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30 maggio 2018

Sovranità nazionale. Appuntamento con la storia

di Giorgio Enrico Cavallo e Francesco Filipazzi

Quelle in cui scriviamo sono ore febbrili per la politica italiana.
Dopo la decisione del Presidente della Repubblica (Pdr) Mattarella di negare l'incarico di governo alla coalizione Lega - 5 stelle, è esplosa una crisi istituzionale di portata storica, con tanto di ipotesi apparentemente surreali di un Parlamento che si mette a legiferare a prescindere dal governo, con le borse ballerine e il demone dello spread rievocato per l'occasione dagli apprendisti stregoni della finanza europea. Un bel pasticcio insomma, figlio di errori grossolani messi in fila apparentemente in modo casuale, da attori diversi in tempi diversi ma tutti orientati verso lo sfascio finale.

La crisi sembra partire dalla legge elettorale più cretina della storia d'Italia e probabilmente del mondo, fatta apposta da Renzi e i suoi per lasciare ai successori una bomba di sterco pronta a esplodere sommergendo tutti. L'intento era quello di rendere il Parlamento instabile e portare al governo di inciucio fra Forza Italia, PD, bersaniani, qualche democristiano che passava per strada e qualche grillino pentito.  Qui scatta l'errore nell'errore. Renzi e chi ce lo ha rifilato hanno infatti dimostrato di essere totalmente scollegati dalla realtà. Bastava entrare in un bar per sapere che Lega e 5 Stelle avrebbero stra vinto le elezioni.

Dopo le elezioni Salvini e Di Maio hanno quindi deciso di fare i responsabili formando un governo. Esercitando uno stile e un portamento che non si vedevano da anni, lontano anni luce dalla volgarità e dalla sguaiatezza sgangherata che affolla Pd e Forza Italia, i due hanno presentato un progetto vero, con un programma e delle persone autorevoli per realizzarlo. Anche in questo caso, bastava prendere un treno e ascoltare i discorsi dell'uomo della strada, per capire che questo progetto aveva un sostegno popolare. Il Pd sembrava averlo capito e, a parte dichiarazioni di rito, se ne è stato muto. Berlusconi ormai non capisce più nulla, ma è consapevole che il suo tempo è passato irrimediabilmente, non vuole ammetterlo e quindi cerca di avvelenare i pozzi.

Anche in questo caso, chi ci ha rifilato i vari Monti e Renzi, ovvero i gruppi di potere economico esterni all'Italia, hanno deciso che il governo gialloverde andava bloccato. Il contatto con la realtà di questi personaggi è notoriamente interrotto da anni e quindi si sono messi ad alzare lo spread pensando di fare paura a qualcuno.
A questo punto entra in gioco Mattarella che arriva al secondo intervento diretto nell'indirizzo politico del Paese da parte del  Pdr in dieci anni. Il primo, lo ricorderete, avvenne a furor di popolo, con bottiglie stappate e manifestazioni di giubilo in piazza quando Silvio Berlusconi fu costretto a rassegnare le sue dimissioni nel 2011. Da quel momento, la tecnocrazia Ue ha di fatto esautorato l’Italia della sua (già limitata) sovranità, imponendoci una serie di primi ministri imbarazzanti, chiamati non ad essere dei rappresentanti del popolo ma dei meri esecutori dei diktat di Bruxelles e di Berlino. La nomina di Monti svelò – a chi aveva orecchie per intendere – che l’Europa ci aveva dichiarato guerra. Ma sì, quell’Europa cui tutti noi dobbiamo voler bene, quell’Europa grazie alla quale “non ci sono più guerre”, quell’Europa che serve sempre di più, alla quale anzi dobbiamo cedere velocemente l’ultimo barlume di sovranità che ci è rimasto (ammesso che qualcosa sia rimasto davvero).

L’atto del presidente della Repubblica, che ha stroncato sul nascere un governo politico (bello o brutto che fosse) ponendo il veto su un ministro non per le sue qualità, ma per le sue idee, è senza precedenti, tanto che se ne sono accorti anche i giornali esteri. Tuttavia, era ampiamente prevedibile: davvero pensavamo che quell’Europa che ha falciato il governo Berlusconi, che ci ha imposto gli incolori Monti, Letta, Renzi, Gentiloni nel nome non dell’interesse popolare, bensì dell’interesse delle banche e della Germania, ci avrebbe permesso di provare ad invertire la rotta? Nella stanza dei bottoni Lega e Cinque Stelle non potevano entrare, nemmeno per poco. Magari Mattarella ha agito pure a fin di bene, temendo che altrimenti i mercati avrebbero "insegnato come votare" agli italiani, come ha detto un tristissimo commissario europeo in quota tedesca proprio ieri.

Lo scontro non è quindi tra i due partiti vincitori delle elezioni e il presidente della Repubblica, bensì tra i cittadini italiani e l’Unione Europea, le banche e l’oligarchia mondialista che hanno reso l’Italia a tutti gli effetti una loro colonia. Luigi Di Maio e Matteo Salvini, pertanto, sono chiamati ad un ruolo molto più alto e “politico” di quello da loro ricoperto come leader dei rispettivi partiti: sono chiamati a farsi garanti della sovranità dell’Italia e della libertà del popolo italiano. Qualcosa che travalica le gazzarre da cortile tipiche della politica nostrana; perché, purtroppo, nessun nostro rappresentante politico si è mai trovato nella situazione di doversi ergere a difesa del popolo italiano, dai tempi dell’ultima guerra in poi. Ciò dovrebbe farci capire che la colonia Italia, il cui popolo ribolle di un livore anti-europeo, rischia di entrare in guerra aperta contro la dominatrice: una guerra economica, sia chiaro, perché nel XXI Secolo i paesi cosiddetti civili combattono le loro guerre grazie alle speculazioni di generali del calibro di George Soros usando quali armi golem senza volto come lo spread. La prima battaglia di questa guerra è andata in scena nei giorni precedenti il 27 maggio: lo spread è ritornato (in realtà non se n’era mai andato, ma ai cosiddetti mercati è bastato evocarne il nome) e Mattarella, ha decretato che era suo compito tutelare i risparmi dei cittadini. Prima dei cittadini, dunque, vengono i loro risparmi. Prima della sovranità dell’Italia, vengono i diktat dell’Europa e delle banche tedesche.

La prima battaglia è stata persa, dunque, perché il nostro esercito non ha nemmeno avuto la possibilità di schierarsi in campo. E poco importa che fosse un esercito raccogliticcio, fatto di giovani leve che nemmeno immaginano quali possono essere le armi (gli “strumenti di tortura” evocati dall’inquietante Juncker) che possono essere scatenate contro di noi. Poco importa: quell’esercito è stato bloccato nelle retrovie.
Se c’è qualcosa di positivo, in tutto questo desolante scenario, è che ormai la maschera è caduta. I vari Juncker, Merkel, Macron e via dicendo hanno svelato a tutti che questa Unione altro non è che una dittatura feroce, che non lascia spazio alle critiche né ad ipotesi alternative. Per questo, di fronte a questo attacco senza precedenti alla nostra dignità ed alla nostra sovranità, Di Maio e Salvini sono chiamati ad un ruolo più alto, dal quale non possono tirarsi indietro: perché se riterranno di non essere all’altezza, se si faranno intimorire o se verranno corrotti, per questo paese non ci sarà più speranza alcuna di invertire la rotta. La poca (pochissima) sovranità che ci resta sarà completamente ceduta a Bruxelles, la gabbia dell’Ue si chiuderà e la chiave sarà gettata via.

L’Italia è vissuta in questa condizione di sudditanza per secoli. È stata unificata per compiacere i “poteri forti” di allora, ma nel corso degli anni ha combattuto per mantenere la propria indipendenza. Nel bene e nel male: perché l’Italia è un paese problematico, pieno di contrasti e di fardelli gravosi. Ma era un paese indipendente. Per rivendicare questa indipendenza, Di Maio e Salvini sono chiamati ad un cruciale appuntamento con la storia. Se rinunceranno o se vinceranno le logiche di partito, per noi l’orologio della storia tornerà indietro di qualche secolo.

Per ora registriamo che l'uomo della strada sembra essersi risvegliato, almeno moralmente dal torpore in cui era caduto da decenni. A dimostrarlo sono i sondaggi che danno una coalizione giallo verde al 60%, con cappotto degli uninominali e numeri clamorosi alle camere. La ruota della storia sta girando.

 

28 maggio 2014

Europee 2014: una lettura cattolica

di Fabrizio Cannone
Anzitutto, due premesse. Non sono un politologo e non mi interessa più di tanto conoscere tutti i meandri della politica partitica odierna. Ancora meno mi interessa il funzionamento, oscuro per la maggioranza dei cittadini, delle Commissioni europee, dei Tribunali internazionali, della macchina burocratica, artificiale quant’altre mai, che presiede al funzionamento dell’Unione Europea. La seconda premessa è che la Chiesa cattolica, fondata da Gesù di Nazaret, non può non fare politica. La dottrina di Cristo infatti non è una dottrina gnostica, esoterica o platonica. Essa riguarda sia l’anima, che il corpo degli uomini. Sia la Chiesa che lo Stato. Se un’anima priva di corpo non esiste, salvo in paradiso, non c’è neppure un cristianesimo senza società, o una Chiesa senza Stato, o comunità politica, collettività. Gli insegnamenti evangelici, a ben vedere, riguardano in primis proprio l’uomo in quanto membro della società e non l’eremita: si pensi alla carità verso il prossimo, all’amore dei nemici, alla distinzione tra Dio e Cesare, o all’indissolubilità del matrimonio. Se la Chiesa, insegnando il Vangelo fa politica, il cristiano come membro della Chiesa, deve fare politica: i Papi del XIX e del XX secolo lo hanno ricordato mille volte (si pensi ai magnifici discorsi di Pio XII al laicato cattolico in cui il Pontefice chiese di riconquistare la società umana ai valori cristiani). 

Ciò detto, veniamo alle recenti votazioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Queste elezioni sono state caratterizzate da due elementi principali, notati da tutti gli osservatori: il forte tasso di astensione e l’avanzata dei movimenti “euroscettici”. Ora, anche qui è bene essere chiari fin da subito. L’Europa non nasce con l’Unione Europea, il Trattato di Maastricht o l’invenzione dell’euro. L’Europa, come societas e come cultura, nasce con il cristianesimo e Carlo Magno è comunemente indicato come il fondatore dell’Europa cristiana. Si può sempre discutere sulla pertinenza di attribuzione di paternità storiche, resta il fatto che nei lunghi secoli medioevali (grosso modo dal 400 al 1400) l’Europa, e non il vago e impreciso concetto di Occidente, parlò una sola lingua (il latino), conobbe una sola filosofia giuridica (il diritto romano-canonico) e soprattutto professò una sola religione (il cattolicesimo romano). Se oggi ogni buon cristiano deve opporsi all’UE ciò deve essere fatto non perché si è “anti-europei”, ma proprio perché il potere è gestito da gruppi e lobby che si caratterizzano per il disprezzo per tutto ciò che l’Europa fu, è, e speriamo tornerà ad essere pienamente: il Continente di Cristo, evangelizzato dai suoi stessi Apostoli ed entro il quale sorge la Santa Sede, cioè la Sede del Vicario del Fondatore della Chiesa. Da queste premesse si deduce che il giudizio sulla recente tornata elettorale non può che essere critico per l’Italia e in linea di massima positivo per i restanti Paesi d’Europa. Ovunque avanzano i partiti che criticano questa UE e la sua politica tecnocratica, burocratica, anti-democratica, demagogica, liberale e liberista, favorevole alla distruzione della famiglia, della vita, della moralità e delbenessere sociale. Proprio perché amiamo l’Europa, a prescindere dal suo assetto politico-sociale-istituzionale, dobbiamo essere “euroscettici” e avversi a questo piano, di sentore massonico, che vuole cancellare ogni radice cristiana dal Vecchio Continente. Come l’Italia va amata, sebbene sia corretto criticare il processo di unificazione dello Stato, così l’Europa va difesa e sostenuta, contro i suoi sabotatori e i suoi attuali padroni. In quasi tutte le storiche nazioni europee, coloro che si sono mostrati giustamente preoccupati e critici hanno avuto un grande successo elettorale (come emblematicamente in Francia, in Ungheria, in Austria e in Gran Bretagna). 

Solo in Italia, il Partito Democratico di Matteo Renzi ha superato ogni più rosea aspettativa, oltrepassando il 40% dei suffragi. Come mai? Varie ragioni possono essere invocate. Anzitutto le innegabili capacità comunicative e decisionali di Renzi che è riuscito a trionfare sulle correnti avverse nel suo partito, mostrando scaltrezza, determinazione e volontà di tracciare una linea nuova tra gli eredi storici del PCI. Poi è facile notare che il PD si pone come la sintesi delle due culture politiche più diffuse in Italia nei decenni del dopoguerra: quella socialista-comunista e quella popolare-democristiana. Oggi il partito di Renzi è molto più vicino ai laburisti inglesi e ai democratici americani che non ai partiti comunista e socialista: ma questo, non è affatto un miglioramento, dal punto di vista cattolico. Se erano discutibili i punti fermi dei partiti della sinistra classica (nel periodo 1945-1990), ciò che oggi caratterizza la neo-sinistra liberal, è quanto di più incompatibile col messaggio cristiano. Si pensi al matrimonio gay, all’imposizione della teoria del gender nelle scuole e nella cultura, al femminismo dogmatico e acritico (leggi sul femminicidio e sulle quote rosa), all’immigrazionismo totale, selvaggio e ideologico. Renzi ha riunito i mondi ex-democristiano e della sinistra storica: e questo è un gran male soprattutto perché questi due mondi sono oggi proni come nessun altro ai diktat di Bruxelles e dei poteri forti, specie bancari e dell’alta finanza. E’ mancata in Italia una forza politica che unisse in modo chiaro i valori sociali e morali del cristianesimo, che sono quelli identitari della penisola, con una ferma critica al processo di “europeizzazione” in corso. La Lega e Fratelli d’Italia hanno tentato di scompaginare le carte in tal senso, ma non hanno affatto sfondato al pari dei partiti nazionalisti e populisti di altre nazioni. Il movimento di Grillo, seppur ridimensionato, tiene bene e questo proprio per l’idea che ha offerto alla gente di partito d’opposizione al sistema, idea però smentita dalla realtà. Se i grillini criticano con vigore UE ed euro, sono però totalmente succubi della politica europea in fatto di costumi e di famiglia, e dunque in fondo rivoluzionari solo a parole. 

Cosa auspicare, conclusivamente, dal punto di vista cattolico? Sicuramente, la formazione di una forza di liberazione nazionale che forte del retaggio storico e religioso del popolo italiano, fondi proprio su questo retaggio l’opposizione chiara e netta ai tecnocrati di Bruxelles. Questa forza, che a noi piace chiamare Blocco Nazionale, dovrà essere identitaria (nella difesa dei valori non negoziabili: vita e famiglia senza compromessi), sociale (difesa dei deboli contro le lobby internazionali sanguisuga) e popolare (ovvero fatta non di soli intellettuali senza radicamento, ma con la volontà di coinvolgere tutte le classi sociali e tutte le età, specie i giovani, incoraggiati alla militanza e all’impegno sacro della politica, vista come vocazione e come missione). 
 

27 maggio 2014

Una controrivoluzione per l'Europa

di Franciscus Pentagrammuli
I risultati delle elezioni europee sono strani. Disordine e paura fuori d'Italia (con i giornalisti che gridano al nazista e all'involuzione reazionaria in Europa, salvo poi inneggiare all'Ucraina europeista con la sua bassa manovalanza nazistoide), diccì in Italia. Destra trionfante in Europa, con la coda fra le gambe in Italia. Probabilmente cambierà poco: speriamo che qualcosa cambi, non fosse che per paura degli euroscettici. Ma cos'è diventata l'Unione Europea?


L'Unione Europea è diventata la centrale dell'imposizione forzata (attraverso soprattutto la finanza e la propaganda psicologica) di una ideologia utopistica totalmente disancorata dalla realtà umana e storica. Si è voluto imporre uno stato sovranazionale che eliminasse le differenze storiche fra i popoli e i Paesi, si è voluto imporre una uguaglianza sociale verso il basso, fatta eccezione per i centri del potere politico-finanziario; domina uno pseudoliberismo sovranazionale, mentre la microeconomia viene soffocata da lacciuoli burocratici e da un fisco degno del socialismo reale; si è voluta imporre la convivenza con gruppi di estranei totali, africani e asiatici, che ci disprezzano e non hanno alcuna intenzione di integrarsi (a cosa, poi? a quella cultura artefatta cui veniamo adeguati a forza? In tutti i paesi europei si è sempre fatta una gran fatica ad integrare i piccoli gruppi di ebrei che c'erano: come si può anche solo pensare, sensatamente, di integrarvi milioni di africani, di musulmani?); si è voluto imporre lo sradicamento dalle nostre culture e religioni e tradizioni etniche e nazionali e familiari, in favore di una dottrina sociale e antropologica liquida ma sempre antiumana. Ingegneria sociale, negazione della realtà, imposizione forzata di tutto quanto ripugna all'umana natura e alla storia d'Europa. Imposizione rapidissima di un'ideologia, e se i fatti non sono d'accordo con l'ideologia, tanto peggio per i fatti!

Ora i fatti iniziano a ribellarsi: Front National, neonazisti o pseudotali, antieuropeisti vari, omofobi, populisti, nazionalisti, "integralisti religiosi". Iniziano a ribellarsi tutti coloro le cui idee e i cui ideali, anche e soprattutto nel loro senso migliore, sono stati infranti ed insultati negli ultimi cinquant'anni. Tanto più in là è andata la realizzazione della follia utopistica postmoderna e postumana, tanto più dura e dolorosa e, verosimilmente, violenta sarà la reazione ad essa. Chi, spaventato dal montare della reazione in Europa, applicherà un'accelerazione al processo di imposizione totalitaria della postmodernità, questi sarà responsabile della radicalizzazione della reazione ad essa. Se la rivoluzione postmoderna fosse stata fermata cinquanta, quaranta, trenta, venti, dieci anni fa, non si sarebbe giunti alla situazione attuale, a vedere i "fassisti" dappertutto; se la rivoluzione non verrà fermata oggi, avremo Alba Dorata in tutti i paesi d'Europa. 

Questa visione del futuro prossimo potrà piacere a qualcuno dei nostri lettori, la prospettiva di una grande Vandea europea potrà allettare le nostre immaginazioni, ma sono illusioni: i nonni dei vandeani del '93 erano cresciuti alle missioni di san Luigi de Monfort. Noi no, e tantomeno lo sono i militanti delle destre europee, variamente pagane o terminali, che certo non hanno nulla della santità di uno Chatelineau. Fino ad oggi le forze di destra hanno avuto paura di apparire troppo conservatrici, e si sono fatte infinocchiare, o, peggio, sono state anch'esse preda del folle ottimismo futurista e progressivo. Non hanno fermato la rivoluzione, e hanno lasciato che la situazione si evolvesse fino alla situazione attuale. Ora, in difesa della vera libertà dei popoli europei, e per il bene delle nazioni e degli uomini, è il tempo di agire, finalmente, come si deve, in modo umano, razionale, cristiano. 

Memori degli avvertimenti, e delle promesse, della Beata Vergine a Fatima, preghiamo e agiamo, per restaurare l'Europa cristiana. 

Dio abbia pietà di noi, e ci benedica!
 

09 aprile 2014

La bufala estremista in Francia e Ungheria

di Andrea Virga
Nelle scorse settimane, ci sono stati due importanti eventi elettorali in Europa: le municipali francesi e le parlamentari ungheresi. Entrambe hanno visto, a detta dei media generalisti, “un’avanzata delle destre populiste”. È il caso tuttavia di vederci meglio, senza lasciarsi fuorviare dal chiasso di giornalai e politicanti. 
 

02 aprile 2014

L'Europa dei soviet


di Paolo Maria Filipazzi

Uno spettro si aggira per l’Europa. E’ quello… dell’Europa. O meglio, quello dell’entità nota come Unione Europea, la quale, per citare le parole che Oriana Fallaci vi dedicava ne “La Rabbia e l’orgoglio”, “non è l’Europa, ma il suicidio dell’Europa”. In tutti i paesi schiacciati sotto il tallone di questa mostruosità politica, giuridica, economica e culturale, sembra profilarsi una considerevole affermazione, alle prossime elezioni europee, di forze cosiddette euroscettiche.

Contro questa avanzata le classi dirigenti, sbigottite, nel loro eurofanatismo obnubilante i cervelli e inibente un qualunque autentico contatto con la realtà, da un fenomeno che è semplicemente nella natura delle cose, non hanno trovato, al momento, niente di meglio che sventolare il frusto e patetico spauracchio dei nazionalismi, dei nazi-fascisti brutti e cattivi, della Seconda Guerra Mondiale e dell’Olocausto. Vale a dire, cose che non c’entrano una mazza, ma che vengono meccanicamente tirate fuori dalle oligarchie politico-finanziarie come spauracchio per auto-legittimarsi e, al contempo fare sentire in colpa i cittadini, criminalizzati nelle loro scelte, ogniqualvolta si sentono minacciate. In realtà si tratta di un fenomeno molto più articolato. Andiamolo ad analizzare.

L’Unione Europea non è quell’Europa “carolingia” che fu immaginata, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, dal renano Adenauer, dal trentino De Gasperi e dal lorenese Schuman, i tre grandi statisti figli della scuola cristiano-sociale germanica. Il vero atto di nascita del Leviatano a cui siamo sottoposti sta nel discorso che Gorbacev pronunciò in segreto il 6 giugno 1987 agli alleati del Patto di Varsavia, preconizzando una “casa comune europea” che avrebbe dovuto attuare nell’Europa occidentale il processo di sovietizzazione attuato in Europa orientale. Il progetto fu presto accolto dalle élite dell’Europa occidentale e questo portò a Maastricht, noncurante del crollo del comunismo orientale. Oggi, come spesso torna a denunciare Vladimir Bukovskiyj, autore del libro “URSS-EURSS ovvero il complotto dei rossi e Eurss. Unione Europea delle Repubbliche Socialiste Sovietiche”, il piano è alla sua prima fase di attuazione. Non per nulla, in Germania, il paese egemone dell’Unione Europea, l’unificazione dopo la caduta del Muro ha portato la vecchia classe dirigente tedesco-orientale all’egemonia del paese unificato: dalla DDR provengono sia Schroeder, successore di Kohl, sia la Merkel, che, guarda caso, per la maggior parte della sua stagione di governo ha retto la Germania in coalizione coi socialdemocratici.

Oggi l’Unione Europea si contraddistingue per una struttura che sta sempre più assumendo connotati affini a quelli sovietici: oligarchia senza alcuna legittimazione democratica al potere; burocrazia ottusa, elefantiaca, in continua crescita e sempre più inefficiente; corruzione; messianismo, che presenta se stesso come unica panacea di tutti i mali e paventa la fine del mondo in caso di crollo; programmi di governo basati sulla pura ideologia, senza alcun contatto con la realtà, e dalla delirante convinzione che tutto sia destinato ad andare gioiosamente, meccanicamente, per tappe prestabilita, verso il radioso destino fissato. E se il “Program Maximum” di Lenin stava nell’eliminazione di proprietà privata, famiglia e Nazione, non si può ignorare che proprio su questa strada l’Europa sembri incamminata a tappe forzate. L’UE ha dato inizio ad una vera e propria operazione di lavaggio del cervello massivo, imponendo in maniera ossessiva ed in tutti i gangli della cultura, della comunicazione, dell’istruzione, un’ideologia anti-umana che nega le basi fondamentali della civiltà, imponendo l’orrore dell’aborto, dell’eutanasia, della fecondazione assistita, elevando a bandiera la promozione della sodomia e, a partire alla recente approvazione del rapporto Lunacek, anche la sessualizzazione dei bambini in età precoce, vale a dire la pedofilia. Con la sua politica economica sta mandando in malora quel tessuto di piccole e medie imprese, di artigianato, di economia familiare che era la forza non solo italiana, impoverendo progressivamente milioni di europei e favorendo le gigantesche accumulazioni di capitale. Quanto, alle identità nazionali, si sta anche qui realizzando la previsione di Lenin, per il quale sarebbero progressivamente avvizzite. Milioni di abitanti del continente, si ritrovano impoveriti ed appesi ad una precarità economica e lavorativa che impedisce loro di costruirsi percorsi di vita coerenti; privi del supporto e della solidarietà dell’istituzione familiare, che un tempo faceva la solidità dei rapporti comunitari ed ora è sempre più in dissoluzione; senza quell’orizzonte valoriale che che viene dall’essere cresciuto in una tradizione culturale che dà all’uomo quei valori in base ai quali affrontare la vita; col cervello bruciato da una propaganda che, a partire dalla tenerissima età, porta a considerare come ragionevoli e scontate le farneticazioni su cui il potere basa la propria legittimità. Un continente intero di schiavi deficienti. Appunto, ciò in cui consisteva in ultima istanza il programma sovietico.

Come è noto, però, l’URSS ed esperienze affini (come quella Yugoslavia) sono crollate. Sono crollate perché l’uomo non si può cambiare e nessuna ideologia potrà mai sradicare dall’animo umano ciò che è proprio della sua natura, ciò che fa di noi degli uomini. Non è il caso che dalle ceneri dell’URSS e della Yugoslavia di Tito siano risorti, fortissimi, il sentimento nazionale e quello religioso di Nazioni e Chiese che, improvvisamente, sono riapparse trionfanti. Risorti, certo, a volte accompagnandosi a tragedie immani. Ma si trattava della violenza brutale con cui la vittima di uno stupro reagisce alla violenza che sta subendo.

Appunto questo accade in Europa: un intero continente sta subendo uno stupro. L’avanzata degli “euroscettici” non è che un segnale che la natura umana ancora una volta non è cambiata e lotta per la sopravvivenza.

 

04 novembre 2013

Altro che populisti! Caro Letta, è l'Europa a distruggere se stessa

di Marco Mancini

Il 1° novembre, giorno di Ognissanti, sei quotidiani dei principali Paesi europei – per l’Italia, la laicissima “Stampa” – hanno pubblicato l’intervista rilasciata dal presidente del Consiglio italiano, Enrico Letta.
 

18 ottobre 2013

Europa. La fine di un mito.

di Marco Mancini

Mai come in questi mesi l’Europa ha assunto una presenza così rilevante all’interno del dibattito pubblico. Lo ha fatto, purtroppo, nel peggiore dei modi, diventando cioè il bersaglio polemico di una nutrita schiera di politici ed osservatori. L’aggravamento della crisi economica, nella visione di una parte ormai consistente delle opinioni pubbliche del Vecchio Continente, è attribuito alle ricette di austerità suggerite e imposte da Bruxelles, quando non alla “camicia di forza” della moneta unica. Prospera in tutta Europa un sentimento di critica e di rifiuto nei confronti del processo d’integrazione, che da decenni ha preso il nome di euroscetticismo.