Di Paolo Maria Filipazzi
Il 2 settembre 2026 passerà alla storia per un fatto di assoluta gravità: per la prima volta una legge sul “fine vita” è stata approvata dal consiglio regionale di una regione amministrata dal centrodestra.
L’unico partito ad aver votato compattamente contro la legge è stato Fratelli d’Italia, mentre si sono spaccati Forza Italia e Lega, con la benedizione di Luca Zaia, grande sponsor della frattura.
Un’ anima liberal e radicale nel centrodestra è sempre esistita, tuttavia era sempre stata bilanciata e, sostanzialmente, messa in minoranza da una forte componente cattolica, che traeva la propria forza dal fatto di essere interprete del sentire dello zoccolo duro del proprio elettorato. Lo stesso Berlusconi, non propriamente un mistico, aveva compreso il vantaggio politico di farsi interprete delle istanza cattoliche costituendo un asse con la Conferenza Episcopale, al cui vertice per molti anni sedette il cardinal Ruini.
La morte di Berlusconi ha aperto una crisi in questa impostazione. Se il suo formale successore alla guida di Forza Italia, Antonio Tajani, resta fondamentalmente un rispettabile conservatore, è ormai chiara l’influenza dei familiari del defunto premier, in particolare della figlia Marina, le cui tendenza liberal progressiste sono dichiarate, la quale sta ormai apertamente operando per un cambio del vertice del partito che sia a sua immagine.
Quanto alla Lega, la questione è più articolata. Le radici del partito ex secessionista stanno storicamente a sinistra e da sinistra proviene un certo spirito anticlericale di parte della base storica. La retorica anti meridionale in parte attribuiva il ritardo del Sud anche ad una certa mentalità “arretrata”, la cui “arretratezza” sarebbe stata anche dovuta ancora al forte legame popolare di quelle terre al cattolicesimo, contrapposta all’ “apertura” di un Nord ormai moderno e quindi laico, più vicino alla Mitteleuropa …
Quest’ anima è sempre stata diluita dal fatto che, storicamente, l’elettorato leghista altro non fosse che elettorato ex democristiano, alla qual cosa si deve aggiungere che molti cattolici tradizionalisti si erano trovati a sostenere il Carroccio attratti dalla sua retorica anti-unitaria e quindi anti-risorgimentale. Così alla fine anche la Lega, al netto di qualche sparata di Bossi ed altri esponenti leghisti contro la Chiesa, di solito, per altro, pronunciata in risposta alle reprimende di qualche prete immigrazionista, ha sempre contribuito a fare diga sui temi etici.
La svolta “nazionale” si è accompagnata ad un più marcato accento sui temi “pro vita”. Questo ha fatto si che, in quella parte delle Lega insofferente a tale svolta, riemergesse l’anima laicista sopita. Non a caso Zaia ad oggi è il principale rivale interno di Salvini e l’araldo del ritorno ad una linea autonomista. Insomma, quello che si prospetta in caso di emersione di una eventuale leadership di Zaia non è il ritorno della “vecchia Lega” ma una terza versione del partito che ne sarebbe anche la versione peggiore.
Insomma, il pericolo che sia iniziata una deriva è reale. E non possiamo che preoccuparcene.
Pubblicato il 05 settembre 2026

0 commenti :
Posta un commento