Ieri pomeriggio (dopo il successo delle giornate di mercoledì 7 e giovedì 8 novembre), presso i locali della Fondazione Lepanto, è stato proiettato "Cristiada", film che racconta in poco più di due ore l’epopea dei
Cristeros messicani. Il titolo della pellicola, che riprende il nome con cui quegli eventi sono passati alla storia, indica proprio il senso di una nuova “Cruzada” per Cristo, combattuta fino
all'effusione del sangue dalla maggior parte della popolazione cattolica messicana
negli anni '20, contro il governo massonico e anticlericale di Plutarco
Elías Calles (1877-1945).
Egli mirava ad un totale
sradicamento della fede del popolo messicano, attuabile soltanto a prezzo del
sangue di molti martiri innocenti: per raggiungere lo scopo e avere il necessario sostegno, accettò perfino una distensione dei rapporti, precedentemente conflittuali, con gli Stati Uniti, interessati alle risorse petrolifere del paese. La rivoluzione anti-religiosa, in atto nel
resto del mondo sotto il nome di “comunismo”, trovava in Messico la strenua e
solida opposizione dell’avversario più ostico: la Chiesa Cattolica.
Il fatto interessante è che, come i drammatici eventi della sanguinosa repressione del popolo messicano fedele alla Santa Chiesa e a Cristo sono stati passati sotto silenzio, insabbiati, dimenticati, allo stesso modo si sta
tentando di occultare la pellicola che tali eventi vuole riportare alla luce. Il
film, originariamente presentato con il titolo di “Cristiada”, è stato ribattezzato “For Greater Glory” per motivi potremmo dire prudenziali, con la
speranza che così facendo trovasse maggior fortuna nella distribuzione delle
pellicole. Purtroppo così non è stato. Già da due anni infatti si parla della
sua uscita nei cinema, che fin da subito ha trovato ostacoli, levate di scudi ed
un totale disinteresse da parte di tutte le case cinematografiche
hollywoodiane. Per un periodo si era persino vagheggiato l’interesse al suo
acquisto da parte di Disney, ma il tutto si è concluso in un nulla di fatto. Curioso
quanto sbalorditivo, dato il cast di altissimo livello: Andy Garcia, Eva Longoria Parker, Peter O'Toole, Bruce Greenwood, Catalina Sandino
Moreno, Eduardo Verasteguì, Bruce McGill, Oscar Isaac, Santiago
Cabrera, Nestor Carbonell, Rubén Blades, Oscar Isaac. Inoltre, il film
costituisce l'esordio alla regia di Dean Wright, già veterano supervisore degli
effetti speciali negli ultimi due capitoli del Signore degli Anelli, “Le Due
Torri” e “Il ritorno del Re”. E, come se non bastasse, la colonna sonora è stata composta
dal famoso musicista James Horner, autore, fra le altre, delle musiche di Titanic,
Braveheart, Apollo 13, A Beautiful Mind e La Maschera di Zorro. Insomma, un curriculum
tutt'altro che mediocre.
E allora perché questa totale indifferenza per un film
che frutterebbe un incasso elevatissimo in tutto il mondo? Verrebbe
da rispondere come Quelo :“La risposta è dentro di te, e però è sbajata”. A sentire i soliti minimizzatori, infatti, affermare che la motivazione del rifiuto sia il contenuto favorevole alla Chiesa e alla Fede cattolica sarebbe un’esagerazione, o
l’ennesima prova di vittimismo papista. Il problema è che il film, che ho
avuto la fortuna di vedere, racconta e legge i fatti
non solo dalla campana cattolica, quindi sulla base di interessi di parte, ma
secondo la verità storica. Dalla pellicola, infatti, non traspare un’idealizzazione
della Chiesa, descritta come una società perfetta, ma si mettono in luce anche
gli aspetti negativi degli uomini che ne fanno parte, non nascondendo gli
eccessi che li hanno visti protagonisti in una guerra comunque dispotica e spesso
sproporzionata.
Ad ogni modo resta la memoria innegabile e terribile degli
85 mila cattolici scesi a combattere
contro il governo anti-cristiano e caduti sui campi di battaglia, definiti spregiativamente
cristeros a causa della loro fede in
Cristo Re. Con buona pace dei "teniamoci per mano", "volemose bene", "fate l’amore
non fate la guerra","pacifisti cattolici" (?), “il Messico cristero godette
"dell’imprimatur" della stessa Santa Sede. Papa Pio XI (1857-1939)
dedicò infatti alla persecuzione anticattolica di quello sfortunato Paese
nordamericano non uno ma ben quattro documenti magisteriali, tre dei quali
furono nientemeno che encicliche, oggi opportunamente raccolti nel volume
Encicliche sulle persecuzioni in Messico, 1926-1937 (Amicizia Cristiana, 2012,
pp. 78, € 7,00).” [1]
Appurato
quindi, che l’uscita del film nei cinema europei ed italiani sarà quantomeno
largamente posticipata se non addirittura negata, non resta altro che il fai da te per poter diffondere con i
mezzi informatici questa pellicola “fantasma”. Ottima, dunque, l'idea della Fondazione Lepanto, che ha fornito a coloro che ne
hanno avuto il desiderio la possibilità di conoscere questo tragico e allo stesso tempo glorioso
capitolo della storia messicana e del Cattolicesimo novecentesco. L’iniziativa
promossa dà così il via ad una sorta di “resistenza” culturale, che si affida
alla buona volontà e alla libera iniziativa dei privati e delle associazioni di ispirazione cattolica.
“Non c’è gloria più grande di dare la vita per Gesù Cristo”: queste sono le ultime parole di padre Cristopher (nel film Peter O’Toole) pochi minuti prima di essere fucilato dai soldati dell’esercito governativo messicano. Questo è l’ideale che forse si sta cercando di cancellare dalla coscienza dei fedeli cattolici. Ma che si conserva ancora vivo nella memoria di quei migliaia di martiri che, al grido di “Viva Cristo Re!”, hanno irrorato la terra con il proprio sangue seminando il germe di nuovi cristiani e, forse proprio per questo, fanno ancora paura ai potenti di oggi, come a quelli di ieri.



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