di Riccardo Zenobi
Nel romanzo di Robert Hugh Benson “L’alba di tutto”, che in passato ho recensito per questo blog, il protagonista vive un rigetto interiore, emotivo, per il mondo cattolicizzato in cui vive (in cui i diritti della Chiesa sono istituzionalizzati), e durante un colloquio con un monaco-psichiatra alla fine sbotta:
“No!”
urlò il prete con voce roca. “La sofferenza volontaria non è la
stessa cosa1…
Io… voglio vedere i cristiani soffrire nella mani del mondo”.
Il
protagonista non si capacita che Gesù, il quale portò la Croce e
arrivò fino alla morte, abbia anche solo a che fare con la Chiesa
cattolica, la quale nel mondo descritto nel romanzo è diventata
madre e maestra dei popoli istituzionalmente, e il Papa è arbitro
tra le questioni delle nazioni.
Questo ragionamento è, in ultima
analisi, lo stesso ragionamento che fanno tutti i non cattolici: la
Chiesa cattolica è una istituzione che vuole dominare il mondo, non
c’entra nulla con Gesù, e anzi perseguita chi non si allinea al
suo pensiero. Solitamente l’anticlericale medio estende questo
(pre)giudizio a tutta la storia bimillenaria della Chiesa, poiché ha
letto alcune notizie storiche sui manuali scolastici o al limite su
qualche libello ateo in tempi successivi al liceo.
I più raffinati
fanno una eccezione per i primi tre secoli del cristianesimo, non
potendo negare la realtà delle persecuzioni anticristiane perpetrate
da alcuni imperatori romani, ma il giudizio è tranchant per la
“Chiesa costantiniana”: da perseguitata la Chiesa cattolica è
diventata persecutrice, poiché ciò che crea odio fino alla
cristofobia nell’uomo moderno, il quale afferma che la fede è
“un’opinione privata” mentre ritiene l’ateismo “la base
comune a credenti e non credenti su cui costruire uno Stato che
accolga tutti”2,
è che possa esistere uno stato dove la Fede cattolica non è
un’opinione tra le altre, ma addirittura uno dei fondamenti della
società che lo stato (o chi ne fa le veci) deve riconoscere e
tutelare. Perciò, poiché l’ateo non vuole condividere lo spazio
pubblico con nessuna religione, detesta tutta la Chiesa da Costantino
in poi. Vediamo però i fatti più da vicino.
Storicamente,
Costantino emanò un editto di tolleranza che rendeva il
cristianesimo religione lecita ai sudditi dell’impero (notare tra
parentesi che all’epoca chi governava decideva quale religione era
lecita e quale no, quindi un ateo che si rifà all’impero romano
come esempio di “laicità” è assolutamente in malafede); non era
però il primo editto del genere.
Nella storia di Roma si sono
alternati, contro i cristiani, momenti di persecuzione e momenti di
tolleranza, ma tutto era sempre nelle mani di un imperatore, che
poteva cambiare la politica religiosa quando voleva. Questo editto
non rendeva il cristianesimo “religione di stato”, cosa che
avvenne con Teodosio nel 380, quindi se vogliamo essere pignoli
dovremmo parlare di “Chiesa teodosiana” e non “costantiniana”.
Ma le cose, per la Chiesa cattolica, erano tutte in salita. Per prima
cosa, poiché il cristianesimo era tollerato, erano di conseguenza
tollerate anche svariate eresie cristiane, come ad esempio
l’arianesimo (che era una tra le tante eresie “del momento”).
Quest’ultimo divenne addirittura la religione dell’imperatore
Costanzo, successore di Costantino, e quindi di tutta la corte
imperiale. Fu talmente favorito che ben presto i pochi seguaci
della divinità di Cristo si potevano stringere intorno alla figura
quasi solitaria di sant’Atanasio il Grande. Questa eresia si
diffuse tra i popoli germanici che affluirono negli ex territori
imperiali, tanto che gli unici due popoli che passarono dal
paganesimo al cattolicesimo furono i Burgundi e i Franchi.
Gli altri
adottarono l’arianesimo come religione ufficiale, e la tolleranza
verso i cattolici variava di periodo in periodo e di popolo in
popolo: in nord Africa, i Vandali perseguitavano apertamente i
cattolici; in Spagna i Visigoti passavano attraverso periodi di
tolleranza ad ostilità più o meno palese, mentre in Italia gli
Ostrogoti di Teodorico si mantennero apertamente tolleranti verso la
Chiesa cattolica, almeno fino agli ultimi anni del suo regno.
Il
cattolicesimo era religione ufficiale unicamente nell’attuale
Francia e nell’Impero romano d’oriente, dove nel frattempo si
erano consumati scismi dovuti all’eresia monofisita in Siria e in
Egitto. Col tempo, l’arianesimo scomparve grazie alla conversione
dei regnanti dei regni romano barbarici, ma nel frattempo in oriente
apparvero altre eresie, favorite o addirittura apertamente
abbracciate dagli imperatori bizantini: il monotelismo e
l’iconoclastia. La Chiesa orientale, all’epoca ancora in
comunione con Roma, dovette subire più volte l’estradizione dei
vescovi e dei laici rimasti fedeli, e le cose si trascinarono fino al
IX secolo inoltrato, poiché l’ultimo imperatore ad abbracciare
ufficialmente un’eresia morì nell’842.
1
Il personaggio parla di “sofferenza volontaria” riferendosi alla
disciplina delle regole degli ordini contemplativi, nda.
2
Non vi prendo in giro: davvero lo stato ateo viene visto da alcuni
come luogo d’incontro tra credenti e non credenti. Peccato che i
credenti siano legalmente in svantaggio, poiché hanno solo
“opinioni private” mentre gli atei hanno lo Stato.

0 commenti :
Posta un commento