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31 marzo 2019

Fra politica e spirito. A Verona serve l'esorcista

di Amicizia San Benedetto Brixia
Nel suo articolo di venerdì 29 l’amico Giuliano Guzzo indicava tre ragioni sociologiche capaci di spiegare la particolare violenza scatenatasi attorno al Congresso di Verona: ragioni di tipo ambientale, economico e di potere.

Vorrei provare ad andare oltre nell’indicare la ragione della violenza. La linea fondamentale che vorrei tracciare è quella che separa il politico dallo spirituale, tale linea renderà ragione in maniera radicale di molti aspetti legati all’evento di Verona e all’odio che, come sciame di cavallette, si è abbattuto su di esso.

Che uno dei peggiori sintomi della crisi cristiana contemporanea sia la confusione tra politica e spiritualità lo aveva già detto, tra gli altri, Vittorio Messori e oggi ripartirei proprio da qui. Bisogna smetterla, se si vuole uscire dalla crisi, di mischiare il politico con lo spirituale. Come sempre nelle cose che riguardano il cattolicesimo e la Verità, nostro compito è quello di distinguere senza dividere. Distinguiamo i movimenti spirituali da quelli politici, pur sapendo che sono congiunti e che quelli usano questi come eminenti strumenti di azione sulla storia.

Chiediamoci: a Verona si sta giocando una battaglia spirituale o politica? 

La domanda si accende tanto più in quanto stupisce la nuvola d’odio piombata su organizzatori e simpatizzanti. Diciamocelo francamente: può un congresso che tratta di famiglia scatenare per via naturale e per ragioni meramente umane una tale furia? Una legione si è scagliata su Verona e sono curioso di vedere su quale branco di porci verrà dirottata (cfr. Mc5).

Nella citazione appena indicata è la risposta: non un motivo umano, ma un’azione sovrumana sta alla radice della sollevazione anti-familista. E’ nell’interesse stesso del Demonio sopprimere la famiglia, culla e culmen della vita umana. Torna quasi scontato citare il compianto mons. Caffarra nella sua relazione circa le confidenze di suor Lucia di Fatima:

“Spiega Caffarra: ho scritto a suor Lucia di Fatima... Inspiegabilmente, benché non mi attendessi una risposta, perché chiedevo solo preghiere, mi arrivò dopo pochi giorni una lunghissima lettera autografa… In quella lettera di Suor Lucia è scritto che lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio. «Non abbia paura, aggiungeva, perché chiunque lavora per la santità del matrimonio e della famiglia sarà sempre combattuto e avversato in tutti modi, perché questo è il punto decisivo”. (Vedi qui)

Certo, come dicevamo, le potenze dell’aria si servono poi di mezzi squisitamente mondani per compiere la propria missione e le ideologie politicamente corrette - ambientalismo, mondialismo e monetarismo - fanno da indovinato supporto ai piani del Maligno.
Ma chiarire quanto siano presenti la dimensione spirituale e la dimensione politica nella partita della famiglia è cruciale e aiuterà a focalizzare meglio un paio di questioni.

Anzitutto ci dispone a reagire in modo conveniente alle invettive dei rivoluzionari: non dobbiamo stupircene e dobbiamo impegnarci a combatterle anzitutto tramite la preghiera.
Questo rende conto delle raccomandazioni dei vescovi, che stanno raccomandando di usare modi di manifestazione convenienti. Non si tratti però solo di bon ton o di diplomazia: l’amore ai nemici e la preghiera per i nemici nel momento del loro estremo attacco è esattamente quanto ci ha lasciato Nostro Signore come arma nel momento del suo supremo vilipendio.

Ne risulta rivalutata anche la presenza del clero e dei cristiani alla manifestazione.
Molti pastori politicizzati non riescono a uscire dallo schema da barricate, interpretato secondo il gusto ecclesiale contemporaneo che si mostra affine a prospettive progressiste e sinistrorse (il che non mi scandalizza e non mi seduce: 60 anni fa eravamo su posizioni opposte e fra altri 50 non so immaginare come ci schiereremo). Per loro Verona è scandalo e intolleranza di un cattolicesimo oltranzista.
La lettura spirituale mostra un’altra via per i pastori: siano presenti, non per definire ipso facto una adesione partitica, ma per ricordare ai politici stessi che il loro operato riposa su un sostegno più profondo e per contribuire a purificare con le loro preghiere il clima politico-culturale. Vescovi, preti, frati e popolo di Dio devono marciare in Verona come in una processione e dire con la loro presenza un no a Satana e al suo ultimo attacco, prima che un sì a qualche politica.

Del resto, Dio a Verona sta a destra o a sinistra? Il santo Paolo VI ci chiarisce la situazione, con il piglio profetico che lo contraddistinse: il fumo di Satana è entrato nel Tempio di Dio. Ma il fumo, che a Verona sembrerebbe avere un focolaio importante nelle file culturali progressiste, si sparpaglia e non è certo facile contenerlo entro confini precisi. Il fumo del decadimento familiare nasce a sinistra ma è chiaro che ormai intride tanta parte della destra. Entra anche nella Chiesa sebbene non sia dalla Chiesa. A Verona dunque bisogna aprire gli occhi, per capire se chi parla parla da pastore o da lupo travestito.
Certo, in tanto odio e tensione, avviene anche un qualcosa di ulteriore: i veri servi di Satana (che non dico esser tali per scelta esplicita, ma per posizione di schieramento effettivo) stanno venendo tutti a galla. E questa è per noi occasione utile per fare meglio le nostre scelte future.

Un ulteriore appunto. Si parla di dialogo e di ponti. Mi sembra un buon consiglio, soprattutto alla luce del clima di scontro che pare nuovamente crescere nella nostra società. Anche qui però urge un distinguo. Sul piano politico dialogo e ponti sono auspicabili e possibili: si tratta di portare a intendersi uomini, cercando di mediare in modo ragionevole le loro posizioni. Ma, nella misura in cui al discorso politico si sovrapponga il tema spirituale, allora il dialogo diviene impossibile. Se il mio avversario politico non parla a un livello meramente umano, ma si fa portatore di una visione spirituale, allora entra in una dimensione in cui dialogare è impossibile: non c’è dialogo tra Dio e Satana, c’è solo tentazione da parte del secondo ed esorcismo da parte del primo. Lascio ad altri o ad altro momento di approfondire tale argomento. Anche in questo caso, mi auguro che i pastori ci guidino a leggere con intelligenza il fenomeno: in tal caso li seguiremo senza tentennamenti. Viceversa, se si scorda il piano spirituale con le sue leggi e ci si limita al piano politico, le raccomandazioni si faranno scipitamente diplomatiche, inevitabilmente poco vincolanti per la fede e poco convincenti per la ragione. E sarà peggio per tutti.

E questo è quanto mi è dato di capire su Verona, ed è il motivo per cui da cristiano sarò in preghiera e in marcia domenica mattina. Lasciando agli studiosi di completare le proprie analisi e ai politici di tentare strade concrete di risposta al male sociale che ci circonda, ma soprattutto ai pastori di pregare per arginare l’azione di satana contro la famiglia e l’intera umanità.



 

06 dicembre 2017

Perso il senso della vita rimane solo lo scandalo del dolore


di Fabio Fuiano

Il dolore ci scandalizza perché non sappiamo più dare il giusto valore alla vita. L’argomentazione più forte di chi non crede in Dio è l’esistenza del male, della malattia, della sofferenza. Logicamente questo ci porta a ragionare secondo un criterio di esclusione o quantomeno contraddizione: “ma se Dio è infinitamente buono, perché esiste la sofferenza? La malattia?”. E questa domanda si fa tanto più pressante e dilaniante quanto più osserviamo la sofferenza innocente, quella dei bambini. Basta visitare un reparto di oncologia pediatrica per rimanere col cuore straziato, schiacciato da tanta sofferenza ingiusta. Insomma, una volta capito che il dolore ci scandalizza, dobbiamo capire anche il perché ha questo potere su di noi: purtroppo abbiamo perso il senso della vita e del suo valore e questo lo si può osservare da un ormai diffusissimo favor mortis che ha quasi soppiantato il favor vitae nelle leggi, negli ospedali, nel cuore dell’uomo. Fino al punto da desiderare la morte alla vita per un altro essere umano con una barbarie come l’eutanasia. Perché dico questo? Perché se avessimo una minima percezione di cosa significa e cosa implica la vita, non staremmo qui a discutere se Dio esiste o meno basandoci sul solo parametro della sofferenza. La vita è qualcosa che si fa molta fatica a definire, è quasi un’entità aleatoria che c’è ed è dovuto a tutti che ci sia. Ma il ruolo della sofferenza e della malattia in tutto ciò è quello di ricordarci che no, la vita non è “dovuta”. É semmai un dono che riceviamo gratuitamente, così gratuitamente che neanche ce ne accorgiamo. La domanda vera è: dono di chi? Ecco la domanda giusta (cito un capolavoro della letteratura fantasy, di Asimov). Non abbiamo tempo per domande sbagliate e ancor meno per risposte campate in aria. In genere suggerisco fortemente alle persone di studiare la biologia e la chimica perché, a mio parere, sono delle basi di partenza molto valide per riuscire a percepire la bellezza della vita. Attenzione però, sono basi, non sono la risposta alla domanda fatta pocanzi: lo dimostra il fatto che tantissime persone, medici, infermieri, biologi, che pur avendo studiato gli incredibili meccanismi che ci consentono di parlare, pensare, respirare, sono contro la vita e la odiano fino al punto di sopprimere una vita innocente nel grembo materno usando come argomentazione menate del tipo “prima del terzo mese non è vita”. É necessaria una visione di insieme (e non meramente didattica, o per compartimenti stagni) per riuscire ad intravedere che per ogni sofferenza ci sono altri cento miracoli che camminano. Si, ognuno di noi è un miracolo che fa cose impensabili: vi basti pensare che un mitocondrio (un organello cellulare più piccolo del micrometro) da un po’ di glucosio ricava una fonte energetica che ci permette di fare tutto e invece nel mondo ci si danna l’anima per trovare qualche fonte d’energia alternativa perché andiamo contro all’esaurimento delle risorse petrolifere. Forse è proprio quell’energia sotto forma di ATP che, potenzialmente, potrebbe permettere all’uomo di utilizzare le incredibili risorse del suo cervello per scoprire metodi sempre più efficaci per lenire la sofferenza, anche quella innocente: scoprendo nuove cure partendo dalla base dell’esistente. Questo lo si fa con la vita, certo non con la morte e ancor meno con la pretesa di eliminare totalmente la sofferenza in un delirio di onnipotenza che porta solo alla rovina. Noi non siamo più in grado di fare questo rapporto 1:1 vita-malattia: oggi il “valore” negativo della seconda sorpassa di gran lunga il valore della prima. La malattia si presenta quando le cose non funzionano e noi siamo permeati da una cultura che tende a farci vedere SOLO cose che non funzionano: basti vedere, a titolo d’esempio, i telegiornali che con le loro notizie di cronaca nera mandano di traverso la cena. Il bene immenso che noi riteniamo mera normalità dovuta (e sottolineo quest’ultima parola perché è la chiave di volta), passa giustamente in secondo piano rispetto ad un male così eclatante. Riacquistiamo il senso della vita e riusciremo a ridimensionare anche il senso della morte e del dolore, a dare il “giusto peso”, ricordando sempre che Cristo ha sofferto nella Passione, è morto in Croce, ma poi è davvero Risorto, anche per chi non vuol crederGli.

https://www.thesparklings.it/perso-senso-della-vita-rimane-solo-lo-scandalo-del-dolore/



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07 settembre 2017

Il cardinale Carlo Caffarra, una Vita per la Famiglia


di Alfredo Incollingo

Il 6 settembre è morto il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo emerito di Bologna, all'età di 79 anni. La Chiesa Cattolica purtroppo ha perso un'altra personalità carismatica. Come Biffi, Caffarra difese fino alla fine dei suoi giorni l'ortodossia cattolica, la famiglia e la vita contro la cultura della morte imperante in questi anni. Nonostante non si fosse mai arreso, aveva tuttavia compreso l'ineluttabilità della decadenza umana e morale, come affermò sulle pagine de Il Giornale (28 giugno 2017), commentando il caso di Charlie Gard: “Siamo arrivati al capolinea della cultura della morte. Sono le istituzioni pubbliche, i tribunali, a decidere se un bambino ha o non ha il diritto di vivere. Anche contro la volontà dei genitori. Abbiamo toccato il fondo delle barbarie.” Negli ultimi anni si era apertamente opposto alle spinte aperturiste del cattolicesimo moderno, certo che il tema della famiglia costituiva il Cavallo di Troia del modernismo religioso.

Una vita per la famiglia

Caffarra si impegnò dentro e fuori la Chiesa Cattolica nel difendere la famiglia e il matrimonio. La sua lucidità intellettuale e la sua profonda conoscenza della bioetica lo aiutò a comprendere i pericoli antropologici e morali che incombevano sulla famiglia. La sua decadenza, secondo Caffarra, ebbe origine dal venir meno dell'Amore cristiano: “È avvenuto come uno scippo. Una delle parole chiavi della proposta cristiana, appunto ‘amore’, è stata presa dalla cultura moderna ed è diventata un termine vuoto, una specie di recipiente dove ciascuno vi mette ciò che sente. Così la verità dell’amore è oggi difficilmente condivisibile.” Come presidente del Pontificio Istituto per gli Studi su Matrimonio e Famiglia, un ruolo che ricoprì dal 1981 al 1995 per volere di papa Giovanni Paolo II, denunciò le trasformazioni perniciose della società moderna che stavano dissolvendo le naturali relazioni familiari. Si scagliò con dure parole contro i disegni di legge per le unioni civili e per i matrimoni gay. In un'intervista su Tempi del 19 giugno 2015 affermò: “L’Europa sta morendo. E forse non ha neanche più voglia di vivere. Poiché non c’è stata civiltà che sia sopravvissuta alla nobilitazione dell’omosessualità. Non dico all’esercizio dell’omosessualità. Dico: alla nobilitazione della omosessualità.” Queste parole di fuoco furono espresse dopo che il Parlamento Europeo approvò un rapporto sull'uguaglianza di genere e sulle famiglie gay, ravvisandovi la fine dell'Europa e dell'Occidente.

Contro l'aborto, per la vita

Le sue prediche e i suoi studi non si focalizzarono solo sulla famiglia e sul matrimonio. Caffarra si occupò di bioetica, preoccupandosi soprattutto di ingegneria genetica. Sull'aborto fu sempre inflessibile nel condannarlo e non ebbe riluttanza nel dire che “è un vero e proprio omicidio, poiché è l’uccisione deliberata e diretta di un essere umano.”

Il cardinale che "sfidò" papa Francesco

Negli ultimi tempi Caffarra aveva espresso numerosi dubbi sulle prese di posizioni di Papa Francesco su matrimonio e famiglia nell'esortazione apostolica Amoris Laetitia. Il porporato bolognese, insieme ad altri tre firmatari (Brandmüller, Burke e Meisner), inviò una lettera di chiarimento al pontefice sul contestato capitolo otto del documento, riguardante l'accoglienza e il discernimento familiare. Nei famosi Dubia si manifestavano le sue preoccupazioni sulla comunione ai risposati divorziati e in generale sulla concezione cristiana della famiglia di papa Bergoglio. Caffarra, su Il Foglio del 15 gennaio 2017, dichiarava: “Credo che vadano chiarite diverse cose. La lettera, e i dubia allegati, è stata lungamente riflettuta, per mesi, e lungamente discussa tra di noi. Per quanto mi riguarda, è stata anche lungamente pregata davanti al Santissimo Sacramento”. Nello stesso articolo il cardinale replicava a chi lo definiva un nemico del papato: “Esiste per noi cardinali il dovere grave di consigliare il Papa nel governo della Chiesa. E’ un dovere, e i doveri obbligano. Di carattere più contingente, invece, vi è il fatto – che solo un cieco può negare – che nella Chiesa esiste una grande confusione, incertezza, insicurezza causate da alcuni paragrafi di Amoris laetitia. In questi mesi sta accadendo che sulle stesse questioni fondamentali riguardanti l’economia sacramentale (matrimonio, confessione ed eucaristia) e la vita cristiana, alcuni vescovi hanno detto A, altri hanno detto il contrario di A. Con l’intenzione di interpretare bene gli stessi testi.”

Risuonano ancora le sue parole d'amore per la Chiesa Cattolico e quelle d'orgoglio per essere un cristiano cattolico: “Io sono nato papista sono vissuto da papista e voglio morire da papista!” Sbaglia chi lo ha definito un avversario del papato, tanto meno di Bergoglio, ed è in errore chi lo etichettò come un tradizionalista. Caffarra fu un umile servitore di Cristo e, in quanto tale, ha difeso i Suoi insegnamenti dai lupi che insidiano il gregge cristiano.

http://www.barbadillo.it/68812-chiesa-addio-al-cardinal-caffarra-sfido-la-cultura-della-morte/

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31 luglio 2017

La battaglia per Charlie deve continuare


di Daniele Barale

In queste ore è giunta la notizia che mai avremmo voluto avere. Le condizioni di Charlie Gard si sono aggravate e il piccolo è “stato affidato agli Angeli”, come hanno detto i suoi genitori, Connie Yates e Chris Gard. La responsabilità della morte non è solo della malattia, bensì anche del clima ideologico creatosi attorno loro, a causa di medici e giudici ‘demiurghi’, i quali hanno impedito ai Gard di partire per gli Stati Uniti, dove avrebbero potuto somministrare al figlio una nuova cura. Certo, la situazione era delicata, però i margini di miglioramento c’erano. Purtroppo, i 10 mesi in cui sono stati tenuti in ostaggio, dal Great Ormond Street Hospital e dall'Alta Corte britannica, sono stati fatali, e forse più della malattia.

Però, al di là degli aspetti inquietanti di tutta la vicenda, delle varie ombre su di essa – di cui si è ampiamente discusso su Vita Diocesana Pinerolese, il blog La Baionetta e su altre autorevoli testate – è doveroso soffermarsi su quanto significativa per ciascuno di noi sia stata la vita di Charlie Gard; breve ma straordinaria. «Ebbene, non dirò: non piangete, perché non tutte le lacrime sono un male», dice Gandalf alla fine del Signore degli anelli; parole che faccio mie e rivolgo a voi lettori, con il cuore commosso per il nostro piccolo compagno. L’importante è che il nostro pianto non sia carico di disperazione.

Vedete, Charlie Gard non si congeda da questo mondo da vinto, ma da vincitore. Per capirlo occorre considerare i tanti cuori che ha saputo conquistare. Di migliaia di persone, di specialisti, del presidente degli Stati Uniti, di Papa Francesco. Ma prima ancora, e affinché si possa capire bene quanto detto, è necessario fare affidamento sulla Speranza in noi e nella positività del reale. Sì, di fronte al mistero della vita, Charlie ci testimonia che questo mistero è buono, nonostante tutto.

Ha combattuto una grande battaglia, donando attraverso i suoi dolci occhietti amore e serenità alla mamma e al papà, e a noi, che siamo stati svegliati dal torpore di una cultura mortifera e violenta.

Ci hai fatto capire quanto sia perniciosa la tecnoscienza postumana, la quale in modo sempre più dispotico pervade il nostro mondo.

Hai fatto rimettere in moto la macchina della solidarietà nel cuore dei popoli. Abbiamo ritrovato la gioia per l’essere parte di un movimento di popolo, mosso da sani ideali. Gli Stati Uniti, l’Europa, in particolare l’Italia e lo Stato del Vaticano, hanno collaborato come non succedeva da anni. Così abbiamo capito che un movimento nazionale e internazionale per costruire la civiltà dell’amore e della vita è davvero possibile, perché è l’umanità della persona umana a chiederlo.

Abbiamo capito che due degli aspetti più importanti della battaglia per vita, sia per cattolici sia per i non credenti non affetti da laicismo invalidante, riguardano gli ospedali:

1) luoghi esteticamente belli, a misura d’uomo. E non “obitori” per vivi;

2) luoghi sicuri: il rapporto medico-paziente, non può essere sostituito dal rapporto costi-benefici. Il medico non può dimenticarsi del giuramento di Ippocrate, per questo farà tutto il possibile per salvare, curare la vita del paziente che gli è affidato .

Caro Charlie, hai fatto gettare la maschera a quei medici e a quei giudici che appaiono come sempre attenti al cosiddetto “bene dei singoli” e che invece giocano a fare le divinità con la dignità irriducibile di ogni vita umana.

Con la tua presenza hai permesso ai tuoi genitori di essere un faro di Speranza di un bene oggettivo e più grande, in questo tempo in cui le madri e i padri possono uccidere senza remore i figli, visti come errori, pesi, difettosi; di essere uniti, quando attorno a loro è un continuo smarrire le fondamentali evidenze antropologiche: l’uomo e la donna sono fatti per completarsi, non sono un semplice oggetto della natura, di cui si possa abusare e disporre arbitrariamente. Uomini e donne non si programmano attraverso la genetica o l’eugenetica. I bambini non si comprano e gli uteri non si affittano.

Tu hai permesso a tua mamma e a tuo papà di far vedere il contrario di tutto questo.

Ora riposa, mio amato fratello maggiore. Mio e di tanti. Maggiore perché in te abbiamo visto quanto la vita umana diventi nobile nel momento più supremo, quello della morte; e attraverso di te abbiamo visto quella vetta a cui l’uomo può arrivare quando compie il bene. D'altronde, l’uomo così raggiunge la vera allegrezza, la vera pienezza.

Questa è l’eredità che ci lasci, la quale ci invita a continuare a sperare che tu sia già in Paradiso, ove ammiri e sei abbracciato dall'amor «che move il sole e l’altre stelle». Perciò, mandaci conforto e aiutaci a continuare la buona battaglia per te, per i tuoi genitori e per tutti coloro che sono nel bisogno e che non hanno voce per difendersi.

Concludo pensando agli Annali dei Re e Governatori, La storia di Aragorn e Arwen, riportati nelle appendici de Il Signore degli anelli di Tolkien: «In tristezza dobbiamo lasciarci, ma non nella disperazione. Guarda! Non siamo vincolati per sempre a ciò che si trova entro i confini del mondo, e al di là di essi vi è più dei ricordi». Arrivederci Charlie Gard, ci ritroveremo.

https://labaionetta.blogspot.it/2017/07/obice-la-battaglia-per-charlie-deve.html

 

29 luglio 2017

Hanno ammazzato Charlie, Charlie è vivo


di Giuliano Guzzo

Adesso che la vicenda che ha commosso e mosso per settimane il mondo volge tristemente al capolinea, e Charlie Gard è stato ucciso – pardon «lasciato andare», come usa dire il giornalismo al guinzaglio della cultura dominante -, si può tentare di trarre qualche conclusione su questa vicenda anomala sotto innumerevoli punti di vista. A partire dal fatto che, quello per la prima volta in assoluto, un bambino malato è stato eliminato senza alcun consenso genitoriale, anzi in netta opposizione alla volontà dei genitori, che si sono battuti come leoni per il loro piccolo.

Anzi no, aspettate. Forse un precedente esiste. E sta in questa comunicazione: «Devo comunicarvi il mio rammarico nell’informarvi che il bambino è morto […] per infiammazione delle vie respiratorie […] Egli non aveva fatto alcun tipo di progresso durante il suo soggiorno qui. Il bambino non sarebbe certamente mai diventato utile alla società ed avrebbe anzi avuto bisogno di cure per tutta la vita. Siate confortati dal fatto che il vostro bambino ha avuto una dolce morte». Parole pacate e cariche di umanità, non è vero? Pare proprio un Comunicato di queste ore, diretto ai genitori di Charlie.
Peccato che si tratti della lettera, datata 6 febbraio 1943, che lo psichiatra nazista Ernst Illing (1904-1946) indirizzò, firmandola di suo pugno, ai genitori di uno dei tanti bambini assassinati sulla base del programma svolto dai Reparti Speciali infantili. Non è uno scherzo, la si può trovare in formato originale su Wikipedia. La prima lezione del caso Gard, dunque, sta nel ritorno di un orrore che credevamo sepolto, ossia quello di uno Stato, coadiuvato da medici dalle sembianze amorevoli, che si arroga il diritto di liberare – per il loro bene, ovvio – i letti dei pazienti che non fanno registrare «alcun tipo di progresso».

Il secondo insegnamento che la vicenda inglese impartisce a tutti noi, è la totale deformazione del concetto di accanimento terapeutico: un tempo ben circoscritto a quelle terapie (quindi rivolte contro una malattia) sproporzionate, inefficaci o addirittura controproducenti, oggi è indebitamente esteso alle cure (quindi rivolte a tutela di una persona) indirizzate a un soggetto che abbia la sola colpa di versare in una condizione curabile, ma non guaribile. Apparentemente di lana caprina, la questione è in realtà epocale: significa che se sei malato senza prospettive di guarigione, d’ora in poi, faresti bene a guardarti alle spalle.
No, beh, dài, esagerato. Già me li immagino, commenti così. Eppure, chi fino non a dieci anni or sono, ma a un solo anno fa, avrebbe mai pensato che un bambino sarebbe potuto essere tenuto in ostaggio in un ospedale per essere poi eliminato – col placet della Corte europea dei diritti dell’uomo! – in opposizione alla volontà di chi l’ha messo al mondo? Nessuno, evidentemente. Eppure è accaduto. O, meglio, ri-accaduto, come il ricordato esempio nazista dimostra. Ebbene, chi ha familiarità con gli studi bioetici sa che esiste un concetto, quello di chi «china scivolosa», secondo cui, fatto un passo grave, ne seguirà prima o poi, uno ancora più drammatico.

Nel frattempo – terza e ultima considerazione, la sola positiva – si è però fieramente ricompattato un fronte, quello pro-life, che sa che Charlie è morto, ma vive. Che il suo sacrificio non è vano perché ora il suo ricordo risplende accanto a quelli di Terry, di Eluana e dello sconfinato esercito dei bambini abortiti (per «il loro bene»!), tutta gente che, nella società dell’accoglienza a parole, non è stata accettata. Ma rimane e rimarrà saldamente nella memoria quanti, benché ora sconfitti, continueranno a combattere per coloro che, pur versando in condizioni di malattia, anche grave, hanno tantissimo da da dire – e da dare – a un mondo allo sbando, che incapace d’interrogarsi sul dolore e sulla malattia, ha preso a eliminare i malati.

https://giulianoguzzo.com/2017/07/29/charlie-e-morto-charlie-e-vivo/

 

28 luglio 2017

Charlie, così piccolo, così (già) santo


di Massimiliano Marinelli

Charlie doveva morire ed è morto! Il quotidiano questa mattina recitava così: “i giudici dell’alta corte hanno stabilito un programma per definire le fasi finali della vita del bambino”.
Questa frase orripilante, pare quasi un verdetto di morte, quelli che si vedono nei film western appesi davanti l’ ufficio dello sceriffo “alle ore 12, sarà ucciso per impiccagione”.
Ma dove viviamo nel vecchia e cara Europa, o in qualche regione sperduta dell’Africa dove vige ancora la legge del taglione?!
Quale giudice e soprattutto con quale arroganza, può permettersi di dire in che  modo deve morire questo o quel bambino?
Rileggendo le poche righe del giornale sembra di leggere un protocollo sulla macellazione di non so quale animale, dove sono elencate le regole per una corretta lavorazione.
Perché questi giudici si sentono in diritto di decidere chi vive o chi muore o in che modo?
Dobbiamo smettere con questa assurda sfida di assomigliare a Dio, perché è vero che Cristo è misericordioso, ma dopo la misericordia arriverà anche il giudizio.
Un gruppo di uomini di una giustizia terrena hanno deciso cosa sarebbe successo al piccolo Charlie.
L’ unica differenza forse, quella più importante è che nessun giudice di questo pianeta può comandare l’anima, il soffio di Dio…
Quindi hanno ucciso il corpo del piccolo Charlie, ma non potranno mai uccidere la sua anima, la sua vera essenza; lui è di Cristo, e Cristo lo ama profondamente.
E così, liberato del peso di quel piccolo corpo martoriato dalla malattia e la sua anima nuovamente unita a quella Dio, speriamo che da lassù possa custodire i suoi genitori e rivivere in loro.
Mi piace pensare che accanto al piccolo Charlie ci sia Lui che lo ha creato e amato fin dal primo momento che amorevolmente lo accarezza e lo custodisce.
Il Padre che veglia sul figlio con un amore che noi non possiamo neanche sognare.
E alla mente rifioriscono le parole bellissime di Gesù: “Lasciate che i bambini vengano a me, perché di essi è il regno dei cieli”.

 

26 luglio 2017

La burocrazia che uccide la vita


di Massimiliano Marinelli

E’ ormai da tantissimi mesi che su tutte le principali testate giornalistiche e i vari telegiornali si parla del “caso Charlie Gard”, il piccolo bambino inglese affetto da una rara malattia genetica.
Adesso sembrerebbe essere arrivati alla fine di questa storia (triste) che per tanti mesi è stata discussa in vari talk show, coinvolgendo medici, luminari, giudici e opinionisti.
Dopo la mobilitazione di associazioni pro vita, di ospedali tra cui il nostro “bambino Gesù di Roma”, di Papa Francesco dopo che il popolo cristiano ha tempestato di chiamate e di lettere il vaticano, sembrava che la storia del piccolo Charlie volgesse verso un lieto fine o perlomeno che trionfasse il diritto alla vita anche alle persone chiamate da Gesù “i piccoli”, dove però sembrerebbe che in questa società non ci sia posto per loro.
Signori, è innegabile che questa società sia MALATA, viene difesa a spada tratta la libertà di morire come e quando uno vuole, mentre viene messo da parte il diritto alla vita e molte volte calpestato da questa modernità dove ormai tutto è diventato relativo.
Ma la vita è un dono, e noi abbiamo l’obbligo morale di proteggerla e custodirla.
Madre Teresa diceva: "Ama la vita e amala seppure non ti dà ciò che potrebbe, amala anche se non è come tu la vorresti, amala quando nasci e ogni volta che stai per morire. Non amare mai senza amore, non vivere mai senza vita".
I genitori di Charlie hanno lottato come leoni, per dare una speranza seppur piccola al loro cucciolo di sopravvivere, sembrava quasi che stesse per accadere il miracolo, ma tutto si è fermato, tutto è andato in frantumi per colpa della burocrazia e di persone che di professione sono giudici, ma hanno la presunzione di potersi sostituire all’Altissimo.
Già nominare le parole burocrazia e sentenze alla mente ritorna un'unica parola: tempo.
Ma sta di fatto che in questo caso di tempo non ce n’era, qui si parlava di vita, perciò al diavolo ogni cosa; la vita prima di tutto!
I giorni passavano in attesa che i giudici dopo vari rinvii si esprimessero se consentire o meno il trasferimento del bambino presso uno degli ospedali che si era fatto avanti, proponendo cure sperimentali.
Ma nel frattempo il piccolo Charlie peggiorava, e le cure che altri specialisti avevano proposto lentamente scendevano in percentuale di efficacia.
Fino ad oggi, quando i genitori con un grandissima dignità e una grandissima fede si sono abbandonati nel braccia di Dio e capendo che ormai più il tempo passava, più diventava inutile provare a curare il loro bambino, hanno deciso di lasciar “tornare alla case del Padre” il piccolo Charlie e di fondare a suo ricordo un’associazione che possa dar sostegno e aiuto ai tanti casi simili nel mondo.
Tutta colpa di questa burocrazia e il tempo infinitamente lungo che ne deriva.
Ma di questo e di tante altre situazioni dovremo renderne conto a Dio presto o tardi.
Non siamo stati in grado di trovare velocemente la risposta a quello che il piccolo Charlie meritava cioè: provare a vincere la sua malattia, con quell’inventiva e quella determinazione che ha reso capace l’uomo di scoprire gli abissi e la vastità dell’ universo.
Il grande Papa Wojtyla diceva: “il compito più importante non è quello di trasformare il mondo, ma di trasformare noi stessi.” E l’unica trasformazione positiva che l’uomo può fare è attraverso Dio, mettendosi nelle mani di Cristo.
Chiedo a tutti voi lettori, di pregare la Mamma del Cielo che possa custodire il piccolo Charlie e che se Dio vorrà così, lo prenda in braccio e lo porti in cielo.
E preghiamo anche per noi stessi di essere degni un giorno di poter stare nello stesso posto.

 

25 luglio 2017

Charlie vale meno di un orso


di Giuliano Guzzo

Adesso che per Charlie Gard, il bambino inglese colpito da malattia rarissima a cui i medici intendono «nel suo interesse» riservare l’eutanasia, sembra non esservi più nulla da fare, dopo che persino i battaglieri genitori – informati della compromissione muscolare, che parrebbe troppo avanzata per ogni tentativo di cura – sembrano arresi; adesso, insomma, che il caso che ha commosso ma soprattutto mosso il mondo, da Papa Francesco a Donald Trump, pare volgere davvero al termine, il problema è proteggerlo. Ma non Charlie, bensì l’orso. Più precisamente, il riferimento è a KJ2, l’orsa che in Trentino, secondo le prime ricostruzioni, si è resa responsabile dell’aggressione a un uomo finito all’ospedale e che sarebbe entrata in azione, in modo del tutto simile, già nel luglio 2015.

Morale della favola: sull’orsa, ora, pendono due ordini di cattura. Che c’entra tutto questo con Charlie? C’entra, eccome. Infatti, nelle stesse ore che vedono la sorte del piccolo britannico segnata, migliaia di persone si stanno mobilitando, con petizioni on line e non solo, per intimare alla Provincia di Trento di non sfiorare l’orsa violenta. Non solo: nel fronte animalista, alcuni dubitano perfino della versione offerta dall’uomo aggredito sabato scorso, affermando che l’attuale ricostruzione avrebbe «dei lati oscuri» ed è invece probabile che l’orso abbia «cercato dapprima di dissuadere l’uomo dall’avvicinarsi, mettendo in atto tutti gli accorgimenti di dissuasione, poi avrebbe dato un avviso con un falso attacco, in quanto un vero attacco da parte di un orso avrebbe lasciato conseguenze letali».

Ma sicuro: chi può dubitare che un animale aggredisca l’uomo solo dopo aver messo educatamente «in atto tutti gli accorgimenti di dissuasione»? Battute a parte, è difficile non rimanere colpiti dalla pietà che, se da una parte viene indirizzata da alcuni a un orso responsabile di aggressioni, dall’altra non tutti provano per un essere umano reo solo, si fa per dire, di non essere sano. Un animale probabilmente colpevole rischia così, alla fine, di godere di una difesa più efficace di quella di un bambino sicuramente innocente. Negli stessi giorni e nella stessa Europa, sempre più simile a un palcoscenico dell’assurdo. Al punto che viene quasi il dubbio che Chris e Connie, per non perdere tempo prezioso per le cure del loro piccolo, avrebbero fatto meglio a far presente a tutti che eliminare Charlie avrebbe significato togliere il miglior amico a un orso. Che è di peluche, ma difficilmente l’opinione pubblica si sarebbe fermata a sottilizzare.


 

23 luglio 2017

Una Spada per la Vita


di Giuliano Guzzo

Se sono ancora in tempo, ma credo di sì, avrei una lettura estiva da suggerirvi. Si tratta di Una spada per la vita (IperUrania 2017, pp. 138), l’ultimo libro di Emiliano Fumaneri, firma del quotidiano La Croce, grande studioso di Gustave Thibon già autore de Le nuove lettere di Berlicche. Ebbene, Fumaneri è tornato, proprio in questi giorni, con un nuovo libro che vi consiglio per un motivo molto semplice: è un volume profondo, ricco di stimoli e pensieri splendidamente controcorrente. Molto di più, dunque, di una raccolta di «scritti “di battaglia”», come l’Autore sostiene nell’introduzione di un libro che ha il grande merito, fra l’altro, di condensare in un numero non infinito di pagine indovinate e vibranti critiche alla cultura dominante.

Dal romanticismo biopolitico di Michela Marzano alla gnosi spermofoba rappresentata da Nichi Vendola, dal catarismo di Guido Ceronetti alla ripresentazione delle idee di Michel Foucault, «intellettuale sradicato che andava predicando la “morte dell’uomo”», molta dell’impalcatura del pensiero unico – quando avrete ultimato la lettura di Una spada per la vita – vi apparirà per quello che è: grande erudizione povera di argomentazione, marmellata neppure tanto dolce, pensiero che sconfina nel non pensiero. Sarà uno smascheramento, però, non livoroso. Fumaneri non è infatti tipo da provocazioni né da attacchi personali – lo dico perché lo leggo e perché ho il piacere di conoscerlo –, no: ciò che lo anima non è odio, bensì la preoccupazione per un fatto.

Il fatto è che oggi, scrive, «assistiamo solo al tentativo di sovvertire la concezione di famiglia. Anche la nozione stessa di essere umano risulta sempre più indefinita e indefinibile» (p.106). Una minaccia antropologica per non dire apocalittica, dunque, alla quale urge reagire da uomini e da cristiani riscoprendo la «dimensione belligerante della vita apostolica» (Papa Francesco dixit). A tale chiamata alle armi – insiste l’Autore – non si può che rispondere con una riscoperta che non è tanto e solo quella della ragione, bensì quella della virilità cristiana e della spiritualità guerriera, tema caro a Fumaneri il quale lo recupera dall’amato Thibon e da Fabrice Hadjadj, riproponendolo come medicina senza la quale, sia nel dibattito culturale dominato dal laicismo sia nel confronto con la minaccia islamista, i cristiani sono destinati a soccombere.

Di qui la necessità – in particolare per il mondo cattolico, cui Una spada per la vita è indirizzato – da una parte di evitare una sindrome da assedio che prima che poco utile è anche poco cattolica, e, dall’altra, di smetterla con la tendenza, scrive coraggiosamente Fumaneri, di un «cattolicesimo troppo femminilizzato», esaltatore della «la mistica del lievito a discapito della parabola della lampada che Cristo esorta a non mettere sotto il moggio» (p.133). Una chiamata alle armi, insomma, non violenta ma neppure farlocca, seria, finalizzata al recupero di un rapporto armonioso dell’uomo con se stesso, con Dio e col prossimo. In tempi di “pensiero pensato” e conformismo delle menti, un libro così profuma quindi di “pensiero pensante”. Ed è per questo che, nella vostra biblioteca, non può proprio mancare.


 

11 luglio 2017

Quello che Charlie ci chiede


di Paolo Spaziani

La mobilitazione di popolo per il caso di Charlie Gard continua senza sosta, in attesa che si conosca quale sia la sorte del bimbo di dieci mesi che per il semplice fatto di esistere testimonia una sola e semplice verità: che la vita di ognuno di noi è sacra ed inviolabile. E’ a questa profondità di giudizio che il caso di Charlie ci impone di andare, altrimenti il rischio è di rimanere in superficie, scadendo nel sentimentalismo compassionevole. Il caso di Charlie Gard e quello recente di DJ Fabo sono due facce della stessa medaglia e, in quanto tali, da giudicare nello stesso modo. Non mancano coloro che considerano l’eutanasia di DJ Fabo una morte dignitosa e al contempo una aberrazione la decisione di sopprimere la vita del piccolo Charlie. Le differenze tra i due casi all'apparenza possono sembrare evidenti: DJ Fabo ha scelto di togliersi la vita assecondato in questa sua volontà dai familiari, mentre Charlie rischia di essere ucciso contro la volontà dei genitori. E’ dunque la volontà della persona o quella dei suoi familiari a rendere accettabile una morte per eutanasia? Oppure è l’età del malato ad essere determinante? Oppure la gravità della malattia? Certamente no. La vita è sempre sacra ed indisponibile e non dovrebbero essere le circostanze del caso specifico a determinare giudizi diversi su quella che resta pur sempre la soppressione della vita per mano umana. La presenza del piccolo Charlie ci costringe a porci alcune domande fondamentali: cosa è la vita? E chi ce la dà ora? Davanti all’evidenza empirica che nessuno si dà l’esistenza da solo non possiamo che affermare che la vita sia un dono di Dio. Partendo da questo riconoscimento è pienamente ragionevole affermare che la vita è inviolabile: così come non ce la siamo data, nessun uomo può toglierla a se stesso o agli altri. Dal riconoscimento della vita come dono deriva anche il rifiuto del criterio della “qualità della vita” come parametro della dignità dell’esistenza. Charlie ci sprona a riconoscere il valore assoluto della vita, anche se provata dalla malattia; ogni discorso sull’utilità o meno di cure riveste, di conseguenza, importanza secondaria. Charlie ha diritto di vivere non perché guaribile o curabile, ma anche nella condizione in cui si trova ora: ha diritto di vivere semplicemente perché c’è. La sua attuale esistenza è vita a tutti gli effetti, esattamente come la nostra. Nel tentativo di porre fine alla vita di Charlie è contenuta tutta la portata del peccato originale, ovvero dell’uomo che, per invidia di Dio, si sostituisce ad Esso. Aborto, divorzio, eutanasia sono i “diritti” creati dall’uomo, accomunati dallo stesso filo conduttore, ovvero il rifiuto di sottomettersi al Dio Creatore, ribellandosi alle Sue leggi. Il concepimento e la morte naturale sono l’inizio e la fine di ogni esistenza, ma l’uomo con l’aborto e l’eutanasia si è arrogato il diritto di porre fine alla vita secondo i propri criteri. Con il divorzio l’uomo ha deciso di determinare la fine del matrimonio violando le parole di Gesù “quello che Dio ha congiunto l’uomo non separi” (Matteo 19, 3-6). Michel Schooynas, nel suo breve saggio “Dalla casuistica alla misericordia – Verso una nuova arte di piacere?” ha scritto che in nome della compassione divorzio, aborto ed eutanasia saranno accettati anche dalla Chiesa. Gli effetti di questa deriva sentimentale sono già sotto gli occhi di tutti ed è anche per questo che la mobilitazione di popolo per il piccolo Charlie Gard rappresenta per tutti noi un’occasione di crescita in un giudizio chiaro sulla indisponibilità e inviolabilità della vita umana. Ogni riduzione sentimentale del caso di Charlie è destinata inesorabilmente a cedere il campo alla mentalità relativista che, come una goccia che scava la roccia, si insinua nei nostri giudizi fino a farci considerare accettabile quello che fino a ieri ritenevamo profondamente sbagliato. In queste settimane non sono mancati interventi di esponenti del mondo cattolico che hanno parlato apertamente di “accanimento terapeutico” o, nel migliore dei casi, hanno espresso una posizione astratta ed incerta sul caso di Charlie. L’argomento principale di questi interventi era il medesimo, ovvero cosa poteva o non poteva fare l’uomo per la vita di questo bambino, come se il valore della vita di Charlie dipendesse dalla capacità dell'uomo di trovare una soluzione alla sua malattia. Ed è proprio questa la posizione dei medici del Great Ormond Street Hospital, i quali ritengono che Charlie possa vivere solo se sarà possibile curarlo. Eppure quello che Charlie ci chiede è semplicemente di guardarlo per quello che è, ovvero un dono di Dio. Prima della sua malattia e della speranza di cure efficaci Charlie ci chiede di volergli bene per quello che è, arrendendoci all'evidenza che senza di Lui non possiamo fare nulla.

 

04 luglio 2017

I miracoli di Charlie


di Paolo Spaziani

Nel momento in cui scrivo questo articolo non si conosce ancora quale sia la sorte del piccolo Charlie Gard, ma di una cosa siamo certi: abbiamo visto dei miracoli e, come ha scritto la giornalista Raffaella Frullone, “noi ne abbiamo le prove”. “Per molte persone questo bambino non è nulla”, ha scritto la Frullone in un post su Facebook che ha fatto letteralmente il giro del mondo, “Cosa dobbiamo tenere in vita? mi chiedeva una ragazza fresca di medicina. (…) Charlie non sorride, non gattona, non mangia le prime pappe, Charlie semplicemente sta. Eppure semplicemente stando, semplicemente esistendo ha scatenato di tutto”. Quella di Charlie è la storia di un miracolo cui tutti stiamo assistendo a bocca aperta. Un popolo che si è letteralmente alzato in piedi, come ha esortato San Giovanni Paolo II, davanti all’omicidio per sentenza del più indifeso degli esseri umani. Gli effetti di questo risveglio delle coscienze è stato sorprendente e, giorno dopo giorno, ha assunto le sembianze di un fiume in piena che è riuscito a travolgere l’indifferenza e la codardia. In pochi giorni in ogni parte del mondo sono sorte veglie spontanee di preghiera: dalla Polonia al Brasile, dal Belgio alla Francia centinaia di persone si sono raccolte in preghiera per chiedere la salvezza del piccolo Charlie. I centralini di Casa Santa Marta, delle ambasciate inglesi e americane sono stati letteralmente presi d’assalto da migliaia di persone che hanno sollecitato l’intervento del Santo Padre, del governo inglese e del Presidente Donald Trump. I social network hanno rilanciato in modo incessante gli appelli e nella giornata di domenica “Charlie’s Army” si è radunato davanti a Buckingham Palace con un protesta pacifica, che mostrava un cartello inequivocabile “It’s a murder”. “Tentativi da poveri illusi”, alcuni hanno commentato, eppure nelle scorse ore abbiamo visto accadere quello che fino a pochi giorni prima era impensabile: il Santo Padre, tramite un comunicato, ha espresso il proprio sostegno ai genitori che intendono mantenere in vita il proprio figlio e il Presidente Trump si è reso disponibile ad aiutare il piccolo Charlie. Poche ore dopo l’Ospedale Bambin Gesù si metteva in contatto con il Great Hormond Street Hospital confermando di poter accogliere e curare Charlie. Una vera e propria gara di solidarietà che si è scatenata negli ultimi giorni, grazie alle pressioni esercitate da migliaia di persone che non hanno mai perso la speranza. Vedere un popolo che si muove in modo spontaneo, senza ordini di scuderia, è qualcosa di veramente miracoloso. Un popolo che non ha avuto bisogno di un segnale per far sentire la propria voce, ma si è messo a pregare, a chiedere il miracolo in tutti i modi possibili. Quanto accaduto evidenzia una dinamica opposta rispetto a quella di molte iniziative organizzate dalla Chiesa, dai movimenti ecclesiali e dall’associazionismo cattolico. In questi casi il popolo si é mosso anche in forza di un invito a partecipare, nel caso di Charlie, al contrario, è stato il popolo che ha preso l’iniziativa in modo spontaneo riuscendo a “guidare” la Chiesa stessa in un giudizio su quanto stava avvenendo. Il comunicato di Papa Francesco, la nuova dichiarazione rettificata di Monsignor Paglia e la disponibilità dell’Ospedale Bambin Gesù ad accogliere Charlie sono anche il frutto di una forte e spontanea pressione esercitata dal popolo cattolico che ancora ritiene la vita, la famiglia e la libertà di educazione valori non negoziabili. Un popolo spesso bistrattato, appellato nei modi peggiori possibili, ma che è vivo e vegeto. E’ in questa gente semplice, che si è messa a sgranare rosari, a scendere nelle piazze, a telefonare a mezzo mondo che è conservato il seme della nostra fede. In un celebre dialogo tra Gesù e Don Camillo Guareschi scrive: “Signore, io intendevo soltanto dire che oggi la gente crede soltanto in ciò che vede e tocca. Ma esistono cose essenziali che non si vedono e non si toccano: amore, bontà, pietà, onestà, pudore, speranza. E fede. Cose senza le quali non si può vivere. Questa è l’autodistruzione di cui parlavo. L’uomo, mi pare, sta distruggendo tutto il suo patrimonio spirituale (…) Signore, se è questo ciò che accadrà, cosa possiamo fare noi? Il Cristo sorrise: “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede”. Charlie, il piccolo e inerme Charlie, lui che semplicemente sta, ha mostrato un volto nuovo del popolo cristiano, capace di lottare in tutti i modi per salvare il seme della fede, racchiuso nel corpicino malato di un bimbo dieci mesi. 
Qualcuno vi racconterà che quanto sta accadendo è frutto di semplici coincidenze o di una concatenazione di eventi mediatici. Venerdì scorso alle ore 12 Charlie doveva essere ucciso, eppure i medici hanno deciso di dare alcuni giorni in più ai genitori per stare con il piccolo Charlie. Una decisione inspiegabile, in quanto un eventuale prolungamento dei giorni di vita di Charlie avrebbe inevitabilmente portato ad un aumento del clamore mediatico, così come poi avvenuto. Non ci sono spiegazioni, si tratta semplicemente di arrendersi davanti all’evidenza. “Noi siamo quelli che hanno visto eppure hanno creduto” ha scritto Chesterton, perché i miracoli accadono e noi abbiamo le prove.

 

02 luglio 2017

Il valore negoziabile di Charlie


di Francesco Arnaldi

Quando la Santa Sede, per bocca di monsignor Sorondo, definì la notizia dell’uscita degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi sul clima “un disastro per l’umanità”, la notizia fece il giro di tutto il mondo. Le parole del cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze non arrivarono certo isolate, ma si accodarono a un vero e proprio coro unanime di critica alla decisione del presidente Donald Trump. Non so perché monsignor Sorondo abbia voluto esprimersi così, ma voglio dargli il beneficio del dubbio e credere che non l’abbia fatto solo per emulazione di coloro che in quel momento si stavano globalmente indignando. Voglio credere che l’abbia fatto perché a quelle sue parole ci crede veramente.
Sorvolando su cosa penso di tali esternazioni, utilizzando semplicemente la regola proporzionale mi sarei aspettato che sulla vicenda di Charlie Gard si levassero grida e proteste da far tremare la terra nelle sue fondamenta. Se si è così solerti nel difendere teorie scientifiche tuttora poco chiare, per la difesa del diritto alla vita di un bambino di dieci mesi non mi avrebbe stupito un intervento a gamba tesa sulla vicenda da parte di tutte le più alte cariche ecclesiastiche. Se poi aggiungiamo anche che la decisione non è stata presa neanche dalla famiglia, ma anzi che questa famiglia lotta da mesi per difendere la vita del bambino, e che la scelta è stata presa dallo Stato con l’avvallo dell’Unione Europea, beh ero già pronto a sentir indire una nuova crociata.
Una decisione che lede non uno, ma ben due valori non negoziabili avrebbe dovuto compattare tutto il fronte cattolico, dimenticando per un momento vicissitudini interne per combattere questo terribile affondo del demonio, che probabilmente ancora non crede a quanto sia stato facile corrompere i cuori delle persone che si sono rese responsabili del più orrendo dei crimini.
Invece, il silenzio. L’assordante silenzio del Getsemani, dove i discepoli si addormentano e lasciano Gesù da solo, con il suo dolore e la sua angoscia, a poche ore dalla morte. Un silenzio di chi non sa più che cosa dire, di chi non è abituato a vegliare, di chi ha dimenticato come si fa o non lo ha mai saputo. Il silenzio di chi di fronte a un’offensiva del nemico non sa come reagire perché non si è preparato abbastanza.
I princìpi non negoziabili sembrano esser stati accantonati, retaggio di un mondo antico in cui si privilegiava lo scontro al dialogo. Forse non sono mai stati compresi a fondo. Diceva Chesterton: “l’ideale cristiano non è stato messo alla prova e trovato manchevole: è stato giudicato difficile, e non ci si è mai provati ad applicarlo”. Ecco, questa frase possiamo applicarla ai princìpi non negoziabili. Si è sempre guardato un po’ con diffidenza a questa linea di azione sociale, frutto del pensiero di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI; è stata giudicata difficile; si è deciso di accantonarla. E mentre si tuona per lo scioglimento della calotta polare, un bambino muore. Preghiamo affinché questa vicenda possa servire a svegliare molti cuori intorpiditi; perché un albero si riconosce dai suoi frutti, e i frutti di questa linea di pensiero li stiamo vedendo.

 

29 giugno 2017

Un Campari con... Federico Iadicicco

Federico Iadicicco è responsabile del dipartimento vita e famiglia di Fratelli d'Italia, il partito presieduto da Giorgia Meloni. Recentemente è stato fra gli organizzatori di un convegno che si è tenuto a Todi, il cui argomento è stato "Famiglia: welfare d'Italia". Per questo ci siamo bevuti un campari con lui, per vederci chiaro.


Sei cattolico e fai parte di un partito identitario. Come coniughi questi due orientamenti, in un panorama politico che in Italia ha sempre visto i cattolici schierati da tutt'altra parte?

Ci tengo a precisare che non amo l’utilizzo della parola cattolico per identificare una categoria politica. Cattolico è colui che ha avuto un incontro personale con Cristo in virtù del quale ha iniziato un cammino di conversione vissuto nella comunità ecclesiale che dura tutta una vita. In virtù di quanto ricevuto sente la necessità di dare testimonianza della sua fede. In quest’ottica ogni cristiano può, se sente tale vocazione, impegnarsi coerentemente nella e per la polis. Molti abusano ed hanno abusato dell’aggettivo cattolico nel vestire una casacca partitica pensando che questo tornasse utile, ritengo questa strumentalizzazione non solo inutile ma dannosa.
La questione politica centrale è comprendere che ci troviamo ad un bivio decisivo, allo spartiacque della civiltà, da una parte c’è un modello di sviluppo che ha fallito, che ha messo al centro il denaro, il consumismo e l’edonismo, distruggendo l’antropologia di cui siamo portatori, questo ha prodotto e produce aberrazioni come l’eutanasia, l’utero in affitto, l’aborto, la distruzione della famiglia e conseguentemente la disgregazione sociale e la devastazione economica. Il capitalismo per come lo abbiamo conosciuto è fallito trasformando l’economia mondiale in un oligopolio planetario questo è sia causa che conseguenza della distruzione dell’umano e con esso del creato e dell’organizzazione sociale: se si nega la centralità dell’uomo nella sua naturale relazione con Dio si declina inesorabilmente verso la fine.
Le forze identitarie, popolari e conservatrici mi sembrano più avanti nella capacità di fotografare la deriva che ho descritto sopra e sono al lavoro per provare ad offrire un nuovo modello di sviluppo che rimetta al centro la persona. I nostri padri nel definire se stessi usarono il termine antropos che vuol dire “colui che ha lo sguardo rivolto al Cielo”, il mio impegno in politica è volto alla ricerca ed aggregazione di tutti coloro che condividono questa prospettiva, se sia una proposta cattolica lo lascio giudicare agli altri.

Molti che hanno costruito le loro carriere sul fatto di essere "politici cattolici", sugli argomenti chiave dell'impegno cattolico spesso hanno tradito ogni aspettativa. Fratelli d'Italia come si sta comportando?
 
Ho sentito molte chiacchiere e vedo tutti i giorni straparlare su questi temi, Fratelli d’Italia ha votato contro tutti i provvedimenti parlamentari volti a “negoziare” i principi non negoziabili ed è in prima linea contro il gender, la distruzione della famiglia e la violazione della dignità della vita umana dal concepimento al fine naturale.
Non potrebbe che essere così, se Fratelli d’Italia dovesse decidere di “tradire” queste posizioni tradirebbe la sua storia politica, ossia quella di una comunità politica che da sempre è schierata chiaramente ed inequivocabilmente su queste battaglie antropologiche. A quelli che hanno la memoria corta ricordo che le prime iniziative contro i PACS ed i DICO le facemmo noi con l’allora Azione Giovani addirittura prima del primo family day! Mi sento di aggiungere che se il mio partito cambiasse opinione su questi temi io non ne sarei più il responsabile del dipartimento vita e famiglia.

Come ti poni sullo Ius Soli? Cosa vorresti dire alla CEI?

La legge in discussione si poggia su argomentazioni discutibili ed estremamente faziose, credo sia l’ennesima operazione ideologica di questa legislatura voluta da chi non sa dare risposte concrete alla crisi ed al disagio che colpisce in primo luogo il ceto medio impoverito e preferisce trovare consenso introducendo leggi dal vago sapore ideologico ma dalla sostanziale estraneità alla realtà, al vissuto quotidiano degli italiani.
Se può avere un senso discutere della revisione di una legge, essendo mutate le condizioni, non ha senso farlo smantellando quello che funzionava per introdurre norme confuse ed incomprensibili. Si potevano ridurre i tempi per avanzare richiesta di cittadinanza, si poteva ridurre la farraginosa e copiosa macchina burocratica ma questo pasticcio si doveva evitare. Si è arrivati all’assurdo che un genitore chiede la cittadinanza per il figlio che però al diciottesimo anno di età e nei due anni successivi può rifiutarla smentendo quanto voluto in precedenza.
Tanto vale lasciare che si decida con la maggiore età! Contesto poi due affermazioni di fondo, la prima che la cittadinanza serva ad agevolare l’integrazione, è semmai vero il contrario, ossia che la cittadinanza dovrebbe attestare, nel limite del possibile, l’avvenuta integrazione. Il secondo assunto paradossale è che la cittadinanza serva per compensare il calo demografico. Affermazione falsa perché le statistiche ci dicono che in tendenza anche gli stranieri fanno meno figli quando si integrano nella nostra società.
Questo apre ulteriori considerazioni. Non sarebbe meglio promuovere culturalmente e con politiche attive il valore della vita, l’importanza della natalità, la necessità di fare figli? Non sarebbe meglio difendere e valorizzare la nostra cultura e la nostra civiltà, le nostre radici cristiane? A chi dalla Conferenza episcopale è intervenuto a gamba tesa pongo solo queste domande. Con un’ultima, amara considerazione, siamo certamente tutti uomini, quindi fallibili, mi preoccupo e assai però, quando, anche in ambito ecclesiale, vedo il sopravanzare di pericolose strutture di pensiero ideologiche.

Quali sono le proposte emerse dal convegno di Todi?

Da Todi credo possa venire un impulso forte al rilancio delle politiche familiari, un lavoro da poter svolgere con tutte le associazioni impegnate attivamente. L’idea di fondo è quella di mettere la famiglia al centro del sistema di welfare superando l’approccio classico che la vede come soggetto passivo.
Non è la Famiglia che ha bisogno dello Stato ma la comunità nazionale che ha bisogno della Famiglia quale comunità prima e fondativa della società. Abbiamo elaborato alcune proposte di partenza che si dipanano su tre filoni, fiscale, lavoro e sostegno alla maternità. Per le politiche fiscali vogliamo aprire un tavolo permanente con associazioni ed esperti per costruire il crono programma necessario per passare dalla tassazione dei redditi della persona a quelli del nucleo familiare, nelle more di questo processo intendiamo rendere proporzionale l’aumento dell’assegno familiare all’aumentare del numero di figli.
La seconda proposta è quella di portare fuori campo iva i beni della prima infanzia. Intendiamo poi proporre un patto alle imprese, da una parte ci impegnamo a rendere conveniente assumere le future mamme coprendo la maternità al 100% e decontribuendo totalmente le assunzioni per sostituzione di maternità, dall’altro chiediamo alle aziende di investire in welfare aziendale.
Prevediamo anche l’innalzamento della copertura del congedo parentale fino all’80% della retribuzione. L’ultima proposta per il sostegno diretto alla maternità è un assegno di 400 euro mensili da erogare nei primi tre anni di vita del bambino per le famiglie sotto una determinata fascia di reddito del nucleo da calcolare in base all’ISEE(famiglie povere). L’abbiamo chiamato reddito per l’infanzia come risposta concreta alla demagogia grillina. A noi, ai nostri figli, non serve un reddito di cittadinanza, uno “strapuntino” per sopravvivere senza disturbare il manovratore, per noi il lavoro ha e genera una dignità intrinseca che va oltre la mera remunerazione, è la dignità che nasce nel dare il proprio personale contributo al bene comune.

Dopo il cambio di scenario in Francia, c'è un futuro per i partiti identitari?

La mia personale convinzione è che i partiti identitari hanno e avranno una capacità di crescita e di diffusione se sanno e sapranno incarnare e rappresentare in profondità il sentimento del popolo al quale si rivolgono.
Non basta cavalcare il malcontento o mostrare avversione verso un modello di sviluppo e determinate centrali di potere, serve offrire una proposta politica, una visione, che sappiano declinare un nuovo modello che incarni in profondità il sentimento identitario dei popoli di cui si vuole essere rappresentanti.
Occorre offrire all’Europa ed al mondo una “elite di popolo”, formata, organizzata, capace, non solo di frenare l’avanzata della élite monetarista e mondialista, ma soprattutto consapevole della necessità di offrire risposte politiche di lungo periodo per uscire dal declino del capitalismo affermando, una nuova economia solidale, fondata su di una ritrovata centralità della persona. L’Italia potrebbe diventare il laboratorio di questa opportunità con lo sviluppo e la crescita di un “sovranismo di governo”.
 

16 giugno 2017

Appello ai lettori e supplica filiale per sanare la Pontificia Accademia per la Vita

di Hercule Flambeau

In merito alle ultime nomine alla Pontificia Accademia per la Vita, vorrei fare la seguente proposta ai lettori;
1) applicare la proprietà associativa ai seguenti punti A, B, C, D, E, F evidenziati in verde sotto
2)sottoscrivere una supplica filiale a Mons. Paglia.

A: Il sito della Pontificia Accademia della Vita [1] :
“Il suo statuto è definito dal motu proprio Vitae Mysterium di Papa Giovanni Paolo II dell’11 Febbraio 1994”



B: Il Motu proprio Vitae Mysterium del 1994 con allegato lo statuto dell’Accademia:
ART 2: “Per il raggiungimento dei suoi fini, l’Accademia: d) promuove il coordinamento fra tutti coloro che – al di là dell’appartenenza religiosa – difendono la vita secondo l’insegnamento della Chiesa e sono disposti a fare una dichiarazione scritta sotto proposta dell’Accademia stessa.” [2]
ART 6: “[…]Per la promozione e la difesa dei principi circa il valore della vita e della dignità della persona in conformità con il Magistero della Chiesa, i nuovi Accademici sono invitati a firmare l'«Attestazione dei Servitori della Vita». La qualità di Accademico si perde nel caso di azione o dichiarazione pubblica e deliberata contraddittoria a questi principi”



C1: L’Attestazione dei Servitori della Vita [3] :
“Davanti a Dio e agli uomini, noi, Servitori della Vita, affermiamo che ogni membro della specie umana è una persona”




C2: L’insegnamento della Chiesa, ovvero il Catechismo: [4]
“2270: […] Dal primo istante della sua esistenza l’essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona”




D: La nomina di Nigel Biggar alla Pontificia Accademia per la Vita: [5]




E+F: affermazioni reperibili in merito all’aborto di Nigel Biggar:
E: “Primo, perché non è chiaro quando un embrione umano diventi persona – non lo sappiamo con certezza” 07/2011 [6]
F: “E se qualcuno dovesse opporre la mia visione relativamente “liberal” sull’aborto, la ragione per cui sono stato nominato è la mia opposizione al suicidio assistito” 06/2017 [7]


Se sommiamo in qualunque ordine i punti A+B+C+D+E+F ci troveremo d’accordo nel sottoscrivere la seguente supplica filiale a Mons. Paglia:

“Eccellenza Reverendissima,
ci permettiamo di inviarle la seguente supplica filiale chiedendole di adoperarsi, tramite la Pontificia Accademia per la Vita, al fine di:

I) Pubblicare ufficialmente l’Attestazione dei Servitori della Vita firmata da Nigel Biggar come previsto dall’art. 2 dell’Accademia.
II) Deporre dalla qualifica di Accademico, in assenza di tale firma, il suddetto Nigel Biggar come previsto dall’ art. 6 dello statuto dell’Accademia.
III) In assenza dell’esecuzione dei punti 1 e 2 della presente supplica, proporre al Sommo Pontefice due ulteriori nomine (solo relativamente alle loro posizione circa il concetto di famiglia): i Chiarissimi dott. Alfonso Signorini e dott. Cristiano Malgioglio.

Certi di trovare in Lei un cuore attento e sensibile alle richieste inoltratele, impetriamo la Sua paterna benedizione. Suo Devotissimo.” [8]

da inviare a :
presidente@pav.va,
rmensuali@pav.va,
adimopoli@pav.va,
segretario@istitutogp2.it






[1] http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/motu_proprio/documents/hf_jp-ii_motu-proprio_19940211_vitae-mysterium.html

[2] http://www.academiavita.org/index-it.php

[3] http://www.academiavita.org/about_us_declaration-it.php

[4] http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a5_it.htm

[5] https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/pontificia-accademia-per-la-vita

[6] http://www.standpointmag.co.uk/dialogue-julyaugust11-putting-a-value-on-human-life-peter-singer-nigel-biggar-euthanasia-genocide-infanticide-animal-rights-huma?page=0%2C0%2C0%2C0%2C0%2C0%2C0%2C0%2C0%2C0%2C3

[7] https://twitter.com/nigelbiggar

[8] http://www.lalucedimaria.it/la-famiglia-e-composta-da-madre-e-padre-lo-sostengono-signorini-e-malgioglio/

 

12 giugno 2017

«La gloria di Dio è l’uomo vivente»: considerazioni teologiche sulla cultura della vita/03


di Francesco del Giudice

Strano ma vero, ancora oggi si parla di vocazione solamente intendendo la scelta di consacrarsi totalmente, in corpo ed anima, al Signore seguendo la via dei consigli evangelici: in un'epoca come la nostra, dominata dal rifiuto del sacro, è difficile spiegare finanche ai cattolici che esistono strade, la vita consacrata e la vita matrimoniale, per compiere il progetto che Iddio ha su ognuno dei suoi figli e che entrambe siano delle vocazioni, legittime-vere-valide, cui tutti sono chiamati. Per paradossale che possa sembrare, infatti, il secolarismo non ha fatto altro che rafforzare l'immagine del consacrato sebbene ammantato – è innegabile! – di buonismo e filantropia che poco hanno a che fare con la vita religiosa mentre ha segregato nell'intimità della casa il matrimonio che assume una rilevanza pubblica solo se rapportato al denaro: le statistiche economiche si basano sul ruolo contributivo/consumistico delle famiglie; i matrimoni di cui si parla in lungo e largo sono solamente quelli dei cosiddetti vip perché sono sfarzosi; etc.

Santa Madre Chiesa, invece, non la pensa così e – poiché Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre – non ha mai [1] professato cose di questo genere sebbene in determinati momenti della sua storia i pastori ed i santi abbiano prediletto un approccio pastorale più orientato alla vocazione religiosa intesa sia come seme che deve fiorire (legislazione sui Seminari, obbligo della formazione, etc) sia come richiesta incessante da fare al Padre per avere sempre più consacrati che testimonino la nostalgia che ogni anima prova per il cielo e la superiorità della sfera spirituale [2] su quella materiale (pregate dunque il Padrone della messe perché mandi operai nella sua messe): è doveroso osservare, tuttavia, che se in questi periodi la Chiesa sembrava tacere, il popolo sapeva agire e si prodigava per creare sempre più famiglie (frutto dei matrimoni ovviamente) per poter proseguire, cooperando con Dio stesso, all'opera continua della creazione e per poter donare quanti più figli alla Chiesa sia con il battesimo sia con il permesso a consacrarsi. È emblematica al riguardo la figura di San Tommaso Moro che accettò il ludibrio pubblico, il carcere ed il martirio pur di non accettare il fatto che il suo Sovrano, Enrico VIII d'Inghilterra, divorziasse da sua moglie per potersi unire con Anna Bolena, sua celebre amante.

A riprova del fatto che esistano due vocazioni, e non solamente una, è sufficiente leggere le Sacre Scritture senza alcun preconcetto, oltre che nella loro interezza (senza cioè contrapporre un Libro ad un altro, ma mettendoci umilmente alla scuola dello Spirito Santo, autore di tutta la Scrittura) e guardare alla storia bimillenaria della Chiesa che ha sempre difeso sia la vocazione alla vita consacrata che quella matrimoniale. Anche in questo caso, come per la creazione, tutto ha inizio nel Giardino e nella condizione di pre-peccato originale: è lo stesso Dio, infatti, che unisce in matrimonio Adamo ed Eva, cui affida logicamente, come frutto della donazione reciproca tra gli sposi, la cooperazione nella generazione degli uomini. Sebbene non si possa ancora parlare propriamente di un Sacramento, è innegabile il carattere sacro dell'unione tra i Progenitori in quanto sono legati nel vincolo da Dio stesso (o, quantomeno, alla sua presenza) il quale, come già avvenuto nella creazione, benedice e loda il vincolo che si crea. Ma c'è di più in quanto, come sottolineato da alcuni autori [3], meriterebbe maggiore attenzione il fatto che il matrimonio sia stato il primo sacramento istituito, vieppiù in una condizione di perfezione di tutta la creazione, cioè prima del peccato originale, e che si sia realizzato alla presenza di Dio stesso, senza mediazione o rappresentanza alcuna da parte di soggetti terzi.

L'Antico Testamento è pieno di esempi di coppie, come anche del racconto di sposalizi e unioni reciproche tra i coniugi sebbene il progetto iniziale di Dio (cioè la reciproca donazione di una sola donna con un solo uomo, che pur essendo due, formano una sola cosa) era stata abbandonato permettendo, per la durezza del cuore degli uomini, il divorzio ma anche il concubinato e la poligamia. Poiché Dio, tuttavia, ha deciso per un suo atto di amore di redimere l'umanità – non lasciando così nulla di imperfetto o di incompleto – l'opera redentrice del Verbo Incarnato ha riportato alla pienezza il matrimonio e l'unione tra i coniugi e – giacché la grazia nulla toglie ma tutto porta a perfezione – l'ha elevato a Sacramento, istituendolo all'inizio della sua predicazione, vale a dire in Cana di Galilea, dove ebbe inizio la sua manifestazione per mezzo del celebre miracolo dell'acqua tramutata in vino: il matrimonio-sacramento istituito da Cristo infatti è il vino buono che fa abbandonare il vino meno buono quale era diventato quello dell'Antica Alleanza, ormai corrotto dalla legge che cercava di assecondare più i desideri della carne degli uomini piuttosto che cercare la gloria di Dio ed il suo Regno. Non è certo un caso che Cristo, il quale ha fatto bene ogni cosa [4], abbia istituito il matrimonio-sacramento all'inizio del suo ministero pubblico in quanto esso è segno efficace del continuo amore che Iddio ha nei confronti dei suoi figli [5] cui, dopo la creazione (di per sé un atto di amore) e la caduta, ha inviato prima il Figlio Redentore e poi lo Spirito Santo Paraclito affinché potessero essere perfetti come è perfetto il loro Padre Celeste. Cristo, infatti, nella sua opera di santificazione del mondo, ha amato profondamente la Chiesa, sua Mistica Sposa, donando tutto se stesso fino all'effusione del sangue: nell'amore tra Cristo e la Chiesa, infatti, si compiono i segni del matrimonio quali l'indissolubilità (sarò sempre con voi fino alla fine del mondo), l'unicità (ti ho amato di un amore eterno, ti ho chiamato per nome) e la donazione completa (io sono il Buon Pastore, il Buon Pastore da la vita per le pecore). La Chiesa, cioè la Sposa di Cristo, ancora oggi celebra questo mistero nella liturgia del matrimonio come avviene, ad esempio, nella proclamazione dei versetti versetti allelujatici che ricorda ai tutti noi che «Cristo ha amato la Chiesa e ha dato sé stesso per Lei: grande è questo mistero»: solamente alla luce dell'amore tra Cristo e la Chiesa, infatti, si può capire il profondo legame che si crea tra i coniugi dopo il fatidico “si, lo voglio” i quali possono trovare in Cristo e nella sua Passione-Morte-Resurrezione l'esempio e la forza [6] per potere essere santi.

Ma c'è (sempre) di più in quanto – e non smetteremo mai di ricordarlo – la grazia nulla toglie ma tutto eleva: la famiglia, intesa come unione tra un uomo e una donna legittimamente uniti in matrimonio, era stata già santificata prima delle Nozze di Cana dal Verbo Incarnato che ha deciso, per una libera scelta di Dio, di nascere all'interno di una coppia unita in matrimonio, vale a dire la Santa Famiglia di Nazareth [7].

Inoltre, se il matrimonio è segno dell'amore tra Cristo e la sua Chiesa, vuol dire che esso è per sua natura, e non per una legge positiva degli uomini, indissolubile (segno del fatto che Dio non rinnega la sua Alleanza), orientato alla procreazione (segno del fatto che Cristo ha conquistato le anime di noi peccatori per donarle al Padre, facendo di tutti noi una stirpe eletta ed ha inviato i suoi discepoli in tutto il mondo ad aumentare il numero dei salvati), rivolto alla santificazione reciproca tra i coniugi (segno dell'opera continua di santificazione operata dallo Spirito Santo): la dignità degli uomini e dei coniugi è talmente elevata nel matrimonio-sacramento che, contrariamente a quanto si pensa oggi, i nubendi, anche in virtù del loro sacerdozio comune, sono i celebranti del Matrimonio, ed il Ministro Ordinato è semplicemente il testimone dinanzi a Dio dell'avvenuta donazione tra gli sposi, celebrando in seguito l'Eucarestia che, in casi particolari, com'è noto, potrebbe anche non essere presente nella celebrazione del Matrimonio.

Poiché, inoltre, la sfera spirituale è superiore a quella materiale, complice anche la morte della Legge antica, il matrimonio cristiano potrebbe esistere anche qualora i coniugi, purché d'accordo tra di loro, decidano di unirsi pur vivendo in castità: ci troviamo dinanzi ai cosiddetti matrimoni giuseppini (chiamati così in onore di San Giuseppe) tra cui sono annoverati, accanto alla Santa Famiglia, innumerevoli e grandi Santi, tra cui il Beato Bartolo Longo e Santa Cecilia con suo marito San Valeriano [8]. Le circostanze della vita infatti potrebbero comportare l'obbligo del matrimonio ad alcune persone (in caso di persecuzione religiosa, perdita della vocazione religiosa, necessità di assicurare la stabilità ad un Regno, problemi ad entrare in una determinata congregazione, etc) le quali tuttavia possono liberamente scegliere se concedersi reciprocamente l'un l'altro nel corpo oltre che nell'anima, vivendo come fratelli e sorelle.

Dovrebbe venirci la pelle d'oca al solo pensiero che la Sacra Scrittura ed il Magistero utilizzino il termine conoscere per parlare del legittimo, e sempre consenziente, rapporto sessuale tra un uomo ed una donna: non solo oggi si nega il carattere sacro del rapporto ma non si parla più neanche del profondo grado di intimità della donazione reciproca: donazione che – attenzione! – è anche carnale e prevede un vero e proprio rapporto e scambio tra i corpi dei coniugi i quali, così, si congiungono mostrando l'unità dell'essere umano che vediamo abitualmente diviso in maschi e femmine. Uomini e donne infatti sono tra loro complementari, l'uno aperto all'aperto, come è anche evidente studiando l'anatomia dei corpi [9]: ci deve essere dono, tuttavia, per non cadere nella lussuria che potremmo anche vedere, da un certo punto di vista, come un'applicazione al piano sessuale della superbia e della prevaricazione [10]. Il rapporto coniugale, inoltre, è talmente sublime in questo senso che è possibile, se non doveroso, un'unione carnale anche in caso di sterilità: i coniugi infatti devono essere aperti alla vita, non obbligati a darla. Ed apertura significa anche affidarsi al Signore, come Elisabetta e Zaccaria, oppure rivolgersi, se possibile, all'adozione: non significa come si intende oggigiorno che non si possa avere un felice matrimonio in mancanza di prole, andando alla ricerca o di un partner fisicamente idoneo (scaricando quello sbagliato ovviamente) oppure ricorrendo a pratiche che snaturano l'intimità del rapporto sessuale legittimo [11]. Similmente, il fatto che il matrimonio sia orientato alla procreazione non vuole dire che i coniugi (il marito soprattutto) siano tenuti alla ricerca spasmodica di quanti più figli cercando piuttosto un equilibrio tra le condizioni socio economiche familiari e quelle fisiche dei coniugi: essi non devono né chiudersi all'egoismo né ritenere di poter avere un numero illimitato di figli se non possono prendersi cura di loro (e per prendersi cura la Chiesa intende sia da un punto di vista spirituale che materiale: è ovvio che non si possano fare figli per poi buttarli in mezzo ad una strada o aspettare che lo Stato o la stessa Chiesa li allevi).

La conoscenza è ciò che lega giorno per giorno gli sposi, e prima ancora i fidanzati e, anzi, forse non sarebbe male tornare a conoscersi prima di fidanzarsi, usando maggiormente la ragione e tenendo a freno il sentimento; ma se c'è conoscenza, è ovvio che c'è una crescita sia nell'amore sia nella consapevolezza di questo amore che non si esaurisce né nella luna di miele né con l'arrivo dei fatidici anta da parte dell'una e dell'altra parte: è evidente la falsità, pertanto, della frase «ti amo come il primo giorno» [12]. Ma l'amore di cui parla sia Cristo che la Chiesa deve essere il più perfetto possibile in quanto l'amore di Dio è tutto fuorché incompleto: si capisce dunque perché San Paolo, con un linguaggio oggettivamente duro [13] ma che va contestualizzato ai suoi uditori romani, afferma anche che l'uomo deve morire per sua moglie (come Cristo è morto per la Chiesa) e che la moglie debba accettare suo marito (in quanto la Chiesa ha ricambiato l'amore che ha ricevuto dal suo Mistico Sposo). Ovviamente è implicito che l'una e l'altra parte debbano innanzitutto essere ossequiosi della verità (secondo il motto chiaritas in veritate) cosicché, checché se ne dica nei vari circoli femministi, un uomo non può avere un rapporto con sua moglie senza il suo consenso in virtù della sua sottomissione.

La conoscenza e la donazione reciproca, fine ultimo del matrimonio cristiano, implica anche la ricerca della santità, anch'essa reciproca, principio mirabilmente sintetizzato in una frase del Beato Carlo d'Asburgo e sua moglie Zita di Borbone-Parma: «ed ora dobbiamo aiutarci insieme per raggiungere il Paradiso» [14].

Questo è l'amore ed il matrimonio cristiano: morire a se stessi in favore della persona che il Signore ha voluto mettergli accanto, ma anche in favore dell'intera collettività in quanto aperti alla prole ed alla ricezione ed allo scambio (con il tipico scambio dare/avere santificato dall'Incarnazione) di doni tra la sfera privata e quella pubblica.

Capito perché i sistemi autoritari cercano in tutti i modi di picconare la famiglia, in primis il matrimonio cattolico?


1 - Senza voler essere polemici, ci sia permesso ricordare a tutti gli Amorisletiziani a noi contemporanei che il matrimonio è sempre stato presente nella discussione teologica come anche nella prassi pastorale della Chiesa: ritenere, ed affermare (cosa ancora più grave, secondo il giudizio della Chiesa) che il matrimonio è stato “riscoperto” solamente con le ultime deu Sinodi e la successiva Esortazione Apostolica Post-Sinodale significa non essere ossequiosi e rispettosi della Tradizione ma anche delle Sacre Scritture, vale a dire di Gesù stesso in quanto «l'ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo» (San Girolamo).

2- Fedeli alle parole di Cristo ed all'insegnamento sempre uguale della Chiesa, non possiamo affermare che la vocazione alla vita consacrata sia uguale a quella matrimoniale, e viceversa. Nella prima, infatti, i vocati intendono seguire l'esempio di Nostro Signore che visse sulla terra povero, casto ed umile, proponendo questo modello di vita ai suoi discepoli. Si tratta differenza oggettiva, e non potrebbe essere diversamente, ma che tuttavia, sul piano soggettivo, non si può porre: ogni essere umano infatti ha una sua peculiare vocazione, ed agli occhi di Dio una coppia ha lo stesso valore di un/a religioso/a. Fedele all'insegnamento del suo Sposo (che è Cristo Signore) la stessa Chiesa, da sempre, canonizza e porta come esempio sia laici (a loro volta sposati, come Aquila e Priscilla, o non sposati, come Pier Giorgio Frassati) che consacrati (siano essi sacerdoti secolari, come il Curato d'Ars, che religiosi, come Teresina di Lisieux).

3 - Così per esempio si espresse fray Martín de Cordoba nel suo El jardín de las nobles donzellas, cfr. Il Giardino delle Nobili Donzelle, Gaspari Editore, p. 79.

4 - Anche in questo caso, visto il clima di tempesta imperante oggigiorno in ambito esegetico e morale, è bene ricordare un piccolo concetto, sebbene di capitale importanza. Questo è un passo della Scrittura, vale a dire di una delle fonti della Rivelazione, non un semplice racconto di eventi passati magari riletti alla luce di diversi eventi epocali che hanno riguardato il Popolo Eletto e poi la Chiesa, Nuovo Israele. Poiché lo afferma la Scrittura, inoltre, non possiamo perdere tempo a discettare sul significato di alcuni insegnamenti morali di Cristo che oggigiorno ci appaiono lontani dall'uso comune: se Dio ha fatto bene ogni cosa, ha anche predicato ed insegnato bene sulla castità, la purezza del matrimonio, la negazione del divorzio, etc. Se queste verità non garbano più al cattolico medio, non è un problema della Scrittura, bensì del fedele che non accetta i significati della Scrittura, tra cui, accanto a quello storico – allegorico – anagogico, vi è anche quello letterale.

5 - Innocenzo III ha scritto un interessante trattato intitolato I quattro tipi di matrimonio in cui, come sinteticamente esposto dalla casa editrice EDIVI, «ci guida per mano, con biblica analogia, nell'ascesa dalla realtà del matrimonio umano alle nozze dell'Incarnazione, e poi allo sposalizio di Cristo con la Chiesa, e infine alla unione di Dio con l'anima»: I quattro tipi di matrimonio. Dialogo tra Dio e il peccatore, EDIVI.

6 - La formula dello scambio del consenso tra i coniugi, infatti, ha il suo centro dell'espressione «con la grazia di Cristo» giacché la Chiesa sa benissimo che senza la Sua grazia difficilmente si potrà adempiere al compito cui gli sposi cristiani sono chiamati. Stessa cosa avviene nella liturgia delle consacrazioni dove, generalmente, l'ordinando pronunci i suoi voti «con l'aiuto di Dio».

7 - Oggigiorno – e questa cosa mi dispiace particolarmente – non sento quasi mai parlare di questa verità la quale invece ci insegna che fin dall'inizio della Redenzione è esistita una coppia di santi e che è possibile guardare a Maria e Giuseppe come modelli da seguire in ogni tempo ed in ogni dove: la presenza del Verbo Incarnato nella loro storia familiare e la loro profonda fede e rettitudine, li ha infatti resi superiori, benché sante, a tutte le altre coppie bibliche, comprese quelle a loro contemporanee (Anna e Gioacchino, Elisabetta e Zaccaria, etc).

8 - I casi sono tantissimi e possono anche essere presenti solamente in alcune circostanze della vita coniugale di queste coppie: i Santi genitori di Santa Teresina di Lisieux (Luigi Martin e Maria Zelia Guerin), ad esempio, furono inizialmente orientati ad un matrimonio giuseppino per poi invece sentirsi chiamati alla completa donazione tra di loro ed alla procreazione. Quanto farebbe bene parlare di questi eroici esempi, assenti invece in questi dibattiti orientati sempre più alla sociologia ed alla psicologia, senza alcun riferimento alla grazia, alle persone divorziate civilmente che vivono una nuova unione!

9 - Già Platone aveva parlato dell'uomo e della donna come mancante l'uno dell'altra. Si tratta a ben vedere di un'evidenza di ragione, a prescindere dal dato di fede, sebbene oggi fortemente avversata dalle teorie del gender.

10 - Senza voler entrare troppo nei particolari, è abbastanza evidente che la moderna cultura sessuale, frutto della rivoluzione del '68 e delle teorie di Frued e Marcuse, vede nel rapporto sessuale un semplice appagamento del desiderio se non addirittura un vero e proprio sfogo, quasi al pari con gli animali. Altrettanto evidente, benché profondamente negata, è la superiorità dell'uomo in ambito pornografico, e sessuale in generale, dove la donna vive una vera e propria condizione di oggetto e di semplice trastullo da parte del maschio dominatore: non sarà un caso se la frase che più ricorre in ex attrici porno (ed è altrettanto emblematico che le attrici pentite sono infinitamente maggiori rispetto agli attori) è sempre la stessa, vale a dire l'essersi «sentita trattare come un semplice corpo».

11 - Fatto questo discorso appare evidente perché la Chiesa condanni, e da sempre!, la contraccezione e la fecondazione in vitro, non solo quella eterologa.

12 - Questo concetto non è mio, ma l'ho fatto mio nel corso degli anni. Molto tempo fa sentii per caso in una trasmissione di Radio Maria questa citazione che era di un famoso sacerdote impegnato nell'apostolato familiare di cui non ricordo il nome: se qualcuno lo conosce e me lo facesse sapere, gli sarei infinitamente grato.

13 - D'altro canto anche gli Apostoli avevano rimproverato Cristo dicendo che il rifiuto del divorzio e del concubinato era un linguaggio duro.

14 - Ringrazio i miei amici Emanuele e Marcella che mi hanno fatto conoscere questa frase inserendola nel loro libretto di matrimonio, celebrato nel 2012.

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