“Come il Vaticano ha costruito un
impero immobiliare segreto usando i milioni di Mussolini”: più o meno così titolava
ieri il quotidiano progressista britannico Guardian, presentando un’inchiesta esclusiva condotta da ben tre
reporter della testata.
Uno sforzo così massiccio non è andato
sprecato: gli indomiti cronisti, infatti, sono riusciti ad arrivare laddove
nessuno si era mai neanche avvicinato, rivelando al mondo un inconfessabile
segreto. Reggetevi forte, perché il colpo è bello grosso: al Vaticano, come a
qualsiasi cristiano sulla faccia della terra, capita di investire i propri
soldi in immobili. E lo fa in maniera piuttosto riservata. Stupefacente,
nevvero?
Pare, infatti, che un paio di
edifici nel pieno centro di Londra, in una zona piuttosto chic, siano
riconducibili, tramite una società chiamata British Grolux Investment Ltd,
al patrimonio della Sede Apostolica. Altro che il presunto matrimonio tra Gesù
e la Maddalena: questi sono veramente segreti da far tremare i polsi. Come farà
il cattolicesimo a sopravvivere di fronte a una notizia del genere?
Ma non è finita qui: anzi, manca
ancora la parte più scabrosa, qualcosa di veramente indicibile. Quindi, cari
lettori, conservate ancora un po’ del vostro sdegno. Seguendo l’esempio del
giudice Falcone (“follow the money!”),
i coraggiosi giornalisti si sono chiesti: da dove proviene il denaro con il
quale il Vaticano effettua i propri investimenti? Un po’ come Travaglio quando
indaga sull’origine della fortuna di Berlusconi, i nostri piccoli Sherlock
Holmes si sono messi al lavoro, effettuando una scoperta sconcertante: quei
soldi furono ceduti alla Santa Sede da Mussolini, in cambio del riconoscimento
del regime fascista, nel 1929. Altro che trattativa Stato-mafia: qui c’è da
riscrivere la storia del ‘900!
E infatti i lettori di
Repubblica, che ha prontamente fornito un
ampio resoconto – quasi una traduzione integrale – dell’inchiesta dei
colleghi britannici, si scatenano nei commenti on-line. “Quindi, Mussolini
avrebbe dato alla chiesa 650 milioni di euro per il riconoscimento del regime
fascista....ecco perchè è stato chiuso un occhio sull'inizio delle leggi
raziali”, azzarda uno. “Ecco perché molti lati oscuri sulla cattura e morte di
Mussolini, che bello e interessante sarebbe conoscere la verità”, rilancia un
altro. Sollecitati dai titoloni sensazionalistici del quotidiano, dunque, i
lettori si scatenano nell’immaginare scenari complottisti, ricercano
improbabili connessioni tra gli eventi, trasformano la storia d’Italia in una
sorta di romanzo di Dan Brown.
La loro fantasia è tanto fervida,
da risultare inferiore solo alla loro ignoranza. Avessero studiato un po’ di
più, saprebbero che, con i Patti Lateranensi del 1929, la Santa Sede riconobbe
non il “regime fascista di Mussolini”, ma il Regno d’Italia, ponendo fine
all’annosa – e dolorosa – “questione romana”, che aveva travagliato il Paese
dai tempi della breccia di Porta Pia. Nell’ambito dei Patti, che erano un
trattato internazionale, fu stipulata anche una Convenzione finanziaria, in cui
l’Italia si impegnava a versare la somma di 750 milioni di lire dell’epoca, più
un miliardo in titoli di Stato, come parziale riparazione per i danni subiti
dalla Sede Apostolica a seguito della perdita dello Stato pontificio e della successiva
spoliazione dei beni ecclesiastici. In premessa, si specificava peraltro che la
cifra era di “valore di molto inferiore a quella che tutt’oggi lo Stato avrebbe
dobvuto sborsare alla S. Sede medesima anche solo in esecuzione dell’impegno
assunto con la legge 13 maggio 1871 [Legge delle Guarentigie]”: il Sommo
Pontefice, infatti, aveva ritenuto di limitare allo stretto necessario l’indennizzo,
anche considerata “la situazione finanziaria dello
Stato e le condizioni economiche del popolo italiano”.
Ecco, dunque, i misteriosi
“soldi di Mussolini” che tanto scalpore hanno suscitato nella giornata di ieri.
Nessun accordo sottobanco, nessun mercanteggiamento, nessuna inconfessabile
complicità: solo una Convenzione finanziaria allegata a un trattato
internazionale, che ha avuto il merito di riconciliare la Chiesa Cattolica e l’Italia.
Che questo sia ignorato dai lettori di Repubblica, in rapporto ai quali la
spregiativa definizione di “ceto medio semicolto” risulta essere fin troppo
generosa, si può anche capire. Ciò che lascia stupefatti, invece, è che, come ha
commentato Padre Lombardi, certi articoli sembrano “provenire da qualcuno
che sta tra gli asteroidi. Sono cose note da ottant’anni. Non è stato svelato
nulla che non si sapesse”. Lascia stupefatti che giornalisti italiani e
stranieri, i quali scrivono su quotidiani che si vogliono autorevoli, cerchino
lo scoop su una non-notizia, conosciuta da chiunque abbia una qualche
dimestichezza con la storia contemporanea.
Questo è lo stato in cui versa l’informazione,
non solo italiana: un micidiale mix di ignoranza e malafede. D’altronde, il
maestro Voltaire gliel’ha insegnato: “Calunniate, calunniate, qualcosa resterà”.



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