Proponiamo uno stralcio del nostro libro "Fino alla fine del mondo" (Giubilei Regnani - 2018), riguardante l'opera africana di mons. Marcel Lefebvre. Copie ancora disponibili su Ebay
Lefebvre, francese, divenne sacerdote nel 1929. Proveniva da una
famiglia cattolica, che aveva dato i natali a molti sacerdoti, vescovi e
anche ad un cardinale. Don Marcel entrò nel 1932 nella Congregazione
dello Spirito Santo e intraprese la via della Missione, in Gabon. Iniziò
un'avventura lunga 30 anni.
Inizialmente insegnante, Lefebvre dimostra sin da subito grandi capacità,
tanto che dal 1938 è responsabile di molte missioni in tutto il Gabon.
Eccellente amministratore, si occupa, oltre che di evangelizzazione, di far
evolvere anche tecnologicamente la vita dei missionari, facendo installare
impianti per elettricità e per l'acqua corrente. Per capire il valore
dell'opera di questo giovane sacerdote, basta osservare i numeri. I
cattolici gabonesi triplicano e il Gabon diventa uno dei principali paesi
cattolici dell'Africa.
Nel 1947 Lefebvre, a 42 anni, per volontà esplicita di Pio XII, diventa
Vescovo e vicario apostolico a Dakar, una diocesi vastissima. Nel 1948
viene nominato delegato apostolico dell'Africa francofona, un territorio
sterminato comprendente 18 stati. L'incarico, come i precedenti, viene
svolto con grandissimo impegno e anche in questo caso basta osservare i
numeri. In un periodo che va dal 1947 al 1962 il numero dei cattolici
cresce talmente tanto che vengono erette 21 nuove diocesi, portando il
numero da 44 a 65 sul territorio che era stato affidato al missionario
francese.
Nella sola Dakar il numero dei cattolici raddoppia.
Ancora prima del Concilio Vaticano II la Santa Sede iniziò a non vedere
di buon occhio l'opera di monsignor Lefebvre, che era entrato in
contrasto con il presidente del Senegal, Senghor. Quest'ultimo era infatti
un socialista "credente", locuzione decisamente inaccettabile per un
uomo di Chiesa saldamente ancorato alla Dottrina autentica.
Molti
all'epoca si erano fatti mettere nel sacco da questi personaggi un po'
furbacchioni che proponevano sintesi fra socialismo e cattolicesimo, ma
questo Arcivescovo francese, formato nel tomismo, non era certo il tipo.
Il contrasto con il presidente non piacque evidentemente al nuovo Papa,
Giovanni XXIII, che pur stimava Lefebvre e lo aveva inserito nelle
commissioni preparatorie del Concilio, in modo da farlo partecipare a
tutte le riunioni.
Noto all'inane grande pubblico per le vicende successive al Concilio
Vaticano II, monsignor Lefebvre è stato in realtà uno dei grandi
evangelizzatori dell'Africa, di cui ha ridisegnato il volto, durante tre
decenni di attività. La sua azione in quelle zone, di cui abbiamo parlato
brevemente, lo pone tranquillamente fra i grandi della Chiesa del '900.
Ancora oggi monsignor Lefebvre è un esempio di come la via della
Tradizione sia quella più feconda per portare il Vangelo in giro per il
mondo, l'unica che dà la forza di superare tutte le difficoltà, le malattie, le
violenze e le carestie.
Sarebbe il caso di approfondire la missione africana di Marcel Lefebvre,
per porne la figura sotto una giusta luce e per trarre grandi insegnamenti.
Pubblicato il 15 luglio 2026

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