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29 marzo 2022

L'ultima fatica di Giuliano Guzzo su Dio e il progresso



di Alfredo Incollingo

L’Occidente è debitore del cristianesimo. La civiltà europea, infatti, è progredita grazie alla fede cristiana ed è una realtà storica fin troppe volte negata dal mondo accademico. Per i media, è più accattivante raccontare la leggenda nera sull’oscurantismo medievale e sulla presunta intolleranza della Chiesa Cattolica nei confronti della cultura e della scienza piuttosto che pronunciare un «grazie a Dio» per i risultati positivi del progresso.

Il giornalista Giuliano Guzzo, rinomata firma del quotidiano La Verità e collaboratore del nostro blog, ringrazia il Signore per quanto fatto nella sua ultima fatica saggistica, Grazie a Dio. Come la fede promuove la civiltà, il progresso, la pace, la famiglia e la salute (Lindau, 2022). Il titolo dell’opera è un chiaro messaggio di devozione verso una fede che ha segnato in meglio la storia umana e che ha favorito il progresso della civiltà occidentale.

Scrive l’autore sul suo blog personale: «Nel corso delle mie ricerche, durante le quali mi sono servito di molte fonti, interpellando accademici da varie parti del mondo, mi sono infatti convinto che tutto ciò che il credo – soprattutto il cristianesimo – comporta di buono, se non di straordinario, per la vita di ognuno, sia spesso ignorato o taciuto. Ho perciò optato per una forma accessibile senza però omettere date, tabelle, riferimenti bibliografici. Questo perché penso che ci si debba rendere conto fino in fondo che tutt’oggi – sì, anche nel 2022 – a fare la differenza è ancora…l’affidarsi a Dio».

La parola chiave del racconto di Guzzo è «affidarsi a Dio», ovvero a una fede che ci ha spalancato le porte a un mondo migliore rispetto alle età precristiane. Ha prodotto, infatti, scienza e cultura, benessere e ricchezza e ha rivalutato la dignità umana e la centralità della persona.

Il saggio non è solo un’agile e fitta requisitoria storica a difesa del cristianesimo, ma è anche un interessante resoconto sociologico e antropologico sui benefici della fede cristiana e sull’importanza della preghiera, per esempio.

Credere vuol dire amare il prossimo e quindi combattere tutto ciò che lede la dignità umana (razzismo…) ed è un fattore di coesione sociale formidabile, marcando l’importanza della famiglia e della comunità nella nostra vita personale e quotidiana.

Senza dilungarci troppo sull’ultimo lavoro di Guzzo, si invitano i nostri lettori ad acquistare questo interessante volume per riscoprire quanto sia importante la fede nella nostra esistenza e quanto lo sia stato per la storia dell’umanità. Combattiamo il pregiudizio con la (vera) cultura!


 

21 febbraio 2022

Accuse false contro Benedetto, ecco perché



di Alfredo Incollingo

Il Papa Emerito è sotto attacco. La stampa internazionale ha accusato Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, di aver nascosto diversi casi di pedofilia tra il clero quanto era arcivescovo di Monaco di Baviera, in Germania, tra il 1977 e il 1981.

Secondo i suoi accusatori, il Papa Emerito «era presente alla riunione dell’Ordinariato del 15 gennaio 1980 nella quale si parlò del sacerdote X. E si sostiene che il cardinale Ratzinger avrebbe impiegato questo sacerdote nell’attività pastorale, pur essendo a conoscenza degli abusi da lui commessi, e con ciò avrebbe coperto i suoi abusi sessuali»[1].

Il «sacerdote X», secondo il giornale tedesco Die Zeit, era «un prete della diocesi bavarese, Peter H., accusato di 23 casi di abusi sessuali su minori tra gli 8 e i 16 anni commessi dal 1973 al 1996»[2].

Scrive il Fatto Quotidiano che «il giornale tedesco sostiene che la negligenza dell’allora porporato è dimostrata da un “decreto extragiudiziale” del Tribunale ecclesiastico dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga del 2016 che critica il comportamento di alcuni alti prelati tra cui Ratzinger: “Arcivescovi, vescovi e i loro vicari non hanno adempiuto alla loro responsabilità nei confronti dei bambini e dei giovani proteggendoli dagli abusi e perseguendone gli autori”. Il documento è firmato da Lorenz Wolf, capo del Tribunale ecclesiastico di Monaco e Frisinga, da altri due giudici ecclesiastici e da un notaio anch’egli ecclesiastico»[3].

Secondo il Die Zeit, l’arcidiocesi di Monaco di Baviera non è intervenuta per fermare i crimini perpetuati dal «sacerdote X», che era stato obbligato solamente a versare tre stipendi alla «Tabaluga Children’s Foundation. Inoltre, una volta andato in pensione, non gli è stato più permesso di esercitare il sacerdozio, ma senza ridurlo allo stato laicale»[4].

Le accuse sono state avanzate dallo studio legale Westpfahl-Spilker-Wastl incaricato dall’arcidiocesi di Monaco di Baviera nel febbraio 2020 di indagare sui casi di pedofilia tra il clero locale tra il 1945 e il 2019[5].

I sacerdoti rei di abusi su minori, ha sostenuto l’avvocato Martin Pusch durante una conferenza stampa nel capoluogo bavarese, «hanno continuato il loro lavoro senza sanzioni. Ratzinger era informato dei fatti. La Chiesa non ha fatto nulla»[6].

Il segretario personale del Papa Emerito, mons. Georg Ganswein, ha espresso il rammarico e il turbamento di Ratzinger per le accuse che gli sono state mosse: «Benedetto XVI fino ad oggi pomeriggio non ha conosciuto il rapporto dello Studio legale Westpfahl-Spilker-Wastl, che ha più di 1.000 pagine. Nei prossimi giorni esaminerà con la necessaria attenzione il testo. Il Papa emerito, come ha già più volte ripetuto durante gli anni del suo pontificato, esprime il turbamento e la vergogna per gli abusi sui minori commessi dai chierici, e manifesta la sua personale vicinanza e la sua preghiera per tutte le vittime, alcune delle quali ha incontrato in occasione dei suoi viaggi apostolici»[7].

Benedetto XVI ha risposto alle accuse con una lettera pubblicata l’8 febbraio. «Nel lavoro gigantesco di quei giorni», scrive Ratzinger, «è avvenuta una svista riguardo alla mia partecipazione alla riunione dell’Ordinariato del 15 gennaio 1980. Questo errore, che purtroppo si è verificato, non è stato intenzionalmente voluto e spero sia scusabile. Ho già disposto che da parte dell’arcivescovo Gänswein lo si comunicasse nella dichiarazione alla stampa del 24 gennaio 2022. Esso nulla toglie alla cura e alla dedizione che per quegli amici sono state e sono un ovvio imperativo assoluto. Mi ha profondamente colpito che la svista sia stata utilizzata per dubitare della mia veridicità, e addirittura per presentarmi come bugiardo»[8]

Una commissione di quattro esperti di diritto canonico, ovvero i professori Stefan Mückl, Helmuth Pree, Stefan Korta e Carsten Brennecke, è stata chiamata per studiare il caso e per dimostrare l’eventuale veridicità delle accuse rivolte al Papa Emerito[9].

Scrive l’Avvenire che «gli atti mostrano che nella riunione dell’Ordinariato del 15 gennaio 1980 non si decise l’impiego del sacerdote X per un’attività pastorale. Gli atti mostrano anche che nella riunione in questione non si trattò del fatto che il sacerdote aveva commesso abusi sessuali. Si trattò esclusivamente della sistemazione del giovane sacerdote X a Monaco di Baviera, perché lì doveva sottoporsi a una terapia. Si corrispose a questa richiesta. Durante la riunione non venne menzionato il motivo della terapia. Nella riunione non venne perciò deciso di impiegare l’abusatore in alcuna attività pastorale»[10].

Inoltre, il Papa Emerito non era presente a quella riunione e il suo nome era stato trascritto per errore dai suoi collaboratori, com’è stato appurato dalla commissione d’indagine[11].

Il Papa Emerito ha incontrato numerose vittime dei sacerdoti pedofili durante il suo pontificato, mostrando piena sensibilità nei confronti di questo gravoso problema: «In tutti i miei incontri, soprattutto durante i tanti viaggi apostolici, con le vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti, ho guardato negli occhi le conseguenze di una grandissima colpa e ho imparato a capire che noi stessi veniamo trascinati in questa grandissima colpa quando la trascuriamo o quando non l’affrontiamo con la necessaria decisione e responsabilità, come troppo spesso è accaduto e accade»[12].

Nel 2008, per esempio, durante un viaggio pastorale in Australia, aveva incontrato le vittime di abusi su minori perpetuati da sacerdoti, il quale esprimendo «la sua vicinanza spirituale ha promesso di continuare a pregare per loro, per le loro famiglie e per tutte le vittime»[13].

Il suo impegno contro la pedofilia nella Chiesa Cattolica non si è fermato alle semplice dichiarazioni d’intenti, perché Benedetto XVI ha ridotto allo stato laicale in due anni (2011-2012) ben 400 sacerdoti accusati di abusi su minori per essere adeguatamente processati, come riporta Il Fatto Quotidiano in un articolo del 2014[14].

Il vaticanista Francesco Antonio Grana ha riconosciuto sul giornale diretto da Marco Travaglio l’impegno di papa Benedetto XVI nel combattere la pedofilia: «Già qualche settimana prima di essere eletto Papa, nelle meditazioni delle 14 stazioni della Via crucis del Venerdì Santo 2005 al Colosseo, l’allora cardinale Ratzinger aveva tuonato: “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza”. Parole poi tradotte in azioni concrete nel contrasto della pedofilia del clero»[15].

[1] M.M. Nicolais, Rapporto Monaco su abusi. Gli esperti: “Benedetto XVI non ha mentito o deposto il falso”, in «AgenSir.it», feb/2022.

[2] F.A. Grana, “Ratzinger ha coperto la pedofilia di un suo prete quando era arcivescovo in Baviera”. La replica di Benedetto XVI: “Tutto falso”, in «Il Fatto Quotidiano.it», gen/2022.

[3] Ibidem

[4] Ibidem

[5] D. Agasso, Rapporto sulla pedofilia nell’arcidiocesi di Monaco: almeno 497 vittime. Coinvolti 173 preti e 9 diaconi negli abusi. Ratzinger: “Turbamento e vergogna”, in «La Stampa.it», gen/2022.

[6] G.G. Vecchi, Ratzinger «non agì» di fronte a 4 casi di pedofilia quando era arcivescovo di Monaco, secondo un report, in «Corriere della Sera.it», gen/2022.

[7]Pedofilia a Monaco, Ratzinger respinge le accuse sugli errori, in «Ansa,it», gen/2022.

[8]Lettera del Papa emerito Benedetto XVI circa il rapporto sugli abusi nell’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga, in «Corriere della Sera.it», feb/2022.

[9]Abusi, Ratzinger: vergogna, dolore e sincera domanda di perdono, in «VaticanNews.it», feb/2022.

[10] M. Muolo, Abusi. Indagini di Monaco, Benedetto XVI: non ho mentito, compassione per le vittime, in «Avvenire.it», feb/2022.

[11] Ibidem

[12] Ibidem

[13]Sydney, il Papa incontra vittime dei preti pedofili, in «La Repubblica.it», lug/2008.

[14] F.A. Grana, Ratzinger e lo scandalo pedofilia, in due anni 400 sacerdoti “spretati” da Benedetto, in «Il Fatto Quotidiano.it», gen/2014.

[15] F.A. Grana, “Ratzinger ha coperto la pedofilia di un suo prete quando era arcivescovo in Baviera”. La replica di Benedetto XVI: “Tutto falso”, in «Il Fatto Quotidiano.it», gen/2022.

 

14 febbraio 2022

La carità non è più di moda?


di Alfredo Incollingo

La carità è passata di moda o infastidisce le grandi aziende statali che mal sopportano i volontari che sfamano i senzatetto in cerca di un riparo notturno nei pressi delle loro sedi di rappresentanza.  

Abbiamo dimenticato gli insegnamenti di Gesù Cristo sull’importanza di dar da mangiare ai poveri per la salvezza delle nostre anime? Forse, l’eccessivo laicismo dello Stato italiano ha giustificato l’azione “di decoro” delle Ferrovie dello Stato di cui parleremo? 

Lungi dal polemizzare con l’azienda ferroviaria italiana, è necessario tuttavia raccontare quanto sta accadendo a Roma, una città che si definisce ancora cristiana (velatamente).

I volontari della Casa Famiglia Ludovico Pavoni consegnano pasti caldi ai clochard che si rifugiano di notte nei pressi della stazione ferroviaria di Roma Termini, in cerca di rifugio su Piazzale dei Cinquecento o su Via Marsala, soprattutto nella stagione invernale. 

I carabinieri hanno più volte allontanato i volontari, perché, consegnando pasti caldi ai barboni (utilizziamo questo termine che oggi non piace più), li attirerebbero a frotte negli spazi antistanti Roma Termini. Ciò andrebbe a danneggiare il decoro urbano intorno alla più importante stazione ferroviaria della nostra Capitale e causerebbe un incremento dei reati (del tutto evidente).

Le Ferrovie dello Stato e le forze dell’ordine hanno pienamente ragione dal loro punto di vista, ma il problema non si risolve solo reprimendo (colpendo i senzatetto con getti di acqua fredda, per esempio). Dov’è finita la tanto blasonata carità? Dove sono finiti i paladini della solidarietà, degli spazi comuni e, soprattutto, dei beni comuni? Perché non offrire un lavoro ai clochard? 

L’ipocrisia del nostro Stato, che si definisce quanto meno di ispirazione cattolica, è evidente. Gesù non ha mai solamente punito, ma ha sempre offerto una risposta ai mali del mondo. Non rispetti le regole? Farò in modo che tu lo possa fare per salvarti! Sei affamato? Ti darò cibo, casa e un lavoro (socialmente utile, per esempio), ma lo devi fare per il bene della tua anima e del tuo corpo. Se non li accetterai, vorrà dire che sarà del tutto inutile «dare le perle ai porci».

La povertà non deve essere ignorata né tanto meno salvaguardata, ma va combattuta il più possibile. Dispiace per un cattolico non leggere le parole di biasimo di papa Francesco che si mostra sempre così attento alle nostre marginalità. Eppure, il Vaticano tace!


 

23 marzo 2021

Dante, de Maistre e il papato. Un confronto utile



di Alfredo Incollingo

Quest’anno ricorrono i settecento anni dalla morte di Dante Alighieri, deceduto a Ravenna tra il 13 e il 14 settembre 1321. Risulterebbe ridondante menzionare lo spessore intellettuale del Sommo Poeta, che è notoriamente uno dei padri putativi della lingua italiana e della stessa idea di Italia.

Pochi, invece, hanno ricordato un altro importante anniversario, i duecento anni dalla morte del conte Joseph de Maistre, il padre del pensiero controrivoluzionario, avvenuta il 26 febbraio 1821, a Torino, capitale dell’allora regno di Sardegna[1].

La celebrazione dell’anniversario è passata in sordina, anche se, forse anche all'opera di questo blog, molti giornali nazionali ne hanno parlato e anche il tg2 ha dedicato un servizio al Savoiardo. Il pensiero di de Maistre è ancora oggi un tabù per gran parte del mondo ecclesiastico, che lo considera un pericoloso reazionario.

Dante Alighieri, invece, è spesso descritto come un laicista ante litteram per aver ribadito la necessità di separare l’autorità spirituale dal potere temporale. Buona parte della stampa, quindi, ha trovato più fattibile celebrare un personaggio del calibro del Sommo Poeta, con tutti i meriti letterati che ha, a discapito di un filosofo, Joseph de Maistre, che con estremo realismo ha riflettuto sulla natura umana.

Tuttavia, leggendo con attenzione le considerazioni politiche e teologiche di Dante Alighieri si evince una netta somiglianza di idee con il conte savoiardo.

Questi è stato spesso additato come un intellettuale anacronistico nell’epoca del trionfo degli ideali democratici dell’Illuminismo. Eppure, in quest’età di progresso sociale si era assistito ai cruenti massacri della Rivoluzione francese e delle guerre napoleoniche. Il continente europeo, secondo de Maistre, era ormai in preda al disordine e all’ateismo, la cosiddetta teofobia[2], prodotti nefasti della scristianizzazione e della conseguente decadenza del papato.

Per porre fine alla confusione morale, i nascenti Stati nazionali avrebbero dovuto riconoscere l’infallibilità e l’assolutezza dell’autorità del pontefice romano, poiché solo il diritto divino, fondato sul Vangelo, avrebbe posto fine alle discordie, garantendo pace e giustizia[3].

Le nazioni europee sarebbero state così liberate dalla volontà popolare, che secondo gli illuministi era il fondamento razionale e concreto dei governi. De Maistre dimostrò al contrario la radice nichilista e relativista del volere popolare, pericoloso per la stabilità e la rettitudine dei governi[4].

Queste riflessioni hanno spinto non pochi osservatori a considerare il conte savoiardo il campione della teocrazia.

Dante Alighieri riconosceva nell’autorità dell’imperatore, un sovrano non certo democratico, il fondamento di una società giusta e pacifica. Il Sommo Poeta e de Maistre, naturalmente, scrivono in due età diverse: il primo nel medioevo, quando si credeva che l’Impero fosse ancora il garante della giustizia fra i popoli; il secondo, invece, nell’era degli Stati nazionali, dopo il tramonto dell’ideale imperiale avvenuto molti secoli prima. L’unica entità sovrannazionale dell’epoca in grado di pacificare le nazioni era il papato.

L’Alighieri considerava naturale la separazione tra la Chiesa e l’Impero per i diversi scopi che essi perseguivano. L’imperatore, riunendo sotto di sé le genti del mondo conosciuto, le avrebbe governate con rettitudine e giustizia, assicurandole la felicità in Terra. Si trattava, tuttavia, di una beatitudine effimera, mentre quella «immortale» era garantita dalla Chiesa Cattolica, il cui diritto si rifaceva direttamente al Vangelo[5].

La felicità terrena non era fine a sé stessa, perché «questa mortale felicità alla felicità immortale sia ordinata. Cesare adunque quella reverenza usi a Pietro, la quale il primogenito figliuolo usare verso il padre debbe; acciocchè egli illustrato dalla luce della paterna grazia, con più virtù il circulo della terra illumini. Al quale circulo è da Colui solo preposto, il quale è di tutte le cose spirituali e temporali governatore»[6]. Dante non ha mai osteggiato la Chiesa Cattolica ma ha ribadito il suo (divino) ruolo: guidare l’umanità verso la Salvezza.

 

 

[1] Per approfondire il pensiero del conte Joseph de Maistre si rimanda a: Joseph del Maistre. Il padre del pensiero controrivoluzionario, a cura di campari & de maistre, Cesena, Historica, 2021.

[2] j. de maistre, Le serate di San Pietroburgo, Bari, Edizioni Paoline, 1961, p. 102.

[3] j. de maistre, Del Papa, Firenze, Tipografia di Tito Giuliani, 1872, p. 137. 

[4] Ibidem

[5] d. alighieri, Monarchia, a cura di m. ficino, Livorno, Tipografia degli artisti, 1844, p. 115.

[6] Ivi, p. 117.

 

08 luglio 2018

Luoghi cristiani fra Serbia e Kosovo/1

Mileseva
Iniziamo un piccolo approfondimento sul cristianesimo serbo.

di Alfredo Incollingo
La penisola balcanica, con la Serbia in testa, fu una delle prime regioni europee ad essere cristianizzata. Paradossalmente però, i cristiani slavi in alcune zone come il Kosovo sono oggi una ristretta minoranza, assediata e minacciata dalla forte e numerosa comunità islamica. Vivono sotto la perenne minaccia di rappresaglie e sono asserragliati nei pochi luoghi di culto sopravvissuti alla guerra civile.

In Kosovo dunque, un tempo terra cristiana, gli ortodossi e i cattolici devono far fronte all'avanzata irruenta dei musulmani, che iniziò nel XV secolo. Cristo giunse nei Balcani in tempi piuttosto antichi, con una particolare ascesa a partire dal IX secolo, quando i primi missionari bizantini si stabilirono presso le popolazioni slave, annunciando la salvezza per coloro che avrebbero abbracciato il Vangelo. I santi Cirillo e Metodio diedero se stessi per cristianizzare le lande balcaniche, compiendo la prima traduzione in slavo della Bibbia. Fino al 1453, quando Costantinopoli, baluardo della cristianità in Oriente, venne occupata dai Turchi Ottomani, i Balcani erano pienamente cristiani. La conquista musulmana causò un progressivo regredire del cristianesimo e la guerra civile rese l'esistenza delle comunità ortodosse ancora più difficile.

I serbi cristiani sono oggi ridotti ad una minoranza che vive nei pressi dei luoghi di culto più importanti, gli stessi che tramandarono nei secoli le tradizioni nazionali e la fede ortodossa. Di seguito alcuni luoghi che rappresentano la storia del cristianesimo in Serbia

Cattedrale di San Michele Arcangelo, Belgrado
E' una delle più antiche della Serbia, risalente al XVI secolo. Nel Seicento i Turchi Ottomani la distrussero per danneggiare la comunità cristiana di Belgrado. Grazie ad un'ingente raccolta fondi, tra il 1725 e il 1728 la cattedrale venne ricostruita. Gli invasori la incendiarono di nuovo nel 1797, vanificando gli ingenti sforzi dei belgradesi. Si dovette attendere il 1806 per ricostruirla, quando il generale Karađorđe Petrović liberò Belgrado e la Serbia dall'oppressione turca. Oggi gli ortodossi serbi pregano e si ritrovano nella cattedrale ricostruita nel 1845 dal principe Milan Obrenovic.

Monastero di Mileseva, Prijepolje
Venne fondato da Stefano I di Serbia tra il 1234 e il 1236 ed è tuttora uno dei luoghi di culto ortodossi più importanti del Paese. Dal 1377 si svolsero nel monastero le cerimonie di incoronazione dei sovrani e questa rilevanza la preservò dalla repressione turca. Lì, i serbi potevano continuare a professare la fede cristiana e a tramandare le tradizioni nazionali. La fama di Miliseva crebbe a tal punto che tutti i principi slavi ortodossi si recavano in visita per pregare sul sepolcro di San Sava. I Turchi, sospettando che li si progettassero piani eversivi, distrussero il monastero nel 1594. Dopo secoli di decadenza, nel 1863 i serbi riedificarono l'intero complesso sulle rovine del convento medievale.

Valle dei Re
Scavata dai fiumi Ibar e Ras, la valle è così chiamata perché lì nacque nel medioevo la nazione serba. Presenta la più alta concentrazione di monasteri e chiese di tutto il Paese: lì, sotto l'occupazione ottomana, si preservò la tradizione nazionale e la fede ortodossa. Il monastero di Zica, risalente al 1219, fu il luogo di nascita dell'ortodossia serba e ospitò la cerimonia di incoronazione di Milan Obrenovic nel 1882, il primo sovrano della Serbia moderna. I conventi di Sepocani e di Gradac conservano i sepolcri dei sovrani medievali e per secoli furono meta di pellegrinaggio di quanti aspiravano all'indipendenza nazionale. Qui si conservò intatto l'orgoglio serbo, nonostante le repressioni turche.

(continua)
 

11 giugno 2018

La vandeana. Charles Marie de Autichamp

di Alfredo Incollingo
Prima della Rivoluzione Francese, Charles Marie de Autichamp era capitano dell'esercito reale, ma, all'indomani del 14 luglio 1789, non volle servire la repubblica e fuggì in Vandea, servendo l'esercito cattolico a partire dal 1793. Si distinse per le sue doti strategiche e per il carisma, vincendo diversi scontri campali e occupando alcune importanti città della regione (Varades, per esempio). Sicuro di poter tener testa alle truppe repubblicane, partecipò all'assedio di Granville, che si rivelò un fallimento. Il 14 ottobre 1793 i suoi uomini subirono un'altra dura e inevitabile disfatta a Le Mans: venne catturato, ma riuscì tempestivamente a fuggire, evitando la condanna a morte. Non si arrese, prese parte alla seconda e terza insurrezione vandeana, senza ottenere importanti risultati. La sua notorietà ne risentì fortemente, soprattutto quando firmò una resa con i repubblicani del generale Lazare Hoche. Combattè nella quarta guerra di Vandea al seguito di Louis de La Rochejaquelein: ritrovò l'antico ardore in battaglia, ma, quando decise di sfidare apertamente i giacobini, venne sconfitto a Rocheserviere nel 1815. Durante la restaurazione della monarchia, sostenne Luigi XVIII, che lo nominò duca e generale di fanteria. Si congedò da tutti i suoi ruoli di comando quando salì al trono Luigi Filippo e prese parte al colpo di Stato di Carolina di Borbone nel 1832. Scoperto, scelse l'esilio dalla Francia, ormai lontana dalle antiche glorie monarchiche e cattoliche.

 

04 giugno 2018

Una lettera d'amore per gli italiani

di Alfredo Incollingo
Marcello Veneziani non ci sta. Si duole nel vedere tanti ragazzi che lasciano la nostra Patria per l'Europa o per gli altri cinque continenti, alla ricerca di un futuro sicuro e di una vita migliore. Diciamo la verità: l'Italia non è una nazione facile, non lo è più da molto tempo. Sfiduciati da uno Stato alieno e invisibile, che mette da parte i suoi cittadini per gli esterni, secondo una visione distorta di carità, i giovani italiani preferiscono sgobbare in Inghilterra o in Germania, facendo lavori umili. Non fuggono solo laureati o ricercatori universitari. In Lettera agli italiani: per quelli che vogliono farla finita con questo paese (Marsilio, 2015), Veneziani chiede ai nostri ragazzi di fermarsi un attimo per leggere una lunga epistola. È una riflessione che l'autore fa sull'identità italiana e su tutto che essa concerne (costume, cultura...). Prima di andar via, sembra affermare Veneziani, rifletti sulla tua Patria: la bellezza del paesaggio e delle città, il cattolicesimo, la lingua o i grandi astri della nostra letteratura. Tanti hanno pensato, almeno una volta nella vita, di farla finita con l'Italia, ma sono parole alle volte espresse con nervosismo e con rabbia di fronte alle evidenti difficoltà. Non si può nascondere chi siamo e da dove veniamo, un luogo che è difficile da lasciare. Eppure, tanti partono via, sognando una vita agevole all'estero. Veneziani non li vuole fermare, perché ognuno è libero di vivere ramingo per il pianeta, ma vuole spiegare perché vale la pena rimanere in Italia, senza arrendersi al declino circostante.

 

31 maggio 2018

Irlanda. La Chiesa non ha combattuto

di Alfredo Incollingo
E' ufficiale: la cattolica Irlanda si è pronunciata a favore dell'aborto nel referendum di venerdì, 25 maggio. I movimenti pro-life isolani hanno dovuto ammettere la sconfitta. Lo spoglio delle schede di questa mattina non lascia dubbi: il 68% degli elettori vuole la legalizzazione dell'aborto contro un 30-32% di votanti contrari. Dopo il referendum del 2015, che ha aperto l'Irlanda ai matrimoni omosessuali, un'altra consultazione popolare, promossa dal premier Leo Varadkar, di origine indiana, esponente del partito Fine Gael e omosessuale dichiarato, ha posto fine al sogno di una Irlanda cattolica.

Come spesso accade in queste situazioni, l'industria culturale internazionale si è schierata a favore dei pro-choice. Dal cantante Bono Vox degli U2 all'attrice Cillian Murphy, sono numerosi i volti noti dello spettacolo irlandese che hanno chiesto alle donne di difendere il proprio diritto all'interruzione volontaria della gravidanza. I media internazionali sono stati compatti nel supportare il SI, sostenuti dall'Open Society di Georges Soros o direttamente dall'ONU, che ha sempre difeso questo sacrosanto diritto. La National Union of Journalists, il potente sindacato irlandese dell'informazione, è stato irremovibile nel dare il suo assenso alla campagna mediatica a favore dell'aborto.

I pro-life, invece, hanno subito la censura dalle principali piataforme digitali (Google, Facebook...) con l'accusa di veicolare messaggi inappropriati. Mentre i pro-choice ricevevano senza problemi finanziamenti dall'estero, i pro-life sono stati biasimati diffusamente per il supporto economico ricevuto da associazioni antiabortiste americane, vicine al presidente Trump. Twitter ha permesso la diffusione dell'hashtag #HometoVote per invitare gli irlandesi all'estero a tornare in Patria per votare a favore dell'aborto. I media, come spiega Ermes Dovico (La Nuova Bussola Quotidiana, 25.05.2018), “hanno accusato i pro-life di strumentalizzare i bimbi con [sindrome di Down]. Un’accusa così ridicola che non varrebbe nemmeno la pena commentare, visto che proprio i nascituri con malformazioni sono il principale bersaglio di ogni società che apra all’aborto e perciò all’eugenetica.”

La Chiesa Cattolica, da Roma, è intervuta raramente sulla questione, delegando ai vescovi irlandesi qualsiasi giudizio sul referendum. Questa è l'impressione di diversi osservatori italiani (IlFoglio.it, 23.05.2018, per esempio), che hanno evidenziato come i cattolici e i loro referenti politici hanno fatto ben poco per difendere l'infanzia.


 

27 maggio 2018

La vandeana. Stofflet

di Alfredo Incollingo
Di umili origini (nacque il 3 febbraio 1753 in una famiglia di poveri mugnai, a Bathelémont, in Lorena), il generale Jean Nicolas Stofflet compì una rapida e lauta carriera militare nell'esercito svizzero, prima, e in quello francese, successivamente. Profondamente devoto alla Chiesa Cattolica e ai valori della monarchia, nel 1789, quando scoppiò la Rivoluzione, si unì ai ribelli vandeani. Prese parte alle più importanti battaglie e riportò notevoli vittorie sui reggimenti repubblicani. Venne nominato Generale Maggiore, premiando le sue abilità militari, ma il suo carattere freddo e autoritario gli impedirono di ottenere un ampio consenso fra lo stato maggiore vandeano e i suoi uomini. Era sì un fine stratega, ma la sua ambizione lo condussero a scontrarsi con gli altri graduati (in particolare con il generale François de Charette). Non tollerava contraddizioni e tendeva a non rispettare i piani di guerra e i trattati con il nemico. Fu così che, disattendendo ad una tregua che l'esercito vandeano aveva firmato con i repubblicani (Trattato di Saint-Florent-le-Vieil, 2 maggio 1795), riprese le ostilità. Sobillato dai consiglieri del conte di Provenza, il futuro re Luigi XVIII di Borbone, che lo promossero Maresciallo di Campo dell'esercito cattolico, sfidò a campo aperto il nemico, ma venne arrestato e condannato a morte da un tribunale militare. Fu fucilato ad Angers, una cittadina della Loira, il 22 febbraio 1796.
 

26 maggio 2018

Islam e Cristianesimo. Religioni differenti

di Alfredo Incollingo
I media e diversi esponenti del mondo cattolico ci ripetono in continuazione che l'Islam e il cristianesimo sono due religione imparentate. Veneriamo un Dio unico e onnipotente, anche se il nostro è Trino (Padre, Figlio e Spirito Santo); sia i cristiani che i musulmani meditano su testi sacri (la Bibbia e il Corano), che sembrano avere molti aspetti in comune. Noi, gli ebrei e i seguaci di Maometto, secondo una vulgata piuttosto diffusa, discendiamo da Abramo. Per tale ragione l'Islam, l'ebraismo e il cristianesimo sono definite religioni abramitiche. Il teologo Jacques Ellul studiò per anni il Corano e i dettami maomettani e comprese lucidamente gli errori fondanti l'atteggiamento di bontà nei confronti del mondo musulmano. In Islam e cristianesimo: una parentela impossibile (Lindau, 2017), che si compone in tre agili saggi, Ellul smaschera la false ipotesi sulla comune origine del cristianesimo e dell'Islam. Entrambe le religioni sono monoteiste, ma il nostro Dio è Uno e Trino. Quando Gesù parla di figli di Abramo, lo fa con un'accezione spirituale: solo chi compie il bene, può definirsi tale. I musulmani negano qualsiasi valore al cristianesimo, negando la natura divina di Gesù, considerato un semplice profeta. Manifestano un atteggiamento del tutto opposto agli occidentali moderni, poco propenso al dialogo e al rispetto. Il Corano è un libro che prescrive e insegna la sottomissione, impedendo all'uomo qualsiasi possibilità di salvezza. Al contrario, la Bibbia ci rende partecipe di un grande progetto salvifico e ci fa conoscere il Dio d'Amore, del tutto sconosciuto nel mondo musulmano: Allah è una divinità onnipresente e del tutto severa. Il testo di Ellul getta luce sulle reali relazioni tra la religione di Cristo e quella del profeta Maometto, dissolvendo tanti pregiudizi.

 

19 maggio 2018

Matrix e The Truman Show: la gnosi al cinema

di Alfredo Incollingo
Film cult e pellicole cinematografiche da Premio Oscar fin troppe volte sono veicoli di messaggi occulti e gnostici. Li guardiamo al cinema o in televisione con sguardo distratto e incantato, senza tener conto delle parole degli attori e dei simboli presenti nelle scene. I richiami al mondo occultista o alla gnosi sono realtà ben note, che spesso sono bollate come fandonie o complottismo. Nella maggior parte dei casi sono i media ufficiali, compromessi con tali sette, a sbeffeggiare chi da anni studia questi fenomeni.

La trilogia di Matrix ha conquistato le menti di milioni di fan degli action movies, che, ignati di tutto, ammirarono una perfetta messa in scena dello gnosticismo. The Thruman Show, così come la serie tv Twin Peaks, sono ormai parte integrante della cultura popolare e pochi ammettono di non averli visionati. Eppure, all'apparenza possono sembrare innocue commedie o avvincenti telefilm, perché in realtà, come ben evidenzia Paolo Riberi, nascondono tra le pagine dei copioni messaggi gnostici.

In Pillola rossa o loggia nera? Messaggi gnostici nel cinema tra Matrix, Westworld e Twin Peaks (Lindau, 2017) l'autore racconta le trame e i retroscena dei film analizzati, facendo emergere ogni volta il continuo riferimento dei registi e degli sceneggiatori alla gnosi. Senza fare spoiler, come si usa dire nel gergo cinematografico, togliendo al lettore il gusto della sorpresa, possiamo ben dire che nei film presi in esame (Matrix, The Thruman Show, Twin Peaks, Westworld, per esempio) i vangeli gnostici sono i capisaldi dell'intera narrazione.

C'è il richiamo al dualismo tra corpo e materia, il percorso di iniziazione ad una conoscenza superiore e una continua negazione della Rivelazione cristiana. Sono presenti eoni e demiurghi malvagi, interpretati da antagonisti o da comparse. Il libro di Riberi ci racconta in breve, in generale, come lui stesso afferma, il legame profondo e occulto tra cinema e gnosi. Ci offre così un importante spunto di riflessione sull'industria culturale e ci rende consapevoli dei prodotti filmici che acquistiamo.


 

14 maggio 2018

la Vandeana. Sapinaud

di Alfredo Incollingo
Charles Sapinaud si arruolò giovanissimo nell'esercito reale francese, diversi mesi prima la presa della Bastiglia, il 14 luglio 1789. Aveva solo 18 anni. Fedele alla monarchia e all'onore, rifiutò di combattere per la repubblica, pur avendo di fronte a sé una lauta carriera militare, e si ritirò a vita privata, accettando l'incarico di sindaco a La Gaubretière, a 29 anni. Nei primi mesi della guerra vandeana servì i Borbone al seguito del generale Charles Sapinaud de La Verrie, suo zio. Alla sua morte assunse il comando dei suoi reggimenti continuando la guerra. Combatté a lungo contro i repubblicani, assaltando le loro roccaforti e ottenendo numerose vittorie. Eppure la sua strategia e la sua abilità al comando non lo aiutarono a vincere i giacobini: venne infatti sconfitto a Le Mans. Il suo esercito venne massacrato e riuscì a fuggire in tempo, evitando la cattura e la condanna morte, che toccò a tanti suoi ufficiali. Nel 1794 radunò nuove truppe per continuare la guerra, ostacolando i massacri delle Colonne Infernali. Tra il 1795 e il 1796 organizzò e condusse diverse campagne militari che sortirono poche e incerte vittorie. Continuò a combattere anche dopo la Restaurazione (1814 - 1815), quando il re Luigi XVIII, che lo aveva nominato duca, venne deposto e la monarchia decadde di nuovo. Fu uno dei pochi generali vandeani che lottarono fino alla fine per la corona di Francia.
 

23 aprile 2018

Vangeli apocrifi. Uno studio

di Alfredo Incollingo
Negli ultimi anni, dopo la pubblicazione di controversi best seller letterari, come il notorio Codice da Vinci di Dan Brown, si è spesso parlato di cristianesimo puro o delle origini. Si ritiene infatti che la Chiesa Cattolica sia il prodotto di una contraffazione, operata dai Padri della Chiesa e da quanti hanno tradito il vero insegnamento di Gesù per i fini più bassi. I quattro vangeli sinottici (Matteo, Marco, Giovanni, Luca) sono stati selezionati perché rispondevano di più alle intenzioni falsificatorie dei cattolici. Gli altri testi sacri, chiamati con disprezzo apocrifi, conservano invece quel cristianesimo intonso che per secoli si è cercato di rintracciare nelle scritture sinottiche. Tutto vero o si tratta di mero anticattolicesimo?

Marco Fasol, filosofo, saggista e docente di liceo, si è impegnato nello smascherare i falsi miti che aleggiano intorno alle Sacre Scritture, mostrando nelle sue pubblicazioni, recenti o meno, la verità sulla nascita della Chiesa Cattolica. Dopo la pubblicazione del Codice da Vinci nel 2004 e lo sconcerto per le presunte rivelazioni raccontate nel romanzo, si è tornato a parlare dei vangeli apocrifi e del perché furono sepolte nelle sabbie del deserto egiziano. Fasol ha così pubblicato I vangeli di Giuda: le verità nascoste dei vangeli apocrifi (Fede&Cultura, 2007) per illuminare pagine di storia cristiana poco note e per questo facilmente falsificabili.

Brown fa ampio uso del Vangelo apocrifo di Giuda e delle scritture scoperte a Nag Hammadi nel 1945, ritenendoli fonti certe e sicure sulla vita e sull'insegnamento di Gesù. Sono scritti gnostici e, come tali, sovvertono il racconto evangelico di Luca, Matteo, Marco e Giovanni. Dal loro punto di vista le parole di Cristo e, soprattutto, gli atti di Giuda acquistano un significato diverso, esoterico, potremmo dire, e positivo per l'apostolo traditore. Non rinnegò Gesù per denari, ma eseguì un ordine del Maestro per potersi liberare dal suo corpo materiale e ritornare puro spirito. Il cristianesimo gnostico non è una rivelazione, ma una conoscenza che si acquista per via iniziatica e sono pochi, tra i cristiani, che sono in grado di comprendere la sapienza nascosta.

La chiesa gnostica venne perseguitata per secoli e le tematiche riprese da Dan Brown sopravvissero alle persecuzioni, grazie al loro carattere criptico. Per alcuni furono tramandate nei secoli da fantomatiche organizzazioni iniziatiche, come il Priorato di Sion presente nel Codice da Vinci. Fasol ripercorre la storia dello gnosticismo e ci da una dettagliata narrazione sui diversi vangeli gnostici, disorganici e incoerenti fra di loro. Partendo da questi elementi, dimostra la loro infondatezza non solo ricorrendo ai Padri della Chiesa (Ireneo di Lione o Origene, per esempio), ma facendo un'accurata analisi letteraria e storiografica molto avvincente.

 

15 aprile 2018

La vandeana. L'Abbè Bernier

di Alfredo Incollingo
Fu un uomo di Chiesa a motivare i generali e i soldati vandeani a lottare per la monarchia. I lealisti non avevano bisogno solo ed esclusivamente di uomini d'arme capaci e audaci, ma era necessario avere una guida spirituale che sapesse motivarli. Il vescovo Etienne – Alexandre Bernier prese parte all'insurrezione in Vandea, arringando ai soldati e spiegando le sante ragioni di quella guerra. In palio non c'era solo la monarchia, ma anche le sorti della Chiesa di Francia, minacciata dalla furia giacobini. Per tali ragioni i vandeani lo soprannominato l'Apostolo della Vandea. Dopo aver studiato teologia, divenendo curato di una piccola parrocchia nei pressi di Parigi, quando scoppiò la rivoluzione francese, si rifiutò di giurare fedeltà alla repubblica e alla Costituzione civile del clero. Accusato di essere un prete refrettario, si dette alla macchia, rifugiandosi in Vandea e avvicinandosi all'esercito cattolico reale. Bernier divenne un fidato consigliere dei generali vandeani e dispensava consigli e osservazioni spirituali a quanti chiedevano il suo conforto morale. Non rinnegò mai il suo passato tra i lealisti monarchici e, anche quando Napoleone salì al trono francese, si impose quale il maggior rappresentante del fronte conservatore. L'imperatore, cogliendo il suo spirito, lo volle presso di sé nei colloqui diplomatici con la Chiesa Cattolica.


 

14 aprile 2018

Torna il viaggio romano, ma è un libro

Per due anni il giornalista Alfredo Incollingo ha tenuto sul blog “Campari & De Maistre” la rubrica d'approfondimento “Viaggio sentimentale e devozionale a Roma” alla scoperta dei luoghi santi della città. I numerosi episodi sono stati riuniti in un'agile e avvincente libro, Viaggio nella Roma Cristiana. Il formato tascabile è un incentivo a visitare Roma e a pregare nelle sue chiese e nelle sue basiliche. La Città Eterna non è solo un esempio di civiltà, ma è la cattedra dove il rappresentante di Dio, il papa, parla ai cristiani e a tutti i popoli della Terra. La guida di Alfredo Incollingo ci racconta i miracoli e la devozione popolare romana, fatti che fanno parte della nostra tradizione occidentale. Li possiamo reputare a tutti gli effetti un bagaglio spirituale comunitario.

Il libro al momento è acquistabile come ebook e cartaceo dal sito di Lulu.com e nei prossimi tempi uscirà anche su Amazon.

Cartaceo: euro 9, con sconto del 10%

Ebook: euro 2,99
 

08 aprile 2018

Il Molise esiste. Il miracolo benedettino

di Alfredo Incollingo
Anche in Molise i benedettini contribuirono a rifondare la civiltà. Nell'Alta valle del Volturno, che confina a ovest con la Ciociaria e a sud con la Campania Felix, durante i primi secoli del Medioevo, gli antichi abitanti erano fuggiti sulle montagne circostanti per ripararsi dalle epidemie e dai barbari. Le ville rustiche romane erano ormai in totale abbandono e le terre fertili lungo il corso del fiume Volturno erano abbandonate a se stesse. Nei pressi dell'attuale paese di Castel San Vincenzo, sorgeva una vecchissima cappella paleocristiana. Si raccontava che venne edificata da Costantino il Grande quando, passando per queste lande, colpito dalla loro bellezza, volle consacralo a Dio. Tre monaci longobardi, Paldo, Taso e Tato, nel 731, ricercando un luogo adatto alla contemplazione religiosa, giunsero nei pressi delle sorgenti del Volturno, a poca distanza dalla chiesetta costantiniana. Compresero di aver trovato finalmente il loro Eden e si stabilirono lì, dando inizio alla fondazione dell'abbazia di San Vincenzo al Volturno. Fu un centro spirituale, culturale e politico di grande spessore nell'Europa medievale, surclassando per un periodo anche Montecassino. Centinaia di monaci e migliaia di domestici vivevano nella badia e il complesso monastico crebbe a tal punto da diventare una piccola città. L'azione fondativa dei benedettini non si limitò all'abbazia. L'intera valle venne ripopolata con nuovi coloni e la popolazione già presente fu incastellata in villaggi fortificati. I monaci concessero ampie terre da coltivare in cambio di una parte del racconto e del controllo del territorio da possibili minacce esterne. Si venne a creare così un'enclave culturale e spirituale quasi indipendente dal mondo esterno, a confine tra i ducati longobardi del Mezzogiorno e il Sacro Romano Impero. Carlo Magno venne a San Vincenzo al Volturno per trattare con i rivali di origine germanica. La ricchezza e il prestigio dell'abbazia suscitarono numerose invidie. I signori di Napoli, onde porre fine ad un potere crescente a ridosso dei loro domini, assoldò una banda di mercenari saraceni. Il 10 ottobre 881 il monastero volturnense venne distrutto dalle bande arabe e i suoi occupanti furono trucidati. Si racconta che l'acqua del Volturno divenne rossa per il sangue dei frati massacrati.
 

03 aprile 2018

La vandeana. Un generale americano

di Alfredo Incollingo
Charles de Bonchamps aveva combattuto nella guerra d'indipendenza americana prima di guidare i lealisti vandeani, che per anni furono impegnati a difendere l'onore della Francia. Quando i rivoluzionari francesi presero la Bastiglia il 14 luglio 1789, Charles era un capitano di reggimento a servizio di re Luigi XVI e, scettico nei confronti dei nuovi proclami repubblicani, si ritirò a vita privata. I vandeani, memori dei suoi onori conquistati sui campi di battaglia americani, lo chiamarono per guidare la rivolta contro la Francia giacobina. Non era un uomo d'azione, pur avendo trascorso buona parte della sua vita in guerra, ma era incline a ponderare ogni decisione: prima di attaccare l'esercito nemico, si ritirava in disparte per meditare ogni singolo spostamento delle sue truppe.

Gli altri generali diffidavano di un uomo così prudente e poco estroverso, ma Bonchamps non mancò di vincere più volte i repubblicani. Il 17 ottobre 1793 l'esercito cattolico vandeano era di nuovo nei pressi della cittadina di Cholet, che qualche mese prima l'esercito regolare francese aveva occupato. Nonostante le forze lealiste fosse superiori numericamente, i nemici ebbero la meglio su migliaia di uomini sfiduciati. Bonchamps non combatté in prima fila, ma dalle retroguardie dava ordini e cambiava la strategia d'attacco a seconda delle necessità. Fu ferito gravemente durante uno scontro a fuoco. I vandeani si ritirarono e Bonchamps seguì i suoi uomini. Tentò di rifugiarsi fuori dalla Vandea, ma le infezioni gli furono fatali. Venne sepolto sulle rive del fiume Loira, ma i repubblicani, onde spergiurare le sue spoglie, gli tagliarono la testa per inviarla alla Convenzione nazionale a Parigi.


 

25 marzo 2018

Macrobiotico, una religione dietista

di Alfredo Incollingo
Macrobiotico. Da giorni questa parola compare spesso in televisione e sui maggiori quotidiani nazionali. Sappiamo che ha a che fare con l'alimentazione e poco altro si può carpire dalla diatriba giudiziaria. Mario Pianesi e il suo movimento, Un punto macrobiotico, sono sotto indagine con l'accusa di settarismo e di maltrattamenti. Sarà la giustizia a discernere la verità.

Macrobiotico è un termine la cui origine risale al 1700, ma il pensiero che sintetizza è, a quanto pare, molto antico. Furono i sapienti cinesi ad affermare l'esistenza di due energie cosmiche, lo Yin e lo Yang, complementari e antagoniste, che strutturano l'universo. Il loro equilibrio garantirebbe l'ordine e la stabilità universale. Allo stesso modo nell'essere umano, che è un microcosmo, agirebbero le stesse forze. Le malattie sarebbero quindi dovute non a virus o batteri, ma allo scompenso tra lo Yin e lo Yang. L'alimentazione, una delle principali funzioni vitali, garantisce, secondo i sapienti cinesi, il loro riequilibrio, ma esistono alimenti nocivi o utili a tale scopo, che vanno mangiati secondo precise regole. Se manca lo Yin, va integrato con il miglio, per esempio, che possiede in grande abbondanza questa energia. Viceversa, va prediletto il formaggio se si ha carenza dello Yang. Al posto di controllare i valori del colesterolo, si bada a fattori alquanto alieni.

Ora, nessuno nega il beneficio di una dieta sana e naturale, veramente biologica, ma spiegare le malattie con le forze cosmiche è un'asserzione primitiva e del tutto irrazionale. Soprattutto per noi europei, discendenti della tradizione greca e cristiana, è un grave errore. Credendo a tali teorie, si finisce per negare il progresso degli ultimi secoli, che iniziò nei freddi studi dei monasteri benedettini. Lì nacque la scienza e la cultura moderna. La modernità, negando questa verità, finisce per ripiombare inevitabilmente nelle credenze irrazionaliste precristiane.

Fu un massone tedesco, Christoph Wilhelm Hufeland, a utilizzare per primo il termine macrobiotico nel 1700, sostenendo l'esistenza di una connessione tra gli scompensi delle forze cosmiche e le malattie umane. Furono alcuni orientalisti a diffondere gli antichi trattati medici cinesi in Occidente, proponendo una scienza che avesse a che fare non con la chimica o la biologia, ma con le energie che animerebbero l'universo. La filosofia macrobiotica attinge a piene mani da questo filone culturale e ha elaborato una proposta di rinnovamento alimentare che, se per certi aspetti è lodevole (l'etichetta trasparente per identificare la provenienza dei cibi, per esempio), per altri sostiene tesi piuttosto ambigue e pericolose.

Se volete mantenervi in forma, si può far ricordo ad una norma della Regola di San Benedetto da Norcia. Non è uno scherzo. Chi ha mai proposto di meglio? Nessuno può dir male del proponimento all'Ora et Labora, che richiama il Mens sana in corpore sana. Solo la meditazione e il lavoro fisico possono scacciare i vizi, soprattutto quelli alimentari.

 

Il Molise esiste. L'assedio di Termoli

di Alfredo Incollingo
Luglio – agosto 1566. La flotta dell'ammiraglio turco Pialì Pascià, fedele servitore del sultano Solimano il Magnifico, imperversava nel mar Adriatico, assaltando porti e fortezze. Doveva rispondere ad un solo fondamentale ordine: incutere paura nei cristiani. Quando era possibile, le navi turche lasciavano le città razziate cariche di ricchezze e di prigionieri. Nei primi giorni di luglio del 1566 Pialì aveva attaccato, inutilmente, Pescara e i principali porti della costa abruzzese. I soldati delle locali guarnigioni avevano respinto i turchi nonostante le numerose perdite e gli ingenti danni. Le navi ottomane, dopo aver devastato Vasto, gettarono le ancore a poche miglia da Termoli, all'epoca un piccolo borgo di pescatori sul litorale molisano. Era il 2 agosto 1566 e i termolesi, non volendo affrontare la scimitarra, si rifugiarono nella vicina Guglionesi.

I turchi trovarono il borgo abbandonato e sfogarono la loro rabbia saccheggiando la cattedrale di Santa Maria della Purificazione e il castello svevo. Lasciarono il centro abitato in fiamme e si diressero verso Guglionesi con l'intenzione di vendicare l'affronto subito. La loro marcia fu interrotta dai termolesi che si presentarono armati di fronte alle prime avanguardie dell'esercito turco. Fu un prete a infondere coraggio e amor patrio negli animi dei fuggiaschi, perché sarebbe stato un grave disonore rinunciare a difendere le proprie case e la terra natia. Così, invocando la Madonna, come avvenne nell'ottobre di quello stesso anno a Lepanto, si gettarono all'assalto e vinsero i turchi.


 

11 marzo 2018

Il Molise esiste. La Madonna di Castelpetroso

Inizia oggi una nuova rubrica sul Molise. Rimanete sintonizzati, perché anche sulla rubrica romana: annunceremo a breve grandi sviluppi.
di Alfredo Incollingo
La Madonna apparve in Molise. Non è una presa in giro, come se fanno fin troppo spesso su una regione anonima (ahimè), ma non priva di bellezze e di spiritualità. A pochi chilometri da Isernia vi è un santuario mariano poco conosciuto ai più, eppure non ha nulla da invidiare ai principali luoghi di Maria sparsi in Europa e in Italia. Il 22 marzo 1888 due contadine molisane, Fabiana “Bibiana” Cicchino e Serafina Valentino si inerpicarono su una pendice del Monte Patalecchia, che sovrasta il paese di Castelpetroso, alla ricerca di un agnello smarrito. Il terreno era accidentato, ma erano più che mai decise a recuperare l'animale disperso. Mentre erano intente a perlustrare l'area, Fabiana notò un forte bagliore luminoso provenire da una grotta.

Si avvicinò all'ingresso dell'antro e vide la Madonna addolorata prostrata di fronte al corpo di Gesù. Aveva le braccia aperte e il suo volto era rivolto verso il cielo. Sette spade, secondo il racconto della donna, trafiggevano il suo cuore. Serafina, notando probabilmente lo strano atteggiamento dell'amica, si avvicinò alla grotta ma non vide nulla. Qualche giorno dopo, il 1° aprile, giorno di Pasqua, anche a costei comparve la Madonna. La notizia delle apparizioni raggiunse tutti gli abitanti di Castelpetroso e del circondariato e numerosi pellegrini iniziarono ad affollare la caverna prodigiosa. Le autorità ecclesiastiche locali si interessarono fin da subito al caso. Il vescovo di Bojano, Francesco Palmieri, diede inizio all'indagine canonica per appurare la veridicità dei fatti e, su invito di Leone XIII, visitò di persona il luogo dell'apparizione. Vide la Madonna. Come lui, tanti altri fedeli rivelarono di averla vista e si contarono diverse guarigioni miracolose. All'interno della grotta, inoltre, sgorgò dal terreno una piccola sorgente. La prima pietra dell'odierno santuario della Madonna Addolorata di Castelpetroso venne posata nel 1890 e in quegli anni vennero riconosciute tutte le apparizioni. Il vescovo Palmieri si impegnò attivamente per certificare la veridicità di quanto accaduto. Il dodicenne Augusto, nipote del noto Giacomo Acquaderni, fondatore dell'Azione Cattolica, era affetto da turbecolosi ossea, ma guarì all'improvviso nel novembre del 1888 dopo aver bevuto l'acqua della sorgente mariana. Non vi erano più dubbi: la Vergine aveva visitato quei luoghi. Paolo VI proclamò la Madonna Addolorata di Castelpetroso patrona del Molise il 6 dicembre 1975.