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22 febbraio 2020

Globalismo, buonismo, epidemia e Alessandro Manzoni

di Francesco Filipazzi
Ebbene, è successo. Il  buonismo e la religione del globalismo, alla prova dell'epidemia, mostrano la corda e portano l'umanità a sbattere contro la realtà. Dopo l'esplosione del problema Coronavirus, per non urtare la sensibilità dei fratelli orientali, le autorità italiane hanno deciso di fregarsene. Bloccare gli ingressi dalla Cina e controllare le comunità cinesi sarebbe stato troppo fascista e quindi in nome dell'antifascismo e dell'antirazzismo, il problema non è stato affrontato. I paladini della globalizzazione avrebbero dovuto mettere in discussione il dogma della libera circolazione e ammettere che, ogni tanto, le frontiere andrebbero controllare e la libertà di spostamento rischia di essere un problema sanitario.
Nel frattempo, nelle zone colpite dall'epidemia, il panico è strisciante e le amministrazioni locali stanno facendo fronte ad un disastro creato dal governo centrale, il più inetto e impreparato della storia. Le ordinanze emesse sembrano Grida manzoniane, gli operatori sanitari e le forze dell'ordine mettono le mascherine, come i monatti dei Promessi Sposi. Il contagiato che ha fatto partire l'emergenza, il paziente 1, sta prendendo - poveretto - insulti da una provincia intera, quasi fosse un untore. A pensarci bene, anche l'illuminismo e la dea Ragione hanno fallito, perché la realtà dei fatti è più forte delle costruzioni mentali dei padroni del discorso e dunque il popolo reagisce ai problemi in modo poco razionale, ma naturale.
Non ci resta dunque che pregare, per chiedere aiuto al Signore in questo momento di grave difficoltà.

 

23 agosto 2019

I Cardinali fermino le ingerenze sul papato

di Francesco Filipazzi
(da Barbadillo.it)
Gli Usa vogliono fare dimettere il Papa. A dirlo non sono i soliti tradizionalisti spocchiosi che, tacciati di complottismo, imputano le dimissioni di Benedetto XVI alle pressioni di prelati vicini ad Obama, ma la grande stampa internazionale che paventa una congiura per fare dimettere Bergoglio. Capofila di chi grida al complotto è “La Croix”, il quotidiano cattolico francese. Posto che tracce di questo complotto in realtà non se ne vedono, mentre di quello per far dimettere il predecessore ce ne sono molte, sembra ormai chiaro che la Chiesa cattolica sia al centro di tentativi, neanche troppo celati, di ingerenza da parte del potere politico. Gli Stati Uniti, a quanto sembra, sono molto interessati a controllare il conclave e, come spesso fanno con i governi italiani, al cambio di inquilino della Casa Bianca cambiano anche le direzioni delle pressioni. Dunque Obama avrebbe spinto per il progressista Bergoglio, mentre Trump starebbe spingendo per un regime change, atto a porre sul Soglio di Pietro un pontefice più conservatore.

Certamente, queste cose si sono sempre fatte. In epoche remote il Papa era eletto a suon di legnate fra le famiglie nobili romane e, fino a tempi recenti, i sovrani cattolici potevano porre un veto su candidati al pontificato non graditi. San Pio X, nel 1903, venne eletto proprio così. All’apertura del Conclave venne data notizia che il candidato più gettonato, il cardinale Segretario di Stato Rampolla, aveva il veto di Francesco Giuseppe che lo riteneva troppo vicino alla Francia. Il nuovo Papa, Pio X, appena eletto eliminò questo privilegio. D’altronde i sovrani cattolici non erano più tanto cattolici e, di lì a poco, non sarebbero più neanche stati sovrani.

Le ingerenze non finirono certo lì. Il cardinale di Genova, Giuseppe Siri, nel 1958 era papabile e, stando al solito complottismo, addirittura sarebbe stato eletto papa. In effetti una fumata bianca sospetta ci fu, subito ingrigita e negata. Eppure Siri non fu papa, perché, si tramanda, inviso all’Unione Sovietica che avrebbe risposto ad una sua elezione con un irrigidimento delle persecuzioni ai danni dei cattolici. Questo caso rimane un giallo, su cui saltò fuori anche un rapporto dell’FBI.

Per questo, alla notizia di un interessamento del politicante di turno per far dimettere Bergoglio, non ci si deve scandalizzare come verginelle. La religione rimane per molti un “Instrumentum Regni” e Putin ne sa qualcosa. Il problema è che, mentre in passato la questione era strettamente politica, oggi l’ingerenza riguarda anche un tentativo di cambiare l’agenda spirituale, introducendo germi estranei nel Corpo Mistico. Se l’attuale pontificato è impropriamente spostato “a sinistra” e, non abbiamo timore di dirlo, sta formulando un magistero francamente inaccettabile che sembra in procinto di sfociare nel culto degli alberi, non è comunque accettabile che venga eletto un Papa più conservatore che si porti come corollario l’idea strampalata, formulata in alcuni Think Tank statunitensi, che il libero mercato sarebbe un dono di Dio o che, alla bisogna, appoggi imprese militari sulla base dell’esportazione della democrazia. Per la cronaca, l’inizio della campagna d’odio di tanta stampa Usa contro la Chiesa Cattolica e Giovanni Paolo II fu dovuta proprio alla posizione contraria di quest’ultimo rispetto alla guerra in Irak.

Purtroppo la gerarchia di cardinali e vescovi al momento sembra affaccendata, più che nella cura delle anime, nel trovare appoggi esterni per prendere in mano la cassaforte. Se si fermassero a pensare, capirebbero che sarebbero molto più forti se resistessero ai desiderata di questo o quel governante che prova ad entrare loro in casa. Far dimettere un papa per pressioni esterne non è mai sano, fosse Ratzinger o Bergoglio, perché porta la Chiesa ad essere in balìa dei venti stagionali. Purtroppo però, qui forse sta l’attacco del Nemico: qualcuno fra i sacri palazzi è montato un po’ troppo in superbia.

 

07 settembre 2018

Tolkien fra lingue elfiche e liturgia

di Francesco Filipazzi
John Tolkien nasceva al cielo quarantacinque anni fa, dopo averci donato un'opera mitopoietica senza eguali che, oltre alla narrazione, offre una quantità di spunti ed insegnamenti senza fine. Oggi vogliamo proporre al lettore due riflessioni, una riguardo le lingue elfiche ideate dal Professore e una riguardo la sua notoria adesione al cattolicesimo romano.

Le lingue maggiormente parlate dagli elfi di Tolkien sono il Quenya e il Sindarin. Nella terza era, dove si svolgono le avventure narrate in Lo Hobbit e nel Signore degli Anelli, la lingua parlata era il Sindarin, mentre la prima, nota anche come Alto Elfico, era la lingua colta. Si trattava infatti del linguaggio parlato dagli Elfi nel Reame Beato di Valinor e nel Beleriand durante la Prima Era. Le persone di alto lignaggio e i più "antichi" vedevano questa lingua, che pure fra loro parlavano, come una sorta di latino. Quando Bilbo giunse a Gran Burrone salutando con un "Elen síla lúmenn'omentielvo" (Una stella brilla sull’ora del nostro incontro), l'elfo Gildor esclama "Non parlate dei vostri segreti! Abbiamo qui uno studioso dell'Antica Lingua: Bilbo era un buon maestro". Per gli elfi provenienti dalle Terre al di là del mare, quella era la lingua della propria stirpe, della tradizione, di coloro che si erano conservati in santità senza tradire il patto con Iluvatar, ma si sbaglierebbe chi pensasse ad una semplice nostalgia del suono di una lingua sacra e bellissima. Il Quenya rappresentava anche la grande speranza del popolo elfico di tornare a casa alla corte dei Valar, i santi di Iluvatar, a vivere in pace e riconciliati. Potremmo fare un parallelo fra il Quenya e le lingue sacre utilizzate nelle liturgie della Chiesa, latino e greco antico in primis, l'aramaico, che nonostante il martirio recente sopravvive, senza dimenticare lo slavo ecclesiastico di Cirillo e Metodio. Per un cristiano queste sono le lingue, in primis, di Gesù Cristo, poi degli apostoli, dei primi martiri, dei Vangeli. Il loro utilizzo, in particolare quello del latino, maggiormente messo in discussione, non è un problema di nostalgia o di capriccio, ma come accade con l'Alto Elfico, è una tensione verso la santità di chi ci ha preceduti ed è soprattutto frutto della speranza nel ritorno a casa, alla corte dell'Altissimo. Qualcuno penserà che il paragone sia azzardato, ma depone a nostro favore il fatto che lo stesso Tolkien non fu molto incline, ad esempio, ad accettare la riforma liturgica, consapevole dell'importanza ricoperta dalla lingua sacra nella percezione che ha di sé un popolo.

Giungiamo dunque all'adesione convinta di Tolkien al Cattolicesimo romano. In un'epoca di secolarismo e materialismo, in piena rivoluzione dei costumi fra gli anni 60 e 70 e nell'avvenuta negazione del sacro dei decenni successivi, il Signore degli Anelli spopolava e spopola. Eppure si tratta di un'opera intrisa di sacralità, scritta da un cattolico sostanzialmente tradizionale. Il "romanzo del XX secolo", cioè il romanzo del secolo dell'apostasia, è nei fatti fortemente cattolico. Milioni di persone evidentemente ci hanno trovato qualcosa di importante, segno del fatto che il cuore dell'uomo, seppur addormentato o addirittura pervertito, è sempre alla ricerca di qualcosa di più alto. Sembra quindi che Tolkien abbia contribuito a passare un insieme di valori alle generazioni a venire, tanto che non è sbagliato dire che il Professore sia ormai parte integrante della formazione dei cattolici più giovani.

 

13 luglio 2018

Dalla Chiesa alla scuola, così tradimmo il latino

di Francesco Filipazzi
(pubblicato anche su Barbadillo.it)
Pochi giorni fa Paolo Isotta scriveva, per il Fatto Quotidiano, dell’accademia di Villa Falconieri, dove la lingua corrente è il latino e gli studenti, di varie nazionalità, comunicano fra loro non con il solito inglese posticcio ma con la lingua dei Padri.
Al cattolico tridentino non può che scendere una lacrimuccia, nel vedere che il bell’uso di parlare nella lingua di Cicerone non è andato disperso, ma trattasi di lacrima di dolore, perché laddove qualcuno recupera, altrove qualcuno ha gettato alle ortiche.
Hanno cercato di farci dimenticare , che fino agli anni ’60, l’interlingua ecclesiastica, a livello accademico, era il latino, sia scritto che parlato, oltre che l’unico idioma a livello liturgico. Gente formata, gli alti prelati di un tempo, che pensava secondo forme e strutture che venivano da lontano. Perché la lingua, prima che comunicazione, è ordine e il latino è un ordine superiore. Nelle loro memorie lo ricordano ancora alcuni, come il cardinal Sarah, che venne dall’Africa. Purtroppo però certa “iconoclastia” post conciliare non ha risparmiato nulla e mentre fino a pochi anni fa tutti i documenti della Santa Sede, per lo meno quelli dirimenti, erano pubblicati anche in latino, oggi ce li ritroviamo tradotti in una sfilza di lingue. Ma non in quella dei Padri. Va cancellata, in nome di quella rivoluzione fallita di 50 anni fa, secondo cui la Messa va celebrata in volgareperché nessuno altrimenti capisce. Ma poi qualcosa deve essere andato male, perché alla Messa in volgare non ci va nessuno, quindi altro che capire. Per non parlare dei vuoti seminari, guarda caso pieni solo se tridentini.
Dunque una parte consistente della Chiesa ha deciso di abbandonare un patrimonio , per via dei traumi generazionali di gente che pensava di cambiare la Catholica dall’interno. Ma levandole l’impalcatura latina non sono stati in grado di sostenerla ed essa è a rischio crollo. La lingua è struttura, dicevamo, forma mentis, stile di vita, visione del mondo. Il latino è radice. Il latino dice esattamente ciò che vuole dire, non si può indorare la pillola. Chi voleva annacquare doveva per forza eliminarlo. E sappiamo com’è finita. Non a caso laddove, per lo meno nella liturgia, è rimasto il greco, altra grande lingua dei Padri, ci sono meno problemi. Noi però siamo latini e pensiamo ai nostri guai.
Va detto che il papa emerito Benedetto XVI ha cercato di porre qualche rimedio, fondando nel 2012 la Pontificia Academia Latinitatis, la cui missione è favorire “la conoscenza e lo studio della lingua e della letteratura latina, sia classica sia patristica, medievale e umanistica, in particolare presso le istituzioni formative cattoliche, nelle quali sia i seminaristi che i sacerdoti sono formati e istruiti, nonché promuove nei diversi ambiti l’uso del latino, sia come lingua scritta, sia parlata”. Senza contare il motu proprio Summorum Pontificum sulla “messa in latino”, che nonostante la diffusione popolare trova un’assurda avversione da parte di vescovi e clero diocesano.
L’avversione al latino è diffusa anche nella società incivile. Ci ritroviamo tentativi, ormai in procinto di andare in porto, di sopprimere il liceo classico, mentre si inventano cosiddetti licei scientifici senza latino. Per lo meno non li chiamino licei. E si vergognino pure. La classe politica si sa, è quello che è. Non possiamo pretendere che riconoscano il valore di qualcosa che non immaginano (qualche luce nel buio c’è, vedi recente tentativo dell’onorevole Frassinetti in commissione cultura al riguardo) e dunque lo studio dei classici finirà appannaggio di ristrette Accademie elitarie. Con buona pace dell’ascensore sociale. L’ascensore può anche scendere, d’altronde.
L’istruzione, secondo lo spirito contemporaneo, deve essere solo utile. Gli studenti devono studiare in inglese, neanche in italiano, non sia mai. Il risultato non è altro che una lezione frontale impoverita, condita da ridicolaggine. Recentemente mi ritrovavo in treno vicino a studenti che studiavano in inglese. Stando attento mi sono accorto che studiavano diritto costituzionale italiano. In albionico. E i licei dove si studia letteratura italiana in inglese chi li ha partoriti? Tutto già visto, intendiamoci, attraverso i secoli. Già il Salsicciaio di Aristofane, nei Cavalieri, faceva il verso ai tecnocrati (che oggi sono pure esteromani).
La scuola deve essere solo utile per trovare lavoro. Lavoro, che peraltro non c’è, quindi potremmo quasi concludere che la scuola non serve, dunque chiudiamola come diceva Prezzolini, ma vabbé, non esageriamo. Dunque troviamo un’occupazione a questi benedetti figliuoli, mandiamoli a fare i programmatori.
Consiglio numero uno di un certo numero di esperti del settore, per diventare buoni programmatori. Fare versioni di latino. Programmare in un qualsiasi linguaggio (C, Java… decidete voi) è un’operazione logica identica alla traduzione dal latino. Oibò. Mi prendi per il naso? No mio caro, anche fare gli integrali è operazione simile. Ordunque pensare latino e pensare matematico è la stessa cosa?
Andiamo avanti. Il latino non serve, dicono lorsignori. Costa fatica diciamo, noi. Bisogna chinare la gobba. Diceva il buon Gramsci che si deve insegnare il latino, assieme al greco, per insegnare alla gente come studiare e come elevarsi. “Se si vogliono allevare anche degli studiosi, occorre incominciare da lì e occorre premere su tutti per avere quelle migliaia, o centinaia, o anche solo dozzine di studiosi di gran nerbo, di cui ogni civiltà ha bisogno”. Qui forse casca l’asino. Il popolo deve essere bue, per portare il giogo.
Nella Chiesa qualcuno prova a salvare la situazione, recuperando liturgie e testi della tradizione, con grave fatica e scorno, poiché ad oggi sembra che l’ignoranza sia motivo di vanto dalla più piccola parrocchia alla più grande diocesi (d’altronde, meglio non aprire il vaso di Pandora parlando dei pessimi e improvvisati chitarristi che mal sopportano “l’esibizione” dei professori d’organo) e dunque dimostrare di non sapere niente diventa motivo di promozione. Fuori invece si procede alla decostruzione, alla deriva.
Deriva provinciale , perché altrove, ad esempio nei famigeratissimi Stati Uniti, il latino spopola e si studia più che in Italia. Nemo propheta in patria.
 

14 giugno 2018

Humanae Vitae. La verità che risplende

di Francesco Filipazzi
Sabato scorso si è svolto a Brescia un grande evento per l'anniversario della pubblicazione dell'enciclica Humanae Vitae, dal titolo "La verità che risplende", nel quale è stata ribadita l'attualità del messaggio contenuto in quel documento di Paolo VI. Con buona pace del quotidiano locale, che ha titolato "La contestata enciclica sul sesso", quel testo è e rimane una pietra miliare del magistero della Chiesa nella definizione dell'integrità della persona umana, una risposta al movimento che ha cercato e cerca di sfilacciare e rovinare il progetto divino. Il Papa, in modo vincente ma a costo di suscitare odio eterno nei suoi confronti, volle porre l'umanità integrale come risposta alla disgregazione, ponendo le basi di quella che fu poi la teologia del corpo di Giovanni Paolo II.

I video dell'evento bresciano sono ancora disponibili sul canale YouTube degli Amici di Paolo VI, ai quali vanno i complimenti per l'ottima organizzazione.

In questa sede vorremmo porre l'accento su alcuni passaggi dell'intervento del Cardinale Eijk. Il porporato ha definito il documento come una vera e propria profezia, avversata nel suo tempo come lo furono i profeti dell'Antico Testamento.

L'intervento si è poi concentrato sulla questione della contraccezione, tematica presente nel dibattito esterno alla Chiesa sin dall'inizio dell'800, con la citazione del magistero di Pio XI, Pio XII e Giovanni XXIII, lungo un discorso che ha contestualizzato il tema dal punto di vista storico in modo impeccabile.

La contraccezione rimane inaccettabile per i veri cristiani ed è un atto intrinsecamente sbagliato. Fino alla fine degli anni '50 i cattolici hanno rispettato questi dettami, laddove i protestanti iniziavano ad usare metodi anticoncezionali. Successivamente però con l'arrivo della contraccezione ormonale cambiò il tema del dibattito, in quanto si affacciò l'idea che questa fosse moralmente lecita. Nel frattempo stava arrivando una delle più grosse crisi di fede della storia della Chiesa, per via dei cambiamenti culturali degli anni '60 del boom economico e successivamente con l'avvento del 1968. Fra tutte le generazioni si poteva osservare una mentalità ribelle. È significativo che proprio nell'anno clou sia stata pubblicata l'Enciclica che più si è contrapposta alla deriva.

Anche nella Chiesa però c'era disaccordo, sin dai tempi del Concilio. Ovviamente l'ala progressista, che millantava un imminente cambio della dottrina della Chiesa, trovò una sponda mondana molto forte. Paolo VI invece impresse un indirizzo ben diverso. La Chiesa è infatti guidata dallo Spirito Santo e non è una democrazia.
La contraccezione dunque non è lecita, perché nel concepimento gli attori non sono solo gli uomini, ma sono dei semplici cooperatori, in quanto partecipanti al piano creativo di Dio, che prevede il matrimonio e la procreazione. È però Dio il creatore dell'anima.

L'enciclica Humanae Vitae è stata quindi un argine al male e, qui sta il portato profetico, ha dato il via ad un'analisi approfondita a livello teologico e filosofico, con una partecipazione proficua e straordinaria di Giovanni Paolo II e il cardinal Caffarra. L'enciclica è stata un cardine su cui sviluppare la risposta della Chiesa alla crisi della modernità in campo etico e bioetico.

Vedendo cos'è diventata oggi la contraccezione, non possiamo negare che Paolo VI abbia avuto perfettamente ragione. "La canonizzazione di Paolo VI - conclude il Cardinale- sarà la canonizzazione di uno dei profeti più grandi del nostro tempo, che ha fatto risplendere la Verità come pochi altri".


 

30 maggio 2018

Sovranità nazionale. Appuntamento con la storia

di Giorgio Enrico Cavallo e Francesco Filipazzi

Quelle in cui scriviamo sono ore febbrili per la politica italiana.
Dopo la decisione del Presidente della Repubblica (Pdr) Mattarella di negare l'incarico di governo alla coalizione Lega - 5 stelle, è esplosa una crisi istituzionale di portata storica, con tanto di ipotesi apparentemente surreali di un Parlamento che si mette a legiferare a prescindere dal governo, con le borse ballerine e il demone dello spread rievocato per l'occasione dagli apprendisti stregoni della finanza europea. Un bel pasticcio insomma, figlio di errori grossolani messi in fila apparentemente in modo casuale, da attori diversi in tempi diversi ma tutti orientati verso lo sfascio finale.

La crisi sembra partire dalla legge elettorale più cretina della storia d'Italia e probabilmente del mondo, fatta apposta da Renzi e i suoi per lasciare ai successori una bomba di sterco pronta a esplodere sommergendo tutti. L'intento era quello di rendere il Parlamento instabile e portare al governo di inciucio fra Forza Italia, PD, bersaniani, qualche democristiano che passava per strada e qualche grillino pentito.  Qui scatta l'errore nell'errore. Renzi e chi ce lo ha rifilato hanno infatti dimostrato di essere totalmente scollegati dalla realtà. Bastava entrare in un bar per sapere che Lega e 5 Stelle avrebbero stra vinto le elezioni.

Dopo le elezioni Salvini e Di Maio hanno quindi deciso di fare i responsabili formando un governo. Esercitando uno stile e un portamento che non si vedevano da anni, lontano anni luce dalla volgarità e dalla sguaiatezza sgangherata che affolla Pd e Forza Italia, i due hanno presentato un progetto vero, con un programma e delle persone autorevoli per realizzarlo. Anche in questo caso, bastava prendere un treno e ascoltare i discorsi dell'uomo della strada, per capire che questo progetto aveva un sostegno popolare. Il Pd sembrava averlo capito e, a parte dichiarazioni di rito, se ne è stato muto. Berlusconi ormai non capisce più nulla, ma è consapevole che il suo tempo è passato irrimediabilmente, non vuole ammetterlo e quindi cerca di avvelenare i pozzi.

Anche in questo caso, chi ci ha rifilato i vari Monti e Renzi, ovvero i gruppi di potere economico esterni all'Italia, hanno deciso che il governo gialloverde andava bloccato. Il contatto con la realtà di questi personaggi è notoriamente interrotto da anni e quindi si sono messi ad alzare lo spread pensando di fare paura a qualcuno.
A questo punto entra in gioco Mattarella che arriva al secondo intervento diretto nell'indirizzo politico del Paese da parte del  Pdr in dieci anni. Il primo, lo ricorderete, avvenne a furor di popolo, con bottiglie stappate e manifestazioni di giubilo in piazza quando Silvio Berlusconi fu costretto a rassegnare le sue dimissioni nel 2011. Da quel momento, la tecnocrazia Ue ha di fatto esautorato l’Italia della sua (già limitata) sovranità, imponendoci una serie di primi ministri imbarazzanti, chiamati non ad essere dei rappresentanti del popolo ma dei meri esecutori dei diktat di Bruxelles e di Berlino. La nomina di Monti svelò – a chi aveva orecchie per intendere – che l’Europa ci aveva dichiarato guerra. Ma sì, quell’Europa cui tutti noi dobbiamo voler bene, quell’Europa grazie alla quale “non ci sono più guerre”, quell’Europa che serve sempre di più, alla quale anzi dobbiamo cedere velocemente l’ultimo barlume di sovranità che ci è rimasto (ammesso che qualcosa sia rimasto davvero).

L’atto del presidente della Repubblica, che ha stroncato sul nascere un governo politico (bello o brutto che fosse) ponendo il veto su un ministro non per le sue qualità, ma per le sue idee, è senza precedenti, tanto che se ne sono accorti anche i giornali esteri. Tuttavia, era ampiamente prevedibile: davvero pensavamo che quell’Europa che ha falciato il governo Berlusconi, che ci ha imposto gli incolori Monti, Letta, Renzi, Gentiloni nel nome non dell’interesse popolare, bensì dell’interesse delle banche e della Germania, ci avrebbe permesso di provare ad invertire la rotta? Nella stanza dei bottoni Lega e Cinque Stelle non potevano entrare, nemmeno per poco. Magari Mattarella ha agito pure a fin di bene, temendo che altrimenti i mercati avrebbero "insegnato come votare" agli italiani, come ha detto un tristissimo commissario europeo in quota tedesca proprio ieri.

Lo scontro non è quindi tra i due partiti vincitori delle elezioni e il presidente della Repubblica, bensì tra i cittadini italiani e l’Unione Europea, le banche e l’oligarchia mondialista che hanno reso l’Italia a tutti gli effetti una loro colonia. Luigi Di Maio e Matteo Salvini, pertanto, sono chiamati ad un ruolo molto più alto e “politico” di quello da loro ricoperto come leader dei rispettivi partiti: sono chiamati a farsi garanti della sovranità dell’Italia e della libertà del popolo italiano. Qualcosa che travalica le gazzarre da cortile tipiche della politica nostrana; perché, purtroppo, nessun nostro rappresentante politico si è mai trovato nella situazione di doversi ergere a difesa del popolo italiano, dai tempi dell’ultima guerra in poi. Ciò dovrebbe farci capire che la colonia Italia, il cui popolo ribolle di un livore anti-europeo, rischia di entrare in guerra aperta contro la dominatrice: una guerra economica, sia chiaro, perché nel XXI Secolo i paesi cosiddetti civili combattono le loro guerre grazie alle speculazioni di generali del calibro di George Soros usando quali armi golem senza volto come lo spread. La prima battaglia di questa guerra è andata in scena nei giorni precedenti il 27 maggio: lo spread è ritornato (in realtà non se n’era mai andato, ma ai cosiddetti mercati è bastato evocarne il nome) e Mattarella, ha decretato che era suo compito tutelare i risparmi dei cittadini. Prima dei cittadini, dunque, vengono i loro risparmi. Prima della sovranità dell’Italia, vengono i diktat dell’Europa e delle banche tedesche.

La prima battaglia è stata persa, dunque, perché il nostro esercito non ha nemmeno avuto la possibilità di schierarsi in campo. E poco importa che fosse un esercito raccogliticcio, fatto di giovani leve che nemmeno immaginano quali possono essere le armi (gli “strumenti di tortura” evocati dall’inquietante Juncker) che possono essere scatenate contro di noi. Poco importa: quell’esercito è stato bloccato nelle retrovie.
Se c’è qualcosa di positivo, in tutto questo desolante scenario, è che ormai la maschera è caduta. I vari Juncker, Merkel, Macron e via dicendo hanno svelato a tutti che questa Unione altro non è che una dittatura feroce, che non lascia spazio alle critiche né ad ipotesi alternative. Per questo, di fronte a questo attacco senza precedenti alla nostra dignità ed alla nostra sovranità, Di Maio e Salvini sono chiamati ad un ruolo più alto, dal quale non possono tirarsi indietro: perché se riterranno di non essere all’altezza, se si faranno intimorire o se verranno corrotti, per questo paese non ci sarà più speranza alcuna di invertire la rotta. La poca (pochissima) sovranità che ci resta sarà completamente ceduta a Bruxelles, la gabbia dell’Ue si chiuderà e la chiave sarà gettata via.

L’Italia è vissuta in questa condizione di sudditanza per secoli. È stata unificata per compiacere i “poteri forti” di allora, ma nel corso degli anni ha combattuto per mantenere la propria indipendenza. Nel bene e nel male: perché l’Italia è un paese problematico, pieno di contrasti e di fardelli gravosi. Ma era un paese indipendente. Per rivendicare questa indipendenza, Di Maio e Salvini sono chiamati ad un cruciale appuntamento con la storia. Se rinunceranno o se vinceranno le logiche di partito, per noi l’orologio della storia tornerà indietro di qualche secolo.

Per ora registriamo che l'uomo della strada sembra essersi risvegliato, almeno moralmente dal torpore in cui era caduto da decenni. A dimostrarlo sono i sondaggi che danno una coalizione giallo verde al 60%, con cappotto degli uninominali e numeri clamorosi alle camere. La ruota della storia sta girando.

 

09 aprile 2018

Chiesa dove vai/1. Una base per il risveglio

di Francesco Filipazzi
Fare il resoconto del giorno dopo è sempre difficile, soprattutto quando si parla di Chiesa e dintorni. È opinione condivisa che si stiano vivendo tempi strani e non possiamo che essere tutti d'accordo. Cosa verrà ricordato di questo periodo? Non è probabilmente rilevante, ma per quanto ci riguarda, il convegno del 7 aprile, "Chiesa dove vai", può essere considerato memorabile, perché in anni di confusione ha posto delle basi di lavoro stabili per riuscire a sopravvivere al presente ecclesiastico senza rimbecillirsi ulteriormente, magari dandosi una calmata e, per una volta, riporre per qualche minuto l'ascia di guerra per fermarsi a pensare.

[Per la cronaca, al convegno erano presenti oltre 400 persone, inviato di Avvenire compreso. Il quotidiano dei vescovi ha avuto anche il coraggio di rosicare].

In sostanza, dicevamo, la situazione non è entusiasmante e siamo in preda al caos. A furia di continuare a ripeterlo ossessivamente sembriamo caduti in uno sketch comico, quindi dobbiamo finirla e capire cosa fare. In aiuto ci viene il Cardinale Brandmuller che, nei ragionamenti esposti durante il suddetto convegno, ha posto le basi per il risveglio, personale e comunitario, di questi cattolici inspiegabilmente addormentati.
Di seguito la nostra impressione e qualche divagazione personale.

Quelli che a parere di chi scrive sono i tratti principali dell'intervento, che parte dagli scritti del fu Cardinale Newman, si possono riassumere in questi punti:

· Il richiamo alla crisi ariana: all'epoca l'episcopato fallì la propria missione clamorosamente, mentre i fedeli rimasero saldi nella fede e conservarono il depositum fidei.

· Il concetto di "infallibilità passiva": gli uomini di Chiesa possono sì sbagliare, ma il Corpo Mistico non può, nella sua totalità, cadere nell'eresia. Questo punto appare estremamente importante, perché laddove sembri che la maggioranza e talvolta la quasi totalità sia ormai sbarellata, va ricordato che fino a quando sopravvive una fazione, piccola o grande, sana di mente, non tutto è perduto. Si tratta del sensus fidei.

· Il consenso dei fedeli ha quindi un peso: al riguardo vengono citati episodi di mobilitazione popolare che hanno spinto i papi a compiere delle scelte. Potrebbe essere un'idea interessante.

· Il consenso dei fedeli non è però legato alla maggioranza: altrimenti, detto fra noi, saremmo fritti. Ha suscitato ilarità fra il pubblico il seguente esempio malandrino: "Che cosa si deve dire quando oggi le nostre comunità parrocchiali applaudono forte un sacerdote che nell’omelia ha annunciato le sue imminenti nozze?". In pratica, qualora si tratta di conservazione del cuore della fede, si parla di sensus fidei, quando si parla di stravolgimenti, rivoluzioni (nel senso deteriore) e pagliacciate come quella di cui sopra, chiaramente no.

· La volonté generale stile Rivoluzione Francese non è il sensus fidei e tantomeno lo è un'astratta opinione pubblica. La ricerca del consenso, insomma, non è roba cattolica e [nota nostra] chi è solito vestirsi di bianco dovrebbe ricordarselo. Non lo diciamo noi, ma la Chiesa, più o meno da sempre.

· Anche i sinodi possono spararle grosse.

· "Non tutti coloro che si definiscono cattolici, possono avanzare la pretesa di essere presi sul serio come organo di questo sensus fidei". Per essere presi sul serio, occorre "essere battezzati e vivere la fede nella potenza dello Spirito Santo".

· Più che dai sondaggi da quattro soldi, il sensus fidei è espresso da manifestazioni spontanee, come una marcia per la vita o, per fare un esempio del tutto casuale, una petizione di un milione di persone contro la comunione ai divorziati risposati.

Dunque, per concludere e cercare di ricostruire il filo logico, la gerarchia può non imbroccarne una, può anche sbagliare interi sinodi, ma il popolo cattolico, che potremmo dire composto dai laici e dal clero periferico, sa discernere il vero dal falso. La narrazione per cui i cattolici sarebbero in attesa di aperture e cambiamenti epocali è semplicemente falsa. Si deve dare necessariamente ascolto a chi si sforza di vivere in modo attinente al Vangelo e cerca di difendere la Verità della Rivelazione. Gli altri devono fare pace con sé stessi, perché si proclamano cattolici ma non credono in neanche una delle verità cattoliche.


Il testo completo della prolusione è su Tosatti

Nei prossimi giorni analizzeremo anche gli altri interventi. State connessi.
 

25 febbraio 2018

L'ibrido uomo-pecora e l'Anticristo

di Francesco Filipazzi
L'articolo seguente nasce dall'ascolto casuale di una trasmissione radiofonica. 

Ascoltando la radio, capita di sentire telefonate di ascoltatori, spesso istruiti e informati, che discutono dei più disparti argomenti.
In occasione della clonazione di una scimmia in Cina, accompagnata da una "dolcissima" foto dei due cloni appena nati ed impauriti, si è instaurato un dibattito surreale riguardo i destini dell'uomo, rinverdito successivamente dalla notizia della creazione di un "embrione uomo-pecora". Da queste telefonate si capisce come ormai "il popolo" abbia interiorizzato buona parte dei dogmi della religione dell'Anticristo, il culto di riferimento della modernità.
Ricordiamo che l'Anticristo non è un mostro con le corna, ma è tutto ciò che si pone come negazione di Cristo e della creazione. 

Organi umani da embrioni ibridi? 
Già di per sé, il fine dichiarato di questi esperimenti sembrerebbe aberrante, in quanto l'idea di base è quella di creare "pezzi di ricambio" per i malati, facendoli sviluppare nei corpi di individui ibridi. La creazione di queste parti anatomiche prevederebbe infatti la creazione di embrioni mostruosi, contenenti DNA umano.
La natura dell'uomo viene quindi contaminata, ibridata, resa uno strumento per qualcosa di orribile. Questi embrioni, quanto saranno uomini e quanto saranno animali? Non basta una minima percentuale di componente umana per poter dire che si sta giocando con la stessa vita umana? La mitologia offre varie figure di mostri con caratteri provenienti da più specie (sfingi, chimere...) ma sono appunto mostri. Tant'è che lo sviluppo del suddetto embrione uomo-pecora (come accaduto con l'embrione uomo-maiale), per disposizione delle autorità, è stato bloccato dopo un periodo definito, per evitare che si sviluppasse ulteriormente e qualcuno si accorgesse di ciò che davvero effettiamente è venuto fuori dalle provette. La visione è apocalittica ed è spaventoso pensare a cosa realmente potrebbe essere già presente nei laboratori di tutto il mondo.

Sconfiggere la morte? 
Una delle idee diffuse fra i radio ascoltatori di cui sopra, è quella riguardante la sconfitta della morte. Secondo molti "uomini della strada", grazie alla sostituzione controllata di organi prodotti con embrioni ibridi, contenenti DNA del ricevente, si potrebbe prolungare la vita di ogni individuo all'infinito. Un ascoltatore, a proposito della clonazione tout court (quindi non coinvolgendo ibridi), propone di creare corpi interi, perfettamente identici al proprio corpo in giovane età, congelarli e, alla bisogna, trapiantarci dentro il cervello, in modo da tornare ciclicamente giovani. Il lettore penserà ad una esagerazione, però questa idea non è stata scartata da nessuno, durante l'ascolto dei vari interventi in oggetto. In generale, per concludere, l'idea di fondo, che si è fatta strada in una parte importante della popolazione, non è relativa alla cura di una singola malattia o il trapianto di un organo preciso, ma la perpetuazione di sé stessi fino a data da destinarsi, rompendo definitivamente il legame fra l'uomo e la natura umana. L'uomo moderno d'altronde teme la morte, perché non ha la coscienza a posto.

Un nuovo salto evolutivo? 
Un altro ascoltatore, dal linguaggio forbito, propone la seguente tesi. "Esiste l'evoluzione e l'uomo si è già evoluto in passato. Questi esperimenti sono il prodromo ad un nuovo salto evolutivo, solo che oggi è l'uomo, padrone di sé stesso, a decidere di evolversi". Qui siamo di fronte ad un passaggio ulteriore nella scoperta di quella che, in modo non certo improprio, definiamo la religione dell'Anticristo. L'uomo diventa padrone della definizione della natura umana stessa e quindi può decidere di ridefinirla come e quando vuole.

Appare chiaro che il risultato delle suddette tesi non potrà portare ad un esito positivo per l'umanità. Sembra che lo scientismo abbia lanciato una macchina da corsa, a velocità folle, con a bordo un guidatore ubriaco e drogato. L'esito sarà un grave incidente.


 

09 gennaio 2018

Cattolici in politica. Un libro di Benedetto XVI

di Francesco Filipazzi
Che rapporto c'è fra cattolicesimo, potere e legge? Nei prossimi mesi in Italia si eleggerà un nuovo Parlamento, andranno al voto alcune Regioni importanti e successivamente ci sarà una tornata di amministrative, ma del rapporto fra fede e politica probabilmente non si parlerà. Eppure, poiché dal voto “cattolico” cercheranno tutti di attingere, è bene ricordare qualche fondamentale.
Ad aiutarci ci pensa il volume “Il Posto di Dio nel mondo – potere, politica, legge”, contenente una raccolta di discorsi pronunciati da Benedetto XVI durante il pontificato. Il testo è molto denso, ma possiamo estrapolarne alcuni punti fermi, di cui tenere conto in un'azione politica, a partire dal livello locale, diciamo noi, per arrivare ad un livello sovranazionale.
I concetti sono molti, calati certamente nell'attualità, ma discendenti direttamente dalla patristica e dalla tradizione ecclesiastica. Cerchiamo di trarre qualche spunto.

In primo luogo, Ratzinger ricorda, nella prima parte del libro, che esiste un diritto preesistente all'uomo e che la logica della maggioranza non è sufficiente per stabilire criteri di verità. «Se i principi morali che sostengono il processo democratico, a loro volta, non si fondano su nient'altro di più solido che sul consenso sociale, allora la fragilità del processo si mostra in tutta la sua evidenza». Il diritto naturale ha quindi la precedenza su ogni scelta. Ratzinger scarta il diritto positivista, spiegando che, non essendo l'uomo a creare l'uomo, il legislatore deve tenere conto del fatto che l'uomo è volontà, ma anche natura e quindi la sua volontà è giusta quando rispetta la propria natura.

In questo ambito si inserisce il concetto di laicità. Il Papa metteva in guardia dalla perversione della laicità in laicismo, emblema della post modernità, per cui si dovrebbe eliminare dalla vita pubblica ogni richiamo alla religione. E' compito di tutti i fedeli in Cristo quindi la costruzione di una "sana laicità", che «riconosca a Dio e alla sua legge morale, a Cristo e alla sua Chiesa il posto che ad essi spetta nella vita umana, individuale e sociale». «Non è sana laicità il rifiuto alla comunità cristiana, e a coloro che legittimamente la rappresentano, del diritto di pronunziarsi sui temi morali». Queste ultime frasi furono rivolte nel 2006 all'Unione dei giuristi cattolici italiani, ai quali ricordava che l'esclusione del cristianesimo mina la sopravvivenza della società.

Il primato di Dio non è discutibile. «Non voglio dire che i non credenti non possano vivere con moralità elevata ed esemplare; dico solamente che una società nella quale Dio è assente non trova il consenso necessario sui valori morali e la forza per vivere secondo il modello di questi valori, anche contro i propri interessi».

La Chiesa però non deve impegnarsi direttamente in politica (qui l'obiezione appare attualissima, data la deriva politicizzata intrapresa recentemente) perché altrimenti perderebbe il proprio carattere di universalità e si identificherebbe con "una sola via e posizioni parziali opinabili". Benedetto vedeva invece un ruolo di azione sociale diretta da un lato e di "avvocata della giustizia e dei poveri" dall'altro. Identificarsi con una parte politica sarebbe una perdita di autonomia.
Proprio perché non è possibile un impegno diretto della Chiesa, è necessario che esistano politici cattolici che operino coerentemente secondo la loro fede, affinché "gli ideali evangelici non vengano oscurati dall'azione quotidiana".

Interessanti anche alcune riflessioni sulla solidarietà, la sussidiarietà e  sull'ambito economico, che deve essere guidato dall'etica, poiché il profitto non è sinonimo di bene. 

Il volume è molto complesso e contiene  riflessioni sul ruolo odierno dell'Europa, la cura del creato, l'azione nell'ambito della bioetica. Invitiamo quindi alla lettura.

Un punto di riferimento
A questo volume, è interessante aggiungere un altro testo, scritto dal Nostro nel 2002, quando era ancora prefetto per la Congregazione per la dottrina della Fede.
In esso veniva ribadito; «In questo contesto, è necessario aggiungere che la coscienza cristiana ben formata non permette a nessuno di favorire con il proprio voto l’attuazione di un programma politico o di una singola legge in cui i contenuti fondamentali della fede e della morale siano sovvertiti dalla presentazione di proposte alternative o contrarie a tali contenuti. Poiché la fede costituisce come un’unità inscindibile, non è logico l’isolamento di uno solo dei suoi contenuti a scapito della totalità della dottrina cattolica. L’impegno politico per un aspetto isolato della dottrina sociale della Chiesa non è sufficiente ad esaurire la responsabilità per il bene comune. Né il cattolico può pensare di delegare ad altri l’impegno che gli proviene dal vangelo di Gesù Cristo perché la verità sull’uomo e sul mondo possa essere annunciata e raggiunta».

Detto ciò, basandosi su volumi come quello qui recensito e, in generale, sull'azione del Ratzinger pontefice (tralasciando la parte in cui si dimette), non si può che individuare un punto di riferimento per gli anni che stiamo vivendo, anni di caos, durante i quali i cattolici si sono auto espulsi dal dibattito pubblico. Questo volume va consigliato a tutti coloro che, sotto elezioni, si autodefiniscono “politici cattolici”, come sostegno alla loro azione.

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06 gennaio 2018

Chi ha paura di un fronte unito per la vita?

di Francesco Filipazzi
Anno 2018, il Movimento per la Vita, nella persona del suo presidente, invita a non partecipare all'evento pro vita più importante d'Italia, la Marcia per la Vita. Sembra una situazione da Monty Python, ma è la durissima realtà. Il presidente Gian Luigi Gigli, che en passant è un parlamentare in costante ricerca di un gruppo in cui stare (ne ha cambiati tre e adesso è in procinto di aderire ad un quarto per cercare una rielezione), ha mandato una lettera a tutte le associazioni che fanno riferimento al Movimento (il testo è riportato qui), nel quale esprime questi concetti:

-alcuni gruppi pro vita italiani hanno firmato il documento "Non seguiremo i pastori che sbagliano", nel quale di fatto si censura il comportamento di Bergoglio sui temi etici;
-i firmatari sono ovviamente bifolchi da quattro soldi, in particolare hanno la colpa di essere "organizzazioni estremiste e malamente tradizionaliste";
-oltre a non partecipare alla Marcia, si chiede di non avere alcun rapporto con i suddetti cattivoni, tanto meno con Roberto de Mattei e Virginia Coda Nunziante che sono organizzatori della manifestazione.

Mettendo insieme questi punti, a nostro parere si può ben capire quale sia l'intento del Gigli e di chi ha chiesto molto probabilmente una sua presa di posizione. Non è peregrino immaginare che questa mossa sia concordata con l'area della Cei che fa capo a Galantino.
Il timore di questi signori è presto detto e lo denunciamo da molto tempo. Hanno una fifa blu che avvenga in Italia ciò che altrove è già accaduto, cioè che i movimenti pro life si saldino, oltre che da un punto di vista ideale, anche da un punto di vista organizzativo con i movimenti che si occupano di portare avanti un'idea tradizionale di cattolicesimo (cioè il vero cattolicesimo). Questi ultimi non sono mostruosi sedevacantisti, intendiamoci, ma gruppi perfettamente inseriti nella Chiesa, che hanno come punti di riferimento sacerdoti, vescovi e cardinali e che, soprattutto, non piegano la testa di fronte a chi fa carne di porco dell'insegnamento del Vangelo.

Una saldatura del fronte cattolico in chiave pro life significherebbe da un lato la morte sociale per chi agisce in maniera ben poco decisa (come i vertici del Mpv), ma metterebbe anche in gravissima difficoltà la gerarchia che ciurla nel manico e fila pericolosamente con le forze mondane e con gente come Emma Bonino (oltretutto componente del board dell'Open Society di Soros).
Insomma, oltre ad essere una figuraccia dai contorni epocali, la lettera del presidente del Mpv svela molto più di quanto si pensi. Prendiamo atto.

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02 gennaio 2018

1968-2018: un mezzo secolo di fallimenti

di Francesco Filipazzi
È iniziato il 2018 e sono dunque passati 50 anni da quando una massa di idioti in tempesta ormonale ha deciso, eterodiretti da chi ne sfruttò le energie giovanili, di sovvertire la società patriarcale e tutti i sani valori che guidavano l’Occidente. Figli del boom economico o giù di li, gli imbecilli in questione chiesero e ottennero sesso libero e assistenzialismo a fondo perduto (non avevano molta voglia di lavorare).
Ottennero ciò che volevano e condannarono noi “giovani d’oggi” a pagare i loro debiti e a mettere a posto le macerie dei loro aborti, dei loro divorzi, delle loro droghe, delle loro scuole distrutte dal sei politico… Il 1968 è stato solo questo e durante l'anno ne parleremo approfonditamente.

Un assalto alle strutture fondanti della società, un fenomeno “rivoluzionario”, nel senso deteriore del termine, che si lascia dietro solo morte e distruzione. Oggi quelli a cui sono state regalate fior di lauree con esami di gruppo e 18 d’ufficio, vengono dalla nostra generazione a spiegare che siamo bamboccioni, che studiamo poco, che non siamo pronti alla vita. Parliamo di quelli che quando erano giovani loro si imbottivano di canne e hashish? O di quelli che, dopo qualche piazzata, si facevano raccomandare dall’amico dell’amico per avere un posto fisso? Cioè, oggettivamente, di questa generazione di sessantottini che pontificano, parliamone.

Cos’hanno da insegnarci? Cosa ci hanno lasciato?
Ve lo dico io cosa ci hanno lasciato. In primo luogo hanno falcidiato la nostra generazione. Per ognuno di noi vivo, altri sono stati fatti fuori prima di nascere. Un bel risultato per chi predicava amore e pace. Poi ci hanno lasciato famiglie distrutte, quindi molti che hanno avuto la fortuna di non essere squartati nel ventre materno poi hanno subito le guerre fra genitori immaturi, sono stati figli contesi, sono stati privati di questo o quel genitore. Quanti applausi, non c’è che dire. D’altronde l’immaturità è un tratto ampiamente distintivo delle due generazioni che ci hanno preceduti.
Un’altra grande conquista di questi geni è stata quella degli anticoncezionali, che rifilano alle ragazzine come se fossero acqua fresca, avvelenando in tal modo le energie migliori delle nuove generazioni, condannando le future donne a tumori, sterilità e malattie dolorose. Potremmo andare avanti a citare le grandi conquiste del ’68, ma ci penseremo nei prossimi mesi.

Erano eterodiretti, gli idioti, dicevamo. Stava iniziando la costruzione dell’uomo consumatore, androgino, meticcio, senza fissa dimora. Ma non ci sono scusanti. Possiamo ben dire che questi 50 anni sono stati un fallimento.
Il nostro ’68 è quello della Primavera di Praga, dove i giovani combatterono davvero per la libertà dall’oppressione comunista. Ma l’Occidente era troppo impegnato ad adorare Satana, per accorgersene.
E la Chiesa? Che il ’68 sia iniziato perché in sacrestia si sono calate le braghe non lo diciamo certo noi. Nel momento in cui il cattolicesimo avrebbe potuto dichiararsi vincitore di fronte al crollo delle ideologie distruttrici, la quinta colonna, in sede conciliare, ha deciso di disertare. Ma anche questi sessantottini cattolici hanno fallito. L’attuale pontificato lo sta dimostrando. Parleremo anche di questo, durante quest'anno.



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22 novembre 2017

Quando San Giovanni Paolo II spronò l'eurodestra a difendere la vita

(OVVERO. L'IDENTITA' NAZIONALE PASSA DA QUELLA DELL'INDIVIDUO)

di Francesco Filipazzi

L'11 aprile 1985, San Giovanni Paolo II compì un gesto che deve aver provocato qualche ulcera fra i cattocomunisti. Durante un'udienza partecipata da 30 mila persone, il Papa si avvicinò a 16 parlamentari europei dell'ultradestra, capeggiati dall'italiano Giorgio Almirante e dal francese Jean-Marie Le Pen, rivolgendo loro le seguenti parole: "Continuate il vostro combattimento contro l' aborto in conformità alla dottrina della Chiesa e continuate a combattere contro la decadenza dei valori morali in Europa". Nel gruppo erano presente anche i greci e l'italiano Pino Romualdi. Questo episodio, il cui ricordo farà certo storcere il naso a qualche benpensante anima pia, è però sintomatico dell'assenza di pregiudizio da parte di Giovanni Paolo II, che anche in quell'occasione preferì lasciare da parte ogni tipo di retropensiero, per puntare dritto all'essenza di una questione basilare. Dopo i fallimenti dei partiti popolari e delle varie democrazie cristiane, l'identità europea e le rivendicazioni etiche da chi potevano essere difesi, se non dalle destre?

Il Movimento Sociale Italiano, in questo ambito si comportò correttamente. Sul divorzio, nonostante Almirante fosse favorevole per motivi personali, il partito si pose come contrario e così fece anche sull'aborto. Tutto il MSI in pratica si schierò contro l'uccisione degli infanti, ad ogni livello, anche extra parlamentare. Pino Rauti scrisse anche un pamphlet al riguardo, mentre in ambito giovanile gli Amici del Vento, uno dei gruppi principali della musica alternativa, scrissero delle canzoni in cui l'aborto veniva demolito senza appello. Questo patrimonio è poi stato messo in un cassetto dall'esecrabile condotta di Fini, partito dal MSI e finito sulle posizioni del peggior Pannella, negli anni 2000, ma deve per forza essere recuperato.

Proprio oggi che in Italia l'area destro-identitaria, sotto elezioni, si riorganizza, è importante che i dirigenti comprendano questo passaggio. L'identità della persona, prima che quella nazionale, va strenuamente difesa per potersi dire davvero identitari. In questo ambito, gli epigoni del Movimento Sociale, a partire dalla Meloni che ne porta ancora il simbolo, devono assolutamente porsi come gli interlocutori delle istanze conservatrici in campo etico, senza paura di apparire anacronistici o di subire le reprimende dei progressisti. Lo facciano da un'ottica laica (il grande sogno della destra religiosa è ad oggi appunto un sogno), partendo dalle battaglie dell'oggi, come la legge Cirinnà. le porcherie gender o il testamento biologico, su cui si sono già posizionati correttamente, difendendo anche le prerogative dei medici obiettori di coscienza sull'aborto. Proprio su questo argomento, quando ne avranno la forza, dovranno poi fare di tutto per provvedere ad un'abrogazione, tornando a dire che l'aborto è un crimine ignobile. Si tratta insomma di fare onore a quell'invito che Giovanni Paolo II rivolse all'eurodestra nell'85.




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27 ottobre 2017

Crolla il mito del preservativo. Le profezie della Humanae Vitae


di Francesco Filipazzi

La cronaca di questa settimana ci ha consegnato uno scenario degradante. Sembra che ci sia in corso un'epidemia senza precedenti di Aids, epatiti e malattie veneree, tanto da costituire un allarme sanitario. Negli ultimi diciassette anni la sifilide è aumentata del 400%. Una malattia come il "linfogranuloma da Chlamidya", in passato rara, oggi si è diffusa in maniera preoccupante.
Che dire? Nessuno a livello mediatico osa individuare nella promiscuità sessuale, che la società ha sposato come stile di vita, la causa primaria di questo allarme e, soprattutto, nessuno osa anche pensare che forse la "cultura del preservativo" è fallita miseramente.
Com'è possibile infatti coniugare i propagandati effetti salvifici del preservativo con l'aumento esponenziale delle patologie legate alla sfera sessuale? Se davvero questo viscido strumento fosse la soluzione a questi mali, data la facilità di procurarsene in grandi quantità (lo vendono in tutte le farmacie, supermercati, autogrill, nei distributori automatici sparsi ovunque ecc), dovremmo aver sconfitto tutte le malattie.
In realtà è vero il contrario. La disponibilità enorme di preservativi è invece la causa diretta e logica dell'esplosione di queste malattie.
In primo luogo, va ricordato che non è vero che il profilattico protegge dalle malattie. Protegge magari da quelle trasmissibili solo dal contatto degli organi sessuali, ma come ben sappiamo, il preservativo è uno strumento facile alle lesioni e alle rotture. La comunità scientifica da anni ha dovuto ammettere che fare sesso con il pene ricoperto di lattice non fornisce piena protezione.

"E' vero - si spiegava in un convegno del 2010 - che lo strumento tecnicamente protegge al 100% dalla trasmissione ad esempio dell'Hiv. Ma poi vanno considerate le microlesioni del preservativo di cui nemmeno ci si accorge, il suo uso improprio, oltre al fatto che ci sono malattie trasmesse per via sessuale dalle quali il condom non protegge, come l'herpes o la tinea". Quindi, detto in soldoni, il preservativo è una truffa bella e buona.
Proseguendo apprendiamo che "se il preservativo riduce il rischio di dieci volte, dando una protezione attorno al '90%, bisogna chiarire però che se contemporaneamente si aumentano i comportamenti sessuali promiscui in realtà alla fine si corre sempre lo stesso rischio di contrarre malattie per via sessuale".
E qui casca l'asino, perché il preservativo è il motore principale della promiscuità, un oggetto che diseduca alla sessualità e induce a non essere più in grado di praticare la continenza, che è parte della virtù cardinale della temperanza. Indossando il cappuccio si pensa di prevenire ogni conseguenza, evitare malattie e gravidanze, sentendosi liberi di cambiare partner frequentemente, anche più volte in una serata, senza neanche sapere con chi si hanno rapporti sessuali. Senza contare che a questa promiscuità incappucciata, si aggiunge quella non incappucciata. Gli effetti quindi si sommano e possiamo ben capire come in diciassette anni la sifilide sia potuta aumentare del 400%.

Il preservativo insomma, oltre ad indurre all'immoralità e alla promiscuità, non assolve neanche il suo compito primario. Le migliaia di ore passato ogni anno a ricoprire banane e falli finti, durante le ore di "educazione sessuale" previste dai programmi scolastici, sono inutili e dannose.
Sembra che la civiltà occidentale, con questa storia del sesso libero, oltre ad aver introdotto come corollario la strage dell'aborto, abbia intrapreso un tunnel autodistruttivo anche dal punto di vista medico sanitario. Soprassediamo sulle riprovevoli attività "non ordinarie" che coinvolgono parti del corpo non progettate per svolgere attività sessuali, poiché è abbastanza chiaro che codeste attività siano veicolo di contagio privilegiato. Già negli anni '90 era scattato l'allarme.

Utilizzo tipico/1 dei preservativi in Africa

E qui, oltre al danno di ritrovarci in una società sifilitica, noi cattolici ci becchiamo anche la beffa. Nel momento in cui tutta questa costruzione sessual-faustiana sta crollando, ci ritroviamo un Papa e una gerarchia che vogliono buttare al vento l'Humanae Vitae, che è stata una vera e propria profezia riguardo queste tematiche. E' imbarazzante come i cattolici progressisti, fermi con i loro cervelli agli anni '70, non capiscano che oggi la Chiesa di Roma potrebbe ergersi sulle rovine dell'umanità decadente. Forse perché loro sono parte di questa decadenza.

Preservativo e Africa
Utilizzo tipico/2 dei preservativi in Africa
Un altro tema si cui sembra interessante parlare è la questione del preservativo in Africa. Secondo molti mentecatti, per sconfiggere l'Aids in Africa si dovrebbero distribuire in massa preservativi alle masse. Posto che mediamente l'utilizzo degli stessi è ben esemplificato dalle due immagini che vi proponiamo, cioè vengono gonfiati come palloncini o usati per creare vestiti naif, è ovvio che all'Africa non si può proporre ciò che in Europa e Stati Uniti si presenta come totalmente fallimentare. Anche in questo caso, il tanto vituperato Giovanni Paolo II deve essere invece indicato ad esempio: l'unico modo per sconfiggere le malattie sessualmente trasmissibili rimane la monogamia e al di fuori di essa va per forza praticata la continenza, ovvero, temperanza. A questo riguardo, il messaggio del cristianesimo è l'unico che può educare i popoli a non assumere comportamenti che, essendo al di fuori della legge naturale, non possono che portare all'autodistruzione.


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22 ottobre 2017

"Spaghetti con Gesù Cristo. La teologia di Bud Spencer"

di Francesco Filipazzi 

Si può avere successo rimanendo sé stessi, laddove per "sé stessi" si intende onesti, un po' sognatori, ancorati a valori positivi e, perché no, anche mantenendo un buon rapporto con Gesù Cristo? A vedere le cronache hollywoodiane di questi giorni parrebbe di no, perché denaro, successo, sesso e potere sembrano tentazioni troppo forti cui resistere. Eppure, qualcuno che nella baraonda della fama è riuscito a conservarsi sano e "salvo", esiste. Uno di questi personaggi è il mitico Bud Spencer, in arte Carlo Pedersoli (o era il contrario?), morto l'anno scorso dopo aver raggiunto successi di ogni tipo, il più importante dei quali è (presumiamo) la salvezza della propria anima. A parlarcene ci pensa don Samuele Pinna in "Spaghetti con Gesù Cristo - la teologia di Bud Spencer", pubblicato in questi giorni dalla casa editrice Ancora. L'autore non è certo nuovo ai nostri lettori, essendo da quasi 30 settimane presente sulle nostre pagine tutti i mercoledì con le storie di Don Augusto, il Don Camillo redivivo.

Dunque parliamo di Bud Spencer, anche se prima si deve parlare del Pedersoli, nuotatore professionista pluri medagliato, che si è ritrovato poi ad essere l'attore che tutti conosciamo. Com'era nella vita personale? Per saperlo, il Pinna ne ha parlato con molte persone, fra cui il compagno d'avventure storico, Terence Hill. Dal volume apprendiamo che il giovane Carlo era estraneo a compromessi e avidità, anche come sportivo. "Lo sport così inteso inizia e si impone nel momento in cui diventano «importanti» gli interessi, perlopiù economici, che vi gravitano attorno. Bud, per fortuna sua, ne era ben lontano e racconta di quando i soci della Romana Nuoto fecero una colletta per lui, ormai campione d’Italia, così che si potesse comprare un accappatoio. Oggi sembra quasi impossibile, ma all’epoca lo sport non era miliardario: si viaggiava in terza classe nelle trasferte, si scendeva, si andava a fare la gara e poi si ripartiva. Se i compensi erano pochi – sottolinea Bud –, non così le soddisfazioni morali e, soprattutto, le cene gratuite ".
Nulla a che vedere con il trucidume, che seppure patinato rimane trucidume, dello sport contemporaneo.

Anche nella vita matrimoniale, il nostro Bud non si è fatto irretire da strane idee, rimanendo sempre sposato con la stessa donna. "Per Bud il matrimonio era quello cristiano e da buon cattolico non aveva bisogno di una spiegazione teologica, perché – teologicamente – semplicemente lo viveva e poteva trarne i copiosi frutti oltre all’ausilio per superare le inevitabili fatiche".

E come attore? In primo luogo dobbiamo dire che Bud e Terence sono stati capaci di codificare un genere vero e proprio, costruendo una comicità nuova e autentica, mai volgare e sempre esilarante, basata solo su valori positivi. Anche in questo ambito emerge la purezza dell'uomo Bud Spencer, quel Bambino che vuole rapinare una famiglia in difficoltà e si ritrova invece a regalarle tutti i suoi soldi. Quel personaggio che, in ogni film, perde fortune intere per colpa di un amico-antagonista, Terence Hill, che gli rompe sempre le uova nel paniere. Tanto maldestramente odiato nei film quanto amato nella vita personale. Anche in questo caso, la capacità di coltivare un'amicizia del genere non fa che denotarne il senso cristiano, tanto più che il Nostro ha saputo mantenere amicizie anche con coloro che non facevano parte del suo successo. Come attori poi, sia Bud che Terence erano consapevoli di essere amati e ammirati non tanto per i soldi, ma per ciò che proponevano. "Per come erano Bud e Terence, il sorriso dei bambini, il fatto che i loro genitori (riguardo ai loro film) li portavano al cinema sereni, sapendo di non trovare sangue e volgarità, non erano un valore aggiunto, ma precisamente quello sul quale fondare una filosofia di lavoro. Perché – sottolinea Bud – «il denaro va e viene, ma l’affetto e il rispetto sono qualcosa che, una volta perduti, sono ardui da recuperare"».

Ma dopo aver descritto un po' l'uomo, dobbiamo anche parlare del "teologo". L'autore del volume infatti, fra Tommaso d'Aquino, il Cardinale Biffi, Tolkien, Guareschi e molti altri ancora, rintraccia in modo puntuale i punti salienti della filosofia di vita di Bud Spencer, di cui parla anche il diretto interessato nel volume Mangio ergo sum, libro nel quale Bud si confronta con alcuni dei maggiori pensatori della storia. "Bud Spencer - spiega il Pinna - lungi dal rinnegare il valore del cogitare, di cui è tra l’altro impregnato tutto il suo libro, porta avanti una semplice filosofia del buon senso, ovvero apprezzare quello che si ha: dalla buona tavola a una famiglia capace di riscaldarti nei momenti freddi e di rinfrescarti in quelli asfissianti che ogni persona attraversa nella sua esistenza. Oltre agli amici , che non possono essere dimenticati, un ulteriore valore aggiunto è il conforto, dato che ogni giorno il buon Dio manda sulla terra, dovuto all’affetto della gente".

Ed è proprio il rapporto con Dio, riscoperto in età adulta, che segna molti punti a favore di Bud Spencer, capace per pudore di rifiutare un ruolo da Trimalcione in una commedia di Fellini, perché avrebbe dovuto recitare completamente nudo! Altro che l'Hollywood adamitica di cui si parlava in apertura. Un uomo libero, il Pedersoli, che non aveva paura né della possibilità che la fama finisse né della morte. 

Di tutto questo e moltissimo altro si parla nel volume di don Pinna (ispirato da una frase dello stesso Bud: "L'ultimo piatto di spaghetti lo mangerò con Gesù"), che costituisce un'opera di vera apologetica, che va al di là della semplice biografia e può costituire per tutti un vademecum per fronteggiare le sirene della modernità. Si chiede il Pinna nell'epilogo "La vita di Bud Spencer e la sua fede ci pongono una questione spinosa: il «mondo» che ha vissuto e incarnato è possibile o è semplicemente un retaggio del passato, qualcosa cioè che in definitiva non c’è più? I valori che ha espresso mancano quasi di una consistenza oggettiva oppure essi sono ancora presenti in modo predominante (seppur silente e all’apparenza sommesso) nella realtà che viviamo? Tutto pare «cambiato», ogni cosa è in mutamento: ha ancora consistenza il credo testimoniato da Bud Spencer?"
Domande che lasciamo aperte, assieme a quelle che hanno aperto questa parzialissima recensione. Gli indizi per le risposte li trovate nel libro. 

 

19 ottobre 2017

Nuovo peccato: Lesa Caritas


di Francesco Filipazzi

Sembra davvero che per la Chiesa, nell'anno di Fatima, ci sia da soffrire molto, a causa degli uomini che la reggono. L'ultimo che in ordine di tempo ha dato sfoggio di zelo non richiesto è il primate di Polonia, che dopo la grande dimostrazione di Fede data dal proprio popolo, deve avere subito pressioni enormi da Roma per cercare di limitarne l'afflato identitario.
Se infatti l'Osservatore Romano non ha parlato, molti media ex cattolici, come Famiglia Cristiana e simili, si sono stracciati le vesti, di fronte a quello che è un loro fallimento morale e culturale. Dopo decenni di cristianesimo anonimo e di gioco al massacro, di eresia e apostasia, si ritrovano ormai con i cattolici stessi che sputano loro in faccia e un popolo intero, fiore della cattolicità che, nel nome di Giovanni Paolo II, dimostra di esistere e di voler dire la propria. E lo ha fatto con un immenso Rosario, che ricordiamo è una grande preghiera di liberazione dal demonio.
Ebbene, tornando al primate polacco, apprendiamo che ha dichiarato:

"Se dovessi avere notizia di una protesta contro i profughi alla quale i miei preti dovessero aver partecipato, la mia risposta sarà rapida: ogni sacerdote che si unisce a queste manifestazioni sarà sospeso. Non ho alcuna alternativa in quanto responsabile della mia diocesi. In una situazione in cui ci sono preti che esplicitamente sostengono una parte in conflitto, debbo agire immediatamente".

Dunque, posto che non è corretto che i preti partecipino a manifestazioni politiche, ci sembra che la minaccia di sospensione a divinis sia decisamente sproporzionata. In una chiesa bergogliana dove è permesso di tutto e dove fior di preti, in Italia, vengono indagati per reati legati allo sfruttamento dell'immigrazione, ma certamente non vengono sospesi, perché il primate di Polonia reagisce in modo così stizzito?

È chiaro che da Roma sia arrivata qualche reprimenda, perché da quelle parti sembra che sia molto più importante il fatturato della Caritas e di tutti gli enti ex cattolici che stanno facendo i milioni con lo sfruttamento economico dell'immigrazione, piuttosto che capire le ragioni di popoli che si vogliono difendere. Ed è anche più importante della comprensione delle cause di questi flussi migratori, dietro i quali si nasconde una tratta degli schiavi, il contrabbando di organi, lo sfruttamento della prostituzione (maschile, femminile e minorile). Insomma, tutto questo per parte dell'attuale gerarchia ecclesiastica scompare. E soprattutto, guai a chi osa non essere d'accordo. Si rischia la sospensione a divinis per Lesa Caritas.

Sembra davvero in atto l'alleanza fra clero progressista e forze mondane (quella che Tornielli già nel 2010 denunciava come fautrice del complotto contro Benedetto) per i soldi. Da qui si capisce quella "Bonino grande italiana" che sta appunto promuovendo, a braccetto con Bergoglio, la campagna "ero straniero", che promuove la tratta dei popoli africani. Non solo in questo ambito, seguendo i soldi si capiscono e si capiranno molte cose. Si capisce anche come il presidente della Caritas mondiale, Tagle, figuri fra i papabili.
Per fortuna, "Dio aveva altri progetti".


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03 ottobre 2017

Correzione. Se si reinventa San Tommaso


di Francesco Filipazzi
 
La correzione filiale di Amoris Laetitia (da ora AL), oltre ad aver aperto finalmente un dibattito sui grandi media, rompendo finalmente la cappa plumbea che tendeva a tacitare ogni posizione intra ecclesiale contraria a quel documento, ha generato una serie di reazioni che hanno dimostrato la sterilità delle tesi pro AL. Al momento di risposte serie alla correzione non ne sono arrivate, ma qualcuno in realtà ha provato a darne per lo meno in forme eleganti. E' il caso ad esempio di Benedetto Ippolito, storico della filosofia, che su formiche.net, pur rimanendo molto gentile, ha pubblicato un commento volto semplicemente a screditare la correzione, incorrendo in alcuni errori logici e storici, tipici di chi difende l'indifendibile.

Nell'articolo dal titolo "Vi spiego perché è eretico il documento contro il Papa", Ippolito, dopo la doverosa e in questi giorni frequente premessa che non si entrerà nel merito della correzione, sostiene che nella Chiesa ci sono sempre state opposizioni alle riforme dei pontefici. "Al fine di avere una dottrina unica e valida, e di evitare divisioni in materia di fede - spiega Ippolito - la Chiesa chiarì i punti teologici controversi stabilendo l’ortodossia cui è necessario attenersi per rimanere in comunione con gli altri cristiani sotto l’unica e assoluta autorità del Romano Pontefice". A sostegno della tesi viene portata la riforma gregoriana, che trovò molti antagonisti. Questo è il primo errore logico del testo, in quanto si parla di interventi papali chiarificatori. AL è invece esattamente il contrario, tanto che ci sono conferenze episcopali e singole diocesi che vanno in ordine sparso nella recezione del documento. La correzione filiale denuncia proprio questo effetto confusionario di AL.

Passando oltre, troviamo un altro concetto alquanto singolare "Per la prima volta dopo il Concilio Vaticano II il Magistero di un Papa sta incontrando un’opposizione conservatrice molto dura". Ippolito si dimentica che, d'altra parte, fino all'altro ieri il Magistero papale è stato avversato in modo aperto e in modo ben più violento, in chiave progressista, da parte di coloro che oggi fanno i pasdaran dell'insindacabilità papale, che appare il nuovo dogma. Non serve ricordare il catechismo olandese (non l'avranno chiamato correzione, ma scrivere un catechismo autonomo non è forse una delegittimazione totale?), l'opposizione all'Humanae Vitae, l'opposizione a Giovanni Paolo II in tema di sessualità e matrimonio, la disobbedienza dei teologi della liberazione, gli insulti aperti e isterici contro Benedetto XVI... sono tutte situazioni note. Oggi però se si critica Bergoglio, apriti cielo.

Dopo queste poco esaltanti premesse, si giunge a quello che sarebbe il cuore dell'articolo e qui cadono le braccia. Dopo aver riproposto la solita ammuffita teoria della distinzione fra dottrina e pastorale (che a rigor di logica quindi prevede che laddove, ad esempio, la dottrina dica che non si può uccidere, la pastorale possa dire che in qualche caso, dopo discernimento, si può tranquillamente uccidere qualcuno, magari il vicino che ha l'erba troppo verde), si giunge ad uno svarione abbastanza eclatante riguardo San Tommaso d'Aquino. Il timore è che Ippolito, liquidando in due righe il paragrafo sulle Eresie contenuto nella Summa Teologica, confidi di avere a che fare con lettori che non verificheranno mai ciò che ha scritto. Noi invece, che abbiamo un'opinione molto alta dei nostri lettori, alleghiamo in fondo al post le sette pagine della Summa al riguardo.

Ippolito dice: "San Tommaso, nella Summa theologiae (I-II, p. 2, q. 11), definisce eretico chi sostiene delle posizioni contrarie alla fede in materia religiosa e manifesta “pubblicamente” infedeltà alla Chiesa dal punto di vista pratico. Nella storia questa infedeltà si è tradotta sempre in una concreta opposizione al Sommo Pontefice, nella cui istituzione sovrana è rappresentata e garantita appunto la guida concorde dei cristiani e la comunione obbediente e libera dei fedeli. [...] Ciò indica esattamente cosa significa eresia: opporsi per vanità e superbia pubblicamente alla legittimità autorità del Papa, invece di accogliere i segni spirituali e soprannaturali che lo Spirito Santo vuol suggerire anche con un documento tanto ricco di sfumature come l’Amoris Laetitia".

Queste affermazioni sono sostanzialmente false. Se avrete la pazienza di leggere ciò che scrive Tommaso, unitamente a ciò che scrive anche la Treccani al riguardo (noi come vedete riportiamo e basta), capirete che l'eresia riguarda le verità di fede e i dogmi, non la fedeltà al Papa. L'aquinate, riportando Sant'Agostino, sancisce che l'eretico è chi "segue opinione nuove e false" e che l'eresia "implica una corruzione della fede cristiana. Ora, non riguarda la corruzione della fede cristiana il fatto che uno abbia una falsa opinione in cose estranee alla fede, p. es. in geometria o in altri campi, ma il fatto che abbia una falsa opinione nelle cose riguardanti la fede". Un po' diverso da ciò che dice Ippolito, che riduce tutto alla fedeltà alla singola persona. Peraltro, anche in questo caso la posizione espressa sarebbe problematica, perché di Papi nella storia ce ne sono stati fino ad oggi 266. Come si può quindi dichiarare eretico chi seguisse l'insegnamento di 265 pontefici e non quello del 266imo? Il concetto di Depositum Fidei e quello di infallibilità papale servono proprio a garantire che le idee personali di un singolo pontefice non possano intaccare l'insegnamento generale. Certo, San Tommaso difende la prerogativa massima del Sommo Pontefice, ma essa è chiaramente intesa in ottica di continuità di cui è garante appunto il Papa, non certo in ottica di rottura, essendo l'eresia un'opinione "nuova e falsa". L'impressione è che l'ultimo frutto del Concilio sia un estremismo clericalista mai esistito in precedenza, ad uso e consumo di chi vuole magari garantirsi qualche entratura in ambienti vaticani.

Totalmente scentrato è, infine, il tentativo di far passare i firmatari e chi è d'accordo con loro come dei sedevacantisti. L'articolista tradisce al riguardo una certa ignoranza, poiché altrimenti saprebbe che la radice del sedevacantismo disconosce totalmente alla base l'attuale realtà ecclesiastica, arrivando a negare la validità dei sacramenti celebrati negli ultimi decenni.

Eviterebbe di dichiarare che il Papa "non si può mai criticare pubblicamente", perché saprebbe che una critica di un fedele non è mai volta alla disgregazione della Chiesa, ma alla sua conservazione e alla sua crescita. Citare tutti i santi che nella storia, secondo il criterio dell'Ippolito, sarebbero quindi eretici o addirittura eresiarchi, a partire da San Paolo, appare superfluo. Potremmo spiegare che secondo il criterio succitato, la Chiesa avrebbe dovuto essere ariana, data la simpatia di un papa per questa eresia. Un'ipotesi piuttosto singolare.

San Tommaso e le eresie. Summa Teologica


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06 agosto 2017

Stati Uniti. Chi teme il Grande Risveglio?

di Francesco Filipazzi
Recentemente Padre Spadaro e soci hanno demonizzato con un attacco virulento quella che, secondo loro, sarebbe un'alleanza negativa fra cristiani evangelici e cattolici negli Stati Uniti, in nome dei principi non negoziabili. L'articolo, pubblicato su La Civiltà Cattolica, ha destato molte polemiche e sconcertato gli stessi gesuiti. E' surreale infatti che un'autorevole rivista cattolica attacchi chi vuole combattere la deriva etica, oltretutto seguendo un concetto ecumenico, che a lorsignori dovrebbe piacere. 

La questione della riorganizzazione della cosiddetta destra religiosa non è però secondaria e chi mastica un po' di storia degli Stati Uniti può aver drizzato le antenne, pensando a due parole magiche che hanno segnato ciclicamente la storia americana: Grande Risveglio. In questo caso il quarto e forse, se le cose andranno come devono andare, il più dirompente. 

Per la nascita degli USA la religione è stata molto importante. I puritani, usciti dall'Inghilterra per trovare una sorta di nuova Terra Promessa, costituirono l'ossatura delle prime realtà sulle coste atlantiche. Il dibattito teologico ferveva e fu uno dei motivi di rottura con la madre patria, di cui si rifiutava anche la Chiesa anglicana, che pur essendosi allontanata da Roma, conservava una concezione gerarchica. Successivamente ci fu nella seconda generazione di coloni un declino in termini di fede, cui però seguì nuovo vigore con il Primo Grande Risveglio, un movimento spirituale che si sviluppò fra il 1730 e il 1740. Successivamente il Secondo si verificò fra il 1800 e il 1820 e il Terzo nella seconda metà dell'800. Senza analizzare nei dettagli i Risvegli, si deve sottolineare che questi hanno segnato ogni volta la società americana e ne hanno plasmato l'identità. 

Sin dall'epoca Bush si parla di un Quarto Grande Risveglio e possiamo ben dire che i segnali oggi ci sono tutti, con un elemento nuovo ed entusiasmante. I precedenti erano tutti fenomeni interni al mondo protestante, mentre oggi negli Stati Uniti ci sono circa 60 milioni di cattolici rampanti, attivi, organizzati e preparati. Non è che, entrando un po' nell'utopico, il Risveglio di inizio millennio non possa essere guidato proprio da loro? Sarebbe sicuramente un dono del Cielo che certo non porterebbe, nel breve periodo, ad una conversione di massa degli statunitensi, ma irradierebbe la società americana della luce cattolica che fino ad oggi mancava. Contribuirebbe a correggerne errori e storture, valorizzandone i punti positivi. 

I cattolici potrebbero avere un ruolo guida perché hanno una struttura gerarchica ben definita, riconoscibile e stabile, mentre gli evangelici e gli altri gruppi no. Per questo tendono a dividersi e ad andare in ordine sparso.
Forse abbiamo bevuto troppo, forse è un grande sogno, però dalle parti di Roma, potrebbero pensarci, abbandonando la chiusura attuale. Negli Usa è infatti presente una classe di vescovi dottrinalmente sani e carismatici che sanno farsi valere.
 

28 luglio 2017

La sacerdotessa Bonino in chiesa. I cattolici sbattuti fuori

di Francesco Filipazzi

Il 26 luglio, giorno di Sant'Anna e San Gioacchino, un parroco della diocesi di Biella ha messo a disposizione una chiesa ad Emma Bonino, per parlare di immigrazione e per promuovere una iniziativa totalmente politica di revisione della legge sull'immigrazione. I lettori penseranno che si tratti del solito colpo di testa di un prete progressista, ma non è così. I contorni della vicenda sono molto gravi, ma andiamo con ordine.

Il parroco. Il parroco in questione, don Marchiori, è noto per avere posizioni che nulla hanno a che vedere con le posizioni della Chiesa cattolica. E' il classico vecchione sessantottino, ordinato nel 1975. Data la sua personalità, è stato assegnato ad una delle parrocchie più piccole d'Italia, San Defendente a Ronco di Cossato. Con questo evento pensava di riscattare oltre 40 anni di fallimenti.

La Caritas. Un evento del genere sarebbe stato ben poco rumoroso, se non ci fosse stato il patrocinio autorevole della Caritas diocesana, che come si sa è piuttosto interessata a questioni migratorie. Ormai la Caritas, a livello nazionale, non guarda più in faccia a nessuno. Neanche agli italiani poveri che lascia nell'indigenza totale per occuparsi di immigrati.

Il vescovo. L'ignavo della situazione è il vescovo di Biella, che poteva chiedere pubblicamente alla Caritas di non partecipare e potrebbe in molti modi vietare questo tipo di eventi in chiesa. Ovviamente non ha fatto nulla di tutto ciò. Si è limitato ad un pallidissimo intervento nel quale ha detto che l'iniziativa non era opportuna. Ha inoltre snobbato il sit in cattolico organizzato davanti alla curia, d'altronde se soffia lo spirito di Pannella, ancora più forte soffia quello di Don Abbondio.

L'evento. Come potete vedere nel video, si è parlato di aria fritta. In platea non era presente nessun fedele, ma solo una folla belluina di abortisti e anticlericali che urlava e schiamazzava come allo stadio.

La Bonino. La vittoria della serata va ad Emma Bonino, che è stata santificata in una chiesa con i sorrisoni di un parroco sognante. E' venuta a dire che in Italia c'è scarsa natalità e quindi bisogna importare immigrati. In pratica ha ammesso implicitamente il suo fallimento epocale, poiché se mancano all'appello 6 milioni di italiani è perché sono stati abortiti, grazie proprio a lei e Pannella. Oggi dopo tanti anni i mercanti nel tempio la onorano. Sembra di vivere una di quelle storie in cui un soldato penetra in una città e ne apre le porte per fare entrare il nemico.

I cattolici. I cattolici erano fuori dalla chiesa per dire il Rosario. A quanto si sa, gli organizzatori hanno tenuto ermeticamente chiusa la porta per tutto il tempo, per evitare che il suono della preghiera entrasse nell'edificio, ormai diventato tempio di ben altro. Le porte sono state aperte solo due volte. La prima per accompagnare fuori un cattolico che aveva esposto delle rimostranze, la seconda per trascinare fuori a forza un altro cattolico che aveva chiesto semplicemente se nell'accoglienza espressa dalla Bonino c'era posto anche per i bambini abortiti (vedi video, minuto 43). Il trascinato ha dovuto fornire le proprie generalità ai carabinieri. La Bonino ha fatto spallucce e rivendicato sull'altare, adibito a scrivania sacrilega, le sue battaglie abortiste. I carabinieri e la digos hanno tenuto d'occhio tutta sera i pericolosissimi contestatori oranti.

Questo è un resoconto di ciò che si è vissuto a Biella due sere fa. Ovviamente, quelli fuori posto erano i cattolici. D'altronde "papa Francesco ha definito la Bonino una grande italiana". E noi muti.

Un altro resoconto su Marco Tosatti