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04 maggio 2019

Silenzio sul sangue dei cristiani: martirio, oblio, premio eterno

di Riccardo Zenobi
Lo scorso 27 aprile si è svolta ad Ancona una conferenza organizzata dall’Associazione culturale oriente occidente su un tema tornato recentemente di attualità dopo la strage avvenuta il giorno di Pasqua nello Sri Lanka: le persecuzioni contro i cristiani.

Per affrontare questo argomento è necessario non limitarsi a come la cosa viene presentata dai media; non si è trattato solo di un “terribile attentato” senza responsabili definiti. È stato un atto sistematico e deliberato di terrorismo islamico: non solo l’ISIS lo ha rivendicato, ma è stato fatto proprio in rete da svariati islamici, i quali si sono mostrati contenti dei fatti avvenuti.

Il relatore, Roberto de Mattei, ha esposto la realtà del martirio dal punto di vista della fede dei martiri, poiché va notato che nel recente attentato parte delle vittime sono morte durante le funzioni liturgiche pasquali mentre altre sono state colpite in albergo; ciò può servire a ricordare una verità negletta: di fronte alla morte siamo tutti uguali, ma non di fronte al Giudice. Mentre la morte è egualitaria, il giudizio per definizione divide perché di fronte ad esso viene portata a compimento la scelta di fondo delle nostre vite, i vari giudizi attraverso i quali abbiamo dato ordine alla nostra vita. Alla luce della Fede sappiamo che la morte in odium fidei spalanca le porte del Paradiso alle vittime; sebbene una parte delle persone assassinate sono state uccise per odio alla loro fede cristiana, altre sono state colpite negli alberghi perché per certe frange jihadiste rappresentano la decadenza morale occidentale – non dunque in odio alla fede cristiana, ma per questioni culturali. Secondo le parole di sant’Agostino, “ciò che rende martire non è la pena subita, ma la ragione della morte”; non è l’essere uccisi innocentemente che rende martiri, ma il movente dell’omicidio, il quale deve essere stato compiuto in odio alla fede professata dalla vittima.

La strage di Pasqua è avvenuta meno di tre mesi dopo la firma del documento di Abu Dhabi sulla “fratellanza universale” firmato anche dall’imam di al-Azhar. Il relatore ha posto alcune domande: i jihadisti rappresentano l’islam? L’imam di al-Azhar rappresenta l’islam? Chi lo rappresenta? Mentre per il cattolicesimo è evidente la presenza di un’autorità sovrana e dunque rappresentativa, non vi è nell’islam una figura il cui giudizio è ritenuto vincolante da tutti i musulmani.
Allargando lo sguardo nello spazio colpisce il fatto che le persecuzioni contro i cristiani non sono causate solo dall’islam, ma anche da nazionalisti indù, buddhisti (in Mongolia e nel sud-est asiatico) e da Stati che si rifanno all’ideologia comunista.

Guardando alla storia il martirio accompagna la Chiesa perennemente, non solo nei primi 3 secoli della sua esistenza ma anche nei cosidetti secoli cristiani, specie in territori di missione, per giungere alle recrudescenze moderne dal 1789 ad oggi. La palma del martirio è stata riconosciuta durante la Rivoluzione francese a 440 beati, mentre altri 590 sono in corso di riconoscimento. La guerra civile spagnola (anni ’30 del XX secolo) ha portato alla beatificazione di 522 martiri nel solo 2013, a cui si aggiungono le carmelitane di Guadalajara, assassinate nel luglio del 1936, un secolo e mezzo dopo le loro consorelle di Compiègne, martirizzate durante il Terrore giacobino. La guerra civile spagnola portò ad un numero impressionante di vittime tra il clero: 7000 tra sacerdoti e religiosi uccisi dai miliziani, tra cui 12 vescovi, mentre è più difficile calcolare il numero dei fedeli laici caduti per odio alla fede, e dev’essere ricordato che i santi martiri non sono solo coloro giunti alla gloria degli altari con la canonizzazione, ma tutti coloro uccisi in odio alla Fede sono in Paradiso, secondo le parole evangeliche “chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà” (Mt 10,39) anche se il martirio è noto solo a Dio. Sono poi state menzionate le varie persecuzioni operate nel XX secolo da parte dei vari regimi comunisti, non solo in Unione Sovietica ma anche in Cina, Albania, Vietnam, Romania etc. senza dimenticare la Cina, dove il martirio e le persecuzioni proseguono tuttora.

Accanto al martirio esiste anche la persecuzione incruenta consistente nel linciaggio mediatico, nell’isolamento morale e nell’emarginazione psicologica dei cristiani come persone o come gruppo religioso. È la guerra culturale così come venne teorizzata da Gramsci, il cui fine è di portare il secolarismo integrale al popolo tramite il comunismo attraverso una indiretta laicizzazione di tutto – la prassi comunista che estirpa il cristianesimo dallo spazio pubblico relegandolo al rango delle opinioni private e dei sentimenti soggettivi, ciò che vediamo oggi ad opera di altre forze non più emanazioni dei soviet; malgrado il crollo dell’URSS tale concezione culturale del mondo è rimasta in piedi. La visione secondo la quale non esistono principi assoluti ma solo l’etica delle circostanze e dei fatti compiuti è di fatto l’idea di base dell’occidente, ed è una forma di martirio bianco nel quale non si versa il proprio sangue materialmente ma si patisce a livello psicologico e spirituale per via della Fede. Tale forma di martirio può portare all’accettazione del dolore e delle sofferenze che si dovranno attraversare per via della Fede in Cristo; una gran fonte di merito di fronte a Dio, e la via seguita dai confessori della Fede. Questa forma mentis è incomprensibile al mondo moderno segnato dal relativismo e dall’edonismo – il primo nega l’esistenza delle verità assolute, il secondo nega ogni senso al dolore – mentre appartiene in tutto al cristiano testimone della Fede; come affermato nella Veritatis Splendor, la negazione più radicale del relativismo è il martirio.

La confusione tra bene e male rende impossibile l’ordine sociale e comunitario, e il cristianesimo non è una religione individuale, ma è il corpo mistico di Cristo nella comunione dei santi, dove ognuno con le proprie azioni aiuta gli altri. Il sangue versato dai martiri perfezione e purifica la fede dei cristiani; secondo l’espressione di s. Giustino i martiri sono tralci di vite sfrondati per aumentare il frutto: più sono inflitti tormenti, più gli altri sono santificati, poiché ogni sofferenza sopportati riversa della Grazia sul corpo mistico dei cristiani, la Chiesa. L’insegna della religione cristiana è la Croce, che accompagna la storia e le vite personali nei sacrifici di beni minori in vista di beni maggiori, e che rappresenta la nostra lotta personale. La Croce resterà sempre, come anche le vessazioni – bisogna non spaventarsi ma rafforzarsi, perché la voce della verità non si soffoca: Dio non muore.

La vera vittoria è continuare la lotta per la buona battaglia legittimamente combattuta fino alla fine della propria vita. Il combattimento non è contrario allo Spirito Cristiano, ma lo è l’agire di coloro che vogliono estinguere l’amore di Dio dentro la Chiesa. Ognuno di noi, vedendo le notizie e lo stato attuale delle cose, è incline al pessimismo e immagina un futuro del tutto grigio. Ma la storia non appartiene all’uomo; solo Dio ne è padrone e non ci sono perdite irreversibili. L’unica perdita è non combattere e così perdere il proprio diritto al premio eterno, togliendo ogni speranza di salvezza terrena. Cristo è il Re della storia, e non importa quanto il proprio martirio (bianco o cruento) sia conosciuto agli uomini o abbia esposizione mediatica: di fronte a Dio nulla è sconosciuto, e nessun atto di amore nei suoi confronti resta senza ricompensa.


 

20 luglio 2018

Intervista. Gian Micalessin ci parla della Siria

Gian Micalessin è un giornalista e inviato in zone di guerra, con all'attivo numerose presenze in scenari caldi e certamente pericolosi come la Cecenia, il Ruanda, l'Iraq, l'ex Jusgoslavia e la Siria. Ha lavorato per testate giornalistiche di primo livello, in Italia e all'estero, sia cartacee che televisive. Negli ultimi anni ha seguito lo scenario medio orientale e ha curato inchieste e documentari per l'iniziativa "Gli occhi della Guerra" del Giornale. Ci ha concesso gentilmente un'intervista, riguardo la situazione siriana, con particolare attenzione alla situazione dei cristiani.

In Siria ad oggi come sono disposte le forze in campo?
Si deve analizzare la situazione a partire dal vertice di ieri [16 luglio ndr] fra Trump e Putin, perché siamo di fronte ad una svolta. Fino ad oggi gli USA hanno parlato solo di rimuovere Assad, mentre oggi parlano di un accordo. Se si tornasse ad un bipolarismo fra USA e Russia, i due poli sarebbero determinanti per risolvere le crisi. Quindi la Siria è un banco di prova perché a definire la pace potrebbero proprio essere le due potenze. Anche la posizione di Israele in questo momento si ridiscute, perché ad oggi ha sempre temuto una presenza dell'Iran in Siria, sulle alture del Golan, a minacciare i confini dello stato ebraico. USA e Russia potrebbero contribuire a tenere quindi l'Iran lontano dai confini israeliani e disinnescare il problema.
C'è poi da definire la situazione del Nord Est della Siria, dove sono dislocate le truppe USA. L'incognita maggiore riguarda poi la Turchia, perché Erdogan non è riconducibile né agli interessi degli Stati Uniti né a quelli della Russia. Proprio qui si inserisce la necessità di liberare la zona di Idlib, dove sono posizionati i gruppi jihadisti al confine con la Turchia. Si tratta dell'ultimo tassello per la riconquista del territorio da parte dei siriani. La grande battaglia di Idlib  potrebbe essere decisa proprio da un’intesa fra USA e Russia.

In questo scenario ci sono quindi i cristiani, che erano un'entità importante in Siria. Cosa sta succedendo e quali prospettive ci sono per loro?
I cristiani costituivano il 10% della popolazione siriana, ma ora come comunità sono stati notevolmente ridimensionati. Molti sono stati obbligati a scappare e altri sono rimasti vittime della guerra. Si trattava di una comunità che godeva di un certo grado di benessere che ora deve tornare in zone distrutte, come ad esempio Aleppo, dove mancano i servizi essenziali. L'equilibro religioso in Siria si è rotto e l'Occidente dovrebbe aiutare ad organizzare, anche finanziariamente, un rientro di questa comunità, che è fuggita in parte in Libano e in parte in Europa.

La situazione precedente, nota come esempio di convivenza fra le religioni cristiana e musulmana, sarà quindi difficile da ritrovare?
Assad era il garante di quella situazione, della laicità e della convivenza fra le diverse religioni. La fuga, il frazionamento e il ridimensionamento rendono difficile il ritorno ai vecchi  equilibri. Esiste poi una certa diffidenza da parte cristiana, per via della complicità di alcune comunità islamiche con i gruppi jihadisti. Ad esempio, i cristiani avevano accolto anni fa delle comunità musulmane a Maalula e queste allo scoppio della guerra hanno parteggiato con Al Nusra, la costola siriana di Al Qaida che nel 2013 ha conquistato la cittadina massacrando, terrorizzando e costringendo alla fuga i suoi abitanti .

Fra Occidente e Russia, è corretto dire che i cristiani in Siria vedono in Putin un difensore?
Spesso i cristiani hanno accusato l'Occidente di aver appoggiato i gruppi jihadisti non curandosi dei cristiani. Dall'inizio del conflitto fino all'offensiva di Goutha nei primi mesi di quest’anno, l’Europa e l’Occidente hanno pianto soltanto per le vittime dell'offensiva siriana, dimenticandosi dei cristiani di Damasco e del resto della Siria uccisi dai bombe. Molti rimproverano anche al Vaticano di essersi dimenticato di loro e di aver cercato una posizione troppo bilanciata, ma va ricordato che il Papa sin dall'inizio si era schierato contro l'intervento di Obama e ha sempre ricordato i morti cristiani. Putin per i cristiani siriani è l’artefice e il portabandiera  dell'offensiva contro l'Isis e le altre fazioni jihadiste  che   ha costretto anche gli Stati Uniti ad affrontare con molto più vigore e decisione lo Stato Islamico. Per questo riconoscono al presidente russo un ruolo fondamentale nella loro difesa.

Quando in Medio Oriente si tocca l'equilibrio di uno stato, a cascata si toccano tutti gli altri. Quali sono le prospettive per quell'area?
Prevedere l'equilibrio futuro è difficile. La questione siriana è strettamente legata a quella irachena e anzi qualcuno si chiede se il caos iracheno sia conseguenza di quello siriano o viceversa, visto che per due anni il confine fra i due paesi è stato cancellato.
In generale nell'area si sta assistendo ad una vittoria dell'asse sciita, capeggiato dall'Iran, che oggi controlla parte dell'Irak e in Siria lambisce Israele, mettendolo in apprensione. Israele ha già annunciato che una presenza iraniana in Siria provocherebbe un intervento militare e quindi la Russia di Putin sta facendo il possibile  per  convincere l'Iran a tenersi a distanza di sicurezza dai confini dello stato ebraico . In questo scenario d’instabilità e incertezza non va dimenticata la crisi politica di un  Libano sempre più lacerato dalle divisioni  fra gli sciiti di Hezbollah appoggiati anche dalle comunità cristiane  e i sunniti legati all’Arabia Saudita e alla famiglia Hariri.


 

08 luglio 2018

Luoghi cristiani fra Serbia e Kosovo/1

Mileseva
Iniziamo un piccolo approfondimento sul cristianesimo serbo.

di Alfredo Incollingo
La penisola balcanica, con la Serbia in testa, fu una delle prime regioni europee ad essere cristianizzata. Paradossalmente però, i cristiani slavi in alcune zone come il Kosovo sono oggi una ristretta minoranza, assediata e minacciata dalla forte e numerosa comunità islamica. Vivono sotto la perenne minaccia di rappresaglie e sono asserragliati nei pochi luoghi di culto sopravvissuti alla guerra civile.

In Kosovo dunque, un tempo terra cristiana, gli ortodossi e i cattolici devono far fronte all'avanzata irruenta dei musulmani, che iniziò nel XV secolo. Cristo giunse nei Balcani in tempi piuttosto antichi, con una particolare ascesa a partire dal IX secolo, quando i primi missionari bizantini si stabilirono presso le popolazioni slave, annunciando la salvezza per coloro che avrebbero abbracciato il Vangelo. I santi Cirillo e Metodio diedero se stessi per cristianizzare le lande balcaniche, compiendo la prima traduzione in slavo della Bibbia. Fino al 1453, quando Costantinopoli, baluardo della cristianità in Oriente, venne occupata dai Turchi Ottomani, i Balcani erano pienamente cristiani. La conquista musulmana causò un progressivo regredire del cristianesimo e la guerra civile rese l'esistenza delle comunità ortodosse ancora più difficile.

I serbi cristiani sono oggi ridotti ad una minoranza che vive nei pressi dei luoghi di culto più importanti, gli stessi che tramandarono nei secoli le tradizioni nazionali e la fede ortodossa. Di seguito alcuni luoghi che rappresentano la storia del cristianesimo in Serbia

Cattedrale di San Michele Arcangelo, Belgrado
E' una delle più antiche della Serbia, risalente al XVI secolo. Nel Seicento i Turchi Ottomani la distrussero per danneggiare la comunità cristiana di Belgrado. Grazie ad un'ingente raccolta fondi, tra il 1725 e il 1728 la cattedrale venne ricostruita. Gli invasori la incendiarono di nuovo nel 1797, vanificando gli ingenti sforzi dei belgradesi. Si dovette attendere il 1806 per ricostruirla, quando il generale Karađorđe Petrović liberò Belgrado e la Serbia dall'oppressione turca. Oggi gli ortodossi serbi pregano e si ritrovano nella cattedrale ricostruita nel 1845 dal principe Milan Obrenovic.

Monastero di Mileseva, Prijepolje
Venne fondato da Stefano I di Serbia tra il 1234 e il 1236 ed è tuttora uno dei luoghi di culto ortodossi più importanti del Paese. Dal 1377 si svolsero nel monastero le cerimonie di incoronazione dei sovrani e questa rilevanza la preservò dalla repressione turca. Lì, i serbi potevano continuare a professare la fede cristiana e a tramandare le tradizioni nazionali. La fama di Miliseva crebbe a tal punto che tutti i principi slavi ortodossi si recavano in visita per pregare sul sepolcro di San Sava. I Turchi, sospettando che li si progettassero piani eversivi, distrussero il monastero nel 1594. Dopo secoli di decadenza, nel 1863 i serbi riedificarono l'intero complesso sulle rovine del convento medievale.

Valle dei Re
Scavata dai fiumi Ibar e Ras, la valle è così chiamata perché lì nacque nel medioevo la nazione serba. Presenta la più alta concentrazione di monasteri e chiese di tutto il Paese: lì, sotto l'occupazione ottomana, si preservò la tradizione nazionale e la fede ortodossa. Il monastero di Zica, risalente al 1219, fu il luogo di nascita dell'ortodossia serba e ospitò la cerimonia di incoronazione di Milan Obrenovic nel 1882, il primo sovrano della Serbia moderna. I conventi di Sepocani e di Gradac conservano i sepolcri dei sovrani medievali e per secoli furono meta di pellegrinaggio di quanti aspiravano all'indipendenza nazionale. Qui si conservò intatto l'orgoglio serbo, nonostante le repressioni turche.

(continua)
 

25 giugno 2018

La vita difficile dei cristiani in Kosovo

Monastero di Gragancia
di Francesco Filipazzi
Da qualche anno nei Balcani, nonostante un sostanziale disinteresse dei media, si stanno giocando le sorti dell’intera Europa. Forse è lontano il periodo delle pulizie etniche e dei bombardamenti (ricordate? mentre noi eravamo bambini che facevano i capricci per l’ovetto kinder, altri bambini erano sotto i bombardamenti, dall’altra parte dell’Adriatico), ma in quelle zone si soffre ancora. In particolare, la decisione demenziale, da parte di alcuni stati, di sostenere la secessione del Kosovo dalla Serbia ha aperto una crisi, soprattutto per le popolazioni cristiane, ormai schiacciate dalla pervasività musulmana. (Per approfondire sul pogrom anti cristiani del 2004 andare qui)

A parlarne è stato, in un incontro a Lodi il già sottosegretario agli esteri Alfredo Mantica, assieme ai volontari del progetto “Una voce nel silenzio”, che si occupa di aiutare i cristiani perseguitati nel mondo e di portare avanti un’opera di divulgazione per rompere, appunto, il muro di silenzio eretto nel mondo occidentale riguardo la persecuzione su base etnica e religiosa di 150 milioni di persone. Il video dell’evento è presente sulla pagina facebook di Una Voce Nel Silenzio. UVNS ha aperto il progetto "Generazione Kosovo", che si può sostenere.

In primo luogo, dobbiamo ricordare, come fatto da Mantica in un excursus storico (a proposito, nelle scuole queste cose si insegnano?), che la regione del Kosovo è una regione storicamente serba, che costituisce una delle culle del cristianesimo, li presente sin dal quarto secolo. Cattedrali e monasteri sono ancora tutti da vedere, protetti in molti casi dall’Unesco. Oggi però la popolazione cristiana è compressa in piccole enclave, tipicamente attorno ai luoghi sacri, circondate dalla popolazione musulmana albanese. I cristiani sono sostanzialmente imprigionati nelle loro zone, dove manca praticamente tutto. Peraltro il Kosovo stesso, essendo una costruzione artificiale, non ha un’economia e l’unico spostamento di capitale deriva da traffici illeciti. È inoltre nota e certificata una contiguità con il terrorismo islamico, dato che una parte consistente dei cosiddetti Foreign Fighter dell’Isis vengono proprio da quella regione.
L’operazione che ha portato all'autonomia del Kosovo è quindi stata una scommessa a perdere, ma a farne le spese sono i cristiani, contro i quali è in atto un vero e proprio genocidio culturale, ai danni della popolazione serba, alla quale è stata attribuita la responsabilità delle guerre degli anni '90 e delle pulizie etniche in Bosnia, nonostante recentemente Milosevic sia stato assolto. Ciò però è bastato per giustificare la secessione.

Che dire? Il male si scatena sempre laddove la fede tra linfa e origini. Quello che un tempo fu bastione della cristianità è oggi stato abbattuto con un colpo di mano, le cui conseguenze deleterie si ripercuoteranno per i prossimi decenni. Storia non molto diversa da quella della Siria, terra da cui provennero ben sette papi durante i tempi originari, dove il male si è scatenato potente. Ma, come ricorda Mantica, nonostante tutto i cristiani stanno tornando a erigere le croci per la ricostruzione. C’è infatti ancora chi, dal Kosovo alla Siria, per la propria fede combatte ed è pronto a morire. Dal canto nostro, come europei non possiamo fare altro che vergognarci per le nostre apostasie.




 

20 febbraio 2018

La persecuzione celtica

 di Franco Ressa
Chi erano gli antichi Galli ? Popolazioni celtiche di pastori, agricoltori e guerrieri, stanziate in quasi tutta l’ Europa, ma concentrate specialmente nell’odierna Francia. Ciò che rimane oggi dei Celti e della loro lingua sono gli abitanti della Scozia, dell’Irlanda e del Galles nelle isole britanniche.

Della loro religione ci riferisce Giulio Cesare che la Gallia la conquistò. Il condottiero romano fa notare l’esistenza di una classe di sacerdoti-stregoni e giudici, i druidi, che per loro convenienza spaventavano i propri fedeli con credenze minacciose, con déi e dee terribili e vendicativi, in modo che la religione fosse una continua superstizione tipo: “abbiamo paura che il cielo ci caschi sulla testa”.

Dal 50 avanti Cristo, Cesare aveva sottomesso la Gallia, che in tempi successivi si civilizzerà con l’arrivo di coloni italici, la costruzione di strade, la fondazione di nuove città con case e cinte di difesa costruite in muratura e non più in legno, la razionalizzazione delle coltivazioni agricole e l’introduzione di nuove specie coltivate come la vite e l’olivo.
I druidi avevano un potere che contrastava con la dominazione civile di Roma e potevano fomentare ribellioni, perciò al tempo della nascita di Cristo, l’imperatore Augusto aveva vietato ai cittadini romani di praticare culti druidici, e i suoi successori Tiberio e Claudio avevano soppresso con la forza l’intera classe dei sacerdoti celtici.

Dopo due secoli di dominazione la Gallia era perfettamente integrata nell’impero romano, e la popolazione parlava in latino, ma nella mente della gente certe vecchie superstizioni potevano rispuntare. Questo accadde quando dall’anno 165 una pestilenza proveniente dall’oriente si diffuse in tutto l’impero. La diminuzione della popolazione causò carestia per mancanza di braccia nell’agricoltura, e lo sconvolgimento dell’apparato militare sui confini causò incursioni ed invasioni di barbari dalla Germania. Tutto ciò venne interpretato come collera degli déi. I pagani tentavano di placarli con sacrifici di animali, ma i Celti facevano di peggio.

Giulio Cesare scrive nel suo libro De bello gallico, La guerra contro i Galli, che presso di essi usava il sacrificio umano; si sacrificavano esseri umani per ingraziarsi gli déi in caso di malattie e di guerre, si poteva persino fare voto di sacrificare sé stessi facendosi uccidere o suicidandosi, ma di solito le vittime venivano prese tra i ladri, gli assassini, i nemici, gli stranieri. Se si voleva compiere un sacrificio di moltitudini, veniva costruito un fantoccio di legno alto diversi metri, cavo all’interno. Dentro questo simulacro venivano stipati a forza gli uomini e donne da sacrificare, poi si dava fuoco al tutto. Se moriva una personalità importante, come un capo guerriero, si buttava nel fuoco ciò che egli possedeva, compresi gli animali e gli schiavi.

Date queste tradizioni, resta facile comprendere come dopo anni di morìa, di privazioni e di minacce esterne circolasse tra le popolazioni galliche il desiderio di dare agli déi ciò che si credeva volessero: sangue umano. Le vittime pacifiche ed innocenti c’erano: i cristiani.

Il Cristianesimo si era affacciato nelle Gallie solo da pochi decenni, attraverso la migrazione di individui provenienti dalle regioni dell’oriente: Anatolia e Siria. Sbarcati alle foci del fiume Rodano (si dice che la prima sia stata Maria Maddalena), i cristiani avevano risalito questo fiume fino ad arrivare a Lugdunum, cioè l’attuale Lione, che era la capitale di tutte le Gallie e sede del governatore generale romano. La diffidenza verso il nuovo rito e l’origine straniera dovettero essere il motivo della decisione di arresto di quarantotto cristiani avvenuta il 2 giugno 177, durante una sommossa popolare a Lione e Vienne. Il governatore romano non fu migliore di Ponzio Pilato, la marmaglia isterica esigeva sangue, e glielo concesse, tutti i cristiani, tra i quali c’erano diciannove donne, furono condannati a morte, ma uno di essi, Vettio Epagato, venne risparmiato perché romano e nobile. In quel periodo regnava l’imperatore Marco Aurelio, saggio e filosofo, nemico delle ingiustizie e delle superstizioni, ma si trovava sul fronte bellico, impegnato a ricacciare i barbari invasori, e sarà informato a cose fatte.

A Lione ogni anno in agosto si svolgeva la fiera delle Gallie. I rappresentanti delle quaranta tribù galliche si riunivano per una specie di parlamento, in concomitanza c’era un grande mercato con festeggiamenti vari, tra i quali anche i giochi del circo. L’esecuzione dei cristiani fu lo spettacolo di quella stagione.

Dei quarantotto cristiani arrestati risulta che sedici morirono in carcere per i maltrattamenti, tra questi c’era il vescovo novantenne Potino (o forse Pontino, cioè originario della regione del Ponto sul mar Nero), che interrogato dal governatore: “Chi è il tuo dio ?” rispose “Lo conoscerai quando ne sarai degno”. A seguito di questa affermazione l’anziano vescovo venne picchiato, e morì in cella due giorni dopo. Ventisei vennero decapitati, questa era la pena per i cittadini romani. Sei furono gettati ai leoni probabilmente perché schiavi, tra questi ultimi c’erano due adolescenti: Blandina e Pontico, martirizzati l’8 agosto. La leggenda narra che Blandina non venne toccata dalle belve feroci, fu fatta incornare da un toro furioso e poi sgozzata. Nel culto tributato posteriormente ai martiri di Lione, Blandina è la più famosa e ricordata, forse perché tra tutti era l’unica vergine. I corpi dei martiri vennero bruciati e le loro ceneri gettate nel fiume Rodano, per questo non si hanno loro reliquie autentiche. Ardere gli umani sacrificati come si è visto era una tipica usanza druidica, per mandare le vittime in omaggio agli déi.

Appagati dal massacro, i Galli credettero di aver placato i loro idoli, e per più di settant’anni non vi furono più persecuzioni contro i cristiani. Le credenze druidiche però continuarono a decadere ed erano del tutto dimenticate alla fine dell’impero romano nel V secolo, anzi, il Cristianesimo fu così forte da convertire subito i barbari invasori, i Franchi e il loro re Clodoveo con la regina Clotilde. Dal sangue di quei primi martiri nascerà una nuova nazione attraverso la fusione dei Gallo-romani con i Franchi, la più cristiana di tutte nel medioevo, la Francia.

 

05 febbraio 2018

Città cristiana. Giovani cattolici per la buona battaglia

Ci segnalano questa associazione, che si occupa di sostenere ed aiutare i cristiani in difficoltà.

Città Cristiana è un’Associazione di Promozione Sociale di ispirazione cattolica, apartitica e apolitica, fondata da un gruppo di ragazzi tra i venti e i trent’anni, nel settembre 2017. Essa opera per promuovere i valori ispirati al Vangelo, aiutando i cristiani nelle aree del mondo dove essi sono perseguitati a causa della loro fede, si trovano in minoranza o in necessità economica . In questo momento la nostra attenzione è rivolta in particolare ai fratelli che vivono in Medio Oriente, in un contesto difficile e doloroso.

LA NOSTRA MISSION
“Non un mondo vecchio che muore, ma uno nuovo che sorge”: questa la frase di Sant’Agostino divenuta il motto della nostra Associazione.
Città Cristiana offre un aiuto concreto ai cristiani perseguitati o in difficoltà, ricevendo da loro il coraggio e la speranza per una nuova civiltà cristiana.

Progetti -“Fratres in fide” Progetto dedicato al sostegno dei cristiani neoconvertiti dall’isalm, che a causa della loro fede soffrono difficoltà di ogni genere (persecuzione, allontanamento dalla famiglia, migrazioni forzate, perdita del lavoro, emarginazione sociale). -Borse di studio per l’American University of Madaba (40 km da Amman). Aiutando il pagamento delle rette universitarie a studenti cristiani in difficoltà economica, sosteniamo gli studi nell’unica università cattolica della Giordania.

Come aiutarci Il primo modo per aiutare “Città cristiana” è la preghiera. Prima di tutto la preghiera per i cristiani perseguitati nel mondo, in particolare per coloro che ancora non riusciamo a raggiungere. Chiediamo sostegno nella preghiera anche per i ragazzi di “Città Cristiana” in quanto spesso sono chiamati a operare anche in contesti difficili e non privi di rischio. In secondo luogo, invitiamo le persone a chiamarci nelle parrocchie e nelle comunità, per presentare la nostra iniziativa e sensibilizzare il numero più alto possibile di persone. In questo modo sarà possibile anche aderire a “Città Cristiana”, rimanere in contatto con noi e aiutarci. Inoltre è possibile fare una donazione. Una piccola donazione da parte nostra, può aiutare, in paesi poveri come il Medi Oriente, il sostentamento di famiglie intere.

Per chi volesse fare Donazioni
www.cittacristiana.com

 

10 aprile 2017

I numeri delle persecuzioni contro i cristiani


di Giuliano Guzzo

La strage di cristiani compiuta ieri in Egitto dall’Isis – con un bilancio di almeno 45 morti e decine di vittime – ha prepotentemente riportato all’attenzione dei media, una volta tanto, il problema planetario della persecuzione dei cristiani, fenomeno di dimensioni impressionanti eppure sconosciuto ai più. Un modo per tentare, sia pure in estrema sintesi, di dare un’idea di che cosa si stia parlando, può essere quello di sottolineare come nel mondo – oggi – il 75 per cento delle violenze sulle minoranze sia ai danni dei cristiani (cfr. Scavo N. Perseguitati, 2017).

Al di là della stretta e drammatica attualità, il Cristianesimo risulta anche la religione più perseguitata della storia umana, come mostrano conteggi secondo cui – negli ultimi due millenni, fino all’anno 2000 – i «credenti in Cristo che hanno perso la loro vita prematuramente, nella situazione di testimoni, come risultato dell’ostilità umana» sono una cifra spaventosa, pari a circa 70 milioni di cui 45 milioni solo nel Novecento (cfr. Barrett – Johnson, World Christian Trends AD 30 – AD 2200, 2001). Come mai questo dato viene raramente ricordato in ambito scolastico e dalle Istituzioni?

E’ una bella domanda. Ad ogni modo, non si pensi che le persecuzioni contro i cristiani avvengano necessariamente in Pesi stranieri e lontani da noi. Neppure nel mondo occidentale, infatti, manca l’ostilità nei confronti del Cristianesimo, come dimostrano relazioni dell’Osservatorio di Vienna sull’Intolleranza e sulla Discriminazione contro i Cristiani secondo cui, in Europa, si verifica quasi un atto di odio anticristiano ogni due giorni. Come mai – viene anche qui da chiedersi – delle persecuzioni contro i cristiani, benché frequenti, si parla quando i terroristi ne ammazzano decine in un colpo solo?

Una possibile spiegazione del perché si faccia così tanta fatica, a livello mediatico e culturale, a parlare delle persecuzioni contro i cristiani può essere il diffondersi, che dei sociologi hanno rilevato nella società americana ma che di certo interessa anche quella europea, di «un odio irragionevole o paura dei cristiani» da parte di gruppi minoritari con un potere sociale superiore alla media (cfr. Yancey – Williamson So Many Christians, So Few Lions: Is There Christianophobia in the United States? 2014). Anche questa, purtroppo, non è una bella notizia.

https://giulianoguzzo.com/2017/04/10/le-persecuzioni-contro-i-cristiani-in-numeri/

 

28 luglio 2016

La ghigliottina è tornata, ma il boia è islamico



di Giorgio Enrico Cavallo

Padre Jacques Hamel è il primo sacerdote francese martirizzato in una chiesa dai tempi della Rivoluzione. Quelli – per rispolverare un po’ di storia – erano anni allegri, quando la Ragione trionfava e la ghigliottina metteva a tacere le voci dei dissidenti. Le chiese venivano date alle fiamme, quelli che si opponevano al bagno di sangue venivano massacrati nei modi più orrendi, come da insegnamento del generale Turreau, il macellaio della Vandea. Non c’è che dire, era l’apoteosi dei Lumi. Sarà per questo bel risultato che oggi ricordiamo la Rivoluzione francese come un positivo passaggio della storia, dimenticando i suoi mille aspetti oscuri ed inquietanti. Come la repressione religiosa.

Il massacro dei preti nella Rivoluzione Francese (rivoluzione squisitamente atea) è uno degli aspetti più taciuti dalla storiografia ufficiale. La stessa Chiesa, temendo di irritare i governi dei due Bonaparte al potere nell’Ottocento, non denunciò apertamente lo sterminio dei sacerdoti avvenuto nella Rivoluzione. Ad esempio, solo nel 1916 venne aperta la causa per la beatificazione delle 32 religiose martirizzate ad Orange, sterminate dal Comitato di Salute Pubblica nel luglio 1794 (sono iscritte nel novero dei beati dal 1925, con ricorrenza il 9 luglio). Nello stesso luglio 1794 vennero ghigliottinate anche le martiri di Compiègne, sedici religiose decapitate dai barbari giacobini dopo aver fatto voto di martirio ed essersi offerte a Dio per ottenere la fine degli orrori rivoluzionari.

La persecuzione religiosa nella Francia rivoluzionaria era iniziata prestissimo, già nelle stragi di settembre: Pio XI, a tal proposito, riconoscerà nel 1926 un gran numero di martiri di questi massacri, tutti beatificati. Novantacinque di essi erano sacerdoti. Ma gli orrori proseguirono, e ad essere colpiti erano soprattutto i preti che rifiutavano di prestare giuramento costituzionale. Padre Pierre Lauga de Lartigue, che si era rifiutato di giurare, venne ammazzato selvaggiamente a bastonate ai piedi dell’albero della libertà ad Agen, nel luglio 1792. È stato proclamato Servo di Dio.

Non hanno nemmeno il titolo di Servi di Dio i 4.800 preti refrattari fatti annegare nelle acque della Loira nel corso del genocidio vandeano. Gioverà ricordare che si è trattato del primo genocidio messo in atto in Europa contro una popolazione civile, rea di essersi sollevata contro i giacobini e sistematicamente sterminata dai generali Carrier e Turreau, di cui sopra. La cancellazione della memoria degli avvenimenti in Vandea è stata così sistematica che anche i documenti sono andati spesso perduti, e solo recentemente, anche grazie a storici coraggiosi come Reynald Secher, queste vittime hanno avuto giustizia. Talvolta, si conoscono i morti solo risalendo alle cronache stilate in fratta e furia dai pochi superstiti. Si sa così – ed è solo un tragico esempio – che il 17 febbraio 1794 a Grand-Luc vennero fucilate mentre recitavano il rosario in chiesa 563 persone. 110 erano bambini, tutti annoverati tra i Servi di Dio.

Vennero perseguitati anche i vescovi. Charles-François de Saint-Simon de Rouvroy de San-Dricourt, che aveva anche l’aggravante di provenire da una nobile famiglia, ed era diventato vescovo di Adge (diocesi antica, della quale fu l’ultimo pastore). Venne ghigliottinato insieme ad altri 36 compagni, tutti riconosciuti Servi di Dio nel 1927, ma sui quali grava ancora un certo silenzio e la causa di beatificazione risulta ancora ferma. Per inciso, l’assassinio dei 37 sacerdoti avvenne il giorno prima della caduta del folle regime di Robespierre.

Val bene ricordare, ancora, Maria Maddalena Fontaine, Maria Francesca Lanel, Teresa Maddalena Fantou e Giovanna Gerard, ghigliottinate nel settembre 1794 per non aver prestato giuramento. Suor Maddalena ebbe a dire: “Ascoltate cristiani! Saremo le ultime vittime, la persecuzione sta per finire, i patiboli saranno distrutti e gli altari di Gesù saranno ricostruiti in tutta la loro gloria”.

Ed ebbe ragione. La Restaurazione, pur con tutte le sue contraddizioni, ripristinò l’antico ordine, ancora per un poco. Ma nell’Ottocento e soprattutto nel Novecento l’odio verso i sacerdoti continuò a manifestarsi in Europa, e tanti altri religiosi vennero martirizzati nel corso delle persecuzioni comuniste e naziste.

Le parole di suor Maddalena devono riecheggiare ancora oggi. Perché la storia che credevamo scritta nei sussidiari scolastici sta tornando, tambur battente. Lo vediamo ogni giorno, e padre Jacques Hamel testimonia, con la sua morte, che gli anni del Terrore sono tornati. Solo che ad azionare la ghigliottina non sono più i fanatici seguaci dell’illuminismo ateo: sono i barbuti boia islamici. Ciò detto, non c’è differenza tra i tagliagole giacobini ed i tagliagole maomettani: entrambi erano e sono mossi da un odio feroce contro il cristianesimo. La differenza, semmai, è negli stessi cristiani: allora, seppero resistere alla persecuzione aggrappandosi alla croce. Erano anni nei quali la fede si respirava in ogni istante della giornata, ed era sincera ed autentica. Oggi possiamo dire la stessa cosa dei popoli europei? Dunque, i pochi che ancora credono si mobilitino anche per gli altri. Preghino. Preghino per padre Hamel. Preghino per l’Europa e per i suoi sordi abitanti, sicuri di superare anche questa persecuzione. Infatti noi cristiani, a differenza dei tagliagole militanti, sappiamo già il finale della Storia: ce lo ha rivelato Cristo; ce lo ha ricordato Maria, quando a Fatima, preannunciando le sciagure del Novecento, affermò: “Ma alla fine il mio cuore immacolato trionferà”. 

 

21 novembre 2015

Modernità. La persecuzione peggiore contro la Chiesa


Di Riccardo Zenobi
Con la fine del Medioevo vi è la progressiva affermazione di un nuovo soggetto nell’ambito dei rapporti umani; un soggetto che nasce in embrione con la riaffermazione del diritto romano come base per regolare i rapporti legali tra governanti e governati, ma che poi prenderà sempre più piede fino a camminare per conto proprio: lo Stato moderno.
La modernità altro non è che la nascita e lo sviluppo di questo nuovo soggetto, il quale andrà sempre più costituendosi come il fondamento di ogni rapporto umano, sostituendosi sempre più alla religione, la quale precedentemente era la garante dell’agire di ogni uomo. Non potremo comprendere la differenza tra modernità e medioevo se non abbiamo bene in mente che l’uomo dei “secoli bui” aveva un Padre a cui rendere conto, e non un padrone; e quindi il resto veniva in secondo piano ed era strumentale. Con l’affermarsi di una nuova visione del diritto romano (che porterà ad un peggioramento della condizione femminile) il potere è sempre più slegato dall’autorità religiosa, tanto che camminerà con i suoi piedi, schiacciando tutto il resto che incontrerà sul suo cammino: in ambito cattolico nasce così il gallicanesimo (la cui origine è precedente la riforma protestante), mentre nei paesi protestanti sorge la chiesa di Stato. Nascerà così l’assolutismo monarchico, con conseguente accentramento del potere nelle mani di pochissime persone presenti nelle capitali dei diversi stati europei. Tale potere è enormemente superiore a quello di qualsiasi signore feudale del passato, e si estenderà in ambiti sempre più esterni alla politica, fino a legiferare in ambito religioso (emblematico il caso dell’erastianesimo in Inghilterra) e a influenzare la morale e la cultura del popolo, che sempre più diventerà suddito.
Con la nascita dell’assolutismo monarchico la Chiesa si troverà in balìa del volere dei re, i quali avranno sempre il coltello dalla parte del manico: consideriamo che, se non vera, avrà corso di verosimiglianza, all'inizio del settecento, la risposta del cattolico imperatore Leopoldo, data a chi lo rimproverava di aver troppo concesso a Carlo XII, in favore dei protestanti della Slesia: "Rallegratevi che il re di Svezia non mi abbia proposto di farmi luterano, perché non so proprio che cosa avrei deciso". E’ quindi in questo contesto che va considerato l’agire della Chiesa cattolica nella modernità, poiché non vi era spazio di manovra alcuno per una politica realmente e integralmente cattolica. E’ chiaro quindi che d’ora innanzi si cercherà sempre un rapporto “di buon vicinato” con le varie Corone europee, dove l’unica arma della Chiesa sarà solo un richiamo spirituale ai principi del cristianesimo, che nella maggior parte dei casi resteranno lettera morta nelle politiche delle varie corti, le quali preferiranno fare un uso ideologico delle varie confessioni religiose. Ciò che passò alla storia come il periodo delle guerre di religione vide certamente dei massacri inscusabili e inauditi sia da parte dei cattolici che da parte dei protestanti, ma vide anche delle alleanze tra alcuni stati cattolici e alcuni stati luterani, che si trovarono a combattere nella guerra dei trent’anni contro altre alleanze di cattolici e protestanti (basti pensare alla politica della Francia in questo periodo).
Non è un caso che questo compromesso chimerico tra assolutismo statale e Chiesa non durasse a lungo: se consideriamo che cominciò a formarsi con la rivolta protestante (1517) e che si instaurò saldamente con la fine della guerra dei trent’anni (1648), va ricordato che venne travolto e cancellato dalla rivoluzione francese e dallo Stato liberale nato da essa. Per “Stato liberale” va intesa una costituzione politica dove tutta la fonte del potere e dell’autorità statale riposa su ambiti del tutto differenti e separati dall’autorità morale e religiosa. Separazione, non solo distinzione, tra Stato e Chiesa, in ogni ambito legislativo e nelle fonti giuridiche. Dall’epoca della rivoluzione francese ad oggi la Chiesa cattolica ha sempre visto più limitato il suo ambito d’azione nella sfera temporale. E come affermava Fulton Sheen “una religione che non interferisce con l’ordine secolare scoprirà ben presto che l’ordine secolare non avrà problemi a interferire con essa”. 
Oggi i cristiani sono il gruppo religioso più perseguitato al mondo, basti pensare a ciò che accade in Siria, in Iraq e in generale in molti paesi del continente asiatico, tra cui paesi a maggioranza islamica come il Pakistan, a maggioranza induista come l’India, a maggioranza buddhista come lo Sri Lanka o i paesi del sud est asiatico, oppure nella laicista Cina, dove esiste una “chiesa” ufficiale di stato. Ma anche in Sudan la situazione non è differente. Ma è in generale la situazione cristiana a non essere per nulla tranquilla, in moltissime parti del mondo, esplicano bene le immagini degli immani massacri. La storia contemporanea è piena di martiri cristiani, basti pensare alla guerra civile spagnola, che sterminò molta parte de clero cattolico e se la prese anche con i comuni fedeli; alle persecuzioni dei paesi comunisti, eccetera.
In definitiva, la storia della Chiesa cattolica non assomiglia per nulla a quella di un impero trionfatore, ma ad una continua carneficina operata dai suoi nemici per eliminarla del tutto. Il colore del cristianesimo è il rosso: nato dal sangue sparso da Cristo sulla Croce, continua ad essere completato dal sangue dei martiri uccisi in odium fidei.
 

19 ottobre 2015

Chiesa cattolica, da perseguitata a...perseguitata


di Riccardo Zenobi

Nel romanzo di Robert Hugh Benson “L’alba di tutto”, che in passato ho recensito per questo blog, il protagonista vive un rigetto interiore, emotivo, per il mondo cattolicizzato in cui vive (in cui i diritti della Chiesa sono istituzionalizzati), e durante un colloquio con un monaco-psichiatra alla fine sbotta: 

“No!” urlò il prete con voce roca. “La sofferenza volontaria non è la stessa cosa1… Io… voglio vedere i cristiani soffrire nella mani del mondo”. 

Il protagonista non si capacita che Gesù, il quale portò la Croce e arrivò fino alla morte, abbia anche solo a che fare con la Chiesa cattolica, la quale nel mondo descritto nel romanzo è diventata madre e maestra dei popoli istituzionalmente, e il Papa è arbitro tra le questioni delle nazioni. 
Questo ragionamento è, in ultima analisi, lo stesso ragionamento che fanno tutti i non cattolici: la Chiesa cattolica è una istituzione che vuole dominare il mondo, non c’entra nulla con Gesù, e anzi perseguita chi non si allinea al suo pensiero. Solitamente l’anticlericale medio estende questo (pre)giudizio a tutta la storia bimillenaria della Chiesa, poiché ha letto alcune notizie storiche sui manuali scolastici o al limite su qualche libello ateo in tempi successivi al liceo. 
I più raffinati fanno una eccezione per i primi tre secoli del cristianesimo, non potendo negare la realtà delle persecuzioni anticristiane perpetrate da alcuni imperatori romani, ma il giudizio è tranchant per la “Chiesa costantiniana”: da perseguitata la Chiesa cattolica è diventata persecutrice, poiché ciò che crea odio fino alla cristofobia nell’uomo moderno, il quale afferma che la fede è “un’opinione privata” mentre ritiene l’ateismo “la base comune a credenti e non credenti su cui costruire uno Stato che accolga tutti”2, è che possa esistere uno stato dove la Fede cattolica non è un’opinione tra le altre, ma addirittura uno dei fondamenti della società che lo stato (o chi ne fa le veci) deve riconoscere e tutelare. Perciò, poiché l’ateo non vuole condividere lo spazio pubblico con nessuna religione, detesta tutta la Chiesa da Costantino in poi. Vediamo però i fatti più da vicino.
Storicamente, Costantino emanò un editto di tolleranza che rendeva il cristianesimo religione lecita ai sudditi dell’impero (notare tra parentesi che all’epoca chi governava decideva quale religione era lecita e quale no, quindi un ateo che si rifà all’impero romano come esempio di “laicità” è assolutamente in malafede); non era però il primo editto del genere. 
Nella storia di Roma si sono alternati, contro i cristiani, momenti di persecuzione e momenti di tolleranza, ma tutto era sempre nelle mani di un imperatore, che poteva cambiare la politica religiosa quando voleva. Questo editto non rendeva il cristianesimo “religione di stato”, cosa che avvenne con Teodosio nel 380, quindi se vogliamo essere pignoli dovremmo parlare di “Chiesa teodosiana” e non “costantiniana”. 
Ma le cose, per la Chiesa cattolica, erano tutte in salita. Per prima cosa, poiché il cristianesimo era tollerato, erano di conseguenza tollerate anche svariate eresie cristiane, come ad esempio l’arianesimo (che era una tra le tante eresie “del momento”). Quest’ultimo divenne addirittura la religione dell’imperatore Costanzo, successore di Costantino, e quindi di tutta la corte imperiale. Fu talmente favorito che ben presto i pochi seguaci della divinità di Cristo si potevano stringere intorno alla figura quasi solitaria di sant’Atanasio il Grande. Questa eresia si diffuse tra i popoli germanici che affluirono negli ex territori imperiali, tanto che gli unici due popoli che passarono dal paganesimo al cattolicesimo furono i Burgundi e i Franchi. 
Gli altri adottarono l’arianesimo come religione ufficiale, e la tolleranza verso i cattolici variava di periodo in periodo e di popolo in popolo: in nord Africa, i Vandali perseguitavano apertamente i cattolici; in Spagna i Visigoti passavano attraverso periodi di tolleranza ad ostilità più o meno palese, mentre in Italia gli Ostrogoti di Teodorico si mantennero apertamente tolleranti verso la Chiesa cattolica, almeno fino agli ultimi anni del suo regno. 
Il cattolicesimo era religione ufficiale unicamente nell’attuale Francia e nell’Impero romano d’oriente, dove nel frattempo si erano consumati scismi dovuti all’eresia monofisita in Siria e in Egitto. Col tempo, l’arianesimo scomparve grazie alla conversione dei regnanti dei regni romano barbarici, ma nel frattempo in oriente apparvero altre eresie, favorite o addirittura apertamente abbracciate dagli imperatori bizantini: il monotelismo e l’iconoclastia. La Chiesa orientale, all’epoca ancora in comunione con Roma, dovette subire più volte l’estradizione dei vescovi e dei laici rimasti fedeli, e le cose si trascinarono fino al IX secolo inoltrato, poiché l’ultimo imperatore ad abbracciare ufficialmente un’eresia morì nell’842. 

1 Il personaggio parla di “sofferenza volontaria” riferendosi alla disciplina delle regole degli ordini contemplativi, nda.
2 Non vi prendo in giro: davvero lo stato ateo viene visto da alcuni come luogo d’incontro tra credenti e non credenti. Peccato che i credenti siano legalmente in svantaggio, poiché hanno solo “opinioni private” mentre gli atei hanno lo Stato.
 

11 febbraio 2015

Anno 2015. Il martirio dei cristiani, l'ecumenismo del sangue


di Francesco Filipazzi

Dodici cristiani al giorno muoiono per la sola colpa di essere cristiani. Questo è il numero che delinea “l’ecumenismo del sangue”, termine utilizzato da Papa Francesco per simboleggiare l’unità di tutte le confessioni cristiane, che quando si tratta di essere massacrate non conoscono distinzione. Uccisi tutti in nome di Gesù Cristo e del Vangelo, per un totale di oltre 4300 solo nel 2014.
I maggiori massacratori sono i macellai dell’Isis, che in Siria e Iraq attuano una vera e propria caccia casa per casa, senza risparmiare nemmeno i bambini che sono anzi i destinatari delle azioni più turpi, oltre alla distruzione sistematica di chiese e, per la verità, anche di moschee e di tutto ciò che rappresenti un legame con un qualsiasi passato, si pensi alle mura di Ninive. Le cronache parlano di cristiani crocifissi, sepolti vivi, stuprati e mutilati senza nessuna pietà e senza tregua.
Nello stesso solco operano i miliziani di Boko Haram, in Nigeria, che hanno messo in atto un’escalation proprio all’inizio di quest’anno, quando hanno cancellato dalla faccia della Terra almeno 2000 persone nella città di Baqa, lasciandone ferite al suolo una quantità non definita che non è stato possibile curare. Non è stato risparmiato nessuno, neanche una partoriente, che è morta assieme al figlio ancora in procinto di uscire dal suo corpo.
Gli atti di violenza contro i cristiani sono all’ordine del giorno anche in paesi non islamici, come riporta la World Watch List 2015.
Il caso indiano è emblematico. Negli ultimi due mesi sono state bruciate cinque chiese e si sono registrate violenze anche contro persone, tanto che i vescovi hanno deciso di mettersi in marcia per fare pressione contro il governo per denunciare “un clima di impunità per chi attacca i cristiani”, che ormai  è insopportabile e anche Obama ha chiesto al governo indiano di fare qualcosa per fermare le violenze.
Rimane sempre aperta la questione Cina, dove sopravvivono la Chiesa clandestina e la chiesa asservita al governo. La prima è chiaramente perseguitata senza pietà e proprio in questi giorni Asia News dà notizia della morte di un Vescovo  che era scomparso nel 2001 dopo l’arresto. L’ennesimo caso di un vescovo ucciso dal governo cinese per la sua fedeltà al Vangelo e per la libertà di culto. Il cadavere del monsignore è stato occultato dalla polizia, in quanto una tomba potrebbe diventare luogo di pellegrinaggio e risultare molto scomoda, in quanto tomba di un martire della Fede.
In generale sacerdoti e suore sono vittime sacrificali piuttosto frequenti ad ogni latitudine, rappresentando la guida delle comunità ed esercitando non di rado un carisma capace di aggregare e convertire molte persone con la sola forza dell’Amore e della gioia cristiana. Il posto più pericoloso per la vita consacrata non è però in Asia o in Africa, ma in Messico. Fra i consacrati, i missionari in particolare sono bersagli simbolici, tanto che nel solo 2014 ne sono stati uccisi in totale 26.

Di fronte a una realtà come quella qui descritta solo in parte, sarebbe giusto da parte di tutti farsi un serio esame di coscienza, in primo luogo da parte di noi cristiani occidentali, abituati a dare molto spesso per scontata la libertà di andare alla Santa Messa senza trovarsi contro i mitra spianati all’uscita.

 

22 settembre 2014

Siamo tutti Nazareni. Continua la solidarietà ai cristiani iracheni

di Campari&deMaistre

Continua la campagna "Adotta un cristiano di Mosul", la raccolta fondi organizzata dalla testata AsiaNews (Pontificio Istituto Missioni Estere) per donare un aiuto umanitario ai nostri fratelli perseguitati in Medioriente. Asianews ha già inviato in Iraq una prima tranche dei fondi ricevuti fino al 31 agosto: 279.219,96 euro.

Campari&deMaistre già dal mese scorso ha aderito alla campagna, contribuendo alla raccolta fondi diffondendo delle spillette con la lettera nun (la n araba), il ricavato delle quali è destinato ad aiutare i cristiani iraqeni perseguitati e “marchiati” come “Nazareni” (nei prossimi giorni forniremo un dettagliato resoconto).


Questo mese vi chiediamo di aderire ad una nuova iniziativa per cercare di aiutare il più possibile i nostri fratelli.
Dal 17 settembre al 24 ottobre sarà possibile partecipare all'asta relativa ad un quadretto raffigurante la lettera Nun, realizzato a mano in ottone a sbalzo e cesello e donatoci dal giovane artigiano Conte Ruggero. Potete partecipare all'asta inviando un'offerta (la base d'asta è pari a 50 euro, il costo del pannello) all'indirizzo email catani.facchini@gmail.com. Scaduto il termine del 4 ottobre, il vincitore dell'asta verrà contattato dalla redazione per l'invio del quadretto.
 


 

21 agosto 2014

Siamo tutti Nazareni. La nostra solidarietà ai cristiani iracheni

di Campari&deMaistre

Come tutti sapete, una persecuzione particolarmente cruenta si è aggiunta al novero di quelle che i cristiani subiscono già in tutte le parti del mondo: in Iraq, una delle più antiche comunità cristiane rischia di scomparire sotto il violento attacco degli islamisti radicali dell'Isis (Stato Islamico dell'Iraq e del Levante).
 

29 novembre 2013

Fine del mondo o avvento del Regno di Maria? I cattolici di fronte ai segni dell'Apocalisse

di Fabrizio Cannone

Tutti ammettono che il mondo d’oggi si trova in una situazione drammatica. La gente è preoccupata per il crescente accumularsi di sconvolgimenti: non tanto per quelli naturali, come caos climatico, alluvioni, terremoti, epidemie, carestie, quanto per quelli sociali, come crisi politiche, crolli economici, disordini pubblici, invasioni migratorie, prepotere criminale, terrorismi, guerre, genocidi; per non parlare del ritorno dello schiavismo, del fanatismo politico-religioso e delle persecuzioni anticristiane” (p. 6).
 

05 novembre 2012

In ricordo di Guy Fawkes, papista e bombarolo


di Marco Mancini

“Remember, remember
the fifth of November,
Gunpowder, treason and plot.
I see no reason
why Gunpowder treason
Should ever be forgot!” 
(filastrocca inglese)

Era la notte tra il 4 e il 5 novembre 1605, quando Guy Fawkes, ex-soldato di ventura, veniva fermato in una cantina da un drappello di armati al servizio della Corona inglese, mentre si preparava a far saltare in aria la Camera dei Lord con 36 barili di polvere da sparo, nel giorno della cerimonia d’apertura del Parlamento.

Veniva così sventata la cosiddetta “Congiura delle polveri”, ideata l’anno precedente da Robert Catesby e organizzata da un gruppo di cospiratori cattolici con l’intento di uccidere il re Giacomo I Stuart e il suo governo, onde ottenere, magari con l’ascesa al trono di sua figlia Elisabetta, una politica di maggiore tolleranza nei confronti dei cattolici delle Isole britanniche. Una data da ricordare non tanto per l’antiparlamentarismo che da tempo immemore connota il sottoscritto, ma anche e soprattutto perché ci consente di rievocare la dura oppressione a cui i nostri fratelli nella fede furono sottoposti nei primi secoli dell’Inghilterra anglicana.

A partire dall’Atto di Supremazia di Enrico VIII (1534), infatti, la condizione dei “papisti”, come i cattolici venivano chiamati con disprezzo, si era fatta durissima: essi subirono una vera e propria persecuzione, che in 150 anni provocò decine di migliaia di morti e fu interrotta solo durante il breve regno della cattolica Maria Tudor (1553-1558), soprannominata dai vincitori “la Sanguinaria” per la durezza usata nei confronti dei protestanti, nel tentativo di restaurare il cattolicesimo nel Regno. Cattolicesimo che continuò a essere professato dalla maggioranza della popolazione, di ogni ceto sociale, anche negli anni immediatamente successivi allo scisma e che fu espiantato a viva forza dall’anima degli inglesi con la persecuzione, specie durante il regno di Elisabetta I. Ovunque si osservava, come commentavano i visitatori inviati dalla Corona, “troppa caparbietà e ostinazione nel conservare le abitudini religiose papiste”.

I “papisti”, in quanto fedeli all’autorità di Roma, erano considerati colpevoli di alto tradimento, rifiutandosi del resto di riconoscere al re il titolo di Capo della Chiesa anglicana. Il clero cattolico, in particolare, fu bandito dal territorio inglese: questo, tuttavia, non impedì che sull’isola si continuasse a celebrare il Sacrificio, grazie al coraggio di tanti sacerdoti, soprattutto gesuiti, che dopo aver studiato nei seminari romani o francesi tornavano clandestinamente in patria, accolti da una vera e propria rete di protezione. Nelle residenze di campagna dell’aristocrazia cattolica erano spesso presenti nascondigli e passaggi segreti (se n’è avuta un’eco anche nell’ultimo film della serie di 007, “Skyfall”), che consentivano ai sacerdoti di sfuggire alle perquisizioni operate dalla soldataglia anglicana. Tra i tanti cripto-cattolici, figurava probabilmente anche William Shakespeare, ma di questo parleremo (forse) un’altra volta.

In questa situazione, l’ascesa al trono d’Inghilterra dello scozzese Giacomo I Stuart, figlio della cattolica Maria (la Maria Stuarda fatta uccidere da Elisabetta I), regina di Scozia, aveva creato nei sudditi cattolici la speranza di una piena tolleranza. Dopo alcune mosse iniziali, che sembravano andare in questa direzione, il re decise però di rinfocolare la polemica anti-papista, spingendo così i congiurati all’azione. Solo una lettera inviata al nobile cattolico lord Monteagle con l’intento di preannunciargli l’attentato e di metterlo così in salvo consentì la scoperta del piano.

A seguito di diversi interrogatori e di durissime torture, Guy Fawkes fu costretto a confessare i nomi dei suoi complici. Anche tre sacerdoti gesuiti, che pure erano o ignari di tutto o impediti dal rivelare il complotto in virtù del segreto confessionale, furono successivamente coinvolti: uno di loro, padre Henry Garnet, venne condannato e ucciso insieme ai congiurati. Gli fu risparmiata, tuttavia, la tremenda fine alla quale furono sottoposti Fawkes e i suoi compagni: essi furono impiccati e i loro corpi sventrati e squartati mentre erano ancora vivi, una prassi riservata ai condannati per alto tradimento.

In un’epoca in cui l’immagine di Fawkes viene abusivamente sfruttata, in virtù del fumetto “V per Vendetta” e del film ad esso ispirato, dai pirati di Anonymous e da altri gruppuscoli di stampo nichilista e anarcoide, è il caso di ricordare la ragione per la quale egli e i suoi compagni sacrificarono la vita, vale a dire la fedeltà alla Chiesa di Roma e l’amore per la Santa Eucarestia. Onore a Guy Fawkes, papista e bombarolo!