di Francesco Filipazzi
La correzione filiale di Amoris Laetitia (da ora AL), oltre ad aver aperto
finalmente un dibattito sui grandi media, rompendo finalmente la cappa
plumbea che tendeva a tacitare ogni posizione intra ecclesiale contraria a
quel documento, ha generato una serie di reazioni che hanno dimostrato la
sterilità delle tesi pro AL. Al momento di risposte serie alla correzione
non ne sono arrivate, ma qualcuno in realtà ha provato a darne per lo meno
in forme eleganti.
E' il caso ad esempio di Benedetto Ippolito, storico
della filosofia, che su
formiche.net, pur rimanendo molto gentile, ha
pubblicato un commento volto semplicemente a screditare la correzione,
incorrendo in alcuni errori logici e storici, tipici di chi difende
l'indifendibile.
Nell'articolo dal titolo "
Vi spiego perché è eretico il documento contro il
Papa", Ippolito, dopo la doverosa e in questi giorni frequente premessa che
non si entrerà nel merito della correzione, sostiene che nella Chiesa ci
sono sempre state opposizioni alle riforme dei pontefici. "Al fine di avere
una dottrina unica e valida, e di evitare divisioni in materia di fede -
spiega Ippolito - la Chiesa chiarì i punti teologici controversi stabilendo
l’ortodossia cui è necessario attenersi per rimanere in comunione con gli
altri cristiani sotto l’unica e assoluta autorità del Romano Pontefice". A
sostegno della tesi viene portata la riforma gregoriana, che trovò molti
antagonisti.
Questo è il primo errore logico del testo, in quanto si parla
di interventi papali chiarificatori. AL è invece esattamente il contrario,
tanto che ci sono conferenze episcopali e singole diocesi che vanno in
ordine sparso nella recezione del documento. La correzione filiale denuncia
proprio questo effetto confusionario di AL.
Passando oltre, troviamo un altro concetto alquanto singolare "Per la prima
volta dopo il Concilio Vaticano II il Magistero di un Papa sta incontrando
un’opposizione conservatrice molto dura". Ippolito si dimentica che,
d'altra parte,
fino all'altro ieri il Magistero papale è stato avversato in
modo aperto e in modo ben più violento, in chiave progressista, da parte di
coloro che oggi fanno i pasdaran dell'insindacabilità papale, che appare il
nuovo dogma. Non serve ricordare il catechismo olandese (non l'avranno
chiamato correzione, ma scrivere un catechismo autonomo non è forse una
delegittimazione totale?), l'opposizione all'Humanae Vitae, l'opposizione a
Giovanni Paolo II in tema di sessualità e matrimonio, la disobbedienza dei
teologi della liberazione, gli insulti aperti e isterici contro Benedetto
XVI... sono tutte situazioni note. Oggi però se si critica Bergoglio,
apriti cielo.
Dopo queste poco esaltanti premesse, si giunge a quello che sarebbe il
cuore dell'articolo e qui cadono le braccia. Dopo aver riproposto la solita
ammuffita
teoria della distinzione fra dottrina e pastorale (che a rigor di
logica quindi prevede che laddove, ad esempio, la dottrina dica che non si
può uccidere, la pastorale possa dire che in qualche caso, dopo
discernimento, si può tranquillamente uccidere qualcuno, magari il vicino
che ha l'erba troppo verde), si giunge ad
uno svarione abbastanza eclatante riguardo San Tommaso d'Aquino. Il timore è
che Ippolito, liquidando in due righe il paragrafo sulle Eresie contenuto
nella Summa Teologica, confidi di avere a che fare con lettori che non
verificheranno mai ciò che ha scritto. Noi invece, che abbiamo un'opinione
molto alta dei nostri lettori, alleghiamo in fondo al post le sette pagine
della Summa al riguardo.
Ippolito dice: "San Tommaso, nella
Summa theologiae (I-II, p. 2,
q. 11), definisce eretico chi sostiene delle posizioni contrarie alla fede
in materia religiosa e manifesta “pubblicamente” infedeltà alla Chiesa dal
punto di vista pratico. Nella storia questa infedeltà si è tradotta sempre
in una concreta opposizione al Sommo Pontefice, nella cui istituzione
sovrana è rappresentata e garantita appunto la guida concorde dei cristiani
e la comunione obbediente e libera dei fedeli. [...] Ciò indica esattamente
cosa significa eresia: opporsi per vanità e superbia pubblicamente alla
legittimità autorità del Papa, invece di accogliere i segni spirituali e
soprannaturali che lo Spirito Santo vuol suggerire anche con un documento
tanto ricco di sfumature come l’
Amoris Laetitia".
Queste affermazioni sono sostanzialmente false. Se avrete la pazienza di
leggere ciò che scrive Tommaso, unitamente a ciò che scrive anche la
Treccani al riguardo (noi come vedete riportiamo e basta), capirete che
l'eresia riguarda le verità di fede e i dogmi, non la fedeltà al Papa.
L'aquinate, riportando Sant'Agostino, sancisce che
l'eretico è chi "segue
opinione nuove e false" e che l'eresia "implica una corruzione della fede
cristiana. Ora, non riguarda la corruzione della fede cristiana il fatto
che uno abbia una falsa opinione in cose estranee alla fede, p. es. in
geometria o in altri campi, ma il fatto che abbia una falsa opinione nelle
cose riguardanti la fede". Un po' diverso da ciò che dice Ippolito, che
riduce tutto alla fedeltà alla singola persona. Peraltro, anche in questo
caso la posizione espressa sarebbe problematica, perché di Papi nella
storia ce ne sono stati fino ad oggi 266. Come si può quindi dichiarare
eretico chi seguisse l'insegnamento di 265 pontefici e non quello del 266imo?
Il concetto di Depositum Fidei e quello di infallibilità papale servono
proprio a garantire che le idee personali di un singolo pontefice non
possano intaccare l'insegnamento generale.
Certo, San Tommaso difende la
prerogativa massima del Sommo Pontefice, ma essa è chiaramente intesa in
ottica di continuità di cui è garante appunto il Papa, non certo in ottica
di rottura, essendo l'eresia un'opinione "nuova e falsa". L'impressione è
che l'ultimo frutto del Concilio sia un estremismo clericalista mai
esistito in precedenza, ad uso e consumo di chi vuole magari garantirsi
qualche entratura in ambienti vaticani.
Totalmente scentrato è, infine, il tentativo di far passare i firmatari e
chi è d'accordo con loro come dei
sedevacantisti. L'articolista tradisce al
riguardo una certa ignoranza, poiché altrimenti saprebbe che la radice del
sedevacantismo disconosce totalmente alla base l'attuale realtà
ecclesiastica, arrivando a negare la validità dei sacramenti celebrati
negli ultimi decenni.
Eviterebbe di dichiarare che il Papa "non si può mai criticare
pubblicamente", perché saprebbe che una critica di un fedele non è mai
volta alla disgregazione della Chiesa, ma alla sua conservazione e alla sua
crescita. Citare tutti i santi che nella storia, secondo il criterio
dell'Ippolito, sarebbero quindi eretici o addirittura eresiarchi, a partire
da San Paolo, appare superfluo. Potremmo spiegare che secondo il criterio
succitato, la Chiesa avrebbe dovuto essere ariana, data la simpatia di un
papa per questa eresia. Un'ipotesi piuttosto singolare.
San Tommaso e le eresie. Summa Teologica
Iscrivetevi alla
nostra newsletter settimanale,
che conterrà una rassegna dei nostri articoli.