Visualizzazione post con etichetta destra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta destra. Mostra tutti i post

22 novembre 2019

«È facile essere di destra». Augias, ma che stai a di’?

di Giuliano Guzzo
Ospite a «Di Martedì», su La 7, ieri Corrado Augias ha spiegato che «essere di destra è facile perché significa seguire di più gli istinti che quasi tutti hanno» invece «quelli di sinistra invece giocano meglio sul ragionamento e la conoscenza degli argomenti». Tradotto dall’augiasese all’italiano: a destra sono metà uomini e metà bestie, a sinistra metà persone e metà angeli. È la solita, eterna minestra riscaldata della superiorità progressista. Fuffa cui non varrebbe neppure la pena rispondere, se non fosse per un passaggio che letteralmente capovolge la realtà: essere di destra non è facile, tutt’altro. Espone a continui pregiudizi.

Perché se sei di destra non puoi affermare il valore pubblico della fede senza passare per «ultracattolico», difendere il primato della famiglia naturale senza esser tacciato di voler torturare gli omosessuali, criticare l’immigrazione incontrollata senza l’accusa di indifferenza ai morti in mare, come se ci fosse un nesso tra disumanità e presidio dei confini. Ancora, se ti dichiari di destra divieni automaticamente – talvolta perfino agli occhi di persone amiche – come figuro sospetto, oscuro, criptonazista, nostalgico delle camere a gas. E ovviamente sei ignorante, molto ignorante. Perché quelli di destra, nella narrativa dominante, non leggono, non studiano, non comprano libri. Anzi, sono la prova vivente che Darwin ci aveva preso, sì, ma non troppo.

Poco importa che la galassia culturale della destra sia costellata di intellettuali  – da Gómez Dávila a Del Noce, da Guareschi a Roger Scruton – che non hanno nulla da invidiare, per acume e lungimiranza, alle migliori menti progressiste. Se sei di destra sei per forza uno che vive di pancia, seguendo «gli istinti», che non ci arriva né può farlo, perché domiciliato in una caverna e non nel mondo sans frontières per cui le Clinton, le Rackete, le Thunberg, le Murgia e i Saviano si stanno battendo coccolati dai mass media. E poi, ovviamente, se sei di destra odi. Ardi d’odio. Anzi, sei proprio l’odio incarnato. Non come quelli di sinistra che blaterando di bigottismo altrui, incuranti del loro, illuminano il mondo col «ragionamento e conoscenza degli argomenti». Augias, ma che stai a di’?


 

07 dicembre 2017

L'onda nera che avanza


di Lorenzo Zuppini

Si deve essere in malafede o totalmente scollegati dalla realtà per affermare, con un insopportabile cipiglio, che un’onda nera sta per travolgere l’Italia la quale rappresenta, tre le altre cose, il maggior rischio per gli ebrei, il popolo massacrato nel secolo scorso dal nazismo coadiuvato poi dal fascismo nostrano. Gli aperitivanti che, tra una tartina e l’altra, ogni mattina ritengono che lo tsunami nero si stia avvicinando sempre più alle nostre coste (e ovviamente non mi sto riferendo agli invasori clandestini, sebbene la metafora risulti ghiotta) fanno riferimento di volta in volta a dei casi di intemperanza da parte di gruppuscoli di estrema destra che esprimono in modo colorito le loro idee. Idee forti, talvolta assurde, spesso oggettivamente sbagliate su un piano storico, ma sempre di idee stiamo parlando. La peggiore carogna che mette in discussione l’Olocausto (pratica cara a certi soloni islamici) avrà comunque, a parere del sottoscritto, il diritto di esporre le proprie odiose idee per il semplice motivo che le idee non sono arrestabili, né se si tratta di una legge imbellettata e scritta da un parlamentare la cui famiglia è stata perseguitata dal nazismo, né se si tratta della richiesta avanzata dal peggior cascame comunista che, esponendo la propria faccia tosta, pretende tolleranza zero per chi professa il nazifascismo ma massima comprensione per chi sventola la falce e il martello. Ma si sa, chi scrive è un convinto liberale, e, sebbene vada di moda definirsi tali, in realtà in pochi si comportano di conseguenza.
Il mainstream grida allo scandalo per la visita fatta da un gruppo di skinhead ad un’associazione di Como chiamata “Como senza frontiere”. Le teste rasate sono entrate senza invito, hanno esposto la loro idea sull’operato dell’associazione (il cui scopo potete facilmente immaginare) ed hanno tolto il disturbo. Neanche una parolaccia, ma pare si tratti di blitz. I blitzettari, in realtà, sono gli unti del Signore come Emanuele Fiano che ritengono intelligente e costruttivo gridare costantemente all’onda nera che avanza e, addirittura, che sia utile creare una nuova legge che, aggiungendosi alla Mancino e alla Scelba, vieti le idee contenute in un busto o in un quadro. Non è sopportabile che il Fiano, sostenuto da quell’accrocco che è la sinistra oggi, giustifichi una legge liberticida ed inutile utilizzando il caso della propria famiglia: nessuno nega ciò che fu l’Olocausto, ma certamente non si può far leva sull’opinione pubblica contando le gocce di lacrime che qualcuno riesce a tirar fuori. Il fascino che esercita il fascismo, assai minore rispetto a quello esercitato dal comunismo, è del tutto fisiologico sebbene sia deprecabile: è un’ideologia antica, forte e che può far gola in momenti di crisi economica e valoriale, ma la nostra Repubblica italiana si è organizzata a dovere per scongiurarne il ritorno. Punto.
Siccome quelli che oggi hanno il coraggio di definirsi nazisti vengono ritenuti pericolosi per le comunità ebraiche, è probabilmente il caso di dare una sveglia ai bontemponi impegnati nell’aperitivo a base di antifascismo e immigrazionismo ricordando chi rappresenta oggi in Europa l’antisemitismo violento e pericoloso.
Nel 2015, arrivò un documento sulla scrivania del presidente israeliano Benjamin Netanyahu secondo cui ben 120mila ebrei, ovvero un quarto degli ebrei in Francia, avevano l’intenzione di trasferirsi in Israele. Un altro documento venne fatto recapitare sul tavolo del presidente, inviato dal ministero della Diaspora israeliano, secondo il quale la Francia era divenuto uno dei luoghi più pericolosi per gli ebrei. Si contano circa 550mila ebrei in Francia, a fronte di oltre 6 milioni di islamici, e ogni anno gli ebrei subiscono circa 500 attacchi.
In Inghilterra la situazione non è migliore: circa 100mila ebrei hanno dichiarato di voler abbandonare quel territorio per trasferirsi in Israele. Tutti voi ricorderete le parole del rabbino capo di Barcellona all’indomani dell’attentato terroristico islamico sulle ramblas, il quale affermò che “questo posto è perso. Meglio andarsene in Israele. La nostra comunità è condannata sia a causa dell’islam radicale sia per la riluttanza delle autorità a confrontarsi con questo”.
Nel 2015 lo Stato Islamico dell’Isis pubblicò un video in cui esortava i palestinesi ad attaccare senza sosta gli ebrei, e in quel periodo, lo sceicco Hassan Nasrallah leader di Hezbollah, dichiarò che “questa nuova intifada è l'unica speranza per i palestinesi di porre fine all’occupazione. Oggi stiamo assistendo a ciò che una nuova generazione è disposta a sacrificare per Gerusalemme, combattendo con i coltelli”.
Nell’estate del 1921 un certo Amin al Husseini, già odiatore di ebrei e fomentatore di violenze contro questi ultimi, viene nominato Gran Muftì di Gerusalemme, l’allora più alta carica islamica. Ebbene questo pagliaccio, quando nel 1933 Hitler salì al potere, confidò di “intravedere un nuovo radioso futuro”, predicendo “l’avvento di una nuova era di libertà per i musulmani di tutto il mondo”. Addirittura il 21 luglio del 1934 egli si recò in visita al nuovo console tedesco di Palestina, tale Dhöle, per instaurare un rapporto proficuo col nazismo e per capire “fino a che punto il Terzo Reich fosse disposto a sostenere il movimento arabo contro gli ebrei”. Mi pare di scorgere una certa stima nutrita dalla più alta carica islamica nei confronti di uno dei più grandi massacratori di ebrei. E la differenza, oggi, tra queste due realtà è macroscopica sebbene astutamente celata: esistono svariate leggi che impediscono il ritorno di una dittatura, che ne impediscono la propaganda e che sanzionano le opinioni che fomentano l’odio razziale. Al contrario, nel momento in cui chicchessia osi mettere in discussione la natura dell’islam, viene tacciato di islamofobia e ricoperto di improperi.
Potrei essere accusato di benaltrismo o addirittura di spalleggiare gli attuali neonazisti. In realtà il motivo per cui non posso definirmi antifascista è dovuto al fatto che, da liberale incallito, io sono contro ogni forma di totalitarismo, e, anche e soprattutto, perché definirsi oggi antifascisti significa infilarsi in un quel cascame di comunismo social mondano che osteggia gli skinhead ma tace quando i centri sociali aggrediscono Giampaolo Pansa o il professor Panebianco all’università.
Tra pochi giorni ricorderemo la nascita di un ebreo chiamato Gesù Cristo, ed è oggi ancor più importante di ieri ricordare chi incarni attualmente il vero odio antisemita.



Iscrivetevi alla nostra newsletter settimanale, che conterrà una rassegna dei nostri articoli.

 

22 novembre 2017

Quando San Giovanni Paolo II spronò l'eurodestra a difendere la vita

(OVVERO. L'IDENTITA' NAZIONALE PASSA DA QUELLA DELL'INDIVIDUO)

di Francesco Filipazzi

L'11 aprile 1985, San Giovanni Paolo II compì un gesto che deve aver provocato qualche ulcera fra i cattocomunisti. Durante un'udienza partecipata da 30 mila persone, il Papa si avvicinò a 16 parlamentari europei dell'ultradestra, capeggiati dall'italiano Giorgio Almirante e dal francese Jean-Marie Le Pen, rivolgendo loro le seguenti parole: "Continuate il vostro combattimento contro l' aborto in conformità alla dottrina della Chiesa e continuate a combattere contro la decadenza dei valori morali in Europa". Nel gruppo erano presente anche i greci e l'italiano Pino Romualdi. Questo episodio, il cui ricordo farà certo storcere il naso a qualche benpensante anima pia, è però sintomatico dell'assenza di pregiudizio da parte di Giovanni Paolo II, che anche in quell'occasione preferì lasciare da parte ogni tipo di retropensiero, per puntare dritto all'essenza di una questione basilare. Dopo i fallimenti dei partiti popolari e delle varie democrazie cristiane, l'identità europea e le rivendicazioni etiche da chi potevano essere difesi, se non dalle destre?

Il Movimento Sociale Italiano, in questo ambito si comportò correttamente. Sul divorzio, nonostante Almirante fosse favorevole per motivi personali, il partito si pose come contrario e così fece anche sull'aborto. Tutto il MSI in pratica si schierò contro l'uccisione degli infanti, ad ogni livello, anche extra parlamentare. Pino Rauti scrisse anche un pamphlet al riguardo, mentre in ambito giovanile gli Amici del Vento, uno dei gruppi principali della musica alternativa, scrissero delle canzoni in cui l'aborto veniva demolito senza appello. Questo patrimonio è poi stato messo in un cassetto dall'esecrabile condotta di Fini, partito dal MSI e finito sulle posizioni del peggior Pannella, negli anni 2000, ma deve per forza essere recuperato.

Proprio oggi che in Italia l'area destro-identitaria, sotto elezioni, si riorganizza, è importante che i dirigenti comprendano questo passaggio. L'identità della persona, prima che quella nazionale, va strenuamente difesa per potersi dire davvero identitari. In questo ambito, gli epigoni del Movimento Sociale, a partire dalla Meloni che ne porta ancora il simbolo, devono assolutamente porsi come gli interlocutori delle istanze conservatrici in campo etico, senza paura di apparire anacronistici o di subire le reprimende dei progressisti. Lo facciano da un'ottica laica (il grande sogno della destra religiosa è ad oggi appunto un sogno), partendo dalle battaglie dell'oggi, come la legge Cirinnà. le porcherie gender o il testamento biologico, su cui si sono già posizionati correttamente, difendendo anche le prerogative dei medici obiettori di coscienza sull'aborto. Proprio su questo argomento, quando ne avranno la forza, dovranno poi fare di tutto per provvedere ad un'abrogazione, tornando a dire che l'aborto è un crimine ignobile. Si tratta insomma di fare onore a quell'invito che Giovanni Paolo II rivolse all'eurodestra nell'85.




Iscrivetevi alla nostra newsletter settimanale, che conterrà una rassegna dei nostri articoli.

 

17 novembre 2017

CasaPound e noi cattolici integrali


di Gregorio Sinibaldi

Non abbiamo verso CasaPound i pregiudizi tipici del borghese benpensante, di destra o di sinistra, che ormai si è ridotto ad una vita di slogan, omologata e tirannizzata dal sistema, magari senza rendersene conto. Slogan usati come mantra e tutti a base di antirazzismo, immigrazionismo, femminismo, laicismo, omosessualismo, etc. etc.
Anzi abbiamo fortemente apprezzato che un movimento politico non confessionale e nazionalista, si unisse a noi durante il Family day del Circo Massimo (30.1.2016), per la difesa della famiglia tradizionale attaccata dalle lobby di potere e dalle sinistre, più o meno radicali e radical chic.
Di più, navigando in rete si trovano parecchie iniziative dei militanti di CasaPound di tipo sociale: solidarietà concreta agli italiani più poveri, sostegno ai terremotati, ai portatori di handicap, etc. E sono tutto cose positive, al di là del credo ideologico di chi le organizza.
Il 15 novembre però, Simone Di Stefano ha fatto un’intervista al “Corriere della Sera” che ci ha fatto capire meglio quanto la distanza tra CasaPound e il Sistema che dice di combattere sia in realtà a geometria variabile. Anzi, sembra proprio un endorsement. Come dire ai lettori del quotidiano snob, laicista e paludato: “Anche noi siamo come voi, che avevate capito?”
Ma se la distanza, come vedremo, tra CasaPound e il sistema è minima, essa non può che essere enorme con noi cattolici integrali che desideriamo combattere e rivoluzionare questo stato di cose, e non su aspetti secondari, ma nel suo nucleo ideologico più intimo. Che coincide con ciò che i Pontefici, almeno un tempo, chiamavano “cultura di morte”.
L’intervistatore Alessandro Trocino non sa attendere molto, e già alla seconda domanda arriva a ciò che più gli interessa, e chiede: “Lei è fascista?”. E lui: “Certo. Siamo gli eredi della tradizione che dopo Rsi e Msi è stata interrotta da Alleanza nazionale”.
Ma nel resto dell’intervista di fascismo vero, reale, storico resta ben poco… sostituito da un fascismo immaginario che ognuno potrebbe crearsi a propria immagine e somiglianza.
Sulle leggi razziali: “Sono state un reato gravissimo da condannare. E un errore perché hanno allontanato gli ebrei dal fascismo, nel quale erano protagonisti”. Sicuro?
Incalza Trocino: “L’apologia di fascismo è ancora un reato in Italia”. Di Stefano: “Essere fascisti no”.
E per significare che la Costituzione non vieterebbe un movimento come il loro, Di Stefano dichiara: “Noi siamo per una strenua difesa della Costituzione”. Sembrerebbe di sentire D’Alema, o Fanfani, o qualcuno dei padri costituenti. Forse Di Stefano ignora che costoro si ispiravano all’anti-fascismo e all’anti-nazionalismo più radicale e ideologico? Eppure è noto a tutti. O crede che Mussolini sia stato appeso a testa in giù, e i fascisti residui in buona parte eliminati fisicamente nel ’45-‘46, per poi fare una Costituzione che riprendeva i valori del fascismo?
Ma quando si hanno le idee poco chiare è facilissimo farsi abbindolare dal sistema e diventarne un portavoce. Sentite qua. “Siete contro l’aborto?” “No, chi vuole abortire deve poterlo fare gratis e in strutture pubbliche”. Ora che l’aborto sia un dogma o forse il dogma del pensiero dominante, probabilmente certi intellettuali di estrema destra lo ignorano. Ma dovrebbe far strano a chi si sente rivoluzionario e controcorrente vedersi assieme alla sinistra ufficiale, all’Onu, a tutte le lobby antinazionali e antipatriottiche del pianeta, ai centri (a)sociali (con cui potrebbero sfilare insieme, mentre noi partecipiamo alla Marcia per la vita…).
Ma se si cede su un punto, la strada verso il nulla è già imboccata.
“L’eutanasia?”. Di Stefano: “Non è il primo problema. Ma chi si vuole togliere la vita deve poterlo fare”. Capito, amici? Già usano il lessico politicamente corretto e servile. “Deve poterlo fare?”. In caso, il suicidio deve poterlo fare. L’eutanasia, è la soppressione indotta dal medico, mediante una azione o una omissione. Ed è più grave del suicidio, poiché si obbliga un terzo, magari contro la sua coscienza, a compiere un delitto, in nome della vera o presunta volontà del paziente. Ma anche qui tra CasaPound e i radicali dell’associazione Luca Coscioni la distanza è zero. Rifletti, giovane patriota, rifletti…
“La pena di morte?”. “Contrari”. Che carino, eh? Che ne pensano Nessuno tocchi Caino e Amnesty? Finora tendevano a sinistra questi propagandisti della cultura di morte, ma ora sanno che anche all’estrema destra dello scacchiere possono contare su sostegni insperati e preziosi. Che il pensiero politico classico (pre-cristiano e cristiano, greco e romano), che secoli e secoli di cultura giuridica europea abbiano ammesso la pena capitale come legittima non conta nulla per questi cantori, a parole, dei valori eterni dell’impero.
Ma sa Di Stefano che il fascismo vietava, nelle sue leggi piuttosto severe, sia l’aborto che l’eutanasia, colpendoli come reati? Sa che il fascismo reintrodusse, dopo il socialista Codice Zanardelli, la pena di morte (Codice Rocco) e che la applicò durante tutto il Ventennio? Sa che l’annosa Questione Romana, apertasi il 20 settembre 1870, fu risolta da Mussolini con il Concordato del ’29 che reintrodusse i crocifissi in tutte le aule pubbliche dello Stato? Sa che fu soppresso dal regime sia il partito comunista che la massoneria, e che fu vietata la pornografia e imposta la censura per gli spettacoli immorali? Sa che in queste ed in altre iniziative di rilievo fu apertamente sostenuto dal Vaticano?
La cultura di morte che oggi si identifica con la cultura ufficiale dell’Unione europea e che viene meticolosamente instillata nelle scuole e nelle università ha ufficialmente un nemico in meno. Peccato.


Iscrivetevi alla nostra newsletter settimanale, che conterrà una rassegna dei nostri articoli.

 

28 aprile 2016

L'Europa sempre più a destra. I successi elettorali degli identitari

di Alfredo Incollingo

La vittoria del Partito delle Libertà in Austria il 24 aprile riconferma lo spessore elettorale delle destre identitarie europee: il candidato Norbert Hofer con il 35% di preferenze vince a scapito degli sfidanti popolari e socialisti. Il secondo turno vedrà il confronto tra i verdi e i nazionalisti, ma i sondaggi danno per certa la vittoria di quest'ultimi.
Il successo di Hofer è naturalmente la risposta degli elettori all'emergenza profughi: i recenti fatti del Brennero confermano la volontà del governo e della popolazione di difendere la propria integrità nazionale. Non possiamo poi non constatare come il voto concesso al Partito della Libertà sia una forma di protesta per la superficialità con cui Bruxelles affronta la questione mediorientale: la paura del terrorismo islamico, le ripercussioni del multiculturalismo e della crisi economica hanno dato visibilità a quei movimenti che si pongono in antitesi all'attuale sistema.
Ma l'Austria è solo un esempio, dato che in molti stati europei i partiti populisti nelle singole elezioni  nazionali riescono ad ottenere risultati stupefacenti: i consensi maggiori provengono da quell'elettorato che rigetta un'Europa avvertita come un'entità astratta e autoritaria, negatrice delle singole identità e delle fondamenta antropologiche della società.
La confusione socio – economica imperante ha quindi spinto anche l'elettorato tradizionalmente di sinistra a scegliere la destra. La sinistra europea ha da decenni abbandonato le classiche battaglie sociali e non ha saputo reagire all'arretramento dei diritti sociali, cosa che invece hanno fatto i partiti nazionalisti, portando avanti quelle battaglie che negli anni precedenti erano condotte da socialisti e comunisti.

La cattiva gestione dell'immigrazione e una degenerata assimilazione ha causato violenza urbana e degrado, fino a permettere al terrorismo islamico di fare ciò che ha fatto. La risposta dei movimenti nazionalisti è stata quindi decisiva e alternativa ad un sistema fallimentare. Il vento del cambiamento spira sull'Europa e minaccia la sua (presunta) unità.
I primi timidi successi elettorali hanno poi riscosso una “valanga” di preferenze negli ultimi anni. Il Front National ha surclassato in alcune regioni francesi i socialisti e i popolari; in Germania e nei Paesi germanofoni i nazionalisti ottengono ottimi esiti; in Polonia un partito conservatore è al governo.
L'Europa delle nazioni va a destra, a quanto pare. Reagisce così ad un'Europa dei tecnocrati che ha negato sé stessa e i suoi principi cooperativi. In Francia il Front National di Marine Le Pen stravince e, di fronte agli ultimi fatti di terrorismo islamico, ha ampi consensi. Non possiamo definirlo un partito anti-europeo, ma anti Unione Europea di cui chiede una ristrutturazione, e si pone per il blocco dell'immigrazione e per una marcata inclinazione sociale.
Anche in Germania Alternativa per la Germania ha registrato ottimi risultati, specialmente in Baviera. Le elezioni regionali hanno mostrato così il regresso dei democratici cristiani e dei socialisti. E' un partito che si dichiara nemico dell'Unione Europea specialmente per le sue politiche di salvataggio degli Stati europei meridionali che, secondo il leader Frauke Petry, avrebbe causato danni irreparabili all'economia tedesca.
Il caso più eclatante naturalmente è la Polonia della premier Beata Maria Szydlo e del presidente Andrzej Duda. Il partito conservatore Diritto e Giustizia ha così dato adito all'ondata nazionalista europea divenendo il principio di questa rivoluzione che potrebbe mettere in pericolo la stessa Unione Europea.
 

06 luglio 2014

La memoria negata. Un libro di Pucci Cipriani

di Enrico Maria Romano
L’intellettuale tradizionalista toscano Giuseppe (Pucci) Cipriani (Borgo San Lorenzo, 1944) offre, probabilmente per la prima volta, uno spaccato ben articolato e documentato degli ambienti, certamente variegati e non conformisti, del tradizionalismo cattolico italiano nel suo "La memoria negata. Appunti per una storia della tradizione cattolica in Italia" (Solfanelli, Chieti 2013, pp. 440, € 25). Il titolo dunque, quando parla della “tradizione cattolica”, fa riferimento al tradizionalismo cattolico italico, soprattutto toscano, e non alla ben più importante, universale e dogmatica Tradizione, intesa nel dogma quale fonte della Rivelazione divina accanto alla Sacra Scrittura. Se il titolo è quindi parzialmente equivoco, il contenuto è assai più vasto, interessante e vivace, riflettendo ad ogni pagina le impressioni dell’Autore, il quale ha vissuto in prima persona e dall’interno la nascita e lo sviluppo del cosiddetto tradizionalismo. Tale tradizionalismo va inteso sia a livello culturale che socio-politico come un ambiente che coniuga la difesa della fede cattolica integrale (e non annacquata) con la simpatia per le forme politiche e sociali dell’ancien régime, qui soprattutto nel senso degli Stati pre-unitari italiani e più in generale identifica la simpatia per tutte le battaglie di opposizione ai “progressi” della modernità occidentale (come il divorzio, l’aborto, la rivoluzione sessuale, la droga libera, l’abolizione delle case chiuse, etc. etc.).
 

03 luglio 2014

I generali hanno tradito. Tocca a noi soldati essere fedeli.

di Federico Catani
Matteo Renzi ha detto chiaro e tondo che le unioni omosessuali s'hanno da fare e pure bene. Non si chiameranno matrimonio, perché lui - cattolico e scout - alla famiglia ci tiene, ma di fatto tali orribili pastrocchi saranno unioni sponsali vere e proprie. 

E di fronte a questo diabolico progetto, sovvertitore dell'ordine naturale e antropologico, cosa fa il centrodestra? Nulla. Berlusconi addirittura s’è detto d’accordo e Toti non ha trovato niente di meglio da dire che la posizione del Cavaliere si ispira direttamente alle aperture in materia di Papa Francesco (ma quali?)!!! Il Nuovo Centrodestra, nonostante tante chiacchiere e la buona volontà di singoli esponenti, con Renzi ci governa assieme e sembra più interessato alle poltrone che non ai princìpi. E la destra-destra? Come agiscono quelli che dovrebbero rappresentare il "Partito della Nazione" e che mantengono la Fiamma tricolore del Movimento Sociale Italiano sul proprio simbolo? Come si comportano quelli che commemorano Almirante e vogliono costruire l’alternativa a Forza Italia? Beh, essendo davvero di destra, non vogliono chiamare matrimonio le unioni gay e sono fermissimamente contrari alle adozioni, ma per il resto, La Russa si è pronunciato: diritti individuali per tutti, viva le coppie di fatto, etero od omo che siano! Giorgia Meloni dovrebbe darsi una svegliata, togliere di mezzo le vecchie carcasse e non aver paura di fare un partito nazional-cattolico e conservatore. Altrimenti subirà la sorte di Fini. Attualmente, sembra che l'unico baluardo contro la deriva morale resti la Lega, che grazie a Salvini e a diversi suoi esponenti, più coraggiosi e con più attributi rispetto a quelli di Fratelli d’Italia, si batte per il buonsenso e la ragione (pur con alcune ambiguità). La Lega ha presentato infatti una mozione in Lombardia per difendere la famiglia naturale, ha chiesto (ma l'ha fatto anche Fratelli d'Italia) di interrompere i rapporti istituzionali, economici e diplomatici con quei Paesi che perseguitano i cristiani, ha promosso quesiti referendari seri e condivisibili di chiara impronta conservatrice e così via. Insomma, se qualcuno oggi cercasse una destra seria e responsabile, la troverebbe solo nella Lega. Che rimane accettabilmente cattolica proprio in quanto va contro le direttive di una certa Chiesa. 

Infatti il mondo cattolico, malato di mondanità, appoggia Renzi. Non apriamo qui la parentesi di Avvenire e Sir, testate - entrambe renziane - che se fossero definitivamente chiuse eviterebbero a chi ancora cattolico lo è rimasto di vergognarsi. Prendiamo piuttosto i vescovi. Vogliamo parlare del segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, scelto direttamente da Papa Francesco? Quello che ha definito inespressivi i pro-life che, a differenza sua, affrontano la gogna per pregare davanti alle cliniche abortiste; quello che ha criticato la “violenza” (sic!) con cui certuni difenderebbero i valori non negoziabili; quello che vuole ascoltare gli omosessuali militanti e vorrebbe discutere di tutto nella Chiesa; quello, insomma, che fa il piacione sui giornali di tutta Italia, blaterando qua e là per aumentare le sue quotazioni nel mondo che conta. Davanti a un simile losco figuro, la tristezza mi assale, ma ancor di più la rabbia e benedico Dio che non mi mette nelle condizioni di vedere faccia a faccia questo degnissimo successore di Giuda Iscariota, pronto a vendere Cristo per una prima pagina di giornale o un applauso di Scalfari. 

Così come ringrazio l’Onnipotente (che non è Renzi, tranquilli!) per non mettere sulla mia stessa strada mons. Adriano Tessarollo, vescovo di Chioggia. Il signore in questione, che di professione fa il pastore d’anime - perché, signora mia, si deve pur campare -, ha avuto la faccia tosta di scagliarsi contro il sindaco leghista di Padova, Massimo Bitonci. La colpa del primo cittadino? Rispettare una sacrosanta normativa italiana, confermata pure dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, secondo cui nei locali pubblici deve essere affisso il Crocifisso. Mi risulta che la Cei in passato abbia sempre difeso questa legge. Certo, non in nome della regalità sociale di Cristo, come dovrebbe essere (non sia mai: i vescovi non vogliono che Gesù regni nella società!), ma della sana laicità e della cultura. Però almeno avevano osato spendere mezza parola buona sul tema. Adesso, invece, un indegnissimo successore degli apostoli preferisce attaccare la Lega perché, a suo dire, fomenterebbe l’odio e la divisione. Ovviamente Famiglia Cristiana (ma c’è ancora chi la compra?) ha appoggiato il vescovone. Effettivamente, come si può poi pretendere da tali prelati e tali presunti cattolici una parola forte per difendere e sostenere i tantissimi fedeli minacciati dall'Islam o dal fanatico laicismo occidentale? E non tiriamo fuori il caso del vescovo di Novara, che ha ripreso un suo sacerdote pubblicamente solo perché ha ricordato la verità, ovvero che la convivenza è un peccato grave. 

Quanta vigliaccheria, quanta pavidità, quanta bassezza negli atteggiamenti e nelle parole di certi pastori d’anime! Quanta meschinità, quanta pusillanimità, quanta miseria umana! Questa è gente che non crede più in Gesù e che non sarebbe disposta nemmeno a dare un’unghia per Lui. Non riescono a sostenere una Marcia per la Vita o una manifestazione a difesa della famiglia, figuriamoci se sarebbero disposti a dare la vita per le proprie pecorelle o per il Signore! Altro che martirio! Altro che missione profetica! Altro che testimonianza! La Chiesa preconciliare era collusa col potere? Forse, ma generalmente solo con quel potere che difendeva la Fede. Oggi invece sta col Potere a prescindere, anche e soprattutto se minaccia la Fede e distrugge la legge naturale. Perché quel che conta è dialogare, farsi applaudire, stare sui giornali, mostrarsi politicamente corretti, presentare una religiosità accettabile e dunque annacquata e falsata.

Signori vescovi, avete trasformato la Chiesa in un baraccone ridicolo, fatto di vetero e neo comunisti, terzomondisti, checche isteriche, pacifisti e sfigati. Come possiamo pensare che la politica si rigeneri, se è la Chiesa la prima a dover essere purificata? Signori vescovi e signori preti, avete sfasciato tutto. Restano soltanto ruderi. Ma tra queste rovine soffia lo Spirito Santo, che prima o poi, malgrado voi, farà tornare la vera primavera. Noi giovani cattolici "integrali" non abbiamo paura di andare avanti per la nostra strada, quella di Gesù, del Magistero autentico e della Tradizione. Questa è l’ora dei laici: teniamo duro. Scriveva Guareschi: “Quando i generali tradiscono, abbiamo più che mai bisogno della fedeltà dei soldati”.
 

02 luglio 2014

Il grottesco tradimento del Berlusconi pro gay

di Marco Mancini

Dapprima Francesca Pascale e Vittorio Feltri hanno aperto la strada, annunciando sabato scorso la propria iscrizione all’Arcigay, con lo scopo di combattere “le battaglie in favore dell'estensione massima dei diritti civili e della libertà” della lobby arcobaleno. Poi è seguito, puntualissimo, l’annuncio del Capo: “quella per i diritti civili degli omosessuali è una battaglia che in un paese davvero moderno e democratico dovrebbe essere un impegno per tutti”.
 

29 maggio 2014

Consigli fraterni e italiani a Giorgia Meloni

di Federico Catani
Francamente ci aspettavamo di più. Il 3,66 % ottenuto da Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale alle elezioni europee di domenica scorsa non ha permesso ai suoi candidati di andare a Strasburgo. Un vero peccato. Certo è che, rispetto alle elezioni del 2013, gli elettori sono abbondantemente raddoppiati, diventando 1 milione, e in ben 350mila hanno dato la loro preferenza a Giorgia Meloni. Un risultato, questo, che incoraggia a non mollare e ad andare avanti. E proprio perché bisogna proseguire per la strada intrapresa, il sottoscritto si permette, da italiano, di dare alcuni consigli fraterni alla Meloni e alla classe dirigente di FdI-An, specialmente dopo alcuni gravissimi errori (ma sarebbe meglio dire colpe) commessi.

L’idea di costruire un Partito della Nazione, che sia erede della gloriosa storia del Movimento Sociale Italiano, è ottima. L’Italia ha infatti urgente bisogno di ricostruire la destra, quella vera. Il richiamo ad Alleanza Nazionale è pure buono, se con essa ci si vuole rivolgere a tutti quegli italiani innamorati del proprio Paese, purché ovviamente, non ci si snaturi troppo. Sappiamo tutti, infatti, come e perché è finita An e c'è da dire che anche alcune premesse della neonata formazione politica lasciano alquanto a desiderare… C'è da chiedersi però come mai tanti elettori di destra abbiano votato, in questa tornata elettorale, Lega Nord. I dirigenti di FdI-An dovrebbero farsi qualche domanda e trovare pure facili risposte. È del tutto evidente, infatti, che l’ottimo Matteo Salvini ha giocato all’attacco, sin da subito, mentre la Meloni ha inseguito e arrancato. Certamente bisogna considerare che il primo congresso di Fratelli d’Italia-An è stato celebrato solo il 9 marzo, mentre la Lega è già rodata. D’altra parte, è comunque innegabile che molte prese di posizione forti (vedi ad esempio la battaglia contro l’euro) sono arrivate un po’ tardi e sono state anche un po’ troppo sotto tono e scarsamente motivate, cosicché non hanno convinto appieno l’elettorato di stampo conservatore. Per ripartire con slancio e rinnovato vigore, occorre quindi tenere a mente alcuni punti fermi.

Innanzitutto, visto anche l’esito delle ultime elezioni a livello europeo, è necessario rafforzare convintamente e decisamente le posizioni euroscettiche. Dire NO all’euro, all’Europa delle banche, della finanza, del Gruppo Bilderberg, dei poteri forti e della massoneria è ormai un imperativo morale per una formazione che voglia essere autenticamente di destra. Bisogna rivendicare la sovranità nazionale in tutti i campi, compreso quello monetario, per costruire la vera Europa, quella dei popoli e delle nazioni. La Lega su questo è stata chiara e coerente, non ha ceduto a tentennamenti né a sciocche paure di impopolarità e difatti ha ottenuto consensi. Un partito della Nazione che si rispetti non può che fare altrettanto e non può che distaccarsi con forza dal PPE. Sarà la storia a dar ragione agli euroscettici, dobbiamo starne certi. Per cui, avanti su questa strada, con convinzione.

Altro punto su cui non si può restare indietro sono i quesiti referendari che la Lega propone. Su immigrazione, legge Mancino, legge Fornero e anche, perché no, sulla prostituzione, Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale non deve restare alla finestra. Anzi, c’è da chiedersi perché finora tutti sono rimasti a guardare. Si tratta infatti di battaglie tipicamente destrorse. Un partito della Nazione non può non contrastare amnistie, decreti “svuota-carceri”, immigrazione clandestina, discriminazioni positive degli extracomunitari e via discorrendo. E non deve nemmeno dimenticare la giustizia sociale e l’attenzione verso i più deboli. La destra italiana è stata sempre anche sociale, non dimentichiamolo. Sulla scorta di tutto ciò, anche per ricostruire un polo di “destra-centro” credibile, occorre collaborare con Matteo Salvini. E questo, pare lo si sia capito. Il modello, oltre al Front National di Marine Le Pen, dovrebbe essere il partito Fidesz del premier ungherese Viktor Orban, sebbene si collochi nel Partito Popolare Europeo.

Non si può poi tralasciare il Cattolicesimo. Certo, i tempi che corrono, soprattutto Oltretevere, non sono entusiasmanti. Ma una autentica destra italiana ha il dovere di attuare fattivamente la dottrina sociale della Chiesa. Su questo punto FdI-An sembra aver fatto più enunciazioni di principio che altro, mettendo in secondo piano battaglie che oggi sono vitali. Anzi, con lo squallido voto a favore del divorzio breve, il partito si è macchiato di una gravissima colpa, che esige subito una riparazione. Il vecchio Msi era contro il divorzio e l'unità della famiglia è sempre stata un punto cardine dei programmi delle destre: vergogna La Russa! Vergogna Meloni! Se si è contro questa Europa di massoni e speculatori finanziari, lo si è anche perché questa Europa non è quella di Carlo Magno, né quella di s. Pio V o del b. Innocenzo XI, ma un’Europa che mira alla creazione di una Res Publica giacobina e sincretista, in cui ogni differenza viene annullata in nome di un mondialismo senz’anima che disgrega i valori della civiltà cristiana. All’Europa del denaro e del mercato, si deve opporre quella dello spirito cavalleresco e crociato, quella, per l’appunto, degli Stati nazionali cattolici e dei Comuni. Giorgia Meloni e collaboratori dovrebbero essere molto, ma molto più attivi nell’ambito dei temi etici, dalla difesa della vita a quella della famiglia (la famiglia naturale e indissolubile, fondata sul matrimonio!!!), dall’opposizione all’ideologia del gender alla lotta contro la dittatura omosessualista: peraltro si tratta di battaglie di buon senso, condivisibili anche da chi cattolico non è. Vi sarebbero tante possibilità di organizzare incontri, conferenze, scuole di formazione, in collaborazione con tante buone associazioni cattoliche non progressiste che potrebbero dare una mano: perché lasciare questo merito ai neodemocristiani del Nuovo Centrodestra, che governano con Renzi e difendono questa Unione Europea all’insegna di un deleterio moderatismo?

Importante è anche la politica estera, da fondare sugli interessi nazionali e non su quelli di altri Stati. Ridimensionare l’occidentalismo filo-Usa e filo-Israele, senza peraltro diventare filoislamici, è oggi indispensabile: si cerchi invece una visone più ampia, equilibrata, consona alle sfide e agli scenari attuali.


Concludo ricordando l’importanza della cultura e della formazione delle giovani generazioni. Si studi la storia, la politica, il diritto, l’economia, la filosofia e la letteratura. Si dia spazio alla cultura controcorrente e contro-rivoluzionaria, senza temere di essere politicamente scorretti. Un tempo nelle sezioni del Msi si leggeva Codreanu (ma a me piacerebbe recuperare soprattutto il Cattolicesimo di stampo franchista e salazarista). E oggi? Tutti borghesi in doppio petto? Si compiano poi studi e ricerche di livello sui grandi problemi del mondo e dell’ora presenti, per evitare di parlare a suon di meri slogan. 

Abbiamo bisogno di recuperare l’orgoglio di essere italiani, di tornare a sventolare in ogni occasione il Tricolore (non solo alle partite di calcio) e di inculcare in tutti, specie ai giovani, l’amore per la Patria. Ecco, Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale deve recuperare il mai passato slogan: Dio, Patria, Famiglia. Se non lo farà,  e se non si porrà alla testa di una riscossa nazionale e di una purificazione morale del popolo, sarà solo un fallimento. 
 

28 maggio 2014

Europee 2014: una lettura cattolica

di Fabrizio Cannone
Anzitutto, due premesse. Non sono un politologo e non mi interessa più di tanto conoscere tutti i meandri della politica partitica odierna. Ancora meno mi interessa il funzionamento, oscuro per la maggioranza dei cittadini, delle Commissioni europee, dei Tribunali internazionali, della macchina burocratica, artificiale quant’altre mai, che presiede al funzionamento dell’Unione Europea. La seconda premessa è che la Chiesa cattolica, fondata da Gesù di Nazaret, non può non fare politica. La dottrina di Cristo infatti non è una dottrina gnostica, esoterica o platonica. Essa riguarda sia l’anima, che il corpo degli uomini. Sia la Chiesa che lo Stato. Se un’anima priva di corpo non esiste, salvo in paradiso, non c’è neppure un cristianesimo senza società, o una Chiesa senza Stato, o comunità politica, collettività. Gli insegnamenti evangelici, a ben vedere, riguardano in primis proprio l’uomo in quanto membro della società e non l’eremita: si pensi alla carità verso il prossimo, all’amore dei nemici, alla distinzione tra Dio e Cesare, o all’indissolubilità del matrimonio. Se la Chiesa, insegnando il Vangelo fa politica, il cristiano come membro della Chiesa, deve fare politica: i Papi del XIX e del XX secolo lo hanno ricordato mille volte (si pensi ai magnifici discorsi di Pio XII al laicato cattolico in cui il Pontefice chiese di riconquistare la società umana ai valori cristiani). 

Ciò detto, veniamo alle recenti votazioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Queste elezioni sono state caratterizzate da due elementi principali, notati da tutti gli osservatori: il forte tasso di astensione e l’avanzata dei movimenti “euroscettici”. Ora, anche qui è bene essere chiari fin da subito. L’Europa non nasce con l’Unione Europea, il Trattato di Maastricht o l’invenzione dell’euro. L’Europa, come societas e come cultura, nasce con il cristianesimo e Carlo Magno è comunemente indicato come il fondatore dell’Europa cristiana. Si può sempre discutere sulla pertinenza di attribuzione di paternità storiche, resta il fatto che nei lunghi secoli medioevali (grosso modo dal 400 al 1400) l’Europa, e non il vago e impreciso concetto di Occidente, parlò una sola lingua (il latino), conobbe una sola filosofia giuridica (il diritto romano-canonico) e soprattutto professò una sola religione (il cattolicesimo romano). Se oggi ogni buon cristiano deve opporsi all’UE ciò deve essere fatto non perché si è “anti-europei”, ma proprio perché il potere è gestito da gruppi e lobby che si caratterizzano per il disprezzo per tutto ciò che l’Europa fu, è, e speriamo tornerà ad essere pienamente: il Continente di Cristo, evangelizzato dai suoi stessi Apostoli ed entro il quale sorge la Santa Sede, cioè la Sede del Vicario del Fondatore della Chiesa. Da queste premesse si deduce che il giudizio sulla recente tornata elettorale non può che essere critico per l’Italia e in linea di massima positivo per i restanti Paesi d’Europa. Ovunque avanzano i partiti che criticano questa UE e la sua politica tecnocratica, burocratica, anti-democratica, demagogica, liberale e liberista, favorevole alla distruzione della famiglia, della vita, della moralità e delbenessere sociale. Proprio perché amiamo l’Europa, a prescindere dal suo assetto politico-sociale-istituzionale, dobbiamo essere “euroscettici” e avversi a questo piano, di sentore massonico, che vuole cancellare ogni radice cristiana dal Vecchio Continente. Come l’Italia va amata, sebbene sia corretto criticare il processo di unificazione dello Stato, così l’Europa va difesa e sostenuta, contro i suoi sabotatori e i suoi attuali padroni. In quasi tutte le storiche nazioni europee, coloro che si sono mostrati giustamente preoccupati e critici hanno avuto un grande successo elettorale (come emblematicamente in Francia, in Ungheria, in Austria e in Gran Bretagna). 

Solo in Italia, il Partito Democratico di Matteo Renzi ha superato ogni più rosea aspettativa, oltrepassando il 40% dei suffragi. Come mai? Varie ragioni possono essere invocate. Anzitutto le innegabili capacità comunicative e decisionali di Renzi che è riuscito a trionfare sulle correnti avverse nel suo partito, mostrando scaltrezza, determinazione e volontà di tracciare una linea nuova tra gli eredi storici del PCI. Poi è facile notare che il PD si pone come la sintesi delle due culture politiche più diffuse in Italia nei decenni del dopoguerra: quella socialista-comunista e quella popolare-democristiana. Oggi il partito di Renzi è molto più vicino ai laburisti inglesi e ai democratici americani che non ai partiti comunista e socialista: ma questo, non è affatto un miglioramento, dal punto di vista cattolico. Se erano discutibili i punti fermi dei partiti della sinistra classica (nel periodo 1945-1990), ciò che oggi caratterizza la neo-sinistra liberal, è quanto di più incompatibile col messaggio cristiano. Si pensi al matrimonio gay, all’imposizione della teoria del gender nelle scuole e nella cultura, al femminismo dogmatico e acritico (leggi sul femminicidio e sulle quote rosa), all’immigrazionismo totale, selvaggio e ideologico. Renzi ha riunito i mondi ex-democristiano e della sinistra storica: e questo è un gran male soprattutto perché questi due mondi sono oggi proni come nessun altro ai diktat di Bruxelles e dei poteri forti, specie bancari e dell’alta finanza. E’ mancata in Italia una forza politica che unisse in modo chiaro i valori sociali e morali del cristianesimo, che sono quelli identitari della penisola, con una ferma critica al processo di “europeizzazione” in corso. La Lega e Fratelli d’Italia hanno tentato di scompaginare le carte in tal senso, ma non hanno affatto sfondato al pari dei partiti nazionalisti e populisti di altre nazioni. Il movimento di Grillo, seppur ridimensionato, tiene bene e questo proprio per l’idea che ha offerto alla gente di partito d’opposizione al sistema, idea però smentita dalla realtà. Se i grillini criticano con vigore UE ed euro, sono però totalmente succubi della politica europea in fatto di costumi e di famiglia, e dunque in fondo rivoluzionari solo a parole. 

Cosa auspicare, conclusivamente, dal punto di vista cattolico? Sicuramente, la formazione di una forza di liberazione nazionale che forte del retaggio storico e religioso del popolo italiano, fondi proprio su questo retaggio l’opposizione chiara e netta ai tecnocrati di Bruxelles. Questa forza, che a noi piace chiamare Blocco Nazionale, dovrà essere identitaria (nella difesa dei valori non negoziabili: vita e famiglia senza compromessi), sociale (difesa dei deboli contro le lobby internazionali sanguisuga) e popolare (ovvero fatta non di soli intellettuali senza radicamento, ma con la volontà di coinvolgere tutte le classi sociali e tutte le età, specie i giovani, incoraggiati alla militanza e all’impegno sacro della politica, vista come vocazione e come missione). 
 

23 maggio 2014

Elezioni Europee: perché votare Fratelli d'Italia

di Marco Mancini

Come è noto, questa domenica (dalle 7 alle 23) si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. Per quanto riguarda i 73 eurodeputati italiani, sono in lizza ben 11 liste. In questi giorni, diversi siti e/o blog cattolici hanno passato in rassegna i voti espressi dai parlamentari uscenti su alcune questioni di particolare rilevanza, concernenti i principi non negoziabili. Ne è emerso un quadro in chiaroscuro: a fronte di una sinistra (PD compreso) completamente prona ai dettami dell’agenda liberal, hanno mostrato maggiore affidabilità i deputati europei appartenenti al Nuovo Centrodestra, a Fratelli d’Italia, alla Lega Nord, in parte (ma solo in parte) a Forza Italia.

Un’operazione del genere è senz’altro meritoria e utile per orientare le espressioni di voto dei cattolici, specie in un’elezione come quella europea, dove è utilizzabile anche l’arma delle preferenze. Tuttavia, per quanto importante sia la questione dei principi non negoziabili, essa non può essere l’unico criterio alla luce del quale compiere la propria scelta elettorale. A parità di (molto relativa) affidabilità su questi temi, è la visione politica complessiva che va presa in considerazione.

Trattandosi di elezioni europee, non si può non fare i conti con la questione cruciale del rapporto con il processo di integrazione e, in particolare, con il suo frutto più avanzato e più discusso: la moneta unica. Tra gli altri, Roberto de Mattei ha denunciato con lucidità, in particolare in un libretto intitolato “L’euro contro l’Europa”, il disegno giacobino e tecnocratico alla base dell’intera costruzione eurocratica. L’euro ne è senz’altro il segno più evidente, anche se non l’unico: una moneta senza Stato, un’operazione chiaramente insostenibile dal punto di vista economico ma imposta con l’obiettivo di giungere, attraverso una successione di crisi, a una surrettizia unione “politica” (sarebbe meglio dire tecnocratica) europea e allo svuotamento della sovranità degli Stati. Sull’altare dell’ideologia è stata così sacrificata la realtà, con un cinismo e una crudeltà inauditi: l’esempio della Grecia, condannata a una spaventosa regressione delle condizioni di vita dalla cura di “austerità” imposta da Bruxelles, è qui a dimostrarlo.

Si tratta, dunque, di un terribile esperimento totalitario giocato sulla pelle dei popoli europei, anche di quello italiano. Non si tratta solo di Grecia, infatti: a rischiare di crepare sotto i colpi degli eurocrati ci siamo anche noi, immersi in una crisi di cui non si vede ancora la fine, nonostante le ridicole spacconate del noto “delinquente politico” (Giorgio Airaudo dixit) Matteo Renzi. Va respinto al mittente, dunque, il patetico tentativo di narcotizzare gli elettori, spaccando il fronte del dissenso e comprando consenso a buon mercato, operato con il celebre provvedimento sugli “80 euro”.

Un cattolico che non abbia presente tutto questo, che non percepisca con chiarezza il contributo offerto da questa Unione Europea al processo di dissoluzione mondialista, che non senta la necessità di combattere per difendere e tutelare la dignità e le condizioni di vita del proprio popolo e dei popoli del Vecchio Continente in generale, non è evidentemente in grado di decifrare quelli che San Giovanni XXIII chiamava i “segni dei tempi”. Non si può affermare in maniera perentoria (e a ragione) il diritto alla vita dei nascituri e poi approvare senza riserve la criminale gestione della crisi dell’Eurozona da parte delle istituzioni europee. Non si può affermare di combattere l’ideologia del gender e non accorgersi che una delle centrali principali da cui essa promana è proprio l’eurocrazia di Bruxelles.

La vera linea di conflitto non è più (solo) tra Destra e Sinistra, ma tra chi continua a sostenere e puntellare un sistema che sacrifica la realtà sull’altare di un’ideologia perversa e chi, in nome della sovranità dei popoli e degli Stati, ma anche di un sano realismo, decide di dire finalmente basta. E in questa battaglia, piaccia o no, forze come il Nuovo Centrodestra sono dall’altra parte della barricata: chi, come i Mario Mauro della situazione, crede che l’UE attuale sia ancora l’Europa “vaticana” di De Gasperi o Adenauer è nella migliore delle ipotesi uno sprovveduto, nella peggiore un volgare falsario. Per lo stesso motivo non voterò Forza Italia, nonostante nelle sue liste vi siano candidati stimabili, come il gasparriano Sergio Silvestris nella Circoscrizione Sud (lo consiglio ai berlusconiani accaniti): mi dispiace, ma a questo giro la questione europea è dirimente e l'ex Cavaliere sul punto è decisamente troppo tentennante.

Due partiti hanno espresso, nel corso di questa campagna elettorale, una chiara posizione critica nei confronti dell’UE e dell'euro: la Lega Nord e Fratelli d’Italia-AN. Il partito di Salvini è stato il primo a scagliarsi a spada tratta contro la moneta unica e candida nelle sue liste Claudio Borghi Aquilini, protagonista della battaglia anti-euro. Per quanto mi riguarda, tuttavia, mi orienterò verso Fratelli d'Italia-AN, per le ragioni che esporrò di seguito. Già prevedo le solite obiezioni, provenienti dai soliti puristi ideologici: eh, ma la Meloni ha votato tutti i Trattati europei! Eh, ma la loro è solo una strategia per acchiappare voti! Eh, ma c’hanno Alemanno e La Russa! Mi limito a quelle più intelligenti, perché in questi giorni sui social network capita di leggerne “di ogni” (Nicole Minetti, cit.): si è particolarmente distinto un irriconoscibile Roberto Fiore che, nella sua personale crociata contro i rivali meloniani, ha finito per montare un caso ridicolo sulla candidatura di un cittadino rumeno nella lista di FdI alle amministrative di Tivoli. Sparate da destrismo terminale o, come è stato scritto, da “nazisti dell’Illinois”, di chi impedirebbe di candidarsi al consiglio comunale persino a Pound o a Codreanu redivivi, di chi - evidentemente - ha fatto tabula rasa della vocazione "integrazionista" e "civilizzatrice" (in una parola, romana) del fascismo italiano per votarsi all'ideologia nordica del Blut und Boden.

Dicevamo delle obiezioni (più) intelligenti. La Meloni ha votato i Trattati europei e ora fa l’anti-euro per acchiappare voti? Alemanno e La Russa fanno le puzzette? E anche se fosse? Il voto non serve a dare lustro al candidato perfetto, né può valere l’ingenuo criterio di votare solo chi rispecchi totalmente le nostre posizioni, senza riguardo per le reali possibilità delle forze in campo. In politica, sano realismo vuole che si giochi con le carte che si hanno a disposizione e non con quelle che vorremmo avere. A mossa strategica si risponde con voto strategico. Il nostro suffragio a Fratelli d’Italia serve proprio a dare un segnale: bravi, siete sulla strada giusta e per questo ho deciso di premiarvi. Non bisogna sposare la Meloni, ma tentare di influenzare il processo politico in corso. In questo senso, riuscire a superare l'asticella dello sbarramento al 4% sarebbe decisivo.

Il voto a Fratelli d’Italia, dunque, ha certamente il significato di una scelta di campo “europea”, ma anche un valore politico interno: l’obiettivo è coagulare consenso a favore di un nuovo blocco nazionale e popolare, nella speranza che questo ennesimo tentativo non si risolva nel solito fallimento. Sotto questa luce, emergono chiaramente tutti i limiti della proposta politica della Lega Nord, che per ovvie ragioni Partito della Nazione non potrà mai essere. Né vanno sottaciute le ragioni identitarie, dal momento che il partito della Meloni si pone idealmente come erede della lunga e peculiare storia politica della destra italiana (prova ne sia la fiamma che, per quanto piccola, è tornata a fare capolino nel simbolo). Che la rappresenti più o meno degnamente, specie sul piano della cultura politica, si può discutere, ma, pur senza nutrire soverchie illusioni, riteniamo che per chi non ha intenzione di morire democristiano si tratti, allo stato attuale, di una delle poche carte (per non dire l’unica) a cui affidarsi.

Tutti alle urne, dunque: per dire no all’Europa dei burocrati e a una moneta senza Stato, per dire sì a una nuova Destra nazionale e popolare, per difendere la dignità e l’interesse dell’Italia e l’avvenire dei nostri figli.  
 

31 marzo 2014

Storace, il (grande) bluff

di Federico Catani
I bluff muoiono. E che Francesco Storace fosse un bluff ce ne eravamo accorti da un pezzo. Il leader de La Destra, dopo mille giravolte, ha deciso finalmente di scoprire le carte e farci sapere cosa vuole dalla vita: una poltrona. Il 29 marzo, infatti, al Comitato centrale del partito, il grande Ciccio Storace ha decretato che alle prossime elezioni europee i candidati del suo piccolo movimento verranno inseriti nelle liste di Forza Italia. Il motivo? La commovente lettera che Silvio Berlusconi (cui va sempre la nostra umana simpatia) gli ha inviato chiedendogli di unirsi a lui nella lotta per la democrazia e la libertà. 

Ma come? Una semplice missiva avrebbe mandato all'aria tutti i proclami (che forse seguivo solo io) sui temi forti della destra sociale? E il ritorno ad Alleanza Nazionale? E la lotta all'euro e ai poteri forti di Bruxelles? E le battaglie per la sovranità nazionale? E le critiche contro il relativismo etico e culturale? Vendute per un piatto di lenticchie. Ragazzi, si stava scherzando! Ora sappiamo che quando Storace faceva il prezioso, adducendo obiezioni ridicole, con Giorgia Meloni, non era perché ci tenesse davvero alla ricostruzione di un grande partito di destra in Italia. Il vero motivo della sua ritrosia a fondersi, come sarebbe stato logico, con Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale era il non voler perdere i suoi privilegi, le sue rendite di posizione, il suo potere. Ma ve lo immaginate uno come Ciccio che si rimette in gioco, per di più lasciandosi guidare da una pischella della Garbatella? Non sia mai! Eppure la scelta operata nel 2007, quando si staccò dalla vecchia An dell'ormai morto e sepolto Gianfranco Fini fu lungimirante, perché profetica. All'epoca si trattò di un gesto ammirevole, coerente, di grande coraggio. Un coraggio e una coerenza che non ebbero i vari La Russa, Alemanno e nemmeno Giorgia Meloni. Oggi però la situazione è cambiata e bisogna prenderne atto. La politica è anche sapersi adeguare alle mutate situazioni. 

Se fino alle ultime elezioni politiche La Destra poteva ancora costituire un punto di riferimento per i non allineati che facevano sul serio (ricordiamoci che Fratelli d'Italia era su posizioni molto più moderate sino a non molti mesi fa), ora non è più così. Non si può blaterare ancora di fascismo e poi andare a braccetto con la Brambilla, la Carfagna e Verdini. Non si può essere "sociali" e vivere con Brunetta, Galan e Bondi. In poche parole, non si può rifondare un polo di destra candidandosi con la nuova Forza Italia. Non faccio analisi politiche complicate. Parlo la lingua del cuore, come fa qualcun altro. Ciò che manca all'Italia, lo vediamo, è un Partito della Nazione, davvero conservatore, capace di difendere gli interessi della Patria. Ebbene, oggi come oggi, pur con tutti i limiti che ci possono essere, questo partito è solo e soltanto Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale. Avrei voluto che i responsabili de La Destra e magari anche quelli di altri piccoli raggruppamenti aderissero al progetto della Meloni con convinzione, mettendo da parte campanilismi e ripicche da quattro soldi. Purtroppo però non si può ragionare con gente che non ragiona. Non si può chiedere razionalità a chi non ce l'ha. Soprattutto, non si possono rivolgere inviti a chi ha già fatto la sua scelta di comodo, infischiandosene di un popolo in cerca di punti fermi. E quindi, ognuno per la sua strada. Ma nessuno venga più a parlare di fedeltà all'ideale, di passione politica e di bene comune. Storace ha dimostrato di pensare solo e soltanto al suo tornaconto personale e, quel che è peggio, ha preteso e pretende di mascherare questo meschino interesse con la scusa della coerenza. Vergognati Ciccio! Gli eventi del prossimo futuro ti faranno cadere, più di adesso, nel cimitero dei politicanti falliti. La tua fine politica è quella di Mastella. 

A questo punto mi permetto di rivolgere un appello ai nostri lettori. Alle prossime europee, votiamo per Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale! Ci piaccia o meno, è l'unico movimento nazionale (la Lega rappresenta solo il Nord e nemmeno tutto) che ultimamente ha preso posizioni forti. Sui valori etici è affidabile; sulla sovranità monetaria e nazionale è chiaro, avendo finalmente detto NO all'euro e a questa Europa di burocrati massoni; su temi tradizionali di destra come sicurezza, immigrazione e attenzione ai ceti in difficoltà possiamo stare tranquilli; e infine, la dirigenza è composta principalmente da gente giovane, in gamba, fresca e sveglia, senza alcun legame particolare con un passato forse ingombrante (ma senza per questo rinnegare nulla di una storia gloriosa). Insomma, che manca? Cosa ci dovrebbe far ancora tentennare? Se continuiamo a fare le pulci e ad essere schizzinosi, guardando sempre la pagliuzza nell'occhio altrui e fingendo di non accorgerci delle travi che ci sono in giro, non andremo mai da nessuna parte. L'ottimo, dice il proverbio, è nemico del bene. Pertanto, anziché cercare con la lente il partitino dello zerovirgola, che non avrà mai alcuna influenza, cominciamo a dare fiducia, sostenere e incoraggiare un movimento piccolo, sì, ma con buone speranze di crescere. Il rischio è altrimenti quello di rinchiudersi in una torre d'avorio, puntando il dito contro tutto e tutti e pensando di essere gli unici appartenenti ad un'eletta schiera di perfetti. Un atteggiamento tipico di certi ambienti. Che poi, alla fine, spesso nascondono altri obiettivi e finiscono per imboccare la strada scelta da Storace. Quod Deus avertat! 
 

29 ottobre 2013

Quei gay francesi che divorziano da Hollande

di Alessandro Rico

La risposta dei diretti interessati alla legge sul matrimonio gay in Francia è stata freddina, almeno a giudicare dal sondaggio pubblicato da Le Figaro (e ripreso in Italia da Tempi). Tra maggio 2012 e ottobre 2013 i bisessuali e gli omosessuali che affermano di votare Hollande o un partito suo alleato, sono scesi dal 44% al 36%. Non solo: il numero di omosessuali dichiaratamente di sinistra è sceso del 7%, contro il calo del 5% tra gli eterosessuali. E ancora, anzi, soprattutto: mentre gli eterosessuali che votano Marine Le Pen sono aumentati del 4%, tra i bisessuali e gli omosessuali, il Front National, un partito di estrema destra contrario al matrimonio gay, è cresciuto del 6%.
 

22 maggio 2013

Morte a Notre-Dame: suicidio o martirio?

di Paolo Maria Filipazzi


Un fatto tremendo ha avuto luogo nella Cattedrale di Notre Dame: Dominique Venner, 78 anni, noto storico francese, si è suicidato, martedì 21 maggio 2013, con un colpo di pistola sull’altare del più importante luogo di culto francese. Venner era noto per la sua strenua opposizione all’approvazione dello pseudo-matrimonio omosessuale nel suo paese, una legge varata mentre le piazze si riempivano di folle che gridavano il proprio NO, venendo represse con la violenza dalle forze dell’ordine. «Serviranno certamente gesti nuovi, spettacolari e simbolici per scuotere i sonnolenti, le coscienze anestetizzate e risvegliare la memoria delle nostre origini. Entriamo in un tempo in cui le parole devono essere rese autentiche da azioni»: così aveva dichiarato Venner qualche giorno fa dalle pagine del suo blog. Ecco il gesto spettacolare.
 

30 aprile 2013

Il governo Letta e il cretinismo della sinistra

di Marco Mancini

In politica, si sa, essere cretini è peggio che essere disonesti. Questa massima spiega il dramma attraversato dalla sinistra italiana, e con essa da tutto il Paese, nelle ultime settimane, diciamo a partire dal lunedì sera post-elettorale.
 

13 marzo 2013

Le destre in Italia: analisi e prospettive

di Andrea Virga

Le ultime elezioni hanno indubbiamente sancito un’ulteriore contrazione del peso politico delle destre in Italia. Specifichiamo però cosa s’intende con l’espressione «destra»: parliamo di quelle forze politiche caratterizzate dall'identificazione del soggetto politico con la comunità nazionale – dunque non con l’individuo né con la classe o la società – legata al territorio, dalla difesa delle norme morali e dei valori sociali tradizionali – popolarmente sintetizzati come Dio, Patria, Famiglia –, dal rafforzamento dell’autorità delle istituzioni pubbliche – aldilà della maggiore o minore presenza in ambito economico. Si tratta perciò di un’area privilegiata (ma non l’unica beninteso!) per portare avanti una politica cattolica.
 

02 marzo 2013

Politiche 2013 fra smacchiati e smacchiatori

di Paolo Maria Filipazzi

Un paio di considerazioni dopo le elezioni politiche 2013. Cominciamo dai due dati politici incontrovertibilmente positivi. Il primo è che con queste elezioni escono di scena Fini e Di Pietro, mentre i Radicali escono, almeno a questo giro, dal Parlamento. Il secondo è che Bersani, lungi dallo smacchiare il giaguaro, si è ritrovato a sua volta smacchiato, pur vincendo di misura.
 

28 febbraio 2013

Se il risultato delle elezioni è un grande vaffa...

di Marco Mancini

In principio fu la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto, infrantasi contro la discesa in campo di un noto tycoon brianzolo, di nome Silvio Berlusconi. Diciannove anni dopo, doveva essere il momento dell’attesa rivincita, il giaguaro era pronto per essere smacchiato: è arrivata, come al solito, una tranvata pazzesca.
 

31 gennaio 2013

Un Campari con... Roberto Fiore


a cura di Andrea Virga

Roberto Fiore (nato a Roma nel 1959), è stato da giovane tra i fondatori del movimento nazional-rivoluzionario Terza Posizione. Fuggito in Inghilterra per scampare alla repressione “democratica”, insieme al cantautore Massimo Morsello ha messo su l’agenzia di viaggio e lavorativa “Easy London”, dando vita ad una fiorente attività commerciale. Tornati in Italia, Fiore e Morsello hanno fondato insieme il movimento politico Forza Nuova (1997), di cui, dopo la morte per cancro di Morsello nel 2001, Fiore è stato l’unico leader. È stato parlamentare europeo tra 2008 e 2009, subentrando ad Alessandra Mussolini, eletta nel 2004 nella lista Alternativa Sociale (2004-2006) che rappresenta l’unico apparentamento elettorale di Forza Nuova con altri partiti e movimenti. Roberto Fiore è cattolico, sposato e ha 11 figli.
 

14 dicembre 2012

Il Vangelo secondo Tolkien



di Paolo Maria Filipazzi

Esce nelle sale “Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato”, prima puntata della nuova trilogia con cui il regista Peter Jackson si cimenta nuovamente con il Legendarium tolkieniano. Ancora una volta Jackson si dimostra un grande regista: già nel precedente “Il Signore degli Anelli” era stato interprete fedele, non solo nella trama (anche se qualche “ritocchino” aveva fatto storcere il naso a qualche “purista”), ma soprattutto nello spirito, del grande scrittore inglese.