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23 settembre 2016

San Pio, il santo confessore di Pietrelcina


di Alfredo Incollingo

Quando si parla di San Pio di Pietrelcina, che noi tutti ancora chiamiamo affettuosamente Padre Pio, si tratta di un santo molto criticato e abusato da una pubblicistica assillante e profittevole. E' stato considerato uno psicopatico ignorante da Agostino Gemelli, frate francescano e medico, che negava l'origine divina delle sue stimmate. Allo stesso modo un'eccessiva devozione popolare, giunta a forme estreme e idolatre, ha creato un'immagine falsa del santo, considerato più un taumaturgo che un uomo di Dio, dimenticando che Padre Pio diede la sua vita a Cristo.
A Lui si rivolgeva il frate nelle preghiere e a Lui riconduceva i fedeli che si accostavano al confessionale.
Padre Pio fu un santo confessore, un pastore delle anime che non volle trascurare la loro cura spirituale: comprese l'importanza di chiedere perdono a Dio e di godere della Sua misericordia per poterci mondare delle nostre colpe in pensieri, parole, opere e omissioni.
La sua grande fede in Gesù, vissuta a tal punto da rivivere la Passione, le cui stimmate furono il segno esteriore dell'estasi, gli conferì un dono dello Spirito Santo: capire i cuori della gente, i loro pensieri più reconditi e inconfessabili. Nessuno sfuggiva allo sguardo scrutatore di Padre Pio. La confessione non aveva segreti. Padre Pio, al di là di qualsiasi forma di (eccessiva) devozione popolare, fu il santo della misericordia divina e della necessità per tutti noi di riconoscerci peccatori, per poterci sentire veramente cristiani.

Si chiamava in realtà Francesco Forgione e nacque a Petrelcina, nei pressi di Benevento, il 25 maggio 1887 da una famiglia di poveri contadini, molto devoti a Gesù e a Maria, la cui scrupolosità delle pratiche religiose non si riduceva a sterile formalismo, ma era animato da una fede sincera. Nel 1903 decise di entrare nell'Ordine dei Frati Cappuccini, prendendo il nome di Fra Pio. Divenuto sacerdote dovette desistere dal suo desiderio di seguire la sua vocazione apostolica in terre lontane per gravi ragioni di salute. Fu costretto a ritornare a Pietrelcina e da qui fu trasferito a San Giovanni Rotordo, sul Gargano, nel convento di Santa Maria delle Grazie. Fu un periodo di gravi difficoltà fisiche e spirituali: la malattia polmonare era ostica da guarire e il Demonio non lo lasciava mai in pace.
Eppure la sua forza d'animo e la sua fede non si affievolirono, anzi la celebrazione dell'Eucarestia e la certezza della misericordia e dell'amore di Dio gli davano lo stimolo necessario per resistere.  Ciò era possibile solo con il sacramento della Confessione: Dio ci avrebbe assolto dalle nostre colpe, se pentiti, dandoci la volontà per sfuggire le occasioni di tentazione. Passava dalle quattordici alle sedici ore nel confessionale, senza sosta, provando non pochi problemi fisici: la fiducia nel sacramento era così forte da vincere ogni cosa. Offrì le sue sofferenze a Gesù, perché faceva tutto ciò per l'amore verso il Crocifisso, rivivendo il dolore del Suo sacrificio.
Il 20 settembre 1918 il cappuccino ricevette le stimmate di Cristo sulle mani, sempre sanguinanti, fino alla sua morte. Il miracolo sembrò confermare l'aurea di santità che già aleggiava sulla sua figura, ma le critiche non tardarono a giungere, anche da ambienti ecclesiastici: il medico Agostino Gemelli ritenne le sue piaghe una truffa.
La preghiera rimase la sua arma per resistere e per continuare a trarre la forza per andare avanti: la recita del Santo Rosario fu il suo grazie e la sua richiesta d'aiuto alla Madonna, verso la quale non mostrò mai dubbi. Sulla porta della sua cella fece incidere una celebre frase mariana di San Bernardo di Chiaravalle, “Maria è tutta la ragione della mia speranza”; a Lei dedicò anche la Casa Sollievo della Sofferenza, che oggi è uno degli istituti di ricerca e di cura più efficienti a livello nazionale e internazionale.
San Pio da Pietrelcina morì a San Giovanni Rotondo il 23 settembre 1968, nell'anno della contestazione più devastante. Le sue stimmate sparirono miracolosamente alla presenza delle decine di migliaia di fedeli che si erano radunati per vegliare sulla sua salma. Padre Pio fu considerato santo già in vita e questo fatto miracoloso incrementò la devozione dei numerosi fedeli che dalla sua morte si recano a San Giovanni Rotondo a pregare sulla sua tomba.
Il processo di canonizzazione ufficiale fu preceduto e parallelo a quello ufficioso del popolo. San Giovanni Paolo II lo dichiarò venerabile nel 1997 e nel 1999 lo beatificò; sempre il Santo Padre lo santificò qualche anno dopo nel 2002.
 

22 gennaio 2015

Siate fecondi e… moltiplicatevi?!?!


di ... una famiglia come tante

«Quando ti sei sposato, Dio ha deciso quanti figli ti deve dare!». Con questa frase, Padre Pio era solito ammonire e rimproverare i suoi figli spirituali in materia di regolamentazione delle nascite. La “sua” era una vera e propria famiglia numerosa che vedeva nel matrimonio un difficile ma proficuo strumento di santificazione; ogni rifiuto volontario a collaborare alla creazione di Dio, implicava un passo in più verso la dannazione. Ecco la testimonianza di una sua figlia spirituale, Maria Ravagni Malaguti: “Sposata, mi ritenevo ben preparata in coscienza sui doveri del matrimonio cristiano. Nel ’51 la prima bambina, con parto difficile, ma superato bene. Nel ’53 la seconda con blocco renale, e complicazioni per cui il medico prescrive: «Niente figli, perché un terzo figlio può costare la vita». Si viene col marito a San Giovanni Rotondo da Padre Pio, che mentre mi passa accanto mi pone la mano sulla testa. «Padre – gli dico – Padre, ho due bambine, i medici mi dicono che se ne avrò un terzo morirò. Io non voglio peccare, ma non voglio morire». Padre Pio risponde: «Prendete tutti quelli che il Signore vi manda». Il Signore mi donò infine cinque figli”.

Le sue parole sono in pieno accordo con la dottrina della Chiesa, da sempre e per sempre immutabile. Dal passo biblico di Genesi 1,28 – «Siate fecondi e moltiplicatevi» – all’esortazione apostolica di Giovanni Paolo II Familiaris Consortio (1981), il richiamo è sempre lo stesso: unione indissolubile fra uomo e donna, in vista della prole. Parlare al passato, in questo caso, non ha senso perché la testimonianza delle numerose famiglie sorte dalla direzione spirituale del santo di Pietrelcina è viva e, appunto, vegeta ancora ai giorni nostri! Tuttora, nel mondo, coppie di sposi si sentono discepole di tali insegnamenti, consapevoli di remare controcorrente, in una società ormai secolarizzata e laicizzata. Anche all’interno della stessa Chiesa regnano arbitrio e confusione in materia di morale coniugale… eppure i documenti dei pontefici e gli esempi dei santi parlano da sé. Cosa dire di una Santa Gianna Beretta Molla, morta per le conseguenze del suo quarto parto, lei che pregava ogni giorno il Signore per ottenere il dono della maternità? Dei coniugi, già beati, Beltrame Quattrocchi? Dei coniugi Manelli, servi di Dio?
Le famiglie numerose sono sempre state segno di una Chiesa destinata all’eternità anche terrena: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle: tale sarà la tua discendenza» (Gn 15,15). Forti, e decisamente attuali, le parole di Sant’Agostino: «Pertanto, l’unione dell’uomo e della donna fatta con l’intenzione di generare è il bene naturale del matrimonio. Ma di questo bene fa un cattivo uso colui che se ne serve come le bestie, con l’intenzione cioè rivolta al piacere libidinoso, anziché alla volontà di procreare» (Le nozze e la concupiscenza). I genitori cristiani devono pensare a generare figli di Dio, cittadini destinati al Paradiso, senza se e senza ma: «i genitori cristiani intendano inoltre che sono destinati non solo a propagare e conservare in terra il genere umano; anzi non solo a educare comunque dei cultori del vero Dio, ma a dare prole alla chiesa di Cristo, a procreare concittadini dei santi e familiari di Dio (cf. Ef 2,19), perché́ il popolo dedicato al culto del nostro Dio e Salvatore cresca ogni giorno più» (Pio XI, Casti Connubii). Tutto unicamente secondo la volontà di Dio. Questo è il concetto di paternità responsabile: coraggiosamente accogliere tutti i “doni” che Dio vuol donare. All’apertura illimitata alla vita, non mancherà certo mai l’aiuto sollecito della Provvidenza e chi vi scrive lo sperimenta ogni giorno. «A questo livello si vive la vera e propria santità, con un esercizio eroico dei doveri inerenti alla missione matrimoniale […] Se io credo che il Signore della vita è Dio, che Lui è mio padre, che un figlio nasce sulla terra per volontà di Dio, che ha una missione da compiere e un destino di vita eterno, non avrò difficoltà ad essere aperto alla vita: può Dio, che è mio Padre, volere il mio male? Può farmi nascere un figlio senza aiutarmi a provvedere a lui?» (don Leonardo M. Pompei, Sacramentum Magnum).
Se oggi camminare verso la santità coniugale significa essere come i conigli, beh, noi, e tanti altri, siamo dei fieri conigli cristiani, pronti ad accogliere con responsabilità e piena coscienza tutti i figli che il Signore vorrà ancora donarci.

http://www.libertaepersona.org/wordpress/2015/01/siate-fecondi-e-moltiplicatevi/

 

29 dicembre 2013

The Road e l’apologia della famiglia

di Isacco Tacconi

Lo scenario è quello desertico e desolato di un mondo post-apocalittico in cui non c’è più cibo per sostentarsi, gli animali sono stati tutti sterminati da una carestia globale e gli ultimi uomini sopravvissuti si mangiano fra di loro. Bande organizzate di sanguinari ridotti alla condizione di bestie senz’anima, spietati e disumani, danno la caccia agli sventurati vagabondi in cerca di riparo. Questo lo sfondo della storia narrata in “The Road” (La strada) film uscito nel 2009 e basato sul romanzo omonimo di Cormac McCarthy.