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01 aprile 2019

Stare con Cristo e con la famiglia

di Marco Muscillo
Anche se impossibilitato ad andare a Verona per partecipare a questo XIII Congresso mondiale delle Famiglie, spero che mi permetterete un piccolo commento personale a conclusione di queste tre giornate.
A giudicare dai filmati e dalle fotografie pubblicate sul web, sembra che questa grande festa della famiglia abbia visto molta partecipazione attiva e il clamore mediatico di questi giorni, e dei giorni precedenti, ha fatto sì (credetemi) che tante famiglie italiane, che pur non conoscevano questa manifestazione o che non sono cattolici praticanti, abbiano in cuor loro visto di buon occhio quello che è stato fatto a Verona.

Le reazioni degli schieramenti di sinistra e delle associazioni a favore delle aperture etiche sono state così tante e così scomposte che hanno dimostrato quanto parlare di famiglia e parlare di figli dia fastidio. Un tema così naturale e così banale che riesce a sconvolgere le coscienze, riempire la rete di commenti, bloccare il dibattito politico televisivo su questi temi per settimane intere.
Magari i modi non saranno quelli giusti, ma gli effetti sono stati importanti. E rimanere in silenzio non fa altro che dare una mano a quanti vorrebbero che la famiglia (non mi piacciono né le espressioni “tradizionale” che “naturale”, perché la famiglia è una sola) venga cestinata e relegata ad essere un ricordo del passato, un rigurgito “medievale” della civiltà Cristiana.
Va, tuttavia, ancora una volta ribadito che in quanto cristiani, non siamo contro le persone e non le condanniamo. Siamo tuttavia certamente contrari ad ogni ideologia, che allontana la persona da Cristo.

Nella quarta domenica di Quaresima, nel Novus Ordo, il Vangelo di Luca ci presenta la parabola del “Figliol prodigo” (o del “Padre misericordioso”) e ci viene detto che a Gesù si avvicinano “tutti i pubblicani e i peccatori” per ascoltarlo. Cristo viene a parlare ai peccatori, perché essi sono meritevoli dell’insondabile misericordia di Dio, che accoglie tra le braccia il figlio che liberamente ha scelto una strada sbagliata e liberamente ha capito che stare col Padre era in realtà la scelta migliore che si potesse fare.

Per questo neanche noi dobbiamo essere contro le persone, pur se la pensano diversamente da noi. Ma anzi dobbiamo parlare, con le parole e con i fatti, proprio a quelle persone che vediamo incamminarsi su una strada sbagliata. Ecco perché è giusto mostrare all’Italia e al mondo intero la bellezza della famiglia, unione di un padre, una madre e i loro figli. Perché la battaglia che portiamo avanti è una battaglia sul modello di società in cui vogliamo vivere.
E’ vero che siamo tutti liberi di scegliere il nostro percorso di vita e Cristo stesso non costringe nessuno a seguirlo. Ma è anche vero che il nostro modello di famiglia non può convivere con un modello diverso. Non c’è libera scelta vera e propria, ma sul piano culturale un modello andrà ad imporsi e a soppiantare l’altro.

E’ questo il problema reale. Sono temi questi che vanno a mutare i costumi del nostro Paese. E’ già successo con le leggi sul divorzio e sull’aborto: dicevano che la libera scelta non impedisse a chi voleva, di continuare a vivere senza divorziare e senza abortire. La realtà invece ha dimostrato che purtroppo i costumi mutano e anche le famiglie cattoliche si sono sfaldate e anche tante donne cattoliche, volontariamente o indotte dalle circostanze, hanno accettato di abortire i figli che portavano in grembo. Per questo siamo arrivati al punto che la maggioranza del Paese (parlo a livello italiano, ma è un discorso che vale almeno per tutto l’Occidente) adesso è a favore di quelle leggi, che ora considerano “conquiste necessarie” ma che quarant’anni fa avrebbero condannato ed avversato. E sto parlando magari di persone credenti che magari vanno in chiesa con una certa regolarità devozionale.

Quando una legge permette, la pratica viene legittimata e piano piano si consolida. Quello che prima ci sconvolgeva, viene ora accettato e considerato come “normale”. E’ la teoria della Finestra di Overton.
Lo stesso vale per la legge Cirinnà sulle unioni civili. Dal 2016 ad oggi, già molti italiani hanno cambiato opinione e ritengono che sia pur giusto concedere “diritti” alle coppie omossessuali. Anche tanti cattolici e tanti uomini di chiesa ormai ritengono che quella legge abbia colmato un vuoto giuridico e che non è cosa sbagliata, se l’unione civile si considera altra cosa dall’essere “matrimonio” e “famiglia”.

Purtroppo, però, la legge sulle unioni civili in sé è poca cosa anche per la Cirinnà e per tutte le associazioni LGBT. Loro interesse è andare avanti nel riconoscimento dei diritti. Per loro l’unione civile sancisce il riconoscimento legale di un altro tipo di famiglia e ciò implica che il prossimo passo sarà quello di dare legalmente bambini in mano a due papà o due mamme (cosa che nei fatti già esiste).
Accettare le unioni civili è stato uno sbaglio proprio perché non ci si fermerà a questo. Gli italiani saranno sempre più convinti che alla fine non ci sia alcun male se due uomini e o due donne vogliono formare un nucleo familiare e presto saranno molti di più coloro che accetteranno le adozioni e l’utero in affitto (che già avviene, anche per gli eterosessuali. Basta andare all’estero).

Capiamo dunque che la nostra non è solo una battaglia di libertà d’espressione. Ho trovato molto positivo l’intervento di Giuseppe Cruciani che da buon radicale ha detto che è diritto di tutti poter manifestare le proprie idee, pur se diametralmente opposte alle sue. Tuttavia non possiamo limitarci solo a questo, perché, come abbiamo visto, perderemmo in partenza: noi cattolici saremo sempre di meno, mentre il mondo andrà avanti, stravolto da ideologie vecchie e nuove e queste ideologie sedurranno i nostri figli e i nostri nipoti.

E’ questo che devono capire anche i leader politici che pur partecipando al Congresso, pur dicendosi d’accordo sul dare aiuti concreti e incentivi per le famiglie e per la natalità, tuttavia, forse per quietare l’opinione pubblica e i mass media, forse per strizzare l’occhio anche ad un elettorato diverso, forse perché formatisi in un ambiente di stampo liberale in cui la pluralità delle idee e delle visioni socio- politiche è ben visto, dicono di non essere contrari ai diritti già concessi e che mai andrebbero ad abrogare ciò che è sancito con valore di legge dallo Stato. Non dico che domattina vanno abrogate leggi sull’aborto, sui diritti civili e sul divorzio. Come abbiamo visto sarebbe impossibile visto quanto sono entrate o stanno entrando nel patrimonio culturale dell’opinione pubblica italiana.
Quindi è giusto innanzitutto partire da ciò che si può fare, da un’attenzione maggiore verso la famiglia, anche con aiuti materiali per fare in modo che gli italiani si sposino e facciano più figli.

Ma non ci si può fermare solo a questo. Va mostrata la bellezza della famiglia come la conosciamo e va fatto capire agli italiani che quello è l’unico vero modello che può dare un futuro a questo Paese. Perché pur se ci dicono medievali, pur se gli altri si ritengono progressisti, proiettati verso il futuro e che con i diritti civili “si va avanti e non si torna indietro”, sappiamo bene che con aborto, matrimoni gay e famiglie sfaldate non può esserci alcun futuro. E’ questa la verità, ed è palese a tutti: solo da un uomo e una donna nascono dei figli.

Lo sanno anche loro che il futuro non può che appartenere a noi. Noi stiamo con Cristo che è Logos ed è Creatore. Solo il Creatore sa cosa è giusto fare perché le creature vivano bene e siano felici.


 

31 marzo 2019

Fra politica e spirito. A Verona serve l'esorcista

di Amicizia San Benedetto Brixia
Nel suo articolo di venerdì 29 l’amico Giuliano Guzzo indicava tre ragioni sociologiche capaci di spiegare la particolare violenza scatenatasi attorno al Congresso di Verona: ragioni di tipo ambientale, economico e di potere.

Vorrei provare ad andare oltre nell’indicare la ragione della violenza. La linea fondamentale che vorrei tracciare è quella che separa il politico dallo spirituale, tale linea renderà ragione in maniera radicale di molti aspetti legati all’evento di Verona e all’odio che, come sciame di cavallette, si è abbattuto su di esso.

Che uno dei peggiori sintomi della crisi cristiana contemporanea sia la confusione tra politica e spiritualità lo aveva già detto, tra gli altri, Vittorio Messori e oggi ripartirei proprio da qui. Bisogna smetterla, se si vuole uscire dalla crisi, di mischiare il politico con lo spirituale. Come sempre nelle cose che riguardano il cattolicesimo e la Verità, nostro compito è quello di distinguere senza dividere. Distinguiamo i movimenti spirituali da quelli politici, pur sapendo che sono congiunti e che quelli usano questi come eminenti strumenti di azione sulla storia.

Chiediamoci: a Verona si sta giocando una battaglia spirituale o politica? 

La domanda si accende tanto più in quanto stupisce la nuvola d’odio piombata su organizzatori e simpatizzanti. Diciamocelo francamente: può un congresso che tratta di famiglia scatenare per via naturale e per ragioni meramente umane una tale furia? Una legione si è scagliata su Verona e sono curioso di vedere su quale branco di porci verrà dirottata (cfr. Mc5).

Nella citazione appena indicata è la risposta: non un motivo umano, ma un’azione sovrumana sta alla radice della sollevazione anti-familista. E’ nell’interesse stesso del Demonio sopprimere la famiglia, culla e culmen della vita umana. Torna quasi scontato citare il compianto mons. Caffarra nella sua relazione circa le confidenze di suor Lucia di Fatima:

“Spiega Caffarra: ho scritto a suor Lucia di Fatima... Inspiegabilmente, benché non mi attendessi una risposta, perché chiedevo solo preghiere, mi arrivò dopo pochi giorni una lunghissima lettera autografa… In quella lettera di Suor Lucia è scritto che lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio. «Non abbia paura, aggiungeva, perché chiunque lavora per la santità del matrimonio e della famiglia sarà sempre combattuto e avversato in tutti modi, perché questo è il punto decisivo”. (Vedi qui)

Certo, come dicevamo, le potenze dell’aria si servono poi di mezzi squisitamente mondani per compiere la propria missione e le ideologie politicamente corrette - ambientalismo, mondialismo e monetarismo - fanno da indovinato supporto ai piani del Maligno.
Ma chiarire quanto siano presenti la dimensione spirituale e la dimensione politica nella partita della famiglia è cruciale e aiuterà a focalizzare meglio un paio di questioni.

Anzitutto ci dispone a reagire in modo conveniente alle invettive dei rivoluzionari: non dobbiamo stupircene e dobbiamo impegnarci a combatterle anzitutto tramite la preghiera.
Questo rende conto delle raccomandazioni dei vescovi, che stanno raccomandando di usare modi di manifestazione convenienti. Non si tratti però solo di bon ton o di diplomazia: l’amore ai nemici e la preghiera per i nemici nel momento del loro estremo attacco è esattamente quanto ci ha lasciato Nostro Signore come arma nel momento del suo supremo vilipendio.

Ne risulta rivalutata anche la presenza del clero e dei cristiani alla manifestazione.
Molti pastori politicizzati non riescono a uscire dallo schema da barricate, interpretato secondo il gusto ecclesiale contemporaneo che si mostra affine a prospettive progressiste e sinistrorse (il che non mi scandalizza e non mi seduce: 60 anni fa eravamo su posizioni opposte e fra altri 50 non so immaginare come ci schiereremo). Per loro Verona è scandalo e intolleranza di un cattolicesimo oltranzista.
La lettura spirituale mostra un’altra via per i pastori: siano presenti, non per definire ipso facto una adesione partitica, ma per ricordare ai politici stessi che il loro operato riposa su un sostegno più profondo e per contribuire a purificare con le loro preghiere il clima politico-culturale. Vescovi, preti, frati e popolo di Dio devono marciare in Verona come in una processione e dire con la loro presenza un no a Satana e al suo ultimo attacco, prima che un sì a qualche politica.

Del resto, Dio a Verona sta a destra o a sinistra? Il santo Paolo VI ci chiarisce la situazione, con il piglio profetico che lo contraddistinse: il fumo di Satana è entrato nel Tempio di Dio. Ma il fumo, che a Verona sembrerebbe avere un focolaio importante nelle file culturali progressiste, si sparpaglia e non è certo facile contenerlo entro confini precisi. Il fumo del decadimento familiare nasce a sinistra ma è chiaro che ormai intride tanta parte della destra. Entra anche nella Chiesa sebbene non sia dalla Chiesa. A Verona dunque bisogna aprire gli occhi, per capire se chi parla parla da pastore o da lupo travestito.
Certo, in tanto odio e tensione, avviene anche un qualcosa di ulteriore: i veri servi di Satana (che non dico esser tali per scelta esplicita, ma per posizione di schieramento effettivo) stanno venendo tutti a galla. E questa è per noi occasione utile per fare meglio le nostre scelte future.

Un ulteriore appunto. Si parla di dialogo e di ponti. Mi sembra un buon consiglio, soprattutto alla luce del clima di scontro che pare nuovamente crescere nella nostra società. Anche qui però urge un distinguo. Sul piano politico dialogo e ponti sono auspicabili e possibili: si tratta di portare a intendersi uomini, cercando di mediare in modo ragionevole le loro posizioni. Ma, nella misura in cui al discorso politico si sovrapponga il tema spirituale, allora il dialogo diviene impossibile. Se il mio avversario politico non parla a un livello meramente umano, ma si fa portatore di una visione spirituale, allora entra in una dimensione in cui dialogare è impossibile: non c’è dialogo tra Dio e Satana, c’è solo tentazione da parte del secondo ed esorcismo da parte del primo. Lascio ad altri o ad altro momento di approfondire tale argomento. Anche in questo caso, mi auguro che i pastori ci guidino a leggere con intelligenza il fenomeno: in tal caso li seguiremo senza tentennamenti. Viceversa, se si scorda il piano spirituale con le sue leggi e ci si limita al piano politico, le raccomandazioni si faranno scipitamente diplomatiche, inevitabilmente poco vincolanti per la fede e poco convincenti per la ragione. E sarà peggio per tutti.

E questo è quanto mi è dato di capire su Verona, ed è il motivo per cui da cristiano sarò in preghiera e in marcia domenica mattina. Lasciando agli studiosi di completare le proprie analisi e ai politici di tentare strade concrete di risposta al male sociale che ci circonda, ma soprattutto ai pastori di pregare per arginare l’azione di satana contro la famiglia e l’intera umanità.



 

29 marzo 2019

Ecco perché ce l'hanno con il congresso di Verona

di Giuliano Guzzo
Qualcuno si sarà pur chiesto, immagino, il motivo di cotanto feroce astio mediatico, culturale e politico nei confronti del Congresso mondiale delle Famiglie che si terrà nei prossimi giorni a Verona. Un astio ufficialmente motivato con l’invito, all’evento, di relatori impresentabili e l’esposizione di tesi anacronistiche e intolleranti, ma che ha in realtà una spiegazione molto più semplice e al tempo stesso più profonda: è la famiglia, la cosiddetta famiglia tradizionale a dare oggi fastidio. Per quale ragione? A mio avviso sono almeno tre le ragioni di detta, manifesta ostilità nei confronti della «società naturale fondata sul matrimonio». La prima è, per così dire, di ordine “ecologico/ambientalista”.

Certi ambienti, da decenni, ritengono il sovraffollamento planetario da un lato e la scarsità di cibo dall’altro, calamità da contrastare. E quale modo migliore per ridurre le bocche da sfamare che prendersela con la famiglia? L’equazione meno famiglia uguale meno matrimoni uguale meno figli, del resto, è nota. Ovviamente il problema della fame del mondo non è responsabilità del numero delle famiglie che lo popolano. Secondo i dati della Fao e delle Nazioni Unite nel cinquantennio 1961-2011 il cibo prodotto nel mondo è più che triplicato, mentre la popolazione è “solo” raddoppiata. Questo significa che la povertà e la fame, oggi, sono anzitutto problemi di distribuzione e non di scarsità alimentare. Ci sono però molti ambienti, dicevamo, che la pensano diversamente.

Una seconda motivazione per cui la famiglia non viene aiutata è di matrice essenzialmente economica. Perché se da un lato è vero che il citato calo dei figli comporta l’invecchiamento della popolazione e l’invecchiamento della popolazione aumenta i costi fissi (assistenza/sanità/pensioni) – dove l’assistenza non è del tutto privatizzata e almeno fino a che non si procederà con l’eutanasia di massa -, dall’altro è indiscutibile come la disgregazione familiare e la mancata formazione di nuove famiglie portino allo stesso risultato: più persone single, cioè più persone sole. E più persone sole, in un’ottica cinica ma non senza logica, significa anzitutto una cosa: consumatori più performanti. Viceversa la famiglia ha un grave difetto, insopportabile per la mentalità economica dominante: fa risparmiare. Risparmio che, da virtù, sembra oggi divenuto quasi una colpa.

Terza ma non meno rilevante – e non alternativa alle altre due – ragione di ostilità nei confronti della famiglia sta in una sua funzione fondamentale di resistenza rispetto a qualsivoglia forza esterna: quella educativa. Finché c’è famiglia, cioè, i figli vengono educati prioritariamente dai genitori. Quando però la famiglia si indebolisce i figli – che sono i cittadini, i consumatori e gli elettori di domani – vengono educati dalla scuola, dallo Stato, dalla televisione. Ne consegue, senza con questo evocare chissà quale oscuro complotto, come aggredire la famiglia cosiddetta tradizionale e tutti coloro che la promuovono abbia in realtà motivazioni ben più profonde. Motivazioni che i grandi media si guardano bene dall’esporre. Altrimenti tutti capirebbero che la posta in gioco non è il vituperato Medioevo, ma sono il nostro futuro e la nostra libertà.

 

18 marzo 2019

Un campari con... Giuliano Guzzo. "Ecco chi teme il World congress of family"

Giuliano Guzzo, classe 1984, vicentino di nascita e trentino d’adozione, sociologo e autore di diversi volumi – fra cui il noto best seller Cavalieri e principesse -, è firma, fin dal primo numero, del quotidiano nazionale La Verità, fondato e diretto da Maurizio Belpietro. Scrive inoltre per i mensili Il Timone e Notizie ProVita, e per La Nuova Bussola Quotidiana. Lo abbiamo intervistato per chiedergli ciò che molti non osano chiedere: perché il World Congress of Family di Verona dà così fastidio?

Cos'è il World congress of family?

E’ un evento internazionale promosso dall’Organizzazione internazionale per la famiglia (Iof), presieduta da Brian S. Brown. La manifestazione ha principalmente due scopi. Il primo è quello di far incontrare leader sostenitori della famiglia provenienti da tutto il mondo, i quali altrimenti difficilmente avrebbero modo di farlo. In secondo luogo il fine è di affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale, sia facendo il punto sulle politiche finora adottate su questo versante, sia tracciando prospettive comuni su cui lavorare. Non si tratta quindi di un mero appuntamento per esperti, bensì di un’occasione per pianificare strategie politiche e istituzionali volte a meglio promuovere quella che i critici apostrofano come famiglia tradizionale.

Perché il mondo laicista e progressista è impazzito?

Perché non accetta che il mondo pro-family internazionale si unisca per rafforzarsi politicamente. Per tanti anni chi condivideva certi valori non faceva squadra, neppure all’interno dello stesso Paese. Un evento come il Congresso mondiale della famiglia – di cui a Verona si terrà l’ottava edizione -, rappresenta pertanto un salto di qualità strategico che, per alcuni, è intollerabile.

Di Maio ha definito i partecipanti "una destra sfigata". Ti senti sfigato? 
Mi pare che poi il vicepremier abbia corretto parzialmente il tiro. Comunque no, ovvio che non mi senta di una “destra sfigata”. Vedo invece in commenti adirati come questo la dimostrazione di un nervosismo di cui, questo sì, mi rallegro. Vuol dire che il mondo pro family inizia a dare fastidio sul serio. Quando non si dava fastidio, si veniva direttamente ignorati. Oggi non è più così.

In generale, i segnali in tema di diritto alla vita in Italia sembrano molto negativi. Tu come la vedi? 
In Italia la situazione è quello che è, ma in generale  io vedo anche segnali positivi. Penso in particolare a quanto sta facendo Trump, tagliando fondi alle cliniche abortiste e con nomine decisamente emblematiche sotto questo punto di vista. Certo, poi ci sono le follie dello Stato di New York che ha legalizzato sostanzialmente l’infanticidio, ottenendo però – secondo i sondaggi – un effetto boomerang, dato che perfino molti pro choiche si sono detti schifati di questo provvedimento. Tornando all’Italia, per evitare di non rispondere, dico che il problema più grave è quello di un popolo cattolico come  addormentato e culturalmente impaurito, fuorché sul tema dell’immigrazione e dell’accoglienza, elevato a principio non negoziabile. Ecco, io credo che se si torna a scoprire quali sono i principi non negoziabili, ci possa essere un risveglio. Francamente, me lo auguro.