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02 settembre 2017

Ruolo della donna. Una prospettiva cattolica


di Isidoro D'Anna

Nella fede cristiana, che la Chiesa Cattolica ci ha tramandato fin dalle origini, si parla di sottomissione della donna nel Matrimonio. Nel più ampio contesto sociale, non è questione di sottomissione, ma di ruoli che rispettino l’indole maschile e l’indole femminile.
Purtroppo, in una società perversa e adultera come la nostra, se si accenna alla sottomissione della donna si può essere fraintesi. Del resto, bisogna avere saggezza; lanciare questo concetto in un ambiente mondano, con delle mezze frasi, è logico che attiri l’incomprensione generale.
Comunque, la preclusione verso questa verità di fede, già espressa da San Paolo nella Sacra Scrittura (Ef 5, 22-33), mostra se non altro tre diversi problemi: superbia, confusione e delusione.
Innanzitutto viene la superbia, primo peccato di satana omicida e impostore. La superbia acceca la ragione e indurisce il cuore, pervertendo lo sguardo umano persino sulla Parola di Dio. Così, la creatura impazzita trova il male là dove il Creatore le rivela il suo Amore.
Poi si vede che c’è confusione, perché si confonde l’umano con il divino, ciò che è cristiano con ciò che è mondano. La sottomissione in senso mondano è profondamente degradante, perché il mondo attuale è il degrado fatto realtà.
Per terza, si coglie la delusione. Dietro il rifiuto della sottomissione all’uomo nel Matrimonio, c’è un’inconsapevole ma alquanto fondata delusione per l’uomo com’è oggi: un misero ribelle. E come si può pensare di sottomettersi a uno che già di per sé è un ribelle?
Eppure, anche nei matrimoni di oggi, purché siano un sacramento cattolico, la sottomissione cristiana della donna è indispensabile per la santità e l’unità del Matrimonio.
Ora, sottomissione non vuol dire che la donna debba accettare di fare qualcosa che è peccato, mortale o veniale. La donna non è tenuta a fare alcun peccato.
San Paolo rivela a noi credenti che il Matrimonio cristiano imita l’amore tra Cristo Signore e la Chiesa. Gli atteggiamenti amorevoli di Cristo verso la Chiesa, e della Chiesa verso Cristo, sono quelli che devono avere il marito e la moglie l’uno per l’altra.
La Chiesa è sottomessa a Cristo, ma è anche il suo Corpo, parte inseparabile di Lui, amata con Amore non solo di Signore e Amico, ma di Sposo eterno.
Il Matrimonio cristiano non è un’avventura alla cieca, ma una realtà soprannaturale, un vincolo sacro d’amore voluto e sostenuto da Dio. Poi non bisogna mai dimenticare i figli: una vera donna cristiana è disposta a sacrificarsi per il bene dell’unione coniugale, ma più ancora per il bene della prole. Ricordiamo anche qui che la procreazione e il bene dei figli sono il fine primario del Matrimonio, e rappresentano l’amore più grande, quello di chi dona la vita.
Se la sposa vuole essere santa, deve essere sottomessa in tutto allo sposo, nelle cose piccole come in quelle grandi. Tuttavia la sposa non deve la minima obbedienza quando si tratta di commettere un peccato. In più, essere sottomessa non vuol dire che la moglie non possa consigliare il marito, anzi, è bene che il marito la ascolti con grande attenzione e ragioni con lei. Poi però, quando il marito prende una decisione finale, la moglie deve sottomettersi.
Il Matrimonio, come tutte le realtà vive, è un regno, e non ci possono essere due che decidono, in contrasto l’una con l’altro. Ricordate le parole del Signore Gesù a proposito dei suoi esorcismi? Gesù insegna (Lc 11, 17): «Ogni regno diviso in se stesso si distrugge e una casa rovina sull’altra».
Il Matrimonio va però vissuto fino in fondo come regno. Nel vero Matrimonio cristiano, l’uomo è sì re, ma la donna è regina. L’uomo ha la guida della famiglia, ma la donna è la gioia dei suoi occhi e del suo cuore. Ed è l’uomo che bacia devotamente la mano della sua sposa, mentre questo la donna non deve farlo mai. È la forza che deve inchinarsi verso la grazia, impersonata sempre dalla donna, e non viceversa.
Anche l’uomo deve essere sottomesso, a Dio e a Maria nostra Madre e Regina. Se infatti ci pensiamo, a chi nega la bontà della sottomissione della sposa cristiana, importa ben poco della donna. Il fine di queste persone, che lo confessino o meno, è distruggere il regno del Matrimonio per poter distruggere il Regno di Dio. A tanto arrivano le persone ispirate dal diavolo. Vivono per distruggere, come il loro ispiratore.
Ascoltiamo piuttosto il vero Magistero della Chiesa, come viene esposto da Papa Pio XI nell’Enciclica Casti Connubii:

"Una tale soggezione però non nega né toglie la libertà che compete di pieno diritto alla donna, sia per la nobiltà della personalità umana, sia per il compito nobilissimo di sposa, di madre e di compagna; né l’obbliga ad accondiscendere a tutti i capricci dell’uomo, se poco conformi alla ragione stessa o alla dignità della sposa; né vuole infine che la moglie sia equiparata alle persone che nel diritto si chiamano minorenni, alle quali per mancanza della maturità di giudizio o per inesperienza delle cose umane non si suole concedere il libero esercizio dei loro diritti; ma vieta quella licenza esagerata che non cura il bene della famiglia, vieta che nel corpo di questa famiglia sia separato il cuore dal capo, con danno sommo del corpo intiero e con pericolo prossimo di rovina. Se l’uomo infatti è il capo, la donna è il cuore; e come l’uno tiene il primato del governo, così l’altra può e deve attribuirsi come suo proprio il primato dell’amore".

Abbiamo chiesto consiglio a un buon sacerdote, con una domanda in particolare: quali possono essere degli esempi di obbedienza da parte della sposa cristiana?
Ecco degli esempi di cose piccole. Mettiamo che ci siano da dipingere i muri di casa, e la moglie li desideri di un colore, magari indovinando il più adatto. Il marito però, ascoltandola o meno, poco o tanto, arriva alla decisione di un altro colore, magari meno adatto. La moglie, santamente, si sottomette alla decisione finale del marito.
Oppure il marito vuole che si parta per una certa destinazione vacanziera. La moglie fa presenti le eventuali buone ragioni in contrario, ma se la meta non è peccaminosa, si sottomette alla decisione finale del marito e inizia i preparativi per il viaggio.
Se invece il marito chiede alla donna di fare qualcosa che è peccato, con ciò cessa di rappresentare la Volontà e l’Autorità di Dio, e non deve essere seguito nel suo desiderio.
Le situazioni non sempre sono semplici, e bisogna valutare caso per caso. È bene che la donna si rivolga al Padre spirituale se ha dei dubbi di coscienza.
Purtroppo, soprattutto al giorno d’oggi succede che la moglie sia devota e il marito ateo o miscredente. A un tale marito, la moglie deve chiedere che lui rispetti la coscienza di lei.
Il primo bene da conservare nel Matrimonio, è comunque l’unità. Qualunque cosa succeda, non bisogna dimenticarsi di essere diventati marito e moglie con la benedizione, il sacramento e la grazia di Dio. Ridurre il Matrimonio a faccenda umana è da gente perversa, ed è questo che provoca tanti divorzi, convivenze e la disperazione dei poveri figli.
Abbiamo sempre l’umiltà di rivolgerci a Dio in tutte le necessità, e di invocare l’intercessione di Maria Madre di Dio e nostra.

https://lucechesorge.org/2017/08/18/la-sottomissione-della-donna-in-senso-cristiano/

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16 marzo 2017

Maschio e femmina, non contrapposti ma complementari

di Alessandro Elia

La discordanza tra pensiero e realtà è una costante nelle epistemologie (= teorie della conoscenza) moderne. Da un lato la frivola astrazione dell’ideologia e dall’altro la tangibile concretezza della res (realtà) ovvero l’insieme degli enti. La festa della donna, la cui ricorrenza – ricorrenza, peraltro, legata a un fatto inventato di sana pianta – è stata celebrata l’otto marzo, non fa eccezione: il richiamo alla preziosità e alla magnificenza della donna, caratterizzato da una retorica estenuante, oltremodo banale, artificiale e vuota di contenuti messa in atto dal grande burattinaio mediatico e ripetuta tale e quale dalla massa, non corrisponde minimamente al modo in cui la donna viene considerata e trattata nella vita della nostra società.

Nella società in cui ci troviamo la donna non è valorizzata per il semplice fatto che non se ne conosce il valore. Si dovrebbe anzitutto aver chiara qual è la natura e l’identità della donna per poterne apprezzare le potenzialità. Ma per fare questo occorre passare per il senso comune, ossia la conoscenza naturale e spontanea manifestata dal pregiudizio, per giungere sino alla metafisica e comprendere cos'è la donna nella sua essenza e quali siano le sue finalità. Tutto ciò è impensabile per i moderni, accecati come sono dal mito dell’Uguaglianza che vuole rendere eguali, nonostante l’evidente impossibilità, enti sostanzialmente diversi (quanto al sesso e non alla natura); così essi non riescono a vedere e tantomeno ad ammettere le nitide disuguaglianze tra i sessi.

Il senso comune riconosce, tramite l’esperienza, la semplice evidenza che la donna può dirsi donna in quanto differisce dall’uomo, e ciò naturalmente vale anche per l’uomo il quale non potrebbe dirsi tale se non in relazione alla donna. Dunque, non essendo la donna una “monade” chiusa in se stessa, la si può spiegare e comprendere solamente attraverso l’uomo, poiché è nella polarità sessuale del “maschio” e della “femmina” che si trova l’equilibrio dell’asse umano.

Ebbene, se in Dio che è l’Uno, non vi si può trovare nulla da distinguere, ne consegue che la dualità che separa e distingue i sessi, dev’essere riducibile e derivata da un’unità originaria e suprema che si trova nella Realtà Divina. Questo insieme di differenza e unità presente nei sessi significa che essi sono complementari e non opposti, perché l’unità di fondo dalla quale sono stati creati fa svanire l’illusione dell’irriducibilità assoluta delle opposizioni.

Commentando il Genesi, testo sacro fonte di Metafisica, San Tommaso d'Aquino spiega la ragione principale della creazione della donna: “Era necessario che in aiuto dell’uomo, come dice la Scrittura, fosse creata la donna: e questo, non perché gli fosse di aiuto in qualche altra funzione, come dissero alcuni, poiché per qualsiasi altra funzione l’uomo può essere aiutato meglio da un altro uomo che dalla donna, ma per cooperare alla generazione”. Se il compito dell’uomo ferito dal peccato originale sarà di lavorare con fatica la terra, il principale compito della donna non sarà di aiutarlo nello stesso lavoro, altrimenti sarebbe stata davvero una “brutta copia dell’uomo”, ma la donna dovrà “cooperare alla generazione”, perché essa sola avrà la grazia di accogliere in sé la vita. E se il peccato si introdusse nel mondo per mezzo della donna, la Redenzione, riscatto dalla colpa primordiale, avverrà per mezzo del Salvatore, il nuovo Adamo, che dovrà incarnarsi passando per il grembo di un’altra Donna, la nuova Eva.

“Le donne siano sottomesse ai mariti”, insegna San Paolo nella Lettera agli Efesini (Ef 5,22). Nel libro della Genesi, si trova qualcosa di molto simile: “Sarai sotto la potestà del marito, ed egli ti dominerà” (Gn 3,16). Isacco Tacconi, in un articolo del 27 ottobre 2015 pubblicato su Radio Spada, offre una buona spiegazione di questi contenuti biblici che oggi appaiono tanto inaccettabili: “Per quanto riguarda perciò specificamente il matrimonio, la prospettiva che lo concepisce secondo una struttura patriarcale non è semplicemente espressione di una cultura che si è imposta nel tempo ma corrisponde all’intrinseco ordinamento gerarchico che la natura stessa, creata da Dio, porta inscritto in sé. Tale gerarchia vede al vertice il pater anzitutto perché Dio è Padre in senso proprio ed assoluto e, come dice San Paolo, “ogni paternità discende da Dio” (cfr. Ef 3,15). La paternità umana perciò è una “partecipazione” e un riflesso della paternità divina ed ogni tipo di attentato alla figura paterna è una rivolta verso colui che è l’“Eterno Padre”.

In secondo luogo, - continua Tacconi - il riconoscimento della disparità gerarchica fra l’uomo e la donna trova un’ulteriore ragion d’essere nel fatto che prima fu creato Adamo, con una creazione tutta speciale, e solo secondariamente Eva la quale fu tratta da Adamo e non venne all'essere allo stesso modo di Adamo. Infatti, “prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione”. (1Tm 2,13-14). La donna cioè si dice ed è in riferimento all’uomo giacché è il suo stesso essere a provenire dall’uomo. Essa è stata tratta da lui: “la si chiamerà «donna» perché dall’uomo è stata tolta” (Gn 2,23).”
Queste verità erano state comprese anche dai Greci, che concepivano il maschio come “l’uno”, riferendolo analogicamente all’elemento divino e all’essere che è sufficiente in se stesso; per la donna era l’opposto, essendo essa collegata al “due” e più in generale alla diade, al movimento e soprattutto al divenire. L’uomo era considerato il principio attivo che in-forma, come i raggi di luce, e la donna il principio passivo che è informato e riflette, come ad esempio l’acqua. Per queste ragioni l’uomo era collegato alla conoscenza e la donna all’amore. E come l’acqua nell’Antico Testamento era simbolo di morte (si veda il Diluvio Universale), quella morte entrata nel mondo per mezzo del peccato della donna, così nel Nuovo Testamento, dopo il fiat della Vergine Purissima e Immacolata, concepita senza il peccato originale, l’acqua diverrà fonte di vita e addirittura di salvezza tramite il Battesimo, grazie al quale si diviene figli di Dio.

Per quanto riguarda la metafisica, Guido de Giorgio ha dato una spiegazione illuminante sul rapporto tra i sessi, perché – a suo dire – “bisogna rifarsi alla natura dei sessi per comprendere la destinazione e, dal piano metafisico, scendere fino a quello contingente, sociale in modo da stabilire un rapporto normale secondo verità e giustizia”. Ed ecco la sua interpretazione: “se schematicamente e simbolicamente riduciamo il principio “maschio” e quello “femmina” a due cunei, a due angoli (ciò che corrisponde esattamente alla brutalità fisiologia della funzione sessuale) abbiamo due cuspidi inserentesi nello stesso centro: uno attivo, l’altro passivo; uno emissivo, l’altro ricettivo, uno creatore, l’altro conservatore, l’uno fecondatore, l’altro produttore, l’uno germigeno, l’altro germifero”. La donna dunque è veramente donna per il fatto che l’uomo è veramente uomo, dato che fra i due vi è un legame inscindibile quanto a funzioni e finalità. E se oggi, come si può notare, l’elemento femminile è degenerato, ciò è dovuto “esclusivamente al degeneramento dell’elemento maschile, per cui l’uomo, cessando di essere uomo, ha fatto sì che la donna abbia cessato anch’essa di essere donna”. Essendoci una corrispondenza analogica fra i diversi mondi, ciò vale anche per i due volti del genere umano ovvero l’uomo e la donna, che hanno da essere quel che veramente sono nel piano umano secondo quanto è determinato dal piano metafisico.

Continua de Giorgio: “Se la donna è passiva, ricettiva germifera e conservatrice, essa deve considerare l’uomo come suo signore: solo così essa stessa sarà signora e la sua servitù, coscientemente realizzata, sarà il suo più bel trionfo e la sua più grande fierezza. S’inginocchi la donna di fronte all’uomo e sia l’uomo veramente uomo cioè degno di essere rispettato, servito, compreso nella sua funzione di determinatore sovrano”. È degno di nota, almeno in questo caso, ciò che afferma J. Evola: "Quanto alla donna, in essa vi è veramente grandezza, quando vi è un dare senza chiedere, una fiamma che si alimenta di sé stessa, un amare tanto di più, per quanto più l'oggetto di questo amore non si lega, non discende, crea distanza; per quanto più egli è il Signore anziché semplicemente lo sposo o l'amante". Già Aristotele aveva spiegato che "L'uomo è per natura superiore, la donna inferiore; il primo comanda, l'altra ubbidisce, nell'uno v'è il coraggio della deliberazione, nell'altra quello della subordinazione."

L’uomo incarna la ragione, l’ordine, l’armonia, il limite, l’unità, la stabilitas e indica il sentiero da percorrere, mentre la donna incarna l’affetto, l’accoglienza, la dolcezza, il legame e porta in sé la vita che cresce. Queste differenze sono semplici da intuire e sono in rapporto alle due diverse vocazioni, la paternità e la maternità (le quali, si badi, superano la mera funzione biologica del padre e della madre). È stato fatto giustamente notare da molti autori che se l’uomo si realizza idealmente nelle figure del Guerriero e dell’Asceta, la donna trova la felicità e si realizza quando attua la sua natura di Madre e Sposa. Ma di questi tempi la donna è stata sottratta da ciò che è conforme alla sua natura più alta e dignitosa per essere gettata inerme nel caos del mondo; quello stesso Mondo dominato dal Principe delle tenebre dal quale l’uomo non riesce più a salvare e proteggere la donna. Altrove de Giorgio ha protestato: “In Europa, la cosa è mostruosa: l’uomo spinge la donna nella via, le toglie il velo, la prostituisce al sole, la pone là ove non può essere, dove è innaturale che sia: nelle scuole, nei vagoni, nei caffè, nel letamaio. I popoli anglo-sassoni hanno voluto ciò: e da noi, con quell’ottusità che ci spinge verso la spazzatura, si sta seguendo l’esempio di quei bestioni”.

Una mentalità inetta e insolente come quella moderna, incapace di ammettere le più elementari evidenze del senso comune, si allarma dinnanzi alla proclamazione della disparità tra i sessi, credendo che questa disparità leda pericolosamente la dignità della donna, ma basterebbe molto poco per riconoscere che riguardo a quanto abbiamo detto non ci riferiamo a un dispotismo prevaricatore del maschio sulla femmina, ma al rispetto della gerarchia ovvero dell’ordine sacro voluto da Dio. De Giorgio infatti mette in guardia e chiarisce questo punto: “Lo sprezzo dell’uomo verso la donna è sulla stessa linea dell’adorazione sentimentale: si tratta di aberrazioni dovute all’incomprensione della polarità sessuale e della sua precisa destinazione”.

I tristi casi di violenza da parte dell’uomo sulla donna, non sono dovuti alle ultime tracce di società patriarcale, ormai terminata, ma al suo opposto: ossia proprio al fatto che la società non è più patriarcale e l’uomo, avendo perso il suo naturale ruolo di guida in rapporto alla donna, vive al di fuori di se stesso, non è più uomo e non governa neppure la propria vita, sicché, preda delle sue passioni, finisce ovviamente per commettere azioni deplorevoli. Inoltre, laddove l’uomo era padre e detentore della potestas, egli prendeva a suo carico la donna e se ne faceva protettore, custode e difensore, cosa che ormai non avviene più perché, stabilito il rapporto paritario tra i sessi, l’uomo e la donna entrano necessariamente in competizione e l’uomo anziché essere un rifugio sicuro per la donna diviene un suo rivale e potenziale attentatore. Del resto non sbaglia chi fa notare che la modernità è in primis una negazione di Dio e in secondo luogo una negazione del padre, essendo quest’ultimo garante del diritto naturale da Dio voluto.

Chi dirà che le riflessioni sul rapporto tra i sessi degli autori pre-moderni non sono da considerarsi valide perché frutto della cultura del loro periodo storico, cade in una simpatica contraddizione; gli si potrà obbiettare infatti che anche il loro (pre)giudizio è influenzato dalla cultura contemporanea alla quale appartengono. La ragione astratta non esiste ed è sempre legata alla propria tradizione e al proprio contesto; nessuno può esprimere un giudizio prescindendo completamente dal contesto in cui si è formato e ha sviluppato quello stesso giudizio. Dunque è inaccettabile liquidare una posizione dicendo che è soltanto figlia del proprio periodo storico, ma bisogna entrare nel merito della questione e semmai spiegare perché taluna idea sia sbagliata. E se si vorrà dire che la concezione attuale della donna è superiore a quella medievale per il solo fatto che è stata formulata in tempi più recenti, si dovrà altresì spiegare per quale ragione ciò che viene dopo è sempre e comunque meglio di ciò che vi era prima.

L’unico modo per dare valore alla donna è amarla e rispettarla per ciò che essa veramente è e non per come si vorrebbe che lei fosse. Il Medioevo è stato l’epoca in cui la donna, nella sua natura umana e spirituale, fu maggiormente venerata e lodata, come testimonia il fiorire del dolce stil novo, sviluppatosi tra il 1280 e il 1310; tale movimento poetico italiano non mancò di subire decisive influenze da parte del realismo della tradizione Scolastica, oltre a quelle più evidenti della tradizione neoplatonica. Non è un caso che proprio nel periodo in cui abbondavano le devozioni alla Madonna, la figura della donna è stata elevata a così alta dignità ed è stata ritenuta un efficace veicolo di bellezza, una limpida manifestazione della grazia e ricorrente oggetto di visioni mistiche.

Sarà utile infine ricordare come la Societas medievale era orientata alla salvezza eterna degli uomini e alla vittoria - mediante la grazia del Cristo Redentore - della Luce sulle tenebre; del Regno di Dio sul caos del peccato. L’uomo è il campo di battaglia tra le forze celesti e le forze infere, perciò la società del Medioevo ruotava attorno alla Santa Messa e ai sacramenti, mezzi perfetti per allontanare l’uomo dal peccato e volgerlo al Bello e al Buono. Siccome la natura dell’uomo ferita dal peccato originale tende alla superbia, egli combatteva questo suo male col precetto paolino di amare la propria moglie come Cristo ama la Chiesa; la donna, invece, che tende all’invidia e alla seduzione come effetto del peccato originale, guariva questa tendenza disordinata tramite una vita di servizio, sottomissione e amore incondizionato al marito, al quale obbediva come la Chiesa a Cristo. L’analogia che mette in relazione Cristo alla Chiesa come l’uomo alla donna, sarà ancora più efficace osservando che, come la Chiesa è corpo mistico di Cristo, “così”, l’uomo e la donna nel sacramento del matrimonio, “non sono più due, ma una sola carne” (Mt 19, 6), in virtù di quella misteriosa legge dell’amore capace di fondere senza confondere.
 

14 gennaio 2017

Progressisti che discriminano le donne


di Giuliano Guzzo

Sono anni che ci tormentano con il rispetto per la donna, valore culturalmente incompiuto – pare – e per una piena realizzazione del quale occorrerebbe un comune ed urgente sforzo. Certi richiami su questo tema a me paiono esagerati, tuttavia di fronte ad una maggiore richiesta di valorizzazione della dignità femminile mi dico: perché no? Anzi, ben venga. Ci mancherebbe. Poi però uno si accorge che è un trucco, una presa in giro. Sì, perché da una parte ci si sgola sulla necessità di tutelare più la donna – e siamo d’accordo -, ma dall’altra, si consente che alcune donne siano quotidianamente ricoperte d’insulti o aggredite per il solo fatto di non essere allineate alla cultura dominante. Gli esempi ormai sono tanti.

Penso alla dottoressa Silvana De Mari, medico nonché «una delle autrici fantasy italiane più conosciute al mondo» (la Repubblica), che alcuni paladini dei diritti ora vorrebbero sospesa dell’Ordine dei Medici per il suo pensiero critico non sulle persone omosessuali, si badi, ma sull’omosessualità, che preferisce chiamare omoerotismo; penso a Benedetta Frigerio, brava giornalista contro cui è stata avviata addirittura una petizione che la vorrebbe far cacciare dall’Ordine dato che si è permessa, udite udite, di esporre i dati pubblicati dal National center for transgender equality sul tenore di vita dei transessuali; penso a Costanza Miriano, anche lei scrittrice contestatissima tempo fa bloccata da Facebook per frasi neppure sue, ma che le erano state attribuite.

Penso, continuando, a Susanna Ceccardi, giovane sindaco leghista bersagliata continuamente di minacce; penso a Elisa Mecozzi, madre di cinque figli e farmacista finita addirittura sotto processo (anche se poi assolta) per aver opposto la propria obiezione di coscienza alla vendita della pillola del giorno dopo. Ebbene, per questa professionista, come per le altre citate, non ho saputo della solidarietà di figure istituzionali, non ho letto comunicati stampa della Presidente della Camera, non ho visto trasmissioni televisive nel corso delle quali qualcuno manifestava vicinanza. Zero. Poi però ci spiegano, gli stessi che non fiatano quando altre donne si beccano le peggiori ingiurie, che sarebbe il caso iniziassimo a parlare di «ministra» e «sindaca». Ma un po’ di sano senso del ridicolo proprio no, eh?

https://giulianoguzzo.com/2017/01/14/donne-che-si-possono-non-rispettare/
 

08 marzo 2015

Per rispettare veramente la donna



di Giuliano Guzzo

Più ci si avvicina all’8 marzo e più cresce l’avvilente presagio del sermone mediatico che, ancora una volta, ci toccherà: la donna ha ancora pochi diritti, il mondo è sessista, la parità purtroppo lontana. Il tempo passa ma la musica, suppergiù, rimane questa. E sarebbe essere un problema tutto sommato relativo, da affrontare armati di pazienza, se non vi fossero all’orizzonte sempre più segnali di un degrado della condizione femminile ben più seri del mancato utilizzo, da parte degli italiani, di termini quali “ministra” o “prefetta” o “capa”; sì, perché anche se può sembrare assurdo – e in effetti lo è – l’ultima battaglia del femminismo 2.0 è la modifica del vocabolario comune. Il problema della discriminazione ai danni della donna, viene detto, deriva anzitutto dal linguaggio, l’ultima fortezza sessista ancora da espugnare. La realtà però è ben diversa; e non perché il linguaggio di per sé non conti nulla o sia da ritenersi neutro a priori, intendiamoci.
 

22 maggio 2014

Aborto legale, un fallimento lungo 36 anni

di Giuliano Guzzo
Vi sono ancora, ad oltre tre decenni dall’entrata in vigore della Legge 194/’78, valide ragioni a suffragio dell’aborto legale? Apparentemente sì. Anzi, sembrano esservene talmente tante che non esisterebbe neppure un valido argomento per opporvisi, pena accuse che spaziano dalla violazione dei diritti della donna a spietate nostalgie medievali. Tuttavia, se analizzate attentamente ed al di là della retorica si scopre come, in realtà, le tesi giustificative della depenalizzazione della pratica abortiva risultino sorprendentemente fragili quando non del tutto infondate anche se, a prima vista – occorre riconoscerlo – ben confezionate e convincenti. Passiamo allora in rassegna, al fine di poterne valutare l’effettiva consistenza, i cinque più diffusi argomenti a favore dell’aborto legale, che sono quelli dell’aborto clandestino, della salute della donna, del caso di stupro, dell’esercizio di libertà della donna e della maggioranza degli ordinamenti giuridici.
1.Per contrastare l’aborto clandestino
E’ un argomento condiviso da quasi tutti, persino da molti cattolici, ma doppiamente fallace, sotto il profilo logico e pratico. La prima criticità concerne la logica secondo cui, se esistente e ritenuto non eliminabile del tutto, un fenomeno deve essere legalizzato. Applicando lo stesso ragionamento, si dovrebbe ritenere corretto legalizzare realtà esistenti e non eliminabili del tutto quale il furto, l’evasione fiscale, lo spaccio ed altro ancora: il che sarebbe assurdo. Perché dunque quello che non vale per furto, evasione ed altro dovrebbe valere per l’aborto? Tanto più che – e veniamo al lato pratico –l’aborto clandestino, dopo decenni di legalizzazione, rimane, eccome: le stesse, prudentissime (e non aggiornate) stime ministeriali alludono ad almeno di 15.000 casi l’anno. Un po’ troppi, converrete, per brindare all’eliminazione degli aborti clandestini, a meno che non ci si rifiuti di guardare in faccia la realtà.
2. Per la tutela della salute della donna
Tesi diffusissima, ma clamorosamente falsa: l’aborto volontario non agevola, ma mina la salute materna. Non a caso la ricerca più autorevole ha rilevato come la perdita volontaria di un figlio sia associata – per fare una rapidissima panoramica – ad una più alta incidenza di tumori al seno (Indian J of Cancer2013), di isterectomia post-partum (Acta Obstet Gynecol Scand 2011), placenta previa (Int J Gynaecol Obstet 2003), aborti spontanei (Acta Obstet Gynecol Scand 2009), depressione, abuso di sostanze (Psychiatry Clin Neurosc.2013) nonché mortalità materna (J of American Physicians and Surgeons 2013). Lo stesso divieto di aborto non comporta maggiore mortalità materna (PLoS ONE2012): in Irlanda, con detto divieto, si è registrata una bassissima di mortalità materna, addirittura la più bassa al mondo nel 2005 e la terza più bassa nel 2008. L’incubo delle mammane, dati alla mano, è dunque più incubo che realtà.
3. Per non costringere donne stuprate a partorire
E’ il classico “caso limite” col quale l’abortismo ammutolisce quanti osano discuterne i presupposti. Trattasi però, ancora una volta, di argomento debole. Per ragioni etiche e statistiche. Partendo dalle prime, se la soppressione deliberata di un essere umano è ritenuta intrinsecamente ingiusta e malvagia,giammai si può derogare a questo principio senza comprometterlo; se, cioè, si ritiene l’aborto giustificabile “a certe condizioni”, si finisce inevitabilmente – per via della slippery slope o teoria della china scivolosa – per giustificarlo a “tutte le condizioni”. In seconda battuta, la debolezza di questo argomento emerge dai numeri: la percentuale delle donne che abortiscono a causa di uno stupro è infinitesimale – l’1% -,come appurato anche dalGuttmacher Institute, punta di diamante della lobby abortista americana (Perspect on Sexual and Reprod H.; 2005). Questo significa che chi evoca l’ipotesi dello stupro per giustificare l’aborto legale non fa altro che evitare di confrontarsi col cuore del problema, che è l’intangibilità della vita umana.
4. Per tutelare la libertà della donna
La libertà è un inviolabile: vero. Il punto è che la donna incinta non ha in grembo un ammasso di cellule, un fungo o un cucciolo di specie aliena bensì un essere umano. Il figlio concepito e non ancora nato è infatti persona a tutti gli effetti: ha un Dna unico ed irripetibile, già alla 6° settimana di gravidanza assistiamo alla formazione degli organi (polmoni, fegato, pancreas, tiroide, cuore che pulsa fino a 150 battiti al minuto, cervello distinto in tre differenti regioni) e, prima di nascere, sperimenta il dolore (Semin Perinatol.2007), risponde a stimolazioni esterne (Arch Dis Child.1994), intrattiene una vita relazionale (Neuroendocr. Lett.2001) memorizza fra le altre proprio la voce di sua madre (Acta Paediatr.2013). Circoscrivere l’aborto alla libertà individuale, dunque, è del tutto sbagliato. E comunque resta un dubbio: sicuri che una donna compiutamente informata dell’umanità del feto, degli effetti sulla propria salute dell’aborto e, soprattutto, messa dinnanzi a sostegni (non solo materiali) ed alternative (parto in anonimato), abortirebbe?
5. Perché tantissimi Stati lo prevedono
In effetti, spulciando gli ordinamenti giuridici vigenti, si scopre che è così. Ma la giustizia non è stabilita dalla maggioranza. Può quindi capitare – e spesso è capitato – che la maggioranza abbia torto, anche se si tratta dalla maggioranza degli Stati considerati avanzati. Un esempio storico è quello del commercio degli schiavi, pratica messa al bando per la prima volta nel 960 dalla Repubblica Serenissima di Venezia nel 960. Ebbene, se Pietro IV Candiano si fosse fatto intimidire o avesse preso a modello gli ordinamenti giuridici degli altri Stati, non avrebbe mai dato il buon esempio riunendo l’assemblea popolare e facendo approvare una legge che, per la prima volta nella storia, inaugurava il filone normativo anti-schiavista. Anzi, c’è da scommettere che più di qualcuno avrà ritenuto la decisione del Doge bizzarra, ingiusta o pericolosa. Allo stesso modo, chi osa criticare l’aborto legale, oggi, viene bersagliato da critiche di ogni tipo. Ma non ha affatto torto, proprio come non l’aveva, quella volta, Pietro IV Candiano. Si tratta di avere il coraggio – in Italia e non solo – di remare controcorrente, esercizio faticoso ma, quando la meta si chiama Giustizia, irrinunciabile.
http://giulianoguzzo.wordpress.com/
 

04 giugno 2013

“Fieramente donna. Femmina ditelo a qualcun altro”

di Beatrice Vitas

Da qualche mese non passa giorno senza che i media parlino di “femminicidio”.
Già il termine in sé, “femminicidio”, non è propriamente lusinghiero. Si poteva almeno propendere per “donnicidio”, sottolineando così un dato che va ben oltre l’appartenenza biologica al genere femminile e che peraltro ci differenzia dagli animali. Tuttavia, nel momento in cui si dice “donna” si sottende implicitamente a “maternità” (fisica o spirituale), ad “accoglienza”, alla capacità di “prendersi cura di” e a molte altre prerogative proprie dell’essere donna che nella società attuale vengono sempre più relegate nel dimenticatoio. Sono cose d’altri tempi, flagelli di una società maschilista e retrograda. Molto meglio per le “femmine” di oggi pensare alla carriera, a divertirsi con vari partners e al mantenimento di un corpo perfetto: salvo poi ritrovarsi a quarant’anni a rimpiangere il figlio che non si è avuto e ricorrere alla fecondazione artificiale (meglio se eterologa). Gianna Nannini docet.
 

08 aprile 2013

"Donne Chiesa Mondo": il femminismo sbarca sull'Osservatore Romano


di Enrico Maria Romano
Purtroppo anche nell’era apertasi il 13 marzo u.s. con l’elezione al Soglio di Pietro di Papa Francesco, continua lo scandalo di un Osservatore Romano che, da portavoce ufficioso-ufficiale della Santa Sede, pare essersi trasformato in un foglio teo-pluralista, aperto cioè a tutte le tendenze e a tutte le ideologie, in nome della libertà religiosa, della laicità e dell’ecumenismo.
Così, il 4 aprile, assieme al solito quotidiano, è stato offerto ai lettori, il supplemento n. 11, di donne chiesa mondo, autodefinito come “inserto mensile a cura di Ritanna Armeni e Lucetta Scaraffia”, note intellettuali italiane che hanno fatto del femminismo la loro nuova religione civile.
 

10 marzo 2013

Piccole donne: il romanzo del focolare

di Valentina Ragaglia

Piccole donne di L.M. Alcott, compare sulle scene editoriali nel 1868, e da allora milioni di lettori sono stati immersi nel mondo della numerosa (all'epoca non faceva scalpore) famiglia March.
 

12 dicembre 2012

Orfani e vedove (I parte)

di Saba G. Zecchi


Da un po' non leggevo il blog di Costanza Miriano, così sono andata sul suo profilo Facebook per sfogliare gli argomenti più recenti - ammetto che è macchinoso, ma sul profilo ci sono commenti e link annessi, che possono anche tornare utili. E così è stato. Dalla pagina della Costanza nazionale si trova il link a un post che stronca il suo recente libro secondo prevedibili categorie di "modernità", "diritti acquisiti" e simili e proporzionalmente sorvola sui più noti fondamenti della cristianità alla base del libro (la forma della croce, per esempio, non intesa come "stampino" o "ciondolo", ma come forma-sostanza).
 

06 ottobre 2012

Le donne intelligenti non fanno figli


di Giulia Tanel

Jessica Valenti, nel suo “Why have Kids?”, sostiene che «le donne intelligenti farebbero meglio a non fare figli», perché «lungi dall’essere il mestiere più difficile e soddisfacente del mondo, la maternità è un ruolo maledettamente deprimente». 
 

21 settembre 2012

Paradise Faith e l'indignazione delle donne cattoliche


di Isacco Tacconi
Mentre il film anti-maometto non sarà verosimilmente visto da nessuno ormai clandestino, il film Paradise Faith è stato invece presentato nientepopòdimeno al Festival del Cinema di Venezia, ricevendo per di più il premio speciale dalla Giuria.
 

11 settembre 2012

“Sposala e muori per Lei”


di Isacco Tacconi

Dopo lo strepitoso quanto inaspettato successo di “Sposati e sii sottomessa”, arriva il sequel tanto atteso: “Sposala e muori per Lei”, firmato Costanza Miriano. Nell’ultimo anno, la giovane scrittrice perugina, romana d’adozione, ha fatto irruzione sulla scena apologetica italiana riportando al centro della discussione comune la figura tradizionale della moglie e madre di famiglia, aggiungendole un pizzico di brio e dinamismo moderno.