11 giugno 2020
19 maggio 2020
Vaticano e Russia nell'era di Ratzinger
di Marco Massignan
Il documentato lavoro di Nico Spuntoni, «Vaticano e Russia nell’era Ratzinger», Tau editrice, ricostruisce i rapporti tra Cremlino e Santa Sede da un lato, e tra Chiesa ortodossa russa e Chiesa cattolica dall'altro, negli anni che vedono Joseph Ratzinger protagonista della vita ecclesiale, tra la fine del Novecento e l’inizio del terzo millennio.
La prima parte si sofferma sul periodo in cui il Cardinale Ratzinger è stato Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (dal 1981 al 2005), sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, nonché teologo conosciuto e stimato negli ambienti russi. Sono gli anni delle perestrojka di Gorbaciov, culminata con la caduta dell'Unione sovietica; della disastrosa leadership di Eltsin e poi, ancora, di nuovi ripensamenti e attriti tra Santa Sede e Patriarcato di Mosca negli ultimi anni del papato wojtyliano. Alcune pagine del primo capitolo sono dedicate al "filo diretto" tra la profezia di Fatima e la Russia.
La salita di Putin cambia le carte in tavola. Scrive Spuntoni: «l’asse culturale tra cattolici ed ortodossi russi viene interpretato in ottica politica dal Cremlino: effettivamente Putin vi rintraccia l’opportunità per creare una connessione con la Roma cattolica, utile in considerazione dell’autorevolezza di cui essa dispone all’interno della società occidentale».
In Russia, inoltre, si ristabilisce un'alleanza tra trono e altare: sulle fondamenta religiose dell'anima russa e sulla riscoperta dell'identità nazionale. Nota l'autore: «la transizione al comando statale da Eltsin a Putin e quella al vertice ecclesiale da Alessio II a Kirill intensifica notevolmente questa correlazione, evidenziata da una sovrapposizione di posizioni ed interessi sempre più vistosa».
Il secondo capitolo è dedicato al pontificato di Benedetto XVI (2005-2013) e al miglioramento dei rapporti tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa russa. Come scrive nella prefazione mons. A. Mennini, primo nunzio apostolico nella Federazione Russa: «Quando ho lasciato la Russia nel 2010 la percezione della Chiesa cattolica era molto migliorata rispetto al giorno del mio arrivo nel 2003. Nell'instaurazione dell’attuale clima positivo tra il Patriarcato di Mosca e la Chiesa di Roma ha contribuito indubbiamente il pontificato di Benedetto XVI».
Pur ponendosi in continuità con Giovanni Paolo II, Papa Ratzinger è riuscito a sciogliere le tensioni del passato e ad instaurare un nuovo clima di fiducia e stima reciproca: «la nuova disponibilità del Patriarcato e l’effettiva apertura di Ratzinger nei suoi confronti provocano un clima di fraternità che agevola la realizzazione di un significativo avvicinamento tra le due Chiese dal 2005 in poi. I moniti di Benedetto XVI contro il relativismo morale ed in difesa delle radici cristiane d’Europa fanno sì che la Chiesa ortodossa russa rintracci sempre più spesso nella Chiesa cattolica un valido alleato di fronte alle comuni sfide poste dalla modernità».
Questo avvicinamento è ben accolto, se non a tratti sollecitato, dal Cremlino, che «nelle critiche di Benedetto XVI alla globalizzazione e nella storica avversione del Vaticano all'unipolarismo, rintraccia una possibile sponda a sostegno della visione multilaterale delle relazioni internazionali», puntualizza l'autore.
L'eredità di Ratzinger è il tema dell'ultimo capitolo. E arriviamo ai giorni nostri, con lo storico incontro del 2016 nella sala d'attesa dell’aeroporto dell'Avana a Cuba tra papa Francesco e il patriarca Kirill, coronamento di un processo che parte da lontano. Conlude l'autore: «l’analisi condotta sui rapporti russo-vaticani negli anni che vanno dal crollo dell’URSS fino ad oggi, dimostra il contributo decisivo di Joseph Ratzinger alla loro stabilizzazione e al loro sviluppo positivo».
18 settembre 2018
Il ruolo di McCarrick nel negoziato fra Vaticano e Cina
L'accordo prevede che il Papa venga riconosciuto come capo dei cattolici cinesi, ma i vescovi vengano nominati dal governo. In pratica il cattolicesimo cinese finirebbe nelle grinfie di un regime sanguinario, che fucila gli oppositori negli stadi e schiavizza milioni di persone nei laogai.
A dare notizia del ruolo chiave di McCarrick è il Catholic Herald. I contorni del potere di questa figura sono quindi sempre più delineati.
Link al Catholic Herald
Con un sorriso amaro, leggiamo che McCarrick in un'intervista dice che "the similarities between Pope Francis and Xi Jinping could be “a special gift for the world.”. Cioè le affinità fra Papa Francesco e Xi Jinping sarebbero un regalo speciale per il mondo. Affinità de che? Bergoglio potrebbe offendersi, a onor del vero.
Segnaliamo inoltre che il 3 settembre il nostro Aurelio Porfiri in uno dei suoi dispacci dalla Cina, diceva ( su Tosatti):
"In una visita di cortesia con il cardinale Zen a Washington, l’allora cardinale McCarrick avrebbe agito contro questa visita cercando di impedire al Cardinale Zen di incontrare il presidente americano. Del resto Simon ha segnalato in altre occasioni i rapporti stretti di McCarrick con la Chiesa patriottica cinese. Insomma, in tutto quello che accade c’è un disegno coerente. McCarrick è stato uno dei negoziatori che si recava spesso in Cina, come anche confermato da questa intervista a lui fatta da Gianni Cardinale nel 2005. Se confermato quanto detto da Mark Simon, egli aveva sposato già prima del presente pontificato la linea che poi sembra essere prevalente da qualche anno a questa parte, “l’accordo sfavorevole” che nella mente di alcuni sembra essere la soluzione migliore per risolvere questa crisi. Ma la recente crisi che vede proprio McCarrick come protagonista, sembra per il momento aver messo in ombra il problema con la Cina".
Cosa dobbiamo commentare? Altro che vita ritirata e di preghiera. Questo era una delle eminenze grigie.
13 agosto 2017
Anticlericalismo in Vaticano
Vorrei chiedere all’amico Giuliano Guzzo, sociologo, di prestarmi la sua competenza per costruire un sondaggio che grosso modo suonerebbe così: “secondo voi quanta speranza di successo ha la Chiesa quando scelga di dichiarare guerra al clero?” La scelta dell’Osservatore Romano di pubblicare le parole di Giulio Cirignano equivale infatti a una piana dichiarazione di guerra: il clero o dorme o è ignorante o entrambi.
A parte la domanda delle domande: “chi è mai Giulio Cirignano?” siamo proprio curiosi di capire dove pensa di andare il Vaticano una volta scaricati i propri preti. Forse ritiene sul serio che i preti della resistenza saranno smossi dalla profondità e dall’autorevolezza di Giulio Cirignano? Forse ritiene di poter evangelizzare il mondo facendo leva sugli endorsement di Scalfari e Bonino, sul servilismo mobile dei monsignori che ieri ossequiavano Benedetto XVI e oggi Francesco, sull’emotivismo di masse di fedeli ignoranti e inconsapevoli (il dubbio che sia proprio la sprovvedutezza a mantenere nell’allegrezza i sostenitori di Francesco, quello non viene mai?), sulla potenza delle reti Arcigay, sulla professionalità dei medici pronti a staccare la spina? Tutti in uscita con un libro di Giulio Cirignano sotto le ascelle!
Cerchiamo di capirci non sto questionando circa l’opportunità o meno di seguire il Papa in alcune sue linee. Che il Papa non vada seguito sempre è palese: gli stessi Giulio Cirignano e company sicuramente non seguono integralmente il Magistero di Benedetto XVI e con ciò sconfessano qualsiasi dichiarazione di principio circa la fedeltà nuda e pura ai Pontefici. Prendo le distanze da due altri dati. Dalla scelta di inimicarsi il clero cattolico e dalla selezione di argomentazioni di Giulio Cirignano.
Quanto alla prima, io credo che si debba piuttosto avvicinare il clero e non invece stupirsi del fatto che il clero - magari proprio perchè preparato e consapevole - non segua alla cieca qualsiasi cambio di rotta ‘profetico’, soprattutto se si tratta di profezie che - scusate se mi ripeto - vengono sposate anzitutto da personalità del calibro di Scalfari. Aggiungo che da anni ormai cattolici e clero cattolico vengono bastonati. Ecco, se ne dispiaccia pure Cirignano, ma il clero cattolico non è composto da cani, non è che più lo bastoni e più ti segue. Forse la verità è che non c’è un interesse reale a raggiungere il clero. Lo si bastoni e lo si ingiuri, lo si dia in pasto di masse pseudo-cattoliche sempre meno credenti e praticanti, lo si sberleffi per la penna di Giulio Cirignano: poco ci importa del clero, ci importa il dilagare delle nostre ideologie post-moderne.
Quanto alla seconda, mi viene da ridere. Giulio Cirignano inneggia alla coscienza critica. L’idiozia del formarsi una coscienza critica la sentii per la prima volta alla scuola media e allora le credetti. Mi misi a studiare in modo critico. Sapete che succede a studiare in modo critico? Adesso lo spiego a Giulio Cirignano e ai cecchini dell’Osservatore Romano. Prima metti in crisi la fede e le verità, poi metti in crisi la famiglia e la politica (di destra). Molti si fermano qui e pensano di essere gli ‘svegli’ dotati di un pensiero critico: sono solo i prigionieri ottusi che minacciano il ritorno del filosofo nella platonica caverna.
Qualcuno - infedele, dormiente, stupido, come vi pare - va oltre. Si accorge che l’ateismo e la sinistra sono essi pure infondati. L’istanza critica in breve ci riporta o allo scetticismo radicale o ai temi eterni della Tradizione: leggetevi La Colonna di Florensky, voi che vi credete intelligenti e verificherete quanto vi dico. Volete sapere la sorpresa? Questa sorpresa l’ho scoperta sia nella chiesa di Giovanni Paolo II, sia in quella di Benedetto XVI, sia in quella di Francesco - ragion per cui non mi preme oppormi tanto ai contenuti quanto alle argomentazioni di Giulio Cirignano e di chi lo strumentalizza in Vaticano, né mi interessa il Papa del momento mentre mi preoccupa la violenza degli entourage di scribi che lo accerchiano - la sorpresa è che quando l’istanza critica la muovi nei confronti dei potenti di turno (Sodano, Bertone, Parolin, fate voi) d’improvviso smetti di essere brillante, sagace, una ‘promessa’ e divieni un dormiente e uno stupido o entrambi.
Sapete che vi dico? Ringrazio il professor Manzo che venticinque anni fa mi ha insegnato a usare il pensiero critico. Fa nulla se questo significa avere un sacco di problemi con le intellighenzie dentro e fuori la Chiesa.
Concludo con un suggerimento ai cecchini e al loro proiettile Giulio Cirignano: tutta la Parola - come la chiamate voi - mostra lo scontro tra veri e falsi profeti e la difficoltà di distinguere gli uni dagli altri, la Liturgia della Chiesa - addirittura nella versione purgata dei tempi moderni - offre continuamente ai fedeli la meditazione di simili intricati scontri.
Chi sarà il vero o il falso profeta lo dirà Dio a suo tempo, non lo diranno dei giornalisti e men che meno l’ignoto a tutti Giulio Cirignano. Nel frattempo, se proprio volete sprecare metafore notturne, perché non usare quella delle dieci Vergini? Per carità, non importa che siano vergini o meno, so che nei sacri palazzi ormai proponete un altro stile di vita e vi rispetto, importa che in quella parabola tutti si addormentano. La differenza la fa chi al risveglio avrà l’olio per ritrovare luce e chi al risveglio avrà solo una copia di Giulio Cirignano sotto le ascelle.
19 dicembre 2016
Paura in Vaticano
Dice Pentin: «Verso la fine della nostra visita, un religioso molto di alto livello ha confermato le nostre osservazioni. Ha aggiunto: "Si può sentire la paura. È tangibile”».
È ormai noto infatti che, a seguito della pubblicazione dei cosiddetti “dubia” da parte dei cardinali coraggiosi (giunti a 6), il Vescovo di Roma ribolle di rabbia, soprattutto anche per il fatto che le suddette richieste pare siano tranquillamente appoggiate da almeno 20 o 30 altri cardinali, ma ciò ha chiaramente scatenato un’atmosfera di intimidazione e paura in Vaticano, dove oggi si vive in un clima radicalmente diverso da quello dei regnanti Papa Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
Tanto per cominciare ricordiamo che il 23 novembre scorso i cardinali Burke e Pell sono stati ufficialmente rimossi dalla Congregazione per il Culto Divino e «l'appartenenza all’ufficio è stata recentemente sventrata <nella sua composizione>, con numerosi progressisti designati come sostituti». Questo ha di fatto lasciato solo il fortemente ortodosso cardinale Sarah, capo della Congregazione, de facto neutralizzato. Per di più, il cardinale Ouellet, Prefetto della Congregazione dei Vescovi, è stato anche lasciato con ben poca autorità reale, dal momento che vengono ormai nominati solamente vescovi progressisti. Come dice Bergoglio: “la svolta è irreversibile”.
Inoltre il collaboratore John-Henry Westen ha scoperto ben altro: «... Tutte le università cattoliche di Roma sono sotto osservazione e le lezioni dei professori monitorate per garantire che siano in linea con una libera interpretazione di Amoris Laetitia . I chierici sono segnalati ai superiori se sono uditi esprimere preoccupazioni circa Papa Francesco. Molti hanno paura di parlare apertamente, anche se in passato erano stati sempre molto disponibili. I vaticanisti ci ha detto di essere stati avvertiti più volte di non riferire nulla sui dubia».
Un’ulteriore conferma viene da un articolo del 13 dicembre su “OnePeterFive”, nel quale la vaticanista tedesca Maike Hickson ha dichiarato: «Ho sentito di rapporti secondo i quali il Vaticano è come uno stato occupato. Alcune fonti con cui ho parlato hanno una paura che le comunicazioni con i funzionari del Vaticano siano state controllate; alcuni hanno anche riportato anomalie sospette nelle loro conversazioni telefoniche in cui, caduta la linea, si è sentito l'audio degli ultimi momenti della loro conversazione più e più volte, come un loop, come se si stesse ascoltando una registrazione. Alcune persone che lavorano all'interno del Vaticano stanno consigliando i propri contatti all’esterno di non condividere informazioni sensibili via e-mail o dai loro numeri cellulari Vaticani».
Sembra una roba da DDR, un regime dei lavoratori della misericordia operaia. Tanto che monsignor Athanasius Schneider ha paragonato la situazione attuale alla sua esperienza in Russia, dove è nato nel tempo dell'Unione Sovietica, dicendo che «il dialogo sembra essere accettato solo se si pensa come tutti gli altri. Che è praticamente come un regime».
Conclude il dottor Pentin: «La frase comune che abbiamo continuato a sentire quella settimana a Roma è che c'è una "guerra" in corso nella Chiesa - una guerra dello "spirito del Vaticano II", progressisti contro i cattolici ortodossi. Una persona dopo l'altra ha incredibilmente usato quella parola».
11 giugno 2015
Vaticano - Russia: Una santa alleanza possibile?
Nella giornata di ieri Vladimir Putin è stato in Italia per la visita all'EXPO di Milano. Gli scontati colloqui di rito con Renzi e Mattarella sono passati in secondo piano sin da quando, la settimana scorsa, è stato annunciato l'incontro tra il presidente russo e papa Francesco, sempre più protagonista politico della scena internazionale. Putin e Bergoglio si sono incontrati per la seconda volta, dopo il loro primo colloquio del novembre 2013. Di quell'occasione si ricorda soprattutto il momento dello scambio dei doni, con l'icona della Madonna di Vladimir, protettrice del popolo russo, portata a Roma da Putin. Anche questa volta il dono del capo del Cremlino non è stato privo di carica simbolica, essendo un quadro raffigurante la Cattedrale di Cristo Salvatore, demolita per ordine di Stalin e ricostruita dopo il crollo dell'URSS: un po' il manifesto della morte e resurrezione dell'ortodossia russa insomma. Al centro del colloquio, durato 50 minuti, ci sono stati gli scottanti temi della persecuzione dei cristiani in Medio Oriente e della crisi ucraina. In quest'ottica, l'incontro tra Putin e Francesco si rivela l'occasione più appropriata per riflettere sullo stato dei rapporti tra Cremlino e Santa Sede.
Sui temi dell'identità cristiana dell'Europa e della difesa dei valori non negoziabili il Vaticano pare non avere più alleati nell'Occidente che, persino negli antichi bastioni cattolici della Spagna e dell'Irlanda, è ormai in piena deriva ateo-libertaria. Viceversa la Russia, liberata dalla gabbia ideologica del marxismo-leninismo e tornata alla propria millenaria tradizione cristiana ortodossa, sta svolgendo un provvidenziale ruolo di katechon politico-culturale contro la degenerazione nichilistica dell'Occidente. In questo senso il paese degli zar diventa per la Santa Sede un interlocutore sempre più prezioso e imprescindibile. Negli ultimi anni, proprio in concomitanza con la legalizzazione di matrimoni e adozioni gay in una moltitudine di paesi euro-atlantici, la Russia ha preso una posizione nettamente opposta, vietando la propaganda gay verso i minori a costo di un linciaggio mediatico culminato nella campagna contro le Olimpiadi invernali di Soči del 2014. Inoltre, a parte l'implementazione di vari interventi legislativi tesi a limitare la pesante incidenza dell'aborto, sono attualmente allo studio limitazioni alle normative sul divorzio e sulla maternità surrogata (introdotta in Russia nei torbidi anni di Eltsin). La rotta intrapresa dalla Russia va quindi in una direzione opposta a quella dell'agenda occidentale e certamente più affine alle indicazioni del magistero cattolico. Tanto che nel giugno 2014 la Federazione Russa è stata tra i 26 paesi favorevoli ad una risoluzione ONU a tutela della famiglia tradizionale, osteggiata invece da gran parte dei paesi occidentali. Su questi temi è peraltro molto forte anche la volontà di collaborazione con Roma del Patriarcato di Mosca, più titubante invece nel settore dell'ecumenismo teologico.
L'ambito dell'identità culturale e dei valori etici non è comunque l'unico in cui Santa Sede e Federazione Russa si trovano concordi. Sul Medio Oriente infatti esiste un'innegabile intesa sia sulla necessità di proteggere le antiche e martoriate comunità cristiane che sull'opposizione alle ambigue politiche poste in essere dalla coalizione occidentale. Nel marzo scorso Vaticano e Russia (insieme al Libano) hanno presentato all'ONU un documento congiunto a difesa dei cristiani del Medio Oriente. Sulla Siria, non casualmente, si è concretizzata nel 2013 la più simbolica delle convergenze russo-vaticane, quando di fronte alla minaccia di un intervento armato occidentale contro Damasco, papa Francesco, oltre ad inviare una lettera a Putin (in quel periodo presidente di turno del G20), indisse una suggestiva veglia di preghiera contro la guerra. Guerra poi effettivamente scongiurata grazie alla grande tenacia e capacità di mediazione del presidente russo.
La questione ucraina è senza dubbio l'argomento più scivoloso nelle relazioni russo-vaticane. Il conflitto ucraino è un tema particolarmente delicato per la Santa Sede perché tra i motivi di tensione che agitano il paese quello religioso assume una rilevanza non indifferente. Malgrado le pressioni provenienti dal primate della Chiesa greco-cattolica ucraina, il papa non ha mai parlato di “aggressione russa” ai danni del paese, ed anzi è arrivato persino a sconfessare la strategia del cosiddetto “uniatismo”, reputandola superata e controproducente. Per la Santa Sede l'imperativo è quello di evitare lo scoppio di una nuova “guerra fredda”, non solo a livello politico, ma anche religioso. Non è un caso se l'atteggiamento prudente ed equilibrato di papa Francesco sia stato esplicitamente lodato dal Patriarcato di Mosca e dalle autorità russe.
In definitiva, se si escludono le inevitabili difficoltà sull'Ucraina, tra Vaticano e Russia si configura un'innegabile convergenza su una molteplicità di questioni, che spaziano dal ruolo pubblico del sacro all'affermazione dei valori non negoziabili, dalla difesa delle comunità cristiane in pericolo alla volontà di favorire lo sviluppo di un ordine globale multipolare. Sul finire dell'800 il visionario filosofo e teologo russo Vladimir Solov'ëv teorizzava (un po' ingenuamente) l'instaurazione di una santa alleanza cristiana tra il papato romano e lo zarismo russo. Si dice che papa Leone XIII abbia commentato tale progetto dicendo: «Bella idea! Ma fuor d'un miracolo è cosa impossibile». Forse sarà nel XXI secolo, in un contesto totalmente mutato rispetto all'epoca di Solov'ëv, che quell'utopia potrà diventare almeno in parte realtà. E se così sarà, Putin non potrebbe rivelarsi un alleato decisivo per la Chiesa cattolica anche sull'importante e delicato fronte cinese? Forse anche a questo la diplomazia vaticana ha cominciato a pensare.
08 aprile 2014
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11 ottobre 2013
Speranze e dubbi sul New Deal di Bergoglio
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Lo strano silenzio dei media (e del Vaticano) sullo scandalo Ricca
Fatti: il 13 marzo 2013 l’Altissimo e Reverendissimo Signor Jorge Mario, cardinale di Santa Romana Chiesa Bergoglio diviene Papa col nome di Francesco. Nei giorni e nelle settimane immediatamente successivi, nel clima di “Bergogliomania” creato dai media (riedizione dell’ “Obamania” di 6-7 anni fa. Ve la ricordate?), si fa strada, suffragata da spezzoni di alcune omelie pronunciate dal Papa al Santa Marta, l’ipotesi proibita: è in corso l’assalto allo IOR! Lo IOR, perbacco!
03 maggio 2013
Se Valeria Marini si sposa "in Vaticano"
28 marzo 2013
Lo strano (?) caso dei "due papi"
04 febbraio 2013
Adesioni da tutto il mondo alla Marcia per la Vita 2013
Straordinario il numero di adesioni giunte da tutto il mondo alla terza Marcia Nazionale per la Vita, che si terrà a Roma il prossimo 12 maggio, con inizio alla 9.00 al Colosseo e conclusione alle 11.30 a Castel Sant’Angelo. Lunghissimo l’elenco delle realtà pro-life internazionali che hanno assicurato la loro partecipazione alla mobilitazione italiana a favore della vita.23 gennaio 2013
Il Guardian, il Vaticano e il "tesoro di Mussolini"
27 maggio 2012
Tra Corvi e soffiate: una Chiesa che fa acqua da tutte le parti
26 maggio 2012
Chi ha incastrato Gotti Tedeschi?
Dopo la bufera dei Vatileaks, ci mancava pure questa. Ettore Gotti Tedeschi, banchiere piacentino vicino all’Opus Dei, è stato dimissionato giovedì dalla presidenza dello IOR, l’Istituto per le Opere di Religione. Il board laico dell’Istituto lo ha messo alla porta senza tanti complimenti, come neanche un ringraziamento è venuto dalla Santa Sede: anzi, la notizia è stata resa nota attraverso un comunicato durissimo, in cui gli si imputa di “non avere svolto varie funzioni di primaria importanza per il suo ufficio” (“preferisco non parlare, direi solo brutte parole”, ha replicato l’interessato, affermando di non voler aggiungere altro per rispetto del Santo Padre). Ovviamente nelle ore successive si è rincorsa una raffica di indiscrezioni, alla ricerca delle ragioni che abbiano potuto condurre a uno strappo così deciso.

















