di Alfredo Incollingo
Abbiamo intervistato il professore Furio Pesci, approfondendo le
perniciose conseguenze del Sessantotto sull'educazione delle giovani
generazioni. Esperto pedagogista di scuola montessoriana, Pesci ha
confermato il decadimento educativo che imperversa in Occidente,
evidenziando l'utilità del metodo pedagogico di Maria Montessori per
risolvere questa grave emergenza. Prima di iniziare, diamo qualche
informazione sul Prof. Furio Pesci.
“Professore associato di Storia della Pedagogia dal 2001. E' stato
ricercatore per lo stesso settore scientifico-disciplinare dal 1998 al
2001. Ha fatto parte del Comitato Direttivo dell'Opera Nazionale
Montessori, per il biennio 2007-2008, e del Comitato scientifico della sua
rivista "Vita dell'infanzia", incarico che ha ricoperto dal 2005 al 2010.
E' stato anche membro del Comitato Direttivo del Centro Italiano per la
Ricerca Storico-Educativa (CIRSE) dal 2005 al 2007 e, in questa veste, del
Comitato scientifico del "Nuovo Bollettino CIRSE". Ha fondato nel 2007 il
Laboratorio Montessori, gruppo di lavoro tra studiosi che svolgono attività
di ricerca sull'opera di Maria Montessori, e dirige la sua rassegna
telematica nel sito www.paedagogica.org. Ha svolto
incarichi di ricerca e insegnamento presso varie istituzioni universitarie;
attualmente fa parte del Comitato scientifico delle riviste "History of
Education and Children's Literature", "RELADEI - Revista Latino-Americana
de Educacion Infantil", "Ricerca di Senso", organo dell'Associazione di
Logoterapia e Analisi Esistenziale Frankliana, ed "Ethos", oltre che di
varie collane scientifiche. Presiede il Comitato scientifico della
Fondazione Montessori Italia e dirige la collana scientifica "Laboratorio
Montessori" (Aracne Edizioni, Roma).” (Fonte:
http://dip38.psi.uniroma1.it/dipartimento/persone/pesci-furio)
Nel 2018 ricorrerà il 50° anniversario della Grande Contestazione del 1968.
Saggi, articoli e documentari celebreranno quest'annus fatalis e il
cambiamento che esso ha apportato. A distanza di decenni, osservando ciò
che è accaduto finora in Occidente, si può affermare che l'emergenza
educativa odierna sia il figlio legittimo del movimento di protesta
sessantottino?
Esiste certamente un legame tra il Sessantotto e la crisi educativa
odierna, che ha in realtà origini risalenti agli inizi del Novecento. È una
relazione poco studiata ed è necessario approfondirla ulteriormente,
andando al di là delle conoscenze già note. Tutto parte dai movimenti di
emancipazione femminile e di protesta agli albori del XX secolo, come i
tedeschi “Wandervogel” [Uccello vagabondo, ndr], che per primi contestarono
l'ordine sociale esistente, delegittimando l'autorità e promuovendo
un'educazione spontaneista. Lo sviluppo del capitalismo, con i suoi modelli
sociali liberali, ha finito per radicare queste tendenze sociali, sfociando
nel 1968, con tutto il suo corollario di conseguenze (rivoluzione sessuale,
divorzio...).
Gli ultimi casi di cronaca a Napoli hanno raccontato al Paese la violenza
delle giovani generazioni, sempre più sbandate e nichiliste. Secondo lei,
il 1968, con il suo giovanilismo esasperato e libertario, ha una sua
responsabilità in questi fatti?
Certamente, ma nel caso di Napoli bisogna aggiungere altri particolari. Il
giovanilismo esasperato ha finito per dare ragione al degrado sociale già
di per sè nichilista. Ciò ha legittimato i giovani a imitare il bullo o il
criminale irriducibile di turno, commettendo tristi atti di violenza.
La mancanza di valori e di autorevolezza è il prodotto manifesto del
parricidio simbolico del Novecento, che trova nel 1968 l'apice d'intensità.
Secondo il suo parere, nel campo dell'educazione e della scuola, il
movimento di protesta ha delegittimato l'autorità?
E' stato un processo inevitabile e imprescindibile del Sessantotto che ha
sempre delegittimato l'autorità e tutto ciò che esso concerne nel campo
culturale e politico. L'ideologia sessantottina ha negato in tutti gli
ambiti della vita sociale i nostri valori inalienabili.
Si parla soventemente di Buona Scuola, in riferimento alla riforma del
governo Gentiloni, per esempio, ma l'unica istituzione scolastica ottimale
è quella che reintegra il concetto di autorevolezza. Non può esistere
ordine ed educazione senza un'autorità esemplare. A riguardo cosa affermava
Maria Montessori?
Si è spesso affermato che il metodo pedagogico di Maria Montessori fosse
improntato totalmente alla libertà e alla spontaneità. Per tali ragioni è
stata spesso definita una paladina dell'educazione democratica e priva di
autorità. Al contrario la sua riflessione pedagogica insegna a conciliare
“libertà” e “autorità”. Il bambino chiede all'adulto di crescere secondo la
sua personalità: l'educatore è un precettore autorevole che lo guida e lo
forma rispettando la sua autonomia. In Montessori non troviamo lo
spontaneismo che di solito le viene imputato né l'autoritarismo che troppo
spesso viene associato all'educazione. È erroneo considerarla una
innovatrice della formazione nel nome della piena libertà, quando invece
insegnava come questa ha valore solo rispettando il limite e i ruoli.
Anche nella famiglia, il primo stadio dell'educazione infantile, è
necessario ripristinare l'autorità o meglio le autorità: il Padre e la
Madre nelle loro specificità. Il 1968 ha distrutto la famiglia, la
maternità e la paternità e ha avvallato una radicale uguaglianza sessuale
che è alle origini della teoria gender. In conclusione, è possibile trovare
in Montessori una riflessione alternativa e naturale sulle differenze
sessuali? L'educazione passa anche per un giusto e sano riconoscimento
della propria sessualità.
Si deve educare il bambino o la bambina a vivere la loro identità sessuale
armoniosamente. Secondo Maria Montessori la maturità di un giovane si
misura con il suo desiderio di “costruire una famiglia”: quando nei ragazzi
si palesa la propensione a formare una coppia stabile, ciò è indice di una
piena maturazione sessuale o di genere. Il metodo educativo montessoriano
mira a questo imprescindibile obiettivo, risolvendo quei dubbi identitari
che invece l'ideologia sessantottina mantiene aperti senza soluzione. In
ciò si evince l'utilità e l'attualità del pensiero pedagogico di Maria
Montessori.
Pubblicato il 22 febbraio 2018

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