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06 dicembre 2016

Molti combattenti e un fronte solo, il NO vince


di labaionetta

Ha vinto il NO, e con una percentuale che onestamente non mi aspettavo - avrei scommesso un NO al 52, 53% - ma va bene anche il 60, intendiamoci.

Ha vinto quella parte di popolazione che non vuole un sistema veloce ma uno Stato che sa in che direzione andare, che vuole tenere conto delle minoranze e che non vende i principi su cui è stata costruita la nostra Costituzione, come gli articoli 3, 19 e 21 sulla dignità della persona, la possibilità di esprimere le proprie idee, la propria Fede, gli articoli 29, 30 e 31 sulla famiglia, il 118 sulla sussidiarietà, per qualche punto di spread.

Ha vinto chi ritiene che nella nostra Costituzione sia insita una visione antropologica, religiosa e filosofica che è la più ragionevole.

Ha vinto l'informazione fatta dal popolo e per il popolo, perché non è vero che l'opinione te la formi da solo leggendoti la norma (perché la riforma era illeggibile) ma occorre un continuo confronto e paragone con chi è autorevole nei giudizi. Pensando a quali sono state le voci del SI: giornali, televisioni e politici internazionali; e chi ha dato voce al NO: piccole ma diffusissime manifestazioni, volantini, il mondo cattolico (quello che ci capisce qualcosa sia chiaro) e il mondo di internet tanto criticato e disprezzato ma che si preoccupa di fare informazione; viene da pensare che la voglia di capire e informarsi c'è e che la maggior parte degli italiani vogliono incidere nella società.

Due sono le categorie di persone su cui vorrei focalizzare l’attenzione:
- la prima sono i tanto criticati giovani, quelli che non si interessano e non si informano, è sufficiente guardare questi numeri per capire che non è così.
La parte giovane dell'Italia ha lavorato molto con i vari comitati, uno su tutti gli Studenti per il NO, si è informata e ha preso una decisione.
- la seconda sono i cattolici, che tanto si sono impegnati nel controllare cosa ha fatto Renzi in questi mille giorni di governo.
Alcuni cattolici “alla Renzi” hanno votato SI in preda al “bello di guardare oltre” e al “dialogo”, molti altri, quelli che possono essere rappresentati dalla piazza del FamilyDay hanno votato e fatto campagna per il NO, andando in giro a spiegare cosa veramente era scritto nella Riforma.
Chiaramente la piazza non è solo mondo cattolico ma chiunque sia dotato di ragione, credenti e non credenti, che han condiviso le istanze a cui hanno dato voce chi ha organizzato e riempito gli incontri di piazza, alcuni di questi stanno pensando ai palazzi e altri no… vedremo.
Vi sono stati anche piccoli-grandi protagonisti come DNF, Sentinelle in Piedi, MCL, famiglie per il NO e molti altri, piccole forze che si sono ritrovate a combattere sullo stesso fronte con molti altri.

Rimane il dato che ora tutti vogliono accaparrarsi la fetta più grossa di questo 60%, bisogna capire se questa vittoria così schiacciante darà il coraggio a queste forze politiche di non dare la fiducia ad un governo tecnico che sicuramente verrà proposto, concedendo il tempo di fare la legge di stabilità e la legge elettorale, oppure se faranno i cattivi fino alla fine. Se il NO si fosse fermato al 52% non avrei avuto dubbi… ma l’ipotesi “cattivi fino alla fine” mi sembra richieda troppo coraggio.

Ad adesso c'è una legge di bilancio fatta di una tantum sulle entrate e di aumenti strutturali di spesa che non è stata approvata dall'Europa (forse alla fine verrà approvata proprio per non aggiungere altra instabilità) che va portata a termine e una legge elettorale che, allo stato attuale, è un proporzionale puro per entrambe le camere (pare). I 5 stelle vogliono usare “l'italicum corretto”, qualcun’altro parla di consultellum. Vedremo.

Il fatto è che noi non abbiamo problemi se il governo cade ogni due anni, a patto che questo rappresenti in modo reale la popolazione dello Stato. Non ci interessano mille mila leggi che regolamentino ogni aspetto della vita ma ne vogliamo poche, ben scritte e che lascino la massima libertà di iniziativa al singolo. Queste e molte altre cose erano soffocate e rese con la minima incidenza possibile all'interno della riforma proposta (il Senato come era disegnato e il combinato disposto non avrebbero mai rispecchiato il sentire comune); la riforma è stata fermata, e questa è una cosa buona, ora però bisogna rendere reale tutto ciò.

Intanto abbiamo un bell'annetto di respiro per quanto riguarda la battaglia sulle questioni antropologiche in cui possiamo costruire qualcosa di concreto e poi si vedrà.
 

07 ottobre 2015

Il «prete che giustifica i pedofili», la Chiesa e il cattivo giornalismo


di Giuliano Guzzo 

Spopola su internet sollevando comprensibile indignazione, in queste ore, il video di una trasmissione televisiva – L’aria che tira –, nel quale si vede un anziano sacerdote trentino che, di fatto, sembra giustificare la pedofilia. In effetti – anche se l’intervista diffusa, come si può ben notare, è esito di un “taglia e cuci” sospetto – alcune parole pronunciate sono gravissime, specie laddove il prete pare sostanzialmente attenuare la responsabilità di chi commette abusi sui minori facendo presente che «alcuni bambini cercano l’affetto che non hanno in casa e qualche prete può anche cedere», tanto è vero che l’Arcidiocesi di Trento – oltre a dissociarsi – ha subito annunciato la revoca di ogni incarico.
Ora, per capire come un uomo di Chiesa possa essersi spinto fino a considerazioni così allucinanti, mi sono messo in contatto con alcuni fedeli della sua parrocchia scoprendo che costui – in passato soprannominato don Valvola per un’antica passione per l’elettronica, su cui più volte si è ironizzato – oltre ad essere avanti con gli anni, con una formazione approssimativa e ad avere problemi di salute, non è (più) parroco e comunque era già noto per uscite spiazzanti; una volta, per dire che personaggio sia, parlando di un dogma s’inventò «gli spermatozoi dello Spirito Santo»: il livello è questo. Non a caso, fino a ieri, si limitava solo a portare la comunione agli anziani e, ogni tanto, a celebrare qualche Messa: nulla di più. 
Tutto ciò – sia chiaro – non giustifica le sue dichiarazioni; tuttavia porta a domandarsi se il problema sia più di un cattivo clero o di un cattivo giornalismo che si serve della confusione mentale di un anziano per riscaldare la minestra dell’anticlericalismo e per mostrare, istigando facile indignazione, quanto disumana sia la Chiesa d’un tempo a differenza, per esempio, di quella – l’accostamento è implicito, ma c’è – di monsignor Charamsa, che per amore del compagno sacrifica eroicamente la carriera. Sì, perché fra le “esternazioni” di don Gino Flaim – così si chiama il sacerdote fresco di seminario avvicinato da La7 -, echeggia pure una condanna dell’omosessualità così fieramente rivendicata dall’ormai ex ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Tuttavia, se c’è una miriade di sacerdoti pronti – anche in Trentino – a ribadire con chiarezza da un lato le posizioni della Chiesa sulla morale sessuale e, dall’altro, la netta condanna di ogni abuso (Gesù, del resto, è stato chiarissimo), sono infinitamente più rari coloro che giungono alle “argomentazioni” di don Flaim. Eppure è proprio sull’attempato e poco lucido sacerdote che le telecamere di L’aria che tira – curiosamente salite in quel di Trento – hanno scelto di focalizzarsi: chissà perché. Forse per far credere che l’alternativa alla “Chiesa del futuro”, idealmente incarnata dal fotogenico monsignore di cui tanto si parla in questi giorni, sia quella ipocrita, che da un lato tuona contro il degrado dei costumi e dall’altro insabbia casi di pedofilia arrivando a giustificarli?
Chi può dirlo; il sospetto, però, viene. Ad ogni modo è bene, a proposito di pedofilia, che – oltre ad indignarsi per le farneticazioni di un anziano – ci si renda conto di come oggi stanno le cose, con – come rileva il laicissimo e prestigioso John Jay College of Criminal Justice – la diffusione degli abusi sui minori nelle scuole pubbliche, nelle società sportive giovanili e fra i boy scout non cattolici che è sedici volte maggiore di quella riscontrata nelle scuole e parrocchie cattoliche, ambienti dunque sedici volte più sicuri. Intendiamoci: anche un solo pedofilo prete è qualcosa d’inaccettabile, così come del tutto inaccettabili sono le parole di chi giustifica gli abusi o non fosse chiaro nel condannarli. Ma sapere, in generale, come stanno davvero le cose è importante, vista L’aria che tira.

 

13 gennaio 2015

La Croce - quotidiano contro i falsi miti del progresso



a cura della Redazione 

Dopo vari annunci di preparazione, oggi in edicola esce “La Croce”, il quotidiano diretto da Mario Adinolfi (intervistato su questi schermi un annetto fa), che si ripropone di dare voce al mondo cattolico e prolife molto numeroso in Italia, ma non sempre interpellato e coinvolto dai mezzi di informazione. 

Una voce fuori dal coro che approfondirà i “temi essenziali”, così vengono definiti i temi etici nell’editoriale, accanto a quelli politici e di attualità. Per esempio, la notizia di apertura del primo numero è dedicata all’elezione del presidente della Repubblica, che secondo “La Croce” dovrebbe essere un presidente cristiano. Il nome fatto è quello di Paola Bonzi, simbolo dei Centri di Aiuto alla Vita. Interessante inoltre l'articolo sulla questione del rapporto con l’Islam, che va trattato “a partire da Ratisbona”.

La Croce ha il tipico formato dei giornali di nuova uscita, due fogli densi di concetti e di notizie, senza fronzoli e senza spazio per le idiozie cui ci hanno abituato i giornali generalisti. Nell’editoriale Adinolfi lo presenta come un giornale confessionale (e quindi, ci si permetta di aggiungere, non clericale) e la sfida, a parer nostro, sarà proprio quella di rendere un giornale di questo tipo fruibile da persone che hanno perso il contatto con il cattolicesimo o lo danno per scontato, trattando argomenti di un certo tipo in modo da trovare d’accordo anche chi non pensa in ottica cristiana.

Riusciranno i Nostri nell’impresa? Non possiamo fare altro che sperarlo, sostenendo la nuova pubblicazione come facevano una volta i militanti dei movimenti minoritari o semiclandestini (senza dimenticarsi di pregare). Comprando due copie del giornale al giorno, una per sé e una da regalare, o da “dimenticare” sbadatamente in un bar, in modo che un successivo avventore possa dare un’occhiata.
 
 

19 settembre 2012

Gesù era sposato, ma anche no. La solita strategia di disinformazione di massa


di Marco Mancini 

Ecco, dunque, lo scoop del giorno: Gesù era sposato. Probabilmente, con Maria Maddalena. E non è Dan Brown a dirlo, ma un’autorevole studiosa dell’Università di Harvard, tale Karen King.