve Van Zandt e Louise Erdrich. Forse la cosa peggiore è la successione di presidenti democratici, tra cui Jimmy Carter, Bill Clinton, Barack Obama e Joe Biden, che hanno graziato o commutato le sentenze di individui coinvolti nella violenza di sinistra.

Tutti questi sforzi hanno creato una tragica "struttura di tolleranza" che troppo spesso giustifica e scusa i comportamenti violenti della sinistra. Questi compagni di strada sono uniti da una convinzione pericolosa: che la violenza politica di sinistra sia una forma di libertà di parola, mentre la parola stessa della destra sia una forma di violenza. Abbiamo visto questa dinamica chiaramente espressa nei roghi devastanti del 2020, che hanno causato danni materiali per 1-2 miliardi di dollari e oltre due dozzine di morti. Rothman definisce quell'annus horribilis come un “anno demoniaco”, mentre i leader della sinistra, tra cui l'allora sindaco di Seattle, lo definirono una “estate dell'amore”.

Sebbene Rothman dimostri in modo convincente, con oltre un secolo di esempi, che la sinistra possiede una struttura di tolleranza della violenza molto più radicata, va a suo merito il fatto di non risparmiare la destra. Critica giustamente l'assalto al Campidoglio del 6 gennaio. La violenza politica è inaccettabile, e l'unico modo in cui possiamo sperare di eliminarla è che esponenti di entrambi gli schieramenti la condannino, indipendentemente da chi la compia.

Blood and Progress è un'indagine cruda sulla violenza politica che spinge i lettori a riflettere sulla più ampia storia americana. La genialità del sistema creato dai Padri Fondatori sta nel fatto che fornisce una moltitudine di modi per dividere il potere, limitare il governo e risolvere gravi divergenze dottrinali e politiche attraverso la discussione e le urne. Sfortunatamente, coloro che ricorrono alla violenza non la vedono così. Vogliono aggirare i nostri processi democratici per far avanzare i loro obiettivi politici o per consumare vendette politiche. Inoltre, mancano fondamentalmente di gratitudine, il che li rende fin troppo pronti ad abbattere qualsiasi società che non si conformi alla loro ideologia, persino, o soprattutto, se si tratta della propria. I promotori della violenza a sinistra mancano di gratitudine verso la civiltà occidentale, i diritti o il prezzo pagato per le libertà. È questa mancanza di gratitudine, unita alla convinzione rousseauiana della perfettibilità dell'uomo e della corruzione delle istituzioni, che spalanca le porte alla violenza. L'importante missione di Rothman è quella di scardinare gli argomenti ideologici di chi vorrebbe giustificare un simile approccio.

Nelle sue conclusioni, Rothman ci dice che non basta evitare personalmente la violenza. Come società, dobbiamo anche condannarla e punirla, ovunque essa si manifesti. Le sue ultime parole devono essere prese a cuore se vogliamo evitare un'altra ondata come quella degli anni '60 o l'“anno demoniaco” del 2020: “Finché non troveremo il coraggio di rispondere alla violenza politica con coerenza, il ciclo continuerà e l'azione violenta di piazza diventerà una caratteristica della vita pubblica americana. Dobbiamo aspettarcelo”.

Tevi Troy è senior fellow presso il Ronald Reagan Institute e senior scholar presso lo Straus Center della Yeshiva University. È autore di cinque libri sulla presidenza, tra cui, il più recente, "The Power and the Money: The Epic Clashes Between Commanders in Chief and Titans of Industry".

 

13 luglio 2026

Trump, il folle bulldozer?



Pubblichiamo una frizzante ipotesi di Marco Begato

di Marco Begato

Trump è uno sciocco, Trump è un folle, Trump finge di essere un folle, Trump è talentuoso ma sbaglia i suoi calcoli, Trump è un bullo. Questi i principali giudizi che si raccolgono in rete in merito al Presidente americano.

Di tutti, a mio giudizio, il più curioso rimane il terzo: finge di essere un folle. Lo segnalavo già lo scorso agosto (QUI)

e ho visto che alcuni giornalisti italiani se ne sono accorti in aprile.

 

Dunque vorrei riflettere su queste ipotesi, fino ad avanzarne una personale (non so se già anticipata da altri).

Iconoclastia anti-trumpiana: ipnosi collettiva?

Inizierò confessando che mi lascia completamente basito leggere il j’accuse anti-trumpiano sollevato da pressoché qualsiasi portale e orientamento: laico e cattolico, cartaceo e digitale, mainstream e di controinformazione.

Fatico a non percepire in questa rinnovata iconoclastia l’ennesima forma di ipnosi collettiva. La stessa cosa cui abbiamo assistito nei tempi del Covid-19, per intenderci. Allora la valanga di dati noir, l’invasione di numeri e statistiche di malattia e morte ha ipnotizzato la massa creando panico e favorendo l’idolatria vaccinale. Oggi una propaganda a reti unificate anti-trumpiana sta generando il medesimo allineamento angosciato contro il presidente USA.

Mi colpisce anzitutto il fatto che questo allineamento sia angosciato: la gente teme la politica di Trump come temeva l’evoluzione del Covid-19. È per questo che mi insospettisce la posizione anti-trumpiana e perciò mi spingo a parlare di allucinazione di massa, nuovamente.

In primo luogo dunque non sto cercando di difendere Trump, sto cercando di difendere me stesso dalla manipolazione mediatica, dall’angoscia generata, dalla ipnosi e dalle politiche conseguenti.

Certo, c’era un rischio col Covid-19, così come ci sono allarmi con Trump, ma da queste premesse all’angoscia ne corre: ne corre giusto il tempo di un’ipnosi collettiva.

Ora, come avviene una simile ipnosi? Avviene per il concorso a reti unificate di tutte le agenzie informative, di qualsiasi tipologia e schieramento. Tempo addietro, anche solo in epoca Covid, e insomma prima del secondo mandato Trump, almeno i canali indipendenti dalle aziende informative mainstream avrebbero fornito una spiegazione elementare: il padrone dell’informazione ha pagato perché tutti battano la medesima notizia.

Sono molti gli episodi, e se ne sono visti con stupore e meraviglia e rabbia anche durante la pandemia, in cui i giornali di tutto il mondo (occidentale e coloniale quantomeno) stampavano all’unisono le medesime notizie con titoli quasi identici.

Allora si ergevano a coscienza critica almeno i canali liberi e indipendenti. Con Trump anche quest’ultima foglia di fico sembra caduta. In effetti mi stupisce e dispiace vedere come molti canali di controinformazione e molti osservatori e testimoni, vigili ai tempi del Covid-19, siano stati acriticamente assorbiti in questo mulinello ipnotico anti-trumpiano.

Tutti tuonano all’unisono contro il temibile Trump. Le voci contrarie ormai sono al massimo quelle di alcuni singoli isolati e poco significativi.

Ancora una volta: non mi attendo che i vari commentatori si spendano in parole accomodanti verso Trump. Ma resto basito considerando la quantità di attacchi inappellabili contro lo stesso, peraltro sollevati mentre regna il silenzio - o un mite disprezzo di maniera - verso la moltitudine di governanti, presidenti e autorità orribili e oscene che stanno guidando i rimanenti Paesi, e che impuniti van preparando i propri successori.

Peraltro il danno dell’ipnosi - oltre a generare una forte demotivazione e disperazione soggettiva e collettiva - consiste proprio nel farci dimenticare che, tolto Trump, non rimarremo in mano a dei bravi politici o ai ‘meno peggio’, bensì saremo pur sempre succubi di una classe di corrotti, ricattati, in combutta per interessi lobbistici a danno dei popoli. Gli scandali rivelati dagli Epstein Files, le ricostruzioni relative alle manipolazioni in epoca Covid-19, l’avanzare della geoingegneria, le politiche tecnocratiche potenziate dai flussi dell’intelligenza artificiale sono le principali espressioni di questo futuro umanamente disperato che ci attende.

Perché dunque limitarsi ad attaccare Trump, facendone l’utile feticcio dell’istinto sacrificale comune?

E tale giudizio, ci tengo a sottolinearlo, vale anche nell’ipotesi estrema, quella secondo cui Trump stesso stia obbedendo, proprio con questo suo stile assurdo, ai medesimi poteri forti che guidano gli altri spregevoli governi.

L’ipotesi Bulldozer

Veniamo alla questione della sua follia: ammetto di non avere una opinione sicura a riguardo, ma reputo stimolante avanzare ipotesi interpretative alternative.

Come ho già chiarito, non mi persuade la narrativa demonizzante, non trovo che Trump sia un presidente peggiore di altri che lo abbiano preceduto, né peggiore di altri governatori, dittatori e sovrani che occupano attualmente ruoli di potere. Al contempo non vedo in lui una figura confortante e convincente. Ho preso in considerazione la “teoria del matto” e vorrei provare a precisarla.

Non ho l’impressione che Trump stia agendo come un generico matto. Credo che dietro il suo istrionismo comunicativo, ci siano dei codici puntuali. Ho provato a identificare alcune (poche) caratteristiche-ipotesi e le ho accomunate sotto l’etichetta generica di contro-diplomazia: la violazione voluta e sistematica delle regole della diplomazia.

È come se Trump volesse far saltare il banco, sovvertire le regole classiche (e marce) della comunicazione di regime. Agisce dunque sì da prepotente, cioè in americano da Bulldozer, ma proprio nel senso fisico dalla macchina spianatrice. E il suo obiettivo è la vetrina delle diplomazie atlantiste.

Come approccio fondamentale, è evidente, Trump ama lanciare provocazioni azzardate. Più precisamente mi piace interpretarle andando a individuare alcuni tratti specifici, ne indico tre:

  1. Criterio dell’incontinenza. Trump dice apertamente quello che gli altri potenti pensano o condividono solo in privato;
  2. Criterio dell’Ironia. Trump dice cose che forse non pensa, ma che certamente altri competitor stanno pensando o dicendo in sede riservata;
  3. Criterio dello strabismo. Trump si rivolge apertamente a un interlocutore, ma con l’intenzione di raggiungerne un altro.

Tramite tale approccio Trump attua una sorta di complessiva demitizzazione burocratica, svergogna il sistema e ne mostra il marcio, obbliga a cercare un diverso registro: è una mossa voluta? È l’arroganza di un bullo tanto borioso da non nascondere più quello che i colleghi tenevano invece ben celato? Giudicate voi.

Ecco qualche esempio a supporto delle tre caratteristiche su riportate.

Il criterio dell’ironia

Per esempio, ha lasciato spiazzati l’intervista in cui Trump affermava chiaramente che le sue minacce di guerra all’Iran erano solo un modo per testare la reazione degli interlocutori (qui un commento).

Attenzione, non si tratta di un gioco e se lo è, è un gioco d’azzardo.

In un mondo caratterizzato da menzogne, compromessi, doppie mosse, tradimenti, questo approccio è mirato a portare allo scoperto le intenzioni reali dei vari partner, collaboratori e presunti alleati.

In questo la politica trumpiana assomiglia a un grande bluff.

Il suo stile da bullo o da spaccone equivale a un rilancio della puntata di gioco, davanti al quale gli sfidanti sono costretti o a sostenere rischiosamente il bluff o a gettare le carte e le maschere.

Tale stile non si spiega solo dal punto di vista politico-morale, più o meno machiavellico, non è legato cioè solamente al tentativo di smascherare generici brogli e tradimenti (che pure sono molti, anche internamente al partito, e un presidente USA lo sa bene). Abbiamo sul piatto una specifica componente: il multipolarismo, la caduta del globalismo, il cambio di un paradigma.

Geopoliticamente siamo in una fase di ridefinizione delle alleanze e degli schieramenti. Gli azzardi di Trump potrebbero servire a far venire rapidamente allo scoperto i multipolaristi e i globalisti, a costruire in tempi record i nuovi assi.

Credo che anche i post di attacco alla Meloni servano a tale scopo: hanno costretto l’establishment italiano a una reazione. Mentre il bullo può provocare, rimangiarsi le parole, fare il bello e il brutto tempo, i suoi interlocutori sono sempre costretti a un posizionamento netto e univoco.

Lui ha alle spalle il potere US e una reputazione da bullo già consolidata, i suoi interlocutori non hanno né lo stesso potere economico-militare-politico, né possono permettersi di scendere allo stesso livello comunicativo.

Trump tiene i suoi competitor per le palle.

Credo che l’Epstein System abbia a che vedere con questa strategia: Trump non ci avrà dato il nome dei clienti di Epstein (curiosamente rischiando di restare l’unico accusato, lui che è stato l’unico ad aver avviato la pubblicazione dei Files: altra mossa da folle), ma ci ha detto chiaramente che il mondo del potere politico-economico è gestito à la Epstein, cioè con un intrigo di lobby perverse, che promuovono i propri affiliati, in un equilibrio di ricatti tale da paralizzare il giro politico e trasformarlo in una vetrina farsa, longa manus di interessi nascosti al popolo.

Nessun establishment degli Stati occidentali, parte integrante dell’Epstein System, può permettersi di parlare apertamente, perché sono tutti sotto ricatto. Trump sfrutta questa loro debolezza. E al momento giusto può andare oltre e colpire.

Un esempio di questo mi pare essere lo scandalo che si sta abbattendo sul governo spagnolo, facilmente alimentato dalle informazioni fornite dal DOJ, tale da portare alla sbarra decine di uomini di Sanchez e tale da infangare storici volti accreditati come Zapatero.

A tal riguardo: la Meloni stia attenta, e con lei gli “Zapatero” di Italia.

Il criterio dell’incontinenza

Un secondo elemento che a mio avviso caratterizza lo stile comunicativo contro-diplomatico trumpiano è lo svelamento dei pensieri.

Trump dice al mondo via social quel che gli altri potenti pensano o si dicono nelle segrete stanze. Viene squarciata la cortina. Si voltano tutte le carte. Decisamente una mossa capace di far imbestialire tutta la Cupola.

Trump non è odiato solo perché sta scegliendo di abbandonare l’UE, la NATO, l’ONU e tutti gli organismi buro-cratici (tali cioè da elevare le organizzazioni internazionali a nuovi organismi di controllo dei popoli, le casematte del neo-autoritarismo contemporaneo) sui quali appoggiano il proprio potere tutte le élite occidentali. Trump è odiato perché sta mostrando al mondo quanto è arrogante, sboccata, prepotente, insensibile, egoista la classe dominante attuale. E lo fa assumendo, facendo propri e quindi mettendo alla berlina questi loro toni.

La sfacciataggine ostentata da Trump non è in nulla diversa da quella che le Von Der Leyen o i Macron o i Draghi esibiscono nelle loro riunioni secretate. Ogni tanto nelle notizie di frangia ne abbiamo prove schiaccianti. Solo che quest’ultimi in pubblico si ammantano farisaicamente di belle parole, mentre il quinto potere li copre, ne nasconde il marcio e ne esalta le comparsate irenico-ipocrite.

Guardate il paradosso: quando Draghi o Mattarella arrivano a insultare il popolo italiano con dichiarazioni vergognose (i.e. “non ti vaccini e muori”; “non si invochi la libertà per non vaccinarsi”) l’ipnosi generale è tale da accogliere con devozione tali autentici insulti, coronati dall’aggressione a colpi di idrante contro i lavoratori triestini. Suscita invece indignazione Trump, quello che propone la terza guerra mondiale e poche settimane dopo stringe accordi di pace con clausole inaudite.

Trump ci costringe a tenere puntati gli occhi su questo aspetto: le élite ci disprezzano e ci calpestano. La politica è fatta di calcoli spietati e il popolo è carne da macello. Lui lo dice e lo dice in modo non ipnotico.

Che poi sia una tattica paradossale per prendere la distanza da quei Circoli o che sia perfettamente allineato ad essi, ma travolto dalla boria, torno a ripetermi: non so definirlo.

Il criterio dello strabismo

Un terzo esempio di approccio lo trovo nel batti-becco avuto in Primavera col Pontefice, Leone XIV.

Il mondo si è scandalizzato per i toni di Trump contro il Papa. Si è scandalizzato per i post che ritraevano il Presidente vestito da pontefice; si è scandalizzato alla notizia trapelata dei 14 milioni versati allo Stato del Vaticano per influenzare le elezioni; si è scandalizzato per il botta e risposta via social in cui Trump lanciava attacchi a Leone XIV.

Che lo scambio di post primaverili sia avvenuto l’indomani dei colloqui diplomatici tra US e Santa Sede non pare abbia insospettito nessuno.

Che i media di tutto il mondo, generalmente freddi e ostili al nuovo Pontificato, siano scesi in campo per una poco credibile difesa del loro detestato avversario, non ha insospettito nessuno.

Lo accetto.

Ma credo che dobbiamo pensare al fatto che almeno una categoria di persone ha tremato alla minaccia di Trump. Non si tratta del Leone, il quale ha avuto anzi modo di rispondere chiarendo la sua missione e la sua visione. Hanno tremato quelli che hanno incassato a suo tempo i 14 milioni: i cardinali e i vescovi anti-leoniani.

Credo decisamente che il messaggio di Trump, all’indomani delle pacifiche relazioni diplomatiche, fosse rivolto non al Santo Padre, ma a quanti lo accerchiano e gli fanno opposizione: alla quinta colonna post-bergogliana.

Così Trump dichiara di avere un interlocutore, ma dice a questi un messaggio rivolto ad altri.


E con tali tre esempi mi risulta più sensato l’agire del Presidente, che pure nella sua complessità mi sfugge.

 

 

10 luglio 2026

Una tirannide di fannulloni e donnaioli


 

di Marco Begato

“Fu la tirannide e non il cattolicesimo a impedire lo svilupparsi del capitalismo in Francia e Spagna e a soffocarlo in Italia e nei Paesi Bassi meridionali. Ironicamente, forse nella storia non vi furono monarchi più scrupolosi, onesti e instancabili di Carlo V e del figlio Filippo II. Furono loro a costruire l’impero spagnolo e a governarlo per più di ottant’anni. Si svegliavano quasi ogni giorno all’alba e lavoravano in modo diligente all’amministrazione dei loro immensi territori. Se fossero stati fannulloni o donnaioli, avrebbero arrecato meno danni alle economie di cui erano responsabili. Invece i sovrani francesi erano abbastanza pigri e molto meno onesti; eppure, in termini di progresso economico, sotto il loro dominio la Francia andò meglio della Spagna. Questa è la più grande ironia: dato un dominio tirannico, una dilagante corruzione governativa procura gradi di libertà che non esistono sotto tiranni onesti e scrupolosi”. (R. Stark, La vittoria della ragione, Lindau, Torino 2006, 287-288)

Questa è la tesi di Stark, che dunque vorrebbe ricondurre l’evoluzione economico-capitalista a queste condizioni: assenza di tirannide; o, al massimo, tirannia dissoluta con diffusa corruzione negli apparati amministrativi.

Il tutto, sempre mantenendo l’assunto principale affermato dal battista Stark: “fu la tirannide e non il cattolicesimo a impedire lo svilupparsi del capitalismo”.

È una citazione sulla quale torno periodicamente e che tengo a mente nel modo di impostare il mio lavoro quotidiano: un eccesso di controllo e di zelo risulta deleterio per uno sviluppo cooperativo in un contesto multi-culturale.

Un eccesso di controllo e di moralità diviene soffocante e controproducente. Inaridisce l’esperienza quotidiana.

Ora mi chiedo se tale riferimento possa tornare utile per diagnosticare i problemi del tempo presente, pur sempre ammesso e non concesso che l’intuizione starkiana sia corretta.

Siamo certamente in un tempo di tirannide e di controllo.

Quegli organismi sorti per favorire la cooperazione dei popoli si sono tramutati in enti di rigido controllo trans-nazionale, a oltraggio del diritto sovrano dei popoli e quindi della libertà autentica dei cittadini. La NATO decide se e quali guerre condurre. L’OMS impone lock-down e vaccinazioni pericolose. La UE interviene a modificare la cultura dei singoli Paesi (Agenda2030) e prepara la censura mediatica su larga scala.

Verrebbe allora da consolarsi, perché sembrerebbe di essere dunque, sì, sotto tirannide, ma in una tirannide di “donnaioli e fannulloni” (per citare sempre Stark).

È che i nostri governanti sono proprio andati oltre rispetto ai secoli passati, su tutto.

I livelli di controllo cui siamo sottoposti sono saliti in modo vertiginoso.

E i vizi delle élites dominanti sono piuttosto trasbordati in forme di grave disturbo o di ritualità negativa, cosicché si parla ormai di politici drogati o votati a Satana (Epstein docet).

Giustamente dunque da più parti si lancia l’allarme: “Me parece que la humanidad nunca ha estado en un momento más peligroso que el que vivimos ahora”. (fonte)

Strumenti troppo potenti, soggetti troppo corrotti, società troppo controllate.

E ostinatamente in lotta contro l’unica chiave risolutiva: la fede in Cristo testimoniata dalla Tradizione cattolica.

Dove invece l’Impero si sottomette alla Croce, la virtù è presupposta al comando e la libertà è donata ai singoli e vissuta nella varietà dei carismi.


 

04 luglio 2026

I lefebvriani stanno sbagliando, ma Leone affronti il tema della Tradizione e dell'Eresia strisciante



di Francesco Maria Filipazzi

Da una parte le consacrazioni di Econe, in rito tridentino. Dall'altro il cardinale Radcliffe che benedice e celebra una coppia omosessuale in chiesa.
I primi sono scismatici e si sono presi una scomunica, il secondo è in comunione con Roma e nessuno lo sanzionerà. 
Messa così, è innegabile che da queste parti venga voglia di "andare dai lefebvriani", ma proprio perché sarebbe un'azione d'impeto, dobbiamo rimanere fermi e, nonostante tutto, rinnovare la nostra fedeltà al Papa, senza farci offuscare da una realtà fin troppo evidente e ingannevole. Il Grande Ingannatore è all'opera e dobbiamo esserne consapevoli.
Da fedeli al Papa, dobbiamo però filialmente supplicarlo di affrontare alcuni temi che dopo l'1 luglio sono cogenti e non più rimandabili.

L'errore della San Pio X

L'approccio della San Pio X alla vicenda delle consacrazioni non ha certo brillato per umiltà. Fra le righe, don Pagliarani ha pressoché lasciato intendere che l'unica salvezza delle anime passerebbe per la Fraternità, laddove la Chiesa sarebbe in toto corrotta e professante eresie. Inoltre non ha voluto, anzi non ha potuto, chiarire un tema fondamentale, riguardo l'accettazione della validità del Novus Ordo. Non è infatti un mistero che i sacerdoti lefebvriani in buona parte la neghino, che siano state effettuate più volte ordinazioni sub condicione di sacerdoti provenienti dalle diocesi, che spesso e volentieri i laici che vogliano aderire alla Fraternità debbano rifare la cresima. Anche le ostie consacrate in messe Vetus Ordo dei sacerdoti diocesani o degli istituti ex Ecclesia Dei sono messe in discussione.

Questa pretesa di essere l'unica istituzione cattolica sana portatrice della Grazia sfiora il demenziale ed è inaccettabile, ma è funzionale alla proclamazione dello stato di necessità. Se infatti un fedele della San Pio X potesse assistere alle messe tridentine di altri, cadrebbe l'impalcatura.

L'errore della gerarchia romana 

Dal canto suo la gerarchia romana non brilla. È innegabile che anche in questo pontificato la liturgia tridentina sia messa ai margini, mentre persiste la fissazione vaticanosecondista. L'idea che il Concilio Vaticano II sia l'unico metro di misura per valutare l'adesione al magistero e la fedeltà al Papa ha ormai assunto contorni patologici. Un Concilio che sin dalle premesse non aveva carattere dogmatico è stato trasformato in un superdogma, mai però realmente enunciato o spiegato. Peraltro dubitiamo fortemente che l'ecumenismo e la libertà religiosa pensati all'epoca fossero ciò che si professa oggi.

Dunque se a Roma la finissero di giustificare ogni deriva teologica e morale riferendosi al Concilio, siamo sicuri che il dialogo sarebbe più sereno.

Il tema della liturgia

Il rifiuto pervicace della liturgia antica, del gregoriano, dell'organo e del latino nella Chiesa moderna, ha probabilmente motivazioni di carattere psicologico. Non si spiega altrimenti questa liturgofobia, che non trova fondamenti né in Sacrosantum Concilium né in altri testi conciliari, che infatti lo stesso Lefebvre sottoscrisse.

Il messale edito successivamente non è dunque basato sul Concilio.

Al di là di questo tema, appare ingiusto e ingiustificabile il divieto di celebrare la liturgia precedente, soprattutto a fronte di una richiesta sempre crescente da parte del popolo dei fedeli. Siamo veramente convinti che non possa essere ammessa la liturgia tridentina, a fronte di 23 riti regolarmente celebrati nella Chiesa cattolica?

Supplica filiale

Riteniamo dunque di fare al Santo Padre due suppliche:

- la prima: liberi la Messa Tridentina e permetta ai sacerdoti diocesani di celebrarla senza divieti ideologici, o al contrario ci aiuti a capire quali sarebbero gli effetti negativi di queste celebrazioni;

- la seconda: apra una riflessione non solo sul Concilio Vaticano II, ma soprattutto sul post concilio, su quanto avvenuto nella Chiesa, in particolare in Occidente, negli ultimi 60 anni e corregga le tante storture dottrinali.

Urge infatti un intervento chiarificatore che solo Leone XIV può operare.

 

30 giugno 2026

Trump e Non più Trump. Il Grande Risveglio Podcast

Trump e non più Trump: sempre più distante dal mondo Maga e dal suo stesso programma elettorale, impantanato con l'Iran,  con un J.D. Vance scettico, il presidente degli Stati Uniti è in difficoltà. Non gli rimane che insultare inutilmente Giorgia Meloni. Nel frattempo Papa Leone XIV ha pubblicato un'enciclica che fa e farà discutere. Il Grande Risveglio cattolico andrà avanti, probabilmente senza Donald. 

Di seguito l'ottava puntata del podcast



 

17 giugno 2026

“Meglio contestati che irrilevanti”. La lezione dimenticata del cardinal Camillo Ruini.


Di Paolo Maria Filipazzi 

La scomparsa, all’età di 95 anni del cardinal Camillo Ruini, è l’occasione per ripercorrere una stagione della Chiesa cattolica in Italia. Una stagione, che forse è stata l’ultima, dato che dopo di essa sembra esserci stato il nulla.

Le sue radici si collocano pienamente all’interno del rinnovamento conciliare. Ruini è inizialmente critico verso quei movimenti considerati più “conservatori” come Comunione e Liberazione ed è vicino a quei settori della Dc che sembrano guardare più a sinistra. La sua amicizia con Romano Prodi è talmente stretta che sarà lui a celebrarne il matrimonio.

Dal 1991 al 2007 è presidente della Conferenza Episcopale italiana, ed è in questo ruolo che vivrà un’ epoca di trasformazione difficile e drammatica per l’intera società italiana, per il suo quadro politico e per la Chiesa cattolica.

Dopo lo sgretolarsi della Dc in seguito a Tangentopoli, Ruini guarda inizialmente al Ppi di Martinazzoli, ma il risultato delle elezioni del 1994, con il trionfo del centrodestra e di Silvio Berlusconi, lo convince che la diaspora politica dei cattolici sia irreversibile.

Lancia, così, la linea del “progetto culturale”: la Chiesa non può rassegnarsi all’ irrilevanza, ma deve sapere elaborare una proposta culturale in cui i cattolici, sparsi nei vari partiti, si riconoscano, cercando di influenzare le forze politiche in cui militano a conformarsi a quel modello. La base di questo progetto sarà la difesa dei “principi non negoziabili”, come individuati dalla Nota della Congregazione per la dottrina della Fede nel 2022.

Questa linea porterà Ruini alla rottura con molti dei suoi vecchi sodali. Già nel 1994 rifiuta di schierarsi contro il primo governo Berlusconi, nonostante la precisa richiesta del Quirinale, dove in quel momento siede il cattolico e democristiano Oscar Luigi Scalfaro. Anni dopo, Ruini rivelerà che il presidente della Repubblica in persona, durante un pranzo, gli aveva chiesto aiuto per “far cadere il governo”, e commenterà: “la nostra decisione di opporci a quella che ci appariva come una manovra, al di là della indubbia buona fede di Scalfaro, fu unanime. E pensare che Scalfaro era stato per me un grande amico”. Ruini non si capacita di questa presa di posizione da parte di quello che era sempre stato un anticomunista viscerale. "Rammento quando De Mita nel 1987 gli aveva offerto di diventare presidente del Consiglio, in opposizione a Craxi e con la benevolenza del Pci. Scalfaro allora era venuto da me e mi aveva detto che avrebbe rifiutato. 'Fa bene', avevo risposto. E infatti a palazzo Chigi sarebbe poi andato Amintore Fanfani. Per questo rimasi colpito dal modo in cui aveva cambiato posizione, così nettamente. Penso che Berlusconi abbia mostrato i suoi pregi e i suoi limiti, come tutti gli altri politici, ma che non abbia avuto in alcun modo fini eversivi. I pericoli per la Repubblica semmai erano altri"

Anche con Prodi l’amicizia si incrinerà, dopo che, quest’ultimo, nel 1995, inizia a lavorare alla creazione di una coalizione di centrosinistra che metta insieme ex democristiani ed ex comunisti. Ruini imputa al professore di Bologna di voler riabilitare i comunisti proprio nel momento in cui, con la caduta del muro di Berlino, questi sono stati sconfitti.

Nascerà, invece, un rapporto di stima con Berlusconi. Ruini è perfettamente cosciente che lo stile di vita del Cavaliere è, per usare un eufemismo, problematico, ma, come chi è autenticamente cattolico, sa che i peccati privati dei politici sono competenza del confessore mentre ciò che conta è il pubblico operato. E in quegli anni il centrodestra rappresenta, pur con eccezioni e contraddizioni, una diga alla deriva secolarizzante. 

Un momento decisivo di questa stagione sarà, nel 2005, la campagna per il referendum abrogativo, promosso dai radicali per ottenere l’abolizione ad alcune norme della “legge 40” che pongono restrizioni alla pratica della procreazione medicalmente assistita e proibiscono la sperimentazione scientifica sulle cellule staminali. La Conferenza Episcopale invita all’ astensione, al fine di impedire che il referendum raggiunga il quorum. La campagna sarà accesissima con il cardinale nell’ occhio del ciclone, nel mirino del fronte laicista che accusa la Chiesa di “ingerenza” e di “fare politica”. Ruini si troverà di fatto attaccato anche da una parte dei cattolici che militano a sinistra, a partire dal già citato Romano Prodi che, nell’ annunciare che non seguirà le indicazioni dei vescovi, si definirà “un cattolico adulto”. Alla fine vincerà l’astensione e quel momento resta, ad oggi, l’ultimo in cui il mondo cattolico è riuscito a bloccare, seppur temporaneamente, la deriva antropologica.

Due anni dopo il “cattolico adulto” Romano Prodi è presidente del Consiglio e la sua maggioranza vuole approvare un disegno di legge che introduca i “DICO”, vale a dire un istituto che comporti il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali. Sarà allora il cardinal Ruini ad organizzare il primo Familiy Day. Si, il Family Day lo aveva inventato un presidente della Conferenza Episcopale …

Poco dopo il suo mandato scade e gli succede il cardinale Angelo Bagnasco, che sembrerà voler proseguire nel suo solco, seppur in maniera sempre più sbiadita. Con i presidenti successivi, di ciò che fu il cattolicesimo italiano ai tempi di Ruini non rimarrà più nemmeno il ricordo.

Di lui oggi vogliamo ricordare una frase che riassume tutto: “è preferibile essere contestati che essere irrilevanti”.

Certo, anche il “ruinismo” ha avuto limiti, contraddizioni e sicuramente avrà fatto alcuni errori. Tuttavia, visto oggi, sembra quasi che si stato un sogno…




 

12 giugno 2026

Sacro Cuore. Il suo Regno non avrà mai fine



di Paolo Maria Filipazzi

Sacro Cuore - Il suo Regno non avà mai fine, questo è il titolo del film che in Francia ha rappresentato il caso del 2025, con oltre 400.000 spettatori. Una sorpresa che ha destato una reazione rabbiosa da parte del mondo più ostile alla Chiesa, arrivando al punto di promuovere picchetti per impedirne la proiezione in nome della laicitè...

Cosa mai avranno messo in piedi i registi, Sabrina e Steven Gunnell? In apparenza, nulla di eccezionale: si tratta di un docufilm che parte dalla apparizioni di Gesù alla suora visitandina Margherita Maria Alacoque per poi parlare della devozione al Sacro Cuore scaturita da quelle apparizioni fino ai giorni nostri, alternando ricostruzioni storiche a testimonianze di fede vissuta da parte di persone comuni.

Il film procede a tratti, soprattutto quando mostra le testimonianze personali, su una linea molto emotiva che potrebbe fare storcere il naso a chi avrebbe peferito un’esposizione più rigorosamente teologica. Eppure, questa apparente banalità sembra non essere stata un problema per quasi mezzo milione di spettatori francesi. In una società come la nostra, dopo tutto, l’approccio del film sembra quello più efficace: per un pubblico secolarizzato il rigore teologico sarebbe stato incomprensibile, mentre la spontaneità toccante delle testimonianze a cui si assiste è stata evidentemente una chiave per suscitare l’interesse degli spettatori.

Interessante, fra le ricostruzioni storiche, il profilo del pittore soldato George Desvallieres, che nella sofferenza delle trincee della prima guerra mondiale si aggrappa alla devozione al Sacro Cuore, tema che poi ricorrerà nella sua arte.

Così come molti saranno sorpesi nel sapere che nel 2009 addirittura una Parlamento, quello di El Salvador, ha accolto l’immagine del Sacro Cuore fra i propri scranni, consacrandosi ad esso.

Un film, insomma, che al di là della maggiore o migliore riuscita di alcune sue parti, è assolutamente da vedere e da consigliare.

 

04 giugno 2026

Le gallie, da Vercingetorige a Santa Regina


di Franco Ressa

Nel 52 avanti Cristo Giulio Cesare ha sottomesso i popoli della Gallia, ma quell’anno Vercingetorige, un giovane capo della tribù degli Arverni lancia l’appello alla rivolta. Cesare lo attacca nella sua capitale Gergovia, presso Clermont Ferrand, ma viene respinto. Il grande condottiero non si dà per vinto, in poche settimane attira Vercingetorige in una trappola, e lo assedia nella collina di Alesia. Gli altri capi gallici cercano di rompere il cerchio di ferro delle legioni, ma dopo cinquanta giorni, senza più viveri e svanita la possibilità di venire soccorso, il re degli Arverni si arrende. Per cinque secoli la Gallia sarà romana. Il coraggioso capo gallo viene portato prigioniero a Roma, qui è tenuto in carcere per sei anni, infine dopo essere stato trascinato in catene dietro il carro del trionfo di Cesare, viene sbrigativamente eliminato. 

Sono passati 300 anni. La civiltà romana ha cambiato la Gallia, che ora è un paese dominato ma prospero. Alesia è diventata una fiorente cittadina, la governa il gallo romanizzato Clemente. Costui ha una figlia, Regina, che è stata allevata da una nutrice essendo morta sua madre quand’era bambina. La nutrice è cristiana e Regina viene battezzata all’insaputa del padre; modesta e caritatevole, la ragazza si reca con i servi a pascolare le greggi e le mandrie del padre. 

In un luogo sotto Alesia chiamato I Tre Olmi, viene notata da Olibrio, il governatore romano delle Gallie, che la fa rapire per possederla a suo capriccio. Regina però resiste alle lusinghe ed alle minacce del prepotente dominatore. È l’anno 252, l’imperatore Decio fa strage di cristiani, così avverrà anche per Regina, che Olibrio farà decapitare ai piedi della collina di Alesia. Qui sgorga subito una sorgente miracolosa; nel medioevo il borgo di Alesia si spopola e il villaggio di Alise-Sainte-Reine, che tramanda sia il nome dell’antica rocca che quello della martire, sorgerà proprio intorno a questa fontana benedetta. Per molti secoli arriverà gente da lontano per rifornirsi di quell’acqua che procurerà numerosi miracoli, tanto che nel 1658 Jean De-snoyers e Pierre Blondel attraverso la mediazione di san Vincenzo De Paoli, ottengono dal re Luigi XIV la costruzione di un ospizio per accogliere gli ammalati e i pellegrini che usufruiscono della sorgente. L’ospizio di santa Regina funziona ancora al giorno d’oggi per gli anziani e i portatori di handicap. In Francia esistono altre fonti intitolate a santa Regina con attributi sacri e prodigiosi. Anticipazioni di quella che sarà la sorgente di Lourdes dal 1858.

All’inizio del quinto secolo il corpo di Regina viene trasportato nella soprastante Alesia, dove è stata fondata un’abbazia di monaci benedettini, che dopo poco viene annessa a quella di Flavigny, distante sei chilometri. Ma nell’864 l’abbazia di Alesia viene abbandonata perché minacciata dalle incursioni dei Normanni, e le reliquie di santa Regina verranno d’ora in poi conservate a Flavigny. In compenso, dall’866 ogni 7 settembre, ricorrenza del martirio, si svolge una processione che da Flavigny raggiunge Alise-Sainte-Reine. Nei secoli seguenti, quando inizieranno le sacre rappresentazioni, durante tale sagra verrà organizzato il Mistero di santa Regina, che rievoca in costume la vicenda di questa martire cristiana, molto popolare in Francia, tanto che nel parlare comune un bullo, un prepotente viene etichettato con il nome del dominatore romano Olibrio.


ILLUSTRAZIONI


1 - Dall’alto della collina di Alesia, Vercingetorige domina il villaggio di Alise Sainte Reine.


2 - La sorgente di Santa Regina ad Alise


3 - La rievocazione annuale di santa Regina.


 

27 maggio 2026

Trump, Leone e Magnifica Humanitas


Pubblichiamo l'intervento proposto da Paolo Maria Filipazzi alla presentazione del "Grande Risveglio", svoltasi a Milano il 23 maggio. Ringraziamo gli amici della TFP per l'invito. 
Nel frattempo il quadro generale ha subito un'ulteriore mutazione, con la pubblicazione dell'enciclica "Magnifica humanitas", di cui proporremo un'analisi nei prossimi giorni.

Il ciclo di presentazioni del nostro libro Il Grandi Risveglio. L’ America da de Maistre a Charlie Kirk, si sta rivelando molto interessante anche per noi autori per una ragione: lo “stato dei lavori” così come viene fotografato al termine del libro, la cui stesura si è conclusa nel settembre 2025, ha registrato, a partire dall’inizio del 2026, profondi mutamenti, che ci portano ogni volta ad aggiornare il nostro discorso.

Per l’intervento di oggi vorrei partire da alcune considerazioni svolte da un autore sicuramente “particolare”, se visto da una prospettiva cattolica, ma che sono molto stimolanti alla luce dell’ evoluzione della vicenda politica che vede protagonista Donald Trump.

Questo autore si chiama Charles Upton ed è un esponente del ramo svizzero-americano della corrente di pensiero nota come “perennialismo”, fondata da Renè Guenon. Da buon guenoniano, Upton è pure musulmano!

Nel 2018 ha, però, dato alle stampe un’opera monumentale del massimo interesse, arrivata in Italia solo nel 2025 per opera di una piccolissima casa editrice, la Victrix Oblivium, dal titolo Dugin contro Dugin. Una Critica Tradizionalista della Quarta Teoria Politica. Questo libro contesta e smonta pezzo a pezzo il pensiero di Aleksandr Dugin andando a combatterlo sul suo stesso terreno, dimostrando come sia incompatibile tanto con la metafisica guenoniana quanto con l’escatologia cristiana ortodossa, vale a dire con quelle che il pensatore russo sostiene essere le fonti cui attinge.

Il primo capitolo del libro legge la contrapposizione tra l’Occidente e la Russia di Putin e, sul piano ideologico, tra il liberalismo e la “quarta teoria politica”, come una falsa contrapposizione tra quello che lui chiama il Polo Formale o Principio Femminile, che si esprime nell’orizzontalità, e  il Polo Sostanziale o Principio Maschile, che si esprime nella verticalità e nella gerarchia, e la interpreta alla luce delle Sacre Scritture: “Nel Libro dell’ Apocalisse, questa polarizzazione tra una falsa unità imposta e varie distinzioni falsamente assolutizzate è chiamata “Gog e Magog”(…). Secondo Apocalisse 20:7-8: “Quando saranno trascorsi i mille anni (…), Satana sarà sciolto dalla sua prigione e uscirà per ingannare le nazioni che sono ai quattro angoli della terra, Gog e Magog, per radunarle insieme per la battaglia: il loro numero è come la sabbia del mare”. (…) il significato di Gog in ebraico è “un raduno” o “uno che raduna”, e di Magog “un’ esaltazione” o “uno che esalta”. “Esaltazione” suggerisce l’idea di trascendenza in contrapposizione all’unità, “radunando” l’idea di unità in contrapposizione alla trascendenza. L’ implicazione, qui, è che uno degli inganni più profondi dell’ Anticristo negli ultimi giorni del ciclo sarà quello di mettere questi due aspetti integrali dell’ Assoluto in opposizione l’uno all’altro nella mente collettiva e, su scala globale, nei “quattro quarti della terra”. (...).  Il conflitto tra i due è precisamente la contraffazione satanica del vero conflitto escatologico descritto in Apocalisse 19.11-20”.

Poiché il motore dell’opera è dato dalla diffusione dell’ influenza del pensiero di Dugin su una parte degli ambienti dell’ Alt – Right, Upton non può non lambire il contesto politico americano: “Lasciando da parte per il momento le questioni storiche, credo che ci sia una vera opposizione archetipica tra Tradizionalismo e Liberalismo, che sembra essere basata sulle funzioni cosmiche dei generi maschile e femminile, o meglio sui principi maschile e femminile. Questa opposizione sembra essere stata svelata  - almeno per un breve momento- nelle elezioni presidenziali del 2016 negli Stati Uniti. Hillary Clinton e la “sinistra liberale” contemporanea rappresentano una femminilizzazione della popolazione statunitense, come indicato dall’ agenda LGBTQ, ma più fondamentalmente da un rifiuto dell’ individualismo americano tradizionale a favore di una fedeltà senza scuse e di un’adorazione virtuale dello “Stato maternalista”, tale che la sua sconfitta ha prodotto qualcosa nell’ ordine di un “panico metafisico” tra i suoi seguaci, come se la loro Dea, il loro stesso principio di realtà, fosse morta. Quanto a Trump e alla “destra populista, egli rappresenta chiaramente un ribellione contro lo Stato materno da parte di coloro che si identificano con vari aspetti oppressi del Principio Maschile, che sta ora vivendo una rinascita sebbene al momento si esprima in qualche modo come una mera auto- caricatura. Quando una vera Mascolinità Spirituale manca di una vera espressione culturale, le uniche identità collettive disponibili alla massa degli uomini sono – per usare il comune gergo americano delle scuole superiori – il “jock” e il “nerd”: l’uomo il cui unico modo di auto espressione è il conflitto fisico e la brutalità, e l’uomo la cui mascolinità è limitata all’applicazione tecnologica del pensiero astratto. Persino l’eroe economico vecchio stile, l’imprenditore capitalista predatore (come Donald Trump), è stato depotenziato come ideale culturale sotto lo stato materno. E l’idea che la mascolinità di un uomo possa essere basata sulla sua fedeltà a Dio , e che una possibile espressione di tale mascolinità possa essere una lealtà intellettuale verso principi metafisici eterni, è quasi totalmente soppressa nel mondo anglosassone (…). Nella sconfitta di Hillary Clinton da parte di Donald Trump, potremmo in effetti vedere un riflesso (uno dei tanti passati, possibile e futuri) nella profezia del Libro dell’Apocalisse in cui un lussuoso e auto indulgente impero mercantile marittimo, governato dalla Prostituta di Babilonia, viene rovesciato dalla Bestia, l’Anticristo- l’immagine stessa della ribellione di un Principio Maschile perverso contro un Principio Femminile degenerato. Non intendo certamente insinuare con questa analogia che Donald Trump sia in qualche modo l’ Anticristo in persona, solo che – nonostante tutto ciò che può essere positivo nelle sue politiche- è uno dei tanti specchi che rifletteranno temporaneamente l’ Anticristo”.

La seconda parte del nostro libro si intitola Finti svegli e Grande Risveglio e descrive nei primi due capitolo la reazione costituita dalla Alt – Right nei confronti dell’ ideologia woke e nel terzo il Grande Risveglio cattolico in corso negli Stati Uniti d’America presentandolo come il punto d’arrivo di un’autentica reazione a tale ideologia.

I fatti dei primi mesi dell’ anno 2026, con la rottura consumata fra Donald Trump e quella parte del mondo cattolico che l’ aveva sostenuto, rivelano in effetti come il ruolo positivo svolto dal tycoon  fino al 28 febbraio di quest’anno sia entrato in una fase di esaurimento.

L’ attacco all’ Iran ha, infatti, segnato una fase discendente del ruolo degli esponenti cattolici dell’ amministrazione, quali J.D. Vance che, contrari alla guerra, sembrano avere perso la considerazione del presidente. Nel frattempo, le ragioni dell’attacco sono state ammantate, soprattutto per opera del segretario alla Guerra Pete Hegseth, di un’aura misticheggiante che ha mostrato il ritorno in auge di vecchie concezioni millenaristiche sul ruolo dell’ America nel mondo che sono tipiche del mondo protestante. Gli attacchi di Trump a papa Leone XIV, in questo contesto, vanno letti non solo come una reazione alla ovvia contrarietà espressa dal pontefice nei confronti della guerra, ma come il riemergere di una visione anticattolica, che vede i fedeli di Roma come aliens, persone sospette di non piena fedeltà alla nazione.

Molto significativo è il fatto che, in occasione del 4 luglio 2026, 250° anniversario dell’indipendenza americana, Trump abbia indetto una giornata di preghiera, ponendosi come leader non solo politico ma anche religioso, anche in questo caso rivitalizzando una visione del XVI secolo tipicamente protestante, che vede il potere del sovrano come derivante direttamente da Dio, senza mediazioni, ponendolo nel ruolo di “protettore” nei confronti della Chiesa.

Il questo contesto, però, deve essere ravvisato un livello di analisi ulteriore, che si lega all’imminente pubblicazione della nuova enciclica di papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, promulgata lo scorso 15 maggio e il cui contenuto sarà presentato il prossimo 25 maggio. Si tratta del primo importante documento magisteriale di papa Prevost, che verterà sul tema, estremamente urgente, dell’ Intelligenza Artificiale.

Su questo evento, purtroppo, ritengo si debba denunciare una carenza di visione da parte del mondo cattolico conservatore e tradizionale. I più si sono limitati a scorrere la lista delle personalità che interverranno alla conferenza di presentazione e a constatare, con delusione, che si tratta di figure ascrivibili alla teologia progressista. La presenza del co-fondatore del colosso delle reti neurali Anthropic, Christopher Olah, considerato “anti-trumpiano”, è stata liquidata come una volontà di proseguire la linea “bergogliana” tout court.

A tal proposito, però, è importante conoscere la vicenda che ha portato Anthropic allo scontro con l’amministrazione americana. Anthropic lavora con il Pentagono a partire dal luglio 2025, salvo poi entrare in contrasto con l’ Amministrazione americana per avere voluto inserire nel contratto di collaborazione due clausole che il Dipartimento della Difesa ha giudicato inaccettabili. Tali clausole imponevano due limiti allo sviluppo dell’ Intelligenza Artificiale: no al controllo di massa sui cittadini e no alla sviluppo di armi autonome, che decidono da sole se colpire obiettivi senza un’ intervento umano che prenda l’ultima decisione. Ha, insomma, posto stringenti limiti etici all’ utilizzo di questa tecnologia. Nel febbraio 2026, nell’imminenza dell’ attacco all’ Iran Hegset chiede di rivedere il contratto eliminando queste clausole. Il rifiuto della richiesta porta Trump, il 27 febbraio 2026, a firmare un ordine esecutivo che impone l’interruzione dell’ uso di Claude, il software sviluppato da Anthropic, da parte di tutti i Dipartimenti dell’Amministrazione e il 5 marzo Hegseth dichiara Anthropic minaccia alla sicurezza nazionale, la qual cosa fino ad oggi era stata riservata ad aziende straniere, soprattutto cinesi. Ad Anthropic subentra Open AI che, nel firmare il contratto, modifica senza proclami ufficiali il proprio codice etico in modo da renderlo compatibile con le pretese del Pentagono. Ed è assolutamente inquietante che tutto questo sia avvenuto proprio in concomitanza della guerra all’ Iran.

La Chiesa ha iniziato una riflessione sulle armi autonome già a partire nel 2013, a partire dalla dottrine della “guerra giusta. La Chiesa non sposa il pacifismo, ma giudica che una guerra possa essere iniziata in modo legittimo solo al realizzarsi di specifiche condizioni. L’ utilizzo delle armi autonome, che esclude l’uomo dalla decisione se togliere la vita o meno ad altri esseri umani, demandandola esclusivamente ad un algoritmo, non può mai essere considerato lecito nemmeno nell’ambito di una guerra giusta.

E qui, allora, si comprendono meglio le motivazioni degli attacchi di Trump al papa. Dopo i fatti del gennaio del 2021 Trump ha potuto sopravvivere politicamente e addirittura tornare alla Casa Bianca grazie all’ appoggio decisivo di grandi concentrazioni economiche interessate allo sviluppo senza limiti delle tecnologie legate all’ utilizzo dell’ Intelligenza Artificiale, le quali ora gli hanno presentato il conto. Queste concentrazioni economiche si sono scontrate con il modello statalista della sinistra in quanto rifiutano di doversi sottoporre a controlli legali, e hanno giudicato più funzionale ai propri scopi una visione liberista e libertaria. Men che meno possono accettare l’esistenza di vincoli etici e morali. Ecco, quindi, forse, il motivo più autentico e profondo dell’ involuzione cui Trump sta andando incontro in questo momento.

Terminiamo, quindi con una riflessione sul ruolo dei cattolici con sensibilità conservatrice o tradizionale. Il pontificato Bergogliano ha abbassato la figura del papa, riducendolo ad un fiancheggiatore di cause politiche di sinistra. La fine di questo scempio non è in un papa che diventi fiancheggiatore delle politiche trumpiane, ma in un papa che torni ad essere un’ autorità morale al cui insegnamento le forze politiche sono chiamate a rispondere e sulla cui base l’operato della politica vada giudicato. Il periodo in cui, essendoci un’ eclisse del ruolo del papato, molti cattolici hanno affidato un ruolo di supplenza a figure viste come opposte al progressismo, quali Putin o Trumo, non può che essere visto come un momento provvisorio che oggi si avvia a conclusione, e anche l’operato di queste figure deve tornare a essere valutato alla luce di un Magistero autorevole, ponendo fine all’inversione per cui il papa viene valutato sulla base della vicinanza o meno a Trump.

Se non si riuscirà a fare questa svolta, il prezzo potrebbe essere altissimo. Per tornare a citare Upton: “Coloro che possono essere indotti a combattere in una guerra contraffatta tra elementi che dovrebbero essere riconciliati, perché sono essenzialmente parte della stessa realtà vista in uno specchio deformante, perderanno la loro chiamata a combattere nella vera guerra tra forze che non dovrebbero né possono essere riconciliate: quella della Verità e quella della menzogna”.

 

 

19 maggio 2026

Il Grande Risveglio. Presentazione a Milano

Il tam tam mediatico finisce spesso per ridurre quanto succede negli Stati Uniti alla figura di Donald Trump e alle sue piroette politiche, impedendo di vedere i processi profondi nell’opinione pubblica.

      Il fatto è che, da quasi un secolo, negli Stati Uniti avanza uno dei fenomeni sociologici più curiosi di sempre: il “Conservative Revival”.

      Quali sono la genesi, i contenuti e gli sviluppi di questo fenomeno?

      In occasione del lancio del libro dei fratelli Francesco Maria e Paolo Maria Filipazzi «Il grande risveglio. L'America da de Maistre a Charlie Kirk» (Ecclettica 2026), siamo lieti di invitare la S.V. alla conferenza

         

Il Conservative Revival

dal liberalismo alla Contro-Rivoluzione

 

 che si terrà sabato 23 maggio p.v. alle ore 16,00

 presso The Mill Club, Via Cappuccio, 5   Milano
(dietro la Basilica di SantAmbrogio)

Interverranno:

Massimo de Leonardis, Università Cattolica del Sacro Cuore
Julio Loredo de Izcue, Tradizione Famiglia Proprietà
Francesco Maria Filipazzi, autore
Paolo Maria Filipazzi, autore

 
Come al solito, seguirà un momento conviviale