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18 marzo 2019

Un campari con... Giuliano Guzzo. "Ecco chi teme il World congress of family"

Giuliano Guzzo, classe 1984, vicentino di nascita e trentino d’adozione, sociologo e autore di diversi volumi – fra cui il noto best seller Cavalieri e principesse -, è firma, fin dal primo numero, del quotidiano nazionale La Verità, fondato e diretto da Maurizio Belpietro. Scrive inoltre per i mensili Il Timone e Notizie ProVita, e per La Nuova Bussola Quotidiana. Lo abbiamo intervistato per chiedergli ciò che molti non osano chiedere: perché il World Congress of Family di Verona dà così fastidio?

Cos'è il World congress of family?

E’ un evento internazionale promosso dall’Organizzazione internazionale per la famiglia (Iof), presieduta da Brian S. Brown. La manifestazione ha principalmente due scopi. Il primo è quello di far incontrare leader sostenitori della famiglia provenienti da tutto il mondo, i quali altrimenti difficilmente avrebbero modo di farlo. In secondo luogo il fine è di affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale, sia facendo il punto sulle politiche finora adottate su questo versante, sia tracciando prospettive comuni su cui lavorare. Non si tratta quindi di un mero appuntamento per esperti, bensì di un’occasione per pianificare strategie politiche e istituzionali volte a meglio promuovere quella che i critici apostrofano come famiglia tradizionale.

Perché il mondo laicista e progressista è impazzito?

Perché non accetta che il mondo pro-family internazionale si unisca per rafforzarsi politicamente. Per tanti anni chi condivideva certi valori non faceva squadra, neppure all’interno dello stesso Paese. Un evento come il Congresso mondiale della famiglia – di cui a Verona si terrà l’ottava edizione -, rappresenta pertanto un salto di qualità strategico che, per alcuni, è intollerabile.

Di Maio ha definito i partecipanti "una destra sfigata". Ti senti sfigato? 
Mi pare che poi il vicepremier abbia corretto parzialmente il tiro. Comunque no, ovvio che non mi senta di una “destra sfigata”. Vedo invece in commenti adirati come questo la dimostrazione di un nervosismo di cui, questo sì, mi rallegro. Vuol dire che il mondo pro family inizia a dare fastidio sul serio. Quando non si dava fastidio, si veniva direttamente ignorati. Oggi non è più così.

In generale, i segnali in tema di diritto alla vita in Italia sembrano molto negativi. Tu come la vedi? 
In Italia la situazione è quello che è, ma in generale  io vedo anche segnali positivi. Penso in particolare a quanto sta facendo Trump, tagliando fondi alle cliniche abortiste e con nomine decisamente emblematiche sotto questo punto di vista. Certo, poi ci sono le follie dello Stato di New York che ha legalizzato sostanzialmente l’infanticidio, ottenendo però – secondo i sondaggi – un effetto boomerang, dato che perfino molti pro choiche si sono detti schifati di questo provvedimento. Tornando all’Italia, per evitare di non rispondere, dico che il problema più grave è quello di un popolo cattolico come  addormentato e culturalmente impaurito, fuorché sul tema dell’immigrazione e dell’accoglienza, elevato a principio non negoziabile. Ecco, io credo che se si torna a scoprire quali sono i principi non negoziabili, ci possa essere un risveglio. Francamente, me lo auguro.




 

11 marzo 2019

Un Campari con... Robert A. Sirico. "Il denaro ci corrompe?"

di Aurelio Porfiri
Sicuramente il denaro è uno degli argomenti di discussione preferiti in tutto il mondo, uno dei pochi che connette davvero persone di ogni razza e religione. Sappiamo molto bene che il denaro determina la ricchezza o la povertà di persone e paesi. Quindi anche per i cattolici c'è sempre una certa ambivalenza quando si parla di soldi. Ho voluto fare alcune domande su questo argomento a padre Robert A. Sirico, un sacerdote americano di origini italiane che ha studiato e scritto sul pericolo e le opportunità che il denaro può offrire. Padre Sirico è il fondatore dell'Acton Institute for the Study of Religion and Liberty, un'istituzione educativa e per la ricerca. Ma ho voluto chiedere al sacerdote anche di Donald Trump, il miliardario che è divenuto presidente degli Stati Uniti e che divide la nazione in modo netto come mai in precedenza. Cominciamo da qui.

Padre, qual è la sua opinione su Donald Trump?
Ho sentimenti contrastanti sul presidente Trump. Dal lato negativo, penso che sia un uomo privo di umiltà e sensibilità morale. A questo proposito, ho paura di cosa potrà essere, durante il suo incarico di presidente, del tessuto culturale complessivo della Repubblica americana, che anche prima di Trump ha avuto i suoi problemi al riguardo. Naturalmente, non avevo una grande considerazione dell'umiltà o della levatura morale di Mrs. Clinton, ma le debolezze di Trump sono più evidenti (e chissà, forse è da preferire). Sul lato positivo: penso che le nomine del presidente Trump alla magistratura (non solo la Corte suprema, ma anche in tutto il sistema giudiziario) siano state a dir poco eccellenti. Anche a questo proposito, ammiro la sua spavalderia di fronte alla feroce opposizione nel sostenere le sue nomine. Altrove nell'amministrazione vedo anche alcuni ottimi incarichi, in particolare il Segretario all'educazione con il quale (per essere pienamente trasparente ) sono in contatto personalmente.

Perché il vostro presidente sta affrontando un'opposizione così forte?
Parte dell'opposizione che affronta è provocata da lui stesso; lui è un provocatore newyorkese (e lo capisco perfettamente, essendo della stessa città). Non è un uomo riflessivo, quindi si espone alle critiche per le sue osservazioni estemporanee e imprecise. Tuttavia, mi piace quello che ha detto un osservatore: "Non prendere Trump alla lettera; prendilo simbolicamente". Se visto in questa luce, molto si spiega. Ma penso anche che sia di fronte all'opposizione di una sinistra seria che comincia a rendersi conto che a lui non importa della loro disapprovazione e che si sta muovendo per smantellare, come meglio può, gran parte dei sistemi controllati dallo stato che loro hanno messo in piedi lavorando per anni .

Pensa che una ragione possa essere che nella mente delle persone comuni un capitalista non può essere anche una persona che vive secondo una buona etica?
La gente potrebbe pensarlo, ma io non penso che sia necessariamente così; potrebbe essere vero parlando di Trump, ma ci sono molti uomini d'affari etici e decorosi negli Stati Uniti e in tutto il mondo. Per alcuni di loro è proprio il loro decoro che li tiene fuori dalla politica, e chi può biasimarli?

Pensa che qualcuno che è moralmente non irreprensibile (da un punto di vista cattolico) possa essere un buon leader anche da una prospettiva cattolica?
Prima di tutto, non credo che una persona debba essere un santo per essere un buon leader; in effetti, alcuni santi non sarebbero mai stati grandi leader o statisti. Potresti immaginare se San Giuseppe da Copertino o Madre Teresa fossero stati i presidenti di un paese importante? Dall'altro, hai avuto qualcuno come il francese François Michelin (che conoscevo personalmente), che penso possa un giorno essere canonizzato da santo. Come sai, era a capo di una delle grandi multinazionali dell'era moderna.

C'è un'emergenza migranti nel suo paese?
È comprensibile che molte più persone di quante  siamo in grado di accogliere vogliano emigrare negli Stati Uniti, a maggior ragione ora, con così tanti gravi problemi economici e politici. Quindi dobbiamo sviluppare un modo per gestire la situazione razionalmente a beneficio di quante più persone possibili, sia all'interno che all'esterno degli Stati Uniti. C’è un problema annoso negli Stati Uniti per le migrazioni verso il nostro paese, dovuto in gran parte alle relazioni conflittuali degli ultimi 20 anni tra i nostri partiti politici. In questo senso, sì, c'è un grosso problema negli Stati Uniti legato alla migrazione. Non sono sicuro, tuttavia, che chiamerei questa una "emergenza" nel senso che devono essere prese misure drastiche e immediate. C’è bisogno di essere riflessivi prudenti nel trovare una soluzione giusta e sana a questo problema urgente.

Nello stato dell'unione il presidente ha difeso il bambino non nato. Come ci poniamo al riguardo?
Ho pensato che le parole del presidente fossero stimolanti e incoraggianti. I bambini muoiono in gran numero ogni giorno negli Stati Uniti a causa delle nostre leggi ingiuste - che potrei aggiungere - la maggior parte degli americani non supporta. Le sue parole erano potenti e attese. Ma ad essere onesti (perché non sono un uomo di politica né un membro di un partito politico), vorrei che le parole del presidente venissero pronunciate dal suo cuore, basate su una profonda convinzione. Sospetto che fossero, piuttosto, le parole di un uomo che comprende la realtà politica che la maggior parte degli americani considera l'aborto disgustoso. Osservo però che posso accettare le sue azioni senza pensare alla sua sincerità se salveranno la vita dei bambini e delle madri che soffrono per gli aborti.

È il libero mercato la soluzione per tutti i problemi?
Sicuramente non è la soluzione per tutti i problemi. È solo la soluzione per problemi economici e non si propone di essere una soluzione completa ai bisogni umani. Questo perché i bisogni umani trascendono i bisogni economici; noi siamo più che esseri materiali. Abbiamo bisogni sociali e spirituali che non possono essere acquistati in nessun mercato. Un bambino che è dotato di tutto ciò di cui ha bisogno materialmente (cibo, vestiti, medicine, alloggio, ecc.) morirà se non è accudito e amato. D'altra parte, morirà anche un bambino che è molto amato ma i cui genitori non hanno accesso al lavoro per fornire le cose materiali per sostenere la vita biologica. La persona umana è costituita dalla "polvere della terra e dal soffio della vita" (per citare la Genesi); cioè siamo corporei e spirituali e non osiamo trascurare nessuna realtà.

Pensa che ci sia una buona visione cattolica sulla globalizzazione?
Non solo penso che ci sia una buona visione cattolica della globalizzazione, penso che il cattolicesimo abbia inventato la globalizzazione quando Gesù ha mandato i suoi apostoli in "tutto il mondo per predicare la buona novella". Con il suo stesso nome, il cattolicesimo è una religione universale; siamo globali. Il problema sorge quando questo termine viene impiegato in due modi contraddittori: uno economico (il che significa che le persone sono in grado di commerciare tra loro attraverso la divisione del lavoro); e l'altro essenzialmente politico, in base al quale i leader politici utilizzano regolamenti e manipolazioni di mercati e culture, estendendo il loro controllo attraverso le frontiere a livello internazionale. Il primo significato ha avuto effetti positivi (come è facilmente dimostrabile) e quest'ultimo invece è stato negativo.

I cattolici hanno una relazione ambivalente con il denaro. Qual è una buona soluzione a questo problema?
La soluzione a questa ambivalenza è che i cattolici leggano la loro tradizione, in particolare i teologi scolastici della Scuola di Salamanca nella metà del XVI secolo. Prima di Adam Smith, questi erano i fondatori della scienza moderna dell'economia del libero mercato. È frustrante che così tante brave persone, inclusi i teologi e la gerarchia, siano semplicemente ignoranti dei loro scritti e di come l'economia liberale (giustamente compresa) sia radicata nella tradizione cattolica.

"È più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno dei cieli". Può offrire la sua interpretazione di questo passaggio?
Ricevo questa domanda più di ogni altra singola domanda e chiedo sempre a chi me la fa se sa come finisce il dialogo nel vangelo. Quando Gesù dice questa frase ai suoi discepoli, loro rispondono chiedendo: "Allora chi può entrare nel regno di Dio?" E Gesù dice: "All’uomo è impossibile. Ma non a Dio. A Dio tutte le cose sono possibili". Il pericolo della ricchezza è il pericolo dell’opportunità e della libertà; come le nostre opportunità, le nostre opzioni e la nostra libertà si espandono, così la possibilità di usarle e potremmo optare per le cose sbagliate o usare la nostra libertà per ciò che ci distrugge, piuttosto che per ciò che ci dà la vita. Questa non è una condanna della ricchezza o della prosperità, come dimostra chiaramente l'insegnamento costante della Chiesa. Sant'Agostino ha riassunto bene quando ha detto: "Lazzaro non era nel seno di Abramo perché era povero, ma perché era umile. E il ricco non era nelle fiamme dell'inferno perché era ricco, ma perché era orgoglioso".


 

20 luglio 2018

Intervista. Gian Micalessin ci parla della Siria

Gian Micalessin è un giornalista e inviato in zone di guerra, con all'attivo numerose presenze in scenari caldi e certamente pericolosi come la Cecenia, il Ruanda, l'Iraq, l'ex Jusgoslavia e la Siria. Ha lavorato per testate giornalistiche di primo livello, in Italia e all'estero, sia cartacee che televisive. Negli ultimi anni ha seguito lo scenario medio orientale e ha curato inchieste e documentari per l'iniziativa "Gli occhi della Guerra" del Giornale. Ci ha concesso gentilmente un'intervista, riguardo la situazione siriana, con particolare attenzione alla situazione dei cristiani.

In Siria ad oggi come sono disposte le forze in campo?
Si deve analizzare la situazione a partire dal vertice di ieri [16 luglio ndr] fra Trump e Putin, perché siamo di fronte ad una svolta. Fino ad oggi gli USA hanno parlato solo di rimuovere Assad, mentre oggi parlano di un accordo. Se si tornasse ad un bipolarismo fra USA e Russia, i due poli sarebbero determinanti per risolvere le crisi. Quindi la Siria è un banco di prova perché a definire la pace potrebbero proprio essere le due potenze. Anche la posizione di Israele in questo momento si ridiscute, perché ad oggi ha sempre temuto una presenza dell'Iran in Siria, sulle alture del Golan, a minacciare i confini dello stato ebraico. USA e Russia potrebbero contribuire a tenere quindi l'Iran lontano dai confini israeliani e disinnescare il problema.
C'è poi da definire la situazione del Nord Est della Siria, dove sono dislocate le truppe USA. L'incognita maggiore riguarda poi la Turchia, perché Erdogan non è riconducibile né agli interessi degli Stati Uniti né a quelli della Russia. Proprio qui si inserisce la necessità di liberare la zona di Idlib, dove sono posizionati i gruppi jihadisti al confine con la Turchia. Si tratta dell'ultimo tassello per la riconquista del territorio da parte dei siriani. La grande battaglia di Idlib  potrebbe essere decisa proprio da un’intesa fra USA e Russia.

In questo scenario ci sono quindi i cristiani, che erano un'entità importante in Siria. Cosa sta succedendo e quali prospettive ci sono per loro?
I cristiani costituivano il 10% della popolazione siriana, ma ora come comunità sono stati notevolmente ridimensionati. Molti sono stati obbligati a scappare e altri sono rimasti vittime della guerra. Si trattava di una comunità che godeva di un certo grado di benessere che ora deve tornare in zone distrutte, come ad esempio Aleppo, dove mancano i servizi essenziali. L'equilibro religioso in Siria si è rotto e l'Occidente dovrebbe aiutare ad organizzare, anche finanziariamente, un rientro di questa comunità, che è fuggita in parte in Libano e in parte in Europa.

La situazione precedente, nota come esempio di convivenza fra le religioni cristiana e musulmana, sarà quindi difficile da ritrovare?
Assad era il garante di quella situazione, della laicità e della convivenza fra le diverse religioni. La fuga, il frazionamento e il ridimensionamento rendono difficile il ritorno ai vecchi  equilibri. Esiste poi una certa diffidenza da parte cristiana, per via della complicità di alcune comunità islamiche con i gruppi jihadisti. Ad esempio, i cristiani avevano accolto anni fa delle comunità musulmane a Maalula e queste allo scoppio della guerra hanno parteggiato con Al Nusra, la costola siriana di Al Qaida che nel 2013 ha conquistato la cittadina massacrando, terrorizzando e costringendo alla fuga i suoi abitanti .

Fra Occidente e Russia, è corretto dire che i cristiani in Siria vedono in Putin un difensore?
Spesso i cristiani hanno accusato l'Occidente di aver appoggiato i gruppi jihadisti non curandosi dei cristiani. Dall'inizio del conflitto fino all'offensiva di Goutha nei primi mesi di quest’anno, l’Europa e l’Occidente hanno pianto soltanto per le vittime dell'offensiva siriana, dimenticandosi dei cristiani di Damasco e del resto della Siria uccisi dai bombe. Molti rimproverano anche al Vaticano di essersi dimenticato di loro e di aver cercato una posizione troppo bilanciata, ma va ricordato che il Papa sin dall'inizio si era schierato contro l'intervento di Obama e ha sempre ricordato i morti cristiani. Putin per i cristiani siriani è l’artefice e il portabandiera  dell'offensiva contro l'Isis e le altre fazioni jihadiste  che   ha costretto anche gli Stati Uniti ad affrontare con molto più vigore e decisione lo Stato Islamico. Per questo riconoscono al presidente russo un ruolo fondamentale nella loro difesa.

Quando in Medio Oriente si tocca l'equilibrio di uno stato, a cascata si toccano tutti gli altri. Quali sono le prospettive per quell'area?
Prevedere l'equilibrio futuro è difficile. La questione siriana è strettamente legata a quella irachena e anzi qualcuno si chiede se il caos iracheno sia conseguenza di quello siriano o viceversa, visto che per due anni il confine fra i due paesi è stato cancellato.
In generale nell'area si sta assistendo ad una vittoria dell'asse sciita, capeggiato dall'Iran, che oggi controlla parte dell'Irak e in Siria lambisce Israele, mettendolo in apprensione. Israele ha già annunciato che una presenza iraniana in Siria provocherebbe un intervento militare e quindi la Russia di Putin sta facendo il possibile  per  convincere l'Iran a tenersi a distanza di sicurezza dai confini dello stato ebraico . In questo scenario d’instabilità e incertezza non va dimenticata la crisi politica di un  Libano sempre più lacerato dalle divisioni  fra gli sciiti di Hezbollah appoggiati anche dalle comunità cristiane  e i sunniti legati all’Arabia Saudita e alla famiglia Hariri.


 

22 febbraio 2018

Un Campari con... Furio Pesci. Montessori, il '68 e la crisi educativa

di Alfredo Incollingo
Abbiamo intervistato il professore Furio Pesci, approfondendo le perniciose conseguenze del Sessantotto sull'educazione delle giovani generazioni. Esperto pedagogista di scuola montessoriana, Pesci ha confermato il decadimento educativo che imperversa in Occidente, evidenziando l'utilità del metodo pedagogico di Maria Montessori per risolvere questa grave emergenza. Prima di iniziare, diamo qualche informazione sul Prof. Furio Pesci.

Professore associato di Storia della Pedagogia dal 2001. E' stato ricercatore per lo stesso settore scientifico-disciplinare dal 1998 al 2001. Ha fatto parte del Comitato Direttivo dell'Opera Nazionale Montessori, per il biennio 2007-2008, e del Comitato scientifico della sua rivista "Vita dell'infanzia", incarico che ha ricoperto dal 2005 al 2010. E' stato anche membro del Comitato Direttivo del Centro Italiano per la Ricerca Storico-Educativa (CIRSE) dal 2005 al 2007 e, in questa veste, del Comitato scientifico del "Nuovo Bollettino CIRSE". Ha fondato nel 2007 il Laboratorio Montessori, gruppo di lavoro tra studiosi che svolgono attività di ricerca sull'opera di Maria Montessori, e dirige la sua rassegna telematica nel sito www.paedagogica.org. Ha svolto incarichi di ricerca e insegnamento presso varie istituzioni universitarie; attualmente fa parte del Comitato scientifico delle riviste "History of Education and Children's Literature", "RELADEI - Revista Latino-Americana de Educacion Infantil", "Ricerca di Senso", organo dell'Associazione di Logoterapia e Analisi Esistenziale Frankliana, ed "Ethos", oltre che di varie collane scientifiche. Presiede il Comitato scientifico della Fondazione Montessori Italia e dirige la collana scientifica "Laboratorio Montessori" (Aracne Edizioni, Roma).” (Fonte: http://dip38.psi.uniroma1.it/dipartimento/persone/pesci-furio)

Nel 2018 ricorrerà il 50° anniversario della Grande Contestazione del 1968. Saggi, articoli e documentari celebreranno quest'annus fatalis e il cambiamento che esso ha apportato. A distanza di decenni, osservando ciò che è accaduto finora in Occidente, si può affermare che l'emergenza educativa odierna sia il figlio legittimo del movimento di protesta sessantottino?

Esiste certamente un legame tra il Sessantotto e la crisi educativa odierna, che ha in realtà origini risalenti agli inizi del Novecento. È una relazione poco studiata ed è necessario approfondirla ulteriormente, andando al di là delle conoscenze già note. Tutto parte dai movimenti di emancipazione femminile e di protesta agli albori del XX secolo, come i tedeschi “Wandervogel” [Uccello vagabondo, ndr], che per primi contestarono l'ordine sociale esistente, delegittimando l'autorità e promuovendo un'educazione spontaneista. Lo sviluppo del capitalismo, con i suoi modelli sociali liberali, ha finito per radicare queste tendenze sociali, sfociando nel 1968, con tutto il suo corollario di conseguenze (rivoluzione sessuale, divorzio...).

Gli ultimi casi di cronaca a Napoli hanno raccontato al Paese la violenza delle giovani generazioni, sempre più sbandate e nichiliste. Secondo lei, il 1968, con il suo giovanilismo esasperato e libertario, ha una sua responsabilità in questi fatti?

Certamente, ma nel caso di Napoli bisogna aggiungere altri particolari. Il giovanilismo esasperato ha finito per dare ragione al degrado sociale già di per sè nichilista. Ciò ha legittimato i giovani a imitare il bullo o il criminale irriducibile di turno, commettendo tristi atti di violenza.

La mancanza di valori e di autorevolezza è il prodotto manifesto del parricidio simbolico del Novecento, che trova nel 1968 l'apice d'intensità. Secondo il suo parere, nel campo dell'educazione e della scuola, il movimento di protesta ha delegittimato l'autorità?

E' stato un processo inevitabile e imprescindibile del Sessantotto che ha sempre delegittimato l'autorità e tutto ciò che esso concerne nel campo culturale e politico. L'ideologia sessantottina ha negato in tutti gli ambiti della vita sociale i nostri valori inalienabili.

Si parla soventemente di Buona Scuola, in riferimento alla riforma del governo Gentiloni, per esempio, ma l'unica istituzione scolastica ottimale è quella che reintegra il concetto di autorevolezza. Non può esistere ordine ed educazione senza un'autorità esemplare. A riguardo cosa affermava Maria Montessori?

Si è spesso affermato che il metodo pedagogico di Maria Montessori fosse improntato totalmente alla libertà e alla spontaneità. Per tali ragioni è stata spesso definita una paladina dell'educazione democratica e priva di autorità. Al contrario la sua riflessione pedagogica insegna a conciliare “libertà” e “autorità”. Il bambino chiede all'adulto di crescere secondo la sua personalità: l'educatore è un precettore autorevole che lo guida e lo forma rispettando la sua autonomia. In Montessori non troviamo lo spontaneismo che di solito le viene imputato né l'autoritarismo che troppo spesso viene associato all'educazione. È erroneo considerarla una innovatrice della formazione nel nome della piena libertà, quando invece insegnava come questa ha valore solo rispettando il limite e i ruoli.

Anche nella famiglia, il primo stadio dell'educazione infantile, è necessario ripristinare l'autorità o meglio le autorità: il Padre e la Madre nelle loro specificità. Il 1968 ha distrutto la famiglia, la maternità e la paternità e ha avvallato una radicale uguaglianza sessuale che è alle origini della teoria gender. In conclusione, è possibile trovare in Montessori una riflessione alternativa e naturale sulle differenze sessuali? L'educazione passa anche per un giusto e sano riconoscimento della propria sessualità.

Si deve educare il bambino o la bambina a vivere la loro identità sessuale armoniosamente. Secondo Maria Montessori la maturità di un giovane si misura con il suo desiderio di “costruire una famiglia”: quando nei ragazzi si palesa la propensione a formare una coppia stabile, ciò è indice di una piena maturazione sessuale o di genere. Il metodo educativo montessoriano mira a questo imprescindibile obiettivo, risolvendo quei dubbi identitari che invece l'ideologia sessantottina mantiene aperti senza soluzione. In ciò si evince l'utilità e l'attualità del pensiero pedagogico di Maria Montessori.


 

25 gennaio 2018

Un Campari con... Claudio Risé.

Claudio Risé è uno scrittore, giornalista, docente universitario e psicoterapeuta italiano (iscritto all'Ordine degli psicologi della Lombardia, già membro del Consiglio Direttivo dello stesso). È stato fino al 2008 docente di Psicologia dell'Educazione alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Milano-Bicocca, e precedentemente di Sociologia della comunicazione e dei processi culturali alla Facoltà di Scienze dell'Università dell'Insubria, e di Polemologia al Corso di Laurea in Scienze Diplomatiche della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Trieste. Ha scritto numerosi saggi sul dono, la psicologia del maschile, la figura del padre, oltre a svariati libri su temi di psicologia sociale ed educativa. Lo abbiamo intervistato per parlare del rapporto fra Bibbia e Psicanalisi.

Recentemente è stato riaperto il dibattito sul rapporto fra Cattolicesimo e psicoanalisi, in virtù di una rivelazione su un episodio di gioventù di Papa Francesco. A Roma alla Gregoriana andranno in onda degli incontri su questo argomento, dal titolo "L'avvenire di un'illusione", in riferimento all'opera omonima di Freud. L'ipotesi di un rapporto stretto fra Bibbia e psicoanalisi freudiana è quindi fondata?

Quasi l'intera cultura occidentale ha le sua radici nella Bibbia: è un libro fondatore dell'Occidente e della sua visione della vita. Anche Freud, ebreo non praticante, si è formato in quella fertile realtà, pur essendone poco consapevole. La sua psicoanalisi però, influenzata dal materialismo positivista di fine ottocento, ha invece una posizione reattiva nei confronti di ogni religione, che considera un'"illusione infantile" - come scrive nel libro da lei citato- da cui liberare al più presto il genere umano. All'"illusione religiosa", Freud contrappone le "certezze del pensiero scientifico". Una posizione ingenuamente naturalistica, poi naufragata nella "crisi della ragione" che caratterizzò già la seconda metà dl novecento. La sua tesi, per lo meno antiquata, è che credere in Dio sia solo frutto di ignoranza. E' la visione della secolarizzazione, anch'essa un'esperienza di ieri (e forse l'altro ieri), anche se molti non se ne sono accorti.

Questa tesi non è nuova, anzi è abbastanza datata. Negli ultimi vent'anni ne sono state formulate altre?
Negli ultimi cinquanta anni la spinta all'allontanamento da Dio si è molto affievolita, per rovesciarsi poi nel suo contrario (come mostra anche la recente storia politica) dal 1990, l'anno del crollo dell'Unione Sovietica, l'ultimo dei grandi totalitarismi atei nel mondo. In tutto il globo le religioni, a cominciare dai tre monoteismi, ebraismo, cristianesimo ed Islam, sono in continuo sviluppo, anche se spesso al di fuori delle rispettive Chiese, distanziatesi dalla forza del sacro già nel secolo scorso. Comunque gli studiosi del campo non parlano più di secolarizzazione, ma post-secolarizzazione.

Uno dei motori della secolarizzazione è proprio il tentativo di ridurre la religione ad una specie di branca della psicoanalisi?
Sarebbe ridicolo e avrebbe ben poca spinta. La cura della psiche umana è molto più antica di tutto ciò (l'esame di coscienza comincia con Pitagora), e il suo avvenire andrà ben oltre queste recenti e ristrette esperienze e visioni dell'uomo.

 

26 luglio 2017

Un Campari con...Giovanni Ceroni (Mpv Biella).

Emma Bonino il 26 luglio 2017 parlerà in una chiesa di Biella, a proposito di accoglienza e immigrazione. Un'iniziativa decisamente infelice. Ne parliamo con Giovanni Ceroni, del Movimento per la Vita biellese.

Foto a fianco: Emma Bonino che trasmette valori profondi.

Emma Bonino parlerà in Chiesa a Biella. In che occasione? Che azione volete intraprendere per mostrare la vostra contrarietà?
Probabilmente parlerà dal presbiterio della Chiesa di San Defendente, come da uso in quella parrocchia.
Da programma dell'incontro, ufficialmente per parlare della giornata mondiale del Rifugiato nell'ambito della campagna politica di raccolta firme promossa dai Radicali Italiani, in realtà già dal sito della parrocchia è palese una adesione a ben oltre quello che potrebbe essere un richiamo alla dignità dei rifugiati di Guerra, ecco uno stralcio di quanto pubblicato dal sito parrocchiale: "«Siamo stati noi a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia, anche violando Dublino», rivela con sconcertante fermezza la Bonino, confermando una volta per tutte dubbi e sospetti sui buonisti sostenitori dell’accoglienza coatta e a oltranza. E quindi, ne consegue, che il tanto deprecato e deprecabile abbandono del Belpaese inferto senza pietà e senza troppe perifrasi diplomatiche dall’Europa, sulla questione immigrazione, secondo l’ex ministro degli Esteri del governo Letta Emma Bonino, è responsabilità assoluta e inequivocabile dell’Italia stessa. «Nel 2014-2016», chiarisce ulteriormente l’esponente radicale – e dunque durante il governo Renzi – «che il coordinatore fosse a Roma, alla Guardia Costiera e che gli sbarchi avvenissero tutti quanti in Italia, lo abbiamo chiesto noi, l’accordo l’abbiamo fatto noi»"
A sostegno della campagna promossa da Bonino, c'è la Caritas Italiana, le Acli e altre importanti sigle cattoliche, l'elenco proposto dai Radicali Italiani è pubblicato su Facebook, tra gli aderenti sigle troviamo prevalentemente sigle legate al mondo politico della sinistra radicale (oggi PD) tra cui anche il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli.
Personalmente esprimo a voi tutto la la mia disapprovazione, trovo palese quanto sia ingannevole questo raggiro di tanta gente in buona fede. La Santa Chiesa non ha mai affrontato in maniera così ideologica problemi causati dall'uomo stesso, appoggio le campagne pacifiche di informazione che intendono fare luce su questi tristi eventi come quella organizzata da Ora et Labora in Favore della Vita rappresentata dall'amico Giorgio Celsi.

Perché la Bonino non dovrebbe parlare in Chiesa?
Ritengo il presbiterio di una Chiesa luogo Santo dal quale si annuncia la Parola di Dio, per dare parola ai Presbiteri di Santa Madre Chiesa. E' grave profanazione che parli l'eroina dell'aborto e dell'eutanasia in Italia; la particolare gravità dei radicali è quella di scambiare il male col bene, uccidendo la verità, questo è più grave del gesto omicida dell'aborto. Ricordiamo cosa scrisse nel maggio '92 Santa Teresa di Calcutta agli italiani:
Distruggere questa vita (del figlio) con l’aborto è omicidio, così come un qualunque altro omicidio, anzi peggio di ogni altro assassinio. Poiché non è ancora nato, è il più debole, il più piccolo ed il più misero della razza umana, e la sua stessa vita dipende dalla madre – dipende da te e me – per una vita autentica. Se il bambino non ancora nato dovesse morire per deliberata volontà della madre, che è colei che deve proteggere e nutrire quella vita, chi altri c’è da proteggere? Questa è la ragione per cui io chiamo i bambini non ancora nati “i più poveri tra i poveri”.
Madre Teresa di Calcutta, aveva ben chiaro che l'accoglienza primaria avviene nel seno materno, sarebbe morta pur di salvarne uno solo dall'aborto. Se la Bonino si convertisse, annunciasse al mondo che uno solo di quei piccoli vale quanto il mondo intero, che uccidendo con l'aborto procurato un bimbo in grembo si colpisce al cuore Gesù Cristo, che giustificare l'aborto è l'inganno satanico più grande del nostro secolo, allora darei tutto il mio appoggio di amicizia per accompagnarla nel lungo percorso di riparazione che ne seguirebbe.

Emma Bonino in Chiesa e lo spirito di Pannella che, secondo un alto prelato, soffia forte. Cosa succede? È un cedimento culturale?
Qualche mese fa abbiamo assistito alla modifica statutaria della Pontificia Accademia per la Vita (la P.A.V.). In tale occasione è stata rimossa l’«Attestazione dei Servitori della Vita» richiesta agli Accademici chiamati a far parte della P.A.V. ( requisiti voluti dal Servo di Dio Jerome Lejeune e da San Giovanni Paolo II).
Fino a poco tempo fa si sottoscrivevano sette affermazioni precise, prima di tutto riconoscendo che «ogni membro della specie umana è una persona».... All’art. 6 dello Statuto si precisava che la qualità di Accademico decadeva in caso di «azione o dichiarazione pubblica e deliberata contraddittoria a questi principi».
Ho subito intuito lo scopo della rimozione del «Attestazione dei Servitori della Vita»: chiamare abortisti a far parte dello staff accademico. Con le ultime nuove nomine sono entrati a far parte non solo un teologo abortista, ma anche persone hanno fatto sperimentazione su embrioni umani e che giustificano contraccezione e fecondazione in vitro (vedi articolo). Ritornando alla domanda sullo spirito della Bonino e di Pannella che infiamma Mons. Paglia, a mio avviso non si tratta di un problema culturale, bensì di Fede. Gesù diceva: "Ma quando il Figlio dell'uomo tornerà troverà ancora fede sulla terra?".
La Fede è Dio.
Troverà ancora il Cristo lo Spirito Santo nelle anime? Troverà ancora lo Spirito di Verità? A ben vedere tanti avvenimenti, specialmente nella Santa Chiesa ci sarebbe da rattristarsi, ma poi due considerazioni:
1) Il Dio della Bibbia per Donare le cose più belle Chiede, e questa pedagogia è infinitamente bella in quanto moltiplica il bene e i meriti.
2) La domanda è prima di tutto personale, e in noi possiamo cambiare tutto, dare a Gesù quello che chiede, ci ha dato regalità per cambiare noi stessi, convertirci e santificarci, traendo le forze dal Suo Sangue. Il resto verrà in conseguenza di questi due punti. Perchè quando Dio Chiede è perchè vuole Donare, e se ci chiede tanto il Suo Dono sarà 1000 volte più delle nostre aspettative. Basta avere Fede.
 

25 luglio 2017

Un Campari con... Aurelio Porfiri. Due libri fra musica e attualità

Abbiamo incontrato Aurelio Porfiri, compositore di musica sacra e scrittore, reduce da due esperienze editoriali molto interessanti. Per conoscerlo meglio rimandiamo anche al sito aurelioporfiri.com.

Ha appena pubblicato due volumi, che ci può dire al riguardo?
Il primo dei due si chiama "Les deux chemins" (acquistabile qui), scritto in francese con il musicologo Jacques Viret, protestante. È un viaggio musicologico alle radici di quello che la musica è e significa. Il secondo si chiama "Oceano di fuoco", una serie di commenti ad alcune frasi del grande Divo Barsotti (acquistabile qui). Un libro che consiglio per chi vuole dare una boccata d'aria nell'asfissiante atmosfera del politically correct.

In che senso asfissiante?
Lo è in tutta la società, oramai la Chiesa è solo un cascame della decadenza della civiltà occidentale. Assistiamo alla denigrazione dell'umano, all'avvilimento del maschile, all'esaltazione dell'ambiguo.

Le sue posizioni sono spesso sembrate al di fuori di certe divisioni tra progressisti e conservatori...
Io sono per la verità essenziale. Sono un peccatore, ho le mie mancanze, proprio per questo ho bisogno di una Chiesa forte, identitaria. Credo nell'identità, credo che per rispettare le identità degli altri bisogna prima amare la propria, ama il prossimo tuo come te stesso. Prima ama te stesso, quello che sei veramente e non quello che un errato senso di autodeterminazione ti fa pensare di essere.
Per quello che riguarda conservatori e progressisti, il marcio purtroppo alberga da entrambi le parti. Ho conosciuto farabutti sia tra i seguaci di un versante che tra quelli dell'altro. Nessuna differenza. La differenza viene dalla consistenza di verità che esiste in certe posizioni piuttosto che in altre, una verità che precede e supera l'indegnità delle persone e, grazie a Dio, da loro non dipende.

Lei sembra avere posizioni forti verso la Chiesa attuale...
Io non penso che Papa Francesco sia la causa di tutti i mali, i mali vengono da lontano. Ma le cure sono state come quelle di dare ad uno con la cirrosi epatica più liquori. A Joseph Ratzinger viene attribuita questa frase: "La Chiesa sta divenendo per molti l'ostacolo principale alla fede. Non riescono più a vedere in essa altro che l'ambizione umana del potere, il piccolo teatro di uomini che, con la loro pretesa di amministrare il cristianesimo ufficiale, sembrano per lo più ostacolare il vero spirito del cristianesimo". Non è forse vero? Se la Chiesa diviene un ostacolo alla fede, meglio tenersi la fede e frequentarla il minimo indispensabile.

In effetti è forte...
Un famoso scrittore cattolico ha detto: se vuoi rimanere cattolico, non frequentare troppo gli ambienti cattolici.

Nel suo libro "Les deux chemins" lei suggerisce che dopo il Rinascimento ci sia stato un decadimento spirituale nella musica...
Spirituale, si badi bene, non artistico. Chi può negare i capolavori musicali nel Barocco, nel Classicismo e via dicendo? Ma nel Rinascimento si sono toccate vette di spiritualità per me insuperate.

Eppure era un epoca in cui la Chiesa aveva la fama di essere gaudente...
E meno male! Sono arrivato ad apprezzare chi non si nasconde dietro i propri peccati in confronto alla finta purezza che va tanto di moda. Se peccavano sapevano anche che avevano bisogno di misericordia e facevano le Chiese belle, ricche di bellezza di ogni tipo. La vera arte nasce da un cuore autenticamente contrito. Oggi la Chiesa è virtuosa? Quando passo a via di Montesanto, entro nella chiesa degli Spagnoli e prego sulla tomba di Alessandro VI, che in materia di fede, a quanto dicono gli storici, fu esemplare. Gli dico: tu che fosti peccatore, insegna ad un altro peccatore a non dare un altro nome al suo peccato. L'ho preso in simpatia.

Quindi lasciavano sempre aperta una porta al bene, proprio perché avevano il senso del loro peccato...
Geminello Alvi in un suo libro dice: "Il Bene salva chiunque gli si affidi; il Male invece perde anche chi solo lo sfiori". E il male, come ci insegna Papa Francesco, è la corruzione, è quella di imporre pesi che non si riescono a portare. Uno dei mali più grandi è la bruttezza.

Ce ne è tanta...
Cito sempre un passaggio da un libro di Marcello Veneziani: "Il guaio è che la bellezza sta, invece il brutto avanza, si muove, parla, fa. La bellezza è inerte, passiva, inerme, mentre il brutto avanza, incede, si agita. La bellezza è un retaggio, un lignaggio, a volte una rovina, comunque declinata al passato o sperduta nell’antico, mentre la bruttezza è un linguaggio, un modo di fare, di intendere e di volere, tra la tecnica e l’amministrazione". Questo è il problema, gli alfieri della bruttezza hanno più mezzi.

Lei ha rilasciato pochi giorni fa un'intervista a La Fede Quotidiana sulla musica sacra, che è stata molto commentata sui social...
Ho sperimentato ancora la tolleranza di coloro che sventolano la bandiera della misericordia. Non cambio idea. Non sono un fanatico, conosco la musica leggera, l'ascoltavo da adolescente, non ho nulla con questo genere di musica. Ho composto due Musicals in cui usavo stili musicali vicini alla sensibilità mondana dei giovani. Ma so distinguere e non userei mai anche i miei pezzi "leggeri" più riusciti per la Messa. Mi hanno attaccato sugli strumenti musicali, sulla chitarra. Rispetto le opinioni degli altri quando sono esposte con garbo. Se non lo sono, ci sono leggi che proteggono dalla diffamazione.
 

16 luglio 2017

#NoViaLutero. Un Campari con... il Comitato bergamasco

In merito alla spinosa questione dell'intitolazione di una via a Martin Lutero a Bergamo, si è costituito un comitato che, tenuto conto dei gravi limiti del personaggio in questione, sta esprimendo una forte contrarietà. I promotori hanno già raccolto molte adesioni. Abbiamo intervistato il portavoce Lorenzo Vitali.
Per aderire->Citizengo

1. Bergamo vogliono intitolare una via a Martin Lutero. Voi siete contrari in un’ottica laica o religiosa?
Coerentemente – e forse un po’ provocatoriamente – iniziamo con una domanda dal sapore smaccatamente luterano! [ride] Da Cattolico non posso parlare di una «ottica laica» contrapposta ad una «ottica religiosa», perché l’uomo è una realtà unica ed inscindibile, e come tale va giudicato. È invece una argomentazione tipica della dottrina luterana quella di separare la ragione dalla fede.
La nostra campagna ha l’obiettivo di difendere la verità morale, umana e reale, cioè di ristabilire la verità storica integrale, in quella unità che il Luteranesimo ha disconosciuto: Martin Lutero è un personaggio storico che non si può indicare come modello.
Da Cattolico ritengo che la fede non sia un «sentimento» che isola le persone – come afferma, invece, il Luteranesimo – ma una Verità data da una realtà che unisce i fedeli. Il nostro obiettivo, con questa campagna, è il ristabilimento della Verità storica e dottrinale, evidenziando l’indegnità del personaggio storico nei suoi comportamenti, nei suoi scritti, nei suoi insegnamenti e nelle conseguenze della sua predicazione.
Penso alle conseguenze, ad esempio, della negazione del libero arbitrio e della responsabilità, che oggi sta dispiegando i suoi più tragici effetti, giungendo a negare la libertà dell’uomo. O ancora la negazione della possibilità di miglioramento dell’uomo dalla sua condizione, dalla quale può risollevarsi grazie al libero arbitrio. E la definitiva rottura dell’οἰκουμένη, l’ecumene, dell’unità morale, spirituale e liturgica dei popoli europei, con la creazione di vere e proprie «chiese di Stato», che hanno consegnato la Chiesa ai poteri del tempo, iniziando e giustificando la subordinazione del potere spirituale al potere temporale e dando il via alle guerre di religione.
Ecco, con la nostra azione di informazione e di sensibilizzazione, noi desideriamo semplicemente servire la Verità, che non è né laica né religiosa.

2 Si possono brevemente spiegare i motivi della contrarietà?
Come lei ben sa, chiedere ad un avvocato di essere breve e sintetico è un atto di estremo coraggio… [sorride]
Il testo della lettera inviata al Sindaco di Bergamo ed al Presidente del Consiglio comunale è molto circostanziata e contiene – sia pur per sommi capi – molti degli elementi storici sulla base dei quali, inequivocabilmente, non è possibile indicare il personaggio Martin Lutero quale esempio per i cittadini.
Mi permetta, però, alcune considerazioni. Innanzitutto la critica non è rivolta né alla religione luterana né ai fedeli luterani, ma all’uomo, alla figura storica, al suo pensiero, ai suoi gesti ed alle conseguenze dei suoi insegnamenti. La proposta approvata dal Consiglio comunale, infatti, non è di intitolare una via alla «Riforma luterana» (che, da Cattolico, non posso che considerare un’eresia, anzi «la somma di tutte le eresie», come insegna San Pio X) o ai «Cittadini luterani», ma a «Martin Lutero»: solo su di lui – ripeto – si concentrano la nostre osservazioni.
Inoltre le critiche mosse nella lettera – poi ripresa nella petizione – non si fondano su sentimenti personali, ma su documenti condivisi dalla comunità scientifica: le opere autografe di Lutero e gli studi di eminentissimi storici (peraltro, nel caso specifico, tutti luterani). Abbiamo riportato fedelmente studi e documenti storici e volutamente non ci siamo soffermati – né abbiamo fatto cenno – ad elementi sui quali gli storici ancora non concordano del tutto (l’esempio più noto è sulle circostanze della morte) o afferenti alla sfera più intima.
Di Martin Lutero si può certo affermare – senza possibilità di smentita – che fosse un omicida, un guerrafondaio, un antisemita, un violento, un uomo dedito ai vizi, un bestemmiatore, e di tutto ciò impenitente fino all’esalazione dell’ultimo respiro. E non dimentichiamo le conseguenze devastanti della sua predicazioni sulla politica europea: il Luteranesimo ha rappresentato l’inizio della «rivoluzione» morale, sociale, politica ed antropologica che sta giungendo ora alle sue estreme – e speriamo ultime – conseguenze.

3. Secondo voi, la recente infatuazione per Lutero è un cedimento culturale?
È evidente che ci sia un problema di cedimento culturale che va avanti da tre/quattrocento anni: nella società e nella Chiesa c’è un avanzamento del pensiero luterano! Così come la didattica scolastica è improntata quasi esclusivamente sulle ideologie marxiste e luterane, le quali hanno monopolizzato la manualistica ed estinto la visione critica dei docenti e dei discenti. Ecco perché credo che l’approvazione della proposta da parte del Consiglio comunale di Bergamo – all’unanimità! – sia essenzialmente frutto di ignoranza storica: ignoranza pur sempre colpevole.
Sul punto mi piace ricordare le parole con le quali il Beato Papa Paolo VI (un Papa che certo non si può tacciare di integralismo religioso né di tradizionalismo bigotto!) si confidò all’amico filosofo Jean Guitton l’8 settembre 1977, pochi mesi prima di ritornare al Padre: « C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo della Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di san Luca: “Quando il Figlio dell'Uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla Terra?”. Capita che escano dei libri in cui la fede è in ritirata su punti importanti, che gli episcopati tacciano, che non si trovino strani questi libri. Questo, secondo me, è strano. Rileggo talvolta il Vangelo della fine dei tempi e constato che in questo momento emergono alcuni segni di questa fine. Siamo prossimi alla fine? Questo non lo sapremo mai. Occorre tenersi sempre pronti, ma tutto può durare ancora molto a lungo. Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia ».
È peraltro indubbio che, oggi, il mondo luterano sia in costante declino ed i Paesi protestanti stiano perdendo la fede e, con essa, i capisaldi ed i riferimenti antropologici (la vicenda più recente della famiglia Gard, cattolica, ne è solo l’ultimo esempio).

4. Quante persone si sono già associate alla vostra presa di posizione?
In questa società di eterna festa (in cui tutto è bello e tutto è facile), è meraviglioso e confortante scoprire che vi sono ancora persone che – di fronte all’unanimismo del «pensiero unico dominante» – si fermano a pensare e creano una reazione popolare, si impegnano e ci mettono la volontà.
Un grande maestro, alcuni anni fa, insegnava che in una situazione di post-peccato come quella umana, già il combattere è una vittoria: una vittoria contro la paura, contro la ritrosia; il combattere è una elevazione: la battaglia è sulla Verità, non sui numeri.
E forti della certezza della Verità abbiamo deciso di iniziare questa campagna culturale di sensibilizzazione.
In pochi giorni ne abbiamo messo per iscritto le motivazioni, abbiamo creato una pagina su Facebook e domenica scorsa [9 luglio 2017] abbiamo provato a raccogliere le firme con un banchetto: pressoché tutte le persone incontrate, brevemente informate dell’iniziativa, non solo vi hanno aderito, ma a loro volta hanno richiesto il materiale (tutto prodotto e stampato con la buona volontà) da far firmare ad amici e parenti. Il giorno dopo abbiamo provato a caricare on-line la petizione e, già nelle prime ore, solo attraverso il passaparola, abbiamo raccolto centinaia di adesioni.
Ora pensiamo a continuare la nostra opera di sensibilizzazione culturale a servizio della Verità: la raccolta delle firme prosegue per tutta l’estate e in autunno non escludiamo di organizzare una conferenza sul tema (probabilmente la prima non celebrativa dell’eresia luterana nella nostra provincia).
 

29 giugno 2017

Un Campari con... Federico Iadicicco

Federico Iadicicco è responsabile del dipartimento vita e famiglia di Fratelli d'Italia, il partito presieduto da Giorgia Meloni. Recentemente è stato fra gli organizzatori di un convegno che si è tenuto a Todi, il cui argomento è stato "Famiglia: welfare d'Italia". Per questo ci siamo bevuti un campari con lui, per vederci chiaro.


Sei cattolico e fai parte di un partito identitario. Come coniughi questi due orientamenti, in un panorama politico che in Italia ha sempre visto i cattolici schierati da tutt'altra parte?

Ci tengo a precisare che non amo l’utilizzo della parola cattolico per identificare una categoria politica. Cattolico è colui che ha avuto un incontro personale con Cristo in virtù del quale ha iniziato un cammino di conversione vissuto nella comunità ecclesiale che dura tutta una vita. In virtù di quanto ricevuto sente la necessità di dare testimonianza della sua fede. In quest’ottica ogni cristiano può, se sente tale vocazione, impegnarsi coerentemente nella e per la polis. Molti abusano ed hanno abusato dell’aggettivo cattolico nel vestire una casacca partitica pensando che questo tornasse utile, ritengo questa strumentalizzazione non solo inutile ma dannosa.
La questione politica centrale è comprendere che ci troviamo ad un bivio decisivo, allo spartiacque della civiltà, da una parte c’è un modello di sviluppo che ha fallito, che ha messo al centro il denaro, il consumismo e l’edonismo, distruggendo l’antropologia di cui siamo portatori, questo ha prodotto e produce aberrazioni come l’eutanasia, l’utero in affitto, l’aborto, la distruzione della famiglia e conseguentemente la disgregazione sociale e la devastazione economica. Il capitalismo per come lo abbiamo conosciuto è fallito trasformando l’economia mondiale in un oligopolio planetario questo è sia causa che conseguenza della distruzione dell’umano e con esso del creato e dell’organizzazione sociale: se si nega la centralità dell’uomo nella sua naturale relazione con Dio si declina inesorabilmente verso la fine.
Le forze identitarie, popolari e conservatrici mi sembrano più avanti nella capacità di fotografare la deriva che ho descritto sopra e sono al lavoro per provare ad offrire un nuovo modello di sviluppo che rimetta al centro la persona. I nostri padri nel definire se stessi usarono il termine antropos che vuol dire “colui che ha lo sguardo rivolto al Cielo”, il mio impegno in politica è volto alla ricerca ed aggregazione di tutti coloro che condividono questa prospettiva, se sia una proposta cattolica lo lascio giudicare agli altri.

Molti che hanno costruito le loro carriere sul fatto di essere "politici cattolici", sugli argomenti chiave dell'impegno cattolico spesso hanno tradito ogni aspettativa. Fratelli d'Italia come si sta comportando?
 
Ho sentito molte chiacchiere e vedo tutti i giorni straparlare su questi temi, Fratelli d’Italia ha votato contro tutti i provvedimenti parlamentari volti a “negoziare” i principi non negoziabili ed è in prima linea contro il gender, la distruzione della famiglia e la violazione della dignità della vita umana dal concepimento al fine naturale.
Non potrebbe che essere così, se Fratelli d’Italia dovesse decidere di “tradire” queste posizioni tradirebbe la sua storia politica, ossia quella di una comunità politica che da sempre è schierata chiaramente ed inequivocabilmente su queste battaglie antropologiche. A quelli che hanno la memoria corta ricordo che le prime iniziative contro i PACS ed i DICO le facemmo noi con l’allora Azione Giovani addirittura prima del primo family day! Mi sento di aggiungere che se il mio partito cambiasse opinione su questi temi io non ne sarei più il responsabile del dipartimento vita e famiglia.

Come ti poni sullo Ius Soli? Cosa vorresti dire alla CEI?

La legge in discussione si poggia su argomentazioni discutibili ed estremamente faziose, credo sia l’ennesima operazione ideologica di questa legislatura voluta da chi non sa dare risposte concrete alla crisi ed al disagio che colpisce in primo luogo il ceto medio impoverito e preferisce trovare consenso introducendo leggi dal vago sapore ideologico ma dalla sostanziale estraneità alla realtà, al vissuto quotidiano degli italiani.
Se può avere un senso discutere della revisione di una legge, essendo mutate le condizioni, non ha senso farlo smantellando quello che funzionava per introdurre norme confuse ed incomprensibili. Si potevano ridurre i tempi per avanzare richiesta di cittadinanza, si poteva ridurre la farraginosa e copiosa macchina burocratica ma questo pasticcio si doveva evitare. Si è arrivati all’assurdo che un genitore chiede la cittadinanza per il figlio che però al diciottesimo anno di età e nei due anni successivi può rifiutarla smentendo quanto voluto in precedenza.
Tanto vale lasciare che si decida con la maggiore età! Contesto poi due affermazioni di fondo, la prima che la cittadinanza serva ad agevolare l’integrazione, è semmai vero il contrario, ossia che la cittadinanza dovrebbe attestare, nel limite del possibile, l’avvenuta integrazione. Il secondo assunto paradossale è che la cittadinanza serva per compensare il calo demografico. Affermazione falsa perché le statistiche ci dicono che in tendenza anche gli stranieri fanno meno figli quando si integrano nella nostra società.
Questo apre ulteriori considerazioni. Non sarebbe meglio promuovere culturalmente e con politiche attive il valore della vita, l’importanza della natalità, la necessità di fare figli? Non sarebbe meglio difendere e valorizzare la nostra cultura e la nostra civiltà, le nostre radici cristiane? A chi dalla Conferenza episcopale è intervenuto a gamba tesa pongo solo queste domande. Con un’ultima, amara considerazione, siamo certamente tutti uomini, quindi fallibili, mi preoccupo e assai però, quando, anche in ambito ecclesiale, vedo il sopravanzare di pericolose strutture di pensiero ideologiche.

Quali sono le proposte emerse dal convegno di Todi?

Da Todi credo possa venire un impulso forte al rilancio delle politiche familiari, un lavoro da poter svolgere con tutte le associazioni impegnate attivamente. L’idea di fondo è quella di mettere la famiglia al centro del sistema di welfare superando l’approccio classico che la vede come soggetto passivo.
Non è la Famiglia che ha bisogno dello Stato ma la comunità nazionale che ha bisogno della Famiglia quale comunità prima e fondativa della società. Abbiamo elaborato alcune proposte di partenza che si dipanano su tre filoni, fiscale, lavoro e sostegno alla maternità. Per le politiche fiscali vogliamo aprire un tavolo permanente con associazioni ed esperti per costruire il crono programma necessario per passare dalla tassazione dei redditi della persona a quelli del nucleo familiare, nelle more di questo processo intendiamo rendere proporzionale l’aumento dell’assegno familiare all’aumentare del numero di figli.
La seconda proposta è quella di portare fuori campo iva i beni della prima infanzia. Intendiamo poi proporre un patto alle imprese, da una parte ci impegnamo a rendere conveniente assumere le future mamme coprendo la maternità al 100% e decontribuendo totalmente le assunzioni per sostituzione di maternità, dall’altro chiediamo alle aziende di investire in welfare aziendale.
Prevediamo anche l’innalzamento della copertura del congedo parentale fino all’80% della retribuzione. L’ultima proposta per il sostegno diretto alla maternità è un assegno di 400 euro mensili da erogare nei primi tre anni di vita del bambino per le famiglie sotto una determinata fascia di reddito del nucleo da calcolare in base all’ISEE(famiglie povere). L’abbiamo chiamato reddito per l’infanzia come risposta concreta alla demagogia grillina. A noi, ai nostri figli, non serve un reddito di cittadinanza, uno “strapuntino” per sopravvivere senza disturbare il manovratore, per noi il lavoro ha e genera una dignità intrinseca che va oltre la mera remunerazione, è la dignità che nasce nel dare il proprio personale contributo al bene comune.

Dopo il cambio di scenario in Francia, c'è un futuro per i partiti identitari?

La mia personale convinzione è che i partiti identitari hanno e avranno una capacità di crescita e di diffusione se sanno e sapranno incarnare e rappresentare in profondità il sentimento del popolo al quale si rivolgono.
Non basta cavalcare il malcontento o mostrare avversione verso un modello di sviluppo e determinate centrali di potere, serve offrire una proposta politica, una visione, che sappiano declinare un nuovo modello che incarni in profondità il sentimento identitario dei popoli di cui si vuole essere rappresentanti.
Occorre offrire all’Europa ed al mondo una “elite di popolo”, formata, organizzata, capace, non solo di frenare l’avanzata della élite monetarista e mondialista, ma soprattutto consapevole della necessità di offrire risposte politiche di lungo periodo per uscire dal declino del capitalismo affermando, una nuova economia solidale, fondata su di una ritrovata centralità della persona. L’Italia potrebbe diventare il laboratorio di questa opportunità con lo sviluppo e la crescita di un “sovranismo di governo”.
 

21 dicembre 2016

Un Campari con... Giovanni Gasparro


a cura di Alessandro Rico

Giovanni Gasparro è nato a Bari, ha studiato al liceo artistico ‘De Nittis’, si è diplomato nel 2007 all’Accademia di belle arti di Roma in pittura. Di lui Vittorio Sgarbi dice "giovane valentissimo con una carica di passione e di vitalità che lo ha portato a dipingere 18 pale, prove di un impegno formidabile. Per San Giuseppe Artigiano la scelta di un autore figurativo è la prova di una visione liturgica ed estetica in ordine agli scritti di Papa Benedetto XVI che indicano in modo molto chiaro quale debba essere la funzione delle opere d’arte in una chiesa: una funzione eminentemente liturgica". Incuriositi dal fatto che esista un artista sacro contemporaneo, lo abbiamo intervistato.

Esordiamo chiedendoti non, banalmente, cosa è per te l’arte, ma cosa è oggettivamente l’arte.

L'arte è una delle manifestazioni più nobili che distingue l'uomo dalla bestia. È l'insieme codificato di tutte le capacità creative che esprimono la natura del pensiero in forme visibili, sonore, performative e testimoniano l'essenza del tempo in cui sono state concepite. Non a caso l'immagine di un "fondo oro" rimanda inevitabilmente ad un contesto di Sancta Dei Civitas medioevale italiana, tanto quanto la musica di Offenbach è prepotentemente identitaria e diviene paradigma perfetto della società francese della fine XIX secolo. L'evoluzione del pensiero critico che ha declinato il senso di tèchne, ovvero il complesso di regole e codici atti a rappresentare un dato naturale e realistico, in una creazione che sia l'espressione originale dell'artista, è alla base della concezione attuale delle arti e dell'evoluzione del concetto del "bello", nelle sue differenti teorizzazioni ed espressioni estetiche, così difformi a seconda dei contesti spazio-temporali.   

Perché nell’era contemporanea l’arte è così decaduta?

Il decadimento estetico contemporaneo è connaturato con il decadimento morale ed il rinnegamento di Dio, perpetrato in forme embrionali sin dal XVI secolo, ed evolvendo nel pensiero di Lutero e Calvino, Diderot e Voltaire, Kant ed Hegel, sino alle forme più abominevoli e triviali della nostra età.    
Il "bello" per come lo concepiscono ancora gli spiriti nobili, è l'espressione dello splendore del vero e del bene. San Tommaso d’Aquino, nel solco del pensiero aristotelico, intuisce che ciò che è presente nell'intelletto è necessariamente percepito sensorialmente, in prima istanza. A differenza degli animali, l'uomo è in grado di saggiare le delizie della bellezza, riconducendole ad un senso più alto, ovvero a Dio.  Nella Summa Theologiae identifica il bello come la sintesi di vero e di bene. Verum, bonum, pulchrum, verità, bene e bellezza. Questi sono i caratteri costitutivi del Dio dei cattolici, inteso come Divina perfezione, e per l'appunto la somma di ogni bellezza, verità e bontà. Una società che rifiuta Dio, inevitabilmente, rifiuta la Bellezza più autentica, ed essendo l'arte l'espressione dell'epoca che la produce, oggi non si può che assistere a questo decadimento. Il sistema ideologico postmoderno, tanto quanto quello truffaldino di complicità fra critica e mercato dell'arte, hanno inaugurato la stagione del De Immundo, per dirla come Jean Clair. 
 
Nella maggior parte delle tue opere hai scelto di trattare il tema del sacro. È possibile, nell’era del secolarismo, produrre arte sacra, cioè dipinti e decorazioni che non abbiano solo un valore strumentale, ma assoluto?

L'arte dovrebbe avere sempre, in senso costitutivo, questo anelito all'assoluto. Dirò di più, oggi si evita persino la creazione di manufatti artistici che possano durare nel tempo perché concepiti con materiali effimeri. Si è scelto in modo programmatico di impedire ad essi di avere una durata temporale più estesa di qualche stagione. Non lasceremo molto ai posteri. In questo panorama desolato, partorito dopo lo spartiacque del ready-made di Marcel Duchamp, è ancora possibile produrre arte sacra. È un dovere morale. Posso certamente testimoniare le difficoltà di inserirsi in un sistema espositivo, mecenatizio, storico-critico, commerciale, ma in termini estetici ed intellettuali, con ricadute inevitabilmente spirituali, è doveroso sfidare il secolarismo imperante con una nuova stagione d'arte sacra. La avverto come una sorta di missione per scardinare il sistema. È la mia personale controrivoluzione. Va detto che per arte sacra si intende l'arte concepita per un contesto liturgico, quindi per le chiese, sicché va distinta dall'arte di ispirazione religiosa in senso lato. Ne consegue che le problematiche restano correlate alle richieste della committenza tanto quanto alla sensibilità delle maestranze artistiche.  

Nei tuoi quadri raffiguri i soggetti rappresentando diverse posture delle loro mani, quasi come in una fotografia scattata in movimento. Che cosa vuoi comunicare? Che ruolo hanno per te le mani nell’espressione artistica?

Le mani sono idealmente portatrici di un linguaggio non verbale, strumentale nella resa pittorica che si esprime per figure.
Nei miei dipinti sono ripetute in modo multiforme, rimandando idealmente ad antiche iconografie sacre del XV secolo, dalla Pietà di Lorenzo Monaco del 1404 e quella del Maestro della Madonna Strauss, entrambe nelle collezioni delle Gallerie dell’Accademia di Firenze, Il Cristo in Pietà nel pannello centrale del trittico di Domenico di Michelino al Musée des Beaux-Arts di Chambéry o il Cristo deriso fra san Domenico e la santa Vergine in meditazione della cella numero sette nel convento di San Marco a Firenze, opera ad affresco del Beato Angelico.
Molti storici dell'arte hanno evidenziato il legame estetico con il Futurismo. Se per Balla e Boccioni la moltiplicazione delle figure era puro esercizio ed analisi meccanica del movimento dei corpi, per la mia pittura, la frammentarietà e la moltiplicazione connotano una percezione spirituale diversificata più che una analisi fisica del movimento. I futuristi avevano il culto del progresso e della macchina. La mia latria è riservata a Dio. 

Della decadenza dell’arte contemporanea fa parte, purtroppo, anche l’arte sacra, spesso e volentieri con il consenso della Chiesa stessa, che autorizza la realizzazione di edifici orrendi, o impiega arredi e oggetti sgraziati e dozzinali. Quali sono le cause di questa involuzione? Il Concilio Vaticano II ha una responsabilità?

La Chiesa cattolica, negli ultimi cinquant'anni, si è mondanizzata in modo preoccupante. Come appena detto, se l'arte è l'espressione e la proposizione figurata della cultura della società che l'ha generata, l'arte sacra è la traslazione in figura della Chiesa che l'ha commissionata. Quello che sperimentiamo in modo tangibile, in questi ultimi decenni, è un progressivo processo di protestantizzazione in campo dottrinale, liturgico, pastorale. La deriva ecumenico-sincretista, l'incredulità malcelata riguardo la Presenza reale del Corpo e Sangue di Cristo nelle Sacre Specie, davanti alle quali non ci si inginocchia più, si traduce chiaramente nelle nuove forme artistiche e negli "adeguamenti liturgici" scellerati seguiti alla riforma liturgica di Paolo VI e Bugnini, rei di aver snaturato centinaia di presbitèri e altari antichi, sacrificato balaustre ed inginocchiatoi.
Le architetture tradiscono una chiara volontà di protestantizzare il culto e la liturgia cattolica. In numerose chiese dove si è proceduto con adeguamenti liturgici o in quelle costruite negli ultimi anni, soprattutto in area belga, tedesca ed austriaca, ma ormai anche in Francia, Italia (chiesa di San Fedele a Milano, chiesa del "monastero" di Bose) e Spagna, gli altari sono posti al centro, sottendendo un concetto luterano di "sacerdozio universale". L'altare assume la foggia di tavolo perché non è più concepito come ara sacrificale per il sacrificio incruento di Cristo che si rinnova nella Santa Messa. Diviene una mensa per la cena, nell'accezione analoga a quella del porcus saxoniae. Nelle arti figurative, la Chiesa ha sposato l'aniconismo più estremo, spogliando le cappelle delle immagini che in passato avevano anche una funzione chiaramente didattica e catechetica, traducendo in figura le Verità rivelate dei Testi sacri. La biblia pauperum ha lasciato il posto a Croci senza il Santo Corpo di Nostro Signore. Eppure la Chiesa cattolica, sin dal secondo Concilio di Nicea, nel 787 d.C., ha inteso ribadire che le immagini sacre sono elementi irrinunciabili della devozione, non certamente come oggetto del culto (latria), ma come strumento di ausilio ad essa. Lo hanno ribadito numerosi santi e romani Pontefici. La stessa incarnazione di Nostro Signore legittima la riproposizione visibile, in forme d'arte, della Sua immagine. Il Cattolicesimo è l'unica religione monoteista che ha un marcato senso iconico, a contrario dell'Ebraismo e dell'Islam e delle varie sette ereticali protestanti. Per questo siamo debitori verso il Cattolicesimo, altrimenti non avremmo avuto né Ghiberti, né Michelangelo né Francesco Solimena.    
Le arti sacre sono sempre state un valido strumento di proselitismo, per la salvezza delle anime, ispirando un autentico sensu fidei. Capirà che da quando lo stesso concetto di proselitismo è stato derubricato, tacciandolo addirittura di essere "il veleno più forte verso l'ecumenismo", dalle più alte gerarchie cattoliche, che senso mai potrà avere l'arte sacra se non quello di diventare arredo alla stregua del design? L'arte cattolica, come le Verità rivelate, dovranno essere sacrificate al nuovo culto sincretista, lodato dai poteri forti.
Il Concilio Vaticano II, pur essendo un concilio pastorale e non dogmatico, ha assunto, nella mentalità del clero attuale, i connotati di un superdogma che azzera tutto il Magistero e la Tradizione. Chiaramente, non ha suggerito esplicitamente di rinnegare le forme artistiche del passato per convertirle nelle attuali soluzioni controverse. Ad ogni modo ha numerose responsabilità intrinseche, sia come evento storico che nei contenuti dei documenti prodotti. Nei testi conciliari, i cenni alle questioni artistiche ed iconografiche sono esigui, ma come la gran parte delle costituzioni e degli altri documenti partoriti nell'assise, il linguaggio è ambiguo, demandando a terzi le responsabilità delle scelte da operare. I pronunciamenti immediatamente precedenti di San Pio X, Pio XI e Pio XII, riguardo le arti e la musica sacra, mostrano chiaramente che il problema del Vaticano II è riferibile al linguaggio non definitorio, più che ad un'annosa questione ermeneutica. Se un pronunciamento non intende definire, lascia inevitabilmente spazio all'arbitrio, generando l'anarchia. I risultati in termini estetici sono sotto gli occhi di tutti. Persino le frange moderniste, all'interno della Chiesa, si mostrano perplesse dinanzi allo scempio di certe architetture o cicli decorativi. Dai frutti valutiamo gli intenti primigeni conciliari.   
Nella contemporaneità, molte forme d'arte sacra hanno assunto valenze gnostiche, al pari di certe teologie osannate da stampa, università, editoria, omelietica e catechesi parrocchiali sedicenti cattoliche. Ovviamente l'arte sacra può evolvere in senso iconografico e stilistico. I secoli passati hanno sedimentato opere d'arte sacra notevolmente diverse. Il Cattolicesimo non ha imposto la fissità iconografica dell'oriente ortodosso che produce ancora oggi icone aderenti ai caratteri formali dei primi secoli. Nella storia dell'arte sacra cattolica c'è evoluzione stilistica ma senza rinunciare alle prerogative formali iconiche che facilitino l'azione cultuale, le esigenze catechetiche e l'adesione alle sacre scritture. Oggi gli artisti sono abbandonati ad un culto autoreferenziale della propria arte, a cui le esigenze del sacro debbano soggiacere. La committenza ecclesiastica, ridestatasi iconoclasta o al massimo filo-bizantina (le icone moderne appaiono ormai in ogni chiesa), appare lassista, talvolta per ignoranza o senso di inferiorità verso gli artisti (in seminario non si studiano più queste discipline), in altri casi per non apparire arroccata su posizioni rigide. Il più delle volte disattende al proprio compito di guida, ahimè, per malafede. Ringraziando il Signore, non mancano sacerdoti e vescovi ancora virtuosi per Fede e cultura.  

Qual è la funzione della bellezza nella liturgia? C’è la speranza che il rito torni a essere bello e non sciatto, disordinato, popolato di schitarrate e cori stonati?

San Giovanni Maria Vianney, patrono e modello dei sacerdoti, come San Carlo Borromeo e San Pio da Pietrelcina, sceglievano i vasi sacri ed i paramenti più belli e preziosi da usare nella liturgia, pur vivendo, in privato, volutamente, ai limiti dell'indigenza,  perché erano coscienti che questo fosse giusto come atto di lode a Dio, nel momento più sacro, del Sacrificio eucaristico.  Allo stesso modo, questa scelta appariva loro come uno strumento di elevazione spirituale per i fedeli, perché enfatizzava l'importanza e la sacralità dell'atto compiuto sull'altare, aiutandoli a comprendere questioni dogmatiche più complesse da intuire.
La sciatteria ed il pressapochismo che accompagnano le liturgie postconciliari, sono al limite della blasfemia perché sottendono un diniego sostanziale del Sacramento che si celebra.  
Questo fenomeno estraneo alla Tradizione bimillenaria della Chiesa è conosciuto come Pauperismo, l'antica eresia condannata sin dai tempi dalla Chiesa dei Santi Apostoli e persino da quel San Francesco d'Assisi che imponeva, nella Regola ad uso dei frati, di usare "calici e pissidi preziose" per custodire le Sacre Specie. Cosa direbbe oggi il santo umbro dei tabernacoli costruiti nelle forme più improbabili o delle pissidi in terracotta e legno? Cosa potrebbe pensare dei paramenti dozzinali e dei bicchieri di plastica usati come pissidi nelle Messe, alla presenza di Papa Francesco, celebrate per la Giornata Mondiale della Gioventù a Rio de Janeiro, lui che faceva ricamare i paramenti in filo d'oro dalle clarisse?
Ad ogni modo, sbaglierebbero quanti volessero individuare nel periodo dell'attuale pontificato, l'unica nota dolente in termini dottrinali piuttosto che liturgici.
La deriva attuale è il naturale punto d'approdo di un percorso di secolarizzazione della Chiesa, che ha avuto come imput epocale proprio il Concilio Vaticano II (serpeggiando clandestinamente anche prima del Concilio, nelle frange moderniste) e si è sviluppato a fasi alterne, con note più o meno dolenti, durante tutti i pontificati post-conciliari.
Lex orandi, lex credendi. Se è vero che il modo in cui preghiamo tradisce ed estrinseca quello in cui crediamo, la nostra Fede dev'essere diventata alquanto carnascialesca.
Personalmente, ho riscoperto una devozione più autentica proprio da quando ho cercato una liturgia che fosse un ausilio all'orazione. Nel panorama attuale, fortemente diversificato, in cui ogni sacerdote inventa azioni liturgiche arbitrarie, ho scoperto nel santo rigore del Messale di San Pio V, una fonte inesauribile per appagare questo mio afflato trascendente. Il Vetus Ordo Missae, in latino, mai abrogato dalla Chiesa Cattolica, purtroppo pesantemente osteggiato e vilipeso con l'avvento della Messa di Paolo VI, ha ridestato la Fede di moltissimi cattolici, perlopiù giovani, dal 2007, anno del Motu Proprio Summorum Pontificum, con cui Benedetto XVI ribadì la legittimità all'antico rito.
Evito digressioni in ambito musicale perché non mi competono, ma ovviamente, la questione è sostanzialmente analoga a quella del decadimento delle arti figurative. Se per Aristotele, ne La politica, "Talune forme di musica rendono ignobili", a maggior ragione durante la Santa Messa, da quando si è abbandonato il repertorio sublime del gregoriano e della polifonia, come l'uso dell'organo, così intrinsecamente aderenti al Messale di San Pio V, lo scadimento nella trivialità delle canzonette di derivazione pop non poteva che giungere al suo livello più infimo.
 

22 novembre 2016

Un Campari con... Susanna Manzin


In preparazione alle abbuffate natalizie e consapevoli dei benefici che il mangiar bene apporta alle attività umane, spirituali e non (basti pensare alla teologia "wurstel e crauti" tedesca...), abbiamo intervistato Susanna Manzin, scrittrice e curatrice del blog "Pane e focolare", dedicato proprio al rapporto tra cibo e cultura cattolica (ma non solo), per una gustosissima chiacchierata. 

Il suo blog (dal quale è nato un libro che uscirà a gennaio) tratta della "cultura della tavola orientata alla bellezza e alla valorizzazione dei valori familiari e sociali connessi con il mondo del cibo e del vino". Può spiegarci meglio il contributo del cattolicesimo a questa cultura?


Una domanda così, posta da un blog che si chiama “Campari e De Maistre”, è davvero intrigante! Se i cattolici hanno un rapporto gioioso e piacevole con il cibo, non è un caso. Come ha detto Papa Francesco ad un’udienza del mercoledì, il cristianesimo ha a che fare con la convivialità. Non solo Gesù ha istituito a tavola il più grande sacramento, ma considerava i pasti un’occasione importante di incontro con il suo prossimo, un modo per entrare in confidenza e amicizia con le persone. Ci sono tanti episodi evangelici che vedono Gesù a tavola, al punto da essere giudicato con disprezzo “un mangione e un beone”. Sicuramente non era così, ma se attirava questo genere di commenti vuol dire che accoglieva volentieri gli inviti a pranzo. La sua vita, le sue parabole e l’Eucarestia hanno abituato culturalmente il popolo cattolico a vedere la tavola come momento non solo di nutrimento ma anche di cultura, di amore, di scambio di doni generosi. Mangiare insieme consolida la comunità, e lo ha ben intuito san Benedetto che ha descritto dettagliatamente nella sua Regola come si dovevano svolgere i pasti in refettorio. La cultura cattolica ha modellato l’Europa anche a tavola: ha bandito gli eccessi sregolati della tavola dell’antica Roma e dei barbari, insegnando un rapporto equilibrato con il cibo, misurato e orientato alla temperanza, sano per il corpo e per l’anima. Stare a tavola con la famiglia, gli amici o la propria comunità è considerato un rito, da vivere con attenzione e gioia, con senso della misura ma allo stesso tempo con cura dei dettagli, proprio come si fa con un rito sacro. Il risultato? Molti cibi di cui oggi godiamo hanno un’origine monastica oppure, se già esistevano, con il cristianesimo hanno raggiunto vertici di eccellenza: ad es. la birra, il vino, il formaggio grana, lo champagne. Sto parlando del cattolicesimo, perché laddove si è diffusa l’eresia protestante, questo sano ed equilibrato rapporto con la buona tavola, pieno di gioia e ricerca della bellezza e della qualità, ha trovato ostacolo nell’austerità puritana. Un motivo in più per vedere nella Chiesa Cattolica la fedeltà al messaggio evangelico.


Come sono nati i suoi due romanzi, "Il destino del fuco" e "Come salmoni in un torrente"? Si può dire che cercano di introdursi nel dibattito riguardante la famiglia?


“Il Destino del Fuco” (D’Ettoris Editori, 2014) è nato quasi per caso, riflettendo sulle sfide della fecondazione eterologa: immaginavo cosa dovessero provare i protagonisti di queste complesse vicende famigliari. Perché la vita non è fatta di teorie e dottrine, ma è fatta da persone concrete che quando prendono strade sbagliate rendono la vita più complicata, a volte più drammatica e devastante. Allora mi sono immaginata questa trama: c’è una donna, Marianna, felicemente sposata con Riccardo, ha due figli e gestisce con successo un agriturismo. Arrivano quattro ospiti, una madre single con una figlia e un padre divorziato con il figlio. All’improvviso si scopre che i ragazzi sono nati entrambi grazie alla fecondazione eterologa, da un donatore anonimo. Quando si scopre chi è questo padre biologico, tutti i personaggi rivelano la loro difficoltà e angoscia nel gestire una situazione così imprevedibile. Ho cominciato a scrivere, quasi per gioco, ed è nato il romanzo. Ho trovato un editore pieno di entusiasmo e (vi assicuro, io non pensavo che sarebbe andata così!) il libro ha avuto un’ottima accoglienza. L’invito da parte di molti lettori di scrivere ancora mi ha spronato a mettermi al lavoro e le vicende dei protagonisti del primo romanzo hanno trovato un seguito nel romanzo “Come salmoni in un torrente”, edito anch’esso da D’Ettoris Editori (ottobre 2016), che affronta altri temi delicati: in particolare il dramma dell’aborto e della sindrome post-abortiva, le sfide dell’adolescenza e le relazioni sentimentali complicate. Entrambi i romanzi parlano della famiglia e delle difficoltà che oggi deve affrontare, degli attacchi alla sua integrità, della debolezza della cultura incentrata sull’individualismo, sulla dittatura del desiderio e sul mancato rispetto della vita umana.

Mi sono resa conto che il romanzo ha un vantaggio, rispetto ad altre forme di comunicazione: un romanzo può riscuotere curiosità ed interesse in molte persone che non leggerebbero mai un saggio di bioetica o di dottrina sociale, che non hanno voglia di andare ad una conferenza o ad un convegno, né di leggere lunghi post su facebook, ma che sono disponibili ad una lettura leggera che si può fare sotto l’ombrellone o durante un viaggio in treno. Ho avuto lettori inaspettati, che sono rimasti toccati e hanno riflettuto, vedendo le problematiche della famiglia e della tutela della vita umana calate nel concreto dei drammi vissuti.

I due romanzi parlano di temi di estrema attualità, come l'aborto, il divorzio, la fecondazione artificiale, anche se si può notare come il personaggio principale sia il padre. Perché parlarne, dato che ormai la cultura attuale lo considera un soggetto di cui si può fare a meno?


Sì, c’è proprio una crisi della figura paterna e credo che molti problemi della nostra società siano causati anche dall’attacco al padre. Nel primo romanzo questo tema era centrale, sintetizzato dal titolo, un po’ emblematico. Il fuco è il maschio dell’ape domestica ed è assistito e alimentato abbondantemente dalle api operaie perché è indispensabile per la perpetuazione della specie. Ma muore subito dopo l’accoppiamento, proprio perché la sua funzione all’interno dell’alveare è soltanto quella di fecondare l’ape regina. Non serve ad altro. Per questo ho azzardato questo raffronto, assistendo al tentativo di eliminare il padre dalla società occidentale.  Un lungo processo rivoluzionario, dalla Rivoluzione protestante fino al Sessantotto, ha portato alla crisi del principio di autorità, fino al “vietato vietare” e al “non abbiamo bisogno di padri” della cultura sessantottina. La società dell’assenza del padre è la società dell’assenza della norma morale, con gravissime conseguenze sociali, familiari ed educative.

Nel secondo romanzo il ruolo paterno è affrontato anche presentando lo scandalo della legge 194 sull’aborto, che esclude il padre del bambino da ogni decisione a proposito dell’aborto. Anche in questo aspetto, si vede  la volontà di uccidere il padre, di eliminare questa figura dalla società.

Ci può parlare anche del ruolo della donna, incarnato nei due libri dalla figura di Marianna, la proprietaria dell'agriturismo? Ci può parlare anche del ruolo delle altre donne, come Alessandra, Anita o Caterina?


Ho cercato di creare personaggi concreti, realistici: nessun personaggio perfetto e nessuna figura completamente negativa. Certo, Marianna è una bella figura, incarna molti valori positivi, ma nel secondo romanzo subisce tentazioni e commette leggerezze, come purtroppo capita nella realtà anche ai migliori. Anita è in un certo senso l’opposto di Marianna: se questa ha costruito la sua casa sulla roccia di sani valori familiari, Anita ha rifiutato quelli che considera stereotipi superati e si è avventurata sulla strada della fecondazione eterologa per avere una figlia senza un partner. E’ una persona in crisi personale, ma è vittima di se stessa, delle sue scelte sbagliate. Alessandra è figlia della cultura della leggerezza esistenziale, ma sempre alla ricerca di un porto sicuro. Caterina è il medico che sostiene il principio di autodeterminazione della donna in modo ideologico. Ma una delle figure femminili che mi appassiona di più è sicuramente Greta, la giovane figlia di Anita, fragile e bisognosa di affetto. Il secondo romanzo è molto incentrato su di lei, sul suo oscillare tra desiderio di libertà e nostalgia di una famiglia.

Le donne hanno un ruolo fondamentale nelle relazioni umane, il loro istinto materno può influenzare positivamente sia il rapporto con gli adulti che con i ragazzi. Padri e madri sono complementari, ognuno deve fare la propria parte e se manca uno dei due elementi, quello femminile o quello maschile, la società ne risente. L’uomo ha bisogno di una donna accanto, che con la sua sensibilità lo indirizzi e consigli, e la donna ha bisogno dell’uomo forte, per sostenerla e difenderla.

Le storie raccontate dai due libri sono ambientate all'interno di un agriturismo, luogo in cui il contatto con la natura e i suoi tempi lunghi la fanno da padrone; persino i titoli presentano un richiamo a queste tematiche. Come si inserisce la natura all'interno della cultura della tavola?


Quando c’è cultura della tavola, c’è anche amore per la natura. Tutto quanto mangiamo ci viene donato dalla terra, dal regno vegetale e animale (e anche minerale: pensiamo al sale!). Chi lavora nell’agricoltura e nell’allevamento del bestiame conosce bene i ritmi della natura, la sua bellezza e anche i suoi problemi, le sue potenzialità e i suoi rischi. La cucina si colloca con armonia all’interno di questo processo, prendendo il prodotto e trasformandolo: nascono così i sistemi di cottura, di trasformazione e conservazione dei cibi. Si valorizza ciò che è buono e si scarta quanto è cattivo, si accoglie quello che la natura ci dona ma ci si difende dalla nocività che a volte in essa è racchiusa e anche dalle condizioni meteorologiche avverse che possono distruggere il faticoso lavoro. C’è un impegno intelligente e sapiente che si tramanda di padre in figlio e ad ogni passaggio generazionale si aggiunge qualcosa, verso un miglioramento delle condizioni di vita che tiene però sempre conto della tradizione. Oggi chi compra la merce al supermercato, magari cibi precotti che si mettono nel microonde, perde il rapporto con la natura e alla fine non gusta adeguatamente quello che mangia. Chi segue tutta la filiera apprezza maggiormente quello che mette nel piatto. Non dimentichiamo che “sapore” e “sapere” hanno la stessa origine etimologica.


Secondo lei c'è un nesso tra la decadenza della civiltà occidentale nella sua crisi morale (e religiosa) ed il modo in cui mangiamo?


Non ho dubbi in proposito! Come ho spesso scritto nel mio blog e pubblicato nel libro “Pane & Focolare” (D’Ettoris Editori, 2016), siamo sempre più individualisti e non dedichiamo attenzione alla tavola, che è un momento di socialità. Guardiamo ad esempio la famiglia: la sua crisi è manifestata anche dalle abitudini alimentari. I pasti sono sempre più irregolari, si pranza fuori casa, questo è abbastanza inevitabile con i ritmi moderni di studio e lavoro, ma almeno a cena si dovrebbe condividere la tavola. Eppure ci sono famiglie dove nemmeno questo accade: si mangia quando capita, a mano a mano che si arriva a casa; i figli hanno orari complicati per attività sportive o per gli appuntamenti serali con gli amici; i genitori rientrano tardi dall’ufficio; basterebbe metterci un po’ di buona volontà e trovare un orario comune, ma quanti comprendono il valore di questo sforzo? Più facile lasciare ad ognuno la scelta di quando mangiare e cosa mangiare: tanto, che importanza ha mangiare insieme? E anche quando ci si siede a tavola, la televisione è accesa o si consultano gli smartphone. Non si dedica più tempo alla cucina, viene considerata perdita di tempo. Non ci sono più orari comuni, rituali familiari. E anche tra amici, si preferisce fare notte in discoteca piuttosto che cenare insieme con una certa forma e qualità. La festa assume i toni della trasgressione, non della ritualità.

Sono cresciuta alla scuola del pensatore brasiliano Plinio Correa de Oliveira, che ha descritto così bene il lungo processo plurisecolare che ha attaccato la società occidentale. Il soggettivismo, il relativismo etico hanno dato giustificazione filosofica ed esistenziale all’uomo che crede di poter fare a meno di identità, di storia, di strutture, di tradizioni da rispettare, di una comunità alla quale appartenere. L’uomo corrotto dalla rivoluzione, individualista e sciolto da legami, mangia solo per nutrirsi e non vede la necessità di dedicare tempo ed energie alla bellezza della tavola.  
Se vogliamo ricostruire i legami sociali e familiari, la tavola, a mio parere, può avere un ruolo importante. Se è vero che la bellezza ci salverà, questo può avvenire tutti i giorni, quando una bella compagnia si siede intorno ad una tavola, apparecchiata con cura e ordine, con cibi gustosi; quando si chiacchiera con calma e serenità, e magari si attende l’arrivo del primo piatto sorseggiando … un Campari!