di Marco Massignan
Il 22
agosto 2013 si è tenuto presso il santuario di Madonna di Strada a Fanna (Pordenone) il quarantunesimo convegno
annuale degli “Amici di Instaurare”, dal titolo: Chiesa e
politica. La giornata di preghiera e di studio è stata aperta con la
celebrazione in rito romano antico della S. Messa e con il canto del Veni
Creator. I convegnisti si sono quindi trasferiti nel raccolto salone delle conferenze,
dove i lavori si sono aperti con il saluto del direttore di Instaurare, il prof. Danilo Castellano,
che ha ricordato la significativa tappa raggiunta: un impegno nato senza risorse
e proseguito abbandonandosi totalmente
alla Provvidenza.
Instaurare è nato per
fedeltà al magistero della Chiesa e per denunziare il cedimento dei cattolici. Le finalità della rivista sono
esplicitamente dichiarate nel “manifesto” del 1 maggio 1971: “combattere ogni
colpevole tolleranza e transazione in materia di fede e di morale, per
affermare la necessità e l'urgenza del ripristino, anche in campo civile, dei
valori religiosi, fondamento e garanzia di stabilità dello stesso edificio
sociale; combattere gli attacchi della critica razionalistica, negatrice di
ogni trascendenza”.
Castellano
ha esortato i presenti ad “usare la testa”, ossia a distinguere ciò che va
recepito e conservato e ciò che va respinto (dopo averlo esaminato), evitando
di applicare la metodologia
del “clericalismo”, vale a dire illudersi di poter “battezzare” anche ciò che
“battezzabile” non è. La paura di rimanere esclusi dal presunto orologio della
storia ha reso incapace la cristianità contemporanea di elaborare una cultura
che sapesse “leggere” l'esperienza alla luce del Vangelo. Al contrario ha
ancora una volta “letto” il Vangelo
alla luce delle mode culturali.
Ha poi
preso la parola per la prima relazione (Chiesa e politica, oggi: la necessaria revisione del
paradigma) il prof. Bernard Dumont, direttore della rivista Catholica
di Parigi. Nel corso del sua intervento, Dumont ha presentato il volume (da
lui curato con M. Ayuso e D. Castellano) Eglise et politique. Changer de
paradigme (Artège; ora disponibile anche per i lettori di lingua spagnola),
invitando a riconsiderare le questioni politiche del pensiero cattolico non solo limitandosi
alle vicende del post-Concilio, ma anche investigando i decenni precedenti.
Le
relazioni tra Chiesa e mondo moderno nato dalla Rivoluzione francese - una
civiltà anticristiana che sta dinanzi a noi da più di due secoli - sono passate
dalla condanna e dal rifiuto da parte dei Pontefici dei principi del sistema
filosofico e politico uscito dall'età dei Lumi, ad una conciliazione con esso,
a quella “rivoluzione copernicana” del Vaticano II (come disse Congar), di cui
è emblema il discorso finale di Paolo VI: “L'umanesimo laico profano alla fine
è apparso nella terribile statura ed ha, in un certo senso, sfidato il
Concilio. La religione del Dio che si è fatto Uomo s'è incontrata con la religione
(perché tale è) dell'uomo che si fa Dio. Che cosa è avvenuto? Uno scontro, una
lotta, un anatema? Poteva essere; ma
non è avvenuto. L'antica storia del Samaritano è stata il paradigma della
spiritualità del Concilio. Una simpatia immensa lo ha tutto pervaso”.
Questa
soluzione di pacificazione quali frutti ha portato? Cinquant'anni dopo
l'ostilità, da parte del mondo, è peggiorata, trasformandosi in vera e propria
cristianofobia (basterebbe considerare
l'aggressione generale contro l'ordine naturale e cristiano attualmente in atto
su scala mondiale). La politica del “buon Samaritano”, conciliante ed
arrendevole alla cultura dominante (laicista e relativista), si è rivelata una
strategia fallimentare, ribaltandosi in accoglimento acritico dell'ideologia di
volta in volta dominante. Il buon
Pastore ama e cerca la pecorella smarrita: non per trovarla e perdersi con
essa, ma per riportarla con sé all'ovile.
Il volume,
quindi, non è solo un'attenta disamina delle conseguenze delle scelte operate
negli anni Sessanta, ma anche la messa in luce del bagaglio teologico dei
principali artefici del Concilio, ed
un esame critico dei “vicoli ciechi” intrapresi dagli uomini di Chiesa, ossia da parte di chi “è chiamato a guidare
i fedeli e ad illuminare gli uomini non con la luce delle candele delle
personali opinioni, ma con quella del sole della Rivelazione cristiana”. Come
si può ben capire, non si tratta di problema astratti, ma di questioni concrete che emergono nella vita cristiana
di tutti i giorni: nell'insegnamento dottrinale, nella predicazione, nelle scelte morali e
via dicendo.

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