Visualizzazione post con etichetta valori non negoziabili. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta valori non negoziabili. Mostra tutti i post

02 luglio 2017

Il valore negoziabile di Charlie


di Francesco Arnaldi

Quando la Santa Sede, per bocca di monsignor Sorondo, definì la notizia dell’uscita degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi sul clima “un disastro per l’umanità”, la notizia fece il giro di tutto il mondo. Le parole del cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze non arrivarono certo isolate, ma si accodarono a un vero e proprio coro unanime di critica alla decisione del presidente Donald Trump. Non so perché monsignor Sorondo abbia voluto esprimersi così, ma voglio dargli il beneficio del dubbio e credere che non l’abbia fatto solo per emulazione di coloro che in quel momento si stavano globalmente indignando. Voglio credere che l’abbia fatto perché a quelle sue parole ci crede veramente.
Sorvolando su cosa penso di tali esternazioni, utilizzando semplicemente la regola proporzionale mi sarei aspettato che sulla vicenda di Charlie Gard si levassero grida e proteste da far tremare la terra nelle sue fondamenta. Se si è così solerti nel difendere teorie scientifiche tuttora poco chiare, per la difesa del diritto alla vita di un bambino di dieci mesi non mi avrebbe stupito un intervento a gamba tesa sulla vicenda da parte di tutte le più alte cariche ecclesiastiche. Se poi aggiungiamo anche che la decisione non è stata presa neanche dalla famiglia, ma anzi che questa famiglia lotta da mesi per difendere la vita del bambino, e che la scelta è stata presa dallo Stato con l’avvallo dell’Unione Europea, beh ero già pronto a sentir indire una nuova crociata.
Una decisione che lede non uno, ma ben due valori non negoziabili avrebbe dovuto compattare tutto il fronte cattolico, dimenticando per un momento vicissitudini interne per combattere questo terribile affondo del demonio, che probabilmente ancora non crede a quanto sia stato facile corrompere i cuori delle persone che si sono rese responsabili del più orrendo dei crimini.
Invece, il silenzio. L’assordante silenzio del Getsemani, dove i discepoli si addormentano e lasciano Gesù da solo, con il suo dolore e la sua angoscia, a poche ore dalla morte. Un silenzio di chi non sa più che cosa dire, di chi non è abituato a vegliare, di chi ha dimenticato come si fa o non lo ha mai saputo. Il silenzio di chi di fronte a un’offensiva del nemico non sa come reagire perché non si è preparato abbastanza.
I princìpi non negoziabili sembrano esser stati accantonati, retaggio di un mondo antico in cui si privilegiava lo scontro al dialogo. Forse non sono mai stati compresi a fondo. Diceva Chesterton: “l’ideale cristiano non è stato messo alla prova e trovato manchevole: è stato giudicato difficile, e non ci si è mai provati ad applicarlo”. Ecco, questa frase possiamo applicarla ai princìpi non negoziabili. Si è sempre guardato un po’ con diffidenza a questa linea di azione sociale, frutto del pensiero di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI; è stata giudicata difficile; si è deciso di accantonarla. E mentre si tuona per lo scioglimento della calotta polare, un bambino muore. Preghiamo affinché questa vicenda possa servire a svegliare molti cuori intorpiditi; perché un albero si riconosce dai suoi frutti, e i frutti di questa linea di pensiero li stiamo vedendo.

 

21 ottobre 2016

Il Missionario - La preghiera come unica arma


di Giulia Tanel

"Volevo fuggire dalle urla di mio padre e ora sono proprio quelle urla la mia unica speranza". Questa frase, solo apparentemente criptica, racchiude il senso del nuovo film portato in Italia dalla Dominus Production – già nota per Cristiada e God's not dead –, dal titolo Il missionario – La preghiera come unica arma (qui il trailer), in questi giorni nelle sale.
La pellicola narra infatti la maturazione verso un rapporto più maturo e profondo del protagonista con suo padre e dei diversi altri personaggi con il Padre, Colui che conosce anche i capelli del nostro capo e che ha sacrificato Suo figlio per la nostra salvezza.

Questa la trama de Il Missionario, di Marcelo Torcida, riportata sul sito di riferimento: "In un Paraguay diviso tra illimitata ricchezza ed estrema povertà, Juan è un adolescente irrequieto, che soffre per un profondo conflitto con il padre. Alla ricerca di divertimento, indipendenza e libertà, viene sopraffatto da una realtà avida e senza scrupoli, che priva gradualmente la sua vita di ogni senso. L'incontro con un missionario porterà alla svolta: in un turbinio di colpi di scena e forti emozioni, quando tutto sembrerà perduto, tutto sarà riconquistato. Toccare il dolore più profondo, porterà al ritrovamento dell'amore più grande".

La pellicola, pluripremiata, tocca i valori fondamentali, quei principi non negoziabili oggi così bistrattati: la vita, la famiglia e l'educazione. E, come dice il sottotitolo, fa anche una proposta di fede.
La vita, quella che l'adolescente Juan rischia di buttare al vento facendosi sopraffare dalle droghe (che erroneamente sentiamo definire "leggere", ma che invece hanno effetti collaterali non secondari); o quella vita che suo padre si è dimenticato di vivere, lasciandosi prendere dal denaro, tanto che uno dei protagonisti arriva a domandarsi: "Come possono avere tutto, e al tempo stesso non avere niente?"; o, ancora, quelle vite che i narcotrafficanti o i personaggi corrotti non hanno alcuna remora di spegnere per sempre.
La famiglia, il nido accogliente in cui ogni persona dovrebbe avere il dono di crescere, prima di rivolgersi all'esterno e spiccare il volo. Ma famiglia che può esistere solamente se tutti i membri che la compongono s'impegnano a rimanere uniti, evitando che si finisca con il vivere la quotidianità nella solitudine, pur abitando tutti sotto lo stesso tetto e mangiando seduti attorno al medesimo tavolo.
Infine, l'educazione. Questo ultimo aspetto discende in maniera diretta dai primi due: quando si ha una concezione alta della vita e della persona, nella certezza che ognuno è prezioso, e quando c'è una famiglia solida, con due genitori uniti e responsabili, la missione educativa è infatti di gran lunga facilitata. Il che, naturalmente, non corrisponde a dire che due bravi genitori non potranno avere un figlio scapestrato, ma semplicemente che il buon seme non andrà perduto, e prima o dopo emergerà.

Il Missionario – La preghiera come unica arma è dunque un film che fa riflettere. Una pellicola non scontata, anche se a tratti dalla trama forse troppo "didascalica", e in tal senso maggiormente adatta ad un pubblico adolescenziale.
Di certo, come gli altri film della Dominus Production, Il Missionario interroga lo spettatore in prima persona: che idea ho io della vita? La mia famiglia è unita solamente in senso fisico, o vi è un'unità più profonda? Come mai tanti adolescenti si lasciano "fregare" dalle droghe? Com'è possibile, da genitori e/o da educatori, accompagnare i ragazzi nella crescita, magari proprio quando sono nel pieno della ribellione? La fede è per me un "impegno" da assolvere, oppure è un aspetto costitutivo dell'esistenza, in grado di orientare la quotidianità? ... e l'elenco di domande potrebbe continuare. Non si tratta di quesiti scontati: la risposta che ognuno formula determina l'esistenza. Naturalmente Il Missionario offre una chiave di lettura: tutto sta nella disponibilità dello spettatore a prenderla in considerazione. Facendo silenzio attorno e dentro di sé, e così poter ascoltare Dio.

 

29 settembre 2015

E se il papa “comunista” fosse un conservatore?



di Alessandro Rico

È ormai invalsa l’abitudine di predicare al papa come fare il papa. La visita di Francesco negli USA sta deludendo molti di quelli che, peraltro legittimamente, confidavano in pronunciamenti più espliciti a favore della libertà di culto e dei valori non negoziabili, in un Paese che sta conoscendo un feroce attacco contro il cristianesimo. Non è un mistero che Bergoglio non sia Ratzinger, uno capace di scatenare guerriglie con una lectio magistralis. È anche possibile che la diplomazia sia un pregio. Di sicuro, la condanna di pena di morte e traffico d’armi è in linea con il Magistero sociale della Chiesa; e tutto sommato, anche la premura ecologica per la “cura della casa comune” non è una novità – risale almeno a Paolo VI. Certo, anche qui Bergoglio ci mette del suo. Già nella Laudato si’ indirizzava al capitalismo e ad una un po’ fantomatica alleanza tra finanza e tecnica, degli strali in fondo preconcetti: è un fatto che a ridurre la povertà nel mondo abbia contribuito più il vituperato capitale, con i suoi innumerevoli difetti, che il consesso delle nazioni riunito per destinare milioni ai governi corrotti del Terzo Mondo, o il fallimentare socialismo pauperista dei vari Chavez, Maduro, Morales. D’altro canto, il pontefice sembra aver in parte accolto i rilievi di chi evidenziava l’eccessiva insistenza sui mali del fantasmagorico neoliberismo. A proposito, è interessante paragonare il discorso tenuto al Congresso con quello pronunciato alle Nazioni Unite. Francesco ha sì ribadito come etica ambientale e giustizia sociale siano strettamente connesse, ma ha poi aggiunto originalissime osservazioni su «limitazione del potere» e ruolo dei corpi intermedi. Nel definire la missione dell’ONU, il pontefice ha specificato che il ruolo di un’istituzione sovranazionale deve essere alimentato dalla preoccupazione di stabilire la supremazia del diritto, che è poi la millenaria legge naturale della dottrina cattolica e coincide con il classico principio di giustizia del suum cuique tribuere. Dunque, proprio nel mezzo di un discorso che elencava le responsabilità dei Paesi ricchi nei confronti dei poveri del mondo, Francesco non invoca la redistribuzione cara ai teorici della giustizia globale, bensì la giustizia commutativa, quella che tradizionalmente prescrive le condizioni di rettitudine negli scambi e le eventuali correzioni in caso di abusi.
Ma c’è di più. Poco dopo aver manifestato il proprio apprezzamento per l’impegno profuso dagli Stati nel tentativo di contrastare il degrado ambientale, Francesco ha specificato: «Lo sviluppo umano integrale e il pieno esercizio della dignità umana non possono essere imposti. Devono essere costruiti e realizzati da ciascuno, da ciascuna famiglia, in comunione con gli altri esseri umani e in una giusta relazione con tutti gli ambienti nei quali si sviluppa la socialità umana – amici, comunità, villaggi e comuni, scuole, imprese e sindacati, province, nazioni». E ha collegato questi requisiti alla funzione della Chiesa quale istituzione che sostiene e collabora con le famiglie nell’educazione dei figli, ricollegandosi alle stoccate sulle minacce a famiglia e matrimonio pronunciate al Congresso. Insomma, non c’è trippa per le filosofe femministe alla Michela Marzano, che sognano una scuola di Stato al servizio dell’ideologia gender. Dall’altro lato, tali considerazioni paiono avvicinare Francesco a quel “conservatorismo verde” difeso da Roger Scruton nel saggio How to Think Seriously About the Planet: The Case for An Environmental Conservatism (2012), in cui l’intellettuale britannico fonda un’efficace difesa dell’ambiente in chiave conservatrice sul sentimento dell’oikophilia, ossia l’attaccamento alle proprie radici, alla propria terra, ai propri affetti, da cui discende l’unico possibile coinvolgimento delle persone nella battaglia per salvaguardare, pezzo per pezzo, il pianeta. Minacciato tanto da inquinamento ed effetto serra che dalla scellerata ideologia ecologista, la quale costituisce in fondo la nuova frontiera della vecchia pianificazione economica, nemica dell’uomo che essa concepisce solo in quanto strumento.
Non è casuale se persino nel passaggio più “di sinistra”, dedicato all’enunciazione di quella che per Francesco costituisce «la base minima materiale e spirituale per rendere effettiva» la dignità delle persone e l’opportunità di costruire una famiglia, Bergoglio includa la libertà religiosa. Non ci si poteva aspettare che questo papa sbarcasse sul suolo americano per bacchettare i liberal, brandendo l’hashtag “defund Planned Parenthood” (la clinica abortista denunciata dai pro-life statunitensi). Il grido degli esclusi, che egli spesso invoca, comprende però anche l’ingiustizia perpetrata sui bambini non nati.

Starà ai conservatori americani decidere se consegnare a Obama un’improbabile luna di miele col successore di Pietro, magari con l’aiuto della patetica scenetta della bimba messicana figlia di immigrati, che consegna la letterina al papa – siparietto chiaramente allestito a tavolino contro Donald Trump. I repubblicani potrebbero ingoiare il rospo sull’immigrazione e rimettere sotto i riflettori le tematiche di cui sopra, che i media, di proposito o per superficialità, tendono a ignorare. Se vogliono tornare a competere seriamente per la presidenza, peraltro, costoro non possono pensare di rifugiarsi nell’elogio incondizionato dell’alta finanza e nel negazionismo anti-ecologista. Gli ambientalisti, come diceva Andreotti, saranno pure come i cocomeri, verdi fuori e rossi dentro, ma regalare la Chiesa Cattolica alla Clinton sarebbe un abominio. Già Russell Kirk, che per la destra americana dovrebbe essere vero pane quotidiano, biasimava negli anni Novanta il feticcio del “capitalismo democratico”, la libertà economica trasformata in macchietta da comizio. Se il Vangelo conta ancora qualcosa, la destra religiosa ricordi che non si può servire Dio e mammona.

 

30 giugno 2014

"Che fare?" La risposta di Roberto Dal Bosco ed Elisabetta Frezza

Il 19 giugno scorso, commentando il nuovo attacco di Roberto Dal Bosco ed Elisabetta Frezza nei confronti di Francesco Agnoli, avevamo invitato i due esponenti del mondo pro-life a non limitarsi alla critica distruttiva nei confronti delle scelte altrui, ma ad esplicitare in termini costruttivi la propria strategia. Avendo fatto una domanda ed avendo ricevuto risposta, riteniamo giusto pubblicarla, nonostante il nostro fermo dissenso nei confronti di alcuni toni ed espressioni utilizzati dai nostri interlocutori. Non crediamo che, da una parte e dall'altra, esistano "traditori" della causa: esistono persone che manifestano idee diverse su come condurre la stessa battaglia. E' importante che queste idee si confrontino in maniera serena e pacata, senza isterismi e chiusure preconcette, senza che si metta in dubbio la buona fede dell'altro. Da parte nostra, cerchiamo di dare il buon esempio, sottoponendo all'attenzione dei lettori la risposta di Dal Bosco e Frezza. Speriamo che questo sia il primo passo di un nuovo modus operandi, che coinvolga tutti gli interlocutori in campo. 

di Roberto Dal Bosco ed Elisabetta Frezza

Gentili signori del sito,

Avendo letto l’articolo del 19 giugno a noi indirizzato, intendiamo innanzitutto ringraziare per la radiografia così chiara e nitida del quadro concettuale su cui si fonda il nuovo, ennesimo tradimento democristiano. E dell'identikit che, forse involontariamente, ci avete fornito dei nuovi traditores.
 

26 giugno 2014

Il Maligno in confessionale. Cronaca di un assalto inaspettato.

di Tanis Mezzelfo

Quando l'altro giorno entrai in una chiesa, un Duomo molto importante e famoso, per confessarmi, mai avrei pensato di pentirmene. Mi trovai di fronte all'assalto di un orripilante apostata, un lupo travestito da prete che per l'ennesima volta ha confermato in me l'idea che la Chiesa viva tempi calamitosi. Ma andiamo con ordine.
 

25 marzo 2013

La confusione di Magdi (non più) Cristiano Allam

di Federico Catani
Se qualcuno si aspetta dal sottoscritto un commento sul nuovo Papa è meglio che salti questo pezzo. Io, dell'elezione e dei primi gesti di Papa Francesco non parlo. Per il momento si intende. Non ho intenzione di accodarmi alle preoccupazioni dei tradizionalisti più tradizionalisti della Tradizione, né tanto meno al coro di lodi più o meno pelose dei tanti, tantissimi entusiasti. Staremo a vedere. Il tempo ci dirà se si tratta di un Papa donato da Dio, oppure tollerato, oppure ancora inflitto.
 

18 febbraio 2013

Politiche 2013: vota Barbalbero

di Isacco Tacconi


Dubbi su chi votare? Nessuno ti rappresenta? Il sistema democratico non funziona? Nessun problema, tutto regolare. Ma la soluzione è il “non voto”?
A tal proposito, il nostro caro nonno Tolkien ha ancora una volta qualcosa da insegnarci, di appropriato per i tempi che corrono. Per chi ha letto il libro, o ha visto il film del Signore degli Anelli, non sarà difficile comprendere il paragone che l’attuale scenario politico-culturale mi ha suscitato.
 

04 dicembre 2012

La (s)conversione di Bondi

di Paolo Maria Filipazzi

Come è noto, è ormai giunta ad uno stadio acuto la straziante agonia del Popolo della Libertà, schiacciato sotto il peso del discredito e del ridicolo di cui si è ricoperto da solo in questi anni, con un masochismo tale da far sospettare che si tratti di una questione attinente più al campo della psichiatria che della politica. Ed ecco, su “La Stampa”, in data 29 novembre 2012, apparire una geniale intervista di Sandro Bondi, il quale, come nel finale di un giallo ben scritto, svela chi sono i colpevoli della morte prematura di quello che una volta era il partito di maggioranza relativa ed oggi marcia a tappe forzate verso il Nulla: elementare Watson, è tutta colpa degli ex AN e dei cattolici!

Il don Abbondio del berlusconismo sferza: «Purtroppo chi proviene da An ha mantenuto un’identità e un modo di fare politico che mal si conciliano con il profilo di una forza politica autenticamente liberale e riformista».  E poco più in là: “E sui temi delle libertà personali sono su posizioni di radicalismo religioso alla Tea party che sono in contrasto anche con il cattolicesimo”. Ohibò, e pensare che quando mi sono avvicinato al Tea Party Italia molti amici, oscurantisti come me, mi dissero scuotendo la testa: “Non sei più il bel reazionario retrogrado che tanto ci piaceva”. Ecco che Bondi fa giustizia e riscatta il mio buon nome di nemico della modernità! L’intervistatore però lo incalza, e gli ricorda che i parlamentari vicini a Comunione e Liberazione o in generale cattolici hanno sostenuto assieme agli “uomini neri” quelle posizioni. Ed ecco che il poeta della corte di Arcore sentenzia: “Sì, la parte più confessionale del Pdl che rappresenta solo uno spicchio del mondo cattolico”. E non è finita: ce n’è pure per i poveri (e laicissimi) Gaetano Quagliarello e Maurizio Sacconi, rei di essersi saldati coi “fascisti”, quindi coi cattolici accusati di essere loro amici, quindi di essere complici con la deriva fondamentalista impadronitasi del Pdl, tanto terribile da far invidia all’ayatollah Khomeyni (e pazienza se lo stesso Bondi firmava proprio insieme a Quagliariello documenti contro la "deriva zapaterista"). Più tardi preciserà che il “mondo cattolico” di cui si sente parte e che, a sua detta, rappresenterebbe il vero messaggio cristiano, è quello che si riferisce alla figura del fu cardinal Martini. E qui abbiamo davvero fatto il Grande Slam!

Mi restano da chiarire due cose: quali sarebbero le posizioni, tanto arretrate da essere in contrasto persino con l’arretratissimo cattolicesimo, sostenute dai “clerico-fascisti?” Due innanzitutto: la scelta di astenersi al referendum del 2005 sulla legge 40 in materia di procreazione medicalmente assistita e, nel 2009, il tentativo disperato di salvare la vita alla povera Eluana Englaro. E qui trasecolo.
Per quanto riguarda la legge 40 è vero piuttosto che si tratta di una legge in contrasto con il Magistero di Santa Romana Chiesa: infatti permette questa pratica aberrante, laddove una legge “cattolica” la avrebbe proibita in ogni caso e punito severamente chiunque la praticasse. Sostenere che una simile legge sia ispirata a fondamentalismo religioso dimostra soltanto il fondamentalismo dell’autore di una simile dichiarazione. Aggiungasi che fra i maggiori difensori della legge 40 ai tempi ci fu proprio il nostro pacioso amico. E che il decreto legge con cui si cercò di sottrarre al boia Eluana Englaro fu approvato all’unanimità del Consiglio dei Ministri, di cui Bondi, Ministro dei Beni Culturali, era membro. E non c’è da sospettare che il nostro Sandro avesse votato a denti stretti, magari per evitare divisioni in un momento delicatissimo: trionfalmente dichiarò che quella decisione rappresentava il vero atto di nascita del Pdl, allora non ancora formalmente costituito in partito! Ma Bondi non ha problemi di questa fatta: è vero, spiega in una dichiarazione successiva all’intervista, la legge 40 lui ha contribuito ad approvarla, ma poi “è stata recentemente bocciata da una sentenza della Corte Europea”. Ne deduciamo che Bondi si fa dire cosa pensare non dalla propria coscienza ma da questo o quel tribunale, e se viene emessa una sentenza in contrasto con sue precedenti convinzioni, non critica la sentenza ritenendola sbagliata, ma azzera le frequenze del proprio cervello. Quanto ad Eluana: “La mia coerenza e la mia onestà intellettuale giungono fino al punto di ammettere che sul decreto riguardante Eluana la mia posizione è stata un errore”. Coerenza ed onestà intellettuale dovrebbero spingerlo a fornire anche una spiegazione del suo voltafaccia, cosa che però non fa. 

Ora, il motivo di riprendere queste dichiarazioni (simili a quelle rese nelle stesse ore da Giancarlo Galan ed altri esponenti del Pdl) non sta nell’importanza (nessuna) del personaggio che le rende, ma nel fatto che Bondi notoriamente, parla e agisce in nome e per conto di Berlusconi. Le intenzioni di quest’ultimo non sono ancora state esplicitate, ma sembra chiaro che l’ormai mitico “minuto di trenino” dovrà attendere. E sembra ormai chiaro che stia pensando di ricostruire, anche se non si sa bene come, un partito che sia più che mai una setta di propri adoratori fanatici, “scomunicando” gli adepti più tiepidi del culto alla sua persona. E la lista degli “scomunicati” pare che coincida proprio con i “fondamentalisti” sferzati da Bondi, per il quale i “temi etici” non sarebbero dunque che un pretesto come un altro per ingenerare una rottura. 

Non posso non nascondere, da militante del Pdl, la mia desolazione nei confronti di un leader con annesso entourage, che dimostra di considerare quelle questioni che investono la natura umana nella sua essenza con un cinismo ed una noncuranza tanto glaciali. In un precedente articolo ho avuto modo di scrivere che fra i meriti (o, forse, fra i non demeriti) di Berlusconi ci fosse quello di avere frenato in Italia la degenerazione del diritto in senso nichilista. Avevo ben presente che tale posizione di non belligeranza fosse dovuta non tanto a condizioni intime di Berlusconi e dei suoi adepti, ma alla consapevolezza che, essendo cattolici una buona parte dei propri elettori, non fosse politicamente furbo scontentarli. Del resto la visione berlusconiana della vita è quella che si evince dalle trasmissioni delle sue reti, e dunque c’era già da dirsi fortunati. Et voilà, ecco che per piccine ragioni di tattica pre-elettorale, quanto di buono ha fatto il centro-destra in questi anni, diventa un errore, frutto del ricatto dell’Asse del Male fra fascisti e cattolici. 

A questo punto c’è da aspettarsi che la nuova “Forza Italia 2.0”, o come cavolo si chiamerà, rischi di essere piuttosto un “Partito Radicale 2.0”. A quel punto manderò il Cavaliere, Bondi  e tutta la banda a farsi friggere due volte: una volta come cattolico e l’altra come ex AN.

 

06 novembre 2012

Pino Rauti: un epitaffio di parte cattolica

di Paolo Maria Filipazzi 

Si sono appena spenti i riflettori sull’ultimo saluto a Giuseppe Umberto Rauti, meglio noto come Pino Rauti, una delle colonne storiche della Destra italiana ed intellettuale di grande spessore. Purtroppo nei necrologi sia i detrattori che gli ammiratori hanno teso a ridurne la figura ad una sorta di immaginetta nostalgica, cosa che egli in realtà non fu. Non è però questa la sede per ricostruirne la biografia, per la quale occorrerebbe semmai un voluminoso libro. Ci limitiamo, quindi, a fare alcune valutazioni sul pensiero rautiano alla luce della dottrina cattolica.