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07 dicembre 2017

L'onda nera che avanza


di Lorenzo Zuppini

Si deve essere in malafede o totalmente scollegati dalla realtà per affermare, con un insopportabile cipiglio, che un’onda nera sta per travolgere l’Italia la quale rappresenta, tre le altre cose, il maggior rischio per gli ebrei, il popolo massacrato nel secolo scorso dal nazismo coadiuvato poi dal fascismo nostrano. Gli aperitivanti che, tra una tartina e l’altra, ogni mattina ritengono che lo tsunami nero si stia avvicinando sempre più alle nostre coste (e ovviamente non mi sto riferendo agli invasori clandestini, sebbene la metafora risulti ghiotta) fanno riferimento di volta in volta a dei casi di intemperanza da parte di gruppuscoli di estrema destra che esprimono in modo colorito le loro idee. Idee forti, talvolta assurde, spesso oggettivamente sbagliate su un piano storico, ma sempre di idee stiamo parlando. La peggiore carogna che mette in discussione l’Olocausto (pratica cara a certi soloni islamici) avrà comunque, a parere del sottoscritto, il diritto di esporre le proprie odiose idee per il semplice motivo che le idee non sono arrestabili, né se si tratta di una legge imbellettata e scritta da un parlamentare la cui famiglia è stata perseguitata dal nazismo, né se si tratta della richiesta avanzata dal peggior cascame comunista che, esponendo la propria faccia tosta, pretende tolleranza zero per chi professa il nazifascismo ma massima comprensione per chi sventola la falce e il martello. Ma si sa, chi scrive è un convinto liberale, e, sebbene vada di moda definirsi tali, in realtà in pochi si comportano di conseguenza.
Il mainstream grida allo scandalo per la visita fatta da un gruppo di skinhead ad un’associazione di Como chiamata “Como senza frontiere”. Le teste rasate sono entrate senza invito, hanno esposto la loro idea sull’operato dell’associazione (il cui scopo potete facilmente immaginare) ed hanno tolto il disturbo. Neanche una parolaccia, ma pare si tratti di blitz. I blitzettari, in realtà, sono gli unti del Signore come Emanuele Fiano che ritengono intelligente e costruttivo gridare costantemente all’onda nera che avanza e, addirittura, che sia utile creare una nuova legge che, aggiungendosi alla Mancino e alla Scelba, vieti le idee contenute in un busto o in un quadro. Non è sopportabile che il Fiano, sostenuto da quell’accrocco che è la sinistra oggi, giustifichi una legge liberticida ed inutile utilizzando il caso della propria famiglia: nessuno nega ciò che fu l’Olocausto, ma certamente non si può far leva sull’opinione pubblica contando le gocce di lacrime che qualcuno riesce a tirar fuori. Il fascino che esercita il fascismo, assai minore rispetto a quello esercitato dal comunismo, è del tutto fisiologico sebbene sia deprecabile: è un’ideologia antica, forte e che può far gola in momenti di crisi economica e valoriale, ma la nostra Repubblica italiana si è organizzata a dovere per scongiurarne il ritorno. Punto.
Siccome quelli che oggi hanno il coraggio di definirsi nazisti vengono ritenuti pericolosi per le comunità ebraiche, è probabilmente il caso di dare una sveglia ai bontemponi impegnati nell’aperitivo a base di antifascismo e immigrazionismo ricordando chi rappresenta oggi in Europa l’antisemitismo violento e pericoloso.
Nel 2015, arrivò un documento sulla scrivania del presidente israeliano Benjamin Netanyahu secondo cui ben 120mila ebrei, ovvero un quarto degli ebrei in Francia, avevano l’intenzione di trasferirsi in Israele. Un altro documento venne fatto recapitare sul tavolo del presidente, inviato dal ministero della Diaspora israeliano, secondo il quale la Francia era divenuto uno dei luoghi più pericolosi per gli ebrei. Si contano circa 550mila ebrei in Francia, a fronte di oltre 6 milioni di islamici, e ogni anno gli ebrei subiscono circa 500 attacchi.
In Inghilterra la situazione non è migliore: circa 100mila ebrei hanno dichiarato di voler abbandonare quel territorio per trasferirsi in Israele. Tutti voi ricorderete le parole del rabbino capo di Barcellona all’indomani dell’attentato terroristico islamico sulle ramblas, il quale affermò che “questo posto è perso. Meglio andarsene in Israele. La nostra comunità è condannata sia a causa dell’islam radicale sia per la riluttanza delle autorità a confrontarsi con questo”.
Nel 2015 lo Stato Islamico dell’Isis pubblicò un video in cui esortava i palestinesi ad attaccare senza sosta gli ebrei, e in quel periodo, lo sceicco Hassan Nasrallah leader di Hezbollah, dichiarò che “questa nuova intifada è l'unica speranza per i palestinesi di porre fine all’occupazione. Oggi stiamo assistendo a ciò che una nuova generazione è disposta a sacrificare per Gerusalemme, combattendo con i coltelli”.
Nell’estate del 1921 un certo Amin al Husseini, già odiatore di ebrei e fomentatore di violenze contro questi ultimi, viene nominato Gran Muftì di Gerusalemme, l’allora più alta carica islamica. Ebbene questo pagliaccio, quando nel 1933 Hitler salì al potere, confidò di “intravedere un nuovo radioso futuro”, predicendo “l’avvento di una nuova era di libertà per i musulmani di tutto il mondo”. Addirittura il 21 luglio del 1934 egli si recò in visita al nuovo console tedesco di Palestina, tale Dhöle, per instaurare un rapporto proficuo col nazismo e per capire “fino a che punto il Terzo Reich fosse disposto a sostenere il movimento arabo contro gli ebrei”. Mi pare di scorgere una certa stima nutrita dalla più alta carica islamica nei confronti di uno dei più grandi massacratori di ebrei. E la differenza, oggi, tra queste due realtà è macroscopica sebbene astutamente celata: esistono svariate leggi che impediscono il ritorno di una dittatura, che ne impediscono la propaganda e che sanzionano le opinioni che fomentano l’odio razziale. Al contrario, nel momento in cui chicchessia osi mettere in discussione la natura dell’islam, viene tacciato di islamofobia e ricoperto di improperi.
Potrei essere accusato di benaltrismo o addirittura di spalleggiare gli attuali neonazisti. In realtà il motivo per cui non posso definirmi antifascista è dovuto al fatto che, da liberale incallito, io sono contro ogni forma di totalitarismo, e, anche e soprattutto, perché definirsi oggi antifascisti significa infilarsi in un quel cascame di comunismo social mondano che osteggia gli skinhead ma tace quando i centri sociali aggrediscono Giampaolo Pansa o il professor Panebianco all’università.
Tra pochi giorni ricorderemo la nascita di un ebreo chiamato Gesù Cristo, ed è oggi ancor più importante di ieri ricordare chi incarni attualmente il vero odio antisemita.



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27 ottobre 2017

I media e l'indignazione a orologeria sugli ultras

Striscione del Livorno inneggiante alle foibe
di Alessandro Verri

E’ sempre spiacevole dover entrare in questioni spiacevoli. Specie certe questioni dolorose che alcuni uomini potenti, dal 1945 ad oggi, con un assurdo crescendo, cercano di far rimarginare mai.
Mi si dirà: “Ma tu allora non ci entrare”! Certo, è una possibilità. Ma se uno ha da dire cose che nessuno ha detto, e che paiono di rilievo, allora il desiderio di esprimere il proprio libero pensiero, diventa una impellente necessità.
Da giorni il calcio italiano ruota attorno ad alcuni spiacevoli adesivi.
Questi adesivi sarebbero stati incollati da tifosi della Società Sportiva Lazio (1900) ai danni degli storici avversari della Associazione Sportiva Roma (1927).
Questi adesivi rappresenterebbero Annelies Marie Frank, detta Anna, nata a Francoforte nel 1929 e morta in un campo di concentramento tedesco nel 1945. La Frank è divenuta un personaggio assai noto nella letteratura, nel teatro e nel cinema, per il suo breve Diario, pubblicato dopo la guerra e tradotto in moltissime lingue.
I tifosi della Lazio avrebbero fatto un collage con il volto della celebre bambina ebrea e la maglietta della Roma, probabilmente come insulto, ovvero come a dire: voi siete ebrei, noi no.
Non sappiamo se e quanti tifosi della squadra romanista si siano offesi per un tale collage, ma non molti sicuramente. Oppure essere un bambino ebreo è insultante?
Ma per la stampa è scandaloso il fatto che essere ebreo, o essere morto di tifo in un campo di concentramento, sia usato come insulto. E questo nel 2017.
Il presidente della Lazio Claudio Lotito si è recato al Tempio israelitico di Roma per riparare ciò che una percentuale microscopica dei suoi tifosi ha avuto l’ardire di compiere: incollare degli adesivi con una bambina ebrea che indossa la maglietta della Roma.
Certo, un tempo, quando gli uomini erano più civili di oggi, riguardo ai trapassati si diceva: Parce sepulcro oppure Requiem aeternam. E comunque per i morti si aveva quel rispetto sacro che oggi pare scomparso, specie se quei morti siano stati in vita “dalla parte sbagliata”…
Laura Boldrini per esempio parlerebbe mai con rispetto di Claretta Petacci, per il fatto che costei, come la Frank, è stata una donna brutalmente assassinata solo per la sua appartenenza (politica) ?
Ancora di recente l’Associazione nazionale dei partigiani d’Italia ha dichiarato la sua contrarietà all’apposizione di una targa commemorativa per Giuseppina Ghersi, una bambina di 13 anni stuprata e uccisa in nome del comunismo dai liberatori della patria. A chi, come Vittorio Sgarbi, ha protestato per tanta perfidia 70 anni dopo i fatti, l’ANPI ha replicato dicendo: “La Ghersi era fascista”… E quindi oltre allo stupro e all’assassinio, merita la censura e non il ricordo.
Ma allora, di cosa sono colpevoli i tifosi della Lazio, che fino a prova contraria non stuprano né uccidono ebree, fasciste, né tifose della Roma???
Quasi ogni campionato di calcio registra episodi di violenza, per esempio accoltellamenti. Ma se un tifoso della Lazio avesse ferito un tifoso rivale, il presidente Lotito avrebbe portato dei fiori davanti alla sede della squadra del tifoso colpito, assumendosi in un certo senso la responsabilità morale dell’accaduto? Di norma questo non succede mai.
Ma allora, si vuole forse insinuare che è più grave fare un adesivo poco rispettoso piuttosto che spargere del sangue di un avversario sportivo (o di altri tipo) ? Questo sarebbe assai strano, così come è strano che quando ci siano insulti ad un calciatore straniero (o di colore) questo sembri più grave degli insulti ai giocatori autoctoni (italiani).
Davanti all’insulto, al coro da stadio e allo sfottò, siamo tutti di uguale valore o no? Ce lo dicano i signori del sistemaCerto, quanto i tifosi del Livorno inneggiano alle foibe non c'è nessuna indignazione a orologeria.

Davanti al loro comportamento reiterato sembra davvero che gli uomini contino di più o di meno in base alla razza, alla religione o all’ideologia di nascita o di appartenenza.


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26 ottobre 2017

Lutero, maestro d’odio


di Giuliano Guzzo

C’è da rimanere seriamente colpiti per l’innamoramento che, da qualche tempo, nella Chiesa cattolica si manifesta nei confronti di Martin Lutero, figura la cui riabilitazione è opportuna – si dice – perché le «sue intenzioni erano buone». «Buone» in che senso? E’ lecito chiederselo dal momento che, a rileggere i suoi scritti, si rimane colpiti da un odio che risuona, in più passaggi, incontenibile. Penso a quando il Rivoluzionario spacciato per riformatore definì dei teologi a lui avversi «asini grossolani, delle scrofe maledette, dei sacchi di bestemmie, dei porci epicurei, eretici e idolatri, delle pozze marcie, la brodaglia maledetta dell’inferno» o a quando – sempre colui che avrebbe avuto «intenzioni buone» – riferendosi a un bambino ritardato mentale, lo apostrofò come solo «una massa di carne, nella quale non» alberga «alcuna anima se non, forse, il diavolo»; al punto che se solo ne avessi il potere – spiegava sempre Lutero ai suoi uditori, rincarando la dose – «annegherei di persona il bambino nel fiume».

Significativo è risultato poi l’odio che il predicatore tedesco nutriva per Roma, per il papa e verso gli stessi ebrei, caldeggiando la distruzione delle sinagoghe e delle loro stesse abitazioni, come risulta dal testo Su gli Ebrei e le loro menzogne. Non è un caso che, prima del foglietto della Messa domenicale di qualche settimana fa, fosse un certo Adolf Hitler a magnificare colui che definiva, facendone ristampare gli scritti, Hercules Germanicus e Propheta Germaniae. Né pare essere casuale – alla faccia sempre delle «intenzioni buone» – che l’ascesa nazionalsocialista sia stata facilitata assai dal pensiero luterano, se si considera che nella Prussia protestante il consenso hitleriano arrivò all’80%, mentre nella Baviera cattolica non superò il 19%. A dirla tutta l’odio del monaco ribelle risuonava pure contro gli omosessuali, tanto che nella luterana Germania l’omosessualità è risultata reato perseguibile fino al giugno del 1994, mentre nella cattolica Italia la sua depenalizzazione risale al 1889.

Da ultimo, non va dimenticata l’ira incontenibile – anzi, l’incitazione allo sterminio – che Lutero riservava ai contadini del suo tempo, in ribellione contro e l’avidità dei signori feudali e dei principi: «Verso i contadini testardi, caparbi, e accecati, che non vogliono sentir ragione, nessuno abbia un po’ di compassione, ma percuota, ferisca, sgozzi, uccida come fossero cani arrabbiati» (Scritti politici, Utet, Torino 1978). Queste, si badi, non sono le conseguenze, ma proprio le «intenzioni buone» che Lutero aveva e solennemente affermava. Ragion per cui, anche preferendo l’ottica ecclesiale a quella storica, riesce difficile non guardare al padre della Rivoluzione protestante se non come – per usare le sue stesse, precise parole  – a «un grande mascalzone e omicida». Dunque non si esagera se si guarda a costui come a un sinistro figuro che ha fatto dell’odio, purtroppo con effetti conseguenti, una vera e propria ragione di vita. Come si possa rivalutare una figura simile, per di più in casa cattolica, è quindi un enorme mistero.


https://giulianoguzzo.com/2017/10/25/lutero-maestro-dodio/


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27 maggio 2016

L'ebreo convertito che vuole querelare il Papa


(LETTERA APERTA DI UN EBREO AL VESCOVO DI ROMA BERGOGLIO CON LEGGERO CARPIATO VENALE, COSÍ, TANTO PER SAPERE CHE NELLA VITA ESISTONO SEMPRE DELLE CONSEGUENZE ALLE COSE CHE SI SCRIVONO)


Pubblichiamo anche noi questa lettera di un ebreo convertito, che mette in luce quali sono alcune delle grosse contraddizioni contenute nelle "aperture" degli ultimi tempi. Speriamo che la causa vada a buon fine. D'altronde il denaro è sterco del demonio dunque la Curia non avrà problemi ad alleggerirsene e diventare più povera fra i poveri. 

A Sua Santità, Papa Francesco
Città del Vaticano
Gennaio 2016

Sono un Ebreo. Ho la certezza, come Menachem Mendel Schneerson di Crown Heights, Brooklyn, di discendere direttamente da Re Davide per parte di mio padre (mia madre, mi è stato assicurato, discendeva da Hillel).
Ho 74 anni. Mi sono convertito alla Chiesa Cattolica Romana all’età di 17 anni, nel corso dell’ultimo anno del pontificato di Papa Pio XII. L’ho fatto perché ero convinto che dovevo accettare ed avere fede che Gesù Cristo è il mio salvatore, e io ho creduto. E ho creduto che per avere una possibilità di salvezza dovevo essere un membro battezzato della Sua Chiesa. Così mi sono convertito e sono stato battezzato nella Chiesa Cattolica, e dopo sono stato confermato.

Nel corso degli anni ho contribuito con decine di migliaia di dollari all’Obolo di San Pietro (il tesoro proprio del papa che a Lei ovviamente dev’essere molto familiare), alla mia parrocchia e alla diocesi.
Durante questo tempo ho assistito a migliaia di Messe, partecipato a centinaia di ore sante e di novene, ho detto migliaia di rosari e ho fatto centinaia di viaggi al confessionale.
Ora, nel 2015 e nel 2016 ho letto le sue parole e quelle della sua “Pontificia Commissione”.
Lei oggi insegna che perché io sono un Ebreo per razza, l’alleanza di Dio con me non è mai stata revocata, e non può essere revocata. Lei non spiega in questo insegnamento che io potrei fare qualcosa che potrebbe minacciare l’Alleanza, che Lei dice Dio ha con me perché sono un Ebreo.
Lei insegna che si tratta di un’Alleanza indissolubile. Lei non ha mai detto che questo dipenda dal fatto che io sia una brava persona. A rigore di logica, se l’Alleanza di Dio con me è indissolubile, un Ebreo per razza, come io sono, può fare tutto quello che vuole e Dio continuerà a mantenere l’Alleanza con me e io andrò in cielo.
La sua Pontificia Commissione, lo scorso dicembre ha scritto [vedi in calce la NdT]: “La Chiesa cattolica non conduce né incoraggia alcuna missione istituzionale rivolta specificamente agli Ebrei … essa non ritiene in alcun modo che gli Ebrei siano esclusi dalla salvezza di Dio perché non credono in Gesù Cristo quale Messia di Israele e Figlio di Dio”.
Lei è il Pontefice. Io credo in ciò che la sua Commissione insegna sotto la sua bandiera e a suo nome, e in ciò che Lei ha dichiarato durante la sua visita alla sinagoga nel mese di gennaio.
Di conseguenza, non vedo più che senso abbia alzarsi ogni Domenica mattina per andare a Messa, recitare i rosari, o compiere il Rito della Riconciliazione il sabato pomeriggio. Tutti questi atti sono superflui per me. Sulla base del suo insegnamento, ora so che in forza della mia speciale superiorità razziale agli occhi di Dio, non ho bisogno di niente di tutto ciò.
E ora non vedo alcuna ragione che spieghi perché sono stato battezzato nel 1958. Non era necessario per me essere battezzato. Non vedo più il motivo per cui vi fosse la necessità per Gesù di venire sulla terra o di predicare agli Ebrei figli di Abramo, del Suo giorno. Come dice Lei, essi erano già salvati in conseguenza della loro discendenza razziale dai patriarchi biblici. Perché avrebbero avuto bisogno di Lui?
Alla luce di ciò che Lei e la sua Pontificia Commissione mi avete insegnato, sembra che il Nuovo Testamento sia una frode, almeno per quanto riguarda gli Ebrei. Tutte quelle predicazioni e dispute con gli Ebrei erano senza scopo. Gesù ha dovuto saperlo, eppure ha persistito nel causare un sacco di guai agli Ebrei, insistendo che dovevano rinascere, che dovevano credere che Egli fosse il loro Messia, che dovevano smettere di seguire le loro tradizioni umane, e che non avrebbero potuto procurarsi il cielo se non avessero creduto che Egli era il Figlio di Dio.
Vostra Santità, Lei e la sua Commissione mi avete istruito sulla vera strada per la mia salvezza: la mia razza. Che è tutto quello di cui ho bisogno e tutto quello di cui ho avuto sempre bisogno. Dio ha un’alleanza con i miei geni. Sono i miei geni che mi salvano. Adesso i miei occhi sono aperti.
Di conseguenza, Lei avrà notizie dal mio avvocato. Sto depositando una querela contro il papato e la Chiesa Cattolica Romana. Voglio i miei soldi indietro, con gli interessi, e chiedo il risarcimento danni per il male psicologico che la sua Chiesa mi ha procurato, facendomi pensare che per andare in cielo dopo la mia morte avessi bisogno di qualcosa oltre alla mia stessa elevata identità razziale.
Contando anche il tempo che ho sprecato e che avrei potuto passare occupandomi dei miei affari, invece di sperperarlo ad adorare un Gesù di cui oggi la sua Chiesa dice che non avevo bisogno per credere nella mia salvezza.

I suoi prelati e i suoi chierici mi hanno detto qualcosa di molto diverso nel 1958. Sono stato derubato!
Sinceramente.

Nota del traduttore
Si tratta di due passi (al n° 40 il primo e al n° 36 il secondo) del documento della “Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo”, del 10 dicembre 2015, intitolato: “Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili” – reperibile sul sito del Vaticano

Pinchus Feinstein
2617646 Ocean View Ave.
Miami Beach, Florida 33239.

P.S. – Ho trasmesso questa lettera a Hoffman, un ex inviato da New York dell’AP, aspettandomi che la porti a conoscenza di coloro che devono sapere. Lo faccio come fosse un sogno e tuttavia essa rappresenta i sentimenti di molte vittime della sua Chiesa ladrona – Pinch



Copyright ©2016 by Michael Hoffman. All Rights Reserved
 

18 gennaio 2016

Francesco: Geremia o Anania?


di Satiricus

Della visita del Papa alla sinagoga ebraica - momento delicatissimo riguardo al quale attendo qualche commento da chi l'ha seguita meglio del sottoscritto - mi limito a far notare un dettaglio curioso.
Tralascio il problema del corso teologico contemporaneo, che sembra voler desistere dalle preghiere di conversione per gli ebrei (come da ogni preghiera di conversione, del resto, Scalfari docet). L'elezione primo-testamentaria non è decaduta, su questo concordiamo, ma ciò significa che gli ebrei si salveranno a prescindere dalla mediazione di Gesù Cristo? Non dico di Gesù il Nazareno, dico di Gesù Cristo. Va bene, anche su ciò soprassiedo, compiacendomi però del fatto che il Pontefice stesso ha pubblicamente ammesso che il discorso teologico è ancora aperto. Aggiungo: potenzialmente aperto in entrambe le direzioni.
Mi limito alla seguente. Papa Francesco ha concluso con una chiara affermazione di speranza e serenità:
“Dio ha per noi progetti di salvezza, come dice il profeta Geremia: «Io conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo – oracolo del Signore –, progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza» (Ger 29,11)”. (SIC)
Interessante. Però proprio al capitolo precedente lo stesso Geremia ci presenta una situazione più complicata:
“[6] Il profeta Geremia disse: "Così sia! Così faccia il Signore! Voglia il Signore realizzare le cose che hai predette, facendo ritornare gli arredi nel tempio e tutti i deportati da Babilonia in questo luogo! [7] Tuttavia ascolta ora la parola che sto per dire ai tuoi orecchi e agli orecchi di tutto il popolo. [8] I profeti che furono prima di me e di te dai tempi antichissimi predissero contro molti paesi, contro regni potenti, guerra, fame e peste. [9] Quanto al profeta che predice la pace, egli sarà riconosciuto come profeta mandato veramente dal Signore soltanto quando la sua parola si realizzerà". [10] Allora il profeta Anania strappò il giogo dal collo del profeta Geremia e lo ruppe; [11] Anania riferì a tutto il popolo: "Dice il Signore: A questo modo io romperò il giogo di Nabucodònosor re di Babilonia, entro due anni, sul collo di tutte le nazioni". Il profeta Geremia se ne andò per la sua strada. [12] Ora, dopo che il profeta Anania ebbe rotto il giogo sul collo del profeta Geremia, la parola del Signore fu rivolta a Geremia: [13] "Và e riferisci ad Anania: Così dice il Signore: Tu hai rotto un giogo di legno ma io, al suo posto, ne farò uno di ferro”.

I cattolici sanno, insieme agli ebrei, che i castighi del Signore non sono per sempre. Sanno anche però che il Signore castiga, soprattutto, se non solo, chi pretende di costruire la pace e la sicurezza prescindendo da Lui. La domanda mia è dunque una sola: siamo già al capitolo 29 di Geremia o siamo ancora al 28?  Il Santo Padre sta facendo la parte di Geremia o quella di Anania?
 

25 gennaio 2014

Anche se non sembra, succede: l'attacco a Radio Spada e l'ipocrisia sionista

di Marco Massignan, Franciscus Pentagrammuli, Ilaria Pisa e Lorenzo Roselli
Che succede? Succede che ha ragione Voltaire quando dice: "Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso di criticare". Oggi, del resto, si può parlare di tutto, tranne di ciò che conta davvero. Il casus belli è il dibattito che si dovrebbe tenere il 29 gennaio all'Università Cattolica di Milano: le Edizioni Radio Spada presenteranno il libro Anche se non sembra. Discorsi sui rapporti internazionali e teologia politica di Andrea Giacobazzi (con un saggio introduttivo di Maurizio Blondet). Leggiamo un estratto dall'introduzione: "Dalla storia dellantico giudaismo fino allattuale conflitto siriano, dalla resistenza della Chiesa (Novus Israel, Verus Israel) verso il sionismo ai rapporti tra fascismo, comunismo sovietico e mondo arabo. Dal protestantesimo islamico-fondamentalista fino a certo razzismo rabbinico. E così via fino a giungere alle questioni scottanti di questi tempi, in cui un trait dunion pare legare lormai diffusissima religione della Memoria con un fittizio antisemitismo, divenuto un allarme routinario e ingiustificato, un espediente politico usato come una clava nella vita interna degli Stati europei e nella politica del Vicino Oriente. La lettura – arricchita da oltre quattrocento note a piè di pagina – sarà fonte di argomenti e riflessioni che i mainstream media si sono premurati di tenere in un cono dombra".

Apriti cielo! La macchina mediatica si è subito messa in moto creando il mostro. Nulla di nuovo sotto il sole: è da anni in corso una massiccia campagna per criminalizzare ogni critica verso Israele e alcune frange dell'Ebraismo. Ogni ricerca storica, politologica e più in generale ogni produzione intellettuale viene – pregiudizialmente e aprioristicamente – additata come antisemita e monitorata a livello planetario. Per poterlo “monitorare”, l’antisemitismo va innanzitutto definito. E qual è la sua definizione? Nel “Report on Global Anti-Semitism” e nel “Global Anti-Semitism Report”, il Dipartimento di Stato USA ha stilato una lista delle convinzioni che vanno considerate antisemite: qualunque affermazione secondo la quale la comunità ebraica controlla il governo, i media, e il mondo finanziario va considerata antisemita; un forte sentimento anti-israeliano va considerato antisemita; ogni vivace critica dei leader israeliani, del passato o del presente, è antisemita; ogni critica della religione giudaica o dei suoi capi religiosi o della sua letteratura (specialmente il Talmud e la Kabbalah) è antisemita, e via dicendo. Lo stesso insegnamento tradizionale cattolico sul giudaismo viene trasformato  in un crimine d'odio (hate crime). Ci troviamo insomma di fronte ad una religione civile, l'unica rimasta. Ha scritto Maurizio Blondet: “Di fronte ad essa, non è consentita l'apostasia, e nemmeno il semplice agnosticismo che invece è raccomandato come atteggiamento laico verso tutte le altre. (…) Essa è protetta dalla critica per legge... chiunque provi sulla base di ricerche storiche, a dire che le cose non sono andate come vuole la fede universale, è “revisionista”, e quindi espulso dalla comunità”. Esposto alla pubblica gogna.

Tutto ciò sta accadendo in un’università, precisamente nel principale ateneo cattolico italiano: l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, a cui si è contestato di permettere il regolare svolgersi della suddetta presentazione pochi giorni dopo il Giorno della Memoria. Forse per comune contesto o per pari senso del ridicolo, a chi scrive balena alla mente un alterco che il politologo statunitense ebreo e antisionista Norman Finkelstein ebbe con una studentessa ebrea di origine tedesca all'Università di Waterloo, nel Regno Unito alla fine di una conferenzaDurante lo spazio dedicato alle domande, la studentessa si rivolse in lacrime a Finkelstein dicendo: “Durante il suo discorso lei ha fatto molti riferimenti agli ebrei paragonandoli ai nazisti. Questo è estremamente offensivo per chi è tedesco e per chi ha sofferto nella guerra nazista”. Finkelstein, tra i fischi del pubblico, rispose così: “Io non rispetto più questo discorso. Davvero non più. Non amo e non rispetto le lacrime di coccodrillo. A me non piace giocare di fronte ad un pubblico la carta dell'Olocausto, ma adesso mi sento obbligato a farlo. Il mio defunto padre fu ad Auschwitz, la mia defunta madre stette nel campo di concentramento di Majdanek. Ogni singolo membro della mia famiglia dalla parte di mio padre e di mia madre è stato sterminato! Entrambi i miei genitori presero parte alla rivolta del ghetto di Varsavia, ed è esattamente e precisamente per la lezione che i miei genitori hanno insegnato a me e ai miei due fratelli che io non rimarrò in silenzio mentre Israele commette i suoi crimini contro i Palestinesi! E non considero niente di più spregevole dell'usare la loro sofferenza (dei miei genitori) ed il loro martirio per tentare di giustificare la tortura, la brutalità, la demolizione delle case che Israele ogni giorno commette contro i palestinesi! Per tanto io rifiuto di farmi ancora intimidire o soggiogare dalle lacrime!

Come andrà a finire non lo sappiamo. Non sappiamo se basterà una quenelle per ridicolizzare questa psicopolizia. Senz’altro ogni spirito libero, massimamente il cristiano, che vuole rifiutarsi di bruciare il grano d'incenso all'idolo di turno, dovrà mantenersi nella serenità, pur nella solitudine d’una posizione scomoda. Non farebbero altrettanto gli Erasmo e, attenzione attenzione, i Galileo Galilei? Eppur si muove... e anche se non si muove, non vediamo perché non se ne possa discutere. Generazioni di liberi pensatori, di fierissimi liberali, di oppositori ad ogni censura dovrebbero schierarsi, questa volta, con Andrea Giacobazzi e i compagni ed amici di Radio Spada e delle Edizioni: strano, direte. E invece no, non sarebbe la prima volta che in difesa delle libertà si trovano proprio, forse loro malgrado, i conservatori, i reazionari. Strani giochi della Provvidenza, cui piace di scompaginare le carte umane, per condurre il tutto al meglio e, se così si può dire, in modo più divertente e brillante di quanto prospettassero i programmatori del progresso. Fra cento anni, la storia avrà giudicato su chi sia oggi dalla parte dell'uomo e chi no: siamo sicuri che il giudizio su coloro che, per motivazioni politiche (ancorché frammiste di teologia), avranno ostacolato la ricerca e la libera discussione accademica nel campo della storiografia, sarà favorevole?

Il nostro aiuto è nel nome del Signore.


E noi, ubbidienti all'appello di Norman Finkelstein, non possiamo che esprimere la massima solidarietà e supporto agli amici e fratelli di Radio Spada. 
 

24 settembre 2013

Il cattivo maestro Moni Ovadia

di Giorgio Vedovati

Siamo tornati all’epoca dei perfidi giudei. No, fermi!, non allertate l’onorevole oculista detta Cécile. «Perfidi» non in quanto giudei, bensì in quanto opportunisti, ambigui, falsi e – in sostanza – malvagi. È infatti difficile non definire in questo modo Moni Ovadia, l’attore diventato più che altro salottiere, che ha fatto carriera e fortuna a suon di 25 Aprile e Giornate della Memoria. Siamo abituati a vedere figure scialbe e banali diventare idoli della sinistra (basti un solo nome: Saviano), ma il problema si pone quando simili personaggi salgono agli onori degli altari. Allora può capitare che ci girino i cinque minuti, che lo sdegno sia tale che non è più possibile tacere.
 

03 ottobre 2012

Israele, ancora oltraggi a Gesù: quando l’odio anti-cristiano è in salsa kosher

di Marco Mancini 
 
Una scritta sulla porta di un convento: “Gesù è un figlio di”... ci siamo capiti, forse non è il caso di proseguire. Succede in Israele, la tanto decantata unica democrazia del Medio Oriente, il presunto avamposto dell’Occidente in terra islamica, la patria di quelli che dovrebbero essere i nostri “fratelli maggiori”.