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23 gennaio 2018

Partecipa anche tu alle Poltroniadi 2018

di Isidoro D'Anna

Queste parole di colore oscuro, ma poi non tanto, sembra le abbia pronunciate o addirittura vergate una poltrona parlante. Lasciamo però il misterioso essere nel suo alone di mistero. Vi annuncio invece che nel tempo libero mi sto preparando per le Poltroniadi del 2018, leggendo, scrivendo e talvolta dormicchiando. Visto che per scrivere non uso la penna, a titolo di compensazione mi restano solo le pennichelle. Colgo l’occasione per esprimere la mia solidarietà ai comuni cittadini attaccati a poltrone senza potere, non come quelle dei politici, paragonabili all’edera, pianta rampicante e velenosa. Con tutto ciò, non è mia intenzione spingervi alla poltronite. Anzi, vi ricordo che per attivare bene il sistema immunitario è raccomandato di fare una passeggiata a passo veloce di almeno mezz’ora almeno ogni due giorni. Cammini o pedali o nuoti nell’acquario chi può… ciao ciao.


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21 dicembre 2017

La Chiesa riformata, la gioventù e tutti noi


di Isidoro D'Anna

La scorsa domenica, 10 dicembre 2017, abbiamo partecipato all’ennesima Messa cattomassonica, per intenderci quella in italiano, con il sacerdote che dà le spalle a Gesù Eucaristico e poi lo consegna ai poveracci che lo ricevono in piedi e sulle mani. E partecipando, abbiamo resistito come potevamo.
Il gruppo di giovani raccolti in quella chiesa di paese parlavano, cantavano e suonavano, avvalendosi dello strumento più adatto a un luogo di pena, la chitarra. I bimbi tra di loro sono lasciati liberi di andare in giro e giocare, anzi i genitori si portano dietro i giocattoli che mettono a loro disposizione durante la Messa, con il fracasso che potete immaginarvi.
Davanti a questa gente che fa crescere i suoi bambini nel delirio di onnipotenza, l’imperativo della falsa Chiesa è quello di tacere. L’ha deciso durante il Concilio Vaticano II (1962-1965), quando ha stabilito il «dialogo col mondo».
Avrebbe senso dire a quei giovani di fare silenzio? Si può considerare, in fondo, davvero un luogo sacro una chiesa ridotta a teatrino di marionette, con una tavola come altare e tutto il resto? Se è vero che Gesù Eucaristico dona sacralità a quel brutto posto, non è anche vero che la bruttezza disonora il Signore e rende il luogo indegno di Lui?

Se il loro prete non li richiama, che cosa vorrebbe questo estraneo, che arriva chissà da dove, non tutte le domeniche, a cercare una Messa meno infernale di altre?
La scena è sempre la solita. Se si vestono, o si scoprono il corpo oppure, uomini e donne, indossano i pantaloni. Se parlano, lo fanno anche in chiesa e per dire banalità. Se cantano, è quel repertorio di canti emozionali o rozzi creati appositamente per soddisfare la bassezza umana e non per elevarsi a Dio adorandolo, come avviene con il canto gregoriano.
Non si va mai in profondità, per non rischiare di ritrovare la propria anima ridotta in catene e in attesa di un gesto pietoso di liberazione. La Chiesa ufficiale è fatta di ergastolani volontari, di condannati a vita al degrado spirituale. È un eterno presente di miseria umana, senza passato né futuro. E poi cosa verrà per chi sta al gioco, per questa massa opaca che non lascia passare la luce?
Ci vuole una terribile ipocrisia per accettare la riforma liturgica di Paolo VI, imposta a tutta la Chiesa nel 1969 in spregio al divieto perenne di Papa San Pio V (1570) di modificare la Santa Messa da lui riordinata e stabilita.
Pensiamo per un momento a cosa vuol dire tutto questo, per un seminarista, un sacerdote, un frate, una suora, un laico giovane o meno giovane. Invece di servire Dio, si serve l’uomo. Invece di combattere per la gloria di Dio, si combatte per la gloria umana. Invece di cercare e annunciare la Verità e mostrarne la bellezza, si estingue la sete di Verità nel proprio cuore e nei cuori degli altri. L’ipocrisia passa di padre in figlio, di maestro in discepolo, di adulto in bambino.
E cosa rimane allora? La mediocrità e il conformismo, che fanno scivolare molte anime verso la dannazione. Vediamo uomini e donne che sono caricature di se stessi, ma che si sentono forti così, appoggiandosi sul potere di altre caricature.
Non importa, alla prima occasione diremo anche a loro ciò che è giusto e vero. Dobbiamo imitare i profeti e annunciare sempre la Verità, perché Dio affida una missione al suo piccolo resto di fedeli (Ger 1,17-19):
«Tu, dunque, cingiti i fianchi,
alzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò;
non spaventarti alla loro vista,
altrimenti ti farò temere davanti a loro.
Ed ecco, oggi io faccio di te
come una fortezza,
come un muro di bronzo
contro tutto il Paese,
contro i re di Giuda e i suoi capi,
contro i suoi sacerdoti e il popolo del Paese.
Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno,
perché io sono con te per salvarti».
Oracolo del Signore.


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02 dicembre 2017

Lettera aperta ai divorziati, ai conviventi e a tutte le famiglie


di Isidoro D'Anna

Cari tutti,

è con grande premura che mi rivolgo a ciascuno di voi: uomo o donna, giovane o meno giovane, divorziato e risposato civilmente, convivente o fedele al sacramento del Matrimonio. Vi offro fin d’ora la mia vicinanza e la mia amicizia.
Il mio nome conta poco qui, perché non aspiro a donarvi le mie opinioni personali, di cui non avete alcun bisogno. Desidero invece porgere a voi il tesoro di una Verità più grande di tutto, che apre alla Speranza, perché è Dio che ce la dona.
Il nome del Signore suona distante all’uomo di oggi, ma che ne sarebbe di noi se la nostra vita fosse in mano solo ad altri uomini? E magari proprio ai governi dell’Occidente, che fanno di tutto per cancellare dai nostri cuori la fede, l’innocenza, l’amore per la famiglia e la vita? Possiamo noi sentirci debitori di questa gente, e vivere come loro ci comandano?
Oppure ci sono dei Comandamenti che valgono ora e per sempre, perché Chi ce li dona ci ha donato con Amore la nostra vita e la sua sulla Croce?
Sì, non importa come si è ridotto il mondo, e come si ridurrà ancora, e lo stesso vale per la Chiesa visibile. Dio è sempre lo stesso, e la Madonna, che Dio ha dato per Madre ai cristiani, è sempre meravigliosamente la stessa.
Loro, soltanto Loro, ci garantiscono in questo momento la possibilità di una rinascita a vita nuova, nell’amore, nella fedeltà, nella bellezza, nel coraggio.
Non solo Dio non vuole accusarci, ma ci ha dato la Madonna come Madre e Mediatrice presso di Lui, per ottenere i doni più grandi.
Sta a noi fare le nostre scelte, mentre Dio ancora ci chiama con la sua vera Misericordia. Quando verrà la Giustizia di Dio, ci darà quello che avremo scelto. Dio non può darci certo, nel bene e nel male, quello che non abbiamo scelto!
La nostra scelta definitiva sarà il passaggio a un infinito di gioia e di gloria, o di tormenti e di ignominia.
E cosa vuole Dio da noi? Che ricambiamo il suo Amore. E come ci ama Dio? Ci ama infinitamente, senza secondi fini, sempre, qualunque cosa succeda, e anche quando lo offendiamo o lo amiamo poco. Se Dio ci amasse quanto noi lo amiamo, staremmo freschi!
Dio entra nella nostra vita, se lo vogliamo, dopo che ha bussato alla porta del nostro cuore. E ci dona Se Stesso e il suo Amore.
Noi non possiamo amare Dio e il prossimo, tra cui la moglie, il marito e i figli, con le nostre forze. Da noi stessi non possiamo amare né perdonare, perché siamo creature e nel bene dipendiamo in tutto da Dio.
Se noi, con umiltà e fiducia, gli chiediamo perdono delle nostre infedeltà e l’aiuto della sua grazia, Dio farà meraviglie nella nostra vita.
Invece di correre verso la fine, verso la rovina definitiva, noi, tu, io, possiamo fermarci ad ascoltare, come ci è dato, la voce di Dio che bussa alla nostra porta.
«Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me». Così dice il Signore Gesù nel libro dell’Apocalisse (3, 20). Questo è il nostro Dio, che ci offre l’intimità più vera, più profonda, più bella.
Con l’aiuto di Dio, possiamo anche noi amare il marito, la moglie, i figli, i genitori, il convivente con l’amore più grande, senza secondi fini, sempre, qualunque cosa succeda, cancellando il ricordo delle offese e del poco amore.
Come si può amare lo sposo o la sposa cristiani? Rinnovandogli per amore di Dio la nostra fedeltà, anche quando fosse una persona pericolosa, dalla quale ci siamo dovuti separare. L’amore che non ama, o non ama più, non è amore. L’amore che esclude e dimentica le persone, non è amore. L’amore che non si sacrifica e non porta la croce, che Gesù ha portato per noi, non è amore. Cercando di vivere insieme nella fedeltà a Dio innanzitutto, pregando, purificandosi, facendosi del bene, possono nascere e rinascere grandi amori.
Come si può amare il convivente o la persona sposata civilmente dopo il divorzio? Guardando questa persona con occhi nuovi, con lo sguardo di un fratello per una sorella, di una sorella per un fratello. Anche qui si può fare un patto, quello di compiere la volontà di Dio, e non la volontà di peccato. Se sono venuti figli da questa relazione, è bene prendersene cura, guardando a Dio e invitando i figli a guardare a Dio.
Se non sono venuti figli dalla convivenza o dal matrimonio civile, bisogna comunque astenersi da ogni confidenza sensuale, lecita solo tra sposi cristiani. Se si è sposati con un’altra persona, dobbiamo essere fedeli al sacramento che Dio ha stabilito come indissolubile. Se non si è sposati, bisogna considerare attentamente, nella purezza di cuore, e magari con l’aiuto di un sacerdote fedele, quale può essere la nostra vera vocazione. Dio ci chiama al Matrimonio, e magari con quello che è stato il nostro o la nostra convivente? Oppure vuole da noi la vita consacrata, come da Sant’Agostino che diventò sacerdote, Vescovo e grandissimo Dottore della Chiesa dopo aver convissuto e aver persino avuto un figlio da una convivenza? Del resto, ci si può consacrare anche come laici.
Ma soprattutto, pensiamo al bene dei nostri figli. Non permettiamo più che i loro cuori e le loro menti siano desolati a causa delle nostre infedeltà!
Riscopriamo la bellezza della castità, di servire Dio con tutto il cuore, di alzarci la mattina e attraversare la giornata con la coscienza serena e pulita. Allora non sentiremo più l’amaro peso della vita, ma solo il peso della croce che in questa valle di lacrime è normale portare.
Il mondo di oggi ci spinge ad adorare gli idoli, e non Dio. L’idolo di noi stessi, del piacere carnale, dell’approvazione umana, del denaro, del potere… E l’uomo rimane terribilmente solo, pur in mezzo a tanta gente.
Solo Dio è il fine della nostra vita e di tutto quello che facciamo. Le nostre scelte diventano oro puro quando sono rivolte innanzitutto a Dio, e poi al bene, non allo sfruttamento delle persone. Il mondo, invece, ci insegna il contrario: a usare le persone per il nostro piacere, a servire il piacere carnale come un idolo, e a dimenticarci che Dio ci ha creato per conoscerlo, amarlo, adorarlo, servirlo e goderlo per l’eternità.
L’atto con cui un uomo e una donna possono congiungersi è un atto capace di donare la vita, di far sorgere un nuovo figlio o una nuova figlia, chiamati a diventare figli di Dio.
Condividere la vita tra sposi è cosa grande, ma donare la vita ai figli è cosa ancora più grande. Donare la vita è più grande che condividerla. Inoltre, la procreazione è rivolta prima di tutto a Dio, per dargli nuovi figli, mentre il piacere e l’amore coniugali sono rivolti alla creatura umana. Per questo la procreazione e il bene dei figli sono il primo fine del Matrimonio.
La Chiesa, quella fedele, Madre e Maestra, ha concesso che nel sacramento del Matrimonio, quando le anime sono unite dal sacro vincolo, si possa compiere quell’atto anche per il solo piacere tra sposi, nei periodi infecondi del ciclo della donna. E la Chiesa ha concesso di astenersi dal donare la vita ai figli, se ci sono motivi gravi per questa decisione.
Ci sono poi sposi cristiani con un amore così puro, fine e spirituale che non cercano mai il piacere carnale, ma solo l’amore, e si uniscono solo per dare vita a nuovi figli, e nuovi figli a Dio. Questa via dell’amore coniugale è la più nobile e santa, e ci si arriva spontaneamente con una profonda devozione per l’Eucaristia e la Madonna. Allora si realizza in pieno l’esortazione del Signore a diventare «come bambini» per poter entrare, perfetti, «nel regno dei cieli» (Vangelo di S. Matteo 18, 3): puri, innocenti, con il cuore spalancato alla grazia di Dio.
Nella società capovolta, anticristiana di oggi, il principio è stato pure rovesciato, capovolto: si considera una concessione, qualcosa di secondario, non il piacere carnale, ma il dono della vita ai figli.
La contraccezione, e persino l’aborto, cioè l’uccisione del bimbo nel grembo materno, obbediscono a questa idolatria del piacere e dell’egoismo.
Il nostro corpo funziona come Dio comanda, come strumento per donare vita e amore. Ma l’uomo di oggi vuole forzarlo e raggirarlo, spesso con risultati anche fisici disastrosi, per farne uno strumento di piacere carnale e di negazione della vita.
E il risultato dell’idolatria lo vediamo bene in tutto il mondo: malattie fisiche e mentali, litigi, odio, disprezzo, indifferenza, freddezza, volgarità, oscenità, separazioni, divorzi, accuse, incomprensioni e soprattutto la disperazione dei poveri figli senza fratelli e sorelle, e senza genitori uniti, puri, fedeli.
Guardateli, questi poveri giovani che appaiono, a causa degli adulti, come la generazione più spietata: non vi fanno pena? Non ci viene il rimorso per averli ridotti così, negando loro una casa che fosse un focolare domestico, accogliente verso la vita, con premure sante verso ogni nuovo figliolino che viene al mondo?
Vi lascio queste riflessioni, concludendo con un invito: invocate Maria, Madre di Dio e dei cristiani, Madre della purezza. Sia Lei, per la vostra fiducia e la vostra consacrazione al suo Cuore Immacolato, a guidarvi nella buona battaglia per la riconquista della grazia e della santità.

Un sincero abbraccio a ciascuno di voi.


https://lucechesorge.org/2017/10/17/lettera-aperta-ai-divorziati-ai-conviventi-e-a-tutte-le-famiglie/



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19 novembre 2017

L’Italia che si suicida e quella che resiste


di Isidoro D'Anna

A metà ottobre 2017, il giornalista e scrittore Antonio Socci si è soffermato su una triste vicenda per denunciare l’ingiustizia del governo nei confronti degli italiani.
Un uomo, che versava in gravi condizioni di salute, si è fatto portare da persone ben sollecite in una clinica svizzera per il suicidio assistito. In quel luogo di sterminio, il giorno 11 ottobre si è disfatto del dono più grande ricevuto da Dio, la vita.
Si era dovuto fra l’altro scontrare con l’insensibilità delle istituzioni, che non lo avevano sostenuto economicamente nelle sue necessità di salute.
Socci prende lo spunto per ricordare, o ai più rivelare, come il governo stia trattando gli italiani e gli stranieri. Gli italiani con invalidità al 100% possono riuscire a ricevere una pensioncina irrisoria di circa 500 euro. Per ogni migrante, invece, lo Stato spende 35 euro al giorno se maggiorenne e 45 se minorenne, il che ammonta rispettivamente a 1.050 e 1.350 euro mensili.
Continua Socci: nel 2017 il governo ha stanziato 450 milioni a favore del fondo per la “non autosufficienza”, mentre ha destinato oltre mille volte di più, 4,6 miliardi, per i migranti.
La vicenda del veneto Loris Bertocco, che ha scelto il suicidio, non ferisce il cuore dei credenti meno dell’ingiustizia di chi ci governa.
Loris, chiamiamolo così, era nel giro degli italiani politicizzati di sinistra, e quindi forse non lo si può ritenere uno della gente comune. Ci ha lasciato un lungo e pubblico messaggio di commiato, nel quale si rivela tutta la desolazione di una vita senza Dio.
Racconta di aver «condiviso con i Verdi le grandi battaglie globali in difesa dell’ambiente e dei beni comuni, per la pace, contro gli ogm e sui mutamenti climatici, in difesa degli altri animali (anche attraverso la scelta vegetariana)». I primi animali, secondo questo infelice, saremmo noi e lui, perché per gli atei ogni bambino, uomo o donna non è che un animale. Per questo ha finito, coerentemente con la sua visione, per farsi ammazzare come un animale senz’anima. E ora la sua anima, per la Misericordia del Signore che non toglie la vita a nessuno, vive eternamente, ma dove? Avrà compiuto un estremo atto di contrizione, così da salvarsi dall’inferno?
Nella testimonianza che ci ha lasciato, Loris fa un resoconto minuzioso delle sue penose condizioni di salute e della sua vita. Tutto è vissuto nell’aridità totale, nella chiusura ossessiva verso Dio e la realtà spirituale.
Persino il matrimonio – civile? – da lui stretto con una donna, e poi regolarmente finito, viene descritto con toni che manifestano l’alienazione dell’ateo. È quasi un gioco di parole, visto che Marx sembrava tanto preoccuparsi dell’alienazione dovuta al capitalismo.
Usando parole adatte a un animale o a un vegetale, il poveretto scrive che l’allontanamento dalla moglie è stato «difficile da metabolizzare». Guarda caso la signora, commentando la fine dell’ex marito, usa lo stesso termine in quello che è una specie di elogio: «Loris ha avuto l’illuminazione di darci il tempo di metabolizzare la sua decisione. Ci ha dato il tempo di riflettere». Il loro, insomma, è stato uno scambio dalle forti implicazioni metaboliche. E ora che cosa rimane? Neanche le ceneri a cui il povero Loris ha fatto ridurre la sua salma, perché una delle sue ultime volontà è stata di spargerle nel giardino di casa.
Nel suo ultimo messaggio da cui abbiamo citato, Loris si accora perché altri possano ammazzarsi ed essere ammazzati: «Il mio appello è che si approvi al più presto una buona legge sull’accompagnamento alla morte volontaria (ad esempio, come accade in Svizzera), perché fino all’ultimo la vita va rispettata e garantita nella sua dignità». Rispetto e dignità della vita sono, per la mente perduta dell’ateo, la possibilità di suicidarsi con l’aiuto dello Stato.
Infine, c’è un fatto che rincuora in tutta la vicenda, ma appartiene ad un’altra persona, nelle sue vesti di magistrato. Si legge infatti tra le notizie di questi ultimi giorni: «Il procuratore capo di Venezia, Bruno Cherchi, ha comunicato che la Procura ha aperto un fascicolo d’indagine per il momento contro ignoti. L’ipotesi di reato è basata sull’articolo 580 del codice penale, “istigazione o aiuto al suicidio”, nella parte che riguarda l’aiuto che, nel caso specifico, Loris Bertocco avrebbe ricevuto per morire».
Magari esistono magistrati i quali, si spera per fede cristiana, stimano la vita più della morte, sia in senso fisico che spirituale. E così riportano l’aspetto istituzionale e quello personale sul piano della retta coscienza.
Ai sofferenti, ai disperati e anche agli ostinati, non smettiamo però di ricordare che Dio si è fatto uomo e ha dato la vita sulla croce per noi. E questa croce, così pesante e amara in sé, Dio la trasforma in salvezza per noi e per gli altri, se solo abbiamo fede.

https://lucechesorge.org/2017/10/30/litalia-che-si-suicida-e-quella-che-resiste/



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02 settembre 2017

Ruolo della donna. Una prospettiva cattolica


di Isidoro D'Anna

Nella fede cristiana, che la Chiesa Cattolica ci ha tramandato fin dalle origini, si parla di sottomissione della donna nel Matrimonio. Nel più ampio contesto sociale, non è questione di sottomissione, ma di ruoli che rispettino l’indole maschile e l’indole femminile.
Purtroppo, in una società perversa e adultera come la nostra, se si accenna alla sottomissione della donna si può essere fraintesi. Del resto, bisogna avere saggezza; lanciare questo concetto in un ambiente mondano, con delle mezze frasi, è logico che attiri l’incomprensione generale.
Comunque, la preclusione verso questa verità di fede, già espressa da San Paolo nella Sacra Scrittura (Ef 5, 22-33), mostra se non altro tre diversi problemi: superbia, confusione e delusione.
Innanzitutto viene la superbia, primo peccato di satana omicida e impostore. La superbia acceca la ragione e indurisce il cuore, pervertendo lo sguardo umano persino sulla Parola di Dio. Così, la creatura impazzita trova il male là dove il Creatore le rivela il suo Amore.
Poi si vede che c’è confusione, perché si confonde l’umano con il divino, ciò che è cristiano con ciò che è mondano. La sottomissione in senso mondano è profondamente degradante, perché il mondo attuale è il degrado fatto realtà.
Per terza, si coglie la delusione. Dietro il rifiuto della sottomissione all’uomo nel Matrimonio, c’è un’inconsapevole ma alquanto fondata delusione per l’uomo com’è oggi: un misero ribelle. E come si può pensare di sottomettersi a uno che già di per sé è un ribelle?
Eppure, anche nei matrimoni di oggi, purché siano un sacramento cattolico, la sottomissione cristiana della donna è indispensabile per la santità e l’unità del Matrimonio.
Ora, sottomissione non vuol dire che la donna debba accettare di fare qualcosa che è peccato, mortale o veniale. La donna non è tenuta a fare alcun peccato.
San Paolo rivela a noi credenti che il Matrimonio cristiano imita l’amore tra Cristo Signore e la Chiesa. Gli atteggiamenti amorevoli di Cristo verso la Chiesa, e della Chiesa verso Cristo, sono quelli che devono avere il marito e la moglie l’uno per l’altra.
La Chiesa è sottomessa a Cristo, ma è anche il suo Corpo, parte inseparabile di Lui, amata con Amore non solo di Signore e Amico, ma di Sposo eterno.
Il Matrimonio cristiano non è un’avventura alla cieca, ma una realtà soprannaturale, un vincolo sacro d’amore voluto e sostenuto da Dio. Poi non bisogna mai dimenticare i figli: una vera donna cristiana è disposta a sacrificarsi per il bene dell’unione coniugale, ma più ancora per il bene della prole. Ricordiamo anche qui che la procreazione e il bene dei figli sono il fine primario del Matrimonio, e rappresentano l’amore più grande, quello di chi dona la vita.
Se la sposa vuole essere santa, deve essere sottomessa in tutto allo sposo, nelle cose piccole come in quelle grandi. Tuttavia la sposa non deve la minima obbedienza quando si tratta di commettere un peccato. In più, essere sottomessa non vuol dire che la moglie non possa consigliare il marito, anzi, è bene che il marito la ascolti con grande attenzione e ragioni con lei. Poi però, quando il marito prende una decisione finale, la moglie deve sottomettersi.
Il Matrimonio, come tutte le realtà vive, è un regno, e non ci possono essere due che decidono, in contrasto l’una con l’altro. Ricordate le parole del Signore Gesù a proposito dei suoi esorcismi? Gesù insegna (Lc 11, 17): «Ogni regno diviso in se stesso si distrugge e una casa rovina sull’altra».
Il Matrimonio va però vissuto fino in fondo come regno. Nel vero Matrimonio cristiano, l’uomo è sì re, ma la donna è regina. L’uomo ha la guida della famiglia, ma la donna è la gioia dei suoi occhi e del suo cuore. Ed è l’uomo che bacia devotamente la mano della sua sposa, mentre questo la donna non deve farlo mai. È la forza che deve inchinarsi verso la grazia, impersonata sempre dalla donna, e non viceversa.
Anche l’uomo deve essere sottomesso, a Dio e a Maria nostra Madre e Regina. Se infatti ci pensiamo, a chi nega la bontà della sottomissione della sposa cristiana, importa ben poco della donna. Il fine di queste persone, che lo confessino o meno, è distruggere il regno del Matrimonio per poter distruggere il Regno di Dio. A tanto arrivano le persone ispirate dal diavolo. Vivono per distruggere, come il loro ispiratore.
Ascoltiamo piuttosto il vero Magistero della Chiesa, come viene esposto da Papa Pio XI nell’Enciclica Casti Connubii:

"Una tale soggezione però non nega né toglie la libertà che compete di pieno diritto alla donna, sia per la nobiltà della personalità umana, sia per il compito nobilissimo di sposa, di madre e di compagna; né l’obbliga ad accondiscendere a tutti i capricci dell’uomo, se poco conformi alla ragione stessa o alla dignità della sposa; né vuole infine che la moglie sia equiparata alle persone che nel diritto si chiamano minorenni, alle quali per mancanza della maturità di giudizio o per inesperienza delle cose umane non si suole concedere il libero esercizio dei loro diritti; ma vieta quella licenza esagerata che non cura il bene della famiglia, vieta che nel corpo di questa famiglia sia separato il cuore dal capo, con danno sommo del corpo intiero e con pericolo prossimo di rovina. Se l’uomo infatti è il capo, la donna è il cuore; e come l’uno tiene il primato del governo, così l’altra può e deve attribuirsi come suo proprio il primato dell’amore".

Abbiamo chiesto consiglio a un buon sacerdote, con una domanda in particolare: quali possono essere degli esempi di obbedienza da parte della sposa cristiana?
Ecco degli esempi di cose piccole. Mettiamo che ci siano da dipingere i muri di casa, e la moglie li desideri di un colore, magari indovinando il più adatto. Il marito però, ascoltandola o meno, poco o tanto, arriva alla decisione di un altro colore, magari meno adatto. La moglie, santamente, si sottomette alla decisione finale del marito.
Oppure il marito vuole che si parta per una certa destinazione vacanziera. La moglie fa presenti le eventuali buone ragioni in contrario, ma se la meta non è peccaminosa, si sottomette alla decisione finale del marito e inizia i preparativi per il viaggio.
Se invece il marito chiede alla donna di fare qualcosa che è peccato, con ciò cessa di rappresentare la Volontà e l’Autorità di Dio, e non deve essere seguito nel suo desiderio.
Le situazioni non sempre sono semplici, e bisogna valutare caso per caso. È bene che la donna si rivolga al Padre spirituale se ha dei dubbi di coscienza.
Purtroppo, soprattutto al giorno d’oggi succede che la moglie sia devota e il marito ateo o miscredente. A un tale marito, la moglie deve chiedere che lui rispetti la coscienza di lei.
Il primo bene da conservare nel Matrimonio, è comunque l’unità. Qualunque cosa succeda, non bisogna dimenticarsi di essere diventati marito e moglie con la benedizione, il sacramento e la grazia di Dio. Ridurre il Matrimonio a faccenda umana è da gente perversa, ed è questo che provoca tanti divorzi, convivenze e la disperazione dei poveri figli.
Abbiamo sempre l’umiltà di rivolgerci a Dio in tutte le necessità, e di invocare l’intercessione di Maria Madre di Dio e nostra.

https://lucechesorge.org/2017/08/18/la-sottomissione-della-donna-in-senso-cristiano/

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16 dicembre 2016

Sulle orme della Vergine Maria: un cammino di perfezione


di Alfredo Incollingo

L'Io è probabilmente la parola più usata e abusata oggi. Qualsiasi discorso morale, politico e spirituale verte intorno al soggetto, astratto e assoluto. La modernità è un ripiego su se stessi, è egoismo e inutile chiacchiericcio. Siamo abituati ormai a sentire di “ricerca dell'Io”, di “perfezionamento” e di “bisogno del Sé”. Il mercato dell'egocentrismo offre prodotti e ricette per ritrovare l'Io ramingo.
Non servono corsi di filosofia orientale o dottrine new age per migliorarsi, basta un Rosario! La Vergine Maria è la nostra madre celeste e ha in sé tutte le perfezioni e le virtù immaginabili. Lo scrittore cattolico Isidoro D'Anna, che ci delizia continuamente con i suoi saggi, ci racconta ne “La via della purezza: per essere veri figli di Maria”  la devozione all'Immacolata che ha lasciato in lui tracce indelebili. La devozione mariana è un concentrato di virtù, di fede, di carità e di speranza che ristora lo spirito e il corpo. Nessun santone è capace di messere amabile e misericordioso come l'Immacolata. Il libro di D'Anna ci fornisce tanti spunti di riflessione sulla devozione mariana attraverso un cammino di scoperta delle Sue qualità: sono toccasana per tutti e per meglio vivere cristianamente la nostra vita.
Di fronte ad un mondo dissacratore e osceno solo la Vergine può indicare la strada per ritrovare la retta via e guarire dai mali odierni. Così potremmo capire che non siamo soli, ma tutti Figli di Maria e fratelli. Ritroveremo così la nostra cristiana dimensione individuale e il Suo cuore, pregno di carità e amore, ci aiuta ad aprirsi alla vita e all'altro.
 

25 novembre 2016

“La forza della Verità”: un tesoro da riscoprire


di Alfredo Incollingo

E' difficile trovare un nostro “centro di gravità permanente” in una società relativista: non abbiamo una bussola che ci permette di orientarci e quindi possiamo facilmente naufragare. C'è chi esulta per questa conquista dell'umanità e chi invece prova orrore e sgomento per lo stato attuale delle cose. La gioia e il terrore sono sentimenti inutili se si vuole affrontare questa condizione esistenziale, perché entrambi eludono il problema.
Non è utile tirarsi indietro né assecondare; si deve riscoprire la Verità, che si incarna nella tradizione bimillenaria della Chiesa Cattolica. Solo così ci si può salvare dal baratro. Lo dice chiaramente Isidoro d'Anna, scrittore cattolico provetto, che nel suo “La forza della Verità: un tesoro da riscoprire” illustra il cammino nefasto della società verso l'abisso e ci aiuta a risalire da questo tetro baratro. Lo scrittore, che ci ha già illustrato in altre opere  la bellezza del cattolicesimo, riesce con uno stile semplice, autobiografico e incisivo a raccontarci questa ricerca di un punto fisso nella nostra esistenza. Sia chiaro, non tutto è solido né sacro e umano. Non lasciamoci trascinare da false religioni e strane sette: solo la Chiesa Cattolica riesce ad attraversare la storia tenendo fede al Vangelo, che sa parlare all'uomo e di Dio. Non è forse Cristo un Dio Incarnato in un corpo umano?
La “puzza” di Satana ha purtroppo inondato la Chiesa e il Concilio Vaticano II ne manifesta l'azione: da allora il cattolicesimo ha subito attacchi da più fronti, non solo esterni, perché l'obiettivo finale è decostruirlo. Come possiamo uscire da questa situazione? D'Anna ci ricorda che il cristiano ha già le armi per poter scacciare i maligni dalla Chiesa di Cristo: la fede e la preghiera. E' un percorso di riscoperta del loro valore e della loro forza, capaci di contrastare il male e ritemprare lo spirito. Non basta però. E' necessario ritornare alla tradizione e seguire il Magistero Cattolico, combattendo qualsiasi tentativo di relativizzare. Solo così potremmo ritrovare la bellezza (e la forza) della Verità.

 

24 novembre 2016

“Che la forza sia con voi”: un breve e incisivo prontuario per giovani di spirito


di Alfredo Incollingo

Le parole che vengono dal cuore e soprattutto dalla fede in Gesù sono le più belle e vere. Non basta un cuore predisposto per essere cristiani: bisogna abbracciare il Vangelo e seguire gli insegnamenti di Cristo. Non basta una rapida lettura del Nuovo Testamento o andare a Messa, magari di mala voglia, per essere cristiani, se non formalmente. Si deve vivere cristianamente appieno, senza perdere di vista ciò che Gesù ci ha detto, così come raccontano i quattro Evangelisti.
Isidoro d'Anna, uno dei pochi cattolici “di ferro” nella nostra Italia sempre più laicista, ci narra, come se si stesse raccontando, che cosa voglia dire essere un cristiano (cattolico). Lo fa non al lettore anonimo né a se stesso, ma parla di sé ai giovani, spiegando che cosa voglia dire vivere intensamente la fede in Gesù.
“Che la forza sia con voi: prontuario per giovani di spirito”, edito da “Fede&Cultura”, è un leggero ma intenso manuale per aspiranti cattolici o per quei giovani che vivono la fede tiepidamente, vivendo forse in contesti che non la stimolano. Come ben spiega D'Anna, i giovani crescono in un mondo che vuole nascondere la verità cristiana e sono dentro una Chiesa che sta tradendo (ha già tradito?) gli insegnamenti di Cristo. Questo prontuario è una manna dal Cielo per i giovani cattolici che vogliono recuperare il vero senso della parola cristiana e fortificare una fede minata troppo spesso dall'interno, da ministri del culto infedeli e mondani.
Sono brevi pensieri sul passato, sul presente e sul futuro, senza dimenticare i vari aspetti della vita sociale e personale: vivere da cristiano vuol dire seguire nella totalità della propria esistenza Gesù, come fecero i suoi apostoli, dopo di loro i martiri e i santi, anche quelli sconosciuti (che purtroppo sono tanti). Questo libro è rivolto ai giovani, ma anche i più maturi possono leggerlo e, perché no, trarre giovamento da una lettura edificante.
Non tutto è perduto per le generazioni più piccole, perché sacche di resistenza (quella buona) sono attive e sono presenti dovunque, nonostante la repressione interna alla Chiesa. I ragazzi non sono lasciati da soli e si spera che altri, come il colto e cristiano D'Anna, possano seguire il suo alto esempio e spiegare perché è spiritualmente e materialmente edificante essere cristiani.