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14 aprile 2019

Quando la Madonna vide un fiume di sangue in Rwanda

di Paolo Maria Filipazzi
Fra il 1980 e il 1981 il Rwanda è scosso da un’ondata di vandalismo senza precedenti: praticamente qualunque statua della Madonna si trovi davanti all’ingresso di una parrocchia viene mutilata, distrutta o trafugata. In alcuni casi i misteriosi profanatori tornano a colpire nello stesso luogo, dopo che la statua è stata riparata o sostituita. Gli autori e le motivazioni di questa ondata sacrilega non verranno mai scoperti.

E’ in questo clima che, il 28 novembre 1981, in un collegio nella cittadina di Kibeho, inizia una vicenda misteriosa che ancora oggi interroga le coscienze dei fedeli rwandesi e non solo. La studentessa sedicenne Alphonsine Mumureke, mentre si trova nel refettorio con le compagne, sente una voce femminile che la chiama. Si reca nel corridoio adiacente, dove trova una donna che descriverà come straordinariamente bella, vestita di bianco e con le mani giunte. Alla domanda di Alphonsine su chi fosse, la donna risponde “Io sono la Madre del Verbo”. L’apparizione dura un quarto d’ora, durante il quale la Madre del Verbo esorta Alphonsine e le sue compagne alla preghiera.
La ragazza racconta quello che è accaduto alle compagne, che non le credono o pensano che sia rimasta vittima di un’allucinazione. La più scettica del gruppo è Marie – Claire Mukangango.

Il 12 gennaio 1982, però, anche un’altra studentessa, Anathalie Mukamazimpaka, ha una visione, venendo presa a sua volta per pazza. Il 2 marzo la Madre del Verbo appare proprio a Marie – Claire e a quel punto ogni dubbio è fugato. Le apparizioni continuano e coinvolgono altre ragazze, non studentesse del collegio, che vivono nella foresta vicino a Kibeho: Stephanie Mukamurenzi, Agnes Kamagaju e Vestine Salima. Un altro veggente è Emmanuel Segatsaya, la cui famiglia segue la tradizionale religione africana. Proprio in seguito a questa vicenda il ragazzo si convertirà al cattolicesimo.
Ad apparire ai giovani non è solo la Madre del Verbo, ma spesso direttamente Suo Figlio. La notizia delle apparizioni si sparge e sempre più persone accorrono per assistervi. I veggenti ripetono le parole che ascoltano, in tal modo rendendole udibili a tutti. I messaggi vanno ben oltre semplici esortazioni alla preghiera e alla conversione: spesso si fanno allarmati, avvertendo di future sofferenze per la Chiesa africana e ruandese, cui si preannunciano nuovi martiri.
L’apice della drammaticità si raggiunge il 15 agosto 1982, nel corso di un’apparizione di quasi otto ore di fronte a ventimila persone, durante la quale la Madre del Verbo si mostra a turno ad Anathalie, Alphonsine e Marie – Claire.

La Madonna si mostra contrariata, addirittura in collera, per poi scoppiare a piangere. Anche le veggenti piangono e si battono in petto, mentre vengono mostrate loro immagini terrificanti: un fiume di sangue, persone che si uccidono a vicenda, altre che muoiono senza sepoltura, teste mozzate ed ogni sorta di orrore. La folla accorsa conserverà un’impressione di paura, panico e tristezza.

La terribile visione, purtroppo, si sarebbe avverata: nel 1994 in Rwanda scoppia una terribile guerra civile fra le etnie degli hutu e dei tutsi, che causerà un genocidio in cui moriranno 934.222 persone. La Chiesa pagherà il suo tributo di sangue con 124 sacerdoti, di cui 99 diocesani e 35 religiosi, 42 fratelli religiosi e 73 suore.
Kibeho non ne sarà risparmiata: il 7 aprile 1994, primo giorno della ritorsione hutu contro i tutsi, il cappellano del santuario di Kibeho, l’abbè Boniface Kanyoni, viene ucciso nella città di Kigali. Nel corso dell’aprile 1994, più di diecimila persone di etnia tutsi, rifugiatesi nella parrocchia, vengono barbaramente uccise. Alcuni cercano la salvezza riparandosi nella chiesa, che però viene data alle fiamme bruciando vivi coloro che vi si trovano dentro. L’anno dopo i tutsi vendicheranno l’eccidio uccidendo a loro volta circa ottomila persone di etnia hutu sulla stessa piazza in cui si erano svolte le apparizioni. Anche il parroco di Kibeho al tempo delle apparizioni, monsignor Jean Bosco Yilirwahandi, troverà la morte del genocidio ed anche una delle veggenti, Marie – Claire, dopo aver subito la deportazione, verrà uccisa per aver protestato per l’arresto del marito.

Alla fine del massacro, il vescovo di Gikongoro, monsignor Augustin Misago, fa costruire a Kibeho un nuovo santuario, erigendolo a Nostra Signora dei Dolori. Nel 2001 lo stesso monsignor Misago riconosce parzialmente le apparizioni, limitatamente a quelle avute da Anathalie, Alphonsine e Marie – Claire e soltanto per quanto riguarda quelle della Madonna.
Nel maggio 2003 una dichiarazione congiunta del vescovo e della Congregazione per la Dottrina della Fede ufficializza la decisione.
Quello stesso 31 maggio, durante una processione al santurio di Kibeho, alle 10 del mattino, molti fedeli sostengono di avere visto la Luna danzare attorno al Sole in una luce sfavillante e multicolore, in un miracolo che ricorda molto quello avvenuto a Fatima

In questi giorni si ricordano i 25 anni dall’inizio del genocidio del Rwanda. Sarebbe, però, una celebrazione monca senza ricordare la vicenda delle apparizioni di Kibeho, che dimostra come il Cielo sia sempre presente nella storia terrena e che, in tutto quanto di misterioso ancora resta in ciò che è successo, ci lascia intendere come le vicende umane siano un riflesso della lotta, invisibile ma spietata, fra la Luce e le Tenebre in rivolta contro di essa.


 

30 gennaio 2018

La difesa di Montevergine

di Razzullo
Il due febbraio si rinnoverà la tradizione della juta dei femminielli al santuario di Montervergine. Si tratta di uno dei riti più antichi e interessanti che la cristianità celebri e che abbia inculturato in sé già dall’Alto Medioevo. I giornali, forse per pigrizia, ne parlano come di un curioso rito Lgbt. Sbagliando completamente tiro e racconto. La banalizzazione mortifica il senso profondo della juta e di tutte le celebrazioni rituali legate ai diversi pellegrinaggi devozionali sulla colla del Partenio, Montevergine deve morire.

Non ricordo più dove ho sentito una frase che ha valore d’epifania. “Gli Usa hanno colonizzato il nostro subconscio”. Dal punto di vista culturale è perfettamente così. Il tempo ha dimostrato come, il fatidico (?) ’68, sia letteralmente crollato, disfatto. Delle istanze, dei temi, delle suggestioni del tempo non rimane altro che un vago e sciapo sozial. La fantasia che avrebbe dovuto prendere il potere, s’è accontentata di un miserabile posticino da passacarte al Ministero della Verità. L’unica Verità che (questo) Occidente riconosce è quella del mondo, di una pelosa visione solidaristica che si regge su due imbattibili pilastri: il senso di colpa e la paura. Bisogna spendere la propria esistenza a rimediare ai danni fatti da altri, magari millenni fa e tremare, tremare, di fronte alle inedite emergenze che, a turno, porteranno la nostra civiltà di fronte a un’Apocalisse mondana che non arriva mai. La stessa religione viene ridotta a pie opere di bene, cassato completamente ogni afflato spirituale e devozionale.

Così, lacerati da terrore e vergogna, morsi dalla paura di perdere tutto e rosi da un senso di colpa perenne, ci dicono che viviamo nell’era più libera, più consapevole e più felice. Il migliore dei mondi possibili e devi pure sorridere, ringraziare di avere la possibilità di vivacchiare mendicando un lavoro da duecento euro al mese, sperando di ingarrare la bolletta al centro scommesse e sfangarla anche stavolta. Unica valvola di sfogo, l’indignazione. Magari a comando. Contro categorie per intero, contro tutti e quindi contro nessuno. Non è mica un caso che il termine “linciaggio” sia nato proprio negli Stati Uniti. La cultura post-illuminista, borghese e razionale, è feroce. Vive di un doppio standard: da una parte le promesse messianiche, dall’altra la crudele realtà degli ultimi e invisibili (individuati sempre in un altro lontano, lontanissimo e carico di colpe sue) come programma politico perenne. Tertium non datur. Nulla al di fuori della morale imperante, della Kultura di regime. Guai a mettere in discussione il dogma delle magnifiche sorti e progressive, anatema a chi osa svelare che dietro al tremulo lume della (loro) presunta ragione altro non c’è che il caos, il vuoto, il nulla. Non c’è speranza, quindi, di uscirne. Ci hanno resi tutti borghesi, dicono. Volenti o nolenti. Ci hanno regalato il progresso, giurano. Ma il migliore dei mondi possibile è quello in cui il governo, a Londra, s’inventa il Ministero alla Solitudine perché siamo tutti così felici e liberi da marcire, solitari e immoti, nei nostri appartamenti.
A credere di essere vivi perché acquistiamo compulsivamente robaccia fabbricata chissà dove, a credere di essere buoni perché mandiamo spiccioli a chissà chi.

Ecco perché Montevergine, come già fu per Piedigrotta, deve morire. Il rito che ne accompagna il culto, è rito di fertilità, anche di lascivia; ma soprattutto è una comunità che vive, respira finalmente libera dal corsetto delle regole, ossessione autentica di ogni razionalista. Una sorta di Carnevale (per quanto ancora possa avere senso questo termine nella nostra società) dove gli uomini e le donne si uniscono e fondono, si ribaltano ruoli e cliché, si suona, si beve, si balla fino a stordirsi, ci si sfida a duello (con i canti a figliola, almeno una volta). Sacrificare l’io in una perdita di coscienza collettiva tributata al sacro è peccato il più mortale I femminielli, figli della sacertas rurale (così diversi dai gay “militanti”, figli invece del perbenismo culturale borghese) rendevano accoratissimo omaggio a Mamma Schiavona perché lei, patrona degli ultimi, sotto il suo manto protegge gli oppressi e i disperati dalla furia di coloro che benpensano; è la loro rivincita, la promessa di un’apocatastasi, di un ritorno al Divino indigeribile ai piani alti di ogni gerarchia (e perciò Origene fu bollato d’eresia?).
È l’umile trappanella che con la tammorra e la sua freschezza si fa beffe dell’usuraio presuntuoso e arrogante che non ardisce di danzare, è il contadino che sputa in faccia al borghese la limitatezza della sua boria: troppo piccolo per essere davvero aristocratico, troppo pieno di sé per avere il coraggio di scendere a far parte di una comunità.

Ritornare alla Terra, per dirla filosoficamente. Ritornare e difendere Montevergine, perché questo non è il migliore dei mondi possibili e s’abbisogna che lo sguardo incantevole, potente e dolcissimo della Madonna Nera del Partenio, avvocata nostra, dissolva, una volta e per sempre, le illusioni sulfuree della colonizzazione culturale della perfida Sister Act.

 

21 gennaio 2018

Sempre Vergine? Una risposta

Libro:Sempre Vergine? Una risposta
La verginità di Maria è stata da sempre al centro di accesi dibattiti nella storia del Cristianesimo e di negazioni eclatanti. Nomi come Cerinto, gli ebioniti, Elvidio nei primi secoli, A. Mitterer e K. Rahner, nella metà del secolo scorso e più vicino a noi R. Brown, si aggiungono alla lista dei sospettosi (o degli eretici). Elvidio al tempo di S. Girolamo negava la perpetua verginità di Maria, invece il medico e sacerdote viennese, A. Mitterer, non riusciva a capire come mettere insieme la vera maternità di Maria e la sua verginità nel parto. Le due cose si escluderebbero a vicenda, al punto che per assicurare una reale maternità sarebbe stato doveroso ammettere la rottura del grembo e le doglie del parto. Il gesuita tedesco K. Rahner, in felice dialogo con tutti, non solo si accodò a detta proposta, ma ne derivò pure che la verginità di Maria nel parto non ha un solido fondamento. È un problema! L’aggettivo “problematico/a” entrò così ufficialmente nella teologia mariana rinnovata e presto la verginità (fisica) di Maria assurse al rango del simbolo, mentre si faceva spazio la “verginità del cuore”. L’integrità verginale di Maria, specialmente in partu, era da spostare dal piano fisico a quello teologico della purezza di fede della Vergine nell’accogliere il Verbo di Dio. Il corpo non era in fondo determinante.

In ambito esegetico, l’americano R. Brown si è segnalato nel tentativo di leggere il dato del concepimento verginale non come “mito” – in questo fa un passo in avanti rispetto a molti altri – ma come espediente letterario dell’agiografo che gli consente di passare dall’Antico Testamento al Nuovo, mancando di fatti la prova della sua storicità. La filiazione divina di Gesù che emerge dal Battesimo nel Giordano fornirebbe a Matteo e Luca l’aggancio letterario per risalire al momento nascosto del suo concepimento nel grembo della Vergine Maria. Non importa quindi se Gesù sia stato concepito verginalmente (questo non lo si potrebbe sapere perché i Vangeli non sono affidabili), ma che sia stato proclamato retrospettivamente figlio di Dio fin dal grembo di sua Madre. Cade come inutile la verginità nel concepimento di Cristo e di conseguenza quella nel parto. A chi interesserà poi sentire che Maria è rimasta vergine dopo il parto?

Questa prospettiva risulta tanto capziosa quanto interessante. L’Autore del saggio ne accoglie la suggestione ribaltandola per dimostrare che è vero proprio il contrario: è più logico che si parta dal concepimento verginale di Gesù per arrivare all’epifania del Giordano. Quest’ultimo evento è piuttosto la ratificazione pubblica di ciò che era già avvenuto in modo nascosto nel grembo di Maria. Bisogna rispettare la progressività della Rivelazione senza la quale i discepoli e gli agiografi non avrebbero afferrato nulla del mistero, a meno che non si risolva tutto in un racconto mitologico. La storicità dei vangeli è fondamentale e la verginità di Maria è l’inizio. Se quest’ultima si offusca o viene ridotta a puro simbolo, Gesù e il Regno Cieli da lui inaugurato – per il quale ci si fa addirittura eunuchi – diventano insignificanti. Quello che è accaduto?

La verginità di Maria è una formidabile risposta alla situazione di declino nella Chiesa della vita religiosa e del matrimonio, principiata da una scorretta visione degli stati di vita del cristiano. Oggi la fanno da padrone novelli discepoli di un monaco del IV secolo di nome Gioviniano, i quali predicano di nuovo che la verginità non è superiore al matrimonio e che ciò che conta è difatti il battesimo che tutti unifica. La vita religiosa ha perso il suo sapore e tanti suoi membri. Anche il sacramento del matrimonio non è in buona salute. Si riscontrano affinità di non poco conto tra Gioviniano e Amoris laetitia, con qualche lieve deriva più epicurea: non solo il matrimonio è pari alla verginità, ma addirittura il rapporto sessuale more uxorio è pari al matrimonio e quindi alla verginità. In fondo, se il battesimo è uguale per tutti, il premio celeste è lo stesso. Così Gioviniano esortava le vergini a lasciare il loro stato di vita!
La Chiesa si trova oggi di nuovo divisa tra discepoli di Gioviniano e veri seguaci di Cristo, incalzati entrambi da un infuocato Girolamo che dice: « La verginità è il frutto del matrimonio». Se il matrimonio è in crisi, perché ha perso di vista la castità coniugale, lo è pure la verginità e se la verginità è in crisi, perché ridotta a mero simbolo, il matrimonio non sa più cosa farsene di se stesso. Il libro di Lanzetta ci offre la risposta che la Chiesa si attende in quest’ora così travagliata. Con gli occhi rivolti alla Semprevergine Maria.

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07 dicembre 2017

Omaggio alla Madonna


di Alfredo Incollingo

Nessuna donna ha espresso tanta bellezza e purezza come la Madonna. A lei i cattolici si rivolgono ogni giorno nelle loro preghiere per ringraziarla e per lodarla nel suo candore divino. Ha offerto il suo seno al Signore per salvarci dal peccato e per questo partecipa insieme al Figlio alla gloria del Padre.

“Gesù ha voluto venire a noi solo attraverso la Madonna, e anche noi possiamo arrivare a Dio solo attraverso di Lei.” (Isidoro d'Anna, Omaggio alla Madonna, p. 12)

Le virtù cristiane si manifestano in tutto il loro splendore nella vita della Vergine Maria e, senza addentrarsi nei meandri della teologia, è giusto omaggiarla per tutto ciò che essa rappresenta: amore, maternità, grandezza, castità, guida, protezione... Isidoro d'Anna, mariano di ferro, ci racconta la Madonna, aiutandoci a conoscere meglio la nostra Madre del Cielo, nel suo Omaggio alla Madonna. Ave, Madre della Speranza! (Youcanprint, 2017).

“La bellezza di Maria Santissima non è solo una qualità prodigiosa del suo aspetto esteriore. Riflette anche la sua incomparabile umiltà, maternità divina, tenerezza, purezza, santità, la sua pace, la sua gioia e così via.” (Isidoro d'Anna, Omaggio alla Madonna, p. 11)

Dal primo all'ultimo capitolo l'autore tratta i temi fondamenti del dibattito etico odierno, quei valori che si è soliti definire non negoziabili, ma che sono puntualmente negati, secondo una prospettiva mariana, vera e politicamente scorretta. In un mondo allo sbando, relativista e scettico, la Madonna si erge a baluardo della verità cristiana contro la perdizione moderna. È l'ancora di salvezza dei cattolici, che sempre di più si sentono spaesati in una società che li snobba o, nei casi peggiori, li disprezza. La Madonna non li ha abbandonati e mai li lascerà da soli.

“Lei, così miracolosamente bella, così alta sopra la creazione perché più umile di tutte le creature, è la nostra vera Madre, se siamo cristiani.” (Isidoro d'Anna, Omaggio alla Madonna, p. 11)

Il Santo Rosario è l'arma migliore per combattere il male e il Maligno, come la Vergine Maria ha sempre raccomandato di fare nelle sue apparizioni. “L'arma più potente, nei combattimenti che stiamo affrontando, è il Santo Rosario.” (Isidoro d'Anna, Omaggio alla Madonna, p. 13) Omaggio alla Madonna è un prontuario fondamentale per contemplare la bellezza e la virtù della Madre di Dio.



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23 febbraio 2017

Amoris laetitia, le aperture maltesi erano state previste e condannate. Da…


di Giuliano Guzzo

Non accenna a placarsi, nella Chiesa, il dibattito sull’interpretazione di Amoris laetitia, l’esortazione apostolica il cui capitolo ottavo aprirebbe, secondo alcuni, alla possibilità, per i fedeli divorziati e risposati (o in genere per tutte le coppie cosiddette irregolari) di accedere – almeno in alcuni specifici casi – all’Eucaristia. Altri contestano però con forza tale interpretazione anche se papa Francesco, pur stimolato dai dubia sottopostigli da alcuni cardinali, non pare intenzionato ad offrire ufficialmente chiarimenti al riguardo. Prosegue così una guerra di interpretazioni, in corso ormai da mesi, con alcune diocesi che si sono sentite autorizzate a dare ai propri fedeli le letture più permissive del documento papale. Come a Malta dove, in un documento firmato da monsignor Mario Grech, vescovo di Gozo, e da monsignor Charles Scicluna, arcivescovo di Malta, pubblicato per la prima volta in inglese l’8 gennaio 2017, da una parte la continenza coniugale è definita un ideale «molto difficile» e, dall’altra, si spiega che vi possono «essere coppie che, con l’aiuto della grazia, praticano questo ideale senza mettere a rischio altri aspetti della vita comune».

Poche ma esplosive parole con le quali si è implicitamente affermato che la continenza coniugale, da sempre insegnata dalla Chiesa, sarebbe in conflitto, almeno in alcuni casi, con «aspetti della vita comune». Nelle guide linea maltesi viene poi aggiunto che a chi – anche se in posizione irregolare – ritenga, dopo attento discernimento, di essere in pace con Dio non può essere rifiutato l’accesso ai sacramenti. Ora, anche se l’intento primario dei vescovi maltesi sembra quello di garantire l’accesso alla comunione ai divorziati risposati che convivono more uxorio, pare evidente come le loro parole aprano le porte a comunioni sacrileghe anche per chi si sia reso autore di un altro peccato mortale, purché si senta – bontà sua – «in pace con Dio». Non sorprende quindi apprendere della gioia delle associazioni Lgbt, entusiaste per quelle che giudicano un’apertura dei vescovi maltesi alla comunione anche per quanti peccano contro il sesto comandamento. Tutti contenti dunque?

Non proprio. Qualcuno di deluso pare esservi. E potrebbe essere nientemeno che la Madonna. Esagero? Giudicate voi. Come alcuni già sapranno, dal 29 settembre 1986, nello stato di Bahia, la Vergine apparirebbe regolarmente al brasiliano Pedro Regis ad Anguera in quello che, fosse confermato, sarebbe essere uno degli eventi più prodigiosi della storia. Il condizionale però è d’obbligo dal momento che su queste apparizioni la Chiesa non si è ancora pronunciata, anche perché sono ancora in corso. Tuttavia molti segni inducono a ritenere il fenomeno autentico: il veggente dice che colei che gli appare chiede insistentemente la conversione, raccomanda la recita quotidiana del rosario e la frequente ricezione dei sacramenti, consigliando la confessione settimanale e ricordando la realtà del purgatorio e dell’inferno, realtà spesso dimenticate dai cristiani di oggi. In nessuno dei messaggi si sono riscontrate, a quanto pare, contraddizioni con gli insegnamenti della Scrittura, della Tradizione o del magistero della Chiesa.

Che cosa c’entra tutto questo con le aperture sulla comunione dei vescovi maltesi? C’entra eccome. Infatti, un messaggio riferito dal veggente l’1 febbraio 2008 recita: «La Chiesa camminerà su strade difficili. Affronterà molta ingratitudine dei cattivi pastori e berrà il calice amaro del dolore. Da Malta verrà un ordine che scuoterà la Chiesa e farà soffrire i fedeli. Sono vostra Madre Addolorata e so ciò che vi attende. Non allontanatevi dalla verità». Ora, la corrispondenza temporale della profezia – in anticipo di otto anni esatti rispetto al documento dei vescovi di Malta, cui sembra proprio riferirsi – e il fatto che parecchi altri messaggi abbiano effettivamente previsto eventi futuri notevoli, dal terremoto di Haiti al terrorismo in Europa, dalle dimissioni di Benedetto XVI all’elezione di un papa gesuita, dovrebbero suggerire qualche riflessione. Non solo per Malta, ma per tutti i «cattivi pastori». Intanto la Madonna di Anguera, come viene chiamata, continua a parlare del periodo che stiamo vivendo come quello della «grande confusione spirituale», anche se invita a pregare e a non scoraggiarsi.

https://giulianoguzzo.com/2017/02/23/amoris-laetitia-le-aperture-maltesi-erano-state-previste-e-condannate-da/

 

23 novembre 2016

Campari & de Maistre - Il libro


di Alessio Calò e Francesco Maria Filipazzi

"Custos, quid de nocte?" Sentinella, a che punto è la notte? La frase, tratta dal libro del profeta Isaia, appare oggi attuale per descrivere un'attesa che viene vissuta quotidianamente dai fedeli in Cristo. Ormai certo che la modernità stia per dissolversi, come appunto la notte poco prima del mattino, il popolo di Dio, decimato e stanco, sembra ormai in una condizione di attesa. Quando finirà questa lunga notte dello Spirito?

Come sapete bene, dalla sua nascita questo blog ha cercato di offrire quotidianamente una serie di contributi critici alla modernità, senza perdere quella vena ironica e irriverente che caratterizza il sano cattolicesimo. Campari & de Maistre appunto.
Dopo cinque anni di attività la redazione ha pensato di proporre al pubblico una serie di riflessioni, organizzate in un libro, riguardanti la Fede e l'attualità, per fare un bilancio di questi tempi oscuri che ci tocca vivere: il nostro vuole essere un messaggio di natura generazionale, una sfida da proporre a chi, nostro coetaneo, si ritrova davanti un mondo da ricostruire. Da dove partire e verso dove andare?
Il libro è così organizzato: dopo aver rinfrescato alcuni concetti di base riguardanti la sana filosofia (Alessandro Elia e Francesco Righini, Amicizia San Benedetto Brixia) e la sacra Liturgia (Marco Sgroi), il libro procede gettando il guanto di sfida alla modernità e al suo peggior frutto, la solitudine disperata dell'uomo sradicato (Francesco Filipazzi, Riccardo Zenobi, Giuliano Guzzo e Giulia Tanel), per poi allargare lo sguardo verso la società contemporanea attraverso un'analisi approfondita della situazione economica (Giovanni Campari) e geopolitica europea (Paolo Maria Filipazzi) ed internazionale (Fabrizio Cositore e Fabio Petrucci) e delle sfide che l'attendono (Alessandro Rico); si chiude alla fine con una nota di speranza per un ritorno alla pratica delle devozioni (Roberto de Albentiis) e ad un nuovo monachesimo familiare (Matteo Donadoni), supplicando continuamente l'intercessione della schiera dei Santi, ed in particolare della loro Regina, che ci hanno dimostrato come solo nell'imitazione di Cristo si possa rinnovare l'uomo e con lui ricostruire un mondo devastato (Federico Catani).
Ci chiedevamo dunque: da dove partire e verso dove andare? A Dio per Maria è la nostra risposta.

Per chi fosse interessato all'acquisto o ad una presentazione del volume, edito dalla casa editrice Historica (che ringraziamo per l'ampia libertà concessaci) e in uscita l'8 dicembre, giorno dell'Immacolata Concezione, ci può contattare all'indirizzo campariedemaistre@gmail.com.
Il ricavato derivante dai diritti d'autore sarà donato ai monaci di Norcia, colpiti duramente dal recente terremoto.
 

09 settembre 2016

Supplica agli amici di CL


di labaionetta.blogspot.com

Venerdì 19 agosto, il giorno dell’apertura dei padiglioni fieristici che ospitano il Meeting di Rimini per l’Amicizia fra i Popoli, secondo una impiegata dello stand della casa editrice Shalom, intervistata da Repubblica, veniva nascosta la statua della Madonna e rimosse le immagini religiose appese nello stand. La richiesta di rimuovere i simboli religiosi sarebbe arrivata appena prima dell’arrivo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, poi passato di fronte allo stand collocato all’ingresso principale della fiera. La casa editrice ha smentito, mentre la direzione del Meeting ha negato la propria responsabilità nell’aver richiesto la rimozione della statua. Resta il fatto che l'impiegata è scomparsa e né la statua né le immagini sacre sono state rimesse al loro posto (il video di Repubblica mostra chiaramente la Madonna, poi scomparsa, in un angolo) e che nessuno ha invitato a ricollocarla dov'era.

Chiediamo dunque preghiera e sacrifici perché si rinnovi l’amore alla verità indebolito dalle luci del potere, che in cambio di qualche briciola ottiene la progressiva scomparsa di una Chiesa fedele alla tradizione. Il nascondere la Madonna è infatti simbolo della sempre più frequente messa da parte della ragione per cui Cl esiste e quindi della sua debolezza: l’affermazione del fatto di Cristo e delle sue conseguenze scandalose nella società entrato nel mondo proprio grazie al "sì" di Sua Madre. In mezzo alla grande positività di molte mostre e testimoni (anche se spesso non compresi come padre Rebwar di Aiuto Alla Chiesa che Soffre, contestato per le sue posizioni sull'Isis) presenti al Meeting di Rimini, si assiste al rinnegamento di cui l'episodio è emblematico. Un rinnegamento che è la causa di tutti i conseguenti tentennamenti (vedi posizioni sulle unioni civili e sull’islam), le mezze verità (vedi mostra sull’immigrazione in cui si dice che gli immigrati sono nell’80 per cento cristiani e il 20 di altre fedi, omettendo il fenomeno dell’immigrazione clandestina) le bugie (la politica è solo compromesso, vedi mostra sulla storia della Repubblica) e i tradimenti (nel 2000 Cl ha lottato per una riforma costituzionale in senso sussidiario opposta a quella attuale, oggi valorizzata da più voci interne alla kermesse sebbene si sostenga che Cl non prende posizione in merito) offerti al popolo del Meeting.

A questa lontananza e timore del giudizio controcorrente di Cristo, troppo spesso affermato come un pensiero disincarnato, che affievolisce l’impeto missionario, la libertà e quindi l'amicizia e la letizia, a questo piattume che genera formalismo e stanca, si deve rispondere innanzitutto tornando alla fonte del giudizio nuovo sul mondo, all'incarnazione attraverso Maria. Perciò, mentre Le chiediamo perdono per i nostri tradimenti, domandiamo il suo "sì" incondizionato a Cristo, affinché Egli si comunichi attraverso il Suo corpo storico, la Chiesa portatrice della verità nella tradizione.

Come disse all’inizio degli anni Novanta lo stesso don Luigi Giussani agli universitari: “Pregate, pregate la Madonna di Loreto, fate il pellegrinaggio. Grazie! All’atteggiamento irrazionale dell’uomo può supplire soltanto il miracolo di Dio”. E ancora parlando della lontananza di Cristo dal cuore (esercizi della Fraternità, 1982): "Alla demoralizzazione la nostra compagnia deve sostituire un aiuto affinché la nostra vita porti, nel tempo e nello spazio, la speranza... La speranza è una idea dominante, un sentimento - se volete - dominante più di tutti gli altri, che attraversa tutti gli altri, che qualifica tutti gli altri: «A Dio nulla è impossibile»; non al Dio dei nostri pensieri, ripeto, ma al Dio che si è reso uomo, al Dio vivente che si è reso presenza tra di noi...Com’è bambino, povero di spirito, questo grande maestro dello spirito, la grande figura della storia cristiana dei primissimi secoli che è Efrem il Siro!...: «Ecco che la mia vita declina di giorno in giorno e crescono i miei peccati. O Signore, Dio delle anime e dei corpi, Tu conosci la mia debolezza. Concedimi, Signore, la Tua forza, sostienimi nella mia miseria […]. O Signore, non disdegnare la mia preghiera […] e conservami la Tua benevolenza fino alla fine».

Ricordando l’amore per la Vergine, attraverso cui Dio si fa continuamente carne, del fondatore di Comunione e Liberazione, esperienza da cui la kermesse prende origine, invitiamo alla recita del Rosario e all'offerta di sacrifici in riparazione dei fatti accaduti. E domandiamo la conversione del cuore con la preghiera di Efrem il Siro, affinché il movimento torni alle sue origini riaffermando la propria identità, anche quando ciò significhi derisione, rifiuto o persecuzione da parte del mondo.
 

29 agosto 2016

La rinascita spirituale della Russia, benedetta dalla Vergine di Kazan’


di Giorgio Enrico Cavallo

Non c’è immagine più sacra, per i popoli slavi, della Madonna di Kazan’. La Madre di Dio, nella celebre icona “scritta” nel pieno Medio Evo, è effettivamente il più bell’esempio di devozione popolare della Russia, quando essa si fregiava dell’appellativo di “Santa”. La Madonna è intimamente parte della spiritualità ortodossa, legata a doppio filo con la patria russa e con la sua storia: non a caso, come ultimo atto politico, Nicola II consacrò il suo paese alla Vergine di Kazan’.
Il motivo di questo breve articolo non è però narrare la storia dell’icona, facilmente rintracciabile su internet; è invece tratteggiare, con una semplice e veloce pennellata, quella che è la devozione sempre più viva attorno a questa immagine. Racconterò dunque ciò che ho visto in un mio recente viaggio a San Pietroburgo. A due passi dal mio albergo si trovava lo splendido santuario della Madonna di Kazan’, eretto per celebrare la vittoria della Russia su Napoleone. All’interno di esso, non a caso, si trova la tomba del generale Kutuzov, che tanto credé nella protezione della Vergine: a lei era ricorso per benedire la campagna militare contro i francesi, portando sul campo di battaglia di Borodino l’icona di Smolensk e pregando spesso davanti alla Madonna di Kazan’.
Ebbene, sappiamo tutti come andò la storia in Russia: la rivoluzione cancellò i luoghi sacri, che nella migliore delle ipotesi vennero convertiti in granai (rinfreschiamoci la memoria con un buon film, “il compagno don Camillo”) musei o palestre. Contro l’icona di Kazan’, però, il regime ateo si accanì con una veemenza rabbiosa: quasi tutti i santuari della Vergine furono distrutti. Andò meglio a San Pietroburgo, dove lo splendido tempio che sorge tra il canale Griboedov e la Prospettiva Nevskij diventò, in supremo sberleffo, un museo dell’ateismo.
Gor’kij ebbe a dire che la Vergine era il supremo nemico contro il quale lottava il comunismo russo, ed effettivamente dobbiamo riscontrare che aveva ragione: la storia insegna che a crollare fu l’Unione Sovietica, ma non la devozione del popolo nei confronti di Maria. Nemmeno 70 e rotti anni di indottrinamento e di propaganda messa in atto da gruppi come la capillare Lega degli Atei Militanti poterono sradicare dal cuore dei russi la devozione mariana. Ne è prova che oggi per venerare l’icona di Maria si fa la fila.
Sì, la fila. Noi occidentali siamo abituati a fare la coda per prendere i biglietti dell’ultimo kolossal cinematografico, in Russia si mettono in fila, pazienti, per salutare la Madre di Dio. Mi sono messo in coda anch’io, in silenzio, come tutti. Per raggiungere la Vergine ho atteso oltre mezz’ora. Davanti a me c’erano più o meno cento persone: almeno il venti, trenta per cento erano giovani; molti inoltre erano bambini accompagnati per mano dalle babushke. Non c’era una particolare ricorrenza, non era un fine settimana. Era semplicemente la normalità: rientrando nel santuario, in altre occasioni, ho potuto vedere di nuovo la coda di fedeli, a volte anche più lunga. E dire che l’icona di San Pietroburgo non è nemmeno l’originale: è una copia di inizio Settecento, fatta portare in città da Pietro il Grande; l’originale, dopo essere stato donato a Giovanni Paolo II, è tornato in Russia nel 2004 ed è stato consegnato al patriarca Alessio II.
Di converso, nella mia città, Torino, c’è un’immagine della Vergine Consolata, trovata in modo miracoloso esattamente come la Vergine di Kazan’: non ho mai visto la fila di persone per entrare nel santuario. Se si parla con i torinesi, probabilmente non sanno nemmeno la storia del ritrovamento miracoloso ad opera di un pellegrino cieco. Insomma, la differenza è abissale. Noialtri occidentali facciamo la fila solo nelle ultime ridotte della spiritualità cattolica: i santuari mariani. Code simili per venerare un’icona, in una chiesa qualsiasi, ce le scordiamo.
Orbene, se scrivo queste righe è per testimoniare come vanno le cose nel mondo. L’icona di San Pietroburgo è l’esempio che la rinascita spirituale è possibile – anzi, è certa – se non si dimentica il legame che abbiamo con Maria, madre dei popoli. È possibile se la politica è capace di una seria autocritica, riconoscendo gli errori del passato e facendo di tutto per rimediare, promuovendo il culto e la devozione. Putin, nel bene e nel male, lo ha fatto: i risultati sono quelli che ho descritto. In Italia siamo impegnati a togliere le statue della Madonna al Meeting di Cl e a promuovere leggi contrarie alla vita e al sentimento religioso. Il tutto senza che dal Vaticano ci sia alcuna reazione. Facciamo un po’ due conti…
La Vergine ci perdoni e ci illumini: forse oggi abbiamo più bisogno noi cattolici di una sincera conversione di quanto ne abbia bisogno il popolo russo.

PS. Chiudo con un breve “spot”. La Vergine di Kazan’ è considerata, nel mondo russo, la protettrice della famiglia. In epoche buie come la nostra, mi permetto di sponsorizzarne la devozione. Fine dello spot.
 

22 agosto 2016

Chi rinnega la Madre di Dio?

di Giuliano Guzzo
I fatti, anzitutto. Sul sito internet del quotidiano Repubblica viene diffuso un filmato girato al Meeting di Rimini, precisamente allo stand della casa editrice Shalom, nel quale si vede e si ascolta una signora intenta a rimuovere dalla sua posizione, originariamente in bella vista, una statua della Madonna obbedendo ad una indicazione – afferma – ricevuta allo scopo di non offendere eventuali visitatori islamici, i quali coltiverebbero «un odio» tale, verso la Madre di Gesù, da consigliare appunto quella rimozione allo scopo di «non mettere a rischio nessuno». Quel video, com’era prevedibile, diventa virale facendo esplodere un caso, con non pochi cattolici che – comprensibilmente – gridano allo scandalo e i vertici del Meeting che, invece, tentano di minimizzare l’accaduto spiegando che loro, con quella censura, non c’entrano nulla. Una censura comunque singolare dal momento che, va detto, allo stand della Shalom non mancano, anzi abbondano pubblicazioni e testi riguardanti la Madonna. A chi credere allora? E, soprattutto, da chi ha preso ordini la signora immortalata nel filmato? E’ stato tutto e solo – viene da chiedersi – un trappolone di quei diavoli di Repubblica?

Ora, per quanto male si possa pensare di quanti lavorano per il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, riesce difficile pensare – se non si simpatizza per il sentiero controverso del complottismo – che il video diffuso da Repubblica sia un falso. Allo stesso tempo, sarebbe sbagliato addossare a tutto il movimento di Comunione e Liberazione le responsabilità di un episodio dai contorni tutt’ora poco chiari. Per quel che vale propenderei dunque per un’altra ipotesi prima di esporre la quale, urge una premessa: con l’oscuramento di Maria il mondo islamico c’entra poco. Anzi, il solo considerare una simile ipotesi denota una certa ignoranza. Scrive Vittorio Messori: «Maria è il “luogo” dove musulmani e cristiani (quelli, almeno, cattolici e quelli ortodossi) sono vicini più che ovunque altrove. Sino ad arrivare al paradosso: mentre oggi si susseguono, fra biblisti e teologi cristiani, le “riletture” riduttive e ambigue di alcuni dogmi mariani, a cominciare proprio dalla verginità di Maria, l’Islàm non tollera ne dubbi né esitazioni al proposito. Anzi, è pronto a lapidare sul posto chi non osasse attentare all’onore di colei che è la “Vergine che ha preservato intatto il suo seno”» (Ipotesi su Maria, Ares, Milano 2005, pp. 191-192). Scartata dunque l’ipotesi filo islamica, quanto accaduto al Meeting può essere letto solo alla luce di una tendenza altra.

La tendenza è quella che, da anni, vede il mondo cattolico in forte crisi, quasi ostile nei confronti di Maria e del Suo culto, guardato con scetticismo e sufficienza, quando non irriso quale devozione a base di processioni e vocine in falsetto. Si va così da sacerdoti e accademici rispettati come John P. Meier che negano la verginità perpetua di Maria – cosa della quale persino Lutero riteneva che solo i «pazzi e i villani» potessero dubitare – a Padre Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, che ha bacchettato quanti riservano attenzione alla Madre di Gesù, «onorandola in modo talvolta esagerato e sconsiderato», dalla Madonna “oscurata” a Rimini alla “Medaglia miracolosa” portata al collo dal celebratissimo Usain Bolt della quale i media che contano si guardano bene del parlare. A questi episodi, per chi abbia familiarità con certe prediche domenicali – in cui la Vergine viene presentata poco più che come una “brava donna” -, se ne potrebbero sommare altri. Unico comune denominatore: la sistematica offesa verso Maria.

Un fenomeno molto triste di eclissi della fede che, per chi crede, non ha giustificazione. Diceva infatti san Massimiliano Kolbe: «Non temete di amare troppo la Madonna, perché non arriverete mai ad amarla come l’ha amata Gesù».

 

03 giugno 2016

Il Sacro Cuore di Gesù e il cuore profano del mondo


di François de Charette

Oggi la Chiesa celebra la Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù. Dal 1689 in avanti si è detto e scritto moltissimo su questa sublime devozione cattolica. Essa affonda le radici nell'Antico Testamento, laddove il profeta Isaia invita ad attingere con gaudio le acque dalle fonti del Salvatore: “Hauretis aquas in gaudio de fontibus Salvatoris (Is 12,3)”. Si parla di fonti, al plurale, giacché furono molteplici le sorgenti da cui il Salvatore stillò il proprio sangue, in remissione dei nostri peccati: le innumerevoli ferite sanguinanti causate dalla flagellazione e dalla corona di spine postagli sul capo in segno di deridente umiliazione, le cinque piaghe che i chiodi produssero nella sua carne viva ed infine la ferita ultima, quella che gli squarciò il costato trafiggendogli il cuore. Poche ore prima l'Apostolo Giovanni aveva posato su quel cuore divino il proprio capo reclinandolo sul petto di Gesù (Gv 13, 25).

Moltissimo si potrebbe dire sul sacro cuore di Gesù senza comunque riuscire ad esaurire il mistero di grazia che questo scrigno preziosissimo riserva a chi lo contempli devotamente, ma una cosa balza subito agli occhi: esso fu un cuore vero, pulsante, trafitto realmente e sgorgante sangue ed acqua e così ancora oggi la Chiesa lo celebra nella sua vera immagine di cuore umano. Non è ozioso notarlo in quanto siamo quotidianamente tutti subissati di cuori stilizzati, che del cuore umano non hanno alcunché. Essi non pulsano e non vivono poiché privi di ventricoli e di arterie, in essi non circola sangue e non amano poiché in ultimo non sono cuori. Qualcuno si è preso la briga di studiare la storia della stilizzazione moderna del cuore, poiché questa porzione di carne umana non ha affatto la forma che noi siamo soliti attribuirgli con emoticon e disegnini vari. Ebbene si è visto come la diffusione popolare sia cominciata negli anni '70 con le t-shirt I love NY, dove al posto della parola love campeggiava un cuore stilizzato. Da allora è stato un crescendo fino all'abuso riscontrabile ai nostri giorni. Ancora più interessante però è scoprirne l'origine: essa risale alle carte da gioco e nello specifico a quelle francesi che, come è noto, derivano dai Tarocchi, dunque l'origine della simbolizzazione è gnostico-cabalistica. Il simbolo d'altronde lo conferma, avendo caratteristiche subliminali: esso può alludere nei due archi superiori alle forme rotondeggianti di un seno femminile, mentre capovolto è la rappresentazione evidente di due natiche. Ciò a voler intendere, in perfetta coerenza con il pansessualismo pre-freudiano cabalistico, che l'amore è libido, desiderio, mero principio di fertilità riproduttiva. Per gli scettici, rammento come il gioco delle carte abbia subito negli anni della Rivoluzione Francese un brusco cambiamento: l'asso che fino ad allora era la carte con valore minimo è divenuta anche la carta con valore massimo, a simboleggiare il principio rivoluzionario secondo il quale dal basso il re (la cui carte prima della Rivoluzione Francese era quella con il valore più alto) viene sconfitto, in un processo di disfacimento dell'autorità che dal 1789 non si è mai arrestato fino ad oggi. In un gioco di apparente e innocente intrattenimento è stata racchiusa una dottrina simbolica, cabalistica e persino politica tuttora vigente. Erano ancora lontani i tempi i cui l'umanità si sarebbe potuta pervertire con televisione, film e stampa immonda ma fin d'allora si comprese come l'intrattenimento fosse la via più sicura per istruirla di nuovi e perversi principi. Ciò spiega anche perché un uomo di indubbio acume intellettuale come Pascal sull'intrattenimento scrisse pagine di fuoco, a cui volentieri si rimanda il lettore.

Diremo però ancora qualcosa in merito alla Rivoluzione Francese, vero spartiacque della storia d'Europa. Essa avvenne esattamente cento anni dopo l'inizio della devozione al sacro cuore che Gesù stesso offrì all'umanità per mezzo di Santa Margherita Alacoque, la quale spiegò come al sacro cuore di Gesù dovesse consacrarsi Luigi XIV, meglio noto come “Re Sole” e come il simbolo dovesse essere raffigurato nello stemma nazionale. Ciò era volto a preservare il Regno di Francia difendendolo da future rivoluzioni, epurandolo però da ogni personalistica idolatria verso il suo re e sancendo chiaramente il primato della regalità di Cristo. L'Onnipotente aveva teso una mano a Luigi XIV per mezzo di una sua umilissima santa ma il re aveva glissato. Cento anni dopo, la sua dinastia fu spazzata via, la nobiltà ghigliottinata e migliaia di innocenti consacrati furono martirizzati in un effluvio di sangue d'inusitata barbarie. Da lì principiò l'Europa anticristiana che è sotto i nostri occhi e delle cui utopie il Pontefice regnante inspiegabilmente si compiace. L'umanità, in quei giorni, rifiutò di posare il proprio capo al sicuro sul giaciglio del Sacro Cuore di Gesù ad imitazione del suo apostolo prediletto, preferendo ad esso una corona  inebriata di idolatrica superbia, che cadde miseramente al suolo ghigliottinata e alla quale ne subentrarono molte altre di diversa fattura: l'enciclopedico e puerile sapere umano, l'utopistico e laicista democratismo razionalista, l'ugualitarismo sentimentale, la fratellanza resa orfana di Cristo, senza il quale nulla può essere compiuto (Gv 15, 8). In sintesi l'uomo si sentì pronto per fare da sé e rifiutò al contempo l'aiuto di Dio e dei suoi santi. Scelse la libertà apparente rifiutando quella reale, intessuta della carne e del sangue del Salvatore.
Oggi, dunque, cosa si festeggia? Un cuore divino abbandonato da un'umanità che non sa celebrare che se stessa e ad un cuore di carne trafitto d'amore e sgorgante sangue ne preferisce uno fasullo, purché pulito e colorato: un cuore ideale, simbolo di mostruosità utopiche, di istinti feroci e lascivi che nell'assenza dei suoi battiti, giacché esso è un cuore che non batte, ravvede il rintocco vuoto di un ateismo dei costumi e dei valori, che pur nei suoi disfacimenti quotidiani non brama che se stesso. Dio perdoni la nostra perversione e quella della sua Chiesa militante che ai nostri giorni, anziché porre il capo nella polvere e macerarsi nella penitenza, osa ancora parlare di umanesimo.

In conclusione ricordiamo come la gloriosa artefice del sacro cuore di Gesù, colei che lo ha intessuto della sua carne e irrorato del suo sangue nei nove mesi della portentosa e verginale gravidanza, in questi ultimi tempi sia venuta ad offrire il suo cuore immacolato come ultimo rifugio di salvezza per il genere umano. Ella ha chiesto a Fatima, nel 1917, per mezzo di tre pastorelli la consacrazione - ad opera del papa e di tutti i vescovi - della Russia al suo cuore immacolato. Esattamente come per il Sacro Cuore di Gesù tale richiesta è rimasta inesaudita. Il maggio prossimo sarà il centenario di questa sublime apparizione che sancisce la volontà mariana di trionfare, affinché tutto il mondo conferisca l'onore che spetta a colei che sola e piena di grazia ha meritato all'umanità il Redentore. L'anno venturo si celebreranno al contempo i cinquecento anni della Riforma protestante (1517) e i trecento anni dell'istituzione della prima loggia ufficiale massonica (1717). Sembra, dunque, avvicinarsi l'ennesimo appuntamento della storia dell'umanità al crocevia di un nuova svolta nell'annosa battaglia tra il bene e il male.  In verità, date le premesse, pare apprestarsi un'ulteriore umiliazione per il bene ma ciò non deve scalfire la nostra speranza, che si fonda sull'autorità di Colui che è risorto da morte. Approfittiamo quindi della solennità odierna per innamorarci sempre più di Cristo, umilmente confessando i nostri peccati, digiunando se possibile, battendoci il petto per le nostre mancanze e alzando preghiere all'Altissimo in perenne rendimento di grazia e in riparazione delle offese che l'umanità non cessa di arrecargli. Ciò affinché non siano annoverati i nostri nomi fra coloro che preferirono giocare sotto la croce, anziché pregare e contemplare la magnificenza redentrice dell'unico Salvatore.
 

18 maggio 2016

La Madonna di Ghiaie di Bonate e la persecuzione contro la bambina veggente

di Matteo Donadoni

In questo periodo si sta riaccendendo l'attenzione sulle apparizioni mariane di Ghiaie di Bonate. Che siano reali o no, rimangono però indubbie le violenze assurde cui è stata sottoposta Adelaide Roncalli, la bambina destinataria dei messaggi mariani. Perché un'ispezione vaginale ad una bambina di 7 anni? Perché mentirle dicendole che i genitori erano in prigione per colpa sua? Adelaide durante tutta la sua vita visse umilmente e in incognito, diventando un'infermiera molto brava. Nel 1989, in età avanzata, depositò da un notaio una dichiarazione nella quale ribadiva la propria convinzione: la Madonna le aveva parlato. Per l'occasione riproponiamo un articolo di Matteo Donadoni, scritto in occasione della morte, che spiega molto bene cosa successe all'epoca. Sulle apparizioni non ci pronunciamo (per ora). Sugli inquisitori invece si.

Molti sapranno che il 24 agosto scorso [2014 ndr ] è mancata Adelaide Roncalli (1937-2014), veggente delle Ghiaie e martire della curia di Bergamo.

Mentre nel 1944 il mondo bruciava tra le fiamme dell'odio e delle bombe, e la seconda guerra mondiale sembrava non finire mai, la Madonna, Regina della Famiglia, scelse una fanciulla semianalfabeta di Torchio di Ghiaie di Bonate per annunciare i suoi messaggi al mondo. Le apparve fra noccioli e sambuchi in fiore per tredici giorni in due cicli: il primo dal 13 al 21 maggio, il secondo dal 28 al 31 maggio, quando, attorno alla piccola, attendevano fedeli in preghiera 300mila persone. Il povero popolo del contado bergamasco, nella propria ignoranza e semplicità, aveva una grande fede cattolica e credette. In pochi mesi erano confluiti alle Ghiaie qualcosa come 3 milioni e 500 mila anime. Aveva creduto alle parole di Adelaide perfino il capitano inglese Peter Cooper dell’Intelligence Service, paracadutato dietro le linee, il quale, travestito da prete, aveva incontrato la bambina. Così Bergamo fu salvata dalla distruzione: Cooper aveva fatto annullare il bombardamento prestabilito.

Indovinate chi fu, invece, a non credere? I partigiani comunisti del sottobosco intenti a liberare l’Italia per creare un mondo senza Dio? No. In molti furono i preti ostili (e molti lo sono oggi, ma non c’è da stupirsi: «dal frutto si riconosce l’albero” Mt 12,33). Tanto per cominciare Ghiaie all’epoca dei fatti soprannaturali era da poco divenuta parrocchia (1921). Era stata scorporata da quella di Presezzo, il cui parroco, don Luigi Locatelli, fu il più accanito oppositore della veggente, pare nutrisse rancore personale nei confronti del parroco di Ghiaie, don Cesare Vitali.

Ma con lui erano anche tutti i parroci del vicinato: i pellegrini avevano inondato di denaro le casse della parrocchia di don Vitali: perché a loro non era toccato nulla? Se, invece di andare a zonzo per ascoltare pettegolezzi, questi sacerdoti si fossero dedicati a confessare le centinaia di migliaia di fedeli accorsi, si sarebbero resi conto da soli della verità.

Non menziono poi i detrattori moderni, perché certe parrocchie hanno già ben altre gatte da pelare. Così accadde che un giovane prete, laureato in filosofia all’Università Cattolica di Milano, si prese arbitrariamente la briga di fare luce sui fatti: don Luigi Cortesi. La curia preferì lasciarlo fare ufficiosamente. Il sacerdote credeva nella Fisiognomica, una disciplina pseudoscientifica che pretende di dedurre i caratteri psicologici e morali di una persona dal suo aspetto fisico, soprattutto dai lineamenti e dalle espressioni del volto. Ma una laurea in teologia o, appunto, in filosofia non attestano il teologo né il filosofo.

Dice bene N. Gomez Davila: «Quanto maggiore è l’importanza di un’attività intellettuale, tanto più ridicola è la pretesa di certificare la competenza di chi la esercita. Un diploma di dentista è degno di rispetto, uno di filosofo è grottesco». Ma, come tutti sanno, certi luminari fanno carriera proprio grazie alle corbellerie che raccontano. È per questo che, fin dalla sua prima visita a casa Roncalli, il sacerdote “filosofo” aveva scrutato il volto di Adelaide cercando i segni della degenerazione. Dedicò un lungo capitolo di un suo libro, intitolandolo "Il biotipo di Adelaide", nel quale espresse giudizi personali pesanti utilizzando anche termini offensivi e calunniosi verso la bambina e la sua famiglia.

Scrisse con disprezzo che Adelaide era «un mostro», una «lussuriosa», una «ninfetta oreade» - una bimba di 7 anni !? -, e «un nodo di vipere, uno scrigno chiuso custodito da sette draghi». Ma forse, in trance agonistico-filosofica, stava parlando di sé. Don Cortesi aveva infatti deciso, senza nemmeno troppo rimuginare scientifico, che quella bambina, la quale, forse, non aveva nemmeno le capacità intellettuali per architettare ragionamenti come quelli annunciati dalla Madre di Dio, era una bugiarda. Bugiarda, bugiarda. Il tema della menzogna ricorre in modo ossessionante nei suoi scritti, dove non mancano note di disprezzo per la povertà di Adelaide: «Adelaide aveva le calzine rotte, i rustici zoccoletti si sfilacciavano... cenci e miseria... era un atomo anonimo». Chi abbia una certa età e chiunque abbia visto le rare fotografie dei propri antenati, può riconoscere in esse le stesse miserie.

Ma questo prete, in tanti anni di onorato Seminario, non aveva mai sentito parlare di Bernadette Soubirous e della sua povertà?? Già, il Cortesi non credeva né alle apparizioni mariane di Lourdes, né di Fatima, come scrisse: «In ogni tempo, dai fondi miserabili di anime guaste, affiorano le pretese di contatti diretti e sensibili col soprannaturale. Talora sono delitti di spiriti diabolici, ma più spesso sono follie di povere menti in rovina». Mi chiedo sempre più spesso che diamine ci stanno a fare nella Chiesa di Cristo i sacerdoti razionalisti non credenti (e chi servono!?).

Addirittura, l’allora vescovo Bernareggi – forse a causa di pressioni nazifasciste – arrivò al punto paradossale di ordinare (sic!) alla Madonna di non apparire più (eh, cosa volete ce ne facciamo a Bergamo della Madonna? Abbiamo già i professori!). Ecco, la testimonianza diretta di don Cortesi: «mi avvertì [il vescovo, scil.] per telefono che aveva potuto strappare alle autorità il permesso di trasportare la bambina alle Ghiaie per l'ultima visione, soltanto a patto che questa fosse davvero l'ultima, e quindi volle che la piccina pregasse la Madonna a non comparire mai più». La povera piccola, nella sua candida ignoranza, prese la cosa sul serio, e la comunicò alla Madonna, con questa formula terribilmente ellittica: «Té, Madóna, i m’ha dicc issé dé ègn piö», cioè: «Tu, Madonna, mi hanno detto così di non venire più». Anche la Madonna la prese sul serio rispondendo: «Sé, l'è l’ültima sira, ègnéró piö».

Dopodiché la piccola Adelaide, sottratta senza giustificazioni alla famiglia e segregata per tre anni dalle suore Orsoline, venne sottoposta ad ogni tipo di esame clinico psicologico e fisico: per l’occasione venne scarcerato il prof. Ferdinando Cazzamalli, esperto occultista non per nulla arrestato dalle SS (e perché mai chiamare un pediatra?!) e che conosceva bene don Luigi Cortesi. Il quale, poco dopo, fu introdotto nel convento di Gandino delle suore Orsoline (all’uopo trattato da casa di detenzione psichiatrica), dove eseguì senza permesso alcuno, in presenza di don Cortesi, la tristemente nota ed odiosa visita alle pudende per verificare la verginità della bambina.

Così la bambina ritrattò sotto minaccia dell’Inferno e sotto dettatura di don Cortesi, il manipolatore della sua piccola mente, che ne aveva spezzato per sempre le ali dell’innocenza con ogni genere di menzogna, come quella che i poveri genitori fossero in prigione a causa sua e non li avrebbe mai più rivisti. D’altra parte fu costretta a ritrattare anche una suora che aveva dato parere positivo, così come lo avevano espresso, inascoltati, il card. Schuster e padre Agostino Gemelli, per il quale la bambina era normale, con un’intelligenza normale, anche se molto ignorante a causa della scarsa istruzione. Quale bambina di 7 anni oggi potrebbe resistere a maltrattamenti e violenze psicologiche ripetute oltre che al sequestro deliberato ed allontanamento dalla famiglia?

Ora, indipendentemente dalle questioni teologiche e dalla veracità e veridicità o meno delle apparizioni – ed anche se corre voce che il vescovo Beschi abbia istituito una commissione fuori Diocesi – penso che la curia di Bergamo, oltre l’aver rigettato l’enorme grazia che la Santa Vergine le aveva concesso, abbia avuto gravi responsabilità nella faccenda, per le quali, ad oggi, non ha chiesto perdono. Secondo il mio non qualificato avviso, se un prete si comportasse così oggi, sarebbe probabilmente accusato di esercizio abusivo della professione medica; sequestro di persona, nella fattispecie di sottrazione di minorenne; plagio psicologico o manipolazione mentale; molestie sessuali su minore. Eppure la chiesa bergamasca si ostina a trattare il caso con sufficienza: così come è stata impegnata nel telefonare ad ogni convento cui Adelaide si rivolgesse perché la rifiutassero, mentre il “filosofo” continuava ad insegnare beatamente in Seminario, essa è anche oggi, impegnata (e assai assai), notte e dì, in tutt’altre faccende, oberata di scartoffie fino al collo peggio del comune di Catanzaro, e la per Madonna, si sa, non resta molto tempo. Eppure, si fece consegnare dal povero don Vitali per le spese del processo l’equivalente odierno di 170 mila euro – le offerte della povera gente.

Spero che venga presto resa giustizia, d’altra parte basta vedere in quali drammatiche condizioni versi la famiglia oggi per capire che Adelaide disse il vero e la Madonna ci aveva avvisati. Ma la cricca ha pensato bene di occuparsi di incomprensibili ed ingiustificabili esami vaginali anziché aprire il cuore ed ascoltare le parole del Cielo. Nel 1944 la famiglia godeva di relativa buona salute, oggi sembra incapace di assolvere ai propri compiti: piegata da idee e stili di vita presentati da una società frivola, piena di permissivismo e di consumismo, dove tutto viene dissacrato. La famiglia di oggi non fa più da filtro e non propone i valori che le erano propri. Ma il matrimonio non è un'avventura. È una grossa responsabilità verso Dio e verso il prossimo. Con i messaggi di Ghiaie di Bonate, la Madonna insegna ancora che non vi può essere una santa famiglia senza vivere uniti e fiduciosi nella fede cattolica, senza la quale la pastorale familiare è un chiacchiericcio inconcludente.

La visione di Adelaide (nella IX apparizione) è emblematica e racchiude tutti gli insegnamenti circa la santità della famiglia, evidenziandone le quattro virtù indispensabili: la pazienza, la fedeltà, la mitezza e il silenzio familiare. La coppia di colombi rappresenta i due membri della famiglia, la Sacra Famiglia, esempio tipo per ogni famiglia. Il cavallo, o capo famiglia, dominato dalla tentazione, abbandona la preghiera, si alza, passa dietro la Madonna, infila la porta aperta (la libertà che Dio dona ad ogni creatura), e si dirige verso un campo di gigli che vuole calpestare. La pecora bianca, l'altro coniuge, resta nella chiesa, in preghiera con le due virtù: il cane macchiato (la fedeltà tradita), l'asino grigio (la pazienza penitente che devono esercitare i coniugi). La preghiera, il valore della fedeltà offesa e della pazienza penitente scuotono Dio, che manda in aiuto San Giuseppe, il quale va a sorprendere l'animale in fallo per riportarlo con dolcezza al perdono e alla preghiera. Così si ricompone l'unità e la santità della famiglia.

I problemi della famiglia non si risolvono con la puerile soluzione del divorzio, ma con il sacrificio ed il perdono. Il perdono di cui tutti parlano, ma poi corrono dal giudice per stabilire, con l’acribia del ragioniere, il minutaggio sulla proprietà dei figli.
Ghiaie di Bonate, invece, offre gratuitamente la ricetta mariana della felicità coniugale.
 

16 aprile 2016

"La Signora vestita di bianco". Quando Bernardette incontrò la Misericordia


di Alfredo Incollingo

L'11 febbraio 1858 la quattordicenne Bernadette Soubirous in compagnia della sorella e di un'amica raccoglieva legna nei pressi della grotta di Massabielle, non lontano da Lourdes. Fu un attimo: un rumore violento, simile al sibilo del vento, e l'attenzione della piccola Bernadette si posò su una “piccola signora vestita di bianco” posta all'interno di una nicchia nella parete rocciosa, nella spelonca. Come lei stessa raccontò: “Io scorsi una signora vestita di bianco. Indossava un abito bianco, un velo bianco, una cintura blu ed una rosa gialla sui piedi”.

La donna la invitò a pregare con lei e, dopo aver fatto il segno della croce, la ragazzina recitò il Rosaio. Quando terminò la recita delle preghiere la “signora” era già scomparsa. Chi era? La notizia dell'apparizione gettò il paese di Lourdes nella confusione. Le stesse autorità religiose e civili decisero di indagare su questa ragazzina. Per ben diciotto volte la Vergine Maria apparve alla pastorella, svelando alla fine chi lei fosse: “que soy era immaculada concepciou” (Io sono l'Immacolata Concezione). La frase turbò il parroco di Lourdes, il quale, insistendo per sapere chi fosse la misterioso donna, alla fine fu accontentato, ma lo fu per rompere il suo scetticismo. La commissione che indagò sui fatti non poté non constatare la veridicità delle parole di Bernadette.

Come poteva una ragazzina analfabeta conoscere il dogma dell'Immacolata Concezione, proclamato nel 1854 da papa Pio IX? Lei stessa ne era all'oscuro. Le apparizioni e i diversi miracoli avvenuti a Lourdes negli furono comprovati come fenomeni reali e “scientificamente” inspiegabili.
Perché la Vergine Maria apparve alla piccola Bernadette? Cristo nel Vangelo di Marco afferma: “Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli” oppure “Io rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e le hai rivelate ai più piccoli”. Come non ricordare poi i tanti “poveri di spirito” la cui Fede fu prova del loro amore verso Cristo? Ne è esempio il paralitico guarito da Gesù o le tante donne e i tanti uomini liberati dai loro mali dimostrando una Fede certa e disinteressata. Allo stesso modo la Misericordia di Dio si palesò nei decenni successivi alle apparizioni in guarigioni miracolose ottenute da chi si accostava con animo puro e amorevole.

Bernadette Soubirous era una povera ragazzina costretta ad una vita di stenti ma salda nella fede. La famiglia era nota per la sua osservanza religiosa che si traduceva in gesti d'amore e di carità. A chi, più di lei, l'Immacolata Concezione poteva affidare i suoi messaggi di misericordia e di pentimento? Bernadette aveva il cuore predisposto al bene e la sua bontà era la conferma che un animo puro era capace di un grande amore.
Dall'11 febbraio al 16 luglio la ragazzina, mossa da un moto interiore, si diresse ogni volta nella grotta di Massabielle dove la Vergine Maria predicava la necessità della conversione e del pentimento per i propri peccati: “Penitenza! Penitenza! Penitenza! Pregate Dio per i peccatori! Andate a baciare la terra in penitenza per i peccatori!”

La fonte che sgorgò dalla grotta è acqua santa che purifica chi la beve. Questo miracolo provò la veridicità delle parole di Bernadette spronando gli astanti a fare atto di pentimento.  La remissione dei peccati era possibile solo con provato atto di umiliazione: “baciare la terra”, toccare e assaporare lo “sporco”, riconoscere le proprie debolezze. Bernadette stessa dette prova di questa osservanza. Lei stessa si umiliò, camminando in ginocchio verso il fondo della spelonca, baciando il suolo sporco della grotta, mangiando erba amarognola, bevendo l'acqua fangosa e grattandosi con il fango le mani e la faccia. Furono gesti di penitenza che causarono lo sdegno della gente, ma la sua perseveranza era garante della realtà di quello che stava accadendo da giorni in quella caverna.

La Vergine Maria ricordò alla pastorella che solo la Misericordia di Dio ci salva dalle tenebre e dal peccato e le affido la missione di annunciarlo al mondo intero. Non è un caso se apparve in una grotta, in un antro buio. E' proprio nel peccato che si annida la virtù. La sorgente che Bernadette trovò scavando a mani nude allude al bene che germoglia, sgorga anche nel male.
Nostra Signora di Lourdes ci ha invitato a convertirci al Vangelo e a convertirci di nuovo se siamo stati cristiani freddi e “mondani”.

A Bernadette è stata affidata la missione di diffondere quel messaggio di speranza e di salvezza che Dio ha deciso di trasmetterle tramite la Madre di Dio. E' la dimostrazione dell'attenzione che il Creatore ha nei confronti delle sue creature, mai disposto ad abbandonarle nei momenti più difficili. Affida il compito di salvaguardarci e di consolarci a sua Madre, la Vergine Maria, che con dolcezza e calore ci conforta nei momenti bui della nostra vita.
Come l'Europa nel 1858 così oggi la nostra società vive nell'oscurità e crede che l'oscurità sia la salvezza. Ecco perché in questi tempi così turpi non possiamo non affidarci a Lei, la Vergine Maria, Immacolata Concezione e Nostra Signora di Lourdes e fare come Bernadette: pregare e aver fede.
 

08 dicembre 2015

L’Immacolata inizio della nostra salvezza e Madre di Grazia e Misericordia


di Roberto de Albentiis

Oggi si celebra, prima festa mariana del nuovo anno liturgico e una delle ultime dell’anno civile, la grande solennità dell’Immacolata Concezione, una delle più belle, delle più importanti e delle più care al popolo cristiano (e non solo; quanti sanno che i musulmani credono nell’immacolato concepimento di Mariam, la Madre del loro più grande Profeta Issa?); questo è l’inizio della nostra salvezza, come canta la Chiesa d’Oriente, perché così fu promessa da Dio ai Progenitori: chi è Colei che al demonio “schiaccerà la testa”, come leggiamo nella Genesi, se non la Vergine Immacolata? E chi è la Donna vestita di Sole, come leggiamo nell’Apocalisse, se non sempre la Vergine Immacolata?
E’ in previsione della divina missione redentiva di Cristo che Maria è stata preservata dal peccato originale (una macchia, una sciagura da cui nessun uomo, neanche il più santo, è potuto scampare, e la cui gravità e, più ancora, la cui assenza, potremo capire pienamente solo dopo la nostra morte, quando tutto ci sarà svelato), e solo per l’Immacolata Concezione sono potute avvenire l’Annunciazione, la Divina Maternità, l’Assunzione, la Regalità e la Mediazione di Maria Santissima: i Profeti l’hanno annunciato, i mistici l’hanno contemplato, i Dottori e i teologi l’hanno, per quanto possibile, descritto, i semplici fedeli l’hanno sempre creduto e amato; e certo, per primi, i Progenitori, Adamo ed Eva, che se sentirono da Dio il castigo per la loro trasgressione, sentirono però, sempre da Dio, la grande promessa di un Redentore e di una Donna che avrebbero schiacciato definitivamente la testa all’antico serpente, e per questo vissero, secondo i Padri, in espiazione il resto della loro lunga vita, tanto da venire considerati e venerati come santi al 24 dicembre, Vigilia di Natale.
E’ San Francesco, il Serafico Patriarca, a chiamare Maria Immacolata, e dopo di lui vennero i suoi illustri figli (Antonio, Duns Scoto, Leonardo da Porto Maurizio, Massimiliano) che, con la speculazione teologica, la preghiera e la predicazione, diffusero la devozione all’Immacolata, devozione tutta francescana, dimostrata, in ultimo, da quel capolavoro di vita religiosa che è la famiglia dei Francescani dell’Immacolata, e che proprio sta subendo, ad opera del demonio, primo nemico dell’Immacolata, una dura persecuzione; è il popolo, semplice e devoto, che accoglie con fede e amore questa verità, prima ancora che venisse definitivamente adottata; ma è soprattutto Maria che, con le Sue Apparizioni a Rue du Bac, Roma e Lourdes, conferma quanto questo titolo Le sia gradito e, soprattutto, sia vero.
Maria è Madre e Mediatrice di Grazia: lo è in quanto Madre di Dio, lo è in quanto ha dato la vita all’Autore della Vita e della Grazia, Nostro Signore Gesù Cristo, che, sotto la Croce, ce l’ha data come Madre; e ogni giorno, nell’Ave Maria e nell’Angelus, riconosciamo ciò: “Ave Maria, Gratia plena, Dominus Tecum”.
Maria è Madre di Misericordia, perché Madre di Cristo, che è Divina Misericordia, e perché solo la Misericordia del Padre, per venire incontro all’umanità sofferente e corrotta dal peccato originale, poteva approntare la Redenzione operata da Cristo e l’Immacolata Concezione che l’ha permessa (poteva forse una creatura peccatrice dare la vita al Figlio di Dio e al Redentore?). E sempre il Padre, per salvare il mondo, quasi 100 anni fa, a Fatima, volle offrire all’uomo peccatore, sempre più lontano da Lui, il rimedio della devozione al Cuore Immacolato di Maria.
Chiediamola, questa Misericordia, a Maria: il mondo ha un disperato bisogno di Misericordia, e solo in Gesù (nel Suo Sacro Cuore) e solo nella Chiesa la possiamo trovare, nella Coroncina che Gesù ha dato a Santa Maria Faustina Kowalska e soprattutto nel Sacramento della Confessione; ogni volta che ci confessiamo è come se fossimo, anche se certo per breve tempo, immacolati anche noi. Perché non ricorrere, oggi, a questo divino rimedio? Perché, anzi, non ricorrervi, spesso, meglio ancora, sempre? (e proprio oggi Papa Francesco ha voluto aprire il Giubileo straordinario della Misericordia)
Maria, apparendo a Montichiari come Rosa Mistica, chiese, per solennizzare ancora di più la giornata di oggi, l’Ora di Grazia Universale, un’ora particolare di adorazione e riparazione eucaristica; perché, potendolo, non praticarla? Amando Maria, si ama ancora di più Gesù, che è la cosa più grande che possiamo fare su questa terra; e cosa c’è di più gradito a Gesù di ricorrere a Lui nell’Adorazione Eucaristica, nella Confessione e, soprattutto, nella Comunione?
Chiediamo certo grazie temporali e materiali a Maria, se sono per il bene nostro e se non sono sconvenienti, ma, soprattutto, chiediamo a Maria un supplemento di fede, un più grande amore al prossimo e soprattutto a Dio, chiediamo, specialmente, la conversione, il perdono dei peccati e la salvezza eterna: questa è la Grazia e questa è la Misericordia, di cui è Madre, e solo queste cose contano e servono, in questa vita e soprattutto nell’altra.
E come canta la Chiesa d’Oriente, con il magnifico inno “Agni Parthene” (moderno e nemmeno liturgico!):
O senza macchia pura, o Vergine Signora
Salve sposa non sposata!
O Madre Regina, O rugiadoso vello
Salve sposa non sposata!
O trascendente cielo, o raggio più lucente
Salve sposa non sposata!
T’invoco con forza, O sacro Tempio
Salve sposa non sposata!
Aiutami, proteggimi dal nemico
Salve sposa non sposata!
E rendimi erede della vita eterna
Salve sposa non sposata!

 

07 settembre 2015

Medjugorije, considerazioni inapparenti


di Satiricus

Dopo anni di tifo a favore del fenomeno Medjugorije, mi ritrovo ultimamente a rivedere le mie posizioni. La ragione è semplicissima, ed è la medesima che mi portò alcuni anni fa - grosso modo mentre aprivo questo portale periferico - a mutare le mie istanze liturgiche e teologiche: la Chiesa ci chiede prudenza ed obbedienza.
Barile lo ricorda ed appunta in due post pressoché identici del 25 giugno e del 4 settembre:
“Per il resto, considerato che le “apparizioni” non constano di nessuna soprannaturalità, darà fatto divieto ai fedeli di partecipare alle “estasi” dei sei “veggenti” e a questi ultimi sarà proibito di divulgare i testi dei messaggi che riceverebbero dalla Madonna. Un altro NO riguarderà la Parrocchia di Medjugorje, intitolata a San Giacomo, che non diventerà Santuario mariano, come invece avrebbero voluto proprio i sei “veggenti”. È comunque probabile la nomina di un Legato Pontificio che, in rappresentanza del Papa, verifichi il rispetto delle regole, sul posto. Ma non solo: i Vescovi non dovranno accogliere nelle loro Diocesi i “veggenti” per pubbliche adunanze e testimonianze, come avvenuto sino a poco tempo fa, ma limitarsi ad assicurare l’accompagnamento da parte di un sacerdote, ai pellegrini che si recheranno a Medjugorje. I pellegrini stessi, andando a Medjugorje, non dovranno riconoscere, con la loro presenza, l’autenticità delle apparizioni ed evitare qualsiasi contatto con i “veggenti”, concentrandosi solo sulla preghiera e sull’accostamento ai Sacramenti”.
I rimedi sono pezze, nel tentativo di arginare una diga irrefrenabile: per quale motivo i fedeli dovrebbero chiedere i sacramenti a Medjugorije se non perché ne attestano la presenza misterica?
Ma quali sono le ragioni contro la plausibilità di Medjugorije? A riguardo la fonte che prediligo - e che su tutti gli altri temi non mi ha mai deluso - è E. Michael Jones, di cui vorrei segnalare l'intervista sul canale catto-trash di Church Militant.

Il video di Jones sostiene una cosa cui non avevo pensato mai: che le dimissioni di Bennedetto XVI siano dovute alla lobby Medjugorije. Se così fosse, saremmo davanti a uno scenario decisamente allertante. Nell'impossibilità di poter dire di più, mi atterrò al suggerimento classico della morale: in dubio abstine. Me ne tiro fuori. Inabile a giudicare i contenuti, prendo però un paio di lezioni relative all'importanza del diritto e della obbedienza. Entrambe le ricorrenze sono disattese oggigiorno, talvolta in modo paradossale: due esempi. Socci attacca il Papa in punta di diritto (sul mio blog ho ripreso con approvazione questa metodologia), ma su Medjugorije è succube. La Roccia - come ho scritto per C&dM - sostiene il Papa sempre, ma pubblica con la medjugorijofila Shalom. La macchina Medjugorije è potente, un po' come i Neocatecumenali, e come costoro è una potenza nata a colpi di trasgressioni ed infrazioni, sull'onda di emotivismi popolari. Per questi e per gli altri fenomeni simili si giungerà al bivio, quando cioè dovranno scegliere si lasciarsi ricondurre alla piena obbedienza petrina, di cui il CJC è massimo custode nella pratica operativa, o se correre dietro ai santoni ereticali di turno. Nihil novi sub sole. Restiamo con Geremia nelle nostre carceri tradizionaliste - la cui esiguità e impotenza è buon sintomo di sanità - a contemplare lo sfacelo.
Una chiosa pungente: i due casi allarmanti da me citati sono cresciuti anche per la connivenza di Pastori, cui evidentemente le lusinghe e il concorso di popolo sono parsi più significativi delle indicazioni vaticane. Non è curioso che simili magagne tocchino al Papa dei bagni di folla? E' di buon auspicio?

 

10 giugno 2015

Medjugorje, oltre la gospalatria e la demonologia


di Alessio Gospare Calò 

"Se su Medjugorje la Chiesa dovrà esprimere delle riserve o fare delle severe correzioni (o perfino delle severe bocciature), ben venga. Saranno preziose. Sicuramente saranno fatte dal card. Müller nei modi dovuti. La Chiesa Madre e Maestra, che fa il su dovere di custode della fede, va ascoltata e seguita." Così uno (stranamente) sobrio Antonio Socci sul suo profilo facebook, in risposta alle eterogenee reazioni derivanti dalle esternazioni del Santo Padre sull'affaire Medjugorje. Un atteggiamento - quello che suggerisce Socci - che dovremmo avere sempre, non solo verso le dichiarazioni del Papa (che invita a suo modo alla prudenza sulla “Madonna-postina”, anche se le sue parole – fra l’altro indirette – sul fenomeno Medjugorje non sembrano così tranchant), ma anche verso la recente decisione del Card. Müller (in realtà non l’unica) di bloccare un incontro di preghiera con la veggente Vicka Ivankovic a Sestola (Modena).
Che dire? Per un riassunto recente della questione segnaliamo l'articolo dell'ottimo Matzuzzi, uscito all’inizio dello scorso anno in occasione della chiusura dei lavori svolti dalla Commissione internazionale di inchiesta dei fenomeni di Medjugorje, la quale ha inviato le proprie considerazioni alla Congregazione per la dottrina della fede. Per una valutazione equilibrata, rimandiamo all’articolo dell’amico Bertocchi, che invita all’“estrema prudenza e cautela”. Giustamente, dato che le apparizioni sono/sarebbero ancora in corso, e per evitare che i vescovi si “compromettano” con questi fenomeni e che i fedeli si confondano (non lo sono già abbastanza?).
Invito inoltre a consultare sempre le fonti originali, in particolare i discorsi di Papa Francesco, in quanto rileggendo sulla stampa le sue presunte dichiarazioni mi chiedo se i giornalisti ci sono o ci fanno, forse di fretta o forse divertendosi in esegesi imbarazzanti (un virgolettato qua, un virgolettato là, e via di teologia scalfariana). Ma sappiamo bene come è ridotto il giornalismo italiano, servo dei servi.

Dico solo due cose.

La prima a chi considera le apparizioni come opera di persone malate o di geniali businessmen (se non addirittura del demonio), pensiero abbastanza diffuso in area “tradizionalista”: le apparizioni sostanzialmente vengono contestate per alcuni messaggi ecumenici (se non interreligiosi) della Gospa; le accuse non possono essere altre dato che i veggenti godono di buona salute psicofisica (ecco uno studio), mentre sarebbe sovrastimata la loro capacità imprenditoriale (a dir poco profetica), dal momento che nel 1981, in pieno regime comunista (che non fu molto carino coi nostri), 6 giovani dai 16 ai 10 anni avrebbero immaginato un cospicuo afflusso turistico nelle zone delle apparizioni. Senza contare i frutti, in termini di conversioni ma non solo, derivanti dal fenomeno Medjugorje. Ma torniamo al ragionamento dei trad: se la Madonna parla di ecumenismo, frutto del teribbbile CVII, meglio dire subito che è tutto demoniaco così poi se la Chiesa approva abbiamo un altro motivo per parlare di apostasia. Poi se il finto Papa massone ed eretico sbugiarda le apparizioni allora si tratta di un palese cortocircuito modernista: tutto si tiene. Se invece vogliamo far parlare le persone competenti, in un suo libro il teologo René Laurentin, il massimo mariologo vivente, spiega meglio i termini della questione, con una sana contestualizzazione delle parole della Gospa. Un altro fattore di disturbo per molti, non solo per i trad, riguarda la numerosità delle apparizioni della Madonna: se volete un precedente (“certificato”), andate ad assaporare a pieni polmoni i profumi di Laus, dove la Madonna si è presentata per 54 anni. Non credo che la Madonna abbia bisogno del nostro permesso per apparire, o sbaglio?

La seconda cosa la dico a chi venera la Gospa così intensamente da voler abbandonare la Chiesa in caso di "rigetto" delle apparizioni, magari con Paolo Brosio anti-Papa. State tranquilli, l'unica apparizione alla quale dovete credere come cattolici è quella di Gesù Cristo risorto, che si mostra agli apostoli il giorno di Pasqua. Il resto è tutto dato in sovrappiù. Magari si eviti quel sentimentalismo di stampo protestante tutto cuore e spirito, unendo alle preghiere anche un po' di sana formazione cattolica (forse è questo il vero messaggio dell'omelia mattutina del Santo Padre). Meno gospalatria e più dogmatica, please.

Per entrambe le categorie, in attesa del pronunciamento della Santa Sede vi segnalo l'interessante incontro tra Messori e Laurentin, in cui si discute di apparizioni mariane e accondiscendenza divina,  e si ricorda che Gesù ha detto “beati quelli che credono senza vedere”.