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20 agosto 2014

Il suicidio di Robin Williams e la vana felicità

di Isacco Tacconi
Chi non ricorda l’eccentrico professore che salta sulla cattedra dinanzi agli scolari ingessati, figli di papà, rampolli dell’alta borghesia statunitense recitando versi di Walt Whitman? O chi potrebbe dimenticarsi il medico genio-ribelle Patch Adams o il padre immaturo e ridicolo travestito da donna di Mrs Doubtfire? Tutti personaggi borderline o meglio outline, caratterizzati dall’estrosità e da quella insana voglia di rivoluzione che tende al sovvertimento di ogni regola e di ogni norma. Da sempre è stato considerato dalla critica cinematografica statunitense l’emblema della comicità made in USA. Anche nei talk-show vestiva i panni del comico sregolato e incontenibile, un po’ come il Benigni italiano. Il sorriso sempre sulle labbra, la battuta pronta e…una tristezza profonda.
 

10 gennaio 2014

Dio benedica la Santa Madre Russia!

di Isacco Tacconi
L’ex agente del KGB Vladimir Putin, Presidente della Federazione Russa dal 2000, comincia a collezionare numerosi meriti tra i quali l’aver introdotto il divieto di diffondere pubblicità che sostengono l’aborto e l’uso di sostanze stupefacenti. Grazie a lui la Duma (la camera bassa dell'Assemblea Federale) ha approvato una legge che vieta l’adozione di bambini russi da parte di cittadini di Stati in cui è consentito il matrimonio tra omosessuali e in cui i bambini posso essere affidati a dei semplici single. Lo stesso Putin ha presieduto ad una cerimonia di premiazione delle famiglie numerose russe assegnando a dieci famiglie russe l’“Ordine al Merito dei Genitori”. In particolare, è stata data questa importante riconoscenza civile a una famiglia della regione di Rostov, che ha ben dodici figli. Intervenendo durante la cerimonia di premiazione, Putin ha promesso di lavorare per garantire che le famiglie numerose in Russia siano sempre di più e trovino le condizioni adatte per formarsi.

Sembrano discorsi d’altri tempi, e realmente lo sono. Nel perverso scenario che vede l’Unione Europea profondere i propri sforzi economici e culturali nel costruire una civiltà della morte che si esprime nella “teoria del gender”, nell’omosessualismo di Stato, nel rendere l’accesso all’aborto sempre più semplice e precoce, nel provvedere all’eliminazione eugenetica degli esemplari più deboli, malati o indesiderati tramite l’eutanasia (tutto a spese dei contribuenti), Putin rappresenta lo schiaffo morale al liberalismo relativista e nichilista. La decisione della Russia di tornare sui propri passi appare come una pubblica accusa del regime antiumano europeo e statunitense che trova insopportabile qualsiasi forma di morale tradizionale forte e indomabile. Putin, infatti, ha messo mano ad un progetto patriottico su vasta scala che guarda al futuro della nazione e alle reali esigenze non solo economiche ma soprattutto morali del popolo russo, possiamo dire profondamente antropologiche. Lo stesso presidente russo è stato, infatti, protagonista della fine del regime comunista sperimentando sulla propria pelle le tragiche conseguenze di un sistema ateista, materialista e oppressivo che lungi dal cercare il bene dei popoli, li ha sprofondati nel più grande vuoto esistenziale. L’essenza del marxismo, infatti, è la sovversione dell’ordine tradizionale e la fondazione di una società “nuova”, di un mondo “nuovo”, di un “uomo nuovo”. Sfortunatamente l’esito del comunismo, e del socialismo in genere, dal sud-America alla Cina, passando per l’Europa dell’Est, non ha portato a quel paradiso in terra che gli uomini si ostinano a voler affermare liberandosi di Dio. A tal proposito la mossa realmente rivoluzionaria di Putin è stata quella di capire che la resurrezione di un popolo, ancor prima che economica, dev’essere morale e spirituale. Ed è da questo presupposto che nasce l’alleanza del governo russo con le “religioni tradizionali russe” ovvero, in primis, con quella Chiesa Ortodossa senza la quale è impossibile anche solo parlare di un’anima russa.

Interessante è anche un recente sondaggio dal quale emerge che in Russia la democrazia è vista sostanzialmente come una frode e che solo il 22% dei cittadini esprime consenso verso questa forma di governo, mentre il 53% è espressamente contrario e il 78% ritiene che sia solo una facciata per mascherare il potere dei ricchi e dei clan più forti (come dargli torto!). Chiamati a scegliere tra «libertà» e «ordine» l’88% degli intervistati sceglie l’ordine. Un altro sondaggio conferma che il 76% dei russi è favorevole a ristabilire la censura sui mass media.

Interpretando rettamente l’anima russa Putin sta guidando il Paese più vasto del pianeta ad una radicale svolta conservatrice tesa al ritorno all’ordine e alla “tradizione”, recuperando tutti quei valori umani e culturali che settant’anni di regime comunista avevano sradicato dal cuore dei russi a suon di purghe. Ovviamente nel rafforzamento dei valori comuni il nazionalismo e il patriottismo risultano essere collanti molto efficaci soprattutto se l’avversario è uno sfrontato americanismo liberale che si pone quale moralizzatore planetario. Putin protegge i figli dei russi, del suo popolo, e aiuta le madri in difficoltà investendo, contrariamente agli abortisti eurocrati, nell’assistenza delle donne e delle famiglie. Il “Principe” russo incentiva le nascite, investe sulla famiglia, moralizza la società attraverso una lotta serrata alla tossicodipendenza, alla volgarità, alle oligarchie e alla corruzione di stato, sferzando un colpo netto alla cultura lassista e liberale che sta infettando e incancrenendo l’Occidente. Non esita a punire severamente gruppi insolenti e dissacranti quali le tristissime Pussy Riot.

L’estate scorsa in occasione dei 1025 anni dalla conversione del popolo russo Putin ha coraggiosamente affermato: «Se la Russia è diventata una grande potenza non è per uno zar, per una guerra o per un partito politico: il merito, semmai, è del cristianesimo». A tal proposito dichiara il prof. Matteo d’Amico: «nella visione cattolica è chiaro che l’ordine politico ha lo scopo di frenare il male, impedirlo per quanto è possibile, operare come supremo Kathécon. Viceversa, nell’ordine liberale moderno, poiché l’uomo è un quid di buono in sé, scopo del politico sarà proprio l’opposto, sarà liberare l’uomo da qualunque struttura organizzativa che può frenare la libera espansione della sua natura stessa». In definitiva quello che Putin vuole, e noi con lui, è evitare alla radice la perniciosa deriva liberale che si insinua laddove è assente una coscienza umana solida e radicata nella tradizione morale e religiosa.


Ѐ proprio il caso di transitare dal “God bless America” a “Dio benedica la Santa Madre Russia!”, tanto più se il dio degli Stati Uniti è il G.A.D.U., il massonico grande architetto dell’universo. C’è poco da scherzare, con la svolta conservatrice del premier Putin: la Russia sta dando una solenne lezione alle mortifere democrazie liberali occidentali e filo-americane. Che sia proprio Putin il nuovo Catéchon o più in generale la Russia stessa alla quale sono legate le profezie di Fatima? Le premesse sembrano avallare questa tesi. Ad ogni modo, se mi fermo a considerare la figura di Putin sento vieppiù di potermi unire al vecchio nano Balin il quale, indicando il valoroso Thorin Scudodiquercia, dichiara con orgoglio: «Là c'è uno che potrei seguire. Là c'è uno che potrei chiamare Re».
 

29 dicembre 2013

The Road e l’apologia della famiglia

di Isacco Tacconi

Lo scenario è quello desertico e desolato di un mondo post-apocalittico in cui non c’è più cibo per sostentarsi, gli animali sono stati tutti sterminati da una carestia globale e gli ultimi uomini sopravvissuti si mangiano fra di loro. Bande organizzate di sanguinari ridotti alla condizione di bestie senz’anima, spietati e disumani, danno la caccia agli sventurati vagabondi in cerca di riparo. Questo lo sfondo della storia narrata in “The Road” (La strada) film uscito nel 2009 e basato sul romanzo omonimo di Cormac McCarthy.
 

25 dicembre 2013

Cur Deus homo? Causa e fine dell'Incarnazione

di Isacco Tacconi
Quando ci si accinge a parlare del motivo e del fine dell'incarnazione di Gesù Cristo, uno dei riferimenti principali è l’inno cristologico paolino nella sua epistola agli Efesini, nel quale dichiara che in Cristo il Padre “ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo”(Ef 1,4-5). In tale brano l’Apostolo delle genti descrive il manifesto programmatico del disegno divino di salvezza.
 

18 dicembre 2013

Gesù è nato proprio il 25 dicembre!

di Isacco Tacconi
Vivendo in tempi altamente sospetti, all’approssimarsi di festività importanti, è necessario riproporre del sano revisionismo storico. Sfatiamo dunque un mito moderno recentemente rispolverato e oggi molto in voga. Molto spesso si dichiara con sconcertante sicurezza e disinvoltura che il giorno 25 dicembre altro non sia che la “cristianizzazione” della festa pagana del Sol invictus.
E’ bene perciò chiarire, anzitutto, che il solstizio d’inverno – data in cui si festeggiava nelle culture politeiste il Sol invictus - cade il 21 dicembre e non il 25.

Ma cos’è il Sol Invictus? E' il dì in cui la durata del giorno inizia ad aumentare, dopo il solstizio d’inverno, e dunque avviene una sorta di “rinascita” del sole. Secondo gli antichi, il Sole letteralmente si fermava durante il solstizio d’inverno (dal latino solstitium, ovvero «sole fermo»). In tale occasione il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima. Si verificano la notte più lunga e il giorno più corto dell’anno. Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradualmente ad aumentare fino al solstizio d’estate dove, ovviamente, accade il contrario. Fu istituito come festa romana soltanto nel 274 d.C. dall’imperatore Aureliano, ossia quasi a distanza di tre secoli dalla nascita di Nostro Signore Gesù Cristo, quindi non poteva essere stata sfruttata positivamente dai cristiani.

La Chiesa primitiva aveva fissato la data di nascita di Gesù al 25 dicembre già nei primissimi anni successivi alla sua morte, poiché le tradizioni, le date e gli eventi riguardanti la vita di Gesù venivano conservate e tramandate con estrema cura e precisione dai testimoni diretti, prima fra tutti la sua Santa Madre Maria. Questo è stato ricavato dallo studio dell’antichissima tradizione di matrice giudeo-cristiana - risultata fedelissima al vaglio degli storici contemporanei - e che ha avuto origine dalla cerchia dei familiari di Gesù, ossia dalla originaria Chiesa di Gerusalemme e di Palestina. Lungi dall’essere una data arbitraria, dunque, il giorno 25 dicembre, nel calendario romano, coincideva con il 25 di casleu, il 3° mese nel calendario ebraico, nel quale ricorre la festa della dedicazione (hanukkah) del Tempio di Gerusalemme. Tale festa, conosciuta anche come “festa delle luci”, è stata fedelmente “ereditata”, e non “convertita”, dal cristianesimo che ne ha conservato memoria e rivelato il senso perfetto che in Cristo, “Nuovo e Vero Tempio” di Dio, trova pieno compimento. Neanche in questo caso, però, si può accusare il cattolicesimo di sincretismo poiché gli ebrei, pur conservando la festività di hanukkah, non riconoscono l’autenticità del libro dei Maccabei, nel quale, tuttavia, viene narrata proprio l’istituzione di tale festa. Dunque, chi ha conservato fedelmente e integralmente anche la tradizione ebraica pre-cristiana è proprio la Chiesa Cattolica guidata al senso autentico di cui quella del tempio gerosolimitano era solo prefigurazione e preparazione.

Il Vangelo di Luca ci offre delle informazioni storiche e geografiche molto precise essendo l’evangelista un medico di origine greca e, quindi, di formazione “scientifica”. Perciò il suo vangelo è estremamente dettagliato nel raccogliere i dati e le coordinate spazio-temporali della storia profana. Al tempo di Erode Ascalonita re della Giudea detto “il grande”, un sacerdote di nome Zaccaria si trovava in Gerusalemme per officiare il culto al tempio. I sacerdoti d’Israele erano divisi in “classi” che si succedevano ciclicamente nel servizio del tempio e Zaccaria, ci riferisce Luca, apparteneva alla classe sacerdotale di Abia. Compiuti i giorni del suo servizio tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi”(Lc 1,23-24). L’evangelista San Luca, quindi, ci dice precisamente che dai giorni della classe di Abia sono trascorsi cinque mesi e subito dopo afferma :Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria”(Lc 1,26-27). E nel dire “nel sesto mese” il vangelo di Luca si riferisce al sesto mese dal concepimento di Giovanni Battista. Abbiamo quindi un primo riferimento temporale: tra i due concepimenti intercorrono 6 mesi.

Nel 1947 a Qumran, sul Mar Morto, vengono scoperti migliaia di rotoli manoscritti tra cui “il Libro dei Giubilei”, un testo del II secolo a.C. ,quindi pre-cristiano e, di conseguenza, non imputabile di parzialità. La fonte giudaica ci ha permesso di conoscere, dopo quasi due millenni, le date precise in cui le “classi sacerdotali” di Israele officiavano al Tempio di Gerusalemme, ciclicamente da sabato a sabato, quindi sempre nello stesso periodo dell’anno. Il testo in questione riferisce poi che la classe di Abia, l’ottava delle ventiquattro che si susseguivano ciclicamente nel servizio del Tempio - classe sacerdotale cui, come abbiamo visto, apparteneva il sacerdote Zaccaria, il padre di Giovanni Battista - entrava nel Tempio nella settimana compresa tra il 23 e il 30 settembre. Ma se Zaccaria è entrato nel Tempio il 23 settembre, giorno in cui secondo il vangelo di Luca ha ricevuto l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele, che gli ha comunicato - nonostante la sua vecchia età e la sterilità della moglie Elisabetta - che avrebbe avuto un figlio, il cui nome sarebbe stato Giovanni, vuol dire che San Giovanni Battista, il Precursore del Signore, sarebbe nato intorno al 24 giugno, circa nove mesi dopo l’Annuncio dell’angelo.

Da questi dati poi il conteggio è semplice: il Battista è stato concepito intorno al 23 di settembre e, dopo 6 mesi circa ossia il 25 di marzo, è stato concepito Nostro Signore e, com’è naturale, dopo 9 mesi esatti ossia il 25 dicembre, è nato il Salvatore del mondo. Pertanto la scoperta archeologica di Qumran, ha confermato definitivamente ciò che le ricorrenze liturgiche (25 marzo; 24 giugno; 25 dicembre), rifacentesi alla tradizione bimillenaria e ininterrotta dei concepimenti e dei giorni di nascita, sia di Giovanni che soprattutto di Gesù, hanno da sempre fedelmente trasmesso. In definitiva, con buona pace degli ostinati propugnatori del Sol invictus, possiamo affermare con certezza non solo che Gesù è nato proprio il 25 dicembre ma che i vangeli dicono la verità storica circa i fatti accaduti nella notte più santa di tutti i tempi. 
 

06 ottobre 2013

To the Wonder: un viaggio verso casa

di Isacco Tacconi
“Verso la Meraviglia” è la traduzione italiana dell’ultima produzione cinematografica firmata Terrence Malick, la quale si rivela, come il precedente “Tree of Life”, una vera e propria opera d’arte. Un film difficile da decifrare sia per la pluralità di temi che investe sia per la profondità della riflessione di cui si fa portatore. In effetti non si può evitare di chiedersi :“cosa voleva comunicarci il regista?”. E quando un film stimola l’intelligenza e la riflessione, è un chiaro segno del suo spessore non comune che spicca nel conformismo superficiale in cui annaspa il cinema hollywoodiano.
 

01 agosto 2013

Francescani dell'Immacolata: un provvedimento che danneggia la Chiesa intera

di Federico Catani e Isacco Tacconi

Il provvedimento dell’11 luglio scorso e in vigore dal 12 agosto prossimo, emesso dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata a carico dell’istituto religioso dei Frati Francescani dell’Immacolata, vieta loro di officiare la Santa Messa secondo il rito celebrato nella Chiesa da più di 1500 anni, il cosiddetto “rito antico” o rito tridentino, anche detto “forma straordinaria dell’unico rito romano”, che risale a s. Gregorio Magno. Tale forma mai abolita, lo ricordiamo, era stata liberalizzata e favorita da papa Benedetto XVI nel 2007 con il Motu Proprio “Summorum Pontificum”.

Una faida interna all’Ordine ha creato uno schieramento (maggioritario) a favore della liturgia nella forma extraordinaria e alle direttive del Ministro Generale e fondatore dell’Ordine, p. Stefano M. Manelli, e uno schieramento (minoritario) avverso al nuovo corso. Questa minoranza dissidente ha richiamato così l’intervento delle autorità pontificie. Non ripercorriamo tutta la vicenda. Ne hanno parlato magistralmente il prof. Roberto de Matteila coppia Gnocchi&Palmaro su Corrispondenza Romana, Francesco Agnoli sul Foglio, Corrado Gnerre su Il Giudizio Cattolico e il buon Sandro Magister sul suo sito. Inoltre ormai tutta la blogsfera se ne occupa. In sintesi, a partire dal 12 agosto, i frati FI non potranno più celebrare liberamente secondo il Messale del 1962, ma dovranno chiedere, ognuno singolarmente, l’autorizzazione al commissario posto alla guida dell’Ordine, il cappuccino Fidenzio Volpi. P. Stefano, infatti, è stato destituito e allontanato dalla guida dell’Istituto. Lui che, seguendo l’invito rivolto da Paolo VI agli ordini religiosi di tornare allo spirito dei fondatori, intraprese negli anni Settanta un ritorno alle origini del francescanesimo, con  una vita povera, umile, penitente ed obbediente, per seguire in tutto l’esempio di San Francesco, dando vita, sull’impronta di San Massimiliano Kolbe e del suo amore illimitato alla Madonna, all’Istituto dei Francescani dell’Immacolata.

Con il provvedimento della Congregazione per i religiosi si priverebbe della Messa antica quella fetta crescente di fedeli che, grazie a Benedetto XVI, hanno riscoperto la ricchezza della bimillenaria liturgia della Chiesa, “culmine e fonte” della vita cristiana. Amata e custodita dai santi, alimento e vita dei fedeli di ogni tempo e anche di coloro che vanno a Messa dai Frati Francescani dell’Immacolata. Adesso che succederà? I fedeli laici si dovranno rassegnare a vedersi privati di un loro diritto, riconosciuto da un documento (il Motu Proprio) di rango giuridico molto superiore al decreto della Congregazione dei religiosi, che impone una evidente ingiustizia. Il provvedimento, infatti, recherebbe danno non solo ai FFI ma all’intero popolo di Dio.

E allora qui è il caso di non cedere. I FFI hanno già detto che obbediranno al Papa, con autentico spirito francescano. Dicono che accettano questo momento difficile certi che l’Immacolata non li abbandonerà. Ne siamo sicuri. Eppure, dato che non possiamo rassegnarci a veder penalizzata la perenne Tradizione della Chiesa, manifestantesi nella Sacra Liturgia, ci permettiamo di suggerire qualcosa: perché i padri FI fedeli al fondatore non chiedono udienza al Papa? Perché non redigono un documento in cui, pur sottomettendosi all’autorità suprema del Vicario di Cristo, non spiegano le loro ragioni difendendo il diritto dei fedeli laici a beneficiare dell’Ufficio divino da loro svolto?  

Detto ciò, ne approfittiamo per rivolgerci filialmente a Papa Francesco. Santità, anche noi fedeli legati alla Tradizione siamo pecore. Puzziamo come le altre e pertanto La preghiamo di ascoltarci: abbiamo infatti imparato dai Suoi discorsi che la Misericordia di Dio è infinita. Quindi siamo certi di ottenere attenzione e comprensione. Siamo per lo più giovani, cerchiamo di impegnarci nella vita di tutti i giorni per essere atleti di Gesù, come piace a Lei, andando sempre controcorrente, proprio come Lei ci insegna. Non siamo inamidati e nemmeno pelagiani, perché sappiamo bene che senza la grazia di Dio non riusciremmo a salvarci. Ebbene, noi siamo riconoscenti ai Francescani dell’Immacolata, perché ci hanno aiutato a vivere da buoni cristiani. Questi frati sono poveri davvero, nei fatti, e non solo a parole e questo a Lei dovrebbe piacere, Santo Padre. Quelli che conosciamo non sono zitelli acidi, non hanno la faccia da peperoncino in aceto: anzi, sono allegri, gioviali e simpatici, nonostante facciano una vita dura. Non hanno macchine di lusso, né vivono in appartamenti comodamente arredati. Ora, noi non sappiamo bene quali siano le motivazioni profonde che stanno alla base di questa lacerazione interna all’istituto dei FI, ma un tale provvedimento sanzionatorio recherebbe danno all’intero popolo di Dio che beneficia del servizio liturgico in usus antiquior. La liturgia, infatti, è un bene comune della Chiesa universale, anzi è “il bene” che fonda e alimenta la Chiesa. Privandone i fedeli, contemporaneamente si priverebbe l’intero Corpo Mistico dei frutti spirituali che da essa scaturiscono.

I FI, pur con tutti i loro limiti umani, ci hanno dato e ci danno un esempio concreto di santità vissuta. Santo Padre, in Italia sono questi cari e amati “frati azzurri” a garantire la celebrazione di molte Messe nella forma extraordinaria. Se Lei impedisce loro di proseguire il lavoro svolto sin qui, che ne sarà di noi giovani e meno giovani legati al Vetus OrdoGrazie alla generosità di S.S. Benedetto XVI, che Lei considera “un nonno saggio” da ascoltare, ci siamo accostati all’antico rito e ce ne siamo innamorati, senza per questo diventare scismatici. Molti di noi fanno anche parecchi chilometri per assistere alla Santa Messa in usus antiquior. Eppure non di rado incontriamo difficoltà ed ostacoli, incomprensioni e pregiudizi, spesso proprio da parte di vescovi e preti, ma non solo. In questo senso ci sentiamo davvero gente di periferia. E allora, Santità, Lei che conosce e ama le periferie, venga a visitarci: anche noi abbiamo bisogno delle sue cure e della sua protezione. Lei sa che c’è una povertà pure spirituale, perché l’ha detto, anche se i giornali non se ne sono accorti. Qualora si privasse il popolo di Dio della Messa nella forma straordinaria e magari (Dio non voglia!) della spiritualità e della guida dei Francescani dell’Immacolata si creerebbe un grande vuoto spirituale e un vulnus profondo nel Corpo Mistico. Non crediamo che sia questo ciò che vuole. Noi ovviamente vediamo in Lei il “dolce Cristo in terra” e a Lei ci sottomettiamo filialmente, perché La amiamo come Padre. Ma proprio per questo, La preghiamo di ascoltare le nostre buone ragioni e magari di spiegarci eventuali provvedimenti. Non crediamo di sbagliare nell’amare la forma straordinaria da sempre circondata di onore e venerazione e, Glielo assicuriamo, ciò non ci impedisce di sentire cum Ecclesia. Tuttavia noi ci riferiamo alla Chiesa che ha duemila anni di storia, non solo a quella che va dal 1965 ad oggi. Noi stiamo con i Papi da San Pietro a Lei, e con tutti i Concili, da Nicea al Vaticano II. Santità, mostri il suo volto amorevole e non voglia penalizzare noi fedeli. Nella Chiesa c’è spazio per tutti e coloro che seguono la Messa nella forma straordinaria non sono di certo una “maggioranza”. I provvedimenti necessari per un rappacificamento interno dell’Ordine non sono di nostra competenza, ma Le chiediamo di non privarci della Santa Messa celebrata secondo il Messale del beato Giovanni XXIII, la quale non è appannaggio o esclusiva dei Frati Francescani dell’Immacolata, di cui anzi essi sono servi, ma dono di Cristo e della Chiesa al mondo intero come un tesoro da cui si traggono cose antiche e cose nuove.

FIRMA QUI L'APPELLO DI "CORRISPONDENZA ROMANA" IN FAVORE DEI FRANCESCANI DELL'IMMACOLATA E DELLA MESSA TRADIZIONALE.
 

25 luglio 2013

No all’aborto e alla sperimentazione embrionale (dei gorilla però)

di Isacco Tacconi

L’ultima trovata legislativa proviene dall’infelice penisola iberica, la quale sprofonda ancor più insieme alla mezzaluna dei Paesi Bassi nell’irrazionalità inumana di una società che non ha futuro.
 

29 aprile 2013

Essere amici oggi, ovvero “l’Amicizia ai tempi del colera”

di Isacco Tacconi

Cosa vuol dire essere “amici”? Comunemente, per amico si intende una persona a cui siamo legati affettivamente, una persona con cui stiamo bene insieme e con la quale condividiamo il nostro tempo; un qualcuno/a con il quale ci troviamo in sintonia e magari condividiamo i medesimi gusti. Ma possiamo realmente dire che l’amicizia è tutta qui?
 

10 marzo 2013

"Pregate, sciocchi!"

di Isacco Tacconi

A partire da quel fatidico 11 febbraio, stampe, rotocalchi, vaticanisti improvvisati, atei, agnostici, ma, ahimè, anche sacerdoti insofferenti, si sono sperticati in considerazioni, ipotesi e sentenze di condanna riguardo la rinuncia di proseguire il ministero petrino da parte di papa Benedetto XVI.  C’è chi  insinua che dal prossimo conclave ne uscirà un antipapa, ossia un papa illegittimo, un non-papa. C’è chi accusa Benedetto XVI di vigliaccheria, di essere fuggito difronte ai lupi, di essere “sceso dalla croce” sbrodolandosi  di paragoni con il suo predecessore, il beato Giovanni Paolo II. Personaggi anche conosciuti nel mondo cattolico si sono, a mio avviso, spericolati sull’abisso del giudizio, avventurandosi in speculazioni e processi alle intenzioni che vanno, evidentemente, oltre l’umana capacità di comprensione.
 

06 marzo 2013

Uomini e animali: una faccia, una razza?

di Isacco Tacconi


Nel 1970, Richard Ryder, psicologo inglese, inventò un neologismo destinato ad influenzare pesantemente il pensiero di milioni di persone: "specismo". Con questa parola volle designare lo status, secondo lui arbitrario, attribuito dall’essere umano a tutte le creature, allo scopo di creare una gerarchia, al cui vertice fosse appunto l’uomo. Una sorta di “discriminazione” degli animali! Lo stesso filosofo (?) ottocentesco A. Schopenauer, sotto l’influsso delle religioni orientali di matrice panteista (induismo, buddismo, jainismo), affermò categoricamente "Bisogna essere davvero ciechi in tutti i sensi o totalmente cloroformizzati dal foetor iudaicus per non riconoscere che nell’animale e nell’uomo il fondo essenziale e principale è identico. Nell'uomo c’è solo un "maggiore sviluppo cerebrale", una differenza quantitativa".
 

08 febbraio 2013

Fermare il Giannino?

di Isacco Tacconi


Il 7 febbraio a Terni, in Umbria, si è svolto uno dei numerosi incontri che il giornalista e aspirante premier Oscar Giannino, in vista delle imminenti elezioni, sta rivolgendo agli elettori su e giù per l’Italia.
La sua lista, “Fare per Fermare il Declino”, è nata ufficialmente l’8 dicembre 2012, quindi in tempi recentissimi, ma da subito è stata accolta con un certo entusiasmo da quella parte degli italiani (cattolici ovviamente) che, spaesati nell'arcipelago politico attuale, non sanno realmente a chi votare, o a quale santo votarsi. Uno scenario ben descritto dalla metafora utilizzata da San Basilio, di una battaglia navale notturna su un mare in tempesta, «dove nessuno più conosce l’altro, ma tutti sono contro tutti». 
 

25 gennaio 2013

Lincoln contro il razzismo? Non esattamente

di Isacco Tacconi


Quando si parla di eroi americani, bisogna stare sempre attenti a prendere con le pinze la veridicità di quello che si racconta, specie se a raccontarlo sono proprio gli americani. Anche nel caso del nuovo film di S. Spielberg, “Lincoln” il sedicesimo presidente degli Stati Confederati del Nord, ci siamo resi conto che non tutto è oro quel che brilla, e che forse bisognerebbe interrogare i fatti più che gli interpreti.
 

19 dicembre 2012

La casalinga sanguinaria se ne frega dell'animalismo

di Isacco Tacconi

Lo scorso 28 novembre due uomini, padre e figlio, sono stati assaliti di notte da quattro rottweiler mentre liberavano il giardino dalla valanga di fango provocata dalla pioggia battente. I quattro cani, dicono, spaventati dalla tempesta di pioggia che aveva causato un’alluvione a Carrara, avevano semplicemente, in amicizia s’intende, “divelto” il recinto dove erano custoditi.
 

25 novembre 2012

October Baby : il film che ha commosso l’America


di Isacco Tacconi
Nella serie dei film nascosti in soffitta non poteva che finire anche “October Baby”, la storia ispirata alla straordinaria esperienza di Gianna Jessen, la giovane ragazza di 35 anni sopravvissuta all'aborto che dal 1996 gira per il mondo per raccontare la sua storia.
 

12 novembre 2012

Cristiada: l’epopea del film fantasma

di Isacco Tacconi 

Ieri pomeriggio (dopo il successo delle giornate di mercoledì 7 e giovedì 8 novembre), presso i locali della Fondazione Lepanto, è stato proiettato "Cristiada", film che racconta in poco più di due ore l’epopea dei Cristeros messicani. Il titolo della pellicola, che riprende il nome con cui quegli eventi sono passati alla storia, indica proprio il senso di una nuova “Cruzada” per Cristo, combattuta fino all'effusione del sangue dalla maggior parte della popolazione cattolica messicana negli anni '20, contro il governo massonico e anticlericale di Plutarco Elías Calles (1877-1945).

Egli mirava ad un totale sradicamento della fede del popolo messicano, attuabile soltanto a prezzo del sangue di molti martiri innocenti: per raggiungere lo scopo e avere il necessario sostegno, accettò perfino una distensione dei rapporti, precedentemente conflittuali, con gli Stati Uniti, interessati alle risorse petrolifere del paese. La rivoluzione anti-religiosa, in atto nel resto del mondo sotto il nome di “comunismo”, trovava in Messico la strenua e solida opposizione dell’avversario più ostico: la Chiesa Cattolica.

Il fatto interessante è che, come i drammatici eventi della sanguinosa repressione del popolo messicano fedele alla Santa Chiesa e a Cristo sono stati passati sotto silenzio, insabbiati, dimenticati, allo stesso modo si sta tentando di occultare la pellicola che tali eventi vuole riportare alla luce. Il film, originariamente presentato con il titolo di “Cristiada”, è stato ribattezzato “For Greater Glory” per motivi potremmo dire prudenziali, con la speranza che così facendo trovasse maggior fortuna nella distribuzione delle pellicole. Purtroppo così non è stato. Già da due anni infatti si parla della sua uscita nei cinema, che fin da subito ha trovato ostacoli, levate di scudi ed un totale disinteresse da parte di tutte le case cinematografiche hollywoodiane. Per un periodo si era persino vagheggiato l’interesse al suo acquisto da parte di Disney, ma il tutto si è concluso in un nulla di fatto. Curioso quanto sbalorditivo, dato il cast di altissimo livello: Andy Garcia, Eva Longoria Parker, Peter O'Toole, Bruce Greenwood, Catalina Sandino Moreno, Eduardo Verasteguì, Bruce McGill, Oscar Isaac, Santiago Cabrera, Nestor Carbonell, Rubén Blades, Oscar Isaac. Inoltre, il film costituisce l'esordio alla regia di Dean Wright, già veterano supervisore degli effetti speciali negli ultimi due capitoli del Signore degli Anelli, “Le Due Torri” e “Il ritorno del Re”. E, come se non bastasse, la colonna sonora è stata composta dal famoso musicista James Horner, autore, fra le altre, delle musiche di Titanic, Braveheart, Apollo 13, A Beautiful Mind e La Maschera di Zorro. Insomma, un curriculum tutt'altro che mediocre. 

E allora perché questa totale indifferenza per un film che frutterebbe un incasso elevatissimo in tutto il mondo? Verrebbe da rispondere come Quelo :“La risposta è dentro di te, e però è sbajata”. A sentire i soliti minimizzatori, infatti, affermare che la motivazione del rifiuto sia il contenuto favorevole alla Chiesa e alla Fede cattolica sarebbe un’esagerazione, o l’ennesima prova di vittimismo papista. Il problema è che il film, che ho avuto la fortuna di vedere, racconta e legge i fatti non solo dalla campana cattolica, quindi sulla base di interessi di parte, ma secondo la verità storica. Dalla pellicola, infatti, non traspare un’idealizzazione della Chiesa, descritta come una società perfetta, ma si mettono in luce anche gli aspetti negativi degli uomini che ne fanno parte, non nascondendo gli eccessi che li hanno visti protagonisti in una guerra comunque dispotica e spesso sproporzionata. 

Ad ogni modo resta la memoria innegabile e terribile degli 85 mila cattolici scesi a combattere contro il governo anti-cristiano e caduti sui campi di battaglia, definiti spregiativamente cristeros a causa della loro fede in Cristo Re. Con buona pace dei "teniamoci per mano", "volemose bene", "fate l’amore non fate la guerra","pacifisti cattolici" (?), “il Messico cristero godette "dell’imprimatur" della stessa Santa Sede. Papa Pio XI (1857-1939) dedicò infatti alla persecuzione anticattolica di quello sfortunato Paese nordamericano non uno ma ben quattro documenti magisteriali, tre dei quali furono nientemeno che encicliche, oggi opportunamente raccolti nel volume Encicliche sulle persecuzioni in Messico, 1926-1937 (Amicizia Cristiana, 2012, pp. 78, € 7,00).” [1]

Appurato quindi, che l’uscita del film nei cinema europei ed italiani sarà quantomeno largamente posticipata se non addirittura negata, non resta altro che il fai da te per poter diffondere con i mezzi informatici questa pellicola “fantasma”. Ottima, dunque, l'idea della Fondazione Lepanto, che ha fornito a coloro che ne hanno avuto il desiderio la possibilità di conoscere questo tragico e allo stesso tempo glorioso capitolo della storia messicana e del Cattolicesimo novecentesco. L’iniziativa promossa dà così il via ad una sorta di “resistenza” culturale, che si affida alla buona volontà e alla libera iniziativa dei privati e delle associazioni di ispirazione cattolica. 

“Non c’è gloria più grande di dare la vita per Gesù Cristo”: queste sono le ultime parole di padre Cristopher (nel film Peter O’Toole) pochi minuti prima di essere fucilato dai soldati dell’esercito governativo messicano. Questo è l’ideale che forse si sta cercando di cancellare dalla coscienza dei fedeli cattolici. Ma che si conserva ancora vivo nella memoria di quei migliaia di martiri che, al grido di “Viva Cristo Re!”, hanno irrorato la terra con il proprio sangue seminando il germe di nuovi cristiani e, forse proprio per questo, fanno ancora paura ai potenti di oggi, come a quelli di ieri.
 

11 novembre 2012

Non è Bello ciò che piace, ovvero del Valore della Bellezza (II parte)

di Isacco Tacconi

Tornando ora però alla domanda posta al principio, nella prima parte di questa trattazione, la Bellezza è qualcosa di oggettivo o no? Per dare una risposta a questo quesito potrebbe forse bastare osservare il mondo che ci circonda e tentare di misurare il grado di sensibilità che la gente possiede, non tanto per una colpa propria, quanto per l’influenza che i media e la cultura dominante impone a noi tutti. Questo a partire dalla musica della quale ci vengono riempite le orecchie alla radio, nei supermercati, in tv. Oppure dalle immagini semi o totalmente pornografiche che ci scorrono davanti agli occhi continuamente, e fondamentalmente da un malcelato egoismo di massa, che non spinge più l’uomo a guardare fuori di sé, ma lo rinchiude in se stesso imponendogli di ricercare solo il proprio utile. 
 

10 novembre 2012

Non è Bello ciò che piace, ovvero del Valore della Bellezza (I parte)

di Isacco Tacconi

La domanda è lecita e sorge spontanea, in un mondo che sembra aver smarrito il “senso” della Bellezza: ma è proprio vero l’assioma “Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace?”
La questione è più sottile e ingarbugliata di quello che sembra. Spesso infatti parliamo di “senso della bellezza” intendendo un sensus communis proprio dell’essere umano, esattamente come la vista, il tatto, il gusto, l’udito e l’odorato.
 

30 ottobre 2012

Un Pellegrinaggio "Straordinario"

di Isacco Tacconi 

Il gioco di parole è quanto mai azzeccato, perché quello previsto per il 3 novembre è un pellegrinaggio sui generis. Non si dovranno percorrere lunghe distanze attraverso territori impervi infestati da tartari e predoni sanguinari, anche se la mèta è sempre la stessa, il cuore della cristianità: Roma, la città eterna, sede del vicario di Cristo
 

25 settembre 2012

“Scene da un Matrimonio”, una proposta indecente


di Isacco Tacconi

Un borgo medievale suggestivo, quello di Casteldilago, una manciata di persone con la grinta e la voglia di condividere le loro capacità e le loro passioni per metterle al servizio delle giovani coppie che si preparano per quello che una volta veniva considerato da tutti “il giorno più bello della vita”.