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22 novembre 2020

Parametri UE e Legge Zan. Pensiero orrendo


La vicenda legata a Polonia e Ungheria, che rischiano di non ricevere il Recovery Fund dell'Unione Europea perché violerebbero le linee guida comunitarie, in tema di stato di diritto, ha fatto accendere una lampadina nel nostro cervello.

Ci siamo chiesti infatti, negli ultimi mesi, la motivazione che spingeva ad approvare in fretta e furia la Legge Zan, un provvedimento estremamente repressivo contro chiunque osi contraddire il pensiero dei mass media sull'omosessualità. In piena emergenza sanitaria, con l'economia in crisi epocale, era necessaria una legge di questo tipo? Davvero in Italia ci sarebbe un'emergenza omofobia? 

In Italia non c'è alcuna emergenza omofobia. Ad essere in emergenza sono le finanze pubbliche. Non è che, pensiero orrendo, il legislatore italiano ha semplicemente dovuto allinearsi in fretta e furia ai dettami dell'Unione, per non rimanere tagliato fuori? 

 

21 febbraio 2019

Delicta Graviora. Una chiamata al pentimento

di Phil Lawler (16 Feb 2019)
da catholicculture.org
(ringraziamo per la traduzione l'Amico LV e Messainlatino.it)

Il National Catholic Register Report sulla riduzione allo stato laicale di McCarrick di Edward Pentin, è eccellente: completo, bilanciato e accurato. Suggerisco fortemente di leggere l'intero pezzo.
Lo avete fatto ? Bene. Ora permettetemi di richiedere la vostra attenzione soprattutto su pochi importanti passaggi che potreste aver trascurato:

In una lettera aperta rilasciata lo scorso mese, l'Arcivescovo Viganò ha chiesto a McCarrick di
pentirsi pubblicamente in modo da “portare una significativa misura terapeutica a una Chiesa gravemente ferita e sofferente.”
Certamente McCarrick deve pentirsi dato che è stato colpevole di tanti gravi peccati. I peccatori devono pentirsi: non esiste un insegnamento più fondamentale per la Cristianità.

Ma quale altro importante leader della Chiesa, a parte l'Arcivescovo Viganò, ha chiesto che McCarrick si penta pubblicamente ?
Perchè noi sentiamo così tanto dai nostri prelati di regole e politiche, di un “impegno per la salvaguardia” e un “processo di guarigione” e così poco di peccato e pentimento ?

Alcuni Cattolici coraggiosi lamentano che i mass media hanno esagerato la gravità dei problemi di abusi sessuali entro il clero cattolico, sorvolando simili storie di abusi da parte di insegnanti della scuola pubblica, allenatori e ora da parte Battisti del Sud.

E senz'altro vero che la copertura mediatica degli abusi da parte dei chierici è stata sproporzionata, ma i Cattolici devoti devono capire la ragione per il continuo Focus sulla nostra Chiesa.

I preti cattolici non sono come gli altri uomini: la loro ordinazione li pone a parte.
Noi Cattolici sappiamo – e i giornalisti dei mass media intuiscono – che lo scandalo degli abusi entro la Chiesa comporta la contaminazione del Sacro.

Per cui la corretta risposta non è una nuova serie di procedure burocratiche, ma una richiesta di pentimento e riforma.
Il meeting è dovuto per la pubblica rabbia per il caso McCarrick,...

Qui Pentin si riferisce al “summit” di Roma della prossima settimana [oggi ndr], a cui i presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo discuteranno di come rispondere nella maniera giusta alla crisi degli abusi sessuali.
Sono dell'opinione che difficilmente il meeting produrrà significative riforme.

Ma se Pentin ha ragione - e io credo di si – questo meeting potrebbe anche non tenersi, causando uno enorme scandalo nel laicato cattolico.
Infatti l'azione disciplinare contro McCarrick sarebbe stata evitata se il Vaticano non avesse percepito che un simile comportamento avrebbe causato l'indignazione dei Cattolici fedeli. Come posso esserne sicuro? Semplicemente perchè il Vaticano era consapevole del perverso comportamento di McCarrick sin dai primi anni del 2000 e il processo disciplinare canonico è stato aperto solo dopo che lo scandalo è finito sulle prime pagine dei giornali.

Anche prima della sua richiesta di pentimento pubblico per McCarrick, l'Arcivescovo Viganò denunciava che Papa Francesco proteggeva e addirittura promuoveva i prelati ora in disgrazia.

Pentin ci ricorda:
Il Santo Padre non ha risposto alle accuse, e il Vaticano deve ancora rilasciare i risultati dell'investigazione nei propri archivi promessa per il caso McCarrick.
Con ogni probabilità il Vaticano non rilascerà mai un report completo sullo scandalo McCarrick, a meno di non esservi costretto da una continua protesta pubblica.

Tristemente, esistono ampie evidenze che Papa Francesco continuerà a proteggere i suoi amici ed alleati nella Gerarchia, denunciando i critici come Farisei.

Il prestigioso nuovo incarico dato al Cardinale Kevin Farrell, un protetto di McCarrick – annunciato il giorno dopo in cui fu negato l'appello canonico di McCarrick – è particolarmente significativo.

Se rabbiose proteste dal laicato forzarono finalmente il Vaticano ad agire sul caso McCarrick, forse – solo forse – un continuo sentito coro di indignazione costringerà il Vaticano ad adottare ulteriori azioni per eliminare la ancor più diffusa corruzione messa in luce da questo scandalo.

Teniamolo a mente se questo “summit” della settimana non produrrà sostanziali risultati.
Noi, laici leali, abbiamo un ruolo da giocare nella riforma della nostra Chiesa.

Se i nostri vescovi hanno mancato ai loro obblighi di guida e di governo, noi abbiamo come nostro preciso dovere di rimproverarli.
Si, sto parlando di una chiamata al pentimento.


 

20 febbraio 2019

Non è pedofilia ma pederastia. Appelli ai vescovi.

Domani andrà in scena l'incontro fra il Papa e i presidenti delle conferenze episcopali per parlare del problema della pedofilia. Mac Carrick è ormai spretato, ma non può certo essere il capro espiatorio di una situazione ormai prossima al crollo. La Chiesa va mondata dalla piaga degli abusi sessuali, ma se al vertice che si terrà fra pochi giorni non prenderanno che il problema di cui si parla in larga parte non è pedofilia, ma pederastia, cioè l'omosessualità di adulti su giovani e adolescenti, i vescovi possono starsene pure a casa. 

Manifestazione a Roma

Oggi a Roma c'è stata una manifestazione silenziosa per chiedere ai vescovi di non tacere. Per info Corrispondenza Romana.
Riportiamo un estratto:
Il vertice dei presidenti delle Conferenze episcopali, che si apre il 21 febbraio alla presenza del Santo Padre, è un’occasione storica per affrontare non solo il tema degli abusi sessuali sui minori, ma il tema della corruzione morale, che comprende ogni violazione della legge divina e naturale, a cominciare dalla terribile piaga dell’omosessualità.
Il nostro è un appello ai Vescovi silenziosi perché qualcuno tra loro, abbia il coraggio di rompere il silenzio. Ci sarà qualche Pastore che oserà dire la verità al Santo Padre? La Chiesa non teme la Verità, perché la Chiesa annuncia al mondo la Verità del Suo Capo e Fondatore, Gesù Cristo. E’ soprattutto a Lui che ci rivolgiamo con questo atto simbolico, affinché in questi tempi calamitosi, venga in soccorso della nostra debolezza e con una sola Parola, salvi la Sua Chiesa.

Appello ai vescovi dei cardinali Burke e Brandmuller

Testo:
Lettera aperta ai presidenti delle Conferenze episcopali

Cari confratelli, presidenti delle Conferenze episcopali, ci rivolgiamo a Voi con profonda afflizione!
Il mondo cattolico è disorientato e si pone una domanda angosciante: dove sta andando la Chiesa?
Di fronte alla deriva in atto, sembra che il problema si riduca a quello degli abusi dei minori, un orribile crimine, specialmente quando perpetrato da un sacerdote, che però è solo parte di una crisi ben più vasta. La piaga dell’agenda omosessuale è diffusa all’interno della Chiesa, promossa da reti organizzate e protetta da un clima di complicità e omertà. Le radici di questo fenomeno evidentemente stanno in quell’atmosfera di materialismo, di relativismo e di edonismo, in cui l’esistenza di una legge morale assoluta, cioè senza eccezioni, è messa apertamente in discussione.

Si accusa il clericalismo per gli abusi sessuali, ma la prima e principale responsabilità del clero non sta nell’abuso di potere, ma nell’essersi allontanato dalla verità del Vangelo. La negazione, anche pubblica, nelle parole e nei fatti, della legge divina e naturale, sta alla radice del male che corrompe certi ambienti della Chiesa.
Di fronte a questa situazione, cardinali e vescovi tacciono. Tacerete anche Voi in occasione della riunione convocata in Vaticano il prossimo 21 febbraio?

Siamo tra coloro che nel 2016 interpellarono il Santo Padre sui dubia che dividevano la Chiesa dopo le conclusioni del Sinodo sulla famiglia. Oggi quei dubia non solo non hanno avuto risposta, ma sono parte di una più generale crisi della fede. Perciò, Vi incoraggiamo ad alzare la voce per salvaguardare e proclamare l’integrità della dottrina della Chiesa.
Preghiamo lo Spirito Santo perché assista la Chiesa e illumini i pastori che la guidano. Un atto risolutore ora è urgente e necessario. Confidiamo nel Signore che ha promesso: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

Walter Card. Brandmüller
Raymond Leo Card. Burke

Costanza Miriano: Serve un vertice di Verità

Alcuni estratti, post intero qui.
Una cosa grossa però è successa, secondo me, già ieri, nella Sala Stampa della Santa Sede. E non una cosa bella. Un Cardinale della Chiesa cattolica ha usato un termine della propaganda lgbt, e lo ha fatto affermando una cosa che non è vera, secondo il Catechismo. Cupich, cardinale di Chicago, rispondendo alla domanda di Diane Montagna ha detto che l’omosessualità non è tra le cause degli abusi, e a supporto ha portato uno studio di una Commissione Australiana (c’è uno studio a supporto praticamente di qualsiasi tesi), Ha detto che è tutta una questione di “opportunità, occasioni, mancanza di formazione” (occasioni!!!): ma è evidente che non è così, che dalle occasioni nascono situazioni di abuso solo se c’è un problema precedente. 
[...]
Prima di tutto non si può negare che gli abusi di cui stiamo parlando abbiano anche una relazione con l’omosessualità: l’87% delle vittime sono maschi.. Fino a che non si mette a tema questa cosa, dubito che si possa trovare una soluzione, visto che il primo passo per risolvere un problema è sempre riconoscerlo, guardare i dati della realtà. 
[...]
Se la Chiesa non mette a tema questo problema – sì, è un problema, non è una cosa indifferente – se si fa intimorire dalla mentalità del mondo, se si fa condizionare dai padre Martin (molti, moltissimi) che usano in modo ambiguo il tema dei ponti e dell’accoglienza, se non rivela il lato oscuro dell’arcobaleno, se non grida dai tetti che quelli che ci raccontano di una sessualità gaia, gioiosa, naturale, omettono di parlare della loro profonda sofferenza (Mario Mieli docet), non solo non risolverà il problema degli abusi, ma smetterà di essere madre di queste persone che hanno bisogno di verità nell’accoglienza. 
[...]
Siate virili, vescovi e cardinali, fregatevene di quanto berceranno contro di voi i giornali, dite la Verità, non abbiate paura: credete di conquistare consenso, invece le lobby gay vogliono solo che voi diciate che l’omosessualità è una variante normale della sessualità umana, non sono davvero interessate a Cristo, alla Verità, a voi. Non lasciatevi usare e non permettete che usino la Chiesa, che voi servite e che non vi appartiene. 


 

07 settembre 2017

Il cardinale Carlo Caffarra, una Vita per la Famiglia


di Alfredo Incollingo

Il 6 settembre è morto il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo emerito di Bologna, all'età di 79 anni. La Chiesa Cattolica purtroppo ha perso un'altra personalità carismatica. Come Biffi, Caffarra difese fino alla fine dei suoi giorni l'ortodossia cattolica, la famiglia e la vita contro la cultura della morte imperante in questi anni. Nonostante non si fosse mai arreso, aveva tuttavia compreso l'ineluttabilità della decadenza umana e morale, come affermò sulle pagine de Il Giornale (28 giugno 2017), commentando il caso di Charlie Gard: “Siamo arrivati al capolinea della cultura della morte. Sono le istituzioni pubbliche, i tribunali, a decidere se un bambino ha o non ha il diritto di vivere. Anche contro la volontà dei genitori. Abbiamo toccato il fondo delle barbarie.” Negli ultimi anni si era apertamente opposto alle spinte aperturiste del cattolicesimo moderno, certo che il tema della famiglia costituiva il Cavallo di Troia del modernismo religioso.

Una vita per la famiglia

Caffarra si impegnò dentro e fuori la Chiesa Cattolica nel difendere la famiglia e il matrimonio. La sua lucidità intellettuale e la sua profonda conoscenza della bioetica lo aiutò a comprendere i pericoli antropologici e morali che incombevano sulla famiglia. La sua decadenza, secondo Caffarra, ebbe origine dal venir meno dell'Amore cristiano: “È avvenuto come uno scippo. Una delle parole chiavi della proposta cristiana, appunto ‘amore’, è stata presa dalla cultura moderna ed è diventata un termine vuoto, una specie di recipiente dove ciascuno vi mette ciò che sente. Così la verità dell’amore è oggi difficilmente condivisibile.” Come presidente del Pontificio Istituto per gli Studi su Matrimonio e Famiglia, un ruolo che ricoprì dal 1981 al 1995 per volere di papa Giovanni Paolo II, denunciò le trasformazioni perniciose della società moderna che stavano dissolvendo le naturali relazioni familiari. Si scagliò con dure parole contro i disegni di legge per le unioni civili e per i matrimoni gay. In un'intervista su Tempi del 19 giugno 2015 affermò: “L’Europa sta morendo. E forse non ha neanche più voglia di vivere. Poiché non c’è stata civiltà che sia sopravvissuta alla nobilitazione dell’omosessualità. Non dico all’esercizio dell’omosessualità. Dico: alla nobilitazione della omosessualità.” Queste parole di fuoco furono espresse dopo che il Parlamento Europeo approvò un rapporto sull'uguaglianza di genere e sulle famiglie gay, ravvisandovi la fine dell'Europa e dell'Occidente.

Contro l'aborto, per la vita

Le sue prediche e i suoi studi non si focalizzarono solo sulla famiglia e sul matrimonio. Caffarra si occupò di bioetica, preoccupandosi soprattutto di ingegneria genetica. Sull'aborto fu sempre inflessibile nel condannarlo e non ebbe riluttanza nel dire che “è un vero e proprio omicidio, poiché è l’uccisione deliberata e diretta di un essere umano.”

Il cardinale che "sfidò" papa Francesco

Negli ultimi tempi Caffarra aveva espresso numerosi dubbi sulle prese di posizioni di Papa Francesco su matrimonio e famiglia nell'esortazione apostolica Amoris Laetitia. Il porporato bolognese, insieme ad altri tre firmatari (Brandmüller, Burke e Meisner), inviò una lettera di chiarimento al pontefice sul contestato capitolo otto del documento, riguardante l'accoglienza e il discernimento familiare. Nei famosi Dubia si manifestavano le sue preoccupazioni sulla comunione ai risposati divorziati e in generale sulla concezione cristiana della famiglia di papa Bergoglio. Caffarra, su Il Foglio del 15 gennaio 2017, dichiarava: “Credo che vadano chiarite diverse cose. La lettera, e i dubia allegati, è stata lungamente riflettuta, per mesi, e lungamente discussa tra di noi. Per quanto mi riguarda, è stata anche lungamente pregata davanti al Santissimo Sacramento”. Nello stesso articolo il cardinale replicava a chi lo definiva un nemico del papato: “Esiste per noi cardinali il dovere grave di consigliare il Papa nel governo della Chiesa. E’ un dovere, e i doveri obbligano. Di carattere più contingente, invece, vi è il fatto – che solo un cieco può negare – che nella Chiesa esiste una grande confusione, incertezza, insicurezza causate da alcuni paragrafi di Amoris laetitia. In questi mesi sta accadendo che sulle stesse questioni fondamentali riguardanti l’economia sacramentale (matrimonio, confessione ed eucaristia) e la vita cristiana, alcuni vescovi hanno detto A, altri hanno detto il contrario di A. Con l’intenzione di interpretare bene gli stessi testi.”

Risuonano ancora le sue parole d'amore per la Chiesa Cattolico e quelle d'orgoglio per essere un cristiano cattolico: “Io sono nato papista sono vissuto da papista e voglio morire da papista!” Sbaglia chi lo ha definito un avversario del papato, tanto meno di Bergoglio, ed è in errore chi lo etichettò come un tradizionalista. Caffarra fu un umile servitore di Cristo e, in quanto tale, ha difeso i Suoi insegnamenti dai lupi che insidiano il gregge cristiano.

http://www.barbadillo.it/68812-chiesa-addio-al-cardinal-caffarra-sfido-la-cultura-della-morte/

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19 luglio 2016

La velocità del Nulla


di Giuliano Guzzo

Il teorema che voleva Mohamed Lahouaiej Bouhlel, il trentunette responsabile della strage di Nizza della settimana scorsa, in preda alla follia, si sta letteralmente sciogliendo come neve al sole. Non perché al volante di quel camion bianco, la sera del 14 luglio scorso, non vi fosse il divorziato e depresso di cui si era parlato con tanta enfasi all’inizio, ma perché quella era soltanto una parte della verità, e probabilmente la più comoda; l’altra – quella che sta emergendo nelle ultime ore – sta restituendo agli investigatori l’inquietante profilo di un uomo che, nel giro di pochissime settimane, è passato da una «vita sessuale senza freni», fatta di locali latinoamericani, siti per incontri bisessuali ed eccessi, all’ultraviolenza jihadista. Suffragano questa sconvolgente pista diversi elementi fra cui le più recenti ricerche sul web dell’assalitore, all’insegna di «decapitazioni», «terribile incidente mortale», «cadaveri dell’Isis» e «nashid», i canti religiosi usati nella propaganda jihahdista, e la testimonianza di un suo zio, secondo cui si sarebbe lasciato indottrinare in appena due settimane. Ora, questi riscontri sono troppo lampanti e contraddittori per non sollevare interrogativi: com’è possibile? Che cosa è successo? Quale delirio può aver spinto il giovane franco-tunisino a trasformarsi, con spiazzante rapidità, da individuo licenzioso ad Angelo della Morte? Il peso di queste domande porterà molti ad evitarle o addirittura a ripiegare ancora sull’ipotesi – adesso assai traballante – dello squilibrato. Del resto, è comprensibile.

Infatti, è impossibile guardare alla radicalizzazione lampo di Mohamed Lahouaiej Bouhlel senza dover amaramente ammettere che, in verità, non c’è stato detto che nel momento in cui il futuro attentatore si immergeva in un’esistenza senza regole stava già respirando quel vuoto di umanità che lo avrebbe spinto, dopo un po’, a perderla del tutto. Attenzione: dire questo non significa, banalizzando, asserire che chiunque conduca una vita «senza freni» sia un futuro terrorista né s’intende associare il diffondersi del terrorismo islamico – che non nasce certo in Europa – alle nostre viscere culturali. La biografia dell’autore della strage di Nizza sottolinea altro, vale a dire la consustanzialità fra nichilismo e terrorismo cosa che, prima di altri, aveva notato con acume il filosofo André Glucksmann (1937–2015): «Credo sia questa la filosofia del terrorismo: il nichilismo. Che cos’ è il nichilismo? Sintetizzando al massimo, si può dire che con il nichilismo tutto è permesso. Abbiamo il diritto, ci prendiamo il diritto di uccidere dei civili, di uccidere dei bambini, di uccidere dei passanti, di uccidere chiunque. Tutto è permesso. È questo il motto, il leitmotiv del nichilismo. Questo ci insegna molto. Dire che l’essenza del terrorismo è il nichilismo significa che non si può ricondurre il terrorismo a un fanatismo religioso. Equivale a dire che è qualcosa che va al di là, che travalica una guerra di religione» (Corriere della Sera, 15.12.2004, p.35).

Ciò che invece, da sociologo, avevo evidenziato io alcuni mesi fa, era il sorprendente legame tra il fenomeno della secolarizzazione e la crescente simpatia, in alcuni giovani, verso il terrorismo di matrice islamista. Un legame, anche qui, non causale ma netto e che conferma su scala europea l’intuizione di Glucksmann. Ricordo che le mie osservazioni indispettirono molti, i quali mi accusarono di semplificare. Se la vedano loro, allora, con la storia dello stragista di Nizza e provino – se vi riescono – a spiegare, tralasciando l’ipotesi della consustanzialità fra nichilismo e terrorismo, la velocità con cui il Nulla ha inghiottito quell’uomo, facendone uno jihadista estremo. Credo che, dopo un po’, anche costoro ammetteranno – senza che questo, sia chiaro, scagioni il mondo islamico dalle sue responsabilità, specie in termini di omertà, rispetto al terrorismo islamista –  quello che si sta delineando con chiarezza, e cioè che Mohamed Lahouaiej Bouhlel si è convertito così presto alla causa jihadista non nonostante la “scarsa religiosità” di cui si raccontava subito dopo all’attentato, ma proprio grazie a questa. Senza che se ne rendesse conto, infatti, nel momento in cui il giovane liberava in solitudine la sua esistenza da ogni principio stava facendo spazio ai demoni che, di lì a poco, si sarebbero presi quel che restava della sua vita e quella di tanti innocenti. E’ una verità amara, me ne rendo conto, ma è tempo di fare a meno delle bugie. Anche delle più rassicuranti.

https://giulianoguzzo.com/2016/07/19/la-velocita-del-nulla/

 

03 giugno 2016

Il principe dei martiri africani: San Carlo Lwanga


di Alfredo Incollingo

L'Africa è un continente cattolico. Potrebbe sembrare la classica affermazione eurocentrica o l'esplicita esaltazione del passato coloniale. Non si tratta di rivangare un trascorso non molto lontano, ma è edificante ricordare l'impegno della Chiesa Cattolica nel ridare speranza a quelle Nazioni e nel lenire le loro sofferenze.
Spesso si accusa la Chiesa di non far nulla per aiutare politicamente ed economicamente il continente africano; la si biasima di far troppo poco o di essere addirittura connivente con  i regimi dittatoriali del continente. Gli accusatori sono gli stessi che fanno affari d'oro con i tiranni locali o che giustificano lo sfruttamento assassino in virtù di un umanitarismo spicciolo.
Chi sono i veri responsabili di questo scempio? Deve la Chiesa addossarsi le responsabilità altrui? La Chiesa da decenni è attiva nel continente che più di tutti è fedele alla tradizione cattolica. Le centinaia di migliaia di missionari hanno fondato scuole, ospedali e i tanti servizi che oggi alleviano il disagio africano. Come non ricordare l'impegno di San Daniele Comboni e dei suoi missionari nel proteggere le popolazioni indigene dagli schiavisti?
E' probabile che l'occidente scarichi su altri le proprie mancanze, sulla Chiesa, l'unica che seriamente ha “fatto” qualcosa per il continente africano.
I martiri che hanno perso la vita in odio della propria fede sono migliaia, ancora oggi,  e nel loro sangue sono cresciuti i milioni di cattolici che in questi tempi di confusione ci ammoniscono nel rimanere fedeli al Vangelo di Cristo. San Carlo Lwanga pagò con la vita il suo impegno evangelico. I “martiri dell'Uganda” furono alcuni fra i tanti cristiani vittime della repressione del potere, quel potere tirannico che ancora oggi attanaglia le nazioni africane.
San Carlo si convertì al cattolicesimo dopo aver conosciuto i Padri Bianchi del cardinale Charles Lavigerie, missionari impegnati nel territorio ugandese da diversi anni e ben accetti inizialmente dalla corte reale. Dopo la scomparsa di Joseph Mukasa, un altro martire del continente nero, divenne “prefetto della sala reale”, scalando la gerarchia burocratica vicina al sovrano. Nel palazzo reale continuò l'intensa attività evangelica dei suoi predecessori che gli costarono l'inimicizia dei capi tribù e di alcuni consiglieri del re Mwanga II, il quale obbligava i suoi paggi a soddisfare i suoi desideri (omo)sessuali. In questa situazione San Carlo, oltre a rifiutare le continue avances reali, difese coloro che fuggivano dalle incessanti richieste di Mwanga.
L'ostinazione di Lwanga accentuò il malcontento della corte verso i cristiani, cattolici e anglicani, che fu causa di una terribile e breve persecuzione. Il santo fu arrestato con altri trenta compagni e arso vivo il 3 giugno 1886.
Fu beatificato il 6 giugno da Papa Benedetto XV e canonizzato da Paolo VI durante il suo viaggio nel continente africano nel 1969 insieme ai suoi fratelli di martirio.

 

07 ottobre 2015

Il «prete che giustifica i pedofili», la Chiesa e il cattivo giornalismo


di Giuliano Guzzo 

Spopola su internet sollevando comprensibile indignazione, in queste ore, il video di una trasmissione televisiva – L’aria che tira –, nel quale si vede un anziano sacerdote trentino che, di fatto, sembra giustificare la pedofilia. In effetti – anche se l’intervista diffusa, come si può ben notare, è esito di un “taglia e cuci” sospetto – alcune parole pronunciate sono gravissime, specie laddove il prete pare sostanzialmente attenuare la responsabilità di chi commette abusi sui minori facendo presente che «alcuni bambini cercano l’affetto che non hanno in casa e qualche prete può anche cedere», tanto è vero che l’Arcidiocesi di Trento – oltre a dissociarsi – ha subito annunciato la revoca di ogni incarico.
Ora, per capire come un uomo di Chiesa possa essersi spinto fino a considerazioni così allucinanti, mi sono messo in contatto con alcuni fedeli della sua parrocchia scoprendo che costui – in passato soprannominato don Valvola per un’antica passione per l’elettronica, su cui più volte si è ironizzato – oltre ad essere avanti con gli anni, con una formazione approssimativa e ad avere problemi di salute, non è (più) parroco e comunque era già noto per uscite spiazzanti; una volta, per dire che personaggio sia, parlando di un dogma s’inventò «gli spermatozoi dello Spirito Santo»: il livello è questo. Non a caso, fino a ieri, si limitava solo a portare la comunione agli anziani e, ogni tanto, a celebrare qualche Messa: nulla di più. 
Tutto ciò – sia chiaro – non giustifica le sue dichiarazioni; tuttavia porta a domandarsi se il problema sia più di un cattivo clero o di un cattivo giornalismo che si serve della confusione mentale di un anziano per riscaldare la minestra dell’anticlericalismo e per mostrare, istigando facile indignazione, quanto disumana sia la Chiesa d’un tempo a differenza, per esempio, di quella – l’accostamento è implicito, ma c’è – di monsignor Charamsa, che per amore del compagno sacrifica eroicamente la carriera. Sì, perché fra le “esternazioni” di don Gino Flaim – così si chiama il sacerdote fresco di seminario avvicinato da La7 -, echeggia pure una condanna dell’omosessualità così fieramente rivendicata dall’ormai ex ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Tuttavia, se c’è una miriade di sacerdoti pronti – anche in Trentino – a ribadire con chiarezza da un lato le posizioni della Chiesa sulla morale sessuale e, dall’altro, la netta condanna di ogni abuso (Gesù, del resto, è stato chiarissimo), sono infinitamente più rari coloro che giungono alle “argomentazioni” di don Flaim. Eppure è proprio sull’attempato e poco lucido sacerdote che le telecamere di L’aria che tira – curiosamente salite in quel di Trento – hanno scelto di focalizzarsi: chissà perché. Forse per far credere che l’alternativa alla “Chiesa del futuro”, idealmente incarnata dal fotogenico monsignore di cui tanto si parla in questi giorni, sia quella ipocrita, che da un lato tuona contro il degrado dei costumi e dall’altro insabbia casi di pedofilia arrivando a giustificarli?
Chi può dirlo; il sospetto, però, viene. Ad ogni modo è bene, a proposito di pedofilia, che – oltre ad indignarsi per le farneticazioni di un anziano – ci si renda conto di come oggi stanno le cose, con – come rileva il laicissimo e prestigioso John Jay College of Criminal Justice – la diffusione degli abusi sui minori nelle scuole pubbliche, nelle società sportive giovanili e fra i boy scout non cattolici che è sedici volte maggiore di quella riscontrata nelle scuole e parrocchie cattoliche, ambienti dunque sedici volte più sicuri. Intendiamoci: anche un solo pedofilo prete è qualcosa d’inaccettabile, così come del tutto inaccettabili sono le parole di chi giustifica gli abusi o non fosse chiaro nel condannarli. Ma sapere, in generale, come stanno davvero le cose è importante, vista L’aria che tira.

 

19 luglio 2015

Pedofilia unica via?



di Satiricus

La domanda sottesa è in verità una sola: quanti sono ormai i pedofili nella società emancipata? Quanti pedofili hanno già raggiunto posizioni di prestigio nel mondo della ricerca o del diritto?

Ciò espresso, dall'articolo della Northern Colorado Gazzette emerge quanto segue:
- i pedofili stanno già usando la tecnica seguita dagli attivisti gay per emanciparsi, e ciò assecondando le peggiori previsioni dei critici dell'omosessualismo e confutando le più improbabili difese e rassicurazioni dei fautori dell'omosessualità libera;
- ciò che avvenne per i gay nel 1973, la depenalizzazione dello status omosessuale secondo il Manuale dell'APA, viene oggi avviato da un gruppo di psichiatri tramite il B4U-act, dedito alla missione di accogliere, accompagnare ed integrare in società coloro che sono "sexually attracted to children". Noto che la neo-lingua del pedophilia-pride non usa la parola 'pedofilo';
- è già del 1998 un primo pronunciamento APA che rivelerebbe sovrastimata l'apprensione relativa ai danni effettivi riscontrabili nei minori abusati;
- la pedofilia gode dello status di protezione del Governo Federale; Repubblicani e Democratici dibattono in merito, ma il diritto è chiaro, la legge serve ha liberare queste persone - inclusi i feticisti e tutti gli "ismi" - dalla paura e dal disagio sociale. Dunque anche l'orientamento sessuale pedofilo va protetto;
- dal Canada fanno di meglio e gli psicologi arrivano già ad equiparare eterosessualità, omosessualità e pedofilia, date due postille: è assurdo a una persona chiedere di cambiare le proprie preferenze; la preferenza sessuale non implica esercizio sessuale. In qualche modo dunque viene presentato il bravo ragazzo, attratto da bambini, che però si astiene dall'avere rapporti con essi (cosa che il pronunciamento APA del 1998 non richiederebbe neppure in toto) e che in ogni caso non può certo far nulla per cambiare;
- i giovani vanno spinti al sesso sempre più precocemente;
- l'amicizia in fondo si risolve sempre in sesso;
- la diffusione di pedo-pornografia è buona, perché riduce il bisogno dei pedofili di fare realmente sesso coi bambini;
- l'Institute for the Advanced Study of Human Sexuality in San Francisco (the best in sexological and erotological education) avrebbe infine diffuso un proclama di diritti che, previo il consenso ed estromessa qualsivoglia coercizione, afferma la libertà di esercitare qualsivoglia sorta di perversione e bizzarria sessuale nelle attività private, senza che alcuno venga discriminato a motivo dell'età (sto semplificando);
- le leggi che limitano la vicinanza dei pedofili a scuole e asili penalizzano la vita dei pedofili.
Valutate voi.

 

26 maggio 2015

Teologia della liberazione. Un salvagente di piombo per i poveri


di Federico Catani

«È importante tenere presente che quello che si cerca, oltre o, meglio, mediante la lotta contro la miseria, l’ingiustizia e lo sfruttamento, è la creazione di un uomo nuovo». Così scriveva nel 1971 Gustavo Gutiérrez, uno tra i massimi esponenti della teologia della liberazione. Questa corrente teologica, da cui la Chiesa ha preso le distanze per volontà di S. Giovanni Paolo II e dell’allora card. Ratzinger, è celebre per la commistione che ha realizzato in America Latina tra cattolicesimo e marxismo. Note al grande pubblico sono la sua presunta attenzione ai poveri e il suo sostegno alla prassi rivoluzionaria. Forse però non molti conoscono i suoi più recenti sviluppi. La teologia della liberazione, infatti, non è morta e non è rimasta affatto circoscritta al Sudamerica. Oggi, anzi, sembra tornata in auge e in diversi ambienti continua ad essere punto di riferimento, seppur in maniera velata. Ma quel che più conta è la sua evoluzione, che ci riguarda tutti, in un modo o nell’altro, perché attiene alla rivoluzione culturale e antropologica cui stiamo assistendo.

In effetti, dopo il crollo dell’Unione Sovietica e il fallimento generale del comunismo, i teologi della liberazione, che hanno sempre fatto proprie le categorie filosofiche, politiche ed economiche del marxismo, sono stati costretti a reinventarsi. In pratica, hanno ampliato i concetti di “povero” e “povertà”. Se negli anni Settanta e Ottanta i poveri erano i proletari sfruttati e alienati da un sistema economico che prevedeva la proprietà privata dei mezzi di produzione, oggi sono anche altre categorie di persone, sempre oppresse, ma in maniere e per ragioni diverse. Ecco allora che i nuovi poveri sono gli omosessuali, i transgender, le donne e persino la natura. Tale passaggio all’interno della teologia della liberazione è avvenuto senza contraddizioni. Leonardo Boff, altro personaggio di spicco di questo mondo, già nel 1985 scriveva infatti che la teologia della liberazione andava strettamente legata ai vari processi di liberazione caratteristici della storia moderna, come ad esempio il freudismo e il pensiero di Nietzsche riguardo la liberazione psicologica e quella degli istinti. Questi teologi hanno poi fatto ricorso senza problemi all’ideologia del gender per lottare contro la discriminazione di sesso, al femminismo per contrastare il dominio maschilista e all’ambientalismo estremo per difendere il pianeta Terra.  

Gli attuali attacchi alla vita, alla famiglia e all’educazione dei nostri figli, pertanto, sono in qualche modo sostenuti anche da certi ambienti che si rifanno proprio alla teologia della liberazione, seppur con un’ampia varietà di sfumature. L’obiettivo è quello dichiarato da Gutiérrez e da altri: creare un uomo nuovo, completamente liberato da ogni tipo di oppressione, persino dalla morale e dalle leggi di natura. Un uomo ben diverso, quindi, da quello rinnovato e ricreato dalla grazia di Dio.

Chi volesse approfondire questi temi può leggere il documentato libro di Julio Loredo, “Teologia della Liberazione. Un salvagente di piombo per i poveri” (Cantagalli, Siena 2014), in cui l’autore analizza dettagliatamente il nucleo dottrinale della teologia della liberazione, mettendo ben in evidenza tutti gli errori che la allontanano dalla verità insegnata dalla Chiesa: immanentismo, storicismo, manipolazione della Sacra Scrittura, distorsione dell’immagine di Dio, del concetto di Redenzione, di peccato, una nuova e rivoluzionaria visione di Chiesa, primato della prassi, e così via. «Il concetto fondamentale della Tdl, che la percorre da cima a fondo, è quello di “liberazione” – scrive Loredo - cioè un movimento, interiore ed esteriore, tendente ad emancipare individui e società da certe situazioni ritenute oppressive o discriminanti». Ma, per l’appunto, non sempre ciò che sembra oppressivo in realtà lo è. Prendiamo per esempio il caso dell’omosessualità. Dimenticando che la Chiesa da sempre insegna l’amore per il peccatore e la condanna del peccato, la teologia della liberazione gay, lesbica e queer parla di oppressione secolare verso il mondo omosessuale. In questo modo però, di fatto si legittima la ribellione non ad un’ingiusta autorità umana, bensì alla legge naturale e morale, voluta da Dio. È lo stesso ordine del creato che viene pensato come struttura oppressiva e dunque contestato. 

Stesso discorso vale per la cosiddetta teologia femminista. Con il pretesto della pari dignità tra maschio e femmina, in realtà essa diffonde lo scontro tra i sessi, distorce il concetto di maternità e legittima ogni orrore in nome dell’autodeterminazione femminile. L’aborto ne è l’esempio più eclatante. Non solo. L’attacco al “patriarcalismo” mette in discussione persino l’immagine di Dio in cui i cristiani hanno sempre creduto e che hanno sempre accettato. E così come è necessario liberarsi da ogni forma di oppressione tra esseri umani, bisogna pure liberare la natura dal dominio dell’uomo. Di qui il mito del pianeta Terra considerato un organismo vivo di nome Gaia. Scrive Leonardo Boff: «Al grido dei poveri dobbiamo aggiungere il grido della Terra». Ancora una volta, si sovverte l’ordine del cosmo, perché la flora e la fauna hanno la priorità rispetto all’uomo, l’unico essere creato a immagine e somiglianza di Dio.

Sotto l’apparenza di buoni princìpi la teologia della liberazione cela pertanto delle vere e proprie aberrazioni. Come scrive Loredo, «proclamandosi in favore dei poveri, essa tuttavia difende sistemi che generano povertà. Sembra quasi che la Tdl abbia fatto non tanto un’opzione preferenziale per i poveri, quanto per la povertà stessa». Una povertà, lo diciamo a scanso di equivoci, ideologica, che nulla a che vedere con quella consigliata dal Vangelo e vissuta da Gesù e dai santi, né con una giusta sobrietà di vita. I teologi della liberazione, in effetti, hanno posto al centro del loro pensiero la prassi rivoluzionaria, spalleggiando regimi comunisti criminali, in cui i poveri erano solo strumentalizzati. Vengono in mente le parole che Don Camillo dice al pretino progressista don Chichì: «La povertà è una disgrazia, non un merito. Non basta essere poveri per essere giusti. E non è vero che tutti i poveri abbiano solo diritti e i ricchi solo doveri: davanti a Dio tutti gli uomini hanno esclusivamente dei doveri». Lo stesso discorso vale per le cosiddette nuove categorie di poveri, ugualmente strumentalizzate per costruire un’umanità nuova, liquida, slegata da ogni riferimento certo. D’altra parte, è ben difficile considerare oppressi i membri di quelle potentissime lobby, ricche e influenti, che mirano a imporre la dittatura del pensiero unico, con buona pace della tolleranza e della libertà. 

(La Croce quotidiano, 29 aprile 2015)
 

24 marzo 2015

Oltre l'uomo e la donna


di Fabrizio Cannone

La sciagurata teoria del gender è in questo primo quindicennio del XXI secolo il luogo in cui al meglio si manifestano due fronti contrapposti e irriducibilmente avversi: i fautori del bene e della pace contro i fautori della violenza e del disordine. Al male non c’è limite (se non la volontà divina) e al bene neppure: anzi è il solo bene a risultare assolutamente illimitato e assoluto, eterno ed eternamente vittorioso, e non il male. Secondo s. Tommaso però Dio potrebbe fare un mondo migliore di quello che ha creato realmente e liberamente, essendo infinita la sua fantasia e la sua potenza; ma questo più di un teologo lo nega poiché crede che altrimenti l’avrebbe già fatto, al posto di questo modo imperfettamente buono. Questione intrigante e complessa… Si potrebbe anche rovesciarla così: il mondo e l’umanità possono sempre peggiorare poiché si può essere lontani da Dio, ma anche più o meno lontani, e perfino lontanissimi.

L’omosessualità ad esempio è in sé e per sé una negazione dell’eterosessualità (naturale) voluta da Dio e come tale sembra una negazione assoluta (simpliciter), e non superabile. La teoria del gender invece, benché sostenuta soprattutto in ambienti omosessualisti, supera a sinistra l’omosessualità tradizionale: questa ammetteva la differenza sessuale innata tra uomo e donna, pur riconoscendo la legittimità di orientamenti sessuali dismorfici, cioè diversi da ciò che la natura ha stabilito nel sesso biologico. Il gender supera l’omosessualità poiché tra i suoi errori, mirabilmente descritti dal filosofo Alain de Benoist, c’è la negazione nettissima della stessa realtà del sesso biologico come tale. 

Nel suo opuscolo sintetico e in un certo senso esaustivo ("Oltre l'uomo e la donna. Contro l'ideologia gender", Edizioni Circolo Prudhon, 2015, pp. 57, euro 6), de Benoist cita molti tra gli slogan dei fautori del gender (i quali auspicano, non dimentichiamolo, la violenza dolce e apparentemente indolore da praticarsi sui bambini nelle scuole di Stato). Eccone un campione sufficiente: “Uomo e maschio potrebbero designare sia un corpo femminile che un corpo maschile; donna e femminile sia un corpo maschile che femminile” (Judith Butler, capofila del femminismo radicale e profetessa dei gender studies); “La natura non è sufficiente a definire la differenza dei sessi (…). La differenza dei sessi non è un semplice dato della natura (…). Non si nasce maschio o femmina. Questo è il punto di partenza di ogni riflessione sul gender” (Eric Fassin); “La teoria del gender come l’omogenitorialità rimette in causa la rappresentazione ancestrale che le donne e gli uomini disporrebbero di una essenza propria che darebbe loro delle caratteristiche specifiche e soprattutto complementari” (Caroline de Haas). Quest’ultima frase è materialmente vera: la teoria del gender e l’omogenitorialità, nella loro assurdità e contraddittorietà, in effetti minano non una o più tradizioni ancestrali umane, ma la Tradizione universale di tutti i popoli della terra, sovvertono i cardini della morale, giustificano la violenza, la perversione, l’omologazione-schiavitù degli uomini e la soppressione della natura. Se c’è qualcosa che abbatte la natura più dell’atomica, le piogge acide e gli OGM, è la teoria del gender.

La radice filosofica di queste vomitevoli abiezioni sta nel rapporto, falsato appositamente, “tra la natura e la cultura”. Certo, come spiega l’autore, ci sono convenzioni, tradizioni, usi e costumi per individuare il maschile e il femminile che dipendono dalla storia, dalla cultura e dalle credenze dei popoli: potremmo immaginarci una società in cui alle femmine sia associato il fiocco celeste e ai maschi il fiocco rosa, o i capelli lunghi all’uomo e quelli corti alla donna, etc. etc. Ma questi elementi culturali, in un certo senso contingenti (Cristo aveva i capelli lunghi…), non negano affatto l’esistenza della natura, cioè della differenza tra l’umanità maschile e quella femminile, tra la natura intima dell’uomo e della donna, perfettamente complementari dal punto di vista biologico-psicologico-sessuale. Negare la natura per sottolineare la discutibilità di alcuni elementi tipici della cultura è un abbaglio così immane che non può avvenire sine ira et studio. E la volontà evidente qui è quella di distruggere, di decostruire la famiglia e in essa la pace e l’armonia della società, umana e cristiana.

Al contrario come ha scritto Michel Schneider, “non si sceglie il proprio sesso e non ce ne sono che due soli”. E’ la logica iniqua dell’iper-capitalismo consumista che vuole l’aumento delle scelte oltre il limite della natura per favorire la logica del mercato e dell’acquisto: anche il sesso biologico oggi è oggetto di compravendita! E moltissimi bambini vengono abortiti perché non sono del sesso desiderato. Nota invece de Benoist che la “differenza di sesso è la differenza più immediata, la differenza prima all’interno del genere umano, ed è altresì quella che permette alla specie di riprodursi”. Gli omosessuali in realtà, “sono uomini e donne come gli altri dal punto di vista del sesso biologico. E’ dunque un abuso di linguaggio qualificare l’omosessualità come terzo sesso”. Ma su questo il filosofo è stato ampiamente superato dalla fantasia dei media (al servizio delle logge) i quali ipotizzano ora anche dei nuovi generi: bisexual, transgender, ungender, queer, e moltissimi altri! La visione dell’essere umano al di là del sesso di appartenenza è definita una visione giustamente come “negazionista della realtà della differenza sessuale”: per la Butler infatti l’uomo nasce neutro e sarebbe la società a (de)formarlo sessualmente. Oggi quindi dovremmo favorire la nascita di apertissimi e tollerantissimi gay e trans, e non di ottusi e antiquati maschi e femmine, rappresentanti archetipici della società patriarcale, misogina e bigotta! Gli studi scientifici (non finanziati dai gruppi di potere) ci dicono invece che tutto nell’uomo è sessuato, non solo l’apparato genitale, ma anche il cervello e questo spiega perché “Quando li si contraddice, le bambine piangono, i bambini danno calci”. D’altronde, “nel corso della vita, gli uomini rischiano di più delle donne, hanno più incidenti, commettono più crimini e atti di delinquenza, sono arrestati più frequentemente, si ammalano di più e muoiono più giovani”.

La confusione sessuale di oggi è una delle cause principali della violenza, della depressione, della noia di vivere, della debolezza, dell’odio, dell’ignoranza e dell’immoralità: che qualcuno voglia inculcare queste tendenze nei cuori dei nostri figli deve solo riempirci di orrore. E di coraggio.

 

02 novembre 2014

Il gender tra Africa e ONU


di  don Mauro

Sabato 4 ottobre, vigilia della concertata ed osteggiata veglia nazionale delle Sentinelle in Piedi, a Brescia si è tenuta una giornata di studio e formazione sul tema della famiglia, promossa e ospitata dalla curia diocesana, molto attiva e coraggiosa su simili tematiche. Nell'intensa giornata si sono succeduti una decina di interventi dei quali mi propongo dare una breve sintesi in questo e in successivi articoli. Partiamo con un po' di sommario. Argomenti affrontati: l'evoluzione storico-culturale-politica dell'ideologia del gender; la dittatura del gender in un contesto di scontro di civiltà, particolarmente nel contrasto tra esportazione culturale europea e resistenza tradizionale africana; aggiornamento della situazione giuridica quale luogo e mezzo di ulteriore diffusione e imposizione dell'ideologia; ultimi studi neuroscientifici sull'importanza del rapporto madre-figlio fin dal periodo della gestazione; recensione critica circa lo status questionis delle ricerche sul benessere o malessere dei bambini adottati da coppie omosessuali. Relatori, nell'ordine: Marguerite Peeters, card. Robert Sarah, Giancarlo Cerrelli, Massimo Gandolfini, Roberto Marchesini. Tralascio di dire dei video relativi ad altre micro-questioni, contributi complementari e via dicendo (su tutti la promozione del caso Bruce Brenda David, già recensito su Campari).

Non dirò pressoché nulla sul l'intervento di Cerrelli, perché non abbisogna di particolari commenti, trattandosi di un elenco eloquente dell'incalzante moltiplicarsi di leggi a favore delle cause omosessualiste (non le definisco "cause omosessuali" in quanto molti omosessuali non vi si riconoscono), spesso connotato da forzature procedurali puntualmente pubblicizzate da agenzie di comunicazione tendenziose. Rimando poi ad altra sede la recensione degli interventi di Gandolfini e Marchesini, in quanto il contenuto degli interventi è confluito in un bel testo della "biblioteca della Manif" che converrà riprendere per intero altrove.

Parliamo qui delle lezioni offerte da Peeters e Sarah.

L'intervento del card. Robert Sarah, fisicamente assente per impegni dell'ultima ora in Vaticano, è stato relazionato dal suo segretario, mons Tejado. A fronte delle recenti polemiche sul cosiddetto razzismo kasperiano, torna utile uno sguardo sul discorso di Sarah, che verte attorno a due questioni fondamentali. La prima riguarda il bagaglio culturale africano e il portato valoriale di quel continente, spesso filtrato dagli europei attraverso pregiudizi che ne snaturano il senso profondo. Attraverso una serie di esempi relativi alle molte e diversificate tribù africane, il relatore ha mostrato come si conservi nella coscienza nera il senso dell'unicità e dell'indissolubilità matrimoniale. Cominciando dal primo carattere, a dispetto di pratiche poligame sovente diffuse e ovviamente discutibili, va notato come il privilegio della prima moglie non è misconosciuto, a lei si devono infatti onori unici, particolarmente nell'ambito paradigmatico della dote matrimoniale o delle onoranze funebri, con cui si afferma lo status giuridico-culturale di amanti per tutte le successive compagne dell'uomo di casa. D'altra parte si danno riti sponsali altamente simbolici in cui si dichiara plasticamente l'indissolubilità, ad esempio tramite riti natural-religiosi imperniati sull'uso della noce di cola, frutto tipico dell'Africa occidentale il cui guscio, un tutt'uno dato da due parti 'cementate' tra loro, illustra il valore del coniugio. La seconda questione sollevata è più incisiva, perché consiste in un j'accuse lanciato a noi europei, esportatori della teoria del gender, descritta dal prelato come una lotta contro le determinazioni antropologiche e teologiche scritte nella nostra natura, processo con cui si istituzionalizzano convincimenti psicologici e orientamenti antinomici alla concezione sessuale tradizionale. Il che si configura come una imposizione dell'ONU a danni della cultura africana, che sente l'omosessualità come un non-sense rispetto alla matrimonialità, e ritiene dunque oltraggioso il volerla imporre. La problematica si riassume dunque in un quesito: l'omosessualità porterà qualcosa di buono al matrimonio? Evidentemente no. Inoltre l'Africa deve difendersi dall'influsso di simili gruppi anche perché essi autorizzano la morte di bambini, anziani e handicappati. Per concludere il card. Sarah ha illustrato la differenza tra le agenzie ideologiche che portano oggi la decadenza europea in Africa, e invece i missionari che hanno portato il Vangelo!

Limite dell'intervento di Sarah è stata l'assenza del conferenziere, sì da rendere impossibile approfondire temi di peso, per lo più solo accennati nella relazione, e peraltro calibrati su un registro testimoniale più che documentale. Testimonianza personale e incisività argomentativa sono state fuor di dubbio le note dell'intervento di Marguerite Peeters, esperta e critica internazionale delle problematiche della gender theory, cui è approdata ormai vent'anni fa, quando, ancora giovane giornalista, si è trovata coinvolta un po' casualmente tra le reporter al Congresso ONU di Il Cairo e di Pechino, e da allora si è specializzata quale studiosa delle politiche familiari globali, evidentemente volte a modificare lo stato reale della realtà al fine di imporre modelli che strumentalizzano e snaturano donna, bambino, famiglia e vita. Veniamo ai contenuti della conferenza.

Si parte da un appello, appello a reagire alla pressione culturale e politica che sta investendo tutto l'occidente, ma anche gli altri continenti affatto digiuni della nostra storia e dei nostri problemi. Per reagire serve però anzitutto conoscenza, conoscere la storia che sta dietro all'attuale moda omosessualista e antifamilista. Anzitutto bisogna riconoscere che il gender non è un progetto esclusivamente omosessuale, ha invece due interpretazioni: quella femminista radicale e quella omosessuale. Le donne per prime hanno negato l'identità filiale, materna e coniugale loro propria, di conseguenza si è venuti a dire che l'identità maschile e femminile nella loro complementarietà allo stesso modo sarebbero costruzioni sociali che si opporrebbero all'uguaglianza dei cittadini, da qui l'imperativo: le concezioni tradizionali vanno smontate con ogni mezzo, sia esso educativo, giuridico, culturale. Su questa duplice radice, femminista ed omosessualista, si snoda la seconda considerazione: riconoscere che la medesima governance familiare presiede alle iniziative di tutela del gender e pure a quelle che aboliscono la donna come persona e la sostituiscono con un essere individualista, nella promozione spinta di politiche anticoncezionali e abortiste. Proprio per il fatto che la donna ha perso il suo ruolo, per questo suo non essere più femminile né accogliente, ma volta alla ricerca di potere e conflitto con l'altro sesso, si assiste oggi a un aumento del numero di omosessuali nella società contemporanea. Un terzo punto si è soffermato sullo sviluppo storico-culturale dell'ideologia imperante: dal deismo alla Butler, da Rousseau che riteneva l'istituzione paterna nociva all'egualitarismo sociale alla tecnocrazia di ispirazione nicciana. In quarto ed ultimo luogo la Peeters ha portato l'attenzione su quelle che sono le odierne linee politiche e culturali della governance mondiale, evidentemente ritagliate sulle classiche strategie massoniche della ambiguità terminologica e delle dietrologie dell'ombra. Si vede nella nascita e diffusione del termine 'gender', che inizialmente poteva essere interpretato variamente: si trattava solo di una nuova promozione delle quote rosa? In realtà no, bensì l'ONU voleva fornire una nuova etica al mondo globale; e donde si sarebbe attinta tale etica? Dal contesto culturale del post-guerra fredda, nel contesto della caduta del muro e dello sdoganamento di aborto e divorzio già avviato. E più in generale si vede nella sistematica diffusione di un nuovo linguaggio che veicoli questa stessa etica, un linguaggio diffusivo che viene importato ormai in ogni continente: governance, consensus, partnership, democrazia partecipativa. E ancora, si assumono come campi di cooperazione internazionale i problemi di fame, ecologia e sessualità, pretendendo si siano superati i vecchi problemi relativi all'opposizione degli schieramenti politici, per tuffarsi nella nuova proposta dei temi etici, da trattare - si promette - in modo neutro, e in realtà pilotati attraverso neo-lingue ambigue, opache e insidiose. Infine si riconosce esserci una governance che guida tale procedere, dove per governance si intende un sistema in equilibrio tra società civile e settore privato, tra governo e altre istituzioni mediane, in un meticciamento che sposta l'asse dalla verticalità gerarchica all'influenza orizzontale delle ONG, per un gioco fittizio nel quale di fatto le ONG finiscono col dettare l'agenda politica degli Stati (praticamente come sta avvenendo con Re.a.d.y. in Italia). Fin qui la Peeters, che però non ci ha dato soluzioni, se non quella preliminare, urgente e per nulla scontata di formarsi una coscienza critica e un sapere adeguato alla materia e ai tempi. Prossimamente Marchesini e Gandolfini.