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07 giugno 2016

Bandito l'aborto dei figli Down in Louisiana


di Giuliano Guzzo

In principio fu, nel 2013, il North Dakota mentre ora è il turno della Louisiana, che – con un provvedimento da poco approvato dal suo Senato – è divenuto il secondo Stato a vietare l’aborto in caso di anomalie genetiche, tra cui anche la Sindrome di Down. La notizia, che inquieterà non poco il mondo progressista, è certamente significativa per tante ragioni. Tanto per cominciare perché proviene da uno Stato che non più tardi di qualche settimana fa aveva già approvato il divieto dell’aborto per smembramento, abominevole procedura – conosciuta formalmente come dilatazione ed estrazione, o “D & E” – con la quale il corpo del nascituro viene letteralmente fatto a pezzi per poi essere estratto dal grembo della madre: segno che sul tema del diritto alla vita, se si vuole, si può fare e fare molto sul piano politico. Chissà che quando la sbornia diritticivilista europea si placherà non si possa pure qui, da noi, riaprire un dibattito serio in chiave antiabortista.
Una seconda considerazione utile sul nuovo provvedimento approvato dalla Louisiana – che non esito a definire di civiltà – può essere quella di far notare come, ponendosi a tutela dei bambini affetti dalla Sindrome di Down, questa legge difenda esseri umani il cui diritto alla vita è oggi minacciato in più parti del mondo: sia in quello occidentale, dove l’aborto eugenetico è prassi diffusa, sia in quello dell’ISIS i cui miliziani pare siano soliti «uccidere sui territori amministrati i fanciulli down o nati con malformazioni fisiche e psichiche» (Il Giornale, 15.12.2015, p.13); questo particolare versante, insomma, estremismo islamico e conformismo edonista si somigliano, è bello che vi sia qualche Stato che inizia a tracciare la strada di un cambiamento.
Terza e ultima considerazione sulla svolta di North Dakota e Louisiana: la riscoperta dei diritti. Può sembrare paradossale, ma è proprio nel momento in cui l’attenzione al tema dei diritti umani sembra massima che i diritti del figlio concepito – senza dubbio il soggetto più debole in assoluto – toccano la loro più bassa negazione, essendo invece sempre più riconosciuto e addirittura celebrato il diritto di eliminare un figlio (aborto), di fabbricarlo in laboratorio (fecondazione in vitro), di cederlo dietro compenso (“maternità surrogata”), di privarlo del diritto di un padre e una madre (adozioni gay). Un paradosso – quello della negazione, ai giorni nostri e apparentemente civilizzati, dei diritti dell’essere umano concepito – troppo grave per essere tollerato per sempre. Ebbene, è significativo che degli Stati americani ricordati abbiano deciso, ponendosi in controtendenza, di riconoscere il diritto alla vita dei bambini Down. Forse sono i primi bagliori di una nuova, quanto mai attesa alba.

https://giulianoguzzo.com/2016/06/07/divieto-di-aborto-per-figli-down-gli-usa-procedono/

 

29 aprile 2015

Obiezione di coscienza: perché la attaccano, perché va difesa


di Giuliano Guzzo

E’ possibile riflettere sull’obiezione di coscienza – apprezzandone, se possibile, di più valore e significato – alla luce degli attacchi che oggi subisce? Direi che ragionare insieme a partire dalle pesanti critiche cui sono sottoposti oggi gli obiettori di coscienza – accusati con la loro condotta di ostacolare non solo il funzionamento del sistema sanitario, ma anche il libero esercizio di diritti altrui – più che possibile o opportuno, sia decisamente utile perché ci consente di affrontare e di riscoprire un argomento sotto un’angolatura nuova anche se non alternativa bensì, potremmo osservare, complementare a quelle – pur rilevanti – del diritto, della filosofia o della medicina stessa; è l’angolatura della cronaca, dell’attualità [1].
Partiamo allora dal contesto attuale con una domanda: perché tanto, sistematico accanimento contro gli obiettori di coscienza? Perché alcuni sono letteralmente terrorizzati dall’idea che all’ospedale X o all’ospedale Y il nuovo primario di ostetricia possa essere obiettore? Come mai il Presidente Obama ha sistematicamente, e non da oggi, nel proprio mirino le associazioni cattoliche per il solo fatto che non permettono l’aborto e condannano la contraccezione [2] mentre, da noi, delle Regioni son giunte ad approvare, spingendosi oltre il confine della legittimità, specifici decreti anti-obiettori e si segnalano, non da oggi, «ospedali che indicono concorsi riservandoli a medici non obiettori» [3]? La politica non ha forse, tanto più oggi, ben altre priorità? E, soprattutto, cosa compiono mai di così incivile e scandaloso i medici e i farmacisti che fanno appello ad un diritto, peraltro espressamente previsto dalle leggi, per sollevare tanta polemica? Sappiamo dalle relazioni ufficiali che – contrariamente a quanto spesso si sente – non c’è, almeno in Italia, eccessivo carico di lavoro per i ginecologi non obiettori [4]: la media nazionale è 1,4 IVG a settimana [5].
Misurarsi con questo primo interrogativo così attuale è dunque utile perché consente di comprendere come non sia tanto l’obiettore in quanto medico e professionista – né la diffusione di medici obiettori – a generare chissà quali inquietudini: è invece l’obiezione di coscienza, come gesto fortemente fondato su dei valori, ad infastidire.
  • Più precisamente, il rifiuto dell’obiettore è ritenuto inaccettabile perché fa appello alla verità morale, perché dimostra cioè che, anche se non si direbbe, il relativismo etico [6] non ha vinto, che c’è ancora – nell’epoca narcotizzante del parzialmente accettabile o del parzialmente sconveniente, a seconda dei punti di vista – qualcosa di totalmente giusto per il quale c’è chi è pronto non soltanto a spendersi, ma pure a sottrarsi a doveri altrimenti inderogabili e fissati per legge; il Comitato Nazionale di Bioetica, nel luglio 2012, ha in proposito sottolineato che l’obiezione di coscienza è preziosa dal momento che, fra le altre cose, «preserva il carattere problematico delle questioni inerenti alla tutela dei diritti fondamentali» [7]. Orbene, siffatta sopravvivenza «del carattere problematico delle questioni inerenti alla tutela dei diritti fondamentali», che potremmo spingerci a definire “sopravvivenza della verità” – se così possiamo chiamarla – in quanto scritta nel cuore dell’uomo, per la cultura dominante, è già una prima ragione di forte ostilità. Una cultura che non crede alla verità e che fa di tutto per negarne l’esistenza si vede infatti concretamente contraddetta dell’obiezione di coscienza e da coloro che vi fanno ricorso rammentando l’esistenza di valori che l’ordinamento giuridico può appoggiare meno, proteggere o avversare, ma certamente né istituire né abrogare dal momento che «si radicano nella legge morale naturale» [8]. In questo senso ricordiamo che l’obiezione di coscienza presenta, in quanto tale, un carattere immodificabile che dà doppiamente fastidio, tanto più se è illegale divenendo più «genuina» e «dotata di maggior forza testimoniale» [9].
  • Ci nasconderemmo tuttavia dietro ad un dito se omettessimo di evidenziare come non tutte le possibili forme di obiezione di coscienza [10] risultino contrastate, e come ve ne siano anzi diverse – si pensi a quella al servizio militare o a quella legata alla sperimentazione sugli animali – che nessuno, tanto meno oggi, si permetterebbe di criticare; né si segnalo, in effetti, particolari iniziative politiche in questo senso. Questo è molto importante perché “ci dice” che non solo non è l’obiettore in sé a scandalizzare, ma non è neppure, a ben vedere, l’obiezione di coscienza intesa in senso lato a farlo, ma solo quella che osa il proibito: ricordare che sin dal concepimento si è a tutti gli effetti in presenza di un essere umano, unico e irripetibile, e che ucciderlo significherebbe fare il male. La nostra è una società che tollera ogni opinione ed ogni insulto, specie se presentato come satira, ma che non vuol più sentirsi dire quello che già Socrate, millenni fa, con grande chiarezza sosteneva: «Essi potrebbero bene uccidermi, mandarmi in esilio, privarmi dei diritti politici, reputando tali cose, i più grandi mali; ma io non li reputo tali. Per me male è fare quello che fa costui: tentare di uccidere ingiustamente un uomo» [11]. Per questo l’obiezione di coscienza prevista dalla Legge 194 sull’aborto (art.9), e pure – anche se molti, persino nel mondo cattolico, puntualmente lo dimenticano – dalla Legge 40 sulla fecondazione extracorporea (art. 16), è scomoda: perché ricorda a tutti quale davvero sia il più grande dei mali;
  • Siamo a questo punto nella condizione di comprendere, procedendo ulteriormente, la vera ragione per cui quanti non eseguono aborti né accettano di prestarvi alcuna cooperazione formale o cooperazione materiale [12] danno enormemente fastidio e per cui la cultura che controlla i media fa di tutto, con ostinazione potremmo dire quotidiana, per presentare gli obiettori di coscienza come dei professionisti poco seri, degli inadempienti, quasi dei vigliacchi: perché costoro, gli obiettori di coscienza, testimoniano ciascuno non solo un’idea di giustizia, ma un’idea decisamente forte di giustizia – un'idea di giustizia non negoziabile e che, come abbiamo in estrema sintesi ricordato, anticipa la leggi ed arriva ad ergersi perfino oltre l’ordinamento giuridico, qualora l’obiezione di coscienza non fosse consentita – e denunciano l’abisso del suo esatto contrario. Perché finché rimarrà anche un solo obiettore, uno soltanto, la coscienza collettiva non potrà assopirsi né convincersi, decretando così la vittoria del Pensiero Unico, del fatto che la soppressione di un figlio, a certe condizioni, sia il male minore o addirittura il suo bene, come l’abortismo più spudorato tutt’ora afferma. L’obiezione di coscienza è dunque molto più, per così dire, di un’opzione cattolica o di un semplice diritto esercitabile da alcuni cittadini: è garanzia affinché quello dei bimbi non nati o vittime dell’aborto – i «più poveri dei poveri» [13] li chiama Madre Teresa (1910-1997), che di poveri se ne intendeva – non sia dimenticato.
Ma l’obiezione di coscienza – per la sua forza ed il suo peso – è anche, ricollegandoci a quanto detto poc’anzi, un’occasione per riscoprire il valore e l’identità della coscienza.
Oggi si registra infatti, fra le altre cose, una certa difficoltà per quanto riguarda la definizione del concetto di coscienza. Una difficoltà dovuta certamente al generale caos che sembra dominare, fra agli altri, il terreno della cultura e quindi anche della bioetica, ma anche dal fatto – osservato fra gli altri, da Ratzinger [14] – che vi sono differenti concezioni su che cosa sia la coscienza; di queste tre, su tutte, risultano prevalenti:
  • Alcuni dicono che la coscienza sia l’espressione della soggettività; sarebbe l’individuo, cioè, a “fondare” l’obiezione di coscienza. Ma è una concezione limitata: cosa fonda il diritto individuale alla soggettività? Chi lo stabilisce? Il desiderio e il diritto individuale sembrano non bastare, per così dire, a fondare se stesso.
  • Altri dicono che la coscienza sia “la voce di Dio” nell’uomo: a parte il problema della fede, non da tutti condivisa, è una concezione problematica perché le azioni opposte – alcune buone, altre decisamente malvage – compiute dagli uomini dovrebbero portarci a credere che non tutti gli uomini hanno una coscienza o che Dio a volte parla altre tace: ma se tace, se in qualche modo si rende assente e lontano, ininfluente potremmo dire, che Dio sarebbe?
  • Altri ancora pensano che la coscienza sia in definitiva l’interiorizzazione dei valori altrui, una sorta cioè di «introiezione del super io sociale» [15]: ma se le cose stessero realmente in questi termini, allora la coscienza sarebbe qualcosa di cui liberarsi, una sorta di macroscopica ed intima ingerenza e forma di controllo. E questo non è possibile.
Più corretto, allora, appare considerare e pensare, alla stregua di vari pensatori – da Ratzinger [16] a Robert Spaemann [17] -, la coscienza come un organo. Un organo che tutti possiedono ma che può sbagliare, che deve essere quindi educato e fatto crescere, orientato verso la verità morale. In particolare Spaemann fa l’esempio della parola: perché parliamo? Perché abbiamo imparato dai nostri genitori i quali – è vero – ci hanno trasmesso una particolare lingua, la loro, ma non il linguaggio come capacità che, in quanto esseri umani, abbiamo scritta dentro di noi. La coscienza può allora essere paragonata al linguaggio: ad una capacità che abbiamo ma per esercitare la quale dobbiamo imparare. E credo che in questo gli obbiettori di coscienza, che orientano la loro coscienza verso il bene evitando di fare il male, siano degli ottimi insegnanti dell’orizzonte verso il quale la coscienza deve formarsi per parlare la lingua migliore. Per questo dobbiamo essere doppiamente grati agli obbiettori di coscienza perché, essendo testimoni della giustizia, risultano a pieno titolo insegnanti della verità e, soprattutto, educatori della coscienza; e di ciò la nostra società – e noi tutti – siamo profondamente riconoscenti.
«Un uomo – ha scritto Tolkien (1892-1973) – è allo stesso tempo un seme e, per certi versi, un giardiniere, nel bene e nel male» [18]. Grazie agli obiettori di coscienza per gli ottimi giardinieri che sono e continuano ad essere.

(Intervento tenuto a Firenze venerdì 17 aprile 2015, ore 17:00, presso il Dipartimento di Giurisprudenza, Polo di Scienze Sociali) in occasione del seminario “Obiezione di coscienza. Nulla da obiettare?”)

Note: [1] Parte delle considerazioni presenti in questa relazione sono già state pubblicate in. Guzzo G. Chi ha paura dell’obiettore?, «La Croce», 26/2/2015, p.3; [2] Frigerio B. Obama violenta l’obiezione di coscienza dei cattolici su aborto, condom e matrimonio gay, «Tempi.it»: 18/2/2012; [3] Polito P. (intervistato in) Venditti R. Le ragioni dell’obiezione di coscienza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1986, p.51; [4] «Il numero di non obiettori è congruo rispetto alle IVG effettuate, e il numero degli obiettori di coscienza non impedisce ai non obiettori di svolgere anche altre attività oltre le IVG»: “Relazione del Ministro della Salute sull’attuazione della Legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza (Legge 194/’78): 15 ottobre 2014; 1-50: p.7; [5] Ibidem, p.46; [6] Per relativismo etico s’intende, in estrema sintesi, quella una corrente di pensiero contemporaneo che sostiene l’equivalenza di concezioni etiche differenti fra loro così asserendo, di fatto, l’assenza della verità; ma lo stesso sostenere l’assenza di verità, a ben vedere, presuppone una concezione di che cosa sia vero e cosa non lo sia, autocontraddicendo così il proposito, tipico di una impostazione relativista, di evitare qualsivoglia formulazione definitiva: cfr. Vigna C. Relativismo ontologico e relativismo etico in Di Ceglie R. (a cura di), Pluralismo contro relativismo, Ares, Milano 2004, p. 135; [7] AA.VV. Obiezione di coscienza e bioetica, «Comitato nazionale di bioetica»: 30.7.2012;1-39: p.4; [8] Mele V. – Morgani A.R. L’obiezione di coscienza sanitaria in generale in Sgreccia E. – Spagnolo A.G. – Di Pietro M. L. Bioetica. Manuale per i Diplomi Universitari della Sanità, Vita&Pensiero, Milano 2002, p. 241; [9] Lombardi Vallauri L. Bioetica, potere, diritto in AA.VV. Obiezione di coscienza sanitaria. Un dovere verso l’uomo [Atti del I Convegno nazionale, Torino, 26-27 Novembre 1983 – Fondamenti dell’obiezione ed esperienza] Fratelli Palombi Editori, Roma 1984, p. 39; [10] Possiamo in sintesi ricordare come, solo considerando l’ordinamento italiano, esistano: l’obiezione di coscienza al servizio militare; l’obiezione agli interventi di interruzione della gravidanza; l’obiezione legata alla sperimentazione su animali; l’obiezione del lavoratore «rifiutare per motivi di coscienza l’adempimento della prestazione alla quale è obbligato per contratto» (Invero, in senso contrario, nel senso, cioè, dell’inesistenza di un simile diritto, tra i rari pronunciati, v. Trib. Milano 12.1.1983. Il caso è tratto da Onida F. L’obiezione di coscienza nelle prestazioni lavorative in AA.VV. Rapporti di lavoro e fattore religioso, Jovene, Napoli 1988, p.227 e ss.); l’obiezione dei Testimoni di Geova che rifiutano emotrasfusioni; l’obiezione dell’Avvocato divorzista o del Giudice «della famiglia», che crede nell’indissolubilità del sacro vincolo matrimoniale; l’obiezione del farmacista contrario alle pillole abortive; l’obiezione di coscienza, prevista dalla legge 40, dinnanzi alla fecondazione artificiale; l’obiezione di coscienza con riferimento alle vaccinazioni obbligatorie; l’obiezione di carattere fiscale; la cd. “obiezione fiscale”; [11] Socrate in Platone, Apologia di Socrate, XVIII; [12] La “cooperazione formale” si verifica quando l’intenzione del soggetto cooperante è la medesima dell’agente principale; condividere lo stesso obiettivo non significa necessariamente desiderarlo. Un’infermiera che assiste un medico impegnato a compiere un atto eutanasico su di un paziente sta cooperando formalmente all’eutanasia stessa. La “cooperazione materiale” si verifica invece quando si coopera a un’azione malvagia senza condividere l’obiettivo dell’agente principale. Tuttavia, noi siamo moralmente responsabili non solo per ciò che intendiamo fare direttamente, ma anche per le conseguenze prevedibili delle nostre scelte; [13] Madre Teresa cit. in Liverani P.G. Dateli a me. Madre Teresa e l’impegno per la vita, Città Nuova, Roma 2003 p. 138; [14] Cfr. Ratzinger J. L’Elogio della coscienza. La verità interroga il cuore, Cantagalli 2009, pp. 154-160; [15] Piana G. (2002) La coscienza nell’attuale contesto culturale, «Credere Oggi»; Vol.128(2):5-14: p.8; [16] Cfr. Ratzinger J. L’Elogio della coscienza. La verità interroga il cuore. [17] Cfr. Spaemann R. Moralische Grundbegriffe, Beck, München 1982, p.81; [18] Tolkien J.R.R. La realtà in trasparenza. Lettere 1914-1973, Bompiani, Milano 2001, p.289.

http://giulianoguzzo.com/2015/04/20/obiezione-di-coscienza-perche-la-attaccano-perche-va-difesa/
 

22 aprile 2015

Ecco dove ci porterà il “divorzio breve”



di Giuliano Guzzo 

Dopo l’approvazione del ddl sul “divorzio breve” al Senato, in attesa che il testo passi in terza lettura alla Camera, è più che mai il caso di interrogarsi sulle possibili conseguenze che un simile provvedimento, una volta pienamente in vigore, potrà determinare, soprattutto alla luce dell’ipotesi – da molti considerata plausibile – secondo cui, per le coppie italiane desiderose di continuare ad amarsi, non cambierà nulla, essendo la novità riservata a coloro che già intendono lasciarsi e si ritrovano purtroppo impigliati in un iter lungo ed economicamente costoso. Le cose stanno veramente così? Davvero facilitare gli addii non comporta alcun tipo di effetto? Un rapido sguardo alla situazione internazionale potrebbe aiutare a capire. Iniziamo con il considerare il caso della Spagna. Da quelle parti, grazie al governo progressista guidato da Josè Luis Zapatero, dal 2005 il divorzio express è realtà essendo la fase della separazione meramente eventuale. Ebbene, gli esiti di questa novità non si sono fatti attendere: 1.343.760 di rotture coniugali fra il 2003 ed il 2012 (la quasi totalità determinate dal “divorzio breve”) con l’aumento vertiginoso di quelle conflittuali – furono il 35,52% del totale nel 2004, sono state il 40,74% nel 2012 (Instituto Política Familiar, 2013). A ciò si aggiunga il consistente flusso dei cittadini volati dall’estero in terra spagnola appositamente per portare a termine prima il loro divorzio – si stimano 2.000 italiani solo nell’ultimo quinquennio – e il risultato finale è purtroppo servito: in Spagna, oggi, finisce un matrimonio ogni 4 minuti.
Un altro caso utile da esaminare è quello svedese. In Svezia per divorziare non vi sono particolari difficoltà da affrontare: niente tribunali, notai, avvocati, per capirci. Chi è intenzionato a lasciare il proprio marito o la propria moglie, infatti, può recarsi in Comune e dichiarare finito il matrimonio; un funzionario annoterà nel registro e seduta stante accorderà il divorzio: un’immediatezza che in Italia, c’è da scommetterci, molti guarderanno con invidia. Anche in questo caso la possibilità offerta dalla legge sembra purtroppo essersi tradotta in tendenza di massa: solo nell’anno 2013 oltre 25.000 matrimoni sono finiti in divorzio. Un dato impressionante che – stando a quanto osservato dall’Ufficio statistico svedese – non si era mai registrato dall’anno 1975 (Statistiska centralbyrån, 2014). Altrettanto preoccupante, se non di più, è inoltre il caso della Danimarca dove, dal luglio 2013, è possibile divorziare on-line, tramite firma elettronica, senza così dover neppure più incontrare l’ex partner. Una possibilità, questa, che più di qualcuno giudicherà ancora più efficiente e meno ipocrita delle altre presenti nel panorama internazionale, dal momento che riduce al minimo l’iter che precede l’ufficializzazione della fine di un matrimonio. Il prezzo di questo “progresso civile”? Eccolo: il 2014, per i danesi, è stato l’anno record dei divorzi, con una percentuale di rotture coniugali mai vista ed un tasso di divorzi cresciuto del 23% rispetto ai dieci anni precedenti, in particolare fra i più giovani, di età compresa cioè tra 20-29 anni, fra i quali si è registrata una percentuale di divorzi due volte più alta che nel resto della popolazione (Danmarks Statistik, 2015).

Dunque, che cosa ci insegna l’esperienza internazionale? Un dato semplice ma al tempo stesso drammatico: che esiste un legame fra i divorzi maggiormente veloci e un numero maggiore divorzi, esattamente come ce n’è uno – messo in evidenzia da uno studio effettuato confrontando l’esperienza di diversi Paesi europei – fra la semplificazione o meno all’accesso al divorzio richiesto unilateralmente, consentita da un Paese, e la stabilità coniugale media che là si registrerà (Demography, 2014). Questo naturalmente non significa, tornando a noi, che se il Parlamento si decidesse improvvisamente a cestinare il progetto di legge sul “divorzio breve” le cose, per la famiglia italiana, di colpo migliorerebbero o che l’indissolubilità tornerebbe un valore condiviso da tutti. Però è pressoché sicuro – matematico, potremmo azzardarci ad affermare – che accelerare i tempi della rottura coniugale, in Italia, determinerebbe un drastico peggioramento della situazione. Per le persone che comunque sperimenterebbero sulla propria pelle un fallimento e il peso di dover ricominciare daccapo; e, soprattutto, per i più giovani i quali, oltre al precariato lavorativo, dovranno fronteggiare sempre più quello affettivo, che sarà presentato loro come un diritto anziché come un limite, come una conquista e non come un elemento di drammatico impoverimento: oltre al danno, la beffa. Prima di dare la loro definitiva approvazione al “divorzio breve”, quindi, ci pensino i bene, i signori parlamentari. Pensino a quale Paese vale la pena lasciare non tanto ai loro figli, bensì ai loro nipoti, ai quali potrebbe essere consegnata un’Italia senza speranza non già perché priva di occupazione o in ritardo con le riforme, ma perché con un pilastro fondamentale, com’è quello della famiglia, fortemente compromesso.

http://giulianoguzzo.com/2015/03/23/ecco-dove-ci-portera-il-divorzio-breve/
 

02 settembre 2014

Papà e mamma, diritto inviolabile

di Giuliano Guzzo

No, ieri non si è permessa alcuna adozione gay. Non formalmente, almeno. Ad essere precisi, infatti, la sentenza del Tribunale dei minorenni di Roma che sta facendo tanto discutere altro non è stata che l’esito (positivo) della procedura di adozione avanzata da una singola donna convivente con un’altra, la madre effettiva e legale della bambina.
 

26 giugno 2014

27 giugno: le Sentinelle in piedi tornano a Roma



 
Appuntamento in “notturna” venerdì 27 giugno, dalle 21 alle 22, nella suggestiva cornice di Piazza San Silvestro per la seconda veglia romana delle Sentinelle in Piedi.

Di nuovo in piedi, per un’ora, leggendo un libro per difendere la libertà di pensiero e di espressione e tutelare la famiglia naturale fondata sull’unione tra uomo e donna, minacciate dal ddl Scalfarotto e dal testo sulle unioni civili, in discussione al Senato, che introduce un regime simile al matrimonio fra persone dello stesso sesso.

In particolare il ddl Scalfarotto è ideologico perchè non definisce cosa debba intendersi per omofobia e transfobia, lasciando così al giudice il più ampio arbitrio sul punto. E perché già oggi il Codice penale offre adeguate tutele, prevedendo anche aggravanti, per fenomeni di intolleranza a sfondo sessuale.

Il ddl Scalfarotto dopo l’approvazione alla Camera è ancora fermo in Commissione Giustizia del Senato, rallentato forse, tra le altre cose, anche dalla rapida diffusione delle Sentinelle, realtà che in poco tempo è riuscita a organizzare decine di veglie in tutta Italia, con il coinvolgimento di migliaia di cittadini.

Dopo aver riempito con 400 persone piazza del Pantheon, le Sentinelle in Piedi di Roma veglieranno pacificamente – con l’auspicio che non ci siano disturbi e provocazioni da esponenti di associazioni LGBT, come invece successo a Lecce, Siena e Modena – per far sentire, in silenzio, la loro voce, consapevoli che questo è il modo migliore per stimolare la riflessione su importanti tematiche e contrastare pericolose derive ideologiche.

(Comunicato Stampa delle Sentinelle in piedi - Roma)

 

21 giugno 2014

Putin è uno di noi?

a cura di Paolo Maria Filipazzi

Pubblichiamo qui di seguito la traduzione in italiano dell’articolo “Putin is one of us?” scritta dal politico ed opinionista americano Patrick “Pat” Buchanan ed apparso sul suo sito il 3 dicembre 2013. Buchanan, cattolico, consigliere dell’Amministrazione Reagan, è l’esponente più famoso del paleo-conservatorismo, corrente della Destra americana che si distingue apertamente, tra, gli altri, dal più famoso neo-conservatorismo, per il fatto di criticarne lo sciovinismo. A partire da questo articolo ha iniziato una seria riflessione che lo ha portato a schierarsi con sempre maggior decisione dalla parte di Putin. Lo pubblichiamo come invito alla riflessione per quegli orfani di Giorgione Dàbliu (sempre nei nostri cuori) che si attardano su posizioni filo-atlantiste senza accorgersi che quella che stiamo vivendo è una vera e propria ora X.
 

13 giugno 2014

Fra moglie e marito non mettere il dito



di Alessio Calò

Come sempre il blog del Corriere della Sera la27esimaora (il cui sottotitolo “il tempo per sopravvivere tra casa e lavoro” viene quotidianamente disatteso con sparate su femminicidio, abortismo, gender, femminismo, ecc.) ci propone delle gustosissime chicche. L’ultima è la storia di Alessandro e Alessandra, coniugi bolognesi che hanno chiesto e ottenuto il ripristino del loro matrimonio, sciolto dall’anagrafe a causa del “cambiamento di sesso” di Alessandro, perpetrato con terapie ormonali e interventi-zaczac chirurgici.
Ora, presentata la storia strappalacrime, il solito specchietto per allodole a fini sovversivi (vedremo quali), porrei alcune questioni.
 

04 dicembre 2013

L'Espresso e il sottinteso

di Ilaria Pisa
Lo scopo di molti portali di notizie, come L'Espresso, non è fornire ai lettori informazioni neutrali, ma esporre i fatti unitamente a giudizi, riflettendo scelte editoriali certamente opinabili ma altrettanto certamente legittime e, soprattutto, trasparenti e conoscibili a tutti. Nihil sub sole novi.
Suscita però perplessità e meraviglia constatare come il normale taglio ideologico di un articolo può grottescamente diventare isterismo fazioso, non appena si abbandoni anche l'ultimo appiglio con l'elementare senso di realtà.
 

26 novembre 2013

Il questionario della CEI. Contrappunto.

a cura di Ilaria Pisa
Un questionario inviato dalla CEI alle parrocchie. Un parroco che esercita il suo ministero nel basso Lazio. E la perplessità per certe domande, che paiono suggestive...

Poiché chiedere è lecito e rispondere è cortesia, pubblichiamo due risposte di don Francesco Ferro su alcuni punti "caldi" del questionario, punti su cui la chiarezza filosofica e dottrinale, di questi tempi, non è mai abbastanza. Ringraziamo don Francesco per aver messo a disposizione questi brevi stralci di "apologetica di trincea".
 

25 settembre 2013

La teoria del gender: per l’uomo o contro l’uomo?




Sabato 21 settembre si è svolto presso la sala convegni del Palazzo della Gran Guardia a Verona il convegno sul tema "La teoria del gender: per l’uomo o contro l’uomo?", organizzato dall'Associazione Famiglia Domani e dal MEVD - Movimento Europeo Difesa Vita, e patrocinato dal comune e dalla provincia di Verona.
 

01 settembre 2013

Ancora sulla "legge" anti-omofobia

di Marco Gabrielli
Può una legge che si ripropone di eliminare le discriminazioni togliere di fatto la libertà di pensiero? È quello che in molti si chiedono sulla “legge sull’omofobia” presto discussa in Parlamento.
Non so se, ad esempio, in futuro potrò scrivere ciò che sto scrivendo ora. Non so se potrò dichiararmi contrario al matrimonio omosessuale, all’adozione dei bambini o al ricorso alle metodiche di fecondazione assistita di tipo eterologo da parte delle coppie omosessuali. Non so se per violare la legge sarà sufficiente affermare, come fa papa Francesco nell’enciclica “Lumen Fidei”, che la famiglia trova fondamento nella “unione stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio” e nasce (…) “dall’accettazione della bontà della differenza sessuale”.
 

27 luglio 2013

La democrazia in Giovanni Paolo II

di Giulia Tanel

In quest’ultimo periodo, di forti concitazioni politiche, economiche e religiose, è emerso più volte come il concetto di democrazia possa essere ridotto a una sorta di “legge del più forte”. In tale contesto torna di grande attualità l’agile ma interessantissimo libro “La democrazia in Giovanni Paolo II” (Fede&Cultura, 2008), a cura di Fabrizio Cannone.

 

05 maggio 2013

Maschio e Femmina li creò: e non c’è niente da dire!

di Mandimartello

Nei due mesi precedenti alla formazione del governo “Letta”, in cui la politica italiana è stata (ancora) paralizzata dal più bieco partitismo, e dove gli sconfitti sono sempre  italiani, il dimissionario ministro del Lavoro con delega alle Pari Opportunità Elsa Fornero, non contento dei danni già inflitti all'economia, sembra aver trovato il tempo, prima della sua uscita di scena, di continuare a seminare quella puzza di zolfo che l’uscente governo Monti ha lasciato dovunque dietro di sé.
 

28 aprile 2013

Legge naturale, morale e diritto: una breve riflessione

di Franciscus Pentagrammuli

Uno dei problemi maggiori della Chiesa nel mondo di oggi è riuscire a farsi comprendere dai suoi interlocutori (esterni, ma anche interni), questo è notorio, tanto che, quando prelati o filosofi cattolici affermano che (facciamo un esempio tale da non riscaldare gli animi, sul quale tutti saremo d’accordo) l’unione omoerotica è contraria alla natura umana, subito fedeli e infedeli, eretici, apostati e bigotti sacrestani nutriti dagli insegnamenti di don Tonino Bello sollevano voci indignate di fronte a tale linguaggio antiquato, puzzolente degli inquisitoriali auto-da-fé, contrario ai diritti umani. Ma non si accorgono, poveri stolti, di contraddirsi, con la loro indignazione.
 

22 aprile 2013

Le manif pour tous: alcune testimonianze


di Franciscus Pentagrammuli e Andrea Virga

Nonostante il silenzio pressoché totale della stampa e dei media italiani, qualcosa  sta succedendo in Francia: da più di una settimana, milioni di manifestanti pacifici (fra cui sono ragazzi e ragazze, padri e madri di famiglia, ebrei, musulmani, ragazzi di parrocchia, omosessuali non politicizzati, preti) in tutto il paese protestano, in gigantesche manifestazioni a livello nazionale o in più piccole azioni di protesta simbolica locali, ma sempre notevoli per il numero dei partecipanti e, soprattutto, per la loro costanza (non passa un giorno o una notte, senza che vi sia almeno una manifestazione), contro la legge in discussione al parlamento (discussione repentinamente accelerata ed ostacolata nel suo aspetto di opposizione dal partito socialista al governo) sui matrimoni omosessuali.
 

25 febbraio 2013

Salvatore Crisafulli, il guerriero per i (veri) diritti negati

di Giuliano Guzzo
Ci vorrà tempo per cogliere l’evoluzione del concetto di guerriero e capire che oggi le guerre decisive sono invisibili e silenziose, combattute talvolta solo respirando, alzando lo sguardo come a dire «sono sopravvissuto, signori, eccomi qui»
 

18 gennaio 2013

Obiezione, Vostro Onore! La Corte di Strasburgo, la coscienza e il diritto naturale

di Ilaria Pisa

Il 15 gennaio la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha depositato l’attesa pronuncia su quattro ricorsi contro la Gran Bretagna, aventi a comune oggetto il riferimento normativo agli artt. 9 e 14 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che disciplinano rispettivamente la libertà di pensiero, coscienza e religione e il divieto di ingiuste discriminazioni. Un altro elemento comune è che tutti i ricorrenti sono Cristiani praticanti.
 

17 gennaio 2013

Coppie di fatto: la botte piena e la convivente ubriaca

di Ilaria Pisa

Il tema della regolamentazione giuridica delle unioni di fatto ha tenuto banco negli ultimi giorni sui principali organi di informazione, in una rincorsa di aperture, smentite, reazioni e plausi, somiglianti più alla concorrenza tra vetrine in saldo a fine stagione, che al sano agonismo tra programmi elettorali chiari. Certo la concitazione e le strumentalizzazioni fanno vittima per prima la chiarezza: qual è davvero la situazione delle coppie di fatto in Italia? Ci sono diritti negati?
 

12 gennaio 2013

Pilato, la Cassazione e la famiglia omosessuale


di Marco Mancini 

La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. [...] Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto. (G. K. Chesterton, Eretici, 1905)

Mi ero ripromesso di non occuparmi nuovamente, almeno per un po’, di questioni attinenti l’omosessualità. Il rischio è di essere ripetitivi, tanto da apparire ossessionati e dare corpo così all’accusa di “omofobia” che tanto spesso ci viene rivolta contro. Ogni tanto, però, accade qualcosa che ti scuote dal torpore: allora, diventa difficile restare in silenzio.
 

15 dicembre 2012

Il Papa e i gay: storia di una doppia bufala


di Marco Mancini 

Dopo lo sbarco su Twitter, il Papa rischiava di diventare troppo popolare. Urgeva restituirgli l’immagine stereotipata dell’uomo nero, così familiare ai laici di casa nostra. I nostri organi d’informazione non si sono fatti pregare e hanno sferrato contro Benedetto XVI un tremendo uno-due, roba da mettere al tappeto anche Mike Tyson.