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20 novembre 2018

Barista. 4 shot prego!

di Francesco Apponi
Il nostro appuntamento del martedì continua, per avere dei flash su alcuni temi che ci coinvolgono direttamente come credenti e non. Buoni, corti, colorati come shot. 
Lo shot giallo segna l'inizio delle nostre riflessioni: sarà una piccola definizione o piccola questione che darà la traccia a tutta la rubrica. 
Lo shot azzurro sarà il rimando alla Beata Vergine Maria, sotto forma di preghiera: un po' di coccole materne.
Lo shot verde sarà la bussola rappresentata da qualche nostro amico già in Cielo che ci invita a seguire le orme di Cristo come egli stesso ha fatto, con la (verde)speranza di incontrarlo in Paradiso insieme al Capo.
Lo shot rosso concluderà tutto con una bella citazione di testimonianza pensata e ragionata da parte di chi qualcosa ci capiva (qualcuno con la testa sulle spalle, insomma). 

PER INIZIARE 
Terminiamo oggi questi brevi flash sui Novissimi con la porta della vita definitiva, la morte. E' la morte che ci conduce al nostro destino eterno, destino che ci giochiamo qui su questa terra: destino di eterna felicità o di eterna dannazione.
Quel momento nel quale chiuderemo gli occhi su questa vita è essenziale. Tutto o quasi si gioca lì: se avremo perseverato fino a quel punto nella via di Cristo saremo salvi.
Ecco perché è importante prepararsi ad una buona morte, pregare affinché non ci colga di sorpresa, cioè non riconciliati con Dio e impreparati all'incontro con Lui, senza quel falso pietismo e buonismo che alcune volte maschera la necessità di far finta che la morte non esista, che è un momento che non avverrà mai.
Siamo nati per vivere eternamente, ma non su questa terra. La morte c'è e ci conviene essere preparati se vogliamo essere felici per sempre. E fare una buona morte, chiedendola al Signore, è di capitale importanza.
Ma non è un passaggio cupo, seppure sia normale viverla con un certo timore che ci ricorda l'importanza di questo passaggio. E' un passaggio verso il meglio, la parte migliore, la vita definitiva senza dolore, senza lutto, senza lacrime, senza male.

RIVOLGIAMOCI ALLA MADRE 

Ave, o Maria, piena di grazia,
il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte.
Amen.

I SANTI, SPECCHIO DI CRISTO
Colui che ha fatto una morte santa per eccellenza, il protettore dei moribondi, è il primo tra i Santi, San Giuseppe. Il grande patrono della Chiesa universale, uomo di santità incredibile, fu assistito da Gesù stesso e dalla Beata Vergine Maria in quegli istanti. Nessuno poteva desiderare una morte migliore di quella del custode di Gesù, suo padre putativo. 

PER FINIRE MEDITANDO 
“La morte è una grande gioia. Significa la felicità. Io non vorrei morire, mio Dio. È una gioia troppo grande. La mia natura si ribella al pensiero della morte. Nel contempo il mio cuore trasalisce di gioia perché i miei occhi vedranno il mio Creatore. O mio Dio, quale felicità; i miei occhi ti vedranno; io verrò da Te. È vero che ho peccato, ma avverto in me una grande fiducia.
Sono come un pesce fuori dell'acqua. Esso apre e chiude la bocca, boccheggiando: è l'unico sollievo che gli è rimasto. Così è pure di me. Non ho altra consolazione sulla terra se non il sospirare la mia celeste patria. Ah! Quando verrà quel giorno? Poiché qui tutto passa come un lampo, come il fiore del campo. Tutto su questa terra è amaro per la mia anima; è come veleno. La terra appare un deserto ai miei occhi. Quando lo vedremo il nostro Dio? [...]
Il mio cuore cede. Non appartiene più a me. È perso in Dio. Tutti i miei sensi sono rivolti a Lui. Anelano a Dio. Contemplerò il mio Dio, lo contemplerò. Come un bambino in un mucchio di letame, coperto di sudiciume, così io mi getto ai piedi di Gesù misericordioso. Gli dico: «Nel tuo regno ci sono molte dimore. Conducimi in una che ti piaccia. Ma che io ti ami per tutta l'eternità». Il mio cuore si scioglie in Dio. Non può più vivere qui, a lungo. Ho dato il mio cuore a Dio. O felice morte che mi condurrà davanti al mio Dio. Salterò e danzerò di gioia, quando vedrò il mio Dio. […]
Mio Dio, come è cieco il mondo nella sua angoscia di fronte alla morte! La morte è un avvenimento che porta felicità. Morire significa andare da Dio e vederlo. O morte tanto a lungo attesa, portami presto dal mio Diletto. Liberami dalla prigione, conducimi dall'oscurità alla luce. Io vedrò il mio Dio; il Signore me lo ha promesso.
Quando ti contemplerò, o Dio di luce, ciò avverrà per sempre. Quando la mia anima riposerà al tuo eterno banchetto, allora la mia gioia e la mia felicità raggiungeranno il culmine. Il vederti sarà eterno, per sempre, senza fine. Quando lascerò questa terra ingrata, la catena cadrà per sempre e io vedrò Dio. Quando mi si porterà la notizia che le mie catene si sono rotte, io volerò, andrò dal mio Diletto. O tenebre, non ingannatemi! Io vedo il mio Diletto; non impedite ch'io voli da lui. Il pane che io mangio non si corrompe; la sorgente che mi disseta scaturisce eternamente."

Santa Maria di Gesù Crocifisso (Boauardy), Carmelitana Scalza, Pensieri, pp. 140-143.

Per approfondire:
La Sacra Bibbia: http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_INDEX.HTM
Catechismo della Chiesa Cattolica: http://www.vatican.va/archive/catechism_it/index_it.htm.
Compendio di Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica: http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html. 
Vita dei Santi: http://www.santiebeati.it/.
Santo Rosario: http://www.vatican.va/special/rosary/documents/misteri.html



 

06 novembre 2018

Barista. 4 shot, prego!


di Francesco Apponi
Il nostro appuntamento del martedì continua, per avere dei flash su alcuni temi che ci coinvolgono direttamente come credenti e non. Buoni, corti, colorati come shot.
Lo shot giallo segna l'inizio delle nostre riflessioni: sarà una piccola definizione o piccola questione che darà la traccia a tutta la rubrica.
Lo shot azzurro sarà il rimando alla Beata Vergine Maria, sotto forma di preghiera: un po' di coccole materne.
Lo shot verde sarà la bussola rappresentata da qualche nostro amico già in Cielo che ci invita a seguire le orme di Cristo come egli stesso ha fatto, con la (verde)speranza di incontrarlo in Paradiso insieme al Capo.
Lo shot rosso concluderà tutto con una bella citazione di testimonianza pensata e ragionata da parte di chi qualcosa ci capiva (qualcuno con la testa sulle spalle, insomma).

PER INIZIARE
Il mese di novembre inizia con la festa della cosiddetta Chiesa trionfante, i Santi, coloro che godono pienamente della felicità eterna e senza pari, cioè Dio stesso. Il Paradiso. Poi, il giorno seguente, e per tutto il mese di novembre si ha una particolare attenzione per il Purgatorio. Le anime che hanno bisogno di purificarsi per entrare nella gioia del Paradiso: stato di sofferenza temporaneo, eppure intensissimo. Doloroso e senza possibilità di essere accorciato.
A meno che non interveniamo noi. O meglio: Dio ha stabilito, in virtù della fratellanza che ci lega anche ai defunti, non solo con tutti i vivi, che la permanenza di queste anime in Purgatorio, riguardo ad un tempo più lungo e di per sé necessario di purificazione, possa essere abbreviata dalle nostre preghiere che prendono forma di indulgenza, parziale o plenaria. Roba seria, roba tosta, roba d'amore vero.
Perché l'amore supera i confini di spazio e di tempo: quante anime per cui non prega nessuno ci sono che aspettano il Paradiso, quanto bene potremmo fare e quanto bene ci concede Dio di fare, che fa bene a loro, ma fa bene anche a noi!

RIVOLGIAMOCI ALLA MADRE
Nostra Signora del suffragio, Madre di misericordia, noi Ti invochiamo propizia per noi e per le Anime del Purgatorio. Vorrei evitare quel tremendo luogo vivendo da giusto, evitando il peccato e compiendo ogni cosa con il fervore di un' anima santa: ma che posso fare da solo, senza il tuo aiuto?
Cara Madre, volgi benigna lo sguardo su di me e ottienimi la grazia che l'ultimo giorno della mia vita sia per me il primo della vera gioia celeste.
Speranza e Madre degli afflitti, soccorri quanti gemono in Purgatorio.
Ricordati dei miei congiunti, dei miei amici, dei miei benefattori e di tutte le anime abbandonate.
O Maria, per la Croce su cui Gesù morì, per il calice che ogni giorno si offre all'Eterno Padre nella santa Messa, ottieni grazia e la liberazione a tutte le anime sofferenti.
Ascolta i loro sospiri ed apri le porte del penoso carcere, affinché oggi salgano con Te in Cielo. Amen.
Santa Vergine Maria, rifugio di tutti gli afflitti, assisti le anime purganti, che supplicano la tua misericordia. Queste sono creature tue, riscattale col prezzo di tuo Figlio: Egli Te le ha raccomandate morendo sulla Croce.
Abbi pietà di loro e mostrati loro Madre, ottenendo il termine della loro purificazione.
Presenta all' Eterno divin Padre le sacre piaghe di Gesù e il suo Sangue prezioso.
Per la tua potente intercessione libera le Anime Sante del Purgatorio.

I SANTI, SPECCHIO DI CRISTO
Tra i vari Santi che pregavano per i defunti, cioè tutti, ricordiamo San Gregorio Magno, pontefice e dottore della Chiesa, morto nel 604. A lui la descrizione e la diffusione di quelle che sono le Sante Messe appunto gregoriane, ovvero l'offerta per trenta giorni consecutivi della Santa Messa per un solo defunto per farlo accedere al Paradiso, compensando le sue mancanze per cui soffre in Purgatorio con i meriti di Cristo. Nei suoi Dialoghi Gregorio parla proprio del felice esito della devozione che fece andare in Paradiso l'anima purgante di un monaco.

PER FINIRE MEDITANDO
1030 Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo.

1031 La Chiesa chiama purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt'altra cosa dal castigo dei dannati. La Chiesa ha formulato la dottrina della fede relativa al purgatorio soprattutto nei Concili di Firenze e di Trento.
La Tradizione della Chiesa, rifacendosi a certi passi della Scrittura, 623 parla di un fuoco purificatore:
«Per quanto riguarda alcune colpe leggere, si deve credere che c'è, prima del giudizio, un fuoco purificatore; infatti colui che è la Verità afferma che, se qualcuno pronuncia una bestemmia contro lo Spirito Santo, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro (Mt 12,32). Da questa affermazione si deduce che certe colpe possono essere rimesse in questo secolo, ma certe altre nel secolo futuro».

1032 Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: «Perciò [Giuda Maccabeo] fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato» (2 Mac 12,45). Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti:
«Rechiamo loro soccorso e commemoriamoli. Se i figli di Giobbe sono stati purificati dal sacrificio del loro padre, perché dovremmo dubitare che le nostre offerte per i morti portino loro qualche consolazione? [...] Non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire per loro le nostre preghiere».
Catechismo della Chiesa Cattolica.


Per approfondire:
La Sacra Bibbia : http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_INDEX.HTM
Catechismo della Chiesa Cattolica : http://www.vatican.va/archive/catechism_it/index_it.htm.
Compendio di Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica : http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html.
Vita dei Santi : http://www.santiebeati.it/.
Santo Rosario: http://www.vatican.va/special/rosary/documents/misteri.html
 

24 marzo 2016

I fatti del Belgio tra politica e metapolitica


di Roberto De Albentiis

Il 22 marzo 2016, Mercoledì Santo, l’Europa e il mondo si sono svegliati con le orribili immagini dell’attentato islamista di Bruxelles: ad oggi, il computo è di 31 morti (ne escludiamo ovviamente gli attentatori suicidi) e di circa 250 feriti; obiettivi, l’aeroporto nazionale della capitale belga e la stazione della metropolitana di Maalbek.
A cadaveri ancora caldi, l’intellighenzia politica e culturale europea ha parlato di rafforzare l’ “integrazione” contro gli “integralismi” (provando ad accomunare “integralismo” cristiano e islamismo wahabita) e, soprattutto, i “populismi”; sbagliano, ovviamente, come sbagliano i redivivi fallaciani: la situazione è, purtroppo, ben più complessa di uno scontro buoni vs cattivi, ora variamente identificati.
Il Belgio paga decenni di politiche interne ed estere sbagliate: ad una scellerata politica di integrazione (promossa spesso per mero tornaconto elettorale), che ha portato, ad esempio, ad avere una Bruxelles per quasi 2/3 formata da stranieri e figli di stranieri, che non solo non si è integrata ma ha addirittura fornito protezione all’attentatore di Parigi Salah, è corrisposta un’altrettanto scellerata scelta di geopolitica e politica estera, che ha portato il piccolo Belgio a legarsi saldamente con l’Arabia Saudita (assieme al Pakistan e al Qatar, saldi alleati degli USA, uno dei più grandi Stati esportatori di predicazione e terrorismo wahabiti) e, da ultimo, a schierarsi contro la Repubblica Araba Siriana e, neanche tanto indirettamente, a fianco dell’ISIS. E d’altronde era belga il ministro degli esteri che prospettava la costruzione di un monumento in onore dei foreign fighters belgi contro il “tiranno” Assad…
Aggiungiamo, inoltre, lo stato disastroso della società belga. Il Belgio potrebbe essere definito una sorta di “Olanda cattolica”, e del resto è, assieme alla stessa Olanda, alla Gran Bretagna e ai Paesi scandinavi, uno dei famosi “Paesi civili” che noi poveri italioti dovremmo prendere acriticamente a modello secondo i mentalmente aperti di casa nostra: matrimoni e adozioni gay, festività cristiane abolite e sostituite, alternativamente, con quelle islamiche o con idiotissime ricorrenze politically correct create ex nihilo, l’eutanasia libera, perfino, come si è ora arrivati, per i bambini, circoli pedofili alla luce del sole. Ci stupiamo se questo piccolo Paese, sede anche di numerose istituzioni comunitarie, è uno dei massimi modelli della società odierna? Ci si ricordi che i foreign fighters e gli attentatori di Parigi e Bruxelles sono stranieri di seconda e addirittura terza generazione, bene “integrati”, quindi; sono i perfetti figli di questa società occidentale sbandata che, ad un certo punto, hanno incontrato la predicazione radicale islamista delle moschee wahabite finanziate dai sauditi, mai controllate.
Tutto ciò che abbiamo descritto è male; non è di moda dirlo, in una società liberale e politicamente corretta, ma, anche se è legalizzato o se è diventato di moda, il male è e rimarrà sempre male (e i fallaciani tacciano, perché la loro eroina era una delle corifee di questa società “aperta”, del mitico “Occidente”). Ma se la società belga, dilaniata da questi mali e da un larvato individualismo (prova ne sono gli elevati e spaventosi tassi di ricorso al divorzio e all’eutanasia), è malata, ancora più malata è la locale Chiesa Cattolica belga: abbiamo a che fare con una Chiesa locale che, ai tempi del Concilio Vaticano II, fu, assieme a quella vicina olandese, una delle pioniere di tutto l’“aggiornamento” postconciliare: catechismi che prima negavano i dogmi basilari e poi, svuotati di tutto, inserivano cose che nulla c’entravano con la catechesi (perfino, in anticipo di anni sull’ideologia gender, capitoli dedicati alla sessualità infantile, che, col catechismo, mai si è capito cosa c’entrasse), ardite sperimentazioni liturgiche che dissacravano la Santa Messa e però non portavano nessun nuovo fedele in chiesa, idee strampalate riguardanti la morale e supporto a cause divorziste e abortiste; in tutto questo bel brodo, tanto per non farsi mancare nulla, prosperava inoltre la piaga della pedofilia.
Se a livello politico e sociale abbiamo descritto un autentico sfacelo, a livello metapolitico ed ecclesiale siamo messi ancora peggio: non ci si è domandati, risvegliati dalle bombe e dai 31 morti, se quel modello di società, tanto decantato, fosse in realtà sano e sostenibile, se, piuttosto, non avesse portato a quel disastro; no: le reazioni, una più debole e ridicola dell’altra, non sono state, per come possibile, razionali, ma sono state emotive, vuote, in pieno stile politically correct (e sappiamo che il politically correct, se fa appello al cuore e ai sentimenti, non ne coltiva di genuini e, per di più, comprime e opprime il cervello e la coscienza). Basti pensare all’Università (fu) Cattolica di Lovanio, che ha pensato di reagire non con una qualche manifestazione di preghiera o un momento accademico di discussione, ma, incredibilmente, facendo suonare al campanile “Imagine” di John Lennon, ovvero l’esatta colonna sonora di questa società senza identità, senza valori, senza religione, che, ci pare, abbia fatto innumerevoli danni e sia stata proprio il brodo di coltura di questi estremismi.

Il Belgio è una delle nazioni più secolarizzate e più anticattoliche del mondo, e le porcherie che permette (ultima, e più spaventosa, l’eutanasia sui minori) e il particolare periodo in cui si è avuto questo attentato farebbero davvero pensare ad un castigo dal Cielo. Siamo autorizzati a pensare ciò, ancora, dobbiamo goderne? Ricordiamoci il Vangelo di Luca: “Pensate voi che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei perché hanno sofferto tali cose? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, tutti similmente perirete. O quei diciotto sui quali cadde la torre in Siloe e li uccise, pensate voi che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, tutti al par di loro perirete.”
Quella trentina di persone (tra cui, peraltro, ci saranno sicuramente stati musulmani) era colpevole e meritevole di morte? No, ma proviamo a trarre profitto da tale orribile accadimento per pensare ai Novissimi (che, già, manco più i preti ricordano), e, come dice Gesù, per non perire anche noi in tale modo. Le autorità politiche (e gli intellettuali organici) del Belgio e dell’UE sono colpevoli? Sì, sono loro ad aver creato questo minestrone esplosivo, e se tenessero davvero ai propri cittadini ammetterebbero l’errore e cercherebbero di porre qualche rimedio.
Tutti noi, semplici persone e uomini messi in posti d’autorità, riflettiamo su questa tragedia, e, sinceramente e seriamente, pentiamoci, cambiamo registro, a livello personale come a livello sociale; chiediamo a Dio aiuto e perdono, e riammettiamoLo nelle nostre vite private e pubbliche. Approfittiamo di questo tempo di grazia che è la Settimana Santa, e ricordiamoci che dopo il Giovedì e il Venerdì Santo, giorni di tradimento e dolore, viene la Pasqua, giorno (che sarà, dopo l’Ultimo Giorno, eterno) di gioia e di gloria! E la Misericordia, di cui tanto si parla, e che si festeggerà solennemente nella Domenica dopo Pasqua, è proprio questo: riconoscere i propri errori e tornare a Dio.
Il Belgio, un tempo, fu uno degli Stati più cattolici del mondo, di un cattolicesimo puro e che aveva caratterizzato ogni aspetto della vita dei belgi (tanto da essere l’unico collante, contro gli Olandesi protestanti prima e poi contro le divisioni tra Valloni, Fiamminghi e Tedeschi, e, venuto meno, si è avuto il bel risultato che si vede ora): belga era San Damiano de Veuster, belgi erano i beati Edoardo Poppe e Leone Dehon, belgi erano i padri Guido Gezelle e Norbert Wallez, belgi erano due grandi figure come Hergè e Leon Degrelle. Belgi e cattolici, un binomio che, un tempo, era indistinguibile, e aveva prodotto una civiltà solida e prospera in un Paese pur così piccolo e ai margini.
E proprio con una frase di Degrelle, patriota belga e patriota d’Europa, soldato cattolico, in questo momento di lutto per Bruxelles e di meditazione sui dolori del Cristo e sulla Sua prossima Resurrezione, e all’approssimarsi del suo anniversario di morte (31 marzo 1994), voglio finire questo mio lungo articolo: “Signore, l’ora è vicina, la Vostra luce sta per risplendere improvvisamente sulla collina. Noi ci troveremo là, nonostante tutto: vergognosi e tristi. Date ardore ai nostri cuori con la Vostra sfolgorante dolcezza, dateci il calore e la purezza di quel fuoco divino da cui Voi scaturite. Noi stiamo prostrati al limitare del Vostro Sepolcro. Signore, fate sprizzare nelle nostre anime vinte la scintilla della Resurrezione!

 

21 agosto 2014

Still Life… et exspecto resurrectionem mortuorum et vitam venturi saeculi!



di Roberto de Albentiis

Pellicola del 2013, uscita in Italia a dicembre dell’anno scorso, diretta e sceneggiata da Uberto Pasolini (alla sua seconda esperienza con un lungometraggio) e interpretata da Eddie Marsan (“Gangs of New York”, “V per Vendetta”, “Il segreto di Vera Drake”, “Happy Go Lucky”), è una co-produzione italiana e inglese dal tono drammatico che racconta una storia singolare: John May (interpretato da Marsan) è un impiegato comunale in uno dei municipi londinesi che si occupa di rintracciare possibili parenti e amici di persone morte in totale solitudine, come anziani, malati, alcolizzati. 

Persona timida, meticolosa e sola (orfano, separato, vedovo? Nel film non viene detto esplicitamente), May svolge il suo compito in maniera discreta eppure appassionata: è lui a entrare nelle case di queste persone, è lui a scrivere l’elogio funebre e ad accompagnarle (lui solo) in chiesa e al cimitero, è lui, una volta tornato a casa e consumata la sua magra cena, a catalogarne le foto in un suo personale album.
Un giorno riceve un avviso dal suo nuovo superiore: a causa dei tagli a bilancio e personale, il suo ufficio è smantellato e lui è licenziato; in preda al dispiacere, è tuttavia risoluto a portare a termine il suo ultimo caso, quello di Billy Stoke, un anziano alcolizzato peraltro suo dirimpettaio.
Messosi al lavoro, ne riesce a trovare un collega e degli amici e perfino una figlia (con cui sembra iniziare un rapporto di timida amicizia), e, trattandosi del suo ultimo caso, è deciso a organizzargli il più bel funerale possibile, offrendogli anche il suo lotto personale al cimitero; riuscirà nell’intento, ma non potrà vederlo a causa di uno sfortunato destino.
Se il film ha un ritmo lento (e che però non annoia di certo), il finale è drammatico, se non tragico; non svelo nulla per non fare spoiler, ma, credetemi, merita davvero: regala un senso a tutto il film e fa commuovere e, tra una lacrima e l’altra, a me ha davvero fatto pensare alla foscoliana “corrispondenza di amorosi sensi” e, soprattutto, alle due parole del Credo che recitiamo ogni Domenica a Messa exspecto resurrectionem mortuorum et vitam venturi saeculi, aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà!
In questo film non ci sono preghiere o riferimenti a Dio (per quanto si vedano quattro cerimonie funebri cristiane cui partecipa John, due presbiteriane, una cattolica e una ortodossa), e certo questa caratteristica è condivisa con tanti altri film moderni e contemporanei, ma, a differenza di questi ultimi, tutta la pellicola è pervasa di un forte senso esistenziale e religioso.
Tutto il bene (anche compiuto in maniera solitaria, come fa John) che avremo fatto nella nostra vita troverà un giorno, l’Ultimo Giorno, significato e ricompensa agli occhi di Dio (quel Dio che, come detto, non viene nominato nel film, ma di Cui si avverte eccome la presenza!) e dei Santi, Santi che, in vita, erano magari anche persone sole come quelle mostrate nel film e che, dopo la morte, sono state fatte degne di essere ammesse alla visione beatifica di Dio.
Durante una delle Missioni Giovani cui avevo partecipato alcuni anni fa, durante l’Adorazione Eucaristica notturna, ricevetti da uno dei sacerdoti un bigliettino con scritto il compito assegnatomi, ovvero pregare per i vivi e i defunti, compito che ho sempre cercato di svolgere nella maniera migliore possibile; ebbene, arrivato ieri sera al finale di questo film, ho ripensato a questo personale impegno con più forza e mi sono ripromesso di adempiervi ancora meglio!

Bello, intenso, delicato, consiglio a tutti la visione di questo film, per vedere una storia commovente e, anche, per pensare alle realtà ultime e al modo per prepararci e raggiungerle al meglio.


 

20 agosto 2014

Il suicidio di Robin Williams e la vana felicità

di Isacco Tacconi
Chi non ricorda l’eccentrico professore che salta sulla cattedra dinanzi agli scolari ingessati, figli di papà, rampolli dell’alta borghesia statunitense recitando versi di Walt Whitman? O chi potrebbe dimenticarsi il medico genio-ribelle Patch Adams o il padre immaturo e ridicolo travestito da donna di Mrs Doubtfire? Tutti personaggi borderline o meglio outline, caratterizzati dall’estrosità e da quella insana voglia di rivoluzione che tende al sovvertimento di ogni regola e di ogni norma. Da sempre è stato considerato dalla critica cinematografica statunitense l’emblema della comicità made in USA. Anche nei talk-show vestiva i panni del comico sregolato e incontenibile, un po’ come il Benigni italiano. Il sorriso sempre sulle labbra, la battuta pronta e…una tristezza profonda.