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20 marzo 2019

Libri. Rivoluzione italiana, una guerra contro la Chiesa

di Gennaro Fiorellini
Il Risorgimento italiano fu “pilotato dall’alto” e vòlto essenzialmente ad unico obiettivo: la distruzione del papato e della Chiesa cattolica. È questa la tesi alla base dello studio di Giorgio Enrico Cavallo, “Storia della Rivoluzione italiana, dall’Illuminismo alla Presa di Roma, una guerra dichiarata alla Chiesa”. Il volume autoprodotto, acquistabile tramite Amazon, è inteso come traccia-guida per chi voglia approfondire la storia della Rivoluzione francese e del Risorgimento senza i paraocchi imposti dalla solita narrazione storiografica. Il percorso parte dalle esperienze eversive dell’illuminismo radicale e prosegue toccando i punti salienti della Rivoluzione francese, chiaramente ispirata dall’illuminismo e da una certa Massoneria. Si procede poi con l’analisi della Carboneria ottocentesca e delle insurrezioni italiane, evidenziando il filo conduttore dell’esperienza risorgimentale: come nella Rivoluzione francese l’azione politica fu rivolta essenzialmente allo sradicamento della Chiesa cattolica, così nel Risorgimento – alias Rivoluzione italiana – il fine ultimo fu quello di giungere, tramite le armi piemontesi, nella Roma dei papi. Il volume permette di scoprire che i grandi personaggi del Risorgimento erano talvolta ossessionati dalla lotta alla Chiesa: lo era Garibaldi, mangiapreti impenitente; lo era Mazzini, per il quale la Rivoluzione aveva qualcosa di «educativo» e «altamente religioso»; lo erano tanti altri eroi risorgimentali quali Carlo Pisacane o Francesco Crispi. E Cavour? Il conte dimostrò sempre un certo disprezzo verso i cattolici e nel corso del suo governo furono varate leggi che accesero un violento scontro con la Chiesa. Decine di preti e vescovi furono imprigionati per ordine del governo, considerati oppositori politici. Alcuni di essi finirono i loro giorni in esilio.

Il libro evidenzia le militanze massoniche dei grandi protagonisti del Risorgimento, scandaglia i discorsi in parlamento, osserva l’azione militante degli anticlericali che cercarono in ogni modo di accelerare la fine della Chiesa. Il tutto, senza lesinare un giudizio disincantato anche sull’opposizione cattolica, che si auto-escluse dai giochi politici; arroccata su posizioni intransigenti, finì per essere messa ai margini. Le insorgenze al Sud (ma anche in Italia Centrale) non furono determinanti: il sentimento di filiale devozione verso Francesco II fu anteposto alla guerra di religione (come invece accadde in Vandea) e alla fine il Brigantaggio al Sud si estinse di fronte all’evidenza dei fatti: i piemontesi avevano vinto, seppure in modo inglorioso. Alla fine, la resistenza cattolica si osservò nella costanza e nella perseveranza dei santi sociali, non a caso concentrati principalmente nel Piemonte anticlericale. La vera contro-rivoluzione avvenne forse grazie a loro.

 

11 giugno 2018

Santa Paola Frassinetti e i patrioti

di Franco Ressa
Quando si dice la vocazione familiare…
I cinque figli di Giovanni Battista Frassinetti e Angela Viale, famiglia borghese di modesti commercianti genovesi, presero tutti la tonaca. I maschi sono sacerdoti: Francesco, Raffaele  e Giovanni, ma spicca su tutti il primogento, Giuseppe Paolo, nato nel 1804, sacerdote nel 1827 e poco dopo parroco di Quinto nel levante di Genova.

Intanto, mamma Angela è morta nel 1818, i ragazzi passano sotto tutela di una zia, che però dura solo tre anni. Ai fratelli Frassinetti deve ora badare l’unica sorella Paola, che ha 12 anni essendo nata nel 1809. Le fatiche e le responsabilità incidono sulla salute di Paola, che trova però un valido aiuto in Giuseppe. La tiene presso di sé a Quinto e la introduce alle opere di carità della sua attiva parrocchia.
Quella chiesa diventa un centro di aggregazione e diffusione, il giovane prete può contare sull’esperienza di don Luigi Sturla, e la collaborazione di Gaetano Alimonda (1818-1891), che diventerà cardinale di Torino, oltre che di Salvatore Magnasco (1806-1892) futuro arcivescovo di Genova, e di Tommaso Reggio (1818-1901) rettore del seminario di Chiavari, arcivescovo di Genova, beato dal 2000. Fonda la congregazione del beato Leonardo e una accademia di studi ecclesiastici. Scrive il manuale del parroco basato sulle sue esperienze. Con la Pia associazione per la conservazione e l’incremento della fede precorre le intenzioni e le attività dell’azione Cattolica. Con Magnasco apre nel 1854 la prima società cattolica di mutuo soccorso in Genova, e organizza l’avviamento al sacerdozio dei giovani poveri. Anni dopo don Alberione il fondatore di Comunione e Liberazione ammetterà di aver preso le mosse da Giuseppe Frassinetti.

In un simile ambiente, anche Paola non tarda a sentire e seguire la sua vocazione, nel 1835 organizza la propria associazione religiosa, le suore di santa Dorotea, con il fine dell’educazione delle bambine e delle ragazze povere.  Nel 1838 oltre a lei ci sono già cinque maestre e sette coadiutrici.
Malgrado le difficoltà l’iniziativa mette le sue radici, e Paola nel 1841 è chiamata per aprire una casa di religiose a Roma. Qui incontra il Papa Gregorio XVI, che la incoraggia, e l’anno seguente il convitto per educande, la scuola popolare e il noviziato sono una realtà nella sede di santa Maria maggiore. La casa generalizia prende posto nel 1844 a sant’Onofrio sul Gianicolo.
Queste sono le iniziative religiose, ma nell’Italia del tempo si diffonde l’ideologia laica e liberale, questo è il Risorgimento, che propugna l’unità del paese e la costituzione come legge fondamentale dello stato. Scoppia la rivoluzione nel 1848 e anche Roma è coinvolta. L’anno seguente Papa Pio IX deve fuggire dalla capitale, ormai ingovernabile, lo stato Pontificio si trasforma in repubblica Romana.

Questo nuovo stato è diretto da un triumvirato: Mazzini, Armellini e Saffi, ma il nuovo capo della Francia, Luigi Napoleone poi imperatore come Napoleone III rivendica a sé il ristabilimento del Papa nella sua sede, e invia un esercito a conquistare Roma. Nel Giugno 1849 i francesi attaccano i patrioti, la lotta si fa accanita proprio sul Gianicolo, i repubblicani sono la metà dei francesi, ma sono comandati da Giuseppe Garibaldi, e resistono.
Giuseppe Mazzini è in pratica il presidente della repubblica Romana, specialmente per il suo ruolo di ideologo del Risorgimento italiano. In quei giorni di battaglia riceve la visita di una suora. I liberali diffidano dei preti e dei religiosi, ma la religiosa viene ricevuta, perché Mazzini la conosce.

Anni prima, i fratelli Frassinetti ragazzini correvano per i vicoli, i carrugi e il fronte del porto di Genova. Un loro compagno di giochi e scorribande era “Pippo”, figlio del dottor Giacomo Mazzini. Oggi “Pippo” è capo di stato, ma non ha dimenticato gli amici dei suoi anni verdi. Paola Frassinetti ha trasferito le sue educande e con le novizie vorrebbe organizzare un pronto soccorso, particolarmente necessario perché ora sant’Onofrio è quasi in prima linea. Mazzini accetta e le fornisce gli aiuti necessari, la mette in contatto con una famosa patriota e filantropa, la principessa milanese Cristina Trivulzio Belgioioso (1808-1871) e la collaborazione tra religiosi e laici funziona. Tra i feriti accuditi, e purtroppo deceduti, ci saranno anche Luciano Manara l’eroe delle “cinque giornate” di Milano e Goffredo Mameli l’autore dell’inno “Fratelli d’Italia”.
Dopo l’evacuazione dei patrioti e il ritorno del Papa, Paola riprende daccapo la sua missione di insegnamento in una città occupata militarmente dai francesi. Pio IX la vuole conoscere di persona e la apprezza, tanto che le farà aprire per suo interessamento una casa a Napoli, un convitto a Bologna e un orfanotrofio a Recanati. Lo stesso Papa firmerà nel 1863 l’approvazione ufficiale dell’ordine delle Dorotee. Iniziano anche i contatti con l’estero, le suore vanno in Brasile e in Portogallo. Paola stessa, già anziana e con i postumi di una paralisi, nel 1875 compie un fruttuoso viaggio in Portogallo. La sua vita finisce nel 1882 in sant’Onofrio, dove oggi è esposto il suo corpo. Dichiarata beata nel 1930, è stata canonizzata da Papa Giovanni Paolo II nel 1984, la sua ricorrenza è l’11 giugno. Dietro lei sta arrivando agli altari anche l’attivissimo fratello don Giuseppe, morto a Genova nel 1868, ora servo di Dio e con la beatificazione in corso. Di lui Don Bosco disse ai suoi accompagnatori, in occasione di una visita a Genova: “Ascoltatelo con attenzione, perché sa più lui che una intera biblioteca !”


 

21 settembre 2017

Il Risorgimento, una guerra di religione


di Alfredo Incollingo

All'Unità d'Italia del 1861 seguì un'aspra guerra civile nel Meridione d'Italia, anche se si è restii alle volte a parlarne. Si hanno altrettante remore nel discutere apertamente dei fervori anticattolici del Risorgimento italiano. Il conflitto che si aprì tra il Regno d'Italia e la Chiesa Cattolica fu un tentativo di sradicare il cattolicesimo dalla Penisola. La storica Angela Pellicciari racconta nel suo saggio “L'altro Risorgimento: una guerra di religione dimenticata” (Edizioni Ares, 2011) la guerra di religione che contrappose i cattolici ai massoni e ai liberali. Come è ben scritto nel sottotitolo, si tratta di una vicenda che è stata volutamente “dimenticata” per nascondere le radici morali e culturali del Risorgimento italiano. I papi risorgimentali, da Pio IX a papa Leone XIII, denunciarono nei loro discorsi e nelle loro encicliche questi fatti, senza peraltro che l'opinione pubblica, eccetto i cattolici, le accogliessero serenamente. Lo scopo, lo ripetiamo, era l'estirpazione dell'identità cattolica degli italiani, che male si confaceva ai declami massonici e liberali dei patrioti. Decine di migliaia di uomini e donne, religiose o laiche, ferventi cattolici, persero beni e lavoro, ritrovandosi sul lastrico. A distanza di decenni, soprattutto dopo il centocinquantesimo anniversario dall'Unità d'Italia, come ben mostra il saggio della Pellicciari, è giusto divulgare e chiarire queste vicende. Così infatti si possono spiegare tanti fatti del Risorgimento, come la guerra civile nel Meridione d'Italia: qui la resistenza religiosa ai diktat dei piemontesi era più forte, causando i fatti di sangue che per fortuna oggi ben conosciamo. Non si vuole con questo saggio negare la validità dell'Unità d'Italia, ma è necessario ripartire dalla presa di coscienza delle verità sulla storia risorgimentale per poter rilanciare cattolicamente e genuinamente il nostro Paese.


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04 agosto 2014

Cattolici e italiani

di Fabrizio Cannone
Paolo Pasqualucci è un notevole intellettuale italiano, benché da molti anni residente in Irlanda, già ordinario di Filosofia del Diritto presso l’Università di Perugia. Finora ha prodotto una bibliografia cospicua e di alto rilievo scientifico, interessandosi con rara competenza a tematiche giusfilosofiche e politiche, ma anche teologiche e metafisiche. Qui vogliamo trattare di un saggio che Pasqualucci ha scritto nel 2013: “Unita e Cattolica. L’istanza etica del Risorgimento e il Rinnovamento dell’Unità d’Italia” (Edizioni Nuova Cultura, Roma 2013).

 

06 luglio 2014

La memoria negata. Un libro di Pucci Cipriani

di Enrico Maria Romano
L’intellettuale tradizionalista toscano Giuseppe (Pucci) Cipriani (Borgo San Lorenzo, 1944) offre, probabilmente per la prima volta, uno spaccato ben articolato e documentato degli ambienti, certamente variegati e non conformisti, del tradizionalismo cattolico italiano nel suo "La memoria negata. Appunti per una storia della tradizione cattolica in Italia" (Solfanelli, Chieti 2013, pp. 440, € 25). Il titolo dunque, quando parla della “tradizione cattolica”, fa riferimento al tradizionalismo cattolico italico, soprattutto toscano, e non alla ben più importante, universale e dogmatica Tradizione, intesa nel dogma quale fonte della Rivelazione divina accanto alla Sacra Scrittura. Se il titolo è quindi parzialmente equivoco, il contenuto è assai più vasto, interessante e vivace, riflettendo ad ogni pagina le impressioni dell’Autore, il quale ha vissuto in prima persona e dall’interno la nascita e lo sviluppo del cosiddetto tradizionalismo. Tale tradizionalismo va inteso sia a livello culturale che socio-politico come un ambiente che coniuga la difesa della fede cattolica integrale (e non annacquata) con la simpatia per le forme politiche e sociali dell’ancien régime, qui soprattutto nel senso degli Stati pre-unitari italiani e più in generale identifica la simpatia per tutte le battaglie di opposizione ai “progressi” della modernità occidentale (come il divorzio, l’aborto, la rivoluzione sessuale, la droga libera, l’abolizione delle case chiuse, etc. etc.).