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16 maggio 2019

Marcia per la Vita e manifesti ciclopici. Avanti così!

Il 18 a Roma andrà in onda la Marcia per la Vita. Siete tutti caldamente invitati a partecipare.
Gli amici di Pro Vita hanno celebrato la ricorrenza con un manifesto di 250 metri quadri, grosso come un loft in pratica.
Il testo è perfettamente innocuo, ma per i giornaloni è diventato "Manifesto choc". Giudicate voi!


 

28 marzo 2017

Brescia pro-life: la testimonianza di Gianna Jessen


di Amicizia san Benedetto Brixia

Per una sera almeno, quella di venerdì 24 marzo, Brescia si è scoperta pro-life. L’occasione è stata offerta dalla presenza di Gianna Jessen, la quarantenne americana che, sopravvissuta ad aborto salino, nonché sfuggita miracolosamente ai tentativi di strangolamento del medico illuminato di turno, ora gira il mondo raccontando la propria storia e portando la testimonianza della “bambina di Dio”, abbandonata da tutti ma non dal Padreterno. Bello il racconto di Janna, che ha intrecciato tre livelli di riflessione: l’olocausto dell’aborto, l’annuncio di fede cristiana, l’invito alla riscoperta di una virilità e di una femminilità all’insegna della purezza. Mi preme particolarmente ricordare due commenti della Jessen: il primo di totale stroncatura nei confronti del progetto di legge liberticida che la Francia giacobina e anti-libertaria ha in cantiere, un progetto “terribile” e dannoso per tutti (non solo per i cattolici, con buona pace della Stampa illuminata), a dire della quotatissima testimone non cattolica; il secondo un endorsement biblico a Trump, “non trovate curioso - chiede ironica Gianna - che Dio abbia scelto una persona così particolare per attuare il suo grande progetto?” Non servono commenti.
E ora torniamo al risveglio pro-life di Brescia. A suo modo Brescia è una realtà dalla vivacità che davvero impressiona: piccola ma tenace, la sua attività culturale è continuamente tagliata da influssi di sinistra e di destra - se concedete la semplificazione. Non mancano periodici interventi dei grandi nomi à la page: Cacciari, Mancuso, Bianchi, Kung (sventato all’ultimo) e gli altri grandi ospiti del “pensiero pericoloso” (per dirla con i dizionaristi del Timone); sono già stati celebrati i primi matrimoni omosessuali in comune; si attende a settimane la profanazione del Corpus Domini con la sfilata del Gay-pride. D’altro canto la Leonessa ha sfornato in questi ultimi anni fenomeni del calibro delle Sentinelle in Piedi (da subito attivissime in questa sede); testimonial d’impatto nazionale come Massimo Gandolfini e ha raccolto in pochi mesi la presenza di nomi quali il card. Burke (due volte in meno di un anno), Amato (con e senza Povia), Miriano (con e senza p. Botta), Gotti Tedeschi, don Bux, il card. Sarah. Interessante, non trovate? Evidentemente i due spiriti del beato Paolo VI continuano a soffiare. E insomma non è stato per nulla scontato venerdì scorso trovarsi nella chiesa di S. Maria del Carmine e scoprirla stracolma di fedeli e sacerdoti, esponenti progressive e conservative, movimenti laicali e ordini religiosi, assessori e uomini di Curia (quest’ultimi mica troppi, a meno di aver visto male). Mi ha colpito in particolare notare come l’invito di Gianna Jessen abbia catalizzato e messo in stretta collaborazione svariati gruppi tra loro. Teniamo la doppia lezione: del fatto che il popolo pro-life non è né esiguo, né pavido, né disarticolato, né arrendevole e del fatto che se i gruppi variamente legati alla tradizione si uniscono tra loro, possono fare davvero la differenza su larga scala. Un insegnamento semplice, ma non banale per la causa contro-rivoluzionaria.

 

30 novembre 2015

Veri e falsi «fondamentalisti» pro-life


di Giuliano Guzzo

Nelle scorse ore a Colorado Springs, negli Stati Uniti, è avvenuto un fatto molto grave: un uomo è entrato armato in una clinica abortista di Planned Parenthood uccidendo tre persone, ferendone una decina e tenendone per cinque ore in ostaggio oltre un centinaio. Le motivazioni del gesto – subito condannato dai movimenti pro-life americani – non sono ancora chiari, tanto che anche Vicki Cowart, presidente e amministratore delegato di Planned Parenthood Rocky Mountains, ha dichiarato di non ritenere che il centro sia stato specificamente preso di mira né al momento vi sono elementi che associno il cinquantasettenne Robert L. Dear – questo il nome del killer – agli ambienti antiabortisti diversamente da una delle vittime, l’agente di polizia Garrett Swasey, noto per essere attivista pro-life oltre che cristiano praticante e vice pastore della chiesa della propria comunità. Ciò nonostante sui social network più di qualcuno sta dipingendo il gesto di Dear come l’inevitabile sbocco a cui condurrebbero i “fondamentalismi”  pro-life.
Rispetto a questo non si può non osservare come la gran parte dei media italiani – smarcandosi dalla prudenza adottata da quelli statunitensi su questa vicenda – abbia scelto di riferire l’accaduto senza specificare che il killer che ha tenuto sotto assedio quella clinica a Colorado Springs non sia un attivista pro-life né facendo il minimo accenno al fatto che la multinazionale Planned Parenthood, da diverso tempo, è al centro di uno scandalo in conseguenza del quale sta perdendo diversi finanziamenti pubblici perché si è scoperto che le sue cliniche vendevano pezzi di bambini abortiti, cosa che negli Stati Uniti ha suscitato grande indignazione ma che da noi è stata prontamente silenziata e che neppure dopo quanto commesso da Robert L. Dear – un orrore da condannare con fermezza e che in nessun caso ammette giustificazioni – è stata minimamente spiegata. Ciò nonostante non si può neppure liquidare l’accaduto senza fare i conti con una domanda: esistono “fondamentalisti” pro-life?
La risposta credo debba essere onesta e diretta: sì, esistono, ma non girano col kalashnikov. I “fondamentalisti” pro-life – coloro cioè che ritengono sacrosanto il diritto di ogni bambino di venire al mondo – hanno infatti come riferimenti non gentaglia scriteriata ma uomini come Jérôme Lejeune (1926-1994), il genetista che appena trentatreenne scoprì la causa della sindrome di Down e al quale alla Facoltà di medicina di Parigi creò appositamente la cattedra, prima inesistente, di genetica e che arrivò ad attaccare le posizioni abortiste dell’OMS pubblicamente e consapevole di quello che gli costò: «Oggi pomeriggio ho perduto il premio Nobel», disse alla moglie per esempio dopo un intervento contro l’Organizzazione Mondiale della Sanità tenuto all’ONU. I “fondamentalisti” pro-life, ancora, hanno come faro Madre Teresa (1910-1997), lei che un Nobel – quello per la Pace – lo vinse davvero ma andando a ritirarlo gelò tutti con un discorso col quale affermò di ritenere l’aborto «il più grande distruttore della pace» in quanto «guerra diretta, un’uccisione diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa».
I “fondamentalisti” pro-life hanno inoltre come riferimento San Giovanni Paolo II (1920-2005), che da un lato condannò ogni minaccia alla dignità del figlio concepito e, dall’altro, spese straordinarie parole di apertura – per dirla con un termine di tendenza – per le donne ricorse all’aborto: «Un pensiero speciale vorrei riservare a voi, donne che avete fatto ricorso all’aborto. La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s’è trattato d’una decisione sofferta, forse drammatica. Probabilmente la ferita nel vostro animo non s’è ancor rimarginata. In realtà, quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto. Non lasciatevi prendere, però, dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancora non l’avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Vi accorgerete che nulla è perduto» (Evangelium Vitae, n.99).
Ecco, questi sono i padri del “fondamentalismo” pro-life. Altro che Robert L. Dear e i giornalisti che, ricostruendo con approssimazione quanto commesso da costui – che rimane un gesto, lo si sottolinea ancora a scanso di equivoci, da condannare senza tentennamento alcuno – lasciano intendere, almeno in Italia, che la lotta armata rientri fra le opzioni alla fine contemplate dai movimenti pro-life i cui militanti, anche se con accenti talvolta difformi, agiscono accomunati da un solo principio: il rispetto di ogni vita umana. Un principio che quel cinquantasettenne della North Carolina brutalmente ignora ma che Planned Parenthood – nelle cui cliniche, come detto, non solo si praticano innumerevoli aborti ma le cui relative procedure vengono «alterate» per ottenere più organi fetali «intatti» e quindi meglio commerciabili – certo non può insegnare. E’ bene ribadirlo perché la causa pro-life è qualcosa di troppo importante e decisiva per essere infangata da chi agisce in modo criminale e quanti, con finalità non molto più nobili, colgono al volo ogni occasione pur di presentare al mondo i movimenti per la vita come califfati de noantri composti da estremisti pronti a uccidere. Anche perché purtroppo c’è sempre qualcuno che ci crede.

giulianoguzzo.com
 

27 aprile 2015

Perché aderiamo alla Marcia per la Vita


di Campari&deMaistre

Il beato Paolo VI, confidandosi con l’amico e filosofo Jean Guitton poco prima di morire, disse che temeva una nuova ondata di incredulità e di miscredenza nella Chiesa ed anzi fremeva al pensiero che potesse essere vicino per lui e per il mondo il redde rationem e il ritorno finale del Cristo (cf. J. Guitton, “Paolo VI segreto”, Paoline).
 

13 gennaio 2015

La Croce - quotidiano contro i falsi miti del progresso



a cura della Redazione 

Dopo vari annunci di preparazione, oggi in edicola esce “La Croce”, il quotidiano diretto da Mario Adinolfi (intervistato su questi schermi un annetto fa), che si ripropone di dare voce al mondo cattolico e prolife molto numeroso in Italia, ma non sempre interpellato e coinvolto dai mezzi di informazione. 

Una voce fuori dal coro che approfondirà i “temi essenziali”, così vengono definiti i temi etici nell’editoriale, accanto a quelli politici e di attualità. Per esempio, la notizia di apertura del primo numero è dedicata all’elezione del presidente della Repubblica, che secondo “La Croce” dovrebbe essere un presidente cristiano. Il nome fatto è quello di Paola Bonzi, simbolo dei Centri di Aiuto alla Vita. Interessante inoltre l'articolo sulla questione del rapporto con l’Islam, che va trattato “a partire da Ratisbona”.

La Croce ha il tipico formato dei giornali di nuova uscita, due fogli densi di concetti e di notizie, senza fronzoli e senza spazio per le idiozie cui ci hanno abituato i giornali generalisti. Nell’editoriale Adinolfi lo presenta come un giornale confessionale (e quindi, ci si permetta di aggiungere, non clericale) e la sfida, a parer nostro, sarà proprio quella di rendere un giornale di questo tipo fruibile da persone che hanno perso il contatto con il cattolicesimo o lo danno per scontato, trattando argomenti di un certo tipo in modo da trovare d’accordo anche chi non pensa in ottica cristiana.

Riusciranno i Nostri nell’impresa? Non possiamo fare altro che sperarlo, sostenendo la nuova pubblicazione come facevano una volta i militanti dei movimenti minoritari o semiclandestini (senza dimenticarsi di pregare). Comprando due copie del giornale al giorno, una per sé e una da regalare, o da “dimenticare” sbadatamente in un bar, in modo che un successivo avventore possa dare un’occhiata.
 
 

03 luglio 2014

I generali hanno tradito. Tocca a noi soldati essere fedeli.

di Federico Catani
Matteo Renzi ha detto chiaro e tondo che le unioni omosessuali s'hanno da fare e pure bene. Non si chiameranno matrimonio, perché lui - cattolico e scout - alla famiglia ci tiene, ma di fatto tali orribili pastrocchi saranno unioni sponsali vere e proprie. 

E di fronte a questo diabolico progetto, sovvertitore dell'ordine naturale e antropologico, cosa fa il centrodestra? Nulla. Berlusconi addirittura s’è detto d’accordo e Toti non ha trovato niente di meglio da dire che la posizione del Cavaliere si ispira direttamente alle aperture in materia di Papa Francesco (ma quali?)!!! Il Nuovo Centrodestra, nonostante tante chiacchiere e la buona volontà di singoli esponenti, con Renzi ci governa assieme e sembra più interessato alle poltrone che non ai princìpi. E la destra-destra? Come agiscono quelli che dovrebbero rappresentare il "Partito della Nazione" e che mantengono la Fiamma tricolore del Movimento Sociale Italiano sul proprio simbolo? Come si comportano quelli che commemorano Almirante e vogliono costruire l’alternativa a Forza Italia? Beh, essendo davvero di destra, non vogliono chiamare matrimonio le unioni gay e sono fermissimamente contrari alle adozioni, ma per il resto, La Russa si è pronunciato: diritti individuali per tutti, viva le coppie di fatto, etero od omo che siano! Giorgia Meloni dovrebbe darsi una svegliata, togliere di mezzo le vecchie carcasse e non aver paura di fare un partito nazional-cattolico e conservatore. Altrimenti subirà la sorte di Fini. Attualmente, sembra che l'unico baluardo contro la deriva morale resti la Lega, che grazie a Salvini e a diversi suoi esponenti, più coraggiosi e con più attributi rispetto a quelli di Fratelli d’Italia, si batte per il buonsenso e la ragione (pur con alcune ambiguità). La Lega ha presentato infatti una mozione in Lombardia per difendere la famiglia naturale, ha chiesto (ma l'ha fatto anche Fratelli d'Italia) di interrompere i rapporti istituzionali, economici e diplomatici con quei Paesi che perseguitano i cristiani, ha promosso quesiti referendari seri e condivisibili di chiara impronta conservatrice e così via. Insomma, se qualcuno oggi cercasse una destra seria e responsabile, la troverebbe solo nella Lega. Che rimane accettabilmente cattolica proprio in quanto va contro le direttive di una certa Chiesa. 

Infatti il mondo cattolico, malato di mondanità, appoggia Renzi. Non apriamo qui la parentesi di Avvenire e Sir, testate - entrambe renziane - che se fossero definitivamente chiuse eviterebbero a chi ancora cattolico lo è rimasto di vergognarsi. Prendiamo piuttosto i vescovi. Vogliamo parlare del segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, scelto direttamente da Papa Francesco? Quello che ha definito inespressivi i pro-life che, a differenza sua, affrontano la gogna per pregare davanti alle cliniche abortiste; quello che ha criticato la “violenza” (sic!) con cui certuni difenderebbero i valori non negoziabili; quello che vuole ascoltare gli omosessuali militanti e vorrebbe discutere di tutto nella Chiesa; quello, insomma, che fa il piacione sui giornali di tutta Italia, blaterando qua e là per aumentare le sue quotazioni nel mondo che conta. Davanti a un simile losco figuro, la tristezza mi assale, ma ancor di più la rabbia e benedico Dio che non mi mette nelle condizioni di vedere faccia a faccia questo degnissimo successore di Giuda Iscariota, pronto a vendere Cristo per una prima pagina di giornale o un applauso di Scalfari. 

Così come ringrazio l’Onnipotente (che non è Renzi, tranquilli!) per non mettere sulla mia stessa strada mons. Adriano Tessarollo, vescovo di Chioggia. Il signore in questione, che di professione fa il pastore d’anime - perché, signora mia, si deve pur campare -, ha avuto la faccia tosta di scagliarsi contro il sindaco leghista di Padova, Massimo Bitonci. La colpa del primo cittadino? Rispettare una sacrosanta normativa italiana, confermata pure dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, secondo cui nei locali pubblici deve essere affisso il Crocifisso. Mi risulta che la Cei in passato abbia sempre difeso questa legge. Certo, non in nome della regalità sociale di Cristo, come dovrebbe essere (non sia mai: i vescovi non vogliono che Gesù regni nella società!), ma della sana laicità e della cultura. Però almeno avevano osato spendere mezza parola buona sul tema. Adesso, invece, un indegnissimo successore degli apostoli preferisce attaccare la Lega perché, a suo dire, fomenterebbe l’odio e la divisione. Ovviamente Famiglia Cristiana (ma c’è ancora chi la compra?) ha appoggiato il vescovone. Effettivamente, come si può poi pretendere da tali prelati e tali presunti cattolici una parola forte per difendere e sostenere i tantissimi fedeli minacciati dall'Islam o dal fanatico laicismo occidentale? E non tiriamo fuori il caso del vescovo di Novara, che ha ripreso un suo sacerdote pubblicamente solo perché ha ricordato la verità, ovvero che la convivenza è un peccato grave. 

Quanta vigliaccheria, quanta pavidità, quanta bassezza negli atteggiamenti e nelle parole di certi pastori d’anime! Quanta meschinità, quanta pusillanimità, quanta miseria umana! Questa è gente che non crede più in Gesù e che non sarebbe disposta nemmeno a dare un’unghia per Lui. Non riescono a sostenere una Marcia per la Vita o una manifestazione a difesa della famiglia, figuriamoci se sarebbero disposti a dare la vita per le proprie pecorelle o per il Signore! Altro che martirio! Altro che missione profetica! Altro che testimonianza! La Chiesa preconciliare era collusa col potere? Forse, ma generalmente solo con quel potere che difendeva la Fede. Oggi invece sta col Potere a prescindere, anche e soprattutto se minaccia la Fede e distrugge la legge naturale. Perché quel che conta è dialogare, farsi applaudire, stare sui giornali, mostrarsi politicamente corretti, presentare una religiosità accettabile e dunque annacquata e falsata.

Signori vescovi, avete trasformato la Chiesa in un baraccone ridicolo, fatto di vetero e neo comunisti, terzomondisti, checche isteriche, pacifisti e sfigati. Come possiamo pensare che la politica si rigeneri, se è la Chiesa la prima a dover essere purificata? Signori vescovi e signori preti, avete sfasciato tutto. Restano soltanto ruderi. Ma tra queste rovine soffia lo Spirito Santo, che prima o poi, malgrado voi, farà tornare la vera primavera. Noi giovani cattolici "integrali" non abbiamo paura di andare avanti per la nostra strada, quella di Gesù, del Magistero autentico e della Tradizione. Questa è l’ora dei laici: teniamo duro. Scriveva Guareschi: “Quando i generali tradiscono, abbiamo più che mai bisogno della fedeltà dei soldati”.
 

30 giugno 2014

"Che fare?" La risposta di Roberto Dal Bosco ed Elisabetta Frezza

Il 19 giugno scorso, commentando il nuovo attacco di Roberto Dal Bosco ed Elisabetta Frezza nei confronti di Francesco Agnoli, avevamo invitato i due esponenti del mondo pro-life a non limitarsi alla critica distruttiva nei confronti delle scelte altrui, ma ad esplicitare in termini costruttivi la propria strategia. Avendo fatto una domanda ed avendo ricevuto risposta, riteniamo giusto pubblicarla, nonostante il nostro fermo dissenso nei confronti di alcuni toni ed espressioni utilizzati dai nostri interlocutori. Non crediamo che, da una parte e dall'altra, esistano "traditori" della causa: esistono persone che manifestano idee diverse su come condurre la stessa battaglia. E' importante che queste idee si confrontino in maniera serena e pacata, senza isterismi e chiusure preconcette, senza che si metta in dubbio la buona fede dell'altro. Da parte nostra, cerchiamo di dare il buon esempio, sottoponendo all'attenzione dei lettori la risposta di Dal Bosco e Frezza. Speriamo che questo sia il primo passo di un nuovo modus operandi, che coinvolga tutti gli interlocutori in campo. 

di Roberto Dal Bosco ed Elisabetta Frezza

Gentili signori del sito,

Avendo letto l’articolo del 19 giugno a noi indirizzato, intendiamo innanzitutto ringraziare per la radiografia così chiara e nitida del quadro concettuale su cui si fonda il nuovo, ennesimo tradimento democristiano. E dell'identikit che, forse involontariamente, ci avete fornito dei nuovi traditores.
 

27 giugno 2014

Conferenza sull'aborto all'Università Cattolica di Milano

La Legge 194 che consente l'interruzione volontaria della gravidanza è in vigore da quasi quarant'anni. Da allora, vi è stato soltanto un referendum abrogativo, datato 17 maggio 1981, non andato buon fine.

 

26 giugno 2014

Il Maligno in confessionale. Cronaca di un assalto inaspettato.

di Tanis Mezzelfo

Quando l'altro giorno entrai in una chiesa, un Duomo molto importante e famoso, per confessarmi, mai avrei pensato di pentirmene. Mi trovai di fronte all'assalto di un orripilante apostata, un lupo travestito da prete che per l'ennesima volta ha confermato in me l'idea che la Chiesa viva tempi calamitosi. Ma andiamo con ordine.
 

12 maggio 2014

La sinistra di Dio

di  don Mauro
«Una pace senza giustizia è un esercizio retorico destinato a un misero fallimento. Ma la giustizia, in questo caso, è tale se riconosce e rispetta i diritti di tutti e non solo di chi esercita il monopolio della forza. Vede, nel mio Paese chi si considera di sinistra evoca spesso la necessità di battersi perla giustizia sociale. Ma come è possibile realizzare la giustizia sociale senza definire la giustizia come un valore universale? Quali sono i confini della giustizia e della sua attuazione? Questo ci riporta all’occupazione. La giustizia non è solo il diritto a un alloggio decente per gli ebrei, è anche il diritto alla libertà per un popolo che vive sotto occupazione. Prima che in politica, la sinistra ha perso la sua battaglia nel campo della cultura, del confronto di visioni».
Con queste parole Zeev Sternhell, “il più autorevole storico israeliano”, commenta la situazione dello Stato di Israele a sessantotto anni dalla sua fondazione. Non entro nel merito della questione israeliana e delle sue difficoltà, perché effettivamente non le conosco e non ne so giudicare. Trovo però interessante questa confessione da sinistra circa il fallimento dei più nobili ideali della sinistra stessa, illustrazione di una decadenza che viene a far rima con molte parole, quali incoerenza, annebbiamento culturale, ostinazione.

Sulla medesima lunghezza d’onda, per tornare in casa nostra, è altrettanto interessante il ragionamento che sta alla base della recentissima ed energica campagna pro-life avviata da Mario Adinolfi con il suo libro “Voglio la mamma”. Anche in questo caso il suo zelo per i valori non-negoziabili si edifica sul ritorno agli ideali più autentici e nobili della sinistra.
«Io sono di sinistra come è di sinistra Matteo [Renzi]: a sinistra si sta con i più deboli. Con i bambini che rischiano di non nascere, con le donne sfruttate che devono vendere persino la sacralità della maternità a italiani ricchi, con i malati piccoli e anziani che devono essere curati e non soppressi, con le madri che hanno diritto a veder riconosciuto il proprio ruolo. Serve una rivoluzione culturale a sinistra, a partire dal mondo del Pd, perché cedere culturalmente alle idee del socialismo radicaleggiante non può essere un'opzione per il Matteo Renzi che conosco io, neanche per calcolo politico, neanche per cercare consenso».

Lasciamo dunque la parola alla storia per scoprire se la sinistra vera è quella della difesa ai deboli o quella dell’inarrestabile declino antinomico e rivoluzionario, quella che si spende per tutte le categorie di indifesi o quella che parteggia subdolamente per neo-caste ristrette e predeterminate. Il tutto sempre ricordando il limite intrinseco di qualsiasi angolatura politica, e la necessità di mendicare da piani più alti – i più alti sono quelli di Cristo e della Sua Chiesa – la giusta via d’uscita e di riscatto.
 

05 maggio 2014

Marcia per la Vita 2014: un successo e una gioia!

di Fabrizio Cannone
Come previsto da un anno, si è svolta a Roma, domenica 4 maggio u.s., la IV edizione nazionale della Marcia per la Vita. I numeri hanno ampiamente confermatol’esistenza e la tenuta di un popolo della vita, giovane e dinamico, gagliardo,pronto sia alla resistenza alla cultura della morte, sia al contrattacco. Le premesse erano buone, nonostante alcune mancanze a livello organizzativo e alcune sterili polemiche favorite dalla superficialità e dalla liquidità della cultura del web (presenti però, ormai, in ogni evento di massa). In effetti, un centinaio circa di associazioni cattoliche, sia ecclesiali che meramente culturali e civili, avevano offerto la loro adesione ai valori della Marcia, sintetizzati a partire da quest’anno nell’efficace formula Per la Vita, senza compromessi

Ma cosa chiede il Popolo della Vita, per così dire “dal basso”, ai promotori della Marcia per la vita e della altre analoghe attività? Direi due cose, assolutamente legate e imprescindibili: la fermezza dei principi e l’unità. La fermezza dei principi ovviamente non implica, nella pratica, il rifiuto del discernimento e del giusto senso della strategia e della tattica. La realtà infatti – al contrario dei principi – non è tutta bianca o tutta nera, ma quasi sempre variegata e fatta di colori meno netti, spesso difficili da decifrare. Da un lato è ovvio che non può esistere un vero anti-abortista che non sia, in principio, favorevole all’abrogazione della legge che permette l’aborto; così, se uno si dichiara favorevole alla legge 194, costui sta già, ne sia cosciente o meno, nel campo dell’abortismo. D’altro canto però nessuno può dire quale sia la strada in assoluto migliore per sconfiggere la cultura della morte, anche perché questa cultura è liquida, morbosa come un virus, difficile da combattere, mutevole e insidiosissima. Faccio un esempio chiarificatore. Nel 2014 in Spagna una nuova legge, approvata dal centro-destra, ha ridotto la possibilità di abortire, rispetto alla legge votata dal governo Zapatero. Alcuni pro life spagnoli ed europei ne sono stati contenti, altri no. Chi ha avuto ragione? Direi, fatte le debite proporzioni, tutti e due. Coloro che hanno gioito per la nuova legge, che comunque mantiene la possibilità dell’aborto, lo hanno fatto vedendo in essa un inizio di inversione di tendenza e la speranza di salvare alcune vite umane innocenti, che sarebbero state sacrificate nell’ottica della precedente situazione normativa. Gli scontenti, altrettanto giustamente, hanno sottolineato che comunque la legge del 2014, non proibendo l’aborto, è una legge cattiva, e questo è fuori discussione. E quindi? Quindi per certi versi la nuova legge approvata dal centro-destra segna un miglioramento nella battaglia per la difesa della vita (cosa colta benissimo dal fronte dei cultori della morte e dalla massoneria); ma per altri versi l’auto-inganno è possibile: alcuni potrebbero prendere questa legge come il giusto compromesso tra vita e morte, tra bene e male, e limitare la loro protesta alla giusta applicazione della legge (iniqua). Ma un aborto giusto non esiste e un male minore, desiderabile certo rispetto ad un male maggiore, resta un male da combattere, in nome di quel bene che anche se pare irraggiungibile deve essere sempre auspicato e voluto dai buoni, specie dai cattolici. E’ giusto in Italia oggi sia voler cancellare la 194, sia, nell’attesa della sua doverosa cancellazione, appellarsi all’obiezione di coscienza prevista dalla “legge” per non compiere omicidi. E ciò senza reale contraddizione.

La seconda richiesta del mondo pro life italiano ai suoi capi organizzativi è l’unità. Pur nelle differenze e nel rispetto della sensibilità di ogni gruppo, la vita è un bene per tutti, e l’aborto è la morte della vita. Così è possibile e perfino desiderabile dividersi nelle riflessioni e negli elementi accidentali che ogni lotta comporta; ma guai se ci dividessimo nella lotta stessa che ha un solo e semplice obiettivo, riconosciuto facilmente dai buoni: la fine dell’era dell’abortismo, ovvero la scomparsa della cultura della morte e delle sue leggi, a partire in Italia proprio dalla legge, iniqua sopra ogni dire, dell’IVG.

Tornando alla Marcia vorrei sottolinearne altresì il valore antropologico e sanamente ludico, formativo, motivante e mobilitante. Certuni, pochi per la verità, ma fastidiosissimi, credono ancora di poter restare a casa in pantofole, celandosi dietro farsi di convenienza come le seguenti: “basta pregare”, “Dio, se vuole, cancellerà l’aborto”, “il trionfo del Cuore di Maria è prossimo”, “i santi più che manifestare facevano sacrifici”, etc. Queste frasi prese in un certo senso sono corrette o quantomeno dense di nobile spiritualità; ma se vengono usate contro le mobilitazioni di piazza, oggi assolutamente doverose e impellenti, divengono un formidabile strumento nelle mani di Satana per archiviare ogni resistenza alla dittatura del relativismo, che coincide al 100% con la monarchia del diavolo. Se dico “pregare è bene”, dico una verità; ma se dico “pregare è bene” per non andare al lavoro e restare a casa (col rosario in mano), compio un atto sommamente blasfemo poiché mi servo dell’Evangelo per promuovere l’inattività, la pigrizia, l’ingiustizia (verso la società e i figli a carico), etc. La Chiesa cattolica, sempre al passo coi tempi poiché ispirata da Colui che è fuori dal tempo, ha promosso i pellegrinaggi nei primi secoli, le crociate nel medioevo, gli esercizi spirituali nel periodo della Controriforma, mezzi modernissimi come giornali, fogli e gazzette già nel ‘700 e nell’800, fino alle mobilitazioni di massa nel Novecento, e ha usato sempre tutti i mezzi leciti per il trionfo dell’ideale cristiano. Nessuno si arroghi il diritto di contestare questa logica in nome di una logica pseudo-evangelica di rifiuto della lotta, dell’apostolato e della militanza. Nessuno infine cerchi di dividere i pro life italiani, come si è fatto stoltamente e miseramente da parte di alcuni: costoro sono da classificare come i migliori alleati dell’abortismo.


I 40.000 della Marcia, 50.000 secondo Adnkronos, sono arrivati prima del Regina Coeli a piazza san Pietro e hanno, ancora una volta, ricevuto la pubblica approvazione del Papa. Segno che la battaglia per la difesa della vita umana innocente è quanto di più giusto e importante oggi: su questa nobile battaglia si può e si deve cercare il consenso più vasto per ricacciare nell’abisso le leggi infami del genocidio più immane della storia.
 

03 aprile 2014

Viva la Marcia per la Vita!

di Federico Catani
Negli ultimi giorni stiamo assistendo ad un triste spettacolo che mai avremmo voluto vedere. Un sito di area cattolico-tradizionalista ha infatti dato spazio ad un indecoroso quanto controproducente dibattito tutto interno a una parte del mondo pro-life italiano, quello più fervente e serio. Per essere più precisi, l'oggetto delle discussioni è la Marcia per la Vita, che, forte dei suoi successi, quest'anno giunge alla sua quarta edizione. Ovviamente, se alcuni avessero evitato di scrivere articoli equivocabili (almeno dai malevoli), probabilmente non si sarebbe scatenata alcuna guerra. Tuttavia, dobbiamo deplorare quanto si è sviluppato da qualche a tempo a questa parte. Di sicuro a guadagnarci da questo scempio sono solo e soltanto i gestori del sito summenzionato, che dietro la difesa della regalità sociale di Cristo, hanno evidentemente più interesse ad aumentare il numero delle visite e pertanto godono un mondo delle divisioni che purtroppo ci possono essere altrove. Ma poiché a tal riguardo si potrebbe obiettare con la celebre esclamazione di Ed Hutcheson: "That's the press, baby. The press! And there's nothing you can do about it. Nothing!", allora tanto vale rispondere per le rime senza entrare nelle diatribe e mettendo piuttosto i puntini sulle "i".

La Marcia per la Vita, per cui, seppur in minima misura, ho il piacere e il privilegio di lavorare, ha due obiettivi precisi, sin dalla nascita: affermare la sacralità della vita umana e perciò la sua assoluta intangibilità dal concepimento alla morte naturale, senza alcuna eccezione, alcuna condizione, alcun compromesso; combattere contro qualsiasi atto volto a sopprimere la vita umana innocente o ledere la sua dignità incondizionata e inalienabile. Questo è quello che sta scritto sul sito della Marcia. Questo è ciò in cui credono e per cui lottano tutti coloro che hanno ideato e voluto la Marcia e che, a differenza di altri, lavorano sodo per la sua riuscita (penso, tra tutti, alla portavoce Virginia Coda Nunziante e a Francesco Agnoli). Tutto il resto conta niente. Le chiacchiere stanno a zero. Tra l'altro, quest'anno è stato deciso di dare uno slogan alla Marcia: "Per la vita senza compromessi". Il che esprime efficacemente qual è la linea di questa bella e importante iniziativa. 

Ora, proprio a causa di questa linea, le prime critiche alla Marcia sono arrivate "da sinistra", da quel mondo pro life assonnato, amante dell’accomodamento e delle poltrone politiche, che in trent’anni di vigenza della criminale e omicida legge 194/1978 ha preferito scegliere la fallimentare strategia del minimalismo e del non scontentare nessuno, per non disturbare i benpensanti. Nonostante tutto il bene che i Centri di Aiuto alla Vita hanno fatto e continuano a fare, infatti, un certo settore di cattolici pro-life non ha mai condannato espressamente, senza se e senza ma, la 194 e non è mai sceso in piazza, a differenza di quanto accade da anni in tanti altri Paesi. Il risultato ottenuto? L'irrilevanza più totale sul piano politico-culturale. E proprio per reagire a questa strategia è nata la Marcia. Ecco perché risultano inconcepibili le critiche che vengono "da destra", da quelle menti troppo contorte  e complicate per uno semplice come me. Come si fa a dire che tra i promotori della Marcia vi sono alcuni favorevoli alla 194? Come si possono definire "cripto-abortisti" e "neo-democristiani" uomini e donne che hanno messo in gioco se stessi, subendo forti attacchi, per creare un evento di rottura con la linea minimalista di sempre? Tutto ciò è assurdo, è calunnioso, è folle. Ci possono essere, anche tra gli organizzatori, sfumature diverse e strategie diverse, ma l’obiettivo è lo stesso, non dimentichiamolo! Si può giustamente discutere su chi invitare o non invitare ad un convegno e alcune scelte possono non essere condivisibili, ma di qui a condurre infinite velenose polemiche, dando del traditore o del doppiogiochista ad altri, ce ne corre! 

Al contempo, è davvero sciocco criticare la Marcia per la sua aconfessionalità. Ma scusate, signori, la difesa della vita non trascende forse l’appartenenza religiosa? La vita non è per caso uno di quei valori non negoziabili, facenti parte del diritto naturale e dunque scritti nel cuore di ogni uomo? E allora perché mai creare problemi quando non ce n’è motivo e vedere il male ovunque? Ciascun dal proprio cuor l'altrui misura! Da quando la Marcia è stata spostata a Roma si è sempre lavorato per includere tutti coloro che, di buona volontà, si fossero mostrati favorevoli alla battaglia, tenendo però sempre fermo e chiaro il messaggio, peraltro ben espresso dai tanti cartelli che chiedono l’abrogazione della 194 e denunciano l’omicidio dell’aborto. Dove sarebbero le ambiguità? Dove la volontà di normalizzazione? A me pare che tutti gli anni vi siano state polemiche contro i "fascisti" che marciano per ledere i diritti delle donne e per riportare le lancette dell'orologio al Medioevo... O sbaglio? E se ciò avviene, come si può sostenere che il messaggio della Marcia è stato annacquato? A dar retta a certi tribuni spuntati fuori dal nulla e che pretendono di essere gli unici puri, si dovrebbe marciare in quattro. Salvo poi dividersi in altri gruppi, per ripicche e rivalità bambinesche, come spesso accade in certi ambienti. 

Ebbene, poiché si è dato vita ad un qualcosa di nuovo, che vuole attirare l’attenzione su un tema dimenticato e creare le condizioni per cancellare tutta una serie di leggi inique e magari per impedire che ne vengano approvate altre, cerchiamo di non rovinare tutto! Restiamo uniti e non troviamo pretesti di litigio solo per mascherare giochi di potere o per far emergere il nostro ego. Cerchiamo anche di non cadere nella trappola tesa da certi siti. Se qualcuno scrive poemi in cui oltrepassa ogni limite di civile decenza, lo si lasci cuocere nel suo brodo. Male ha fatto chi ha ceduto alla provocazione ed ha risposto, innescando una catena di altri articoli solo e soltanto dannosi per la causa. E allora, anziché polemizzare inutilmente sul web, si lavori per la buona riuscita della Marcia per la Vita. Poi ci sarà tutto il tempo di discutere. Ma di persona, in privato e non in mezzo alla strada, perché gli eventuali panni sporchi, si devono lavare in casa.

Viva la Marcia per la Vita!   

 

04 dicembre 2013

L'Espresso e il sottinteso

di Ilaria Pisa
Lo scopo di molti portali di notizie, come L'Espresso, non è fornire ai lettori informazioni neutrali, ma esporre i fatti unitamente a giudizi, riflettendo scelte editoriali certamente opinabili ma altrettanto certamente legittime e, soprattutto, trasparenti e conoscibili a tutti. Nihil sub sole novi.
Suscita però perplessità e meraviglia constatare come il normale taglio ideologico di un articolo può grottescamente diventare isterismo fazioso, non appena si abbandoni anche l'ultimo appiglio con l'elementare senso di realtà.