Tenendo fede alla pluralità che contraddistingue i collaboratori del nostro blog in merito ad alcune tematiche, pubblichiamo due diverse opinioni sul movimento indipendentista veneto e sui recenti fatti di cronaca a esso collegati.
La farsa - di Andrea Virga
La farsa - di Andrea Virga
Ha destato molto
scalpore nei media l’arresto da parte delle Forze dell’Ordine di
24 indipendentisti, per un totale di 51 indagati, avvenuto il 2
aprile 2014. La Procura di Brescia ha contestato loro le accuse di
associazione con finalità di terrorismo, eversione dell’ordine
democratico e fabbricazione e detenzione di armi da guerra.
Il quadro tracciato
dagli inquirenti, sulla base di intercettazioni e indagini, è tipico
della commedia all’italiana, un vero e proprio “Vogliamo i
Colonnelli” al radicchio. Certo, le indagini hanno appurato «la
disponibilità di luoghi di riunione riservati [...] la
disponibilità di utenze cellulari
dedicate esclusivamente alle conversazioni tra gli associati» nonché «una
diffusa attività di proselitismo».
Le intenzioni, inoltre, erano quelle di una serie di azioni militari,
con armi leggere, procurate da organizzazioni criminali, e mezzi
improvvisati, come il famigerato “tanko”: un cingolato agricolo
blindato con lastre di lamiera e armato di un fucilone da 12 mm.
Questi i fatti; ora,
le riflessioni. Risulta evidente che, per quanto scalcagnato e
grottesco, non si è trattato di un reato d’opinione, come in altri
casi, ma della costituzione di un’organizzazione segreta per
portare avanti piani eversivi a mano armata. Chiaramente non
avrebbero costituito un pericolo per l’ordine statuale, però nel
tentativo qualche morto e qualche ferito ci sarebbe anche potuto
scappare. A tali presupposti, qualsiasi Stato, anche il più
libertario, sarebbe intervenuto per reprimere questi conati di
secessionismo. Del resto, gli indipendentisti non potevano certo
pretendere di essere lasciati fare da quello Stato che intendevano
combattere ed abbattere.
Nel caso italiano, ci troviamo poi senza dubbio di fronte ad un paradosso. Da una
parte, nonostante l’incostituzionalità del secessionismo, questo è
ampiamente tollerato: basti pensare ai numerosi proclami della Lega di Umberto Bossi che, a suo tempo, era solito proferirsi in atti di vilipendio al Tricolore e in provocazioni eversive, del
tutto impunemente. Dall’altra, invece, la Magistratura non manca di
accanirsi su organizzazioni di stampo nazionalista ben più innocue
nei mezzi e nei fini.
In ogni caso, la
prossima volta che si sentiranno le solite anime pie protestare
contro la presunta repressione in Venezuela o in Russia, ci si renda
conto che anche in Paesi liberal-democratici come l’Italia i
tentativi di eversione dello Stato sono puniti dalla legge, per cui è
decisamente ipocrita finanziare la sovversione in questi Paesi e poi
stracciarsi le vesti. Per questo, comprendiamo gli amici russi che si
divertono a dare rilievo alla causa veneta, rovesciando
indirettamente sull’Occidente questo tipo d’accuse.
Infine, prendiamo
brevemente in considerazione la fondatezza e l’utilità di queste
agitazioni indipendentiste. Esse rappresentano un caso ben diverso da quello
dell’Irlanda o dei Paesi Baschi, dove i patrioti hanno lottato armi
alla mano contro regimi ben più duri e repressivi. Viceversa, qui,
al massimo si arriva a farse di questo tipo, senza un reale sostegno
da parte della massa elettorale, che continua a votare i partiti
unitaristi (Lega compresa).
Solo la grave
situazione economica e sociale in cui versa l’Italia, anche a causa
della pressione fiscale e delle misure imposte dalla UE, fa sì che
al cittadino medio possa sembrare attraente l’indipendenza dal
resto del Paese. Quello che però non capisce è che i singoli Stati
sarebbero ancora più deboli a livello internazionale, e quindi si
vedrebbero presto ridotti a colonie economiche di Paesi più forti,
come la Francia e la Germania. Non a caso, la Repubblica Federale
Tedesca ha sempre appoggiato e finanziato i movimenti secessionisti
in Europa meridionale e orientale, giocando un ruolo importante, ad
esempio, nella sanguinosa disgregazione della Jugoslavia, a tutto
beneficio dei propri imprenditori.
Lo Stato nazione, con
tutti i suoi difetti, rimane un potenziale baluardo contro il
mondialismo sfrenato e l’ingerenza delle burocrazie eurocentriche,
come è stato provato, tra gli altri, da Viktor Orban, recentemente
vittorioso alle elezioni parlamentari ungheresi. Del resto, lo stesso
Risorgimento affondava le sue radici nella volontà per le élites italiane di non essere più un campo di battaglia tra le grandi
potenze europee. È chiaro quindi che la lotta si svolge a livello
nazionale, lasciando da parte le sirene del localismo miope,
perfettamente strumentali alle logiche globaliste di balcanizzazione
del mondo.
Io comprendo le loro ragioni, ma non ho la stessa cieca fiducia di tanti veneti nell’indipendenza
come panacea. La crisi sta esasperando la gente e la secessione mi sembra una delle soluzioni prét-à-porter in stile uscita dall’euro. È indubbio che il federalismo rappresenti uno strumento di controllo dei cittadini sulla politica, la gestione dei tributi, dei servizi e in generale della cosa pubblica – ma anche qui, si replica la stessa dinamica del rapporto con lo stato centrale: la libertà è una questione di limiti alla discrezionalità del potere politico, che può essere dispotico sia a livello statale che regionale che comunale.
Fatto sta che se l’iniziativa referendaria era stata una dimostrazione energica ma dal sapore un po’ folcloristico, lo stato ladro è riuscito a trasformare i manifestanti in prigionieri politici. I giornali hanno pubblicato le foto dei presunti terroristi senza alcun filtro, tanto per farvi capire a cosa serve regalare all’Ordine dei Giornalisti 110 euro di manuali sui regolamenti della stampa. Campeggiano le immagini del pericoloso trattore corazzato e della minacciosa signora Maria Marini, ritratta mentre è abbracciata al marito, peraltro non coinvolto nell’inchiesta (ma il giorno dopo il Corriere ha opportunamente ritagliato la foto).
È prevedibile che il polverone si dissolverà in qualche mese. Ma intanto si rafforza il sospetto che a Roma qualcuno abbia temuto che l’ondata protestataria potesse montare e che davvero i tempi delle vacche grasse stiano finendo. L’indipendenza di una regione è una prospettiva utopistica, a meno che davvero i veneti non stiano progettando un atto di guerra con un caterpillar blindato. Com’è ovvio lo stato ha stabilito la sua sovranità sul territorio nazionale senza lasciare vie di fuga costituzionali.
Resta l’altisonante ma sacrosanto principio di autodeterminazione dei popoli. Forse è troppo scomodarlo in un caso in cui al massimo sono in ballo rivendicazioni economiche, l’intensità delle quali è acuita dalla drammaticità della congiuntura, dalla decimazione del tessuto produttivo, dai suicidi degli imprenditori cui hanno fatto da contraltare i pranzi di Fiorito; ma se in Crimea c’era di mezzo il nazionalismo russo, le fisarmoniche, i gondolieri e il Pinot Grigio mi sembrano troppo poco. Io non ho sempre fiducia nei meccanismi democratici e nei plebisciti: troppo spesso le masse si muovono in base alle emozioni, alla rabbia, al malcontento e si sa che la fretta è cattiva consigliera. Ma allo stato ladro la democrazia non può andar bene solo quando si celebra il rito delle primarie PD. Forza, amici veneti: se ci credete veramente, continuate la battaglia politica.

Il veneto é entrato nel regno d´Italia per unplebiscito. Perche non potrebbe uscirne con un´altro?
RispondiEliminaIl veneto non è entrato nell'Italia per un plebiscito: ci è entrato grazie alla terza guerra d'indipendenza contro gli oppressori austriaci, il plebiscito è stato solo un modo di mostrare alle altre potenze i motivi delle nostre politiche e quindi attirarci consenso e legittimità politica (il Regno è stato subito riconosciuto come stato legittimo da quasi tutti i paesi europei).
EliminaE grazie ai nostri patrioti, unititisi nonostante le divergenze politiche sotto le insegne dei Savoia, il nostro paese ha potuto rimanere indipendente dagli altri paesi europei.
Ecco perchè non può uscirne: non basta il consenso (che pure, tutto sommato c'è), ad uno Stato serve anche la forze militare. Triste ma è così.
E la "Repubblica veneta" non ha nè consenso nè forza militare.
Viva l'Italia!
da Padova
D'accordo con Virga! Il Veneto rimane Veneto con la sua identità e con le sue tradizioni, ma in un orizzonte più vasto chiamato Italia.Il plebiscito fu solo formalità, è chi giudica con occhi moderni ed assuefatti alla democrazia che lo considera più di quel che fosse realmente.
RispondiEliminasecondo me è disperafarsa XD
RispondiElimina"Quello che però non capisce è che i singoli Stati sarebbero ancora più deboli a livello internazionale, e quindi si vedrebbero presto ridotti a colonie economiche di Paesi più forti, come la Francia e la Germania." Posso comprenderlo, ma non dirmi @Andrea Virga che è una condizione migliore quella unitaria; E' vero, le società libere possono perdere, non sempre perdono. Quando ci si unisce sotto un solo uomo perché se no ci picchiamo o siamo picchiati, ecco secondo me abbiamo corso il rischio peggiore, alla luce di come è andata la Storia. Si possono dare risposte in questo senso di tipo liberale, senza ricorrere a risposte di tipo "Hobbsiano" (anche se mi rendo conto che il sito è dedicato a De Maistre, pazienza). P.S. Il Veneto (e un'eventuale confederazione con la Lombardia e altre regioni del Nord) non avrebbe i problemi che hai esposto tu riferendoti alla Jugoslavia, semplicemente perché a pagare "i conti" sono i veneti, per cui sarebbe il resto dell'Italia (sempre restando nella tua ipotesi) a essere ridotta a colonia. Anche se mi trovo in disaccordo su questo, l'Italia Meridionale subisce una distruzione complementare ed altrettanto dannosa di quella che subisce il Nord con una tassazione eccessiva: mi riferisco all'assistenzialismo, l'eccessivo afflusso di risorse dal Nord. Io credo che se il Nord si separasse, il Sud avrebbe dei grandi vantaggi, perché finirebbe di avere un'economia distrutta dall'afflusso di risorse ed emergerebbe l'ordine spontaneo ed intraprendente delle sue società.
RispondiEliminaConcordo sul fatto che si sia trattato di una farsa sia sul fatto che il secessionismo è, comunque, un grido di disperazione. Come diceva Sant' Agostino: "Cosa sono i regni senza senza giustizia se non grandi bande di briganti?". Il Veneto, così come il resto d'Italia, sta morendo sotto i colpi di una amcchina statale che ormai sembra più un grosso tumore che divora i tessuti sani dell'organismo. Non siamo certo l'Ungheria di Orban...
RispondiEliminaPaolo Maria Filipazzi