Visualizzazione post con etichetta La manif pour tous. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta La manif pour tous. Mostra tutti i post

21 maggio 2015

"All'armi siam leghisti" di Antonio Rapisarda


di Francesco Filipazzi

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati, a livello sociale e politico, da un rifiuto delle istituzioni e del Sistema da parte di una vasta fetta di popolazione. In ogni nazione europea, ma non solo, sono cresciuti tutti quei movimenti che hanno saputo interpretare il malcontento diffuso, nei confronti di coloro che hanno provocato crisi economiche e umane senza pagarne il prezzo, e contro chi ha cercato di cancellare le identità dei popoli proponendo soluzioni multiculturaliste insostenibili.

Nascita del salvinismo
Ciò che in Francia è stato interpretato da Marine Le Pen e dal suo Front National riveduto e corretto, in Italia ha avuto uno sbocco politico in ciò che può essere definito il salvinismo, quel moto popolare che ha portato Matteo Salvini dall'essere il leader della Lega Nord ad essere punto di riferimento di un movimento che va dalle Alpi a Pantelleria.
Di questo fenomeno parla Antonio Rapisarda in “All'armi siamo leghisti, come Matteo Salvini ha conquistato la destra italiana”, che analizza come un mondo definito “di destra”, tipicamente post missino e post aennino, fatto di una miriade di movimenti e associazioni culturali, pensatoi, riviste e cani sciolti di ogni estrazione, abbia trovato uno sbocco nella nuova area politica che va formandosi sotto l'ombrello della Lega Nord. Una mutazione che possiamo definire antropologica, di quella generazione nata fra gli anni '80 e '90, antimoderna (nel senso evoliano del termine), a tratti reazionaria e realmente antagonista al Sistema. Una generazione “nero verde”, incubata in anni e anni di irrilevanza politica indotta dalle scelte di esponenti nazionali litigiosi e senza visione del futuro, che sotto la cenere della destra politica ha continuato a bruciare e che, alla prima occasione, ha scatenato tutta la sua potenza espressiva e ideale, cambiando lo scenario politico e il modo di pensare di molti.
Un fenomeno che nasce ben prima dell'exploit elettorale del nuovo corso leghista, ma ha avuto, come spiega molto bene Rapisarda, legittimazione solo grazie a Salvini e al suo nuovo rapporto con gli intellettuali, snobbati e svillaneggiati dalla classe dirigente tipica della destra italiana (in ogni sua declinazione sociale, liberale, forzista o indipendentista che fosse), se escludiamo pochi casi isolati.

Il vento di protesta e la Manif Pour Tous
E' indubbio che il vento di protesta e insofferenza manifestato in questi anni, sia stato generato anche dalle nuove politiche familiari, volte alla distruzione dell'istituto della famiglia per via delle nuove teorie del gender. Il caso francese, con la nascita della Manif Pour Tous e delle Sentinelle in Piedi, è emblematico. Milioni di persone nelle piazze di molte città, hanno protestato contro il governo Hollande, contribuendo alla crescita, direttamente o indirettamente non ci interessa, del Front National della Le Pen. Si è verificato inoltre un fenomeno abbastanza particolare, riflesso poi in Italia, per il quale la protesta, con una connotazione non totalmente religiosa, e a tratti repressa duramente, ha coinvolto persone di un partito, senza però che il partito partecipasse ufficialmente alle manifestazioni. Nel nostro Paese è avvenuta la stessa cosa e Rapisarda, nel paragrafo dedicato, osserva La considerano pesantemente sotto attacco. E loro sono pronti a difenderla. La famiglia “tradizionale”, denunciano, è assediata da ogni lato: con le leggi che “liberalizzano” il matrimonio omosessuale tendendo a stravolgere il suo impianto, con le “teorie” sul genere, con l’avanzare del postumano. Su questi temi la generazione nero-verde ha trovato una trincea dalla quale combattere contro la deriva materialista e burocratica che tende a destrutturare la cellula da cui la Storia ha preso verso”.E' evidente in effetti che, laddove i movimenti clericali hanno totalmente abiurato al loro ruolo, si è incuneata un'opposizione di natura laica alle pressioni provenienti dalle élite. Finalmente qualcuno ne ha parlato.

“All'armi siam leghisti” ha il grande merito di aver aperto una finestra, per la prima volta, su quello strato culturale “nero-verde” che non si rassegna alla pappa pronta cucinata dai media, ma pensa e agisce in un modo nuovo, libero da ogni pastoia ideologica e per questo, nonostante un'apparente eterogeneità, è ormai una comunità omogenea e diffusa, i cui elementi sono accomunati dalla volontà di non arrendersi mai.

 

14 aprile 2014

Appunti sulle nuove forme di protesta contro l'omosessualismo

di Fabrizio Cannone
Nel 2013 la Francia ha ricevuto un colpo mortale con l’elezione del premier François Hollande, probabilmente il peggior presidente degli ultimi decenni, tanto da far rimpiangere non solo Sarkozy, ma perfino Chirac e Mitterand. Il leader socialista infatti sta mantenendo, alla lettera, tutte le più gravi promesse elettorali: varo del matrimonio tra omosessuali con annessa adozione di bambini, destabilizzazione della famiglia e rilancio dell’aborto di massa, indottrinamento omosessista delle nuove generazioni nelle scuole di Stato, permissivismo su droga e alcool, euro-mondialismo tecnocratico, asse del male col presidente americano Obama, persecuzione della Chiesa e di tutti i recalcitranti. Le recenti elezioni francesi hanno però registrato un crollo netto della popolarità del presidente – nel frattempo giunto già alla terza relazione sentimentale (senza matrimonio né religioso né civile) – e hanno visto l’affermazione della destra anti-socialista e dell’astensionismo. Segno che la società civile inizia a scuotersi e a comprendere chi è davvero dalla parte del popolo e chi dalla parte delle élite.

Ma la Francia del 2013-2014 è anche il paese in cui si sono registrate le più grandi proteste di piazza contro la dittatura liberal-socialista in atto in tutta Europa. La Manif pour tous (Manifestazione per tutti, contro le nozze gay), il Jour de Colère (Giorno di Collera, contro la repressione del dissenso), la Marche pour la vie (Marcia per la vita, contro aborto ed eutanasia) e la stessa manifestazione per la soppressione delle Femen (il gruppo terrorista che ha interrotto messe, profanato chiese, sradicato crocifissi, colpito a sangue pastori della Chiesa nel silenzio-assenso dei giornali del sistema) hanno dato voce ai milioni di francesi scontenti dalla politica mondialista e massonica dei poteri forti imperanti. Abbiamo già fatto cenno alla creatività e alla fantasia con cui i nostri commilitoni gallici hanno sfidato l’oppressione e hanno risollevato il cuore dei buoni e degli onesti. Tra le tante forme di protesta quella degli Hommen (gli anti-Femen) ha colpito nel segno: molti ragazzi col volto coperto,  intervengono, anche se non invitati, nei contesti più vari per imporre una voce diversa, e ciò attraverso scritte applicate sul dorso e sul petto. Un’altra riuscitissima idea è quella dei Veilleurs, ovvero Coloro che vegliano, i quali si ritrovano in un luogo simbolico di una città francese, e silenziosamente esprimono il loro dissenso dalla cultura di morte egemone. Ma esistono altre forme di lotta come Les Antigones, Printemps Français, etc. Di recente è sorta perfino una televisione su internet, TV-Libertés, per contrastare le menzogne dell’informazione ufficiale e che non a caso ha sede in Russia, terra di libertà e di non conformismo.

Nella nostra Penisola molti giovani volenterosi hanno preso il testimone e hanno creato prima la Manif pour tous Italia e poi le Sentinelle in piedi, assimilabili ai Veilleurs francesi.

I giovani della Manif hanno adottato sia il nome che il logo dei patrioti transalpini, ed hanno espresso l’intenzione di ripetere la vibrante protesa francese contro ogni legge che permetta l’unione tra due persone dello stesso sesso. I militanti delle Sentinelle in piedi invece si ritrovano periodicamente in una piazza centrale di una provincia d’Italia (finora Cremona, Trento, Perugia, Milano, Brescia, Firenze, Piacenza, Terni, etc.) e si mettono a leggere un libro per un’ora circa, mostrando ai passanti compattezza e dignità. Il messaggio che si vuole veicolare sta nell’opposizione silenziosa e ragionata (il libro infatti è simbolo del pensiero, del tutto assente nella propaganda gay), ma anche ferma come statue contro leggi e decreti che, dichiarando di voler punire l’inesistente omofobia, in realtà mirano alla repressione dell’eterosessuale, specie del cattolico e del patriota.

E’ nota a tutti l’opposizione della Chiesa cattolica all’omosessualità – e non solo alle nozze gay e così gli anticlericali di sempre vorrebbero prendere due piccioni con una sola fava: decretando l’illegalità dell’omofobia, si desidera sia spingere il pensiero della gente nel senso dell’accettazione del matrimonio tra invertiti, sia perseguitare tutti coloro che credono al Vangelo e alla comune morale dei popoli.

A Roma, sabato 5 aprile 2014, nella piazza del Pantheon, oltre 500 persone hanno manifestato assieme alle Sentinelle in piedi. In silenzio, dopo che uno speaker aveva ricordato le ragioni di civiltà per cui si era scesi in piazza, ragazzi e ragazze, hanno passato un’intera ora leggendo un libro, senza muoversi, e formando delle lunghe colonne umane, accanto a quelle maestose della Chiesa dei Santi e dei Martiri (ex Pantheon romano). I libri più gettonati erano quelli di autori come Gianfranco Amato, Costanza Miriano, Francesco Agnoli, etc. Segno che una contro-cultura cattolica oggi esiste, anche per il merito di case editrici come Fede & Cultura, Sugarco, Lindau, D’Ettoris, Mimep, Amicizia Cristiana e altre. Una decina di omosessuali hanno protestato a poca distanza dalle Sentinelle, usando la squallida arma del ricatto morale. Infatti esponevano un triangolo rosa sul petto, simbolo che, secondo alcuni storici, sarebbe stato usato nei campi di concentramento tedeschi per individuare i prigionieri con tendenze omosessuali. Grazie a queste forme di ostentato vittimismo, questi soggetti vorrebbero divenire intoccabili e al riparo da ogni critica: chi li critica infatti non capirebbe il loro sofferto dramma interiore! Ma in realtà, quei giovanotti arzilli e maleducati, non parevano affatto provenire da un tetro Lager tedesco, ma piuttosto da uno dei loro malsani club e circoli, in cui come noto si offende Dio e la morale in ogni modo possibile.

Ci auguriamo che queste proteste anti matrimonio gay e più in generale anti sistema continuino, si diffondano per ogni dove e divengano l’inizio di una rivolta spirituale che ricacci nell’ombra gli artefici della dilagante cultura di morte. Ma tutte le cose umane hanno dei limiti e anche queste forme di protesta ne hanno. Benché si leggano libri in piazza, temo che a casa si facciano pochi studi di approfondimento sulle questioni familiari ed etiche. Non basta però “navigare” e saltare da un sito all’altro per rispondere ai nostri avversari sul piano giuridico, filosofico, morale, teologico, scientifico, etc. Secondariamente non basta essere contro il Decreto Legge Scalfarotto e le altre leggi bavaglio. Queste leggi sono sbagliate anzitutto perché promuovono l’omosessualità e solo poi perché cercano di censurare i loro critici e i cattolici. La battaglia è già persa se viene giocata sul mero campo della libertà di espressione, concetto troppo equivoco e generico per essere il terreno dello scontro e della vittoria. E se i pedofili manifestassero per la libertà di espressione della pedofilia su internet, noi cattolici dovremmo sostenerli o lottare strenuamente per la sacrosanta censura? La risposta è fin troppo ovvia, e dunque non tutte le libertà di espressione sono equivalenti; certo la libertà di dire la verità va sempre salvaguardata, ma non sempre va protetta la libertà di insegnare l’errore. Immaginiamo che lo Stato stabilisca così: l’insegnante cattolico è libero di insegnare che esistono solo due sessi (maschile e femminile), ma l’insegnante laico è libero di insegnare la teoria del gender e l’esistenza di molte forme di sessualità (gay, trans, queer, etc.). Ebbene dovremmo accettare questa visione in nome della libertà di espressione o dovremmo lottare per il trionfo della verità (ovvero del matrimonio monogamico indissolubile)? Ci auguriamo che tra le zelanti Sentinelle italiche non ci siano dubbi al riguardo e che se si è scelto di partire dalla difesa della libertà di espressione è solo per far breccia nel muro di gomma del sistema, per poi annichilirne a poco a poco le pretese e le folli derive ideologiche.


Nel 1976 Gianfranco Morra scriveva: “[la religione] si trova di fronte a un angoscioso aut-aut: o essa si adegua alla mentalità dell’epoca, mettendo da parte tutto ciò che la caratterizza in quanto religione, per ottenere in tal modo un piccolo inefficace sterile spazio nella cultura, come fenomeno meramente psicologico o come strumento di progresso sociale; oppure essa si mantiene ferma alla propria ineliminabile vocazione soprannaturale, scontando con l’emarginazione e la persecuzione la propria eroica e coerente fedeltà” (Marxismo e religione, pp. 14-15). La Manif, le Sentinelle e le altre forme di lotta che Dio ispira siano il sussulto di una nuova coerenza con la logica del Vangelo e non un ennesimo sterile compromesso con il mondo e il potere.
 

28 gennaio 2014

Jour de Colère – Giorno di Collera

di Enrico Maria Romano
Varie volte abbiamo menzionato gli immani problemi sociali che la società francese da alcuni anni sta attraversando, problemi che hanno avuto un’accelerazione massima sotto il governo autocratico di François Hollande. E’ bene fare una considerazione previa sulla gestione politica in sé e per sé. Una cosa è un politico, un uomo di governo o un presidente semplicemente corrotto, come più o meno ne ha avuti moltissimi l’Italia, dalla fine della guerra ad oggi; e una cosa molto diversa è avere un politico corrotto dall’ideologia, fino al punto da voler usare la politica, la comunicazione e la stessa polizia per indottrinare le masse. Hollande e i suoi ministri più noti (come Valls agli Interni o Peillon alla Cultura) rappresentano al meglio la peggiore ideologia occidentale del Novecento: il laicismo, ben definito come la “peste dell’età nostra” (Pio XI, Quas primas, 1925).

E’ una vera caccia all’uomo (e al cristiano) che da anni il presidente socialista sta mettendo in moto. In risposta a questo regime, forse il peggiore regime francese dopo quello del terrore rivoluzionario (1789-1793), il vero popolo è sceso in piazza e si è fatto comunque sentire in tanti modi. Si ricordino le manifestazioni oceaniche organizzate durante tutto il 2013 con la sigla della Manif pour tous (felicemente esportata anche da noi) in cui se si difendeva anzitutto la famiglia tradizionale, indirettamente si diceva un chiarissimo no alla decadenza culturale promossa con tutti i mezzi dal potere tirannico dei socialisti e dei laicisti. La risposta del governo a quelle manifestazioni popolari, sociali e cattoliche è stata soltanto l’inganno, attraverso una sfacciato ridimensionamento del numero dei manifestanti, il rifiuto di referendum popolari sui temi della famiglia e un aumento della repressione (in tal senso si starebbe pensando ad una ennesima legge per inibire le libere manifestazioni e i sit-in nei pressi degli ospedali che praticano l’olocausto-aborto).

Contro tutto questo e molto altro ancora, domenica 26 gennaio diverse forze politiche e sociali, senza l’appoggio di nessun partito rappresentato in parlamento, hanno dato luogo ad un genere nuovo di manifestazione che ha riscosso un successo enorme, ben al di là delle più rosee aspettative. Si tratta del Jour de Colère ovvero del Giorno di Collera, in cui più che proporre concrete misure salva-Francia – l’unica misura profilattica ora rimasta sarebbe la cacciata immediata dei socialisti e la formazione di un blocco cattolico e nazionale – i promotori hanno voluto sottolineare con forza i punti di maggior pericolosità e palese ingiustizia della politica di Hollande. Quali sono? Praticamente ogni riforma strutturale e ogni legge quadro promossa dal regime di Parigi ha violato le norme più cogenti della legge morale cristiana, ha danneggiato il bene comune, ha favorito l’ingiustizia, la violenza, la divisione e l’ateismo. Finora Hollande ha dato un colpo mortale al matrimonio (anche attraverso la revoca di aiuti alla famiglia eterosessuale), ha portato le lobby gay al potere, ha scatenato una persecuzione aperta (che ricorda quelle di De Gaulle contro i suoi nemici) contro la Chiesa e contro ogni personalità pubblica che ha osato mettere in discussione l’operato del governo (tra questi ultimi vanno almeno citati il comico camerunense Dieudonné, lo scrittore militante Alain Soral e il giornalista televisivo Eric Zemmour). Al Giorno di Collera hanno preso parte oltre 120.000 francesi di vari orizzonti. Di certo erano in prima fila i militanti cattolici più zelanti (ben rappresentati da CivitasChretienté-SolidaritéSos Tous Petits del dottor Dor, gli Hommen, etc.); ma poi erano presenti all’appuntamento gruppi giovanili come il Bloc IdentitaireJeune Europe, i Bonnets Rouges, e le tante associazioni legate alla Manif pour tous e a Printemps Français, etc. E infine amici e simpatizzanti dell’umorista Dieudonné, movimenti popolari di disoccupati, critici del sistema tirannico socialista, moltissime famiglie della piccola e media borghesia e tanti giovani di varie tendenze politiche ed estrazioni sociali.

Anche in Italia avremmo bisogno di proteste forti come il Giorno di Collera di Parigi 2014. I danni che la partitocrazia e i gruppi di potere stanno assestando al popolo italiano, sebbene meno appariscenti, non sono meno gravi di quelli che subiscono i nostri amici d’Oltralpe. I crimini dell’aborto e dell’eutanasia, il predominio dell’economia sulla politica, l’aumento continuo dell’immigrazione e dell’illegalità, la rieducazione omosessualista dei nostri figli nelle scuole di Stato e la persecuzione della Chiesa restano, in Italia come in Francia, punti fermi nell’agenda politica delle democrazie sostenute da Bruxelles. Invece di dividerci in mille rivoli diversi e contrastanti, cerchiamo anzitutto, noi cattolici italiani, e senza escludere nessuno, di formare un blocco identitario attorno a convinzioni e ideali fermi, come la difesa della vita (dal concepimento alla morte naturale), la famiglia (come Dio la vuole) e il primato della politica sull’economia e la finanza. Cerchiamo di convogliare tutti gli scontenti e i critici del sistema dalla nostra parte e di diventare così la punta avanzata della “rivoluzione”. Solo invertendo il processo storico della secolarizzazione, del relativismo e dell’individualismo consumista, l’alba si tingerà dei colori della riconquista e della speranza.
 

20 gennaio 2014

Difendo la Manif

di Fabrizio Cannone
La recente manifestazione organizzata a Roma dalla Manif pour tous, che si ispira all’omonima sigla francese, ha causato, purtroppo, esacerbate ed esagitate polemiche. La Manif pour tous Italia nasce a Roma nel 2013 ad opera di alcuni valenti giovani cattolici che decidono, coraggiosamente, di impegnarsi per difendere la famiglia tradizionale composta da un uomo e una donna, e di combattere in parallelo i privilegi LGBT. Finora hanno organizzato vari sit in nella capitale e in altre città italiane, dimostrando un bel dinamismo e una certa capacità di raccogliere le adesioni degli ambienti giovanili, a volte troppo passivi ed assenti nelle battaglie bioetiche. 

La manifestazione di Piazza SS. Apostoli dell’11 gennaio u.s. poteva essere organizzata meglio, soprattutto facendo una maggiore pubblicità sul territorio, ovvero nelle parrocchie della capitale, e non limitandosi alla propaganda, oggi necessaria, attraverso internet e Facebook. Tuttavia, gli unici due quotidiani che hanno dato, brevemente, la notizia della manifestazione (Il Tempo e Avvenire) hanno parlato di oltre 4000 persone in piazza. Hanno preso la parola durante la manifestazione personaggi diversi come gli onorevoli Gasparri, Giovanardi e Roccella, alcuni ottimi militanti della vita e della famiglia come Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita, Toni Brandi, direttore di Notizie ProVita, Pietro Invernizzi leader delle Sentinelle in piedi e vari altri. Tra i quali anche un omosessuale francese, che ha tenuto un bel discorso contro ogni ipotesi di legalizzazione dei matrimoni omosessuali e contro l’adozione di neonati da parte delle coppie gay (come è avvenuto proprio in Francia grazie al governo di François Hollande). Ci si sarebbe attesi un attacco da parte degli ambienti LGBT, sempre pronti ad esprimere odio e violenza verso tutti coloro che credono in Dio, nella sua Parola e nella sua Legge morale, ma così non è stato. Il numero di 4000 manifestanti (secondo noi alquanto esagerato), in larga parte composto da ragazzi e da giovani famiglie (con una bella presenza di sacerdoti e dello stesso card. Burke), ha forse indotto i nemici della famiglia cristiana e della stessa famiglia naturale secondo la Costituzione, a tacere per non fare pubblicità a queste nobilissime iniziative.

Purtroppo non è mancato chi, in nome di un purismo e di un integralismo del tutto fuori luogo, ha avuto da ridire sulla manifestazione, sulla sua organizzazione, sui suoi promotori, sull’identità degli oratori e dei politici presenti, mostrando la superficialità tipica del complottista e del dietrologo, più interessata a dividere che a unire il campo dei difensori della famiglia. E’ non solo grave ma altamente controproducente, dinnanzi ad una dittatura omosessualista che avanza, mettersi a fare le pulci a tutti ed a ciascuno, senza alcun discernimento, senza alcuna prudenza e volendo oggettivamente scompaginare il campo di coloro che, pur tra mille difetti e limiti, vogliono il bene comune della società e si oppongono, come possono, a leggi infami come il decreto Scalfarotto sull’omofobia. Questa operazione, che non vogliamo credere essere pilotata da dietro le quinte, mostra probabilmente lo zelo eccessivo tipico dei neofiti che li porta spesso a dimenticare che altri ben prima di loro hanno combattuto e si sono impegnati per quei valori che ora vengono usati per condannare tutto e tutti. 

L’articolo di Roberto dal Bosco su Radio Spada è stato esemplare in tal senso. E’ del tutto vano fare, come dal Bosco, l’analisi delle biografie degli esponenti politici e associativi della Manif per valutare la validità di una mobilitazione: anche chi avesse un passato meno coerente, può sempre riscattarsi, e scendere in piazza per contestare la legittimità di un decreto sull’omofobia, il nuovo tabù e il nuovo mito del XXI secolo, è opera meritoria e certamente causa di riscatto per molti. L’autore salva la Marcia per la vita, arrivata già alla IV edizione, ma critica la Manif, vista in contrapposizione con la Marcia, non rendendosi conto che le due manifestazioni, in ciò che lui non approva, sono identiche. In entrambe infatti hanno preso parte, gruppi e movimenti di ogni tipo, senza che questo scandalizzasse nessuno, a partire dagli stessi organizzatori. Infatti se si procedesse ad analizzare uno ad uno i gruppi (o i presuli…) che hanno dato la loro adesione alla Marcia nel 2012 e nel 2103, utilizzando il metodo inquisitoriale del dal Bosco, staremmo alle solite: non si dovrebbe fare nulla per la presenza di personaggi (giudicati) meno coerenti o spesso incoerenti con i valori della Marcia stessa. Tipico modo per bloccare un popolo e rinchiuderlo nelle case e dietro i computer perché mala tempora currunt. Tentativo davvero triste e gretto che va, una volta per tutte, confutato e assolutamente rispedito al mittente. La Manif pout tous Italia e la stessa Marcia per la vita (da alcuni cattolici integralisti giudicata sillonista e democristiana perché vi presero parte buddisti, progressisti e atei) hanno, grazie a Dio, uno spirito largo e aperto, ma di quell’apertura che in nulla vuole sminuire la verità, né sulla vita, né sulla famiglia. E’ bello che in essa si ritrovi, forse per la prima volta dal dopoguerra, un ambiente vasto che va, tanto per essere chiari, da Forza Nuova sino alla Comunità Nuovi Orizzonti, passando per oltre cento associazioni, gruppi e movimenti ecclesiali, che in gran parte non si salverebbero, secondo le analisi di dal Bosco. Neppure voglio rispondere alla critica circa la presunta e non dimostrata strategia della CEI che starebbe occultamente dietro la Manif per creare a tempo debito un nuovo Family day! Evidenti affermazioni gratuite. Di sicuro la Manif nasce dal basso e gli organizzatori sanno bene quanto è mancato loro in questo primo anno di attività il sostegno delle gerarchie, spesso troppo timide, come nota ripetutamente Cascioli sulla Bussola Quotidiana, in rapporto alle decisive questioni bioetiche e familiari. Ma mentre nel 2007 si teneva il Family day a Roma (a cui presero parte gruppi che lottano per vita e famiglia non da ieri, come la Fondazione Lepanto, il Centro Culturale Lepanto, Alleanza Cattolica, CL, Militia Christi, il Popolo della Vita, etc.) dov’era il nostro censore?


Per concludere spiace notare che personalità stimate come il professor Piero Vassallo, sui cui libri ci siamo formati negli anni, e la battagliera avvocatessa Elisabetta Frezza, che abbiamo avuto il piacere di conoscere alla Marcia del 2013, abbiano espresso sostegno a dal Bosco (di cui abbiamo recensito favorevolmente il libro contro il Buddismo) e critiche esageratissime all’articolo di rettifica del nostro Marco Mancini, che difendendo la Manif ha inteso difendere un nuovo slancio giovanile e militante che mancava da anni in Italia, a prescindere dalle carenze dello stesso.
 

16 gennaio 2014

La Manif pour tous e i suoi critici (di destra): una replica a Roberto Dal Bosco

di Marco Mancini

Roberto Dal Bosco, noto esponente del tradizionalismo cattolico (oltre che omonimo del tizio che tirò un treppiede in testa a Berlusconi), ha inviato ieri al blog “Radio Spada” un commento sulla Manif pour tous di sabato scorso, svoltasi a Roma per dire no alla c.d. legge “contro l’omofobia” e per difendere la natura eterosessuale della famiglia.
 

07 gennaio 2014

MANIFESTAZIONE NAZIONALE IN DIFESA DELLA FAMIGLIA - ROMA, PIAZZA SANTI APOSTOLI, SABATO 11 GENNAIO

Proseguono le iniziative de LA MANIF POUR TOUS ITALIA per tutelare la libertà di pensiero e di opinione (art. 21 della Costituzione) e la famiglia naturale, quella di cui parla la nostra Costituzione agli articoli 29, 30, 31, basata sul matrimonio tra uomo e donna. La petizione in difesa della famiglia, lanciata lo scorso 5 dicembre, ha già raggiunto le 17.000 adesioni. Ma l’attacco alla famiglia e alla libertà di espressione prosegue e la nostra protesta non può fermarsi.
 

06 agosto 2013

La Manif Pour Tous ITALIA: un movimento che cresce

di Giorgio Mariano
Il luogo era Piazza di Pietra, l’ora scelta per la manifestazione le 19:00, il giorno il 5 agosto ovvero ieri, poche ore prima dell’inizio di una scandalosa seduta parlamentare notturna, alla quale erano presenti soltanto una ventina di deputati. 
 

20 luglio 2013

Francesi e Italiani contro la dittatura omosessualista

di Giorgio Mariano
Uno per uno i paesi dell’Unione europea stanno cadendo sotto l’egemonia e le ingerenze di un “Super Stato” che si pone al di sopra delle singole legislazioni nazionali imponendo, oltreché misure economiche univoche che non tengono conto delle differenze intrinseche alle economie locali, leggi e decreti in materia di morale che uniformano i pensieri e le coscienze in nome di una “tolleranza” che tollera tutti tranne coloro che la pensano diversamente.
 

05 luglio 2013

Francia e matrimoni gay: la polizia francese contro la repressione hollandista

di Franciscus Pentagrammuli

Pare che la resistenza non-violenta dei parigini (perché notoriamente, in Francia, le cose importanti avvengono nella Capitale, e il Paese segue a ruota) stia iniziando a riportare le prime vittorie contro le violenze del governo: nonostante i tanti giovani arrestati, di cui abbiamo già parlato, nonostante un ragazzo ventitreenne condannato a due mesi di carcere per motivazioni inconsistenti (con gli stessi capi d'accusa, un agitatore di sinistra fu rilasciato, mesi fa, dallo stesso giudice che ha condannato questo Nicolas Bernard, uno dei fondatori del movimento dei Veilleurs), la resistenza alla legge Taubira continua fermissima, calma e nobile. E si è addirittura raffinata: per evitare qualsiasi accusa (assembramenti, occupazione di suolo pubblico, intralcio alla circolazione...), i veilleurs sono diventati veilleurs debout: veilleurs "in piedi". Uno o più resistenti si piazzano davanti ad un palazzo del potere esecutivo o giudiziario, o in una piazza, leggendo un libro stando in piedi e distanti alcuni metri dai compagni.

Tuttavia il ministro dell'interno non si è dato per vinto e ha mandato i celerini anche contro questi pericolosissimi terroristi omofobi.
Ma con il risultato che, in pochi giorni, il principale sindacato di polizia francese Alliance Police Nationale ha diffuso questo divertente volantino, che traduciamo di seguito:



"Nonostante la significativa diminuzione dei loro effettivi, i nostri colleghi delle Compagnie Repubblicane di Sicurezza [CRS: i celerini] ne subiscono di tutti i colori...

La CRS 10 di Le Mans ne ha fatto nuovamente le spese il 28 giugno con il suo impiego molto "produttivo" nella Capitale:
- Assicurare il mantenimento dell'ordine pubblico contro i famosi "veilleurs debouts".
- Una mobilitazione per contenere eventuali disordini attorno al Palazzo dell'Eliseo.

MISSIONE: IDENTIFICARE IL PROFILO DEGLI INDIVIDUI. RIDICOLO!

Consegne approssimative, ordini, contrordini e panico della autorità hanno "nutrito" le sei ore di servizio della CRS 10. Infine, una compagnia mobilitata per 6 presunti "veilleurs debout" che avrebbero potuto mettere in pericolo la tranquillità della Repubblica!...

ALL'ARMI!

Questa storia avrebbe potuto fermarsi lì... Ma, alla fine del servizio, quando la compagnia è stata liberata, due spregevoli "veilleurs debout" vengono beccati in extremis a qualche passo dall'Eliseo. La CRS 10 ha l'ordine di fare dietro-front di tutta urgenza con la consegna: fare paura ai due mentecatti rivoltosi... che non sono stati più trovati!... Il convoglio di CRS non ha fatto altro che un avanti-e-indietro sul detto settore con tutti i lampeggianti accesi, prima di ripartire per LE MANS!...

Grazie alle CRS, la Repubblica è stata salvata!

Evidentemente le autorità parigine non sanno più cosa inventarsi per ottenere sempre più CRS nella Capitale...
E questo, a qualunque prezzo!

Parigi, il 2 luglio 2013, l'Ufficio Nazionale"

Le cose iniziano ad essere difficili per il ministro dell'interno eh?

Anche considerando che pare ormai debba temere, se non un colpo di mano, l'insubordinazione anche di buona parte (quella...buona: i cattolici!) dell'esercito, che trova i propri ufficiali di destra schedati a fine di ostacolarne la carriera, varie abitazioni di soldati perquisite, dei giovani ufficiali e i figli di alcuni generali arrestati nell'ambito della manifestazione contro i matrimoni omoerotici.
E perché non qualche bella manifestazione, finalmente davanti a tutte le televisioni anche straniere, il 14 luglio, quando il presidente Hollande (che fece della normalità, per contro allo scintillio sciccoso di Sarkò e Carlà, il cavallo di battaglia della propria propaganda elettorale) dovrà sfilare lungo gli Champs Elysées, fra due ali di folla in mezzo alle quali, possiamo immaginare, non mancheranno numerosi, coraggiosi e spiritosi resistenti?

Magari andrà pure a finire che la legge sui matrimoni gay avrà effetti positivi... sulla (breve) durata di un governo di sinistra ampiamente massonico ed anti-cattolico! 
 

22 aprile 2013

Le manif pour tous: alcune testimonianze


di Franciscus Pentagrammuli e Andrea Virga

Nonostante il silenzio pressoché totale della stampa e dei media italiani, qualcosa  sta succedendo in Francia: da più di una settimana, milioni di manifestanti pacifici (fra cui sono ragazzi e ragazze, padri e madri di famiglia, ebrei, musulmani, ragazzi di parrocchia, omosessuali non politicizzati, preti) in tutto il paese protestano, in gigantesche manifestazioni a livello nazionale o in più piccole azioni di protesta simbolica locali, ma sempre notevoli per il numero dei partecipanti e, soprattutto, per la loro costanza (non passa un giorno o una notte, senza che vi sia almeno una manifestazione), contro la legge in discussione al parlamento (discussione repentinamente accelerata ed ostacolata nel suo aspetto di opposizione dal partito socialista al governo) sui matrimoni omosessuali.