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30 dicembre 2017

La caccia a Gesù Bambino


di Giuliano Guzzo


Prima l’incommentabile scempio di Bolzano, col presepe profanato a colpi di oscenità, poi il furto di Trento, con la statua di Gesù Bambino rubata, mentre a Castelfranco Veneto, provincia di Treviso, durante la notte di Natale, appena poche ore dopo essere stato riposto Maria e San Giuseppe, il Bambinello è stato prima sottratto e poi gettato tra i rifiuti, in un fossato poco lontano. Non è andata meglio a Carpi dove, proprio davanti alla cattedrale, la testa di Gesù è stata addirittura decapitata.

Ora, è di tutta evidenza che, se in così poco tempo – e con altrettanta inciviltà –, fossero stati oltraggiati simboli di altre realtà religiose e sociali, la grancassa mediatica sarebbe all’opera per denunciare l’allarme islamofobia, quello del razzismo o dell’omofobia. Diciamo pure che, per molto meno, il mondo politico italiano, per settimane, si è interrogato animatamente sulla cosiddetta «onda nera», lasciando intendere all’uomo della strada che il rischio del ritorno del nazifascismo fosse dietro l’angolo.

Dato che invece, in questi giorni, ad essere preso barbaramente di mira è Gesù Bambino, tutto va ben, madama la marchesa. Solo bravate, ragazzate, casi isolati. E i cattolici, da bravi, tutti in silenzio, quando l’associazionismo mussulmano o quello Lgbt, al loro posto, avrebbero già denunciato il tutto ai quattro venti, indetto manifestazioni, occupato piazze. Sorge così il dubbio, assai amaro in una vicenda che amarissima lo è già, che non vi sia, in molti, la consapevolezza della gravità dell’accaduto.

Quasi che Natale non fosse stato l’altro giorno, ma decenni fa. Quasi che a subire in silenzio, poi, ci si guadagnasse qualcosa. Quasi che nel Vangelo vi fosse scritto che le offese a Gesù vanno bene, sono nelle cose, purché si approvi lo ius soli o, almeno, non si critichi l’immigrazione. Pare un incubo, invece è la realtà. E prima se ne prenderà atto, svegliandosi da questo sonno della ragione – che a ben vedere è pure, se non anzitutto, sonno della fede – e meglio sarà per tutti. Non ne va, infatti, della libertà religiosa bensì del pilastro della nostra malandata civiltà.

https://giulianoguzzo.com/2017/12/28/la-caccia-a-gesu-bambino-che-non-scandalizza-nessuno/



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05 aprile 2016

Offendere Gesù, sport da conigli

di Giuliano Guzzo

Stasera all’auditorium Melotti al Mart di Rovereto, nell’ambito della stagione proposta dal Centro culturale Santa Chiara, andrà in scena «Sul concetto di volto nel figlio di Dio», “spettacolo” teatrale dai contenuti blasfemi che, fra le altre cose, prevede l’irrompere sul palco di bambini intenti a vuotare le loro cartelle piene di granate giocattolo lanciandole sul ritratto del figlio di Dio all’odore acre che pervade la platea mentre un vecchio padre viene continuamente pulito dal figlio per l’incapacità di contenere le sue feci; prevista, inoltre, una scena con del liquido scuro, che dovrebbe rappresentare l’inchiostro delle Sacre Scritture, che quasi cancella il volto di Cristo con tanto di comparsa, alla fine, dell’ennesima scritta oltraggiosa: «Tu non sei il mio pastore».

Ora, questo “spettacolo”, in realtà, non è che l’ultimo di una serie di oltraggi a Gesù contrabbandati, negli anni, come espressioni artistiche: si va dal Presepe con due san Giuseppe e senza Maria all’opera di Andres Serrano, autore di «Piss Christ» («Cristo di piscio», letteralmente), fotografia del 1987 che mostra un Crocifisso immerso nell’urina; da «Petites Propheties Urbaines» “spettacolo” di una compagnia belga che vede, in una scena, la Santa Comunione distribuita sotto forma di patatine Pringles a «Scatoletta di fiammiferi», opera esposta al Museo nazionale “Regina Sofia” di Madrid consistente in una scatola di cerini con sopra la scritta: «L’unica chiesa che illumina è quella che brucia». Come si vede, trattasi di rappresentazioni o prodotti che non solo non rispettano la Gesù e la Chiesa, ma li attaccano con una aggressività sconcertante.

Inutile ricordare come, allorquando di mezzo v’è la sensibilità di altre fedi – a partire da quella mussulmana – gli stessi così disinvolti e violenti nei confronti del Cristianesimo perdono l’ispirazione arrivando a tifare per la censura; quasi che solo contro Gesù e contro i cristiani fosse ammesso essere aggressivi. E in buona parte, purtroppo, è così nel senso che in assenza del silenzio e dell’omertà che ammorbano settori importanti del mondo cattolico e della galassia episcopale, indotti da non si sa bene quale lettura del Vangelo alla macchiettistica difesa del diritto d’essere offesi, tutto questo certamente non sarebbe possibile. Ciò è ancor più grave se si pensa che, se Gesù stesso da un lato ha in effetti vissuto un tremendo martirio, dall’altro mai – mai – ha speso parole di tolleranza nei confronti della blasfemia; anzi!

Ne consegue come i cattolici indifferenti a quanto andrà in scena stasera a Rovereto non hanno responsabilità minori ma almeno pari, se non superiori, a quelle di chi si rende responsabile di questo vergognoso oltraggio. Un oltraggio, urge ribadirlo, che fra l’altro non ha alcunché di coraggioso essendo, al contrario, un monumento alla vigliaccheria di una società così miserabile da continuare prendersela, dopo duemila anni, con l’unico Uomo che, nella storia, si sia lasciato torturare per amore non solo dei suoi amici, ma dei suoi stessi carnefici. Non ha dunque alcun valore l’osservazione secondo dinnanzi a certe “provocazioni” sarebbe meglio lasciar correre per non ritrovarsi a pubblicizzarle dal momento l’oltraggio ad una figura come quella di Gesù, anche a chi non crede, dovrebbe apparire ripugnante.

L’unica nota positiva, in questa storia, è rappresentata dalla recita del Santo Rosario e dall’Adorazione eucaristica in riparazione alle offese al Volto di Gesù in programma dalle 20:00 alle 24:00 presso la chiesa di San Rocco a Rovereto (Corso Bettini, 71): segno che, per troppi che sono colpevolmente tiepidi, vi sono ancora cattolici autentici, che non si vergognano di essere tali e che non barattano ciò che sono con la sicurezza di non essere scomodi e quindi con la garanzia di piacere al mondo. Certo, sarebbe stato bello assistere ad una mobilitazione diversa, sarebbe statolo ancora più bello essere qui a commentare la sospensione di uno “spettacolo” penoso come quello che andrà in scena questa sera ma il coraggio, ultimamente, è merce rara; e nell’indifferenza che legittima squallore e odio, anche una preghiera può fare rumore.

giulianoguzzo.com
 

13 novembre 2015

L’anticristianesimo in mostra


di Giuliano Guzzo

Niente visita alla mostra «Bellezza Divina» in corso a Palazzo Strozzi, a Firenze, per i bambini della scuola elementare Matteotti, importante presidio alle porte del centro: è per venire incontro alla sensibilità delle famiglie non cattoliche dato il tema religioso della mostra, fanno sapere dal consiglio interclasse con cui è stata presa la decisione. Intanto a Lucca, dal 21 novembre prossimo, prenderà il via una mostra fotografica Photolux con esposto anche Andres Serrano, autore di «Piss Christ» («Cristo di piscio», letteralmente), una fotografia del 1987 che mostra un Crocifisso immerso nell’urina: ma di scuole che abbiano escluso di voler visitare questa seconda mostra – che pare abbia persino il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo, oltre che del Comune di Lucca e della Provincia – al momento non si ha notizia.

Sono i piccoli ed enormi paradossi di questo tempo apparentemente dominato da variopinto pluralismo ma in realtà estremamente coordinato, persino conformista, quando si tratta di esibire ostilità al Cristianesimo. Come si spiega il fenomeno? Certamente gli errori – gli orrori, in alcuni casi – di alcuni uomini di Chiesa possono aver generato in molti ostilità verso la religione cristiana. Ma l’atteggiamento ben più benevolo che il mondo della cultura – lo stesso che non fa mistero del proprio anticristianesimo – per esempio riserva generalmente al comunismo, dei cui orrori non si è mai parlato abbastanza a dispetto delle decine di milioni di vittime innocenti, conferma come il problema sia di altra natura e che le colpe che si rimproverano ai cristiani, più che altro, siano pretesti dietro ai quali serpeggia altro.
Su cosa esattamente sia questo “altro” si potrebbero scrivere libri, ma voglio azzardare un’ipotesi per spiegare contemporaneamente l’ostilità laica, per così dire, al Cristianesimo e lo scarso attaccamento di cui non di rado gli stessi cristiani, in nome del Dialogo – divinità nuova ma sostenuta da devozione fervente -, danno prova rispetto al proprio Simbolo. L’ipotesi, in sé semplice, è che ancora oggi ci si vergogna di Gesù Cristo. Così come duemila anni fa venne preso a bastonate e sputi oggi la Sua immagine viene vilipesa, e come allora i suoi, a partire da Pietro, si vergognarono di Lui lasciandolo solo oggi è più facile incontrare battezzati inclini a spiegare quanto siano belli amore e perdono, o persino a sconsigliare mostre dal sapore cristiano, piuttosto che pronti a ripetere senza esitazione chi sia, Lui solo, «la Via, la Verità e la Vita».
Se siamo insomma al punto in cui siamo, con l’anticristianesimo dentro e fuori le mostre, non è per un deficit di cultura democratica o per una sovrabbondanza di egoismo; né c’entrano la scarsa conoscenza della Costituzione o il tramonto delle buone maniere. Il guaio è difatti più serio e deriva dal fatto che l’uomo – dalla Giudea all’Unione Europea – in fondo non è poi così cambiato. C’è sempre una immensa difficoltà a fare i conti con Gesù perché Costui non è entità astratta e non può essere liquidato come questione filosofica, essendo stato un uomo convinto di essere il Figlio di Dio; non ha detto “amico”, “simpatizzante”, “emissario”, no: ha preteso di essere proprio il Figlio di Dio. E il fatto che per questo abbia accettato una morte orrenda mentre invece l’uomo non riesce ad accettare neppure una vita agiata senza sperimentare tormenti, disturba. Lasciando intatta la stessa domanda di allora: «Quid est veritas?».

http://giulianoguzzo.com/2015/11/13/lanticristianesimo-in-mostra/

 

20 marzo 2015

Chi sputa sulla Croce sputa sulla propria anima


di Giuliano Guzzo
 
L’indignazione per la scena della serie House of Cards in cui Frank Underwood – il presidente degli Stati Uniti, interpretato da Kevin Spacey -, uscito dal confessionale, dopo non aver ottenuto l’assoluzione, sputa contro Gesù Cristo, è più che comprensibile anche se non è stata poi così forte, tanto che Pierluigi Battista, giustamente, ha parlato di «reazione tollerante», ben diversa da quella che si sarebbe scatenata qualora ad essere offesa fosse stata un’altra religione; e si può immaginare quale. D’altra parte è da tempo che, in nome della satira o dell’arte, Gesù viene preso di mira: come dimenticare Sul concetto di volto nel figlio di Dio, “spettacolo teatrale” presentato in più teatri d’Italia nel quale andava in scena il lancio di letame – vero o simulato, ha davvero poca importanza – sul volto di Cristo? E la recente pubblicazione di “Jezus!”, rivista olandese nella quale si sostiene che «Gesù non abbia bisogno d’avere un’identità di genere esplicita»? E il caso del presepe blasfemo con due Giuseppe, anziché l’originale con Maria?
 
L’elenco dei casi di offese a Gesù – com’è possibile constatare visitando il portale nocristianofobia.org – sarebbe ancora molto lungo, se non fosse già evidente il fatto che è il Cristianesimo, di gran lunga, la religione più perseguitata al mondo. Ma torniamo al presidente degli Stati Uniti House of Cards, che sputa contro il Signore. Sono andato a vedermi quella scena – davvero violenta e carica d’odio -, rimanendo impressionato da quello che a molti potrà apparire un particolare ovvio, ma che a mio avviso è commovente, e cioè il fatto che Gesù non si muove. Perché si tratta di un crocifisso, ribatterà più di qualcuno senza cogliere come quella scena – che rimane gravissima, e che personalmente mai avrei voluto fosse neppure girata – racconti più cose della condizione umana di tantissimi testi di filosofia, sociologia e antropologia. Assai diffusa, infatti, anche se non si hanno da confessare i peccati e l’orgoglio di Frank Underwood, è la tendenza a sfilare davanti ai crocifissi – non solo in chiesa, ma anche nelle scuole, nei tribunali, davanti ai monumenti di tante piazze – ignorandoli oppure arrivando ad oltraggiarli.
 
Ma Gesù non risponde, rimane com’è, al suo posto. Esattamente come quando fu dapprima arrestato, poi torturato dai soldati romani e infine crocifisso: lasciò e lascia agli uomini la libertà, pure la peggiore. Senza tuttavia – qui sta la bellezza assoluta del Cristianesimo – rinunciare a cambiare gli uomini. «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?», disse trasformando per sempre la vita Paolo di Tarso. E così ha fatto, ai giorni nostri, anche con i più “lontani”: atei convinti, satanisti, pornostar, gente che improvvisamente lascia il passato alle spalle e rinasce. Questo perché Gesù non molla: la sua missione è salvare l’uomo, ogni uomo. E’ far capire che chi sputa su di Lui fa qualcosa di infinitamente peggiore di chi sputa su se stesso; non solo perché mostra tutta la sua miseria, ma perché se la prende con Colui che davvero può aiutarlo. Ignoriamo dunque che ne sarà dell’anima di Frank Underwood e di quella di Kevin Spacey, che ha accettato di girare una scena così densa di disprezzo; sappiamo però che Gesù, fino all’ultimo giorno di vita di costoro, rimarrà come in quei fotogrammi: sofferente, immobile, a braccia aperte. Pronto a perdonare. A dare ad ognuno la sua occasione per risvegliarsi, ed iniziare una vita vera.

 

20 gennaio 2015

Peppa Pig la blasfema


di Francesco Filipazzi

Peppa Pig vietata in Gran Bretagna perché offende Mussulmani ed Ebrei, i quali interpellati, sia Mussulmani che Ebrei, dicono che non è vero e che a loro di Peppa Pig frega punto o poco. Dunque, dove vogliono andare a parare i paladini non richiesti della religione altrui?

Pare in realtà che il divieto di parlare di suini sia un’ideona di una casa editrice che vuole eliminare dai propri libri scolastici ogni riferimento a questi animali, dunque eliminare immagini di insaccati, di salsicce e braciole. Insomma una damnatio memoriae degli ignari porcelli per non offendere le religioni che non li mangiano, un bando del cotechino che farebbe inorridire il lombardo medio. Si parla quindi di porci in carne ed ossa e profumo, non di disegni e cartoni. Un’idiozia enorme, visto che se uno non vuole mangiarsi il maiale lo fa senza bisogno dell’iconoclastia scolastica, che rientra però nella stessa logica inglese che ha ceduto varie fette di territorio nazionale, fra cui quartieri londinesi, in cui ormai la legge dello stato è sostituita dalla sharia e i giudici sono sostituiti dalle corti islamiche.
Cosa c’entrano dunque i cartoni?
Perché, al posto di concentrarsi sul salame e la mortazza, qualcuno ha deciso di concentrarsi sulla rosea Peppa?

Come diceva il Divo Giulio, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Siccome io sono maligno e complottista fino al midollo, ho deciso di pensar male.

E’ probabile che questa proposta sia un subdolo escamotage per eliminare un cartone scomodo dalla Tv inglese, che presenta, tenetevi forte, una famiglia di porcelli composta da Mamma femmina, Papà maschio e bambini, anch’essi un maschio e una femmina, che non hanno evidentemente nessun dubbio sulla propria identità e sanno di essere un maschietto e una femminuccia. Ci sono anche un nonno e una nonna. Come spiegare quindi un successo enorme e forse senza precedenti, di un cartone semplice e innocuo,  disegnato con colori pastello e forme stilizzate, per bambini di massimo 5 anni?

E’ difficile conciliarlo con i programmi scolastici che prevedono di spiegare che i figli nascono sotto i cavoli, che la famiglia può essere anche composta da due papà o due mamme, che il bambino non è obbligato a definirsi maschio o femmina e che può decidere quando sarà grande e che, d’altronde, se ha il pene può anche farselo tagliare via, se vuole dei figli può comprarsene online, schiavizzando una povera donna che sta in Thailandia e pagarla pochi dollari inseminandola con lo sperma di uno svedese (magari decidendo anche i tratti somatici finali del figlio). E’ difficile in effetti spiegare al figlio di un utero in affitto che, mentre la porcellina Peppa e il porcellino George giocano con i loro genitori e i loro nonni e si divertono alla grande, lui i suoi nonni non sa chi e dove sono, che sua madre ha comprato il seme di uno che l’ha venduto per soldi, o che suo padre ha comprato un utero e quindi l’ha fatto partorire da un donna che vive chissà dove, usando l’ovulo di un’altra che vive chissà dove e che aveva bisogno di soldi. Come spiegare al bambino che potrebbe avere decine di fratelli in giro o che i loro genitori genetici hanno delle belle famiglie chissà dove con bambini voluti e amati?
Mentre i genitori della porcellina Peppa hanno voluto entrambi i loro figli, il figlio dell’utero in affitto sa solo che un genitore ce l’ha, ma l’altro non saprà mai dov’è e comunque anche se lo sapesse, mai gli ha voluto bene e mai gliene vorrà perché ha venduto il proprio corpo per sopravvivere e poi se ne è disinteressato.

Quindi cari signori, al posto di accampare scuse sciocche, ditelo chiaramente. Peppa Pig vi mette in difficoltà e quindi con un sotterfugio meschino e viscido lo volete vietare.
Ma non ce la farete. Compreremo i DVD, lo faremo vedere in streaming  e se tirerete troppo la corda volantineremo davanti alle scuole le immagini della famiglia Pig, grandi anticonformisti del nostro tempo.

 

07 agosto 2014

La papolatria che diventa blasfemia

di Fra' Girolamo
"Una Madonna sul carro, con magnifici ornamenti". Questa la visione che avrebbe avuto subito dopo l'elezione di Papa Bergoglio mons. Guillermo Karcher, il cerimoniere pontificio che ha porto il microfono al neoeletto in quel fatidico 13 marzo 2013. E' quanto egli stesso dichiara in un'intervista rilasciata per il settimanale "Il mio Papa" nel numero uscito il 6 agosto c.a. Il monsignore argentino continua affermando di aver subito capito "che attorno a Francesco c'è un'aura divina che m'impone il massimo rispetto, m'impedisce quasi di avvicinarmi, devo tenermi a distanza". Ovviamente questo è il pezzo forte del colloquio, che per il resto si dilunga nelle solite banalità adulatorie verso Papa Francesco che, pare di capire, è già santo senza bisogno di istruire alcun processo canonico: anzi, forse la canonizzazione avverrà già in vita. Del resto, è (quasi) normale che in una rivista nata proprio dall'adorazione personalistica verso il nuovo Vescovo di Roma, giunto dalla fine del mondo, si usino termini lusinghieri, sdolcinati e semplicistici. Non dimentichiamoci che la casalinga di Voghera, così come quella di Canicattì, vogliono sentirsi dire questo.
 

25 maggio 2013

L'addio a don Gallo è la vittoria di Sodoma

di Federico Catani 
I funerali di don Andrea Gallo rappresentano la goccia che ha fatto traboccare il vaso della mia pazienza. Accade sempre così. Sono come una pentola a pressione. Per un po' di tempo borbotto, ma resto tutto sommato tranquillo. Poi, a un certo punto, quando la fiamma del gas si alza troppo, esplodo. Vedere in rete le esequie di quella specie di prete chiamato don Gallo ha fatto sorgere in me una gran rabbia. Spero che il mio sia solo santo zelo per la Casa di Dio, sull'esempio di Sant'Elia profeta, ma non posso escludere qualche componente peccaminosa. Me la vedrò col confessore, non preoccupatevi. 

 

15 maggio 2013

Bowie, leggiti Greene, che è meglio!

di Paolo Maria Filipazzi
Il grande David Bowie, che un tempo fu un gigante della musica ma che da dieci anni non faceva una canzone, ritorna. Viene diffuso il videoclip della nuova canzone “The Next Day”. Da fan, corro a vederlo, e ci rimango male: dal video si evince chiaramente che il ritorno del Duca Bianco è dovuto soltanto ad un disperato bisogno di soldi. Almeno, è l’unica spiegazione razionale perché uno perda il suo tempo a girare una simile cagata.
 

02 maggio 2013

Il complesso (anticattolico) del Primo Maggio

di Satiricus

Guardate, evitiamo di tirarla tanto per le lunghe con le consuete moine da ultra-conservatori neo-borbonici fissati con la palla delle blasfemie e i castighi divini: un cantante sale sul Palchettone del Primo Maggio e sponsorizza preservativi con un fervore tale che metà dei teologi oggi non riservano alla santa Eucaristia? Ben venga! 
 

03 ottobre 2012

Israele, ancora oltraggi a Gesù: quando l’odio anti-cristiano è in salsa kosher

di Marco Mancini 
 
Una scritta sulla porta di un convento: “Gesù è un figlio di”... ci siamo capiti, forse non è il caso di proseguire. Succede in Israele, la tanto decantata unica democrazia del Medio Oriente, il presunto avamposto dell’Occidente in terra islamica, la patria di quelli che dovrebbero essere i nostri “fratelli maggiori”.
 

21 settembre 2012

Paradise Faith e l'indignazione delle donne cattoliche


di Isacco Tacconi
Mentre il film anti-maometto non sarà verosimilmente visto da nessuno ormai clandestino, il film Paradise Faith è stato invece presentato nientepopòdimeno al Festival del Cinema di Venezia, ricevendo per di più il premio speciale dalla Giuria.
 

01 settembre 2012

Al Festival di Venezia sesso e blasfemia contro la Croce di Cristo


di Marco Mancini 
“La scena cult è quella del sesso con un crocifisso che pratica l'ultracattolica protagonista Anna Maria. Prima lo stacca lentamente, e con grande rispetto dalla parete, poi lo bacia leccandolo in ogni sua parte e, infine, si masturba con lo stesso sotto le coperte”. Ecco servito il pezzo forte del film “Paradise: Faith”, il secondo di una trilogia dedicata dal regista austriaco Ulrich Seidl nientepopodimeno che alle virtù teologali.
 

30 agosto 2012

Russia: un assalto a colpi di Pussy



Con questo articolo inizia la collaborazione con noi Andrea Virga, classe ’87, nato a Casale Monferrato, ha la barba rossa e un carattere anche peggiore. Ha studiato filosofia e storia presso la Scuola Normale Superiore, ma i suoi interessi spaziano dalla geopolitica ai giochi di ruolo, dalla canzone d’autore alla montagna. Formato da autori quali Tolkien, Spengler, Evola e Jünger, è stato altrimenti definito, tra le tante, “un nazionalrivoluzionario con tendenze stronze”. Sogna di seguire la sua fidanzata a Cuba e mettervi su famiglia.