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14 ottobre 2019

Urge un chiarimento sulle frasi di Scalfari

di Marco Sambruna
Dunque la vicenda dell’intervista o meglio delle dichiarazioni attribuite da Scalfari a Bergoglio assume dei contorni che urge definire. Non per pedanteria, né per desiderio di sollevare un caso, ma semplicemente perché si evince da tali dichiarazioni un’ipotesi mai verificatasi prima nella storia della chiesa: un papa non cattolico alla guida della chiesa cattolica. Anzi se l’ipotesi che segue è valida siamo in presenza non di un papa teologicamente impreparato come alcuni sostengono o la cui ortodossia solleva dubbi come altri fanno notare, ma molto più drasticamente siamo di fronte a qualcuno che non è papa, né lo è mai stato pur avendone tutte le apparenze.

Le sconcertanti dichiarazioni che Bergoglio avrebbe rilasciato a Scalfari sono ricostruite a memoria da quest’ultimo come segue:
"Chi ha avuto, come a me è capitato più volte, la fortuna d’incontrarlo e di parlargli con la massima confidenza culturale, sa che papa Francesco concepisce il Cristo come Gesù di Nazareth, uomo, non Dio incarnato. Una volta incarnato, Gesù cessa di essere un Dio e diventa fino alla sua morte sulla croce un uomo".

Inoltre il papa avrebbe detto a Scalfari a proposito di alcuni episodi evangelici che
"sono la prova provata che Gesù di Nazareth una volta diventato uomo, sia pure un uomo di eccezionali virtù, non era affatto un Dio" (qui)

A questa ricostruzione è seguita come noto non la smentita, bensì la precisazione della sala stampa vaticana secondo cui:

“come già affermato in altre occasioni, le parole che il dottor Eugenio Scalfari attribuisce tra virgolette al Santo Padre durante i colloqui con lui avuti non possono essere considerate come un resoconto fedele di quanto effettivamente detto, ma rappresentano piuttosto una personale e libera interpretazione di ciò che ha ascoltato, come appare del tutto evidente da quanto scritto oggi in merito alla divinità di Gesù Cristo”. (qui)

Ora quando ci si trova davanti a una correzione di questo tipo i casi sono due: o si tratta di una correzione formale ossia che riguarda non il contenuto ma appunto la forma o il modulo espressivo utilizzato per verbalizzare il concetto veicolato dalle parole che resta dunque confermato; oppure si tratta di correzione sostanziale ossia non è contestata la forma o la modalità espressiva, ma il contenuto del messaggio cioè i suoi concetti intrinseci.
Nel caso della comunicazione vaticana si ha l’impressione non di una smentita e nemmeno di una correzione bensì di una precisazione che riguarda non la sostanza o i contenuti della dichiarazione che Scalfari attribuisce a Bergoglio, ma i suoi aspetti formali che riguardano la forma o la modalità con cui il concetto è stato verbalizzato. Infatti se Bergoglio avesse pronunciato ben altro concetto rispetto a quello ricordato da Scalfari era opportuno intervenire sia con una secca smentita che negasse la frase attribuita al papa, sia riportando la frase autentica e originale che Scalfari avrebbe liberamente interpretato.
Insomma il fatto manchi la proposizione autenticamente verbalizzata da Bergoglio già depone circa il fatto che probabilmente Scalfari ha riportato fedelmente il concetto espresso dal papa sia pure, forse, con parole diverse rispetto a quelle pronunciate effettivamente dal papa medesimo.

Già, il papa. Se l’ipotesi di cui sopra è corretta però a questo punto occorre fare una riflessione supplementare e cioè domandarsi se Bergoglio eventualmente non credendo nella divinità di Cristo possa essere papa. Infatti al momento dell’elezione papale occorre che il candidato eleggendo, cioè il nuovo potenziale pontefice, condivida in foro interno, cioè nel tribunale della coscienza o nella propria intimità tutto ciò che la chiesa cattolica propone a credere in primis che Cristo è Dio. Mancando questa intima convinzione l’elezione non è valida perché manca un requisito essenzialissimo che rende da potenziale ad attuale la carica papale: anzi in termini tecnici in un caso del genere l’elezione papale non solo è annullabile come se fosse stata valida fino a un certo punto e a causa di un accidente esterno subentrato in un secondo tempo non lo è più da quel punto in poi, ma è addirittura nulla come se non fosse mai avvenuta in quanto fin dall’origine mancava l’elemento principale che validasse l’elezione.
In altri termini: se la frase secondo cui Bergoglio non crederebbe alla divinità di Gesù è vera non solo il papa non è più tale, ma addirittura non lo è mai stato.
Ora bisogna uscire allo scoperto e porre fino a tutto il teatrino di ambiguità che finora ha caratterizzato il presente pontificato: o Francesco dichiara inequivocabilmente di credere nella divinità di Gesù ribadendo il fatto di essere legittimamente papa o conferma la sostanza di ciò che Scalfari gli attribuisce rendendo così nulla la sua elezione.


 

30 dicembre 2013

Caro Scalfari, senza peccato non c’è più Amore e non c’è più Dio

di Alessandro Rico

Eugenio Scalfari, ovvero: non solo fare proselitismo è sbagliato, ma per dialogare con i non credenti bisogna catechizzarli un po’. Quello che il patinato editorialista di Repubblica ha capito del cristianesimo, dopo gli incontri con papa Francesco, è che il pontefice, nella Evangelii Gaudium, ha addirittura abolito il peccato. Seguiamolo nella sua brillante argomentazione.
 

14 ottobre 2013

L’intervista di Papa Francesco ad Eugenio Scalfari

di Ludovico Russomando
L’Osservatore Romano di mercoledì 2 ottobre, festa degli Angeli Custodi, ha riportato interamente l’intervista che il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, ha fatto a Papa Francesco (pp. 4-5). L’intervista si è tenuta presso la residenza vaticana di Santa Marta, martedì 24 settembre. Visto che le polemiche intorno ad alcuni passaggi non sono ancora cessate (cf. Gnocchi-Palmaro, Questo papa non ci piace, Il Foglio, del 9 ottobre 2013), vi torniamo sopra volentieri, con la convinzione che attendere alcuni giorni per redigere un articolo di fondo è la cosa migliore per cercare di non essere coinvolto dal calore delle polemiche.
 

11 ottobre 2013

Speranze e dubbi sul New Deal di Bergoglio

di Alessandro Rico

Condivido con tanti amici timori e perplessità sul Nuovo Corso di papa Francesco, dalle frequenti rotture dell’etichetta, un po’ spontanee e molto costruite, alle dichiarazioni ambigue, ai suoi dialoghi con Scalfari. È il papa del rinnovamento destinato a trasformarsi nel papa di Repubblica? Allenta la pressione mediatica sulla Chiesa, ingenerando però insidiose attese nei nemici? Guadagnerà delle anime o contaminerà la tradizione? I dubbi sono legittimi, ma le speranze non malriposte. 
 

18 settembre 2013

Il Papa risponde a Eugenio Scalfari. Valutazioni critiche

di Fabrizio Cannone

Come tutti sanno, Papa Francesco ha recentemente inviato una lunga lettera al fondatore del quotidiano, laicista, borghese e anti-cattolico, La Repubblica. Eugenio Scalfari infatti, già prolisso autore delle proprie memorie (intitolate L’uomo che non credeva in Dio), si era rivolto direttamente al Pontefice dalle colonne del suo giornale, il 7 luglio e il 7 agosto 2013. L’Osservatore Romano del 12 settembre fa stato di questo scambio epistolare: riporta per intero la lunga lettera del Pontefice (p. 6), ne offre alcuni brevi commenti con titoli significativi e altisonanti “Scandalosamente affascinante” e “Stile cristiano” (p. 6) e la introduce con l’editoriale del direttore stesso, Giovanni Maria Vian, “Papa Francesco e la data del battesimo” (p. 1).
 

20 marzo 2013

Ma Eugenio Scalfari legge (almeno) il suo giornale?


di Giuliano Guzzo


Un buon giornalista, prima di scrivere, dovrebbe leggere. Non tutti i giornali per carità, ma almeno il proprio sì. Cosa che un vate della carta stampata come Eugenio Scalfari stranamente sembra non fare. Non sempre e non con attenzione, quanto meno. Non si spiegherebbe diversamente per quale ragione Barbapapà qualche giorno fa abbia scelto di descrivere Papa Francesco come un progressista matricolato, come uno per il quale «non possono esistere principi non negoziabili se non quelli dell’ amore del prossimo e della carità» (La Repubblica, 15/3/2013, p.1). Tradotto: state tranquilli, il nuovo pontefice non dirà una parola su aborto, difesa del matrimonio e tutto il resto; sarà un agnellino, parola di nonno Eugenio.