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31 ottobre 2017

L’amicizia tra Bud Spencer e Terence Hill

Nell’attesa di mangiare un piatto di spaghetti con Gesù Cristo 

di Samuele Pinna

Oggi Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, avrebbe compiuto gli anni, ottantotto per la precisione. Per ricordare questo straordinario personaggio ho scritto Spaghetti con Gesù Cristo! La «teologia» di Bud Spencer (uscito nelle librerie apposta a ridosso della data del suo compleanno). Si tratta di un volumetto  in cui è raccontato come Bud sia stato un modello non soltanto sul set, nei vari ruoli nei quali si è immedesimato, spesso a fianco del collega e amico Mario Girotti, alias Terence Hill, ma anche nella vita e in una vita cristiana.

Mi è stato chiesto se il legame che Bud ha intessuto con Terence, attore magnifico e ancora felicemente attivo nel mondo del cinema e non solo, sia stato autentico. Di là da ogni retorica, la loro è stata un’amicizia non solo sincera, ma soprattutto vera. Ciò vuol dire che l’affetto è stato profondo e carico di stima l’uno per la vita dell’altro, non a partire da una semplice affinità o simpatia, ma perché hanno scoperto un mondo spirituale e di valori che apparteneva a entrambi. Se Bud diceva spesso che loro sono stati una delle poche coppie del cinema a non aver mai litigato, Terence ha confermato come Carlo lo ripeteva sovente quando si incontravano e non una, ma “almeno” tre volte. Nella prima affermava il semplice fatto, che cioè non avevamo mai litigato; nella seconda ribadiva il concetto – quasi fosse una cosa speciale –, ossia che non avevano mai litigato; e infine una terza volta esclamava e sottolineava con vigore come non avessero proprio mai litigato. Quando era invitato a casa sua a cena – ricorda ancora Hill –, si gustavano gli spaghetti al pomodoro – ormai diventati famosi –, preparati da sua moglie Maria, la quale li fa molto buoni, e Carlo a un certo punto gli ridiceva sempre questa cosa, imbarazzandolo un poco. Dopo diverse volte, notava come anche i suoi famigliari a quelle parole si guardavano in giro cercando un modo per distrarsi, come a dire che questa sua “massima” l’avevano ormai già sentita.


Questo piccolo aneddoto pone in luce, in fondo, come sia nella vita, nel loro rapporto amicale, sia nel lavoro si sono sempre rispettati e amati nel senso più bello, profondo e credo autenticamente cristiano dei termini. Entrambi hanno creduto e continuano a credere, Bud ora contemplandolo, in un Amore che si è incarnato – entrando cioè nelle pieghe della storia concreta di ogni uomo – per la nostra salvezza, per permetterci di vivere così anche noi un amore disinteressato e gratuito che rende bella e buona l’esistenza. Terence Hill è, inoltre, convinto che il loro primo incontro non sia stato frutto del caso, anche se all’apparenza può apparire così. Infatti – ha dichiarato –, «quando Giuseppe [il figlio di Carlo] mi ha comunicato che Bud era andato via, mi trovavo ad Almeria, in Spagna, nello stesso punto dove ci siamo incontrati la prima volta, per girare il nostro primo film. Dopo la confusione, il dispiacere, il dolore, è arrivata una sensazione di calma, quasi di gioia: ho capito che niente succede per caso, che la vita è eterna e che Bud aveva la gioia» (Spaghetti con Gesù Cristo!, p. 86).

All’epoca del loro primo incontro, infatti, Carlo si trovava in Spagna per le riprese di un film diretto da Giuseppe Colizzi (un regista còlto e una persona degna di stima), che si stava apprestando a fare nel cinema italiano un western anche attraversato dall’ironia. Il titolo iniziale del lungometraggio doveva essere Il Cane, il Gatto e la Volpe. Terence non era stato scritturato per quella pellicola, ma – com’è risaputo – dopo una settimana di lavoro l’attore che doveva interpretare il “gatto” si era infortunato e il registra, fatti di nuovo i provini, lo scelse, portandolo “velocemente” (era un lungo viaggio allora) sul set. Appena giunto, aveva indossato i costumi di scena, cambiandosi alla svelta e alla bell’e meglio (all’epoca non c’erano le roulotte per gli attori), e si era presentato all’altro protagonista del film: Carlo Pedersoli. La prima scena girata insieme è stata subito una scazzottata: Bud faceva il “cane” mentre Terence il “gatto” e Giuseppe Colizzi voleva realizzare una zuffa tra loro un po’ diversa dal solito. Il “gatto” doveva usare molto gli stivali e gli speroni ed essere agile come un felino, in modo da scansare ogni attacco dell’avversario. In quelle riprese Terence non fu mai toccato da Bud, che in compenso era stato colpito ripetutamente. Nella scena più importante il “cane” doveva mandare a terra e sconfiggere il “gatto” con un unico colpo ben assestato: c’era, però, da capire che pugno dare, perché il regista voleva qualcosa di nuovo rispetto ad altri film di genere. Venne a Bud l’idea: una botta secca sulla spalla per mandare a terra l’avversario. Terence comprese che qui doveva fare un balzo per il cazzotto ricevuto e poi andare giù come un sasso, quasi fosse un piccione impallinato. È nata in questa occasione la famosa mossa della “piccionata”, proprio «nel film Dio perdona… Io no! nel colpo sferrato dal “cane” (Spencer) al “gatto” (Hill) alla fine di una scazzottata, stendendolo definitivamente dopo aver ricevuto tanti colpi dall’amico-nemico» (ibid., p. 59).

Questo episodio divertente, perché Bud Spencer e Terence Hill erano capaci di divertirsi durante i vari ciac, mostra l’affiatamento della coppia, il rispetto e il bene che nutrivano l’uno per l’altro. La loro relazione, dunque, può essere considerata autentica, tanto che ha reso meravigliosa o quantomeno più gradita la loro vita e «la “coppia” lo dimostrava anche nel lavoro, trasmettendo al pubblico l’affiatamento e il rapporto profondo che si era instaurato tra loro» (ibid., p. 78). Questa amicizia ha segnato la lunga esistenza di Bud, a suo modo “avventurosa”, che è stata attraversata dall’esperienza sportiva e da quella nel cinema, ma anche dai suoi molteplici interessi e “amori”, come la filosofia, la musica o la scrittura, senza dimenticare il suo lungo e felice matrimonio con Maria Amato, donna deliziosa e dai tratti gentili, e la gioia sperimentata grazie alla sua famiglia e, in particolare, ai suoi figli Giuseppe, Cristiana e Diamante. In tutto ciò che ha vissuto il fondamento è stato il suo credere in Dio. La fede è una cosa preziosa ed estremamente personale, ma può diventare una testimonianza, se non se ne parla in modo superficiale né per futili motivi. Questo è un altro punto in comune della coppia: «Sì – ha dichiarato, infatti, in un’intervista Terence –. Sono cattolico praticante. Non lo dico spesso […]. Nel passato, soprattutto quando vivevo in America, ho fatto delle scelte professionali che molti hanno ritenuto folli. Ho rinunciato a molti soldi ma ero felice perché le madri mi fermavano per strada e mi dicevano: “Continui così, almeno possiamo portare i nostri figli al cinema senza paura di brutte sorprese”» (ibid., p. 130). Anche Bud rinunciò a diverse proposte per decenza, «come quando Fellini gli aveva proposto di fare nel Satyricon la maschera del Trimalcione, completamente nudo in una vasca e morsicato da putti.

Dinnanzi al suo rifiuto di partecipare in tale ruolo, gli dissero che era
ammattito a declinare l’invito di Fellini. C’erano, infatti, attori e attrici che avrebbero fatto di tutto per essere diretti dal “maestro”. In realtà, “matto” Bud non lo era per niente, sicuramente un po’ “marziano”» (ibid., pp. 115-116). È proprio a partire dalla “decenza” che Bud afferma anche: «Ho fatto tante cose ma senza Dio non avrei fatto nulla. Ho una grande gratitudine verso il cielo» (ibid., p. 12).

L’amicizia così come le gioie e le fatiche della nostra vita non finiscono nel nulla, perché c’è una vita senza fine, senza affanni, di puro bene che ci attende, dove tutto è trattenuto nelle mani stesse di Dio: gioia piena. «Sono certo – concludeva il suo discorso Terence, esattamente come l’aveva incominciato, rievocando cioè il loro primo incontro sul set Dio perdona… Io no! – che quando lo rincontrerò mi verrà incontro con la sua sella in spalla e le prime parole che mi dirà saranno: “Noi non abbiamo mai litigato!”» (ibid., p. 75).
Quello tra Terence Hill e Bud Spencer, di là dai film girati insieme, è stato allora davvero un autentico legame, onesto e vero. In un giorno molto lontano (perché come Carlo Pedersoli sono curioso dell’aldilà, ma come lui non ho alcun desiderio di soddisfare tale curiosità nell’immediato), mi immagino, nella Prateria del Cielo, un buon piatto di spaghetti al pomodoro, come quello preparato dalla signora Maria, da condividere con Bud Spencer e Terence Hill, convinto che si unirà a noi anche Gesù Cristo.


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19 maggio 2016

"Verità verità? Senza dissiplina vita è dura"

AMICUS CERTUS IN RE INCERTA CERNITUR
(OVVERO L’AMICIZIA È UN MASCHIO O È PIU’ FACILE GETTARE IL CUORE IN UN GINEPRAIO )

«Verità verità? Senza dissiplina vita è dura».
(Vujadin Boskov)

di Matteo Donadoni

Hanno tentato per 37 anni di farmi capire che l’amicizia fra un uomo e una donna esiste. Intendendo per uomo un maschio. Chiaro? Ho sempre, sempre negato. Sempre. Esistono le mamme, le fidanzate, le mogli e le vedove. Se voglio uscire per una birra chiamerò sempre un maschio. Cioè un amico. Se è pur vero che, in linea strettamente teorica, in metafisica il simile va col simile, come la cornacchia va con la cornacchia, le donne non sono cornacchie, ed in ogni caso il problema con le donne credo sia sempre questione anche di fisica. Lo ha capito la bambina della Lufthansa, ma l’avevo capito anch’io, figlio romanista di un ex-dipendente Alitalia laziale. Tanto più che in fisica, come dice anche Eraclito, gli opposti si attraggono. E qui mi viene in soccorso, fuor di metafora, Aristotele riportando un frammento di Euripide: «la terra inaridita ama la pioggia, e il venerando cielo, pregno di pioggia, ama cadere sulla terra».

Quindi?

Circola un simpatico video su WhatsApp nel quale si può vedere un vecchietto tedesco cui viene sottoposta la domanda: «Con chi preferirebbe trascorrere il suo finesettimana?» L’intervistatrice in bella forma di cortesia sembra iniziare un elenco a risposte chiuse: A: «Mit Ihre Frau» e subito l’Oppa (il nonnetto) risponde energicamente interrompendola BBBBBB!!!

Questo per dire che, ogni tanto, in genere su pressione della mia dolce altra-metà-del-cielo, anche io devo falciare (e, anche se una volta ho usato la falce per mietere grano, i miei sacri avi mi perdonino il termine) il prato. Come stamane. Nel frattempo in genere trovo anche il modo di bisticciare simpaticamente con la vicina di casa, una signora di Comunione e Liberazione, catechista al paese, e col marito evidentemente del Partito Radicale (non sta nella pelle di veder sposati due uomini da una sacerdotessa), riguardo l’ordinazione delle diaconesse perché i preti sono pochi. Ma come? Gli apostoli non erano forse solo 12? E devo dire che la cosa è un elemento a rinforzo delle mie incessanti e insostenibili riflessioni, comprese quelle ad alta voce, sulla Chiesa e sul Matrimonio, su quanto ne rimane e su quale sia la verità – un uomo onesto intellettualmente ogni tanto, almeno ogni dieci anni, dovrebbe interrogarsi per rendersi conto di essere o meno nel vero, perché a tutti può capitare di ingannarsi, soprattutto sulle cose importanti –. Una mia cara amica (lei non sa di esserlo), che qui solo per comodità chiameremo col bel nome romano di Claudia, mi ha detto una volta davanti ad un orribile caffè: «Verità… cos’è la verità? la verità è un’opinione».

Non ho sbraitato come un molosso idrofobo per paura di sfrisare con i decibel del mio egocentrismo vocalizzato il suo tenero viso di fanciulla. Non ne abbiamo più riparlato. E non a causa di cosa sia la verità, ma proprio a causa della Verità in sé. Perché sbaglia Confucio nel dire che «Niente è più visibile di ciò che è nascosto», la verità, in greco aletheia è la cosa più visibile e luminosa in assoluto. Per i cattolici è Cristo stesso. A volte, semplicemente, un cartello che non vedi finché con ci sbatti la testa, ma questa non è altro che una questione di rozza e cruda cronaca locale, anzi, personale. D’altra parte avevo un solo cuore da perdere e, ad esser sinceri, non ricordo neanche bene dove l’ho messo.

Lo ammetto leggero come un volo di rondine, Afrodite tessitrice d’inganni, sa celare una tigre siberiana dentro una gatta o, come dice Omero, «è la seduzione che ruba il senno anche ai saggi» (Iliade XIV, 217). Figuriamoci ai poveri pirla. Di quelli che vengono smentiti dallo stesso filosofo utilizzato per sostenere le proprie tesi: «si dice, invece, che bisogna volere il bene per l’amico per lui stesso. Ma quelli che così vogliono il bene degli altri si chiamano benevoli, anche se non vengono da quegli altri ricambiati: la benevolenza è, infatti, amicizia solo quando è reciproca. […] Bisogna dunque, per essere amici, essere benevoli gli uni verso gli altri e non nascondere di voler il bene l’uno dell’altro» (Etica Nicomachea VIII, 1155b – 1556a).

Quindi adesso arriva la massima. Le opinioni sono come i dolori: ognuno ha i suoi. Solo la Verità è sempre uguale, immutata, immutabile per tutti, in ogni tempo e sotto lo stesso aspetto. Lo affermo non perché io detenga la saggezza che, come dice lo Stagirita, di per sé «è imperativa, perché il suo fine è quello di determinare ciò che si deve o non si deve fare» (Et. Nic. VI, 1143b 5), ma solo per quel minimo di giudizio che spero mi sia rimasto e, più che altro, sulla scorta di San Paolo. Quanto a me, uomo, non sono certo un eroe di virtù, né l’Ettore che lo stesso Omero definì «… non pareva figlio di un uomo mortale, ma figlio di un dio» (Iliade XXIV, 258), né tantomeno il Pelide Achille.

Ma tornando ad Aristotele, ma anche al benzinaio, con rispetto parlando, «l’amicizia è necessaria alla vita. Infatti senza amici nessuno sceglierebbe di vivere, anche se possedesse tutti gli altri beni» (Ibidem, VIII 1155a), eppure non considera l’amicizia fra uomo e donna. Sembrerà ovvio a molti. Già l’amicizia è rara… però dice anche una cosa che è certamente anche valida nei confronti del gentil sesso: «secondo il proverbio non è possibile conoscersi reciprocamente finché non si è consumata insieme la quantità di sale di cui parla appunto il proverbio <a casa mia fa un chilo>. Per conseguenza non è possibile accogliersi come amici, né essere amici, prima che ciascuno si sia manifestato all’altro degno di essere amato e prima che ciascuno abbia ottenuto la confidenza dell’altro» (1156b).

Argomento spinoso. Praticamente un ginepraio. Ne sapevano qualcosa anche gli Ebrei: nell’Antico Testamento “uomo” si dice איש (ish), donna אישה (isha) e quando si incontrano, se non stanno più che attenti (secondo la Legge che Dio diede a Mosè), finiscono per consumarsi entrambi in un termine simile: אש (esh – mi scuso perché non ho trovato i vocaboli vocalizzati, ma sono di facile lettura) ovvero “fuoco”, e buonanotte al matrimonio, all’adulterio e tutta la baracca.

Dunque, c’è chi, come me, lo ha sempre risolto semplicemente con un laconico, olimpico, No. Punto. D’altro canto c’è qualcuno molto più autorevole di me che risolve un po’ tutto, soprattutto questioni di vitale e soprannaturale importanza, anche con maggiore superficialità. Riportando Sandro Magister per quanto già fatto ben notare su questo sito: «Rimettendo in discussione ciò che prima di lui appariva definitivo ha aperto un processo che dà pari cittadinanza alle opinioni più inconciliabili, e quindi anche ai riformisti più accesi. L'esempio forse insuperato di questa sua invenzione Bergoglio l'ha dato lo scorso febbraio, quando è andato in visita alla chiesa luterana di Roma (...). Una protestante sposata con un cattolico gli chiese se poteva fare anche lei la comunione, assieme al marito. E lui le rispose con una tale girandola di sì, no e non so da non lasciar capire, alla fine, quale conclusione trarre, se non questa: "È un problema a cui ognuno deve rispondere"». Tutto ciò al netto, ad esempio, dell’ordine perentorio ricevuto dal mio amico e fratello padre Ephrem Hanna, monaco siriano esule in Svezia, da parte del proprio patriarca circa non l’avere assolutamente nulla a che fare, in parole e opere, con la vescovessa (si dice?) luterana del luogo, la quale ha pensato bene di sposare un Imam.

Siamo sul livello “matrimonio, non-matrimonio; spaghetti, non-spaghetti; amicizia fra un uomo e una donna, non-amicizia fra un uomo e una donna”, ed è un problema a cui ognuno deve rispondere da solo? Mettiamo Aristotele e Gesù Cristo lassù in soffitta come il Crocifisso di Don Camillo? Mah.
Ergo? E’ possibile l’amicizia fra un uomo ed una donna? Cara Claudia, so bene che non leggerai, ma dopo averti conosciuta non ci giurerei di sicuro più. Per ora, però, la mia opinione, mia quanto il mio dolore, rimane sempre no. Come dice Isacco di Siro o di Ninive (-700 ca): «Colui che per un’ora geme su se stesso, è più grande di colui che insegna l’universo. Colui che conosce la propria debolezza, è più grande di colui che vede gli angeli. Colui che segue contrito Cristo, è più grande di chi gode il favore delle folle nelle chiese».

Insomma. Conserviamo pur sempre il peccato originale: ish e isha, forse, possono essere amici solo con la Grazia di Dio. Non è per niente facile.
Il resto è una speculazione che rimane nel campo delle ipotesi e dei futuribili, come quando, da grande, farò l’allevatore di conigli per la caccia alla tigre.
Strano. Non faceva poi tanto male.

 

11 giugno 2013

I settant'anni del Piccolo Principe


Il 6 aprile scorso il Piccolo Principe, l'opera più conosciuta di Antoine de Saint-Exupéry, ha compiuto 70 anni. Portati benissimo tra l'altro: fra le opere letterarie più vendute della storia, stato tradotto in più di 220 lingue e dialetti e stampato in oltre 134 milioni di copie in tutto il mondo. Il ritardo di questo articolo è dovuto al fatto che ho scoperto la ricorrenza solamente questo week end, ed in maniera completamente accidentale (grazie ad un gelato Gromm in Piazza Navona). Ci sarebbero da scrivere molte cose (e sicuramente ci tornerò), ma per ora mi concentro sulla Volpe, una figura straordinaria di maestra ed amica.
 

29 aprile 2013

Essere amici oggi, ovvero “l’Amicizia ai tempi del colera”

di Isacco Tacconi

Cosa vuol dire essere “amici”? Comunemente, per amico si intende una persona a cui siamo legati affettivamente, una persona con cui stiamo bene insieme e con la quale condividiamo il nostro tempo; un qualcuno/a con il quale ci troviamo in sintonia e magari condividiamo i medesimi gusti. Ma possiamo realmente dire che l’amicizia è tutta qui?