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04 gennaio 2018

Una presenza culturale in università


di Daniele Laganà

Dalla terra ambrosiana il Signore ha voluto che mi trasferissi nella Città Eterna per studiare l’amabile arte del sorriso presso la sede capitolina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, uno stupendo ambiente dove scienza e fede s’incontrano e si abbracciano e dove la mia fede si è fortificata notevolmente, acquistando la sana consuetudine di prendere parte quotidianamente alla celebrazione eucaristica.
In tale contesto non ho potuto non notare l’assenza di una presenza culturale cattolica studentesca, ma nemmeno una presenza culturale studentesca “laica”, che offrisse il proprio contributo alla crescita personale dei propri compagni di ateneo; le uniche iniziative presenti in tal senso erano gli incontri offerti dalla FUCI locale (della quale posso garantire l’ortodossia, a dispetto di molte iniziative fucine in giro per l’Italia a dir poco scandalose) e della comunità del CLU, la quale proponeva a studenti, docenti e degenti in collaborazione con l’associazione e lista Ateneo Studenti mostre tratte dal vasto repertorio del Meeting di Rimini, ma tutto ciò sentivo nel mio intimo che non bastasse… fu così che, anche a partire da precedenti esperienze nel giornalismo scolastico sia alle medie sia al liceo, partorii l’idea di dare vita ad una testata giornalistica studentesca.
Dapprima, incerto sulle forze che sarei riuscito catalizzare, pensai di coinvolgere sia le realtà ecclesiali, sia i collegi, sia le associazioni studentesche non confessionali in un prodotto editoriale plurale che fungesse da raccordo e da cassa di risonanza per delle diverse anime dell’ateneo, ma, sentiti i diretti interessati, ebbi un riscontro debole e poco convinto, pertanto l’iniziativa naufragò per un anno e scelsi di modificare la formula inizialmente ideata, optando per una testata giornalistica studentesca di ispirazione cattolica, dove l’orientamento editoriale fosse univoco e chiaro, pur nella piena libertà creativa degli autori.
Durante l’estate contattai molti amici con cui condividevo la fede cattolica e tutti si dissero entusiasti della mia iniziativa, ma la disponibilità mi arrivò solamente da una decina di persone, un numero assolutamente congruo per dare una vita alla redazione e alquanto più roseo delle mie iniziali aspettative: così, nell’ottobre di quest’anno è stato dato alle stampe il primo numero di Nel cuore della realtà, il cui titolo rimarca esplicitamente l’intimo legame con la nostra università sia per la scelta di un’espressione di Padre Agostino Gemelli sia per la O sostituita con l’immagine del Sacro Cuore di Gesù.
Nel primo numero abbiamo scelto di esordire con una copertina dedicata al senso dello studio e tra gli articoli da subito ha preso piede una rubrica sui volti che hanno scritto la storia del nostro ateneo, denominata “Ritratti” e firmata dalla mia dolce metà, finalizzata a far conoscere meglio ai nostri amici la nostra identità universitaria; invece, a dicembre è uscito il secondo numero e il titolo di copertina “L’infinito entra nella storia” ha fatto esplicito riferimento all’evento dell’Incarnazione, di cui abbiamo vissuto la memoria liturgica, nonché ha debuttato la rubrica “Carismi”, dove abbiamo reputato prezioso esporre le differenti realtà ecclesiali e i vari percorsi spirituali che animano la pastorale universitaria.
La nostra esperienza editoriale è umile e neonata, ma costituisce un seme di speranza per tutti quanti vivono in altri atenei italiani e sentono l’esigenza di offrire ai propri compagni di ateneo un giudizio chiaro e vero sulla realtà illuminato dalla fede cattolica: una presenza culturale è un dono prezioso per tutta la comunità studentesca e può essere davvero un veicolo grandioso di cui lo Spirito Santo può servirsi per condurre a Lui anime in pena che cercano la verità, ma non hanno ancora compreso che essa risiede in Cristo.



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17 gennaio 2017

Post verità? Macché, siamo nell’epoca della menzogna


di Giorgio Enrico Cavallo

Lunedì scorso era il “blue Monday”. Il giorno più triste del mondo. Quello in cui sette miliardi di persone sarebbero in preda ad una fortissima depressione collettiva. Il giorno delle lacrime facili. Il giorno preferito dal cantante Mariottide. Perché? Perché lunedì 16 gennaio 2017 sarebbe stato il giorno più triste dell’anno? Vai a saperlo. O meglio, vallo a chiedere a tal Cliff Arnall, psicologo dell’Università di Cardiff, che avrebbe calcolato con una «complicata equazione» (fonte: la Stampa) il giorno più nero dell’anno. D’accordo, io non capisco niente di matematica: ma solo a me tutto ciò sembra un po’ assurdo? Come è possibile calcolare con un’equazione lo stato d’animo della gente?
E infatti non è vero. Il «blue Monday» non esiste. Lo stesso Cliff Arnall non sarebbe uno psicologo. E l’equazione – o presunta tale – sarebbe nata per una campagna pubblicitaria. Eppure la notizia è rimbalzata su tutti i giornaloni italiani. La Stampa, Repubblica, il Corriere. Basta digitare «blue Monday» su Google e vedere cosa salta fuori. Dei tre citati, solo Repubblica si prende la briga di definire l’equazione uno «pseudo calcolo matematico» e rivelare che la vicenda è frutto di «un'operazione pubblicitaria». Gli altri pigliano per oro colato questa tristissima storiellina. E tanti saluti alla verità dell’informazione.
Ah, la verità dell’informazione. Se perdo tempo a scrivere del «blue Monday» è perché si tratta di un deprimente esempio – permettetemi di giocare con gli aggettivi – di giornalismo-spazzatura. Un giornalismo che ritiene di poter pubblicare tutto – ma proprio tutto – ciò che di peggio passa il convento, senza nessuna analisi, senza nessun controllo, senza nessun vaglio critico. Ovviamente, sempre restando a livello della fuffa: perché guai a pubblicare notizie interessanti, soprattutto guai ad uscire dal mainstream! I lettori potrebbero perfino… leggerle!
No, ovviamente no. I giornali hanno smesso di riportare l’informazione sforzandosi di dire la verità. La verità, spesso, è noiosa. La verità il più delle volte fa male. Così, le notizie possono essere “animate” creando particolari succosi laddove in realtà il fatto di cronaca nudo e crudo è molto diverso; e, se la verità ha il brutto vizio di essere scomoda ci sono due strade: o non pubblicare la notizia oppure stravolgere la realtà dei fatti. Entrambe le modalità sono praticate con generosità dai parolai occidentali: così, oggi nessuno di noi sa quasi nulla di ciò che è davvero importante – ad esempio, provate a capire come vengono spesi davvero i soldi delle nostre tasse – e di converso sappiamo tutto su eventi di cronaca completamente deformati, come il recente caso della guerra siriana insegna.
Già questi due aspetti basterebbero per far inorridire chiunque sia iscritto all’ordine dei giornalisti – come il sottoscritto – e sia dotato di una seria autocritica professionale. Ma non basta: perché una lunga schiera di riviste specializzate nella fuffa insegna che esiste anche la verità… che non esiste. Non solo quella edulcorata. Non solo quella artefatta. C’è pure quella che «non esiste».
Sorpresi? Ma lo sapete benissimo! Il gossip, d’altronde, vive di voci di corridoio, pettegolezzi, smancerie, ciarle, sentiti dire e di bugie conclamate. Basta andare dal dentista e sfogliare una di quelle deliziose riviste patinate che vengono lasciate sul tavolino della sala d’attesa per anestetizzare il cervello dei pazienti prima dell’operazione. In una rivista di 100 pagine – povera Amazzonia! – si passa con una leggerezza sorprendente di palo in frasca, dalla politica alla cronaca nera, dall’amorazzo della velina alle foto in costume della soubrette sorpresa in Costa Azzurra. Verissimi scatti “rubati”, ovviamente. E noi ci crediamo pure.
Il blue Monday è l’ennesimo pourparler pubblicato perché i giornali hanno venduto la loro anima – se mai nei hanno avuta una – al demone della menzogna. E, visto che il demone della menzogna da solo non paga gli stipendi, ecco che prima di tutto si sono venduti al demone dei soldi. Perché se il titolista si inventa che «oggi è il giorno più triste dell’anno» tu, lettore, sei sorpreso e vorresti saperne di più. Non importa che sia una fesseria grossa come una casa: tu, lettore, ci clicchi sopra. Apri quella maledetta notizia scritta in barba alla verità e creata apposta per guadagnare. Tu, lettore, se clicchi su quelle notizie paghi la redazione ed implicitamente approvi la linea editoriale che crea il falso e nasconde il vero.
Siamo, in definitiva, nell’eclissi della verità; e non dico niente di nuovo: ci stanno dicendo da tempo che viviamo nell’epoca della «post-verità». Epoca nella quale l’opinione pubblica è influenzata da informazioni di dubbia attendibilità, se non del tutto artefatte. Ma anche questa affermazione è una mezza verità. Perché se vogliamo essere precisi e chiamare le cose con il loro nome, edulcorare le notizie e dire il falso non significa dire una «post-verità». Significa semplicemente essere bugiardi. Siamo sinceri, dunque: l’epoca attuale non è quella della «post-verità» ma quella della menzogna.
Come ogni cristiano dotato di un po’ di cognizione sa bene, c’è solo un padre della menzogna. E non è certamente il Padreterno. Il Nemico, il Tentatore, il Divisore: ecco il menzognero per definizione. Che ha tutto l’interesse a farci vivere lontani dalla Verità che è Dio.
Sto esagerando? Mica tanto. Per delle «verità» falsissime il mondo di oggi è sottosopra. Dalle guerre scatenate con scuse risibili alla follia del gender, siamo tutti avvolti dalla menzogna. E badate bene: gli altoparlanti della menzogna sono proprio i giornali, che come abbiamo visto hanno venduto la loro prerogativa principale – l’informazione il più possibile vicina alla verità – per diventare menestrelli della bugia. Bugie che non si eliminano – come vorrebbe qualche creativo che sembra uscito dall’universo distopico di Orwell – istituendo degli psicopoliziotti che facciano guerra alle bufale. La menzogna si combatte solo in nome di Colui che l’ha già vinta, perché ha vinto il male: Cristo. Solo riconoscendo il primato di Cristo nella nostra vita troveremo il coraggio di essere sempre dalla parte della verità. E magari – chissà – anche il giorno più triste dell’anno, con la sua vuota retorica depressiva, sparirà: Cristo porta la gioia, infatti. Non la tristezza. E soprattutto: mai la menzogna.
 

16 ottobre 2016

Roba da stupidi per stupidi


di Michele Curcelli

Il 15 ottobre a pagina 17 del quotidiano novello La Verità, Fabrizio Cannone ha scritto in merito alle chiacchierate leggi francesi inclini a “vietare i siti contrari all’aborto”. Dal momento che decenni di propaganda pro-choice non placano le fronde anti-abortiste, forse il miglior modo che la Democrazia conosce per affermare la sua verità stabilita a maggioranza e favorevole alla libertà di tutti è quello di silenziare gli oppositori (tra cui innumerevoli donne responsabili di aborto e poi pentite dell’atto).

L’articolo domenicale a firma di Galeazzi e Tornielli, apparso sulla Stampa, sembrerebbe cavalcare virtualmente le tendenze d’oltralpe: "Quei cattolici contro Francesco che adorano Putin". Così titola, ed è difficile non sentire, tra le righe dei due vaticanisti tiravento, il rammarico per il fatto che il web non possa mettere il bavaglio a tutti coloro che si esprimono criticamente nei confronti dell’attuale pontificato. In mancanza di legislazioni totalitarie capaci di colpire non solo i chierici (penso al vergognoso caso dei Francescani dell’Immacolata, espulsi e costretti all'addiaccio, trattati peggio degli emigranti, nel disinteresse generale dei tirapiedi pontifici), ma anche i laici (fottutissimo Concilio ventunesimo che li ha responsabilizzati!), ecco che la Stampa ci prova, a bombardare i nemici, ridicolizzandoli.

Già, peccato che le tecniche adoperate svelano la profonda inconsistenza religiosa dei redattori e lo spirito decisamente acattolico del loro pensiero. D’altra parte, un altro quotidiano domenicale, il Vangelo della santa Messa, metteva in guardia: "quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà ancora fede sulla terra?" Partiamo dalle inesattezze dell’articolo in questione, poi lanceremo le nostre accuse.
Anzitutto, giudicano la compagine dei detrattori dell’attuale pontificato, si dice che “a tenerla unita è l’avversione a Francesco”. Falso, la galassia di oppositori al Magistero dell’attuale pontificato non è unita in se stessa, né è composta di gente avversa a Francesco: c’è chi non lo riconosce come Papa, chi lo riconosce ma accusa apertamente, chi è a disagio con alcune sue espressioni sebbene lo onori.
Quindi si cita il caso Socci. Personalmente non prendo posizioni, ma denuncio che, come Socci mi è da subito parso la voce temeraria espostasi a nome di qualche cardinale ben informato, ugualmente G&T mi paiono il pappagallo della vulgata normalista, capaci solo di rassicurazioni tiepide e banali. Per quanto poco il sottoscritto sottoscriva Socci, prendo atto del fatto che i giuristi espressisi criticamente attorno alle elezioni sono ormai più di uno e le battute freak della Stampa non smontano le loro obiezioni sottili. Ma si vede che la Stampa scrive per un pubblico di presunti deficienti (io in effetti non la leggo).
In terzo luogo si descrive l’“opposizione a Francesco, numericamente contenuta”. Ora, a parte che il numero è contenuto, se si fa il censimento di chi anima il dissenso sul web, ma cresce vertiginosamente, se si intervistano le persone dal vivo. E’ quell’“effetto anti-Francesco” di cui Introvigne non vuole parlare, bontà sua. D’altro canto, e ci torneremo sopra più oltre, quanto contano i numeri, se si tratta di Verità?
Da ultimo segue un sfilza di autori sparpagliati, di cui vengono prese dichiarazioni più o meno centrate, in un affastello di chiacchiere che ha l’effetto di gettare ironia e discredito sulle proposte avanzate. Nella sarabanda lo storico Giovagnoli accusa il fronte anti-franceschiano di occidentalismo (omissis le tesi dell’asiatico mons. Zen: anche lui un occidentalista per caso?), Socci e mons. Gänswein vengono frullati al fine di azzerare ipotesi gravissime cui non ci si perita di rispondere, un centinaio di anonimi teologi e filosofi sono bollati come resistenti e don Bux come dissidente (ma cosa dicono? Che livello di scientificità portano? Merita ascoltarli? Si saranno giocati la reputazione per un capriccio?), per poi trovarsi affiancati alla volgarità del sacerdote ambrosiano don giorgio De Capitani secondo cui “il Papa ci sta rompendo le balle”. Ma tutto questo è giornalismo?

Il mio giudizio è che l’indagine di G&T è, per dirla con Paolo Conte, roba da “stupidi per stupidi” (Jeeves, album: Nelson). Il dolore con cui tanti fedeli, blogger o meno, stanno vivendo il clima ecclesiale confuso di questi tempi è inenarrabile, autori seri e innamorati della Chiesa di Cristo si preoccuperebbero di questo, non di sfanculare presunti avversari del web. A meno che le due penne stiano semplicemente obbedendo ai loro capi, convincenti salariatori.

Concludo e commento. G&T imperniano la retorica del bavaglio su due termini congiunti: abbiamo dinanzi un fronte solo apparentemente compatto, in fondo numericamente inconsistente. Smonto la retorica. Il fronte non è compatto e non è un fronte e non è anti-franceschiano. Il proclama in salsa anti-fascista e anti-falangista non tiene (poteva mancare tra i nomi citati alla rinfusa un guenoniano, la destra esoterica, Cuniberto?), in merito valga quanto dirò a breve sulle posizioni curiose di Introvigne. In secondo luogo i numeri non contano proprio nulla. Il punto è che la verità dei cattolici è Cristo stesso, e che a difenderlo ai piedi della croce sia rimasta la Madonna e pochi altri non toglie nulla al testimonio di Cristo. Su questo G&T concordano? Da qui deriviamo il modello veritativo cattolico, la verità cattolica non si stabilisce a maggioranza, le cose non vanno bene se tutti le applaudono (quei maledetti applausi in Chiesa che tolgono riflessività e fanno mentalità populista): la verità si fonda su ben altri criteri, se poi la seguiranno in pochi, saranno dolori, ma non a danno della verità, bensì dell’umanità. Devo proprio perdere tempo a citare i documenti a sostegno di tale posizione? La premiata coppia G&T non conosce Magistero, CIC, Catechismo, DSC e compagnia? Per esempio, la “critica all’esortazione apostolica «Amoris Laetitia» di 45 teologi e filosofi cattolici” è impressionante per rigore e gravità. Tale per cui da un lato ci si chiede come mai l’abbiamo firmata solo in 45, dall’altro sarebbe valida e scioccante anche se l’avesse firmata uno solo: in fondo al solo san Paolo dobbiamo il valido rimbrotto a san Pietro documentato nel Nuovo Testamento. In sintesi, non c’è nessuna falange armata (di penna o spada) e non c’è nessun complotto contro Francesco. Ci sono alcuni fedeli che hanno capito quanto la difesa della fede sia più importante della difesa di qualsivoglia poltrona, persino di quelle giornalistiche vicine al Vaticano.

E ora veniamo all’ultimo paragrafo dell’articolo e all’ultimo grave tema, che fa rima con il personaggio più ambiguo del conservatorismo cattolico italiano contemporaneo, il prof. Introvigne.“Introvigne sostiene che questo dissenso «è presente più sul web che nella vita reale ed è sopravvalutato: ci sono infatti dissidenti che scrivono commenti sui social sotto quattro o cinque pseudonimi, per dare l’impressione di essere più numerosi»”. A parte quanti scrivono sotto pseudonimo solo per smarcarsi dall’immisericordiosa censura ecclesiastica, gente che ama scrivere la verità, ma deve anche garantirsi un posto di lavoro, perché leccare i piedi al pontefice di turno non sempre procaccia sussistenza; a parte la stranissima partita culturale di Introvigne, che fino a pochi anni fa recensiva le minuzie teologiche di Benedetto XVI, atteggiandosi a suo interprete ufficiale, mentre oggi difende con nonchalance le dichiarazioni di Francesco sovente ambigue e a tratti antipodiche al Magistero precedente - e tacciamo sul grande assente nell’inquisitoria di G&T, Alleanza Cattolica, che non si sa più che taglio cultural-spirituale persegua, da chi sia diretto, dove sia diretto, che abbia da dire (questo non lo scrivono sui blog, ma basta entrare in confidenza coi loro adepti per saggiarne tutto il malcontento e lo sbando); a parte non aver ancora capito chi mai abbia messo in giro l’idea di uno scisma e che divertimento ci sia nell’irridere chi l’abbia minacciato o nel denigrarne la proiezione futura; il fatto è che, per la terza volta, non sono d’accordo né con la diagnosi né con la terapia dei vaticanisti: non vedo il fronte allineato, non vedo il proclama anti-franceschiano e non vedo il problema scismatico-numerico. Le Scritture in merito sono chiare, l’avvicinarsi degli ultimi tempi sarà segnato dall’apostasia, mica dallo scisma. Chiedo: il problema è la plausibilità di uno scisma nell’immediato o il problema è che umanità e cristianità ormai sono insensibili a qualsivoglia variazione ecclesiale, morale, giuridica, culturale e le maggioranze sono inclini ad adeguarsi anche alle peggiori contraddizioni in campo dottrinale e sacramentale? In altri termini, tertius datur: puoi avere la Chiesa compatta e fedele, puoi avere lo scisma, puoi avere infine anche la terza opzione, quella della Chiesa - per così dire - compatta e infedele. Si chiama apostasia e san Paolo, quello che proibiva la comunione ai peccatori e non condannava apertamente l’istituto della schiavitù antica, ce l’ha preannunciata.
Però chi se ne frega, la Chiesa ormai è una cosa politica - come denunciava inutilmente Messori alcuni lustri fa - e non una cosa spirituale, ergo è giudicata secondo parametri politici, governata secondo riforme politiche, descritta da gesti di populismo vacuo, blindata e propagandata da giornalisti e sociologi. Non c’è spazio per teologi, filosofi e martiri in una cosa politica. Quanto a Putin, resto attonito, non c’entra nulla, non interessa a nessuno (o interessa, ma per tutt’altri motivi) e conferma solo la lettura politica del caso. Fa nulla, nella Chiesa insensibile al rischio di apostasia le deduzioni logico-teologiche degli intellettuali sono bazzecole, ma gli accostamenti psicologico-associativi tra cattolici tradizionali e Putin sono fondamentali. Davvero, roba da “stupidi per stupidi”. Lo vogliamo dare o no un Nobel anche a Paolo Conte?

 

21 gennaio 2016

Il bestiario dei no-family-day


di Alessio Calò

Mentre ci prepariamo al Family day del 30 gennaio, sono molti i compagni che si stanno - come dire - agitando per un eventuale successo della manifestazione. La reazione è sempre quella: oltre a proporre sfilate "riparatorie" con l'hashtag #svegliatiitalia (la cosa divertente è che la - letteralmente - "grande proletaria" si sta effettivamente svegliando), i loro giornali si stanno sbizzarrendo nel produrre menzogne, richiami a civiltà-progresso-soldellavvenire, accuse di bigottismo-medievalismo-oscurantismo-papismo (ma Francesco nun ve piace più?), fuffa insomma. Noi chestertonianamente, li pijamo un po' pe'cculo (in senso letterale s'intende), presentando un bestiario (sì, siamo pure antispecisti).
Apro una parentesi. Le reazioni più divertenti sono quelle dei cattoadult(er)i che condividono su fb articoli sempre più sinistri (hanno abbandonato persino Avvenire e Vatican Insider, porelli), vedendo che ormai la CEI si è allineata al popolo (considerazione sociologica che andrebbe approfondita). Ma come - dico io -, tutti conciliovaticanosecondisti, e appena un gruppo di laici si muove da solo, questi chiedono l'intervento del vescovo-pilota? Inqualificabili.

Avanti col bestiario allora!
Partiamo con il fatto quotidiano, che riesce nell'impresa impossibile: "Francesco zittisce il Cardinale Bagnasco". Cioè, Raga, perfino Tornielli (cioé, Tornielli!!!) disintegra le recenti ricostruzioni fantasiose secondo le quali il papa non avrebbe ricevuto Bagnasco per sconfessarlo. In realtà, come ormai sappiamo da qualche anno, la strategia di Papa Bergoglio è quella di ribadire i principi cattolici validi per tutti e delegare alle Conferenze Episcopali e ai credenti la soluzione dei problemi.
Come punizione lo rinominiamo il fallo quotidiano. Moscetto nel travaglio.

Citiamo anche l'espresso per la poca fantasia: definirci solo ultrà cattolici è quantomeno ripetitivo. "Non basta la piazza di San Giovanni a Roma, il comitato organizzatore cambia la location per il raduno degli ultrà cattolici contrari al disegno di legge Cirinnà e si sposta al Circo Massimo. Un grande sforzo organizzativo con raccolta fondi, petizioni online e viaggi da tutto il Paese contro «le unioni omosessuali che gridano vendetta al cospetto di Dio.»"
Punizione: nonostante l'espresso ci piace corretto, grappa dimezzata fino al 30 gennaio (una piccola mortificazione - da un giornale mortifero la pretendiamo!!! - che tra l'altro aiuta l'ora di guardia).

A seguire, il plurifallito manifesto ha sfoderato vari titoloni in questi giorni "Gli ultrà della famiglia" "Stadio di famiglia" "La famiglia mummificata". Proprio loro, che fanno tanto i progressisti e negli ultimi vent'anni hanno svenduto i diritti economico-sociali delal famiglia proletaria in cambio dei diritti civili di qualche elite. Politicamente commenterei con un Zero tituli (e molta prostituzione intellettuale).

Non poteva mancare microcefa, ormai bidone dell'organico, che non sa più come offendere. Uno a caso, Rodotà (per l'occasione, Roderà): "La discussione sulle unioni civili avrebbe bisogno di limpidezza e di rispetto reciproco, invece d'essere posseduta da convenienze politiche, forzature ideologiche, intolleranze religiose". Posseduto sarai te, o radicale!

La chicca finale è il fuffington post, con un prete che dice: "La famiglia cristiana non esiste, neanche nel Vangelo. [...] Mi si perdoni la lunghezza ma i temi affrontati e gli stereotipi di un certo "cattolicesimo" che vengono puntualmente contestati meritano anche più che un po' del nostro tempo!". Pura follia.

Cosa dire?
Ci risentiamo il 31 gennaio.

 

08 aprile 2013

"Donne Chiesa Mondo": il femminismo sbarca sull'Osservatore Romano


di Enrico Maria Romano
Purtroppo anche nell’era apertasi il 13 marzo u.s. con l’elezione al Soglio di Pietro di Papa Francesco, continua lo scandalo di un Osservatore Romano che, da portavoce ufficioso-ufficiale della Santa Sede, pare essersi trasformato in un foglio teo-pluralista, aperto cioè a tutte le tendenze e a tutte le ideologie, in nome della libertà religiosa, della laicità e dell’ecumenismo.
Così, il 4 aprile, assieme al solito quotidiano, è stato offerto ai lettori, il supplemento n. 11, di donne chiesa mondo, autodefinito come “inserto mensile a cura di Ritanna Armeni e Lucetta Scaraffia”, note intellettuali italiane che hanno fatto del femminismo la loro nuova religione civile.
 

23 gennaio 2013

Il Guardian, il Vaticano e il "tesoro di Mussolini"

di Marco Mancini

“Come il Vaticano ha costruito un impero immobiliare segreto usando i milioni di Mussolini”: più o meno così titolava ieri il quotidiano progressista britannico Guardian, presentando un’inchiesta esclusiva condotta da ben tre reporter della testata.
 

10 dicembre 2012

Perché non mi straccio le vesti sul caso Buttafuoco

di Marco Mancini

E’ di sabato sera la notizia della presunta rottura tra Pietrangelo Buttafuoco e il settimanale berlusconiano “Panorama”, dovuta a un articolo, pubblicato su “Repubblica”, in cui lo scrittore e giornalista siciliano tracciava un bilancio ironico, ma severissimo, dell’avventura politica del Cavaliere. Ne sono seguite aspre polemiche, anche su Twitter, dove si è combattuto un vero e proprio duello rusticano tra Pierluigi Battista e il direttore del settimanale incriminato, Giorgio Mulè, e dove l’hashtag #iostoconButtafuoco ha subito preso il largo. Ecco, il punto è proprio questo: io non so se ho proprio voglia, almeno questa volta, di stare con Buttafuoco e di indignarmi per un nuovo caso di libertà negata. Anche perché io non m’indigno mai, semmai m’incazzo.
 

04 ottobre 2012

I media cattolici tra Sallusti e l'aborto


di Paolo Maria Filipazzi

Partiamo dai fatti. Qualche giorno fa ho letto un articolo dell'Ilaria Pisa pubblicato su questo stesso blog, in cui si denunciava un’iniziativa aberrante che si sarebbe tenuta di li a pochi giorni: nientemeno che una giornata mondiale a favore dell’aborto!