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23 aprile 2019

Cristianofobia. Gli "adoratori della Pasqua"

di Giuliano Guzzo
Barack Obama e Hillary Clinton i quali, nel condannare su Twitter gli attacchi in Sri Lanka, usano il termine «adoratori della Pasqua», vanno sinceramente ringraziati. Sul serio: perché con il loro azzardato e maldestro evitare la parola «cristiani» ricordano a chi ancora la ignorasse la strategia della cultura dominante, cristianofoba fino al midollo. Anzi, cristofoba. Con la conseguente indifferenza e rimozione dei media – delle cui malefatte ho scritto nel mio ultimo libro – verso che tutto ciò che, anche solo lontanamente, profuma di Cristianesimo. Qualche esempio?

Prendete il recente incendio di Notre-Dame così com’è stato raccontato dalla Bbc, una delle più importanti emittenti del mondo, e cioè con servizi – ha notato Catherine Utley, che la tv inglese la conosce bene dato che ci lavorato dal 1983 al 2002 – nei quali «nessuna di queste parole è stata citata: cristiano, cristianesimo, cattolico, adorazione, adoratori, sacro, messa, settimana santa». Come mai? Per lo stesso motivo per cui i progressisti yankee disprezzano i cristiani e per cui ieri, a Pasqua appunto, Google si è guardato bene dal confezionare un Doodle che ne avesse qualsivoglia riferimento.

Attenzione, perché la censura delle festività cristiane non è una novità. A dimostrarlo, ancora una volta, è stato il già citato Barack Obama, il quale sotto la sua presidenza – per non far sentire ai non cristiani il peso emotivo dell’evento – declassò pure il Santo Natale al rango di una delle indistinguibili e luminescenti festività dicembrine. La sparizione della nascita di Gesù è rintracciabile anche nelle canzoni natalizie famose di questi anni nelle quali, fateci caso, si parla di luci, di gioia, di doni, ma del Bambinello no: per Lui neppure un verso. Strano no? Gli «adoratori della Pasqua» devono stare proprio sulle scatole…
 

07 luglio 2016

«Neanche io so il Vangelo» slogan virale. Basato su una bufala


di Giuliano Guzzo

La storia, in breve, è la seguente: a Porto d’Ascoli, nelle Marche, nei giorni scorsi alcuni bulli hanno picchiato due giovani venditori di rose del Bangladesh rei di non saper rispondere a domande sul Vangelo. Apriti cielo. Una reazione incivile e violenta – han tuonato i giornaloni, incluso Il Fatto Quotidiano, sui quali la notizia è nel giro di poco rimbalzata – da parte di quanti, col pretesto della strage di Dacca, hanno pensato bene di dare sfogo alle loro pulsioni razziste. «Una lettura stupida e distorta del Vangelo in cui a integralismi si risponde con integralismi e a violenza con altra violenza», si è invece subito affrettato a commentare il segretario della CEI, monsignor Nunzio Galantino. Orbene, poteva forse mancare la reazione del famigerato Popolo della Rete? Certo che no: e così, nel giri di poco, ecco la moda del selfie solidaristico verso i poveri bengalesi con tanto di slogan su foglietto in bellavista: «Neanche io so il Vangelo».

La storia di Porto d’Ascolti, in effetti, avrebbe meritato inappellabile e comune condanna: se fosse accaduta, però. Si dà infatti il caso che la notizia – inizialmente diffusa dal Corriere Adriatico e, a quanto pare, appetitosissima per molti, impazienti di rivendicare davanti al mondo la propria ignoranza del Vangelo – sia una clamorosa bufala. Di più: una bufala regina, degna di entrare a far pare dell’olimpo delle false notizie. Questo perché non solo i fatti non si sono svolti come presentato all’inizio ma perché, addirittura, inesistenti: «Risolto il giallo sulla presunta aggressione ai danni di due bengalesi avvenuta sabato sul lungomare di Porto d’Ascoli. Le forze dell’ordine – riporta il sito di VeraTV, un’emittente delle Marche e dell’Umbria – lo confermano: è una bufala. La notizia, che nel giro di poco ha fatto il giro del web e rimbalzata sulla cronaca nazionale si è rivelata, in realtà, infondata. Nessuna traccia neppure dei testimoni che avrebbero assistito al violento pestaggio».

Già il fatto che i media si basassero tutti su una fonte – Corriere Adriatico – e che non uno dei testimoni dell’aggressione sia stato intervistato neppure da altre testate, a ben vedere, avrebbe dovuto insospettire. Eppure la notizia è circolata alla velocità della luce tanto da guadagnarsi, lo si è visto, lo sdegno di internauti, opinionisti, addirittura prelati. Ora, che insegna l’episodio? Anzitutto che prima di credere ad una notizia, oggi, occorre attenzione. In secondo luogo che esiste, pure in Italia, un sentimento anticristiano che fa abboccare anche a notizie infondate e che interessa, purtroppo, pure settori del mondo cattolico, presumibilmente gli stessi “misericordiosi” che tuonano contro la xenofobia ma che però, quando si tratta di fratelli nella fede, randellano senza pietà. La terza e ultima lezione del (non) accaduto è che, almeno un versetto del Vangelo, converrebbe saperlo: «Siate prudenti come i serpenti e semplici come le colombe» (Mt 10,16). Sempre meglio, infatti, che ritrovarsi semplici come camaleonti e prudenti come polli.

https://giulianoguzzo.com/2016/07/07/neanche-io-so-il-vangelo-slogan-virale-basato-su-una-bufala/

 

05 gennaio 2016

L’idiozia è ancora libera

di Giuliano Guzzo

Ad un anno esatto dall’attentato terroristico alla sede di Charlie Hebdo, il settimanale satirico uscirà nelle edicole francesi con un numero speciale la cui copertina, disegnata dal direttore Riss Laurent – rimasto ferito nell’attacco del 7 gennaio 2015 –, presenta il Dio trinitario, con tanto d’inconfondibile triangolo in testa, sormontato da una scritta altrettanto chiara: «L’Assassino è ancora libero». Ora, posto che la memoria per le venti vittime di quella terribile strage, dodici delle quali nella redazione della rivista, deve essere condivisa come condiviso fu, un anno fa, lo sgomento per l’accaduto, una copertina del genere non solamente non può lasciare indifferenti, ma dovrebbe stimolare in ciascuno di noi molteplici interrogativi.
Il primo. Perché Charlie Hebdo prende di mira, un anno dopo l’attentato alla propria redazione, il Dio cristiano? Ad avviso di molti – incluso chi scrive – il rispetto della fede altrui dovrebbe essere universale e senza eccezioni, ma che senso ha una copertina simile? Non erano cristiani, gli autori della strage del 7 gennaio scorso e neppure quelli che, in precedenza, distrussero la sede del giornale nella notte tra il 1° e il 2 novembre 2011. Dunque quale sarebbe il significato di una prima pagina che non solo pare avere ben poco di satirico, ma contiene un attacco del tutto gratuito e immotivato, per non dire palesemente demenziale? Forse chi avrà la “fortuna” di leggere questo numero speciale potrà chiarire questo enigma, ma non è affatto detto.
Secondo interrogativo. La satira non è forse tale, da sempre, nella misura in cui ride dei potenti e del potere? Ebbene, non v’è chi non veda come in Francia la Chiesa o i cristiani detengano sempre meno posizioni di comando o prestigio. Semmai sono coloro che disprezzano la fede e magari, pretendono d’imporre un’antropologia laicista, i nuovi potenti ed è la loro ideologia il vero pericolo. Una prova? In Francia gli atei sono il ventinove percento (Win-Gallup International, 2012), ma quando l’antropologa Dounia Bouzar ha effettuato uno studio su più di centosessanta famiglie di altrettanti aspiranti jihadisti francesi, oltre a rilevare la giovanissima età di questi, ha riscontrato come addirittura l’ottanta percento dei loro nuclei familiari fosse ateo (Métamorphose du jeune opérée par les nouveaux discours terroristes, 2014, p.7).
In una prospettiva davvero satirica non sarebbe dunque più sensato prendersela con i terroristi islamisti o con l’ateismo più estremo, a livello europeo spesso – incredibilmente, ma neppure troppo – facce della stessa medaglia? Terzo ed ultimo interrogativo: che senso ha parlare del Dio cristiano come di «assassino»? Le vicende di uomini di fede che ne hanno brutalmente contraddetto valori sono note, ma senza la tradizione biblica e cristiana – come ogni studioso serio non può non ammettere – non esisterebbe neppure il concetto di persona umana, del quale le pur luminose civiltà greca e romana erano prive. Dunque se oggi è chiaro a tutti, o almeno dovrebbe esserlo, che la dignità umana dei redattori di Charlie Hebdo è intangibile, è indubbiamente grazie alle strade teologiche prima e filosofiche poi che la fede nel contestato Dio ha inaugurato.
Ne consegue come la nuova copertina del settimanale – oltre che miope e abbastanza vigliacca – altro non sia che l’ennesimo autogol che si fa la Francia, l’Europa, che in fondo ci facciamo un po’ tutti. Per questo, senza nulla togliere alla commemorazione delle vittime dello scorso anno, forte è l’amarezza per la perdurante incapacità, non solo da parte di Charlie Hebdo, di vedere che è anzitutto dell’idiozia «ancora libera» che dovremmo occuparci. Alcuni infatti sembrano ignorarlo, ma siamo un Continente economicamente in crisi nonché «l’unica regione» del pianeta, in assoluto, destinata ad assistere, con 46 milioni di europei che saranno seppelliti senza essere rimpiazzati, alla riduzione «della propria popolazione totale fra il 2010 e il 2050» (The Future of World Religions: Population Growth Projections, 2010-2050, p.147); per non parlare dell’emergenza migranti e tutto il resto. Ha senso, in simili condizioni, ridere di Dio?

http://giulianoguzzo.com/2016/01/05/lidiozia-e-ancora-libera/

 

07 aprile 2015

Cristiani massacrati. Occidente muto

di Giuliano Guzzo
Come mai c’è voluta una strage tremenda come quella di Garissa, in Kenya, con quasi 150 studenti brutalmente uccisi solo in quanto cristiani, perché il mondo dei media – e parte dello stesso mondo cattolico, sovente timido sul tema – si decidesse a raccontare questa persecuzione? Non c’era modo di accorgersene prima? Mancavano forse dati, notizie e numeri? Nient’affatto: dalle statistiche più accurate sappiamo infatti che se i martiri, cioè quanti perdono la vita per la propria fede o per difendere altri cristiani, sono qualche migliaio l’anno, coloro che invece vengono uccisi in quanto cristiani sono purtroppo parecchi di più: uno ogni 5 minuti, è stato calcolato considerando una somma inferiore alle 130.000 vittime all’anno conteggiate dai sociologi Grim e Flinke (The Price of Freedom Denied, Cambridge University Press 2010).
La domanda iniziale rimane dunque del tutto valida: come mai c’è voluta la carneficina degli estremisti islamici somali al Shabaab perché il mondo si accorgesse della persecuzione dei cristiani? E’ un silenzio troppo grave per essere spiegato da un solo fattore. Certamente pesa il fatto che queste stragi avvengano in Paesi non europei e non occidentali: è stato osservato come, per i media statunitensi – ma il discorso vale anche per quelli italiani – un morto mediamente “valga”, in termini di visibilità mediatica, dieci canadesi, trenta europei, cento russi e mille cinesi; se si considera quali sono i Paesi dove i cristiani sono oggi più perseguitati – Corea del Nord, Somalia e Iraq – una parte del silenzio mediatico sulle persecuzioni ai loro danni inizia ad essere spiegata. Ma il fattore geopolitico, se così possiamo chiamarlo, non basta.
C’è anche un fattore culturale “interno” all’Occidente ed è l’anticristianesimo, un atteggiamento di pregiudizio e ostilità – non sempre vissuto consapevolmente, ma reale – verso la Chiesa e i cristiani che non di rado sfocia atti concreti: stando alle centosettanta pagine del rapporto a cura dell’Osservatorio di Vienna sull’Intolleranza e sulla Discriminazione contro i Cristiani, in Europa non sono affatto rari i casi di atti di odio contro il cristianesimo; se ne verificherebbe, infatti, quasi uno ogni due giorni. In che modo si è radicato e diffuso questo anticristianesimo? E’ una bella domanda. Certamente pesano tutta una serie di menzogne su veri e presunti crimini storici – dal processo a Galileo alle Crociate, dalla Santa Inquisizione allo sterminio dei nativi americani – che vengono puntualmente addebitati alla Chiesa; accanto alle bufale storiche abbiamo poi quelle morali, dalla “sessuofobia” alla “misoginia” dei cristiani.
Neppure il pregiudizio culturale, per quanto esteso e non sempre banale da intercettare, risulta però sufficiente a spiegare la fatica a parlare delle persecuzioni contro i cristiani. Occorre quindi considerare un terzo fattore – non alternativo, ma complementare agli altri -, e cioè quello antropologico. In estrema sintesi ci si riferisce, qui, all’odio che l’uomo contemporaneo, specie in Occidente, nutre verso se stesso; un odio che sembrerebbe in contraddizione con la melassa del politicamente corretto, mentre invece ne è consustanziale. Una volta infatti che un continente ed una civiltà decidono di fare a meno di Dio – o di “privatizzare Dio”, riducendolo ad agente tascabile – l’esito principale è quello per cui tutti, in un modo o nell’altro, iniziano a sentirsi Dio, illudendosi di poter fare ciò che vogliono e di poter vivere ciascuno secondo una propria insindacabile morale. Si può forse credere che un mondo così possa trovare spazio il Cristianesimo e tempo per denunciare le persecuzioni contro di esso?
 

09 dicembre 2014

Quell’odio contro il Natale


di Giuliano Guzzo

Nei giorni scorsi due attiviste di estrema sinistra travestite da agenti di polizia hanno assalito, devastandolo a colpi di manganello, il grande presepe nella Gran Place di Bruxelles. In un istituto di Bergamo, invece, il presepe è stato direttamente vietato dal preside perché a suo dire discriminerebbe e ieri un giovanotto, noto come “il nazista dell’Illinois”, ha condiviso su facebook inviando i suoi seguaci a fare altrettanto fotografie di se stesso insieme ad una pornoattrice intenta a scimmiottare la Madonna. Mancano ancora più di due settimane al giorno di Natale, ma l’odio anticristiano è già protagonista indiscusso delle cronache, nazionali e non.

Naturalmente si può benissimo giocare la carta della minimizzazione, ma i fatti – per chiunque non abbia i paraocchi – parlano chiaro. E confermano che il sociologo Philip Jenkins ha ragione da vendere quando rileva che l’anticattolicesimo, ormai, è «l’ultimo pregiudizio accettabile»; non puoi muovere critiche all’immigrazione incontrollata che subito scatta l’accusa di razzismo, non puoi sollevare perplessità verso le rivendicazioni LGBT che c’è già lì, pronto ad aspettarti, il marchio infamante di omofobia. Però contro la Chiesa e i cattolici non solo tutto è permesso, ma financo la più escrementizia delle provocazioni viene elevata a gesto eroico, a solenne esercizio di critica.

E le responsabilità di tutto questo di chi sono? Di più d’uno, ovvio. Certo è che i diretti interessati, vale a dire i cristiani, da un po’ di tempo hanno smesso, per così dire, di fare il loro mestiere. Che non è quello di appiccare roghi o scatenare crociate, ma non è neppure quello di porgere a priori l’altra guancia o di ignorare quel vento preoccupante che oggi permea parlamenti e università, redazioni e scuole. Il livore anticristiano e contro il Natale, infatti, c’è ed è esibito sguaiatamente. Vogliamo dividerci sulla risposta da dare? Dividiamoci pure – anche se una strada non esclude l’altra – fra preghiera e reazione, fra silenzio e parola. Non facciamo però più finta di nulla; perché martiri sì, se tocca: ma fessi no.

http://giulianoguzzo.com/2014/12/07/quellodio-contro-il-natale/
 

23 ottobre 2013

Dichiarazione del Comitato internazionale di collegamento ebraico-cattolico. Note critiche

di Ludovico Russomando
Sull’Osservatore Romano del 19 ottobre 2013, a pagina 6, è stata pubblicata integralmente la Dichiarazione congiunta del “foro ufficiale per il dialogo permanente tra la Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo della Santa Sede e il Comitato ebraico per le consultazioni interreligiose”. La Dichiarazione, che si aggiunge a molti altri documenti dello stesso tenore, è stata redatta all’interno del ventiduesimo incontro del Comitato ebraico-cattolico, svoltosi a Madrid dal 13 al 16 ottobre 2013 e “ospitato dalla Conferenza episcopale spagnola e dalla Federazione delle comunità ebraiche in Spagna”. L’incontro ha avuto due presidenti, il cardinal Kurt Koch, prefetto per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso, per la parte cattolica, e la signora Betty Ehrenberg, per la parte ebraica. Come si vede non si tratta di incontri fra privati delle due religioni, ma di rappresentanti, specie da parte cattolica, investiti della più alta autorità. Se si trattasse di incontri tra fedeli delle due diverse religioni, la cosa sarebbe forse da tralasciare, ma essendo implicata l’autorità morale della Chiesa, non è possibile far finta di nulla e volgere lo sguardo da un’altra parte. Il fedele cattolico maturo deve possedere quel senso critico che gli permetta di valutare dell’opportunità e della coerenza di iniziative pastorali in sé né indiscutibili, né indiscusse. Se le autorità ecclesiastiche volessero impedirci queste valutazioni critiche, esse ci starebbero richiedendo un’obbedienza cieca, che proprio dal Concilio in poi viene vista come sbagliata, inutile e infantile. Lo stesso Codice di Diritto canonico (1983) autorizza il fedele a porre delle questioni ai propri pastori, cercando di capire meglio il senso di alcune iniziative e contribuendo così al chiarimento e alla migliore comprensione della vita della Chiesa. Il canone 212 § 3 recita: “In rapporto alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi [i fedeli] hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi, e il rispetto verso i Pastori”.

Lo scopo di questi incontri interreligiosi sarebbe quello di favorire il dialogo e la conoscenza reciproca, ma spesso e volentieri, da parte cattolica, si dimenticano elementi importanti del Magistero della Chiesa, o si passano sotto silenzio per favorire una “carità” che rischia di contrapporsi alla non meno importante “verità”. Tutta la presente Dichiarazione, a cui rimandiamo il lettore volenteroso, è segnata da queste ambigue dimenticanze, e quando si citano delle “pezze d’appoggio” per fondare il dialogo e il confronto, come qui si fa con la Dichiarazione conciliare Nostra aetate (1965), lo si fa in modo parziale e incompleto.

Vediamo qualche esempio significativo. Si dice per esempio in apertura del testo: “Gli ebrei e i cristiani condividono l’eredità della testimonianza biblica del rapporto di Dio con la famiglia umana nella storia. Le nostre Scritture danno testimonianza del fatto che sia gli individui, sia il popolo nel suo insieme, sono chiamati, ricevono un insegnamento, vengono guidati dalla Divina Provvidenza”. Ma fino a che punto gli ebrei e i cristiani condividono la testimonianza biblica? Qui, in mancanza di precisazioni necessarie, sembrerebbe che la condivisione sia pressoché totale. Eppure, sappiamo che non è così. Già l’Antico Testamento come lo conosciamo attraverso il Canone biblico definito a Trento è molto diverso dal “Canone ebraico” dei libri ispirati. Gli ebrei odierni, anche se forse c’è qualche discordanza tra scuola e scuola (il che complica ulteriormente il discorso) dell’AT cattolico rifiutano i seguenti libri: Tobia, Giuditta, Sapienza, Qoelet, Baruch, i due libri dei Maccabei, e alcuni brani dei libri di Ester e Daniele. Queste differenze materiali non sono di poco conto. Ma ovviamente la cosa più grave è il rifiuto intero, a volte accompagnato da disprezzo, del Nuovo Testamento.  Secondo il Concilio però, “La Parola di Dio, che è potenza divina per la salvezza di chiunque crede (cf. Rm 1,16), si presenta e manifesta la sua forza eminente negli scritti del Nuovo Testamento” (Dei Verbum, 17). Inoltre, “A nessuno sfugge [ma forse ci sono eccezioni…] che tra tutte le Scritture, anche del Nuovo Testamento, i Vangeli meritatamente eccellono” (DV, 18). Se dunque gli ebrei mancano di ciò che è più eccellente nelle Scritture, come si fa a dire che “ebrei e cristiani condividono l’eredità della testimonianza biblica”? Ma c’è di più. Secondo sempre la DV la Tradizione cristiana, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa “sono tra loro talmente connessi e congiunti da non potere indipendentemente sussistere” (DV 10). Gli ebrei che hanno una versione parziale dell’AT, che mancano interamente del NT, la parte più eccellente dell’intera Bibbia, e che rigettano sia la Tradizione che il Magistero ecclesiastico, avrebbero comunque “l’eredità biblica”? Ma allora basterebbe possedere un testo della Bibbia a casa per avere questa “eredità”? Insomma, compro una Bibbia e ne ricevo lo spirito? A ben vedere, su questa comune eredità biblica la Dichiarazione del comitato ebraico-cattolico è evidentemente contraria alla Costituzione dogmatica Dei Verbum.

Purtroppo ci sono altri punti in cui la Dichiarazione non riflette l’insegnamento ufficiale della Chiesa. Infatti si afferma poco dopo che l’istituzione del Comitato ebraico-cattolico “è tra i frutti più importanti della Nostra aetate”. “Il dibattito aperto in spirito di fiducia e rispetto reciproco ha caratterizzato il nostro incontro a Madrid e prosegue i passi avanti compiuti nell’insegnamento e nell’attuazione dei principi enunciati in quella fondamentale dichiarazione [cioè la NA]”. Ma così non è, almeno non del tutto. La NA infatti contiene alcuni elementi dottrinali taciuti sia in questa Dichiarazione, dunque non si può dire che queste riunioni ebraico-cattoliche siano conformi all’insegnamento e ai principi “di quella fondamentale dichiarazione”. Ne cito solo 3, ma sono elementi decisivi dal punto di vista cattolico. La NA dedica l’intero n. 4 al rapporto tra cristiani ed ebrei e ricorda, dopo aver usato parole di grande apertura e rispetto verso l’ebraismo, che: 1. “La Chiesa è il nuovo popolo di Dio”, e non ci sono dunque altri popoli di Dio oltre alla Chiesa; 2. “le autorità ebraiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo”, e la Bibbia sul punto non inganna, né insegna l’antisemitismo, ma la verità; 3. “Il dovere della Chiesa […] di annunciare la croce di Cristo come segno dell’amore universale di Dio e come fonte di ogni grazia”, dovere verso tutti gli uomini, nessuno escluso. Omettendo questi tre punti dottrinalmente rilevanti, il dialogo ebraico-cattolico viene falsato da una teologia buonista, difforme però dalla lettera e dallo spirito del Magistero della Chiesa.

La Dichiarazione poi dopo aver ripetuto, in modo vago, l’esistenza di un “legato spirituale comune”, afferma che “come cattolici ed ebrei cerchiamo di edificare un mondo in cui i diritti umani [?] vengano riconosciuti e rispettati”. Ma il Magistero della Chiesa afferma, per esempio nell’enciclica del beato Giovanni Paolo II Evangelium vitae, che certi presunti diritti sono in realtà dei delitti, come è il caso dell’aborto e dell’eutanasia, e per estensione del divorzio e dello pseudo-matrimonio omosessuale. Cosa ne pensano gli ebrei circa questi diritti-delitti? A noi risulta che la comunità ebraica francese, tra l’altro una delle più numerose d’Europa, abbia fatto pressioni inaudite per sospendere il Gran Rabbino di Francia, colpevole di aver scritto un (ottimo) saggio contro le nozze gay. E allora, quali diritti umani vogliamo difendere assieme? E lo chiedo anzitutto al cardinal Koch, a cui una volta ho avuto la ventura di parlare di persona… Si rischia di essere nel vago quando si dice, sembrerebbe per accontentare il mainstream mondano-ecclesiale, che “ci impegniamo a rafforzare la nostra collaborazione nella ricerca di una distribuzione delle risorse sempre più giusta ed equa, affinché tutti possano beneficiare dei progressi nella scienza, nella medicina, nell’educazione e nello sviluppo economico”. Belle parole che rischiano di significare poco.
Si afferma che “i delegati hanno esaminato l’attuale aumento dell’antisemitismo, il crescente fenomeno della persecuzione dei cristiani in diverse parti del mondo”, etc. Discutibile il paragone tra l’antisemitismo, ufficialmente combattuto dalle nostre società, e l’anticristianesimo che ogni giorno fa morti in Oriente e colpisce la Chiesa e i cattolici in Occidente. I libri delle scuole non attaccano di certo gli ebrei, ma la Chiesa e ciò in ogni modo (nei libri di storia, di scienze, di letteratura, etc.). Ma nessuno se ne lamenta… Dopo aver deplorato l’antisemitismo in vari passaggi, si aggiunge, quasi per non creare una abnorme dissimmetria, che “allo stesso modo, qualsiasi espressione di anticristianesimo è altrettanto inaccettabile”. Ma qui il discorso davvero non torna. Tutta una cultura laica e laicista da mezzo secolo si batte, almeno a parole, contro l’antisemitismo perfino inventando nuovi delitti quali il revisionismo storico e il negazionismo; infiniti sono i programmi, i musei, i forum, i libri sulla Shoah e sullo sterminio degli ebrei. Ma i medesimi soggetti che lottano o dicono di lottare contro l’antisemitismo sono in gran parte protagonisti della cultura anti-cristiana odierna: come si può dire “allo stesso modo”? Chi è che condanna l’anti-cristianesimo d’Occidente, nuova religione laica imposta dall’alto agli studenti, ai fruitori di giornali e di mass media? Né le società occidentali, che non hanno mai varato alcuna norma in materia, né a quanto ne sappia io le alte istanze dell’ebraismo. Se la Chiesa, a partire da Pio XI (vari discorsi del Papa e l’enciclica Mit brennender Sorge) dichiara l’incompatibilità tra fede cristiana e antisemitismo (inteso come odio degli ebrei), ancora si attende una presa di posizione simile da parte dei nostri fratelli maggiori. Papa Francesco dice: il cristiano non può essere antisemita. Quale Gran Rabbino ha detto che l’ebreo non può essere anticristiano? Se abbiamo cattiva memoria preghiamo il lettore di scusarci e di correggerci…

La conclusione è nel senso del buonismo poco impegnativo: “Concordiamo di cooperare per migliorare la vita di quanti sono ai margini della società, i poveri, i malati, i rifugiati, le vittime del traffico umano, e di proteggere il creato di Dio dai pericoli presentati dai cambiamenti climatici”. Belle parole, certo… Ma il Concilio diceva di più e meglio asserendo, quasi ad ogni pagina: “E’ necessario che tutti si convertano a Cristo, conosciuto attraverso la predicazione della Chiesa” (Ad gentes, 7) e ricordando inoltre, con vera carità, che “questa unica vera religione crediamo che sussista nella Chiesa cattolica e apostolica” (Dignitatis humanae, 1). Ma l’eredità del Concilio è usata nella misura dell’utilità del momento, altrimenti è taciuta e occultata.
 

07 settembre 2013

Chiesa e politica (I parte)

di Marco Massignan

Il 22 agosto 2013 si è tenuto presso il santuario di Madonna di Strada a Fanna (Pordenone) il quarantunesimo convegno annuale degli “Amici di Instaurare”, dal titolo: Chiesa e politica. La giornata di preghiera e di studio è stata aperta con la celebrazione in rito romano antico della S. Messa e con il canto del Veni Creator. I convegnisti si sono quindi trasferiti nel raccolto salone delle conferenze, dove i lavori si sono aperti con il saluto del direttore di Instaurare, il prof. Danilo Castellano, che ha ricordato la significativa tappa raggiunta: un impegno nato senza risorse e proseguito abbandonandosi totalmente alla Provvidenza.
 

18 gennaio 2013

Obiezione, Vostro Onore! La Corte di Strasburgo, la coscienza e il diritto naturale

di Ilaria Pisa

Il 15 gennaio la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha depositato l’attesa pronuncia su quattro ricorsi contro la Gran Bretagna, aventi a comune oggetto il riferimento normativo agli artt. 9 e 14 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che disciplinano rispettivamente la libertà di pensiero, coscienza e religione e il divieto di ingiuste discriminazioni. Un altro elemento comune è che tutti i ricorrenti sono Cristiani praticanti.
 

03 ottobre 2012

Israele, ancora oltraggi a Gesù: quando l’odio anti-cristiano è in salsa kosher

di Marco Mancini 
 
Una scritta sulla porta di un convento: “Gesù è un figlio di”... ci siamo capiti, forse non è il caso di proseguire. Succede in Israele, la tanto decantata unica democrazia del Medio Oriente, il presunto avamposto dell’Occidente in terra islamica, la patria di quelli che dovrebbero essere i nostri “fratelli maggiori”.
 

01 settembre 2012

Al Festival di Venezia sesso e blasfemia contro la Croce di Cristo


di Marco Mancini 
“La scena cult è quella del sesso con un crocifisso che pratica l'ultracattolica protagonista Anna Maria. Prima lo stacca lentamente, e con grande rispetto dalla parete, poi lo bacia leccandolo in ogni sua parte e, infine, si masturba con lo stesso sotto le coperte”. Ecco servito il pezzo forte del film “Paradise: Faith”, il secondo di una trilogia dedicata dal regista austriaco Ulrich Seidl nientepopodimeno che alle virtù teologali.
 

30 agosto 2012

Russia: un assalto a colpi di Pussy



Con questo articolo inizia la collaborazione con noi Andrea Virga, classe ’87, nato a Casale Monferrato, ha la barba rossa e un carattere anche peggiore. Ha studiato filosofia e storia presso la Scuola Normale Superiore, ma i suoi interessi spaziano dalla geopolitica ai giochi di ruolo, dalla canzone d’autore alla montagna. Formato da autori quali Tolkien, Spengler, Evola e Jünger, è stato altrimenti definito, tra le tante, “un nazionalrivoluzionario con tendenze stronze”. Sogna di seguire la sua fidanzata a Cuba e mettervi su famiglia.
 

27 gennaio 2012

Una serata di ordinario anticattolicesimo (ma qualcuno ci mette del suo…)

di Marco Mancini
L’altra sera facevo zapping in tv, cercando qualche alternativa valida alle divertenti (ma arciviste) scazzottate di Bud Spencer e Terence Hill.
Capito su Raitre, dove “Chi l’ha visto” ci aggiorna sulla storia di Emanuela Orlandi e su una nuova manifestazione organizzata dal fratello per chiedere verità e giustizia. Non manca, ovviamente, la solita tirata contro la Chiesa e i politici troppo “inginocchiati al potere vaticano”. Ciliegina sulla torta, la conduttrice Sciarelli (sarebbe meglio dire Sciacarelli, vista l’attenzione morbosa con la quale ultimamente si getta su tutti i casi di cronaca nera, trasformando una trasmissione di servizio che cercava persone scomparse in una via di mezzo tra “Porta e porta” e “Quarto grado”) monta un caso su un presunto gendarme vaticano che, durante la manifestazione, avrebbe scattato fotografie. Fatto anomalo e misterioso, a detta dell’ex-volto del trinariciuto Tg3. Strano che la Sciarelli non abbia mai visto all’opera un qualcosa di simile: che so, la Digos. Eppure, vista la sua liaison amorosa con Woodcock, di intercettazioni e simili dovrebbe essere esperta
 

24 gennaio 2012

Su Castellucci Socci si sbaglia

di Federico Catani
Da sempre sono un estimatore di Antonio Socci. Custodisco con gelosia alcuni dei suoi libri, che ritengo essere dei piccoli gioielli. E benché il giornalista senese non sia un tradizionalista, gli vanno riconosciuti grande onestà intellettuale e grande coraggio per aver preso posizioni spesso scomode e che gli hanno attirato dure critiche. In fondo, questo è il prezzo da pagare se si vuole essere davvero liberi. Nonostante ciò, non sempre ovviamente sono d'accordo con lui.
 

11 gennaio 2012

Cattolici, è tempo di combattere!

di Federico Catani
Ci siamo. Anche in Italia arriverà il vergognoso spettacolo teatrale di Romeo Castellucci. "Sul concetto del volto di Cristo", questo il titolo della messinscena, inaugurerà il suo tour nel Bel Paese a Milano, martedì 24 gennaio. Diversi gruppi e associazioni cattoliche, specie quelli vicini al cosiddetto mondo tradizionalista, sono pronti a manifestare pubblicamente la loro protesta, non solo sfilando per strada, ma anche con Rosari e Sante Messe di riparazione.