L’autrice riconosce di non volersi omologare al femminismo occidentale, le parole del Papa infatti non sarebbero pronunciate “in nome dell'improrogabile necessità di adeguare la Chiesa alla parità fra i sessi realizzata nelle società occidentali”, ma arriva a dire che “senza un riconoscimento aperto del ruolo delle donne non si può sperare in quella Chiesa vitale e accogliente che Papa Francesco desidera… E se questo rapporto langue, non è vivo ed è rinnegato, come avviene oggi, la Chiesa non cresce”. Io mi chiedo dove e in che senso languisca questo rapporto. E non trovo risposta nell’esperienza di vent’anni di parrocchia. Certo, il Papa ha aggiunto: “Credo che noi non abbiamo fatto ancora una profonda teologia della donna, nella Chiesa. Soltanto può fare questo, può fare quello, adesso fa la chierichetta, adesso legge la Lettura, è la presidentessa della Caritas … Ma, c’è di più! Bisogna fare una profonda teologia della donna”. Ma allora dove sta il problema? Se la donna può già fare, come può fare, un po’ di tutto, eccetto diventare prete, dove sta il punto nodale? Il Papa sembra guardare alto, invoca i teologi. La Scaraffia qui mi sembra rimestare la moina della discriminazione, più adatta a certe “zitelle” che a certe “madri” di franceschiana memoria.
L'Osservatrice Romana (II parte)
L’autrice riconosce di non volersi omologare al femminismo occidentale, le parole del Papa infatti non sarebbero pronunciate “in nome dell'improrogabile necessità di adeguare la Chiesa alla parità fra i sessi realizzata nelle società occidentali”, ma arriva a dire che “senza un riconoscimento aperto del ruolo delle donne non si può sperare in quella Chiesa vitale e accogliente che Papa Francesco desidera… E se questo rapporto langue, non è vivo ed è rinnegato, come avviene oggi, la Chiesa non cresce”. Io mi chiedo dove e in che senso languisca questo rapporto. E non trovo risposta nell’esperienza di vent’anni di parrocchia. Certo, il Papa ha aggiunto: “Credo che noi non abbiamo fatto ancora una profonda teologia della donna, nella Chiesa. Soltanto può fare questo, può fare quello, adesso fa la chierichetta, adesso legge la Lettura, è la presidentessa della Caritas … Ma, c’è di più! Bisogna fare una profonda teologia della donna”. Ma allora dove sta il problema? Se la donna può già fare, come può fare, un po’ di tutto, eccetto diventare prete, dove sta il punto nodale? Il Papa sembra guardare alto, invoca i teologi. La Scaraffia qui mi sembra rimestare la moina della discriminazione, più adatta a certe “zitelle” che a certe “madri” di franceschiana memoria.



