di Campari&deMaistre
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30 maggio 2013
Il curioso caso dei liberali omosessualisti
di Alessandro Rico
Quand’è moda è moda, cantava Gaber. Ora è moda l’omosessualismo, e per non accodarsi a Vendola il centrodestra ha pensato di giocare d’anticipo. Prima Bondi ha confessato di non capire l’ostilità dei cattolici al riconoscimento delle unioni gay. Poi Giancarlo Galan ha presentato una proposta di legge, per equiparare coppie di fatto a coppie sposate. Eppure Galan è uno di quelli cui piace definirsi liberali, tipo il krugmaniano Berlusconi o il «liberal-montanelliano» Travaglio. Ma cosa c’è di liberale nella solita geremiade sull’ingerenza del Vaticano? Forse che Locke, quando parlò della Chiesa come una società privata di uomini liberi, con ciò intendeva ridurla al silenzio? Cosa c’è di liberale nel pensare che lo Stato debba prendersi la briga di far diventare uguale quel che uguale non è, due conviventi e due persone sposate?
Quand’è moda è moda, cantava Gaber. Ora è moda l’omosessualismo, e per non accodarsi a Vendola il centrodestra ha pensato di giocare d’anticipo. Prima Bondi ha confessato di non capire l’ostilità dei cattolici al riconoscimento delle unioni gay. Poi Giancarlo Galan ha presentato una proposta di legge, per equiparare coppie di fatto a coppie sposate. Eppure Galan è uno di quelli cui piace definirsi liberali, tipo il krugmaniano Berlusconi o il «liberal-montanelliano» Travaglio. Ma cosa c’è di liberale nella solita geremiade sull’ingerenza del Vaticano? Forse che Locke, quando parlò della Chiesa come una società privata di uomini liberi, con ciò intendeva ridurla al silenzio? Cosa c’è di liberale nel pensare che lo Stato debba prendersi la briga di far diventare uguale quel che uguale non è, due conviventi e due persone sposate?
04 dicembre 2012
La (s)conversione di Bondi
di Paolo Maria Filipazzi
Pubblicato il 04 dicembre 2012
Come è noto, è ormai giunta ad
uno stadio acuto la straziante agonia
del Popolo della Libertà, schiacciato sotto il peso del discredito e del ridicolo
di cui si è ricoperto da solo in questi anni, con un masochismo tale da far
sospettare che si tratti di una questione attinente più al campo della
psichiatria che della politica. Ed ecco, su “La Stampa”, in data 29 novembre
2012, apparire una geniale intervista di Sandro Bondi, il quale, come nel finale di un giallo ben scritto, svela
chi sono i colpevoli della morte prematura di quello che una volta era il
partito di maggioranza relativa ed oggi marcia a tappe forzate verso il Nulla: elementare Watson, è tutta colpa degli ex
AN e dei cattolici!
Il don Abbondio del berlusconismo sferza: «Purtroppo chi proviene da An
ha mantenuto un’identità e un modo di fare politico che mal si conciliano con
il profilo di una forza politica autenticamente liberale e riformista».
E poco più in là: “E sui temi delle libertà personali sono su posizioni di
radicalismo religioso alla Tea party che sono in contrasto anche con il
cattolicesimo”. Ohibò, e pensare che quando mi sono avvicinato al Tea Party
Italia molti amici, oscurantisti come me, mi dissero scuotendo la testa: “Non
sei più il bel reazionario retrogrado che tanto ci piaceva”. Ecco che Bondi fa
giustizia e riscatta il mio buon nome di nemico della modernità!
L’intervistatore però lo incalza, e gli ricorda che i parlamentari vicini
a Comunione e Liberazione o in generale cattolici hanno sostenuto assieme agli
“uomini neri” quelle posizioni. Ed ecco che il poeta della corte di Arcore
sentenzia: “Sì, la parte più confessionale del Pdl che rappresenta solo uno
spicchio del mondo cattolico”. E non è
finita: ce n’è pure per i poveri (e laicissimi) Gaetano Quagliarello e Maurizio
Sacconi, rei di essersi saldati coi “fascisti”, quindi coi cattolici
accusati di essere loro amici, quindi di essere complici con la deriva fondamentalista impadronitasi del Pdl, tanto terribile da far invidia all’ayatollah Khomeyni (e pazienza se lo stesso Bondi firmava proprio insieme a Quagliariello documenti contro la "deriva zapaterista"). Più tardi preciserà che il “mondo cattolico” di cui si
sente parte e che, a sua detta, rappresenterebbe il vero messaggio cristiano, è
quello che si riferisce alla figura del fu cardinal Martini. E qui abbiamo
davvero fatto il Grande Slam!
Mi restano da chiarire due cose:
quali sarebbero le posizioni, tanto arretrate da essere in contrasto persino
con l’arretratissimo cattolicesimo, sostenute dai “clerico-fascisti?” Due
innanzitutto: la scelta di astenersi al referendum del 2005 sulla legge 40 in
materia di procreazione medicalmente assistita e, nel 2009, il tentativo
disperato di salvare la vita alla povera Eluana Englaro. E qui trasecolo.
Per quanto riguarda la legge 40 è vero piuttosto che si tratta di una
legge in contrasto con il Magistero di Santa Romana Chiesa: infatti
permette questa pratica aberrante, laddove una legge “cattolica” la avrebbe
proibita in ogni caso e punito severamente chiunque la praticasse. Sostenere
che una simile legge sia ispirata a fondamentalismo religioso dimostra soltanto
il fondamentalismo dell’autore di una simile dichiarazione. Aggiungasi che fra i maggiori difensori
della legge 40 ai tempi ci fu proprio il nostro pacioso amico. E che il decreto
legge con cui si cercò di sottrarre al boia Eluana Englaro fu approvato
all’unanimità del Consiglio dei Ministri, di cui Bondi, Ministro dei Beni
Culturali, era membro. E non c’è da sospettare che il nostro Sandro avesse
votato a denti stretti, magari per evitare divisioni in un momento
delicatissimo: trionfalmente dichiarò che quella decisione rappresentava il
vero atto di nascita del Pdl, allora non ancora formalmente costituito in
partito! Ma Bondi non ha problemi di questa fatta: è vero, spiega in una
dichiarazione successiva all’intervista, la legge 40 lui ha contribuito ad
approvarla, ma poi “è stata recentemente bocciata da una sentenza della Corte
Europea”. Ne deduciamo che Bondi si fa
dire cosa pensare non dalla propria coscienza ma da questo o quel tribunale,
e se viene emessa una sentenza in contrasto con sue precedenti convinzioni, non
critica la sentenza ritenendola sbagliata, ma azzera le frequenze del proprio
cervello. Quanto ad Eluana: “La mia coerenza e la mia onestà intellettuale
giungono fino al punto di ammettere che sul decreto riguardante Eluana la mia
posizione è stata un errore”. Coerenza
ed onestà intellettuale dovrebbero spingerlo a fornire anche una spiegazione
del suo voltafaccia, cosa che però non fa.
Ora, il motivo di riprendere
queste dichiarazioni (simili a quelle rese nelle stesse ore da Giancarlo Galan
ed altri esponenti del Pdl) non sta
nell’importanza (nessuna) del personaggio che le rende, ma nel fatto che Bondi
notoriamente, parla e agisce in nome e per conto di Berlusconi. Le
intenzioni di quest’ultimo non sono ancora state esplicitate, ma sembra chiaro
che l’ormai mitico “minuto di trenino” dovrà attendere. E sembra ormai chiaro
che stia pensando di ricostruire, anche se non si sa bene come, un partito che
sia più che mai una setta di propri adoratori fanatici, “scomunicando” gli
adepti più tiepidi del culto alla sua persona. E la lista degli “scomunicati”
pare che coincida proprio con i “fondamentalisti” sferzati da Bondi, per il
quale i “temi etici” non sarebbero
dunque che un pretesto come un altro per ingenerare una rottura.
Non posso non nascondere, da
militante del Pdl, la mia desolazione nei confronti di un leader con
annesso entourage, che dimostra di considerare quelle questioni che
investono la natura umana nella sua essenza con un cinismo ed una noncuranza
tanto glaciali. In un precedente articolo ho avuto modo di scrivere che fra i
meriti (o, forse, fra i non demeriti) di Berlusconi ci fosse quello di avere
frenato in Italia la degenerazione del diritto in senso nichilista. Avevo ben
presente che tale posizione di non belligeranza fosse dovuta non tanto a
condizioni intime di Berlusconi e dei suoi adepti, ma alla consapevolezza che,
essendo cattolici una buona parte dei propri elettori, non fosse politicamente
furbo scontentarli. Del resto la visione berlusconiana della vita è quella che
si evince dalle trasmissioni delle sue reti, e dunque c’era già da dirsi
fortunati. Et voilà, ecco che per
piccine ragioni di tattica pre-elettorale, quanto di buono ha fatto il
centro-destra in questi anni, diventa un errore, frutto del ricatto dell’Asse
del Male fra fascisti e cattolici.
A questo punto c’è da aspettarsi che la nuova “Forza
Italia 2.0”, o come cavolo si chiamerà, rischi di essere piuttosto un “Partito
Radicale 2.0”. A quel punto manderò il Cavaliere, Bondi e tutta la
banda a farsi friggere due volte: una volta come cattolico e l’altra come ex AN.
26 ottobre 2012
Silvio se ne va: bilancio di un'era
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comments
di Paolo Maria Filipazzi
La prima reazione, quando ho appreso “la notizia”, è stata di
proporre, ironicamente, un minuto di trenino, al posto del canonico minuto di
silenzio. Per correttezza, non volendo prendere meriti non miei, preciso che la
paternità della battuta è del comico Maurizio Crozza, che per primo lo propose
all’indomani delle dimissioni del Governo Berlusconi. Fatta questa
precisazione, è bene fare una riflessione più profonda sull’epoca che si
chiude.
18 settembre 2012
Atreju 2012: tante idee (un po' confuse) e qualche buon motivo per sperare
di Marco Mancini
Fabio Volo e Stefano delle
Chiaie. Non preoccupatevi, non sto delirando. Si tratta semplicemente dei due
autori che si dividono a pari merito la terza piazza nella graduatoria dei
libri più venduti ad Atreju 2012, la festa nazionale della Giovane Italia. Per
cinque giorni centinaia di militanti dell’organizzazione giovanile del PdL (ma anche non giovani e non
militanti) si sono dati appuntamento
all’ombra del Colosseo, tra dibattiti, incontri, mostre e spettacoli.
13 settembre 2011
Dopo Atreju un solo invito: daje Angelì!
di CampariedeMaistre
È fatta. Almeno a livello giovanile, la tanto auspicata fusione tra gli Azzurri e la celtica si è realizzata. Ad Atreju 2011, la festa dei giovani del Pdl (nei fatti la festa dei giovani ex An), tra un immancabile stand tolkeniano e una maglietta con la citazione di Ezra Pound, si possono trovare ormai a loro agio anche le bellissime e liberal militanti ex forziste. Certo, c'è ancora molto da fare. Ad esempio, uno dei più grandi misteri della destra di inizio decennio rimane capire come Annagrazia Calabria sia finita a capo della Giovane Italia. In molti permane poi quel lontano sentore di cameratismo nepagano che meriterebbe di finire nel ripostiglio. E tutto questo, ovviamente, ci piace poco. Nonostante ciò, il materiale umano su cui lavorare non manca, sebbene si trovi in mano ad una classe dirigente vecchio stampo e priva dei riferimenti etici che una "vera" destra (che per noi si avvicina molto a quella "divina" di Langone) dovrebbe avere.
Ma andiamo agli eventi succosi di questa edizione, che poi sarebbero gli unici a cui abbiamo assistito. Quello che doveva essere il clou, ovvero l'epifania del Cavaliere, ci ha lasciato insoddisfatti. Un po' come quelle cene in cui ci si alza da tavola ancora affamati. Innanzi tutto, manco è arrivato e già stava inciampando sui gradini di fronte alla suddetta Calabria. Come immaginavamo, Berlusconi è apparso stanco, provato e a corto di barzellette (sebbene un gesto dell'ombrello l'abbia concesso). Ci ha pure detto che è uno che fa fioretti (sta a vedere che la Began ha ragione) e che non gioca manco più al Totocalcio, forse il vero motivo per cui si è comprato il Milan.
Ormai è un po' come quei nonni che, giunti al capolinea, dispensano consigli ai nipoti su come cavarsela in avvenire. Terminata la legislatura, il suo ruolo dovrà essere uno solo: quello del padre nobile, che dispensa consigli e tira fuori i quattrini.
Ci siamo sentiti molto meglio acoltando Alfano (mitiche le magliette con la scritta "Daje Angelì!"). Pur premettendo che consideriamo il Pdl il male minore, pur ribadendo che siamo dei disillusi e che deve accadere proprio qualcosa di moooolto eclatate per farci entusiasmare, non possiamo non prendere atto che il discorso del Delfino ha infiammato il cuore di chi militante del centrodestra italiano lo è davvero. Il segretario del Pdl, nonostante sia diventato tale con metodi bulgari, può davvero conquistare la fiducia e la stima di tutti. Ne ha le capacità e sembra persino ben formato. Non sarà proprio il cattolico ideale, ma di certo rappresenta un passo avanti rispetto a Berlusconi. Se davvero riuscirà a realizzare quel che ha promesso - e a tenersi stretto Formigoni - sarà un successo e il centrodestra vincerà almeno per i prossimi dieci anni. Di una cosa sola lo preghiamo: cominci a fare pulizia e a togliere di mezzo o quantomeno a mettere ai margini personaggi alquanto imbararzzanti che non fanno certo onore al popolo di area vagamente conservatrice.
P.S. Non possiamo non complimentarci con Giorgia Meloni, una donna vera e genuina, la cui freschezza e spontaneità devono fungere da esempio per tutti i pischelli di Roma Nord con la puzza sotto il naso che vogliono buttarsi nell'agone politico.
Pubblicato il 13 settembre 2011
È fatta. Almeno a livello giovanile, la tanto auspicata fusione tra gli Azzurri e la celtica si è realizzata. Ad Atreju 2011, la festa dei giovani del Pdl (nei fatti la festa dei giovani ex An), tra un immancabile stand tolkeniano e una maglietta con la citazione di Ezra Pound, si possono trovare ormai a loro agio anche le bellissime e liberal militanti ex forziste. Certo, c'è ancora molto da fare. Ad esempio, uno dei più grandi misteri della destra di inizio decennio rimane capire come Annagrazia Calabria sia finita a capo della Giovane Italia. In molti permane poi quel lontano sentore di cameratismo nepagano che meriterebbe di finire nel ripostiglio. E tutto questo, ovviamente, ci piace poco. Nonostante ciò, il materiale umano su cui lavorare non manca, sebbene si trovi in mano ad una classe dirigente vecchio stampo e priva dei riferimenti etici che una "vera" destra (che per noi si avvicina molto a quella "divina" di Langone) dovrebbe avere.
Ma andiamo agli eventi succosi di questa edizione, che poi sarebbero gli unici a cui abbiamo assistito. Quello che doveva essere il clou, ovvero l'epifania del Cavaliere, ci ha lasciato insoddisfatti. Un po' come quelle cene in cui ci si alza da tavola ancora affamati. Innanzi tutto, manco è arrivato e già stava inciampando sui gradini di fronte alla suddetta Calabria. Come immaginavamo, Berlusconi è apparso stanco, provato e a corto di barzellette (sebbene un gesto dell'ombrello l'abbia concesso). Ci ha pure detto che è uno che fa fioretti (sta a vedere che la Began ha ragione) e che non gioca manco più al Totocalcio, forse il vero motivo per cui si è comprato il Milan.
Ormai è un po' come quei nonni che, giunti al capolinea, dispensano consigli ai nipoti su come cavarsela in avvenire. Terminata la legislatura, il suo ruolo dovrà essere uno solo: quello del padre nobile, che dispensa consigli e tira fuori i quattrini.
Ci siamo sentiti molto meglio acoltando Alfano (mitiche le magliette con la scritta "Daje Angelì!"). Pur premettendo che consideriamo il Pdl il male minore, pur ribadendo che siamo dei disillusi e che deve accadere proprio qualcosa di moooolto eclatate per farci entusiasmare, non possiamo non prendere atto che il discorso del Delfino ha infiammato il cuore di chi militante del centrodestra italiano lo è davvero. Il segretario del Pdl, nonostante sia diventato tale con metodi bulgari, può davvero conquistare la fiducia e la stima di tutti. Ne ha le capacità e sembra persino ben formato. Non sarà proprio il cattolico ideale, ma di certo rappresenta un passo avanti rispetto a Berlusconi. Se davvero riuscirà a realizzare quel che ha promesso - e a tenersi stretto Formigoni - sarà un successo e il centrodestra vincerà almeno per i prossimi dieci anni. Di una cosa sola lo preghiamo: cominci a fare pulizia e a togliere di mezzo o quantomeno a mettere ai margini personaggi alquanto imbararzzanti che non fanno certo onore al popolo di area vagamente conservatrice.
P.S. Non possiamo non complimentarci con Giorgia Meloni, una donna vera e genuina, la cui freschezza e spontaneità devono fungere da esempio per tutti i pischelli di Roma Nord con la puzza sotto il naso che vogliono buttarsi nell'agone politico.
12 luglio 2011
No, la Balena bianca noooooo!!!
di Federico Catani
Pubblicato il 12 luglio 2011
La notizia era talmente segreta che ieri il giornale letto da tutte le persone di cultura, ossia La Repubblica (detto per gli ignorantoni che non l’avessero capito), l’ha subito resa pubblica. Stiamo parlando dell’incontro organizzato qualche giorno fa dalla Segreteria di Stato vaticana con “eminenti” uomini politici cattolici ed esponenti dei vari gruppi e movimenti ecclesiali vicino la stazione Termini, nella chiesa del Sacro Cuore. I nomi dei convocati? Tenetevi forti: Fioroni, Pisanu, Bonanni, Binetti, Pezzotta, Cesa, Buttiglione e via dicendo. Obiettivo della riunione? Allacciate le cinture di sicurezza: rifondare la Balena bianca!
Come si può facilmente notare, all’assemblea carbonara c’era la crema del cattolicesimo democratico italiano, quello che ha governato per cinquant’anni pensando solo alla spartizione delle poltrone e fregandosene di una politica che difendesse autenticamente i valori della Chiesa, tant’è che, nonostante battaglie individuali encomiabili, proprio negli anni della Dc si approvarono le leggi sul divorzio e sull’aborto, senza che qualcuno si scandalizzasse. In fondo i democristiani, a partire da De Gasperi, sono stati i paladini della rivoluzione dei rapporti tra Stato e Chiesa sancita ufficialmente da quella disgrazia chiamata Concilio Vaticano II.
Ma veniamo a noi. Come può saltare in mente al Vaticano di rifondare la Democrazia cristiana? E poi saremmo noi tradizionalisti i nostalgici? Non dico che l’idea di un partito cattolico sia sbagliata. Attenzione, parlo di partito cattolico, non di uno genericamente di ispirazione cristiana, come lo furono il Partito Popolare e, per l’appunto, la Dc. Anche Antonio Socci recentemente ha suggerito di ridare vita al Movimento popolare, che negli anni ’70 e ’80 raggruppò il mondo ciellino. Ripeto, l’idea in sé sarebbe pienamente condivisibile. Criticavamo nei giorni scorsi il Pdl per la mancata attenzione riservata alla questione cattolica. Però, a ben guardare, il partito di Berlusconi è il paradiso se confrontato ad un’ipotetica Cosa bianca con Fioroni e Pezzotta.
Come si può pensare di riunire i cattolici in un unico soggetto politico con questa classe dirigente? E parlo ovviamente di quella cattolica. Quale programma potrebbero partorire le Acli, i Neocatecumenali e il Rinnovamento nello Spirito? Cosa sarebbe la nuova Balena bianca se non un partito inesorabilmente spostato a sinistra? Insomma, il problema è che mancano le risorse umane, le teste con buone idee. Attualmente le migliori o militano nel Pdl o, per la maggior parte, sono escluse dall’agone politico proprio perché troppo fedeli alla Tradizione della Chiesa.
C’è poi un’ultima osservazione da fare, la più importante. Da tempo Papa e vescovi vanno ripetendo che l’Italia ha bisogno di una nuova generazione di politici cattolici. Su questo non c’è dubbio, anche se devo ammettere che nella storia repubblicana io non ho visto grandi personalità. Nessuno ad esempio mette in discussione la rettitudine e i meriti di De Gasperi, ma opinabile appare la sua linea politica. Molto meglio, a quei tempi, uomini ingiustamente messi da parte come Luigi Gedda, indimenticabile guida dell’Azione cattolica (quando ancora era cattolica) e dei Comitati civici. In ogni caso, condivido l’appello della gerarchia. Ma non è sufficiente. Il vero problema è che mancano vescovi cattolici. Si, prima ancora che di politici, abbiamo bisogno di una nuova generazione di vescovi e preti cattolici. Davvero cattolici. Altrimenti come si può pretendere che la politica partorisca buone leggi? Come si può immaginare che un parlamentare faccia gli interessi della Chiesa se gli stessi pastori d’anime se ne disinteressano?
Se andasse in porto, la Cosa bianca sarebbe solo un brutto contenitore per una brutta politica fatta dal più brutto cattolicesimo, quello senza nerbo, remissivo, ambiguo e assolutamente irrilevante. Grazie del pensiero, ma francamente di tutto ciò non abbiamo bisogno. Meglio Berlusconi.
08 luglio 2011
Pdl: rimandato in religione
di Le Roi
Pubblicato il 08 luglio 2011
Fino a poco tempo fa, quando
qualcuno di quelli che ha fatto dell'indignazione un mestiere denunciava le
presunte "ingerenze vaticane nella politica", l'esistenza di uno
"Stato confessionale" e ostentava con orgoglio lo slogan "No
Vat", ero solito dare in incandescenze e tirare fuori il meglio e il peggio del mio piccolo
bagaglio di aspirante apologeta.
Ora, al contrario, rispondo con un
rammaricato "magari".
Ricordo infatti benissimo i "bei tempi"
in cui la Binetti veniva sobissata di insulti dal suo allora partito (Pd), in
cui i vescovi-tentenna superavano le esitazioni e invitavano all'astensione sul
Referendum sulla legge 40 e piazza di San Giovanni in Laterano veniva invasa da
migliaia di famiglie festanti.
Era all'incirca il bienno 2005/2007
e il mondo cattolico sembrava finalmente risvegliarsi dopo anni di torpore
chitarraro e postconciliare. Ricordo altrettanto bene l'attenzione, strumentale
o meno non mi interessa, riservata al fenomeno dal mondo politico
moderato-conservatore. Politici divorziati e donnaioli, ex femministe, tutti
facevano a gara per accapparrarsi qualche minuto di intervista in cui difendere
i "valori non negoziabili" tanto cari al Sommo Pontefice da poco
salito sul soglio di Pietro.
Ebbene, a distanza di qualche anno,
possiamo dire che - allo stato attuale - mi ero (e ci eravamo) fatti un po'
troppe illusioni. Come ci ricorda Francesco Agnoli , quel mondo "si sarebbe potuto espandere se solo si fosse
voluto curarlo, annaffiarlo, sostenerlo". E a chi sarebbe toccato in
questi anni l'arduo compito se non al più grande partito
moderato-conservatore d'Italia, il Pdl?
E' di questi giorni un interessante
dibattito, per lo più in corso su La Bussola Quotidiana, che ha al centro proprio questo
tema. Il Pdl ha fatto abbastanza per i cattolici che l'hanno votato e che
(forse) continueranno a votarlo?
Secondo Agnoli, all'interno del
partito
"hanno prevalso subito logiche di potere, le spartizioni tra forzisti e
vecchi missini. La destra al potere ha così snobbato gruppi
ed ambienti carichi di entusiasmo e di idealità, come tali
capaci di fare cultura, di incidere anche nel lungo periodo, per adottare i
classici metodi partitocratrici".
Siamo forse troppo esigenti?
Guardiamo ai fatti. Tranne il nobilissimo - e credo sincero - impegno di molti
politici durante gli ultimi giorni di vita di Eluana Englaro, qualcuno di noi
ricorda questo governo per qualche significativo provvedimento in tema di
famiglia, etica, morale? Comprendo benissimo le motivazioni portate dalla "difesa
cattolica del Pdl" compiuta da Assuntina Moresi
su L'Occidentale. Ma permettetemi
di dire che non mi convincono. Anzi, visto che il pastrocchiato (altro che Porcellum) disegno di legge sul testamento
biologico presente in parlamento, e in discussione proprio in questi giorni,
porta la firma di un onorevole del Pdl, ho sinceri motivi per preoccuparmi.
I cattolici devono quindi smettere
di votare Pdl e buttarsi, non so, tra le braccia di Pierferdi? Non credo. Anche
dal Centro, con un Casini troppo impegnato a pensare all'alleanza col Pd, non
ho sentito provenire crociate contro la Ru486 o la EllaOne (entrambe entrate
in commercio durante il governo Berlusconi).
L'unica soluzione è forse quella di DonChisciottizarsi
e rompere le scatole per i prossimi due anni al maggior partito di governo. Tocca
tornare a essere "quelli del Family Day" (e qui un ruolo fondamentale
spetterebbe al nostro pavido episcopato), ricominciare a urlare e fare del
sano lobbying su un partito che,
anche se non esclusivamente cattolico, dei cattolici non può fare a meno.
Quindi, caro Pdl, al momento non
sei bocciato. Sei rimandato al 2013.








