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14 luglio 2017

"Cavalieri e principesse" di Giuliano Guzzo


Cara Redazione,
è da tempo che non le scrivo qualcosa, pur leggendo assiduamente e stimando ancor più il blog, ma devo farlo, ora che un bambino ha gridato che il re è nudo.

Dopo il felice esordio con il saggio "La famiglia è una sola", l'infaticabile amico Giuliano Guzzo ha più che raddoppiato con "Cavalieri e principesse", uno studio rigoroso ed appassionato a difesa della differenza sessuale, tema che aveva già toccato nel suo primo libro, al capitolo sulla complementarietà educativa dei genitori in rapporto al benessere dei figli, contro le tesi a-sessualizzanti della teoria gender. Teoria gender che viene completamente asfaltata: è proprio vero che, come dicono i suoi utili ignoti, non esiste.

La cosa che personalmente mi preoccupa di questo libro è il fatto che abbia già raggiunto le mille copie vendute, richiedendo la stampa di una seconda edizione: cent'anni fa un libro che si fosse posto come obiettivo la dimostrazione della differenza tra maschi e femmine avrebbe destato imbarazzo, forse qualche sorrisetto, se non una certa preoccupazione circa la salute mentale dell'autore. Ma aveva ragione il nostro amico Chesterton: sarebbe arrivato - ed è arrivato - il giorno in cui si devono sguainare spade per mostrare che le foglie sono verdi d'estate, il che è lo stesso che dire che uomini e donne sono differenti. Badate bene, differenti e non disuguali: l'autore chiarisce fin da subito l'importanza di questa distinzione terminologica, che accompagnerà tutto il libro. Se la differenza (positiva) infatti riguarda il dato naturale, la disuguaglianza (meno positiva) concerne quello culturale. Tanto per evitare che qualche maestrin* con la penna in mano se ne esca con accuse di discriminazioni patriarcal-fascio-clericali. E trumpiste, ovvio.

Anche questo libro, come il primo, non ha precedenti nel panorama editoriale italiano, in quanto rappresenta il primo studio che mostra con chiarezza espositiva e dimostra dati alla mano (alla faccia della scientificità della teoria gender) come vi sia un'incomunicabilità (non solo relazionale ma anche reale, ontologica se proprio uno vuol mostrare di essere sul pezzo) tra uomo e donna. Adottando infatti una prospettiva sociologica, supportata da centinaia di studi empirici, Giuliano spiega come la differenza tra uomo e donna esista e sia innata, mostrandosi nelle preferenze dei colori e dei giochi dell’infanzia, nel funzionamento del cervello, nello stile comunicativo, nel modo di guidare l’automobile e in quello di sognare, nel modo di organizzare il lavoro e nelle modalità dell'innamoramento e del vissuto relazionale. Quindi state tranquilli, tutte le battute sessiste che avete fatto (e continueremo a fare), oltre a far divertire sono anche scientificamente fondate.

Un ulteriore contributo interessante riguarda il ruolo delle religioni nella considerazione della donna: il Cattolicesimo infatti ha elevato il concetto di donna molto al di sopra di quanto ha fatto qualsiasi altro pensiero laico o religioso (e l'autore demolisce la leggenda nera relativa al maltrattamento della donna nel Medioevo, mostrando invece la violenza, quella sì femminicida, degli illuministi e dei loro nipoti), individuando come perfetto modello di donna la Santissima Madre di Dio, che cura nel Figlio i suoi amati figli. Sarebbe interessante studiare (butto lì l'idea per un prossimo libro) la correlazione tra crisi di civiltà e rifiuto da parte della donna della propria vocazione di moglie e madre: donna emancipata fa rima con società sbaraccata?

Chiudo accennando le belle riflessioni dell'ultimo capitolo del libro, che cercano di dare un senso alla sterminata mole di dati analizzati: Giuliano parla di differenza come dono, in quanto solo la gratuità di un abbraccio può (ri)unire ciò che era naturalmente separato; come opportunità, quella di voler e poter dare questo abbraccio in un amore che potrà essere fecondo; e come mistero, nel sapere che con questo abbraccio si avvolge una persona amata, anche se la sua intimità ci sarà sempre infinitamente preclusa. Ma a noi sta bene così.

Marco Piazza
 

06 luglio 2017

Il sesso rubato



di Giuliano Guzzo

Che la liberazione sessuale, più che liberare il sesso, stia in realtà liberando dal sesso è cosa nota: se ne parla da anni e, proprio ieri, leggevo le facili profezie di Henry T. Greely, celebre professore di Stanford secondo cui «tra 20 anni il sesso sarà obsoleto» dato che «i bambini verranno creati in vitro» (La Verità, 5.7.2017, p. 13). A conferma del preoccupante trend, nel suo Il sesso spuntato (Lindau, 2012), lo statistico Roberto Volpi spiegava chiaramente come oggi – in seguito essenzialmente alla precarizzazione delle relazioni e alla frammentazione della famiglia – le persone sperimentino un numero di rapporti sessuali inferiore a quelli che i loro coetanei, apparentemente prede d’una società moralistica, intrattenevano decenni fa. Paradossale, si dirà. Assurdo, si commenterà. Eppure è così.

Quest’amara consapevolezza non riesce tuttavia a farmi accettare storie come quella, di cui leggevo ieri sul sito de Il Foglio, di Searyl Alti, il bambino canadese i cui genitori hanno rifiutato, ottenendo il placet dell’anagrafe, gli venisse assegnato un sesso in modo che, quando vorrà, «sia lui a sceglierselo». Il che è assurdo. Come abbondantemente documento nel mio Cavalieri e principesse, infatti, maschietti e femminucce – senz’alcuna influenza esterna – si differenziano nei comportamenti già nelle prime settimane di vita (in qualche aspetto persino in fase intrauterina), cosa che si riflette pure fra i primati. Non c’è dunque nessuno sesso da «far scegliere» ai figli, ma solo da lasciarli crescere in santa pace. Gli adulti, inclusi i genitori “più all’avanguardia”, non hanno quindi il diritto di ammorbare i piccoli con la sessuofobia. Si tengano il proprio bigottismo laico per sé, grazie.

https://giulianoguzzo.com/2017/07/06/lasessualita-imposta/

 

23 giugno 2017

Pensieri controrivoluzionari - cronaca semiseria in quel di Brescia


di un astante

Sabato 10 giugno si è svolta una bella conferenza (qui il video) in quel di Brescia: sei redattori di Campari hanno tenuto banco per un’ora e mezza nell’aula Venerabile Luzzago, presentando i contenuti del libro “Pensieri Controrivoluzionari”. Con buona pace di Langone e dei suoi cammei esteticisti (termine e brutto e scorretto e quindi adatto all’affronto), il primo elemento che il pubblico ha apprezzato è stata la verve ironica e giovanile del team. Il presidente della Amicizia San Benedetto Brixia, la piccola associazione liturgico-culturale che ha promosso l’evento, ha fatto da moderatore favorendo l’intervento dei relatori in accordo al susseguirsi delle varie parti del libro - fondativa, tematica, risolutiva. Il primo a parlare è stato Righini, il lato “zero-campari” del gruppo, simbolo vivente dell’auto-ironia in Redazione, reincarnazione di De Maistre o almeno del suo guardaroba. Con lui Alessandro Elia, ventenne, romano e onnipresente ad ogni presentazione del libro, giunto in ritardo non a causa delle distanze chilometriche ma per aver presenziato alle Sentinelle in Piedi,  ha illustrato il capitolo relativo alla Metafisica. Una sola la domanda: com’è possibile per un giovane d’oggi ignorare la metafisica? E’ possibile pensare all'adolescenza senza Tommaso? Sembra di sì, e invece… Vedano e prendano appunti i padri sinodali! Poi, sempre per la serie “non prendiamoci troppo sul serio”, la parola è passata al sene del gruppo, l’avvocato Sgroi, referente nazionale del CNSP, che da amatore ha riportato la sua valutazione circa la quaestio liturgica, denunciando la resa rituale davanti al dilagare di mode espressive, con tanto di scarsità di frutti al seguito. Su questa analisi è intervenuto il presidente Susa: l’ASBB è nata in effetti dalla denuncia della spettacolarizzazione del liturgico, mossa sulla base di studi su teatro e spettacolo (cfr. il libro “Le forme del sacro” di L. Martinelli, ed. Cavinato). L’ultimo momento “fondativo” è toccato al prete, il quale a seguito dell’appassionato finale bombarolo dello Sgroi, ha ricordato e sottolineato che la propria collaborazione su Campari non tocca temi di religione e quindi ha parlato di sesso. Scelta bizzarra, ma coerente col blog. Ecco la tesi: il transessualismo dilaga come simbolo di ogni trasgressione, impugnato a mo’ di testa di ariete da tutti i fautori della Rivoluzione - la quasi totalità dei quali non è gay o LGBT - e intervenuto a colmare le sacche di vuoto lasciate dai cedimenti in ambito teo-filosofico e liturgico. Paolo Maria Filipazzi ha avuto invece l’onore di svolgere il suo proclama anti-europeista, mostrando in particolare l’evoluzione contraddittoria dei partiti filo-europeisti e dei loro rappresentanti di ieri e di oggi, l’assurda pretesa di scavalcare il potere patrio e l’autonomia nazionale, il rinnegamento delle radici di fede e di cultura senza le quali non ci può essere Europa. Morale della favola: onorate il padre e la madre evitate Melloni e votate Meloni. Dopo un’ora abbondante di ottimi interventi è stato il turno di Francesco Maria Filipazzi e lì, ahinoi, è finita la pace. L’editorialista princeps, reginetto delle cronache del lunedì, ha tirato le fila, non solo del senso del libro e della risposta di devozione e di regola che la Redazione ha ritenuto di proporre nelle conclusioni del testo, ma anche dei debiti proclama non proprio politically correct con cui ha ravvivato e divertito il pubblico. In breve e forzando un po’ l’intervento finale, il concetto è stato: sessantottini, mettetevi il cuore in pace; Sinodo dei giovani, fai pure a meno di perdere tempo in sondaggi vari; c’è una generazione nuova con proposte sane e capaci di durare nel tempo e noi ne siamo i portavoce. Il resto non si può scrivere. Chiaramente questa parte finale nel filmato è stata criptata. Nel frattempo è possibile che i discendenti di De Maistre ci querelino definitivamente, mentre molti giovani desidereranno invecchiare presto per non sentirsi da noi rappresentati. Saremo comprensivi con entrambi. Voialtri comprate il libro e seguiteci nelle prossime trasferte!

 

20 aprile 2016

La gioia dell'amore (e del sesso) casto


di Alessi Calò

Domenica scorsa io e mia Moglie siamo stati invitati da un amico sacerdote a portare una testimonianza (per la prima volta) riguardo la sessualità ad un corso di preparazione al matrimonio, corso che avevamo frequentato l'anno prima da fidanzati. La cosa divertente e stimolante dell'invito stava nel fatto che le coppie discenti sono tutte conviventi; per questo il don ci aveva chiesto molta carità nell'esprimerci, conoscendo in particolare la rigidità espressiva di mia Moglie su questi argomenti (al corso frequentato noi l'anno prima eravamo gli unici a praticare la castità nel fidanzamento, e quando si discuteva di queste cose volavano i coltelli).
Sabato pomeriggio quindi, mentre mia moglie preparava la torta da portare all'incontro (io le avevo chiesto di riempirla di ricino per costringere quelle coppie alla castità almeno una notte), mi sono appuntato qualche considerazione circa la bontà della continenza prematrimoniale (che io preferisco definire extramatrimoniale, un termine meno scusante), attingendo a vari opuscoli ed articoli, oltre che alle fonti magisteriali; mia Moglie aveva già diligentemente preparato il suo schemino, che presentava la nostra storia e anticipava alcune mie riflessioni di carattere più generale. Seguendo la vulgata corrente, quella della Chiesa misericordiosa in uscita ospedale da campo che accoglie ecc, ho cercato di utilizzare un linguaggio positivo e propositivo, piuttosto che elencare tutta una serie di condanne che potevano in qualche modo indisporre il pubblico (anche se sarebbe stato bello entrare dicendo "finirete tutti all'inferno maledetti concubini"), ma non per questo ho indorato la pillola. Mi ero anche segnato tutta una serie di obiezioni che sarebbero potute arrivare dal pubblico, invitato da me ad interrompere e contestare (sono per indole un costruttore di ponti, però levatoi).
Domenica quindi, dopo aver richiamato il numero 2350 del Catechismo ("i fidanzati sono chiamati a vivere la castità nella continenza. Messi così alla prova, scopriranno il reciproco rispetto, si alleneranno alla fedeltà e alla speranza di riceversi l'un l'altro da Dio") e pure l'esortazione Amoris Laetitia (non ci credete? Leggete i punti dal 205 al 211 e scoprirete cose interessanti e per certi versi sorprendenti), ho elencato brevemente i principali motivi a favore della castità tra fidanzati: il pericolo che i rapporti sessuali distolgano i fidanzati dal vero dialogo e dalla sana conoscenza reciproca durante un periodo che serve a capire se ci sono le basi per un matrimonio cristiano; l'incoerenza di un linguaggio, quello sessuale, che dice una cosa tipicamente matrimoniale ("sono tutto tuo per sempre, siamo una sola carne") e ne pensa un'altra, non vincolante ("siamo solo fidanzati, se va male liberi tutti"); l'esercizio delle virtù, in questo caso la temperanza (che aiuta la fedeltà ed il rispetto reciproco, allontanando il peccato), in ordine al bene della persona e al raggiungimento della felicità, ovviamente quella celeste.
I discenti erano abbastanza interessati, tanto che hanno anche provato a ribattere con la più classica delle scuse, quella relativa all'impossibilità di conoscersi a fondo senza i rapporti sessuali: "Ma non è meglio conoscersi totalmente convivendo? E se poi nel matrimonio scopri che non c'è compatibilità sessuale?" "Per prima cosa, il rapporto sessuale non è solo chimica o meccanica, ma fa parte del dialogo di coppia e come tale si costruisce e scopre assieme. Inoltre, l'atto sessuale è di per sé generativo e quindi potrebbe comparire un terzo, in una situazione di precarietà che non gioverebbe molto a lui, né alla madre. Infine, per allargare lo sguardo, le persone non sono dei monoliti e nel corso della vita cambiano, così come i rapporti fra le persone, quindi tutto ciò che conosci in qualche mese di convivenza (situazione da evitare perché induce in tentazione) non è indicativo. E non è neanche detto che la conoscenza totale sia positiva: forse è meglio contemplare il proprio coniuge e la bellezza del mistero che esso rappresenta per te" (come in una Santa Messa, avrei potuto continuare, ma mi è venuto in mente ora). Devo dire che il silenzio seguente alla mia risposta che mi ha gasato molto. Vi sono poi stati altri interventi, alcuni dei quali porto all'attenzione perché mi sembrano interessanti, e in qualche modo legati: l'attività sessuale come soddisfazione personale imprescindibile (senza la quale il rapporto non potrebbe continuare) e i metodi naturali come strumenti contraccettivi cristiani ("perchè il preservativo no e i periodi infecondi sì?"). Per quanto concerne il primo punto, va segnalato che nel matrimonio vi è donazione incondizionata di tutto il proprio essere al coniuge in ordine alla sua felicità, quindi la cosiddetta soddisfazione sessuale è un frutto dell'atto e non un mero obiettivo, né una condizione indispensabile; il secondo punto fa invece emergere come vi sia in campo cattolico un travisamento riguardo l'uso dei metodi naturali (leciti in quanto rispettano la natura dell'essere umano, Humanae Vitae n. 16), che andrebbero utilizzati però solo per "gravi motivi" (HV n. 10) e non come routine, dato che la finalità primaria del matrimonio è la procreazione (questione mai messa in dubbio dal Magistero e ripresa con forza da san Giovanni Paolo II, nonostante l'ambiguità di certi documenti del Concilio Vaticano II e successivi), mentre la seconda è il bene dei coniugi (l'aspetto cosiddetto unitivo).
Non so quanto siano trapelate dalle nostre parole la gioia e la bellezza dell'atto sessuale come esclusivo del matrimonio; speriamo almeno di aver proposto una visione alternativa a quella dominante, gettando dei semi che, speriamo, prima o poi fioriranno.

 

08 febbraio 2016

Sesso e rivoluzione


di Satiricus

Secondo quelli di Einaudi, “La Banda Bellini”, cronistoria autobiografica di Marco Philopat, sarebbe un “romanzo di dura e metallica epica quotidiana… Racconto orale onesto e spietato che diventa grande letteratura, storia nella storia che si fa narrazione collettiva, squarcio su una memoria irrisolta e inquieta” . Non saprei dire, anche perché non ho intenzione di leggere le nostalgie dei disillusi sessantottini, avendo già mio padre da consolare - e vi assicuro che basta. Ma un amico mi gira la citazione che segue, tratta dal “racconto reale e onesto” e la uso per farmi qualche pronostico e proposito di inizio anno.

“Mi sono accorto che è arrivato il Sessantotto perché le donne hanno incominciato - da un giorno all'altro - a darla via senza problemi - a socializzare il corpo con noi altri maschi - così come se fosse la cosa più naturale del mondo - ci hanno preso di sorpresa - non siamo preparati... Te ne resti lì inebetito davanti a tale disinibizione - ti spiazza - dopo anni aspettati ad aspettare una passera - da un giorno all'altro ne avevi da raccontare di maialate - e anche tutti gli altri ne raccontano - una dopo l'altra - un fermento - un intrigo di situazioni a cruciverba - un groviglio di gambe e parole... Ragazzi - questo è il Sessantotto - altroché spartiacque dell'immaginario - qui di immaginario c'è ben poco - si bada al sodo ve lo dico io - Sonia Barabara Renata Annarita - vi assicuro - mica sogni ma giorni della settimana! Scatenate è la parola giusta - e noi lì a far confusione sui nomi sui particolari - dire addirittura basta non se ne può più” (p. 35).

Il pronostico riguarda il ruolo che la nuova ventata di sessuazione giovanile svolgerà tra wi-fi liberi, famiglie al plurale, tolleranza unidirezionale, arcobaleni totalitari, scuole tecnicizzate e burocratizzate, dispensatrici di dubbie competenze e di scarse conoscenze. Non sono una mente fine, per cui l’unica cosa che mi riesce da pensare è che, se il Sessantotto ci ha lasciati disillusi, incompleti ed inquieti, temo che il nuovo corso peggiorerà le cose. Sognatori deboli ed emotivi eppur cinici senza speranza; accumulatori seriali di esperienze inutili eppur anime vuote incapaci di ricevere ciò che conta; inerti burattini eppur violenti esagitati: spezzati tra un guscio post-moderno di espressioni superficiali e un deserto pre-istorico di risonanze interiori. Avrà pur ragione Jeremy Neill su The Public Discourse a ritenere che la vittoria dei conservatori sia inevitabile, che torneremo a una sessualità normata, ma temo che per arrivarci dovranno esser stati prima divelti come fichi sterili i miseri protagonisti dell’era presente. Chi può attraversi la sua Porta Santa.
 

21 luglio 2015

Così la Cassazione sposa l’«inesistente» teoria del gender


di Giuliano Guzzo

Liberissimi di continuare a ritenere l’ideologia del gender un’allucinazione di pochi e magari un po’ fissati, ma ieri la Corte di Cassazione non solamente ne ha confermato l’esistenza, ma ne ha offerto una limpida e per certi versi raffinata formulazione. Con una sentenza destinata a divenire storica (prima Sez., Sent n. 15138/2015), la Corte – diversamente dai chiari pronunciamenti del Tribunale di Piacenza e della Corte d’Appello di Bologna, che avevano negato ad una persona il diritto ad ottenere la rettificazione degli atti anagrafici in assenza d’intervento chirurgico – ha infatti deciso che per ottenere il cambio di sesso all’anagrafe non è necessario l’intervento di adeguamento degli organi sessuali. Più precisamente, si è stabilito che «il desiderio di realizzare la coincidenza tra soma e psiche è, anche in mancanza dell’intervento di demolizione chirurgica, il risultato di un’elaborazione sofferta e personale della propria identità di genere». In questo modo, di fatto, si afferma l’inesistenza della natura maschile o femminile o, quanto meno, la sua subordinazione all’elaborazione «personale della propria identità di genere», che è esattamente il nucleo più originale ed estremo della teoria del gender, la quale riduce l’identità sessuale al solo dato genitale riservando tutto il resto alla percezione che ciascuno ha di sé. Sarebbe dunque ingenuo ritenere il pronunciamento della Cassazione circoscritto ad un singolo caso.

Il perché lo ribadisce con chiarezza la filosofa Michela Marzano la quale, commentando questa sentenza, scrive che la maggior «parte degli esseri umani non hanno bisogno di interrogarsi sulla propria identità di genere perché, fin dall’inizio, sono convinti di sapere se sono uomini o donne» (La Repubblica, 21.7.2015, p. 26). E’ chiaro? Non esistono più maschi e femmine, ma solo esseri umani «convinti di sapere se sono uomini o donne» e che, nell’eventualità mutassero questa loro convinzione sulla base di un’elaborazione «personale della propria identità di genere», dovrebbero essere assecondati anche in assenza d’interventi chirurgici che attestino la loro trasformazione. Ecco che allora, ben lungi dalla promessa liberazione della sessualità, la cultura occidentale ci sta traghettando verso la sua amara evaporazione, col dato sessuale oramai disgiunto non solo dall’atto coniugale e da quello generativo, ma persino dal dato corporeo: anziché verso una società di uomini e donne liberi, stiamo così andando verso una libera da uomini e donne, dove il rispetto per la differenza sta lasciando il posto alla sua negazione, al di là dell’ambito puramente percettivo. Il che, fino a ieri, poteva a buon diritto essere considerato come il terribile scenario temuto da pochi, ma ora – grazie alla Corte di Cassazione – è a tutti gli effetti uno scenario possibile. Resta solo da capire se, come cittadini, avremo la forza di avversarlo o finiremo, ancora una volta, per omaggiarlo tributandogli la corona del progresso.

http://giulianoguzzo.com/2015/07/21/cosi-la-cassazione-sposa-linesistente-teoria-del-gender/
 

03 settembre 2014

Dire di sì al sesso (coniugale)


di Katie Hartfiel
traduzione a cura di Cecilia McCamerons

Nel suo giusto contesto, Dio ama il sesso. Poteva utilizzare il cavolo o la cicogna come mezzo procreativo, ma Dio aveva altri piani. Spesso sembra che l’argomento castità possa essere riassunto in un “No!”; in realtà, l’essenza della castità è il “Sì!”. Confidando in Cristo e seguendo il Suo piano, scopriamo cosa il diavolo sta cercando di nasconderci.
 

13 giugno 2014

Fra moglie e marito non mettere il dito



di Alessio Calò

Come sempre il blog del Corriere della Sera la27esimaora (il cui sottotitolo “il tempo per sopravvivere tra casa e lavoro” viene quotidianamente disatteso con sparate su femminicidio, abortismo, gender, femminismo, ecc.) ci propone delle gustosissime chicche. L’ultima è la storia di Alessandro e Alessandra, coniugi bolognesi che hanno chiesto e ottenuto il ripristino del loro matrimonio, sciolto dall’anagrafe a causa del “cambiamento di sesso” di Alessandro, perpetrato con terapie ormonali e interventi-zaczac chirurgici.
Ora, presentata la storia strappalacrime, il solito specchietto per allodole a fini sovversivi (vedremo quali), porrei alcune questioni.
 

25 maggio 2013

"Ruleta Sexual": degli adolescenti colombiani si divertono così

di Satiricus
Il sesso. Un’esperienza che mi manca. Parliamone.
Il sesso occupa nella Bibbia posizioni non trascurabili, da quel Protovangelo di Genesi (ingiustamente) collegato alla prima violazione sessuale della storia; agli imbarazzanti fatti dei Patriarchi (le due mogli rifilate con l’inganno a Giacobbe, lo stupro di Dina, l’onta di Davide su Betsabea); risalendo fino alle accuse di incesto registrate nella lettera di san Paolo ai Corinti. Questi sono casi di azione peccaminosa (materiale o formale), in cui la questione sessuale viene letta alla luce del mistero di Dio. E in mezzo ci sono le due gemme: il poema erotico-spirituale del Cantico dei Cantici, e il dono casto nel sacrificio del Signore Gesù Eterno Sacerdote con l’invenzione del celibato religioso. 
 

17 novembre 2012

Lo scandalo dei vescovi che parlano di sesso

di Giuliano Guzzo

Siete delusi da sfumature di grigio che prima esaltano e poi, finito il libro, ti salutano? Volete pane per i vostri denti, voi assetati di esperienze che contano? Insomma, volete roba forte? Bene, allora leggetevi le 36 pagine degli Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia ad opera della Commissione Episcopale per la famiglia e per la vita. Fidatevi, non ci troverete la solita minestra ma dinamite. Roba forte, appunto. A partire dai passaggi rivolti ai giovani di oggi, agli «adolescenti, assediati da un clima generale fortemente erotizzato nella comunicazione, nella moda, nei modelli proposti, devono essere guidati ad acquisire un sano senso critico» (p.7).