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31 luglio 2019

Dietro Bibbiano c'è l'odio per la famiglia

di Giuliano Guzzo
La famiglia come teatro di inenarrabili e frequentissime violenze, il focolare come camera della tortura, i bambini come innocenti da salvare dai propri genitori, a loro volta figure del tutto accessorie: questo è il punto. Se riduciamo gli scandali di questi giorni a vergogna di partito o a malefatte di psicoterapeuti svitati, perdiamo di vista il cuore del problema – che appunto è l’odio feroce verso la «cellula fondamentale della società» che una certa, sinistra cultura da decenni diffonde senza sosta; con la conseguenza che togliere i figli a padri e madri – in questa logica – è perfino qualcosa di positivo e di liberatorio, perché scardina l’odiata famiglia.

Non è un caso che decenni or sono fosse lo psichiatra comunista David Cooper (1931-1986) a scrivere: «Non abbiamo più bisogno di padri o di madri. Abbiamo solo bisogno di “maternage” e “paternage”» (La morte della famiglia, Einaudi, Torino 1972, p.31). Chiaro? Di padri e madri «non abbiamo più bisogno», basta chi ne vesta i panni. E’ bene riflettere su questo perché dietro Bibbiano oggi – come dietro il Forteto ieri – c’è proprio la convinzione che per costruire, a volte, bisogna prima distruggere: anche, anzi soprattutto, se di mezzo c’è la famiglia. Meglio dirlo chiaro, perché se non si guarda in faccia quest’odio – che, come spiego nel mio ultimo libro, i media alimentano – se non lo si smaschera chiamandolo per nome, a breve, esaurite le riserve personali di indignazione, saremo al punto di prima.

 

04 aprile 2019

Il ruggito degli struzzi

di Giuliano Guzzo
Dopo il Congresso mondiale delle famiglie di Verona, dispiace constatare come il mondo cattolico più accreditato e istituzionale risulti ancora attraversato da un enorme equivoco: quello secondo cui con la cultura dominante sia ancora possibile negoziare una tregua o, almeno, avviare un dialogo. Un equivoco agevolato dal fatto che questa cultura e i suoi corifei mica simpatizzano, stravedono proprio per cattolici dialoganti; ma non in quanto dialoganti, bensì perché dialoganti oggi significa irrilevanti domani. Un rischio per scongiurare il quale, fino a ieri, si parlava di «principi non negoziabili», tre parole oggi messe al bando, forse perché segnano un confine in un tempo in cui la colpa peggiore sembra avere le idee chiare.

Come ho già avuto modo di dire, l’evento veronese è criticabile. In ogni caso, ormai è alle spalle. Restano invece pericolosamente attuali il culto del dialogo e del basso profilo, che sono i motivi per cui – già prima del Congresso delle famiglie – l’ultimo oceanico Family Day non ha avuto alcun appoggio né vaticano né ecclesiastico. Allora i pericolosi politici populisti non c’erano, eppure chi poteva dare un appoggio comunque non lo diede. Questo sono fatti e davanti ai fatti, si sa, le chiacchiere stanno a zero. Lo si sottolinea perché alcuni che dicono di voler abbassare i toni, in realtà, stanno abbassando la testa. E poi magari ci chiederanno di nasconderla insieme alla loro sotto la sabbia, assicurandoci che va tutto bene. Laggiù.

 

01 aprile 2019

Stare con Cristo e con la famiglia

di Marco Muscillo
Anche se impossibilitato ad andare a Verona per partecipare a questo XIII Congresso mondiale delle Famiglie, spero che mi permetterete un piccolo commento personale a conclusione di queste tre giornate.
A giudicare dai filmati e dalle fotografie pubblicate sul web, sembra che questa grande festa della famiglia abbia visto molta partecipazione attiva e il clamore mediatico di questi giorni, e dei giorni precedenti, ha fatto sì (credetemi) che tante famiglie italiane, che pur non conoscevano questa manifestazione o che non sono cattolici praticanti, abbiano in cuor loro visto di buon occhio quello che è stato fatto a Verona.

Le reazioni degli schieramenti di sinistra e delle associazioni a favore delle aperture etiche sono state così tante e così scomposte che hanno dimostrato quanto parlare di famiglia e parlare di figli dia fastidio. Un tema così naturale e così banale che riesce a sconvolgere le coscienze, riempire la rete di commenti, bloccare il dibattito politico televisivo su questi temi per settimane intere.
Magari i modi non saranno quelli giusti, ma gli effetti sono stati importanti. E rimanere in silenzio non fa altro che dare una mano a quanti vorrebbero che la famiglia (non mi piacciono né le espressioni “tradizionale” che “naturale”, perché la famiglia è una sola) venga cestinata e relegata ad essere un ricordo del passato, un rigurgito “medievale” della civiltà Cristiana.
Va, tuttavia, ancora una volta ribadito che in quanto cristiani, non siamo contro le persone e non le condanniamo. Siamo tuttavia certamente contrari ad ogni ideologia, che allontana la persona da Cristo.

Nella quarta domenica di Quaresima, nel Novus Ordo, il Vangelo di Luca ci presenta la parabola del “Figliol prodigo” (o del “Padre misericordioso”) e ci viene detto che a Gesù si avvicinano “tutti i pubblicani e i peccatori” per ascoltarlo. Cristo viene a parlare ai peccatori, perché essi sono meritevoli dell’insondabile misericordia di Dio, che accoglie tra le braccia il figlio che liberamente ha scelto una strada sbagliata e liberamente ha capito che stare col Padre era in realtà la scelta migliore che si potesse fare.

Per questo neanche noi dobbiamo essere contro le persone, pur se la pensano diversamente da noi. Ma anzi dobbiamo parlare, con le parole e con i fatti, proprio a quelle persone che vediamo incamminarsi su una strada sbagliata. Ecco perché è giusto mostrare all’Italia e al mondo intero la bellezza della famiglia, unione di un padre, una madre e i loro figli. Perché la battaglia che portiamo avanti è una battaglia sul modello di società in cui vogliamo vivere.
E’ vero che siamo tutti liberi di scegliere il nostro percorso di vita e Cristo stesso non costringe nessuno a seguirlo. Ma è anche vero che il nostro modello di famiglia non può convivere con un modello diverso. Non c’è libera scelta vera e propria, ma sul piano culturale un modello andrà ad imporsi e a soppiantare l’altro.

E’ questo il problema reale. Sono temi questi che vanno a mutare i costumi del nostro Paese. E’ già successo con le leggi sul divorzio e sull’aborto: dicevano che la libera scelta non impedisse a chi voleva, di continuare a vivere senza divorziare e senza abortire. La realtà invece ha dimostrato che purtroppo i costumi mutano e anche le famiglie cattoliche si sono sfaldate e anche tante donne cattoliche, volontariamente o indotte dalle circostanze, hanno accettato di abortire i figli che portavano in grembo. Per questo siamo arrivati al punto che la maggioranza del Paese (parlo a livello italiano, ma è un discorso che vale almeno per tutto l’Occidente) adesso è a favore di quelle leggi, che ora considerano “conquiste necessarie” ma che quarant’anni fa avrebbero condannato ed avversato. E sto parlando magari di persone credenti che magari vanno in chiesa con una certa regolarità devozionale.

Quando una legge permette, la pratica viene legittimata e piano piano si consolida. Quello che prima ci sconvolgeva, viene ora accettato e considerato come “normale”. E’ la teoria della Finestra di Overton.
Lo stesso vale per la legge Cirinnà sulle unioni civili. Dal 2016 ad oggi, già molti italiani hanno cambiato opinione e ritengono che sia pur giusto concedere “diritti” alle coppie omossessuali. Anche tanti cattolici e tanti uomini di chiesa ormai ritengono che quella legge abbia colmato un vuoto giuridico e che non è cosa sbagliata, se l’unione civile si considera altra cosa dall’essere “matrimonio” e “famiglia”.

Purtroppo, però, la legge sulle unioni civili in sé è poca cosa anche per la Cirinnà e per tutte le associazioni LGBT. Loro interesse è andare avanti nel riconoscimento dei diritti. Per loro l’unione civile sancisce il riconoscimento legale di un altro tipo di famiglia e ciò implica che il prossimo passo sarà quello di dare legalmente bambini in mano a due papà o due mamme (cosa che nei fatti già esiste).
Accettare le unioni civili è stato uno sbaglio proprio perché non ci si fermerà a questo. Gli italiani saranno sempre più convinti che alla fine non ci sia alcun male se due uomini e o due donne vogliono formare un nucleo familiare e presto saranno molti di più coloro che accetteranno le adozioni e l’utero in affitto (che già avviene, anche per gli eterosessuali. Basta andare all’estero).

Capiamo dunque che la nostra non è solo una battaglia di libertà d’espressione. Ho trovato molto positivo l’intervento di Giuseppe Cruciani che da buon radicale ha detto che è diritto di tutti poter manifestare le proprie idee, pur se diametralmente opposte alle sue. Tuttavia non possiamo limitarci solo a questo, perché, come abbiamo visto, perderemmo in partenza: noi cattolici saremo sempre di meno, mentre il mondo andrà avanti, stravolto da ideologie vecchie e nuove e queste ideologie sedurranno i nostri figli e i nostri nipoti.

E’ questo che devono capire anche i leader politici che pur partecipando al Congresso, pur dicendosi d’accordo sul dare aiuti concreti e incentivi per le famiglie e per la natalità, tuttavia, forse per quietare l’opinione pubblica e i mass media, forse per strizzare l’occhio anche ad un elettorato diverso, forse perché formatisi in un ambiente di stampo liberale in cui la pluralità delle idee e delle visioni socio- politiche è ben visto, dicono di non essere contrari ai diritti già concessi e che mai andrebbero ad abrogare ciò che è sancito con valore di legge dallo Stato. Non dico che domattina vanno abrogate leggi sull’aborto, sui diritti civili e sul divorzio. Come abbiamo visto sarebbe impossibile visto quanto sono entrate o stanno entrando nel patrimonio culturale dell’opinione pubblica italiana.
Quindi è giusto innanzitutto partire da ciò che si può fare, da un’attenzione maggiore verso la famiglia, anche con aiuti materiali per fare in modo che gli italiani si sposino e facciano più figli.

Ma non ci si può fermare solo a questo. Va mostrata la bellezza della famiglia come la conosciamo e va fatto capire agli italiani che quello è l’unico vero modello che può dare un futuro a questo Paese. Perché pur se ci dicono medievali, pur se gli altri si ritengono progressisti, proiettati verso il futuro e che con i diritti civili “si va avanti e non si torna indietro”, sappiamo bene che con aborto, matrimoni gay e famiglie sfaldate non può esserci alcun futuro. E’ questa la verità, ed è palese a tutti: solo da un uomo e una donna nascono dei figli.

Lo sanno anche loro che il futuro non può che appartenere a noi. Noi stiamo con Cristo che è Logos ed è Creatore. Solo il Creatore sa cosa è giusto fare perché le creature vivano bene e siano felici.


 

31 marzo 2019

Fra politica e spirito. A Verona serve l'esorcista

di Amicizia San Benedetto Brixia
Nel suo articolo di venerdì 29 l’amico Giuliano Guzzo indicava tre ragioni sociologiche capaci di spiegare la particolare violenza scatenatasi attorno al Congresso di Verona: ragioni di tipo ambientale, economico e di potere.

Vorrei provare ad andare oltre nell’indicare la ragione della violenza. La linea fondamentale che vorrei tracciare è quella che separa il politico dallo spirituale, tale linea renderà ragione in maniera radicale di molti aspetti legati all’evento di Verona e all’odio che, come sciame di cavallette, si è abbattuto su di esso.

Che uno dei peggiori sintomi della crisi cristiana contemporanea sia la confusione tra politica e spiritualità lo aveva già detto, tra gli altri, Vittorio Messori e oggi ripartirei proprio da qui. Bisogna smetterla, se si vuole uscire dalla crisi, di mischiare il politico con lo spirituale. Come sempre nelle cose che riguardano il cattolicesimo e la Verità, nostro compito è quello di distinguere senza dividere. Distinguiamo i movimenti spirituali da quelli politici, pur sapendo che sono congiunti e che quelli usano questi come eminenti strumenti di azione sulla storia.

Chiediamoci: a Verona si sta giocando una battaglia spirituale o politica? 

La domanda si accende tanto più in quanto stupisce la nuvola d’odio piombata su organizzatori e simpatizzanti. Diciamocelo francamente: può un congresso che tratta di famiglia scatenare per via naturale e per ragioni meramente umane una tale furia? Una legione si è scagliata su Verona e sono curioso di vedere su quale branco di porci verrà dirottata (cfr. Mc5).

Nella citazione appena indicata è la risposta: non un motivo umano, ma un’azione sovrumana sta alla radice della sollevazione anti-familista. E’ nell’interesse stesso del Demonio sopprimere la famiglia, culla e culmen della vita umana. Torna quasi scontato citare il compianto mons. Caffarra nella sua relazione circa le confidenze di suor Lucia di Fatima:

“Spiega Caffarra: ho scritto a suor Lucia di Fatima... Inspiegabilmente, benché non mi attendessi una risposta, perché chiedevo solo preghiere, mi arrivò dopo pochi giorni una lunghissima lettera autografa… In quella lettera di Suor Lucia è scritto che lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio. «Non abbia paura, aggiungeva, perché chiunque lavora per la santità del matrimonio e della famiglia sarà sempre combattuto e avversato in tutti modi, perché questo è il punto decisivo”. (Vedi qui)

Certo, come dicevamo, le potenze dell’aria si servono poi di mezzi squisitamente mondani per compiere la propria missione e le ideologie politicamente corrette - ambientalismo, mondialismo e monetarismo - fanno da indovinato supporto ai piani del Maligno.
Ma chiarire quanto siano presenti la dimensione spirituale e la dimensione politica nella partita della famiglia è cruciale e aiuterà a focalizzare meglio un paio di questioni.

Anzitutto ci dispone a reagire in modo conveniente alle invettive dei rivoluzionari: non dobbiamo stupircene e dobbiamo impegnarci a combatterle anzitutto tramite la preghiera.
Questo rende conto delle raccomandazioni dei vescovi, che stanno raccomandando di usare modi di manifestazione convenienti. Non si tratti però solo di bon ton o di diplomazia: l’amore ai nemici e la preghiera per i nemici nel momento del loro estremo attacco è esattamente quanto ci ha lasciato Nostro Signore come arma nel momento del suo supremo vilipendio.

Ne risulta rivalutata anche la presenza del clero e dei cristiani alla manifestazione.
Molti pastori politicizzati non riescono a uscire dallo schema da barricate, interpretato secondo il gusto ecclesiale contemporaneo che si mostra affine a prospettive progressiste e sinistrorse (il che non mi scandalizza e non mi seduce: 60 anni fa eravamo su posizioni opposte e fra altri 50 non so immaginare come ci schiereremo). Per loro Verona è scandalo e intolleranza di un cattolicesimo oltranzista.
La lettura spirituale mostra un’altra via per i pastori: siano presenti, non per definire ipso facto una adesione partitica, ma per ricordare ai politici stessi che il loro operato riposa su un sostegno più profondo e per contribuire a purificare con le loro preghiere il clima politico-culturale. Vescovi, preti, frati e popolo di Dio devono marciare in Verona come in una processione e dire con la loro presenza un no a Satana e al suo ultimo attacco, prima che un sì a qualche politica.

Del resto, Dio a Verona sta a destra o a sinistra? Il santo Paolo VI ci chiarisce la situazione, con il piglio profetico che lo contraddistinse: il fumo di Satana è entrato nel Tempio di Dio. Ma il fumo, che a Verona sembrerebbe avere un focolaio importante nelle file culturali progressiste, si sparpaglia e non è certo facile contenerlo entro confini precisi. Il fumo del decadimento familiare nasce a sinistra ma è chiaro che ormai intride tanta parte della destra. Entra anche nella Chiesa sebbene non sia dalla Chiesa. A Verona dunque bisogna aprire gli occhi, per capire se chi parla parla da pastore o da lupo travestito.
Certo, in tanto odio e tensione, avviene anche un qualcosa di ulteriore: i veri servi di Satana (che non dico esser tali per scelta esplicita, ma per posizione di schieramento effettivo) stanno venendo tutti a galla. E questa è per noi occasione utile per fare meglio le nostre scelte future.

Un ulteriore appunto. Si parla di dialogo e di ponti. Mi sembra un buon consiglio, soprattutto alla luce del clima di scontro che pare nuovamente crescere nella nostra società. Anche qui però urge un distinguo. Sul piano politico dialogo e ponti sono auspicabili e possibili: si tratta di portare a intendersi uomini, cercando di mediare in modo ragionevole le loro posizioni. Ma, nella misura in cui al discorso politico si sovrapponga il tema spirituale, allora il dialogo diviene impossibile. Se il mio avversario politico non parla a un livello meramente umano, ma si fa portatore di una visione spirituale, allora entra in una dimensione in cui dialogare è impossibile: non c’è dialogo tra Dio e Satana, c’è solo tentazione da parte del secondo ed esorcismo da parte del primo. Lascio ad altri o ad altro momento di approfondire tale argomento. Anche in questo caso, mi auguro che i pastori ci guidino a leggere con intelligenza il fenomeno: in tal caso li seguiremo senza tentennamenti. Viceversa, se si scorda il piano spirituale con le sue leggi e ci si limita al piano politico, le raccomandazioni si faranno scipitamente diplomatiche, inevitabilmente poco vincolanti per la fede e poco convincenti per la ragione. E sarà peggio per tutti.

E questo è quanto mi è dato di capire su Verona, ed è il motivo per cui da cristiano sarò in preghiera e in marcia domenica mattina. Lasciando agli studiosi di completare le proprie analisi e ai politici di tentare strade concrete di risposta al male sociale che ci circonda, ma soprattutto ai pastori di pregare per arginare l’azione di satana contro la famiglia e l’intera umanità.



 

29 marzo 2019

Ecco perché ce l'hanno con il congresso di Verona

di Giuliano Guzzo
Qualcuno si sarà pur chiesto, immagino, il motivo di cotanto feroce astio mediatico, culturale e politico nei confronti del Congresso mondiale delle Famiglie che si terrà nei prossimi giorni a Verona. Un astio ufficialmente motivato con l’invito, all’evento, di relatori impresentabili e l’esposizione di tesi anacronistiche e intolleranti, ma che ha in realtà una spiegazione molto più semplice e al tempo stesso più profonda: è la famiglia, la cosiddetta famiglia tradizionale a dare oggi fastidio. Per quale ragione? A mio avviso sono almeno tre le ragioni di detta, manifesta ostilità nei confronti della «società naturale fondata sul matrimonio». La prima è, per così dire, di ordine “ecologico/ambientalista”.

Certi ambienti, da decenni, ritengono il sovraffollamento planetario da un lato e la scarsità di cibo dall’altro, calamità da contrastare. E quale modo migliore per ridurre le bocche da sfamare che prendersela con la famiglia? L’equazione meno famiglia uguale meno matrimoni uguale meno figli, del resto, è nota. Ovviamente il problema della fame del mondo non è responsabilità del numero delle famiglie che lo popolano. Secondo i dati della Fao e delle Nazioni Unite nel cinquantennio 1961-2011 il cibo prodotto nel mondo è più che triplicato, mentre la popolazione è “solo” raddoppiata. Questo significa che la povertà e la fame, oggi, sono anzitutto problemi di distribuzione e non di scarsità alimentare. Ci sono però molti ambienti, dicevamo, che la pensano diversamente.

Una seconda motivazione per cui la famiglia non viene aiutata è di matrice essenzialmente economica. Perché se da un lato è vero che il citato calo dei figli comporta l’invecchiamento della popolazione e l’invecchiamento della popolazione aumenta i costi fissi (assistenza/sanità/pensioni) – dove l’assistenza non è del tutto privatizzata e almeno fino a che non si procederà con l’eutanasia di massa -, dall’altro è indiscutibile come la disgregazione familiare e la mancata formazione di nuove famiglie portino allo stesso risultato: più persone single, cioè più persone sole. E più persone sole, in un’ottica cinica ma non senza logica, significa anzitutto una cosa: consumatori più performanti. Viceversa la famiglia ha un grave difetto, insopportabile per la mentalità economica dominante: fa risparmiare. Risparmio che, da virtù, sembra oggi divenuto quasi una colpa.

Terza ma non meno rilevante – e non alternativa alle altre due – ragione di ostilità nei confronti della famiglia sta in una sua funzione fondamentale di resistenza rispetto a qualsivoglia forza esterna: quella educativa. Finché c’è famiglia, cioè, i figli vengono educati prioritariamente dai genitori. Quando però la famiglia si indebolisce i figli – che sono i cittadini, i consumatori e gli elettori di domani – vengono educati dalla scuola, dallo Stato, dalla televisione. Ne consegue, senza con questo evocare chissà quale oscuro complotto, come aggredire la famiglia cosiddetta tradizionale e tutti coloro che la promuovono abbia in realtà motivazioni ben più profonde. Motivazioni che i grandi media si guardano bene dall’esporre. Altrimenti tutti capirebbero che la posta in gioco non è il vituperato Medioevo, ma sono il nostro futuro e la nostra libertà.

 

14 luglio 2018

Filosofia, famiglia e confini negati/1

di Giorgio Salzano
(Informazioni sull'autore)
La filosofia, o almeno quello che così chiamiamo oggi (Antonio Rosmini la chiamava, con Platone, sofistica) è diventata cultura di massa. Raccontiamo tranquillamente la storia di una figura mitologica denominata “l’uomo”, che sarebbe emerso nudo dalla terra e si sarebbe quindi fatti degli abiti; e pretendiamo di identificare con questa figura “l’io” di ognuno di cui parla la psicologia, sull’esempio dei filosofi da Cartesio a Kant e oltre. Peccato che l’uomo di cui così raccontiamo l’ontogenesi – ossia lo sviluppo individuale – e la filogensi – ossia lo sviluppo come specie – non trovi riscontro nelle testimonianze degli uomini, che sempre attestano, nel loro stesso raccontare di come hanno acquistato gli abiti di società, di conformarsi con questi a dettami che li precedono, che non si sono perciò inventati ma hanno appreso. Ma testimoniano così anche di differenze di tradizioni, che determinano identità e confini. Superarli è il problema cruciale posto dall’allargarsi delle comunicazioni, che al giorno d’oggi è planetario; problema che la filosofia moderna diventata cultura di massa pretende di risolvere facendo semplicemente come se i confini non contassero niente. Negando i confini, si nega però la realtà di cui facciamo esperienza. Vediamo come questo si applichi esemplarmente alla famiglia.

Vorrei parlare di una cosa di cui nessuno parla: la proibizione dell’incesto, apparentemente l’ultimo tabù rimasto in materia sessuale nelle nostre società dette occidentali. L’unica volta che io ne ho sentito parlare pubblicamente fu anni fa, in una intervista televisiva di Marcello Pera quando era presidente del Senato, nella quale egli esprimeva il timore che anche esso finisse per essere superato; al che l’intervistatrice si fece scappare un “non esageriamo!”. No, non esagerava: se l’“amore” indifferenziato è elevato a criterio di matrimoniabilità (come in una famigerata sentenza della Corte Suprema americana), non vedo perché un fratello e una sorella non possano essere presi d’amore l’uno per l’altra e pretendere di sposarsi – o se per questo un padre e una figlia, o per quanto più difficile una madre e un figlio. La rivendicazione di diritti in materia sessuale porta così a quella che chiamerei entropia sociale.

Ci si vuole convincere, con un battage mediatico incredibile, che non c’è un solo tipo di famiglia, che pensare così è un segno di ristrettezza mentale poiché se ne possono concepire tanti tipi alternativi. A questo coloro che vogliono difendere la famiglia oppongono che no, che l’unica famiglia è quella naturale, composta da padre madre e figli. Ma rischiano così di darsi la zappa sui piedi. Non che io non sia d’accordo con quello che vogliono dire, ma dirlo in questo modo non colpisce nel segno. Mi spiego. Indubbiamente la generazione comporta sempre (anche quando è effettuata con tecniche mediche che evitano la copulazione) un padre e una madre, ma questo vale per qualunque specie animale, in particolare se parliamo di mammiferi: ancora non costituisce famiglia. Solo abbiamo famiglia, infatti, quando la generazione da fatto puramente biologico diventa anche sociale. Ora, è a questo diventare sociale che i propugnatori di una varietà di tipi di famiglia si appellano, con sullo sfondo una superficiale e mal digerita cognizione del suo essere stato disciplinato nelle diverse società in tanti modi diversi: dalla monogamia alla poligamia alla poliandria … Un serio studio comparativo di queste diversità, tuttavia, mostra che esse si riportano tutte a un unico principio: la proibizione dell’incesto appunto.

Vediamo di spiegare meglio: non c’è famiglia se non da famiglie, cioè non ci sono uomini e donne che in vacuo si piacciono e si accoppiano ed eventualmente fanno figli, ma ogni uomo e donna sono identificati dall’appartenenza a un determinato gruppo familiare (comunque determinato), dal quale essi dovranno eventualmente uscire per venirsi reciprocamene incontro e formare a loro volta un nuovo nucleo familiare. È una ovvietà, della cui osservazione non pretendo il copyright. Purtroppo l’ovvio sfugge per lo più all’attenzione, essendo dato per scontato. Per quel che mi riguarda la mia attenzione fu richiamato su di esso da un autore che godette di grande notorietà negli anni sessanta, Claude Lévi-Strauss, portato avanti dalla cultura di sinistra perché considerato il campione del naturalismo antropologico, ma in seguito da essa abbandonato quando si rese conto che il suo naturalismo aveva un sapore più classico che moderno. Fu lui il primo (o se non il primo, colui che lo ha fatto nella maniera più incisiva) a far notare che non si può ovviamente parlare di famiglia se non quando con la proibizione dell’incesto le relazioni biologiche della generazione e della consanguineità si iscrivono in una relazione di alleanza coniugale, che è sociologica.

Non so come mai la lezione di Lévi-Strauss sia passata pressoché inosservata nei discorsi pubblici sulla famiglia, soprattutto di chi ne vuole difendere il carattere diciamo naturale, in un senso non biologico ma umano (una volta si sarebbe detto di diritto naturale). Forse per un pregiudizio negativo nei confronti dell’antropologia socio-culturale in generale, fatta propria dalla antropologia (pseudo)filosofica corrente come dimostrazione dell’arbitrarietà degli ordinamenti normativi (culturali e legali) delle relazioni umane. O forse solo perché sembrava che il suo grande studio su Le strutture elementari della parentela riguardasse i popoli primitivi, senza incidenza nel nostro oggi. Eppure io sono convinto del contrario, che cioè il tabù dell’incesto possa essere utilizzato come base per difendere non soltanto la “famiglia naturale” di padre madre e figli, ma anche il matrimonio monogamico e indissolubile. Vediamo se riesco a spiegare in breve il perché.

La cosa tremenda, nella (pseudo)filosofia di cui esaminiamo la ricaduta sul concetto di famiglia, è che, al di là delle diversità di scuola, ha sempre come oggetto l’uomo adulto: a partire da Cartesio, che attribuiva le incertezze da cui gli sembrava piagato il sapere al suo essere stato appreso da bambino, e pretendeva da uomo adulto di ricominciare dall’inizio, con il fatidico “penso dunque sono” quale roccia sulla quale ricostituire il sapere nella sua interezza. Per quasi quattro secoli questa roccia si è venuta sbriciolando, ma ciò non scoraggia i maitres a penser del nostro tempo dal continuare in quella che potremmo chiamare una vera e propria negazione del bambino. Riconoscere di contro nell’osservazione dei bambini il bambino che ciascuno di noi è stato, può dare fondamento all’affermazione altrimenti vacua che il bambino ha diritto a un padre e una madre. Ciò che sempre e ovunque si mostra infatti nell’osservazione dei bambini è che noi acquistiamo coscienza di noi stessi in rapporto con altri nel mondo a partire dalle relazioni parentelari (parlo ovviamente di ciò che normalmente avviene, il che non è purtroppo sempre il caso; ma non sarebbe difficile mostrare che ciò resta vero anche quando la parentela biologica resta ignota). Non è dunque in questione nelle discussioni su sessualità e famiglia soltanto la formazione dell’identità sessuale di ciascuno, o più in generale della sua identità personale, ma la stessa capacità di pensare che insieme ad essa si sviluppa.

(continua)

 

23 febbraio 2018

In parrocchia: una strana festa delle famiglie


La parrocchia di san Gelasio I a Roma, nella zona Ponte Mammolo-Rebibbia, organizza per il prossimo 11 marzo, quanto di più bello e proficuo ci si potrebbe attendere da una parrocchia: una festa “delle famiglie”.
Si poteva usare il singolare “famiglia” perché certi singolari, come il popolo la Chiesa o la società, contengono concettualmente un plurale come significato. Come quando i cattolici militanti organizzano il family day e non il families day.

Ma qui il plurale era voluto e necessario. Infatti accanto al titolo “Domenica 11 marzo 2018 - Domenica delle famiglie”, appare sul sito della parrocchia stessa (sangelasio.it) un disegnetto, al limite della blasfemia, e in tutto opposto al concetto cattolico, biblico e perfino costituzionale di famiglia.

Infatti, vi sono rappresentati tutti i modelli di famiglia possibili e immaginabili, manca solo il modello, proposto da alcuni specie nei paesi più avanzati, di unione uomo-animale.
La famiglia, per una parrocchia cattolica di Roma, avente Bergoglio come Vescovo diocesano, sarebbe oltre al modello tradizionale e noioso (uomo+donna+prole), anche uomo (o donna) + prole, due uomini (o due donne) + prole, due uomini senza prole, due donne senza prole, e perfino al cuore dell’immagine la famiglia poligamica e poliamorosa: 2 uomini 2 donne e 3 bambini! Wuau!
Ma perché stare a rintuzzare queste faccende interne alla vita ecclesiale di oggi, se infondo love is love?

In effetti, la parrocchia ha colto bene, il senso del motto “l’amore è amore”. Se il sentimento è famiglia, ogni sentimento lo è, nessuno escluso. Ami il canarino o il dolcissimo gatto Felix? Sei famiglia. Ami tua nonna, sola e malandata, e te ne occupi da anni come un buon samaritano? Sei famiglia. Ami tua sorella, e lei pure ama te, e nessuno in questo mondo infame vi capisce e vi sposa, neppure la Raggi e la Boldrini? Sei famiglia! Ovviamente, molti settori del cattolicesimo saranno in disaccordo con tutto questo. Ma la logica della misericordia può avere limiti? E chi siamo noi per giudicare il gay, il pedofilo (non violento) e il mussulmano poligamo, con 3 signore velate che accettano con gioia l’esempio di Maometto?

L’unica colpa è il giudicare, nell’azione e nell’amore non c’è mai colpa. Semmai si sta migliorando il mondo, come gli animali che felici e sereni, non hanno istituzioni stabili e inutili contratti matrimoniali. E noi, in un mondo burocratico e vuoto, senza sentimenti liberi a causa della Chiesa e della morale repressiva, non dovremmo ispirarci agli altri animali del pianeta i quali del resto non conoscono guerre, razzismo, omofobia o moralismo?

Ps. Dopo le proteste di alcuni, la parrocchia ha cancellato il disegnetto osceno. Si saranno mutati anche i cuori? Lo speriamo
 

01 dicembre 2017

50 fake news «buone»


di Giuliano Guzzo

L’aborto volontario è un diritto fondamentale. Prima della nascita, il grembo materno ospita solo un grumo di cellule. La vita umana inizia con l’impianto dell’ovulo fecondato nell’utero materno. L’embrione non è vita. L’embrione è vita, ma in potenza. L’embrione è vita, ma non vita umana. L’embrione è vita, ma non persona. Vietare l’aborto significa minacciare la salute delle donne. Prima della Legge 194, in Italia, morivano milioni di donne per aborto clandestino. Il contrasto all’aborto legale è cosa medievale. Per battersi contro l’aborto occorre essere cattolici. Le donne sono tutte favorevoli all’aborto. L’aborto volontario non comporta conseguenze per la salute materna. L’obiezione di coscienza non è un diritto. L’obiezione di coscienza è una cosa da ultracattolici. Gli obiettori di coscienza minacciano il diritto di aborto. In Italia ci sono troppi obiettori di coscienza. A causa degli obiettori di coscienza, gli altri medici sono sovraccaricati di lavoro. La pillola del giorno dopo non è abortiva. La pillola dei cinque giorni dopo non è abortiva. Il divorzio è una conquista di civiltà. Il divorzio legale è una conquista recente. La morale cristiana è omofobica. L’Italia è un Paese culturalmente arretrato. La famiglia tradizionale è un’invenzione cattolica. La famiglia tradizionale è un prodotto della cultura occidentale. La famiglia naturale non esiste. La famiglia uccide più della mafia. L’idea di famiglia naturale è da bigotti. Non esiste un tipo di famiglia, ma tanti. Riconoscere solo un tipo di famiglia, significa negare l’amore. Il fondamento del matrimonio è l’amore. Prima delle unioni civili, i conviventi non avevano diritti. La fecondazione extracorporea è un diritto. Le possibilità di successo della fecondazione extracorporea solo elevate. La fecondazione extracorporea non è un business. I figlio sono un diritto. I figli sono di chi li cresce. La madre non esiste, è un concetto antropologico. L’adozione omogenitoriale è un’opportunità per il bambino. Non conta se un bambino ha due mamme o due papà, love is love. Senza l’adozione alle coppie gay i bambini restano in orfanotrofio. Criticare l’utero in affitto è da oscurantisti. Vietare l’utero in affitto non ha senso, poi le coppie vanno all’estero. L’utero in affitto può essere altruistico, non è sempre incivile. L’utero in affitto viene avversato solo quando vi ricorrono coppie gay. Il testamento biologico non è l’anticamera dell’eutanasia. L’eutanasia è un diritto umano. Se non legalizzi l’eutanasia, spopola quella clandestina. Il biotestamento è un rimedio contro l’accanimento terapeutico.

https://giulianoguzzo.com/2017/11/29/50-fake-news-buone/



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30 novembre 2017

Il bonus bebé torna. Ma è una presa in giro


di Giuliano Guzzo

Dietrofront a metà, sul bonus bebè. La scelta governativa di non rifinanziare, con la legge di stabilità, l’assegno di natalità è stata infatti rivista, ma fino a un certo punto. Più precisamente, il provvedimento resta, ma l’assegno per i nuovi nati è destinato ad alleggerirsi: dai 960 euro annui, per i nati al prossimo gennaio, dal 2019 scenderà ad appena 480 euro. Una toppa, se possibile, peggiore del buco, dato che è lampante come mai il bonus bebè sia ricomparso dal cilindro, sì, ma solo nell’anno delle elezioni politiche. Della serie: mica intendiamo, cari italiani, aiutare voi e i vostri figli, ci interessano i vostri voti.

Ma con politici che preferiscono le urne alle culle forse si assicura avvenire a un partito, non certo a un Paese. Che sta letteralmente sprofondando: 100.000 nati in meno solo negli ultimi otto anni segnala proprio oggi l’Istat, confermando peraltro che il tasso di fecondità delle donne straniere è fermo a 1.97, ossia sotto la soglia di sostituzione. Ergo, neppure gli osannati immigrati ci salveranno. Eppure, in questo anticipo di campagna elettorale, tutti a blaterare di fake news, senza rendersi conto del fatto che la vera bufala è quella del futuro che può avere una nazione che, da decenni, partecipa a più funerali che battesimi e che, con lo ius soli, potrebbe svendere pure la propria identità.

https://giulianoguzzo.com/2017/11/28/il-bonus-bebe-torna-ma-e-una-presa-in-giro/



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07 novembre 2017

Via il bonus bebè. La sinistra abortista non si smentisce mai


di Giuliano Guzzo

La scelta governativa di non rifinanziare, con la legge di stabilità 2018, il bonus bebè né di considerare proposte di innalzamento della soglia di reddito di ogni figlio affinché continui ad essere considerato a carico e del contributo forfettario a favore delle famiglie numerose, non è affatto – se sarà confermata – decisione casuale. Per nulla. Risulta difatti totalmente coerente col programma di un centrosinistra che, dal divorzio breve alle unioni civili fino a quest’ultima perla di alta politica, ha fatto semplicemente di tutto per dimostrare quanto detesta la famiglia.

Il colmo è che si tratta della stessa parte politica che, pur di sponsorizzare l’immigrazione di massa nel nostro Paese, va da tempo dicendo che senza gli stranieri, in Italia, la natalità è spacciata: evidentemente sanno di che stanno parlando, anche troppo. Ora, se da un lato l’eliminazione del bonus bebè forse non peggiorerà un inverno demografico già avanzato e che abbisogna di ben altro della reintroduzione di simili misure – più simboliche, che di vero contrasto alle culle vuote -, dall’altro c’è da augurarsi che tutto ciò, quanto meno, apra gli occhi a quella parte non piccola di mondo cattolico che vota progressista.

Cosa deve infatti ancora fare, il centrosinistra, per far capire ai cattolici che odia l’Italia? Dichiarare fuorilegge il matrimonio tra uomo e donna? Tassare la natalità? Multare le coppie italiane che mettono al mondo figli facendo concorrenza agli immigrati, a più riprese indicati come i soli veri salvatori del nostro Paese? Dare la cittadinanza per nascita ai figli di stranieri e fissarne l’acquisizione alla maggiore età per i figli di italiani? Basta dirlo: i progressisti non aspettano altro, per confermare di che pasta sono fatti. Ma almeno – si dirà ancora – non sono divisivi, islamofobi né intolleranti; anzi, costruiscono ponti. Sì, verso il nulla.

https://giulianoguzzo.com/2017/11/03/via-il-bonus-bebe-la-sinistra-non-si-smentisce-mai/


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29 ottobre 2017

Rivoluzione sessuale globale


di Enrico Maria Romano

Ci sono degli argomenti che è più difficile trattare di altri, poiché risultano più delicati, sensibili ed equivocabili. Un argomento secondo me difficilissimo tra tutti è quello della sessualità umana.

Un tempo, senza alcun dubbio, tra la gente e gli stessi intellettuali si parlava molto meno di sessualità e di educazione sessuale, di erotismo e di pornografia, di sesso libero e di malattie sessualmente trasmissibili, delle deviazioni e delle perversioni sessuali, etc. etc.

Ma, che io sappia, i bambini nascevano lo stesso… E quasi tutte le coppie, solitamente dopo il matrimonio, riuscivano facilmente ad avere almeno un figlio, e molto spesso anche 2-3-4 o più.

La rivoluzione sessuale, i cui prodromi potremmo ravvisare nel libertinismo francese sei-settecentesco e in figure orripilanti come il Marchese de Sade (1740-1814), inizia a cambiare il mondo solo nel 1968. Ed in meno di mezzo secolo di storia può dirsi, probabilmente, la rivoluzione più riuscita e meglio diffusa nelle viscere dell’umanità.

Perché più riuscita e meglio diffusa? Perché le altre rivoluzioni, come la rivoluzione luterana (1517), la rivoluzione francese (1789) e la rivoluzione sovietica (1917), non furono mai totalmente condivise dalle masse e dalle élite, e soprattutto non soggiogarono mai completamente l’uomo in quanto uomo, ma lo snaturano in quanto credente, in quanto politico e in quanto cittadino.

E’ stata da poco tradotta in italiano la più vasta e documentata indagine sulla genesi, sui contenuti e gli effetti di questa pericolosissima rivoluzione epocale (cf. Gabriele Kuby, Rivoluzione sessuale globale. Distruzione della libertà nel nome della libertà, Sugarco, Milano 2017, pp. 350, € 25).

Frau Gabriele (Gabriella) Kuby è una sociologa tedesca, madre di tre figli, che da decenni studia con acume e impegno la natura della cosiddetta sessualizzazione delle masse: sessualizzazione che all’inizio fu vissuta come un ideale rivoluzionario da parte dei giovani sessantottini di sinistra, ma che poi è dilagata (specie negli anni 70) come moda eterodiretta dall’alto, con la chiara volontà di sovvertire la morale cristiana e scardinare la famiglia, in nome della tolleranza, del progresso e della assoluta libertà.

La Kuby mostra bene come la sessualità umana abbia un senso profondo ed un ruolo specifico voluto dal Creatore, con il duplice fine di moltiplicare la specie (aumentando il numero degli eletti) e favorire altresì l’unione intima e indissolubile degli sposi. Parole queste ultime che debbono parere medioevali ai lettori di più avanzata sensibilità…

Ora, la rivoluzione sessuale globale descritta e denunciata dall’Autrice, tende ad erotizzare tutti i rapporti sociali (sabotando così il nobile sentimento dell’amicizia…) e parallelamente a giustificare tutte le aberrazioni morali, possibili ed immaginabili, in nome della libertà. Se l’unicità del matrimonio tradizionale eterosessuale è contestata in nome del sentimento amoroso, cosa dire alle coppie poligame? Anche un uomo e tre donne in teoria sono capaci di amarsi. E se due fratelli si amano, in nome di cosa vietargli il diritto al “matrimonio per tutti”? E se io amo il mio gattino, e ciò non può essere messo in dubbio da alcuno, perché volermi discriminare e non inserire nei pubblici registri questo mio nobile sentimento? D’altra parte, come insegna il Maestro, “chi fa il peccato è (diviene) schiavo del peccato” (Gv 8,34).

In nome della libertà (assoluta), l’essere umano tende oggi a divenire meno libero e più schiavo: delle passioni malsane, della sessualità sregolata (che lo porta spesso ad abbandonare i figli), della prostituzione, della pornografia e di tutte le diavolerie usate dal Sistema per fiaccare lo spirito dei popoli.

Ma a fronte di questa decadenza della civiltà, c’è chi dice NO!

Il libro della Kuby, che va tenuto in prima fila nelle biblioteche domestiche, si avvale di una introduzione del card. Carlo Caffarra, da poco scomparso, e da sempre in prima linea nella difesa della famiglia, della morale evangelica e del vero bene delle nuove generazioni.

Noi non disponiamo dello spazio per recensire come meriterebbe questa mina di informazioni che però è bene conoscere e far conoscere attorno a sé. Forse il punto più importante e più dolente del libro è quello sul ruolo a dir poco nefasto delle pubbliche istituzioni in questa Rivoluzioni globale, meticolosamente diffusa a base di teoria del gender, omosessualismo sbandierato e propagandato per ogni dove, transessualismo, aborto, divorzio sprint, etc.

L’Onu e le sue agenzie stanno caricandosi, davanti alla storia e allo sguardo attento del Signore, di atroci responsabilità. Ma tutti devono sapere come la pensa Gesù: “Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da asino, e fosse gettato negli abissi del mare” (Mt 18,6).

Sarebbe meglio quindi che il fautore di perversione subisse una pena mortale (e transitoria) qui in terra, piuttosto che le pene eterne rigorosamente meritate.


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08 settembre 2017

Così Caffarra smontava il gender. 25 anni fa


di Giuliano Guzzo

L’eredità che ci lascia il cardinal Carlo Caffarra (1938-2017) è realmente immensa e non certo riassumibile, neppure per sommi capi, in poche battute. I tantissimi che lo hanno conosciuto, frequentato e amato potranno senza dubbio confermare. Ma lo può confermare anche chi, come il sottoscritto, pur avendolo incontrato di persona, lo ha soprattutto letto e studiato, rintracciando nella sua opera non solo il riflesso di una cultura sterminata, ma anche – soprattutto, direi – di un’intelligenza viva, capace di leggere e anticipare i tempi.

Dimostrazione di ciò lo si ha nella capacità che Caffarra ebbe di cogliere l’importanza, negli ultimi anni divenuta decisiva, della partita antropologica per quanto concerne sia la difesa della bellezza e della santità del matrimonio, sia quella differenza sessuale a prima vista elementare ma oggi minacciata dall’ideologia cosiddetta del gender. Non è un caso che già decenni fa, quello che fu il ghost writer sui temi della bioetica e della morale di un certo Giovanni Paolo II (1920-2005), insistesse con forza sul valore della mascolinità e della femminilità.

Una conferma la si ritrova nel suo testo Etica generale della sessualità (Ares, 1992), laddove egli sottolineava e spiegava ciò che oggi, 25 anni dopo, converrete, è drammaticamente urgente ribadire: «L’uomo è maschio o femmina. E anche già a questo livello di immediatezza nell’osservazione […] L’uomo, prima di essere italiano o francese o prima di essere avvocato o medico o (e le classificazioni potrebbero continuare ancora più a lungo), è maschio o femmina». Ora, perché Caffarra rimarcava l’ovvio, affermando che «l’uomo è maschio o femmina»?

Semplice: perché sapeva che l’ovvio, presto – in una sorta di rovesciamento della logica e, culturalmente, di finestra di Overton al contrario – sarebbe stato destinato a divenire discutibile, minoritario, quindi rivoluzionario. Esattamente com’è oggi dire che «l’uomo è maschio o femmina». Un’affermazione, anzi una constatazione dinnanzi alla quale non bisogna avere incertezze di alcun tipo. Perché – disse sempre il cardinale ieri scomparso, in una conferenza tenuta il 16 gennaio 1996, una vita fa – «L’uomo e la donna portano impressa in se stessi l’immagine di Dio e sono così interiormente “riferiti”, appunto “ricapitolati in Cristo”».

«Nessuna forza avversa – aggiunse poi – sarà in grado di distruggere questo orientamento. E’ necessario solo essere vigilanti nella propria coscienza interiore per fare quella giusta scelta di campo per la salvezza dell’uomo. E’ necessario non avere paura. La forza divina è di gran lunga più potente, smisuratamente più grande del male che opera oggi per distruggere matrimonio e famiglia». Aveva insomma capito, con straordinario anticipo, che la battaglia contro la famiglia sarebbe arrivata alle negazione dell’uomo e della donna. Anche di questo, oltre che di tutto il resto, occorre essergli grati. Riposi in pace.

https://giulianoguzzo.com/2017/09/07/cosi-caffarra-smontava-il-gender-25-anni-fa/

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07 settembre 2017

Il cardinale Carlo Caffarra, una Vita per la Famiglia


di Alfredo Incollingo

Il 6 settembre è morto il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo emerito di Bologna, all'età di 79 anni. La Chiesa Cattolica purtroppo ha perso un'altra personalità carismatica. Come Biffi, Caffarra difese fino alla fine dei suoi giorni l'ortodossia cattolica, la famiglia e la vita contro la cultura della morte imperante in questi anni. Nonostante non si fosse mai arreso, aveva tuttavia compreso l'ineluttabilità della decadenza umana e morale, come affermò sulle pagine de Il Giornale (28 giugno 2017), commentando il caso di Charlie Gard: “Siamo arrivati al capolinea della cultura della morte. Sono le istituzioni pubbliche, i tribunali, a decidere se un bambino ha o non ha il diritto di vivere. Anche contro la volontà dei genitori. Abbiamo toccato il fondo delle barbarie.” Negli ultimi anni si era apertamente opposto alle spinte aperturiste del cattolicesimo moderno, certo che il tema della famiglia costituiva il Cavallo di Troia del modernismo religioso.

Una vita per la famiglia

Caffarra si impegnò dentro e fuori la Chiesa Cattolica nel difendere la famiglia e il matrimonio. La sua lucidità intellettuale e la sua profonda conoscenza della bioetica lo aiutò a comprendere i pericoli antropologici e morali che incombevano sulla famiglia. La sua decadenza, secondo Caffarra, ebbe origine dal venir meno dell'Amore cristiano: “È avvenuto come uno scippo. Una delle parole chiavi della proposta cristiana, appunto ‘amore’, è stata presa dalla cultura moderna ed è diventata un termine vuoto, una specie di recipiente dove ciascuno vi mette ciò che sente. Così la verità dell’amore è oggi difficilmente condivisibile.” Come presidente del Pontificio Istituto per gli Studi su Matrimonio e Famiglia, un ruolo che ricoprì dal 1981 al 1995 per volere di papa Giovanni Paolo II, denunciò le trasformazioni perniciose della società moderna che stavano dissolvendo le naturali relazioni familiari. Si scagliò con dure parole contro i disegni di legge per le unioni civili e per i matrimoni gay. In un'intervista su Tempi del 19 giugno 2015 affermò: “L’Europa sta morendo. E forse non ha neanche più voglia di vivere. Poiché non c’è stata civiltà che sia sopravvissuta alla nobilitazione dell’omosessualità. Non dico all’esercizio dell’omosessualità. Dico: alla nobilitazione della omosessualità.” Queste parole di fuoco furono espresse dopo che il Parlamento Europeo approvò un rapporto sull'uguaglianza di genere e sulle famiglie gay, ravvisandovi la fine dell'Europa e dell'Occidente.

Contro l'aborto, per la vita

Le sue prediche e i suoi studi non si focalizzarono solo sulla famiglia e sul matrimonio. Caffarra si occupò di bioetica, preoccupandosi soprattutto di ingegneria genetica. Sull'aborto fu sempre inflessibile nel condannarlo e non ebbe riluttanza nel dire che “è un vero e proprio omicidio, poiché è l’uccisione deliberata e diretta di un essere umano.”

Il cardinale che "sfidò" papa Francesco

Negli ultimi tempi Caffarra aveva espresso numerosi dubbi sulle prese di posizioni di Papa Francesco su matrimonio e famiglia nell'esortazione apostolica Amoris Laetitia. Il porporato bolognese, insieme ad altri tre firmatari (Brandmüller, Burke e Meisner), inviò una lettera di chiarimento al pontefice sul contestato capitolo otto del documento, riguardante l'accoglienza e il discernimento familiare. Nei famosi Dubia si manifestavano le sue preoccupazioni sulla comunione ai risposati divorziati e in generale sulla concezione cristiana della famiglia di papa Bergoglio. Caffarra, su Il Foglio del 15 gennaio 2017, dichiarava: “Credo che vadano chiarite diverse cose. La lettera, e i dubia allegati, è stata lungamente riflettuta, per mesi, e lungamente discussa tra di noi. Per quanto mi riguarda, è stata anche lungamente pregata davanti al Santissimo Sacramento”. Nello stesso articolo il cardinale replicava a chi lo definiva un nemico del papato: “Esiste per noi cardinali il dovere grave di consigliare il Papa nel governo della Chiesa. E’ un dovere, e i doveri obbligano. Di carattere più contingente, invece, vi è il fatto – che solo un cieco può negare – che nella Chiesa esiste una grande confusione, incertezza, insicurezza causate da alcuni paragrafi di Amoris laetitia. In questi mesi sta accadendo che sulle stesse questioni fondamentali riguardanti l’economia sacramentale (matrimonio, confessione ed eucaristia) e la vita cristiana, alcuni vescovi hanno detto A, altri hanno detto il contrario di A. Con l’intenzione di interpretare bene gli stessi testi.”

Risuonano ancora le sue parole d'amore per la Chiesa Cattolico e quelle d'orgoglio per essere un cristiano cattolico: “Io sono nato papista sono vissuto da papista e voglio morire da papista!” Sbaglia chi lo ha definito un avversario del papato, tanto meno di Bergoglio, ed è in errore chi lo etichettò come un tradizionalista. Caffarra fu un umile servitore di Cristo e, in quanto tale, ha difeso i Suoi insegnamenti dai lupi che insidiano il gregge cristiano.

http://www.barbadillo.it/68812-chiesa-addio-al-cardinal-caffarra-sfido-la-cultura-della-morte/

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In honorem Caroli Caffarra



di Amicizia San Benedetto Brixia

La notizia della morte del card. Caffarra mi arriva  quasi in diretta, via messaggio privato. Rimango di sasso, ma non mi viene molto dire. Tempo un minuto e la voce si diffonde anche su un gruppo whatsapp di conoscenti e poi su un altro. Il tono dei commenti è semplice: si chiedono preghiere, si esprime dolore per la perdita di una persona amata, ci si commuove per un amico. Nei gruppi scrivono laici e sacerdoti, ma soprattutto molti giovani. Mi importa poco comprendere se questi commentatori sono rappresentativi o meno del cattolicesimo dominante, mi rallegro di avere contatti con simili persone. Per costoro non è morto un conservatore o un politico o un reazionario o un provocatore, ma un cardinale e un fratello insieme. Questo a mio giudizio è sensus fidei.

In seconda battuta ho avvertito il forte desiderio di capire cosa può dirci questo avvenimento. Scrivo alla redazione di Campari&deMaistre e mi propongo per buttare giù due righe di necrologio. Risposta: “Non scriviamo nulla e non pubblichiamo più niente fino a domani. Lutto totale”. Non è una scelta di redazione questa, è una scelta di umanità e di fede, è mettere il rispetto per la persona e la preghiera cristiana di suffragio prima di tutto il resto. Esprimo grande stima per tale linea: c’è un tempo per la bagarre e uno per il silenzio, bravi gli amici di C&deM! Ci siamo risentiti con calma in tarda serata. “Fai così, preparami il pezzo per domani… ma tu conosci la biografia di Caffarra?” Io credo non serva conoscere la sua biografia, perché il nostro blog non fa informazione ma cultura, e nel caso specifico dell’Arcivescovo emerito di Bologna, tutta la biografia di rito non vale quanto l’impegno speso negli ultimi anni di testimonianza pastorale. “Era un moralista, vero? Tu sai altro?” Io non so nulla tranne una cosa fondamentale.

Il card. Caffarra è stato un testimone eccelso e, ciò che molti non intendono e altri non vogliono accettare, ha espresso in questi ultimi tempi una voce autentica dello spirito cristiano, né paternalista, né ribelle, né pusillanime, né aggressivo. Certo, c’è un grande tema sul tavolo: parliamo di uno dei quattro protagonisti dello scomodo caso dei dubia papali, nonché il secondo Cardinale “dei dubia” a morire in poco tempo. Questo di per sé potrebbe non voler dire molto, già sappiamo che anche altri Pastori più giovani appoggiano la proposta dei dubia, ma che per ragioni di prudenza si sono esposti alcuni tra i più anziani, che è statisticamente plausibile siano tra i primi a decedere. Caffarra - aggiungiamo - appariva deperito e malato negli ultimi tempi, né se ne preoccupava: “Eminenza, le auguro di festeggiare lietamente i suoi ottanta anni” gli avevano augurato da poco, “Spero di festeggiarli in Paradiso” è stata la risposta del porporato. D’altro canto - è vero - il fatto che siano rimasti solo due estensori dei dubia implica una suggestione sia a livello psicologico che teologico. A livello psicologico i sopravvissuti, Burke e Brandmuller, sanno che ormai la Correzione Formale di Amoris Laetitia, se si vorrà fare, graverà tutta sulle loro spalle (l’intervento di altri cardinali non è auspicabile perché darebbe un’immagine negativa di Chiesa: sempre più lacerata, e ciò non farebbe bene a molti semplici fedeli). Si pone poi il quesito teologico: è Dio (il Dio della Misericordia) che sta uccidendo questi cardinali “cattivi” o al contrario è satana che sta togliendo di mezzo i suoi ostacolatori?

Anche a queste domande non presto attenzione e sposto altrove il mio pensiero. Dobbiamo immensa gratitudine a mons. Caffarra per aver reso pubblico il suo confronto epistolare con suor Lucia di Fatima, risalente agli anni Ottanta: “Padre, verrà un momento in cui la battaglia decisiva tra il regno di Cristo e Satana sarà sul matrimonio e sulla famiglia. E coloro che lavoreranno per il bene della famiglia sperimenteranno la persecuzione e la tribolazione. Ma non bisogna aver paura, perché la Madonna gli ha già schiacciato la testa”. Per averlo reso pubblico e per essergli rimasto fedele fino alla fine. Forse proprio questo è il messaggio definitivo e più importante che l’Arcivescovo ci lascia, al di là di tutti i dettagli biografici che altri avranno cura di riportare.

Ecco perché non ho nessuna intenzione di commentare la questione dei dubia, episodio sicuramente doloroso e coraggioso dell’ultimo tratto di vita di Caffarra, né oso immaginare che ne sarà dell’epopea di Amoris Laetitia. Piuttosto, quel che mi è chiaro, anche raccogliendo i commenti in rete, è quale orizzonte si prospetta per la Catholica. Da un lato i politicanti di destra e di sinistra (farisei, sadducei o semplici scribi) che alimentano un clima di divisione e di disprezzo, segno dell’inaridimento della carità cristiana tra i fedeli, segno del dilagare di insinuazioni diaboliche tra i cattolici di ogni rango e grado. Dall’altro i santi, coloro che, certamente consci dei propri limiti e della propria inadeguatezza rispetto al momento storico di grande crisi, giungono ad un tenore di vita spirituale profondo, pacificato, insensibili alle voci del mondo, liberi da rancori e profondamente umili. Stando così le cose, quale eredità ci lascia il card. Carlo Caffarra? Ricevo e pubblico: “Il card. Caffarra ha detto a un sacerdote poche ore prima di morire che il Signore non abbandonerà la sua Chiesa, che gli Apostoli erano 12 e che il Signore ricomincerà con pochi; che dobbiamo chiedere la forza di S. Atanasio che ai tempi dell'eresia ariana da solo è andato contro tutti, di avere fede, speranza e fortezza”. Non ho ulteriori informazioni, ma mi pare possa essere una fonte plausibile, terribilmente in tono con Origene, citato ieri stesso nel Breviario riformato: “«Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Ambedue, sia il tempio che il corpo di Gesù, secondo un'interpretazione possibile, mi sembrano figura della Chiesa. Questa infatti è edificata con pietre viventi. È divenuta «un edificio spirituale per un sacerdozio santo» (1Pt 2,5). È edificata «sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù» (Ef 2,20) e perciò si chiama tempio. È vero però anche che «voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte» (1Cor 12,27). Se così è, può bensì venire distrutto ciò che congiunge le pietre del tempio. Può certo accadere che queste pietre vengano disperse come sta scritto nel salmo 21, il che significa, fuori metafora, che le ossa di Cristo possono essere scompaginate dalle tribolazioni e dalle persecuzioni di coloro che combattono l'unità del tempio. Tuttavia il tempio verrà riedificato e il corpo risusciterà il terzo giorno, cioè dopo il giorno della sua tribolazione e dopo il giorno seguente, che è il giorno della consumazione”.

E’ morto un santo? Non sta a noi dirlo. Però, alla luce delle presunte ultime dichiarazioni e della loro consonanza col Breviario, mi viene da sentenziare: forse è morto un Padre della Chiesa, un piccolo Origene degli ultimi tempi, quelli in cui satana sferra gli ultimi colpi contro il Corpo Mistico di Cristo, anche se Maria gli ha già schiacciato la testa. Lasciamo alla storia di fare il suo corso e di svelarci l’autentico valore delle persone, ma curiamo fin d’ora di trattenere per noi il grande tesoro dell’insegnamento di Caffarra: non l’ecologia, la sociologia, la politica, la solidarietà, ma l’ennesima e forse estrema lotta contro satana. Di questo deve preoccuparsi la Chiesa, i suoi Pastori ed ogni cristiano. Altrimenti saremo solo vergini stolte, e rischieremo di essere private del conforto del nostro Sposo.


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02 settembre 2017

Ruolo della donna. Una prospettiva cattolica


di Isidoro D'Anna

Nella fede cristiana, che la Chiesa Cattolica ci ha tramandato fin dalle origini, si parla di sottomissione della donna nel Matrimonio. Nel più ampio contesto sociale, non è questione di sottomissione, ma di ruoli che rispettino l’indole maschile e l’indole femminile.
Purtroppo, in una società perversa e adultera come la nostra, se si accenna alla sottomissione della donna si può essere fraintesi. Del resto, bisogna avere saggezza; lanciare questo concetto in un ambiente mondano, con delle mezze frasi, è logico che attiri l’incomprensione generale.
Comunque, la preclusione verso questa verità di fede, già espressa da San Paolo nella Sacra Scrittura (Ef 5, 22-33), mostra se non altro tre diversi problemi: superbia, confusione e delusione.
Innanzitutto viene la superbia, primo peccato di satana omicida e impostore. La superbia acceca la ragione e indurisce il cuore, pervertendo lo sguardo umano persino sulla Parola di Dio. Così, la creatura impazzita trova il male là dove il Creatore le rivela il suo Amore.
Poi si vede che c’è confusione, perché si confonde l’umano con il divino, ciò che è cristiano con ciò che è mondano. La sottomissione in senso mondano è profondamente degradante, perché il mondo attuale è il degrado fatto realtà.
Per terza, si coglie la delusione. Dietro il rifiuto della sottomissione all’uomo nel Matrimonio, c’è un’inconsapevole ma alquanto fondata delusione per l’uomo com’è oggi: un misero ribelle. E come si può pensare di sottomettersi a uno che già di per sé è un ribelle?
Eppure, anche nei matrimoni di oggi, purché siano un sacramento cattolico, la sottomissione cristiana della donna è indispensabile per la santità e l’unità del Matrimonio.
Ora, sottomissione non vuol dire che la donna debba accettare di fare qualcosa che è peccato, mortale o veniale. La donna non è tenuta a fare alcun peccato.
San Paolo rivela a noi credenti che il Matrimonio cristiano imita l’amore tra Cristo Signore e la Chiesa. Gli atteggiamenti amorevoli di Cristo verso la Chiesa, e della Chiesa verso Cristo, sono quelli che devono avere il marito e la moglie l’uno per l’altra.
La Chiesa è sottomessa a Cristo, ma è anche il suo Corpo, parte inseparabile di Lui, amata con Amore non solo di Signore e Amico, ma di Sposo eterno.
Il Matrimonio cristiano non è un’avventura alla cieca, ma una realtà soprannaturale, un vincolo sacro d’amore voluto e sostenuto da Dio. Poi non bisogna mai dimenticare i figli: una vera donna cristiana è disposta a sacrificarsi per il bene dell’unione coniugale, ma più ancora per il bene della prole. Ricordiamo anche qui che la procreazione e il bene dei figli sono il fine primario del Matrimonio, e rappresentano l’amore più grande, quello di chi dona la vita.
Se la sposa vuole essere santa, deve essere sottomessa in tutto allo sposo, nelle cose piccole come in quelle grandi. Tuttavia la sposa non deve la minima obbedienza quando si tratta di commettere un peccato. In più, essere sottomessa non vuol dire che la moglie non possa consigliare il marito, anzi, è bene che il marito la ascolti con grande attenzione e ragioni con lei. Poi però, quando il marito prende una decisione finale, la moglie deve sottomettersi.
Il Matrimonio, come tutte le realtà vive, è un regno, e non ci possono essere due che decidono, in contrasto l’una con l’altro. Ricordate le parole del Signore Gesù a proposito dei suoi esorcismi? Gesù insegna (Lc 11, 17): «Ogni regno diviso in se stesso si distrugge e una casa rovina sull’altra».
Il Matrimonio va però vissuto fino in fondo come regno. Nel vero Matrimonio cristiano, l’uomo è sì re, ma la donna è regina. L’uomo ha la guida della famiglia, ma la donna è la gioia dei suoi occhi e del suo cuore. Ed è l’uomo che bacia devotamente la mano della sua sposa, mentre questo la donna non deve farlo mai. È la forza che deve inchinarsi verso la grazia, impersonata sempre dalla donna, e non viceversa.
Anche l’uomo deve essere sottomesso, a Dio e a Maria nostra Madre e Regina. Se infatti ci pensiamo, a chi nega la bontà della sottomissione della sposa cristiana, importa ben poco della donna. Il fine di queste persone, che lo confessino o meno, è distruggere il regno del Matrimonio per poter distruggere il Regno di Dio. A tanto arrivano le persone ispirate dal diavolo. Vivono per distruggere, come il loro ispiratore.
Ascoltiamo piuttosto il vero Magistero della Chiesa, come viene esposto da Papa Pio XI nell’Enciclica Casti Connubii:

"Una tale soggezione però non nega né toglie la libertà che compete di pieno diritto alla donna, sia per la nobiltà della personalità umana, sia per il compito nobilissimo di sposa, di madre e di compagna; né l’obbliga ad accondiscendere a tutti i capricci dell’uomo, se poco conformi alla ragione stessa o alla dignità della sposa; né vuole infine che la moglie sia equiparata alle persone che nel diritto si chiamano minorenni, alle quali per mancanza della maturità di giudizio o per inesperienza delle cose umane non si suole concedere il libero esercizio dei loro diritti; ma vieta quella licenza esagerata che non cura il bene della famiglia, vieta che nel corpo di questa famiglia sia separato il cuore dal capo, con danno sommo del corpo intiero e con pericolo prossimo di rovina. Se l’uomo infatti è il capo, la donna è il cuore; e come l’uno tiene il primato del governo, così l’altra può e deve attribuirsi come suo proprio il primato dell’amore".

Abbiamo chiesto consiglio a un buon sacerdote, con una domanda in particolare: quali possono essere degli esempi di obbedienza da parte della sposa cristiana?
Ecco degli esempi di cose piccole. Mettiamo che ci siano da dipingere i muri di casa, e la moglie li desideri di un colore, magari indovinando il più adatto. Il marito però, ascoltandola o meno, poco o tanto, arriva alla decisione di un altro colore, magari meno adatto. La moglie, santamente, si sottomette alla decisione finale del marito.
Oppure il marito vuole che si parta per una certa destinazione vacanziera. La moglie fa presenti le eventuali buone ragioni in contrario, ma se la meta non è peccaminosa, si sottomette alla decisione finale del marito e inizia i preparativi per il viaggio.
Se invece il marito chiede alla donna di fare qualcosa che è peccato, con ciò cessa di rappresentare la Volontà e l’Autorità di Dio, e non deve essere seguito nel suo desiderio.
Le situazioni non sempre sono semplici, e bisogna valutare caso per caso. È bene che la donna si rivolga al Padre spirituale se ha dei dubbi di coscienza.
Purtroppo, soprattutto al giorno d’oggi succede che la moglie sia devota e il marito ateo o miscredente. A un tale marito, la moglie deve chiedere che lui rispetti la coscienza di lei.
Il primo bene da conservare nel Matrimonio, è comunque l’unità. Qualunque cosa succeda, non bisogna dimenticarsi di essere diventati marito e moglie con la benedizione, il sacramento e la grazia di Dio. Ridurre il Matrimonio a faccenda umana è da gente perversa, ed è questo che provoca tanti divorzi, convivenze e la disperazione dei poveri figli.
Abbiamo sempre l’umiltà di rivolgerci a Dio in tutte le necessità, e di invocare l’intercessione di Maria Madre di Dio e nostra.

https://lucechesorge.org/2017/08/18/la-sottomissione-della-donna-in-senso-cristiano/

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01 settembre 2017

1984, una visione per l'oggi


di Roberto De Albentiis

Lessi per la prima volta “1984” alle scuole medie, in classe seconda, grazie ad una bravissima professoressa (che fu peraltro la prima, pur essendo di sinistra, a parlare con più obiettività e umanità degli italiani che scelsero la RSI) e in un’epoca in cui ancora si ritenevano gli studenti, anche delle scuole medie, capaci di fare sforzi di studio e interpretazione superiori alle loro possibilità, e ne rimasi affascinato; per quanto, però, molte parti, e soprattutto la lettura del “libro” della Resistenza al Partito, possono essere agilmente capite solo in seguito, come di fatto è avvenuto. Eppure solo ieri sera, in un cineforum tra amici, ho visto per la prima volta il famoso film “Nineteen Eighty-Four” (in italiano “Orwell 1984”), diretto proprio nel 1984 e interpretato dal bravissimo John Hurt, che ha saputo ricreare perfettamente l’atmosfera del libro, come me la ero esattamente immaginata: grigia e cupa.

Orwell, che ha vissuto due guerre mondiali, la crisi economica degli anni ’20 e quella politica degli anni ’30, immagina un futuro distopico per l’intero mondo dopo la fine del secondo conflitto mondiale, in cui, dopo una distruttiva terza guerra mondiale combattuta con armi nucleari, solo tre superpotenze totalitarie sono in perenne lotta tra loro; il mondo occidentale, l’Oceania, è dominata dall’ideologia del Socing, un socialismo totalitario e pervasivo guidato da una figura tanto misteriosa quanto onnipresente, il Grande Fratello (modellato esteticamente, prima ancora che su Hitler e Stalin, su Orwell stesso).
L’Oceania ha distrutto qualsiasi credenza contraria al Socing, di più, qualsiasi pensiero, cancellando tanto la memoria dei fatti passati quanto soprattutto la lingua (la Archeolingua, sostituita dalla Neolinuga, schematica e semplice), come anche vengono distrutte la famiglia, ridotta a mera incubatrice per figli del Partito cui viene insegnata la delazione, la privacy individuale e la libertà intellettuale, o la solidarietà tra classi e cittadini (il Partito insegna allo stesso tempo che la sua Rivoluzione ha liberato i Prolet, i proletari, che però sono inferiori e devono vivere divisi e isolati).
Si dice che Orwell sia stato profetico nel descrivere il dominio dei media (ogni casa è dotata di un teleschermo che non può venire spento): è vero, ma è insufficiente; Orwell è stato davvero profetico in tutto nel suo libro, come lo furono altri due grandi maestri del genere distopico, Aldous Huxley (che effettivamente fu maestro di Orwell) e Ray Bradbury (con i suoi pompieri invertiti, che anzichè spegnere gli incendi, li appiccano ai libri).

E’ vero, viviamo in un’epoca in cui il martellamento delle notizie è onnipresente e capace di disinnescare il pensiero critico, eppure la nostra è un’epoca che si definisce democratica e libera, anzi, si definisce superbamente la più democratica e libera per eccellenza, mettendo a tacere ogni voce contraria: non con la Stanza 101 o le torture (almeno, non ancora…), ma controllando i mass media, isolando le voci contrarie al grido di “irresponsabili” e “estremisti”, togliendo spazi e cattedre.
Ancora, la verità non è quasi mai quella raccontata dai giornali o dai telegiornali; Orwell aveva parlato di un Ministero della Verità, che sistematicamente altera il presente e il passato per meglio controllare tanto il presente di oggi quanto il futuro di domani: non assistiamo oggi a continue menzogne sulla ormai decennale crisi economica (da quanti anni sentiamo i nostri “Ministeri dell’Abbondanza” che parlano di cifre in crescita gonfiate, quando la realtà è ben altra?), o alla riscrittura dei libri di storia (ad esempio, le “invasioni barbariche” sono diventate le “migrazioni barbariche”, oppure viene data una enorme e inconcepibile enfasi agli aspetti omosessuali, reali o presunti, della storia passata)?

Ancora, il significato delle parole; come chi controlla la storia controlla la politica, così chi controlla la lingua controlla un aspetto fondamentale e unico dell’uomo: il pensiero. La Archeolingua, la lingua inglese tradizionale, viene sostituita dalla Neolingua, più sintetica, ideata dal Partito proprio per non fare pensare i cittadini di Oceania, e se non c’è pensiero, non c’è riflessione e libertà; non assistiamo anche oggi alla Neolingua? Non ci vengono imposti asterischi “inclusivi” o la definizione di “famiglie” per comprenderle tutte? Non assistiamo alla censura delle parole (o delle notizie) al riguardo della situazione migratoria?
Che dire poi della famiglia, la cellula fondamentale della società (che il Partito vuole arrivare a distruggere completamente) che oggi, tanto dalle politiche sociali ed economiche quanto da quelle culturali, è erosa, impoverendola e contemporaneamente svilendola affiancandola ad altre formazioni sociali, cui viene data ben più importanza economica e mediatica? O della sessualità, che in “1984” viene relegata alla mera procreazione per il Partito? (e qui è interessante un paragone complementare con il “Mondo Nuovo” di Huxley, in cui la sessualità è ridotta a mera consolazione e distrazione – un vero e proprio “oppio dei popoli” marxiano – per le persone defraudate dei loro diritti e della loro libertà; non assistiamo oggi alla stessa cosa, con una sessualità tanto svilita, in quanto slegata dal potere enorme di generare la vita, quanto onnipresente, ma solamente come distrazione e pornografia?)

Winston Smith, il protagonista di “1984”, dice che la salvezza viene dai Prolet, e che la libertà è quella di dire che 2 + 2 fa 4, ed è secondo me questo un punto fondamentale: la salvezza viene, anche oggi, dai proletari, dalle persone povere non toccate dalla ossessiva propaganda di regime, dai nuovi valori della “società aperta” e liberale, proprio da quelle persone che, alle urne e nei social network, unici residuali spazi di libertà oggi rimasti, vengono tacciati di “populismo” e “ignoranza” per non piegarsi ai desiderata dissolutori del moderno Partito invisibile (che è quello del Mercato) e dei suoi agenti, consapevoli o meno, che non hanno ceduto alla dittatura della follia intellettuale, che mantengono ancora i piedi per terra e il contatto con il reale; e, soprattutto, la libertà è ancorata alla verità (un discorso, questo, sorprendentemente cristiano: nel Vangelo di Giovanni Gesù dice che solo Lui è Verità, e che è la verità a rendere liberi, non è la libertà un bene in sè, ma solamente se subordinata alla verità), la prima libertà è quella di dire ciò che è vero, razionale e reale.
Orwell, inconsapevolmente, aveva descritto in “1984” la nostra società: pensava di descrivere una società totalitaria e collettivista; ha descritto invece la nostra, la società liberale e sedicente aperta, dove non ci sono partiti unici o torture, ma c’è la dittatura del mercato e del pensiero unico, il totalitarismo liberale. E il bello è che l’abbiamo voluto noi.

http://www.motoretrogrado.it/2017/08/25/1984-una-visione-per-loggi/

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12 luglio 2017

Piccolo Charlie, non perdiamo la Speranza!


di Daniele Barale

Dopo aver negato ai genitori di potere portare Charlie a casa, o in un hospice o di concedere loro il weekend per permettere ad amici e parenti di salutarlo, i medici del Great Ormond Street Hospital di Londra avevano deciso di staccare i supporti vitali di Charlie venerdì 30 giugno. Poi il dietrofront, inatteso: «Si sono trovati d’accordo per darci più tempo», ha annunciato la mamma Connie Yates.

Merito sia del coraggio e della determinazione dei coniugi Gard, sia della mobilitazione di popolo che ha accompagnato e sostenuto loro e il piccolo; solidarietà che continua, ovviamente. Nelle ultime ore il clamore si è moltiplicato. Autorità civili, istituzioni come il Movimento Cristiano Lavoratori, gruppi come la squadra di CitizenGo, associazioni e soprattutto semplici cittadini da tutto il mondo hanno fatto sentire la loro voce. Persone cattoliche e non si sono mobilitate, e concretamente hanno messo in moto un'incredibile macchina della solidarietà. Telefonando facendo sit-in al Consolato e all'ambasciata britannica, su Internet, ma anche in piazza, nelle parrocchie per recitare il Rosario, come è successo a Torino venerdì 30 giugno, presso la chiesa del Cafasso. Ma non solo: a Charlie e ai suoi genitori sono stati donati più di un milione di sterline, per permettere le eventuali cure (lo si spera tanto) richieste negli Stati Uniti.

A tutto questo, si sono aggiunte la disponibilità generosa della Santa Sede dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma e della Comunità Giovanni XXIII. Ed è anche intervenuto il presidente degli Stati Uniti d'America: "Se possiamo aiutare il piccolo #CharlieGard, come i nostri amici in Gb e il papa, saremmo felici di farlo".

Papa Francesco per ben due volte ha manifestato la sua vicinanza al piccolo Charlie e alla sua famiglia. Quel venerdì ha mandato un post su Twitter, senza nominare direttamente il bambino: “Difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita dalla malattia, è un impegno d’amore che Dio affida ad ogni uomo”. Il 2 luglio è intervenuto più direttamente, nominandolo per nome e cognome: “Il santo Padre segue con affetto e commozione la vicenda del piccolo Charlie Gard ed esprime la propria vicinanza ai suoi genitori. Per essi prega, auspicando che non si trascuri il loro desiderio di accompagnare e curare sino alla fine il proprio bimbo”. E' intervenuta la Conferenza episcopale italiana, con un invito rivolto alla famiglia Gard da don Carmine Arice, Direttore dell'Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei e membro della Pontificia commissione per le strutture sanitarie: “Le strutture cattoliche, come il Gemelli o il Bambin Gesù, o altre strutture simili, sarebbero ben disposte ad accogliere questo fanciullo per potergli dare vita. Mi chiedo perché ci debbano essere dei luoghi nei quali, la vita quando è così fragile, non possa essere altrettanto curata e custodita?”. “Da parte della comunità cristiana non c'è solo una dichiarazione di solidarietà, c'è anche un intento concreto, per quanto permesso fare, di poter restare vicini a questa famiglia. E qualora chiedessero un aiuto più concreto, offrirlo”. E non sono nemmeno mancate le argomentazioni ricche di amore per Charlie del cardinal Elio Sgreccia, uno dei più autorevoli bioeticisti, a livello mondiale.

Tuttavia, mercoledì 5 luglio il ministro degli esteri britannico, Boris Johnson ha fatto sapere al titolare della Farnesina Angelino Alfano, che si è mosso per sollevare il caso e ribadire l'offerta dell'ospedale “Bambin Gesù”: E’ impossibile accogliere la richiesta dell’Italia di ricoverare il piccolo Charlie Gard all'ospedale “Bambino Gesù”, a causa di ragioni legali. Che sono le stesse del Great Ormond Street Hospital, ove si trova ricoverato Charlie Gard. Giustamente, ha sottolineato Alberto Gambino, giurista, ordinario di diritto privato all'Università Europea di Roma e presidente di Scienza & Vita: “Non comprendo quali siano le motivazioni legali addotte dal Great Ormond Street Hospital di Londra per non trasportare il piccolo Charlie in Italia presso il Bambin Gesù. Agli atti processuali, infatti il 21° statement della decisione dell’High Court of Justice statuisce espressamente che ‘Transporting Charlie to the USA would be problematic, but possible’”.

“Ciò indica inequivocabilmente che come è tecnicamente possibile il trasferimento di Charlie negli Usa, così lo può essere anche in Italia nella struttura ospedaliera Bambino Gesù”. "Sarebbe, del resto, davvero in contrasto con lo spirito tipicamente liberale anglosassone privare per motivi burocratici della libertà di circolazione e di cura un essere umano malato e costringerlo a morire nel suo luogo di residenza".

In questo modo si può capire che i medici del Gosh e i quattro tribunali con le loro sentenze di morte (Alta corte britannica, Corte d'Appello, Corte Suprema britannica, Corte europea per i diritti umani) hanno scatenato un potere violento sul piccolo Charlie e i suoi genitori. Aspetto inquietante della questione, che ha ben descritto Domenico Coviello, direttore del Laboratorio di Genetica Umana dell'Ospedale Galliera di Genova, durante un'intervista con Caterina Giojelli di Tempi: «La scienza non sa tutto. La storia di Charlie Gard è la storia di un potere violento, quello esercitato dalla scienza di fronte all’ignoto: la scienza che non sa, non può aiutare Charlie, si avvale della legge per eliminarlo, eliminare un problema. Ma nessun medico può arrogarsi il diritto di emanare un simile verdetto. Non può sospendere la vita di un bambino solo perché “non è possibile guarirlo”, perché non sa “se soffre”, perché non sa “quali effetti potrebbe avere una terapia sperimentale sul bambino”. Altrimenti si aprono scenari di onnipotenza sull'ignoto. Charlie Gard, stando alle conoscenze di cui disponiamo oggi, non si può guarire. E allora? Se non possono guarirlo, se la sua malattia è irreversibile – e questa pare essere l’unica certezza degli inglesi –, i medici si devono arrendere al loro compito che è quello di assistere il malato, fino alla fine. Non quello di accelerare l’esito finale e fatale della sua vita. I medici non sono demiurghi».

Così il dottor Coviello svela quale delirio di onnipotenza muove medici e giudici. Un delirio da “mondo nuovo” (Voeglin, Samek Lodovici, Chesterton docent), gnostico ed eugenetico, che attraverso la scienza medica e le sentenze pretende di manipolare il mondo la vita; decide quale vita merita di essere vissuta e quale invece è da considerare indegna. Non a caso, ciò che più sorprende è che la stessa idea di sottoporre Charlie ad un protocollo sperimentale di terapie nucleosidiche che si sta mettendo a punto negli Stati Uniti, proposta a più riprese avanzata dai genitori, è stata considerata inattuabile, meglio ancora “futile”, dai consulenti medici interpellati dai giudici.

La Speranza deve essere forte in noi, nonostante tale situazione, con i medici i giudici che appaiono troppo potenti, i media che appoggiano loro e squallidi politici come il radicale Silvio Viale, che ha perso l'occasione per mostrare rispetto e tacere: “L'ospedale Bambin Gesù offre la camera di tortura per conto della Santa Sede”. Nemmeno se proprio da pulpiti cattolici abbiamo sentito e letto parole che lacerano più della sentenza di morte annunciata su Charlie. Ad esempio, si potrebbe pensare alla scelta di Marco Tarquinio di ospitare su Avvenire Maria Antonietta Farina Coscioni, la quale ha definito la legittima difesa di Charlie da parte dei genitori come "atto di egoismo"; che il direttore ha definito pensoso e appassionato, utile a costruire un dialogo.

E' il caso di dire che di fronte a chi non vuole dialogare, i ponti del confronto senza respiro vanno fatti brillare. Sul giornale della Cei non deve esserci lo spazio per chi condanna il comportamento naturale e ragionevole, quindi giusto, dei genitori verso il proprio figlio.

In quest'epoca così barbarica in cui è facile buttare via le persone, non farle nascere, giacché “reificate” a causa di un pensiero mainstream totalitario, mortifero, i coniugi Gard hanno compiuto un gesto di sana dissidenza, tra i più grandi; che in tempi diversi sarebbe stato additato quale frutto di virtù, di buon senso comune, di civiltà. Gesto di eroico altruismo, paragonabile a quello degli eroi di certe fiabe saghe, i quali salvano i bambini dagli orchi cattivi. I coniugi Gard hanno fatto quello che ogni mamma e papà vuole e deve fare: desiderare che il proprio bambino viva! E questo non indica un egoistico allontanamento dalla realtà, ma il contrario: per loro la realtà non è un insopportabile fardello (come certo pensiero gnostico giuridico-culturale pretende), l’hanno affrontata con Speranza, anche se tutto sembrava suggerire il contrario.

Dunque, mamma Connie e papà Chris con la difesa del figlio non ricordano soltanto la potestà dei genitori sui figli, bensì pure che il rapporto papà mamma e figlio è “sacro”, non si tocca. I medici i giudici non possono sottrarre il bambino a loro, senza inciampare nella tirannia.

Asseriva sempre Chesterton: "La famiglia è il test della libertà, perché è l'unica cosa che l'uomo libero fa da sé e per sé”.

I genitori possono non sapere nulla della malattia e delle terapie sperimentali di Charlie, e si fa bene ad avvisarli; ma due cose sono certe: conoscono bene, più di qualsiasi esperto, chi è Charlie e che il suo bene non coincide con “la condanna a morte” per sentenza. Solo prima della venuta di Cristo si era così sbrigativi verso i piccoli considerati 'difettosi'. Siamo innanzi al ritorno del peggior paganeismo. Basterebbe saper stare ai fatti, oltre ogni falsificazione ideologica, per vedere che la storia umana è costellata di tante vite che la scienza aveva considerato spacciate, le quali hanno poi dimostrato il contrario, grazie anche alla temperanza di chi ha creduto in e pregato per loro. Bastarebbe andare a Lourdes per capirlo, come fece il premio Nobel per la medicina Alexis Carrel, il quale si convertì proprio per la guarigione inattesa di una donna. Non a caso è suo il detto: “Molto ragionamento e poca osservazione (si potrebbe dire ai giudici e ai medici inglesi) conducono all'errore; molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità”.

Solo che questo richiede la capacità di “Sperare contro ogni speranza” (San Paolo, Lettera ai Romani 4,18). Nemmeno Nando Broglio smise di sperare. Il vigile del fuoco morto la scorsa settimana, che per tre giorni e per tre notti, nel giugno del 1981, restò accanto al pozzo artesiano in cui era caduto il piccolo Alfredino Rampi (di 6 anni), per fargli compagnia, mentre i medici tentavano di nutrire il bambino con una sonda e gli speleologi più magri d’Italia si calavano nel buco, ci provavano, rischiando, senza calcoli.

Loro non smisero di Sperare, nonostante la gravità della situazione; anzi, non decisero di imperio di ucciderlo ma lo sostennero fino alla fine. E noi posti di fronte alle maggiori possibilità di Charlie: è ancora tra le braccia dei genitori, in diversi ospedali lo vogliono accogliere, dovremmo smettere di Sperare? Direi proprio di no, dato che pure la Federazione italiana malattie rare ha fatto sapere di recente: “Molti bimbi con stessa malattia sono migliorati oltre ogni aspettativa medica”. Inoltre, per la Federazione Uniamo la sentenza sul bimbo inglese “segna fortemente il destino di tutti i piccoli” che nascono con patologie rare e complesse. Ed evidenzia come le malattie mitocondriali siano “molto poco conosciute e imprevedibili”. Ma la decisione di “porre fine alle sofferenze” di Charlie non tiene conto delle “sia pur flebili possibilità offerte dalla ricerca in un campo ancora tutto da esplorare come quello delle malattie rare”.

Sperando contro ogni speranza, dobbiamo dire il nostro sì alla vita. Questa battaglia è da fare per Charlie e tutti i piccoli indifesi. In modo particolare lo possiamo capire noi cattolici, però, visto che la ragione non ci manca, perfino i non credenti possono arrivarci.
Lo faceva capire Charles Péguy quando parlava della Speranza “sorella piccola” di Fede e Carità, del padre come avventuriero più grande, il quale deve compiere grandi imprese per il bene della famiglia: la vita bambina rivela l’umano che c’è in noi. La vita indifesa, la vita bisognosa, la vita innocente. Perché è la vita di ciascuno di noi, la vita di cui, in fondo in fondo abbiamo paura. Perché un bambino è totalmente in balìa del padre e della madre: ed è bene che sia così, perché l’alternativa è il tribunale, l'ospedale, lo stato.

Quindi, continuiamo ad essere “l'Italia e l'Europa” che pregano, fanno veglie nelle chiese e nelle piazze, che scrivono e firmano lettere ai potenti, che fanno telefonate, che Sperano e credono nel cuore dell'uomo, perché in quel cuore risiede il desiderio del vero bene. Tutto questo è una delle prove che le persone insieme possono veramente fare qualcosa di bello buono e giusto per cambiare in meglio il corso della storia. Solo così l'Italia l'Europa potranno tornare ad essere civiltà della vita. Fari di Speranza nel mondo.

https://labaionetta.blogspot.it/2017/07/obice-piccolo-charlie-non-perdiamo-la.html