di Alessio Calò
Come sempre il blog del Corriere
della Sera la27esimaora (il cui sottotitolo “il tempo per sopravvivere tra
casa e lavoro” viene quotidianamente disatteso con sparate su femminicidio, abortismo, gender, femminismo, ecc.) ci propone delle gustosissime chicche.
L’ultima è la storia di Alessandro e Alessandra, coniugi bolognesi che hanno
chiesto e ottenuto il ripristino del loro matrimonio, sciolto dall’anagrafe a
causa del “cambiamento di sesso” di Alessandro, perpetrato con terapie ormonali
e interventi-zaczac chirurgici.
Ora, presentata la storia
strappalacrime, il solito specchietto per allodole a fini sovversivi (vedremo quali), porrei alcune questioni.
Intanto, un ringraziamento ed un incoraggiamento
alla moglie Alessandra-femmina-da-sempre-e-per-sempre: essendo una credente-che-si-è-sposata-in-chiesa,
il fatto che abbia rispettato la promessa di essere fedele “nella gioia e
nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti per tutti i
giorni della mia vita” ne fa di questi tempi un raro esempio di mogliettina,
nonostante quello che è successo (a onor del vero, non è bene incensare una persona per aver adempiuto ai suoi doveri minimi, ma tant’è). Che tra l’altro
è corrisposta: «è ovvio che alcune cose sono cambiate: è innegabile — concede
AlessandrO (ndr) —. Ma lei è sempre la persona che ho sposato: l’importante è
avere un pensiero comune, ideali comuni. Quello che conta è la condivisione di
vita. Sono vent’anni che ci conosciamo, abbiamo sempre fatto tutto insieme.
Anche di fronte a una prova così fuori dall’ordinario: Abbiamo cercato di
capire e vedere oltre. Ci siamo riuscite grazie a un legame d’amore fortissimo.»
Pare quindi che vi sia in linea di massima anche una buona concezione antropologica di matrimonio.
A proposito di matrimonio, mi chiedo
se possa valere ancora tale dicitura. Direi di sì, nonostante la finalità unitiva
e procreativa iniziale sia compromessa, a causa degli interventi chirurgici, ma non per un cambiamento sessuale - e quindi ontologico - di Alessandro (essendo questo cambiamento un flatus voci, come vedremo sotto), ma
piuttosto per una sua (voluta) “menomazione”.
Il problema come detto è anche scientifico, in particolar modo medico,
e riguarda la variazione di sesso, la sopraccitata "menomazione". Per approfondire, vi linko
questo articolo,
abbastanza complesso, il quale spiega che la biologia (che, fra le varie cose, determina anche il sesso,
maschio o femmina), non è cultura (questa sarebbe piuttosto la base delle teorie pseudo-filosofiche
e pseudo-scientifiche del gender) e non si cambia facilmente, né senza pagare
un prezzo elevato: il sesso biologico, che non è una scelta, è così
profondamente inscritto nella natura umana che niente e nessuno può cambiarlo. A me sembra che i più indifesi, in questo caso le persone affette da disforia di genere, diventino come sempre (doppiamente) vittime, in quanto disagiate e mal curate. E ricordiamoci sempre che la natura non perdona (non solo per il global warming).
La questione diventa inoltre
giuridica, visto l’andazzo giuspositivista contemporaneo: come aveva già notato Marco Mancini in un suo rabbioso articolo, spesso la
Consulta, che vuole così bene al Paese da far molto più
di quel che Le viene richiesto (i.e. oltrepassando i limiti stabiliti dalla
Costituzione-chiu-bbella-doo-mondo, ma questo non se lo ricorda mai nessuno), ha sentenziato che "chi cambia sesso - e tale
decisione provoca lo scioglimento del suo matrimonio - deve poter mantenere,
nel caso in cui entrambi i coniugi lo richiedano, un rapporto di coppia
giuridicamente regolato con un'altra forma di convivenza registrata, che tuteli
adeguatamente i diritti ed obblighi della coppia medesima, con le modalità da
statuirsi dal legislatore". Quindi, doppio fallo della Consulta: il matrimonio in realtà non
è sciolto (in questo caso perché il cambio di sesso non c’è; e perché per sua natura
il matrimonio non si scioglie), e – come spesso accade – la Corte furbetta subdolamente spinge il Parlamento “con la massima
sollecitudine” a colmare le lacune dell'attuale ordinamento giuridico a
proposito di taluni dirittttttti, sui quali si è già espresso Giuliano Guzzo in un suo ottimo intervento.
Infine, c’è la questione filosofica
sottostante, che riguarda la teoria del gender, un costrutto ideologico pseudo-filosofico
e pseudo-scientifico ben descritto in due agili opuscoli accessibili sul sito della Manif pour tous Italia: il
primo
di livello introduttivo, il secondo
più a carattere storico-filosofico. Brevemente, questa teoria afferma che esisterebbe una
differenza tra il sesso biologico (genetico, anatomico, gonadico, ormonale...) e il sesso psicologico e sociale (ruolo di genere), la quale comporterebbe
dei disturbi dell’identità di genere (che ovviamente solo alcuni medici-stregoni sarebbero in grado di curare).
Per
chiudere vorrei solo dire che questo apparentemente insignificante episodio può
essere preso come piccola summa di tutte le stranezze che stanno
succedendo in Italia (e non solo): teoria del gender dilagante, devastazione
del diritto naturale, democrazia giudiziaria, pseudo-scienza a profusione. Ma
soprattutto, fine della ragione umana.
Riprendendo
Goya, il sueño (che andrebbe tradotto come sonno e sogno) della ragione genera
mostri.

Il mio povero nonno, defunto 10 anni fa, di fronte ad una simile notizia avrebbe scosso la testa e borbottato: " ghe se vurèva el pòr Benito", ci voleva il povero Benito. Da canto mio, penso che Benito ormai sarebbe troppo poco...
RispondiEliminaPaolo Maria Filipazzi
non lo metto in dubbio.
Eliminail ricambio generazionale serve (anche) a questo
La penso esattamente come Filipazzi e suo nonno. E non credo di essere il solo.
RispondiEliminaNo, non sei il solo. Siamo la maggioranza. Occorre indire Referendum sui valori non negoziabili per il bene dei nostri figli!
EliminaQuesta e` la povera gente rovinata dalla psicoanalisi, obnubilata dalla tv, ricettacolo di ogni tipo
RispondiEliminadi cultura/spazzatura alternativa,
con un substrato valoriale miserrimo , ma ricco humus per ogni amenita`!
Ma se ormai tra moglie e marito non c'è nemmeno più il... "dito"!!!
RispondiEliminaFrancesco S.