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27 luglio 2017

René Girard: La religione come strumento di Satana. 9/9: Il mondo non è più lo stesso: l’imitazione di Cristo.

di Hercule Flambeau
Se l’imitazione è l’essenza dell’umano , l’unica alternativa alla violenza mimetica, all’imitazione del prossimo e dunque alla sottomissione al meccanismo satanico è l’imitazione di Cristo.
Se infatti in conclusione non si presentasse anche un’alternativa alla dinamica violenta, la nostra potrebbe essere al più considerata una digressione antropologica disperata e anche un po’ luterana utile solo ad ammuffire nel risentimento.
Eravamo partiti da una domanda : il cristianesimo non è troppo simile a tante, troppe, altre religioni per essere vero? Se diamo fiducia a quanto sostenuto finora dobbiamo concludere che, nella totale singolarità dell’evento cristiano, tutti i caratteri di somiglianza con altre religioni devono essere considerati come elementi di rafforzamento della singolarità dell’evento cristiano stesso.
Possiamo dunque distinguere le religioni in due grandi gruppi:
A) Le religioni nate e fiorite al fine di perseguire il controllo sociale attraverso la normazione del desiderio mimetico tramite l’omicidio più o meno rituale. Le false religioni.
B) Le religioni che spezzano il meccanismo mimetico mostrando l’innocenza della vittima. Le vere religioni.
Lungi dall’essere una religione come un’altra il cristianesimo è l’unica religione che presenta le caratteristiche della vera religione. Il cristianesimo è l’unica religione che mostra un oggettivo e scientificamente dimostrabile elemento soprannaturale entrare nella storia dell’uomo. [59]
Se la mimesi, l’imitazione , è una caratteristica antropologica costitutiva dell’uomo, a fronte dell’imitazione del doppio mimetico che propone il mondo si pone dunque un solo altro tipo di imitazione: l’imitazione di Cristo. Entrambe le imitazioni presentano dinamiche di intensità crescente, vere e proprie escalation ma se la prima è un’escalation di violenza, la seconda è escalation di amore: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” qualunque altro modello si rivela, presto o tardi, un falso idolo, un concorrente da abbattere.
L’ imitazione dell’altro si contrappone all’imitazione di Cristo in una vera e propria “antropologia della conversione”.
Ad oggi la strategia di Satana consiste nell’obliare e confondere l’unicità del messaggio di Cristo. Se infatti la verità dell’innocenza del capro espiatorio non può più essere cancellata tuttavia può essere posta nell’oblio, al fine di tentare la restaurazione, in sistemi chiusi di dimensioni minori, del meccanismo violento pagano. [60]
In alternativa si può confondere in un calderone indistinto, in una notte in cui tutte le vacche sono grigie, l’incredibile novità cristiana, appiccicando un generico messaggio di amore anche a tutte quelle religioni che non lo portano in sé ma lo derivano dal cristianesimo stesso. [61]
Entrambi gli approcci , invece di contribuire alla verità, tentano di ristabilire un fideismo volto al controllo sociale dell’imbecille collettivo, [62] teso ad individuare la prossima vittima tra i possibili capri espiatori (chi preferite? cristiani, ebrei, musulmani, immigrati, negri, cinesi, fascisti, tedeschi, statunitensi, iraniani, capitalisti, comunisti, politici, evasori, …).
Il cristianesimo è l’unico che si fonda su ragione e fede e in cui l’unica via di salvezza sta nella sequela di Colui che ha fatto sì che il segreto di Satana, nascosto sin dalla fondazione del mondo, fosse gridato sui tetti: la vittima delle false religioni degli uomini è innocente. [63]
Tutto il resto è connivenza con il potere di Satana , menzogna, cedimento alla prima tentazione: “adorami, e ti darò tutti i regni della terra”. [64]
Cristo venne a sconfiggere la morte e redimere gli uomini dal peccato , Egli non venne a farsi crocifiggere ma accettò la crocefissione come unica via di salvezza per noi; altre volte avevano tentato di ucciderlo ma egli se ne era andato anche usando mezzi non convenzionali: “passando in mezzo a loro”.
La sequela di Cristo non consta dunque, come molti predicatori moderni dell’ammore con due “m” vanno insegnando, nel farsi sopraffare dai propri nemici, ma nel combattere il peccato restando nella Verità, anche al prezzo della propria vita, poiché nessuno, agli occhi di Dio, sarà mai un eroe anonimo.
Da qui a buttarla in politica, il passo è breve . Abbiamo visto come il messaggio di Cristo ha contemporaneamente una valenza personale ed una sociale, inscindibili l’una dall’altra.
Sostenete questa tesi, ora : sostenete che tutte le religioni sono uguali e magari portano anche a trovare Dio.
La nostra condotta di vita si suddivide in due sole categorie: la sequela come imitazione di Cristo e la sequela come imitazione del Demonio.
Regoliamoci di conseguenza .
“Io non penso che si possa mettere tra parentesi una fede che è responsabile del meglio che c’è nel mondo moderno. Questo appare totalmente artificiale. Io non penso che tu possa mettere tra parentesi nessuna idea o ideale che davvero sostieni – o che ti sostiene. Se tu metti tra parentesi qualcosa che è centrale per la tua vita, tu diventi un’ombra di te stesso e la tua intelligenza non è efficiente. Non c’è scienza senza fede. Ogni cosa grande è sempre questione di fede… Se credi che la fede cristiana è verità, incluso la verità sulla società, tu non raggiungerai la verità mettendola tra parentesi» [65]
[59] “Girard sottolinea con insistenza il carattere strettamente scientifico del suo lavoro, crede di aver raggiunto un principio di spiegazione universalmente e definitivamente valido per l’insieme dei fenomeni umani. “Sembra che in tal modo Girard ritorni all’ideale della ‘scientificità oggettiva’ in un contesto sociologico-funzionalista, in cui ci si interessa soprattutto alle azioni, al comportamento, all’intreccio dei bisogni e alla trama dei significati in parallelo con la vita rituale”. La critica è divisa rispetto a questa pretesa scientificità di Girard: c’è chi la avvalora, come A. Carrara79, e chi la respinge, tra questi il P. Valadier. Secondo la Bortolotti, la pretesa scientifica di Girard si rifà a quella concezione della scienza basata sulla riduzione di fenomeni complessi ad elementi più semplici di tipo causativo nel campo della psicologia, fisiologia, biologia. Il vero dibattito é quello su “spiegare” o “comprendere” la religione, atteggiamento positivista o atteggiamento ermeneutico. Chi difende la “spiegazione” cerca quella scientificità che si basa sui concetti di regolarità universale, ripetitibilità e controllo sperimentale che consentono di “fare previsioni” e quindi di sottostare alla falsificabilità; chi difende la “comprensione” si rifà all’ermeneutica contemporanea e cerca soprattutto la questione del senso. Come afferma A.N. Terrin, “Entro tale problematica è possibile riconoscere, nella ipotesi sociologica funzionalista girardiana, una spiegazione di tipo causale, in quanto il rapporto causa-effetto è visto nella relazione inconscia del comportamento che ‘sacrifica’ per mantenere o riportare l’ordine sociale, in un rigido rapporto di causazione”. F. Pignotti, DAL SACRIFICIO ‘ARCAICO’ AL ‘SACRIFICIO’ DI CRISTO.
[60] “Nel corso di questa evoluzione la credenza nelle forze occulte si indebolisce. Più tardi ci chiederemo il perché. La ricerca dei colpevoli si perpetua, ma esige dei crimini più razionali; cerca di darsi un corpo materiale, di arricchirsi di sostanza. Per questo, penso, sfocia frequentemente nel tema del “veleno”. I persecutori sognano concentrati talmente velenosi che quantità molto ridotte basterebbero ad avvelenare intere popolazioni. Si tratta di zavorrare di materialità, cioè di logica ‘scientifica’, la gratuità ormai troppo evidente della causalità magica. La chimica sostituisce il demoniaco puro e semplice.Lo scopo dell’operazione resta lo stesso.” R. Girard, Il Capro espiatorio
[61] http://www.vitomancuso.it/wp-content/uploads/2009/11/4991852.pdf – http://www.vitomancuso.it/wp-content/uploads/2009/11/4991895.pdf
[62] http://www.etimo.it/?term=imbecille . Si definisce invece imbecille collettivo colui che non è in grado di reggersi in piedi senza l’aiuto del bastone d’appoggio fornito dal pensiero collettivo.
[63] Il papa ci ammonisce sul fatto che la ragione greca sta per scomparire, e che la sua scomparsa è destinata a lasciare campo libero ad un irrazionalismo scatenato. Così facendo mette il dito su un punto essenziale. Il disprezzo del religioso da parte del razionalismo non solamente innalza la ragione a religione, ma apre la strada ad un religioso degenerato. Noi conosciamo la guerra della ragione contro la fede, e abbiamo visto che non ha trionfato, che la fede ancora resiste. Ma non conosciamo che i prodromi della “patologia della religione”, della risposta violenta della fede predicata a “fil di spada”. Il dibattito con l’Islam non può quindi avere luogo che su basi contemporaneamente teologiche e antropologiche. L’unica maniera di non bandire qualche nuova crociata, di uscire dalla reciprocità violenta fra i due universi che tutto avvicina e oppone allo stesso tempo, è di non cedere ad un certo tipo di razionalità […] poi sottolinea l’analogia che sussiste tra ragione umana e ragione divina: “il Dio veramente divino è quel Dio che si è mostrato come logos e come logos ha agito e agisce pieno di amore in nostro favore” (Discorso di Benedetto XVI a Ratisbona) [R. Girard, Portando Clausewitz all’estremo]
[64] “Dunque, la complessa «danza» dei rapporti umani, secondo Girard, può sempre generare la tragica e insensata deriva della rivalità e della violenza. Le spiegazioni correnti delle origini della violenza si rivolgono alla dimensione psicologica interiore dell’individuo, o alla sua natura biologica, oppure ancora all’ambiente familiare, al mercato o ad altre istituzioni sociali, ovvero, più in generale a “fattori a monte”, che operano “dietro” i comportamenti violenti che intendono spiegare. La matrice delle dinamiche stesse della violenza è individuata in un estrinseco “altrove” rispetto alle relazioni umane [4]. Secondo Girard, questa ricerca si rivela come un modo per misconoscere la violenza stessa. Un modo per ritrarre lo sguardo di fronte a una verità sconcertante: la funzione “costitutiva” che la violenza svolge nella costruzione dell’ordine simbolico, a livello sia microsociale sia macrosociale. La violenza, in qualsiasi forma essa si esprima, esclusione, emarginazione, sopraffazione, è a fondamento delle relazioni umane, di quel “mimetismo” che attraversa «me» e «l’altro». E’ certo poco rassicurante credere, con Girard, che l’odio verso il rivale nasconda il desiderio di essere al suo posto, e che siano i nostri stessi desideri ad alimentare la violenza. Eppure, è solo attraverso la tragica consapevolezza di questa condizione, e cioè dell’impossibilità di sottrarci alla spirale della violenza, che può prendere corpo la possibilità della non-violenza, la possibilità, scrive Girard, dell’amore.” Introduzione a R. Girard, il risentimento.
[65] R. GIRARD, The Girard Reader, pp. 287-288
 

21 luglio 2017

L'avvocato della morte


La vicenda del piccolo Charlie, dopo la possibilità di concedere la green card per entrare in Usa al bambino, sembra volgere al bene. Di seguito ci soffermiamo su un dettaglio non da poco e piuttosto inquietante.
 
di Hercule Flambeau

L’avvocato che rappresenta Charlie Gard in tribunale è un’attivista per l’estensione della legge sull’eutanasia.
In Inghilterra esiste un ufficio para-statale (indipendente da servizi sociali, tribunali, ospedali e quant’altro ma sotto la supervisione del ministero della “Giustizia”- virgolette d’obbligo- Britannico), denominato CafCass che si occupa di rappresentare i bambini nelle cause legali familiari nominando un “guardian”.

Questo è l’ufficio che ha provveduto alla nomina del rappresentante legale di Charlie Gard ed è l’ufficio che provvede al pagamento dell’avvocato stesso. Perché, se ancora qualcuno non lo sapesse, i genitori di Charlie Gard sono attualmente in giudizio non contro l’Ospedale in cui il piccolo è ricoverato, ma contro Charlie Gard stesso (rappresentato dal solerte avvocato Butler-Cole) che vorrebbe tanto morire (e si avvale per dimostrare le sue ragioni suicide della consulenza tecnica del Great Ormond Street Hospital) ma si trova impossibilitato a far valere la sua volontà dal ricorso presentato dai suoi stessi genitori.

Di qualche giorno fa la notizia che il “guardian” che rappresenta gli interessi del piccolo Charlie in giudizio, l’avvocato Victoria Butler-Cole, è presidente dell’associazione “Compassione nel morire”. Ci sarebbe poco da dire se non fosse che l’associazione di cui la Butler-Cole è presidente è “sorella” (medesimo  consiglio di amministrazione, una ha fini informativi, l’altra di estensione della legge eutanasica)  di un’altra denominata “Dignità nel morire” che, prima di adottare tale Orwelliana denominazione, si chiamava, più espressamente “Società per l’eutanasia volontaria”.

Cominciate a capire? Cominciate a farvi due domande? Qualcuno pensa ancora che sia il caso di :” ritrovare nel silenzio il mistero della vita e lasciare con fiducia che faccia il suo corso.”?  Credete ancora nella buona fede di chi, come Mons. Paglia o la Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles afferma di riconoscere: “anzitutto la complessità della situazione, il dolore straziante dei genitori, la ricerca del bene per Charlie messo in campo da tutti i soggetti coinvolti”
Ricordate Matteo 12, 29: “Come potrebbe uno penetrare nella casa dell'uomo forte e rapirgli le sue cose, se prima non lo lega?”
Non consentite a nessun traditore di legarvi le braccia o la mente, laico o prete che sia, perché un domani tutti noi saremo chiamati a rispondere di questo silenzio.

http://www.telegraph.co.uk/news/2017/07/16/charlie-gards-parents-angry-babys-lawyeris-head-charity-backs/

https://www.lifesitenews.com/news/charlie-gards-government-appointed-lawyer-chairs-assisted-suicide-charity
 

20 luglio 2017

René Girard: La religione come strumento di Satana. 8/9: Il mondo non è più lo stesso: Satana scatenato.

di Hercule Flambeau 

Ora che la menzogna sottostante al meccanismo vittimario è stata svelata, il mondo non può più essere identico a prima. [53] La norma antropologica che regolava la società umana fin dal suo sorgere è radicalmente mutata poiché la malvagità, l’ingiustizia, insita nell’assassinio rituale, è emersa alla luce e non può più essere ignorata. Prima di Cristo la vittima veniva identificata con il colpevole e l’umanità era giustificata di fronte a dio e agli uomini per la violenza perpetrata. L’accusa del mondo era sufficiente a rendere colpevole la vittima e la pace scaturita dal sacrificio della vittima era la controprova della sua stessa colpevolezza.

Dall’annuncio del sacrificio di Cristo in poi, ogni volta che l’uomo verrà chiamato a sacrificare una vittima nell’interesse della comunità, saprà che essa è innocente e il persecutore colpevole, saprà di commettere un peccato che grida al cospetto di Dio.
Dalla morte di Cristo il mondo entra nell’apocalisse, nel processo di disvelamento del Cristo nella storia fino al momento della sua nuova venuta. [54] Ormai Satana è svelato e il meccanismo di autoregolazione della violenza disinnescato.

L’uomo ormai si trova da solo di fronte alla propria responsabilità e violenza, senza più la possibilità di ricorrere alla grande narrazione mitica, all’escamotage che aveva garantito per millenni il riciclaggio delle coscienze. [55] Il desiderio, la violenza desiderante, la concorrenza, non può più essere assopita nemmeno per un momento dal balsamo della falsa religione.

Per questo motivo il mondo , una volta liberato dalla schiavitù dei miti e dei riti, non giunge ad una pacificazione ma ad un nuovo livello di consapevolezza militante. Dalla resurrezione di Cristo in poi coloro che non riconoscono la vera religione saranno condannati, impossibilitati come sono a ricorrere a riti sacrificali catartici, ad una duplice condanna.

La prima deriva dall’esponenziale crescita dell’uniformità degli attori sociali: il mimetismo ancora presente nel tessuto umano infatti non può limitare se stesso e la concorrenza fra i doppi mimetici cresce parallelamente alla crescita dell’uniformità tra gli stessi. Il rischio è quello di una perdita di differenze e senso della gerarchia con il conseguente acuirsi di invidie ed odi reciproci. Tutti saranno contemporaneamente nemici e perfette copie gli uni degli altri. Il mondo dunque non potrà più pacificarsi, nemmeno temporaneamente.

Da qui, per i singoli, deriva anche la condanna alla consapevolezza che qualsiasi desiderio non può sopravvivere alla conquista dell’oggetto desiderato e che dunque, per sopravvivere, il desiderio sarà costretto a rincorrere se stesso in una corsa infinita verso il nulla: ogni desiderio porta in sé la propria frustrazione. [56] Per questo il desiderio moderno, declinato nella sua semplice sfera materialistica e consumista, si è contratto fino a risiedere non tanto nell’ottenimento dell’oggetto o del prodotto desiderato quanto nel disfarsi, nel sacrificare, il prodotto già posseduto sull’altare di quello che ancora dobbiamo possedere.

Il momento del vero godimento , del soddisfacimento del desiderio non sta nel comprare la nuova versione di un prodotto, quanto nel gettare via quella vecchia. La cultura dello scarto si è elevata a nuovo, perennemente insoddisfacente, meccanismo di controllo sociale. [57] La modernità si ritrova così in un accanito processo rivoluzionario di creazione, presto abortita, di capri espiatori successivi; nell’ individuazione ed eliminazione costantemente frustrata dei colpevoli del male nel mondo.
“Nel Vangelo di Luca Cristo vede Satana ‘cadere dal cielo come la folgore’. Evidentemente, il diavolo cade sulla terra, dove non resterà inattivo. Non è la fine immediata di Satana che Gesù annuncia, o almeno non ancora, è la fine della sua trascendenza menzognera, del suo potere di riordinamento. Per designare le conseguenze della rivelazione cristiana il Nuovo Testamento dispone di una vasta gamma di metafore.
Si può dire, come ho già fatto , che Satana non può più scacciare se stesso, o che non può più incatenarsi, il che in fondo equivale a dire la stessa cosa. Siccome i giorni di Satana sono contati, egli ne approfitta più che può e, in modo assolutamente letterale, si scatena.” [58]

[53] La passione di Cristo ce lo insegna, e ce lo dice a chiare lettere: Gesù è una vittima innocente sacrificata da una folla che gli si rivolta unanimemente contro dopo avrlo osannato solo qualche giorno prima. E per nessuna ragione particolare. Questo tipo di coscienza porta alla rottura di quel meccanismo di misconoscimento, di copertura cognitiva che era alla base dello schema mitico: d’ora in poi non possiamo più far finta di non sapere che l’ordine sociale viene costruito sulla pelle di vittime innocenti. Il cristianesimo ci priva di quel meccanismo che stava alla base dell’ordine sociale e religioso arcaico, introducendoci in una fase nuova della storia dell’uomo. Una fase che possiamo legittimamente chiamare “moderna”. Tutte le conquiste della modernità per me partono da lì, da quella presa di consapevolezza interna al cristianesimo. [R. Girard, Verità o fede debole?]
[54] Nella rivelazione troviamo un altro titolo di Gesù che chiede un momento di meditazione: Gesù è o erchomenos, il “veniente”, “colui che verrà”, o, forse meglio, “colui che è in atto di venire”. Gesù è sempre donato dal Padre al mondo, perciò è sempre in atto di venire. Riconoscenti per questa donazione noi, con le folle della domenica degli ulivi, diciamo in ogni celebra
[55] “Nelle società precristiane il gioco delle interferenze mimetiche, come abbiamo detto, è controllato dal sacro: i riti, i passaggi di iniziazione, e i divieti. Ma dopo che il messaggio cristiano ha svelato lo stretto e vizioso legame fra violenza e ordine sacro le istituzioni hanno perso progressivamente il loro alone sacro. Nel mondo moderno privato della sorgente rigenerativa che era garantita dal processo vittimario, si fa strada un’attenuazione di quei divieti assoluti e di quelle differenze che erano consacrate durante il rito; in altre parole, avviene una liberazione del desiderio mimetico.” Il risentimento
[56] “Per Girard, la rivelazione cristiana segna così una metamorfosi decisiva delle dinamiche interattive e sociali, che si trovano obbligate a ripiegare su se stesse: la modernità vive il dilatarsi di una crisi mimetica schiacciata dall’impossibilità di trovare una catarsi attraverso il capro espiatorio. Nel nostro universo il desiderio, privo dei chiari divieti istituiti dal rito, si vuole illimitato, cioè ha imparato che non può sopravvivere alla conquista di un oggetto; quindi, deve scegliere oggetti sempre più inaccessibili: «il desiderio diventa un (quasi) soggetto interessato all’autoconservazione, e sempre catturato nella trappola di una strategia di autosconfitta» (15). Paradossalmente, come testimonia emblematicamente il caso dell’anoressia analizzato da Girard nell’ultimo saggio di questa antologia, solo attraverso un’irrimediabile condanna di sé alla sconfitta, il desiderio può sfuggire all’automatica e dolorosa conversione di ogni vittoria in frustrazione.” Introduzione a R. Girard, Il risentimento
[57] Cfr. Z. Bauman, L’etica in un mondo di consumatori.
[58] R. Girard. Vedo satana cadere come la folgore. P 241 (ggiungere il dopo?)
 

13 luglio 2017

René Girard: La religione come strumento di Satana. 7/9: La storia la scrivono i vinti: il trionfo del Cristo.

di Hercule Flambeau
Mentre, dopo la morte del Maestro , i suoi discepoli erano dispersi, come Tommaso e i due incamminati sulla via di Emmaus, o se ne stavano rintanati come ratti in qualche sagrestia, avvenne l’imponderabile. Una forza sovrumana, per la prima volta nella storia dell’antropologia umana, ruppe il meccanismo di menzogna Satanico.

Il Nazareno era morto , nulla di più facile che dipingerlo come un uomo rivoluzionario, un precursore che aveva portato scompiglio nella società e che per questa sua indubbia colpa era stato ucciso. Un grande maestro, senza dubbio, forse il più grande, meritevole di entrare nell’Olimpo a fianco di Zeus e Apollo, Eracle ed Asclepio.

Il Demonio era indubbiamente rassicurato dall’aver elegantemente chiuso quella imbarazzante parentesi di Dio in terra con il solito trucco: facendolo cioè, ironia della sorte, ammazzare proprio da coloro che Egli era venuto ad ammaestrare. Lucifero aveva visto con soddisfazione scuotersi le fondamenta stesse della terra al seguito del più grande atto blasfemo della storia, aveva provocato l’uccisione dell’Innocente, di Dio, non l’ennesimo innocente della lista, che andava solo ad ingrassare le presenze agli inferi.

Il Diavolo, dicevamo , dopo aver contemplato con soddisfazione l’oscura fine di quell’orrido esperimento che aveva messo in dubbio il suo stesso dominio, [45] venne bruscamente risvegliato dalla notizia che il giorno di sabato provenne dal Regno Eterno: “Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano deposto. Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea.” [46]

Improvvisamente intuì ciò che Paolo scrisse successivamente nella lettera ai Colossesi: “Egli ha cancellato il documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, e l’ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce; ha spogliato i principati e le potenze, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce.” [47]

Satana comprese con rabbia il vero trionfo : romano, militare, della Domenica di Pasqua. Beffato e sconfitto veniva trascinato per le strade del mondo, per le strade della Storia. La menzogna propagandata da principati e potenze finalmente veniva disvelata di fronte agli occhi di tutti: il Demonio, nudo, mostrato come una scimmia alla berlina dei suoi sudditi. Tutto ciò che aveva faticosamente costruito nel passato era svelato nella sua menzogna, tutto ciò che avrebbe potuto architettare nel futuro, descritto nell’intimo del suo perverso meccanismo.

La vittima immolata è innocente! Qualunque vittima sia mai stata o sarà mai immolata di fronte al desiderio degli uomini è stata e sarà sempre innocente! Nella vittima immolata, Dio.
Nessuna falsa mitologia avrebbe potuto trionfare poiché, con l’aiuto di Dio, la notizia doveva essere destinata ad essere scritta e tramandata; a poco sarebbero valsi i goffi tentativi di corrompere col denaro le guardie per addossare una nuova menzogna sui discepoli: lo sporco segreto di Satana veniva ora gridato dai tetti e Lucifero, pura intelligenza, comprese nella sua ira che la notizia, come una freccia, avrebbe presto fatto il giro del mondo. [48]

Di lì a poco , il tempo per le donne di raggiungere Pietro e Giovanni e di radunare tutti i discepoli, accadde proprio ciò che Satana aveva intuito:
“Il terzo giorno dopo la Passione , tuttavia, i discepoli dispersi si riuniscono di nuovo attorno a Gesù, che essi vedono come resuscitato. Avviene in extremis qualcosa che nei miti non avviene mai: fa la sua comparsa una minoranza contestataria, che risolutamente insorge contro l’unanimità persecutoria, la quale in tal modo non è più che una maggioranza, sempre schiacciante dal punto di vista numerico, ma ormai incapace, come sappiamo, di imporre a tutti la sua ‘rappresentazione’ di ciò che è successo.” [49]

Come in un racconto di Flannery O’Connor , la Grazia opera, misteriosamente, nel territorio del Diavolo; entra prepotentemente nella storia operando la conversione di coloro che cercano Dio. [50] Gesù Cristo ha compiuto il miracolo:
per la prima volta, la Storia la scrivono i vinti. [51]
Pensate allo scorno del Demonio che aveva inconsapevolmente provveduto a preparare la sua stessa disfatta, aveva firmato la sua stessa condanna inchiodando alla croce la prova delle sue menzogne, era stato battuto al suo stesso gioco.

Se avesse potuto intuire prima la beffa cui andava incontro, non avrebbe mai lasciato crocifiggere quel Galileo. [52]
[45] “La frenesia mimetica sembra pronta a risolversi, come sempre, in unanimità. Se questa si fosse prodotta, se il mimetismo violento avesse veramente trionfato, non vi sarebbe stato alcun Vangelo, non vi sarebbe stato in pratica che un mito di più.” Vedo Satana cadere come la folgore
[46] “Perché abbia luogo la rivelazione evangelica, è necessario che il contagio violento contro Gesù sia e nello stesso tempo non sia unanime. Esso dev’essere unanime, affinché il meccanismo si verifichi, e non dev’essere unanime, affinché il meccanismo possa venir rivelato. Queste due condizioni non sono raggiungibili simultaneamente, ma possono realizzarsi in momenti successivi, ed è quanto è avvenuto, con ogni evidenza nel caso della Crocifissione, permettendo finalmente la rivelazione del meccanismo vittimario.” Vedo satana cadere come la folgore
[47] Col 2 14-15 (?)
[48] “Girard ci mostra come con Gesù Cristo sia avvenuta una trasformazione radicale delle modalità del processo vittimario. Cristo ha proclamato l’innocenza della vittima e ha svelato i «meccanismi» che conducevano all’«antica via degli empi» (9). Cristo, vittima prescelta di una comunità in crisi, invece di riconciliare tra loro i suoi persecutori, li ha sconvolti, consegnati alla luce insostenibile di una dolorosa rivelazione. Siamo noi uomini, rivela Cristo-Paracleto, responsabili della nostra stessa violenza, della condanna e della morte degli eroi dei miti, dei martiri, e di tutte le altre vittime innocenti. Cristo ha così messo a nudo la nostra tragica incapacità di riconciliarci senza uccidere.” Il risentimento
[49] Vedo Satana Cadere come la Folgore
[50] «Recentemente Schwager ha sottolineato che, dal mio punto di vista, la conversione era una condizione preliminare per la conoscenza. Io dico effettivamente che per conoscere la vittima emissaria occorre una specie di conversione, poiché significa riconoscersi come persecutore» R. GIRARD, Celui par qui le scandale arrive, p. 99
[51] “Il disvelamento del meccanismo sacrificale, secondo Girard, avviene senza più alcuna sbavatura nella Passione di Cristo68. Nei racconti evangelici della passione, la similarità al mito appare schiacciante: l’ennesimo “sacrificio arcaico” eseguito da una folla unanime su una vittima creduta colpevole. Drammatico appare la descrizione del contagio mimetico che trascina nel vortice anche i discepoli e in particolar modo Pietro69. Ma come non si stanca di dirci Girard, accanto a queste innegabili somiglianze, una grande differenza: nel mito la vittima è sempre ritenuta colpevole. In questi racconti invece la Vittima appare essere l’Innocente per eccellenza: i racconti sono stati composti in ordine alla perpetuazione della memoria dell’innocenza della vittima. Ma questi testi sono testi post-pasquali, sono illuminati dalla luce della Pasqua e della Pentecoste. Cioè alla luce del fatto che un piccolo gruppo di persone che “si è ravveduto”, ha trovato la forza di uscire dal cerchio e costituire un piccolo resto che contesta la versione della folla. Pietro, per poter annunciare la resurrezione di Cristo, ha dovuto sottoporsi ad un processo di conversione. È attraverso l’esperienza di conversione che si è arrivati alla possibilità della nuova lettura della passione di Cristo. Senza la conversione di Pietro e degli altri discepoli, i vangeli per assurdo non sarebbero stati scritti. Avremmo avuto al loro posto un mito in più. Ecco dunque di nuovo tornare la centralità del processo di conversione al cuore stesso della fede” http://www.zikomo.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/Dal-sacrificio-arcaico-al-sacrificio-di-Cristo-Estratto.pdf
[52] Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla; [7]parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. [8] Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.(1Cor 2 6-8)
 

06 luglio 2017

René Girard: La religione come strumento di Satana. 6/9: vita e morte di Gesù: il trionfo di Satana.

di Hercule Flambeau
Se l’occultamento nel sacro dell’uccisione di un innocente sull’altare della pacifica convivenza sociale è opera di Satana, il suo capolavoro si compì, per un istante, sul Calvario. Già nella storia ebraica tutta l’umanità è stirpe di Caino, il fondatore della civiltà è l’uccisore del fratello innocente ma l’apice della violenza mimetica contro un essere indifeso, lo si raggiunse con il sacrificio dell’agnello più puro (o, a scelta, del giovane capro espiatorio) [38], nel realizzarsi sul Golgota dell’empio vaticinio di Caifa, degno figlio di Satana:

“Allora i sommi sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dicevano: ‘Che facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione’. Ma uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno, disse loro: ‘Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera.’ Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi.” [39]

Gesù, per chi se lo fosse perso , nacque a Betlemme e crebbe a Nazareth; visse da uomo integro, fece bene e si fece volere bene, diede a Cesare ciò che era di Cesare e nessuno ebbe nulla da eccepire finché, verso i trent’anni, cominciò anche a dare a Dio ciò che è di Dio. Allora cominciò a parlare con autorità, a compiere miracoli, a rimettere i peccati e a resuscitare i morti. Venne preso, giudicato, schernito e torturato; ucciso come l’ultimo dei malfattori.

Già nella legge mosaica il popolo ebraico sceglieva due capri per il rito: il primo, di Dio, veniva immolato sull’altare, il secondo, di Satana, veniva abbandonato libero nel deserto carico dei peccati del popolo. Gesù o Barabba? Gesù e Barabba. Egli fu ammazzato per il timore del potere, politico e religioso, che la sua permanenza nel mondo dei viventi portasse ulteriore scompiglio e ribellione. Il giusto fu immolato come vittima per placare gli animi, ucciso per la buona pace e prosperità del regno dei potenti.

La violenza della folla e del governo contro di Lui saziò la brama di sangue del popolo e ristorò il desiderio di ordine delle autorità. Per una volta tutti furono d’accordo: il popolo e il governo. “Tutti erano contro di lui. […] In modo che il governo gliene voleva come l’ultimo dei carrettieri.” Gran brutto affare. [40]

Spesso si ricorda come l’atto più ecumenico della storia della Chiesa sia stato, al suo inizio, il tradimento del Maestro da parte di tutti i suoi discepoli. Nessuno escluso. Nell’ottica in cui abbiamo analizzato gli eventi, questo particolare non fu né secondario né incidentale. Anche nel caso della morte di Cristo operava, potente, quella che fin qui abbiamo definito unità mimetica, la forza che coagula tutti gli uomini contro un unico capro espiatorio.

Il Demonio, in ogni caso, è uno spirito pragmatico : non richiese necessariamente che tutti prendessero parte attiva all’omicidio, fu sufficiente che non si opponessero alla volontà popolare eccitata dalle menzogne del potere. Al Demonio bastò che gli uomini di buona volontà si accontentassero di non fare nulla, era sufficiente che si rinchiudessero per paura dei giudei in qualche sala congressi, ad ammuffire nel ricordo di quell’uomo vissuto da grande ma condannato e ucciso dagli uomini. [41]

Satana scaccia Satana e ristabilisce il suo regno iniquo. Addirittura due Vangeli su quattro ci riportano il grido di Cristo dalla croce: “Eloì, Eloì, Lemà Sabactani” che vuol dire: “Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato?” [42] È il momentaneo ed effimero trionfo del Demonio. [43] È il tempo in cui Pilato e Caifa divennero amici, quando i poteri di questo mondo si riequilibrarono per un attimo facendo calare una cappa di quiete e di morte sul mondo; una pace finalmente ristabilita sulla docile menzogna. [44]
[38] Louis Charbonneau-Lassay, The Bestiary of Christ. Translated and abridged by D.M. Dooling. P. 83
[39] Giovanni 11,45-53
[40] “Tutti erano contro di lui. Tutti volevano la sua morte. È strano. Mondi che di solito non erano insieme. Il governo e il popolo. In modo che il governo gliene voleva come l’ultimo dei carrettieri. Tanto quanto l’ultimo dei carrettieri. E l’ultimo dei carrettieri come il governo. Tanto quanto il governo. Era essere sfortunati. Quando si ha l’uno per sé, l’altro contro di sé a volte se ne scampa. Ce la si cava. Si può cavarsela. Si può scamparla. Ma lui non se la sarebbe scampata. Sicuramente non se la sarebbe scampata. Quando si hanno tutti contro di sé. Cosa aveva dunque fatto a tutti. Ve lo dirò: Aveva salvato il mondo.” C. Peguy, Il mistero della carità di Giovana d’arco.
[41] “Bad men need nothing more to compass their ends, than that good men should look on and do nothing” John Stuart Mill, Inaugural Addresse, Delivered to the University of St. Andrews: Feb. 1st 1867
[42] “Nella “Chute”, Albert Camus fa osservare al suo personaggio principale che l’«Eli, Eli, Lama Sabachtani» è stato «censurato» da due Vangeli su quattro (17). Come si rivela più profonda Simone Weil nel giudicare la presenza di questa frase negli altri due Vangeli come un segno palese della loro origine soprannaturale: per assumere così radicalmente il carattere naturalistico della morte, il testo evangelico deve poggiare sull’incrollabile certezza di una trascendenza estranea a questa morte.“ [delle cose nascoste fina dalla fondazione del mondo, p. 128]
[43] Vedo Satana cadere come la Folgore
[44] “La produzione desiderante è l’utopia di un mondo senza conflitti, una grande nube d’inchiostro destinata a nascondere una capitolazione senza condizioni.” Il risentimento
 

01 luglio 2017

Vagliate tutto e trattenete ciò che vale/3. Sulla pubblicistica Jihadista

di Hercule Flambeau




Perché il tentativo di separazione tra “vero Islam” e “Islam politico” è destinata a naufragare? Se il problema, dal punto di vista religioso, è che non c’è separazione tra Religione e Politica nella testa di un Islamico, non potremmo provvedere a separare i due concetti anche nella cultura Mussulmana?


Da dove viene la peculiarità della cultura occidentale che non si ritrova anche in quella mussulmana? Non certo da uno scontro, da un bilanciamento di forze in campo tra la Chiesa e l’Impero. Né da una improvvisa e possibilmente eterodiretta rivoluzione dei lumi che releghi la religione a rintanarsi nella sua propria sfera, lontano dalla pubblica ribalta.
Il rifiuto della violenza deriva dalla religione stessa, che sta al fondamento di ogni civiltà. Il cristianesimo infatti, identifica Dio con il Logos, rendendo “impossibile a Dio” una richiesta irragionevole e così fondando la possibilità di “autonomia nel suo ambito” di un rigoroso e serio percorso di conoscenza personale (nell’ordine del perseguimento della salvezza della propria anima) e sociale (nell’ordine del perseguimento del bene pubblico).

Per eradicare la violenza (latente nella maggior parte dei casi) che cova nella religione Islamica dovremmo dunque toccare il concetto stesso di Dio: Allah infatti non sarebbe più totalmente trascendente rispetto all’uomo e l’uomo sarebbe fatto della stessa stoffa di Dio. Conseguentemente si potrebbe sottoporre a vaglio critico la religione islamica stessa, convertirsi ad altro, ecc. ecc. come un domino si sgretolerebbe tutta la religione della “sottomissione”. …La preoccupazione degli integralisti è più che fondata.[1]
 
In assenza di questo qualunque approccio, per quanto “religioso”, verrà visto solo nel suo risvolto politico poiché nella testa dei destinatari i due aspetti sono inscindibili. Anche quando viene riconosciuto a Benedetto XVI una lettura corretta di quello che i terroristi Islamici intendono per Islam (e sono nel loro pieno diritto di interpretare) [2] questa lettura non viene interpretata come una ricerca del vero, ma come un’arma da utilizzare contro gli islamici stessi, come lo studio della morfologia del campo di battaglia prima di uno scontro. Essi si dolgono che il nemico abbia letto i fatti correttamente perché questo comporta uno svantaggio per la loro fazione.


L’ "illuminismo" o "umanesimo islamico" esattamente come fece il primo, non rispetterebbe l’essenza della religione Islamica ma si limiterebbe a piegarla alla tradizione Occidentale e, dunque, al Cristianesimo. Perché è INDUBITABILE che la separazione tra sfera politica e sfera religiosa l’Occidente l’ha mediata da Gesù Cristo e solo da Lui. Né Roma, né Atene né tanto meno il popolo ebraico hanno mai conosciuto questa impostazione che invece era tipica e ontologicamente inscritta nel cristianesimo anche quando ai tempi del Sacro Romano Impero e dello Stato Vaticano era meno evidente.

« In principio era il Logos
e il Logos era presso Dio
e il Logos era Dio
Questi era in principio presso Dio.

Tutto è venuto ad essere
per mezzo di Lui,
e senza di Lui
nulla è venuto ad essere
di ciò che esiste
.»
 
E’ la religione che ci ha insegnato che Dio è ragione. E’ una verità rivelata. Dunque ribaltiamo completamente la frittata: non è un problema di poco amore, di scarsa misericordia o di scorretto utilizzo della ragione: un problema esclusivamente religioso.
Possiamo indorare la pillola quanto vogliamo ma gira che ti rigira il problema di fondo è sempre e solo uno: l’unica vera religione è il cristianesimo; il resto è oppio dei popoli e strumento di governo.
Tanto è vero che, nessun Islamico moderato, accetterebbe mai di sottoporre la sua religione al vaglio della ragione e di “limitare” l’onnipotenza di Allah alla sola sfera del “razionale”. Lo sintetizzò chiaramente ancora Benedetto XVI a Ratisbona:

“L'affermazione decisiva in questa argomentazione contro la conversione mediante la violenza è: non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio. [5] L'editore, Theodore Khoury, commenta: per l'imperatore, come bizantino cresciuto nella filosofia greca, quest'affermazione è evidente. Per la dottrina musulmana, invece, Dio è assolutamente trascendente. La sua volontà non è legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza. [6] In questo contesto Khoury cita un'opera del noto islamista francese R. Arnaldez, il quale rileva che Ibn Hazm si spinge fino a dichiarare che Dio non sarebbe legato neanche dalla sua stessa parola e che niente lo obbligherebbe a rivelare a noi la verità. Se fosse sua volontà, l'uomo dovrebbe praticare anche l'idolatria. [7] 
 A questo punto si apre, nella comprensione di Dio e quindi nella realizzazione concreta della religione, un dilemma che oggi ci sfida in modo molto diretto. La convinzione che agire contro la ragione sia in contraddizione con la natura di Dio, è soltanto un pensiero greco o vale sempre e per se stesso? Io penso che in questo punto si manifesti la profonda concordanza tra ciò che è greco nel senso migliore e ciò che è fede in Dio sul fondamento della Bibbia.” 
 
Da qui si capisce anche l’enorme boiata del nuovo presidente della CEI Gualtiero Bassetti che l’altro giorno ha dichiarato:

"Non sono le religioni che provocano la violenza o il terrorismo; sono schegge impazzite di religioni. Ne abbiamo avute anche nel mondo cattolico. Molti dei brigatisti rossi venivano, per esempio, dalle nostre università cattoliche. Si parla di terroristi islamici, ma non sono islamici, anche se quando uccidono o mentre si fanno esplodere pronunciano il nome di Allah. Non sono islamici; sono delle povere creature pazze di furore, impazzite di odio" [3]
 
E’ esattamente il contrario: la religione provoca violenza, terrorismo e guerra. Ma violenza, terrorismo e guerra SOTTO CONTROLLO, canalizzate, focalizzate contro ben specifici capri espiatori. Che siano gli “infedeli” oppure i “pro-life” oppure gli “immigrati” tutte le false religioni, laiche o clericali, hanno la loro vittima preferita.

L’unico che ha redento anche la religione è stato Gesù Cristo, tramite i suoi testimoni e il suo Vangelo (la buona novella). Tutte le altre religioni, fuori dal Logos, sono religioni di violenza. Che siano Luterani, Islamici o Radicali alla Pannella.

Leggete sotto cosa ne pensano i jihadisti:
“Perchè vi odiamo e perchè vi combattiamo:
1) Vi odiamo, prima di tutto e soprattutto, perché siete miscredenti, rifiutate l’unicità di Allah – che ve ne rendiate conto oppure no – facendovi complici nel Suo culto, bestemmiate contro di lui, asserendo che Egli ha un figlio, fabbricate menzogne contro i suoi profeti e messaggeri, e vi lasciate andare ad ogni sorta di pratica demoniaca.

2) Vi odiamo perché le vostre società liberali, secolarizzate, permettono esattamente quello che Allah ha proibito e impediscono molte delle cose che ha permesso, un problema che non vi riguarda perché voi ponete una separazione tra religione e stato, in questo modo assicurando la suprema autorità ai vostri capricci e desideri tramite i legislatori che mandate al potere. Nel far questo cercate di derubare Allah del Suo diritto a ricevere obbedienza e tentate di usurpare quel diritto arrogandolo a voi stessi “la legge non è null’altro che Allah” (Yusuf 40.

3) Per quanto riguarda gli atei, vi odiamo e vi dichiariamo Guerra perchè vi rifiutate di credere nell’’esistenza del vostro Signore e Creatore.

4) Vi odiamo per I vostri crimini contro l’Islam e vi dichiariamo Guerra per punirvi delle vostre trasgressioni contro la nostra religione.

5) Vi odiamo per I vostri crimini contro I Mussulmani; I vostri droni e le bombe dei vostri aerie uccidono e perseguitano la nostra gente in tutto il mondo.

6) Vi odiamo per aver invaso la nostra terra e vi combattiamo per respingervi e scacciarvi.

Ciò che è importante comprendere qui è che se anche qualcuno può ipotizzare che le vostre azioni di politica internazionale sono in larga misura ciò che guida il nostro odio, questa particolare ragione per odiarvi è secondaria, infatti abbiamo menzionato questa particolare ragione solo alla fine della lista riportata sopra. Il fatto è che se anche voi smetteste di bombardarci, imprigionarci, torturarci, umiliarci e usurpare le nostre terre, continueremmo ad odiarvi perché la principale ragione di odio continuerebbe ad esistere fino a che voi non accettaste l’Islam. Anche se pagaste la jizyah e viveste sotto l’autorità dell’islam in umiliazione, continueremmo ad odiarvi. Senza alcun dubbio smetteremmo di combattervi così come smettiamo di combattere contro ogni infedele che fa un patto con noi, ma non smetteremmo di odiarvi.” [4]
 
Altro che pazzi, questi signori danno due giri in lucidità e intelligenza al nuovo presidente della CEI. Il Demonio non è mai stato stupido.


[1] Su questo vi suggerisco di vedervi il film “Silence” di Scorsese che ben mostra, eterogenesi dei fini, come un uomo, a fronte di un cedimento nell’ordine “simbolico”, abbia già imboccato la strada del rinnegamento.
[2] Vedi il primo articolo
[3] http://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/700-per-francesco-totti-brividi-buoni-per-il-card-bassetti-brividi.html
[4] Why we hate you & why we fight you, Dabiq, n.15, 1437, pp 75
 

29 giugno 2017

René Girard: La religione come strumento di Satana. 5/9: La religione come strumento di Satana.

di Hercule Flambeau
Ci sono due aspetti abbastanza evidenti che abbiamo dato per scontato nel precedente paragrafo e che ora dobbiamo affrontare. Tutta la comunità, in preda a conflitti intestini sempre più distruttivi e violenti, scopre la causa e la soluzione dei suoi problemi in un colpevole, un pharmakos come lo chiamavano gli ateniesi, una volta eliminato il quale, la pace torna effettivamente a regnare. Le domande che a questo punto dobbiamo obbligatoriamente porci sono:

a) La vittima era veramente causa della violenza dilagante?
Anche solo il porre questa domanda potrebbe far sorridere più d’uno. Una risposta negativa è ovvia e scontata per noi moderni. Nell’antichità tuttavia il collegamento tra l’omicidio compiuto e i suoi benefici effetti deve aver inebriato anche le menti più elette, lasciando pochi dubbi in merito. I sacrifici, umani e animali, si trovano infatti nella totalità delle culture antiche.
Se anche un osservatore attento e onesto con se stesso avrebbe potuto sollevare qualche dubbio sulla liceità di tale atto di violenza nondimeno uno degli ultimi sostenitori del paganesimo classico, Filostrato, racconta orgogliosamente di come, dopo un primo tentennamento, tutti gli Efesini si decisero a lapidare un povero vecchio mendicante al fine di debellare la peste che affliggeva la loro città. [29]

b) Chi spinse quegli uomini a lanciare la prima pietra? Chi indicò per primo questa comoda scappatoia?
Il problema di ogni anarchia , di ogni violenza anarchica, come fa notare Chesterton, non è tanto nella sua forza dirompente, quanto nel fatto che in se stessa non possiede la facoltà di arrestarsi. [30] Questa caratteristica porterebbe inevitabilmente, in un breve lasso di tempo, all’autodistruzione della violenza stessa, a un’implosione violenta del mondo sociale: fine dei giochi. Ogni regno diviso in se stesso non può durare. [31]

Solo uno , fin dal principio della storia, ha interesse al mantenimento di uno stato perpetuo di violenza, prevaricazione, morte e menzogna: il principe di questo mondo, Satana.
Come dunque il regno della violenza può perpetrarsi senza autodistruggersi? Attraverso l’omicidio di un innocente, coalizzando tutti gli attori su un unico atto di violenza (fosse anche simbolico) volto ad uccidere il colpevole di tutti i mali. Ecco come Satana scaccia Satana. [32] La religione dunque è un meccanismo di perpetuazione della violenza, è lo strumento tramite cui Satana mantiene il suo dominio all’interno di un contesto reso di per sé freneticamente mutevole e mortalmente diviso.

Il Demonio , tramite un ingegnoso costrutto sociale, permette il temporaneo e imperfetto ristabilirsi di un ordine apparente al fine di perpetuare una violenza più grande e duratura: interrompe il coito per prolungare il piacere.

L’innocenza della vittima è un segreto che non può essere rivelato, pena il cadere di tutto il castello di carte, basato sul presupposto della colpevolezza reale della vittima stessa. Come ulteriore assicurazione contro il possibile sorgere di qualunque dubbio, Satana ha suggerito anche la creazione di una narrativa differente, elegante, rispetto alla cruda e prosaica verità. Per questo fin dall’antichità tutte le culture hanno elaborato dei miti.

Il mito non è che il racconto romanzato dell’omicidio mimetico, esso è costruito appositamente al fine di occultare la violenza gratuita per far emergere ciò che la propaganda del Demonio vuole che si tramandi: a) la vittima era colpevole di aver portato il male nella società b) la sua uccisione, in una sfrontata fallacia post hoc ergo propter hoc, è la causa del ristabilirsi dell’ordine c) non essendo possibile a nessun umano né portare tanto scompiglio né risolvere tanto male con la propria morte, è evidente che la vittima fosse un essere soprannaturale, un dio, un eroe… [33]

Ogni mito antico si sostanzia di questi elementi, Edipo, Romolo e Remo, [34] miti e riti presenti in tutte le civiltà a partire dalla coltissima Grecia [35] fino alla Roma patria del diritto. [36] La vittima stessa, tramite l’astuta propaganda Demoniaca, diventa strumento di trionfo dei suoi stessi carnefici.
Girard dichiara che non solo questo perverso meccanismo satanico di alterazione della verità non è mai stato scardinato ma, anzi, non è nemmeno mai stato messo seriamente in dubbio dagli uomini. Da sempre infatti la Storia la scrivono i vincitori e Satana, tramite la menzogna mitica, ha scritto fin dal principio la storia di questo mondo. Dopo tutto “egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna”. [37]
[29] “Apollonio di Tiana era un celebre guru del secondo secolo dopo Cristo, e, negli ambienti pagani, i suoi miracoli erano ritenuti di gran lunga superiori a quelli di Gesù. Il più spettacolare di questi miracoli è certamente l’aver salvato la città di Efeso da un’epidemia di peste, avvenimento di cui possediamo un resoconto grazie a Filostrato, scrittore greco del secolo successivo che ha composto una “Vita di Apollonio di Tiana” (1). Gli Efesi non riuscivano a liberarsi di questa epidemia. Dopo aver tentato molti rimedi inutili, si rivolsero ad Apollonio, che, con mezzi soprannaturali, si recò da loro in un batter d’occhio, dando l’annuncio che il male sarebbe subito cessato: ««Fatevi coraggio, perché oggi stesso metterò fine a questo flagello». E con tali parole condusse l’intera popolazione al teatro, dove si trova l’immagine del dio protettore. Lì egli vide quello che sembrava un vecchio mendicante, il quale astutamente ammiccava gli occhi come se fosse cieco, e portava una borsa che conteneva una crosta di pane; era vestito di stracci e il suo viso era imbrattato di sudiciume. «Apollonio dispose gli Efesi intorno a sé, e disse: ‘Raccogliete più pietre possibile e scagliatele contro questo nemico degli dèi’. Gli Efesi si domandarono che cosa volesse dire, ed erano sbigottiti all’idea di uccidere uno straniero così palesemente miserabile, che li pregava e supplicava di avere pietà di lui. Ma Apollonio insistette, e incitò gli Efesi a scagliarsi contro di lui e a non lasciarlo andare. «Non appena alcuni di loro cominciarono a colpirlo con le pietre, il mendicante che prima sembrava cieco gettò loro uno sguardo improvviso, mostrando che i suoi occhi erano pieni di fuoco. Gli Efesi riconobbero allora che si trattava di un demone, e lo lapidarono sino a formare sopra di lui un grande cumulo di pietre. «Dopo qualche momento, Apollonio ordinò loro di rimuovere le pietre e di rendersi conto di quale animale selvaggio avevano ucciso. Quando dunque ebbero riportato alla luce colui che pensavano di aver lapidato, trovarono che era scomparso, e che al suo posto c’era un cane simile nell’aspetto a un molosso, ma delle dimensioni di un enorme leone. Esso stava lì sotto i loro occhi, spappolato dalle loro pietre, e vomitando schiuma come fanno i cani rabbiosi. A causa di questo la statua del dio protettore, Eracle, venne posta proprio nel punto dove il demone era stato ammazzato»(2). Questo è dunque l’orrendo miracolo. Se l’autore fosse cristiano lo si accuserebbe senza alcun dubbio di calunniare il paganesimo. Ma Filostrato era un pagano militante, ben deciso a difendere la religione dei suoi antenati, e la storia di questo assassinio premeditato gli pareva adatta a rinfrancare i suoi correligionari, e a dar nuovo vigore alla loro resistenza contro il cristianesimo. Sul piano che oggi noi diremmo «mediatico» egli di sicuro non si ingannava: la sua opera ebbe un tale successo che Giuliano l’Apostata la rimise in circolazione nel quarto secolo, durante quello che è stato l’estremo tentativo di salvare il paganesimo.” R. Girard, Vedo Satana cadere come la folgore.
[30] “Il mondo moderno è come il Niagara. E’ splendido, ma non è forte. E’ debole come l’acqua, come il Niagara. L’obiezione a una cascata non è che è assordante o pericolosa o anche distruttiva, è che non può fermarsi […]lo Stato è improvvisamente e tranquillamente impazzito. Dice assurdità e non può fermarsi […] non che una cosa simile non gli era mai passata per il cervello. Eppure pochi giorni è che accetta ciò che è abnorme ma che non può recuperare ciò che è normale […]la definizione di ogni crimine è diventata sempre più vaga e si diffonde come una nube che si spalma e si rarefà su paesaggi sempre più ampi” Chesterton, eugenetica e altri malanni.
[31] “Ogni regno diviso contro se stesso va in rovina, e ogni casa divisa contro se stessa crolla. 18 Se dunque anche Satana è diviso contro se stesso, come può durare il suo regno?” Luca 11,14-23
[32] «Ogni regno diviso contro se stesso va in rovina; ed ogni città o casa, divisa contro se stessa non può durare. 26 Ora, se Satana scaccia Satana, egli è diviso contro se stesso, come dunque può durare il suo regno?” Matteo 12,22-32
[33] “Satana è il mimetismo nel suo potere più segreto, quello di generare false divinità in mezzo alle quali sorgerà il cristianesimo” R. Girard Vedo Satana Cadere come la folgore. P. 100
[34] Remo venne ucciso poiché aveva effettivamente violato il confine tracciato dal fratello
[35] “Ogni volta che Marsiglia, una tra le più antiche e splendide città greche, era infestata da una pestilenza, un uomo delle classi povere si offriva come capro espiatorio. Per tutto un anno veniva mantenuto a spese pubbliche. Allo spirar dell’anno, veniva vestito con abiti sacri, ornato di sacri rami e condotto per tutta la città, mentre si innalzavano preghiere perché tutti i mali del popolo ricadessero sulla sua testa. Alla fine lo cacciavano dalla città oppure il popolo fuori delle mura lo lapidava a morte.” E ancora “Gli Ateniesi mantenevano regolarmente un certo numero di creature degradate e inutili alle spese dello Stato, e quando cadeva sulla città qualche calamità, come pestilenze, siccità o carestie, sacrificavano come capri espiatori due di questi infelici. Ma tali sacrifici non erano limitati a straordinarie occasioni di pubbliche calamità; sembra che ogni anno alla festa delle Targelie, a maggio, si portassero fuori di Atene e si uccidessero per lapidazione due vittime, una per gli uomini e una per le donne’’ James George Frazer, Il Ramo d’Oro
[36] “Ogni anno, il 14 marzo si portava in processione per le vie di Roma un uomo vestito di pelli, il quale, dopo essere stato battuto con lunghi bastoni, si cacciava via dalla città. Quest’uomo si chiamava Mamurio Veturio, ossia ‘il vecchio Marte’, e poiché la cerimonia aveva luogo il giorno avanti il primo plenilunio di marzo nell’antico anno romano (che cominciava il primo marzo) l’uomo vestito di pelli doveva rappresentare il marzo dell’anno vecchio che veniva cacciato via al principio dell’anno nuovo” James George Frazer, Il Ramo d’Oro
[37] Giovanni 8,37-44
 

24 giugno 2017

Vagliate tutto e trattenete ciò che vale/2. Sulla pubblicistica jihadista


di Hercule Flambeau

PROLOGO: Stanco di meditare i profondi articoli di Famiglia Cristiana,  l’altra sera ho deciso di saltare la sponda e dedicarmi alla spiritualmente proficua lettura di qualche pregevole pubblicazione Jihadista.

Se, come abbiamo visto in precedenza, l’approccio di Benedetto XVI riusciva addirittura a strappare un briciolo di malcelato rispetto da parte degli stessi Jihadisti, come viene percepita la linea attuale, quella fondata sul “dialogo” ?

« Malgrado la chiarezza usata dai papi passati in merito alla loro ostilità verso l’Islam e i suoi insegnamenti, il papa attuale, Francesco, ha sfidato la realtà dei fatti al fine di promuovere la perversione degli insegnamenti islamici portata avanti dagli apostati presentandola come la vera religione dei Massulmani. Così mentre Benedetto, e molti prima di lui, hanno enfatizzato l’ostilità tra i pagani Cristiani e i Mussulmani monoteisti, il lavoro di Francesco è indubbiamente più subdolo e sottile, tenendosi ben alla larga da espressioni conflittuali che potrebbero offendere coloro che falsamente si proclamano Islamici. Questi apostati, con i quali i Crociati si sono ritrovati, giocano un ruolo perfetto per permetterne l’infiltrazione in terra Islamica. […] Francesco ha imboccato la strada già percorsa dai suoi interlocutori, dai “docenti” apostati di al-Azhar e Medina, cioè il sentiero di ignorare la chiamata a combattere contro il politeismo e i suoi sostenitori per mezzo del Corano e della Sunna – scegliendo invece di alterare la religione in una qualche demoniaca fantasia “interreligiosa”, ben lontana dalla verità, che ognuno è naturalmente inclinato a cercare. Questo fa tutto parte di un piano per demilitarizzare l’Islam o, per dirla più correttamente, per rimuovere il chiaro obbligo dettato dal Corano e dalla Sunna di combattere la jihad contro i pagani fino a che il mondo non sia governato dalla Sharia. E’ proprio quello che Lawrence Franklin, un uomo dei servizi segreti Israeliani che ha lavorato per il governo degli Stati Uniti, ha consigliato al papa, cioè che si sarebbe potuto: “sfidare i leader islamici a varare riforme specifiche che sradichino la giustificazione teologica dei comportamenti violenti e intolleranti”» [1]

Le motivazioni legate alle innumerevoli esternazioni “dialoganti” che arrivano dal Papa in giù vengono dunque lette come un tentativo POLITICO (che fa rima a volte anche con gesuitico) di far prevalere la propria fazione sulle altre.
In quest’ottica vengono interpretati i fini che muovono sia gli Islamici “moderati”, sia i dialogatori di professione. E risulterebbero anche razionali le conseguenze attese che impediscono ciascuno dall’essere del tutto sincero in ciò che afferma. Ognuno, nel perseguimento del suo obiettivo politico a scapito dell’Islamismo radicale trarrebbe giovamento da un certo “fumus” garantendo una situazione win-win per tutti i fronti in guerra secondo l’intramontabile principio: “il nemico del mio nemico è mio amico”.

A) I mussulmani integralisti con tutte le loro affermazioni mirano ad aumentare il livello dello scontro con l’occidente non per conquistarlo ma per serrare i propri ranghi, guadagnare terreno per la propria corrente ed attirare forze dall’area mussulmana “moderata” immolando cittadini occidentali e/o altri mussulmani.

B) I mussulmani “moderati” mirano ad ottenere riconoscimento e supporto da parte della comunità occidentale al fine di immolare i propri avversari tramite l’etichetta di: mussulmani integralisti. L’etichetta di “moderato” infatti, al di là dell’eccezione usata in questo articolo, va a colpire frange differenti a seconda del momento politico e della convenienza: Wahhabiti/Salafiti/Sunniti/Sciiti che siano. Ed ogni corrente “moderata” ha anche, a lato, un suo braccio armato integralista.

C) I politici occidentali mirano ad ottenere benefici dall’alleanza con le forze politiche mussulmane “moderate” giocando sulle geometrie variabili del mondo arabo e immolando i mussulmani integralisti tramite due strumenti: guerra aperta e colonizzazione culturale.
Qual è infatti il mezzo, oltre quello bellico, che si è deciso di utilizzare per modificare alcuni contenuti della religione islamica cercando, in particolare, di epurarla dalle sue componenti violente? Senza ombra di dubbio la colonizzazione culturale dell’islamismo radicale con l’islamismo “moderarato” Invertendo il percorso seguito negli ultimi cinquant’anni dalla politica Maomettana (andatevi a vedere con che razza di minigonne giravano le iraniane a Theran negli anni ’70).
Il tentativo in atto è chiaramente sintetizzato da personaggi come Wael Farouq e molti altri “modernisti islamici” [2] che, ad esempio sul Sussidiario, [3] propugnano l’idea di una separazione dell’Islam politico dal “Vero Islam”, di un “rinascimento” o “illuminismo” islamico.
I cattolici dialoganti viaggiano dunque, tra gli scossoni, i mezzo a tre veri e propri vasi di ferro, timorosi del fatto che, se dicessero la verità, li avrebbero tutti contro. Dunque “dialogano” e, mentre dialogano, sperano di ottenere qualche vantaggio indiretto; in particolare sperano che questa politica di alleanze e pressioni culturali possa sollevarli dalle violenze di cui sono vittime (non solo nel martirio ma anche in una discriminazione quotidiana che subiscono nei paesi “moderati”). [4]

I cattolici dialoganti mirano ad ingraziarsi i mussulmani moderati, i politici occidentali e provano ad imbonire i mussulmani integralisti immolando la Verità delle cose. Quale verità? Il fatto che né “rinascimento” né “illuminismo” sono le vere radici da cui è sorta la civiltà occidentale… La falsità di quello che Romano Amerio, e prima di lui il Manzoni, chiamava “cristianesimo secondario”. [5] (continua…)


[1] In the words of the enemy, Dabiq, n.15, 1437, pp 75
[2] http://m.nigrizia.it/2017/05/04/addio-al-filosofo-del-modernismo-islamico/21478
[3] http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2017/5/27/STRAGE-DI-COPTI-IN-EGITTO-Farouq-i-terroristi-vogliono-la-guerra-tra-cristiani-e-musulmani/766084/
[4] Il suo sistema consisteva principalmente nello scansar tutti i contrasti, e nel cedere, in quelli che non poteva scansare. Neutralità disarmata in tutte le guerre che scoppiavano intorno a lui, dalle contese, allora frequentissime, tra il clero e le podestà laiche, tra il militare e il civile, tra nobili e nobili, fino alle questioni tra due contadini, nate da una parola, e decise coi pugni, o con le coltellate. Se si trovava assolutamente costretto a prender parte tra due contendenti, stava col più forte, sempre però alla retroguardia, e procurando di far vedere all'altro ch'egli non gli era volontariamente nemico: pareva che gli dicesse: ma perché non avete saputo esser voi il più forte? ch'io mi sarei messo dalla vostra parte. […] Ma siccome v'eran poi finalmente al mondo, e vicino a lui, persone ch'egli conosceva ben bene per incapaci di far male, così poteva con quelle sfogare qualche volta il mal umore lungamente represso, e cavarsi anche lui la voglia d'essere un po' fantastico, e di gridare a torto. Era poi un rigido censore degli uomini che non si regolavan come lui, quando però la censura potesse esercitarsi senza alcuno, anche lontano, pericolo. Il battuto era almeno almeno un imprudente; l'ammazzato era sempre stato un uomo torbido. A chi, messosi a sostener le sue ragioni contro un potente, rimaneva col capo rotto, don Abbondio sapeva trovar sempre qualche torto; cosa non difficile, perché la ragione e il torto non si dividon mai con un taglio così netto, che ogni parte abbia soltanto dell'una o dell'altro. Sopra tutto poi, declamava contro que' suoi confratelli che, a loro rischio, prendevan le parti d'un debole oppresso, contro un soverchiatore potente. Questo chiamava un comprarsi gl'impicci a contanti, un voler raddirizzar le gambe ai cani; diceva anche severamente, ch'era un mischiarsi nelle cose profane, a danno della dignità del sacro ministero.
[5] R. Amerio, Iota Unum
 

22 giugno 2017

René Girard: La religione come strumento di Satana. 4/9: La religione come sovrastruttura

di Hercule Flambeau

La violenza, in qualunque sua declinazione (diretta, indiretta, fisica, morale, personale, sociale…), sta dunque a fondamento di tutte le relazioni umane. [21] Il desiderio si ingenera non dalla cupidigia per un oggetto qualunque, ma dalla brama di raggiungere e superare il prossimo per mezzo del possesso di qualcosa. [22] Questo confronto si avvia in modo incruento ma, rapidamente, cresce in ferocia trasformando il modello, il “doppio mimetico”, in un letale rivale che, desiderando il possesso delle stesse cose che noi desideriamo, si oppone al raggiungimento del nostro agognato compimento.
Il confronto al fine del possesso di un oggetto può sussistere, in sé, soltanto negli stadi iniziali dell’ escalation; mano a mano che il duello si incrudelisce, si fa strada sempre più una identità, una con-fusione tra i contendenti. I doppi mimetici si fondono l’uno nell’altro fino ad essere incapaci di scindere il desiderio dell’oggetto dal desiderio di sopraffazione dell’altro. L’oggetto stesso passa in secondo piano dato che, una volta che uno dei due l’abbia ottenuto, i contendenti battaglieranno o per la difesa dello stesso o per l’appropriazione di qualcos’altro.
La peculiarità del meccanismo mimetico è quella di non influenzare solo le relazioni tra i singoli individui ma di spandersi all’interno di una comunità come un morbo infettivo, aumentando esponenzialmente il numero dei contendenti e il livello di violenza del loro confronto.
Si capisce come un meccanismo di violenza mimetica di questo tipo, una peste come questa, possa portare alla formazione di fazioni contrapposte all’interno dello stesso popolo, sollevando gli uni contro gli altri fino a mettere a repentaglio non solo la pacifica convivenza di una comunità ma la sua stessa sopravvivenza. [23]
È per questo che, fin dalla fondazione del mondo , tutte le comunità umane elaborarono un meccanismo di difesa verso questo tipo di degenerazione violenta. [24] Girard nota che, da sempre e a tutte le latitudini, quando il calore dello scontro all’interno di una comunità abbia raggiunto il suo culmine, si innesca un meccanismo di selezione di uno o più individui, preferibilmente diversi, stranieri, deboli, che la comunità, tramutatasi in folla, addita come responsabili del caos.
In un più o meno breve lasso di tempo , il processo prevede che tutti i contendenti si coalizzino contro quella vittima e arrivino ad ucciderla nell’intento di ristabilire la pace sopprimendo l’ipotizzata causa scatenante della crisi. [25] Alla fine del processo mimetico tutta la popolazione si ritroverà coalizzata nello stesso partito, la fazione degli uccisori del capro espiatorio: colui che aveva portato morte, malattia, sventura o guerra all’interno di una comunità inizialmente pacifica.
La coagulazione di tutta la popolazione dalla stessa parte ha l’effetto di sedare la violenza montante. Dopo l’assassinio del colpevole la pace viene a ristabilirsi fra i partecipanti all’omicidio (almeno fino alla successiva crisi violenta) confermando il fatto che, evidentemente, il morto fosse sia la causa delle precedenti sventure, sia, con la sua morte, la causa del ristabilirsi della pace. La potenza dell’omicidio, l’improvviso ristabilirsi di una certa serenità all’interno della comunità, spinge inoltre il popolo a congetturare che, l’ucciso dovesse essere un dio o un eroe, dato che nessun essere umano potrebbe rivendicare per sé un tale potere. Il gesto compiuto, per la sua potenza misteriosa, si configura come l’irrompere del sacro nel vissuto quotidiano della società degli uomini. [26]
La possibilità di una duratura convivenza tra gli uomini si fonda dunque su un omicidio fondatore che, nei secoli e nei millenni, si tramanda nelle rappresentazioni rituali di quel sanguinoso atto iniziale. Il rito, definendo e ricalcando i tempi, i modi e i gesti del primo assassinio, previene e scongiura gli effetti più drammatici e sanguinosi delle possibili crisi mimetiche violente successive.
Il ritualizzarsi delle forme , nel tempo, porta ad un occultamento sempre più raffinato della brutalità iniziale facendo emergere modalità incruente di rito (tramite l’immolazione di animali, o di offerte inanimate, o di simboli …) e strutture sempre più complesse e monumentali: nasce il sacro, la religione. [27]
Tutta la civiltà umana si fonda dunque sulla religione, essa è lo strumento sociale che dà alla comunità umana la stabilità necessaria allo svilupparsi della cultura e delle arti. [28] Il sacro è il meccanismo di bilanciamento di un sistema altrimenti altamente instabile, una sovrastruttura costruita lungo i secoli per stabilizzare ciò che, se lasciato a se stesso, imploderebbe velocemente, un espediente sociale mirato al controllo della violenza tra e nei popoli.
[21] “La violenza, in qualsiasi forma essa si esprima, esclusione, emarginazione, sopraffazione, è a fondamento delle relazioni umane, di quel “mimetismo” che attraversa “me” e “l’altro”. E’ certo poco rassicurante credere, con Girard, che l’odio verso il rivale nasconda il desiderio di essere al suo posto, e che siano solo i nostri stessi desideri ad alimentare la violenza. Eppure, è solo attraverso la tragica consapevolezza di questa condizione, e cioè dell’impossibilità di sottrarci alla spirale della violenza, che può prendere corpo la possibilità della non-violenza, la possibilità, scrive Girard, dell’amore.” Girard, intro il risentimento
[22] L’ipotesi mimetica si riassume nell’espressione desiderio di “essere secondo l’altro”. Si tratta di riconoscere in ciascuno di noi un essere costitutivamente mancante, che non è autonomo né autosufficiente, ma che viene formandosi e trasformandosi attraverso l’altro, nel corso delle incessanti interazioni umane. Questa nostra incompiutezza non è tuttavia segno di «kantiana» minorità, di una maturità a venire, ma una condizione generativa, espressione di apertura e di potenzialità, come suggerisce d’altra parte la parola «desiderio». Girard il risentimento
[23] Forte dell’acquisizione della teoria mimetica, egli si rivolge ora alla mitologia delle religioni arcaiche, all’enorme mole del materiale etnografico, alle tragedie greche. Userà la teoria mimetica come chiave ermeneutica per rileggere la mitologia. La teoria del desiderio mimetico conduce direttamente, come abbiamo visto, ad una nuova comprensione dei rapporti umani minacciati costantemente dalla violenza, la quale appare sempre come elemento presente nella mitologia e soprattutto in quell’elemento della realtà mitologica generalmente trascurato che è il sacrificio. Analizzando una mole enorme di materiale etnografico troviamo che tornano sempre, alle più disparate latitudini e longitudini, gli stessi elementi ricorrenti: inizialmente una violenza e disordine generalizzati (peste, incesti, parricidi, ecc.); la delineazione di un colpevole; l’eliminazione del colpevole tramite un sacrificio; la ricomposizione dell’ordine e la riappacificazione della comunità; il ritorno sacralizzato della vittima in veste positiva. A questo punto Girard ha gli elementi per proporre una nuova teoria del sacrificio. La struttura antropologica umana basata sul desiderio mimetico conduce diritto ad una violenza generalizzata. All’inizio della storia, le prime comunità umane devono aver sperimentato in maniera distruttiva l’escalation della violenza generata dall’escalation dei desideri mimetici tra i membri della comunità. Poco alla volta queste comunità primitive hanno cominciato a sperimentare che alcuni fatti erano in grado di riportare la pace azzerando la violenza indiscriminata: quando la violenza indifferenziata di tutti finiva per coalizzarsi contro un membro della comunità che casualmente, per certe sue caratteristiche, finiva al centro dell’attenzione violenta di tutti. Avviene, in questo modo, una specie di transfert: la vittima che casualmente era finita al centro dell’attenzione violenta, aveva finito per polarizzare la violenza di tutti contro di sé, diventando la somma di tutti i mali e funzionando come una specie di parafulmine per tutti gli altri. La vittima finiva distrutta, ma la comunità si ritrovava momentaneamente sollevata dalla minaccia della violenza indiscriminata. Entra allora in funzione un secondo transfert: la ritrovata solidarietà viene accreditata alla vittima, la quale, se prima appariva come la somma di tutti i mali, ora appare come la causa della pacificazione. Da questi eventi spontanei, pian piano si generano i riti: per prevenire l’insorgere della violenza si cominciò a ripetere l’evento che aveva riportato la pace, tramite una specie di simulazione dell’evento fondatore: il sacrificio, che doveva essere tanto più correttamente ripetuto quanto più da esso dipendeva l’ordine e la pace sociale. Tutta una serie rigorosa di regole e di divieti (i tabù) delimitano tempo e spazio del sacrificio della vittima, i quali assicuravano così pace e prosperità alla comunità. Nasce in questo modo “il sacro”. Dalle vittime nascono le divinità ed è così spiegata la loro strana ambivalenza tra il malefico e il benefico. Il sacrificio diventa quindi la pietra angolare della cultura umana: esso è all’inizio l’unica possibilità di contenimento dei processi di violenza indiscriminata; esso è l’unico responsabile della generazione delle differenze all’interno della comunità che sono in grado di conservare l’ordine sociale; da esso nascono le varie espressioni culturali: il sistema politico (il potere della vittima differita), il sistema giudiziario (basato sulla regolazione della vendetta), il sistema economico (l’addomesticamento degli animali come vittime sostitutive), ecc.
[24] “L’iniziazione [alla religione animista] potrebbe sembrare positiva; ma, in realtà, questo rito è un inganno, una dissimulazione che utilizza la menzogna, la violenza e la paura. Le prove fisiche e le umiliazioni sono tali che non portano ad una vera trasformazione né ad una assimilazione libera degli insegnamenti da cui l’intelligenza, la coscienza e il cuore dovrebbero venire sollecitati. Vi si coltiva una sottomissione servile alle tradizioni per paura di essere eliminati nel caso in cui non ci si conformi alle prescrizioni. Durante il rito di iniziazione, i guardiani delle usanze fanno credere alle donne che il giovane adolescente muore e rinasce a un’altra vita. L’iniziato sarebbe mangiato da uno spirito, il “nh’emba” e, in base alle credenze animiste, è restituito alla società con uno spirito nuovo. La cerimonia di ritorno al villaggio è particolarmente solenne, perché il giovane appare per la prima volta pretendendo di essere fisicamente un uomo diverso, dotato di nuovi poteri nella società. L’iniziazione è un rito obsoleto, incapace di rispondere alle domande fondamentali della nostra esistenza e di mostrare come l’uomo guineiano possa integrarsi nella maniera giusta in un mondo pieno di sfide. Infatti, una società che non favorisce la capacità di progredire, di aprirsi ad altre realtà sociali per accogliere serenamente la propria trasformazione interiore, si chiude in se stessa. Ora, l’iniziazione ci rende schiavi del nostro ambiente, rinchiusi nel passato e nella paura. [R. Sarah, Dio o niente, p 21]
[25] “Le persecuzioni che ci interessano si svolgono di preferenza durante periodi di crisi che comportano l’indebolimento delle istituzioni normali e favoriscono la formazione di “folle”, cioè di assembramenti popolari spontanei, suscettibili di sostituirsi interamente a istituzioni indebolite o di esercitare su queste una pressione decisiva. […] Il crollo delle istituzioni cancella o comprime le differenze gerarchiche e funzionali, conferendo a ogni cosa un aspetto insieme monotono e mostruoso […] La folla tende sempre verso la persecuzione perché le cause naturali di ciò che la sconvolge, di ciò che la trasforma in “turba”, non possono interessa rla. La folla, per definizione, cerca l’azione, ma non può agire sulle cause na turali. Cerca dunque una causa accessibile che sazi la sua brama di violenza. I membri della folla sono sempre dei persecutori in potenza, perché sognano di purgare la comunità dagli elementi impuri che la corrompono, dai traditori che la sovvertono.” Girard, il risentimento
[26] “La figura del “capro espiatorio” è complessa. Per un verso, indica una vittima innocente che, polarizzando attorno a sé e su di sé gli odi reciproci, i veleni insidiosi della mimesi, salva la comunità dalla “crisi” interna, generata dagli effetti distruttivi delle rivalità che alimentano il desiderio unanime e indifferenziato di vendetta. La violenza sulla vittima sacrificale limita una violenza maggiore. Senza l'”intervento correttivo” del capro espiatorio si porterebbe all’eccesso la crisi interna alla comunità. Per un altro verso, la vittima espiatoria, con la propria stessa morte, traccia una differenza incolmabile tra sé e i propri persecutori. In quello spazio vuoto si realizza la catarsi della comunità. In essa irrompe il sacro. I sopravvissuti rimangono attoniti di fronte al prendere corpo – al posto delle molteplici narrazioni parziali l’una contro l’altra – di un’unica grande narrazione che iscrive la vittima nella sfera del sacro attraverso il suo sacrificio. Chi, se non proprio colui che, secondo questa narrazione totalizzante, ha generato il caos può essere all’origine del nuovo ordine? Chi, se non la vittima, sarà consacrata eroe del mito, e commemorata attraverso il rito e i divieti che esso sancisce? Per Girard, la storia dell’umanità inizia dunque con la figura simbolica di un omicidio fondatore, che i sopravvissuti raccontano nei loro miti e rivivono ciclicamente nella pratica rituale (7). Le società arcaiche, figlie di quell’assassinio, ossessionate dal rischio del dilagare della violenza, hanno cercato in ogni modo di prevenire le forme di rivalità mimetica: hanno perfezionato I divieti, canalizzato il desiderio conflittuale attraverso il sacrificio rituale e consolidato l’ordine sociale nei miti che raccontano in modo camuffato quell’assassinio, come dimostra l’analisi girardiana di tutti i testi mitici della tradizione occidentale (8).[1]” Girard il risentimento
[27] “Una volta in possesso di questo filo conduttore costituito dalla “mimesi” e dalla vittima espiatoria, ci si accorge immediatamente che solo la nostra ignoranza può ricondurre i divieti primitivi alla pura superstizione o ai fantasmi: il loro oggetto infatti è reale, ed è la “mimesi” desiderante stessa, con tutte le violenze che l’accompagnano.” R. Girard, Il Risentimento. “Molti indizi teorici, testuali e archeologici suggeriscono che nei primordi dell’umanità le vittime erano soprattutto umane. Con l’andar del tempo gli animali hanno sostituito in misura crescente gli uomini, ma quasi ovunque le vittime animali passano per essere meno efficaci delle vittime umane. In caso di estremo pericolo, nella Grecia classica, si ritornava al sacrificio umano. Se dobbiamo credere a Plutarco, alla vigilia della battaglia di Salamina Temistocle, sotto la pressione della folla, fece sacrificare dei prigionieri persiani.”R. Girard Vedo satana cadere come la folgore p. 116
[28] La gente cominciò prima a rendere onore ad un luogo, e poi guadagnò gloria in suo nome. Gli uomini non amarono Roma perché era grande. Roma fu grande perché gli uomini l’avevano amata» Ortodossia Chesterton