Sabato
21 settembre si è svolto presso la sala convegni del Palazzo della Gran Guardia
a Verona il convegno sul tema "La teoria del gender: per l’uomo o contro
l’uomo?", organizzato dall'Associazione Famiglia Domani e dal MEVD -
Movimento Europeo Difesa Vita, e patrocinato dal comune e dalla provincia di
Verona.
Dopo
i saluti del sindaco Flavio Tosi e del presidente della provincia di Verona
Giovanni Miozzi, il prof. Roberto de Mattei, docente di Storia della Chiesa
all’Università Europea di Roma, ha dato il via al convegno parlando
de "I cattolici davanti alla teoria del gender". Partendo
dai concetti di natura e persona, cardini della filosofia classica e strumenti per l’approfondimento teologico della Rivelazione, il
prof. De Mattei ha argomentato che la teoria del gender nega il concetto di
corpo sessualmente determinato, contrapponendosi così alla dottrina cristiana,
oltre che alla filosofia classica e al senso comune. La teoria del gender trova
la sua radice nella filosofia moderna, la quale teorizza la possibilità da parte
dell’uomo di decostruire e ricostruire la (propria) natura a piacimento: l’uomo
si ribella così all'ordine delle cose, e la sua volontà di potenza si sostituisce
alla contemplazione della realtà, passando dal riconoscimento del dato ontologico
alla sua manipolazione, secondo il non-criterio della "libertà
negativa", vale a dire il puro autodeterminarsi del volere. Il professore
ha chiuso l’intervento ricordando l’impossibilità per i cattolici di conciliare
la teoria del gender con la dottrina cristiana, invitandoli a testimoniare la
fede e a difendere la legge naturale, i cui caposaldi sono la vita, la famiglia
e l’educazione.
La
seconda relazione è stata presentata dal prof. Mario Palmaro, docente di
Filosofia del Diritto presso l’Università Europea di Roma, che ha analizzato
"la teoria del gender tra diritto naturale e diritto positivo". Il
prof. Palmaro, ricordando che la natura umana va oltre il dato biologico,
ha ribadito che è il fine dell’esistenza che definisce la natura, e da questo
si possono distinguere le azioni secondo natura da quelle contro natura: la
natura biologica aiuta a conoscere la struttura ontologica dell’uomo, non
confligge con essa ma la vincola. La legge naturale, di cui si possono trovare rilevanti tracce anche nella filosofia e arti pagane (basti pensare all’Antigone
di Sofocle), è una legge non scritta da mani umane, che presenta tre
caratteristiche precise (immutabilità, universalità e conoscibilità) e dalla
quale deriva la giustizia: una volta che si perde la bussola del diritto
naturale e la giustizia viene intesa solo come conformità ad una norma, non si
ha più un criterio di giudizio assoluto e le camere a gas sono dietro l’angolo
(tra l’altro, proprio in questo momento del convegno si è sentito il grido
“Nazisti!” pronunciato da un tollerante e immacolato attivista gay entrato nel loggiato). Commentando il caso del
ddl contro l’omofobia, il prof. Palmaro ha ricordato che il cattolico è
vincolato all’ordinamento della comunità in cui vive, a meno che la legge non
sia ingiusta: da quel momento quella legge non è più legge. Il comportamento che un cattolico dovrebbe tenere sono dunque: utilizzare un linguaggio adeguato (evitando il
nominalismo giuridico), dibattere razionalmente difendendo la verità (come si è fatto al convegno), evitare
la strategia del male minore (come si è fatto ammorbidendo il ddl
sull’omofobia) e non cooperare al male (firmando ad esempio i referendum dei
radicali).
Alla
relazione del prof. Palmaro è seguito l’intervento del Vescovo di Verona, mons.
Zenti, che, partendo dall’etimologia della parola sposo/sposa, ha riaffermato
il carattere complementare che costituisce il matrimonio, oltre a ribadire gli
insegnamenti della Chiesa sull'omosessualità (ovvero di misericordia verso la persona che porta tale croce, e di intolleranza verso il peccato). Il Vescovo ha
criticato l’atteggiamento individualista e soggettivista di quest’occidente
insoddisfatto, che presenta una profonda crisi della ragione (ma non della
fede!), da cui si esce recuperando la metafisica, la filosofia e la teologia, in
modo da poter dialogare razionalmente col mondo. Il Vescovo ha introdotto un
interessante neologismo, parlando di antropologia OGM (che si rivelerà presto
un boomerang: la natura violentata prima o poi si ribella), e ha chiuso il suo intervento invitando i
cattolici a contrastare le varie lobby che cercano di invertire l’ordine delle
cose.
L’ultima
relazione della mattinata è stata affidata alla dott.ssa Chiara Atzori, medico
di malattie infettive presso l’ospedale Luigi Sacco di Milano, che ha
presentato un intervento su "Genere o gender? Una lettura
scientifica", in cui, oltre a mostrare la natura artificiale e artificiosa
della teoria del gender da un punto di vista scientifico (biologico, psichico,
linguistico e culturale), ribadendo la sostanzialità ontologica del dimorfismo
sessuale, ha affrontato il tema della normalizzazione della cultura di gender
(introduzione di libri per bambini, sovraesposizione mediatica, letteratura e
uso distorto della scienza). La vera violenza non è quindi quella dell’"omofobo", termine che
non significa niente, ma è di coloro che vogliono piegare la natura ai propri
interessi.
La
sessione pomeridiana è stata aperta dalla prof.ssa Dina Nerozzi, docente di
PsicoNeuroEndocrinologia all’Università di Tor Vergata di Roma, che, nel corso
del suo intervento, intitolato “La rivoluzione di genere: inizio e decorso”, ha
cercato di dimostrare (fonti alla mano) come l’ONU negli ultimi anni si sia
impegnata a diffondere l’ideologia gender, tassello finale di un progetto di
governo globale illuminato che ha l’obiettivo di cambiare lo spirito umano
combattendo natura e religione.
Il
prof. Luca Galantini, docente di Storia del Diritto Moderno presso l’Università
Europea di Roma, ha trattato il tema “I nuovi diritti umani secondo l’ONU:
un’aggressione alla società naturale”, sottolineando il disallineamento che
negli ultimi secoli hanno avuto diritto naturale e diritto positivo, anche e
soprattutto a livello internazionale, dove alcune organizzazioni
pseudoscientifiche e pseudodemocratiche impongono leggi di tutti i tipi a stati “sovrani”,
devastando l’autonomia delle legislazioni dello stato e il
principio di sussidiarietà (che tra l’altro è un principio fondamentale della dottrina sociale della Chiesa).
Inoltre, il prof. Galantini ha confermato come il ddl sull’omofobia presenti
dei rilievi di incostituzionalità da un punto di vista dell’uguaglianza e delle
libertà di pensiero e di religione, oltre a cozzare contro il diritto di
famiglia.
Il
convegno si è chiuso con l’intervento del prof. Matteo D’Amico, docente di
filosofia, che, con una relazione su “Ideologia del gender e omosessualismo:
verso un nuovo totalitarismo?”, ha mostrato come la battaglia coinvolga non
solo il cristianesimo e le altre credenze, ma anche la legge naturale e quindi
la ragione; si tratta di una battaglia dal sapore antico, le cui premesse più
recenti partono dalla rivoluzione sessuocentrica sessantottina, in cui la fecondità viene
slegata dall’atto sessuale, e il piacere diventa un diritto. La castità perde invece quell'importanza che aveva, soprattutto per la vita spirituale, modalità di vivere che manca alla contemporaneità. A tal
proposito, D’Amico ha sostenuto come tutte le civiltà siano sorte dal sacrifico
e dal dovere, non dal diritto, che invece caratterizza la società anticristica
contemporanea. Il prof. ha espresso infine una critica serrata
al matrimonio omosessuale, che va combattuto in quanto protegge una situazione
contro natura e sacrilega, simbolo della divinizzazione dell’uomo, ideologia di
stampo moderno che cerca di trascendere i limiti dell’umano: citando Voegelin, D’Amico ha sostenuto che la divinizzazione del
mondo porta alla divinizzazione dei diritti umani, ad una religione dei diritti
umani, con i propri dogmi, sacerdoti ed eretici da annientare.

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