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13 gennaio 2018

La Chiesa d’Irlanda incensa i massoni. I vescovi italiani strizzano l’occhio a Renzi

di Alessandro Rico
Il 7 gennaio scorso è morto a Dublino Peter Sutherland: commissario europeo per la Concorrenza, primo direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio, direttore non esecutivo di Goldman Sachs, membro del comitato supervisore di Allianz, esponente della Commissione Trilaterale, rappresentante speciale del segretario generale dell’Onu per le migrazioni, nel 2015, quest’uomo così ben integrato ai più alti livelli delle classi dirigenti globaliste, ha coronato la propria gloriosa carriera diventando consigliere dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica e presidente della Commissione cattolica internazionale per le migrazioni. Della figura di Sutherland, un massone premiato dalla Chiesa con incarichi di prestigio, ancorché sottoprodotti del dogma immigrazionista, che in Vaticano è ormai più sacro della Madonna, si è occupato diffusamente Maurizio Blondet pochi giorni prima che il consigliere di papa Francesco morisse.

Invece sorprende – o forse no, conoscendo il tipo – che l’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, abbia incensato Sutherland, definendolo un «uomo di profonda fede e un cattolico devoto», votato alla causa di migranti e rifugiati come espressione «di un’autentica convinzione radicata nella sua fede, riflesso della dignità di ogni persona umana e della fondamentale unità della famiglia umana». Insomma, nell’era di Bergoglio, un «cattolico devoto» è uno che crede nel multiculturalismo e chiede che l’Unione Europea lavori a indebolire l’omogeneità dei suoi Stati membri, perché gli individui devono potersi scegliere la nazione in cui vivere e perché i Paesi multiculturali sono più capaci di adattarsi ai cambiamenti economici. Tanto che non si capisce più se siano stati i massoni a piazzare Francesco sul soglio di Pietro, o se sia lui tanto fuori controllo da chiamare i massoni in Vaticano.

D’altra parte, lo stesso Primate d’Irlanda è uno che con i poteri forti si trova a proprio agio: ha rappresentato la Santa Sede davanti al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale e ha sostenuto tutte le battaglie che la massoneria globalista promuove, nel tentativo di erodere l’identità del cattolicesimo come argine alla mondializzazione. Già nel 2005 si espresse a favore dei sacerdoti omosessuali; per adeguarsi ai tempi e recuperare il «gap» tra la Chiesa irlandese e i giovani, poi, ha di fatto spalleggiato la norma sulle unioni civili, redarguendo il cardinale Seán Baptist Brady, che le aveva contestate. Il referendum del 2015, con cui in Irlanda sono state legalizzate le nozze gay, è il degno risultato di tanto impegno a favore della sacralità del matrimonio e della famiglia, da parte di un vescovo secondo cui la Chiesa «non è contraria ad altre forme di intimità».

E pensare che, a parere di monsignor Martin, la Chiesa soffrirebbe di un «deficit di credibilità». Peccato (è il caso di dirlo!) che a suo avviso ciò non dipenda proprio dal dilagare del modernismo e del lassismo (quando non del completo laidume morale), che privano la Chiesa della capacità di testimoniare concretamente la via della santità alternativa al «mondo», bensì, curiosamente, dall’opposizione dei cattolici al matrimonio gay e al suicidio. Di fronte a un vescovo che contesta la condanna ecclesiale del concubinato omosessuale e persino del suicidio, non sembra poi tanto assurdo che un esponente della Trilaterale, che sponsorizza l’ideologia immigrazionista, sia considerato un «cattolico devoto». 

Ma con l’episcopato nostrano noi italiani non ce la passiamo meglio. Sarò malizioso, però a me è sembrato che con le frasi pronunciate qualche giorno fa, monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, dopo qualche tentato flirt con i 5 Stelle, abbia voluto strizzare l’occhio al Pd. «Serve un sussulto di onestà, realismo e umiltà da parte di chi ci chiede il voto», ha affermato il prelato, «il popolo distingue chi vende fumo da chi vuole rimettere in cammino l’Italia». Un concetto che somiglia tanto alle dichiarazioni di Matteo Renzi, quando condanna l’irrealizzabilità delle promesse di leghisti e grillini e sbandiera i presunti successi dell’esecutivo dem.
Proprio Galantino, in fondo, chiude il cerchio aperto dal vescovo Martin e dal massone Sutherland. Mentre la Cei si prepara in pompa magna alla Giornata del migrante, infatti, il capo dell’episcopato italiano, commentando la mancata approvazione dello ius soli, ha spiegato che «nessuno può essere apolide» e che «i nazionalismi esasperati portano a società chiuse». Il concetto di invasione, secondo Galantino, «è totalmente infondato» e, anzi, «dalle migrazioni sono nate nuove società di grande benessere come gli stessi Stati Uniti». Esattamente la stessa tesi di Sutherland: minare l’omogeneità dei popoli, rendere multiculturali le nazioni, poiché le società meticce si adattano meglio a questa economia della precarietà, come dimostrerebbero «Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda». A qualcuno non basta toccare il fondo; lo vuole raschiare.



 

02 giugno 2017

I Vescovi della Costa d’Avorio condannano la Massoneria

di Enrico Maria Romano
 
Da quando il cardinal Ratzinger dichiarò che il giudizio della Chiesa sulla Massoneria non era punto variato, e rimaneva di contrarietà, sono passati molti anni, anzi decenni. Era infatti il 1983, e il giudizio di colui che sarebbe diventato Pontefice, era occasionato dalla promulgazione del nuovo Codice di diritto canonico, da parte di Giovanni Paolo II. Nel nuovo Codice infatti, per ragioni redazionali, non era esplicita la disapprovazione della massoneria, come lo era nel Codice più antico, promulgato da Benedetto XV nel 1917.

Dal 1983 ad oggi, fatta salva qualche dichiarazione di singoli prelati, non c’è mai stata una nuova e motivata riaffermazione della incompatibilità tra Chiesa e Loggia. E ciò non stupisce. Poiché nella Chiesa, a partire almeno dal Concilio Vaticano II (1962-1965), si è fatto strada un clima di ecumenismo, dialogo interreligioso, apertura al mondo contemporaneo, approvazione della laicità dello Stato e attenzione ai segni tempi, tutti valori sinteticamente e alquanto riduttivamente letti nel senso della non-condanna di nulla e di nessuno per principio.

Proprio per ciò va salutata come rara e coraggiosa la chiara disapprovazione espressa alcuni giorni fa, esattamente il 21 maggio, dalla Conferenza episcopale della Costa d’Avorio a riguardo della massoneria e delle sette affini. I presuli africani costatano che “molti cristiani per ignoranza, curiosità o desiderio di ascesa sociale si lasciano sedurre dalle teorie sviluppate da queste società segrete (…). Tra questi movimenti esoterici, la Massoneria merita che venga fatta chiarezza sull’amalgama che viene fatto circa la sua compatibilità con la fede cattolica”.

I vescovi precisano che il prossimo gennaio del 2018 in occasione della Assemblea episcopale sarà pubblicata una lettera pastorale più ampia e precisa sulla questione della Massoneria. Intanto, i presuli ricordano, a scanso di equivoci e con un linguaggio fattosi rarissimo, che “la posizione della Chiesa sulla Massoneria è stata chiara nell’intero corso della storia. La Chiesa ha condannato in modo pressoché immediato ogni forma di massoneria”.

Taluni, in ambito cattolico, tendono a distinguere una massoneria cattiva, in quanto atea e anticristiana, identificata soprattutto con le logge anticlericali francesi, e in una certa misura anche spagnole e italiane. E una massoneria buona, o almeno compatibile con la fede, che coinciderebbe con la massoneria deista e filo-cristiana, di tradizione americana e anglosassone. I vescovi della Costa d’Avorio, rigorosamente, si oppongono a questi distinguo, validi semmai nella vita pratica, ma in nessun modo in teoria. Infatti, aggiungono i presuli, “i loro principi, ovvero i principi delle variegate massonerie mondiali, sono sempre stati considerati come inconciliabili con la dottrina della Chiesa”.
In nome della prassi, in nome della pastorale, in nome di tutto e del suo contrario, una buona parte di teologi e pastori d’Occidente, vorrebbe cambiare i principi del matrimonio cristiano per venire incontro alla mentalità di oggi, ignorando bellamente la dottrina, ossia l’insegnamento del Vangelo. Il papa nero, cioè il superiore generale dei gesuiti, in una intervista di poche settimane fa, ha bellamente dichiarato che la parola “dottrina” non gli piace, anche perché nessuno aveva un registratore per registrare esattamente cosa Gesù ha detto, circa il matrimonio e più in generale sui temi che dividono…

Se siamo arrivati a tanto, e nessuno ha ripreso il preposito generale della Compagnia di Gesù, che guida decine di migliaia di sacerdoti nel mondo, si capisce meglio il valore oggettivo e universale della presente dichiarazione anti-massonica.

I vescovi non hanno paura di ledere i presunti diritti di alcuni battezzati del loro paese e dichiarano così che i massoni, se non pentiti ovviamente, non possono né ricevere la comunione né avere il funerale ecclesiastico. Di più, per i vescovi l’anima della filosofia massonica è il relativismo, e il concetto di Grande Architetto dell’universo è in realtà “un contenitore vuoto”. Secondo tanti teologi invece esso era né più né meno che il Dio cristiano, rivelato da Gesù. Stessa distanza tra fede e cattolica e massoneria si registra sulla figura di Cristo, venerato dai cristiani come redentore e dai massoni al massimo stimato come figura etica d’eccezione, e sull’idea stessa di salvezza, svuotata nelle logge.

I prelati concludono con alcuni appelli sentiti e toccanti rivolti partitamente ai giovani, agli uomini di cultura, ai responsabili parrocchiali, al clero e ai seminaristi. La richiesta è per tutti chiara e netta: bisogna rompere con la massoneria e denunciarne l’intrinseca opposizione al cristianesimo. Anche perché, come scrivono i successori degli apostoli, “a che serve all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la propria anima? (Mc 8,36)”.


Per approfondire: "No ai funerali in chiesa per il capo della massoneria della Costa d'Avorio", paese dove molti ministri sono apertamente massoni.

Per approfondire: "L'Africa spartita fra logge francesi e americane"
 

06 maggio 2017

Se a Brescia va in onda la sfilata delle simbologie massoniche


Gentile Redazione, mi sia permesso esprimere sul vostro blog anonimamente, ciò che avrei qualche timore di pubblicare nominalmente sui nostri giornali cittadini. Sono un bresciano cattolico e, da cattolico, ho letto con una certa sorpresa di alcune iniziative che investiranno Brescia in questi giorni: la prima è il Festival delle Religioni, una novità promossa dal Ministero degli Interni; la seconda è l’installazione di opere artistiche del Paladino nel centro urbano, che interessa anche la notoria piattaforma del Bigio in piazza Vittoria (luogo simbolo della Brescia fascista).

Quanto al Festival delle Religioni, è stato dichiarato che nasca dalla volontà di favorire un contesto di pace e di dialogo, rivolgendosi non a caso ad una popolazione cittadina giovane e dai tratti spiccatamente multireligiosi; ma questa dichiarazione di intenti non permette di esimersi da alcune osservazioni strutturali e oggettive, per nulla indifferenti, ben al di là delle intenzioni e delle convinzioni dei suoi organizzatori. Si affaccia prepotente il dubbio: perché tanto interesse da parte del politico per il dialogo interreligioso? Di fatto e, mi ripeto, al di là delle intenzioni dei singoli organizzatori locali o degli ottimi intenti soggettivi che li guidano, questo evento è strutturato in modo tale da poter corrispondere perfettamente al progetto ‘religioso’ della Massoneria, al punto che un simile Festival sembrerebbe così contribuire a poter festeggiare fastosamente il terzo centenario della fondazione delle Logge.

Voglio chiarire questo mio giudizio usando un’osservazione molto semplice: qual è il rapporto tra religione e verità? Tendenzialmente si danno tre risposte: nessuna religione è vera, una sola religione è vera, tutte le religioni sono vere. La prima è la risposta del laicismo, cui consegue lo sforzo di cancellare i segni religiosi dallo spazio pubblico; la seconda è la risposta delle religioni tradizionali, cui conseguono varie forme di affermazione della propria unicità nei confronti delle altre manifestazioni di fede; la terza è la risposta della Massoneria, che persegue la promozione di tutte le religioni, messe al pari livello, spogliate di qualsivoglia pretesa di verità, indebolite nella loro presa sul settore pubblico e sociale. Di fatto, la Massoneria ottiene così in modo incruento l’effetto che il laicismo realizza in modo più violento. Il Festival delle Religioni, cui mi risulta aderire anche la Diocesi (non mi scandalizzo, negli ultimi 50 anni il clero è divenuto sempre più restìo a prendere sul serio le categorie da me sollevate in questa sede: qualcuno sarà pure connivente, ma i più semplicemente reputano che la massoneria non esista o sia ininfluente o che non siano queste le modalità con cui ci ferisce), può attuare splendidamente il progetto massonico: con la scusa del dialogo sottraiamo alle confessioni religiose la pretesa di verità, ne consegue che i fedeli saranno confinati nel culto privato, mentre sulla piazza pubblica tutti dovranno piegarsi a parlare la lingua della religione universale. Per un cattolico questo è l’inizio della fine, per gli altri non so: decidano loro. Io cosa avrei fatto? Qualcuno sospetterà: se sposi la seconda opzione, quella dell’unica religione vera, tu ti schieri con chi fomenta lo scontro religioso. Rispondo: non è così. Io condanno lo scontro religioso. Io ritengo però che la convivenza proficua si possa avere dall’affermazione pacifica della propria identità religiosa, senza sconti e senza ambigue mediazioni politiche. Per esempio, io avrei evitato la partecipazione dei cattolici al Festival, mentre avrei promosso un culto pubblico alla Madonna di Fatima, nel mese centenario delle apparizioni, pregando per la purificazione della Chiesa e per la salvezza del mondo intero. Vi pare banale? A me pare cattolico, non è violento e getta un ponte spirituale verso tutti.

Non da meno è la seconda iniziativa, cui mi riferivo nelle prime righe della lettera, l’installazione in città delle opere d’arte di Mimmo Paladino. Anche in tal caso non discuto della capacità dell’autore, né metto in questione le sue intenzioni espressive, ma parliamo nuovamente di un artista di cui è stato rilevato l'utilizzo di simbologie di natura massonica (vedi il Santuario di Padre Pio). Mi direte: è solo vezzo artistico. Non lo contesto, ognuno ha i vezzi che preferisce. Mi sconforta però che la mia città sia addobbata da sculture di ispirazione massonica, fosse anche vaga e casuale. Mi interessa che nel mese mariano e nel centenario di Fatima, anziché un florilegio di inni al Cuore Immacolato dell’Ancella del Signore, noi celebreremo prometeicamente il culto dell’umano (tanto per dare una definizione fin onorifica agli avversari affratellati). Sono un visionario? Forse sono solo un vero appassionato di Brescia, uno che ritiene e sa che il piedistallo del Bigio non si usa per esposizioni casuali, ma è destinato a simboli di grande impatto cittadino. Non è una vetrina, è un pulpito per noi bresciani! Sappiamo bene cosa metterci e cosa toglierci, perché sappiamo che lì sopra può starci o non starci qualcosa che deve o non deve rappresentarci. Ebbene, dalla fine di aprile Brescia ha scelto - si fa per dire - di essere rappresentata dalle sculture di Paladino esperto di simbolica massonica. Qualcuno farà qualcosa? Non dico un gesto eclatante – a che servirebbe? – ma un gesto cristiano: una preghiera, una Messa “in remissione dei peccati”, un’Ave Maria, qualcosa che abbia a che fare con la nostra fede collettiva.

Qui concludo e taccio del terzo e (spero) ultimo affondo prossimo all’orizzonte: la sfilata del gay-pride, che si terrà negli stessi giorni della solenne processione del Corpus Domini. Un caso? Di certo un caso avverso alla fede dei bresciani. Vada come deve andare. Se le richieste di Fatima sono vere e se sono attuali, dubito si sarebbe potuto escogitare un modo migliore per disattenderle. Ci protegga il beato Paolo VI, bresciano, che dai massoni dovette sempre difendersi e che ribadì strenuamente e profeticamente la vera fede della Chiesa, a beneficio del mondo intero e dei suoi stessi numerosissimi detrattori.

 

28 aprile 2014

Se Wojtyla e Ratzinger diventano massoni: il sedevacantismo come malattia mentale

di Marco Mancini


"Se mala cupidigia altro vi grida, uomini siate, e non pecore matte, sì che 'l Giudeo di voi tra voi non rida!" (Paradiso, V, 79-81)

Come è universalmente noto, nella giornata di ieri Papa Francesco ha proceduto alla canonizzazione dei pontefici Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Se nei media mainstream e tra la gente comune l’evento è stato celebrato con grande trasporto, salvo qualche critica proveniente da sinistra all’indirizzo di Karol Wojtyla, esso è stato invece all’origine di un ampio dibattito all’interno del mondo più legato alla Tradizione.
 

21 ottobre 2013

Un prete massone condannato

di Enrico Maria Romano

Tutti sanno o meglio tutti dovrebbero sapere che esiste una incompatibilità tra la Chiesa cattolica e la setta anticristiana per eccellenza, ovvero la Massoneria, detta anche Libera Muratoria. Eppure nel mondo cattolico moltissimi (pastori, politici, teologi) fanno finta di nulla e fanno altresì orecchie da mercante: le decine e decine di condanne della Massoneria internazionale emanate dai Sommi Pontefici è come se non ci fossero mai state.
 

01 maggio 2013

L'allegra combriccola

di Paolo Maria Filipazzi

Ok, è scongiurata l’eventualità di ritrovarci al governo l’alleanza fra il Partito Democratico, i vendoliani e la setta gnostico-luciferiana di Gianroberto Casaleggio, vagheggiata, tra un aforisma e l’altro, da quello il cui padre faceva il benzinaio a Bettola. Esultiamo. Evviva. Fine dell’esultanza. Passiamo al nuovo Governo, guidato da Enrico Letta. Cirino Pomicino esulta: è tornata la Dc! Il che, se come cattolici non ci da nessuna garanzia, come italiani ci fa rabbrividire
 

15 marzo 2013

Manuale per conoscere la Massoneria


di Beppe Fusilli


Quante volte abbiamo sentito parlare di “Massoneria”, di “Poteri Forti” e di “Lobby di potere”,  senza sapere bene in realtà di cosa stessimo parlando? Un argomento questo abbastanza oscuro, ammantato di nebbie ed ignoranza. Non so se ricordate il celebre film di Stanley Kubrick, “Eyes Wide Shut”, un’espressione idiomatica che si traduce con “ingenuo", "inconsapevole". Questo film pone appunto, come sfondo della narrazione, la realtà segreta e inquietante di una loggia massonica, nella quale si ritrovano politici, personaggi pubblici di fama comune, persone “insospettabili”, tra cui il protagonista Tom Cruise.
 

18 dicembre 2012

Se i massoni scrivono per la San Paolo

 
di Satiricus

Con questo pezzo inizia la sua collaborazione con noi Samuele Becci, classe 81, in arte Satiricus. Fu pugliese in una precedente vita, ora è Grigione per lavoro e per onore. Nonostante amasse molto la musica – o almeno i mottetti di Josquin Desprez e le Vexations di Satie – fino ad oggi ha perso tempo con altro: un po’ di lettere (soprattutto antiumanistiche), un po’ di filosofia (soprattutto anticattolica), un po’ di teologia (soprattutto antiteista). Siccome a tutto c’è rimedio, fuorché all’eterno, crede di poter tirare avanti bene lo stesso. È qui su invito e perché preferisce scrivere per Campari, anche se è rosso, che bersi le rubiconde boiate d’altri. Si scusa con tutti quelli che offenderà, tranne con chi non capisce l’italiano, il genere letterario, la militanza, il valgerolese stretto, Pierangelosequeri e l’ironia. Si consola: per quanto brutto possa essere un suo pezzo, non sarà mai vessante come quelli di Satie. Chiave di lettura e proclama d’autore: «La commedia non mi è piaciuta, però l'ho vista in condizioni sfavorevoli: il sipario era alzato».

 

12 novembre 2012

Cristiada: l’epopea del film fantasma

di Isacco Tacconi 

Ieri pomeriggio (dopo il successo delle giornate di mercoledì 7 e giovedì 8 novembre), presso i locali della Fondazione Lepanto, è stato proiettato "Cristiada", film che racconta in poco più di due ore l’epopea dei Cristeros messicani. Il titolo della pellicola, che riprende il nome con cui quegli eventi sono passati alla storia, indica proprio il senso di una nuova “Cruzada” per Cristo, combattuta fino all'effusione del sangue dalla maggior parte della popolazione cattolica messicana negli anni '20, contro il governo massonico e anticlericale di Plutarco Elías Calles (1877-1945).

Egli mirava ad un totale sradicamento della fede del popolo messicano, attuabile soltanto a prezzo del sangue di molti martiri innocenti: per raggiungere lo scopo e avere il necessario sostegno, accettò perfino una distensione dei rapporti, precedentemente conflittuali, con gli Stati Uniti, interessati alle risorse petrolifere del paese. La rivoluzione anti-religiosa, in atto nel resto del mondo sotto il nome di “comunismo”, trovava in Messico la strenua e solida opposizione dell’avversario più ostico: la Chiesa Cattolica.

Il fatto interessante è che, come i drammatici eventi della sanguinosa repressione del popolo messicano fedele alla Santa Chiesa e a Cristo sono stati passati sotto silenzio, insabbiati, dimenticati, allo stesso modo si sta tentando di occultare la pellicola che tali eventi vuole riportare alla luce. Il film, originariamente presentato con il titolo di “Cristiada”, è stato ribattezzato “For Greater Glory” per motivi potremmo dire prudenziali, con la speranza che così facendo trovasse maggior fortuna nella distribuzione delle pellicole. Purtroppo così non è stato. Già da due anni infatti si parla della sua uscita nei cinema, che fin da subito ha trovato ostacoli, levate di scudi ed un totale disinteresse da parte di tutte le case cinematografiche hollywoodiane. Per un periodo si era persino vagheggiato l’interesse al suo acquisto da parte di Disney, ma il tutto si è concluso in un nulla di fatto. Curioso quanto sbalorditivo, dato il cast di altissimo livello: Andy Garcia, Eva Longoria Parker, Peter O'Toole, Bruce Greenwood, Catalina Sandino Moreno, Eduardo Verasteguì, Bruce McGill, Oscar Isaac, Santiago Cabrera, Nestor Carbonell, Rubén Blades, Oscar Isaac. Inoltre, il film costituisce l'esordio alla regia di Dean Wright, già veterano supervisore degli effetti speciali negli ultimi due capitoli del Signore degli Anelli, “Le Due Torri” e “Il ritorno del Re”. E, come se non bastasse, la colonna sonora è stata composta dal famoso musicista James Horner, autore, fra le altre, delle musiche di Titanic, Braveheart, Apollo 13, A Beautiful Mind e La Maschera di Zorro. Insomma, un curriculum tutt'altro che mediocre. 

E allora perché questa totale indifferenza per un film che frutterebbe un incasso elevatissimo in tutto il mondo? Verrebbe da rispondere come Quelo :“La risposta è dentro di te, e però è sbajata”. A sentire i soliti minimizzatori, infatti, affermare che la motivazione del rifiuto sia il contenuto favorevole alla Chiesa e alla Fede cattolica sarebbe un’esagerazione, o l’ennesima prova di vittimismo papista. Il problema è che il film, che ho avuto la fortuna di vedere, racconta e legge i fatti non solo dalla campana cattolica, quindi sulla base di interessi di parte, ma secondo la verità storica. Dalla pellicola, infatti, non traspare un’idealizzazione della Chiesa, descritta come una società perfetta, ma si mettono in luce anche gli aspetti negativi degli uomini che ne fanno parte, non nascondendo gli eccessi che li hanno visti protagonisti in una guerra comunque dispotica e spesso sproporzionata. 

Ad ogni modo resta la memoria innegabile e terribile degli 85 mila cattolici scesi a combattere contro il governo anti-cristiano e caduti sui campi di battaglia, definiti spregiativamente cristeros a causa della loro fede in Cristo Re. Con buona pace dei "teniamoci per mano", "volemose bene", "fate l’amore non fate la guerra","pacifisti cattolici" (?), “il Messico cristero godette "dell’imprimatur" della stessa Santa Sede. Papa Pio XI (1857-1939) dedicò infatti alla persecuzione anticattolica di quello sfortunato Paese nordamericano non uno ma ben quattro documenti magisteriali, tre dei quali furono nientemeno che encicliche, oggi opportunamente raccolti nel volume Encicliche sulle persecuzioni in Messico, 1926-1937 (Amicizia Cristiana, 2012, pp. 78, € 7,00).” [1]

Appurato quindi, che l’uscita del film nei cinema europei ed italiani sarà quantomeno largamente posticipata se non addirittura negata, non resta altro che il fai da te per poter diffondere con i mezzi informatici questa pellicola “fantasma”. Ottima, dunque, l'idea della Fondazione Lepanto, che ha fornito a coloro che ne hanno avuto il desiderio la possibilità di conoscere questo tragico e allo stesso tempo glorioso capitolo della storia messicana e del Cattolicesimo novecentesco. L’iniziativa promossa dà così il via ad una sorta di “resistenza” culturale, che si affida alla buona volontà e alla libera iniziativa dei privati e delle associazioni di ispirazione cattolica. 

“Non c’è gloria più grande di dare la vita per Gesù Cristo”: queste sono le ultime parole di padre Cristopher (nel film Peter O’Toole) pochi minuti prima di essere fucilato dai soldati dell’esercito governativo messicano. Questo è l’ideale che forse si sta cercando di cancellare dalla coscienza dei fedeli cattolici. Ma che si conserva ancora vivo nella memoria di quei migliaia di martiri che, al grido di “Viva Cristo Re!”, hanno irrorato la terra con il proprio sangue seminando il germe di nuovi cristiani e, forse proprio per questo, fanno ancora paura ai potenti di oggi, come a quelli di ieri.
 

11 aprile 2012

Oltre Roma Ladrona

Pubblichiamo, con il suo permesso, un interessante contributo di Massimo Viglione, docente di Storia Moderna e Storia del Risorgimento presso l'Università Europea di Roma

Sono romano. Ma quanto sta accadendo in questi giorni alla Lega non mi rende affatto contento. Tutt’altro. Non è solo questione dello sdegno istintivo che si prova al pensiero di Lusi, Penati e dei loro manutengoli, di quegli uomini politici che hanno fatto ben altri furti e criminali operazioni che le spese di Renzo Bossi e soci, al pensiero di chi usava i soldi dei militanti per spassarsela con Ferrari e case in Costa Azzurra o al pensiero di tutto quello che è accaduto nel passato (dai giorni di Mani Pulite con il compagno Greganti a tutto quello che non sapremo mai nel particolare ma sappiamo benissimo essere accaduto per decenni) e che ha riguardato (e sicuramente riguarda ancora) buona parte di chi gestisce, direttamente o indirettamente, le finanze dei partiti (e non solo dei partiti), e del fatto che nessuno di tutti costoro abbia mai pagato nulla, solo per il fatto di essere funzionali ai progetti politici dei “poteri forti” di ogni tempo; non è solo questione dell’ancor più profondo sdegno che si prova a vedere al contrario che l’unico a pagare il fio è ora quel politico che ha osato schierarsi prima contro il partito degli anti-berlusconiani quando tutti dovevano essere anti-berlusconiani e oggi contro i partiti dei montiani, quando tutti, ma proprio tutti (Berlusconi compreso), devono essere montiani; ciò che preoccupa e addolora è il fatto che si è colpita quella che oggi è, piaccia o meno, l’unica forza di opposizione vera in Italia, il che tradotto vuol dire il seppellimento della dialettica democratica nel nostro Paese.
 

26 marzo 2012

Il Papa in Messico, tra Massoneria e Cristeros

di Marco Mancini
Era grande l’attesa per il viaggio di Benedetto XVI in Messico e a Cuba. Se i media hanno sottolineato soprattutto l’importanza della visita nell’isola di Fidel Castro, alle prese con un lungo e difficile cammino di riforma del proprio sistema socialista, minore attenzione è stata riservata, invece, al soggiorno del Santo Padre in Messico, che assume invece ai nostri occhi importanza centrale.