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27 agosto 2019

Se governa la sinistra l'Amazzonia può bruciare

Gli incendi in Amazzonia ci sono tutti gli anni, quest'anno però c'è una novità: a qualcuno interessa. I media devono infatti incolpare il presidente brasiliano Bolsonaro, cattivo e di destra, della deforestazione che ci toglie l'ossigeno. C'è anche da promuovere il sinodo per l'Amazzonia, nel quale verrà sdoganata l'adorazione degli alberi.
Come potete vedere nell'immagine però, l'Amazzonia non brucia solo in Brasile, ma anche negli altri stati. Però se, ad esempio, gli incendi sono in Bolivia non interessa a nessuno, perché li ci governa Morales, che è di sinistra ed è certificato dai radical chic:



I media dovevano quindi creare il mostro, scomodando anche quelli che potremmo chiamare i "vip barometro", cioè i vip che esprimono sempre e solo i concetti che devono essere spinti in quel momento sui social, in tv e sui giornali.
Quando si tratta di mettere in croce il cattivo di turno, si possono anche scrivere fake news.
Sono state condivise foto di incendi degli anni 80, avvenuti in Amazzonia, India e Africa.
Ad esempio, l'immagine simbolo della presunta emergenza è questa, scattata in India:



La questione è talmente grossolana che se n'è accorto anche il Corriere.





 

29 dicembre 2017

Un altro anno di lotta per la verità se ne è andato


di Enrico Maria Romano

Alla fine di un anno si è usi fare dei bilanci e trarre delle ragionate e serene riflessioni. Anche quest’anno domini 2017 però, come quelli che lo hanno immediatamente preceduto, non richiede particolari attitudini alla sintesi o una straordinaria memoria, tipo cervelloni tecnologici del Cern di Ginevra. In effetti, la realtà italiana ed europea, e in genere occidentale, in tutta la sua criticità ce l’abbiamo sotto gli occhi e ogni giorno ne constatiamo la pericolosa espansione e il suo essere, in vari modi, una bomba che rischia di esploderci in mano.
A vista umana, ed è l’unica che abbiamo se non scomodiamo la teologia, sembra che ci siamo messi o meglio che ci abbiano messi in una situazione paradossale e invicibilmente negativa. E’ come se fossimo al vertice di un piano inclinato e fossimo costretti, dietro le minacce e le violenze del Sistema, a percorrerlo nel senso voluto. Ovvero, tendendo sempre alla discesa, all’inabissamento, all’auto-umiliazione e alla decadenza.
La situazione politica europea, al di là degli aspetti strettamente economico-finanziari, sembra essere una barca che affonda, come un gigantesco Titanic che prende acqua da tutte le parti – sopra, sotto, ai lati – e che abbia per regola unica ed assoluta questa: il divieto, sotto gravissime punizioni, di denunziare i fori e le fessure da cui l’acqua entra…
Così, il male micidiale e a termine distruttivo della immigrazione di popolamento della nostra Nazione, è evidente e miete vittime ogni giorno: distruzione delle finanze pubbliche (e private), declassamento del lavoro e dei salari, perdita di sicurezza nei quartieri di perferia, aumento vertiginoso di stupri, furti e rapine, eccetera eccetera. Si veda in proposito l’ottima sintesi della dottoressa Anna Bono (cf. Migranti!? Migranti!? Migranti!?, edizione Segno, Udine 2017).
Ma un solo imperativo è proposto-imposto dal sistema egemone: tacere, zittire chi urla contro vento, censurare il mal pensante, quasi dando un rinnovato senso amorale alla massima del moralista cattolico François de La Rochefoucauld (1613-1680), il quale scrisse “Honni soit qui mal y pense”. Ossia vituperato sia chi pensa male! Secondo l’aforista seicentesco, significava che non bisogna criticare troppo il prossimo visto che non lo conosciamo mai a fondo; ma ora il Sistema vuole che tutti pensiamo allo stesso modo (omogenità culturale assoluta) e che nessuno dica spudoratanente che il re è nudo, come nella celebre fiaba di Andersen.
Il 2017 in tal senso ha fatto un enorme balzo in avanti. Già negli anni dopo il 2000 molte agenzie di diffusione del pensiero dominante avevano l’ardire di condannare senza processo ogni critica dell’andamento laicista e immigrazionista della politica europea; ma la censura come tale non era (ancora) di bon ton. Quest’anno, sono gli stessi politici di centro sinistra, in Italia in Europa e nel mondo, che ritengono necessario, contro la rinascita delle nazioni e della libertà di pensiero dei popoli in catene (il che chiamano populismo), usare l’arma micidiale della censura di Stato. E visto che i mezzi di comunicazione attuali sono assai più fluidi e incontrollabili della stampa dei secoli che furono, altrettanto più pervicace e violenta dovrà essere la nuova caccia alle streghe (del pensiero autonomo e dissidente).
Si fanno pressioni e ricatti affinchè i grandi gestori della comunicazione di massa, come Youtube, Facebook, Tweeter ed altri censurino e vietino il pensiero non conforme al Partito. Quest’anno sono incalcolabili le pagine, le vignette, i video, i brani e gli autori che si sono visti sospendere la libertà di parola in nome della lotta alle fake news, alla violenza verbale o alla tutela della democrazia…
Cito un caso tra milioni. Un nostro amico personale e scrittore contro la teoria del gender, Gianluca Marletta, per aver espresso solidarietà al sacerdote che aveva criticato il comportamento troppo libero di una ragazza poi violentata da un branco di pacifici migranti, si è visto per una settimana sopprimere il diritto di parola su Facebook (si veda, proprio nel senso della critica alla censura di Stato che stiamo evocando, G. Marletta, Governo globale. La storia segreta del Nuovo Ordine Mondiale, Arianna Editrice, 2017).
In fondo ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Le maestre che mandavano dietro la lavagna il bambino intemperante e chiacchierone (nei periodi dell’Italia unita, del fascismo e della stessa incipiente Repubblica), e che certamente avevano maggiori successi educativi di oggi, sono state disprezzate dal ’68 in poi, e ancora oggi sono portate ad esempio di violenza psicologica sui bambini, di cialtronaggine e di sadismo (cfr. come controcanto sulla scuola, E. Frezza, MalaScuola, edizioni Leonardo da Vinci, 2017). Quando poi uno sconosciuto, vivente chissà dove, toglie il diritto di scrivere a un altro umano, non si sa per quale recondita ragione, ecco che questo sarebbe secondo il Progresso…
Ci pensiamo mai o no? I cosiddetti algoritmi censori sono nulla senza una mente umana che li ha concepiti e istallati come instrumentum regni. Non è l’algoritmo il colpevole, né lo può essere il computer come tale o il mondo virtuale del web. Lo è certamente l’ingegnere al servizio del potente di turno che usa malissimo delle sue competenze per sfavorire e rimuovere il dibattito, cancellare la controversia, soffocare sul nascere la possibile ribellione delle masse.
Per decenni e decenni il sale della democrazia è stato il dibattito. E tutti, più o meno, ne erano parte in causa. Oggi non più. Si può discutere in un salotto televisivo o in una facoltà, solo se si accetta preventivamente la doxa dominante. Se no no. E’ quindi un dibattito farsa, tra sinistra estrema, centro sinistra e sinistra liberal. Altre voci non sono ammesse per mancanza di “rispetto delle regole”. Scritte da chi?
Noi che abbiamo a cuore l’Italia e l’Europa, non dobbiamo limitarci a criticare le strategie di indottrinamento dei poteri forti che ci dominano, come l’Unione (anti)Europea, l’Onu e le sue agenzie (Amnesty international, Libera, i gruppi LGBT, la Comunità di s. Egidio, etc.), ma anche continuare a far ciò che mai potranno fare i nostri avversari (salvo a diventare dei nostri): dire la verità!
Dobbiamo dichiarare guerra alla menzogna di qualunque partito e colore, prendendo le parti dell’Italia e della sua gloriosa identità storica, degli italiani e dei loro sacrosanti diritti, violentati ogni giorno in nome del progresso, della pace, dell’amore, come nel migliore (o peggiore) dei mondi di orwelliana memoria (si legga al più presto il romanzo profetico di Robert Benson, Il Padrone del mondo, Fede e Cultura, 2014).
Continuiamo a leggere cari amici, formiamoci e formiamo attorno a noi dei veri cenacoli di dissidenza, di irriverenza, di santa e legittima disobbedienza, e di autentica libertà di spirito. Anche sostenendo le case editrici piccole e controcorrente come Fede e Cultura, Leonardo da Vinci, Lindau e varie altre.
Quando i falsi miti della sinistra e del turbo-capitalismo crolleranno, quando si sarà capito che è impossibile essere una Nazione senza avere dei confini chiari e rispettati, quando sarà più evidente ancora che senza famiglia non c’è educazione – e senza educazione dei figli nessun futuro – la nostra voce scomoda sarà senz’altro apprezzata come un grido profetico, tanto più profetico quanto più ignorato e irriso oggi.



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01 dicembre 2017

50 fake news «buone»


di Giuliano Guzzo

L’aborto volontario è un diritto fondamentale. Prima della nascita, il grembo materno ospita solo un grumo di cellule. La vita umana inizia con l’impianto dell’ovulo fecondato nell’utero materno. L’embrione non è vita. L’embrione è vita, ma in potenza. L’embrione è vita, ma non vita umana. L’embrione è vita, ma non persona. Vietare l’aborto significa minacciare la salute delle donne. Prima della Legge 194, in Italia, morivano milioni di donne per aborto clandestino. Il contrasto all’aborto legale è cosa medievale. Per battersi contro l’aborto occorre essere cattolici. Le donne sono tutte favorevoli all’aborto. L’aborto volontario non comporta conseguenze per la salute materna. L’obiezione di coscienza non è un diritto. L’obiezione di coscienza è una cosa da ultracattolici. Gli obiettori di coscienza minacciano il diritto di aborto. In Italia ci sono troppi obiettori di coscienza. A causa degli obiettori di coscienza, gli altri medici sono sovraccaricati di lavoro. La pillola del giorno dopo non è abortiva. La pillola dei cinque giorni dopo non è abortiva. Il divorzio è una conquista di civiltà. Il divorzio legale è una conquista recente. La morale cristiana è omofobica. L’Italia è un Paese culturalmente arretrato. La famiglia tradizionale è un’invenzione cattolica. La famiglia tradizionale è un prodotto della cultura occidentale. La famiglia naturale non esiste. La famiglia uccide più della mafia. L’idea di famiglia naturale è da bigotti. Non esiste un tipo di famiglia, ma tanti. Riconoscere solo un tipo di famiglia, significa negare l’amore. Il fondamento del matrimonio è l’amore. Prima delle unioni civili, i conviventi non avevano diritti. La fecondazione extracorporea è un diritto. Le possibilità di successo della fecondazione extracorporea solo elevate. La fecondazione extracorporea non è un business. I figlio sono un diritto. I figli sono di chi li cresce. La madre non esiste, è un concetto antropologico. L’adozione omogenitoriale è un’opportunità per il bambino. Non conta se un bambino ha due mamme o due papà, love is love. Senza l’adozione alle coppie gay i bambini restano in orfanotrofio. Criticare l’utero in affitto è da oscurantisti. Vietare l’utero in affitto non ha senso, poi le coppie vanno all’estero. L’utero in affitto può essere altruistico, non è sempre incivile. L’utero in affitto viene avversato solo quando vi ricorrono coppie gay. Il testamento biologico non è l’anticamera dell’eutanasia. L’eutanasia è un diritto umano. Se non legalizzi l’eutanasia, spopola quella clandestina. Il biotestamento è un rimedio contro l’accanimento terapeutico.

https://giulianoguzzo.com/2017/11/29/50-fake-news-buone/



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28 novembre 2017

Il Pd contro le fake news. Non è Lercio


di Giuliano Guzzo

«Ogni 15 giorni il Pd presenterà un rapporto ufficiale sulle schifezze in rete». Lo ha detto Matteo Renzi dal palco della Leopolda, poche ore fa, dichiarando pubblicamente guerra alle cosiddette fake news. Un annuncio al quale in Paese normale, converrete, sarebbe dovuto seguire il classico lancio di pomodori. Invece pare che, al momento, al Bomba siano toccati solo applausi, nonostante in questi anni ce l’abbia messa tutta – dobbiamo riconoscerglielo – per farci capire di che pasta lui e il suo Pd siano fatti.

La prima perla fu, ricorderete, la promessa di non voler fare le scarpe a Letta: «Enrico stai sereno» (Invasioni Barbariche, La 7, 17.1.2014), fu la rassicurazione, e si è visto com’è andata a finire. Epica fu poi la solenne promessa di ritiro a vita privata, in caso di fallimento della riforma costituzionale: «Lo dico qui, prendendomene la responsabilità, che se non riesco a superare il bicameralismo perfetto non considero chiusa l’esperienza del governo, considero chiusa la mia esperienza politica» (Consiglio dei Ministri, 12.3.2014). Pure in quel caso parola mantenuta, si fa per dire. Da non dimenticare, inoltre, allorquando Renzi garantì che no, sulle unioni civili non avrebbe mai posto la fiducia (Conferenza di fine anno, 19.12.2015), scenario che poi invece il suo governo – per non smentirsi – puntualmente realizzò.
Il Nostro è insomma un vero e proprio professionista della bufala, al cui confronto Pinocchio è il santo protettore dei sinceri e il Gatto e la Volpe, emblemi di specchiate virtù. Ma se invece stavolta, contro la fake news, lui e il Pd dovessero fare sul serio, allora significa c’è speranza per tutti. Tranne che per noi, s’intende.




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23 novembre 2017

Le Fake News di Gian Antonio Stella: l’aborto è cattivo solo sui bersagli sbagliati


di Darth Gender

L’altro ieri è apparso sul Corriere della Sera un editoriale di Gian Antonio Stella a proposito degli aborti selettivi che avvengono a numeri impressionanti in numerose parti del mondo.

Ovviamente, in ossequio a tutti i dogmi del politicamente corretto, lo spirito dell’articolo non è una denuncia tout-court del problema aborto (e ci mancherebbe, il giornalaccio massonico per eccellenza non può permettersi certe uscite) ma solo degli aborti quando colpiscono le bambine in base ad una scelta sul sesso del nascituro.

L’aspetto inquietante di tutto questo è che passa in cavalleria un fatto fondamentale: l’aborto è sempre selettivo. È così perché si sceglie di far sopravvivere un essere umano o no, e in base alle più disparate motivazioni (sesso, malattie, vacanze programmate dai potenziali genitori, ecc.).

Viene quindi da chiedersi: l’aborto “selettivo” non va bene per quale motivo? Solo perché uccide le bambine? Questa motivazione non sta in piedi, è un chiaro corto-circuito del pensiero liberal. Sarebbe come ammettere che esistono umani di serie A e umani di serie B, e gli stessi liberal chiamano questa teoria razzismo. Chiaramente sono tutti razzisti meno che i liberal, ma in questo caso sembrerebbe proprio il contrario.

L’articolo porta come argomenti alcune delle peggiori scuse reperibili sul mercato. Nell’ordine, i colpevoli della situazione sarebbero:

- lo shopping (non scherzo, c’è scritto per davvero!);

- le barbariche tradizioni patriarcali (e ti pareva, il povero Patriarcato è chiamato in causa anche quando non c’entra niente. Mi ricordo che un tempo non si poteva abortire proprio per colpa sua, ma si sa, i tempi cambiano e i cervelli funzionano sempre meno);

- la “cultura dello scarto” su cui martella Papa Francesco (notiamo con piacere che al Corriere sono diventati più papisti del Papa: evidentemente ci sono svariati Cardinali abbonati, e una lisciata al Vaticano fa sempre comodo). Ecco, forse questo è l’unico motivo vero, ma è riportato per puri fini ideologici, per far combaciare la narrativa a qualcosa che è per forza autorevole perché l’ha detto il Papa.

Si procede poi ad elencare le cifre della strage (chiamata anche “gendercidio”, con Dante che nel frattempo si starà rivoltando nella tomba), e comunque vengono riportati dati inesatti per numerosi motivi: riguardano solo un sesso (come già detto), e non tengono assolutamente conto di tutte le possibilità di aborto offerte dalla modernità. Infatti, gli aborti causati dalle pillole non sono mai stati conteggiati da nessuno finora, e soprattutto tantissimi aborti avvengono in posti dimenticati dall’umanità (dove nessuno si premura di fare statistiche).

Tuttavia, nonostante l’articolo di Stella trasudi ideologia, banalità e falsità da tutti i pori, è comunque utile a mettere a fuoco una questione fondamentale: la vittima dell’aborto è la più innocente in assoluto, ed è vittima in quanto “non corrispondente” alle aspettative della società malata in cui viviamo.

A tale proposito, voglio fare una domanda agli esponenti della lobby LGBT. Supponiamo, come dite voi, che l’omosessualità abbia cause di tipo biologico-genetiche, e che quindi sia un dato di natura di cui farsene una ragione. Supponiamo anche che venga inventato un test diagnostico per il periodo di gravidanza, in grado di determinare se il feto sarà omosessuale. Con chi credete che se la prenderanno da quel momento in poi? Attendo risposte (anche se non credo che arriveranno, ma pazienza).

Infine, questo caso ci dimostra come, aperta una falla, prima o poi venga giù tutta la diga. E, caro Gian Antonio, ormai è tardi per raccattare i cocci dei danni fatti dalla tua generazione in tal senso.

C’è Uno solo che raccatta tutti i cocci e ci fa i capolavori: Gesù Cristo.

https://labaionetta.blogspot.it/2017/11/obice-le-fake-news-di-gian-antonio.html



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21 novembre 2017

La Madonna della Salute e il proliferare delle bufale mediche


di Roberto De Albentiis

Oggi, 21 novembre, accanto alla festa della Presentazione di Maria Santissima al Tempio, si celebra la festa della Madonna della Salute, resa celebre dal famoso santuario barocco veneziano, costruito per voto dalla capitale veneta dopo lo scampato pericolo di una disastrosa pestilenza; da allora, prima a Venezia e poi nel resto della Chiesa, Maria è venerata come protettrice e dispensatrice della salute, tanto quella dell’anima (la più importante) come quella del corpo, e peraltro basta visionare i vari santuari e i numerosissimi ex voto per verificare come il ricorso alla Madre di Dio per le più varie guarigioni abbia radici assai antiche. Oggi, tuttavia, non voglio parlare tanto di culto e liturgia, quando collegarmi a fatti di attualità.
In un periodo in cui si parla di responsabilità medica, vaccinazioni obbligatorie, cure convenzionali e alternative, inevitabilmente grande è la confusione sotto il cielo,  e tale confusione inevitabilmente è arrivata anche nel campo cattolico; sempre più vediamo semplici fedeli e anche militanti pro-life e pro-family sposare tesi antiscientifiche azzardate, riguardanti la pericolosità dei vaccini o la difesa di cure truffaldine come quelle di Tullio Simoncini a base di bicarbonato. Questo è un fenomeno preoccupante, cresciuto nel corso degli anni e che le gerarchie hanno sottovalutato, e che però si inserisce in un generale e decennale fenomeno di sfiducia verso l’autorità costituita (anche se verrebbe da dire amaramente, tanto ai vescovi quanto alla classe intellettuale, compresa quella medica: avete demolito anni fa, nei “formidabili anni” della “fantasia al potere” qualsiasi principio di autorità? Ora vi beccate gli antivaccinisti!).
Certamente non mancano aspetti problematici, come l’utilizzo dei vaccini per mascherare campagne di sterilizzazione forzata ad opera di governi (vedasi, a titolo di esempio, qui e qui), ma questo può portare al declassamento e alla diffamazione dei vaccini, che da quando sono stati introdotti e soprattutto perfezionati hanno salvato la vita a milioni di persone? Sarebbe come censurare e biasimare le automobili a causa degli incidenti o internet a causa della pornografia o degli abusi dei social network, perché come le automobili hanno contribuito ad accorciare le distanze e rendere più agevole la vita e internet a rendere più fruibili le informazioni, così i vaccini hanno abbattuto malattie mortali, come, ad esempio, il vaiolo – l’esempio più famoso – e la poliomelite e la difterite (a tal proposito, un articolo interessante qui), ad oggi le uniche malattie eradicate dall’uomo proprio grazie ai vaccini.
Gli antivaccinisti, almeno la maggior parte ignorante (nessuno si offenda, dal momento che non tutti, me compreso, sono laureati in medicina, e proprio per questo bisogna affidarsi ai medici e ai professori, che hanno dedicato la loro vita proprio allo studio e alla ricerca), è animata da buone intenzioni, in primis la volontà di proteggere i propri figli; purtroppo, per eterogenesi dei fini, questa volontà di protezione dei figli si ritorce contro, a volte in maniera tragica (giusto per rimanere in ambito recente, come non ricordare il caso del bambino lombardo morto perché non vaccinato contro il morbillo, contagiato dai fratellini non vaccinati?), e se certamente ci vuole il dialogo con questi genitori, altrettanto fermamente vanno ribaditi i dati scientifici contro le vere e proprie bufale antivacciniste (per iniziare, suggerisco questo testo dei dottori Salvo Di Grazia e Giuliano Parpaglioni), la più diffusa delle quali è quella legata all’autismo, che sarebbe causato proprio dai vaccini.
Chi è all’origine di questa bufala, pericolosa e crudele, su questa malattia per altri versi ancora misteriosa? Un tale Andrew Wakefield, ex medico (radiato dall’ordine) inglese, che a metà degli anni ’90 diffuse un allarmato appello contro la vaccinazione trivalente – la vaccinazione contro tre terribili malattie, morbillo, parotite e rosolia – , da lui additata come la causa prima di questo disturbo; immediatamente ci fu un crollo delle vaccinazioni in Inghilterra, che portò anche alla morte di numerosi bambini, ma, nonostante lo studio di Wakefield venisse inizialmente pubblicato sul prestigioso “Lancet”, qualcuno non ci vedeva chiaro, e nonostante i tentativi di ripetizione degli esperimenti, nessun medico o scienziato riuscì a dimostrare il legame tra vaccini e autismo (qui uno studio tra i più recenti, anch’esso negativo). Si scoprì in seguito che Wakefield aveva stretto un accordo con un avvocato esperto di cause antivaccino, bisognoso di una base “scientifica” per giustificare le sue avventure giudiziarie (condotte sulle spalle di bambini e famiglie, ricordiamo) e, soprattutto, era intenzionato a brevettare separatamente i tre vaccini in questione, come si scoprì poi che sempre Wakefield, per confezionare questo studio, si era reso responsabile di maltrattamenti e abusi sui bambini cavie inconsapevoli di questi suoi esperimenti crudeli (qui un riassunto, ad opera del dottor Salvo Di Grazia); in pratica, un medico disonesto desideroso di maggiori guadagni e diffusore di dati falsi e allarmistici fu autore di una colossale bufala, purtroppo ancora oggi creduta e diffusa, anche ad opera di fedeli cattolici.
Come anche si assiste alla difesa di terapie “non convenzionali” (ovvero, non sperimentate e non validate scientificamente) contro le neoplasie, nel linguaggio comune il cancro, una delle malattie certamente più terribili ma, oggi, non più inguaribili grazie ai progressi scientifici: una delle più famose, tanto semplice e stupida nella sua banalità, è quella secondo cui il cancro sarebbe un fungo e, per sconfiggerlo, basterebbe utilizzare il bicarbonato; questa balzana teoria, diffusa dall’ex medico romano radiato Tullio Simoncini, non ha alcuna dimostrazione scientifica, e anzi ove è stata applicata ha portato solo alla morte, tra atroci dolori, di improvvidi pazienti e dei loro familiari disperati (il caso più famoso è quello del giovane siciliano Luca Olivotto), e a ciò si aggiunge che l’ex dottore Simoncini si fa pagare profumatamente anche per semplici consulti e telefonate, partendo da cifre sui 150-200 euro per semplici visite (che, in quanto medico radiato, non può fare) fino a cifre di decine e centinaia di migliaia di euro per i suoi interventi abusivi. Qui, sempre ad opera del dottor Di Grazia, un esaustivo articolo su questa pseudo-cura.
Il mondo delle pseudo-cure vede, quando va “bene”, la presenza di truffatori professionisti, che colpiscono i malati e le loro famiglie nel momento del dolore, e, quando va male, l’adesione a teorie esoteriche e magiche o ufologiche balzane che col cattolicesimo nulla hanno a che fare; cosa c’è di cattolico, di cristiano o di umano, nel supportare tentativi di truffe, specie ai danni di categorie deboli come malati, anziani e bambini? Se le industrie farmaceutiche guadagnano e si ha voglia di andare loro contro, è etico l’arricchire truffatori che guadagnano sulla pelle dei malati? Se certamente la medicina moderna può avere problemi nel rapporto con la religione e l’etica, la soluzione non può essere certo quella di supportare maghi, astrologi, inventori e spacciatori di pozioni magiche; come è possibile, poi, difendere le proprie giuste ragioni contro le follie ideologiche (e queste sì antiscientifiche) contro genderismo e omosessualismo se ci si affida ad oscuri figuri che di scientifico non hanno nulla? La preghiera di guarigione non ha nulla a che vedere con il dissuadere i malati dal seguire la medicina ufficiale (che, poi, di medicina, come di famiglia, ne esiste una sola, solo i ciarlatani parlano di medicinE al plurale, confondendo volutamente la medicina sperimentale e complementare con le loro medicine alternative truffaldine). Un modello moderno di rapporto tra scienza e fede è rappresentato da San Giuseppe Moscati, il medico santo di Napoli, alle cui ricerche si deve l’introduzione dell’insulina in Italia nella cura dei malati di diabete; San Giuseppe Moscati truffava i pazienti o si presentava come perseguitato dalla “comunità medica ufficiale”?
Nel giorno della festa della Madonna della Salute, preghiamoLa certamente per la salute, nostra e dei malati di tutto il mondo, ma preghiamoLa anche per il successo della ricerca scientifica e delle cure, e per avere sempre più e sempre migliori medici e scienziati, e, anche, perché sempre meno gente cada nelle reti dei truffatori antiscientifici e perché nessun fedele aderisca a queste tesi folli dannose in sé e squlificanti le giuste battaglie pro-vita e pro-famiglia!
Un grande grazie agli amici Fabio Iannaccone, Gabriele Gelo Signorino e Filippo Massei, studenti di Medicina che mi hanno aiutato nella correzione di questo articolo, e cui auguro di diventare grandi e bravi medici, e al dottor Salvo Di Grazia, di cui, da appassionato, ho letto e condiviso gli illuminanti articoli contro la pseudoscienza e la falsa medicina.


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01 aprile 2017

La guerra ai nuovi media e alle “fake news”: una lettura di tipo politico e tecnologico


di Darth Gender

È da quando Hillary Clinton ha perso le elezioni americane che sentiamo ossessivamente parlare di “fake news”, e dei tentativi per fermarle da parte di governi, organismi sovranazionali, organismi e fondazioni indipendenti (sì, come no… vero Soros?) e chi più ne ha più ne metta.

È singolare che la guerra alle “fake news” venga condotta da soggetti che hanno utilizzato la menzogna sistematica come mezzo di lotta politica: basti pensare che gli stessi che invocano oggi la chiusura dei blog alternativi sono gli stessi che hanno combattuto per la legalizzazione dell’aborto inventandosi cifre a caso artatamente gonfiate relativamente agli aborti clandestini, e potremmo trovare esempi a bizzeffe.

Ma non è questo il punto, dato che l’ipocrisia dei liberal è evidente a chiunque non abbia etti di crudo sugli occhi. La questione è: perché i media mainstream tradizionali si prestano ad autentiche prostitute della politica in questo tentativo di censura?

Per capire questo, bisogna prima rendersi conto della bancarotta economica e morale dell’informazione mainstream mondiale, non solo di quella italiana. Gli esempi sono numerosi e documentati, eccone alcuni:

- Germania: qualche anno fa il giornalista Udo Ulfkotte rende noto che i principali editorialisti tedeschi sono al soldo della CIA e che lui stesso ha preso soldi da tale agenzia. Immediatamente viene trattato come un appestato dai salotti dell’informazione tedesca, e al momento della sua morte (qualche mese fa) tutti i suoi ex-colleghi si ritrovano allegramente su Twitter a festeggiare l’evento;

- Italia: gli esempi si sprecano, ma per rimanere attuali basta guardare cosa sta accadendo al Sole 24Ore. Mi raccomando, FATE PRESTO!

- Gran Bretagna: anni dopo la morte di Jimmy Savile (noto DJ inglese) si viene a sapere che egli era un pedofilo e un necrofilo, e che i crimini di cui si sarebbe macchiato sarebbero stati consumati all’interno dei palazzi della BBC, con la complicità e copertura dei colleghi che sapevano. Sì, la stessa BBC che ha prodotto il documentario sui preti pedofili “Sex Crimes and the Vatican” (evidentemente di pedofilia se ne intendevano per esperienza);

Potremmo andare avanti per ore, ma il succo è sempre lo stesso: i principali operatori dell’informazione sono deboli e ricattabili, sia dal punto di vista economico che morale. Questo porta ovviamente i gestori degli stessi a cercare rifugio e protezione nella politica.

Un esempio è dato dal caso italiano, dove tutti i gruppi editoriali stampano in perdita e ci rimettono tantissimi soldi tutti gli anni. Il meccanismo che si crea è semplice: in cambio del finanziamento pubblico alla stampa, il prodotto stampato sarà conforme ai desiderata del Governo e dei capi di partito di turno. E non è un complotto: basta leggere i maggiori giornali italiani per accorgersi che non viene espresso un solo concetto originale e differente, se si confrontano tutti i quotidiani. La stampa diventa così un autentico megafono del pensiero unico.

In questo panorama da ventennio mascherato da democrazia irrompe però un importante attore: l’informazione autonoma gestita dai blog indipendenti e dai giornalisti indipendenti. Ovviamente, questi cattivoni inaffidabili (che possono esserlo davvero, non è che sono tutti bravi per forza) rischiano di rubare terreno e risorse agli ormai inaffidabili e sbugiardati media mainstream, e quindi parte la guerra.

Una guerra che non ha come scopo la ricerca della verità, ma che ha come scopo il mantenimento dello status quo e delle quote di mercato riservate ad ogni editore asservito al Potere. In questo conflitto, prende parte anche l’informazione televisiva, dato che anche essa si sente minacciata dal ruolo che si stanno ritagliando nuovi attori come RT (Russia Today, con un seguitissimo canale YouTube) e le decine di blogger che ormai popolano la rete e che sono incredibilmente più affidabili dei telegiornali.

In un Paese demograficamente vecchio come l’Italia, purtroppo, la televisione avrà vita lunga per molti altri anni. Molti adulti non sono avvezzi a YouTube et similia, e quindi continueranno ad abbeverarsi alle fonti tradizionali. Tuttavia i giovani possono essere il motore di una rivoluzione: basta vedere come alcuni video su YouTube ottengano molte più visualizzazioni di tanti programmi televisivi.

Un altro conflitto, venuto fuori ultimamente, è quello tra i media mainstream e il mondo videoludico. Questo conflitto è documentato dal fatto che ogni volta che accade un fatto di cronaca si vada ad accusare il videogioco al quale il disgraziato di turno giocava, e che poi da lì parta un’offensiva verso tutti i videogiocatori e i videogiochi in generale.
Non è mia intenzione parlare della questione educativa, che mi riservo di approfondire in futuri articoli, ma di far luce sul fenomeno economico-culturale che c’è dietro a questo conflitto.
A mio avviso, la ragione principale è di tipo economico: l’industria videoludica mondiale ha un fatturato enormemente superiore a quello di Hollywood da diversi anni, quindi più gente gioca ai videogiochi e meno torta c’è per i produttori cinematografici.
Possiamo poi passare al fattore culturale: la televisione e il cinema sono stati e continuano ad essere i mezzi attraverso i quali si esercita l’egemonia culturale di gramsciana memoria. I videogiochi sono invece un ambiente ancora abbastanza non occupato dal politicamente corretto e quindi si capisce che creino fastidio agli occhi dei ben pensanti.
Mi vengono in mente dei recenti casi relativi alla Rai. Non guardo la televisione da ormai cinque anni, quindi se non li avessi letti su Internet non saprei nulla al riguardo.
In alcuni degli ultimi episodi del commissario Montalbano vengono fatte delle subdole operazioni di propaganda:
- In uno, il colpevole alla fine risulta essere un politico che difende la cosiddetta “famiglia tradizionale” (fantasia portami via);
- Nell’altro, viene alla luce un caso di incesto che alla fine non viene stigmatizzato da nessuno, perché “pur sempre una forma di amore è”.

Per concludere, la battaglia è quella per le menti degli esseri umani, c’è poco da fare. Un’ulteriore considerazione che vorrei fare è la seguente: il cambiamento epocale che stiamo vivendo, dal punto di vista dei nuovi media (video, videogiochi, citizen journalism, etc.) non è ancora stato recepito, e i vecchi attori del sistema difendono con le unghie e con i denti le rendite di posizione accumulate nei lunghi anni di flirt col Potere. Se la vediamo così, la loro reazione è più che comprensibile. Tuttavia, le loro falsità sono quotidianamente esposte e smascherate, e se non capiscono l’antifona, saranno spazzati via.

https://labaionetta.blogspot.it/2017/03/obice-la-guerra-ai-nuovi-media-e-alle_30.html

 

06 marzo 2017

Irlanda, la fossa comune e la tragedia delle fake news



di Federico Cavalli

Fare informazione è da sempre uno dei mestieri più difficili in questo mondo, causa la necessità di metter da parte ogni convinzione ideologica per riportare una notizia veritiera quanto più possibile. Partendo proprio da questo presupposto, da qualche mese a questa parte, il mio metodo di approccio con i telegiornali e le principali testate giornalistiche italiane è basato sulla diffidenza; questo metodo ha fatto si che riuscissi a dubitare, rispedendo al mittente, alcune delle più grandi “fake news” degli ultimi tempi. Come scordarsi delle migliaia di profezie nefaste che si sarebbero dovute attuare, a partire proprio dal giorno successivo delle votazioni, in caso di una vittoria del “no” al referendum costituzionale tenutosi lo scorso 4 dicembre? Profezie di cui, dopo esattamente 3 mesi, non se ne scorge nessuna traccia.

Lo stesso procedimento venne applicato anche qualche mese prima, precisamente nel giugno del 2016, con la tanto temuta “brexit”; anche qui, dopo circa 9 mesi dal voto, sembra non essersi abbattuta sull’Inghilterra l’apocalisse economica annunciata dall’establishment. Ebbene, anche solo questi due esempi che ho riportato dovrebbero avervi fatto capire che le notizie che si leggono, o si sentono, dai principali mezzi di informazione, vanno sempre verificate, cercando di togliere quanti più filtri ideologici possibili. Operazione che mi sono ritrovato a compiere anche ieri sera, dopo aver ascoltato al telegiornale la sensazionale notizia del ritrovamento, in Irlanda, di un’immensa fossa comune, rinvenuta in un orfanotrofio gestito da suore a Tuam, contenente i resti di circa 800 bambini.

Il servizio, andato in onda nell’edizione del tg1 delle ore 20.00 del 3 marzo, è stato introdotto da poche e semplici parole: “un’altra pagina nera nella storia della chiesa cattolica Irlandese, rigida e bigotta”; seguiva quindi un servizio dove si illustravano, oltre alla scoperta in sé, anche le presunte cause di decesso dei bambini: maltrattamento, abusi, malnutrizione. Se dapprima la notizia mi aveva turbato sin nel profondo, dopo poco decisi di approfondire quanto avevo appreso dal servizio, spinto anche da un ricordo che mi ritornava alla mente; avevo l’impressione, infatti, che si trattasse di una notizia di qualche anno fa, fatta passare nuovamente come “scoop” per poter rimarcare le colpe della chiesa cattolica in un evento del genere.

Impressione che ha trovato conferma attraverso un piccola ricerca sul web: il 5 giugno 2014 Il Fatto Quotidiano riportava la stessa notizia, usando esattamente gli stessi toni usati ieri dal tg1, con la differenza che nel 2014 si erano trovati i documenti che attestavano i decessi, oggi si è effettivamente trovata la fossa comune: ritrovamento che ha confermato la scoperta di 3 anni fa ma che non si può definire come una clamorosa scoperta in sé. Altro aspetto che mi aveva particolarmente colpito della vicenda era la sicurezza con cui si attribuivano queste morti al convento e, di riflesso, alla chiesa cattolica irlandese: se dalle ossa dei cadaveri rinvenuti si può dedurre una morte per malnutrizione, non si può invece accertare, dopo circa 80 anni dall’accaduto, se effettivamente i bambini subirono violenze o maltrattamenti e di ciò non vi è traccia neppure nei documenti rinvenuti dalla ricercatrice Catherine Corless nel 2014.

Volendo ben approfondire la questione mi sono imbattuto nel seguente sito irlandese dove venne pubblicato, sempre nel 2014, un articolo sulle condizioni economiche e sociali dell’Irlanda proprio a partire dal 1925, anno in cui il tanto discusso convento di Tuam aprì i battenti. Cito testualmente: ”Nel 1920 l’Irlanda si trovava in uno stato disastroso. La guerra di indipendenza, la guerra civile e una depressione economica stavano soffocando la società. Nel 1924 il governo interno in una nota ufficiale dipinse un quadro molto cupo: nell’industria e nel settore commerciali si ebbero più di 47.000 disoccupati, nell’agricoltura circo 40.000”. Sempre all’interno dell’articolo si può leggere di come i raccolti del 1924 furono disastrosi, il Manchester Guardian nel febbraio del 1925, definì quello che stava accedendo in Irlanda come una violenta carestia, il popolo moriva di malnutrizione e fame. Il Presidente del Consiglio esecutivo dello stato libero d’Irlanda, William Thomas Cosgrave, descrisse la situazione con le seguenti parole: ”La situazione di disagio è notevolmente maggiore rispetto al normale, ma ciò non può essere paragonabile alla carestia del 1847. Non vi è alcun problema di carestia in questo senso.”.

Usando come termine di paragone la più profonda crisi alimentare della storia moderna europea, facilmente si riesce a declassificare una carestia, tuttavia le parole che pronunciò illustrano perfettamente la profondità della crisi. In un panorama del genere si può quindi facilmente capire come,  essendo gli orfanotrofi in una grave difficoltà economica , non sia poi così assurdo avere avuto 800 decessi fra i bambini; morti che, anche solo a pensarci, creano un profondo senso di dolore, ma che non possono essere imputate totalmente alla chiesa irlandese. Ciò non toglie che effettivamente ci sia una corresponsabilità, ma contrastare la fame non avendo risorse economiche a disposizione non è poi così semplice.

http://www.motoretrogrado.it/2017/03/04/irlanda-la-fossa-comune-e-la-morte-dellinformazione/

 

18 febbraio 2017

Con la censura alle fake news vogliono censurare il Cattolicesimo


di Giorgio Enrico Cavallo

La menzogna? Nei nostri tempi «diventa verità e passa alla storia», per rubare un inquietante vaticinio di quel profeta laico che fu George Orwell. Perché bisogna essere chiari: la guerra alle fake news lanciata dai nostri burattinai al potere non ha l’obiettivo di ripristinare la verità. Solo le anime belle ci possono credere. Il dispiegamento di forze in atto sta a significare una sola cosa: che il Grande Fratello che governa il mondo sta cercando disperatamente di instaurare una sola verità: quella di regime. Si veda l’inquietante disegno di legge a firma Adele Gambaro (Ala-ex Cinque Stelle), Riccardo Mazzoni (Ala-ex Forza Italia), Sergio Divina (Lega Nord) e Francesco Giro (Forza Italia): lorsignori propongono sanzioni fino a cinquemila euro (!) e la reclusione non inferiore a dodici mesi (!!) per i responsabili della diffusione delle fake news. Osserviamo che tali pene sono rivolte «a chiunque diffonda o comunichi voci o notizie false, esagerate o tendenziose, che possano destare pubblico allarme o per chiunque svolga comunque un’attività tale da recare nocumento agli interessi pubblici». Già, gli interessi pubblici. Come no. Ma il pezzo forte è riservato a «chiunque si renda responsabile di campagne d’odio contro individui o di campagne volte a minare il processo democratico, anche a fini politici»: per lui, la sanzione sarà di 10mila euro e fino a due anni di reclusione (!!!). Insomma, checché ne dicano i responsabili, è una chiara ed evidente legge-bavaglio.
Per capirne l’urgenza, occorre fare un passo indietro. La sconfitta della «vincente» Hillary Clinton, «gioiosa macchina da guerra» (letteralmente) voluta senza se e senza ma dagli squilibrati guerrafondai di Washington, ha dato un colpo troppo forte al sistema  progressista che governa l’Occidente. Trump – bene o male che lo si voglia giudicare – sembra intenzionato allo scontro frontale con tutto ciò che rappresenta il marcio al governo: media compresi. E poiché i media sono il megafono del progressismo, ecco che inizia la guerra alle fake news.
E che saranno mai, le fake news? Guardiamoci bene dal pensare che siano «notizie false». Solo le anime belle, nuovamente, possono crederlo. Nel contenitore delle fake news convergono tutte quelle notizie che danno fastidio al regime culturale progressista. Gli esempi in merito sono molteplici. La denuncia del Parlamento Europeo per la pericolosissima «propaganda russa» e in ultimo il blocco della monetizzazione di un sito indipendente come blyoblu.com di Claudio Messora, sono uno spaccato considerevole della partita in atto.
Quello che temiamo è che la censura si abbatterà sempre più forte e sempre più implacabile man mano che si alzerà il livello dello scontro. Facebook si sta armando per arginare la diffusione delle notizie false; in Italia, la «presidenta» della Camera Boldrini ha armato un team capitanato dai soliti noti «debunkers», gli smascheratori professionisti di presunte bufale. Il tutto, per «combattere l’odio», secondo la sdolcinata giustificazione che serve per mascherare, in realtà, una censura di Stato.
Crediamo forse che questa censura riguarderà soltanto i blogger anti-sistema? Dimentichiamo che chi ci governa è un seguace – più o meno consapevole – dell’illuminismo militante del XVIII secolo. E l’illuminismo aveva un solo nemico giurato: la Chiesa Cattolica.
L’evoluzione storica del pensiero illuminista ha portato al progressivo smantellamento del cattolicesimo, sotto le pressioni degli Stati europei e degli stessi uomini di Chiesa, cresciuti in un contesto sempre più intollerante e ormai drogati, una dose dopo l’altra, di filosofie che tutto sono, fuorché cristiane. Men che mai, cattoliche.
Pensiamo forse che la guerra alle «fake news» coinvolgerà soltanto Messora e, magari, i contestatori di quella rete di potere che soffoca il mondo? Suvvia! È evidente che tutto ciò si ritorcerà contro lo stesso messaggio evangelico: d’altronde, è da anni che si sta cercando con ogni mezzo di edulcorare la parola di Cristo; parola che è Verità, ricordiamolo. La scomparsa dei Novissimi dal magistero della Chiesa è un esempio eloquente e chiarissimo di come la Verità venga smantellata a piccoli pezzi, annacquata e resa innocua. Il prossimo passo sarà quello di trasformare ufficialmente la Verità… in menzogna. Difficoltà uguale a zero: l’ignoranza che il cattolico medio ha della Bibbia, della predicazione di Cristo e degli insegnamenti morali della Chiesa è tale, che i «signori della menzogna» già non hanno nessuna difficoltà a far dire dalle pagine della Scrittura ciò che vogliono loro. No, non stiamo parlando solo degli allegri e fantasiosi predicozzi di Scalfari su Repubblica: pensiamo anche a monsignor Galantino che, nella ormai celebre predica a Cracovia, ha “salvato” Sodoma e Gomorra dalla distruzione. E che sarà mai!
È tutto un florilegio di invenzioni bibliche e di divertissement curiali che lasciano sbigottiti. Tutto serve per depistare, per confondere, per anestetizzare l’animo dei fedeli; e, in fondo, la moltiplicazione delle panzane rende sempre meno efficaci le già deboli difese di chi tenta per il bene della Chiesa di arginare la preoccupante deriva. E se poi qualcuno davvero tenterà di mettere i bastoni tra le ruote… per lui sarà imposto il silenzio. Si veda a tal proposito il degno esito della diatriba con il cardinal Burke, finito in esilio a Guam. In mezzo al Pacifico. Avevano solo da mandarlo sulla Luna, già che c’erano.
Di converso, ai predicatori allineati con il regime della menzogna vengono aperti portoni dorati. Basti pensare a fantasisti come l’ex priore di Bose, a visionari come il cardinale Kasper, agli evangelisti della Chiesa 2.0 come il fondatore di Repubblica. Possono esserci tutti costoro, che ci insegnano come la Madonna non sia importante, come la comunione possa essere concessa a cani e porci e come gli apostoli, in realtà, fossero 13.
Di fronte a questa situazione di evidente guerra alla Verità, dobbiamo comprendere che siamo noi, pecorelle del gregge, che dobbiamo reagire. Se non ci sveglieremo noi, noi cattolici, tutto finirà. La menzogna diventerà inarrestabile: perché alla fine ci crederemo pure noi. Ci diranno che la Sempre-Vergine Maria era una donna come le altre: e noi ci crederemo. Ci diranno che Cristo non ha istituito la Chiesa: e noi ci crederemo. Ci diranno che il Suo sacrificio è stato inutile e che non c’è la Salvezza: e noi ci crederemo.
Saranno così compiute le «magnifiche sorti e progressive», si sarà finalmente debellato quel fastidioso stimolo che costringe gli uomini a riconoscere una Verità più alta, che obbliga le loro ginocchia a piegarsi davanti ad un altare e che schiaccia i poteri umani sotto un potere ben più grande ed eterno. Gli illuministi del Terzo Millennio si saranno costruiti la loro religione, a tratti figlia degli insegnamenti massonici, a tratti figlia delle necessità del momento. E soprattutto, sarà una religione manovrabile a loro piacimento.
Ribellarci? Suvvia, come sarà possibile? Lo «psicoreato» di cui al disegno di legge della Gambaro & Co. ci impedirà di reagire, ribadendo quella che è la Verità di Cristo. D’altronde, andare contro quella che è la novella Chiesa dell’Amore non potrebbe forse essere tradotto, da qualche giudice più scrupoloso di adattarsi al regime, in una sorta di «diffusione dell’odio?». Sembra assurdo? Guardate che i casi giudiziari di buona parte dei paesi ex-cristiani già insegnano che i giudici hanno ampi poteri per condannare chi si oppone al pensiero progressista dominante. Figuriamoci, poi, con una legge-bavaglio come questa!
Ricordiamoci tuttavia che la dittatura culturale che sempre più rapidamente ci sta avvolgendo nelle sue spire non è imbattibile: anzi, essendo nemica della Verità, essa è destinata a non durare. Crollerà da sola, ma non senza una nostra ferma ed attiva difesa della verità. Ricordiamo che il cristiano non può essere «tiepido»: deve essere fervente! La determinazione e la costanza nella professione di fede sono armi che ci denotano come uomini liberi: solo con queste armi potremo vincere la dittatura che scambia il bene con il male. Altrimenti? Non ce ne sarà per nessuno: né in questa vita, né nella prossima. Perché? Rileggetevi la lettera alla Chiesa di Laodicea: «Io conosco le tue opere; che tu non sei né freddo, né fervente; oh fossi tu pur freddo, o fervente! Così, perciocché tu sei tiepido, e non sei né freddo, né fervente, io ti vomiterò fuor della mia bocca» [Ap 3, 14-15]. Chi ha orecchi per intendere, intenda.