29 gennaio 2026

Cattolici per il SI



di Paolo Maria Filipazzi

Si avvicina la data del 22 marzo, giorno in cui si voterà per il referendum confermativo della riforma costituzionale che modifica la nostra carta fondamentale negli articoli 102-106, ridisegnando gli assetti della magistratura e in particolare introducendo la “separazione delle carriere”.

Si tratta di un tema che non va a toccare direttamente aspetti di etica e di morale: insomma, è lecito per un cattolico, in materia, votare come più gli aggrada.

Ovviamente, però, le voci “ufficiali” del mondo cattolico italiano, non potevano esimersi dall’inopportuno che da anni contraddistingue la loro azione pubblica. E così il cardinal Zuppi, accompagnato da Avvenire, Famiglia Cristiana e tutta la compagnia, ha ovviamente fatto il suo endorsement per il NO, vale a dire ha sposato la linea del PD, partito di cui la Conferenza Episcopale Italiana, ormai da diversi anni, con poche lodevoli eccezioni, è poco più che una sigla fiancheggiatrice.

Ovviamente Zuppi, in quanto cittadino italiano con diritto di voto, ha il diritto di pensare ciò che vuole e di dire ciò che pensa, così come l’hanno i redattori della stampa fu cattolica. Tuttavia, questa entrata a gamba tesa laddove sarebbe stata saggia la terzietà finisce, per l’ennesima volta, per creare un equivoco, facendo passare l’idea fasulla che la posizione di costoro sia “la posizione della Chiesa” e che quella per il no sia una “battaglia cattolica”, cosa che non è.

Altrettanto ovviamente, Campari&de Maistre invita tutti a votare a costo di farsi portare in barella e di votare SI.

A tal proposito, segnaliamo la costituzione del “Comitato cattolici per il SI”, le cui argomentazioni sono tali da fare emergere ancora di più come le uscite del cattolicesimo “istituzionale” siano da rispedire al mittente.

L’avvocato Domenico Menorello, membro del comitato, così spiega: “Nell’approfondire in questi anni il tratto del “cambio d’epoca” (Francesco) abbiamo varie volte individuato nella magistratura ideologizzata, non certo in tutta la magistratura, la ricorrente fonte creativa di atti che hanno sospinto una vera e propria trasformazione antropologica in tanti temi sensibili, dal gender alla maternità e alla genitorialità fino alle questioni del c.d. ‘fine-vita’. 
Si tratta di pretese di certa magistratura che, al di là dal merito, si collocano oltre la legge e sostituiscono la volontà popolare rappresentata dal parlamento, condizionando la mentalità di tutti. Va allora riparato il vulnus alla libertà del popolo italiano e alla libertà di ciascuna persona. Spesso parte della magistratura ha preteso e pretende che un potere dello Stato venga finalizzato non alla funzione che gli è propria, cioè ‘il dare a ciascuno il suo’, bensì a obiettivi ideologici che si sono diretti contro una tutela integrale della vita fragile.
È una concezione errata della giustizia, che ha avuto bisogno di un CSM a guida politica per supportare determinate linee interpretative della giurisdizione, che ha avuto necessità di ritenere ‘sovrani’ i magistrati, dando avvio a una larga autoreferenzialità e alla confusione fra carriere di giudici e PM. La riforma costituzionale votata dal Parlamento il 30 ottobre 2025 va sostenuta non tanto per i dettagli della proposta, ma perché viene affrontato di petto il grave problema strutturale di questa sbagliata idea di Giustizia, contestando la pretesa di finalizzazione ideologica della stessa e di prevaricazione sugli altri poteri democratici e dunque sul popolo.
In questo senso, vanno nella giusta direzione il superamento di un CSM appannaggio delle correnti, la separazione costituzionale delle carriere giudicanti e inquirenti, la liberazione del giudice da influenze improprie provenienti anche dall’interno della stessa magistratura, sottoponendo a responsabilità ogni magistrato attraverso il giudizio di una alta corte autonoma e indipendente, perché nessuno sia al di sopra della legge. Vorremmo dare un contributo costruttivo, perché l’occasione del referendum non coincida con nessun’altra logica di contrapposizione politica, ma sia una vera occasione di dialogo solo sui contenuti e sul significato della Riforma nel Paese, dunque sul senso stesso della Giustizia, ma anche per sottolineare la necessità di magistrati dediti esclusivamente alla loro vocazione istituzionale, senza la quale non si dà nemmeno alcuna società civile.”

In prossimi articoli approfondiremo ulteriormente il tema, ma crediamo che questo sia già sufficiente per iniziare a rendersi conto che la battaglia per il SI rappresenti un passaggio strategicamente decisivo anche per la buona battaglia.

 

28 gennaio 2026

Vance (e Leone) alla March For Life

 di Paolo Maria Filipazzi

“Leone XIV e J.D. Vance camminano su percorsi paralleli. Cosa succederà? Si scontreranno? Saranno alleati? Entrambe le cose e nessuna delle due?”. Queste parole, tratte dalla conclusione del nostro libro Il Grande Risveglio. L’America da de Maistre a Charlie Kirk, sono oggi quanto mai di attualità. (Acquistabile qui e su tutti i maggiori negozi online)

Il 23 gennaio si è svolta a Washington D.C. la March for Life, cui papa Leone XIV, che già nel suo discorso del 9 gennaio al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede aveva parlato molto chiaro sul tema, ha inviato un messaggio di sostegno e incoraggiamento inequivocabile: “la protezione del diritto alla vita costituisce il fondamento indispensabile di ogni altro diritto umano”. Dopo aver ricordato che “una società è sana e progredisce veramente solo quando salvaguarda la sacralità della vita umana e lavora attivamente per promuoverla”, il papa ha esortato i manifestanti a “continuare a impegnarsi affinché la vita sia rispettata in tutte le sue fasi attraverso sforzi appropriati a ogni livello della società, compreso il dialogo con i leader civili e politici” e “a “marciare coraggiosamente e pacificamente a favore dei bambini non nati”, chiosando:“state compiendo il comando del Signore di servirlo nei più piccoli dei nostri fratelli e sorelle”.
Poche ore dopo il vicepresidente J.D. Vance rivolgeva alla folla dei manifestanti un memorabile discorso, che invitiamo a leggere per intero, nel quale, fra l’altro, ha annunciato la decisione dell’Amministrazione americana di interrompere i finanziamenti alle ONG che promuovono l’aborto.

Un passaggio, però, da far tremare i polsi è stato il seguente: Qualche tempo fa ho letto un articolo sull’archeologia classica, tra tutte le cose. E un particolare dettaglio mi ha colpito: uno dei segni rivelatori di un antico bordello nel mondo pagano era che nelle vicinanze si trovava sempre un gran numero di scheletri di bambini, molti scheletri di bambini; e quelle ossa appartenevano prevalentemente a maschi perché, a differenza delle bambine, quei maschi non sarebbero stati utili ai futuri adulti che gestivano quei bordelli. Ora, questo è scioccante per noi che siamo cresciuti in una cultura cristiana e siamo stati plasmati dai valori religiosi. Anche per quelli di noi che non sono particolarmente devoti, è una cosa scioccante da sentire. Ma ricordiamo che nell’antico mondo pagano, abbandonare i bambini era una pratica abituale. Dagli scheletri nei bordelli al sacrificio dei bambini dei Maya, il segno della barbarie è che trattiamo i bambini come inconvenienti da scartare piuttosto che come benedizioni da amare. Ma l’eredità della nostra civiltà è un’altra cosa: il fatto che, come ci dice la Scrittura, ogni vita è creata in modo meraviglioso e prodigioso dal nostro Creatore. La March for Life, amici miei, non è solo una questione politica. Per quanto importanti siano tutte queste questioni politiche, si tratta di decidere se rimarremo una civiltà sotto Dio o se alla fine torneremo al paganesimo che dominava il passato.”.

Su molte cose non possiamo nasconderci che Santa Sede e Casa Bianca appaiano ancora distanti, ma su ciò che è fondamentale, possiamo iniziare a rispondere ai nostri interrogativi: almeno questo pezzo di strada Prevost e Vance lo percorrono assieme.

 

27 gennaio 2026

Chiesa tedesca: una grana per Leone

Il Cammino sinodale tedesco è un problema per Papa Leone e prima di lui lo è stato per Francesco, supportato da Benedetto. Iniziato nel 2019 per affrontare lo scandalo degli abusi sessuali, si è presto trasformato in qualcosa che nulla aveva a che vedere con gli intenti iniziali, creando forti frizioni con la Santa Sede.



Il processo innescato dal “Cammino sinodale tedesco”, Synodal Weg, in vista dell’assemblea plenaria che si svolgerà quest’anno, sembra aver subito un’accelerazione nelle ultime settimane, quasi a voler forzare la mano ad un Papa da poco salito al Soglio di Pietro. Il progetto che la Conferenza Episcopale della Germania sta portando avanti da molti anni, per cercare di avviare una serie di riforme sul proprio territorio di competenza, non ha però mai trovato molti sostenitori fra le mura Leonine e la situazione attuale sembra, secondo alcuni osservatori, preludio di uno scisma.

Il Cammino sinodale tedesco, un problema per Leone

I tedeschi infatti vogliono introdurre una serie di aperture che la Chiesa Romana ha già più volte, anche di recente, bocciato senza appello. Il punto di rottura, oltre che su temi come le donne diacono e l’apertura alle teorie gender, è sulla riformulazione della struttura della stessa Conferenza Episcopale, che diventerebbe una Conferenza Sinodale, composta da vescovi e laici, in ruoli paritetici con i primi addirittura in minoranza. Una novità contraria al diritto canonico e dunque senza alcun valore legale a livello ecclesiastico, oltre che un tentativo di democratizzare la Chiesa. Il ruolo dei consacrati sarebbe declassato a quello di meri partecipanti a questa assemblea, chiamata ad assumere le decisioni fondamentali riguardo gli indirizzi della Chiesa tedesca, sia economici che pastorali. Una prospettiva poco cattolica che secondo il cardinale Müller, lui stesso tedesco, costituisce una protestantizzazione.

Dissensi e dimissioni

Secondo un sondaggio, la maggioranza dei cattolici tedeschi non è d’accordo con quanto sta succedendo. A dare loro voce è stato proprio Papa Leone a dicembre, che durante un’intervista ha spiegato che «molti cattolici in Germania credono che alcuni aspetti del Cammino sinodale che è stato celebrato finora in Germania non rappresentino la loro speranza per la Chiesa o il loro modo di vivere la Chiesa. C’è quindi bisogno di un ulteriore dialogo e ascolto all’interno della Germania stessa».

Oltre ai cardinali tedeschi più conservatori, come Müller e Brandmüller, altri prelati hanno espresso profondo dissenso. Quattro vescovi stanziali – il cardinal Rainer Maria Woelki di Colonia, la più grande e antica, monsignor Gregor Maria Hanke vescovo di Eichstätt, monsignor Stefan Oster vescovo di Passau e monsignor Rudolf Voderholzer vescovo di Ratisbona – hanno clamorosamente abbandonato il sinodo il 19 maggio del 2025, spiegando che si stava facendo qualcosa di illegale, «disastroso» e «catastrofico», poiché si andavano a toccare questioni antropologiche ed ecclesiologiche provocando divisioni.

Nel frattempo, di recente, a dare le dimissioni è stato il nunzio apostolico Nikola Eterovic in Germania, per raggiunti limiti di età. La prassi vorrebbe una proroga di due anni, che però Eterovic non avrebbe alcuna intenzione di chiedere, essendo stati gli ultimi anni estremamente faticosi proprio per via dei rapporti tesi con il capo dei vescovi, monsignor Bätzing, anche lui dimissionario e non intenzionato a ricandidarsi alla presidenza della Conferenza Episcopale. Lo stesso Bätzing che iniziò il cammino sinodale con toni trionfalistici, facendosi fotografare in pose eroiche sulle scale d’ingresso del palazzo apostolico, oggi è molto più prudente e mesto nei suoi discorsi.

Anche Francesco era contrario

Durante il pontificato precedente, il processo sinodale, all’epoca capeggiato dal cardinale Marx, non ha avuto molte fortune e i documenti di reprimenda non si sono risparmiati. Iniziato nel 2019 per proporre provvedimenti atti a prevenire fenomeni di abusi sessuali, il “cammino” si è presto trasformato in qualcosa che nulla aveva a che vedere con gli intenti iniziali, creando forti frizioni con Roma.

Nel febbraio del 2024, il Segretario di Stato Parolin, il Prefetto per la Dottrina della Fede Fernandez e il Prefetto al Dicastero per i Vescovi Prevost, oggi Papa, mandarono una lettera in cui chiedeva di annullare la votazione sugli statuti e di ritornare a parlare con la Santa Sede, in virtù del fatto che i documenti proposti sarebbero stati incompatibili con il diritto canonico.

Il processo quindi si fermò temporaneamente, a fronte anche del fatto che lo stesso Papa Francesco nel 2023 aveva preso nettamente posizione, scrivendo a quattro teologhe tedesche che il Consiglio Sinodale «non può essere armonizzato con la struttura sacramentale della Chiesa cattolica» e che la sua costituzione era stata «interdetta dalla Santa Sede con lettera del 16 gennaio 2023, da me approvata in forma specifica».

Anche Benedetto XVI era sceso in campo, con una lettera del 2021 al cardinale Marx riportata dal Giornale e fino ad oggi rimasta riservata e ignorata, nella quale il Papa Emerito esprimeva profonda preoccupazione. Sempre in un’intervista del 2023, Bergoglio comminò una dura reprimenda: «Il dialogo va bene, ma non è un Sinodo, non è una vera e propria via sinodale. Lo è solo di nome, ma è guidato da un’élite e il Popolo di Dio non è coinvolto. L’esperienza tedesca non è utile e non aiuta».

Vaticano-Germania un rapporto difficile

Sin dai tempi del Concilio, i rapporti fra Vaticano e Germania sono stati tesi. Il mondo germanofono ha prodotto in quegli anni teologi di primo piano, come i tedeschi Karl Rahner, Joseph Ratzinger, Hans Urs von Balthasar e lo svizzero Hans Küng, capaci di influenzare e orientare il Concilio stesso e facendone una bandiera. Se però il futuro Papa Benedetto XVI ha saputo distaccarsi da quell’ambiente culturale, riconoscendone gli errori, ciò per la maggior parte della generazione conciliare non è avvenuto. La forte carica modernista di questi teologi ha dunque proseguito nell’influenzare le chiese tedesche, olandesi e austriache, introducendo idee sulla stessa natura della Chiesa ben poco compatibili con gli orientamenti tradizionali e quindi fonte di scontro con le gerarchie romane. Un rapporto problematico che oggi deflagra.

 

Il Grande Risveglio. Conferenza Stampa alla Camera dei Deputati

 Ecco la presentazione del libro "Il Grande Risveglio" alla Camera dei Deputati.

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15 gennaio 2026

Nuovo Podcast: Il Grande Risveglio

E' nato il Il podcast del Grande Risveglio, che approfondisce ed amplia i temi del libro "Il Grande Risveglio - L'America da de Maistre a Charlie Kirk".

In questa puntata parliamo dell'evoluzione del #cattolicesimo  americano e delle prospettive che si aprono con l'accoppiata fra #leonexiv e #jdvance 

Ne parliamo con Luigi Casalini del blog di #messainlatino 


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09 gennaio 2026

"Il Grande Risveglio", recensione di Barbadillo.it



Disponibile su Amazon e IBS il nuovo volume "Il Grande Risveglio - L'America da de Maistre a Charlie Kirk". Riproponiamo di seguito la recensione di Barbadillo.it. Link Amazon.

Il ruolo del cattolicesimo negli Stati Uniti, a cavallo fra le due presidenze di Donald Trump, è un tema più che attuale. Il vice presidente J.D. Vance, a differenza di tanti politici cattolici d’oltreoceano, non fa mistero di aderire alla via tradizionale della fede “papista”, così come Charlie Kirk, prima di essere barbaramente ucciso, apprezzava apertamente il cattolicesimo, tanto che i fedeli statunitensi lo hanno pianto come se fosse uno dei loro.

Il volume “Il Grande Risveglio, l’America da de Maistre a Charlie Kirk”, scritto da Paolo e Francesco Filipazzi (vecchie conoscenze di Barbadillo), ha lo scopo di analizzare la storia dei cattolici negli Stati Uniti e il loro ruolo attuale, sia nell’economia generale della destra americana, sia come attore primario nella lotta al wokeismo e al progressismo democrat.

Un tema che sembra destinato a tenere banco a lungo e su cui si sta ridefinendo parte del futuro dell’Occidente stesso, a fronte anche del fatto che, sarà un caso, il 267° Vescovo di Roma è uno statunitense. L’introduzione di un elemento statunitense nel cattolicesimo, preceduto sin dalla dichiarazione di Indipendenza dall’elemento cattolico negli Stati Uniti, sembra dunque definitivo.

Non sembra per nulla fuori luogo, dunque, ai due autori, il recupero del pensiero di Joseph de Maistre riguardo la Rivoluzione Americana, di cui i controrivoluzionari hanno sempre riconosciuto un carattere diverso rispetto a quella Francese. Meno distruttiva e meno iconoclasta (tanto che alcuni generali vandeani si fecero le ossa proprio combattendo olteroceano), la rivoluzione sull’altra sponda dell’Atlantico risulta decisamente meno indigesta agli epigoni del Conte Savoiardo. Meno satanica, insomma.

La reazione alla “cancel culture” e alla furia wokeista, quelli si fenomeni sintomatici di un giacobinismo di ritorno, potrebbe avere innescato l’elemento controrivoluzionario latente nel mondo statunitense. Come spiega Boni Castellane, nella prefazione “come si nota nel libro, de Maistre aveva già intuito negli Stati Uniti la tensione tra conservazione e innovazione come chiave di lettura fondamentale per comprendere l’intera storia americana. La sua influenza sul conservatorismo contemporaneo è profonda: pensatori moderni, attuali più che mai, lo citano per giustificare un ritorno all’ordine gerarchico e alla teocrazia contro il progressismo secolarizzato. Ed è quindi opportuna la scelta degli autori di accostare de Maistre a J.D. Vance, politico e scrittore che teorizza un “nuovo credo civile” centrato su famiglia, lavoro e comunità locali, ispirato a un tradizionalismo cattolico reinterpretato dalle nuove generazioni americane”.

Dunque gli Stati Uniti hanno ancora la loro da dire nella storia della Salvezza, dilavati dalla furia puritana, mediato l’elemento libertario, ricondotto il calvinismo a più miti consigli. Sembra che J.D Vance voglia introdurre l’agostiniano Ordo Amoris accanto ad una dottrina economica più aderente a quella sociale della Chiesa. Ciò non mancherà di avere ripercussioni sull’Europa e sull’Unione europea, come si chiede in conclusione Carlo Fidanza, nella postfazione. “Può un’Unione Europea  – si domanda  il parlamentare europeo- che non ha voluto riconoscere le proprie radici cristiane, anzi ha voluto negarle, avere coscienza di sé ma, soprattutto, trovare un dialogo con mondi che quelle radici fanno di tutto per riscoprirle? È una riflessione che non si può rimandare”.

Esattamente.

 

02 gennaio 2026

Signorini e il "me too gay". Il problema non sono i provini


L'opinione pubblica italiana è stata scossa dal "caso Signorini", scatenato da Fabrizio Corona con la sua trasmissione Falsissimo, in onda solo su YouTube ma capace di capitalizzare 6 milioni di spettatori. 

Secondo Corona, che a prova di quanto dice porta stralci di chat e telefonate registrate, il sistema degli ingressi al Grande Fratello sarebbe gestito da Alfonso Signorini in modo totalmente clientelare e per ottenere l'ingresso nella casa, i ragazzi maschi ed etero dovrebbero accettare di andare a letto con lui. Ci sarebbe dunque, più in generale, stando alla ricostruzione dell'ex Re dei Paparazzi, un sistema di estorsione e ricatti basato su favori omosessuali a cui gli uomini devono sottostare per poter lavorare in TV. Chi non si conforma è fuori.

Dunque Corona scopre l'acqua calda e denuncia l'esistenza di una "lobby omosessuale" nel mondo dello spettacolo. Peraltro, se tutto venisse confermato,  dato che lo stesso testimone-chiave, Medugno, non gli si è concesso, Signorini non avrebbe effettivamente stuprato nessuno. La vicenda, moralmente infima, probabilmente non avrà esiti giudiziari.

Ciò che però ci interessa è un risvolto implicito. 

La suddetta potente lobby, molto interessata a portare avanti le rivendicazioni del gender e del wokeismo, negli anni ha indotto fior di personaggi pubblici ad essa asseggotati ad assumere pubblicamente posizioni ideologiche volte ad orientare l'opinione pubblica verso l'agenda "dei diritti gay", drogando un dibattito che, siamo sicuri, non avrebbe altrimenti avuto molto mercato nè mediatico nè politico.

Sarà dunque necessario rettificare molte delle prese di posizione dei Vip e le loro partecipazioni a certe inziative, che evidentemente non erano sincere, ma hanno ad oggi compiuto danni irreparabili.


 

28 dicembre 2025

Addio a Brigitte Bardot, donna di greco e latino

Di Paolo Maria Filipazzi 

E’ scomparsa a 91 anni Brigitte Bardot. Donna di inarrivabile bellezza, icona sexy degli anni ’50 e ’60, B.B., come veniva chiamata, si distinse, come tutte le attrici, per una vita sentimentale disinvolta e burrascosa, che rivendicò con orgoglio come affermazione della propria libertà.

Eppure, tutto fu fuorchè un’icona femminista come di solito viene intesa.

Come lei stessa affermava, la sua ribellione alle convenzioni borghesi nasceva da una volontà di vivere “alla maniera dei nostri antenati, dimenticando il ventesimo secolo e il suo triste appannaggio di modernismo demistificatore”, una “rivolta contro il mondo moderno” che la portava lontano dalle grandi città per trovare rifugio nella macchia mediterranea della Costa Azzurra: “Più aumenta la distanza tra me e la natura e più mi sento a disagio. Detesto le città, i grattacieli, il cemento, i soffitti alti, le case a più piani, le grandi stanze, gli ascensori, il neon, la formica, gli elettrodomestici”.

Questa sua fedeltà al “mondo che fu” si traduceva nella devozione a un uomo che, ai suoi occhi, di quel mondo era l’ultima incarnazione: Charles de Gaulle. Diceva: “Penso di aver amato De Gaulle come ho amato mio nonno: erano entrambi della stessa tempra. Tutti quelli che si sono succeduti al suo posto sono stati solo copie pallide e sbiadite che non hanno fatto altro che diventare più insipide col passare degli anni fino ad arrivare alla più totale degradazione di una Francia in cui le moschee hanno preso il posto dei campanili nei nostri villaggi abbandonati, dove l’ Angelus che scandiva la mietitura adesso tace, lasciando che minareti più o meno elettronici chiamino i musulmani a prosternarsi. L’ omosessualità, divenuta legale istituzione, rivendica il suo posto nella società, adozione di bambini e matrimonio compresi. La droga è diventata di moda, aiuta a sopravvivere e a dimenticare…”.

L’inizio della fine si era concretizzato nel ’68, in quel “maggio francese” che, inaspettatamente, vide proprio lei, icona per eccellenza di “liberazione sessuale”, dalla parte opposta della barricata: “La Sorbona si era trasformata in un vasto lupanare. Era l’orgia in piazza. Nei viali sventrati le auto bruciavano, i ciottoli del selciato servivano da proiettili, le vetrine erano fracassate, i negozi saccheggiati, la popolazione si barricava in preda al panico dietro le porte sbarrate chiudendo le persiane… In quello sconquasso porno politico la Francia perdeva la testa e le tradizioni, latino compreso…”.

Ebbene si, B.B. era donna di latino e di greco, innamorata dei classici e, prima che venga qualche dubbio, aveva un’ opinione precisa anche della riforma della Messa: “Da allora chi si ricorda più, a parte Jacques Brel, di Rosa, Rosae, Rosam … ? Chi si ricorda di Ite missa est? Perfino la religione cattolica si è adeguata alla moda sessantottina buttando all’ aria tutti i tabù, i sacerdoti si vestono come noi, in jeans e spesso unti e bisunti. A Dio si dà del tu, gli si parla in francese, lo si chiama “vecchio mio” dandogli delle gran pacche e tirandogli il ganascino. Di lì ha avuto inizio il dilagare del sesso, l’esibizionismo, la sguaiatezza morale e fisica, la perdita di ogni dignità, di ogni morale, di ogni onestà. Si entrava nell’era del denaro, della droga, del sesso, della decadenza”.

Ritiratasi a vita privata a soli 38, B.B. si era avvicinata alla fede e alla preghiera e nel 2019 raccontava: “Ho bisogno di Dio e della Madonna. Anelo alla spiritualità in un mondo che mi spaventa e mi pongo sotto la Loro protezione, in particolare della Madonna, per la quale ho una devozione totale. Le ho fatto costruire una piccola cappella tra i pini nel parco della mia villa a Saint Tropez dove mi ritiro ogni volta che posso. Mi rivolgo direttamente alla Vergine e a Suo Figlio, senza usare santi come “intermediari”, ma sono molto legata a san Francesco, particolarmente vicino a me per il suo amore per gli animali. (…) È un posto che mi ha aiutato a continuare il mio combattimento. Qui ho preso la forza e il coraggio che a volte mi mancava. Mi rilasso, aiuto me stessa e mi calmo. (…)Amo andarvi perché posso dire una parola franca alla Vergine. La Santa Vergine mi sostiene da tanto tempo. È una presenza intima e benevola. Sono sostenuta da quest’idea di dolcezza, di purezza e di luminosità che Ella ispira: di generosità incondizionata e anche di protezione materna. Anche lei ha sofferto, sulla terra. Il solo dolore che abbia veramente vissuto è la perdita e la crocifissione del Figlio … è una cosa enorme, mi tocca nel profondo. Il dolore nella carne … lei l’ha conosciuto … e non può che essere sensibile a quello degli altri. Mi protegge: lo so che mi protegge. Se non mi avesse accompagnata con la sua misericordia al momento giusto, sarei morta da un pezzo. Ne sono convinta. (…)Ho un contatto diretto col Cielo e mi rifugio lì ogni volta in cui sento il bisogno di dire una parola franca alla Vergine. Io e Lei siamo intime, nel senso che le parlo come se fosse un’amica, nella certezza di essere compresa e confortata. La Madre di Dio ha tanto sofferto e per questo si immedesima nelle pene di chi la prega”.

La religiosità espressa da B.B. negli ultimi anni della sua vita era per certi versi problematica, sembrando rifiutare la mediazione della Chiesa… ma non quella della Santa Vergine, come abbiamo appena letto. E sappiamo che chi Le si rivolge non resta mai inascoltato. Siamo, quindi, certi che, al termine di una vita tormentata, abbia finalmente ritrovato la pace eterna nelle braccia della Madre e di Suo Figlio.

A Dio, Brigitte. Ti abbiamo amato, ti ameremo per sempre.




 

23 dicembre 2025

Un po' di archeologia biblica


di Francesco Maria Filipazzi

L'archeologia legata alle vicende neotestamentarie è sempre molto affascinante. Mentre le forze secolariste cercano in tutti i modi di negare la realtà del "Gesù storico" - espressione che a sua volta nega la realtà di Gesù-Dio - alcune scoperte recenti non cessano di confermare le narrazioni contenute nei testi sacri.

Seppur superflue per la nostra fede -  ricordiamo che la vicenda dell'apostolo Tommaso si conclude con la reprimenda: "perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!"-, in un mondo sempre più ateista, fa di certo piacere trovare qualche segnale che lo Spirito Santo sembra volerci mandare per disfarci degli scocciatori. D'altronde sin dai tempi di Sant'Elena, madre di Costantino, il tema dei luoghi in cui si sono svolte le vicende evangeliche è stato trattato, con ottimi risultati. 

Mentre nell'area cattolica dunque possiamo ridurre l'archeologia ad un corollario, nel mondo protestante essa assume un significato maggiore, per via del principio "sola scriptura", per cui si crede solo a ciò che è contenuto nella Scrittura, rifiutando Magistero e Tradizione. Se però si rifiutano due pilastri su tre (cioè quelli che tramite la Successione apostolica ininterrotta ci collegano alla Scrittura stessa), si rischia di vedersi confutato anche il terzo, che abbisogna poi di costante conferma fattuale. Dunque l'archeologia, per i figli di Lutero, viene buona per confermare la scrittura. Una delle tante contraddizioni degli eretici.

Detto ciò, per tagliare corto, diamo comunque notizia del fatto che quest'anno sono stati ritrovati un paio di luoghi legati al Vangelo:

Betsaida. Città di San Pietro e Sant'Andrea e San Filippo: è ormai quasi certo che il luogo archeologico noto con il nome di el-Araj sia in realtà Betsaida. Luogo di cui si erano perse le tracce, ma molto importante sia nei vangeli che nell'Antico Testamento. L'ipotesi iniziale risale a qualche anno fa, come riporta il National Geographic, mentre le recenti scoperte non sembrano lasciare dubbi. I ritrovamenti sul luogo fanno inoltre pensare che l'insediamento risalga ai tempi vetero testamentari e che ivi sorgesse la capitale del regno di Ghesur, la cui principessa Maaca divenne una delle mogli di Re Davide.

Giardino sotto il Tempio. Ad aprile di quest'anno, il National Geographic dava notizia notizia del ritrovamento di resti di semi e pollini trovati sotto la Chiesa del Santo Sepolcro, nell'ambito di una campagna di scavi iniziata nel 2022. Sembra quindi confermato il versetto del Vangelo di Giovanni secondo cui "nel luogo dove fu crocifisso c'era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era ancora stato posto" (Gv, 19:41). Ancora una volta i vangeli si dimostrano documenti storici affidabili. 




 

05 dicembre 2025

Libero. "Il risveglio cattolico per fermare l'incubo woke"

 Libero ha dedicato una pagina intera a "Il Grande Risveglio, l'America da de Maistre a Charlie Kirk"

Ricordiamo che il libro è acquistabile sul sito della casa editrice e, prossimamente, sarà disponibile sugli store online.

https://www.ecletticaedizioni.com/newsite/prodotto/il-grande-risveglio-lamerica-da-de-maistre-a-charlie-kirk/



 

25 novembre 2025

Libri. Il Grande Risveglio. L'America da Joseph de Maistre a Charlie Kirk

 


Novità in prevendita! È disponibile in prevendita il nuovo volume "Il Grande Risveglio": un approfondito studio tra storia e attualità sul cattolicesimo negli Stati Uniti post “follie Woke”, la rivoluzione americana e le nuove prospettive aperte da figure come J.D. Vance e Charlie Kirk.

Il volume è arricchito da una prefazione di Boni Castellane (La Verità) e da una postfazione di Carlo Fidanza.

 Non perdete l’occasione di prenotarlo subito!


Dall'Introduzione:
La tesi che vogliamo esporre con questo libro potrà apparire ai più ardita se non bizzarra: ciò che sosteniamo è che gli Stati Uniti d’America e, di conseguenza, tutto l’Occidente, potrebbero, nel giro di qualche anno, assistere all’inizio di una fase controrivoluzionaria. 

Il pensatore brasiliano Plinio Correa de Oliveira affermava che la controrivoluzione è la restaurazione della civiltà cristiana distrutta dalla rivoluzione, quest’ultima consistente in un processo che ha attraversato quattro fasi: la riforma protestante, la rivoluzione francese, il comunismo e la rivoluzione dei costumi iniziata con il Sessantotto. 

Sembrerebbe, a prima vista, abbastanza improbabile che questa restaurazione possa partire proprio da quella nazione che, per eccellenza, è considerata portatrice di un modello individualista e tendente al benessere economico e al successo. Tuttavia, se si approfondisce la questione, le cose iniziano a farsi più complesse. Innanzitutto, fin dagli albori della nuova democrazia statunitense si registrò l’attenzione di molti a rimarcare la discrepanza valoriale fra la rivoluzione americana e quella francese, con accesi sostenitori della prima che arrivavano a porla in netta antitesi con la seconda. 

Tuttavia, questo non parrebbe sufficiente: le radici della nazione americana affondano pur sempre nella riforma protestante, quindi sono strettamente connesse alla fase iniziale del processo rivoluzionario. E del resto, come ben descrisse Max Weber nel suo classico “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”, alla base dell’etica capitalista, con il suo culto del successo come segno di predestinazione divina e con la valorizzazione dell’individualismo, si trova il calvinismo. Infine, anche il lato “progressista” della cultura americana, arrivato ad estremizzazioni tragicomiche con l’ideologia woke e la cancel culture, è una versione immanentizzata dell’originario fanatismo religioso puritano. Vi è, però, il rovescio della medaglia. Nel corso di quasi quattro secoli i cattolici americani, presenti, sebbene minoritari (ma mai ininfluenti), fin dagli albori della colonizzazione del New Engald, hanno fatto molta strada, conquistando un ruolo centrale nella vita pubblica, proprio mentre il variegato mondo protestante sembra ormai avere detto più o meno tutto quello che aveva da esprimere. 

I più validi intellettuali dell’area conservatrice, di fronte alla deculturazione provocata dall’ ideologia woke, hanno correttamente individuato le origini della crisi come già implicite nel protestantesimo e si sono rivolti con molto interesse al modello di società proposto dal Magistero della Chiesa e dalla cultura cattolica. E persino influenti miliardari della Silicon Valley, nonostante siano lontanissimi dal cattolicesimo per mentalità e stile di vita, come Peter Thiel, hanno lucidamente constatato come l’etica calvinista del capitalismo, nel mondo odierno, sia ormai incapace di produrre autentica prosperità, riscoprendo l’etica cattolica del lavoro. 

Questa convergenza inaspettata di traiettorie differenti verso un unico punto rappresentato dalla riscoperta del cattolicesimo ha dato vita ad una coalizione di forze che ha trovato la propria figura di sintesi nell’ attuale vicepresidente J.D. Vance: è lui l’uomo da tenere d’occhio per i prossimi anni ed è su di lui che anche noi abbiamo puntato il nostro riflettore. 

Nel frattempo, l’elezione al Soglio di Pietro di Robert Francis Prevost con il nome di Leone XIV ha dato inizio, a fronte di un probabile momento cattolico nella storia americana, ad un certo momento americano nella storia della Chiesa cattolica. America e cattolicesimo sono destinati, comunque, ad intrecciare i loro percorsi per molti anni a patire da ora. Se ciò che prefiguriamo si avverasse, potrebbe sembrare un miracolo. Per quanto ci riguarda, siamo aperti ai miracoli come ad una possibilità effettiva. Non abbiamo la pretesa che il lettore sposi la nostra tesi. La nostra sola richiesta è che voglia seguirci senza preconcetti nelle prossime pagine. Se non convinto, potrebbe comunque ritrovarsi stupito.

 

13 novembre 2025

Messainlatino.it vince in tribunale contro Google!


 

Pubblichiamo "paro paro" da Messainlatino.it:

Il piccolo Davide-MiL ha fiondato Googlia, si parva licet componere magnis. (Per inciso: è significativo che l'aggettivo 'filisteo' - il popolo del gigante Golia - abbia assunto il significato di 'retrivo' e 'conformista': cosa v'è oggi di più conformista che piegarsi ai dogmi del politicamente corretto?)

Riassunto delle puntate precedenti: 

Nel luglio 2025 Google ha inopinatamente oscurato senza preavviso il sito Messainlatino.it, ospitato sulla piattaforma Blogger.com di Google. Questo blog, fondato nel 2008, con all’attivo oltre 23.000 articoli e interventi accumulati negli anni, ha raggiunto la sua notorietà al punto da vantare visite mensili medie anche di un milione di visualizzazioni. Le notizie date in esclusiva hanno non di rado trovato risonanza su quotidiani di primaria rilevanza non solo nazionale, ma anche internazionale: inseriamo qui i link ad alcuni articoli del Times di Londra (e ibidem, in altra occasione), del Washington Post, dell'Associated Press, del New York Times, del National Catholic Register e de Il Giornale, che citano esplicitamente Messainlatino.it

Google ha giustificato la soppressione con una mail in inglese contenente questa scarna e genericissima motivazione: “Your content has violated our Hate speech policy” (“Il vostro contenuto ha violato le nostre regole contro l’incitamento all’odio”). Non è stata fornita alcun’altra spiegazione né la possibilità di interloquire con qualcuno di Google.

La censura ha avuto larga risonanza, a partire da due interrogazioni parlamentari, una al Parlamento Europeo (da parte dell’on. Inselvini MEP) e l’altra alla Camera dei Deputati (da parte dell’on. Galeazzo Bignami), delle quali siamo molto grati. Nell’interrogazione al Parlamento Europeo si rileva in particolare come l’intervento censorio sia stato adottato per presunto hate speech ma “non risulta però alcuna indicazione chiara sui contenuti effettivamente ritenuti lesivi. Tale rimozione solleva gravi interrogativi sul rispetto della libertà di espressione, di parola e di religione, tutelate dall’art.11 della CDFUE [Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea], nonché dall’art.10 della CEDU [Convenzione europea dei diritti dell’Uomo] e da altre convenzioni internazionali, le quali riconoscono a ogni individuo la libertà di esprimere opinioni e religione senza interferenze. Simili interrogativi si pongono in merito ad una corretta applicazione del DSA [Digital Services Act]. Nel contesto di un crescente utilizzo algoritmico nella moderazione dei contenuti, appare sempre più urgente garantire che i principi di pluralismo e libertà di pensiero siano pienamente salvaguardati, anche per contenuti legati alla tradizione cristiana”.

Questa è stata la reazione (che ci riempie di riconoscenza) su alcuni quotidiani nazionali ed internazionali (oltre ai numerossimi interventi su altri blog, che trovate QUI):

La stupidità dell’algoritmo Google ha colpito ancora, convinto di andare a sradicare “hate speech” o altri contenuti velenosi e politicamente scorretti, è andato a spegnere uno dei blog di informazione religiosa di area conservatrice più seguiti nella Chiesa (non solo in Italia), blog Messainlatino.it con un milione di contatti all’attivo e una reputazione consolidata e riconosciuta per come informava quotidianamente i suoi lettori sugli argomenti di settore più dibattuti… Tutti temi serissimi oltre che assai complessi, e sempre affrontati facendo affiorare i diversi punti di vista… “(Il Messaggero, di Franca Giansoldati, del 11 luglio 2025)

Il blog Messa in latino era nato nel 2007 sull'onda della liberalizzazione voluta da Benedetto XVI con il Summorum Pontificum e dal 2013 è stata poi una voce critica del pontificato di Francesco e dei suoi provvedimenti restrittivi sulla liturgia antica. Venerdì mattina, però, i suoi numerosi lettori di tutto il mondo hanno avuto un'amara sorpresa: il popolare blog non c'era più. La comunicazione al vecchio indirizzo recita ancora adesso implacabilmente: "Spiacenti, il blog all'indirizzo lamessainlatino.blogspot.com è stato rimosso". La notizia ha fatto il giro del mondo ed è stata commentata da siti e vaticanisti di diversa nazionalità. Il blog infatti si era guadagnato negli anni non solo un consistente traffico ma anche una sua credibilità per anticipazioni e indiscrezioni sul Vaticano.” (Il Giornale, di Nico Spuntoni, del 13 luglio 2025)

Messainlatino.it, sito capofila del web tradizionalista italiano - seguito anche all’estero dalla Francia agli Stati Uniti - è stato chiuso di imperio da Google, la piattaforma su cui era ospitato sin dal 2007. Dopo 18 anni insomma, “Big G” ha notificato alla redazione un avviso di sfratto via email e poi ha semplicemente cancellato tutto. Persi dunque gli articoli di quasi vent’anni di attività, 22mila, citati anche da riviste d’oltreoceano e letti quotidianamente anche in Vaticano, forse talvolta con fastidio date le critiche spesso al vetriolo verso le gerarchie, ma sempre rispettando la continenza e senza offendere o diffamare nessuno. (Secolo d’Italia, di Francesco Filipazzi del 13 Luglio 2025)

Da sabato mattina, il blog italiano "messainlatino.it", che fungeva da piattaforma per i sostenitori italiani della vecchia Messa in latino e criticava i rappresentanti di una chiesa modernizzata, è inaccessibile. I tentativi di accedere alla pagina generano un breve messaggio da Google: "Il blog è stato rimosso". Non è stata fornita alcuna spiegazione pubblica. (Die Tagespost del 14.07.2025, trad. dal tedesco).

È caduta la lama della ghigliottina ( come facevano i rivoluzionari francesi sanculotti coi cattolici durante la Rivoluzione Francese) su uno dei blog più longevi e seguiti del panorama cattolico italiano. Messainlatino.it esisteva fin dall’anno 2007, con oltre 1.020.000 visite solo nel mese scorso ed oltre 22.000 post editi e conteneva la rubrica 300 Denari coi suoi centinaia di articoli pubblicati ogni giovedì in cui Roberto Manzi promuoveva una visione cattolica, secondo la dottrina sociale della Chiesa, di lavoro, economia e finanza. Questo sito, voce dedicata alla liturgia tradizionale e alla riflessione ecclesiale, è stato rimosso dalla piattaforma Blogger con la mannaia della censura del politically-correct. Nessun errore dottrinale. Nessuna istigazione alla violenza. Solo un’accusa generica: “violazione delle norme contro l’hate speech”. Così, senza un processo, senza un esempio concreto, senza possibilità di confronto, una voce si spegne. Una voce scomoda, forse, ma sincera. E il danno che ne deriva non riguarda solo i tradizionalisti, ma la libertà stessa di espressione nel mondo cattolico e oltre. (Ticinolive del 13/7/2025, di Liliane Tami)

Con ricorso d’urgenza in Tribunale abbiamo chiesto di condannare Google Ireland limited (la branca europea della multinazionale Google) all’immediato ripristino del blog.

Google, pur riattivando spontaneamente il blog (e così dimostrando nei fatti che non c’erano contenuti di ‘incitamento all’odio’), si è comunque difesa con cinque avvocati milanesi, chiedendo il rigetto del ricorso e la condanna alle spese in favore di Google stessa. Come unica prova di asserito contenuto discriminatorio è stata indicata la pubblicazione di un’intervista ad un vescovo (mons. Strickland), che si dichiarava contrario all’ammissione delle donne all’ordinazione al diaconato. Da questo Google ha derivato che quindi nel blog si sosteneva che le donne dovessero occuparsi solo di procrear figli. Alle nostre obiezioni che il vescovo non aveva detto nulla del genere, e noi tanto meno, e che comunque ci eravamo limitati a riportare il testo di un’intervista altrui, i Difensori di Google hanno avuto l’ardire di dichiarare negli atti processuali: “non importa la fonte più o meno autorevole (vescovo, Pontefice) del post, se viola norme della Policy”.

Come si vede, il tema è serio perché in pratica entità supreme come le multinazionali californiane (quali Google) si arrogano il diritto assoluto di decidere che cosa può essere pubblicato, in spregio ai diritti costituzionali più elementari come quello di manifestazione del pensiero. A dire dei Difensori di Google, anche quello che dice un vescovo o perfino il Papa dev’essere censurato se non piace a Google!

Per fortuna il Tribunale di Imperia, Giudice Dott.ssa De Sanctis (un cognome di buon auspicio…) ha fatto rapidamente giustizia contro questi deliri di onnipotenza, con una lunga ordinanza in cui, ripercorrendo le gravi violazioni operate da Google contro le norme europee che garantiscono l’accesso ai servizi digitali, ha dichiarato l’inconsistenza delle motivazioni addotte per oscurare il blog e, in conseguenza, ha riconosciuto la fondatezza del ricorso. Google è stata condannata a pagare le spese processuali per circa 7.000 euro

Per chi ha interesse a leggerla, pubblichiamo copia integrale dell'ordinanza che, ne siamo certi, farà giurisprudenza in casi analoghi.

Enrico

 

26 ottobre 2025

Il trionfo della tradizione e lo squallore arcobaleno

di Paolo Maria Filipazzi

La data del 25 ottobre 2025 si guadagna senza dubbio un posto nella storia della Chiesa, avendo visto lo svolgersi di ben due fatti significativi.

Il primo è stato il ritorno nella Basilica di San Pietro, dopo due anni, della messa Vetus Ordo, celebrata dal cardinal Raymond Leo Burke, evento culminante del pellegrinaggio annuale Summorum Pontificum. A fare scalpore, però, è stato soprattutto il numero impressionante dei fedeli presenti alla messa, addirittura 3000 secondo gli organizzatori. Per rendersi conto dell’importanza dell’avvenimento, basti pensare che ne hanno parlato anche i telegiornali nazionali, cosa mai accaduta in occasione delle precedenti edizioni.

Nello stesso giorno la cosiddetta “Assemblea del cammino sinodale della Chiesa cattolica italiana” ha approvato un documento delirante in cui si parla di sostenere i Gay Pride con veglie di preghiere e di altre facezie tutte ruotanti attorno all’ area concettuale dell’uranismo, che da dodici anni sembra diventato il tema centrale della vita ecclesiale…

Ora poniamo un quesito: uno di questi due eventi è un patetico colpo di coda di una stagione aberrante della storia della Chiesa di cui fra una ventina d’anni non resterà traccia. Al lettore individuare quale





 

12 ottobre 2025

Carlo Acutis. Un giovane santo quotidiano


Nella memoria liturgica di San Carlo Acutis

di Paolo Maria Filipazzi

Quando penso a San Carlo Acutis, una cosa mi colpisce in modo particolare: è nato quattro anni dopo di me. Ha vissuto la sua vita contemporaneamente alla mia prima di lasciarla prematuramente. Se lo avessi incontrato, avrei visto un mio coetaneo come tutti gli altri. Non mi sarei nemmeno accorto che mi stava passando avanti un santo. E meno male: perché io non lo ero e non lo sono, e avrei dovuto fare i conti con la mia miseria.

La santità è qui e ora: potrebbe essere santa qualunque persona che incrociamo al supermercato. La santità non ha età: un ragazzino amante dei videogiochi può essere un santo. E uno un po’ più vecchio di lui potrebbe trovarsi a pregarlo anzi, addirittura ad affidarsi a lui come al proprio patrono.

Carlo Acutis è il santo patrono di Internet perché, nonostante fosse un adolescente appassionato di tecnologia e videogioco, ha saputo usare la rete per evangelizzare, creando un sito web per documentare i miracoli eucaristici e rendendo accessibile la parola di Dio in modo innovativo.

In fondo, quando fu fondato Campari e de Maistre, gli obbiettivi erano gli stessi.

San Carlo Acutis, patrono di Campari e de Maistre, prega per noi.

 

26 settembre 2025

Libertà per Gasparro, che rischia una condanna assurda


Siamo appena venuti a sapere di un processo assurdo attualmente in corso a carico del Maestro Giovanni Gasparro, probabilmente il più grande artista del sacro vivente.

Un pm ha chiesto sei mesi di condanna a suo carico per il quadro ritraente il "Martirio di San Simonino da Trento", che sarebbe antisemita. Il titolo si riferisce alla leggenda nera dei sacrifici rituali di cui erano accusati gli ebrei in molte parti d'Europa.

Ovviamente di antisemita non c'è nulla. Semplicemente viene rappresentato un fatto, che nei secoli scorsi era ritenuto realmente accaduto e fu anche oggetto di un processo molto famoso. 

Se Gasparro venisse condannato per un quadro sarebbe assurdo. Sarebbe una condanna politica ai danni di un artista di altissimo livello.

Solidarietà e preghiere per il maestro.

 

13 settembre 2025

Se il woke giustifica l'omicidio politico

Di Paolo Maria Filipazzi

Il 10 settembre scorso l’America e il mondo sono stati percorsi dalla tragica notizia della morte di Charlie Kirk, attivista politico vicino al partito repubblicano e al movimento MAGA, ucciso a soli 31 anni da un cecchino mentre stava parlando ad un evento pubblico.

Kirk aveva fondato nel 2012 l’ associazione Turning Point USA, nata per promuovere il pensiero conservatore nelle università e nelle scuole. Kirk stava parlando proprio all’interno di un campus universitario quando, improvvisamente, un proiettile lo ha colpito al collo.

Era un fiero oppositore della legalizzazione dell’aborto, dell’ideologia che sostiene la possibilità di “cambiare sesso”, e aveva denunciato il diffondersi nella sinistra di una cultura dell’ “assassinio” che spingeva molti giovani a considerare del tutto legittima e normale l’idea di uccidere gli avversari politici, da Trump e Musk in giù. Alla fine, proprio lui è rimasto vittima di quella cultura che aveva denunciato, per mano di un 22 enne, Tyler Robinson, un “lupo solitario” fanatizzatosi sui social media. E parimenti frutto di quella cultura dell’assassinio sono le vergognose dichiarazioni che, dalle fila della sinistra, purtroppo non solo americana, si sono levate a giustificare il crimine compiuto, minimizzarne la gravità o comunque ad affermare che, dopo tutto, l’omicidio di Kirk sarebbe stato la conseguenza del suo attivismo … Affermazioni inquietanti ma, purtroppo, non sorprendenti da parte di certi soggetti.

Le idee di Kirk discendevano dalla sua fede cristiana: per la precisione era evangelico, ma da molto tempo assisteva spesso alla messa cattolica. Anche se non si era formalmente convertito, questo fa pensare che fosse in corso un cammino di avvicinamento che, purtroppo, è stato interrotto tragicamente assieme alla sua giovane vita. I cattolici americani lo stanno infatti piangendo come fosse uno di loro. Comunque, quale fosse la sua reale fede, Dio lo sa e questo basta.

Noi sappiamo che Kirk è stato, nella vita pubblica, un difensore del vero e del giusto e per questo è stato ucciso. Preghiamo per lui. Siamo sicuri che, dove si trova ora, lui pregherà per noi.

 

03 settembre 2025

In onesta memoria di Emilio Fede


di Paolo Maria Filipazzi

Quando muore un personaggio noto in età avanzata, il novero delle frasi fatte vuole che si dica che se n’è andato un pezzo di un’Italia che non c’è più. Di solito si dice in relazione a qualcuno legato alla generazione dei nonni o dei genitori di coloro che hanno l’età di chi scrive queste righe. E, quindi, con una certa impressione che ci ritroviamo a doverlo dire di un personaggio strettamente legato anche all’immaginario della nostra generazione. Stiamo parlando di Emilio Fede.

Nel ricordo collettivo, che è sempre meschino, verrà ridotto a quella macchietta di giornalista che parteggiava smaccatamente per Berlusconi. Emilio Fede è stato molto di più: parliamo di un inviato in Africa che ha documentato gli anni della decolonizzazione, di uno storico collaboratore di Sergio Zavoli, del fondatore del TGA, il primo telegiornale trasmesso da una rete privata (Rete A, oggi probabilmente non più esistente) e tante altre cose.

Fatto sta che, a un certo punto, Silvio Berlusconi “scende in campo” ed Emilio Fede, che dirige il TG4, non farà mai mistero del suo incondizionato appoggio politico al suo editore, e il suo TG diventa un appuntamento immancabile per tutti i simpatizzanti del centro destra. 

Negli stessi anni gran parte della stampa e della radiotelevisione adotta una linea ancor più oscenamente faziosa, solo in direzione opposta a quello di Emilio Fede. Il quale viene, quindi, ridotto a zimbello, fatto oggetto di disprezzo in quanto massima espressione di servilismo. Chi lo attacca in questo modo si distingue da lui solo per essere servile nei confronti di qualcun altro e per esserlo con una cattiveria che al Direttore per eccellenza (per noi lo sarà sempre) è ignota.

Il diretto interessato anzi, con ironia ed autoironia, saprà giocare moltissimo sulla dinamica che si è creata, costruendosi abilmente un personaggio. Di questo gioco sono parte integrante i celeberrimi “fuori onda” che hanno riempito serate intere di Striscia la notizia e di Blob e che, con ogni evidenza, non sarebbero mai stati divulgati senza il consenso dell’interessato … Con questa operazione di “abbassamento” rispetto all’ immagine azzimata che normalmente si ha di un direttore di TG, Emilio Fede entra sornione nell’immaginario collettivo suscitando simpatia e affetto e facendosi precursore di quella cosa che oggi viene chiamata, con orribile anglicismo, infotainment. (L'autoironia si evince anche a partire dal titolo della sua autobiografia... "Che figura di m...")

La triturazione spietata di Berlusconi e del berlusconismo non lo risparmierà, e non avrebbe potuto risparmiarlo, dato ciò che era finito per simboleggiare. Emilio Fede verrà umiliato e condannato a terminare la propria vita con un triste declino che non avrebbe meritato.

L’Italia che fu di cui è stato parte aveva poco di cui avere nostalgia, nel migliore dei casi era orrenda esattamente come quella di oggi. Emilio Fede, però, non era fra coloro che la rendevano orrenda.

A Dio, Direttore, e salutaci Silvio…