di Andrea Virga
Allo
sviluppo storico del cattolicesimo a Cuba dalle origini ad oggi, in particolare
ai suoi rapporti con la Rivoluzione socialista, ho già dedicato un’analisi più
ampia, pubblicata su PapalePapale (parte 1 e parte 2), alla cui lettura rimando. Questo articolo –
si spera il primo di una lunga serie – è dedicato invece alla situazione
attuale della Chiesa Cattolica nel Paese caraibico, vista da vicino. Chi
scrive, infatti, si trova al momento all’Avana per motivi famigliari e di
studio, ma vi aveva già viaggiato da turista nel 2009, percorrendo l’intera
isola.
Per
rendere chiaro fin da subito come la complessità e le contraddizioni di cui
Cuba - per ragioni storiche e culturali - è ricca si riflettano anche in ambito
religioso, può essere interessante partire confrontando tra loro due Messe,
tenute in due quartieri differenti della Capitale, a cui mi è capitato di
assistere.
Nel
primo caso, si trattava del mio ultimo giorno all’Avana, domenica 9 agosto
2009, e avevo insistito per visitare il Santuario di Nuestra Señora de Regla,
Patrona della città. La chiesa si trova nel quartiere popolare di Regla,
situato sull’altro lato della baia dell’Avana, di fronte alla Habana Vieja. La
chiesa è piuttosto grande, ad una sola navata. Lo stile è un semplice
neocoloniale, senza troppi fronzoli. Al centro delle pareti laterali, compaiono
a tre a tre, numerose statue di santi, mentre la statua della Virgen de Regla,
ammantata d’azzurro, si trova nell’abside. Quando iniziò la Messa, fu subito
evidente come quasi tutti i fedeli fossero negri o mulatti, in linea con la
composizione etnica del quartiere. L’accompagnamento musicale alla liturgia
consisteva in sonore percussioni, tali da fare ammutolire il più accanito fan
nostrano delle chitarre da oratorio. La predica non era particolarmente
memorabile, ma non vi furono comunque abusi liturgici di calibro europeo. Del
resto, il cattoprogressismo occidentale che svuota le chiese coincide
raramente col cattolicesimo popolare, all’apparenza eterodosso ma genuino nella
fede.
Una
nota di colore molto indicativa era costituita da due avvisi, affissi alle
pareti. L’uno invitava i fedeli a non salutare i Santi durante le funzioni
religiose. L’altro chiarificava come la Vergine della Regola fosse la Madre di
Cristo e non corrispondesse all’orisha Yemayá. Entrambi si riferivano, infatti,
alle pratiche religiose popolari legate ai culti afrocubani, quali il Palo e la Santería. Quest’ultima nasce dal sincretismo tra gli orisha (divinità pagane) del popolo
nigeriano Lucumí (di ceppo Yoruba) e alcuni Santi della Chiesa Cattolica. Alla
Virgen de Regla, patrona dell’Avana e protettrice dei marinai corrisponde,
secondo i santeros, Yemayá, dea madre
delle acque marine e delle tempeste. Da qui, la necessità per i sacerdoti
cattolici locali di insegnare la retta dottrina, contrastando queste derive
magico-superstiziose, che sono molto diffuse a Cuba presso la popolazione di
origine africana, e non solo, anche se sono sempre state tradizionalmente malviste
dalle classi elevate, tanto prima quanto dopo la Rivoluzione.
Tutt’altro
tenore aveva invece la Messa della domenica scorsa, nel quartiere residenziale
del Vedado, quello dei lussuosi alberghi e locali notturni, abitato dai ceti
medi e alti della società cubana. La chiesa parrocchiale dei Servi di Maria fa
parte di un convento di monache, e vi si celebra ogni mattina la S. Messa,
frequentata dalla gente del luogo. L’edificio, comprendente anche un chiostro,
è in stile neogotico, recentemente restaurato, e risale probabilmente
all’inizio del XX secolo. L’interno della chiesa, a una sola navata, è
illuminato da ampie vetrate illustrate con figure di Santi, ma è altrimenti
piuttosto semplice. Sulla parete di fondo, a fianco del Crocifisso, ci sono le
statue della Madonna con Bambino e di S. Chiara d’Assisi. La presenza di un
buon impianto audio, con microfoni e casse, di una decina di ventilatori, ai
lati della navata, e di un organo Hammond testimoniano la ricchezza di questa
comunità.
Anche
qui, la chiesa è piena di fedeli, ma sono quasi tutti bianchi, alcuni
addirittura biondi (che in America Latina è, in genere, segno di appartenenza
ad una classe sociale elevata). La Messa è celebrata senza creatività
liturgiche, mentre i canti sono accompagnati dall’organo. Si osserva una forte
attenzione da parte del celebrante all’aspetto didattico: oltre alle monizioni
che introducono le Scritture, il sacerdote si dilunga in un’omelia chiara ma
profonda sul concetto teologico di libertà, sottolineando l’importanza di
conoscere la fede (cita il Padre della Patria cubana José Martí: «Essere colti
per essere liberi») e scagliandosi contro la falsa libertà materialista.
All’uscita della Messa, viene distribuito un opuscolo periodico, “Vida
Cristiana”, pubblicato fin dal 1962 e diretto dal gesuita Padre Alberto Garcia
Sánchez: contiene perlopiù notizie ecclesiali e brevi articoli di esegesi.
Come
il lettore può osservare, la differenza tra queste due realtà riflette le diversità
etnoculturali e sociali all’interno della società cubana. A questa diversità
corrisponde quindi anche un differente rapporto con la religione cattolica, a
seconda che si tratti dei discendenti dei coloni spagnoli o degli schiavi
africani. I primi avevano un rapporto privilegiato con la Chiesa, tant’è che
ancora all’alba della Rivoluzione la maggioranza dei sacerdoti e dei religiosi
nell’isola provenivano dalla Spagna. I secondi erano stati spesso trascurati, anche
dopo l’abolizione della schiavitù, e avevano conservato, sotto una patina di
cristianesimo, gli antichi culti pagani. Ancora oggi la geografia religiosa
dell’isola riflette questa divisione etno-sociale, per cui la percentuale di
battezzati è minima (a partire dal 23,7%) nelle province povere dell’Oriente,
come Santiago e Granma, popolate in ampia parte da negri, mentre è massima
(fino al 71,8%) nelle province ricche del nord-ovest, come L’Avana e Matanzas, dove
più alta è anche la concentrazione di discendenti dei coloni europei.
Perciò,
tra i due ambienti, a parità di partecipazione popolare, cambia però
l’approccio verso la fede, maggiormente devozionale nel primo caso, più
intellettuale nel secondo. Ma in entrambi i casi si avverte una particolare
attenzione da parte del clero verso l’educazione religiosa del proprio gregge
secondo la retta dottrina, anche in modo da rimediare alla secolarizzazione dei
decenni passati.

praticamente con 2 vacanze a cuba si ha la presunzione di poter descrivere la "cuba cattolica"
RispondiEliminasarebbe ridicolo, se il Virga non si prendesse tanto sul serio
http://www.rassegnastampa-totustuus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=4082
RispondiEliminaPraticamente con 2 commenti anonimi in internet si ha la presunzione di essere critici letterari.
RispondiEliminaMatteo Donadoni
«Il Pil procapite potete trovarvelo in rete: Cuba è subito dopo la Bolivia (socialista) e prima dell'India (socialista): siamo quasi ai livelli di Haiti. I cubani hanno in pratica tutti lo stesso salario, corrispondente a ca. 25 euro mensili, che sono sufficienti ad acquistare i generi di prima necessità.»
RispondiEliminaUno che dice una cosa del genere mostra di non aver mai messo piede a Cuba.
Questi disseminatori di menzogne che si spacciano per cattolici, riceveranno il prezzo della loro prostituzione all'imperialismo liberal-massonico yankee.
Il solito sbruffoncello d'accatto, parolaio e affabulatore, che si permette di attribuire ad altri patenti di cattolicità. Vattene finalmente a Cuba, la terra dei tuoi sogni, vedremo se la realtà coincide coi villaggi Potemkin che ti hanno fatto visitare.
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